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STORIA DEL DESIGN

LEZIONE 1/5 DE FUSCO


Tema del design, un arte nuova che si ricollega e prosegue il vecchio artigianato.
Cominciamo dicendo qualcosa sulla parola design , questo termine in inglese vuol dire
progettazione cui loro applicano la parola design a tutto, progettazione di uno sceneggiato, e di
molto altro. In italia invece design significa industrial design cioè il design degli oggetti prodotti
industrialmente, quindi un campo limitatamente a quello manifatturieri è ben vero che c’è una
tendenza oggi che tenda a estendere questa parola , design, alla comunicazione o ad altre
discipline, per esempio , de fusco non è d’accordo nell’attribuire la parola design alla moda, meno
che mai è d’accordo quando si parla di design dei servizi anche perché il design appartiene alla
cultura materiale , quindi de fusco è contrario nell’attribuire il design alla comunicazione benchè
lui stesso abbia scritto un libro “architettura come mass media” per dire che l’architettura si
avvicinava ai mass media , ma non per questo l’architettura diventa un mass media o il design
diventi un mass media.
I mass media, come noto, sono i mezzi di comunicazione come la radio o la televisione , internet
ecc..
L’idea di design appartiene ad un campo manufatturiero e quindi alla cultura materiale.
Quando nasce il design?
Il design nasce con la rivoluzione industriale. La rivoluzione industriale viene periodizzata dalla
metà del settecento alla metà dell’ottocento.
Avvenne che il pensiero filosofico passo dalla filosofia dei concetti ad una filosofia positiva, cioè
una filosofia che voleva accertare la verità con l’esperienza, con i motti “il vero e verificato” e
quindi una svolta estremamente pratica della filosofica. Questa svolta portò a due cose :
sul piano politico culturale politico culturale portò al liberalismo , al capitalismo , all’industrialismo
ecc. invece sul piano materiale portò all’invenzione di nuovo macchinari. Questi nuovi macchinari
fecero si che tutto quello che in precedenza vaniva prodotto a mano da li in poi veniva prodotto
dalle macchine. Queste macchine erano molto costose sia nella commercializzazione sia nella
fabbricazione per cui chi iniziava un’impresa doveva diventare proprietario di queste macchine e
doveva farsi che queste producessero in un tempo utile a recuperare la spesa, ammortizzare la
spesa di una certa macchina.
Questa esigenza di tipo economico , veniva affrontata quantificando al massimo la produzione,
perché se una macchina produceva pochi oggetti non era molto utile , non ripagava la spesa;
producendone molti invece , questi oggetti riuscivano ad ammortizzare il capitale impiegato.
Il capitalismo e questo gioco fra l’economia di impianto dell’impresa e il profitto che veniva dalla
vendita dei prodotti, il che portò ad un TRINOMIO:
 QUALITA’: perché gli oggetti dovevano essere buoni per attrarre l’interesse del pubblico;
 QUANTITA’: per l’ammortizzamento del capitale investito per le macchine;
 BASSO PREZZO: maggiore incentivo affinché la produzione si quantificasse.
Chi erano i nuovi acquirenti?
I nuovi acquirenti erano le popolazioni che dalla campagna si trasferivano in città, quindi si ebbe
un grande problema di urbanizzazione, le città si affollarono perché la cultura contadina veniva
sostituita dalla cultura industriale.
Questo modello dell’industrializzazione trova il suo modello in Inghilterra.
La famiglia rurale inglese era composta dalle donne che lavoravano al telaio, quindi facevano
lavori di manufatti semplici e gli uomini che lavoravano la terra.
Quando si scoprì che era economicamente vantaggioso lavorare alle manifatture, gli uomini si
occuparono a loro volta dei lavori femminili; quindi la manifattura si concentrò nei centri abitati
più vasti e la gente viveva meglio in città; si ebbe una crisi della produzione agricola a vantaggio di
una ipertrofia di produzione industriale.
Tuttavia questi contadini, erano poco educati al gusto moderno della civiltà che progrediva, allora
l’industria per andare in contro al semplicismo dei nuovi acquirenti di cui ne aveva
quantitativamente bisogno, produceva degli oggetti a scarso valore qualitativo.
Il trinomi qualità, quantità e giusto prezzo, in questo caso, ebbe il primo intoppo per il fatto che
per andare in contro al gusto semplice degli acquirenti, si ripetevano e si copiavano oggetti del
passato. Si ebbe un revival degli oggetti del passato , ma questi venivano curati bene dagli artigiani
e male dall’industria, a questo punto nasce un movimento di opposizione, noto come Art and
Craft , che nacque da William Morris.
William Morris era un’artista , politico ecc. , insieme ad altri autori fondarono questo movimento
di ritorno al medioevo, perché il medioevo era a loro avviso una civiltà nella quale il lavoro dava
gioia, The Joy in the Labor.
Questo motto secondo loro qualificava gli oggetti prodotti e quindi si rifiutò la contemporaneità
per un ritorno al modello medievale.
Questo movimento creò una moda , ma non riuscì a vincere questa nuova attività, il rapporto
dell’impresa con il pubblico e lo stesso Morris ad un certo punto capì che non bisognava
ostacolare la macchina bensì andare in contro ad essa, qualificando questo nuovo prodotto in base
ad una tradizione estetica, piuttosto che accontentarsi di copiare le cose brutte del passato.
Morris prediligeva il contenuto del passato più che i modelli, per questo non costituì un vero e
proprio revival gotico.
L’azione di morris ebbe importanza perché nel tentativo di qualificare questa produzione
industriale, molti artisti si dedicarono alle arti applicate; queste arti erano appunto le arti
manifatturiere del design , si ebbe un arricchimento di gente qualificata nel settore del design e
quindi dall’Inghilterra parte il principio della qualificazione dell’oggetto industriale.
Intanto nel 1851 si fece la prima mostra universale degli oggetti, questa fu una grande svolta in
quanto tutti il mondo partecipò a questa grande manifestazione e si confrontarono le diverse
possibilità quantitative, qualitative e dei prezzi. A questo punto l’Europa scoprì l’America.
In america si erano fatti grandi passi avanti nel campo della meccanizzazione.
Il vero e proprio stile moderno si ebbe con l’Art Nouveau , nuovo stile che rifiutava tutti gli stili del
passato per porsi come uno stile nuovo. Con questo Stile si hanno i primi oggetti industriali
veramente moderni e significativi che ebbero una grande popolarità e diffusione.
In questo periodo di ebbe un periodo di grande fascinazione ( Belle Epoque) finchè con la guerra
del 14-18 si bloccò tutto, questa guerra stroncò sul nascere il movimento dell’industrializzazione
del primo capitalismo ecc.
Alla ripressa il discrso divenne più serio perché, anche dopo la prima guerra mondiale, si ebbe una
grande esigenza di alloggi. Nell’immediato dopo guerra si ebbe un capitalismo legato
all’architettura . Nel dopo guerra vediamo la nascita dell’architettura Razionalista , dei quartieri di
case popolari (anni 1920-30).
Questo movimento Razionalista si impegnò nell’edilizia popolare e di conseguenza si ebbe uno
stile manifatturiero che abbandono gli eccessi decorativi dell’Art Noveau per abbracciare uno stile
che si concentrava sulla funzione. Ecco che Razionalismo e Funzionalismo diventano quasi
sinonimi. In ogni caso gli oggetti si semplificano cercando qualcosa di più semplice , essenziale.
LEZIONE 2/5 DE FUSCO

Due argomenti relativi alla nascita del design:


- Nascita della stampa
- Rivoluzione industriale.
- Si ritiene che l’industrial design sia nato con la rivoluzione industriale il chè è vero fino ad
un certo punto in quanto ci sono dei precedenti nella storia della cultura, che anticipano di
molto questo fenomeno.
La maggiore anticipazione è data dall’invenzione della stampa.
Perché la stampa è così importante nella storia del design?
Prima dei testi a stampa si usava la Bella calligrafia, cioè tutti gli scritti erano lavorati a mano, da
qui si fece un passo avanti con l’adozione della Xilografia.
La xilografia era l’incisione su una tavoletta di legno delle parole; su questa tavoletta si passava
dell’inchiostro , poi un foglio e così si ottenevano una serie di copie tutte uguali.
Questo è il primo passo verso il design in quanto ha la caratteristica di essere un prodotto
reiterato; tutte le cose che si riproducono in serie appartengono al design, tutti quegli oggetti che
non si fanno in serie hanno difficoltà nell’entrare a far parte della famiglia del design.
Dopo la Xilografia, Jhoan Guttenberg, nativo di Magonza, fece un’invenzione, cioè accanto al foglio
di carta e al tradizionale torchio si inventò i CARATTERI MOBILI. (caratteri mobili=> cilindretto di
legno con sopra una lettera) . La divisione della parola in caratteri faceva si che , per mezzo di altri
sistemi quali : l’allineamento, il magazzino dei caratteri ecc., si poteva comporre la parola.
L’invenzione del carattere mobile ha fatto si che con queste lettere prese isolatamente si possa
comporre una pagina, poi con le stesse lettere o con l’aggiunta di altre si crea un'altra pagina o si
modifica la stessa, quindi siamo nel pieno della produzione seriale in quanto queste pagine poi si
reiterano all’infinito.
Cosa ha in comune con il design?
L’utilizzo di qualcosa di standard, quali le lettere, tutte uguali tranne che per il dettaglio, e il modo
di metterle insieme , di comporle e scomporle a formare la scritta.
È importante che questo lavoro consente, nel caso di errore di modificare il carattere, cosa che con
la xilografia, non era possibile fare.
L’autocorrezione che ci garantisce il carattere mobile, non è propriamente del design in quanto nel
progetto del design tutto doveva essere previsto precedentemente, in quanto una volta composta
la pagine, non si può modificare contrariamente a quanto avviene nel lavoro artigianale.
Importante fu il fatto che le prime composizioni a stampa furono fatte il latino che era la lingua
universale.
Quali furono i primi temi dei libri?
I primi temi furono religiosi, infatti, il primo libro fu una Bibbia stampata a doppia colonna e
frontespizio. (il frontespizio (novità): era la pagina che introduceva lo stampato).
Per il frontespizio veniva chiamati a lavorare pittori architetti ecc., e per ogni di esso veniva
sottolineato il gusto dell’epoca corrente. Bodoni, disegnatore di caratteri durante il
Neoclassicismo, si ha un frontespizio estremamente minimalista.
Il frontespizio diventa l’incipit del libro.
Questi libri venivano relizzati foglio per foglio e venivano spediti da un paese all’altro in rotoli, a
formare dei volumi; da qui si ha la parole volume, che identifica il pacco fogli arrotolati, che per
ragioni economiche venivano spediti dalla tipografia all’utente , il quale , un volta ricevuto questo
volume, lo componeva a creare il libro.
Come sappiamo, il design è fatto di qualità, quantitù e giusto prezzo.
La quantità è assicurata da questa tecnologia iterativa e standardizzata per mezzo di questa
macchina.
La qualità è data dall’estetica dei caratteri che vengono utilizzati i quali caratteri cambiano da un
momento all’altro, partendo dallo stile gotico (Germania) , per arrivare allo stile più moderno dei
veneziani. Quindi la bellezza di un libro sta nei suoi caratteri.
Il vero e proprio progetto della stampa sta nel formato, nelle lettere e nel prevedere tutto. Il
progetto è un programma estremamente rigido che non può essere cambiato nel corso dell’opera.
“Com’è stato osservato nel processo produttivo industriale, il progetto è una specie di idea
platonica, si sa che la macchina non potrà che stamparlo in migliaia di esemplari senza che
nessuna modificazione o adattamento possa avere luogo nel corso della lavorazione. Il progetto
deve quindi comprende in se, nel suo trattato, la coscienza di tutte le condizioni tecniche inerenti
alla sua realizzazione, deve implicare la corrispondenza dell’oggetto a tutte le pratiche esigenze a
cui deve servire e non solo delle esigenze collettive , e porsi come uno standard, deve prevedere
anche tutte le condizioni inerenti la materia perché nessuna distinzione e nessun distacco possano
sussistere tra il mondo reale e quello dello spirito , il mondo pratico della materia e deve
rammentare che l’oggetto prodotto dall’industria non è mai prodotto in materia naturale che si
presta al naturalismo dell’artigianato, mentre l’industria fonda le proprie materie nell’istante
stesso che determina le proprie forme ed esige materie sintetiche per le sue forme sintetiche.”
La stampa riprende, migliora e sviluppa la scrittura a mano così come tutti gli altri oggetti di design.
(es. la lampadina nasce dalla candela)
Nulla nasce dal nulla.
In conclusione troviamo un problematico interrogativo.
“Una volta riconosciuto che la stampa è a tutti gli effetti classificabile nell’ambito del design o essa
va riconosciuta come un fenomeno di disegno industriale, prima del tempo, tanto isolato quanto
importane, oppure ammettendo che una prima e compiuta forma di design, magari non isolata, sia
sorta in pieno rinascimento tentando di rivedere l’intera teorizzazione della storia dell’industria e
di riconoscere che progetti, macchinari, imprese ed attività commerciali si siano affermati qualche
secolo prima della rivoluzione industriale e abbiano preceduto la macchina a vapore di watt
emblematica dell’industria inglese del periodo 1768-1830”.
Quello che distingue un prodotto di design da quello artigianale e la reiterazione, la serialità.
Questo è valido per ogni costruzione moderna, ma non vale per l’architettura.
Rimane così una larga fetta di manufatti che non sono ne artigianali ne industriali così de fusco
inventò una parola per classificare questo range di prodotti non classificabili, definendoli arti-
design. Questo termine comprendeva quegli oggetti che erano a cavallo tra le arti e il design.

-RIVOLUZIONE INDUSTRIALE
Con la rivoluzione industriale si ha l’inizio effettivo del design.
L’Inghilterra è all’avanguardia del design, in quanto ci fu un movimento precedente diretto da
Morris, il quale era contrario alla produzione industriale, in quanto riteneva che la produzione
industriale mancava di qualità a fronte della produzione artigianale che invece era molto
perfezionata e fatta con la gioia nel lavoro, invece il lavoratore meccanico fa un lavoro ripetitivo,
meccanizzato.
Morris riscopre che nel medioevo esisteva questa stagione più felice dell’artigianato e crea un
movimento retrospettivo guardando a quello che avveniva nel medioevo.
Ma capì che la cosa non poteva svolgersi soltanto sul “joy in the labor”; per altro , quando si
parlava di gioia nel lavoro si intendeva una sorta di combattimento contro l’alienazione di cui
parlava Marx.
Per Marx l’alienazione nel lavoro era intesa come qualcosa svolto in modo prestazionale, senza
nessuna partecipazione.
Questa idea viene fatta propria da Morris e appunto cerca di combattere questa alienazione con la
“gioia nel lavoro” dal quale poi sarebbe potuto venir fuori un bel oggetto.
Ma questa idea era sbagliata in quanto il lavoro, svolto in questa maniera, aveva un costo
maggiore rispetto al lavoro svolto da Wedgwood e i suoi colleghi, che avevano dei prezzi accessibili
al proletariato.
Tuttavia c’è una cosa che va riconosciuta a Morris ed è quella di aver riportato l’interesse nel
settore delle arti applicate di tutti quegli artisti che svolgevano l’arte pura; è da qui che possiamo
vedere la nascita del movimento dell’arte e dei mestieri o Art and Craft , da cui prende spunto
gran parte dell’artigianato.
Si deve a Morris il reclutamento di questa grande massa di artisti e, inoltre, possiamo attribuire a
lui il tema della qualificazione (quantità, qualità e giusto prezzo).
Un’altra figura di spicco in questo periodo fu Albert , marito della regina Vittoria , che , insieme a
sua moglie, decisero di creare il British Museum.
Questo museo raccoglie in se tutti i manufatti, sia storici che contemporanei, e , grazie a questa
istituzione, si ebbe un grande l’impulso per la disciplina delle arti applicate.
A proposito della rivoluzione industriale Asthon , dopo aver elencato i cambiamenti avvenuti nel
periodo in questione, osserva :“se una tale serie di cambiamenti debba o no chiamarsi rivoluzione
industriale si potrebbe discutere a lungo. I cambiamenti non furono solo industriali, ma anche
sociali ed intellettuali. La parola rivoluzione implica una subitaneità di cambiamenti che in realtà
non è tipica dei processi economici. Il capitalismo ebbe origine molto prima del 1760 e raggiunge il
suo pieno sviluppo nel 1830:c’è rischio di trascurare la continuità (…).” (pag.17).
Michael Polanyi asserisce invece “ l’invenzione è un dramma che si recita su un palcoscenico pieno
di gente” che sta a significare che il lavoro non è mai di uno solo , ma è frutto della collaborazione
di molte forze.
Asthon prende spunto da questo per spiegare il nesso fra scienza e tecnica che è alla base della
rivoluzione industriale. “Le invenzioni non nascono da comunità semplici, ma, solo quando la
divisione del lavoro si sviluppa a tal punto che gli uomini si dedicano ad un unico prodotto che i
tempi diventano maturi”.
“Nella prima metà del 700’ l’Inghilterra è ancora un paese rurale , e anche l’industria ha sede in
campagna. Finchè la lavorazione dei minerali di ferro si fa col carbone di legna , gli altiforni
sorgono dove ci sono boschi; l’industia tessile è basata sull’organizzazione del lavoro a domicilio, e
i contadini alternano i lavori dei campi alla filatura e alla tessitura con apparecchi a mano di lora
proprietà o in affitto. Ma quando il ferro si comincia a lavorare con il carbon fossile gli altiforni si
concentrano nei distretti carboniferi.
Quando R. Arkwright nel 68’ trova il modo di combinare l’energia idraulica alla tessitura, ed
E.Cartwright nell’84’ riesce ad applicarla alla filatura, queste operazioni si concentrano dovunque è
possibile utilizzare l’energia dell’acqua corrente.
Quando la macchina di Watt, comincia ad essere usata in sostituzione alla forza idraulica , la
concentrazione può avvenire in qualsiasi luogo. I luoghi di concentrazione delle industrie
diventano centri di nuovi agglomerati umani, oppure, sorgendo accanto alle città già esistenti si ha
un aumento smisurato della popolazione”.
Quindi la mobilità del lavoro significa che le condizioni , gli strumenti, i materiali ecc. cambiano
garantendo lo sviluppo del lavoro.
Ma cosa tocca la cultura del Design?
La prima implicazione con il design si può riscontrare con le macchine industriali, che nascono
all’insegna di una grande funzionalità ed efficienza. Infatti , alla Grande Esposizione di Londra del
1851, saranno i macchinari a segnare il reale progresso. Infatti i macchinari sono ritenuti “belli”
perché contengono, intrinsecamente, le qualità di funzionalità , di giusto prezzo e di economia nel
senso che non c’è un pezzo in più di quello che non è necessario. La macchina ha una sua estetica.
Un secondo settore che ha legami con il design è dato da tutti quei prodotti, che grazie all’impiego
di nuovi materiali, subirono trasformazioni e sostituirono i manufatti prima realizzati in pietra o
legno. I prodotti realizzati dagli ingegneri, grazie ai nuovi materiali acquistano leggerezza.
Questi nuovi prodotti di design acquisiscono bellezza per mezzo dell’utilizzo dei nuovi materiali.
Un terzo punto è quello che riguarda quei settori che presentavano una maggiore continuità con la
tradizione, quelli dai quali si può meglio assistere al passaggio dall’artigianato all’industria. La
storia del design si può far iniziare con l’industrializzazione della ceramica.
Nonostante il moto collettivo, furono quasi sempre alcune individualità a contrassegnare la
vicenda del design.
Josiah Wedgwood fu il più raffinato costruttore di ceramiche .
Man mano che aumentava il capitale impiegato negli impianti e nelle attrezzature Wedgwood,
come tutti gli altri industriali, cominciò a preoccuparsi che non rimanesse inattivo. D’altra parte la
domanda e il mercato aumentava per diversi fattori.
Wedgwood si adegua, anzi , contribuisce con la sua produzione di ceramica utile alla logica dei
lavori industriali , quantificare la produzione, ridurre i prezzi del prodotto e ridurre i tempi di
produzione.
LEZIONE 3/5 RENATO DE FUSCO
ETA’ VITTORIANA
Durante l’età vittoriana avvenne la rivoluzione industriale e delle contropartite della rivoluzione
industriale. A proposito Pevsner asserisce: “ Grazie alle nuove macchine, i fabbricanti erano in
grado di lanciare sul mercato migliaia di articoli a buon prezzo impiegando lo stesso tempo e lo
stesso costo che occorreva un tempo per produrre un solo oggetto ben fatto. In tutti i rami
dell’industria si alternava la natura dei materiali e della tecnica. L’abile lavoro dell’artigianato
venne sostituito dalla routine meccanica. La richiesta aumentava , ma veniva da un popolo
ineducato e abbruttito. L’artista si riteneva disgustato da un simile squallore.”
Quindi se l’elemento della quantità e il giusto prezzo si riuscivano a sostenere, la qualità lasciava a
desiderare.
“ Il liberalismo dominava dando al fabbricante la più completa libertà di produrre le cose più
scadenti e orribili, purchè riuscisse a smerciarle. Era facile farlo dato che il consumatore non aveva
tradizione e, come il produttore, era vittima di questo circolo vizioso”.
Mentre gli oggetti ben fatti della tradizione precedente erano consumati da un’elitè di gente che
aveva una tradizione, questo nuovo pubblico di consumatori, faceva propria questa produzione a
basso prezzo. Il basso prezzo faceva si che si producesse in grande quantità a discapito della
qualità.
“Gli industriali consideravano il buon gusto un intralcio alle vendite. La loro posizione si può
riassumere nel principio fondamentale : ‘ That is best what sells best’”.
Tutto era incentrato sul consumo e sulla facilità di vendere.
Su questo punto intervennero Ruskin, Morris e Pugin. Questo gruppo si dedicò alle arti applicate
facendo capire che quest’arte era molto importante.
Per arti applicate si intendevano gli oggetti di uso quotidiano ed erano foggiati, ovvero , erano
come si presentavano.
A questo punto le forze politiche moderate si inseriscono nell’ambiente industriale, portando
avanti l’idea che bisognava immettere nella produzione industriale la componente “qualità”.
Su questa componente si basa la riqualificazione dei materiale e, soprattutto , la componente
estetica dell’oggetto.
Qui nascono le prime organizzazioni di artisti che , dietro direttiva di Morris, lasciano il loro lavoro
di artisti (es. pittori, scultori ecc.) per dedicarsi alle arti applicate.
“Il primo effetto degli insegnamento di Morris fu che sotto il suo influsso molti giovani artisti
decisero di dedicarsi all’arte applicata. Ciò che per mezzo secolo era stato considerato
un’occupazione inferiore, diventò un compito nobile e degno”.
Data l’estensione dei manufatti, questi manufatti sono più importanti dell’ architettura, in quanto
l’oggetto d’uso e qualcosa di utilizzato e cambiato anno per anno mentre una costruzione no.
Quindi sulle manifatture degli oggetti d’uso ci vuole più attenzione dal punto di vista sia politico
che culturale.
Il gruppo di Morris, Ruskin e Pugin rivendicavano la qualità della produzione artigianale del
medioevo. L’artigiano lavorava con la gioia nel lavoro, rispettando i suoi tempi e questo modo di
lavorava significava , per il gruppo, non lavorare in modo alienante.
Secondo De Fusco Morris era uomo tanto attento e presente nel suo tempo , che utilizzava
l’artigianato come arma polemica contro gli industriali del proprio tempo, ma comprendeva bene
che non era possibile continuare con l’artigianato durante la metà del secolo.
Gli allievi di Morris furono i primi che cominciarono ad entrare in contatto con la macchina e,
quindi, ad apprezzarne i valori, ed è qui che nasci il DISEGNO INDUSTRIALE, come rapporto tra
progettazione ed esecuzione meccanica di serie (il design comporta la ripetitività= la serialità).
Tuttavia questi oggetti dovevano avere una forma e questa forma fu fatta dagli allievi di Morris e
cominciarono ad introdurre un nuovo disegno e a pubblicare una rivista che si chiamava “Useful
Objects”, che era una rivista che si occupava degli oggetti di uso.
Nel 1851 venne l’idea di creare una grande mostra universale dei prodotti inglesi, universale
perché gli inglesi decisero di espandere la loro produzione in tutti il mondo.
A questa esposizione partecipa tutto il mondo, ed è ospitata all’interno di un edificio che viene
considerato il primo edificio moderno.
Fu considerato tale in quanto è costruito con elementi prefabbricati, tutte la struttura è stata
ottenuta sulla base della misura della più grande lastra che in inghilterra era stata ottenuta. Su
questa base trovarono il modulo da ripetere su tutto l’edificio.
Ci fu un grande fenomeno per cui tutta la produzione europea era formata di perfezionamenti o
variazioni di oggetti già pre-esistenti , mentre la produzione americana portava oggetti nuovi,
grandi impianti che contribuirono ad una grande industrializzazione che sarebbe poi avvenuta.
In questa esposizione emergono gli USA; accanto all’architettura si crea anche una produzione
industriale americana molto importante e a questa produzione, l’Inghilterra cede il passo alla
Germania.
Nel 1830 si formò la nazione tedesca; questa riunendo le forze politiche, economiche e sociali
divenne una nazione azienda.
Il campione di questa azienda tedesca fu Michael Thonet, che fece una straordinaria invenzione
lavorando sul legno.
Egli pensò a ridurre il legno in tanti cilindri e , in un secondo momento, venivano trattati con il
vapore in modo tale da riacquistare la fibra naturale del legno e rendendoli duttili e malleabili.
Il suo intento era quello di creare mobili aventi il minor numero possibile di pezzi foggiati in una
certa maniera. I cilindri di legno venivano foggiati inserendoli , quando erano ancora umidi, in delle
macchine che li modellavano e venivano lasciati li fino all’essicazione.
La sedia modello n°14 fu il capolavoro di Thonet, in quanto ridusse al minimo tutti i pezzi che
servivano per costruire una sedia; il fondo di questa sedia è fatto di canna d’india , che era
abbastanza solida ma poteva sfilarsi.
Dall’invenzione della macchina a vapore di watt abbiamo l’invenzione della macchina vera e
propria.
Contemporaneamente gli americani studiano un prodotto nuovo che sono le sedie, da ufficio , la
poltrona del barbiere ecc.
In america abbiamo un salto produttivo di rilievo che produce prodotti estremamente nuovi.
In america abbiamo l’invenzione dei pullman dei treni ecc.
La germania al contempo stabilisce uno spionaggio internazionale tra la fiera di Philadelphia con la
Germania.
Nel 1907 i produttori tedeschi istituirono il Werkbund che era un’associazione di industriali,
designer, architetti, politici ecc. che viene proprio dalla nazione azienda.
Il Werkbund fa di tutto affinché dalla produzione artigianale si passa a quella industriale e associa
tutti i costruttori che avevano la volontà di compiere questo passaggio.
In questa produzione il mobile si squadra, acquisendo figure razionali.
Nacque nel 1887 un’azienda tedesca, nata da una famiglia di ebrei, che acquisto il brevetto dalla
più grande casa di produzione di lampadine americana ,EDISON, per l’Europa. Pur di vendere le
lampadine, questa società di nome AEG , elettrificò a sue spese molti quartieri di Berlino affinché si
acquistassero le lampadine.
Inoltre stando nel campo dell’elettricità AEG crea tutte le cose che si potessero fare con la luce
elettrica: i lampioni stradali, le turbine ecc.
L’AEG acquista per l’Europa il monopolio dell’elettricità.
Per risolvere i problemi tecnici l’AEG si affida a Peter Behrens, che fu il primo designer e architetto
più conosciuto, tutto ciò che era visibile.
Behrens si occupò di disegnare le lampadine, le lampade, il ventilatore ecc. , di disegnare , in
quanto architetto, i progetti per le case dei lavoratori dell’azienda, di occuparsi della grafica
pubblicitaria, acquisendo il monopolio del design dell’intera azienda AEG.
Peter Behrens si occupa come abbiamo detto della grafica pubblicitaria, della costruzione delle
turbine che generano l’elettricità a servizio dell’AEG.
Nel 1903 un certo Henry Ford inventa la catena di montaggio.
La catena di montaggio fu istituita con lo scopo di alleviare il lavoro degli operai, essa era costituita
da un nastro trasportatore che garantiva la costruzione dell’auto come prodotto collettivo, non
solo hai fini del destinatario ma anche ai fini della produzione.
Altra grande iniziativa di Ford fu quella istituire dei turni lavorativi di 8 ore divisi per 3 turni
lavorativi, in quanto una giornata era costituita da 24h, garantendo una produzione continua.
Grazie a questa innovazione vi fu un abbattimento dei costi; inoltre egli costruisce per la prima
volta il prodotto industriale complesso, in maniera tale che questo prodotto costi pochi e possa
essere acquistato dagli operai che la producono.
Nel 1913 Ford costruì il primo modello di auto chiamato Modello T. Questa macchia era stata
costruita in maniera essenziale , con materiali di primo ordine quali ottone , acciaio ecc. che gli
garantiva solidità e con tutti i pezzi visibili. Di questa macchina se ne sono venduti milioni di
esemplari diventando qualcosa acquistabile da tutti.
In austria nasce il wiener werkstatte, ovvero , la rinascita dell’artigianato.
Questa rinascita comprendeva tutti quegli oggetti che venivano ormai realizzati industrialmente.
In questa istituzione abbiamo la ripresa dell’eleganza, della bellezza ecc. negli oggetti che vengono
acquistati da un pubblico di elitè.
Si occuperanno di ogni aspetto del design, dall’arredamento alla gioielleria, allargando il mondo
della produzione in serie.
Questa società austriaca è stata la prima che ha generato altre correnti.
LEZIONE 4/5 RENATO DE FUSCO
Ci sono state due nazione guida che furono la Germania e gli USA.
Le due nazioni si facevano concorrenza e si “spiavano” fra loro per mezzo dello spionaggio
industriale.
Ad esempio c’è stata un’impresa tedesca , AEG, che ha fatto concorrenza ,in un primo momento ,
alla Edison , dopodiché ha acquistato il suo brevetto per l’Europa.
L’AEG , pur di vendere le lampadine, decise di elettrificare, a proprie spese, tutta la città di Berlino,
con un conseguente aumento del consumo del loro prodotto.
Fu chiamato Peter Behrens , architetto e artista, a creare tutto ciò che c’era di visibile nella
produzione di questa azienda ( lampade, oggetti, negozi, case dei lavoratori, fabbriche e turbine).
Questa era l’atmosfera che vigeva prima della Guerra.
Successivamente , questo rapporto concorrenziale tra Germania ed USA , cessa e sorgono varie
associazioni tra le quali il Bauhaus.
Nell’ambiente delle arti dopo la fine della prima guerra mondiale , 1918, vi fu una forte
depressione e in questo clima , nacque un forma di avanguardia, che continuava il filo delle prime,
la quale era una contestazione globale il quale scopo, era quello di progettare o disegnare senza
mettere mai in pratica o costruire.
A questo gruppo partecipava Gropius, che in un primo momento aderisce a questo movimento di
rivoluzione passiva , poi , sentì l’esigenza di dover costruire ; egli si distacca da questo movimento
e getta le basi per la nascita di una scuola nella città di Dessau.
A Dessau gropius costruisce un edificio che è la sintesi di tutte le tendenze architettoniche
precedenti, dal Futurismo al Neoclassicismo, e diventerà la sede del Bauhaus.
In questa scuola venivano svolte due cose:
a) la didattica, ovvero un insieme di discipline che lavoravano in modo coeso per arrivare
all’ideazione di una casa per il futuro ( Bauhaus = casa per la costruzione, per
l’architettura). Venivano sviluppati progetti di architettura e soprattutto di design ( oggetti
di vita quotidiana). Gropius ereditò il pensiero di Morris e costruì questo edificio come casa
del design. In questa casa vennero raccolti tutti i maestri all’avanguardia del tempo in
modo tale da creare una scuola ad altissimo livello didattico, la scuola doveva essere un
ponte per il rapporto con l’industria.
b) Vendeva i disegni e i prototipi alle industrie locali.
c) Gropius istituisce la prima scuola operativa nel quale si imparava facendo e si faceva
esperienza con la produzione. Per la prima volta si realizza quello che era il Design,
progetto, produzione e consumo.
Un’altra tendenza parallela al Bauhaus era rappresentata dal gruppo del Neoclassicismo che
organizzava un linguaggio fatto a superfici a colori , rosso, verde e giallo e con elementi neri che
erano disposti fra di loro in un certo modo ben specifico.
Autore di questa teoria era Mondrian.
La seggiola creata da Ritveld riassume il linguaggio del neoclassicismo. Questa non è una seggila
vera e propria ma è un’immagine in forma di seggiola e il fatto di essere ispirata dalla pittura è un
fattore tipico del periodo corrente.

Nel dopo guerra in germania si crea Hochschule fur Gestaltund, cioè una scuola d’arte ad
imitazione del Bauhaus, ma nasceva in tutt’altro clima ed era costituita in onore dei due esponenti
principali , legati alla resistenza contro i nazisti, ad Ulm.
A questa scuola parteciparono i designer di tutto il mondo. Questa dilatazione politico culturale li
portò ad incontrare diverse difficoltà.
Nella scuola furono introdotte nuove materie quali : lo strutturalismo, la semiologia ecc.
L’Art Déco

In Francia , più precisamente a Parigi, nel 1925 si organizza una grande mostra dove si raccolgono
tutte le forze francesi.
In un clima particolare, che interessa con fervore Parigi, nasce L’Art Déco.
L’Art Déco è uno stile molto morbido, femminile , non aveva una grande differenza dagli stili del
passato , quindi ebbe una grande popolarità.
L’Art Déco per un certo periodo ha invaso l’Europa; simboli di questo movimento furono le
fontane, le scalinate ecc.
In tutto questo , nella mostra del 1925, figura di spicco fu Le Corbusier, che si distinse per il suo
innovativo stile per gli oggetti d’uso.
La sua linea si ispira agli oggetti pratici , ai cassettoni per uffici, ai bauli ecc.
Le Corbusier si trova per un momenti della sua vita in contatto con gli artisti dell’art déco ma il suo
stile è diametralmente opposto a quello degli altri artisti.
L’artista era per una società macchinista , infatti , il suo motto era :” la casa è una macchina per
abitare”. Inoltre lui era un sostenitore dello standard , un’unità di misura che serve a modulare gli
oggetti che poi si compongono insieme.

L’INDUSTRIAL DESIGN IN AMERICA

Il primo grande contributo degli stati uniti nel dopo guerra , fu lo Styling , che si dirama in due
cose: a) tecnicamente il progetto di forme che siano aereodinamiche, studiate per mezzo della
galleria del vento (es. forme a goccia ); la scoperta della dinamicità, che si accoppiava gli sviluppi
della velocità, fu talmente grande che coinvolse tutto il mondo. Questo movimento prese il nome
di Streamlining.
Accanto al fattore tecnico della velocità e accanto al simbolismo , si stanziò il fattore del
dinamismo, che fu l’emblema della modernità.
Dopo la crisi del 29’ , ci fu un gruppo di designer Americani il quale riteneva che per vendere la
merce, questa doveva essere più bella, rendendo il prodotto industriale esteticamente bello.
Lo Streamling si dedica anche agli oggetti di uso comune , statici, come la macchina fotografica, il
telefono ecc.
Lo Styling e lo Streamlining era quello che il pubblico si espettava, i designer di questi movimenti,
avevano colto il bisogno del pubblico consumatore.
Ci fu una tendenza americana, soprattutto delle donne che si occupavano di economia domestica,
di concentrare il più possibile i prodotti della cucina in poco spazio in maniera tale che la padrona
di casa potesse svolgere con meno fatica i lavori in cucina.
Da questo principio, nasce la famosa cucina americana che garantiva di avere tutto a portata di
mano. Ideatrici di questa innovazione furono le sorelle Beecher.
In Europa nei quartieri popolari, furono costruiti esemplari di cucina ,ispirati a quella americana,
dove tutto si trovava a portata di mano.
In america nasce la scuola di Cranbrook ad opera un finlandese di nome Eliel Saarinen, che
raccoglie intorno a se dei giovani Designer.
Tra questi , figura di spicco fu Charles Eames che realizzò una sedia fatta con fili di metallo in varie
versioni.
Egli utilizza materiali di vario genere, dalla plastica alle resine, per coprire gli elementi metallici,
particolarità, che provenivano dall’esperienza militare .
L’America del dopo guerra assume questi caratteri e li fa diventare oggetti d’arredo.
E. Saarienen , figlio del fondatore della scuola di Cranbrook, incontra le altre figure di spicco della
scuola ed insieme creano lo stile Cranbrook, che è diviso a sua volta in due aziende che sono la
Miller e la Knoll.
La Miller è un’azienda americana, Knoll invece, è un giovane tedesco, che si rifugiò in America
dopo l’avvento di Hitler in Germania.

-GLI OGGETTI SCANDINAVI


La Scandinavia, ha avuto un’ottima architettura e un ottimo design.
In questo ambiente venne fuori la così detta architettura organica, che era il superamento della
fase razionalista, per un’architettura dal volto più umano.
Da questo movimento notiamo il modificarsi delle forme in qualcosa di più morbido, realizzate con
i materiali locali, quindi un recupero dell’artigianato.
Alvar Aalto fu il genio dell’architettura finlandese , perché sfrutta al massimo i legni compensati
creando una serie di sedili per mezzo di una tecnica particolare che consisteva nello sfibrare il
compensato e modificarlo quasi come fosse un’oggetto di plastica.
L’abilità del concepire questi oggetti, sta nel saper sfruttare queste capacità nella tecnica che egli
stesso suggerisce a chi era capace di sfruttarla.
Nello sgabello realizzato di A.Aalto notiamo un piano di legno compensato e i piedi realizzati come
un ventaglio che rappresentano il punto di maggiore resistenza.
Il piano riporta il senso superficiale del sedile, coniugandolo con il senso della verticalità dei piedi.
Questo sgabello contiene in se le quattro sollecitazioni della scienza delle costruzioni, cioè , la
flessione, la pressione, la torsione e il taglio, il tutto rappresentato con estrema naturalità .
-L’USA E GETTA
Nonostante tutto, esiste il problema dell’usa e getta, ovvero , una super produzione di consumo,
tale che nasce il problema della categoria usa e getta.
La categoria usa e getta , che comprende quegli oggetti di comune uso , realizzati in plastica, e
hanno il vantaggio di essere utilizzati e poi buttati.
Di fronte a questo problema , che è l’estensione del razionalismo, il problema è che si rischia che la
nostra cultura rimanga senza segni e allora l’unico segno che può salvare la nostra cultura è il
collezionismo.
Questi oggetti tanto più belli sono meno si ha la propensione a buttarli via.

LEZIONE 5/5 RENATO DE FUSCO


La prima caratteristica dell’esperienza italiana sta proprio nel nome, perché la parola design è in
inglese l’equivalente di progettazione. In italia abbiamo modificato il significato unico di
progettazione e l’abbiamo ridotto solo alla progettazione degli oggetti industriali, che diventa
industrial design.
Bisogna ricordare che nei primi 30 anni della storia del design in italia, questo, è visto nell’ambito
delle arti decorative. Faceva parte di questo ramo , Giò Ponti che fu uno degli inventori del 900’.
Secondo De Fusco i primi 30 anni del design in italia, non furono di grande rilevanza.
Negli anni 30 comincia una dicotomia molto importante. In una delle grandi manifestazioni, che si
svolgevano nonostante la mancanza dell’oggetto, Edoardo Persico ,primo in italia a parlare
dell’architettura europea, scrive : “ i sorrisi e le indignazioni degli uomini di gusto, delle signore
intellettuali, degli architetti neoclassici sono previsti; la sala 130 alla mostra di Monza, quei cilindri
neri, quelle vetrine che stagnano in una luce pacata sono cose che ricordano troppo il gusto delle
macchine. Nella sala 130il gusto della macchina è intimamente legato allo stile della cosa, alla sua
più alta destinazione intelletuale. Si possono evocare i sottomarini, gli altiforni, o i motori elettrici
e bisognerà convenire che è proprio uno spirito nuovo che ha creato questa sala: non un pretesto
nuovo.” Ugo Ojetti, sulla rivista Pegaso , in una lettera aperta a Giovanni Ponti scrive:” prima la
chimera democratica, poi la povertà, sono venute umiliando le arti decorative e non esse soltanto.
Quante se ne sono vedute di mostre coi modesti o rustici mobili pensati benignamente da
architetti borghesi per le case degli operai, per le case dei contadini, per le case degli impiegati?
Sarebbero state mostre pratiche e molto utili se nel loro programma non si fosse dimenticata
un’eterna verità, cioè borghesia, piccola borghesia, operai, contadini sempre hanno desiderato e
sempre desidereranno d’imitare anche nei mobili le classi che socialmente sono o sembrano poste
più in alto e che servono loro di modello. Ma in Europa si vive da più di cent’anni nell’illusione di
mutuare una volta per sempre gli uomini secondo taluni santi princìpi: fraternitè, libertè, ègalitè,
e l’eguaglianza, adesso arriva fino all’arte con l’aiuto della povertà universale, consiste nel rendere
tutti umili e nello spianare le cime, che sembrerebbero un modo di spianare l’intelligenza e il
gusto.” Al di là degli accenti problematici di Persico e saccenti di Ojetti, sta di fatto che essi
esprimono la prima costante del design italiano, la coesistenza cioè della tesi dell’orgoglio della
modestia e dell’altra del lusso necessario, entro le quali, mutatis mutandis, si muoverà l’intera
vicenda del design italiano. Questo binomio, accompagna tutta la produzione italiana, dai tempi
dell’esordio fino ai nostri giorni, da un lato l’orgoglio della modestia, dall’altro il lusso necessario.
Poi nel periodo che interesso Mussolini e la preparazione alla Guerra, il design fu accantonato per
“pensare” a costruzioni prettamente patriottiche, utili e funzionali alla politica del regime.
Nel frattempo ci fu qualche industriale che lavorò nella direzione giusta; il prodotto tipico di
questo periodo è la fiat 500 che a sua volta era la Topolino del 1934.
Di seguito fu creata la Vespa, su progetto di un ingegnere di nome Corradino D’Ascanio.
Questa vespa è caratterizzata dalla carrozzeria portante e morfologicamente echeggiava lo
Streamlining degli americani. È una vettura che può essere guidata sia dagli uomini che dalle
donne ,aveva un bassissimo consumo di carburante ed era in grado di percorrere ogni tipo di
strada.
Subito dopo la vespa , la Innocenti, produce una nuova vettura che ebbe grande successo , in
quanto aveva le stesse caratteristiche. Tuttavia la prima genitura (la vespa) aveva un carattere
emblematico.
Queste produzioni si possono considerare il primo design del tempo italiano in tempo di guerra, in
quanto nasceva l’esigenza di spostare la popolazione.
Nel frattempo i famosi carrozzieri ebbero un grande successo, segnatamente nel 1947 la berlinetta
Cisitalia disegnata da Pinifarina.
Per quanto riguarda il design del mobile, compare più autonomamente e si fece una mostra che si
chiamava RIMA nel 1946, che richiamò tutti i mobilieri e tutti quegli architetti che si volessero
cimentare con l’elemento d’arredo popolare. Fu l’occasione grazie alla quale si incontrarono per la
prima volta quelli che furono i migliori designer, per esempio i fratelli Castiglioni, Magistretti,
Gardella ecc.
Nel frattempo sul versante del lusso necessario, nacque la ditta Azucena nel 1949.
Questa ditta era costituita da un gruppo di nobili i quali di fronte a queste manifestazioni popolari ,
si distinguono per aver creato delle cose più raffinate attingendo dal mondo del neoclassico
milanese. Questa produzione elevò il gusto del design.
Nell’ambito dell’orgoglio e la modestia, nacque l’auto Isetta, che ebbe breve vita in quanto faceva
concorrenza alla 500.
Questa vettura era un capolavoro di design perchè fondeva la motoretta ,poggiata su tre ruote,
con la scocca che aveva la macchina. La cosa che più affascina è lo sportellone sul davanti , il quale
si apriva completamente, e sul quale potevamo trovare tutta la parte di guida.
Dopodichè abbiamo una produzione un po' più raffinata ma con un costo contenuto, come il
divano realizzato da Zanuso , il tavolo allungabile, il letto sovrapponibile della Cassina.
Sul versante di Azucena abbiamo la poltrona Catilina di Caccia Dominioni, un capolavoro nella sua
semplicità che fu un’anticipazione del minimalismo.
Caccia Dominioni riuscì a superare lo “snobbismo” che aveva l’Azucena, per creare qualcosa di più
largo consumo.
Segue poi la sedia superleggera di G.Ponti; la sedia di Albini e il tavolo, sempre di Albini, prodotto
da Poggi.
Poggo produce inoltre la libreria in legno, estremamente funzionale e raffinata, che passò nella
produzione dei mobili di lusso.
Andando avanti troviamo la poltrona Lady di Marco Zanuso, che era estremamente innovativa in
quanto vi sono stati impiegati materiali nuovi per la realizzazione, quali : la gomma piuma e il
nastro corde.
Andando avanti troviamo il problema delle grandi industrie che aderirono a questa nuova moda di
una dimensione che oltre ad essere funzionale era anche estetica. L’estetica gli era conferita dalle
arti visive, cioè questi designer italiani, si ispiravano alle arti visive per la realizzazione dei loro
prodotti. Per esempio vediamo la lampada dei fratelli Castiglioni , il letto di metallo di T. Scarpa;
inoltre troviamo, quello che è definito un capolavoro di tecnica, la sedia Plia, questa sedia aveva
tutta la forza nell’anello che unisce lo schienale ai piedi, era leggerissima ed era un capolavoro
tecnologico in quando poteva essere chiusa.
Andando avanti vediamo la sedia Sanluca dei fratelli Castiglioni, che rifletteva l’espressionismo,
quindi si riallacciava al suo analogo movimento figurativo; il gruppo di sedie e tavolo di T. Scarpa.
Munari nello stesso periodo realizzò, il posacenere Cubo, che aveva un carattere minimalista ; la
lampada Tubolare che era costituita da una calza nella quale venivano fissati dei cerchi.
Munari è proprio l’espressione dell’arte di arrangiarsi, tipico dell’italiano raffinato, perché Munari
era un Designer e al tempo stesso un artista astrattista.
Di seguito si ebbe l’esplosione della pop Art, che rivediamo nella poltrona a sacco e nella poltrona
Joe. Lo stile di questa corrente artistica lo rivediamo nello sgabello e nella lampada dei fratelli
castiglioni.
Nel frattempo , di carattere figurativo, venne fuori un ritorno alla storia. Il design come tutto il
movimento delle arti moderne quando sono nate avevano un’avversione con la storia, in quanto
era ritenuta come qualcosa che mutilasse la creatività.
Ad un certo punto ci si rende conto che contro la storia non si può andare , perché noi siamo nella
storia.
Filippo Alison, riscopre Charles Mackintosh e lo riscopre perché fa riprodurre dalla ditta Cassina
degli oggetti di questo autore.
Alison non si ferma solo alla riproduzione degli oggetti di Mackintosh ma corregge quel che ancora
era presente del Liberty, per portarlo in una visione più moderna.
Inoltre Alison lavorando nelle carte di Mackintosh scopre degli scarabocchi/ schizzi, che fece
diventare dei mobili. Analogamente si mossero con Le Corbusier, Rietveld e Gaudì.
Andando avanti vediamo la sedia a cono, invenzione di Roberto Mango , che inizialmente era stata
realizzata in vimini e poi fu modificata e realizzata in legno.
I mobili per ufficio commissionati da Olivetti ai B.B.P.R.
Olivetti era il più grande industriale e umanista che abbiamo avuto negli anni 50; egli creò una casa
editrice, riuscì a creare il rapporto tra design ed industria e addirittura creò un partito politico che
chiamò comunità.
Olivetti fu amato solo da una schiera di intellettuali e lo consideravano come la più altra forma di
rapporto tra la produzione e la cultura.
Olivetti per la sua pubblicità inventò uno stile nuovo, inoltre si fece realizzare il primo calcolatore
elettronico che vediamo in italia. Il computere per poter essere realizzato, richiedeva una forza
elettrica elevata e per poterlo realizzare, Olivetti, affida il compito ad Ettore Sottsass.
Ettore Sottsass era il capostipite del design radicale, che contestava il design ufficiale.
Un altro settore molto importante fu quello degli oggetti che si servivano di una scocca, tra i quali
ricordiamo le macchine da scrivere, le macchine da cucire ecc.
Dopo questo vennero inventati i televisori che sono un altro capolavoro di Marco Zanuso, che li ha
trattati in ogni modo, fino ad arrivare alle radio che sono semplici cubi. I primi televisori italiani,
secondo il gusto corrente, stavano nei mobili bar.
Andando avanti vediamo i così detti “divertimenti” , degli oppositori così detti dei radicali.
Questi radicali si opponevano al design corrente.
Gli oggetti più venduti, che hanno fatto il boom economico, sono gli elettrodomestici .
A differenza dei mobili, i principali elettrodomestici, quasi non avevano precedenti così che non si
doveva passare dall’artigianato all’industria, ma iniziare con una produzione meccanica e seriale
che , d’altra parte, risultava interamente di importazione.
L’uso dei nuovi macchinari coincideva con un forte domanda del mercato causato da una notevole
prestazione, dalla difficoltà di disporre di personale di servizio, da un più elevato tenore di vita
economica e da una rateizzazione dei pagamenti che estendeva anche alle classi più povere
l’acquisto di tali oggetti. Ci troviamo in una piena democrazia del design.
A produrre queste macchine era una nuova categoria di imprenditori provenienti da vari campi,
ma tutti con un’esperienza ancora da formare. In breve il settore degli elettrodomestici fu
l’espressione più evidente del boom italiano post bellico. Com’è noto gli elettrodomestici sono per
l’italia quello gli orologi sono per la svizzera. Gli elettrodomestici erano creati con materiali poco
costosi ma durevoli ed un disegno lineare permise di correggere nel tempo una produzione
impostata exnovo e da aggiungere nuove linee del prodotto ottimale.
A proposito del disegno lineare, va osservato che questo rientra nello stile del razionalismo, tale
cioè che ogni apparecchio debba avere una forma regolare e modulare al fine di essere
componibile con altri apparecchi.
Quanto alla descrizione di vari elettrodomestici principali se la cucina con forno e fornelli si
differenzia da quella del passato principalmente perchè funziona a gas invece che con il carbone ,
il frigorifero non è altro che un armadio con un’apparecchiatura refrigerante, mentre la
lavastoviglie, presenta un meccanismo a spruzzo d’acqua relativamente semplice.
La lavatrice invece nasce da un processo tecnico di più lunga datazione ed è l’elettrodomestico più
soggetto a modificazioni e più usato degli altri.
Ricordiamo che nella metà degli anni 50 La Rinascente, che si chiama così perché in un primo
momento un grande magazzino che per rinnovarsi chiamò D’Annunzio , che dichiarò che quella
nuova ditta sarà la Rinascente.
Questa azienda si inventò il premio Compasso D’oro, che era un concorso che ogni anno si teneva
presso lo stabilimento della stessa, a cui partecipavano tutte le aziende che durante ciascun anno
avevano prodotto gli oggetti migliori.
Il compasso d’oro è stata la prova della capacità dei nostri designer e imprenditori che
partecipavano a questo concorso.
Molto importante è che l’organizzazione di una macchina così potente pubblicitariamente , fosse
gestita da un grande magazzino.
Il compasso d’oro andò avanti per parecchi anni, poi fu preso dall’ADI (associazione per il disegno
industriale). Questa associazione fu una cosa importantissima nell’organizzazione del design
italiano perché mancava una specie di governo di tutta questa macchina che era l’industria del
design.
L’ADI assorbe il compasso d’oro della rinascente, crea un museo dove sono depositati gli oggetti
realizzati.
Il punto nasce da una straordinaria dicotomia che ha creato la letteratura sul design.
Di fatto continuando la regola dell’oggetto di lusso e dell’oggetto povero, ad un certo punto si è
creata un crisi fra il consumatore e la cultura del design e questo conflitto è nato perché il vecchio
programma , quantità , qualità e giusto prezzo, è venuto a cadere, in quanto il gusto del pubblico
non coincideva con il gusto della cultura del design. Sull’elemento gusto nasce la crisi del design.
Lo storico aforismo, quantificare la quantità, ha trovato le sue maggiori difficoltà proprio sul primo
termine, che implicava il concetto di gusto. Per qualità la cultura del design intese una proprietà
della forma che la rendesse coerente ed espressiva per la funzione che svolgeva; mentre per
qualità degli oggetti, il pubblico intese una proprietà della loro forma che li rendesse rispondenti
ad una funzione, attitudine data per ovvio. Oltre a questo doveva essere anche espressiva, così
come avvenne in passato. Il mancato incontro sul piano del gusto , ha portato la maggioranza del
pubblico a preferire prodotti che fossero copia di quelli storici o comunque oggetti che fossero
ricchi di una valenza simbolica di un’ambiguità manuale , di una fantasia decorativa ecc. e sono
stati proprio questi valori o pseudo valori stratificati della mitologia della casa, a far si che nella sua
maggioranza, quello stesso pubblico che ha accettato l’idea della città, del
quartiere ,dell’architettura moderna, dei suoi caratteri distributivi e funzionali che ha accolto con
favore i nuovi mezzi di trasporto, persino le profonde trasformazioni avvenute nel suo ambiente di
lavoro , non accettasse invece che la dimensione privata della casa fosse livellata da oggetti seriali,
peraltro acquistati ad alto prezzo.
La popolazione mondiale accettava tutto del design tranne l’intimità della loro casa.
Questa questione è legata alla questione del prezzo.
Abbiamo visto che la crisi del design , specie nel settore domestico, si è formalizzata sul fattore
gusto, dal canto loro i produttori o hanno aderito incondizionatamente al gusto corrente oppure
per continuare in qualche modo la tradizione culturale del design, hanno rinunciato alla quantità e
si sono rifatti agli alti costi di produzione tenendo ancora più alti i prezzi di vendita.
Peraltro invece di ipotizzare che la tendenza a vendere caro la merce si manterrà anche quando
una faccia appena più larga di consumatori avrà aderito al gusto del design. Perché puntare su una
laboriosa quantificazione di prodotti con i rischi dell’imprenditorialità , con tutte le difficoltà
proprie dell’attività industriale , quando per ricavare gli stessi utili basta seguire una clientela di
pochi, per giunta gratificati di essere tali , di sentirsi anticonformisti e culturalmente aggiornati?
Si aggiunge l’intervento della tecnologia informatica.
Dorfles dice:” spesso di parla di forma e funzione senza essersi resi conto che i prodotti rispondenti
ieri a questo imperativo, oggi non esiste neppure una forma. Per portare semplici esempi si pensi
all’infinita gamma degli elementi basati sui microprocessori, su minime lamine di silicio grafico,
capaci di registrare, mettere in moto interi meccanismi, automatismi ecc.; o si pensi all’infinita
gamma degli strumenti Hi-Fi, ormai ridotti a scatolette nere. Dove sta la forma in questi casi? La
forma non esiste più.”
Dorfles afferma che grazie a questa nuova tecnologia, nessuno si è accorto che gli oggetti hanno
perso la forma.
L’informatica porta sempre più alla diffusione di quegli oggetti progettati con una scadenza
precisa.
Come De Fusco pensa che tutto andrà a finire nel secchio della spazzatura.
Il problema più grande del Design resta l’usa e getta.

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