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Su: il Manifesto del Partito Comunista (1848) – Karl Marx

L’opera che Karl Marx pubblica nel 1848 promette di inquadrare e contestualizzare il credo comunista in
modo ufficiale a scopo chiarificatore e propagandistico.

LA BORGHESIA Marx delinea la storia della società come storia di lotte di classi fra oppressori e oppressi
all’interno della quale l’epoca della borghesia ha semplificato tali lotte ad una lotta fra proletariato e
borghesia; quest’ultima è il risultato di un’evoluzione di classi di pari passo con lo sviluppo dell’industria -
sempre più cosmopolitica nella produzione e nel consumo – che ha trasformato servi della gleba medievali in
popolo minuto cittadino, in ceto medio industriale, infine in moderna borghesia dei capi industriali.
Ciascuno stadio di sviluppo è accompagnato da progressi politici:

 Al ceto oppresso corrisponde il dominio dei signori feudali


 Alle associazioni autonome corrisponde il comune
 All’industria manifatturiera corrispondono le monarchie
 Alla borghesia moderna corrisponde il dominio economico → politico della borghesia in uno stato
rappresentativo

Raggiunto il dominio la borghesia ha eliminato i vecchi rapporti dell’immaginario collettivo feudale per
lasciare il solo vincolo del pagamento in denaro. Poiché il sistema di produzione e consumo vale anche per il
prodotto intellettuale, il mondo è portato a diventare borghese per sopravvivere, e adottare i rapporti di
dipendenza che la borghesia ha creato: campagna < città i.e. barbarie < civiltà i.e. Oriente < Occidente.

Se le condizioni di esistenza della società feudale hanno determinato la nascita e crescita della borghesia entro
la società feudale, la sua rivolta contro la società feudale stessa e il suo rimpiazzo, lo stesso vale per la società
borghese, e anzi il processo è velocizzato poiché, a differenza delle vecchie classi industriali, la borghesia
esiste se esiste un costante mutamento dei rapporti di produzione, cosa che comporta un continuo
rivoluzionamento delle situazioni sociali. Le origini della sua fine sono 1) le sue forze produttive, in
inarrestabile crescita, che sfuggono al suo controllo originando crisi commerciali di sovrapproduzione, e 2) il
proletariato, che cresce di pari passo con la borghesia. Le condizioni di esistenza della società borghese hanno
determinato e determineranno la nascita e crescita della classe proletaria entro la società borghese, la sua
rivolta contro la società borghese stessa e il suo rimpiazzo.

IL PROLETARIO L’operaio è come una merce e quindi soggetto alle oscillazioni del mercato che per il
massimo guadagno spinge ad ottimizzare i mezzi: il lavoro è aumentato, semplificato dalla divisione del
lavoro fino a perdere caratterizzazione, il salario dell’operaio si riduce al minimo indispensabile per il suo
mero sostentamento e si assumono donne e bambini, il cui salario è minore.
L’operaio è inoltre reclutato anche fra le classi medie, nelle quali i piccoli industriali rinunciano alla propria
attività a causa della concorrenza insostenibile e della svalutazione della propria abilità.

LOTTA PROLETARIA CONTRO LA BORGHESIA La lotta contro la borghesia inizia con l’esistenza
stessa del proletariato e si organizza man mano: in una 1˚ fase il proletariato si ribella dispersivamente e
senza unità di azione, mentre in una 2˚ fase moltiplicandosi con lo sviluppo dell’industria assume
consapevolezza, forma organizzazioni usufruendo dei mezzi di comunicazione, fino a riconoscersi in una
3˚ fase come classe e approfittare delle debolezze della borghesia - causate dalle lotte contro l’aristocrazia e la
borghesia estera - per barattare il proprio sostegno politico con leggi che interpretano gli interessi degli
operai. In sintesi dall’iniziativa di singoli proletari vs singoli borghesi si passa a proletari uniti in una fabbrica
e poi uniti nella propria categoria di produzione, in lotte locali a confluire poi in lotta nazionale; e dunque
lotta di classe e lotta politica.
La natura della società borghese viene definita in sé fallimentare, sottolineando che la maggioranza della
popolazione che la costituisce non vive secondo le sue regole: il proletariato non ha proprietà e i suoi rapporti
non sono di modello borghese, e la borghesia si trova costretta a nutrire i suoi schiavi invece che esserne
nutrita. Inoltre nelle società precedenti le classi oppresse avevano modo di emanciparsi; non la classe operaia.
Essa è nella sua società la sola classe rivoluzionaria: le restanti classi minori sono conservatrici o reazionarie.
Affinché i proletari scalzino la borghesia dunque Marx indica necessario che distruggano il sistema di
appropriazione e sicurezza privata sempre esistiti e l’intera struttura sociale.

I COMUNISTI I comunisti sono l’unico partito proletario portavoce degli interessi comuni dell’intero
proletariato al di là delle nazionalità e poggia sulla parte di proletariato che conosce e comprende
l’andamento del movimento; progettano una coalizione per l’abbattimento del dominio borghese e la
conquista del potere politico, non su base teoretica ma alla luce piuttosto dell’esperienza dello stato di fatto
della lotta di classe. Vogliono abolire la proprietà borghese i.e. privata poiché ottenuta solo grazie allo
sfruttamento del proletariato, che dal proprio lavoro non ottiene proprietà: vi è antagonismo fra lavoro
salariato e capitale, nonostante questo sia un prodotto collettivo, una potenza sociale che dovrebbe concepirsi
come proprietà collettiva. L’abolizione della proprietà privata si applica anche alla famiglia in quanto
borghese e alla donna, che il borghese privatizza con ipocrisia.

IL PROGETTO COMUNISTA
Società borghese: lavoratore mezzo per aumentare il lavoro accumulato
Società comunista: lavoro accumulato mezzo per aumentare il benessere del lavoratore

Per forgiare la nuova società, i comunisti indicano un percorso per inevitabile via dispotica. Il proletariato
deve elevarsi a classe dominante tramite conquista della democrazia e appropriarsi del capitale borghese e
dei suoi mezzi di produzione; la proprietà fondiaria e la sua rendita devono essere impiegate per le spese
dello Stato, il credito accentrato dallo Stato in una banca nazionale, il diritto di successione abolito, i mezzi di
comunicazione gestiti dallo Stato e l’obbligo generale di lavoro imposto con la costituzione di eserciti
industriali, unificati per cancellare l’antagonismo città/campagna. I bambini infine devono essere preservati
dal lavoro di fabbrica e deve essere garantita loro un’istruzione statale. Con l’abolizione dei rapporti di
produzione, delle condizioni di esistenza dell’antagonismo di classe e dunque delle condizioni di esistenza
delle classi in genere, il dominio del proletariato stesso in quanto classe è infine destinato a dissolversi.

ALTRI MOVIMENTI SOCIALISTI E COMUNISTI Il socialismo feudale è il movimento reazionario


dell’aristocrazia inglese, francese e della Chiesa che, non potendo combattere la borghesia con armi politiche,
usano armi letterarie fingendo di attaccarla nell’interesse degli operai per averne l’appoggio. Il socialismo
piccolo-borghese è il movimento reazionario dei letterati che, dove i piccoli borghesi e contadini costituiscono
la maggior parte della popolazione, assumono il loro punto di vista nell’attacco alla borghesia per l’interesse
dei proletari. Il socialismo tedesco i.e. il vero socialismo è il movimento reazionario degli intellettuali tedeschi
che abbracciano la letteratura socialista/comunista francese, nata da una lotta alla borghesia dominante
francese, astraendola su un piano speculativo anacronistico, poiché la borghesia tedesca è solo all’inizio della
sua scalata contro l’assolutismo feudale; essi ottengono consensi grazie ai timori nei confronti dell’ascesa
della borghesia da parte dei governi assoluti e del popolo minuto, fondamento della società tedesca. Il
socialismo conservatore o borghese è il movimento dei borghesi che desiderano rimediare agli inconvenienti
sociali per preservare se stessi, vogliono una società immutata ma priva dei contrasti che ne derivano i.e.
proletari non ribelli, da convincere del fatto che siano loro utili miglioramenti delle condizioni materiali di
esistenza, non cambiamenti politici. Il socialismo e comunismo critico-utopistico è il movimento dei primi
teorici di sistemi socialisti/comunisti che, vedendo l’antagonismo di classe ma ancora nessuna mossa politica
proletaria, cercano una scienza sociale per eliminarlo sul nascere, fantasticando sul futuro del proletariato; le
loro critiche alla società stimolano una presa di coscienza ma, appoggiando solo vie pacifiche, con l’evolversi
della situazione sociale rifiutano i rivoluzionari e restano reazionari idealisti.
POSIZIONE DEI COMUNISTI DI FRONTE AI DIVERSI PARTITI DI OPPOSIZIONE
I comunisti si alleano con i partiti rivoluzionari nei confronti della situazione politica e sociale di ogni paese,
senza nascondere le proprie idee e mettendo quindi in luce il problema della proprietà entro i movimenti per
provvedere poi all’intesa dei partiti democratici di tutti i paesi. In Francia si alleano con il partito socialista-
democratico contro la borghesia conservatrice, in Svizzera con i radicali, composti da socialisti-democratici e
borghesi radicali; in Germania si alleano con la borghesia stessa contro la monarchia assoluta e la proprietà
fondiaria feudale, confidando che qui la rivoluzione borghese sia solo l’immediato preludio di una
rivoluzione proletaria.

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