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Tutte le bugie

che ci stanno raccontando


su questa follia

Nonostante quello che sta avvenendo in Giappone il governo Berlusconi


insiste nel voler trascinare l’Italia sulla pazza, pazza strada del nucleare, con
il professor Veronesi, che, continuando a promuovere invece che controllare il
nucleare,violerebbe la Direttiva UE 71/2009, che separa nettamente le due
funzioni. Gli antinuclearisti vengono spesso tacciati di scarsa razionalità. Ma
vediamo, razionalmente, tutte le balle che ci hanno raccontato per
convincerci.

1) "Il nucleare è sicuro". Questo non lo sa ancora nessuno (anzi, quello che
sta accadendo in queste ora sembrerebbe mostrare il contrario: ricordiamo
che il nucleare richiederebbe sicurezza assoluta,quindi i paragoni con centrali
di altro tipo, che possono produrre danni all’ambiente ma non del livello di
quello di una centrale nucleare non valgono). Chi ha giurato e spergiurato di
aver trovato una soluzione ai vari problemi che il nucleare pone, incluso
quello delle scorie, è sempre stato smentito. L’Italia ha ancora da smaltire le
scorie di Montalto di Castro: come si può minimamente pensare che un Paese
che non riesce nemmeno a smaltire la propria spazzatura normale sia in
grado di trattare rifiuti speciali pericolosissimi, specie con la corruzione, il
malaffare e l’impunità che la fanno da padrone dalle nostre parti, molto più
che altrove?

Ancora, siamo un Paese ad alto rischio sismico, in cui notoriamente non si


costruisce nulla a norma (ma ve l’immaginate se i lavori delle centrali fossero
affidati alla Impregilo?)

2) "Il nucleare è economico". È vero l’esatto contrario. Senza sussidi statali


non le fa nessuno. Infatti negli Stati Uniti, nonostante gli incentivi proposti da
Bush dieci anni fa e da Obama recentemente, industrie socie di Edf hanno
rinunciato a miliardi di dollari di fondi statali pur di non costruirle. Il costo per
kilowattora del nucleare italiano sarebbe superiore a qualunque fonte
alternativa, perfino a quello dei combustibili fossili.
3) "Il nucleare è moderno". Il livello di aggiornamento tecnologico delle
centrali nucleari è a dir poco ridicolo, tra dieci anni avremmo centrali nucleari
di una generazione e mezza fa. Inoltre, in tutto il mondo stanno
abbandonando il tipo di nucleare che vogliamo fare noi, il cosiddetto EPR.

4) "Il nucleare è utile". In realtà l’Italia dispone già di 105 GW di installato


contro un picco massimo di richiesta di 60 GW: non ci serve a nulla produrre
una base notturna che possiamo comprare a prezzi di saldo dai francesi, quel
che ci serve è tagliare i “picchi” di prelievo che oggi ci costringono a usare
massicciamente i turbogas (quindi vai di risparmio energetico – un tipo di
cultura che manca completamente in Italia e che invece sarebbe necessario
sostenere -, cogenerazione ed energia pulita, come quella che le fonti
rinnovabili possono fornirci, senza devastare l’ambiente).

5) "Il nucleare ci rende indipendenti". L’uranio costa, sta costando già sempre
di più, si sposterebbe la dipendenza ai paesi produttori di petrolio a quelli
estrattori di uranio (Canada, Australia, Paesi dell’Africa centrale). La verità è
che un Paese ormai abituato a ragionare con la pancia necessita di argomenti
come il disastro nucleare per ottenere una scelta razionale. Sembra
paradossale, ma è l’amara verità.

6) "Le scorie sono sicure ("io le metterei dove vivono i miei nipoti") ". Il
plutonio, in sostanza la scoria nucleare, non può e non deve mai entrare
contatto con l’ambiente. Viene definito infatti come “la sostanza più
pericolosa al mondo”, il che è già sbagliato per definizione: si tratta di un
elemeno transuranico pesante, incompatibile con la vita nell’intero universo,
pertanto non può esistere al mondo, e neanche in altri mondi, ma viene
realizzato artificialmente dall’uomo.

7) "Dalle scorie non esce la minima quantità di radiazioni, io ci dormirei


vicino". Anche a beneficio del prof. Veronesi, diamo qualche dato. A seconda
del tipo di contenitore, la radioattività delle scorie vetrificate a un metro di
distanza è di 40, 100 o 200 microSievert all’ora. Supponendo dunque che il
professor Veronesi dorma 6 ore a notte (è un tipo iperattivo, pare…), ci
passerebbe 2.190 ore all’anno, assumendo quindi da 87 a 438 milliSievert
(mSv) all’anno (radiazioni gamma e neutroni). La dose massima consentita
per un individuo della popolazione è di 1 mSv all’anno. I lavoratori addetti
sono, invece, autorizzati a prenderne 20 all’anno. Altro che sonni tranquilli:
Veronesi si beccherebbe una dose di radioattività che, grosso modo, è da 80
a 430 volte oltre quella consentita.

Se invece il professore preferisse tenere in camera da letto materiali nucleari


non irraggiati, allora se la passerebbe molto meglio: in questo caso, infatti, si
beccherebbe da 1 a 6 microSv all’ora con una dose annuale tra 2 e 12 mSv:
dal doppio a 12 volte la dose massima.

Quali le conseguenze? Se, per assurdo, tutti i cittadini italiani seguissero il


prof. Veronesi nell’esperimento in questione, avremmo oltre 250 mila casi di
tumori fatali all’anno (le stime si riferiscono al tasso di esposizione di cui
sopra: non sono di Greenpeace ma dell’ICRP la Commissione Internazionale
per la protezione dalla radiazioni). Dubitiamo che basti il Prof. Veronesi a
curarli tutti, e sarebbe meglio se il Prof. si facesse almeno un corso rapido sul
tema per evitare di dire castronerie del genere.

Forse il Prof. spera di diventare fosforescente e risparmiare sull’abat jour?


Purtroppo così al massimo si fa le lastre ai raggi gamma...

8) "In Svizzera ci sono in programma tre centrali nucleari". Di sicuro ce ne


sono tre che devono chiudere e le aziende elettriche le vorrebbero sostituire.
La Camera dei Cantoni su iniziativa del Cantone di Basilea, quello più
fortemente antinucleare, ha deciso di continuare la procedura decisionale
sulle tre centrali che avrà termine con un referendum nel 2013. Mentre da noi
i referendum zoppicano, in Svizzera vanno forte: di recente ce ne sono stati
due (a carattere locale) che hanno sancito la fuoriuscita dal nucleare di Berna
e St Gallen, che si aggiungono alle decisioni antinucleari già prese dalle città
di Zurigo, Basilea e Ginevra.