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ORAZIONI

-Le orazioni contro Verre:


Verrinae – Cicerone vi sostiene l’accusa contro Gaio Verre, governatore della Sicilia dal 73 al 71
a.C. Verre è accusato dai Siciliani di averli derubati e depredati. Essi chiedono a Cicerone di
difenderli nel processo intentato contro Verre. Le Verrinae sono composte da sette orazioni:

-la Divinatio in Quintum Caecilium, con la quale Cicerone ottiene che nella causa contro Verre
l’accusa sia affidata a se stesso e non a Quinto Cecilio, un amico di Verre che non avrebbe fatto
nulla per farlo condannare;

-la In C. Verrem actio prima, pronunciata dopo che Cicerone era stato in Sicilia per acquisire le
prove della colpevolezza di Verre;

-la In C. Verrem actio secunda, che l’oratore non pronunciò mai, ma che provvide ugualmente a
pubblicare. È divisa in cinque parti, ciascuna delle quali è dedicata ai vari misfatti di Verre: quelli
compiuti prima e durante la propretura in Sicilia; i furti di frumento; le ruberie di opere d’arte; gli
atti crudeli ai danni non solo di siciliani, ma anche di cittadini romani.

Le Verrinae segnano la più grande vittoria di Cicerone su Quinto Ortensio Ortalo, difensore di
Verre, non soltanto dal punto di vista forense, ma anche, e ancor di più, dal punto di vista stilistico.
Infatti, la sua oratoria risulta molto più efficace rispetto ai precedenti discorsi; lo stile è meno
gonfio e ampolloso, è più incisivo, e si segnala inoltre per la sua varietà. Cicerone fa ricorso a
un’ampia gamma di tonalità e di livelli espressivi per colpire Verre in tutte le sue malefatte: con
un’ironia finissima, come quando si descrive la lettiga sulla quale egli viaggiava, impreziosita da un
morbido cuscino di stoffa maltese pieno di petali di rose; a volte invece fa leva sul páthos, per
suscitare lo sdegno dei giudici al ricordo delle infinite crudeltà perpetrate da Verre,
rappresentante del potere di Roma.

Le Verrinae hanno anche grande importanza dal punto di vista storico perché costituiscono un
ottimo osservatorio per rendersi conto della corruzione dei governatori romani.

-Pro Lege Manilia

Orazione politica a difesa della Lex Manilia, una legge che dava il comando a Pompeo nella guerra
contro Mitridate proposta dal tribuno Manilio.

-De Lege Agraria

Quattro discorsi in cui Cicerone si opponeva al progetto di legge agraria avviata da Rullo un tribuno
che voleva ridistribuire i terreni statali tra i poveri.

Pro Milone –

è del 52 a.C. Da molti studiosi è considerata il capolavoro dell’oratoria ciceroniana.


Milone era stato accusato di aver ucciso il 18 gennaio del 52 a.C. presso Boville, sulla via Appia,
Clodio, il peggior nemico di Cicerone. Il processo, iniziato il 4 aprile, si svolse in un clima reso
rovente dalla presenza di numerosi amici di Clodio, che rumoreggiavano e intimidivano i giudici.
Cicerone, pesantemente condizionato, pronunciò un discorso fiacco e privo di ogni efficacia: poche
parole e poi tacque, suscitando lo stupore di tutti. Milone, condannato, si recò in esilio a Marsiglia.
Successivamente Cicerone scrisse il discorso, e ne venne fuori l’opera che oggi leggiamo.
-Le Filippiche

Subito dopo la morte di Cesare, Cicerone vede un evento positivo, perché si illude che il senato
possa riacquistare la tanto agognata indipendenza, ma ciò non avviene perché il tutto è ostacolato
dall'intervento di Antonio (il nipote di Cesare) e di Ottaviano (il luogotenente di Cesare).
Marco Tullio Cicerone sta dalla parte di quest’ultimo, perché gli sembra che vuole ristabilire un
equilibrio con il senato. Scrive contro Antonio 14 orazioni, le Filippiche, come le chiamò lo stesso
oratore prendendo a modello le Filippiche di Demostene (ma da alcuni sono dette anche
“Antoniane“), firmando la propria condanna a morte.

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