Sei sulla pagina 1di 18

ANATOMIA De Rosa, Piccardo, Petracca 15/03/2021

INTRODUZIONE (continua dalla scorsa lezione)


MEMBRANE
Nel corpo umano si trovano delle membrane o tonache costituite da tessuto epiteliale e connettivo, con
funzione principalmente protettiva. Ne esistono di quattro tipi: mucosa, sierosa, cutanea e sinoviale, ognuna
con le sue caratteristiche.

Membrana mucosa: è la tonaca più interna degli organi cavi in comunicazione diretta o indiretta con
l’esterno (sistema digerente, respiratorio, urinario e riproduttivo). Forma una barriera protettiva contro i
patogeni (in questo caso l’epitelio sarà pluristratificato), ma può anche avere funzione assorbente o
secernente (epitelio semplice). Le superfici epiteliali sono umidificate e lubrificate dal muco e dalle secrezioni
ghiandolari. È formata da un epitelio e da un connettivo detto lamina propria, che connette il tessuto
epiteliale con le strutture sottostanti e permette il passaggio dei vasi. Possono esserci delle differenze tra un

Membrana mucosa di
apparato digerente
(duodeno), fotografata
durante un’endoscopia

sistema e l’altro, ad esempio, negli organi dell’apparato digerente, è presente la muscolaris mucosae.

Membrana sierosa: riveste le cavità non comunicanti con l’esterno. Ha la funzione di ridurre l’attrito tra
superfici adiacenti. Sono membrane sierose ad esempio il sacco pericardico, attorno al cuore, le pleure
polmonari, attorno ai polmoni e il peritoneo, che riveste la cavità addominopelvica. È costituita da un
mesotelio (epitelio molto basso squamoso) appoggiato su tessuto connettivo solitamente lasso, ricco di vasi
sanguigni e linfatici. Le membrane sierose sono sottili e si ripiegano in un doppio foglietto, strettamente
adeso alle pareti corporee e agli organi che avvolgono, per ottimizzare la funzione protettiva. Per evitare che
vi sia sfregamento tra i due foglietti, viene secreto un liquido sieroso e acquoso con funzione lubrificante.

La membrana cutanea verrà affrontata in relazione all’apparato tegumentario.

Membrana sinoviale: è presente solo a livello di alcune articolazioni. Le ossa si possono articolare tra loro,

Pericardio visto esternamente, infiltrato da


tessuto adiposo. Vedremo più nel dettaglio
successivamente che si divide in due
membrane, una esterna più robusta e una
interna che aderisce alla superficie del cuore
costituendo l’epicardio

dando luogo ad un’articolazione. Quando questa è mobile e consente quindi un’ampia gamma di movimenti,
sono presenti una serie di strutture: è avvolta da una capsula fibrosa rivestita internamente dalla membrana
sinoviale, che fa in modo che le superfici articolari siano sempre lubrificate e nutrite dal liquido sinoviale. È
costituita da uno strato superficiale di cellule pavimentose o cubiche, alcune delle quali responsabili della
secrezione del liquido sinoviale, appoggiate su tessuto connettivo. Mentre le altre membrane sono costituite
da tessuto epiteliale e connettivo, questa comprende solo tessuto connettivo.
I due capi ossei si affrontano, la capsula
articolare li unisce e internamente è
presente la membrana sinoviale,
responsabile della secrezione del liquido
sinoviale.

FASCE
Il tessuto connettivo si trova ovunque nel corpo umano, è il più rappresentato. Insieme allo scheletro,
costituisce una sorta di infrastruttura che sostiene l’intero organismo. È molto importante perché contiene
vasi e nervi. All’interno del corpo, il connettivo si organizza in fasce, strati connettivali identificabili anche a
livello di dissezione macroscopica. Esistono diversi tipi di fasce: superficiale, profonda e viscerale.

Fascia superficiale o sottocutaneo: è localizzata sotto la cute ed è


formata da tessuto connettivo lasso di una certa consistenza (trama
di fibre collagene e soprattutto elastiche) e da tessuto adiposo.
Rappresenta un importante deposito di acqua e grasso. Si tratta di
uno strato isolante e protettivo, sia da un punto di vista termico sia
meccanico.

Fascia profonda: situata sotto la fascia superficiale, attaccata alla parte esterna dei muscoli (come si nota
nell’immagine in alto a destra). Tessuto connettivo ricco di fibre disposte con diverso orientamento,
abbastanza robusta e compatta. Mentre la prima ha anche funzione di riserva, questa ha esclusivamente una
funzione di sostegno: è adiacente ai muscoli e si addentra anche al loro interno, rivestendoli singolarmente
e costituendo epimisio, perimisio ed endomisio, continuandosi poi in tendini e legamenti. Crea un tutt’uno
nella parte più profonda del corpo umano, conferendo stabilità all’intera struttura. [la prof ha allegato un
articolo a riguardo]

Sezione trasversa dell’arto


inferiore. All’interno della gamba,
dopo cute e sottocutaneo, si nota
la fascia profonda che riveste
complessivamente i muscoli e si
addentra tra i vari muscoli
formando dei setti, epimisio,
Stessa cosa dell’immagine
precedente ma
nell’avambraccio

È possibile tramite ispezione manuale di superficie esplorare le fasce. Dipende dalla parte del corpo
analizzata: sul dorso della mano, la cute si riesce a sollevare meno facilmente che altrove, c’è una certa
resistenza dovuta alla presenza della fascia.

Fascia sottosierosa/viscerale: si trova adiacente alle membrane sierose, ma non è sempre presente o
facilmente identificabile. È costituita da tessuto connettivo lasso. Rappresenta una sorta di piano di svincolo
tra la fascia profonda e le sierose che rivestono gli organi, al fine di consentire loro di avere una certa libertà
di movimento separandoli maggiormente dalla fascia profonda che è compatta.

Sezione longitudinale delle tre


fasce. La superficiale è ricca di
tessuto adiposo, la profonda è più
compatta ed è di tessuto
connettivo denso, la sottosierosa è
tra la profonda e la sierosa ed è di
tessuto connettivo lasso.
SISTEMA LOCOMOTORE
INTRODUZIONE
Il sistema locomotore è formato da tutte le ossa che costituiscono lo scheletro, dalle articolazioni, dei
dispositivi che consentono l’unione delle ossa, e dai muscoli, che si inseriscono tramite i tendini nelle ossa
stesse. Lo scheletro:

● Determina la morfologia esterna del corpo umano.


● Delimita cavità interne in cui si trovano gli organi.
● Consente il mantenimento della posizione eretta, anche tramite i muscoli.
● Grazie ai muscoli consente i movimenti, in cooperazione col sistema nervoso.

Lo scheletro è suddiviso in assile e


appendicolare, per un totale di 206
ossa.

● Assile: struttura portante.


Cranio e tronco
(posteriormente colonna
vertebrale e anteriormente
gabbia toracica che si
chiude con lo sterno).
● Appendicolare: arti
superiori e inferiori che si
inseriscono tramite cinture
di attacco (rispettivamente
spalla e anca) al tronco.

Il sistema scheletrico ha varie


funzioni:

● Ematopoiesi
● Riserva di minerali (in
primis calcio)
● Posizione eretta
● Movimento
● Morfologia esterna

È coadiuvato dal sistema


muscolare, che consente:

● Movimento
● Generazione di calore

GENERALITÀ SULLE OSSA


Esistono diversi tipi di ossa, lunghe, piatte e piccole, nelle quali il tessuto osseo è disposto differentemente.

Ossa lunghe: un diametro prevale sugli altri due. Si distingue una parte centrale, la diafisi, e due estremità,
le epifisi, una prossimale e una distale, oltre alla metafisi nelle ossa in accrescimento. Esempi di ossa lunghe
sono il femore e l’omero. [studiando il sistema locomotore andremo ad indicare per ogni osso di che tipo si
tratta].
Ossa piatte: due diametri prevalgono sul terzo. C’è una diversa distribuzione del tessuto: due laminati di
tessuto osseo compatto con all’interno tessuto osseo spugnoso (diploe). Ad esempio, le ossa del cranio, la
scapola e le coste.

Ossa brevi: nessun diametro prevale sugli altri, sono equivalenti. Sono formate da una parte esterna di
tessuto osseo compatto con all’interno tessuto osseo spugnoso. Ad esempio, il corpo della vertebra, che nel
complesso è un osso irregolare.

Esistono anche ossa sesamoidi (es. rotula), che ricordano il sesamo nella forma.

Le superfici delle ossa non sono sempre lisce e piatte: spesso presentano degli elementi che emergono o
risultano scavati sulla superficie. Queste caratteristiche di superficie sono distintive per le singole ossa e
forniscono inoltre i punti di repere rilevabili sulla superficie corporea. Ad esempio, nel caso della testa del
femore (l’epifisi prossimale), poco sotto emergono delle sporgenze dette trocanteri; i fori consentono
l’ingresso e l’uscita di vasi e nervi; si possono avere zone elevate dette fibrosità o linee; nel bacino si trovano
delle parti sporgenti dette spine; e così via. Possiamo quindi dire che raramente la superficie delle ossa è
liscia e piatta, ma che esistono una serie di elementi caratteristici riportati nella tabella sottostante. [per ora
è un discorso un po’ generico, affrontando le varie parti ci soffermeremo di più sui singoli termini].
ARTICOLAZIONI
Le articolazioni sono delle giunzioni che riuniscono le ossa dello scheletro. A seconda del tipo di articolazione,
risulta che le ossa non si possono muovere (immobili), si possono muovere poco (semimobili) o possono
muoversi ampiamente (mobili). Questa è una classificazione di tipo funzionale, in base al tipo di movimento
consentito dall’articolazione, ma attenzione che le classificazioni possono variare da libro a libro (nel Gray è
diversa).

Articolazioni immobili (sinartrosi): sono caratterizzate da continuità tra i capi ossei, un osso si continua
nell’altro. Le ossa sono quasi impossibilitate a muoversi. Tra i due capi ossei, è presente del tessuto
connettivo.

● Suture: le ossa sono unite da tessuto connettivo denso fibroso. Sono tipiche delle ossa piatte,
specialmente a livello del cranio. Non sono tutte uguali, possono essere armoniche (margini piani),
squamose (margini irregolari) e dentate (margini dentellati). Possono andare incontro a ossificazione
(cioè sinostosare), per cui il tessuto connettivo si trasforma in tessuto osseo (avviene anche a livello
di altre sinartrosi). A livello del cranio, le varie suture hanno nomi specifici. Un tipo particolare di
sutura è quella della radice del dente nell’alveolo, che si chiama gonfòsi.

Dentate Squamose Armoniche


● Sincondrosi: le ossa sono unite da cartilagine ialina. Si trovano a livello della gabbia toracica, tra lo
sterno e le coste. Nelle ossa lunghe in accrescimento, la metafisi, tra epifisi e diafisi, può essere
considerata una sincondrosi.

● Sinfisi: le ossa sono unite da cartilagine fibrosa. In alcuni libri vengono classificate nelle anfiartrosi,
in quanto consentono, grazie alla fibrocartilagine, qualche grado di mobilità. Riuniscono ad esempio
le ossa dell’anca anteriormente e sagittalmente nella sinfisi pubica, oppure i corpi vertebrali. Ciascun
disco vertebrale, collocato tra una vertebra e l’altra, presenta una parte esterna di cartilagine fibrosa
e all’interno una parte gelatinosa, un nucleo polposo ricco di acqua, che conferisce elasticità,
consente un minimo di movimento e ammortizza gli urti e i movimenti. Tra le sinartrosi sono quelle
con maggiore grado di mobilità.

SINDESMOSI
Altro tipo particolare di sinartrosi, che si trova soltanto a livello dell’avambraccio e della gamba, è la
sindesmosi, si tratta di una lamina di tessuto connettivo denso che viene chiamata anche lamina
intersossea, nell’ambito dell’avambraccio o della gamba questa lamina va a tenere unite insieme le due
ossa presenti, per esempio a livello dell’avambraccio (tiene unite radio e ulna) poiché siccome sono parti
molto sfruttate per il movimento le rende più salde all’interno della struttura
NB: in questa immagine vedo che sono presenti diverse articolazioni
mobili ai capi delle ossa dell’avambraccio. La lamina interossea è
invece immobile e dà resistenza alla struttura. (vale anche per la
gamba).

Questo schema mostra le articolazioni suddivise per categorie funzionali

Attenzione: possono esserci differenze in base al libro, in questo caso le sindesmosi sono tra le
anfiartrosi, per altri no.

La classificazione da un punto di vista strutturale (QUELLA CHE SI TROVA NEL GREY) è relativa al tipo di
tessuto che si trova tra le articolazioni stesse: si classificano come fibrose e cartilaginee quelle che hanno
poca mobilità se non nessuna, quelle invece che permettono movimenti abbastanza ampi vengono definite
sinoviali, in questo caso i capi ossei si affrontano in maniera diversa.

DIARTROSI
Le diartrosi vengono anche classificate come articolazioni per contiguità, ciò significa che i due capi ossei
non sono uniti tra di loro, sono vicini, pertanto i 2 capi ossei sono mantenuti in posizione da delle strutture
di supporto, che saranno prima di tutto una capsula articolare che tiene unite le due ossa in questione.

Esempio più comune: manicotto fibroso tiene uniti i due capi esternamente, questo manicotto in
connettivo denso è rivestito internamente dalla membrana sinoviale. Nnell’ambito della cavità articolare
che si determina, quindi all’interno della capsula rivestita da membrana si trova il liquido sinoviale, che ha
un’azione lubrificante e una funzione trofica, perchè i capi articolari sono rivestiti da cartilagine articolare
non rivestita da pericondrio e deve essere in qualche modo nutrita e il nutrimento arriva proprio dal liquido
sinoviale.

L’immagine rappresenta la struttura tipica di una diartrosi (o articolazione sinoviale) dove vedo due capi
ossi vicini, ma non si continuano, rivestiti entrambi da
cartilagine articolare sprovvista di pericondrio. Esternamente
capsula articolare che va da un capo osseo all’altro tenendoli
uniti, internamente rivestita da membrana sinoviale che
secerne liquido sinoviale in quantità ridotte ma sufficiente
perché non vi sia attrito nel movimento.

Possono esserci esteriormente ulteriori strutture di rinforzo


(proprio al di fuori della capsula), come i legamenti che unisco i
due capi o possono essere anche più a distanza.

I movimenti permessi dalle diartrosi non sono tutti uguali,


infatti è possibile classificare queste articolazioni anche in base
ai movimenti che permettono che possono essere più o meno ampi.

NB: quando le superfici articolari non sono perfettamente complementari o quando la cavità è troppo
ampia, vi sono strutture dette menischi che vanno a compensare le differenze permettendo una migliore
distribuzione delle sollecitazioni meccaniche.

Le diartrosi vengono classificate in base alla forma delle superfici e dei movimenti che permettono,
l’elemento fondamentale di una diartrosi è la capsula articolare in connettivo denso (possono esserci anche
delle infiltrazioni di tessuto adiposo che fanno da ammortizzatore).

Immagine: al di fuori della capsula si vedono ulteriori


strutture che sono i legamenti (si tratta sempre di
connettivo), che rinforzano la struttura dall’esterno.

Il liquido sinoviale:

● è il secondo elemento fondamentale delle diartrosi e viene prodotto dalla membrana omonima
● ha un volume che varia fino a max 3,5ml (varia però in base all’ampiezza della cavità articolare)
● ha un ph tendenzialmente basico
● è ricco di complessi glicoproteici e sostanze nutritizie, quindi oltre a essere un lubrificante ha
funzione trofica
● deriva da un ultrafiltrato del plasma ma sono anche presenti elementi della lamina sinoviale che
producono ulteriori sostanze che arricchiscono il liquido.

Questo è lo schema
dell’articolazione del ginocchio
in vista sagittale. Vediamo le
strutture appena descritte più
legamenti che in questo caso si
trovano anche all’interno
dell’articolazione, e delle
lamine di fibrocartilagine che
sono appunto i menischi, in
questo caso specifico essendo
una cavità abbastanza ampia
vanno a ridurre l’ampiezza ma
anche a indirizzare il flusso del
liquido sinoviale stesso a
seconda dei movimenti. Nelle
articolazioni di diartrosi più complesse come questa si trovano anche: cuscinetti di adiposo come
ammortizzatori, ma anche in posizione strategica delle piccole borse, delle tasche con liquido sinoviale
all’interno, ( !!! all’esterno della capsula), servono sempre a evitare l’attrito, sfregamento tra i tendini e gli
altri tessuti durante i movimenti.

Queste tasche (in verde nello schema) si trovano soprattutto a livello di articolazioni molto sfruttate come
ginocchio e spalla.

Vedo poi numerosi legamenti sia all’interno che all’esterno della capsula.

Queste erano informazioni generali sulle diartrosi o articolazioni sinoviale, poi vedremo articolazioni
specifiche in modo più dettagliato.

Lo schema mostra i movimenti resi possibili dai vari tipi di diartrosi, rappresentati da una matita poggiata
sul foglio, vedo:

● movimenti lineari, di semplice scivolamento


● angolari in cui cambia l’angolo rispetto al piano come in una flessione, rotazione in cui la matita
ruota intorno al proprio asse (tipici movimenti della testa)
● circumduzione più complessa (la punta rimane ferma ma la parte dell’asta descrive una
circonferenza completa), è sempre di tipo angolare ma più complesso.
Questo è sempre a livello generale, ma è necessario per seguire più facilmente le lezioni successive.

ARTRODIA

Tra le articolazioni mobili (ma potrebbero per alcuni rientrare nelle anfiartrosi) si trovano le artrodie.

Schema di un’artroidia tipica, le 2 superfici articolari sono praticamente


pianeggianti, quindi il massimo movimento possibile sarà lo scivolamento una
rispetto all’altra, sono molto poco mobili (a eccezione della patella e femore
che sono più mobili).

Si trova per esempio a livello dell’osso sacro, l’ultima parte della colonna
vertebrale, e l’ileo o tra i processi articolari delle vertebre.

Immagine della colonna


vertebrale vista posteriormente

Si vedono due tipi di


articolazione, la prima è tra i
corpi vertebrali con un anello
fibrocartilagineo (già vista in
precedenza). Dai corpi vertebrali
emergono poi dei processi
articolari che si affrontano con
una superficie che è
praticamente pianeggiante, sono
delle artroidie.

ENARTROSI

Al contrario l’enartrosi è un’articolazione che permette il massimo della


mobilità, viene anche classificata per le sue caratteristiche strutturali come
sfrenartrosi (più avanti vedremo nello specifico i range di movimento).

È un’articolazione dove si affrontano le due superfici che hanno una


l’aspetto di una sfera convessa, l’altra concava va ad accogliere la prima.

Esempi: articolazione della spalla tra l’omero e la scapola, e l’articolazione


osso-femorale tra femore e l’osso dell’anca

Questa articolazione mi permette movimenti angolari.


Immagine dell’articolazione scapolo-omerale. Vedo l’omero che si articola con la scapola, permette
movimenti di estensione flessione, adduzione, abduzione e movimenti di circonduzione (massimo grado di
libertà)

Immagine dell’articolazione osso femorale: stessi


movimenti ma libertà un po' più limitata.

CONDILOARTROSI

Altro tipo di diartrosi è la condiloartrosi, le superfici articolari che si


affrontano sono una convessa con forma più o meno elissoidale (detta
condilo), altra parte sempre di forma elissoidale ma concava, le due sono
anche se non perfettamente complementari.

Queste articolazioni sono di facile riconoscimento perché la parte


scheletrica ha già il nome di condilo.

Esempio: condili della mandibola, articolazione ginocchio (tra femore e


tibia)

Movimenti permessi: angolari, in particolare flessione e estensione.

NB: la mandibola come già visto ha movimenti più particolari che però
rientrano comunque nei movimenti angolari.

Immagine della mandibola: è un’articolazione complessa per ora diciamo solo che l’osso della mandibola
termina con una struttura elissoidale (nell’immagine coperta) in articolazione con la cavità opposta
sull’osso temporale e si hanno poi dei
legamenti, che possono essere come in
questo caso vicini o a distanza, proprio per
dare supporto all’articolazione in sé e nei
movimenti.

Immagine dell’articolazione tra il femore e la


tibia. Anche questa è una condiloartrosi,
dove abbiamo la parte più convessa a livello
del femore, e la parte che accoglie i condoli
femorali a livello della tibia.

L’articolazione a sella è un tipo particolare di condiloartrosi, così chiamata perchè


ricorda la sella di un cavallo, presenta sempre un rilievo e una docciatura (concavità).
Non sono molto rappresentate, si trova a livello del pollice e tra la clavicola e lo sterno
(anche in questo caso si ha un disco fibrocartilagineo che di solito va a aggiustare le due
superfici articolari).

GINGLIMI

Sempre tra le diartrosi si hanno i ginglimi, sono le articolazioni più complesse (ne esistono in realtà di due
tipi), in questo caso le superfici che si affrontano hanno una la forma di un cilindro (parte convessa), l’altra
concava complementare.

Ne esistono di due tipi.

● In caso l’asse del cilindro quindi dell’articolazione è perpendicolare all’asse longitudinale delle ossa
si parla di troclea.
Esempio: articolazione del gomito tra l’omero e l’ulna, oppure tra la tibia e l’astratalo, permette
movimenti di estensione e flessione ( il movimento come si vede nell’immagine può ricordale
quello della porta attorno al cardine)
● Secondo caso: l’asse del cilindro è parallelo all’asse longitudinale e alle due ossa in questione, si
chiama trocoide, detto anche ginglimo laterale perché come si vede nell’immagine le due ossa che
si affrontano sono tra loro parallele, come lo sono le due superfici articolari.

Si trova a livello dell’articolazione del gomito tra radio e


ulna, due ossa parallele che si affrontano in modo tale
che le superfici articolari sono parallele all’asse
dell’osso, e quindi ne deriva che il movimento
consentito è sostanzialmente la rotazione, come avere
un cardine con un anello che ruota intorno.

Un altro esempio di questa articolazione è tra la prima


e la seconda vertebra cervicale (articolazione atlante-
epistrofeo), dove la seconda vertebra ricorda una
specie di perno che si incastra nella prima, quindi
l’unico movimento permesso è la rotazione in questo
caso della testa.

Questa era una lezione generica sulle articolazioni, più


avanti le vedremo più dettagliatamente esaminando i
singoli casi.

MUSCOLI
I muscoli sono 374, a livello generale dobbiamo sapere che hanno una parte costituita da tessuto
muscolare, che è la parte detta carnosa di colore rossastro, e una parte tendinea di tipo connettivale più
biancastra, che è quella che permette l’inserzione sulle ossa. La struttura del tendine deriva da quella che è
chiamata fascia connettivale profonda, che troviamo nella compagine stessa dell’osso e questa parte
connettivale permette all’osso di inserirsi in un capo di origine e un capo terminale (ci sono sempre
eccezioni che vedremo).

I muscoli possono essere classificati basandosi su vari aspetti, la più tipica è in base alla direzione in cui
sono disposte le fibre del muscolo

NB: queste caratteristiche su cui si basano le classificazioni sono proprie del muscolo e danno il nome al
muscolo stesso.

esempio: muscolo retto dell’addome ha fibre con decorso rettilineo,

Può anche succedere che le fibre siano disposte in maniera diversa per cui si ha un muscolo che è più largo,
esteso o più sottile per cui questi aggettivi si trovano all’interno del nome del muscolo stesso. Altri aspetti
importanti sono la forma del muscolo (questo aspetto è poco considerato a livello del nome) o la sua
localizzazione (molto più importante), spesso il muscolo prende il nome dalle zone in cui si trova collocato,
oppure può prendere il nome dalla sua origine e punto di inserzione.

Esempio: sternocleidomastoideo che ha origine dallo sterno e clavicola e va a inserirsi a livello del processo
mastoideo dell’osso temporale

Oppure può prendere il nome da alcune sue caratteristiche peculiari

Esempio: un muscolo può avere più capi (in senso di origine) ma un’inserzione sempre unica (bicipite,

tricipite..)

Conta anche l’aspetto dell’azione, come muscolo estensore o flessore (esempio: estensore del carpo)
Ci sono poi i muscoli detti pennati: questi muscoli
presentano dei tendini particolari

Immagine di muscoli con fibre orientate in modo diverso


(parallele sono le più comuni, ma possono avere anche
disposizioni circolari)

Muscoli pennati: sappiamo che il muscolo si inserisce


tramite un tendine, che in questo caso si trova tutto da un
lato

Bipennato: il tendine in pratica sembra dividere a metà i fasci muscolari

I muscoli possono avere come citato prima diverse origini come il bicipite, dove si hanno due origini diverse
ma unica inserzione.

Su una base strutturale comune (una parte muscolare e una tendinea) ci possono quindi essere molte
differenze.

NB: un termine che si trova spesso associato ai muscoli è aponeurosi (per esempio in alcuni muscoli
dell’addome) dove si ha che la fascia fibrosa che ricopre il muscolo va a continuarsi direttamente nel
tendine a livello dell’inserzione ossea (come fosse un tendine allargato). Un altro esempio è l’aponeurosi
palmare che va a ricoprire i muscoli a livello della mano per dare consistenza ai muscoli stessi,
dall’immagine si vede che è abbastanza difficile sollevare la cute perché è adesa alla parte sottostante.
RIFERIMENTO PER IL GRAY: articolazioni e muscoli scheletrici da pagina 108 in poi

Potrebbero piacerti anche