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INSEGNAMENTO DI

DIRITTO DEI MEZZI DI COMUNICAZIONE

LEZIONE I
“NOZIONI INTRODUTTIVE”

PROF. ERNESTO PALLOTTA


Diritto dei Mezzi di Comunicazione Lezione I

Indice

1  La comunicazione ed i mezzi di comunicazione ---------------------------------------------------- 3 

2  La disciplina giuridica ----------------------------------------------------------------------------------- 6 

3  L'evoluzione dei mezzi di comunicazione ------------------------------------------------------------ 8 

4  La struttura dei mezzi di comunicazione ---------------------------------------------------------- 10 

Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente
vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore
(L. 22.04.1941/n. 633)

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1 La comunicazione ed i mezzi di comunicazione


Il termine comunicare deriva dal verbo latino “communicare”, che in italiano è tradotto in
“condividere”. Tale termine è a sua volta correlato con un'altra parola latina “communis” che in
italiano si traduce in “comune”.
Poiché tale termine è impiegato in numerosi campi di applicazione come la biologia,
psicologia, sociologia e così via, è difficile formulare una definizione universalmente valida.
Si può, però, agevolmente affermare che per comunicazione si intende lo scambio di
messaggi tra individui o sistemi, che avviene attraverso un canale ed un codice prestabilito.
Con la comunicazione noi incrementiamo la nostra conoscenza condivisa, cioè il senso
comune, ponendo in essere la precondizione essenziale per l'esistenza di qualsiasi comunità 1 .
Gli attori della comunicazione sono gli individui e gli altri essere viventi, ma si discute se la
comunicazione deve presupporre necessariamente una coscienza o se può definirsi anche
comunicazione quella che avviene tra macchine.
Tuttavia il concetto di comunicazione comporta la presenza di una interazione tra soggetti
anche diversi: occorre una capacità di cooperazione. Non si può parlare di comunicazione se esso
avviene a senso unico in quanto ogni processo comunicativo richiede la bidirezionalità, laddove gli
individui sono emittenti e allo stesso tempo riceventi.
Il processo bidirezionale può essere rappresentato come una correlazione tra due postazioni
che sono contemporaneamente emittente e ricevente.

EMITTENTE
↓ ↑
↓ ↑
↓ ↑
RICEVENTE

Quando, viceversa, la comunicazione è unidirezionale e un soggetto parla ad uno o più


soggetti senza la necessità di ascoltare, allora ci troviamo di fronte ad una semplice trasmissione di
segni o informazione.

1
K.E. Rosengen, Introduzione allo studio della comunicazione, Mulino, 2001, Bologna

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Ma anche in questo caso, chi emette riceve dall'ascoltatore un feedback continuo, ad


esempio i messaggi non verbali.
Per realizzare una comunicazione si distinguono i seguenti elementi.
L'emittente è la fonte delle informazioni attraverso una codifica in messaggio.
Il ricevente accoglie il messaggio, lo decodifica, lo interpreta e lo comprende.
Il messaggio è formato da un codice: la parola, lo scritto, l'immagine, il tono.
Il canale è il mezzo di propagazione fisica del codice: onde sonore, elettromagnetiche,
scrittura, bit.
Il contesto è l'ambiente nel quale si sviluppa l'atto comunicativo.
Il contenuto è l'oggetto della comunicazione.
A questo punto è bene citare due opposte visioni della comunicazione.
Paul Watzlawick, considerato il massimo studioso della pragmatica della comunicazione
umana, sostiene che “la comunicazione è un processo di scambio di informazioni e di
influenzamento reciproco che avviene in un determinato contesto”. Secondo lo psicologo austriaco
in situazione di prossimità non si può non comunicare. Persino in una situazione anonima, come in
un vagone della metropolitana, emettiamo a chi ci sta intorno messaggi non verbali del tipo: non
sono una minaccia per te e non intendo immischiarmi nella tua sfera intima, così i nostri vicini
accolgono il messaggio “bene, lo stesso vale per me nei tuoi confronti”. 2
Luigi Anolli, specialista in psicologia, invece, definisce la comunicazione come “uno
scambio interattivo osservabile tra due o più partecipanti, dotato di intenzionalità reciproca e di un
certo livello di consapevolezza, in grado di far condividere un determinato significato sulla base di
sistemi simbolici e convenzionali di significazione e di segnalazione secondo la cultura. Secondo
l'accademico è sbagliato sovrapporre i concetti di comunicazione e di comportamento, perché in
questo modo non si può comprendere la specificità della comunicazione.
E' necessario fare una distinzione tra comunicazione, comportamento, informazione e
interazione.
Il comportamento è una qualsiasi azione motoria, percepibile da un altro, messa in atto da un
individuo per diverse ragioni, anche per natura riflessa.

2
P. Watzlawick, J.H. Beavin, D.D. Jackson, Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio, Roma, 1971.

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L'informazione è un processo di acquisizione di conoscenze, trasmesse autonomamente da


chi le elabora, in base alla sua capacità, rispetto un certo oggetto o soggetto.
L'interazione è invece quel contatto anche involontario tra individui che va a modificare la
situazione preesistente delle cose tra loro.

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2 La disciplina giuridica
Come per qualsiasi altra attività umana capace d'interferire nella vita di relazione, la
comunicazione necessariamente deve essere regolata dal diritto.
Tuttavia, poiché non è stata ancora coniata una nozione universale di comunicazione ,
acquisendo significati diversi in relazione al contesto al quale si riferisce, si può agevolmente
immaginare la complessità della sua disciplina giuridica.
La comunicazione rappresenta un aspetto essenziale della vita umana. Essa ha una doppia
valenza:
1) condivisione di idee, pensieri, osservazioni e fatti; in quest'ottica la comunicazione è
in se stessa concezione;
2) collegamento fisico da un luogo ad un altro; qui la comunicazione è strumento.
L'approccio giuridico, allora, deve tenere conto della distinzione tra la disciplina del
contenuto della comunicazione e la disciplina dei mezzi attraverso il quale essa avviene.
La disciplina giuridica è quindi interdisciplinare, trasversale, dinamica, che trae la sua forza
da riferimenti normativi fondamentali e da principi e regole nazionali ed internazionali.
La disciplina del contenuto è costituita da un insieme di regole cardinali, applicabili a tutti
gli scambi di informazione, fortemente garantite dalle carte fondamentali dei diversi Stati
sviluppatesi nell'ampio processo di allargamento di protezione e realizzazione della persona.
Il sistema giuridico che ruota attorno alla libertà di espressione e di manifestazione del
pensiero fa quindi riferimento a capisaldi normativi che sono alla base di una società democratica.
La disciplina dei mezzi di comunicazione invece è costituita da disposizioni strutturate in
maniera differenti ed in relazione alle specifiche esigenze dei vari strumenti di
diffusione della comunicazione. E' una disciplina dinamica ed elastica che segue
l'evoluzione tecnologica entro la quale si sviluppa la comunicazione e l'interazione tra soggetti
diversi.
Il diritto, per garantire standard di protezione adeguati, deve colmare le inevitabili lacune
generate dalle evoluzioni tecnologiche, attraverso l'approfondimento e la conoscenza dei diversi
sistemi di trasmissione dati ed intervenendo con riferimenti normativi precisi che adattano tali
evoluzioni con i principi generali esistenti.

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Per poter individuare la disciplina giuridica della comunicazione occorre fare una diversa
classificazione, rispetto al modello tradizionale di bipartizione del diritto.
Il nostro modello, in base ai diversi interessi protetti, è diviso in diritto privato e pubblico.
¾ il diritto privato disciplina i rapporti intersoggettivi tra individui della stessa
comunità, persone fisiche o persone giuridiche, per quanto attiene alla sfera
personale, familiare, patrimoniale. E' un diritto personale che interviene solo
se richiesto dai soggetti interessati.;
¾ il diritto pubblico, contiene disposizioni inderogabili a tutela degli interessi
dell'intera comunità. Disciplina lo Stato, gli enti pubblici, i loro rapporti con i
privati quando essi agiscono in funzione di auctoritas.
La differenza tra i due diritti è che il primo prende in considerazione soggetti i cui rapporti
sono assolutamente paritari, il secondo disciplina rapporti tra soggetti di cui almeno uno ha funzioni
o attribuzioni di salvaguardia dell'interesse pubblico.
Tuttavia la linea di demarcazione tra diritto privato e pubblico non è poi così netta. Essa è
variabile e controversa. In alcuni casi lo Stato può agire come un privato oppure utilizzare strumenti
privatistici per la realizzazione dei propri scopi, come ad esempio le società ed i contratti. In simili
casi, lo Stato rinuncia alla funzione di auctoritas.
Ecco perché la disciplina della comunicazione rileva la sua trasversalità.
a) sotto il profilo privatistico entra in gioco la tutela della dignità, lo sviluppo della
persona umana, la privacy;
b) sotto il profilo pubblicistico entra in gioco la libertà di pensiero e la possibilità che si
formi un'opinione consapevole che consente l'effettiva attuazione della democrazia.
La trasversalità si evidenzia anche per la presenza di un terzo gruppo di interessi che ruota
attorno al mondo della comunicazione: sono le imprese di comunicazione che rispondendo alle
esigenze del mercato devono dividersi tra funzionalità ed efficienza e l'etica della comunicazione
quale valore fondamentale del pluralismo.
La complessità della disciplina della comunicazione è quella di trovare un punto di
equilibrio tra le esigenze di mercato delle imprese e le ragioni politiche della comunicazione.

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3 L'evoluzione dei mezzi di comunicazione


I mezzi di comunicazione si sono evoluti in relazione ai mutamenti della società.
Dalle forme più semplici, rivolte ad una cerchia ristretta di soggetti, si è passati a forme più
complesse in grado di raggiungere una vasta gamma di utenti.
Risalendo agli albori dell'umanità, si può affermare che il primo strumento a disposizione
dell'uomo è stato il suo stesso corpo, in grado di esprimersi attraverso i gesti.
La pietra con cui l'uomo preistorico disegna i suoi graffiti può definirsi come il primo
strumento mediatico verso l'esterno.
Con il tempo, la tradizione orale delle conoscenze tramandate di padre in figlio ha avviato
un processo evolutivo che ha portato a definire come media fondamentali tre principali veicoli di
informazione: scritto, immagini e suoni.
Ma la vera trasformazione della vita degli individui e della società, avviene grazie a
quell'evento straordinario che fu la rivoluzione industriale di duecento anni fa e che ha portato
l'uomo a cimentarsi in nuove sfide evolutive anche nel campo della comunicazione.
Lo sviluppo tecnologico ha consentito traguardi inimmaginabili sino a qualche decennio
addietro.
Oggi, con il termine “mass-media” si intendono quei mezzi di comunicazione di massa in
grado di diffondere informazione e conoscenza, nel più breve tempo possibile.
Il termine “media” proviene dalla lingua inglese ma a sua volta mutuato dal latino ove media
è il plurale latino di “medium” che tradotto significa “mezzo”.
I mezzi di comunicazione di massa sono quelli che per la universalità della loro funzione
raggiungono una diffusione su scala planetaria. Sono i protagonisti del fenomeno della
“globalizzazione”.
Tra questi si annovera:
1. Televisione
2. Cinema
3. Radio
4. Stampa
5. Internet

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La sfida è quella di realizzare sistemi integrati di comunicazione attraverso un sistema unico


ove attuare la comunicazione individuale, la distribuzione e la fruizione di entertainment, la
diffusione di informazione e la compravendita di beni e servizi.
La svolta è possibile è grazie alla tecnologica digitale, che utilizzando il linguaggio binario
composto da bit elettronici, è in grado di essere impiegata all'informazioni, informatica,
radiotrasmissioni, telecomunicazioni, elettronica di consumo.
Infatti, il sistema digitale consente di:
a) trasformare in stringhe binarie qualsiasi messaggio;
b) trasmettere il messaggio digitalizzato con i diversi strumenti ed infrastrutture di
trasporto e telecomunicazione;
c) offrire servizi alla persona.
L'evoluzione tecnologica ha cambiato il modo di intendere la telecomunicazione che se in
passato si riferiva alla sola telefonia fissa, oggi è un complesso di comunicazione elettronica che
comprende qualsiasi trasmissione di segnali via cavo, via radio, a fibre ottiche, reti satellitari e così
via.
E poiché l'evoluzione tecnologica è più veloce dell'evoluzione della società è necessario
intervenire legislativamente per coniugare i nuovi approcci tecnologici con i valori comunemente
condivisi.

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4 La struttura dei mezzi di comunicazione


Come già accennato, il diritto dei mezzi di comunicazione ha una struttura particolare sia
perché è destinato ad incidere sui rapporti privati che su quelli pubblici della vita di relazione.
Per questo motivo, esce dalla tradizionale bipartizione tra diritto pubblico e diritto privato
assumendo un carattere interdisciplinare.
E poiché è uno dei responsabili della globalizzazione, condizionato dall'evoluzione
tecnologica, il settore della comunicazione richiede anche una globalizzazione del diritto. E'
necessaria una omogeneizzazione e coordinamento tra norme nazionali e sovranazionali, per
eliminare le zone d'ombra che impediscano un serio sistema di controlli e limiti.
Infatti, non è possibile immaginare che le singole legislazioni nazionali possano gestire in
autonomia un processo di comunicazione globale di cui Internet ne è la massima espressione.
E' per questo che le fonti del diritto vanno ricercate soprattutto in ambito internazionale, al
fine di individuare un punto di equilibrio al di sopra delle singole legislazioni.
Una definizione esaustiva sui differenti piani di cui si compone oggi il diritto dei mezzi di
comunicazione, toccando aspetti riguardanti l'informazione, il commercio e lo sviluppo tecnologico
nel pubblico e nel privato, la fornisce il Prof. Di Amato ove tale diritto è ”parte del diritto che
disciplina accesso, esercizio e fruizione di un qualsivoglia strumento che la tecnologia abbia messo
a punto per consentire la comunicazione sia tra soggetti determinati, sia tra soggetto determinato e
una schiera indeterminata di destinatari e sia tra soggetti del tutto indeterminati tanto relativamente
all'emissione della comunicazione quanto alla sua ricezione”. 3
Il diritto, come più volte accennato, deve dirimere il conflitto tra contenuto e mezzi tecnici,
spaziando dai fondamentali diritti delle persone quali il diritto all'informazione, reputazione,
privacy, immagine, nome, identità personale, alla disciplina delle piattaforme tecnologiche, e-
diffamazione, normativa Antitrust, commercio elettronico e firma digitale.

3
A. Di Amato, Appunti di diritto dei mezzi di comunicazione, E.s.i.l Napoli, 2006

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La struttura del diritto dei mezzi di comunicazione, allo stato attuale, è un sistema in
continua evoluzione che necessita di continui riassetti interpretativi, per il quale è impensabile
intravederne un approdo. 4
Lo studio del diritto dei mezzi di comunicazione di massa, deve quindi muovere dall'esame
degli aspetti giuridici più rilevanti della libertà di manifestazione del pensiero, ma anche
all'organizzazione amministrativa del sistema dell'informazione, alla stampa e al diritto d'autore.
Particolare attenzione va rivolta anche al settore delle telecomunicazioni per affrontare il problema
della liberazione del mercato e la disciplina della radiotelevisione.
Un contributo importante a regolamentare il settore dell'informazione e della comunicazione
proviene dai giudici attraverso l'analisi e gli sforzi interpretativi dei riferimenti normativi vigenti.
Tra questi il ruolo determinante spetta alla Suprema Corte di Cassazione provvedendo a colmare le
lacune e ambiguità concettuali delle leggi per garantire un sistema di coerenza ed armonia con la
volontà legislativa.
Non si dimentichi, infatti, che alla Corte Suprema spetta il compito di assicurare l'uniforme
applicazione del diritto secondo la funzione nomoflattica di cui è dotata.

4
B.Dalia, Diritto dei mezzi di comunicazione, Pegaso, Napoli, 2008

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Bibliografia
• K.E. Rosengen, Introduzione allo studio della comunicazione, Mulino, 2001, Bologna
• P. Watzlawick, J.H. Beavin, D.D. Jackson, Pragmatica della comunicazione umana,
Astrolabio, Roma, 1971
• Di Amato, Appunti di diritto dei mezzi di comunicazione, E.s.i.l Napoli, 2006
• B.Dalia, Diritto dei mezzi di comunicazione, Pegaso, Napoli, 2008

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