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PER UN’IDEA DI CITTÀ RACCOGLIE GLI STUDI SULL’ANALISI URBANA E LA CITTÀ SVILUPPATI A VENEZIA DAL INDICE

GRUPPO ARCHITETTURA.
▪ Costantino Dardi – All’ombra della Main Ouverte

A Cavallo degli anni 70 alcuni docenti dell’istituto universitario di Architettura di Venezia hanno dato vita a ricercheparallele sul tema ▪ Gianugo Polesello – Note per una architettura tematica
dell’analisi urbana. Con tale esperienza è nato il “Gruppo Architettura”, che ha sviluppato alcune delle questioni già indagate da
Giuseppe Samonà sull’ “unità architettura-urbanistica”. ▪ Luciano Semerani – Dieci anni dopo
I saggi qui raccontati rappresentano alcuni punti fondamentali di quella ricerca. L’analisi urbana come strumento di studio dei
“fenomeni urbani”, dell’architettura e di due casi-studio: le città di Edimburgo e Londra (Aymonino), il “ruolo” che l’architettura ▪ Carlo Aymonino – Architettura come fenomeno urbano
svolge nella città (Dardi), uno studio di analisi urbana applicato alla città di Vienna (Fabbri), l’esperienza “operativa” realizzata a
Pesaro (Panella), la ricerca progettuale sull’area veneta e la ricerca teorica e la sperimentazione concreta (Semerani).
Tre saggi introduttivi di Dardi, Polesello e Semerani rileggono criticamente l’esperienza del “Gruppo” alla luce degli attuali sviluppi - Rapporti urbani e modi d’uso dell’architettura
sugli studi urbani, e delineano la necessità di nuovi impulsi di ricerca. Il libro è un fondamentale contributo alla comprensione di quel
vasto fenomeno di esperienze che hanno dato origine alla cosidetta “Scuola di Venezia”. ▪ Guido Canella – Un ruolo per l’architettura
In questa collana si affronta il dibattito teorico in architettura attraverso l’esame di importanti questioni, temi o idee finora poco
documentati o emersi recentemente all’attenzione di architetti e studiosi. La convinzione è che ci sia ancora ampio spazio da esplorare ▪ Costantino Dardi – La nuova architettura e la vecchia città
per la cultura architettonica, sia all’interno del proprio specifico disciplinare, sia nel rapporto con quanto sta avvenendo nell’analisi
sociale, nelle discipline filosofiche e nella critica. ▪ Gianni Fabbri - Ruolo dell’abitazione nella formazione della città del XIX secolo
Senza perdere di vista la <necessità del disegno> e la <verifica della costruzione> come coordinate indispensabili per ogni discorso
sull’architettura, si sente tuttavia l’esigenza di non escludere quella parte importante dell’esperienza disciplinare che è il dibattito ▪ Raffaele Panella - L’ottica di un’urbanistica operativa
teorico, così si affrontano temi significativi anche carenti di documentazioni e analisi.
▪ Gianugo Polesello – L’architettura e la progettazione della città e nella città
Costantino Dardi riconoscimento degli “invarianti”, degli “intraducibili”, dei “fatti”, il che significa proporre una disuguaglianza tra tutti gli
All’ombra della Main Ouverte elementi del quadro e proporre una griglia generale di riferimento fatta di “vie principali e vie secondarie”; significa anche
Costantino Dardi, come Semerani e Polesello, con la partecipazione anche di Guido Canella, che anni prima aveva fatto la spola con compiere un’operazione gnoseologica come riconoscimento sul quale fondare le trasformazioni urbane attraverso operazioni
Gae Aulenti, tra Milano e Venezia (fu suo assistente), hanno partecipato ai corsi di Samonà che rappresentano l’esperienza culturale di progetto,
più stimolante e didatticamente più fertile della Scuola di Venezia. Il gruppo Architettura non praticò o propugnò messaggi politico- Sulla prima questione Samonà scrive molto e si sofferma sulla questione del “Piano” in quanto questione strategica sulla quale non
ideologici, piuttosto era ancora operante la lezione del seminario olivettiano di Arezzo ove Aldo Rossi e Paolo Ceccarelli, giovani compaiono solo variabili morfologiche, tipologiche, localizzative, ma anche variabili temporali legate alle ragioni tecniche ed
assistenti ai corsi, avevano animato una robusta fronda contro una concezione tradizionale dell’impegno politico, impersonata da una economiche attraverso un linguaggio funzionale alle ragioni generali e specifiche del “Piano” stesso.
parte del gruppo docente (Detti e De Carlo) e da un’area romana di gravitazione socialista (Tafuri e Teodori). Al pari di qualsiasi altro Non esiste un’autonomia totale di ognuna, si tratta di una compresenza di linguaggi disponibili che trascinano non solo segni e
tecnico, il lavoro dell’architetto non è valido o meno in relazione all’orientamento politico praticato, ma in base alla sua qualità notazioni che sono di un linguaggio e restano di un linguaggio; ma che immersi in un “discorso” diventano significanti diversamente o
culturale e al suo rigore scientifico. aggiuntivamente.
Il Gruppo Architettura praticava invece sistematicamente l’analisi, scomponendo la città nei suoi elementi costituitivi, studiandone gli Il riferimento al progetto di Padova di Samonà serve, più di altre considerazioni e osservazioni, a spiegare una parte del lavoro del
elementi, istituendone le leggi e ipotizzando una trasformazione, svelano così, i loro caratteri primari di invarianza e stabilità, Gruppo di Architettura, ovvero lavoro come progettazione agente sull’universo urbano, a partire dalla conoscenza analitica di
permanenza e variabilità. In sintesi, il progetto, era un obiettivo continuamente riproposto, ma irraggiungibile, all’orizzonte. quell’universo, ma con la necessità cosciente di utilizzazione delle tecniche più <economiche>, di <minimo lavoro>, di conoscenza e
È assai scarno il contributo del Movimento Moderno alla formulazione di un’ordinata trattatistica in materia di composizione urbana. di intervento.
Dopo il libretto di Camille Sitte e il suo sforzo accurato di disegnare i luoghi della città antica e di trascriverli entro la città moderna,
solo il Le Corbusier di Urbanisme affronta questo tema. Nonostante il forte coinvolgimento urbano che emerge dalle analisi e dalle tesi Luciano Semerani
elaborate dal Gruppo Architettura, nessun principio teorico, nessuna elaborazione trattatistica, nessun contributo specifico in materia di Dieci anni dopo
trasformazione e costruzione della città è stato prodotto. È indiscutibile però che non rinunciano a discutere dell’immagine Secondo Semerani il Gruppo Architettura ha assolto sicuramente almeno uno dei compiti che si era proposto, ovvero coniugare con la
dell’architettura. vita delle Istituzioni (l’Università, l’Ente Locale) alcune idee sull’architettura delle città proprie ad un gruppo ristretto e minoritario di
Lo strumento compositivo utilizzato è la geometria, ovvero il mezzo che si siamo creati per percepire le cose intorno a noi e per intellettuali di sinistra, in un impegno di pensiero, lavoro teorico e pratico interpersonale.
esprimerci. La geometria è il nostro principio fondamentale. Dà anche forma ai simboli che rappresentano la perfezione, il divino. E Dopo il 68, nella scuola di Venezia avviene una rifondazione (non solo gestionale) della Facoltà, ed è anche certo che con l’11 ottobre
ci procura le sottili soddisfazioni della matematica. (…) La retta è ladirettrice ideale del traffico; è il toccasana, diciamo, di una città 1974, con la consegna del Comune di Pesaro del Piano Particolareggiato per il suo Centro Storico si chiude il ciclo di un’esperienza
dinamica e animata. La curva è faticosa, pericolosa, funesta, ha un vero effetto paralizzante. La retta figura in tutta la storia collettiva costituito da Aymonino, Fabbri, Panella e Polesello. Mauro Lena ha però di fatto sostituito nel gruppo Nino Dardi, che
dell’umanità. Figura in ogni progetto, in ogni realizzazione dell’uomo. Tortuosa è la strada dell’asino, diritta quella dell’uomo. inizialmente ne faceva parte.
Nel suo scritto Architettura come fenomeno urbano Carlo Aymonino è cosciente che l’apparato gnoseologico e lo sforzo metodologico L’ottica del Gruppo finirà all’estero per l’essere confusa nel più vasto e abominevole panorama italiano dei cultori del recupero urbano
impostato con le tesi va verificato con il metro della qualità architettonica: <il giudizio finale o il risultato conclusivo spettano sempre e anche Tafuri e Dal Co trascurano di precisare le differenze di fondo che contrappongono al Piano per Bologna il Piano per Pesaro in
ai progetti e alle realizzazioni di architettura, che possono confermare o negare le ipotesi iniziali> Anzi egli afferma, con un ulteriore quanto è poco chiaro l’uso che noi facciamo del termine complesso “centro-città” al posto del consueto “centro storico”.
colpo d’acceleratore impresso al ragionamento, che il mutare del rapporto di differenziazione delle varie parti costituenti una città Giuseppe Samonà negli anni 66-67-68 esplicita l’esigenza di riflettere sull’essenza dei procedimenti formali e figurativi e insieme ai
determina <l’individuazione di una città dall’altra e la sua possibile assunzione a <opera d’arte>. suoi allievi (Dardi, Polesello, Semerani), affrontano il tema contrapponendosi alle idee di Aymonino e Rossi. Da alcune letture
Ad assumere notevole influenza è la cultura appartenente alla città dell’Ottocento che ha consacrato un ruolo e un rapporto tra le sue Kantiane ed Hegeliane, Samonà ricava che l’essenza delle cose e l’intenzionalità delle immagini è prodotta da una scelta deliberata,
parti, concentrando emergenza formale e rappresentazioni istituzionale sugli edifici progettati per accogliere le grandi attrezzature l’idea, un giudizio. L’incontro con l’essenza delle cose non è il ricavo di una sommatoria delle forme oggettive. L’idea può essere
urbane e infrastrutture sociali. Un numero disceto di tali edifici, strategicamente dislocato ed economicamente distribuito sulla grande espressa anche con sole parole.
scacchiera della crescita quantitativa, concorre, a un tempo, a condensare, ospitandoli, interi cicli di attività umane, a caratterizzare le È chiaro dunque che la posizione di Samonà è fortemente influenzata dalla sua piena adesione ai procedimenti compositivi del
singole parti della città e, differenziandole, a renderle riconoscibili. La semplicissima struttura funzionale della città ottocentesca, la Movimento Moderno: “nel linguaggio contemporaneo l’elemento di un’architettura assume una individualità esistenziale, ha un suo
sua unidimensionalità sono prodotto e frutto di un’analiticità scientista di stampo positivista intrecciata ad una componente civile di principio esistenziale solo nel contesto dell’edificio, nella forma globale. La forma dell’edificio nella sua totalità deriva da un principio
derivazione illuminista. La città è un sistema di relazioni elementari e compito primario dell’architettura è quello di operare una di esistenza che riguarda l’intera opera, la sua funzione, la sua tipologia e quindi aderenza tra materiale da involucrare ed involucro in
sovraesposizione di valori denotativi entro la griglia semplice dell’impianto globale (direttrici isotrope dello spazio urbano). sé. L’edificio è sempre più oggetto e respinge ogni promiscuità, ogni integrazione con i distinti dell’ambiente. (…) l’architettura ha
Samonà osservava che L’Architettura come fenomeno urbano è filosoficamente proposizione fragile, poiché non è ammissibile che una sua strutturalità che le impedisce di diventare evanescente. La tipologia è una larva che deve caricarsi di motivazioni
una struttura venga presentata come un fenomeno. Ma ciò implica un dissolvere, in senso lato, l’impianto, un immergere la struttura circostanziate. Anche l’urbanista si carica di segni a monte della tipologia. È necessario superare la tipologia con le forme“
formale in un tessuto di relazioni contestuali ove l’oggetto viene a posarsi. Aymonino scriveva appunto che uno dei caratteri essensiali
dell’architettura come fenomeno urbano è quello di porsi di volta in volta in rapporto a (ad altre architetture esistenti, ad un Carlo Aymonino
determinato paesaggio, a un sistema di infrastrutture, ecc.). Architettura come fenomeno urbano
Il giudizio finale o il risultato conclusivo spettano sempre ai progetti e alle realizzazioni di architettura, che possono confermare o
Gianugo Polesello negare le ipotesi iniziali, ma queste restano necessarie come “delimitazioni del campo” o come assunti per l’operare.
Note per una architettura tematica Per approfondire i condizionamenti e i possibili riflessi della progettazione occorre riesaminare i seguenti argomenti:
Come ci scrive nel 1927 Ludwig Hilberseimer e ci identifica Philip Johnson come International Style, si sono poste alcune questioni • Individuare gli elementi costituitivi (i caratteri) della città moderna e contemporanea (sviluppi vari a seconda della città dal
come necessarie e centrali legate alla storia presente delle grandi città. Questa indicazione secondo Polesello ha il significato della XVIII al XX secolo, nello specifico XIX secolo vi è tuttovia un processo tendente alla omogeneità dei caratteri stessi.)
urgenza di una de-ideologizzazione dell’architettura. • Individuare le variazioni ( permanenze e trasformazioni) e in che misura queste siano determinate da una diversa struttura
La città è stata assunta come luogo di origine e di ritorno per l’esperienza di progettazione architettonica e Hilberseimer elenca i economica-sociale (rapporto capitale-proprietà fondiaria ecc.) e quali strumenti tecnico-legislativi e operativi siano messi a
problemi del suo <funzionamento> nella sua dimensione metropolitana, ossia mostrando la materialità dei fatti interni. Da questa punto nel campo specifico.
premessa da cui il Gruppo Architettura ha fatto molto riferimento si sviluppa un’elencazione di “temi” per l’architettura che • Rintracciare un mutamento nel rapporto tipologia edilizia-morfologia urbana e in che misura sia stato riflesso
acquisiscono il valore di “dominanti” nelle strategie di governo della città. Il termine “dominante” in architettura è stato utilizzato nell’architettura.
anche da Le Corbusier negli anni 30 ma in una logica completamente astratta dove è imponente la riconnessione tra ricerche 1. La prima ipotesi: esaminare se il rapporto monumento-intorno può essere assunto come costante, intendendo tale rapporto
sull’architettura come apparato linguistico-tecnico e ragioni, motivazioni in funzione urbana, in funzione delle operazioni di come parametro architettonico non solo di giudizio sul passato ma di indicazione operativa per il presente, ossia in che misura
trasformazione della città. l’architettura risponda oggi a certe esigenze quantitative e qualitative e sia quindi necessaria rispetto a una “domanda di
L’errore della separazione del Centro Storico delle nostre città dalla città costruita, la funzione delle aree urbane centrali, l’esperienza architettura”.
della ricostruzione europea, la coscienza dei “valori” dell’architettura di antica formazione, la logica che presiedeva a 2. La seconda ipotesi: considerare la città come prodotto architettonico, assumendo anche per i fenomeni urbani un processo di
quell’architettura, la necessità di operare sempre attraverso l’analisi e di costruire talai teorici come strumenti di riferimento per la formalizzazione – indicato sommariamente come processo di necessario al superfluo – che può essere assimilato a quello
progettazione, l’esame dei valori della città e della sua architettura anche in aree esterne ad essa, la possibilità di compiere “traduzioni” architettonico (manufatti).
in architettura di questioni interne ad altri domini scientifici, tutto questo è stato l’insegnamento di Giuseppe Samonà, E soprattutto, la 3. La terza ipotesi: stabilire l’esistenza di una crisi della tipologia, come strumento ordinatore e semplificatore dei fatti urbani.
sua indisponibilità a chiudere entro schemi a-priori la grande questione della città europea e italiana e dei Centri Storici. 4. La quarta ipotesi: verificare la costruzione della città per “pezzi formalmente compiuti” rivendicando alla “dimensione
Temi di studio e di progettazione, dunque, sono stati quelli indicati da Hilberseimer e Le Corbusier, dentro una elaborazione compiuta architettonica” una possibilità di intervento non solo esemplificativa o dimostrativa ma risolutiva (pur accettando il fatto che
nella Scuola di Venezia come Giuseppe Samonà. In particolare, rispetto a due questioni: nessun sistema linguistico può progettare un’intera città).
a) una generale, relativa al rapporto tra le discipline che assumono la città come proprio oggetto: l’Architettura e l’Urbanistica;
b) l’opportunità/necessità, davanti alla complessità delle questioni di ragione gnoseologica e di ragione operativa di procedere
attraverso una disgiunzione degli elementi che compongono il sistema urbano, ossia di procedere ad una verifica, ad un
MONUMENTO E INTORNO CRISI DELLA TIPOLOGIA
Aldo Rossi intende la città <come una architettura di cui rileviamo componenti diverse; esse sono principalmente la residenza e gli Per rispondere all’interrogativo di quale architettura può darsi l’ambizioso obiettivo di affrontare e risolvere i problemi della città
elementi primari… tra gli elementi primari giocano un ruolo particolare i monumenti > e assegna a questi ultimi il ruolo di contemporanea nel suo complesso e quindi realizzare l’ipotesi della città come “tutta architettura” è necessario analizzare se lo
“permanenze” che, in quanto tali, vengono a costituire di fatto la struttura urbana, identificabile proprio attraverso la durata strumento tipologico messo a punto nel corso degli ultimi due secoli, è ancora valido o no.
temporale di alcuni fatti formali. I numerosi contributi ad una definizione della tipologia possono essere raggruppati secondo due classificazioni aventi finalità diverse:
Monumento e intorno, emergenza e tessuto: è necessario capire se l’assumere il rapporto monumento-intorno (o emergenze-tessuto) a. quella per tipi formali – o tipologia “indipendente” – con intenti classificatori ai fini di un metodo critico per l’analisi e la
come fattore costante dei modi di realizzarsi della struttura urbana non ignori il fatto che il rapporto stesso è il risultato di un processo comparazione di fenomeni d’arte
storico e non una categoria valida in sé. Non vi è dubbio infatti che il rapporto di differenziazione delle varie parti costituenti una città, b. e quella per tipi funzionali – o tipologia “applicata” – con intenti conoscitivi ai fini di un’analisi dei fenomeni costituitivi di
rispetto a una loro definizione architettonica, abbia costituito e costituisca ancora l’elemento dialettico fondamentale dello sviluppo di un insieme, indipendenti quindi da un giudizio di valore di tipo estetico.
una città sotto l’aspetto dell’architettura. Infatti, il mutare del rapporto, sia come sostituzione che come sovrapposizione di più epoche E se per il primo caso è valida l’osservazione di Argan che <il raggruppamento tipologico non ha finalità nella valutazione artistica né
determina l’individuazione di una città dall’altra e la sua possibile assunzione a “opera d’arte”. Tre esempi in cui non è riscontrabile nella definizione storica (in quanto) opere di altissimo livello e comuni manufatti di qualsiasi tempo e luogo, possono rientrare in una
l’esistenza del rapporto monumento e intorno: medesima classe di tipologia> nel secondo caso ne è valida solo la prima parte (l’indifferenza rispetto alla valutazione artistica) in
▪ Amsterdam agli inizi del ‘600 (progetto delle infrastrutture: canali artificiali navigabili dove la forma di proprietà-risultato quanto il tempo e il luogo non sono qualsiasi ma determinanti in funzione appunto della tipologia ”applicata” che si intende utilizzare.
edilizio, già stata sperimentata e messa a punto nella città medioevale, comporta la scomparsa di ogni fattore “monumentale” In che misura la tipologia “indipendente” e quella “applicata” tendono a coincidere o a scomparire, se adotto la definizione di Guido
come punto di riferimento dello sviluppo stesso. Canella di “invariante” della morfologia?
▪ Pietroburgo nel ‘700. Mentre in Amsterdam la somma degli apporti parziali, le singole case, si presenta nell’insieme come un
fatto monumentale, nel caso in considerazione abbiamo un processo inverso: è la somma dei vari interventi parziali tutti LA CITTA’ PER PARTI FORMALMENTE COMPIUTE
progettati e risolti architettonicamente in sé e soprattutto in stretta relazione urbana fra loro, che annulli l’altro terminem il Il rapporto tra tipologia edilizia e morfologia urbana cambia sostanzialmente in epoca contemporanea.
“tessuto”, e realizza gran parte della città come “monumento”. Lo studio dei fenomeni urbani rivela come gli strumenti economici, politici e tecnici messi in essere nell’espansione della città
▪ Ad Edimburgo, alla metà del 700, viene realizzata una “nuova città” interamente residenziale per classi ricche con riferimenti contemporanea annullino di fatto l’esigenza di una sua rappresentazione e confinino le nuove architetture a episodi isolati in un
culturali diversi: le Places Royales e Bath (Francia e Inghilterra). In questo caso i “monumenti” sono ridotti al minimo, due contesto che non ha nulla a che fare con esse.
chiese, mentre altre destinazioni pubbliche o sociali, come il Teatro e la sede del Consiglio dei medici sono assorbite entro la In questo senso la città contemporanea di tipo capitalistico non è una contraddizione all’interno di un sistema che, se controllato o
struttura residenziale. Non vi è qui quella compattezza, seppur organizzata con strumenti diversi, di edifici privati “ordinato”. è in grado di risolverne i problemi. L’analisi della struttura urbana mette in luce, infatti, che il sistema ha una legge di
riscontrabile ad Amsterdam né quella quantità di monumenti realizzata in Pietroburgo: tuttavia anche la “nuova città” è sviluppo ferrea ove la contraddizione è rappresentata dalla continua “socializzazione” reale della città e dal contemporaneo
“emergenza” proprio per la sua unità architettonica che pone inoltre il problema dei rapporti tra le varie parti di una città e la accentramento privato delle scelte e delle decisioni. Il che significa rilevare nei modi di crescita della città la permanenza, sempre più
sua forma generale. accentuata, di un centro come luogo unico della “esistenza” di una città.
Per valutare quindi l’architettura come fenomeno urbano non basta analizzare il rapporto “residenza-fatti primari” ma, proprio per il In conclusione, possiamo supporre che la città per parti formalmente compiute può realizzarsi in termini architettonici solo se,
peso quantitativo che la residenza è venuta sempre più assumendo, occorre valutare la possibilità che all’interno di tale rapporto riesaminando il rapporto emergenze-tessuto, si pone in crisi il concetto di tipologia e si affida all’architettura tutta la dimensione
mutevole, la residenza venga o possa coincidere con uno dei fatti primari stessi. urbana.
La città è dunque un luogo artificiale di storia in cui ogni società giunta a diversificarsi da quelle precedenti tenta l’impossibile:
segnare cioè quel tempo determinato, al di là delle necessità e dei motivi contingenti per cui gli edifici furono costruiti. Carlo Aymonino
Una sorta di eredità, diretta a testimoniare le aspirazioni personali e collettive attraverso strumenti durevoli: i monumenti in pietra, Rapporti urbani e modi d’uso dell’architettura
marmo, in ferro ecc.
E la bellezza di una città è data proprio dalla contraddizione esistente fra l’assunto iniziale (il motivo per cui sorse il monumento) e la ANALISI URBANA E COMPOSIZIONE ARCHITETTONICA
realtà continuamente mutevole dell’uso di tale eredità. Il rapporto tra tipologia-edilizia e morfologia urbana è usato come metro di confronto, come parametro unificante i fatti passati e quelli
La testimonianza dei monumenti resta cioè valida proprio in virtù delle continue trasformazioni o adattamenti avvenute nel tempo presenti. Oggi infatti può essere formulata, tra le tante, anche l’ipotesi che la città del futuro si presenterà come unico, gigantesco
riconfermando il loro carattere di validità temporale. edificio, con la conseguenza che il tipo edilizio coinciderà di fatto con la forma urbana, facendo scomparire la possibilità di rilevare
Possiamo allora osservare che nel caso in cui una città “possieda un significato” ossia è morfologicamente riscontrabile una ancora un rapporto tra i due termini, è evidente che finché tale ipotesi non diviene reale sotto forma di progetto o di manufatto, non
omogeneità di rappresentazione, si viene a stabilire un rapporto preciso e quindi riscontrabile, tra la forma urbana e la “scala” degli può essere analizzata con gli strumenti relativi agli studi urbani.
edifici, in particolare dei monumenti. Gli elementi teorici ricavati dalle analisi urbane, una volta precisati e compiutamente dimostrati, vanno intesi come dati e quindi
La scala non è a sua volta solo una grandezza, ma anche una tecnica, una collocazione, un’interpretazione, è anch’essa un rapporto applicabili a verifiche di progettazione nella realtà urbana a noi contemporanea. Dati evidentemente diversi da quelli iniziali in quanto
che investe sia ciò che esiste, sia ciò che dovrà esistere, è un intervento parziale che presuppone però un’idea generale. più ricchi di implicazioni operative. In questo senso gli studi sulle strutture urbane possono influenzare la prassi architettonica e
I due rapporti sono riscontrabili sotto l’aspetto spaziale e sotto quello interpretativo: costruire anzi la matrice culturale di una tendenza dell’architettura contemporanea, senza tuttavia identificarsi necessariamente con
o Aspetto spaziale: le forme architettoniche (elementi oggettivi) sono riscontrabili e catalogabili secondo giudizi di valore. essa. L’analisi urbana si pone quindi il problema di stabilire i rapporti positivi e negativi che si creano tra gli elementi costituitivi di
o Aspetto interpretativo: le immagini urbane (elementi soggettivi) sono descrivibili e catalogabili, ma sotto forma di una città, evitando la meccanica consequenzialità tra necessità, modi d’uso e architettura.
reinvenzione di nuova progettazione.
Una città sarà tanto più caratterizzata (o avrà significato) quanto più elementi spaziali e quelli interpretativi tenderanno a sovrapporsi NECESSITA’, MODI D’USO E ARCHITETTURA
fino a divenire indispensabili gli uni agli altri. Se si assumono dei parametri puramente antropologici o sociologici – prescindendo quindi da una profondità storica – si può giungere
alla conclusione che l’architettura, nel suo essere rappresentazione, anche sociale, di determinate istanze, non è strettamente
UNA CITTA’ COME TUTTA ARCHITETTURA “necessaria” alle attività dell’uomo. Secondo Carlo Aymonino non è possibile stabilire un rapporto meccanico di causa ed effetto tra
Se il rapporto “monumento intorno” non è costante, ma anzi entra in crisi con lo sviluppo delle forze produttive moderne e necessità (o bisogni), modi d’uso (o destinazioni) e soluzione architettonica; e anche se vi sono le eccezioni, in cui una determinata
contemporanee è possibile formulare l’ipotesi che la città può, nella sua struttura significante, essere risolta interamente con gli architettura ha corrisposto immediatamente a bisogni e destinazioni, non è generalmente riscontrabile una immediata “relazione” tra
strumenti della progettazione architettonica. necessità e architettura. L.B. Alberti osserva che le arti sarebbero nate dal caso e dall’osservazione, avrebbero avuto come alimento la
Il principio fondamentale che governava la composizione era quello dell’indipendenza… l’epoca individualistica. pratica e l’esperienza, e si sarebbero sviluppate mediante la conoscenza e il raziocinio. In questo l’architettura fa parte integrante delle
L’individualità, e quindi la riconoscibilità di ogni elemento si compone entro un insieme che ha la sua ragion d’essere proprio nella arti. Si può quindi definire l’architettura come fenomeno urbano che non corrisponde in modo immediato alle “necessità” che pur si
coerenza delle parti con il tutto. Questo procedimento assume nel proprio processo costitutivo uno dei “caratteri” essenziali manifestano nei luoghi urbani stessi, ma capace di interpretare – attraverso le diverse formule di “mediazione” determinate dai modi
dell’architettura come fenomeno urbano, che è quello di porsi di volta in volta in “rapporto a” (ad altre architetture esistenti, a un d’uso – la volontà collettiva, privata e pubblica, di “rappresentare” taluni modi d’uso, ritenuti più durevoli e importanti di altri. (Quindi
determinato paesaggio, ad un sistema di infrastrutture, ecc.), di essere parte compiuta di un processo continuamente in divenire, ma con una sua propria storia, tecnica e formale, che quanto più diviene complessa tanto più viene a costituirsi come ulteriore necessità,
tanto più rilevabile nel suo mutare quanto più le “parti” sono architettonicamente risolte e composte tra loro. non immediata ma mediata, sovrastrutturale). Nella città contemporanea i grandi monumenti, come luoghi di riferimento e di sintesi di
Il progetto che più corrisponde ad una totale identità tra edificio e “pezzo di città” è certamente il concorso per il palazzo dei Soviet a significati molteplici – e quindi necessariamente “predominanti”, centrali – sono stati sostituiti da un sistema di percorsi, come modo
Mosca di Le Corbusier: scompare in esso la giustapposizione tipologica semplificata ed elementare e tutto diviene invenzione di rappresentazione totale dell’impianto urbano e del suo uso molteplice. Ciò ha accentuato il carattere “artificiale” degli elementi in
architettonica. Il concorso è del 1931: i tre anni più tardi Le Corbusier scorge dal treno passando per Pisa e afferma di ritrovare gioco, per cui il carattere urbano delle cose, anche dell’architettura, tende sempre più ad essere l’unico carattere rilevabile, fruibile.
un’analogia con il concorso di Mosca: “unità del dettaglio (a scala umana) e tumulto dell’insieme”. Riuscire ad esprimere in “forma compiuta” questo passaggio, necessario ma non sufficiente, dal centrale al totale è la sfida di
Aymonino e conclude affermando che il processo di definizione e di formalizzazione può, in assenza ma in previsione di potere nuovo,
recuperare, dandogli sostanza reale, quel complesso intreccio tra necessità, modo d’uso e rappresentazione che costituisca la validità di
ogni architettura.
Guido Canella presente nei Lugier, Algarotti, stabilizzandosi, coi Milizia e Briseux, in quel concetto di architettura neoclassica, dove le ragioni della
Un ruolo per l’architettura materia, della tecnica, della disposizione, della logica, della natura, della dignità trovano alterna ma sempre misurata fortuna,
Ad un concetto di tipologia con significato di una disgiunzione in corso tra pratica e teoria è spesso connessa la trattatistica circoscritte alla pura fabbrica architettonica. Non a caso il tradizionale trinomio firmitas, venustas, si adatta in ordine, distribuzione,
architettonica. Non è un caso se l’archetipo dei trattati giunti integri fino a noi, il De Architectura di Vitruvio, probabilmente del 27 bellezza (Cordemoy), si addomestica in solidità, comodità, bellezza (Laugier, Milizia) e, semmai, si riduce nella scelta della materia
a.C., si trovi nell’area di influenza di quella concezione austera di città-stato, ecumenica, patrocinatrice, paternalistica, dove che la riguarda (Lodoli, Memmo).
l’architettura interpreta in compiti civili e stabili e in simboli espliciti e permanenti il pragmatismo politico di quella che è stata definita Anche la componente più radicale interna al Neoclassicismo, promossa dai cosiddetti architetti rivoluzionari (Boullèe e Ledoux
la “rivoluzione romana”. In questo periodo (che comprende gli avvenimenti che determinarono l’ascesa del potere di Augusto e la avanti a tutti), va soggetta ad alcune capziose interpretazioni.
fondazione del suo regime, e che abbracciano gli anni dal 44 al 23 a.C.) si verificò un violento trapasso dei poteri e delle proprietà e Risulta distorcente ricavare dalla datazione delle opere e dalle singole biografie un presunto atteggiamento conservatore o comunque
conseguentemente il principato di Augusto dovrebbe esser considerato come la stabilizzazione di un processo rivoluzionario. agnostico e soltanto tardivamente adattato ai principi della Rivoluzione Francese; così come circoscriverne le poetiche dentro una sorta
Non certo riferibile all’intero corso dell’Architettura romana, il trattato vitruviano interpreta un compito “istituzionale” di congiuntura. di eccentricità dell’immagine architettonica, investita da un perentorio ordine purista (più espressionista in Ledoux, più classicista in
L’impianto urbano dell’alto-medioevo presenta caratteri di profonda diversità, se confrontato a quello della Romanità. Si tratta di una Boullèe), preparatorio dello stile Impero. Talché l’interpretazione di questo particolare fermento dell’architettura è di essersi
vera e propria inversione di tendenza insediativa, accompagnata dalla radicale trasformazione o, addirittura, dall’abbandono dei centri premeditatamente estraniato dal contesto reale della città, per esplorare dimostrativamente i confini dell’astrazione simbolica assoluta,
preesistenti e dalla fondazione di nuovi. Ciò che però occorre sfatare è il carattere di spontaneità, di ritirata, di regressione istintiva da condannandosi necessariamente alla dimensione del progetto disegnato.
un comportamento civico sedimentato, alla ricerca di occasioni di pura sopravvivenza di fronte ai flagelli materiali e di rifugio Se è vero che gli architetti rivoluzionari sembrano aggirare il problema del rapporto architettura-città, circondando ogni opera di un
nell’isolamento, nell’involuzione e nell’escatologia speculativa; e, invece, rimarcare il valore decisivo che un diverso assetto sociale, vuoto significativo, + anche vero che, essi rifuggono dall’operazione ormai convenzionale che intende l’immagine della città come
risultante nell’innesto su comunità stanziali di provenienze estranee, anche da lunga distanza, viene ad assumere nella riconfigurazione decoro urbano e l’immagine dell’architettura stilizzata e funzionalizzata sul comportamento urbano corrente, instaurando nuovi
dell’insediamento sul territorio. Alle risorse della terra e della conquista si aggiunge l’apporto risolutivo di una nuova cultura di massa, termini, come quelli di integrazione e di segregazione nei confronti della natura e della città. Ne risulta, allora, che quella di Ledoux e
il Cristianesimo, che incrementa la mobilità, lo scambio di beni e di conoscenze (costruzioni di chiese e abbazie). La pianta di San Boullèe è una concezione rivoluzionaria del rapporto città-campagna, coerente a una sorta di “disurbanismo” postulato da Liberali e
Gallo dell’830 circa, attribuita ad Eginardo, scopriamo invece che pochi insediamenti possiedono più intensi e finalizzati caratteri di Fisiocratici, avverso all’egemonia dei ceti urbani, favorevole all’industrializzazione diffusa sul territorio a sostegno dell’agricoltura e
urbanizzazione. Caratteri determinati da un’ideologia unitaria e collettivistica di membri di una confraternita che si propongono alla rarefazione della città, relegata al ruolo di acropoli rappresentativa (no concezione utopica ma concretamentepropositiva).
finalità e pratiche comuni. Così come rivoluzionaria va considerata la cultura nella quale si trovano unitamente ad operare gli architetti del Greek Revival
A lungo è durata la controversia poleogenetica, se cioè nella ricostituzione della città in epoca medievale abbia prevalso la continuità americano e del Costruttivismo sovietico. E ciò in dipendenza della volontà e della fatalità di trovarsi ad intuire e delineare
istituzionale, nel passaggio dal potere regio-imperiale a quello vescovile, oppure la dualità topografica tra nucleo fortificato e borgo progettualmente un nuovo rapporto di supposta organicità tra cultura e città. È da trovarsi proprio negli ambiti eccezionali di questa
extramurano. cultura il tratto ricorrente che stabilisce rinalità comuni a tutte le classi sociali coinvolte nel processo rivoluzionario e che, per
La trattatistica del Rinascimento svolge un ruolo fondamentale nell’instaurazione di un ordine strutturale, tendendo a riprodurre nella affrettarlo e rappresentarlo, offre occasioni e strumenti propri a ogni categoria professionale.
enunciazione e nell’interpretazione del proprio compito un’armonia simile a quella presupposta nella natura. Teatro di questa Va tenuto presente, tuttavia che la storia dell’architettura successiva al Rinascimento non può essere considerata come uno sviluppo
conoscenza è naturalmente il contesto della città. Non necessariamente, quindi, la città ideale, ma anche e soprattutto la città reale, naturale e lineare, da cui emergono fortuitamente questo (dell’Illuminismo) o quel momento (del Greek Revival americano o del
dove la progettazione, attraverso una nuova gerarchia di valori e un codice prospettico di lettura del presente e del passato, vuole Costruttivismo). Si tratta, infatti, di un corso fortemente eterogeneo, accidentato e dialettico al suo interno, dove ogni personalità e, al
imprimere il proprio originale programma civile, contrapponendo all’indefinita e irregolare organicità medievale la compiutezza e la limite, ogni opera può pretendere e ottenere autonomia di significato.
regolarità classiche. Se, allora, l’architettura e in generale la cultura del Basso Medioevo non deviano dal concetto e dalla In parte analogo alla eccezione degli architetti rivoluzionari francesi, si può segnalare il caso milanese di epoca napoleonica. Sulla
raffigurazione della città avvolta dall’impianto della quale si incrementa funzionalmente verso nuovi rapporti di produzione. planimetria della città eseguita nel 1801 dal geografo Pinchetti, dove si trova già inserito il progetto del Foro Bonaparte di
Sia l’impianto basilicale brunelleschiano, sia l’impianto centrale albertiano presentano l’intento di ricavare più spazio intorno Giannantonio Antolini, la Commissione di Ornato nel 1807 traccia il rettifilo di congiunzione tra il Castello di Porta Giovia e
all’edificio attraverso la designazione a priori di un coevo e coerente inviluppo di forme; è il tentativo di controllare l’inserimento l’Ospedale maggiore. Questa compresenza fa comunemente ritenere le due proposte come parti integranti di una concezione
nell’ambiente circostante, per progressive e simmetriche soluzioni di continuità, come distinzione dell’Architettura gotica (somma di urbanistica organica e unitaria. Ma, anche in questo caso si tratta di progetti da assumere in alternativa. Con il rettifilo si conferma la
parti in uno schema gerarchico ma indefinito) e dall’ambiente medievale (risultato per addizioni assorbite nella tessitura continua di visione accentratrice della città in espansione, già delineata dal Piermarini in epoca austriaca. Mentre nel Foro antoliniano è da vedere
cortina. un’acropoli di condensazione delle funzioni pubbliche, capace di irradiare a distanza gli effetti benefici della città e perciò, di
D’altra parte, per la comprensione della complessa e pure unitaria cultura architettonica del Rinascimento, va tenuto presente che, arrestarne lo sviluppo a favore della campagna, e di fungere da cerniera tra le aste di traffico convergenti su Milano, via terra e via
attorno allo sviluppo assiale impostato sulla ricerca d’impianto spaziale di Brunelleschi, Alberti, Bramante, si avvita la spirale di acqua, dall’Adriaticoe dalle Alpi. Rispetto all’ispirazione purista e radicale degli architetti rivoluzionari francesi, nella concezione del
apporti da Filarete, Francesco Di Giorgio, Serlio, più coinvolta su temi funzionali, come l’ospedale, l’ingegneria militare, il teatro, Foro milanese si può già rilevare una sorta di involuzione dirigistica, non tanto diversa da quella del Palazzo dell’Industria di Stato
eccetera. In questa combinazione, oltre che nel deviare da determinati modelli e repertori stilistici, possono essere interpretate realizzato a Charkov dagli architetti Serafinov, Kravets e Fleger nel 1929, alla fine della sperimentazione d’avanguardia concessa dalla
complementari articolazioni per contesti, fasi (Manierismo), anomalie (Antirinascimento). Nuova Politica Economica tra il ’21 e il ’28 e all’inizio del Primo Piano Quinquennale.
Nella contrapposizione tra reale e virtuale, espressione dell’eccezionale primato assunto dall’universo simbolico figurativo, si Risulta evidente che il deviare del compito della progettazione da un insieme organico di convergenze ideali, positive, figurative, verso
innestano soprattutto tensioni direttamente suscitate dai contesti. Senza la decisiva influenza del contesto milanese, ad esempio, non si un campo di conoscenze indefinite e di connessi problemi di mediazione e di rappresentazione coerente, ha richiesto l’introduzione di
spiegano la maturazione o la rigenerazione di personalità come Filarete, Leonardo e perfino Bramante. Solo così possiamo sistematiche, variabili nel tempo e nelle circostanze, tese a garantire l’operatività del progettare.
comprendere appieno l’appuntito espressionismo filaretiano, denso di persistenze gotiche, di metafore e cosmografie tipologiche; la Il termine “rivoluzionaria”, in riferimento all’architettura, definisce il carattere del progetto celebrativo di una società che, almeno in
speculazione leonardesca sulla natura e sulla centralità introversa, comunque astratte dalla coesa scena urbana rinascimentale; i linea di principio, garantisce l’indipendenza, la ragione, la giustizia, l’eguaglianza, il progresso nei rapporti e nei mezzi di produzione.
meccanismi illusionistici bramanteschi, non egualmente ribaditi nel periodo romano. Ciò serve a indicare come, di fatto, ad una La dimensione più consona al progetto e all’intervento è quella di una vera e propria edilizia di stato, che privilegia gli interessi non di
trattatistica “regolare”, con presunzione e responsabilità di codificazione oggettiva e sistematica, venga a contrapporsi una trattatistica una classe determinata, ma della intera collettività, proponendosi così (almeno virtualmente) di far giustizia dei conflitti di proprietà,
più “irregolare”, soggettiva e sperimentale, insomma una sorta di “antitrattatistica”, indotta all’architettura scritta direttamente da tra città e campagna, tra centro e periferia, fisiologicamente connessi e tanto prevalenti nella città borghese e nella città coloniale.
quella disegnata. Dalla copia si passa alla emancipazione del modello archetipico, fino a rimuoverlo; progressione testimoniata dal sublimarsi degli
L’opera architettonica diviene autonoma, dacché ritiene di prescindere dalla collocazione particolare nella città, per farsi programma, impianti e dei sintagmi linguistici tradizionali, fino a quasi restituirli, elemento per elemento, alla matrice geometrica. In questa
città essa stessa, in analogia artificiale con la natura e in diretta coerenza all’ideologia della produzione. operazione svolge ruolo decisivo l’impiego della simmetria e della gerarchia: si confrontino il progetto della Maison d’Education di
La scabra, spesso contradditoria, continuità di un’area problematica della progettazione, che pone i propri inizi nel Manierismo e che Ledoux per la Ville sociale di Chaux (1775-1779), il Campus dell’University of Virginia a Charlottesville di Jefferson (1817-1826). E
si prolunga fino ai nostri giorni, può trovare attendibilità quando la si consideri per il regime di indefinizione che regola il rapporto di il progetto dell’Atelier Nikolski per una Scuola-tipo per 1000 allievi a Leningrado (1927); ma soprattutto l’affermazione di figure
competenza tra progetto e contesto. architettonicamente canoniche, come la sfera, il cono, la piramide, la spirale.
La trattatistica e la storiografia (con il Vasari) tenderanno a stigmatizzare le deviazioni da una presunta canonicità classica e con esse si Conseguentemente, “rivoluzionaria” definisce la condizione (reale o presunta) di superamento di un atteggiamento critico e
complicherà, in forma più o meno premeditata, il problema di definire e di perseguire il compito della progettazione verso orizzonti necessariamente soggettivo sui compiti della progettazione, che interrompe una problematica incerta e contraddittoria insorta dalla
conoscitivi variabili, disomogenei, spesso contradditori. rottura del rapporto tra cultura e città. All’origine di ogni rivoluzione si presenta puntuale l’imperativo di abolire ogni contraddizione
Accade così che, consumatosi il connubio tra arti e scienze in epoca barocca, sulla teoria e sulla pratica del progettare architettura si tra città e campagna, tra centro e periferia, così che la progettazione si trova a far parte integrante della politica delle scelte, in cui si
venga progressivamente a rafforzare il regime ideologico di autonomia dalla cultura della città. Regime che, volta a volta, restringe la riserva di svolgere il programma in tipologia coerente.
pertinenza conoscitiva alla funzionalità interna opera per opera e alle regole grammaticali e sintattiche di interdipendenza delle parti Ma “rivoluzionaria” definisce anche una concezione non-utopica, anzi anti-utopica. Se per utopia si possa intendere quella
dall’insieme, o la estende al di là di quel rapporto opera-contesto. progettazione indotta a sottendere ideologicamente, dall’interno di propri convincimenti e autarchiche risorse, una strategia politica,
Le diverse interlocuzioni al conflitto teorico che segna l’inizio dell’architettura dell’Illuminismo costituiscono aspetti di una economica, sociale, destinata a realizzare dimostrativamente condizioni di vita ottimali negli insediamenti.
determinazione ormai unitaria e irreversibile. Tra quella linea radicale, che sviluppandosi nel tempo connette idealmente il Gallaccini Ma è indubbio che importanti antecedenti si trovano nell’urbanistica tardobarocca, già orientata, attraverso operazioni finanziarie
al Cordemoy, al Lodoli (e a Memmo), quella fantastica e già precocemente eclettica, che unisce Charles e Claude Perrault al Piranesi, della corona e dell’aristocrazia, da investimenti immobiliari di edilizia residenziale compatta, ma anche intesa a mantenere una
e quella conservatrice, impersonificata dal Blondel, il conflitto finisce col comporsi, secondo una predisposizione al compromesso, già geografia sociale ben discriminata. E sono proprio l’intento di operare per parti, per veri e propri recinti esclusivi – dal momento che la
composizione della città risulta sempre più alterata da nuove stratificazioni sociali e la preoccupazione di adattare il decoro urbano Costantino Dardi
secondo termini differenziati che inducono alla pratica dell’architettura neoclassica un prodursi sempre più complesso e risentito tra La nuova architettura e la vecchia città
compiti aulici e operazioni di speculazione, tra vocazione al monumento e funzionalizzazione del tessuto minuto, insomma tra ideali di Dall’inizio degli anni ’60 inizia un sostanziale rinnovamento della produzione architettonica. Osserva John Jacobus che durante gli
progresso e provvedimenti di conservazione. anni ’50 Wright, Mies e Le Corbusier avevano sviluppato <stili individuali che erano alquanto distaccati da interessi immediatamente operativi
Più che sulla universalità e popolarità del Barocco, è allora sul disegno urbano neoclassico, ritenuto il primo a misurarsi verso le nuove tecniche o verso nuove configurazioni sociali ed economiche, ed erano largamente soggettivi.
compiutamente con la dinamica e la frammentarietà del territorio, che fonda il laboratorio di tipizzazione dell’urbanistica moderna. Ognuno di loro si mosse ad esplorare uno stile sempre più privato, raffinato e trascendentale.
Si è soliti collocare nella raggiunta consapevolezza degli effetti provocati dalla Rivoluzione industriale, e in particolare dei massicci Uno dei parametri fondamentali riguarda proprio il rapporto con la produzione di questi maestri che hanno offerto perentori di metodo e lezioni
trasferimenti insediativi, la nascita dell’urbanistica moderna. È indubbio che in Inghilterra, dove l’industria si è maggiormente altissime di esercizio linguistico, ma che sottoscrivono per primi l’atto di revisione critica di quei principi, definiti con condizione manieristica entro
la quale opera l’architettura contemporanea.
potenziata, si rende precocemente disponibile una documentazione letteraria, economica, amministrativa fonte della denuncia La modificazione dello stesso processo di costituzione dell’oggetto è stata assunta come operazione di desemantizzazione.
sociologica delle condizioni di vita della classe operaia e premessa alla radicale contrapposizione politica, cui si è accennato a La tematica monumentalistica è in parte derivata da un più attento esame delle leggi che hanno regolato l’inserimento e lo sviluppo delle città,
proposito degli Utopisti. nell’arco storico, ma appare, a livello architettonico, caratterizzata da una serie di motivazioni alquanto diverse.
In alcune nazioni inoltre le istanze autonomistiche, liberistiche e perfino corporative vengono ad assumere valore progressivo a fronte Essa concerne tre aspetti:
di stagnazioni e incombenze parassitarie. La stessa contrapposizione città-campagna si articola con diverso significato nei contesti 1. i valori proposti alle celebrazioni ed alla conservazione futura e può trattarsi della Resistenza (museo delle Fosse Ardeatine in Roma) o
policentrici, dove da tempo vige una convivenza tra manifattura protoindustriale e agricoltura promiscua. della ricerca scientifica (Richards Medical Laboratories di Louis Kahn a Philadelphia), dello status symbol di un’azienda (grattacielo del
La concomitanza di tipi insediativi ed edilizi tanto diversi (cottage, colonia industriale, città giardino, cintura verde, caserma operaia, Columbia Broadcasting System di Saarinen a New York) o della rappresentatività elettiva (Boston Cyty Hall di Kallmann, Knowles e
villaggio periferico, quartiere suburbano e nel caso milanese, la contaminazione d’impianto tra cascine e prime case operaie), se Mc Kinnell);
sottratta da un’ottica evoluzionistica, può trovare specifici valori di congruità contesto per contesto. 2. una particolare configurazione, che ricorre preferibilmente a forme bloccate, conchiuse, autonome, ad impianti centrali o unitari (laboratori
alla Leicester University di Stirling e Gowan e la biblioteca della Facoltà di Storia a Cambridge di Stirling, la produzione post-miesiana di
Il Tardo-classicismo e Neomedievalismo si preannuncia dalla metà del Settecento in Inghilterra e scorre in tutt’Europa per quasi un Philip Johnson;
secolo, fino all’ascesa delle Avanguardie intorno alla Prima Guerra Mondiale. Su questa dualità si combina una pratica d’intervento sul 3. una deformazione scalare ed una manipolazione spaziale che sottolineano la costituzione oggettuale dell’architettura attraverso
territorio che, tra ideologia politica, prospezione economica, legislazione e gestione amministrativa, cerca una identità disciplinare l’enfetizzazione di complesse valenze plastiche e volumetriche (monumento a Segrate di Aldo Rossi, lo Yamanashi Building di Tange a
nell’urbanistica moderna. Tokyo o il centro direzionale a Bologna di Carlo Aymonino).
La linea progettuale del Riformismo, destinata a soccorrere con una nuova tipologia d’intervento la città abbruttita dallo sviluppo Ha detto Le Corbusier: < La differenza tra un buon architetto ed un cattivo architetto è una questione di centimetri >.
industriale, impostando l’insediamento su assi di simmetria, rivalutando il sistema strada-piazza nella continuità del mattone a vista e L’intervento dimensionale e scalare, che è strumento fondamentale del disegno di architettura, si manifesta paradigmaticamente in due soluzioni
della decorazione di facciata, avvalendosi di vere e proprie scuole locali di architettura orientate ai principi di Sitte. Sorgono così i alternative nel monumento di Aldo Rossi sulla piazza di Segrate e nello Yamanashi Building di Tange a Tokyo.
quartieri operai, concepiti come vere e proprie parti di città. Nel primo la forzatura del rapporto tra oggetto dato ed oggetto percepito nasce dal gioco di dilatazioni e restringimenti operativi nell’attacco tra le due
Anche la progettazione razionalista, perlopiù costretta ad applicare una logica costruttivista e formale opera per opera, viene coinvolta fasi (cilindro e parallelepipedo) ed il loro coronamento (prisma triangolare), che volta a volta appare insufficiente o eccessivo per operare la chiusura
superiore delle figure d’imposta; nel secondo esempio la presenza del complesso pezzo architettonico sullo sfondo dei monti circostanti e sulla marea
e addirittura sospinge il generale disegno riformista. Ciò si rende possibile quando la generazione nata intorno al 1900 produce una di casupole della periferia appare invece, anziché elemento a scala monumentale un oggetto fuori scala, del quale non è leggibile la reale dimensione
città del funzionalismo realizzato, che costituisce il potenziale più probante della sua eredità. e la precisa contestualità, grazie anche al procedimento sintetico adottato nella compenetrazione delle parti nell’insieme e nella costruttività unitaria
Tuttavia, sempre a proposito del rapporto tra architettura pensata e architettura disegnata, va rimarcato come in generale gli architetti che regge il pur elementare montaggio tra elementi orizzontali e verticali.
del Razionalismo (anche nei casi di maggiore impegno politico) abbiano teorizzato la loro poetica scontando una sorta di La scelta monumentalistica fu soprattutto, quindi, recupero di una forma architettonica, autonomamente significante, e di un impianto di relazioni
“totalitarismo” industriale e, quindi, puntando sull’egemonia della città sulla campagna, sulla concezione insediativa, sulla spaziali, denso di attributi dialettici tra le parti, ma complessivamente unitario e monolitico.
motorizzazione diffusa, eccetera. L’atteggiamento assunto da Starlig o da Tange, riproponendo una ricerca formale autonoma, operando una esplorazione di nuovi assetti spaziali in
Con l’ultimo dopoguerra si apre dunque una fase nuova dell’architettura moderna. Se in essa si può trovare un comune orientamento parte imprevisti nell’ambito del Movimento Moderno, recupera, proprio in quanto non si propone come ideologi o programma, un area di rifiuto e di
per contrassegnarne l’identità di fenomeno generale, esso deve cercarsi nella volontà di ottenere maggiore autorità per assicurare un evasività che i collaudati modelli degli anni ’50 erano andati smarrendo; ma contemporaneamente la accettazione critica del nuovo universo
più esteso dominio alla sua cultura; cioè passare dal circolo chiuso dell’avanguardia iniziata a un’interlocuzione con la società da tecnologico costituisce anche garanzia rispetto alle velleità di rifiuto come comporterebbe l0inevitabile fragilità consequenziale ai gesti privati contro
la storia.
posizioni istituzionali. Dentro questo intento generale occorre però distinguere alcuni atteggiamenti abbastanza netti. Un altro bersaglio contro il quale si esercita la ricerca in questi anni, è rappresentato dal mito del funzionalismo. Nell’ultimo capitolo del suo Theory
Il primo è quello che sostituisce, al precedente debito ideologico con la cultura industriale, l’adeguamento ai termini imprenditoriali and design in the first machine age (London, 1960) Reyner Banham ha analizzato le conseguenze negative provocate dalla riduzione delle teorie
dello sviluppo urbano e del mercato edilizio. critiche, sorte in appoggio all’esperienza pratica dell’architettura moderna, alla sola teoria del Funzionalismo.
Nel secondo atteggiamento vanno inclusi quei Maestri del Movimento Moderno che nel Dopoguerra sanno rigenerare la divisa di Ha scritto Louis Kahn:
tendenza secondo una più articolata e personale accentuazione figurativa. L’ORDINE COMPORTA INTEGRAZIONE
Il terzo atteggiamento consiste soprattutto nel contributo teorico fornito da alcune personalità dell’architettura italiana, che segue e in Da ciò che lo spazio vuole essere, ciò che non è familiare può svelarsi all’architetto.
parte si trova connesso ad una spregiudicata sperimentazione tipologica e formale, teso a darsi coscienza del mutamento sociale Dall’ordine egli trarrà la forza creativa e il potere dell’autocritica per dare forma a ciò che non è familiare.
intervenuto con la guerra. La bellezza scaturirà.
Il campo di sperimentazione dei nuovi presupposti teorici viene offerto da taluni importanti concorsi che chiamano la pratica Con la Nuova Architettura la funzione, che rappresenta la premessa metodologica di ogni ricerca, rientra nel quadro di quelle condizioni basilari che
caratterizzano l’area d’azione e d’interferenza, il campo originario e l’ambito entro il quale significa un’opera architettonica.
progettuale a cimentarsi su estese e nevralgiche parti di città italiane: Barese di San Giuliano presso Mestre, Centro Direzionale di
La complessità dei nuovi fenomeni e l’accelerata dinamica delle loro trasformazioni ha portato a nuovi studi a approcci alla disciplina
Torino, Nuovi Uffici per la Camera dei Deputati a Roma, dove gli stessi Razionalisti si trovano a cimentarsi con alcuni membri delle
architettonica:
generazioni più giovani, in un “confronto nel confronto” che sembra porsi come tema il recupero dell’idea di città attraverso
- in Progetto e destino Argan afferma che il fatto nuovo e positivo è un altro: l’architettura si è adeguata alla cultura di massa e
l’architettura.
alla tecnologia attuale distruggendosi come architettura e diventando urbanistica
Val la pena di accennare ad alcune di queste tesi: quella di Ludovico Quaroni <di focalizzare di fronte alla Venezia insulare, un
- Cesare Brandi invece dice che il tema dell’interno trasposto all’esterno, lo troviamo integro nel solo ramo dell’architettura che
complesso di “emergenze” costituite da volumi cilindrici aperti, concepiti come fabbricati monumento da affidare ad artisti diversi ma
sia davvero moderno e vitale – l’urbanistica… l’urbanistica, come libera architettura d’interno dello spazio esterno, ecco il
tutti di primo piano, e di contrapporlo ad un “tessuto” residenziale basso suscettibile d’essere affidato alla prefabbricazione,
vero, il nuovo tema dell’architettura moderna.
all’industrializzazione d’una organizzazione anche anonima>; quella di Aldo Rossi che perviene ad un concetto simile (gli elementi
Oggettualità e nuova dimensione, controllo geometrico e desemantizzazione, significatività simbolica e plasticità scultorea, i temi
primari cui sarebbe affidata la sopravvivenza figurativa della città), partendo da dati analitici che recuperano e attualizzano le tesi degli
emergenti della Nuova Architettura si trovano fusi e risolti nel progetto per la sistemazione della Casbah di Tunisi di Ludovico
studiosi di geografia urbana e monumentale della città antica; quella ricompositiva per parti di città formalmente compiute di Carlo
Quaroni, ricondotti attraverso una ricerca di composizione che è soprattutto sapienza dell’architettura, entro le maglie di un’opera che
Aymonino, Gianugo Polesello, Luciano Semerani e in generale della cosiddetta Scuola di Venezia.
spicca per totale assenza di aggressività, per la sua mancanza di angoscia, per la sua limpida ed univoca struttura formale.
Le contrapposizioni emergenza-tessuto, elemento primario-intorno, monumento-connettivo risultano propositive per un primo grado di
Ludovico Quaroni ha già predisposto il piano della regione tunisina, ordinando un sistema aperto ed articolato di relazioni tra le parti
lettura morfologica e interpretazione contestuale dei fatti urbani, è anche vero che quei termini raggiungono una tipicità significativa
che ne esalta la singolarità nel momento stesso in cui ne garantisce e ne favorisce l’integrazione. L’occasione di questa concentrazione
soltanto in alcuni periodi: quelli dove permane ancora organico il rapporto cultura-città.
amministrativa e direzionale gli consente di andare alla ricerca di quei significati architettonici e di quei contenuti simbolici che la
Possiamo porci condizioni nuove per la progettazione, per esempio: il superamento del liberistico processo di crescita della città per
scala del planning non gli ha ancora consentito di individuare.
entità funzionali autonome, pervenuto a uno stato patologico dove ormai si trova contraddetto lo stesso ordine industriale, capace di “all’inizio c’è l’idea che si insinua nella mente, provocata da un problema”
rinvenire una logica di aggregazione del tutto nuova tra attività, istituzioni, produzione e uso, dominio pubblico e privato. Sempre Quaroni:
“Cerco un’esatta struttura ed un assetto funzionale, preciso come premessa per la realizzazione di una bella architettura”
Questo ricondurre firmitas ed utilitas alla condizione di premessa costituisce la svolta ideologica fondamentale operata dalla Nuova Architettura per
aprirsi alla milizia di quell’invenzione che consente ad una immagina sotterranea di essere portata alla luce da una cultura selezionatrice e
moltiplicatrice, attraverso un processo che è irreversibile, come ogni atto creativo.
Da un lato un’architettura plastica ed unitaria, dall’altro un’architettura volumetrica ed aggregazionale: la prima pratica un comporre sintetico che si
viene declinando nell’analisi, la seconda ricorre ad un comporre analitico che tende a sospendersi in una possibile sintesi.
Il manufatto sorgerà come concrezione artificiale in duro conglomerato omogeneo, ad agganciare i fianchi e le pendenze della montagna. La Gli strati operai in formazione risiedono generalmente fuori dei confini amministrativi (dove vi è un minor costo della vita) e quindi tutta la città
elementarità geometrica di questo rettangolo guida la composizione. Esso è contemporaneamente un pieno ed un vuoto, un terrapieno di base ed uno presenta un’omogeneità sociale molto elevata. È una città integralmente “borghese”.
spazio vastissimo sospeso tra le forme artificiali e quelle naturali delle catene montuose all’orizzonte. Uno dei risultati dei moti insurrezionali del 1848 è una legge sulla proprietà edilizia che scioglie il vincolo padronale sulle case: liberalizzando la
Un altro tema affrontato è la ricostruzione ionica di Mileto, operata sulla base di un programma che risale al V secolo a.C. attraverso un processo di compravendita degli immobili si introduce una nuova valenza dinamica nel mercato. L’intervento del Ring è la prima grande iniziativa speculativa a
realizzazione e completamento che si protrae in periodo ellenistico e giunge fino all’epoca romana nel II secolo d.C. La singolarità dell’esempio e la grande scala, sostenuta dall’intervento del potere pubblico. Si viene precisando un nuovo rapporto tra potere pubblico e la sfera dell’iniziativa edilizia
significatività della lezione che si può trarre da esso vale nonostante i contributi di Mario Coppa. privata. Il potere pubblico si assume il compito di aprire la strada a processi economici nuovi (la speculazione) e di dettare anche le regole generali
Secondo Mario Coppa, infatti, i caratteri più decisamente innovatori, che sinora erano stati attribuiti a Mileto vanno trasferiti ad interventi precedenti entro le quali il processo deve svolgersi. Senza questo motivo economico non si comprenderebbe il salto culturale che viene realizzato sia nella
e ben più significativi: la univoca decisione pianificatrice, tesa alla realizzazione d’un unitario programma urbano viene fatta risalire all’eolica definizione dell’assetto complessivo della città, sia negli strumenti di intervento messi a punto, sia infine il carattere degli edifici che verranno a
Smyrna e precede di ben 150 anni la ricostruzione di Mileto. determinare l’immagine della città fino ai primi decenni del ‘900.
Rimarrebbero, quindi, a giustificare i residui consensi, la zonizzazione efficacemente applicata per una corretta organizzazione dei rapporti tra le parti Il Ring realizza un modo di configurazione dell’assetto urbano in cui sono rovesciati i rapporti gerarchici tra manufatto architettonico e spazio non
e per il riconoscimento della loro autonomia, e la articolazione aperta dei quartieri e del centro urbano. edificato ed è proprio quest’ultimo che si pone come struttura portante, nuovo “monumento” della città. Al disegno complessivo di questo “vuoto
L’analisi dello stesso episodio conduce a più considerazioni. I parametri di riferimento di questa diversa lettura possono essere i seguenti: urbano” sono subordinate le soluzioni architettoniche e la loro localizzazione, sia per quanto riguarda la residenza – insieme di manufatti regolari che
a) Ruolo di un’univoca scelta tipologica e morfologica, nonché di un preciso modulo dimensionale e figurativo nella costruzione della città; delineano il “vuoto” – sia per quanto riguarda gli edifici pubblici – sistema di arredo, e di commento formale del “vuoto” - .
b) condizioni architettoniche dell’impatto tra contesto naturale ed interventi modificatori; Nel suo insieme la realizzazione del Ring rappresenta nella storia di Vienna il punto più alto di equilibrio tra potere politico, iniziativa privata, uso
c) condizioni di libertà realizzate all’interno di un sistema modulare diffusamente applicato e razionalmente correlato; sociale e sua rappresentazione in architettura. L’intervento del Ring vuol dire anche nascita delle imprese immobiliari e accumulazione di capitale per
d) rapporti dialettici intercorrenti tra le emergenze ed il tessuto nell’ambito della struttura urbana; nuovi interventi edilizi e per lo sviluppo di iniziative industriali.
e) diversa fenomenologia del rapporto architettura-contesto nella particolare situazione di un contesto che è costituito da una diffusa maglia Tra il 1840 e il 1917 vengono costruiti 450.000 nuovi appartamenti e la popolazione passa tra il 1840 e il ’70 da 440.000 a 815.000 abitanti.
modulare e l’intervento architettonico si stratifica nell’arco di tre differenti culture. Al di fuori del Ring gli interventi edilizi sono caratterizzati da tre modi di intervento.
- parziali trasformazioni del vecchio corpo edilizio (sopraelevazioni. Aggiunte, riempimenti dei grandi Hofe e dei giardini ecc.);
Gianni Fabbri - trasformazioni radicali con la sostituzione dei vecchi edifici;
Ruolo dell’abitazione nella formazione della città del XIX secolo: l’esempio di Vienna - nuove costruzioni su aree inedificate (quindi ai margini della città esistente).
La nascita della periferia operaia avviene quindi con una precisa divisione fisica della città borghese e si viene costruendo come nuova parte distinta
PREMESSA del sistema urbano. È significato al riguardo che mentre la città borghese è stata amministrativamente unificata nel 1850, i sobborghi ove si è venuta
Il rapporto tra architettura e città è il tema che sottende questo studio sulla formazione della città moderna, nell’esempio di Vienna. Oggetto addensando la popolazione operaia vengono compresi nella municipalità soltanto nel 1890 quando hanno raggiunto una popolazione superiore ai
dell’analisi non è la città in generale ma la realtà fisica della città, la città come manufatto, il concreto campo operativo della progettazione. 500.000 abitanti. La realizzazione compiuta della città borghese, le sue determinazioni d’uso e di forma che trovano nel Ring la loro espressione più
L’uso sociale della città e delle sue parti è strettamente legato al rapporto tra la residenza, i luoghi e le attrezzature pubbliche, questo rapporto è uno alta, portano in sé gli elementi di una nuova città che viene man mano esprimendo nella sua stessa struttura fisica le contraddizioni di classe della
dei modi in cui i conflitti di classe si manifestano nella città. La forma della città, la sua articolazione in parti, le sue determinazioni d’uso, hanno un società capitalista.
rapporto preciso con il carattere degli edifici, sia che esso si presenti sotto l’aspetto del “tipo edilizio” – struttura formale e modi d’uso del manufatto
che presentano carattere di permanenza e ripetibilità – sia che esso si presenti come quantità edificata e tipo distributivo. Concretamente il rapporto tra Raffaele Panella
architettura e città, si realizza attraverso un apparato complesso di strumenti di intervento e di controllo che costituisce l’aspetto operativo della L’ottica di un’urbanistica operativa
“cultura della città”, vale a dire il momento di generalizzazione delle “regole” del costruire (dai procedimenti costruttivi fino al Piano Regolatore).
Vi sono nella costruzione delle città delle fasi storiche di trasformazione ed espansione in cui il ruolo della residenza assume un carattere primario e LA CRISI DEGLI STRUMENTI TRADIZIONALI
conformante; essa costituisce la “quantità” prevalente del manufatto urbano, differenzia la città per aree a seconda del suo modo di costituirsi e dei Il mutato quadro storico fa emergere forze che perseguono obiettivi di controllo e gestione dei processi di crescita urbana in netto contrasto con
suoi caratteri tipologici, è il segno fisico più sensibile alle mutazioni economiche e culturali. Il periodo di formazione della città moderna costituisce sistema di interessi di quel blocco di forze sociali che ha guidato il paese negli ultimi trenta anni.
certamente una di queste fasi della storia urbana. La distribuzione della residenza nella città e la sua stessa tipologia conseguono da una serie di fattori La comparsa dell’intervento pubblico sul Centro Storico (il programma sperimentale Gescal, il ricorso sempre più frequente alla L.n.167 ed 865,
in cui dominanti sono quelli economici. Nel periodo in esame la residenza è strettamente connessa con la nascita della moderna speculazione e della legittimate o meno da leggi di supporto regionale, i provvedimenti ordinari per la formazione di un patrimonio pubblico di alloggi, le leggi speciali e
rendita fondiaria e immobiliare; la sua dislocazione e la sua relazione con le attrezzature pubbliche determinano gli usi diversi delle parti. così via) rappresenta il momento di crisi più acuta della strumentazione urbanistica, non solo e non tanto perché dovendo rendere operativo un
Studieremo il risultato fisico dei processi di trasformazione economica e sociale, conoscere la città in quanto architettura. intervento tante volte auspicato tutti i Comuni sono costretti a ricorrere ad una variante specifica al “vecchio” strumento urbanistico, con il compito di
Vienna, come le altre grandi capitali europee, non solo è soggetta all’insieme di trasformazioni economiche e sociali proprie della formazione delle “riadattarlo” ad un quadro di contenuti, strettamente legati ad un diverso ruolo dell’ente pubblico). Molti comuni – in primo luogo Bologna – non
città capitalistico-borghese, ma si presenta anche – per il suo attributo di “capitale” – come luogo privilegiato di formazione e sperimentazione delle adottano come premessa logico-operativa, necessaria all’inquadramento del piano di interventi diretti, il Piano Particolareggiato, appoggiandosi o a
ipotesi culturali – delle idee di città. varianti con normative di dettaglio, o – direttamente - al Piano di Zona; quest’ultimo una volta contestualizzato viene applicato con profonde diversità
Vicenda storica e conformazione urbana trovano a Vienna una relazione significativa alla fine del XVII secolo quando il mutamento di ruolo della di scala, di contenuti, di uso di determinate norme, compresa la pregiudiziale espropriativa. È ancora il caso di Bologna, che non contraddice affatto la
città, con la scomparsa della minaccia turca, segna un profondo mutamento del suo assetto fisico ancora tutto caratterizzato dalla struttura gotica e linea pragmatica, antiideologica nei confronti dello strumento urbanistico, di questa città, già sperimentata anni addietro continuando la città a servirsi
l’avvio della costruzione della città moderna. Fino ad allora Vienna non è altro che una “città-fortezza”, un avamposto fortificato al cui interno di un vecchio Piano per quel tanto che collimava con gli obiettivi dell’Amministrazione.
l’edilizia medievale a due piani e i grandi monumenti del cattolicesimo si organizzano in un impianto urbano in cui permangono i segni Alla base del difficile impatto tra nuovi contenuti e vecchi strumenti c’è evidentemente un distacco crescente tra un preciso e largamente sostenuto
dell’insediamento romano. L’acquartieramento della corte Asburgica nella città è il primo atto che rompe la struttura gotica di Vienna: all’esigenza di modo di intendere e guidare la gestione urbanistica ed una tecnica sviluppatasi in un quadro di finalità diverse.
alloggi per nobili e gli impiegati di corte, si fa fronte con una legge in base alla quale i proprietari di immobili sono obbligati a cadere parte delle loro Versatilità ad ogni sorta di obiettivo sociale e rigidità applicativa, indifferenza al tipo, alla provenienza e alla quantità delle risorse, neutralità
proprietà in affitto. L’edilizia gotica scompare e viene sostituita (conservando la stessa struttura planimetrica) con grandi abitazioni a quattro-cinque colpevole dinanzi alla destinazione sociale degli interventi trasformativi ed all’appropriazione del prodotto sociale della valorizzazione, tendenza a
piani con molti appartamenti. La nascita dei primi immobili d’affitto, e quindi la loro caratterizzazione per tipologie, è legata non solo alla classificare (e risolvere) fenomeni complessi e qualitativamente diversi mediante sistematiche operazioni di appiattamento ed omogeneizzazione a
sostituzione dell’edilizia residenziale gotica ma anche al carattere delle proprietà immobiliari esistenti. parametri standardizzati incapaci di descrivere e riprodurre complessità e diversità, (la progettazione per “zone omogenee”), conseguente disinteresse
Nel 1730 sorgono 248 “case libere” vale a dire grandi abitazioni d’affitto con cortile interno. Nasce in questo periodo il tipo edilizio Wohnhof: un ed incapacità a definire strutture gerarchiche, configurano un apparato i cui contenuti emergenti consistono in una prefigurazione dell’assetto fisico-
corpo edilizio a quattro o cinque piani disposto perimetralmente all’isolato, con gli appartamenti in serie lungo i fronti e con un grande spazio interno funzionale della città “a piano realizzato”, adatta a costituire una carta dei vincoli per qualsiasi intervento, assolutamente indifferente quindi al
(Hof) di uso collettivo. Questo tipo edilizio viene realizzato come conseguenza di una modifica d’uso di insediamenti ecclesiastici e nobiliari del processo di crescita reale della città.
periodo rinascimentale: gli insediamenti originari erano pezzi di città organizzati autonomamente, usati solo dal proprietario e dalla sua corte. Lo Il Piano Particolareggiato è più aderente agli obiettivi di una nuova gestione della città ma esso viene impiegato con una variabilità di scala e di
spazio centrale, vera e propria piazza privata, rappresenta l’elemento organizzativo dell’intera composizione compromessa invece lungo il perimetro contenuti che se ne dimostra la versatilità, non aiuta a cogliere la specificità del suo impiego, non aiuta affatto - in sostanza – a delineare un quadro
esterno, dall’andamento irregolare dei confini di proprietà e dall’edilizia unifamiliare fortemente addensata. La trasformazione di queste unità categoriale in sintonia con i processi reali di costruzione e di uso della città.
insediative in immobili d’affitto lascia intatta la struttura planimetrica che, una volta perduti i significati funzionali originali, resta come carattere Perché se non è lecito dedurre i contenuti tecnico-disciplinari dal quadro storico-politico, esso costituisce comunque il referente per una loro verifica.
formale del manufatto. Proprio quest’essenza formale nella costruzione dei grandi immobili di affitto, è destinata elemento tipico, materia
dell’architettura: il tipo edilizio a Hof diventa un punto di riferimento continuamente presente nella costruzione della città e nella sua cultura. Gianugo Polesello
Il costo degli affitti conseguente alle trasformazioni edilizie del XVIII secolo comportano anche un mutamento nell’uso sociale della Innerstadt: la L’architettura e la progettazione della città e nella città
popolazione direttamente legata alle attività produttive (piccola e media borghesia imprenditoriale, gli artigiani ecc.) si trasferisce nello spazio esterno La progettazione della città costituisce un doppio problema: il primo riferito alla città come entità definita o definibile, ai sistemi e alle tecniche usate
alle fortificazioni dove i primi ridotti sobborghi in poche decide d’anni si espandono su un’area ben superiore a quella della città fortificata, costituita per definirlo, etc.; il secondo come intervento agente all’interno della città, alle sue relazioni con altri interventi singoli e con l’insieme di questi
anche da abitazioni aristocratiche. Morfologia e tipologia sono strettamente legati alle forme di proprietà del clero, dei nobili, della corona; l’uso interventi, con la città.
molteplice – residenza borghese, residenza dei dipendenti e d’affitto, le attività commerciali e produttive ecc. - del singolo manufatto. Premettiamo alcuni chiarimenti, inerenti alla natura della città:
Il tipo edilizio più diffuso e che caratterizza la città di Vienna è anche la cosiddetta Stutzflugelhaus (casa ad ali tronche), con il corpo principale a. la città esistente, storica dove non vengono premesse classificazioni che valgono a distinguerla da altre strutture territoriali.
lungo la strada, al primo piano gli appartamenti padronali e nei piani superiori appartamenti minimi di affitto o per i dipendenti; nelle ali ancora b. la città è considerata come entità fisica, come oggetto di studio delle strutture territoriali, dei loro processi di modificazione, etc.
alloggi di servizio, le attività artigianali e manifatturiere. 1. in qual senso è usato il termine “architettura”?
I grandi isolati, le cortine edilizie continue a due o tre piani, i tipi edilizi ultimi citati costituiscono la forma fisica della città nuova e caratterizzano un 2. perché la disgiunzione del problema nei due casi di progettazione della città e di progettazione nella città?
ben preciso periodo della storia di Vienna che dura fino alla metà del XIX secolo. Questa espansione della città significa anche articolazione del 3. è possibile definire in termini logici questo problema, senza tuttavia contrapporre alla richiesta di soluzione una soluzione concreta, un
corpo urbano in parti differenziate – città antoca e parte nuova – e, all’interno di quest’ultima, singole aree caratterizzate da aspetti storico- progetto?
topografiche. Fino al 1850 Vienna come unità amministrativa comprendeva esclusivamente il nucleo interno alRing; quando vennero inclusi i 1) Il termine “architettura” viene assunto come definizione strettamente collegata con il suo uso, come strumento la cui costruzione è connessa
sobborghi formatasi nel XVIII secolo, essi furono divisi in sette distretti amministrativi che si configurano proprio come parti di città, aree singolari con una continua sperimentazione e verifica. Uno strumento dunque, non tanto definibile a posteriori (nel senso che solamente dopo una
per caratteri edilizi e stratificazioni d’uso. sperimentazione di esso e una verifica del suo grado di incidenza, sopra un campo applicativo, detto strumento è riconoscibile) quanto come
relazione dialettica tra un campo sociale e politico nel quale lo strumento architettonico viene usato e la costruzione dello strumento stesso,
l’architettura.
L’Architettura possiede, per sua natura, una struttura dimostrativa, predicativa; essa è fondata su giudizi e persegue giudizi.
Con questa premessa constatativa, che può richiedere esempi ma non dimostrazioni, si potrà alla fine giungere alla conclusione che non
esistono come necessarie limitazioni dimensionali a priori. A rincorrere presunti problemi di ordine dimensionale fisico inusitato (problemi
attinenti all’ingegneria del territorio) si invoca la presenza della macro-architettura, mantenendo fisso l’uso sinonimico di Architettura ed
Edilizia. Avendo slegato i termini che per consuetudine sono mantenuti uniti, converrà esaminare direttamente il “senso” e l’uso
dell’Architettura all’interno di un settore teorico abbastanza preciso che considera la Città costruita e costruibile solo per parti.
2) Il problema sollevato può essere riferito al rapporto “città” - “edificio” o anche al rapporto “città come manufatto” “parte di città come
manufatto antonomo”; al problema, insomma, di una doppia relazione che ogni progetto nella città porta con sé: quello della definizione di
una sua costruzione come “persona” e quello del ruolo rispetto all’insieme di parti che è la città.
La progettazione della città è generalmente considerata un problema urbanistico e architettonico insieme. Almeno nel senso che ad ogni
intenzione di tipo generalizzante, tendente cioè alla configurazione generale di uno schema, si ritiene debba corrispondere un gruppo
definito di attribuzioni formali, qualitative, che garantiscono a quello schema una individuazione fisica compiuta. Si ritiene cioè che, mentre
l’azione urbanistica mira alla struttura generale della città, al sistema del suo funzionamento, etc. agendo sugli usi del suolo, e solamente su
di essi, l’azione architettonica, mediante una corretta composizione dei corpi fisici che costituiscono la città, mediante una opportuna
relazione tra essi, etc., e garantendo comunque una continua congruenza con lo schema generale, le sue definizioni localizzative-metriche,
si occupi di stabilizzare il rapporto tra il suolo nominato come uso e il corpo fisico (l’edificio, la piazza, etc.) a quello collegato in una
struttura simbiotica. Questa posizione teorica nei confronti del problema – progettazione della città è normalmente accusata di tecnicismo.
L’accusa è dovuta non tanto al fatto che tale posizione si può considerare desunta da un’applicazione tecnica corrente quanto perché fonda
la propria esistenza all’assunzione di una categoria d’uso, su un concetto di uso fisso e immutabile, quale elemento copulativo tra il suolo e
l’edificio, tra il sito e la fabbrica.
Solo l’assunzione dell’uso come principio, infatti, come categoria unica, fissa e immutabile, garantisce la possibilità di istituire una metrica
comune alle due scale dell’azione progettuale, la scala urbanistica e la scala edilizia, e di stabilire congruenza tra il doppio sistema dei
valori contenuto in esse. In questo senso è indifferente, dal punto di vista procedurale teorico, agire sull’una o sull’altra delle scale,
l’urbanistica e l’edilizia, che comunque, stante la relazione biunivoca di cui si è detto, è garantito il “senso” urbanistico di un valore edilizio
e viceversa. Più che un sistema a due valori, però, si tratta di una metrica costruita come sistema duale che deve garantire la conoscenza di
un qualsiasi valore inerente la città e la progettazione, agendo lungo una sola scala. Naturalmente perché questo sia possibile occorre che i
valori della città siano tutti riconducibili a una stessa matrice, siano cioè omogenei, che la loro qualità sia costante, o meglio non necessaria,
non pertinente, e che invece ogni valore sia distinguibile solo per la sua posizione all’interno della scala prescelta, sia numerabile quindi, sia
munito di quantità o designi quantità.
Il bisogno della costruzione di una metrica fisica della composizione architettonica, che consenta e precisi il nuovo fatto edilizio, potrà
essere soddisfatto nell’atto di “recinzione” del suolo (rapporto tra quello spazio recinto e la città) come atto che definisce l’autonomia di
una parte (l’edificio o la nuova parte di città) nei confronti delle altre parti considerate come insieme.
3) Consideriamo ora il problema della progettazione della città come problema di tipo territoriale, nel quale la città sia configurabile come
area morfologicamente definita. Se riferiamo il nostro discorso al caso dell’area costituita dalla regione veneta possiamo constatare che il
territorio della regione si presenta come insieme compatto e omogeneo.
La compattezza e la omogeneità del Veneto, tuttavia, anche se trova conferma iniziale, quando sia valutata come unità della cultura veneta e
quindi questa compattezza e omogeneità sia riconosciuta come una costruzione storica, contiene modi e forme diverse di occupazione del
territorio, assume cioè diversi assetti morfologici. Questi modi e forme particolari di occupazione e di uso del territorio sono per
l’urbanistica i segni fisici delle trasformazioni operate dall’uomo nella configurazione dell’ambiente, segni fisici che consentono la
formazione di parametri per una partizione, per l’istituzione di una dimensionalità del territorio in rapporto continuo e preciso con ogni
voluta modificazione futura.
La città che si presenta normalmente come insieme chiuso e ordinato – e perciò definibile metricamente tramite l’area da essa occupata –
può essere valutata come parte del territorio che adombra e sottende le relazioni fisiche tra gli elementi costituitivi. Si pensi che sono gli
aspetti monocentrici quelli che sono considerati i più tipici della città. Si ricordi, anche, che la città storica, la città d’Occidente, è costruita
con questi caratteri centripeti, caratteri che mirano a fondare i segni singoli (manufatti) in un unico segno. La città come manufatto è il
simulacro di questa costruzione.
Le mura urbane sono un esempio del modo di ricondurre l’insieme dei manufatti al manufatto: la città diviene, prima di tutto, le sue mura;
la forma della città diventa la forma delle mura della città. La tendenza costante a negare l’autonomia delle parti (sia esse parti originarie, i
borghi, o anche il sistema isolano della Venezia bizantina) per costruire attraverso di esse l’unità urbana si presenta però nel Veneto meno
perentoria. È questo un indice significativo della autonomia e della unità culturale dell’area veneta.

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