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UGO FOSCOLO.

Nasce nel 1778 a Zante o Zacinto (isola del mar Ionio allora sotto la Repubblica di Venezia) con madre greca e padre
veneziano che lo lascerà solo all’età di 14 anni. Trascorre una gioiosa infanzia legato soprattutto alla sua isola e ai
miti classici greci.
 Nel 1784 si trasferiscono a Spalato dove il padre morirà e dove egli frequenterà le scuole vescovili, da questo
momento in poi secondo l’autore stesso egli diventerà un malato di malinconia e ira.
 Nel 1792 si trasferisce a Venezia dove si appassiona alle idee rivoluzionarie che dalla Francia si diffondevano
in tutta Europa. L’ideale politico rivoluzionario e amoroso irrompono nella vita dell’autore insieme ad un
interesse per le opere filosofiche e per la frequentazione di grandi autori.
 Nel 1797 è accolto nel salotto di Isabella Teotochi della quale si invaghisce, nello stesso anno viene a
contatto con Vittorio Alfieri e cresce sempre di più un ideale giacobino tralasciando quello arcadico; fa
rappresentare la tragedia Tieste e rischiando l’arresto si rifugia a Bologna dove compone l’ode “Bonaparte
liberatore”.
 Torna a Venezia dove vi è una rivoluzione e viene proclamata una repubblica democratica giacobina, l’autore
si schiera per l’unione delle repubbliche sotto il tricolore. Questo entusiasmo dura ben poco, infatti con il
Trattato di Campoformio (1797, dove Napoleone cede Venezia all’Austria), cresce in Foscolo una delusione
per i suoi ideali politici e per la figura di Napoleone.
 Si trasferisce a Milano in volontario esilio, dove incontra importanti scrittori come Parini che considera
maestro di dirittura morale e Vincenzo Monti di cui ama la moglie. Dopo poco tempo di inimica il Consiglio
Cisalpino per essersi opposto all’insegnamento del latino nelle scuole e nel 1798 si trasferisce a Bologna
dove realizza la sua prima stesura del romanzo epistolare “Ultime lettere di Jacopo Ortis”. Riprende intanto
la guerra tra Napoleone e gli Austriaci e Foscolo, si arruola con la Guardia Nazionale bolognese alleata dei
francesi e proprio mentre combatte viene ferito e ristampa “lode a Bonaparte liberatore” con una lettera
critica nei confronti di quest’ultimo.
 Nel 1800 viene inviato a Milano e a Firenze dove si innamora di una bellissima donna già destinata in
matrimonio. L’evoluzione delle sue opere si trova strettamente legata alle sue esperienze autobiografiche e
sentimentali. Tornato a Milano pubblica a sue spese la seconda edizione completa dell’Ortis e deve far fronte
ad un altro dolore: suo fratello Giovanni infatti si suicida per debiti di gioco e al quale dedica uno dei più
famosi sonetti.
 Nel 1802 a Pisa con il titolo di poesie di Ugo Foscolo pubblica i pochi versi da lui stesso approvati e l’anno
seguente fa stampare la traduzione con un dotto commento di un’opera del poeta greco Callimaco.
 Nel 1804 a Milano, in gravi condizioni economiche, riprende la vita militare ed ottiene un trasferimento in
Francia con il grado di capitano; in questi anni Foscolo traduce un’opera dell’inglese Sterne e proprio la
vicinanza con questo autore lo indurrà a creare un nuovo personaggio autobiografico. Nei medesimi anni ha
una figlia con una giovine di nome Hamilton che gli propone anche il matrimonio ma l’autore, spaventato
dalle grandi responsabilità che lo attendono abbandona entrambe.
 1806 si reca a Parigi per un breve soggiorno per salutare Manzoni e poi va a Venezia per salutare la madre e
sosta anche da Cesarotti e da altri uomini illustri; da queste conversazioni nascerà poi la sua più famosa
opera: i Sepolcri pubblicato nel 1807.
 Dal 1808, deciso a compiere una vita più pacata e sotto consiglio dell’amico Monti, prende la cattedra di
eloquenza all’università di Pavia, si trasferisce quindi nella città ma dopo poco tempo gli giunge la notizia che
molte cattedre saranno soppresse da Napoleone stesso che cerca di limitare il pensiero degli intellettuali; il
poeta comunque, appoggiato dall’opinione pubblica, tiene un mirabile Orazione e delle lezioni di alto livello,
la cattedra verrà poi soppressa e sarà costretto ad abbandonare Pavia dove egli aveva avuto anche due
relazioni sentimentali.
 Dopo il fallimento del tentativo di sistemarsi, il temperamento di Foscolo si inasprisce ulteriormente, a
Milano perde anche l’amicizia con Vincenzo Monti e viene strettamente osservato dalla polizia come
possibile traditore.
 Nel 1811 in seguito ad una rappresentazione teatrale alla Scala, dove va in scena una tragedia in cui può
essere riconosciuto il ruolo di Napoleone interpretato da un tiranno senza limiti, Foscolo viene sospeso dai
suoi incarichi nel regno d’Italia. Triste e sdegnato si reca a Bologna dove in seguito a colloqui con Cornelia
Rossi medita e abbozza il poemetto “le Grazie” dedicato alla bellezza femminile capace di pacare anche l’ira
di un uomo.
 Tra il 1812 e il 1813 si trasferisce a Firenze nella villa Bellosguardo frequentando Vittorio Alfieri e la sua
compagnia; nel periodo fiorentino prosegue con la stesura delle Grazie. Dopo la disfatta francese nella
Campagna di Russia (1812), l’indipendenza del regno italico è minacciata e Foscolo torna a Milano chiedendo
di combattere per difendere la città, ma nel 1814 cade Napoleone e con lui anche gli ideali di Foscolo che
oscilla fra il sostegno di un Regno d’Italia e l’auspicio della Restaurazione austriaca. Quando gli austriaci
tornano a Milano, Foscolo si trova li e attraverso trattative segrete entra in un progetto riguardante la
Biblioteca Italiana ma alla vigilia del giuramento di fedeltà parte improvvisamente per l’esilio e i suoi
sentimenti vengono espressi nell’Episolario. Dapprima si reca in Svizzera dove l’Ortis è pubblicato, viene però
poi chiesta la sua estradizione dagli austriaci, Foscolo quindi si rifugia in Inghilterra, a Londra dove però cade
in disgrazia e con l’aiuto del suo carattere viene isolato da tutti. L’unica persona che si prende cura di lui è la
figlia Floriana che lui stesso aveva abbandonato. Malato e ormai pieno di debiti il poeta accetta il suo destino
e muore nel 1827 nel poverissimo villaggio di Turnham Green presso Londra. Nel 1871 le sue ossa saranno
portate a Firenze e egli verrà sepolto fra “i sepolcri dei grandi” in Santa Croce, luogo citato da lui stesso nei
Sepolcri.
IL CONTESTO E IL PENSIERO.
Foscolo ha come componenti l’illuminismo, il neoclassicismo e il romanticismo, cerca di fondere l’illuminismo e il
neoclassicismo attraverso il ruolo della razionalità, egli vede Parini come il suo maestro ma essi hanno diverse
concezioni sull’illuminismo. Foscolo infatti mantiene tutti gli ideali di questa corrente in quanto si incarnano bene
nella sua concezione atea. Egli è materialista, meccanicista e sensista; tutto è materia non esiste spirito, anima, Dio ,
noi esseri umani siamo fatti di materia di atomi che si aggregano e disgregano anche i sentimenti, le sensazioni
hanno una base molecolare. Foscolo però essendo ateo si trova a dover dare delle risposte riguardo a certi
argomenti che di solito hanno risposte religiose. Il primo problema è la morte, ma Foscolo ha una risposta, la morte
infatti non è una cosa di cui si deve aver paura perché tutto il nostro esistere deriva da un incontro di molecole, alla
morte, questa stessa materia si disgrega e noi non sentiremo nulla. L’altro grande problema è la morale, ovvero le
norme su come comportarsi, che senso ha parlare di morale se il mondo è materia che si sgretola e formerà altra
materia? Foscolo da una risposta significativa creando una morale LAICA; rappresenta gli atei che riflettono sulla
natura dell’uomo. Egli imposta una specie di piramide morale, alla base troviamo gli amorali poi le persone con
morale, gli uomini politici e gli eroi ed infine i poeti. La ricompensa per una vita finita è la fama ovvero il ricordo
eterno quella che lui definisce IMMORALITÀ SOGGETTIVA. È un argomento che svilupperà poi nei Sepolcri.
LE ULTIME LETTERE DI JACOPO ORTIS.
È un romanzo epistolare la cui ispirazione sul piano strutturale e narrativo risale a “i dolori del giovane Werther” di
Goethe. La prima versione pubblicata a Bologna nel 1798 viene influenzata molto dal trattato di Campoformio dove
avviene la prima grande delusione politica dell’autore. La protagonista femminile dapprima era una vedova matura
ispirata alla figura di Teresa Pikler, moglie di Monti della quale Foscolo era invaghito in quel periodo. La prima
pubblicazione manca di molti riferimenti politici per non essere condannata dall’inquisizione austriaca.
Nel 1802 a Milano, Foscolo completa la stesura del romanzo e lo pubblica apportandovi modifiche; la protagonista
femminile Teresa diventa una diciottenne ispirata a Isabella Roncioni amata da Foscolo in quel periodo. Il fidanzato
della donna Odoardo, viene trasformato in un uomo dall’esistenza ordinaria in cui la ricchezza e il potere gli
permettono di strappare la donna a Jacopo. La vicenda assume toni molto più drammatici passionali e anche
romantici e un ampio spazio è riservato al pensiero politico. Vi è poi una terza pubblicazione che modifica
soprattutto la lingua rendendo tutto più fluido nella quale vengono espresse attraverso Jacopo tutte le critiche a
Napoleone e nella quale viene dichiarata la concezione pessimistica dell’autore. Il romanzo è costituito da una serie
di lettere che l’autore finge che siano state scritte da Jacopo Ortis all’amico Lorenzo Alderani che talvolta le
commenta nel corso del romanzo. Vi sono due narratori interni, uno fortemente passionale J, e l’altro partecipe alle
vicende ma in modo più razionale. Il conflitto tra cuore e ragione si conferma così un tema centrale.
L’impianto autobiografico si riflette anche nei luoghi, i Colli Euganei rimandano al soggiorno a Padova di Foscolo. Per
quanto riguarda la tematica, affronta uno dei motivi centrali della sua vita, ovvero la presenza di sentimenti come
l’amore che se però vengono analizzati in chiave illuministica, attraverso la ragione, diventano illusioni anche se il
cuore non può rinunciarvi. Tra le sue opere questa è sicuramente la più romantica è infatti presente la figura
dell’eroe ardente di passione e di desideri che si scontrano con la realtà. Vi sono anche due piani psicologici, tra
narratore e autore, il primo è il portavoce dell’angoscia di Foscolo, il secondo pur dovendo battersi contro gli stessi
mali li affronta con coraggio nella vita reale. Per Jacopo è un crollo che non è determinato solo dal fallimento del suo
desiderio amoroso ma anche dal fallimento dei suoi ideali politici della sua nazione.
I SEPOLCRI.
Ampia composizione poetica di 295 versi dedicato all’amico Ippolito Pindemonte alla quale l’autore finge di scrivere;
pubblicato nel 1807 (l’autore in quei tempi era appena tornato dalla Francia e si era recato a Venezia per salutare la
madre. Foscolo abbozza una nuova poetica che attribuisce alla poesia il compito di trattare temi di ampio respiro e di
testimoniare la storia mediante la morale e la politica). Lo spunto per questa composizione giunge in seguito ad una
conversazione tra Foscolo e Ippolito riguardo al comportamento di Napoleone a proposito dei cimiteri; egli infatti
voleva collocarli alla periferia della città.
Foscolo dapprima non è interessato a questo argomento in quanto ateo, ma l’amico Ippolito ne era contrario grazie
anche alle sue idee religiose, il poeta torna a casa e ci riflette e capisce che il suo amico non ha torto. Scrive perciò
una lettera a Teotochi dove le annuncia la nascita dei sepolcri; scrive inoltre la sintesi dell’opera in una lettera a
Guillon che secondo Foscolo era incapace di giudicare i poeti italiani.
In questa lettera l’autore sottolinea che il carme è di natura civile, la poesia è quindi concepita come mezzo per
proporre soprattutto agli italiani un messaggio sui valori etici e politici riguardanti i valori dell’umanità. La poesia ha 4
grandi funzioni: assicurare la sopravvivenza delle persone care attraverso il ricordo, ispirare i poeti, spingere i popoli
a riscattare le sorti della patria ed educare le nazioni civile tramandando riti. Nella lettera a Guillon inoltre Foscolo
presenta la sua innovazione stilistica consistente in un’argomentazione realizzata per grandi quadri.
Dal concetto materialistico al concetto di "illusione"
Il carme si apre infatti con la negazione di ogni trascendenza riaffermando la validità del pensiero materialistico e, se
inizia con l'asserire l'inutilità delle tombe per i morti, ne afferma l'utilità per i vivi procedendo verso affermazioni
sempre più alte che vanno dal loro valore civile e patriottico fino ad esaltare le tombe come ispiratrici della poesia
che è, per il Foscolo, la scuola più alta dell'umanità. Il materialismo foscoliano si riallaccia al sensismo settecentesco
di matrice illuministica e alle dottrine materialistico-meccanicistiche del Condillac e del d'Holbach.
Al centro di queste meditazioni vi è il concetto di "illusione" che riafferma sul piano del sentimento quanto viene
negato dall'intelletto che può negare l'immortalità dell'anima ma non quegli affetti ai quali tutti gli uomini, per
vivere, devono credere. Così, anche se la vita dell'individuo ha fine nella materia, le illusioni, gli ideali, i valori e le
tradizioni dell'uomo vanno oltre la morte perché rimangono nella memoria dei vivi consentendo a chi ha lasciato
eredità d'affetti una sopravvivenza dopo la morte.
Il Foscolo svolge nel carme questo concetto seguendo una linea ascendente che va dalla tomba come centro sul
quale si uniscono la pietà e il culto degli amici e dei parenti, alla tomba come simbolo delle memorie di tutta una
famiglia attraverso i secoli realizzando una continuità di valori da padre in figlio, dalla tomba come segno di civiltà
dell'uomo stesso, alla tomba che porta in sé i valori ideali e civili di tutto un popolo e, infine, alla tomba i cui valori
sono resi eterni dal canto dei poeti; quando il tempo fa scomparire le tombe dei grandi, resta dunque a preservarne
la memoria la poesia "eternatrice".
MATERIALISMO, RAGIONE E RELIGIONE DELLE ILLUSIONI NEL CARME.
Foscolo ribadisce la sua concezione atea e materialistica, non esiste altra vita dopo la morte, la speranza abbandona i
defunti, la dimenticanza cancella ogni traccia. Le prime riflessioni che riguardano i sepolcri, dal punto di vista
razionale, sembrano inutili e insignificanti; ma subito egli smentisce ascoltando il cuore, attraverso la vicinanza dei
cari al defunto egli potrà vivere con loro attraverso il ricordo. Il sepolcro quindi serve a mantener vivo il ricordo;
inoltre il monumento svolge una funzione civilizzatrice segnalando coloro che hanno fatto bene. I grandi poeti sepolti
a Santa Croce servono come modelli per il popolo. L’ultima parte è incentrata sul tempo, egli infatti riflette che
proprio il tempo può cancellare anche i sepolcri stessi, ma facendo riferimento a grandi eroi come Ettore, si rende
conto che il mezzo per rendere eterno il ricordo di una persona è la poesia. Nei sepolcri i temi e le caratteristiche
stilistiche neoclassiche e romantiche appaiono compresenti. Cerca di fondare una religione terrena che affida il
ricordo dei morti ai vivi.
STRUTTURA METRICA.
Attribuisce all’opera la denominazione classicheggiante di carme, si dimostra consapevole dell’originalità dei sepolcri
che si collocano a metà tra il genere poetico LIRICO (che parla soprattutto di esperienze personali) e quello
DIDASCALICO (si incentra sulle riflessioni). Il tono è elevato e all’interno di un’impronta classica si possono notare
temi che anticipano il romanticismo. La struttura metrica è in endecasillabi sciolti, egli sa costruire musicalità e ritmo
ai suoi versi usando molte metafore, forme di ripetizione e assonanza.

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