Sei sulla pagina 1di 2

Epica

In origine il termine ἔπος significò soltanto “parola”, “discorso”. Soltanto successivamente, in un


orizzonte cronologico non ben precisabile, fu usato per indicare l’“esametro”, il verso di sei unità
metriche a base dattilica con il quale furono composte l’Iliade e l’Odissea, i poemi epici per
antonomasia. Il loro contenuto, ispirato alla narrazione di gesta eroiche, fissò poi i canoni
fondamentali di questo genere letterario, che conservò invariate nel tempo le caratteristiche e le
strutture di base. Una delle caratteristiche più significative dell’epica antica è la ciclicità tematica
(ciclo degli Argonauti, ciclo delle fatiche di Eracle, ciclo tebano, ciclo troiano), cioè l’uso di una
struttura narrativa conclusa, che raccoglie in uno schema concatenato, cronologico e logico, tutte le
vicende ricollegabili a un solo importante argomento (la guerra di Troia, le vicende della stirpe di
Labdaco, la conquista del vello d’ora per opera di Giasone).
Il ciclo troiano
È il più celebre dei cicli epici: racconta gli antefatti della guerra di Troia e gli avvenimenti
posteriori al ritorno in patria di Odisseo. Di queste opere, che risalivano a un periodo di tempo
compreso tra l’VIII secolo a.C. e la metà del VI, a cui già gli antichi attribuivano un valore più
informativo che poetico, ci sono giunti solo frammenti, citazioni contenute nelle opere di altri autori
o compendi molto sintetici.
Ciprie: raccontano tutti gli avvenimenti che portano al ratto di Elena. La Terra, oppressa dal peso di
una popolazione troppo numerosa, chiede aiuto a Zeus, il quale decide di scatenare una guerra tra
Achei e Troiani. L’occasione si verifica durante il banchetto di nozze tra Peleo e Teti. Eris, la
Discordia, si presenta, non invitata, con un pomo aureo da assegnare alla più bella delle dee
presenti. Paride, scelto come giudice, lo cede ad Afrodite che gli promette la donna più bella della
terra. Il poema si conclude con la narrazione dei fatti anteriori alla contesa fra Achille e
Agamennone.
Etiopide: riprende il racconto dall’ultimo verso dell’Iliade. Arrivano due grandi alleati per i Troiani:
il popolo delle Amazzoni, donne guerriere guidate da Pentesilea, e il popolo degli Etiopi, guidati da
Memnone. Entrambi cadono per mano di Achille, di cui si racconta poi l’uccisione. Poco dopo il
Pelide viene ucciso dal dardo di Paride, guidato da Apollo.
Piccola Iliade: si raccontano le vicende successive all’uccisione di Achille, tra cui la lite tra
Odisseo e Aiace Telamonio per il possesso delle armi di Achille e la costruzione del cavallo di
Troia.
La distruzione di Ilio (Iliou Persis): si racconta della distruzione di Troia e la conseguente fuga di
Enea dalla città in fiamme.
Nostoi: è il ciclo che racconta i viaggi di ritorno degli eroi da Troia (Nestore, Menelao, Calcante),
con particolare rilievo alla figura di Agamennone che, tornato in patria, viene ucciso dalla moglie
Clitennestra.
Tesprotide si racconta del viaggio di Odisseo nel paese dei Tesproti, in Epiro, dove si era recato per
placare la collera di Poseidone per l’accecamento di Polifemo.
Telegonia: si racconta dell’uccisione di Odisseo per mano di Telegono, figlio avuto dalla maga
Circe durante il suo viaggio di ritorno a Itaca. Il giovane, giunto a Itaca per conoscere il padre, si
appropria di alcuni capi di bestiame e quando Odisseo interviene per difendere i propri averi,
Telegono lo uccide non avendolo riconosciuto. Per espiare il proprio delitto torna all’isola di Eea
dalla maga Circe, conducendo anche Penelope e Telemaco. Alla fine della vicenda, Telegono sposa
Penelope e Telemaco sposa Circe (consigli di lettura: Circe di Madeline Miller).

Potrebbero piacerti anche