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MUSICA – IL ROMANTICISMO – di Daniele Mutino

IL ROMANTICISMO
Il Romanticismo è un movimento musicale che si sviluppa a partire dai primi anni del
XIX secolo, caratterizzato dalla rivalutazione del Sentimento, che diventa preminente
rispetto alla Ragione (esaltata invece nel secolo precedente dall’Illuminismo), e per
esprimere il quale si sacrifica volentieri quella ricerca di equilibrio, chiarezza e
simmetria che aveva caratterizzato il Classicismo musicale del XVIII secolo,
nell’ambito del quale, peraltro, il Romanticismo era stato già ampiamente precorso,
specie in alcune composizioni dei tre grandi classici viennesi (W.A.Mozart, J.Haydn e
L. van Beethoven).

Caratteristiche del linguaggio musicale

Sistema tonale, consonanze e dissonanze, cadenze, separazione netta tra melodia


ed armonia, strutture che tendono alla simmetria e all’ordine: questi erano stati i
parametri fondamentali del linguaggio musicale dell’Occidente, che si erano
affermati al massimo grado con il Classicismo del XVIII secolo; col Romanticismo tali
parametri vengono sottoposti ad un processo di progressiva e sempre più radicale
destrutturazione, sostituiti da un melodismo irregolare ed emotivo, talora
impetuoso, talora incantato, con impasti timbrici imprevedibili e complessi, ricercati,
ambiziosi, che vogliono richiamare visioni ed emozioni. Nell’ideologia musicale del
Romanticismo, l’aspetto costruttivo e strutturale della composizione musicale viene
sopravanzato dall’ispirazione, anche se in realtà i più grandi esponenti di questo
movimento musicale hanno saputo eccellere in entrambi gli aspetti.

Le forme musicali

La solida struttura della forma sonata, che aveva caratterizzato le sinfonie e la


musica da camera del Classicismo, viene ora sostituita da forme più aperte e
irregolari, in grado di piegarsi totalmente all’esigenza di esprimere il Sentimento,
anche descrivendo immagini o raccontando storie attraverso la musica.
In questo senso si sviluppa particolarmente la cosiddetta “musica a programma”,
ovvero composizioni prive di una struttura formale precostituita, che prendono
forma in base all’esigenza di descrivere in musica un programma scelto dal
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compositore: poesie, racconti, immagini, storie, personaggi, elementi della natura,


stati d’animo particolari.
Nell’abito della musica a programma nasce il poema sinfonico, in cui l’esigenza di
descrivere un programma si attua attingendo con fantasia alla tavolozza timbrica
dell’orchestra, sviluppandone come mai in precedenza le infinite possibilità di
combinazione.
Per quanto riguarda la musica da camera, essa si esalta nella consuetudine del
salotto musicale: si tratte dell’usanza, da parte di persone ricche ed amanti
dell’arte, di organizzare serate di musica nelle proprie case invitando tutta l’alta
società e i più prestigiosi artisti. In queste occasioni gli artisti stessi hanno quindi la
possibilità di conoscersi e frequentarsi, e per questo i salotti diventano luogo di un
grande fermento poetico, artistico, letterario, una sorta di tempio musicale dove si
celebrano e si sviluppano i valori del Romanticismo. Quel che nell’ambito sinfonico si
realizza con i colori orchestrali, nella musica da salotto si realizza sfruttando al
massimo grado le possibilità timbriche e tecniche di strumenti come il violino, il
violoncello, e, soprattutto, il pianoforte, le cui possibilità espressive e timbriche
vengono ampliate moltissimo, affinandone la tecnica esecutiva e compositiva e
sviluppandone moltissimo il virtuosismo.
Nascono dei generi di musica a programma pensati appositamente per i salotti,
come il notturno, la romanza senza parole, il foglio d’album, l’improvviso.
Un’altra forma musicale che si afferma in questo periodo nei salotti, specialmente
nei paesi germanici, è quella del lied (che in tedesco vuol dire “canzone”) un
componimento poetico messo in musica e affidato alla voce umana, accompagnata,
in genere, dal solo pianoforte.
Continua ad aumentare anche durante il XIX secolo il successo dell’opera lirica, che
rafforza ed estende la propria capacità di coinvolgimento della gente comune,
attraverso la scelta di storie in qualche modo legate non più alla mitologia antica ma
a vicende storiche e a romanzi, o a mitologie non classiche, di provenienza più che
altro nordica o esotica.

Il Romanticismo come linguaggio della crisi

Una caratteristica fondamentale del Romanticismo è la continua destrutturazione


del linguaggio musicale: man mano che si procede nel XIX secolo, il sistema
armonico della tonalità classica progressivamente si apre e si scompone, dapprima
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includendo dissonanze sempre più aspre, quindi progredendo a scatti verso nuovi
sistemi, come la modalità, l’atonalità, la pluri-tonalità, la melodia infinita (che si
affermeranno poi compiutamente, in modo strutturato, all’inizio del secolo
successivo).
Tale progressiva destrutturazione del linguaggio musicale è diretta espressione di
una crisi profonda del ruolo sociale del musicista, che si riflette sia sul piano
artistico/musicale, sia su quello spirituale/psichico:

- crisi del ruolo sociale del musicista


nel 1781, dopo un acceso litigio, Wolfgang Amadeus Mozart veniva malamente
licenziato dall’Arcivescovo di Salisburgo, di cui era stato fino a quel momento al
servizio come musicista di corte: per la prima volta un grande protagonista della
musica occidentale non è al servizio di un nobile o di un prelato. Questa nuova
libertà donerà a Mozart un’autonomia che sarebbe stata impossibile se avesse
continuato a lavorare come musicista di corte, e che sarà foriera di grandi
capolavori, in cui potrà dare libero spazio alle sue geniali intuizioni e scelte; ma
dal punto di vista pratico, essa segnerà negativamente la sua vita, condizionata
dalla difficoltà a procacciarsi i soldi necessari con la musica, una difficoltà che lo
porterà alla miseria più nera, e quindi all’isolamento sociale, e che sarà
probabilmente una delle principali cause della sua morte precoce. La vicenda di
Mozart è solo il prologo di quella che sarà la nuova difficile condizione sociale del
musicista, che condizionerà fortemente tutto il movimento musicale romantico:
nel XIX secolo i musicisti non sono più al servizio di un prelato o di un nobile, ma
diventano a tutti gli effetti dei liberi borghesi, impresari di loro stessi, al servizio
solo dell’arte. Questa nuova condizione, così come era stato per Mozart, porterà i
musicisti a godere di grande autonomia artistica, valorizzando la loro capacità
innovativa, ma renderà difficile la loro collocazione sociale, esponendo molti di
loro, specie i più innovatori, alla povertà, in alcuni casi alla miseria e alla morte
precoce.

- crisi comunicativa
non più al servizio di un signore o di un prelato, il compositore smette di essere
un artigiano intento a costruire la musica per delle ricorrenze sociali, sulla base di
consuetudini affermate e di un linguaggio condiviso; ora diventa un Artista che
serve liberamente l’Arte (tutto con la A maiuscola)! Questo lo porta a vivere
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pienamente la musica come ricerca interiore: ora può dedicarsi a sperimentare ed


innovare i linguaggi musicali, in base solo ai dettami del proprio spirito, finendo
spesso per essere più “avanti” del proprio tempo. La musica non esprime così più
una condizione comune, ma diventa sempre più espressione delle profondità
dell’animo e del sentimento del suo autore, e questo apre il problema di una
difficile condivisione sociale del suo linguaggio.

- crisi della psiche e dello spirito del musicista


Abbiamo visto il caso di Mozart; ma lo stesso Ludwig van Beethoven ha vissuto
alcune fasi della sua vita in grande povertà e solitudine, vittima di un evidente
squilibrio psichico: a partire dal famoso Testamento di Heiligendstad, questa sua
solitudine prende addirittura la forma cosciente di una sempre più radicale
misantropia, che procede parallelamente alla sua sordità isolandolo sempre più
dal mondo circostante, fino alla sua morte. Sperimentatori incompresi, spesso
senza soldi, nella miseria più nera, e per questo isolati ed abbandonati dalla
gente, diversi grandi musicisti del Romanticismo si rivelano essere persone fragili
ed esposte, che soffrono particolarmente la povertà e l’isolamento che ne
consegue, “sentono troppo” la loro missione, e rimangono vittime della loro
estrema sensibilità, andando in confusione mentale, fino a rasentare o
oltrepassare i confini della malattia mentale. Vessati da solitudine e miseria,
spesso senza la possibilità economica di curarsi adeguatamente, alcuni grandi
musicisti romantici muoiono molto giovani, in miseria, per malattie malcurate
unite a disordini mentali, come già era successo a Mozart. E vi è anche chi, come
Robert Schumann e (forse) Peter Ilic Ciakovskij, perdono la vita addirittura
attraverso l’atto disperato del suicidio.

- crisi dell’Occidente
Possiamo dire che, in qualche modo, dalla fine del XVIII secolo alla fine del XIX, i
musicisti “sentono” e fanno propria la crisi profonda vissuta in quegli anni dalla
civiltà occidentale che, in seguito agli sconvolgimenti sociali introdotti prima dalla
Rivoluzione Francese e poi, ancor di più, dalla Rivoluzione Industriale, vede il
mondo trasformarsi in modo velocissimo e vertiginoso, mentre si sgretolano i
millenari punti di riferimento spirituali della civiltà contadina e pastorale.
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Musicisti preromantici

Come si è detto, iniziatori e precursori del Romanticismo sono i due massimi


esponenti del Classicismo Viennese: Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) e
Ludwig van Beethoven (1770-1827). Nella loro produzione musicale si affermano le
forme chiare e simmetriche del Classicismo, che celebra come valore assoluto e
rivoluzionario la Ragione degli Illuministi, ma allo stesso tempo, in molte loro opere,
già si assiste ad una destrutturazione anche profonda di queste forme, da cui
emerge con impeto la forza espressiva del Sentimento. Possiamo dire quindi che la
loro musica, anche se è l’espressione massima del Classicismo, è anche in gran parte
preromantica, e d’altra parte il movimento poetico dello Sturm und Drang, che
precorre in Germania il Romanticismo letterario, si sviluppa tra il 1765 e il 1785.
Elementi evidenti di preromanticismo sono presenti anche nella musica del terzo dei
grandi classici viennesi, Joseph Haydn (1732-1809), e di altri importanti compositori,
come ad esempio i tedeschi Carl Maria von Weber (1786-1826) e Giacomo
Meyerbeer (1791-1864) e gli italiani Gioacchino Rossini (1792-1868) e Niccolò
Paganini (1782-1840). Mentre i due tedeschi citati e Gioacchino Rossini – autore del
“Barbiere di Siviglia” e del “Guglielmo Tell” - sono stati molto attivi soprattutto in
campo operistico, Paganini era invece legato alla musica strumentale per violino,
strumento in cui eccelleva per virtuosismo, sia come compositore sia come
esecutore, a tal punto che, per la sua straordinaria bravura, fu accusato di aver
stretto un patto con il diavolo: i suoi “Capricci” per violino solo rappresentano il
massimo grado di virtuosismo puro mai espresso per questo strumento.

La terra dello “Sturm un drang”

Il Romanticismo musicale nasce e si radica profondamente in Germania, lì dove è


nato anche come movimento letterario, nella terra dello “Sturm und drang” e del
grande scrittore Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832).
Tra i suoi iniziatori ricordiamo:
- Robert Schumann (1810-1856) compositore innovatore e paladino del nuovo
Romanticismo musicale, ha saputo dare voce alle complesse profondità
emozionali dell’animo umano, che lui amava descrivere sintetizzandole nelle
figure estreme ed antitetiche di Eusebio e Florestano, il primo malinconico e
meditativo, il secondo impetuoso ed appassionato: in alcune sue opere, a
seconda del carattere del brano composto si firmava con l’uno o l’altro
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pseudonimo. Schumann sentiva molto il contrasto di ideologie musicali che si


viveva al suo tempo tra le istanze conservatrici classiciste e il nuovo impeto
del Romanticismo, che lui paragonava alla lotta biblica tra i Filistei e Davide: in
questo senso Eusebio e Florestano non erano altro che due personaggi
impegnati in questa lotta, e facevano entrambi parte di quella che definiva
come la schiera di Davide. Purtroppo, la sua mente era messa a dura prova
dalla continua tempesta di sentimenti contrastanti che viveva con grande
impeto emotivo dentro il proprio animo, fino a rasentare la schizofrenia:
troverà la morte in seguito ad un tentativo fallito di suicidio. Meravigliose
sono in particolare le sue composizioni pianistiche, contorte e complesse,
molto difficili da suonare, eppure frutto di una fantasia musicale straordinaria
che, in unione con un’attitudine incessante allo studio del pianismo, gli
consentì di esprimere sentimenti e visioni attraverso la reinvenzione continua
della tecnica pianistica: ricordiamo in questo senso il Carnaval, gli Studi
Sinfonici e la Kreisleriana, forse il suo capolavoro assoluto.
- Felix Mendelssohn B. (1908-1847), tedesco di famiglia ebraica ma cristiano di
religione, musicista romantico ma allo stesso tempo conservatore e legato al
grande passato della musica germanica, è stato molto importante sia per le
sue composizioni - tra cui ricordiamo le “Romanze senza parole” per
pianoforte, e, in ambito orchestrale, la IV sinfonia detta “Italiana” “Sogno di
una notte di mezza estate” (musiche di scena per l’allestimento dell’omonima
opera teatrale di William Shakespeare) – sia per avere avviato la riscoperta
della musica di Johann Sebastian Bach, a quel tempo caduta in oblio,
dirigendone nel 1829 la “Passione secondo Matteo”, che non era mai stata più
eseguita dopo la morte dell’autore.

Il candore romantico dell’Austria

Forse è per l’eredità del grande Mozart, che componeva con una semplicità ed un
candore che sembrava ispirato direttamente dagli angeli, ma la prima parte del
Romanticismo musicale in Austria si caratterizzata proprio per il candore romantico
e la spontaneità di ispirazione dei suoi maggiori esponenti:
- Franz Schubert (1797-1826) è uno dei musicisti romantici dalla vena melodica
più ispirata, capace di costruire melodie di una bellezza pura ed inarrivabile,
come ad esempio la celebre “Ave Maria” e la “Serenata”, entrambe esempi
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della forma del lied, in cui Schubert eccelse, scrivendone oltre seicento. Morto
giovanissimo a soli 31 anni, a causa della sifilide, ha lasciato capolavori anche
nel campo pianistico e in quello sinfonico, tra cui ricordiamo la celebre VIII
sinfonia, detta “Incompiuta”.
- Johann Strauss (1825-1889), è il popolare re del valzer - danza che in quegli
anni viene portata alla sua massima espressione alla corte dell’Impero Austro-
Ungarico - l’autore, tra l’altro, del celebre “Danubio blu” e della “Marcia di
Radetszki”; quasi uno da hit parade, se fosse esistita a quel tempo.

La Parigi romantica e cosmopolita

Anche nei salotti cosmopoliti dell’alta società parigina prende molto presto vita il
Romanticismo musicale, con l’affermazione di grandi compositori come:
- Hector Berlioz (1803-1869) e Camille Saint Saens (1835-1921) – di cui
ricordiamo il “Carnevale degli animali” e la “Danza macabra” – entrambi
francesi.
- l’ungherese Ferenc Liszt e il polacco Fryderik Chopin, entrambi legati
fortemente al pianoforte e uniti tra loro da una forte amicizia:
Ferenc Liszt (1811-1886) autore di celebri brani pianistici come le “Rapsodie
Ungheresi”, “Mephisto Valzer” e il “Sogno” - valorizza il pianoforte in senso
più virtuosistico e spettacolare rispetto a Chopin, cosa che gli valse un grande
successo popolare; inoltre non rimane legato solo al pianoforte, ma
approfondisce anche la composizione per orchestra, con una apertura
significativa anche alla musica sacra, legata tra l’altro ad una forte vocazione
religiosa che si evidenzierà nella seconda parte della sua vita.
Frederyk Chopin (1810-1849), invece, ha un legame col pianoforte meno
spettacolare, ma più radicale, profondo, interiore: capolavori come le
Polacche, i Notturni, gli Studi, i Valzer, le Mazurke, e soprattutto i Preludi, le
quattro Ballate e le due Sonate, evidenziano infatti come il musicista polacco
componesse in totale simbiosi con il proprio strumento, utilizzato in alcuni
casi per esplorare le profondità più nascoste e impalpabili dell’animo mano,
non senza intuizioni armoniche molto in anticipo con i tempi, che guardano in
alcuni casi addirittura all’atonalità. In tutta la sua vita Chopin comporrà
unicamente musica per pianoforte solo, con pochissime eccezioni, tra cui lo
splendido Concerto n°1 per pianoforte ed orchestra, opera composta a soli 18
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anni e dedicata ad un amore giovanile. Nella maturità anche il tormentato


amore per la scrittrice e drammaturga francese George Sand (1804-1876) sarà
fonte di ispirazione, specialmente nel momento della separazione, così come
sarà fonte di ispirazione l’amore per la patria lontana, la Polonia. Muore a soli
trentanove anni di tubercolosi, ma secondo molti biografi la mancanza di soldi
per curarsi adeguatamente avrà un ruolo determinante nella sua prematura
scomparsa.
- gli operisti italiani; sulla scia di Gioacchino Rossini, che soggiornò negli ultimi
dieci anni di vita nella capitale francese, operano a Parigi anche due
compositori romantici italiani, entrambi specializzati nel canto lirico:
Gaetano Donizetti (1797-1848), autore di celebri opere liriche come “L’elisir
d’amore” e la “Lucia di Lammermor”, morto folle a causa della sifilide;
Vincenzo Bellini (1801-1835), noto soprattutto per le opere liriche “La
sonnambula”, “I Puritani” e la “Norma”, con la famosa aria “Casta diva”, il
quale entrò in contatto con Fryderik Chopin, di cui subì fortemente l’influsso,
ma morì a soli 34 anni a causa di un’infezione intestinale.

L’Amor di Patria

Nella musica romantica si celebra il Sentimento con la “S” maiuscola: non si tratta di
un sentimentalismo individuale limitato a piccoli orizzonti o di una emotività fine a
se stessa, bensì di quei grandi e nobili sentimenti che possono unire gli esseri umani
e i popoli, e trasformare il mondo. Si tratta quindi di un “Sentimento” grande ed
eroico, in cui si risente ancora di quello slancio borghese a voler cambiare il mondo
che nel secolo precedente aveva caratterizzato la Rivoluzione Francese.
Parliamo quindi soprattutto di Amore e Patriottismo. In un periodo storico in cui la
letteratura scopre l’Amore come tema privilegiato, nell’Europa rinata dopo il
Congresso di Vienna viene ripudiato con forza l’universalismo illuminista e si
riscopre il sentimento nazionale, l’amor di Patria.
Questo avviene mentre si combattono guerre per la costituzione degli stati
nazionali, come in Italia. Alcuni grandi compositori si ritrovano a seguire in tempo
reale, con le loro composizioni, le vicende drammatiche vissute, sul piano politico e
militare, dalla loro patria: è il caso per esempio del pianista polacco Fryderik Chopin
e dell’operista italiano Giuseppe Verdi (1813-1901), di cui ricordiamo opere liriche
come “Rigoletto”, “La traviata” e “Il trovatore”, che costituiscono la cosiddetta
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“Trilogia popolare”), “Aida”, “Nabucco”, “Ernani”, “Macbeth”, “I Vespri siciliani”, “La


forza del destino”, “Un ballo in maschera”, “Otello”, “Falstaff”, ma anche opere
sacre come il “Requiem”. Giuseppe Verdi opera nel nord Italia, che al tempo era
sotto il dominio austriaco, e scrive spesso opere liriche in cui si può leggere,
trasposto ad altri popoli ed altre epoche, il sentimento patriottico degli Italiani e la
loro rivendicazione indipendentista: ad esempio il celebre coro “Va pensiero”, nel
contesto dell’opera “Nabucco” in cui compare, è riferito agli Ebrei che, al tempo
della deportazione in Mesopotamia, pensano con dolore alla loro patria perduta, ma
in realtà esprime in modo evidente il dolore del popolo italiano per la dominazione
austriaca e la mancanza di uno stato nazionale. Questo modo di raccontare in modo
mascherato le istanze patriottiche consentiva di aggirare la censura di regime, in un
periodo in cui la propaganda nazionalista ed indipendentista nell’Italia del nord era
vietata e duramente repressa dalle autorità austriache. Così Giuseppe Verdi diventa
un personaggio simbolo del patriottismo italiano del tempo: sui muri si trova spesso
scritto «Viva Verdi!», intendendo il suo nome come acronimo di Vittorio Emanuele
Re Di Italia!

Le scuole nazionali

In relazione alla valorizzazione dell’Amor di Patria, questo è anche il periodo in cui


nelle periferie d’Europa – paesi slavi, penisola scandinava, penisola iberica - si
sviluppano le cosiddette scuole nazionali, con cui i musicisti locali cercano di
svincolarsi dall’egemonia musicale esercitata ormai da secoli da Italia, Germania e
Francia: nel tentativo di dar vita ad una musica nazionale originale, in questi paesi i
compositori guardano soprattutto al folklore locale, come elemento d’identità, o
descrivono le suggestioni della loro terra attraverso la forma del poema sinfonico.

Tra tutte le scuole nazionali la prima cronologicamente ed anche la più importante è


sicuramente la scuola nazionale russa, iniziata da Michail Glinka (1804-1857) e
sviluppata dal famoso “Gruppo dei Cinque”, il cui programma era quello di guardare
al folklore russo e al popolo russo per dar vita ad un linguaggio musicale che fosse il
più possibile autonomo dall’influenza egemonizzante della musica occidentale. Nel
Gruppo dei Cinque emergono le figure di:
- Aleksandr Borodin (1833-1887), chimico per professione e musicista per diletto, di
lui ricordiamo l’opera lirica “Il principe Igor” e il meraviglioso poema sinfonico
“Camminando per le steppe dell’Asia centrale”;
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- Nikolaj Rimskij Korsakov (1844-1908), di cui ricordiamo la suite sinfonica


“Shahrazaad”;
- Modest Moussorgskij (1839-1881), il più geniale, innovatore e al tempo stesso
incompreso dei Cinque, l’unico che riuscì pienamente nel proposito di realizzare un
linguaggio musicale veramente autonomo dalla musica occidentale, sulla base del
folklore russo, tanto che in lui viene superato lo stesso Romanticismo e si
prefigurano idee armoniche e melodiche che verranno sviluppate solo nel secolo
successivo. Di Modest Moussorgskij ricordiamo l’opera lirica “Boriz Godunov”
(basata sul dramma di Aleksandr Puskin), il poema sinfonico “Una notte sul Monte
Calvo” e l’opera per pianoforte i “Quadri da un’esposizione” (poi orchestrata dal
francese Maurice Ravel).
La scuola nazionale russa trova però la sua massima espressione nella musica
appassionata e viscerale tardoromantica del grande Peter Ilic Ciaikoskvij (1840-
1893). In contrasto con il “Gruppo dei Cinque”, in quanto dichiaratamente devoto ai
grandi autori della musica occidentale, è stato però al tempo stesso un musicista
profondamente russo, legato visceralmente al folklore musicale della sua terra.
Purtroppo, è stata anche una persona molto sofferente, sia per la sua sensibilità
emotiva estrema, che si esalta nell’ispirazione intensa ed appassionata della sua
musica, sia per alcune drammatiche vicende personali, tra cui l’isolamento sociale
causato dalla sua omosessualità. Riguardo alla sua morte ci sono alcuni biografi che
asseriscono sia stata volontaria, anche se io non lo credo assolutamente. È stato
autore di diverse opere liriche, di tre celebri balletti legati al mondo delle fiabe - “Lo
schiaccianoci”, “La bella addormentata” e “Il lago dei cigni” - e di opere sinfoniche
meravigliose, come i tre concerti per pianoforte e orchestra, il concerto per violino e
orchestra, le sei sinfonie, tra cui, soprattutto, il suo capolavoro, la sublime VI
sinfonia, detta “La Patetica”, suo testamento spirituale, che si può forse considerare
l’opera conclusiva di tutto il Romanticismo.

Le scuole nazionali producono ovunque compositori importanti ed originali, ma si


sviluppano per lo più con uno scarto temporale di diversi decenni di ritardo rispetto
al primo Romanticismo; sono in questi casi espressione soprattutto di un
Romanticismo tardo, e nel loro sviluppo arrivano in alcuni casi a proiettarsi verso le
correnti successive al Romanticismo stesso, protraendosi ben dentro il XX secolo.
È il caso della Moravia con Leos Janacek (1854-1928), della Boemia con Bedrich
Smetana (1824-1884) e Antonin Dvorak (1841-1904), della Norvegia con Edvard
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Grieg (1843-1907), della Finlandia con Jean Sibelius (1865-1957), della Spagna con
Isaac Albeniz (1860-1909) e Enrique Granados (1867-1909), a cui succederanno, ben
oltre i confini del Romanticismo, musicisti come Manuel De Falla (1876-1947) e
Joaquin Turina (1882-1949).

Il tardo Romanticismo

Se inizialmente la musica romantica celebra i Sentimenti con la “S” maiuscola, quelli


legati a grandi e nobili ideali, in grado di unire i popoli e trasformare il mondo, con il
passare dei decenni e con la progressiva destrutturazione del linguaggio musicale, la
fiducia nell’autenticità di questi grandi Sentimenti collettivi viene progressivamente
a decadere.
Si sviluppano allora nella seconda metà del XIX secolo, in seno al Romanticismo
musicale, due tendenze opposte e complementari:
1) da un lato la retorica dei grandi Sentimenti si amplifica e si espande
ulteriormente, andando oltre il verosimile, proiettandosi in una prospettiva
visionaria e immaginifica, in cui le emozioni si esasperano e si tendono fino
quasi a scoppiare; possiamo definire questa tendenza come un processo di
amplificazione immaginifica della retorica dei sentimenti;
2) dall'altro lato si abbandona la retorica dei grandi Sentimenti, e si inizia a
scavare sempre più in profondità nell’animo umano, in un percorso
introspettivo alla ricerca di sentimenti sempre più veri ed intimi che porta
direttamente alle reminiscenze emozionali di quello spazio liminare della
coscienza che solo diversi anni dopo, attraverso la psicologia di Sigmund
Freud (1856-1939), sarà studiato approfonditamente come inconscio;
possiamo definire questa seconda tendenza come un processo di
“sprofondamento” nell’emozionalità più intima e segreta.
Entrambe queste antitetiche e complementari tendenze caratterizzano quel “tardo
Romanticismo” che in qualche modo si avvicina ad una sorta di Decadentismo.
I maggiori esponenti delle due tendenze sono, rispettivamente, i tedeschi Richard
Wagner e Johannes Brahms, entrambi, nella loro profonda diversità e nella loro
complementarità, due veri e propri “giganti” della musica tardo romantica.

Richard Wagner (1813-1883)


Non solo compositore di musica, ma anche drammaturgo delle proprie opere,
poeta, saggista, attivista politico, Richard Wagner è una delle personalità più
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discusse e controverse di sempre. Il suo merito fondamentale è stato quello di aver


riformato il teatro musicale, sostituendo l’opera lirica con il dramma totale, in cui,
ispirandosi alla tragedia greca, tutte le arti si riuniscono in un unico evento, vissuto
non come spettacolo ma come rito.
Musicalmente Wagner appartiene alla prima delle due tendenze del tardo
Romanticismo: amplifica a dismisura l’emotività attraverso un continuo ed
esasperato cromatismo, il passaggio continuo da una tonalità ad un'altra nel corso
della stessa frase musicale, la rottura dell’unità formale della melodia, che si
trasforma nella forma aperta della “melodia infinita”, l’adozione ed il
perfezionamento della tecnica del “leit lotiv”, ovvero l’utilizzo di temi musicali
ricorrenti legati a determinati personaggi e situazioni, l’enorme ampliamento
dell’organico orchestrale, che raggiunge proporzione mai viste prime, il
prolungamento oltre ogni limite del buon senso della durata delle sue opere, fino ad
arrivare alle dimensioni parossistiche della Tetralogia de “L’anello del Nibelungo”,
che dura circa 16 ore!
Wagner ha scritto le proprie drammaturgie ispirandosi all’epica nordica, attingendo
in un primo momento alla mitologia pagana scandinava e germanica, e in seguito ai
poemi cavallereschi medioevali legati al ciclo epico arturiano, di matrice cristiana:
questo mutamento dalle mitologie pagane a quelle cristiane corrisponde al
mutamento di visione dello stesso Wagner, che, nel corso della sua vita, dall’iniziale
ateismo ed estremismo politico, è passato al misticismo cristiano luterano. In alcune
sue opere, poi, si trova anche il segno esplicito della sua adesione ai sistemi filosofici
di Ludwig Feuerbach (1804-1872) e, soprattutto, di Friedrich Nietzsche (1844-1900),
al quale lo legherà per sette anni un forte sodalizio di amicizia e visioni estetiche,
che trova riscontro nel “Sigfriedo”, ispirato direttamente alla teoria nietzschiana del
superuomo: Nietzsche stesso loderà Wagner nel suo libro “La nascita della tragedia”
ma poi, dopo pochi anni, muterà improvvisamente opinione, scrivendo contro di lui
due saggi (“Il caso Wagner” e “Nietzsche contra Wagner”) in cui lo accusa
duramente di decadentismo e di antisemitismo.
La vita di Wagner è stata molto movimentata e avventurosa, segnata dalla sua
estrema irrequietezza amorosa e politica, e dalle reazioni ambivalenti che il mondo
ha riservato alla sua musica: nel 1948 deve scappare da Dresda per aver partecipato
attivamente all’insurrezione cittadina insieme al leader anarchico Michail Bakunin
(1814-1876), perdendo così il posto da direttore dell’orchestra cittadina e iniziando
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a mettere in crisi il proprio matrimonio; da allora sarà sempre in fuga da una nazione
europea all’altra, in fuga per esili e condanne dovute all’attività politica o ai debiti, in
fuga dai mariti gelosi a cui ha rubato la donna, alla ricerca continua di mecenati
disposti a donargli soldi che puntualmente dilapida in lussi sfrenati o nei numerosi
fallimenti di pubblico e critica dei suoi drammi musicali. Solo negli ultimi anni di vita
riesce a trovare un po’ di equilibrio grazie al sostegno del visionario Principe di
Baviera Ludwig, il quale renderà possibile la visione wagneriana attraverso la
realizzazione del Teatro di Bayreuth, dove ancora oggi si rappresentano solo i suoi
drammi musicali in una dimensione di immersione totale dello spettatore. Wagner
stesso ha indicato quali sono i suoi dieci drammi musicali degni di essere
rappresentati a Bayreuth: “L’olandese volante”, “Tannhauser”, “Lohengrin”, la
tetralogia de “L’anello del Nibelungo” (formato da “L’oro del Reno”, “La Valchiria”,
“Sigfrido” e “Il crepuscolo degli dei”), “Tristano ed Isotta”, “I maestri cantori di
Norimberga”, “Parsifal”.

Johannes Brahms (1833-1897)


Totalmente antitetica alla figura di Wagner è quella di Johannes Brahms, che ha
espresso nella sua musica un’emotività intima e sotterranea, profondamente
ispirata, guardando più alle strutture classiche del passato che all’innovazione,
anche se poi è stato profondamente innovatore per la sua capacità di elaborare
queste forme in modo nuovo e geniale, aprendole ad una sensibilità tardo
romantica estrema nella sua dolcezza e nella sua capacità evocativa. In questo senso
Brahms ha saputo utilizzare e gestire le grandi forme classiche e il contrappunto,
consegnandole con maestria ed ispirazione al candore ed alla spontaneità melodica
della tradizione musicale austriaca ed ungherese, sia colta sia popolare.
La vita di Johannes Brahms si è sviluppata con grande semplicità e modestia: non si è
mai sposato, ha sempre lavorato umilmente con la musica, fin da bambino,
suonando inizialmente il pianoforte nei locali, poi insegnando, dirigendo cori,
facendo qualche concerto come pianista, e ha composto soprattutto in tarda età,
più che altro musica strumentale e da camera, mai opere liriche.
L’unico sussulto della sua vita è stata la devozione da lui osservata per il suo maestro
Robert Schumann, che ha seguito fin sul letto di morte, devozione che, dopo la
morte del maestro, si è riversata interamente sulla moglie Clara Schumann (1819-
1986), anche lei musicista e compositrice, di cui Brahms è stato sempre
profondamente innamorato pur non valicando mai il limite sacro dell’amicizia.
14
MUSICA – IL ROMANTICISMO – di Daniele Mutino

Le sue opere sono tutte meravigliose, le più famose sono la III Sinfonia, i due
concerti per pianoforte ed orchestra, le danze ungheresi, la musica da camera tutta,
tra le opere per pianoforte le Variazioni su un tema di Paganini, le Variazioni su un
tema di Haendel, e i meravigliosi tre intermezzi op.117.

Altri autori di rilievo che hanno portato avanti l’estetica della musica tardo
romantica e che ricordiamo qui sono l’austriaco Antonin Bruckner (1814-1876),
Gustav Mahler (1860-1911), boemo di nascita, austriaco d’adozione ed ebreo di
famiglia, che ha portato il sistema tonale fino al suo punto limite di dissoluzione, di
cui ricordiamo soprattutto le bellissime dieci sinfonie, e il russo Sergej Vasilevic
Rachmaninov (1873-1943), che con grande ispirazione e forza espressiva ha
composto musica estremamente romantica ed emozionale in anni in cui il
Romanticismo come movimento musicale era ormai ampiamente terminato,
spaziando dall’esasperazione più estrema della retorica sentimentale, fino
all’intimismo più segreto e visionario; di lui si ricorda soprattutto il celebre III
Concerto per pianoforte ed orchestra.

Segue scheda con ASCOLTI

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