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DIRITTO AGRARIO

Lezione 1 - 3 marzo 2016

Il diritto agrario comprende una serie di norme che si coordinano con dei principi.
Sono una serie di disposizioni che legislatore adotta attraverso deroga, non sono norme ordinarie. Il
legislatore ha previsto delle norme a carattere generale e in queste ha trovato delle deroghe da applicare
al diritto agrario.

Oggi le disposizioni hanno un filo conduttore tra di loro.


Sul piano normativo il diritto agrario è diverso dal diritto comune ( → diritto commerciale, civile..).
Le attività previste nel diritto comune sono essenzialmente finalizzate alla produzione del cibo ma non
solo, anche dell'energia, piante, etc.

L'attività agricola è diretta anche alla salvaguardia e alla tutela dell'ambiente. Il rapporto che c'è tra
agricoltura e ambiente è diverso da quello che c'è tra industria e ambiente.

Lo sviluppo industriale è stata la strada maestra per conseguire uno sviluppo sociale ed economico
finalizzato a un miglioramento della vita.
Allo stesso tempo questo sviluppo ha rappresentato anche dei pericoli → problemi di incompatibilità
per la salute, l'ambiente, pericoli per il futuro o problemi immediati.
Si parla quindi di sviluppo sostenibile: capacità di governare lo sviluppo industriale.

Quando si è concepita la gravità dell'inquinamento, e si riteneva che l'industria fosse responsabile, si


sono fatte delle disposizioni comprimenti per salvaguardare l'ambiente.

Sviluppo industriale / Ricchezza → incalza la tutela dell'ambiente per il benessere (ricchezza e salute) dei
cittadini presenti e futuri.

L'agricoltura è capace di produrre meglio e di più nel momento in cui le produzioni non vanno a
modificare il bene fondamentale della terra. La salvaguarda di questo bene è importantissima.
L'agricoltore determina uno sviluppo sostenibile.

Impiego di tecnologie avanzate → Aumento della produzione → Aumento dell'inquinamento.


La colpa è:
– dell'industria che ha messo sul mercato prodotti inquinanti;
– e dell'agricoltore che si è fatto ingannare dai facili guadagni e dalle facili produzioni.

Anche l'agricoltore deve attenersi alle regole per la salvaguardia dell'ambiente e per la tutela della
produzione al fine di non inquinare. Ma non in tutte le attività sono previste delle regole, per esempio
non ci sono per quanto riguarda l'allevamento del bestiame.

Le disposizioni previste per l'industria non si applicano all'agricoltura.

DIFFERENZE TRA AGRICOLTURA E INDUSTRIA


1. Riguarda il Fallimento. Tutela dei creditori.
Imprenditore Commerciale Imprenditore Agricolo
Se questo non può più far fronte ai crediti dovrà L'agricoltore non fallisce.
subire il fallimento. Ci sarà quindi: - all'inizio l'impr. agric. era considerato come un
- una crisi dell'impresa soggetto debole per questo veniva sottratto al
- un'azione a tutela dei creditori. fallimento con un trattamento di favore. Oggi
I creditori si aspettano dall'imprenditore commerciale non è così, non si intende come una situazione
che il loro credito sia tutelato. di favore.

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2. Riguarda la proprietà.

Imprenditore Commerciale Imprenditore Agricolo


Nel mondo commerciale vi è la La proprietà della terra è importante.
polverizzazione della ricchezza. È poco sviluppata la formula societaria
Non influisce più di tanto la proprietà mentre è molto sviluppata l'impresa
dell'azienda, questa può essere frazionata individuale sulle terre di proprietà.
anche fra tanti sottoscrittori. L'agricoltore coltiva sulle terre di sua
proprietà.

3. Riguarda l'imposizione fiscale

Imprenditore Commerciale Imprenditore Agricolo


Compila la denuncia dei redditi in base al Il calcolo della contribuzione viene fatto su dati
proprio reddito d'impresa e dovrà calcolare tecnici, dati catastali.
la propria contribuzione. Catasto: estimo delle terre sotto profilo:
- agrario: in base alla capacità produttiva del
Reddito effettivo ricavato preso in suolo e alle colture in esso contenute.
considerazione.
- fondiario: è immaginato dal legislatore in base
alla posizione delle terre e di altri fattori e si
può dedurre il valore della terra.
In caso di dislocazione:
- il proprietario: paga il reddito fondiario
- l'affittuario: paga quello agrario.
Effettiva rendita non presa in considerazione.

4. Previdenza sociale e disciplina del lavoro


Imprenditore Commerciale Imprenditore Agricolo
Sono necessari contratti, assicurazione e Non sono necessari contratti, assicurazione
contributi. e contributi.

5. Finanziamento dell'agricoltura
Il settore agricolo è stato per tanto tempo finanziato dallo Stato e dai fondi comunitari.
Nel dopoguerra c'era la necessità di ricostruire l'Europa e il settore agricolo ha avuto dei deficit strutturali,
sociali e giudiziari molto elevati. L'agricoltura ha chiesto allo Stato delle sovvenzioni.
Con l'UE non si è proclamato il divieto degli aiuti di Stato ma si è proclamato in seguito, con il Trattato di
Roma. La comunità riconobbe la necessità di sostenere, aiutare, finanziare l'agricoltura. Non è stato
uguale per l'industria.

L'industria si è lasciata al mercato, alla concorrenza, confidando nello sviluppo tecnologico. Vuol dire che:
– chi è bravo rimane nel mercato;
– chi fa scelte sbagliate esce dal mercato.

Chi non risponde ai bisogni della collettività.


Ci deve essere corrispondenza tra domanda e offerta.

Il settore agricolo è povero, è difficile avere utili significativi. Non si può lasciare la sorte dell'agricoltura
al mercato, altrimenti scomparirebbe perché non è remunerativa.

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(I calzolai sono quasi scomparsi, ne sono rimasti pochi – la scarpa si ricompra nuova; se la giacca si rompe
non si fa aggiustare ma se ne compra una nuova).

Non si può permettere che l'imprenditore agricolo abbandoni l'agricoltura per passare all'industria.
L'agricoltura è indispensabile: risponde a un bisogno primario irrinunciabile.

Imprenditore Commerciale Imprenditore Agricolo


NO finanziamenti. SI finanziamenti.

5. Disciplina del mercato.


Vi sono delle norme chiamate “antitrust” che stabiliscono il divieto delle intese.
Nella concorrenza c'è una “gara” che garantisce al consumatore il miglior prodotto al miglior prezzo.
Gli imprenditori hanno diritto di entrare nel mercato. Frequentemente le imprese di un determinato
prodotto trovano più conveniente fare intese sul prezzo, sulle aree geografiche... annullando così la
funzione tipica della concorrenza per garantire la posizione di privilegio dell'impresa commerciale.

Imprenditore Commerciale Imprenditore Agricolo


Frequentemente ci sono imprese con È raro che ci siano imprese agricole con
posizioni favorevoli rispetto ad altre. posizioni molto favorevoli.
È più conveniente la regola dell'incremento
(regola opposta a quella dell'impresa).

Ci sono regole che hanno la loro legittimità in ragioni economiche che differenziano la materia agricola
da quella commerciale.

Imprenditore Commerciale Imprenditore Agricolo


Non è sottoposto al rischio-natura. Sottoposto a un rischio-natura determinato dai
fattori climatici.
Produzioni intere possono andare distrutte per
grandine, siccità, bombe d'acqua.

Imprenditore Commerciale Imprenditore Agricolo


- Attività svolta in aziende. - Attività svolta prevalentemente sulla terra.
Realizzabile all'infinito a seconda delle necessità. La terra è un bene finito e delimitato (anche dalla
- Per ampliare la sua base aziendale può costruire sua capacità produttiva.
altre aziende. - Per ampliare la sua base aziendale dovrebbe
- NON valore rifugio. Lo strumento aziendale vale per trovare un terreno vicino e fertile e non è detto che
quello che produce: si trovi.
- forbici: costano poco - Valore della terra = valore finito.
Il valore corrisponde all'uso
- tecnologia: costa tanto Valore della terra = valore rifugio → le persone
possono trovare un investimento ai risparmi.

VALORE DI SCAMBIO = VALORE D'USO + VALORE DI SCAMBIO

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Lezione 2 - 8 marzo 2016
(Differenze economiche tra agricoltura e industria)

Dove si svolge l'attività agricola?


L'attività agricola si svolge sulla terra. La terra corrisponde all'azienda dell'impresa industriale. Differenza
della terra e fabbrica.
Terra è un bene finito → finitezza che deriva dalla vocazione naturale dei luoghi. La terra è un bene
rifugio → il luogo su cui investire il denaro per ripararlo dalle intemperie delle vicende economiche.
I beni industriali hanno un valore di scambio (che corrisponde al valore d'uso). Al valore di uso si
aggiungono altri fattori.
Il terreno lo compro a una determinata cifra e nelle peggiori delle ipotesi mantiene comunque quella
cifra ma potrò vedere un certo “guadagno”. La terra circola per ragioni economiche dovute all'attività
che si esplica, ma circola anche in ragione di altri fattori. Fattori che esulano l'attività vera e propria di
produzione.

Visione macroeconomica: la terra è comunque un fattore della produzione importante a tal punto da
giocare un ruolo strategico nell'economia mondiale. Chi ha la terra nei paesi che si confrontano nel
mondo è più forte, più potente, più sicuro perché è la risorsa primaria che consente di sopravvivere.
Fenomeni molto preoccupanti → accaparramento di terre. Fenomeno nuovo. Paesi come la Cina che si
stanno appropriando in maniera devastante numerose terre dell'Africa; anche numerose multinazionali
lo stanno facendo per poter trovare in queste delle vegetazioni interessanti per essere brevettate
nell'ambito alimentare che farmaceutico.

Attività. (poi la chiameremo attività d'impresa).


Attività agricola ≠ dall'attività d'impresa per il rischio d'impresa. Agricoltura può essere assoggettata alle
condizioni climatiche.
Questo però poteva valere per il passato perché oggi le attività industriali assoggettate alle condizioni
climatiche sono molte → Attività turistica, alberghiera, edilizia, ecc..
Prevalentemente l'agricoltura svolge attività su un materiale vivente, contrapposta all'industria che la
svolge su un materiale inerte. Regole economiche, aziendali, alla volontà dell'imprenditore (per quanto
riguarda l'attività dell'impresa), la domanda cala si adatta l'attività lavorativa, la produzione, si può
cambiare la produzione anche mantenendo lo stesso impianto produttivo con qualche piccolo
accorgimento.
Questo discorso è molto diverso nell'agricoltura. Per quanto riguarda l'operare su un materiale vivente
nell'agricoltura c'è rischio molto forte sconosciuto all'industria: rischio morte perché la vita non dipende
dalla volontà dell'uomo. L'uomo non può fare un prodotto perfetto, ha quello che madre natura gli dà.
Su 100 mucche si possono avere 50 morti, può capitare.
Al contrario, l'uomo dell'industria può fare un prodotto perfetto. Non solo la morte capita a chi alleva gli
animali ma anche a chi coltiva. Dipende anche dalle cure che si praticano sulle piante.
Incertezza della vita. Produttori di vegetali semina e non cresce niente; anche gli animali possono non
crescere, non nascere.

La gestione aziendale dell'industriale: studiare la richiesta della domanda e adattarla all'offerta. Questo
avviene solo nell'industria e non nell'agricoltura o si sviluppa poco perché i tempi di produzione di un
prodotto, vegetale o animali, sono regolati dal ciclo biologico vegetale o animale che sia. Non si possono
accelerare i tempi per ottenere un prodotto (es: gestazione di una mucca, non si può accelerare i tempi
di gestazione dell'animale, o non può accelerare la maturazione di un frutto; occorre un certo numero
di mesi).
La domanda può crescere anche in maniera smisurata ma l'agricoltore deve aspettare i tempi necessari
e non può variare la produzione, anche quando cambia il genere di richiesta della domanda.

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L'industria invece è sempre pronta a rispondere agli umori dei consumatori. Offerta industriale: può
governare fortemente la domanda, con la pubblicità, col governo che l'industria ha sulla domanda. Se il
consumatore esprime una richiesta nuova l'industria fa presto a convertire la produzione e provvedere
alla richiesta nuova del consumatore.
Dove comanda la natura, l'agricoltore non può rispondere tempestivamente come risponde l'industriale.
Procedimenti di conversione che richiedono tempi lunghi per realizzare il prodotto che il consumatore
si aspetta quindi produzione non è tempestiva e finisce di non volere più quella richiesta, il consumatore
può cambiare idea nel frattempo.

Il consumatore può per esempio richiedere i kiwi, l'agricoltore se fosse un bravo imprenditore dovrebbe
cercare di adattare la produzione al cambiamento del gusto del consumatore, espiantare altri prodotti e
mettere kiwi. Prima di offrire i prodotti sul mercato potrebbero passare anche 2 anni. La domanda del
consumatore non resta stabile!
L'agricoltore quindi spende una grande quantità di denaro senza esser ricompensato. Molto frequente
nell'agricoltura.
Il settore agricolo non è arretrato (come si dice) è regolato solamente in maniera diversa, non può
rispondere in modo rapido come risponde l'industriale.

L'agricoltore immette sul mercato i propri prodotti a data fissa → quando il prodotto è pronto a entrare
sul mercato.
Problema: questa tempistica è relativa a tutta la produzione agricola di vaste aree geografiche.
L'agricoltore è costretto a mettere i prodotti sul mercato quando sono pronti, ma sono pronti in
contemporanea dello stesso prodotto di altri produttori. Stessi prodotti, tante quantità, cala molto il
prezzo.
Questo non accade per l'industria perché per tenere il prezzo l'industriale può fare delle azioni di
mercato. Varie strategie per contenere la perdita per l'imprenditore industriale ma sono impraticabili
per quello agricolo.

Ma l'agricoltore può avere interessi a distruggere il bene prodotto invece di vederlo a prezzi bassi
(sottocosto)?
Questa operazione a perdere (o vendere a prezzo inferiore al costo di produzione o distruggere il bene)
→ la fa il produttore industriale che vende sottocosto per smaltire le scorte del magazzino (sconti),
meglio venderle sottocosto che distruggerle; ma possono anche distruggerle tipo chi ha prodotti di alta
qualità non gli conviene venderli sottocosto, tipo le borse di Gucci che hanno il numero di identificazione,
viene distrutto anche il numero così si mantiene alta la valenza del prodotto. Tecniche di vendita a
sottocosto sono tecniche molto praticate nell'industria. Vendita sottocosto a scopi concorrenziali grosse
imprese vogliono evitare che nuove imprese entrino nel mercato a concorrenza con loro.
L'agricoltore non può fare queste operazioni, la posizione loro nel mercato è polverizzata rispetto alla
domanda → L'offerta dei prodotti agricoli è in mano ai piccoli agricoltori. Rispetto alla globalità degli
agricoltori e all'offerta sono comunque piccoli, non ci sono posizioni di oligopolio e monopolio. No
concentrazione dell'offerta ma polverizzazione.
Primo fattore: regime giuridico della proprietà. Proceduto, dopo la Rivoluzione francese, all'abolizione
della proprietà fondiaria, dei feudi, alla divisione ereditaria; si è arrivati a una frammentazione della
proprietà fondiaria. Proprietà terriera frammentata nelle mani di tanti soggetti.
Terra: assoggettata a regime di proprietà dove l'offerta è polverizzata, il fenomeno (della distruzione) in
agricoltura non sussiste, nessuno ha interesse a distruggere i propri prodotti per mantenere alto il valore
di quei prodotti. L'agricoltore fa un sacrificio inutile. Il suo sacrificio non vale il suo risultato. Lui li vende
lo stesso anche se il prezzo del mercato è molto basso.

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Industria → c'è la concentrazione dell'offerta. Es: tante marche di pasta, 6 marche di pasta. 6
imprenditori quindi. Abbiamo una concentrazione della domanda.

Industria che trasforma i prodotti è un'industria forte che si presenta in forma concentrata rispetto ai
produttori. I produttori di grano vendono a 6 industrie di pasta. Il prezzo del grano lo stabiliscono queste
6 industrie. A fronte della concentrazione della domanda abbiamo una polverizzazione dell'offerta. Tanti
piccoli agricoltori. Uguale vale per le confetture.
La surgelazione è in mano a un oligopolio strettissimo quindi questo discorso non vale.
La distribuzione è concentrata in pochissime mani di difficilissimo accesso.
A fronte di questa concentrazione della domanda, nelle mani di un'industria di trasformazione o
distribuzione, abbiamo una polverizzazione dell'offerta. Nelle mani di piccoli agricoltori, subiscono un
deficit informativo molto elevato e soggiacciono alla determinazione del prezzo al volere della domanda
forte.
Abbiamo altri grossi problemi che riguardano la domanda e l'offerta: attività agricola risponde a bisogni
primari non inducibili. Risponde a un bisogno alimentare → bisogno fondamentale ma è un bisogno che
non si può indurre. I bisogni, la società, li esprime in base al suo sviluppo economico.
Ci sono società più ricche e più povere che hanno bisogni diversi, i bisogni sono variabili. Bisogno
alimentare presente in tutte le società che non si può indurre → Quantitativamente non inducibile.
Di Inducibilità qualitativa se ne può parlare: voglio bere il vino invece che l'acqua. Se sono povera mangio
il pollo se sono più ricca il caviale. Posso variare ma la saturazione del bisogno cambia. Quindi non
inducibile sia qualitativamente che quantitativamente. Dopo un certo grado del consumo il consumatore
non è più disponibile a consumare o a acquistare il prodotto agricolo a differenza del prodotto industriale.
Il consumatore industriale è disposto a fare numerosi acquisti inutili, a saldo → pago 1 prendo 2.
Il consumatore di prodotto agricolo: non è disposto a mangiare un'altra bistecca anche se gliela regalano.
Il bisogno quando è saturato non è rinnovabile → mangio una bistecca e sono sazia, non ne mangio
un'altra. Non riempio il frigo di cose in eccesso che poi dovrò smaltire. Invece le scarpe posso comprarle
anche se non mi servono, le userò tra qualche anno. Il genere di consumi alimentare quindi è molto
diverso da quelli industriali.
Il genere di consumi alimentari è molto diverso dal genere di prodotti industriali e la domanda rispetto
all'offerta non conosce l'induzione del bisogno.

PROPRIETÀ, IMPRESA, CONTRATTO

Le strutture agrarie sono diverse rispetto a quelle industriali.


Struttura: complesso dei fattori economici e giuridici che governano un settore produttivo. Uno dei
fattori giuridici di maggiore rilievo → proprietà. Proprietà degli strumenti della produzione incide sulla
struttura economica. Struttura economica di un certo tipo a seconda del regime giuridico della proprietà,
dell'impresa. Regime giuridico della proprietà degli strumenti della produzione: struttura economica di
tipo “assetto economico, liberale o concorrenziale”. Assetto economico liberale o concorrenziale:
proprietà degli strumenti della produzione → proprietà delle tecnologie, invenzioni dei beni immateriali,
della terra. Quando non ho la proprietà degli strumenti della produzione → (assetto socialista, nelle
mani dello Stato) → la struttura economica è diversa rispetto alla prima.
Il regime giuridico della proprietà conta molto nella struttura economica di un dato comparto produttivo.
Quindi per prima cosa noi affrontiamo la proprietà, più nello specifico la proprietà terriera.

PROPRIETÀ TERRIERA
Per capire il suo regime giuridico è necessario fare un percorso storico.
Partiamo dal 1789, Rivoluzione Francese → passaggio dall'età feudale all'età moderna.

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Nel feudalesimo (sistema feudale dei vassalli, valvassori, valvassini) → valore della terra sia economico
che politico.
Dominio utile: era di coloro che traevano i frutti dalla terra.
Dominio eminente: chi possiede la terra e ha la forza politica, forza economica legata all'appartenenza
della terra.
Terra ha valore di rifugio, la terra ha tanti valori.
Nel Medioevo → la terra aveva il valore di dominio unico, valore economico, di prestigio.
Svolta epocale della proprietà terriera.

La Rivoluzione Francese ha cambiato il mondo perché riteneva che la proprietà della terra doveva essere
un diritto soggettivo dell'uomo. La rappresentazione più intensa della sua libertà e la formalizzazione
dell'eguaglianza.
Risvolto più forte della libertà che ogni uomo ha di sé stesso → proprietà terriera.
Binomio: Dominium rei = dominium sui → ogni persona deve avere un dominio sulle cose pari
all'intensità che ha su di sé. Dominio su di sé (libertà) è uguale alla stesso valore del dominio sulle cose.
(Proprietà, renderla tale con la divisione della successione degli eredi in parti uguali.)

Eliminazione della mano morta cioè dei beni della Chiesa. Invenzione delle forme di proprietà immensa
che consentivano la base economica di un potere forte.

Nel Codice Napoleonico del 1804 → proprietà diritto sacro inviolabile, disporre del bene nella maniera
più assoluta (nei limiti della legge) in modo pieno ed esclusivo.
Sensazione forte del diritto di proprietà viene tramandata con il codice del tardo 1800 con la stessa
potenza, lo stesso linguaggio, la stessa portata di quello del 1804.

Il nostro Paese ha vissuto il cambiamento con un certo ritardo rispetto all'esperienza francese ma si ebbe
una svolta nei primi del 1900, quando si sono maturate delle idee socialiste.
La proprietà come diritto sacro e inviolabile si sente molto meno rispetto al passato e si elaborano delle
correnti di pensiero che lavorano sull'abuso del diritto (→ questo abuso non è un limite che si trova nella
legge, è un limite intrinseco al diritto, puoi beneficiare del diritto però non ne puoi abusare). Principio
che appartiene al diritto stesso.
Grosso cambiamento dal punto di vista politico in Italia, Germania, alcune parti della Francia, che
comporta quasi un ribaltamento del pensiero della proprietà → regime fascista, nazista e totalitario. In
questo periodo, dopo la Prima Guerra Mondiale, succede che gli Stati conoscono un'esperienza
nazionalista molto forte che li porta a una concezione dello stato autarchico, forte che deve operare
nell'interesse dei cittadini in maniera totale; impegno di grande spessore. Impegno che può portare a
dei cambiamenti.
Cambiamenti: guardare alla produzione come obiettivo di carattere nazionale. Cambiamento grosso
perché nel passato la produzione era lasciata alla libertà dei soggetti, dei cittadini. Lo Stato del 1800
aveva un atteggiamento estraneo (“lassaire faire”) dalla vita dei cittadini.
Iniziativa economica → massima espressione della libertà dell'uomo e lo Stato non può avere
interferenze in queste libertà.
A fronte di questo atteggiamento dello Stato del 1800 i regimi totalitari hanno una differente visione: lo
Stato deve intervenire orientando l'attività al benessere collettivo dei cittadini. Nuova prospettiva:
benessere della nazione. Ruolo compiuto nell'interesse della nazione (interesse superiore della nazione).
Si modificano quindi tante cose, a cominciare dalla nozione di proprietà: incremento produzione, lo Stato
deve dirigere, governare gli strumenti della produzione.

Prima categoria giuridica ad essere colpita dall'interesse superiore della nazione → proprietà.

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Nozione di proprietà basata sulla peculiarità dei beni. Il legislatore parte dall'obiettivo dell'interesse
economico dello Stato e guarda ai beni come differenziati tra loro, beni di consumo e beni che
interessano la produzione nazionale. Distingue questa categoria di beni nell'art. 811 → beni produttivi
(occorre un regime particolare di proprietà) e beni di consumo.
Proprietà non appartiene più alla sfera inviolabile dell'uomo ma si differenzia in ragione della natura dei
beni così abbiamo tante regole della proprietà quante sono le diversità dei beni. Sono quasi i beni a
governare il regime della proprietà.

Art. 832 cod. civ. → Il legislatore abbandona l'originale definizione. Non si occupa della proprietà ma del
proprietario, il quale ha il diritto di godere e disporre. Il legislatore ha cambiato moltissimo, ha iniziato a
concepire il diritto di proprietà in ragione dell'interesse della collettività.
- Se un bene è produttivo il diritto di proprietà imporrà dei compiti, un'attività, un facere.
- Se il diritto di proprietà ricade su un bene di consumo il proprietario avrà il diritto sacro
inviolabile, può anche distruggere il bene. Il soggetto ha un dovere nei confronti della collettività
a utilizzare il bene nell'interesse di tutti.

Proprietà attiva: nella Carta del lavoro ne parla il legislatore. Ambito dei giuristi che operano la
codificazione del 1942.

1942 → unificazione dei codici civile e commerciale in un unico codice civile. Non fu estranea la nozione
di proprietà attiva (diritto di proprietà che impone al soggetto un facere, obbligo di fare).
La prova dell'art. 332 ce l'abbiamo all’ art. 838 del cod.civ. → Esproprio: “allorché la proprietà dei beni
che interessano la produzione nazionale viene abbandonata o tralasciata e comportano un grave
nocumento per lo Stato, quei beni possono essere espropriati al proprietario dallo Stato per assegnarli
a altri soggetti che li utilizzano per interessi della collettività. Esproprio finalizzato a rendere produttivo
il bene quando il proprietario è negligente.
Diritto di proprietà → godere e disporre del bene ma con il limite determinato dalla natura del bene su
cui ricade il diritto.
Nozione ancora non uguale a quella moderna ma che pone dei presupposti.
Questa filosofia, trovò un'applicazione molto efficace e piena nell'ambito agricolo perché il Paese del
1940 era molto agricolo, si moriva di fame, bisogni della collettività.
Determinò che l'applicazione concreta effettiva del principio dell'art. 832 si ebbe nell'ambito agricolo.
L’art. 832 contiene al suo interno una novità forte → Nozione di proprietà attiva. Ma fu applicata solo
ed esclusivamente nei confronti della proprietà terriera.
Nel codice civile: leggiamo le disposizioni relative alla proprietà terriera dove le regole sono rivolte alla
proprietà ma in vista dell'impresa, dell'attività. Regole individuate con riguardo alla proprietà terriera
limitano a rendere produttiva la terra, riguardano la proprietà ma hanno come bersaglio l'attività
imprenditoriale che il proprietario deve svolgere sulla terra. Proprietà limitata alla terra.

Lezione 3 - 10 marzo 2016


1940: Codice che è tutt'ora in vita, grossa forza.
Unificazione dei codici, civile e commercio confluirono nel Codice Civile. Entrambi i corpi di norme
furono unificate in questa opera. Con quali spinte innovative? Spinta innovativa maggiore che sta alla
base di tutto l'intervento normativo rivoluzionario: lo Stato che opera in quel momento è lo Stato fascista,
forte, che si pone in competizione con altri grandi Stati (Francia, Germania).

Lo Stato si pone sopra agli individui per la prima volta e li governa e dice quali sono gli obiettivi dello
Stato → autosufficienza, autarchia, protezionismo economico, la crescita economica attraverso il
protezionismo e il governo dell'economia. Chiama gli individui a partecipare al disegno economico e
politico dello Stato, tutti gli individui chiamati alla costruzione e al vertice il Duce. Costruzione piramidale,

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tutto il mondo sociale del paese era coinvolto in questa opera di costruzione di un Italia economica,
politica, fascista che avrebbe dovuto fronteggiare le grandi potenze.
Il Duce governa, i cittadini ubbidiscono senza possibilità di dubitare. Ubbidiscono perché sono chiamati
a partecipare. È uno Stato fascista.
In questo disegno economico molto preciso che funzionava con assetto delle corporazioni, dove le
attività inserite in determinate categorie corporative che avevano possibilità di operare per la crescita
del governo. Era tutto studiato a tavolino molto precisamente.

In questo disegno è chiaro che l'evoluzione culturale la fanno loro e il primo bersaglio è la nozione di
proprietà → dà diritto di godere e disporre di una cosa in modo pieno ed esclusivo (massima libertà del
soggetto) si passa a proprietà attiva. La proprietà ha il contenuto del facere quando i beni
nell'interesse della collettività lo esigono, quindi non è un più un diritto dell'individuo ma è diritto
obbligo dell'individuo, quando il bene che interessa la collettività pretende che l'individuo operi. Godere
in un dato modo. Quando il bene è produttivo, per goderne bisogna renderlo produttivo.

Quando il proprietario non esplica l'attività del facere la sanzione è quella dell'esproprio. La
funzionalizzazione è evidente.
Art. 838 è inequivocabile, esproprio dei beni che interessano la produzione nazionale:
1. O sono rivolti alla produzione a chi li possiede,
2. o sono sottratti a quelle mani e passano a chi le sfrutta.

Cambiamento rivoluzionario della nozione di proprietà. Nell'art. 832 non si dice più “la proprietà è il
diritto” ma è “il proprietario che ha il potere di disporre nei modi e limiti previsti dalla legge”.

In questo contesto abbiamo detto che il luogo dove maggiormente si rende effettiva questa nozione
nuova di proprietà è il terreno, l'area, lo spazio agricolo.

Nel capo secondo si disciplina la proprietà fondiaria → la disciplina viene dettata con riferimento alla
capacità produttiva della terra.
Già nel Codice Civile la nozione di proprietà terriera e impresa sono come due volti della stessa medaglia
perché la terra è un bene produttivo per eccellenza (per il fascismo).
Il paese in quegli anni era un Paese prevalentemente agricolo e il regime punta ovviamente come primo
obiettivo sulla terra.
Obiettivo → elevare la redditività della terra, rendere alla massima produzione le terre agricole per
creare un'economia agraria di alto livello rispetto alle altre potenze.
Francia e Germania già potenze agricole.

Alla sezione seconda: “dell'ordinamento della proprietà rurale”. Va riordinata, perchè la terra deve
essere messa a produzione perchè la terra potrebbe avere delle situazioni per cui non è produttiva,
potrebbero occorrere delle bonifiche totali o parziali perchè paludosa, occorre riordinarla per poter
sfruttare le prime macchine agricole, fare una serie di operazioni idrauliche sul suolo e operazioni
giuridiche ad hoc per rendere al meglio produttive le terre.
Si procedette anche alle individuazioni della minima unità culturale → art. 846 della sezione
dell'ordinamento della proprietà rurale. Poca applicazione per problemi di carattere amministrativo. Le
leggi che avrebbero dovuto rendere effettivo questo procedimento non furono mai adottate.

Minima unità culturale → contiene un divieto di frazionamento delle terre al di là di un certo limite, che
corrisponde a quello necessario per rendere produttiva la terra.
Minima unità culturale è quel tetto consentito di frazionabilità della terra al di là del quale non si può
andare per evitare che frazionamenti troppo ridotti possano rendere improduttive le terre.

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Il proprietario di un terreno che vuole vendere la propria terra deve vendere la terra in modo che la
particella frazionata deve consentire lo stesso l'attività produttiva.

Oggi questa disciplina non ci impaurisce più di tanto, ma all'epoca turbava molto → reazione negativa,
di spavento, come se lo Stato fosse il padrone di tutto, come se impediva al proprietario di vendere un
pezzo della sua terra e se voleva venderlo doveva farlo in determinato modo.

Disposizione sull'ordinamento della proprietà rurale all'art. 851 → trasferimenti coattivi.


I soggetti interessati da un'opera di riordinamento, di trasformazione fondiaria sono obbligati a
scambiare le particelle dove lo scambio torna utile al migliore sfruttamento dei suoli.
Nella vicenda di trasformazione fondiaria, di bonifica, i proprietari terrieri potevano essere obbligati
(trasferimenti coattivi) a scambiare una particella con un'altra.

Bonifica integrale → anche qui altri interventi coattivi, quando si è proceduto alla bonifica integrale,
l'opera dello Stato è stata grandiosa, molto onerosa.
Bonifica di terre con zanzare della malaria, le persone incaricate di questa si sono ammalati.
In queste opere si è proceduto a individuare un obbligo specifico dei proprietari delle terre di concorrere
alle spese. Con quale sanzione? Quella dell'esproprio.

Il regime fascista era un regime totalitario. Si procede a una bonifica, lo Stato impegna tutte le sue risorse
economiche e umane. Chi è proprietario deve concorrere alle spese. Possono vendere, se non le
vendono → esproprio.
Su questo fronte la proprietà vista come diritto, come originario diritto sacro inviolabile, viene erosa
totalmente con riguardo alla terra, colpita nel cuore. Essere proprietario terriero vuol dire essere
coinvolto nell'azione dello Stato dove il proprietario terriero è disperato.
Esperienza rivoluzionaria e straordinaria che non ha riguardato gli altri beni.

Altra sezione → PROPRIETÀ EDILIZIA. Individuazione dei piani regolatori per le costruzioni dei centri
urbani. Si gettano le basi di un'attività amministrativa che verrà dopo ma non si prevede la funzione
devastante che ha avuto la nozione di proprietà agricola all'interno del mondo rurale.
(Del clima politico che ha portato al mutamento della proprietà terriera ne riparleremo quando
parleremo dell'impresa e dei contratti).

La materia agricola ha svolto un ruolo eversivo all'interno delle tradizionali categorie giuridiche →
Proprietà → diritto sacro e inviolabile. Bene: beni economici, produttivi, terra (bene produttivo per
eccellenza che ha una disciplina particolare, quindi ruolo eversivo).

Cosa succede dopo la caduta del fascismo, dopo la guerra con l'avvento della Costituzione?
La democrazia è una realtà diversa rispetto allo Stato totalitario.
La partecipazione della popolazione alla vita del paese è sentita in un altro modo.
Si introducono valori nuovi, si elaborano meglio i vecchi valori (solidarietà che è una evoluzione della
visione dell'interesse collettivo del paese, che nasce col regime fascista, evolve nel regime democratico
con un sentimento solidaristico che coinvolge l'intera popolazione).

Nella Costituzione troviamo una sorta di continuità rispetto all'innovazione del Codice Civile ma contiene
anche degli elementi di novità. Permane l'idea di un interesse della collettività (o economico o di
carattere sociale), anzi si consolida e si fa più forte. In che modo lo Stato democratico coinvolge i cittadini
nell'obiettivo che permane di perseguire un interesse economico generale che promuove, il progresso,
lo sviluppo la ricchezza, quindi che promuove il benessere collettivo? Gli strumenti cambiano, ma gli

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obiettivi restano gli stessi → ricchezza generale sia conseguita attraverso lo sviluppo economico.
Benessere, ricchezza, sviluppo economico (obiettivo) cambia quando appare il problema ambientale →
ha chiuso l'era industriale. Ha messo tutti di fronte a grossi quesiti, ma prima che si consolidasse c'è
voluto del tempo. Benessere economico raggiunto attraverso la ricchezza. Ridistribuzione della ricchezza
messa in crisi col problema ambientale.
Quando c'è un problema ambientale non c'è rimedio nemmeno con la ricchezza perchè colpisce sia ricchi
che poveri.
Il giorno in cui si sciolgono i ghiacciai cosa ci facciamo con quei paradigmi? Niente.
Da un certo momento in poi (circa 10-12 anni fa) si è iniziato a parlare di sviluppo sostenibile → sviluppo
nei limiti in cui lo possiamo sostenere. Limiti in cui la crescita economica non confligge con altri obiettivi
quali quello della sicurezza ambientale, sicurezza in generale (che riguarda noi ma anche le generazioni
future). Altro valore che si è maturato (10-15 anni fa) diritti delle generazioni future.

Cosa resta nella Costituzione del passato Codice Civile? Resta molto.
Resta l'idea fondamentale, quella dello sviluppo economico che si consegue con il lavoro → come valore
assoluto → “l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro”. Oggi accanto al lavoro viene aggiunto
l'ambiente.
Strumenti per conseguire lo sviluppo economico nella repubblica costituzionale: intervento dello Stato,
che può essere programmatico, che si esplica con strumenti coattivi o con strumenti incentivanti.

Art. 41 Cost. Vediamo espresso questo discorso. L'iniziativa economica è libera → cittadini possono farsi
imprenditori come no: libertà imprenditoriale, ma non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale.
Sempre art. 41: La legge determina programmi e controlli perchè l'attività pubblica sia destinata a fini
pubblici. Interventi coattivi, incentivanti dell'attività. Quando iniziativa economica si traduce in attività
economica (il soggetto ha dato sfogo alla propria libertà di iniziativa e ha intrapreso l'attività) questa può
essere assoggettata a un'attività programmatoria dello Stato e a controlli.
Queste sono operazioni incentivanti ma anche interventi coattivi. Un intervento coattivo è fatto
sull’autonomia negoziale → massima espressione della libertà di iniziativa. Quando lo Stato vuole
raggiungere attraverso i suoi programmi un obiettivo, questo viene fatto attraverso la compressione
dell'autonomia negoziale. Ce ne sono State tante a partire dal lavoro.
Operazioni di compressione dell'attività economica sono state conseguite attraverso interventi che
hanno obbligato l'imprenditore a un facere in un determinato modo per conseguire i programmi
nazionali.
Questi ultimi sono stati raggiunti anche tramite interventi incentivanti. Cominciando da sgravi fiscali fino
ad arrivare a finanziamenti. Si è trasformato il mezzogiorno creando grandi industrie → con interventi
finanziari significativi.
È stato eliminato il sistema corporativo → la divisione per classi di attività con cui il regime controllava
le attività di tutti è stata eliminata. Sostituito con la libertà dell'iniziativa economica dove l'attività
indirizzata, programmata e incentivata.
Quadro economico diverso rispetto al passato. Si include il modello della proprietà degli strumenti di
produzione → fondamentale per un'economia liberista.
La proprietà viene sancita nuovamente come un diritto economico importante perchè è un presupposto
fondamentale della proprietà degli strumenti di produzione.

Art. 42 Cost. “La proprietà è pubblica o privata, beni economici appartengono allo Stato, a enti o a privati.
La proprietà è riconosciuta e garantita dalla legge che ne determina i modi di acquisto, godimento e i
limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti”.
Secondo comma: più significativo.
Cosa differenzia questo articolo da il vecchio art. 832? Prima: il proprietario ha il diritto di godere e
disporre nei limiti stabiliti dalla legge. → il legislatore fascista non aveva più riconosciuto la proprietà

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come diritto. Il legislatore del '42 vuole disciplinare il regime dei beni. In testa del legislatore ci sono
tante leggi quante sono i beni e in ragione di questi il proprietario potrà godere e disporre.
Qui troviamo un legislatore che governa in maniera incisiva nella vita dei cittadini. Riconosce i proprietari,
ma lo dice lui come devono essere. Mentre nella costituzione invece c'è un ritorno alla nozione
monolitica.
Il legislatore dice “la proprietà” non dice “il proprietario”. Proprietà come diritto fondante. Proprietà
degli strumenti della produzione e non che appartengono allo Stato e ai privati. Ognuno li utilizza
secondo la funzione sociale.

Funzione sociale è un concetto nuovo che contiene obiettivi economici ma non solo, contiene anche
obiettivo di natura collettiva che interessa la proprietà dall'interno → significa che la funzione sociale è
l'elemento che conforma la proprietà.
Funzione sociale definita dal legislatore ogni volta che dovrà dettare la legge affinché il diritto di
proprietà consegue la funzione sociale.
Funzione sociale essendo funzione è una variabile: conforma la proprietà e viene determinata dal
legislatore di volta in volta in ragione degli obiettivi sociali, economici che esprime la collettività.
La collettività esige obiettivi di carattere generale attraverso l'opera del legislatore.

Il nostro costituente non si limita a questo discorso.


Il limite che troviamo nel codice del '42 all'art. 832 del cod. civ. alla nozione di proprietà è un limite
esterno → sono i beni che postulano delle regole che queste poi vengono imposte al proprietario.
Nella nozione di funzione sociale la maturazione del concetto porta a spostare il limite esterno all'interno
della proprietà fino a essere riconosciuta dall'ordinamento in quanto conformata dalla funzione sociale.
Quindi il passaggio ideologico è da diritto sacro inviolabile (dell'800) a diritto che determina il
comportamento del proprietario in ragione dei beni che interessano la collettività (con la Costituzione)
proprietà quindi come diritto conformato dalla funzione sociale.
Funzione sociale → limite interno al diritto di proprietà.

PROPRIETÀ TERRIERA
Articolo 44 Cost. → proprietà terriera. Il legislatore distingue la proprietà della terra dalle altre proprietà.
Disciplina dell'art. 832 riguardava tutti i proprietari sia terrieri che non terrieri.
Qui invece, art. 44, distingue i proprietari terrieri dagli altri proprietari.
Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali la legge impone
obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata: fissa limiti alla sua estensione secondo le regioni o le
zone agrarie, promuove ed impone la bonifica delle terre, la trasformazione del latifondo e la
ricostituzione delle unità produttive; aiuta la piccola e la media proprietà.
Il razionale [...] → funzione sociale specifica rappresentata dallo stabilimento degli equi rapporti sociali
e conseguimento del razionale sfruttamento del suolo. → contenuti della funzione sociale
genericamente intesa per la proprietà in generale.
• Nella proprietà in generale è il legislatore di volta in volta che stabilirà la funzione sociale.
• Nella proprietà agraria la funzione sociale viene stabilita dalla Costituzione → riconosce nella
funzione sociale della proprietà terriera la doppia finalità: razionale sfruttamento del suolo e
stabilimento degli equi rapporti sociali.

RAZIONALE SFRUTTAMENTO DEL SUOLO


Anche adesso, nella Costituzione la terra è considerata come un bene produttivo e come tale un
proprietario deve svolgere la sua funzione di proprietario. Deve mettere a produzione la terra!
(Collegamento tra proprietà e contratti). Il legislatore parla di proprietà terriera e individua in essa una

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finalità produttiva di razionale sfruttamento. Il proprietario intanto esplica la funzione sociale del suo
diritto in quanto si faccia imprenditore. La propria terra ha una finalità: razionale sfruttamento, e deve
essere fatta dal proprietario. Se ritiene inconveniente procedere a questo sfruttamento dovrà procedere
a coltivare il terreno per il tramite di altri soggetti (es: affittuario).

La coltivazione della terra va assicurata perchè la funzione sociale della proprietà lo esige nei termini del
suo razionale sfruttamento!

- Sfruttamento → attività produttiva.


- Razionale sfruttamento → nel '46 : significava messa a produzione nel modo più vantaggioso per la
collettività. Oggi invece questo discorso ci può indurre a qualche critica. Oggi vogliamo uno
sfruttamento massimo? No. Noi abbiamo proiettato un interesse collettivo che non riguarda solo la
nostra generazione ma anche quelle future. Per noi razionale significa che la produttività che
esigiamo dalla terra per i nostri bisogni non comprometta i bisogni e gli interessi delle generazioni
future. Razionale può significare anche altri valori, relativi anche alla tutela ambientale. Si conserva
la produttività della terra ma si conserva anche l'ambiente, questo viene tutelato in tutte le sue
forme (antinquinamento dell'aria, acqua..) anche la tutela del paesaggio rurale.

Su queste finalità si legittimano tutte le disposizioni successive del legislatore che sono andate a
comprimere il diritto della proprietà terriera in ragione della salvaguardia delle aspettative future,
dell'ambiente e del paesaggio.
Razionale sfruttamento del suolo → se il proprietario non intende coltivare personalmente deve cedere
la coltivazione in mano ad altri. Si legittimano tutte le disposizioni che il legislatore successivo ha
adottato e che sono andate a comprimere gli interessi della proprietà terriera a favore degli interessi
dell'attività degli imprenditori affittuari in tutte le sue forme soggettive (imprenditori singoli, societari,
coltivatori diretti e non).
Tempo si è avuto l'affermarsi di una disciplina che ha gradualmente sottratto all'autonomia negoziale
delle parti la disciplina dell'affitto di fondo rustico e altri contratti agrari, tutto ciò a favore del
concessionario e a svantaggio del concedente proprietario.
Queste disposizioni che hanno limitato, compresso la proprietà si sono rese legittime in ragione del fatto
che il legislatore laddove le ha adottate, lo ha fatto legittimamente; in favore del razionale sfruttamento
del suolo.
Altra finalità:

STABILIMENTO DEGLI EQUI RAPPORTI SOCIALI. (prossima lezione)

Lezione 4 - 15 marzo 2016

Art. 43 Cost. → provvede a una sorta di avocazione a sé di certe attività economiche di interesse
nazionale anche mediante il provvedimento dell'esproprio allorché si renda necessaria la gestione
attraverso la mano pubblica di queste attività economiche.
Lo Stato quando ritiene opportuno di gestire attività che prima erano gestite dai privati lo fa senza
limitazione adottando l'esproprio, quindi con la nazionalizzazione.
Negli anni ‘60 furono numerose le iniziative di nazionalizzazione, imprese private diventarono pubbliche.
(es: energia elettrica).

Per quanto riguarda la materia agricola → nella Costituzione c'è uno spazio ad hoc cioè: Art. 44 →
proprietà terriera, contiene indicazioni sull'iniziativa, razionale sfruttamento → attività.
Ribadita la nozione di proprietà attiva.
L'art. 44 Cost. individua in modo specifico il contenuto della funzione sociale quando questa è riferita

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alla terra. Le finalità della proprietà terriera sono due: razionale sfruttamento della terra e
conseguimento equi rapporti sociali. Le 2 finalità devono essere conseguite contemporaneamente e non
che una esclude l'altra.
Art. 42 → riserva alla legge il compito di imporre obblighi e vincoli alla proprietà terriera e indirizza il
legislatore verso due finalità indicate espressamente. Orientamento per il legislatore quella della
funzione sociale espressa nella doppia finalità.

Razionale sfruttamento del suolo → nel tempo ha subito un'interpretazione evolutiva. Nel momento in
cui fu emanata la disposizione l'obiettivo era incremento della produzione, il proprietario: doveva
provvedere allo sfruttamento sia migliore che maggiore. Far fronte alla fame era l'obiettivo. In un primo
momento è stato inteso come incremento quantitativo della produzione. Poi con interventi comunitari,
con la tecnologia la produzione ha ricevuto un forte incremento. Si sono determinate delle distorsioni
nel mercato per cui si è passati da una valutazione della razionalità in termini quantitativi a una
razionalità qualitativa → produzione migliore, sicura ma anche migliore salvaguardia dell'ambiente.
Valenza spostata sul profilo della qualità dei prodotti, della tutela dell'ambiente rispetto alla quantità.
Le cose possono cambiare da un momento a un altro, si può ritornare a una interpretazione del termine
razionale in modo quantitativo, speriamo che questo non accada.

Conseguimento degli equi rapporti sociali.


Anche qui evoluzione significativa nel tempo.
- In un primo momento il nostro paese aveva fame di cibo e quindi anche fame di terra → si è vissuta
nel nostro paese una questione sociale molto forte, un conflitto acceso tra i proprietari terrieri (chi
aveva la terra) e non la coltivavano e chi non aveva la terra ma era ben disposto a coltivarla per i bisogni
della famiglia. Quindi questo conflitto sociale ha indotto il legislatore a interpretare lo stabilimento
degli equi rapporti sociali in chiave proprietaria di contenimento della conflittualità.

- A seguire, il profilo dello stabilimento degli equi rapporti si è collocato in materia contrattuale, materia
di affitto fondo rustico, conflittualità di interessi tra il concedente (chi aveva la terra in proprietà)
proprietario e i concessionari. Questa conflittualità ha alimentato il legislatore verso una graduale
sottrazione della materia contrattuale all'autonomia negoziale delle parti per disciplinare i contratti
agrari in maniera vincolistica per tutelare in maniera maggiore la posizione del concessionario, a
svantaggio del concedente proprietario.

In definitiva: lo stabilimento degli equi rapporti sociali ha indotto nel tempo il legislatore a comprimere
gli interessi della proprietà a vantaggio dell'interesse dell'impresa gestita dal concessionario.
Quando questo conflitto si è attenuato (anni '90), si è avuta una trasformazione dell'agricoltura. Lo
spostamento della conflittualità nell'agricoltura si è verificato relativamente al rapporto tra coloro che
producono i prodotti agricoli (agricoltori) e gli industriali (che hanno in mano la trasformazione e
distribuzione dei prodotti).
Oggi la conflittualità è tra chi produce e chi trasforma e distribuisce i prodotti.

Nello stabilimento degli equi rapporti sociali vi è un profilo della tutela ambientale.
Tutela ambientale → riguarda il profilo della razionalità dello sfruttamento della terra; l'ambiente
dipende strettamente dall'attività agricola.
Un'altra finalità dello stabilimento degli equi rapporti sociali, se riferita all'ambiente, riguarda interessi
della collettività intera anche la gestione della terra, che deve essere tale da salvaguardare l'ambiente.
Quindi la conflittualità è tra chi coltiva e chi consuma.

La tutela ambientale è un'aspettativa che riguarda anche le generazioni future.


Bisogna salvaguardare l'ambiente per noi ma anche per le generazioni future. Passaggio significativo

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dell'interpretazione contemporanea alle disposizioni di questa materia.

Il legislatore individua gli strumenti con i quali conseguire le finalità (conseguire un razionale
sfruttamento del suolo e stabilire equi rapporti sociali). Oggi sono diversi perchè sono cambiati col
passare del tempo.
• Fissa limiti alla sua estensione secondo le Regioni e le zone agrarie;
• Impone la bonifica delle terre.
• Promuove la trasformazione del latifondo e la ricostruzione delle unità produttive.
Strumento che si è concretizzato con la riforma fondiaria del 1950 → legge molto limitativa della
proprietà. Limitata al mondo agricolo e altamente rivoluzionaria.
Era necessaria una modifica dei latifondi per poterli sfruttare nel modo migliore, dopo si procedeva
all'assegnazione a coltivatori manuali della terra di unità produttive sufficienti al fabbisogno di una
famiglia contadina.
Strumento attraverso il quale si procedette alla trasformazione: esproprio. → dietro indennizzo e
assegnazione alle famiglie contadine disposte a coltivare la terra e a pagare una cifra modesta che
avrebbe condotto all'acquisizione della proprietà.
Riforma fondiaria è stata un'esperienza molto importante:
Obiettivo 1 → razionalizzazione della produzione: si volle eliminare il latifondo con l'obiettivo di
razionalizzare la produzione. Assegnazione a piccole famiglie.
Obiettivo 2 → ridistribuzione della ricchezza, ruolo eversivo del diritto agrario.
Solo in questa occasione (nella riforma fondiaria della proprietà terriera) poi non si è mai più provveduto
a espropriare la ricchezza per ridistribuirla alle persone che versavano in condizioni indigenti.

Si è provveduto anche all'obbligo della loro coltivazione, di non dividere le terre. Questa esperienza è
durata 30 anni. Ma non ha mostrato di conseguire le aspettative che si nutrivano perchè nel tempo è
cambiato il mondo.
Da un mondo chiuso in una piccola area geografica si è passati a un mondo diverso, aperto a tutto il
globo. Oggi si pensa come al mercato di tutto il mondo. Aspetto che ha cambiato la fisionomia
dell'agricoltura e ha cambiato i presupposti dell'agricoltura:

– prima (anni 50): tante terre a tanti agricoltori in modo che ciascuno poteva soddisfare il bisogno
della famiglia;

– oggi è uno svantaggio. Tra le condizioni che rendono l'agricoltura svantaggiata rispetto
all'industria c'è la polverizzazione della proprietà, delle terre nelle mani di tanti agricoltori. Il
maggior responsabile di tutto questo è la riforma fondiaria. Quella trasformazione è stata
un’operazione che ha danneggiato l'economia agricola. In alcune parti dell'Europa non si è
conosciuta la riforma.

Art. 47 → “[...] favorisce l'accesso alla proprietà coltivatrice”. Favor del legislatore nei confronti della
proprietà coltivatrice → in cui l'appartenenza del bene e la gestione della terra confluiscono nelle stesse
mani: il proprietario del bene è coltivatore manuale della terra perchè gestisce imprenditorialmente la
terra e la coltiva. Il legislatore nei confronti di questa proprietà ne riconosce la funzione sociale. Si spinge
il legislatore ha individuare forme di aiuto per procedere alla diffusione di questo tipo di proprietà.

Nell'art. 45 → c'è favor particolare: quello relativo alla cooperazione. Anche nei confronti dell'attività
d'impresa cooperativa→ il legislatore esprime un atteggiamento di privilegio.
“La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di
speculazione privata”. Troviamo una particolare forma di gestione dell'impresa realizzata con la

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cooperazione, senza fini di speculazione privata, con carattere di mutualità.

Guardando questi articoli: 41, 42, 44, 47, 45 → vediamo la prospettiva del nostro Paese all'indomani
dell'adozione del modello repubblicano. L'attenzione, pur mantenendo ferma che l'iniziativa economica
è libera, è rivolta al governo dell'economia mediante i programmi e i controlli.

Le attività economiche (d'impresa) devono essere, con l'intervento dello Stato, orientate al
conseguimento delle finalità sociali. Considerazione limitativa solo per quanto riguarda l’attività
cooperativa; quando l'attività economica è espletata attraverso l'organizzazione cooperativa (con fine
mutualistico), la cooperazione gode di una presunzione di funzione sociale → gli è propria e non sono
più invocati i programmi e i controlli ma si prevedono strumenti per la crescita della forma cooperativa.

Abbiamo una visione di un'attività imprenditoriale legittima ma sottoposta a controlli e programmi, a


meno che non si sia difronte alla cooperazione (dove la funzione sociale è presunta) e ci saranno, quindi,
forme incentivanti.
Lo stesso discorso vale per la proprietà terriera. Anche questa ha una funzione sociale duplice (razionale
sfruttamento del suolo e raggiungimento degli equi rapporti sociali), la legge impone modi e obblighi
per conseguirla.
Quando si ha una proprietà diretta o coltivatrice si presume conseguita la funzione sociale e quindi la
Repubblica promuove la costituzione di questo tipo di società.
I provvedimenti che hanno reso effettivo questo programma (della proprietà terriera). Strumenti che
hanno permesso il conseguimento dell'obiettivo:

• DIRITTO DI PRELAZIONE (AGRARIA) del concessionario in materia di contratti agrari.


Con Legge 590/1965 all'affittuario (coltivatore diretto) fu concesso il diritto di essere preferiti al
terzo acquirente in caso di alienazione del fondo.
Quando il proprietario voleva alienare il proprio terreno a un terzo, avrebbe dovuto comunicare
al proprio concessionario tutti requisiti della vendita per consentirgli di esercitare il diritto
all'acquisto alle stesse condizioni offerte al terzo acquirente.
Diritto fortemente limitativo del diritto di proprietà. Mentre tutti possono scegliere il proprio
acquirente qui non si può scegliere, l'affittuario si vede preferito al terzo acquirente. A parità di
condizioni ma l'affittuario ha un favour → la legge concede all'affittuario un mese di tempo per
rispondere all'invito ad essere preferito, dopo questo mese ha 3 mesi per versare la caparra
versata dal terzo acquirente per sostituirsi alla figura del soggetto terzo acquirente. Se comunica
al concedente che ha proceduto a domandare a ente bancario che ha richiesto un mutuo agrario
per ottenere un mutuo per pagare il terreno, avrà 1 anno di tempo per pagare il terreno. Se
dopo l'ente bancario non eroga il denaro, l'affittuario esce di scena e torna in scena il terzo
acquirente.
Quindi: a favore dell'affittuario: ha un mese di tempo per rispondere, 3 mesi per versare la
caparra, 1 anno per pagare che può andare anche a buon fine, però comunque gli viene riservato
un anno.
L'acquirente comunque si vede cacciato fuori dal rapporto e dovrà aspettare un anno.
◦ Se le cose vanno a favore dell'affittuario, dovrà rinunciare all'acquisto e restituire la
caparra.
◦ Se le cose vanno bene per lui si vede coinvolto nell'acquisto e dopo un anno non
potrebbe più avere interesse.
◦ Deve aspettare che l'affittuario si esprima.

Diritto di prelazione accordato l'affittuario (ritenuto legittimo dalla Corte Costituzionale in

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ragione dell'Articolo 47 e 44 Cost. ) attraverso questo diritto d prelazione l'affittuario congiunge
nelle sue stesse mani la proprietà del terreno e la gestione dell'impresa anche con il proprio
lavoro manuale.
Il diritto di prelazione è lo strumento idoneo al conseguimento dell'obiettivo contenuto nell'art.
47.

• DIRITTO DI PRELAZION ESTESO (un tempo) anche al vicino coltivatore diretto confinante del fondo
messo in vendita. Con legge del 1971 n° 817 del fondo messo in vendita.
Obiettivo: ampliamento della terra. Ampliare l'estensione dell'impresa dell'avente diritto con un
altro terreno: quello messo in vendita; in modo da creare delle estensioni terriere più ampie di
coloro che svolgono l'attività con lavoro manuale proprio o della propria famiglia. Processo di
ampliamento delle terre → accorpamento.

• SUCCESSIONE IN AGRICOLTURA. Quando nel 1942 si è proceduto alla rivisitazione della nozione di
proprietà si è mantenuta ferma il caposaldo della nozione di proprietà → alla parità degli eredi a
succedere. Principio introdotto nel Codice Ottocentesco perchè si era individuata la proprietà come
diritto come soggettivo.
In vista della produzione si cominciava a sentire qualcosa di urgente da disciplinare. La divisione
poteva far male alla buona gestione della terra Nel 1942 si misero delle regole che vietavano lo
smembramento delle unità produttive.
Ruolo eversivo → legge 203/1982 il legislatore ha visto che la conservazione dell'unità aziendale
era fondamentale per la buona gestione della terra. Nell'articolo 49 di questa legge si è prevista
una successione particolare: gli eredi che hanno lavorato con il genitore al momento della sua
morte ha il diritto di chiedere agli altri eredi il proseguimento dell'attività nei fondi di proprietà
del de cuius pretendendo l'affitto forzoso delle quote dei fratelli.
Con la successione in agricoltura si cerca di mantenere l'unità aziendale imponendo ai coeredi
che non lavorano la terra di affittarla ai coeredi che lavorano la terra in modo da proseguire
l'attività attraverso il contratto di affitto di fondo rustico (imposto).
Al termine del contratto di affitto, o durante, le parti possono sempre invocare la divisione
ereditaria ma il coerede continuatore ha il diritto di pretendere (per il diritto di prelazione)
l'acquisto delle quote dei coeredi qualora questi vogliono vendere.
Conseguimento dell'impresa con l'affitto forzoso e acquisto delle quote di prelazione con la
vendita delle stesse.

• COMPENDIO UNICO. Minima unità culturale → non si è mai attuata negli anni, non si è mai
individuato l'organismo amministrativo responsabile che doveva stabilire i requisiti minimi della
minima unità culturale. Quindi si è individuato lo strumento del compendio unico (definito con il
decreto legislativo numero 99 del 2004) → estensione necessaria al raggiungimento di un livello
minimo di redditività. Si carica il compendio unico del divieto di indivisibilità anche nella successione
stabilendo il diritto al conguaglio degli eredi esclusi.
Viene istituito con un procedimento amministrativo e su questo compendio grava il divieto di
indivisibilità anche quella successoria.
Dalla minima unità culturale si passa alla nozione di unità produttiva sufficiente e si stabiliscono
regole in ambito del diritto successorio.

• ESPROPRIO → decreto legislativo 325/2001. procedimento mediante il quale il terreno viene


sottratto dal legittimo proprietario dalla mano pubblica per realizzare finalità pubbliche. Il
proprietario viene indennizzato con una somma, originariamente corrispondeva a un equo
indennizzo, calcolata tra interessi del proprietario e dell'organo pubblico. Oggi l'indennizzo è più
corrispondente all'effettivo valore del bene. Indennizzo viene corrisposto al proprietario del terreno

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e disgiuntamente all'affittuario quando sul terreno la proprietà e l'impresa sono disgiunte nelle
mani del proprietario e dell'affittuario. Si riconosce al gestore della terra in affitto un diritto a un
indennizzo che non è corrisposto dal proprietario ma è differenziato (rispetto a quello del
proprietario) perchè riconosciuto e pagato dalla Pubblica Amministrazione → vuol dire che sulla
terra incidono 2 diritti: quello della proprietà e quello di chi la coltiva; quando viene sottratto il
terreno per fini pubblici sono ritenuti entrambi meritevoli di tutela e pagati da due soggetti diversi,
entrambi interlocutori della PA.
Quando a subire l'esproprio è un affittuario coltivatore diretto ( → chi esplica l'attività con il lavoro
manuale proprio e della propria famiglia) costui ha diritto ad un aumento dell'indennizzo perché
oltre ad essere sacrificato per l'attività d'impresa, è sacrificato per la perdita del lavoro manuale.
Lavoro: valore fondamentale, in caso di esproprio del lavoro è previsto un indennizzo. Lo stesso
indennizzo viene accordato al proprietario quando è coltivatore diretto della terra che corrisponde
al valore fondiario, al valore dell'impresa e al valore del lavoro. Tutti e tre i valori fondamentali che
riguardano la terra vengono indennizzati in caso di esproprio.

Diritto agrario diverso dal diritto civile, partendo dalla proprietà che ha due regimi diversi. Diversa
disciplina della proprietà terriera rispetto al Codice del 1942 e dopo la Costituzione.
Questa diversa disciplina imprime un marchio sull'attività d'impresa nel mondo agricolo. Il regime della
proprietà terriera è un elemento fondamentale all'assetto dell'impresa e del mercato.
Le strutture agrarie sono date dal complesso dei fattori giuridici ed economici che caratterizzano un
comparto produttivo, ora conclusa la proprietà terriera, le disposizioni della proprietà terriera
caratterizzano la struttura agraria e non sono indifferenti alla gestione dell'impresa, anzi sono
fortemente collegate. La proprietà attiva richiama automaticamente la nozione di attività e impresa e
quella dei contratti proprio perchè la proprietà obbliga all'attività, al farsi produttore e quando questo
non è possibile è proprio il contratto agrario di affitto che consente di trasferire la gestione produttiva
della terra dal proprietario all'affittuario che opera dell'interesse della collettività.

LA CHIAVE DI LETTURA DEL DIRITTO AGRARIO: IL COLLEGAMENTO TRA LA PROPRIETÀ D'IMPRESA E I


CONTRATTI. (lo chiede all'esame!!!!!!)

La proprietà obbliga. La nozione di proprietà è attiva. Il proprietario deve farsi imprenditore, deve
procedere al razionale sfruttamento del suolo, ce lo dice la Costituzione. Quando questo non è possibile
(anziano, malato) costui dovrà procedere ugualmente al razionale sfruttamento del suolo (per rendere
possibile la gestione del suolo) attraverso il contratto agrario di affitto del fondo rustico. È poi l'affittuario
che si carica del razionale sfruttamento del suolo.

Lezione 5 - 16 marzo 2016

Unificazione del Codice Civile e del Codice del Commercio → Codice del 1942.
Articoli che cambiano il modo di concepire i rapporti di carattere economico.
L'analisi storica di certe disposizioni normative, specialmente quelle relative al codice, è importante per
la stessa interpretazione delle norme. È vero che hanno subito un cambiamento nel tempo e andranno
letti in chiave moderna però occorre comprendere le ragioni storiche in cui queste disposizioni si
collocano.
Ritornare alle considerazioni delle analisi dell'articolo 42 della proprietà attiva.
Clima storico → politica del fascismo.
Come obiettivo fondamentale dell'intera collettività l'ordinamento ebbe l'intento produttivistico→ dare
al paese una grande forza economica e politica. Stato produttivistico diretto a conseguire
l'autosufficienza economica, forza politica all'interno del nuovo contesto europeo. È ciò che anima il

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processo di unificazione del codice del 1942. → unificati il codice civile e commerciale.
Obiettivo: dare al paese una grande forza economica quindi lo Stato è chiamato a intervenire in maniera
forte, incisiva, a governare l'economia del Paese.
Unificazione dei codici = abrogare il codice di commercio e mettere le sue norme nel codice civile.

Il codice del commercio derivava dagli usi commerciali, dalle regole nate, elaborate e consolidate
all'interno della filosofia commerciale. Esistevano due ordini di rapporti e obbligazioni:
• quelle che si instauravano all'interno del mondo civile (assoggettate al codice civile)
• quelle che si instauravano all'interno del mondo commerciale (assoggettate al codice di
commercio).
Distinzione sotto il profilo dell'ordinamento giudiziale, i magistrati appositi chiamati a giudicare cause
commerciali.

Si scansa l'idea che possano esservi situazioni particolari; obbligazioni, contratti sono uguali per tutti.
Occorre che un codice si occupi indifferentemente di obbligazioni di natura civile e commerciale. In
qualche modo cancellare dallo scenario giuridico questa particolarità della natura commerciale delle
obbligazioni. Le obbligazioni, gli atti sono neutre e appartengono al mondo del diritto civile.
Le obbligazioni e quindi il diritto commerciale si fondava sull'atto di commercio.
Il codice di commercio elencava un certo numero di atti aventi natura commerciale, chi compiva questi
atti era assoggettato al codice di commercio.

L'agricoltura prima dell'unificazione dei codici era un atto civile. Quindi era un facere che veniva
ricondotto alle discipline del codice civile ovvero l'uso, il godimento della terra e gli atti inerenti alla
coltivazione della stessa erano espressione del diritto di proprietà. La coltivazione ritenuta un
espressione del godimento del diritto di proprietà della terra.
La materia agricola allora non aveva una propria autonomia come adesso.
Quando cambia il diritto di proprietà, l'agricoltura esige una propria disciplina, esige differenziarsi dal
diritto di proprietà.
Nel momento dell'unificazione dei codici, e si abbandona l'idea che si debba corrispondere le
obbligazioni all'atto obiettivo del commercio, si elabora una nuova categoria giuridica → impresa.
Questa nuova categoria si presenta come vero protagonista del mondo economico, è la punta di forza
della nuova economia [non è più il commerciante (→ colui che fa circolare la ricchezza) ma è
l'imprenditore (→ colui che produce nuova ricchezza)]. Questa nuova figura modifica fortemente il modo
di regolare i rapporti, di concepire la relazione tra soggetto e Stato della vita economica del Paese.
L'imprenditore si giustappone nell'ambito dei rapporti economici al proprietario nell'ambito del diritto
di disporre dei beni.
Il legislatore nel codice civile del 1942 parla del proprietario quindi fa riferimento al soggetto e nell'art.
2082 parla di “imprenditore” → figure soggettive sulle quali il legislatore pone ogni affidamento perchè
si realizzino i grandi obiettivi dello Stato totalitario.
Imprenditore protagonista del mondo economico. Cambiamento di rotta: non si ha più riferimento
all'atto obiettivo di commercio; Codice di commercio è stato abrogato. Codice civile individua:
• proprietario: titolare di un diritto attivo;
• imprenditore: protagonista dell'economia

Disciplinati dal codice civile. Le loro azioni, contratti vengono unificate non sono più divise come era
prima dell'unificazione.
Quando si fa strada la figura dell'imprenditore il legislatore vede in quell'attività, un'attività diretta alla
crescita del paese.

Diritto agrario cessa di essere una parte del diritto civile per essere una parte a sé.

19
Il processo di unificazione dei codici ha rappresentato una svolta epocale per il diritto agrario.
Parte del diritto civile è diventata la materia economica affiancata al diritto commerciale senza
diventarne parte.
Art. 2082 cod.civ.→ dalla nozione di “imprenditore” si ricava la definizione di impresa.
“è imprenditore chi esercita professionalmente un'attività economica organizzata, al fine della
produzione e dello scambio di beni o servizi”.
Descrizione neutra di un soggetto economico, la figura dell'imprenditore si applica sia all'ambito
commerciale che agricolo. Requisiti: (soggetto che compie un'attività)

1. professionalità: in modo continuativo (non occasionale) → una sola vendita non concorre a
determinare una attività professionale, è solamente un contratto. Se il soggetto compie una
serie di atti allora siamo di fronte a un'attività.

2. economicità dell'attività; gli atti continuativi dell'attività devono avere un coordinamento


interno mirato all'immissione dell'operatività nel mercato → che traspare sia dal termine
“attività economica” e dal “fine dello scambio di beni o servizi”.
L'imprenditore deve quindi operare per il mercato (scambio) per essere definito tale. Non deve
significare necessariamente lucrosità dell'attività.
Attività professionalmente svolta è imprenditoriale se realizzata economicamente per il mercato.
Questa nozione esclude dalla nozione “impresa” quelle svolte per sé stessa, dirette
all'autoconsumo anche se organizzate perchè non hanno la proiezione per il mercato.

3. organizzazione della stessa; elemento innovativo. L'organizzazione è un elemento importante


nella nozione di impresa e nella nozione dell'azienda → complesso di beni organizzati
dall'imprenditore per l'esercizio di impresa; anche questa nozione è neutra perchè si applica sia
all'agricoltura sia al commercio.
Nuova concezione: soggetto che svolge l'attività attraverso una serie continuativa di atti e li
organizza continuamente, legati da un nesso di logica.
Nell'azienda c'è il profilo opposto → l'azienda è il frutto dell'imprenditore che organizza
continuamente l'attività, i beni, le persone e tutto questo complesso è organizzato.
Azienda: come complesso di beni e frutto dell'organizzazione. Dall'organizzazione dipende
l'avviamento → qualità dell'azienda che può essere maggiore e minore a seconda della qualità
dell'organizzazione fatta dall'imprenditore.
La costruzione è limpida e chiara. Parliamo di un soggetto “imprenditore” che svolge un'attività
(serie di atti) in maniera organizzata e in maniera economica (la sua intenzione è di costruire o
scambiare per vendere).

4. fine di produzione o scambio di beni o servizi. Nell'articolo c'è la parola “o” ma va intesa come
“e” (beni e servizi).

Distinzione tra industria e agricoltura.

• Art. 2195 → imprese soggette a registrazione (imprese commerciali).


Dall'obbligo di registrazione nel registro delle imprese è sottratta l'impresa agricola.
Ciò che non è agricolo è commerciale e ciò che non è assoggettato a registrazione è agricolo.
Quindi si deduce che le figure di impresa (attività economica) sono di due specie: commerciale e agricola.

• Articolo 2135 → Imprenditore agricolo. Per sottrazione quindi tutto ciò che non è riconducibile
alla figura dell'impresa agricola è commerciale.

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La nozione all’art. 2082 è neutra, si diramano due categorie di imprese:
- agricola;
- commerciale.
Anche per aversi imprenditore agricolo occorre che siano soddisfatti i requisiti dell'articolo 2082.

Art. 2135: requisiti che qualificano l'imprenditore come agricolo.


Questo articolo è frutto di una novella del 2001. Prima (nell'originario articolo) si esprimeva in due soli
commi molto sintetici → “è imprenditore agricolo chi esercita attività di agricoltura del fondo,
selvicoltura, allevamento del bestiame e attività connesse”. “Si reputano connesse: le attività di
trasformazione e vendita dei prodotti agricoli quando sono in stretta connessione con l'attività primaria”.
Il legislatore del 2001 ha deciso di rivedere la formulazione a seguito del mutamento economico e
tecnico che ha interessato il modo di fare agricoltura.
Si sono creati una serie di problemi interpretativi al fine della tracciabilità dei confini tra l'agricoltura e
l'industria che hanno necessitato una modifica dell'articolo. Si è dovuta tracciare di una linea netta tra
l'industria e l'agricoltura. All'agricoltore è riservato uno statuto apposito con disposizioni a suo favore:
non è soggetto al fallimento, la tassazione è diversa, leggi dell'inquinamento sono diverse. (andare a
ricercare i vecchi appunti).
Devono essere applicate regole diverse anche se sono due figure imprenditoriali, entrambe svolgono
attività organizzate dirette alla produzione.
Il legislatore individua l'imprenditore agricolo indicando le attività: coltivazione del fondo, selvicoltura,
allevamento degli animali o attività connesse.
Oggi troviamo “chi svolge una delle seguenti attività”: non devono essere svolte tutte congiuntamente
come nel passato per aversi imprenditore agricolo.
Nel 1942 il legislatore aveva davanti una realtà economica diversa da quella di oggi. Nella pratica queste
attività venivano svolte nella maggior parte dei casi in modo congiunto.
Oggi ci sono allevatori dediti solo all'allevamento o agricoltori dediti solo alla coltivazione del fondo o
selvicoltori dediti solo alla coltura del bosco.

• COLTIVAZIONE DEL FONDO. Puntualizzazione: non si coltiva il fondo ma le piante. Il fondo è la sede
della coltivazione. Il legislatore ha voluto ribadire che l'agricoltura esige il fondo.

Coltivazione → Cura della pianta, del vegetale. Anche il fioraio cura le piante che ha nella vetrina
altrimenti morirebbero. “Curare” è un'espressione che richiede puntualizzazioni. La giurisprudenza
si è posta dei quesiti, fino a dove si esplica la cura? Contributo maggiore è stato offerto dalla scuola
di Pisa che ha inteso nel termine coltivazione la “cura del ciclo biologico”, coltivare la pianta nel
rispetto del suo ciclo biologico e quindi definire il soggetto come agricoltore. Quindi quella del
fioraio non è attività di cura perchè non cura tutto il ciclo biologico.

Fondo →
in passato: appezzamento di terra destinato dal proprietario, o da chi aveva il diritto reale, all'agricoltura.
Non è soltanto riferito alla terra ma anche all'intenzione dell'uomo di destinarla all'attività agricola.
Nella parola “fondo” c'è un progetto: finalità produttivistica dello Stato.
“Affitto di fondo rustico”, “conferimento del fondo e delle sue pertinenze” → fondo come
espressione giuridica, tecnica. Significa un pezzo di terra destinato all'agricoltura.
La divisione tra terre agricole e non agricole è data dalla PA con piani regolatori → è lei che destina
le risorse all'agricoltura piuttosto che alle altre attività industriali o civili.

Quando il titolare destina la terra alla coltivazione questa diventa “fondo”.

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La nozione di fondo unita a quella di coltivazione ha avuto un'evoluzione: si è scoperto di poter
coltivare nelle grotte, nelle serre, nelle acque. La scienza, la tecnologia ha portato a
un'interpretazione ampia della nozione di fondo.
Ora: fondo come “base” sulla quale si può esercitare l'attività di coltivazione.
Espressione coltivazione ha avuto il sopravvento su quella di fondo.
Quando si sono sviluppate in maniera consistente le serre o le coltivazioni in grotte, il giudice non
ha saputo come fare; ci si è chiesti se l'attività fosse agricola o commerciale, dato che mancava la
terra, il fondo.
Si è arrivati a interpretare la terra in termini ampi e dare maggiore rilievo al termine coltivazione.

Coltivazione → cura della pianta seguendo il ciclo biologico → quid che sostanzia il termine
“coltivazione” quindi sono escluse dall'attività agricola la raccolta dei frutti spontanei. Coltivazione:
preparazione del terreno, semina, cura, fino alla raccolta del prodotto.
Nella raccolta del frutto spontaneo la pianta nasce spontaneamente dalla natura. Coltivazione di
frutti spontanei può essere svolta con i 4 requisiti e rivolta al mercato (es: funghi e tartufi che
diventano un'attività commerciale).
Qui la linea tra l'attività agricola e commerciale è sottile, assenza della coltivazione.

Il legislatore del 2001 → dice che “per coltivazione del fondo, si intendono le attività dirette alla cura
e allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso di carattere vegetale o
animale che possono utilizzare il fondo, il bosco, le acque dolci o salmastre, marine ”.
Secondo comma della novella del 2001: ciclo biologico, lo fa proprio, suggerisce la lunghezza della
coltivazione e il rispetto del ciclo biologico allorché indica una fase del ciclo stesso.
Non occorre per il rispetto di un ciclo biologico del vegetale che questo inizi al momento della
semina e termini al momento in cui il cipresso è centenario, basta che il ciclo sia completo allorché
corrisponda a una fase del mercato.
Se il mercato prevede un albero fino a un metro il ciclo biologico finisce quando la pianta arriva a
un metro.

• ALLEVAMENTO DEGLI ANIMALI.


Il legislatore del 2001 ha modificato: prima era riferito solo al bestiame adesso a tutti gli animali.
Il legislatore del 1942 → bestiame: alcune specie particolari: bovini, equini, ovini, caprini. Questo
bestiame era quello che si presentava come strettamente connesso all'attività di coltivazione del
fondo; i bovini e gli equini servivano a lavorare i campi; gli ovini e i caprini a concimarlo.
Suini, polli, conigli erano considerati di bassa corte, non erano da considerarsi come oggetto di
allevamento agricolo ma erano ad uso e consumo dell'agricoltore.
Ove erano allevati in maniera organizzata → sarebbe stata un'attività non agricola primaria ma
connessa.
Il legislatore del 1942 fa una distinzione:
- allevamento del bestiame collegato al fondo;
- allevamento del bestiame non legato al fondo, attività di carattere commerciale.

Cartina tornasole per qualificare l'allevamento come agricolo.


Le cose cambiano nel tempo, la tecnologia impone la sostituzione delle macchine agricole agli
animali per lavorare la terra, per raccogliere i prodotti. Anche gli animali non servono più per
concimare i campi perchè vengono sostituiti dai concimi chimici e si nutrono anche di mangimi
chimici anziché di foraggio.

L'allevamento del bestiame si separa dalla coltivazione del fondo.

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Intorno agli anni '60, '70 il giudice si è posto il problema di tracciare la linea di allevamento agricolo
o industriale.
Se non vi era più la regola del collegamento col fondo, era inspiegabile che si dovessero includere
gli allevamenti di bovini nel novero delle attività agricole e gli escludere gli allevamenti di suini.
Allora bisognava elaborare nuovi criteri → scuola di Pisa: è allevamento agricolo quello che viene
svolto nel rispetto del ciclo biologico: nel quale si cura la razza, si attende che i parti si maturino
all'interno dell'azienda agricola, che si allevi il vitellino fino a una certa età e dopo si proceda
all'immissione nel mercato.
Serve a tracciare un confine tra chi fa l'allevatore di animali e chi fa il commerciante di animali.
Attività di custodia e cura dell'animale non si può chiamare allevamento, è un'attività necessaria
alla commercializzazione del bestiame → perchè manca il rispetto del ciclo biologico o di una fase
di esso.
Ci sono tante fasi commerciali e a queste corrisponde il ciclo biologico delle fasi.

Non si risolve il problema della differenziazione delle specie di animali.


Quali specie animali sono agricole e quali non lo sono? Il rispetto del ciclo biologico potrebbe interessare
qualunque animale.
Per rispondere a questo quesito, 2 risposte:

- scuola di Firenze: fa riferimento alla destinazione del prodotto realizzato con l'attività agricola → che
svolge prevalentemente bisogni primari (alimentari). È agricola l'attività di allevamento di animali che
sono destinati all'alimentazione umana. Perché se è vero che la differenza tra agricoltura e industria è
data dal fatto che l'agricoltura opera su un materiale vivente è anche vero che è questa diretta alla
produzione di beni diretti soddisfazione di bisogni primari.

- scuola di Bologna: se ci mettiamo sulla strada di trovare un confine preciso tra agricoltura e industria
non lo troveremo mai. Meglio rifarsi alla tradizione, trovare nella tradizione l'elemento tecnico (che può
tracciare il confine tra agricoltura e industria) → individuato nel fondo. Non pretendono che
l'allevamento è fatto sul fondo, ma pretendono che gli allevamenti sono agricoli se sono o praticati sul
fondo o possono essere praticati sul fondo.

l legislatore ha preferito scegliere: il contributo della scuola di Pisa (era già consolidato dalla
giurisprudenza) e il contributo della scuola di Bologna (innovazioni ma non troppe).

Secondo comma: per coltivazione del fondo, per selvicoltura, per allevamento di animali si intendono le
attività dirette alla cura e allo sviluppo del ciclo biologico o di una fase necessaria al ciclo stesso […] che
utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco, le acque dolci, salmastre e marine”. In questa nozione
include l'allevamento degli animali da individuare in ragione del rispetto del ciclo biologico, della loro
riconduzione al fondo. Ci riferiamo non solo alla terra ma anche allevamento di pesce, molluschi di acqua
dolce, altro allevamento in acque salmastre o marine.
Tutte queste attività di allevamento del pesce sono attività agricole.

Lezione 6 - 17 marzo 2016

Tra l’agricoltura e l’industria c’è molta differenza.


Agricoltura è praticata anche con OGM, opere di congelamento, surgelamento quindi è facile a prima
vista cadere nell’inganno di un’agricoltura industrializzata e il confine si traccia in modo tale che non è
agricoltura ma industria. Errore molto facile da fare!
Tracciare il confine tra agricoltura e industria non significa tracciarlo tra un’attività imprenditoriale
povera e una attività imprenditoriale industrializzata ma il confine che va tracciato è quello in ragione

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dell’articolo 2135. Per tracciare una linea chiara occorre comprendere il passaggio dalla situazione
giuridica dei primi anni del Codice (del 1942) a quella di oggi. La modifica che il legislatore ha apportato
nel 2001 non è una rivoluzione rispetto a quella del passato, rispetto a quel passato che nel tempo si è
maturato attraverso l’opera della dottrina e della giurisprudenza.

IMPORTANTE!!!! Lo chiede all’esame!!! Passaggio da bestiame a animali.

• COLTIVAZIONE E ALLEVAMENTO: Quando collegamento tra la coltivazione del fondo e l’allevamento


del bestiame si è risolto perché si è adottato macchine per la coltivazione dei fondi e mangimi per
l’allevamento del bestiame quello originario collegamento che faceva dire alla dottrina che il bestiame
era dato solo dalle 4 specie, quel discorso non aveva più senso! In quel momento allora la dottrina
allora ha iniziato a tirare fuori criteri come il ciclo biologico, come in riferimento all’alimentazione, il
fondo. Quando sono andati a cercare quali potevano essere i criteri ordinanti la materia agricola di
allevamento si sono trovati questi spunti; che sono stati recuperati dai giudici.
Nel 2001 finalmente il legislatore è intervenuto su una materia ma che era già consolidata; ha solo
formalizzato quello che nei Tribunali si era già consolidato. “Sono animali (sostituito il termine
bestiame) oggetto di allevamento agricolo quelli che rispettano un ciclo biologico e che sono o possono
essere allevati sul fondo”.
Questo criterio è preferito a quello dell’alimentazione perché, con riguardo alla coltivazione del fondo,
quest’ultimo escludeva i vivaisti dei fiori i quali fecero una sommossa per il fatto che venivano esclusi
dalla nozione di attività agricola in ragione del fatto che i fiori non si mangiano.
Per semplicità occorreva una regola che fosse indistintamente estendibile sia all’attività di coltivazione
del fondo che all’attività di allevamento degli animali. Nella nuova nozione infatti ricomprende sia il
ciclo biologico che la coltivazione del fondo.
La terra non si è più coltivata con l’aiuto dei buoi già dagli anni 60, c’erano gli aratri. Anche nel 1990
c’erano già macchine agricole sofisticate, che al momento della raccolta facevano già la separazione
del frutto dalla buccia; il prodotto veniva calibrato e fin dal campo pronti già alla congelazione.
Rispetto del ciclo biologico, essenziale per la coltivazione che per l’allevamento.

• CACCIA: La cattura degli animali (caccia) e la raccolta frutti spontanei sono attività escluse dalla
nozione di agricoltura. Selvaggina e frutti spontanei appartengono alla collettività quindi ne ha la
gestione e la responsabilità lo Stato. Per la caccia le regole si fondano sulla considerazione generale
che si tratta di beni che hanno importanza per la tutela ambientale, per la biodiversità, per il loro
mantenimento. Questi beni sia che siano funghi e tartufi o specie animali selvatiche si possono
raccogliere e cacciare entro limiti determinati con autorizzazioni.

• PESCA: La pesca → cattura del pesce, è un’attività che non può rientrare nella nozione di agricoltura
→ perché si fonda sul rispetto del ciclo biologico. Nella cattura del pesce il rispetto del ciclo biologico
viene meno.
Con il trattato di Roma (istitutivo della CEE) e successivamente col Trattato di Lisbona include la pesca
nell’agricoltura in ragione di questi si è equiparata la pesca all’agricoltura. È vero che sono due soggetti
diversi ma ricorrono molti profili che hanno indotto il legislatore a concepire il settore come uno a
parte. Profili sono molto simili: se pensiamo al fatto che la terra è una risorsa naturale importantissima
non di meno lo è il mare. Due risorse omogenee e l’attività di sfruttamento della terra è molto
assimilabile all’attività di sfruttamento del mare. I prodotti del suolo servono all’alimentazione come i
pesci. Nel 2001 equiparati imprenditore ittico a quello agricolo sotto il profilo dei benefici, delle
provvidenze, della considerazione a parte di questa attività imprenditoriale e inserito in un’ulteriore
disciplina che riguarda la salvaguardia del mare.
Nella politica agricola comunitaria ella nozione di agricoltura oltre alla coltivazione del terreno e
all’allevamento troviamo anche la pesca, intesa non come coltivazione del pesce nelle acque dolci,
salmastre e marine ma intesa come cattura del pesce (considerati come prodotti agricoli).

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• SELVICOLTURA: L’altra attività che viene espressamente indicata nel 2135: la selvicoltura X attività di
coltivazione del bosco. Risorsa naturale molto importante perché da esso si trae il legname (che serve
a una serie di lavorazioni, anche per risolvere problemi dell’uomo: riscaldamento, impiego
nell’arredamento, industria edile). Serve all’uomo in maniera indiscutibile: il bosco è il maggiore
produttore dell’ossigeno, attraverso la fotosintesi clorofilliana. Possiamo godere della nostra riserva di
ossigeno in quanto ci sono le piante che procedono alla sua produzione quindi i boschi svolgono la
funzione più significativa.
Il legislatore fin dal 1942 (quando non si pensava all’inquinamento) si rese conto che le funzioni del
bosco erano altre rispetto a quelle della coltivazione del fondo, dell’allevamento del bestiame e sentì
la necessità di differenziare la coltivazione del fondo da quella del bosco.
Differenziare per il fine di riservare alla coltivazione del bosco delle disposizioni che governassero
questa attività.
1942: L’attenzione è rivolta allo sfruttamento della terra in termini produttivistici. Si doveva ottenere
dalla terra il massimo risultato possibile. Si chiamava il proprietario che doveva assolvere questo
compito quasi obbligatorio. Ma nei confronti del bosco questo obiettivo produttivistico doveva essere
temperato da altri obiettivi ambientali → principalmente della produzione di ossigeno, purificazione
dell'aria e quello ambientale.
Idea: dettare disposizioni che limitassero l’attività imprenditoriale del proprietario o dell'affittuario in
vista della realizzazione del fine primario del bosco: conservazione dell’ambiente. Il bosco ha anche
altre funzioni come quella di drenaggio delle acque e contenimento dei suoli. A fianco a queste
disposizioni troviamo un’altra considerazione che differenzia la coltivazione del bosco da quella del
campo, nella coltivazione del bosco la raccolta del legname presenta delle peculiarità particolari, la
raccolta del prodotto non è così semplice rispetto alla coltivazione del campo. Non è semplice perchè
la raccolta del prodotto “legname” è determinata attraverso il taglio del bosco. Quando si raccoglie il
prodotto si tagliano i rami, la legna. Questa operazione è delicata perchè bisogna conservare alla pianta
i presupposti per farla restare in vita e per dare ulteriore produzioni nel tempo. Difficoltà nel
differenziare il prodotto dalla cosa madre più gravoso quando la proprietà del bosco apparteneva a un
soggetto e il godimento a un altro soggetto (es: nel caso di affitto). L'affittuario ha il diritto di farsi
propri i frutti, a tagliare la pianta per potersi vedere remunerato il suo lavoro e il proprietario ha il
diritto di vedersi restituita la cosa madre nella sua integrità. In caso di affitto il proprietario al termine
del periodo di affitto ha il diritto di riprendere il bosco e non il terreno dove il bosco non c'è più.
Difficoltà di separare il frutto dalla cosa madre (nella coltivazione del campo questo non sussiste →
ove non ci sono problemi nell’individuare il frutto dell’aranceto, si individua facilmente qual è la pianta
e quale il frutto).
Il legislatore, quindi, interviene in ragione delle varietà boschive con una disciplina volta alla
salvaguardia del patrimonio boschivo e alla salvaguardia degli interessi; egli limita la gestione e lo
sfruttamento del bosco. Successivamente, dagli anni 80 in poi ci sono state disposizioni come la “legge
Galasso” che ha indicato il bosco come bene ambientale e culturale (o paesaggistico). Non tutti i boschi
sono oggetto di questa qualificazione, solo quelli che presentano per la loro longevità questa
caratteristica. Boschi realizzati solo per la produzione del legname (di breve durata) sono considerati
più prossimi alla coltivazione del campo.

Quando vogliamo individuare l’imprenditore agricolo dobbiamo ricorrere ai criteri dell'art. 2082.
Analizzare la professionalità, l'economicità, l’organizzazione e lo sbocco sul mercato (introdurre beni e
servizi) dopo vediamo se effettivamente si tratta di imprenditore agricolo ovvero procede alla
coltivazione del fondo, all'allevamento degli animali o alla selvicoltura.

Quando parliamo di professionalità (agricola) → ripetizione continuativa degli atti dettata dal ciclo
biologico. È una continuità scandita dal tempo della vita, non è meccanica ma naturale.
Il legislatore a proposito della professionalità ha individuato nel tempo delle figure professionali agricole

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circostanziate da requisiti particolari che in qualche modo integrano la nozione di professionalità
individuata all'articolo 2082.

ATTIVITÀ CONNESSE
Presente sia nella formulazione del 1942 che nella nuova edizione del 2001.
Sono diverse da quelle principali (coltivazione del fondo, allevamento animali, selvicoltura); sono altre
attività.
Le attività imprenditoriali sono esclusivamente di due tipi: agricola e commerciale.
Ciò che non è agricolo (non riconducibile all'articolo 2135) è per esclusione commerciale o industriale.
Attività connesse sono attività commerciali perché sono diverse da quelle principali. Rientrano nella
nozione di agricoltura solo attraverso la via della connessione, con un collegamento.
Come deve essere questo collegamento?
- Nel passato (prima della novella del 2001 e dopo il codice del 1942) si è parlato di connessione e si è
sottolineato il fatto che questa attività connessa doveva essere marginale. Doveva essere legata
all’attività primaria ma non superiore (superiore in termini economici: dove si fosse ottenuto un
ricavo maggiore rispetto all’attività primaria c'era da domandarsi se questa si potesse considerare
connessa o si doveva considerare un'attività separata). La connessione si ha quando il soggetto che
svolge l’attività primaria svolge anche quella marginale (elemento soggettivo).
Altro aspetto marcato, per parlare di connessione occorreva riferirsi a un elemento oggettivo questo
per escludere la connessione tra imprese. Nulla vieta che un soggetto possa essere imprenditore
agricolo e contemporaneamente anche commerciale. Bisognava capire che questa possibilità non
riconducesse a considerare le due imprese connesse e riconducibile sotto l'impresa agricola.
- Allora la strada individuata dalla dottrina: puntare sul profilo oggettivo. Oltre all’elemento soggettivo,
cioè che dovesse essere lo stesso soggetto a compiere le due attività ma che queste fossero svolte
con la medesima azienda predisposta dall’agricoltore per l’esercizio d’impresa.

Azienda → (legislatore del 1942) è un complesso dei beni organizzato dall’imprenditore al fine
dell’attività imprenditoriale. Il frutto di questa attività organizzativa: azienda → Complesso neutro, i cui
beni non concorrono a determinarne la natura.
Cosa definisce la natura agricola o industriale dell’azienda? È l’impresa, l’attività dell’imprenditore!
L’azienda è essenziale all’imprenditore nel senso che lui può esercitare la propria impresa, dà vita a
questa azienda. Ci possono essere momenti di fermo ma è vero anche che l’organizzazione aziendale e
l’imprenditorialità sono distinte ma comunicanti.
Se è fondamentale ai fini della connessione l'elemento soggettivo, cioè che il soggetto agricoltore svolga
l'attività primaria e l'attività connessa è anche fondamentale che l'azienda agricola su cui si svolge
l'attività primaria sia anche quella che viene utilizzata per svolgere l'attività connessa.
Esempi: il nostro agricoltore ha delle macchine agricole impiegate per la coltivazione dei suoi fondi,
queste possono essere utilizzate dall’agricoltore per svolgere attività di aratura, movimento terra, di
semina nei fondi altrui. Questo soggetto per l'attività prestata si farà pagare quindi si ha un’attività
economica fatta di organizzazione, di professionalità, dallo scambio del servizio che sembrerebbe
un’attività industriale ma rientra nelle attività connesse perché vi è l'elemento soggettivo e oggettivo.
L'attività secondaria non ha una sua organizzazione aziendale che gli è propria ma priva
dell'organizzazione vera e propria si serve dell'organizzazione agricola.
L'attività di movimento terra sarebbe stata di per sé commerciale, mentre perde la sua industrialità
perchè viene realizzata attraverso l'azienda preposta dall'imprenditore agricolo.
Qui è l’azienda agricola a colorare di agrarietà un’attività che di per sé sarebbe stata commerciale.

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Articolo 2135:
• primo comma: attività connesse.
• secondo comma: trasformazione e alienazione quando svolte nell’esercizio normale
dell’agricoltura. Formula era stata prescelta perché aveva un’interpretazione evolutiva che dava
la possibilità di interpretare l’articolo anche in tempo successivi.

Il legislatore del 1942 e quello attuale distinguono: attività atipiche e tipiche.


Ritenute attività connesse dal legislatore le attività di trasformazione e alienazione di prodotti agricoli
quando rientranti nell'esercizio normale. In questo modo si volevano considerare le trasformazioni come
agricole e togliere quelle trasformazione che impugnavano alle abitudini dell'agricoltura. Poi non è
andata così perchè se è stata ritenuta agricola l'attività di trasformazione di uva in vino ha trovato
difficoltà la trasformazione della frutta i succhi di frutta. Nel 40 era meno diffusa la trasformazione dei
pelati e in succhi di frutta.
Veniva escluso dall'interpretazione evolutiva. Non ha consentito al giudice di adattare ai tempi il criterio
della normalità e il confine per l'inclusione o l'esclusione delle attività connesse.

Aspetto molto complesso: tra le attività connesse si parla di alienazione → attività commerciale che
rientra tra le attività agricole ove sia svolta secondo il criterio della normalità. Indicazione piena di lacune.
Il legislatore adotta un termine tecnico: “è imprenditore”. Categoria giuridica nuova introdotta dal codice
del 1942 che definisce l’imprenditore (2082) “chi svolge attività organizzata professionalmente, diretta
allo scambio di beni e servizi ecc..”.
L’attività di produzione ha il fine di immissione sul mercato per qualificare l’imprenditore.
Errore del legislatore che inserisce tra le attività connesse l'attività di alienazione come se fosse
un'attività commerciale. L' attività di alienazione è un’attività propria dell’impresa, è un atto, proprio
come l’organizzazione, la professionalità. È un elemento dell’impresa. L’imprenditore non c’è senza la
vendita.
Come ha potuto il legislatore del 1942 metterla nelle attività connesse?
Il conflitto e l’alternanza delle commissioni per la compilazione del codice fu intensa. Dall’ottobre del
1940 alla primavera del 1941 alcuni volevano riformulare i codici tenendoli distinti, altri volevano
unificare i codici di commercio e civile.
Alcuni componenti di una commissione sono nel tempo confluiti nell’altra commissione. Giuristi che
volevano la duplicazione sono poi andati a lavorare insieme a coloro che volevano l'unificazione dei
codici.
Il primo comma dell’articolo 2135 → agricoltura come attività imprenditoriale e si definisce
l'imprenditore agricolo come imprenditore, è frutto della commissione e del pensiero dei giuristi che
volevano l’unificazione dei codici e pensavano alla proprietà terriera come proprietà attiva, che obbliga.
Altri giuristi, meno rivoluzionari e più tradizionalisti, pretendevano un discorso diverso, volevano il
mantenimento della duplicazione dei codici. Il codice civile doveva mantenere al suo interno la nozione
di agricoltura come attività civile e nel codice di commercio si dovevano disciplinare gli atti che poteva
compiere l’agricoltore e si sarebbero dovuti considerare agricoli.
Quando questa corrente di pensiero si è mischiata a quella moderna dell'agricoltura come attività
d'impresa si è individuato al primo comma: impresa agricola in senso tecnico; secondo comma:
considerata l’agricoltura come attività civile e la vendita come un’attività connessa dimenticando che la
vendita dovrebbe essere un elemento fondamentale dell’imprenditore.
La dottrina successiva ha cercato di aggiustare: l'alienazione è un’attività agricola se svolta nella
normalità, se svolta in modo contenuto, non organizzato industrialmente, per esempio con un
baracchino in cima alla strada. Ma dove l’agricoltore organizza l’attività complessa, con spacci all’esterno,
con catene e la organizzasse in modo industriale, questa non sarebbe più vendita normale e quindi esce
dalla nozione di agrarietà.

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Normalità → è quello che per lo più accade, comportamento più comune, è la risposta più razionale a
un bisogno. Se la normalità sta nella diffusione di un comportamento ma anche nella razionalità dello
stesso allora bisogna concepire che la normalità significa razionalità.
Nel 1942 la normalità era vendere per strada con un carretto un sacchettino di pochi pomodori che
venivano prodotti, oggi vendere i pomodori prodotti in grande quantità su un banchino sarebbe
irrazionale.
Discorso dell’alienazione e trasformazione hanno indotto il legislatore del 2001 a intervenire e creare
un’opera di ricostruzione della disciplina.

Attività connesse dell’articolo 2135, terzo comma: si intendono connesse le attività esercitate dal
medesimo imprenditore dirette a manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e
valorizzazione che abbiano ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo,
del bosco e dall'allevamento degli animali.
Ribadito il criterio soggettivo → dal medesimo imprenditore agricolo.
Quindi occorre che il soggetto che svolge le attività connesse sia lo stesso che svolge l'attività principale.
Accanto all'attività di trasformazione sono indicazione varie operazioni più articolate: manipolazione,
conservazione, commercializzazione e valorizzazione. Hanno ad oggetto i prodotti ottenuti
prevalentemente dalla coltivazione del fondo. Elemento aziendale (prodotti del fondo) rimane forte.
Esigenza di mantenere l’elemento aziendale. Si parla di prevalenza (la prevalenza dei prodotti trattati
siano quelli dell'attività agricola, ovvero dell'attività principale) prodotti trattati quindi presuppone che
ci sono altri prodotti, non solo quelli del fondo ma anche altri prodotti acquisiti dall'esterno dell'azienda.
Parliamo di tante attività sofisticate: per esempio di inscatolamento, confezionamento, surgelazione,
marchi che sono indispensabili per la vendita dei prodotti. Non sempre i prodotti si possono vendere
così come sono e necessitano di una trasformazione.
La parola alienazione non si trova più ma troviamo “commercializzazione”. Il legislatore del 2001 ha
eliminato dall’articolo la parola “alienazione”
Commercializzazione → Possibilità per l’imprenditore agricolo di acquistare dall'esterno prodotti altrui
per commercializzarli insieme ai propri (purché i propri siano prevalenti) così da offrire al consumatore
una gamma di prodotti maggiori e migliori per offrire i prodotti sul mercato nel migliore dei modi. Oggi
l'agricoltore non è più quello di un tempo, oggi è inserito nel mercato e può avere dei contratti di
fornitura con grosse aziende di trasformazione o distribuzione; può accadere che subisca nella propria
azienda delle perdite dei propri prodotti e quindi non riesce a far fronte agli impegni contrattuali. Per
questo motivo è stata inserita la possibilità di comprare prodotti all’esterno e rivenderli rimanendo lo
stesso imprenditore agricolo.

Lezione 7 - 22 marzo 2016

Art. 2135. Caratteristiche dell'imprenditore agricolo.


Alienazione non comprare più nella nuova formula. C'era nella vecchia formulazione al secondo comma,
si conciliava col primo comma in quanto dopo aver considerato l'attività agricola come attività d'impresa
a tutti gli effetti. È in dubbio che l'agricoltore è un imprenditore allora non si spiega come si voglia
considerare l'attività di vendita come un'attività connessa, che ci può essere come no.
Equivoco nato dallo strano percorso storico che aveva avuto la formulazione dell'articolo 2135.
Il codice civile pecca in certi punti della frettolosità e uno di questi si legge dell'art. 2135 secondo comma.
- Primo comma: frutto dell’unificazione dei codici.
- Secondo comma: frutto della separazione dei codici.

La novella del 2001 aggiusta il problema e elimina il termine “alienazione” e troviamo


“commercializzazione”.

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Il prototipo dell’atto di commercio era la commercializzazione: comprare e rivendere, i commercianti
erano coloro che compravano e rivendevano lucrando su questa operazione di intermediazione. Attività
commerciale rientra tra le attività agricole come attività connessa. La vendita dei prodotti degli
agricoltori deve essere prevalente rispetto all'attività commerciale.
L’Attività di commercializzazione si colloca insieme alle attività di trasformazione, di manipolazione,
conservazione e valorizzazione e offrono la fisionomia più moderna dell’impresa agricola; prima attività
connesse: commercializzazione e alienazione. Nella nuova formulazione si enfatizza l'attività agricola
facendo immaginare che l'agricoltore non svolge l'attività solamente attraverso il lavoro di coltivazione
del fondo, selvicoltura e allevamento degli animali ma svolge anche attività di trasformazione, di
valorizzazione, confezionamento dei prodotti in modo da rendere i prodotti migliori per trarre dalla
propria attività gli utili più cospicui possibili.
Agricoltura moderna con macchine agricole che si avvale di tanti strumenti per la valorizzazione sul
mercato. È impossibile pensare alla valorizzazione senza pensare a una commercializzazione di beni.
Il legislatore ha inteso consentire all’agricoltore di acquistare presso terzi (aziende agricole e non)
prodotti per integrare la propria offerta. Si valorizza il proprio prodotto quando si vende insieme ad altri
prodotti in modo da costituire una vasta gamma di scelta. Il consumatore offre un paniere dove ci sono
sia prodotti propri sia prodotti comprati all'esterno. Questa è una valorizzazione dell’offerta che si avvale
della commercializzazione per integrare il suo paniere che offrirà al consumatore.
Non solo in questa circostanza ma anche nell’agriturismo (attività connessa), l’agricoltore deve
commercializzare nel momento in cui per esempio offre il pasto ai clienti; deve acquistare all'esterno
della propria azienda prodotti per preparare il pranzo. Zucchero, frutta, pane e li offre ai propri ospiti.
Questa è un'operazione di commercializzazione che svolge l'imprenditore agriturista.
Oggi si fanno in agricoltura contratti di somministrazione coi quali l’agricoltore si obbliga a fornire una
certa quantità di prodotto.
Può capitare che, anche per ragioni a lui non imputabili, la quantità di prodotto promessa non sia …........
perchè le condizioni climatiche hanno mortificato il prodotto o perchè è deperito per altre ragioni. A
volte il prodotto può “morire” e in queste circostanze, l’agricoltore obbligato, può acquistare all’esterno
il prodotto mancante evitando l’inadempimento contrattuale. Consente all’agricoltore l’attività di
vendita.
Profilo della commercializzazione molto importante e consente all'agricoltore di svolgere l'attività di
vendita avvalendosi della modalità contrattualistica. Attività dirette alla fornitura di beni o servizi
mediante l'utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell'azienda normalmente impiegate
nell'attività agricola esercitata.

Nella trasformazione, valorizzazione è individuato l’elemento soggettivo (l'agricoltore che svolge


l'attività primaria deve essere lo stesso che svolge l'attività connessa) e oggettivo i prodotti oggetto
dell'attività devono essere prevalentemente quelli dell'azienda agricola.
Nell'attività dei servizi: elemento soggettivo e elemento oggettivo → l'agricoltore deve impiegare nello
svolgimento del servizio le risorse della propria azienda agricola.

Qui la normalità la troviamo parlando di elemento aziendale normalmente impiegata nell'attività


agricola, la normalità riguarda l'elemento aziendale e non l'attività agricola.
Servizi offerti: attività di movimento terra che l’agricoltore potrebbe svolgere per terzi quindi avremmo
un'attività connessa di servizi perchè viene svolta con macchine agricole che normalmente può essere
utilizzata nell'attività dell'azienda. Il riferimento oggettivo deve essere fatto con riguardo allo specifico
caso, all'azienda concreta della quale si valutano le attività connesse.
Se abbiamo una grossa azienda che ha nel parco macchine delle motrici e anche una gru (movimento
terra) e che svolge, anche per la società che si occupa del mantenimento delle strade, un'attività di
ristrutturazione, pulizia delle strade, questa attività può essere considerata connessa nella misura in cui
queste macchine siano utilizzate anche all'interno dell'azienda; ma non è così per il piccolo imprenditore

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che ha all'interno della sua azienda poche macchine agricole e un piccolo fondo da coltivare.
Profilo dell'attività di servizi lo possiamo trovare anche nella produzione di energia alternativa,
produzione di energia mediante impianti fotovoltaici e con la produzione di biomasse. Le due forme di
energie si collocano in posizioni diverse. Per la produzione di energia con impianti fotovoltaici abbiamo
un impiego del terreno diverso da quello della produzione agricola propriamente detta (coltivazione
fondo, selvicoltura, allevamento animali) e abbiamo un impiego della risorsa terra per la produzione di
energia solare.

In questo caso si può parlare di attività di servizi perchè l'agenzia delle entrate ha preteso che il
legislatore formulasse dei parametri ben precisi all'interno dei quali considerare l'attività agricola come
connessa oppure escluderla dalla connessione e quindi dall'agricoltura.
All’interno di 200 volt. è indiscutibile che si tende a uscire dall’attività agricola.
Rapporto variabile, agenzia delle entrate rivedono i parametri. Si sta cauti perché non si parla di attività
connesse.
Produzione di biomasse: Il nostro agricoltore produce prodotti vegetali per realizzare, attraverso la
combustione di questi prodotti, energia elettrica.
Il legislatore non dice che la produzione vegetale deve essere destinata all’alimentazione, può essere
destinata anche alla produzione di energia elettrica.
Problema: per svolgere un’attività di produzione di energia elettrica occorre molto prodotto. Raramente
un fondo può, attraverso un impianto di biomassa, produrre energia in modo soddisfacente, occorre
ricorrere a prodotti esterni. È difficile che un fondo possa produrre così tanto e per tanto tempo,
produzione agricola limitata alle stagioni, dal periodo di raccolta quindi è indispensabile che si parla di
acquisizione di prodotti dall’esterno.

Attività agricola:
• Attività di produzione deve essere primaria rispetto all’acquisizione del prodotto esterno;

• Agricoltore si avvale dell’acquisto di prodotti esterni.

Abbiamo parlato di queste due attività connesse: della produzione energia elettrica e trasformazione;
due criteri: prevalenza e normalità. Con riguardo a questi due requisiti c'è stata una grossa conflittualità.
Grossa conflittualità innescata dall’agenzia delle entrate. A proposito della prevalenza: scelta tra prodotti
omogenei a monte oppure a valle sulla base del reddito; se era prevalente il reddito dell'attività agricola
o quello dell'acquisizione del prodotto esterno. Prevalenza doveva essere valutata in ordine ai prodotti
omogenei. (Questo criterio non condiviso dalla prof, più condivisibile la prevalenza a valle in ordine ai
ricavi, laddove il ricavo è maggiore in ordine all'acquisizione del prodotto esterno saremo fuori
dall'attività connessa dove la prevalenza deve prevenire dal prodotto interno).
Problema si è posto essenzialmente ad opera dell'agenzia dell’entrate che ha emanato delle circolari di
valutazione del criterio di valutazione del reddito da calcolarsi se come reddito catastale (agrario) o come
reddito d’impresa anche ai fini dell’IVA. Siamo ai confini della materia agricola o commerciale. Parliamo
di un confine pratico, molto preciso dove l'attività del confine è molto sottile e obbliga l'agenzia delle
entrate a emettere circolari tutti gli anni in base alle quali queste attività oscillano fra l'attività agricola
e commerciale quasi di continuo. Basta guadagnare un po' di più o meno oppure acquistare di più o
meno che uno si vede trasferito nel novero delle imprese commerciali assoggettati alla vendita d'impresa
piuttosto invece di beneficiare del reddito catastale dell'imprenditore agricolo.
Oggi l'impresa agricola fa molte cose e quindi tracciare la linea di confine con l'impresa commerciale è
molto difficile.

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Attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale.
Venti anni fa non si capiva di cosa si parlava; oggi invece si apprezza l'attività dell'agricoltore sotto il
profilo della tutela ambientale, della valorizzazione del territorio inteso come patrimonio culturale →
paesaggio, conservazione e valorizzazione di questo.
Non c'è molto da aggiungere a quello che si può immaginare in questo ruolo dell'agricoltore come
operatore di un servizio per la collettività intera, nell'esercizio della tutela ambientale, della
valorizzazione del paesaggio, e delle bellezze culturali.
Bisogno della qualità della vita, tutti noi includiamo il paesaggio. Attività di tutela del paesaggio
l’agricoltore la esplica indirettamente attraverso l’attività di coltivazione, di produzione.
Attività connessa che di per sé non è agricola. Attività extra che l'agricoltore può svolgere o no come
attività connessa.

Parliamo di un particolare tipo di attività che l’imprenditore agricolo può svolgere con finalità di
valorizzazione del territorio attraverso: la salvaguardia di specie autoctone che vanno scomparendo, il
recupero di specie animali che si vanno perdendo, attività di recupero delle terre e dell’arrestamento
dell’erosione delle stesse, la pulizia dei ruscelli, il recupero delle strade.
Antiche forme agricole che erano forme di salvaguardia dell’ambiente oggi possono essere recuperate
dall’agricoltore e orientate verso la conservazione ma anche verso la valorizzazione del territorio.
Queste attività vengono remunerate dalla PA attraverso dei contratti agro-ambientali → Sono veri e
propri contratti, costituiti tra gli agricoltori e le amministrazioni locali, mediante i quali l'agricoltore si
impegna a svolgere una delle attività prima elencate dietro un compenso. Ci sono vari obblighi: attività
diverse, ci sono delle clausole che indicano i tempi, i modi. A volte la possibilità di fare questi contratti
agro-ambientali è inclusa nei piani di sviluppo rurali in cooperazione con la politica agricola comunitaria.
→ si è preoccupata dello sviluppo del territorio, della conservazione ambientale, della valorizzazione dei
territori rurali e lo ha fatto in cooperazione con i territori direttamente interessati.
La realizzazione di questi obiettivi si è prodotta attraverso i contratti agro-ambientali dietro un compenso.
Profilo economico (altrimenti non si possono configurare come attività connesse): attività svolte
nell’interesse della collettività, la PA paga il compenso e questo compenso rientra nel reddito
dell'agricoltore in quanto frutto dell’attività connessa.

ATTIVITÀ AGRITURISTICA
Attività agrituristica: consente all’agricoltore di sfruttare i propri fabbricati rurali per la ricezione e
l’ospitalità del pubblico e offrire pasti al pubblico stesso senza rientrare nell’attività alberghiera o di
ristorazione. Esce dall'attività industriale per rientrare in quella agricola per connessione.
Requisiti che pretende il legislatore:
• Requisito soggettivo: l'agricoltore sia anche colui che svolge l'attività agrituristica;
• Attività si possa svolgere all’interno dell’azienda agricola (fabbricati rurali).

A proposito della ristorazione dobbiamo parlare di prevalenza di prodotti agricoli del fondo che saranno
somministrati dall'agricoltore che svolge l'attività di ristorazione; non può avvalersi esclusivamente dei
propri prodotti ma questi devono essere prevalenti. Dovrà comprare sale, acqua, carne... potrebbe
comprare dei prodotti da aziende limitrofe e così svolge, oltre alla propria attività connessa, anche
un’attività di tutela e valorizzazione del territorio.
Per quanto riguarda l’attività di ricezione (alberghiera) il legislatore ha preteso che venissero utilizzati i
vecchi fabbricati rurali.

Oltre ai requisiti chiesti dal legislatore ci sono anche le puntualizzazioni fatte nelle singole Regioni →
basate sulla valorizzazione del territorio.
Attività agrituristica: connessa, fortemente integrata al territorio, fondamentale alla valorizzazione del

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territorio. Territori dimenticati, nascosti sono stati valorizzati da questa attività.

Oggi la scelta agrituristica è una scelta di vita, di qualità; si preferisce andare in questo genere di luoghi
per apprezzarne le qualità, i profili culturali. Anche il cibo fa parte della cultura, sono beni culturali.
Beneficiamo anche della conoscenza di cibi → che sono beni culturali molto particolari.
Il soggetto che svolge l'attività agrituristica può fare attività che uscirebbero dall'attività connessa: fare
dei corsi di cucina, passeggiate a cavallo, nelle campagne e nelle montagne fuori dalla propria azienda.
Quando parliamo di agriturismo l’integrazione con la tutela e la valorizzazione del territorio è forte da
includere nell’agriturismo anche escursioni e altre attività. Però viene meno il profilo oggettivo,
l’elemento aziendale. Mi faccio pagare altrimenti non c’è attività economica.
Questa attività rientra nel reddito agrario, è un'attività agricola; è vero che manca l’elemento oggettivo
(azienda) perché non sono nel mio fondo però la integro con la valorizzazione del territorio. Questa
attività di valorizzazione rende agricola un'attività che di per sé non lo è.
Gruppo di ragazzi che ha aperto un teatro folcloristico: di per sé non sarebbe un'attività agricola ma lo
diventa perchè insieme all'elemento soggettivo vi è la valorizzazione del territorio. Attività con alta
remunerazione.

Quando parliamo di impresa agricola parliamo certamente di produzione di beni, ma è molto forte
l'attività di produzione di servizi che può essere un'attività connessa ma anche attività primaria. L'attività
agricola primaria: la produzione di beni riceve dall’UE dei sussidi importanti corrisposti agli agricoltori
per la loro funzione fondamentale: produzione di beni ma anche produzione dell'ambiente, di cultura,
valorizzazione e tutela del territorio.

Attività agricola: sia produzione di beni che servizi.

Configurazione articolata dell’impresa ha portato a parlare di multifunzionalità dell’impresa agricola:


produzione di beni, tutela ambientale e quelle che si leggono attraverso un’analisi approfondita
dell’articolo 2135.
Articolo evoluto nel tempo a seguito della politica agricola dell'UE che prima ha focalizzato l'attenzione
sulla multifunzionalità dell'impresa agricola.

Riferimento all’elemento soggettivo parlando delle attività connesse.


Se il soggetto che svolge l'attività connessa è un altro non abbiamo connessione.
Qualche dubbio nasce dal fatto che alcune attività connesse: valorizzazione, trasformazione,
manipolazione dei prodotti agricoli sono svolte in forma collettiva, cioè gli agricoltori trovano maggiore
convenienza a svolgere queste attività attraverso forme societarie. Certi tipi di attività; esempio di
trasformazione sono complesse se svolte da un singolo, quando invece sono realizzate in modo collettivo
con l’apporto di più capitali possono essere facilmente realizzabili.
Talvolta le macchine per trasformare i prodotti occorre che siano usate in modo intenso per essere
ammortizzate nel migliore dei modi.
La macchina per la trasformazione dei pomodori pelati occupa uno spazio limitato ma questa macchina
costa 2 milioni e mezzo di euro. Per poter ammortizzare una spesa di questo genere occorre anche una
quantità di pomodori disponibili e per produrli occorrono altrettanti soldi. Occorre: impianto irrigazione,
materie prime, manodopera, controllo delle piantine giornaliero di 7/8 persone.
Se lo compriamo a un prezzo basso occorre praticare una forma di associazione, cooperative, di persone
o di capitali perchè uno da solo non sarebbe in grado di sostenere questi costi.
Questo vale anche per altri tipi di trasformazioni che sono molto costose quindi esigono un'associazione
per ammortizzare i costi ma anche per valorizzare il prodotto.

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Quando queste attività sono svolte in società cooperative il problema che si è posto: carenza del
requisito dell'uni-soggettività; il soggetto che svolge l’attività di trasformazione e di alienazione è diverso
dai soggetti agricoltori singoli che producono il prodotto di base.
Questo problema ha indotto la dottrina a escludere la connessione per le attività che fossero svolte in
forma collettiva e cooperativa.
Successivamente con il contributo della giurisprudenza si è pervenuti a considerare le attività
cooperative di trasformazione e alienazione di prodotti come attività connesse. Ragionamento che si
colloca all'interno dell'analisi della società o impresa cooperativa qualificando la cooperazione sotto il
profilo societario o imprenditoriale diverso da ciò che qualifica l'impresa e la società.
Il fenomeno cooperativo è particolare che va analizzato separatamente dalle altre forme di impresa e di
società.
Le Società: forme di impresa collettiva limitano a una divisione di utili. È un contratto attraverso il quale
le parti sociali conferiscono dei beni al fine di dividerne gli utili realizzati attraverso la gestione di
un’impresa. Finalità lucrativa.
Anche la cooperativa è una società ma con una differenza: non è realizzata con lo scopo di dividere gli
utili ma con lo scopo di espletare un servizio per i soci che ne fanno parte. Finalità mutualistica. Ha una
personalità giuridica ma i soci non vengono oscurati dalla personalità giuridica.
Diverso dalle società (di persone o capitali) che non consentono di conoscere la fisionomia dei soci. Non
sappiamo chi sono gli azionisti nella società di capitali.
Nella cooperativa i soci si vedono, lo schermo della cooperativa è trasparente, sono allo stesso tempo
soci e anche imprenditori.
Questo ragionamento sofisticato ha condotto a dire che il profilo soggettivo nelle attività connesse
agricole svolte dalla cooperativa non veniva meno perché la cooperativa, anche se era un altro soggetto,
lasciava intravedere i soci.
Soggetti che svolgono l’attività primaria si intravedono.

Il legislatore non è inconsapevole di questa diversità della cooperazione rispetto alle società; perchè a
volte le nomina imprese cooperative altre volte società cooperative. Perché nella società cooperativa
l'ordinamento della società e dell'impresa sono sovrapposti; si possono chiamare in un modo o nell'altro
rispetto a quello di cui si vuol parlare. La peculiarità è dato dall’articolo 45 della Cost. che rivolgendosi
alla cooperazione ne parla in termini di riconoscimento della funzione sociale → art. 41 Cost. è assicurata
dall’attività economica individuale (controllata e programmata dall'ordinamento giuridico).
Nell’art. 45 il legislatore riconosce la funzione sociale dell’attività cooperativa e successivamente ne
promuove la realizzazione.
È proprio nella Costituzione che si fa una distinzione tra un’attività economica d’impresa di tipo
capitalistico e la società/impresa cooperativa a cui si riconosce la funzione sociale e alla quale si danno
incentivi affinché si consolidi.

Lezione 8 - 23 marzo 2016

Si considerano imprenditori agricoli le cooperative di imprenditori agricoli dei loro consorzi quando
utilizzano per lo svolgimento delle attività di cui all'articolo 2135 cod.civ prevalentemente prodotti dei
soci, ovvero forniscono ai soci beni e servizi diretti alla cura e allo sviluppo del ciclo biologico.
Quindi si formalizza la natura agricola delle società cooperative che forniscono beni o servizi o che
comunque trasformano i prodotti quando l’apporto dei soci è superiore al 50% (quando vi è una
prevalenza dell'apporto dei soci). Il legislatore ha così risolto il problema facendo proprio il contributo
della dottrina e integrandolo col criterio della prevalenza.
Criterio che troviamo nella novella del 2003 che ha riformato la società dove si indicano i criteri della
mutualità prevalente nella cooperativa e a proposito di questa si dettano dei criteri specifici per la
prevalenza dell'apporto dei soci.

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Tema delle figure soggettive. Vari interventi del legislatore per individuare, imprenditore agricolo e
beneficiari di determinate provvidenze per lo sviluppo dell'agricoltura. Figura generale rimane invariata,
ma il legislatore ha qualificato soggetti come imprenditori per accordargli determinati vantaggi.

• COLTIVATORE DIRETTO è un soggetto che ha goduto per molti anni del favor del legislatore.

Troviamo la figura del coltivatore diretto nel codice civile. Il legislatore inserisce anche la figura
del piccolo imprenditore. All'articolo 2082 nozione di imprenditore e nozione del piccolo
imprenditore nell’art. 2083.

Esigenza del legislatore: distinguere tra la media e grande impresa e la piccola impresa. Non si
poteva pretendere dal piccolo imprenditore le cose pretese per l'imprenditore commerciale. Per
la piccola impresa bisognava avere una considerazione maggiore per chi da solo si avventurava
nel mondo commerciale con grande difficoltà. Bisognava mantenere queste figure particolari su
cui si doveva contare. Piccoli imprenditori: coltivatori diretti del fondo, artigiani, piccoli
commerciali, coloro che esercitano attività professionale organizzata prevalentemente con
lavoro proprio o della propria famiglia.

Questi soggetti svolgono un'attività economica professionale organizzata quindi sono


imprenditori a tutti gli effetti. La loro dimensione però è piccola.

Problema: trovare paradigmi per determinare questa riduzione dell’impresa. Criteri della
dottrina furono diversi, dal reddito per arrivare all'avviamento... l'ultima espressione del
legislatore indica la preferenza verso un criterio che caratterizza la piccola impresa in ragione
della qualità della organizzazione.

Importante → torna in ballo il discorso sull'organizzazione, articolo 2082. Anche l'attività


imprenditoriale, l’azienda è un complesso di beni organizzato, e l’avviamento (qualità
dell'azienda) dipende dall’organizzazione dell’imprenditore ma anche dell’azienda.

La piccola impresa è di piccole dimensioni in quanto sia svolta dall'imprenditore con il lavoro
proprio o della propria famiglia. Importante è l'elemento organizzativo → caratterizzato
dall'apporto del lavoro dell’imprenditore stesso. L’imprenditore non è solo colui che esplica
l'attività di organizzazione e gestione ma apporta anche all’impresa il lavoro manuale proprio e
della propria famiglia.

A questo soggetto si accorda un favor: tutelare la fisionomia dell’impresa ma si guarda anche al


lavoro. La piccola impresa è difesa e tutelata perché è portatrice di due fondamentali valori:
impresa e lavoro. Impresa contiene anche il lavoro e tutelare questa significa tutelare anche il
lavoro come valore economico e sociale.

Coltivatore diretto: figura evolutiva dell’originario coltivatore manuale della terra, bracciante,
della categoria più povera degli operatori agricoli. Il favor storicamente si determina in una
necessità economica manifestata da questo soggetto. Si dava la possibilità ai reduci di guerra
che non avevano niente e quindi venivano impiegati in agricoltura e collocati con una forma di
aiuto che potesse dare loro quanto meno da vivere.

Il coltivatore diretto si fa strada insieme alla famiglia contadina coltivatrice ha bisogno di aiuto
non solo per sé stesso ma anche per tutta la sua famiglia.

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Il parametro adottato per qualificare il piccolo imprenditore è l’apporto del 50% del lavoro
proprio e della propria famiglia sul fabbisogno lavorativo dell’impresa → Criterio teorico. Prima
non avevano la possibilità di assumere nelle imprese lavoratori dipendenti. Lavorava la famiglia.
La legislazione del dopoguerra tutela questi soggetti con la riforma fondiaria che accorda ai
coltivatori diretti le terre espropriate e assegnate loro con un contratto che, dietro pagamento
di una rata di affitto, entro 30 anni li facevano diventare proprietari. Erano comunque cifre molto
irrisorie.

A questi soggetti è stata rivolta la cassa per la formazione della proprietà coltivatrice → fondo
monetario destinato a concorrere, attraverso mutui agevolati, alla formazione di prestiti per
questi piccoli imprenditori per diventare proprietari e quindi acquistare la terra.

Disciplina di favore per l’affitto di fondo rustico. Il legislatore ha fatto norme apposite relative al
pagamento del canone, alla durata del contratto.

Prelazione → preferenza notevole del coltivatore diretto rispetto a altri tipologie di imprenditori
agricoli o ad altri soggetti interessati all’acquisto della terra.

Evoluzione nel tempo. Prima si è guardato al coltivatore diretto con solidarietà come un soggetto
molto debole, nel tempo il legislatore ha dato un’altra attenzione come qualcuno che è in grado
di assolvere un’attività agricola nel migliore dei modi, chi ha delle competenze che altri hanno
in modo inferiore. Da essere ai margini dell'agricoltura diventa il protagonista sul discorso
dell’agricoltura.

Con la legge 11 febbraio 1971 n. 11 si è modificato il rapporto del conferimento del lavoro
proprio o della propria famiglia, si passa dalla prevalenza del 51% a un rapporto di 1/3. Si è
chiesto che l’apporto di lavoro proprio e della propria famiglia doveva coprire di 1/3 del
fabbisogno lavorativo del fondo. Considerando che il lavoro della donna era equiparato a quello
dell'uomo e vi era anche l'apporto delle macchine adottato solo sull’affitto del fondo rustico.

Poi con la legge in materia di affitto del fondo rustico 203/1982, si è esteso il parametro e vale
anche per la proprietà diretta coltivatrice. Vale per il coltivatore diretto: sia che sia proprietario
sia affittuario ed è richiesto l'apporto di 1/3.

Rimangono numerose provvidenze, dal profilo fiscale, tributario, diritto di prelazione e


agevolazioni per la tassa di registro per l’acquisizione di nuove terre.

Affiancato a questo soggetto la Legge 203/1982, equipara il laureato in scienze agrarie o forestali
o in scienze veterinarie. In questa circostanza si parla di disciplina di affitto di fondo rustico
quindi questa equiparazione è circoscritta alla materia dei contratti agrari. Questi soggetti sono
equiparati al coltivatore diretto → medesimi agevolazioni alla proprietà coltivatrice, medesimo
profilo fiscale, si può prevedere anche il diritto di prelazione quando il soggetto esplichi
nell'impresa l'attività di direzione ma conferisca in essa anche il lavoro professionale in qualità
di agronomo, di dottore in scienze forestale, di veterinario. Il lavoro è coperto da un laureato
che esplica la sua attività e deve coprire 1/3 del fabbisogno necessario dell’impresa.

• IMPRENDITORE AGRICOLO A TITOLO PRINCIPALE. Soggetto che inventa la politica agricola


comunitaria quando dopo il Trattato di Roma, intraprende una politica di ammodernamento
delle strutture agrarie per aumentare la produttività. Si inventa questa figura soggettiva
destinata ad avere sussidi della comunità, destinata a far sì che l’attività agricola venga svolta a
tempo pieno.

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Quando si è iniziato a mettere mani alla politica agricola comunitaria si vedeva che l'agricoltura
era un'attività che non rendeva dal punto di vista economica perchè produceva molto poco per
il mercato; per renderla una forza più importante occorreva che questa fosse svolta da
professionisti.

Negli anni '60 l’agricoltura veniva svolta con contratti associativi molto risalenti nel tempo dal
punto di vista della struttura agraria, dove nessuno dirigeva l’impresa; il proprietario non era
imprenditore spesso svolgeva altre attività professionale come medico, avvocato e
dall’agricoltura prendeva le poche rese che il contadino gli dava, in buona sostanza nessuno
effettivamente svolgeva l’attività.

Nel 1972 la CEE adotta una direttiva n°159 ove si indica la figura dell’imprenditore agricolo a
titolo principale → è colui che si dedica all’attività agricola per il 50% del proprio tempo
lavorativo e ricava dall'agricoltura il 50% del proprio reddito da lavoro.

La maggior parte degli imprenditori agricoli sono diventati imprenditori agricoli a titolo
principale. Nel 2005 la figura dell'imprenditore agricolo a titolo principale si è convertita
automaticamente in imprenditore agricolo professionale (AP). Si è richiesta in più una
competenza professionale. Con il conseguimento di un diploma e con la frequenza di un corso i
giovani potevano diventare AP.

La qualifica di AP si è nel tempo sovrapposta al quella di imprenditore principale. Sono diverse


perché in un caso c’è il coltivatore manuale della terra e nell’altro imprenditore capitalista, ma
queste si sono sovrapposte sul fatto delle provvidenze. Tanto a uno quanto all'altro sono stati
accordati i medesimi privilegi a eccezione della prelazione → solo al coltivatore diretto.

Il ringiovanimento dell’agricoltura ha indotto la CEE a favorire l'accesso ai giovani accordando


loro dei sussidi di provvidenza per il nuovo accesso per dare possibilità di intraprendere l'attività
agricola. Con un regolamento sulla politica agricola comunitaria del 2013 i giovani hanno una
fisionomia più importante; il posto di rilievo, è ricoperto dai giovani. Devono avere un riequilibrio
dei sussidi accordati rispetto a quelli dati ai vecchi agricoltori. I giovani devono essere trattati in
maniera soddisfacente.

Il legislatore si è preoccupato di fare in modo che le provvidenze godute dall’imprenditore


agricolo principale, che si unisce in società con altri soggetti, non vengano perdute allorché la
propria attività venga assorbita dal soggetto collettivo societario. Si ha il mantenimento della
fisionomia degli AP anche quando questi confluiscono in una società di persone o di capitali.

Legislatore ha qualificato come società agricole o gli AP quelle società che erano costituite dagli
agricoltori in varie percentuali.

Quando l' AP opera in modo societario il legislatore ha fatto in modo che la società diventasse
AP e l' AP non perdesse la sua qualifica.

• IMPRESA FAMILIARE. Art. 230 bis. Non ha niente a che vedere con l’impresa diretto coltivatrice
o con la piccola impresa. È una tipologia di impresa che si basa sulla famiglia e non
necessariamente deve essere una piccola impresa. Potrebbe essere anche un'impresa
dell'articolo 2082. L'impresa familiare (nell'agricoltura) è l’espressione di un’antica
consuetudine agraria: comunione tacita familiare. → Ha avuto una certa presenza nel mondo
agricolo molto significativa; si basava su una comunione di tetto e mensa di familiari e di soggetti
non consanguinei che erano legati alla famiglia: affini, non affini, parenti alla lontana… era una

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comunione di gruppo di persone legate da vari vincoli che avevano con denominatore comune:
abitare sotto lo stesso tetto, divisione del cibo, utili.

Comunione anche di lavoro. Ciascuno lavorava secondo le proprie capacità e poi partecipava alla
resa della comunione con la partecipazione alla mensa.

Impresa familiare è l’erede storica di questa realtà molto antica ma la disciplina dell’impresa è
in chiave moderna. Il legislatore indica chi sono i familiari che possono partecipare all’impresa
familiare in quanto parenti in linea retta e in linea collaterale. È una Piccola società familiare
dove il legislatore ha inteso una società di lavoro → decisioni prese democraticamente, prima
(nella comunione tacita familiare) erano prese dal capofamiglia, ora divisione degli utili in base
al lavoro prestato. Tutti sono coimprenditori nell’impresa familiare, ciascuno è responsabile
dell’attività dell’impresa, ciascuno gode dei benefici di cui gode l’impresa stessa, ciascuno è
interlocutore dei rapporti esterni dell’impresa: ciascuno è successore nei contratti di affitto, è
titolare del diritto di prelazione. Questo si estende a tutti i membri della famiglia.

Spesso l'impresa familiare in agricoltura coincide con l'impresa diretto coltivatrice ma non si
tratta necessariamente di una coincidenza esclusiva: possiamo avere anche impresa familiare
capitalista (parere della prof).

• IMPRESA COLLETTIVA. Soggetto collettivo. Società in riferimento all’agricoltura: il legislatore


del ’42 non pensò di formulare delle forme societarie ad hoc per l’agricoltura. Al contrario, per
il settore agricolo estese le forme societarie previste per il mondo commerciale. Stabilendo che
le forme societarie erano forme neutre: società semplice, di persone e di capitali → non avevano
una loro caratteristica particolare, avevano forme neutre che potevano essere adottate sia nel
mondo agricolo che commerciale, ad esclusione della società semplice adottata solo per
l’attività commerciale.

Questa neutralità della forma commerciale, non ha giovato all’attività agricola perchè
l’agricoltura ha scarsamente condiviso il fenomeno societario che al contrario si è diffuso
nell’ambito industriale. Quando il legislatore ha esteso le forme societarie predisposte per il
commercio all’agricoltura, quest’ultima non le ha utilizzate ad esclusione della società semplice.
→ Ha una sua matrice storica particolare perchè deriva dalla società civile, destinata all'attività
civile.

Quando il mondo agricolo ha iniziato a sperimentare la forma societaria si è rivolta alla società semplice
che aveva una libertà di statuto che permetteva di adattare la forma societaria alle esigenze
dell'agricoltura.
Le società in generale sono formule alle quali addivengono i soggetti che intendono svolgere un’attività
in comune per conseguire degli utili. Con il contratto di società i soggetti hanno come obiettivo la
divisione degli utili attraverso lo svolgimento di un’attività economica per la quale fanno dei conferimenti
di capitale. Ne dipende che interessa sia le società di persone che di capitali. Da questo profilo ne
dipende la conseguenza che i conferimenti vengono valutati con l’intento di consentire la divisione degli
utili.
Altri profili attengono a questo obiettivo. Si tratta di conseguire utili attraverso l’esercizio di impresa →
è funzionale all’operazione economica societaria di conseguire un'utilità attraverso il patto sociale.
L’impresa, gestita dalla società, può variare anche nell’oggetto, nei fini ma la società rimane tale, non
cambia.
Questo non ricorre in agricoltura o ricorre poco. Il fatto di essere una società applicata al mondo agricolo

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fa sì che automaticamente la società abbia come obiettivo lo svolgimento dell’agricoltura. Mentre la
società commerciale potrebbe costituirsi per la produzione di computer poi cambia in produzione di
frigoriferi, poi automobili, la società può anche restare tale. Obiettivo resta sempre quello: di fare utili e
dividerli.

Nel mondo agricolo non è così, gli imprenditori devono svolgere quella attività di impresa. Mentre
nell’ambito commerciale ci sono due ordinamenti: uno che riguarda la struttura societaria e uno che
riguarda l’impresa. Questi ordinamenti sono comunicanti ma restano comunque distinti, ognuno con le
sue regole. Quando questo si applica all’agricoltura non è vero che sono due ordinamenti diversi anzi,
sono molto stringenti l’un l’altro.

Il mondo agricolo non ha trovato nelle forme commerciali qualcosa di soddisfacente per l'agricoltura. Gli
agricoltori fanno la società non con il fine degli utili ma con il fine di gestire un' impresa agricola.

Cosa è accaduto allora?


Gli agricoltori che hanno intrapreso l’esperienza societaria si sono rivolti alla società semplice un tempo
destinata ad essere la fisionomia della società civile.
Le cooperative (articolo 2135) hanno trovato applicazione nel mondo agricolo perché la cooperativa ha
scopo mutualistico e ha al tempo stesso scopo di società e impresa. I soci sono al tempo stesso gli
imprenditori che gestiscono l'impresa. Società e impresa sono ordinamenti sovrapposti.
In agricoltura si è adottata la società semplice e la cooperativa. [Altre forme abbandonate fino a che il
legislatore non ha disciplinato direttamente le società statuendo che le società di persone cooperative
e di capitali anche a scopo consultivo (?) sono considerate imprenditori agricoli professionali qualora lo
statuto preveda l'esercizio esclusivo e l'attività agricola.]

Le società agricole devono avere come oggetto esclusivamente l'agricoltura. Si è affrontato il discorso:
la società è agricola quando svolge in via esclusiva l'agricoltura.

Le società di persone sono agricole quando almeno un socio deve avere la qualifica di imprenditore
agricolo professionale, nelle società in accomandita questa qualifica deve essere di un socio
accomandatario.

Nelle società cooperative, almeno 1/5 dei soci deve avere la qualifica di imprenditore agricolo
professionale. Nel caso di società di capitali quando un amministratore che sia anche socio sia in
possesso della qualifica di imprenditore professionale.
La qualifica imprenditore agricolo professionale può essere accordata anche dall'amministratore di una
sola società.
Gran parte della dottrina commercialistica ha sostenuto che quando l’attività agricola era svolta in forma
societaria bastava a snaturare la natura agricola dell'attività perché assumeva la fisionomia commerciale.
La situazione era confusa e poco invitante era la formula societaria per l’agricoltore.

Quando parliamo di forma societaria in materia agricola, questa è una cosa e la qualifica imprenditoriale
dell'attività è un'altra. La forma non accorda assolutamente alcuna natura all'attività espletata; questa
attività è tale in ragione delle caratteristiche che la determinano. (vedere se è riconducibile all'articolo
2135 o 2195). La forma societaria non coinvolge l'attività.
Il legislatore fin dal 1942 ha consentito l'estensione delle forme societarie all'attività di impresa agricola.
Ha immaginato che potessero esserci forme societarie anche per lo svolgimento dell'attività agricola.
Questa attività non ha adottato queste formule perchè è stata disincentivata perchè c'è sempre uno
spirito libero dell'agricoltore.

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Si è intervenuti con l’articolo per sciogliere il nodo della forma commerciale e della natura agricola. Le
società sono agricole quando svolgono esclusivamente attività agricola.

Lezione 9 - 5 aprile 2016

Nel mondo agricolo le società hanno trovato un modestissimo spazio. Quello che differenzia il contratto
di società commerciale da quello in agricoltura sta nella ragione economica sociale per il quale si
conclude il contratto.
Art. 2247(?) due o più persone conferiscono beni e servizi […] allo scopo di dividerne gli utili. Patti sociali
per es. dell'attività economica e dividerne gli utili. Tutta la disciplina della società ruota intorno a questo
accordo. Obiettivo: esercitare l'attività al fine di dividerne gli utili.
Le regole che riguardano la struttura sociale costituiscono un ordinamento separate dall'ordinamento
dell'impresa, dell'attività. Si pongono a fianco, uno accanto all'altro.
Impresa è indispensabile per la società. Sono in due posizioni distinte.
Nella realtà agricola, ci rendiamo conto che la ragione per la quale gli agricoltori potrebbero svolgere
l'attività societaria ma non lo fanno per dividere gli utili ma si realizza con l'obiettivo di gestire in comune
l'attività. La diversità quindi è nella causa della società agricola con quella commerciale.
Società agricola → obiettivo del patto → gestire in comune l'attività agricola.
Società commerciale → obiettivo del patto → dividere gli utili.
Ne deriva che l'ordinamento societario e imprenditoriale dell'impresa sono quasi sovrapposti.
Imprenditori che si mettono insieme per fare una società conferiscono aziende.
Sforzi del legislatore: estendere alle società la qualifica di imprenditore agricolo professionale,
differenziando tipi di società con rispettivi requisiti. Ma l'obiettivo del legislatore è:
• estendere alle società le prerogative dell'imprenditore agricolo professionale.
• Non far perdere agli agricoltori che si erano uniti in società le prerogative che godevano quando
erano imprenditore agricoli professionale individuali.

Ordimento societario e quello imprenditoriale un po' di sovrappongono, non avverrebbe mai nel mondo
commerciale-industriale.
Il legislatore non si è occupato di formulare dei modelli societari ad hoc per l'agricoltura ad eccezione
della società semplice → preclusa all'attività commerciale quindi è esclusivamente per l'attività agricola.
[fine impresa collettiva]

AZIENDA
Argomento collegato all'articolo 2082 → è imprenditore chi esercita attività organizzata al fine dello
scambio di beni e servizi.

Azienda: complesso di beni organizzati dall'imprenditore per l'esercizio dell'attività d'impresa.


Il legislatore fotografa l'esisto dell'attività organizzativa dell'imprenditore. Esito di questa attività è
l'azienda: complesso dei beni organizzati dall'imprenditore.
Nozione neutra. Nozione che si adatta all'impresa agricola e a quella commerciale.
L'azienda si colora di commercialità o agrarietà in ragione del soggetto (elemento soggettivo) che
organizza i beni.

• Imprenditore commerciale che svolge attività organizzativa: il frutto sarà un'azienda


commerciale.
• Imprenditore agricolo che organizza i beni: il frutto dell'organizzazione sarà un'azienda agricola.

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Anche i beni sono neutri. Anche la terra non ha una nozione agricola o commerciale. La terra è un bene!
Anche gli animali dell'articolo 2135 non sono beni agricoli, sono solo beni. Diventano agricoli quando
l'imprenditore li organizza nell'azienda e diventano beni dell'organizzazione agricola. Terra sede
dell'impresa agricola o commerciale, es: stadio. Anche gli animali, es: animali da circo.
Tutte le altre cose sono di per sé neutre: computer, contratti di energia, contratti di lavoro, macchine di
movimento terra.
Anche l'azienda è neutra fino a che l'imprenditore non gli dà l'impronta: finalità per la quale il soggetto
esplica questa organizzazione, finalità agricola o commerciale.

All'interno dell'azienda figurano i beni. Art 810 cose che (??).


Per beni si intende non solo res, cose materiali ma si intendono anche cose immateriali, non dotate di
corporalità ma che sono oggetto di diritti (brevetti, marchi, insegna, ditta, crediti, debiti, contratti in
generale secondo la dottrina).
Azienda costituita da tantissimi elementi. Questo insieme di elementi costituisce l'azienda anch'essa
bene immateriale nella sua complessità.

Complesso di beni: quid abbastanza articolato. Prodotto dei singoli beni. Se l’imprenditore mette
insieme più macchine, più computer, più contratti questo insieme diventa un complesso organizzato.
Questo complesso è caratterizzato da un elemento che è l’avviamento → qualità dell’azienda
determinata dall’attività organizzativa dell’imprenditore che ha reso la somma dei beni un complesso.
La definizione di azienda art. 2555 → disciplinare la sua circolazione. Il legislatore prevede una disciplina
apposita di circolazione di questo complesso unitario.

Dottrina che vede l'azienda come prodotto dell'attività organizzativa e i beni non perdono la loro
individualità e si fondono in un unico (?); vi è un'altra dottrina che considera l'azienda come un insieme
di beni ciascuno individualità (qui ha sbagliato!!!).
Legislatore prescrive diverse regole per la natura dei beni che compongono il complesso.
A fronte di queste due interpretazione: unilateralistica l'altra atomistica dell'azienda, il legislatore si è
occupato dell'azienda per regolarne la sua circolazione in modo unitario. Ha regolato la sua successione
dell'acquirente dell'azienda nei rapporti debitori e creditori: vuoi
• per la successione nei contratti
• per l'affitto di azienda e usufrutto di azienda → 2 modalità di circolazione del godimento della
azienda e il trasferimento della stessa.
• divieto di concorrenza nel caso di trasferimento dell'azienda.

Art 2557 chi aliena l’azienda deve astenersi per un periodo di 5 anni dal trasferimento (…).
Quando si trasferisce, si aliena l’azienda è fondamentale che chi compra sia messo nelle condizioni di
soddisfare le aspettative e non veda queste fallire in ragione del comportamento del cedente
dell'azienda che apre un'attività simile a quella che svolgeva nell'azienda ceduta e toglie a quest'ultima
la clientela.
Obiettivo di chi compra l'azienda è quello di beneficiare dell'organizzazione, dell'avviamento, della
qualità di questa e anche della clientela.
La clientela è un elemento dell’azienda importante. Il legislatore si preoccupa che le aspettative non
vadano fallite. Prescrizione della concorrenza si estende anche al settore agricolo con riguardo alle
attività connesse.
L'attenzione verso le aspettative dell'acquirente si colloca prevalentemente nell'ambito commerciale,
con riferimento alle attività connesse (di per sé commerciali) si applica il provvedimento normativo
all'attività agricola.

La disposizione dell'articolo 2557 non si applica al trasferimento dell'azienda agricola ma si applica

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esclusivamente quando nel trasferimento dell'attività agricola si svolgono le attività connesse.

Art. 2557 articolo che fotografa l’azienda come un complesso unitario.


Le disposizioni che riguardano l’affitto e l’usufrutto d’azienda, contratti che disciplinano il trasferimento
del complesso dei beni e regolano i rapporti tra cedente e acquirente.

Azienda concetto neutro, natura agricola o commerciale a seconda dell'imprenditore che esercita
l'attività.
Precisare che nell’azienda agricola troviamo dei beni che sono abbastanza peculiari dell’attività agricola
e non hanno risconto nell’attività commerciale. Nella azienda agricola possono esserci dei beni che non
figurano altrove. Es: diritti di reimpianto, aiuti comunitari, quote di produzione. Queste ultime sono
imposte dalla CE per contenere la produzione con strumenti che la limitavano entro determinati tetti di
produzione.
Oggi non esistono più, sono state abolite, rendendo libera la produzione agricola. Erano usate nella
produzione del latte e dello zucchero.
- Prima si prevedevano dei diritti di reimpianto: impiantare nuovi vigneti se si fossero dotati di
questi diritti di reimpianto da chi voleva eliminare questi vigneti.
Erano quote di produzione che andavano a far parte dell’azienda in quanto beni, cose che sono
oggetto di diritti.
- Oggi non ci sono più, uno può produrre in ragione dei vigneti che dispone. Oggi invece ci sono
ancora i diritti agli aiuti comunitari. Aiuti erogati dall’UE agli agricoltori che hanno determinati
requisiti. Sono diritti all’aiuto.

Possono essere venduti se hanno dei requisiti che gli permettono di alienarli. I brevetti agricoli
costituiscono dei diritti di esclusiva: beni immateriali che hanno una loro capacità circolatoria,
considerati beni aziendali a tutti gli effetti.

Anche i segni distintivi sono beni immateriali che si applicano al mondo agricolo e commerciale ma
quando si applicano nel mondo agricolo hanno un adattamento particolare delle norme che li
disciplinano.
DOP e IGP sono segni distintivi che definisce le caratteristiche nel prodotto in ragione di un determinato
luogo. È elemento dell’azienda il contratto mediante il quale il produttore agricolo si consorzia a quel
consorzio che porta quel segno distintivo. Sono segni che afferiscono all’esperienza agricola e non a
quella commerciale.

Anche il segno biologico è un elemento immateriale che afferisce all'azienda agricola biologica che non
troviamo nel mondo commerciale.
Azienda nozione neutra che si caratterizza dall’organizzazione dell’imprenditore, anche le cose sono
neutre, nell'azienda agricola ci sono cose che non riscontriamo in quella commerciale: IGP, DOP, segni
distintivi.
Il brevetto sia nell’agricoltura che nell’industria è un bene aziendale, ma nell’agricoltura è una privativa
agricola. I due diritti di esclusiva però sono molto simili.

PERTINENZE
Art. 817 cod. civ. → regime delle pertinenze.
Sono le cose destinate in modo durevole a servizio o ornamento di un'altra cosa.
La destinazione può essere effettuata dal proprietario della cosa principale o da chi ha il diritto reale.
Seguono il destino della cosa principale.
Servizio: coordinamento tra un bene principale e una cosa accessoria.

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Questa disposizione confusa a lungo con la nozione di azienda.
La dottrina realistica per lungo tempo ha preferito pensare all'azienda come complesso pertinenziale
piuttosto che all'azienda agricola ex articolo 2555. tornava meglio pensare al complesso pertinenziale.
Si è espressa con la nozione di fondo attrezzato.
Tutta la disciplina dell'affitto del fondo rustico concorreva a far pensare il fondo collegato con le
pertinenze a un fondo più le cose destinato all'attività.
Questo insieme di cose è ricorso sull’affitto di fondo rustico, il proprietario destina le cose accessorie a
servizio delle cose principali (fondo) e lo cede all’affittuario.
Due nozioni diverse tra loro. Prima la diversità non era evidente per l'arretratezza dei tempi, perchè
azienda come complesso di cose e non di beni. Oggi un conto è parlare di fondo con le pertinenze e un
altro è parlare di azienda come complesso di beni dove figurano cose e beni immateriali.

Le due definizioni presentano delle differenze:


1. soggettive: nell'azienda c'è l'imprenditore che crea il complesso aziendale.
2. Nel complesso pertinenziale, la pertinenza è la cosa è destinata al servizio della cosa principale
dal proprietario o dal titolare del diritto reale.

All'epoca in cui la dottrina si espresse, vivace, importante e innovativa l'idea che proprietario fosse attivo,
ogni volta che la dottrina pensava al proprietario terriero pensava all'imprenditore. Oggi questo discorso
non convince più perchè quando si pensa all'imprenditore si pensa a un altro soggetto, altri concetti.
Il soggetto che organizza l'azienda è l'imprenditore.
Il soggetto che destina la pertinenza alla cosa principale è (…)
Azienda: complesso di beni organizzato.
Insieme pertinenziale: somma di cose, non di beni. “Cose a servizio”.
Oggi distinzione tra pertinenze e complesso aziendale → diverso è il regime circolatorio.
• Regime circolatorio del complesso pertinenziale si riconduce all'affitto del fondo rustico.
• Oggetto della circolazione è l'azienda il contratto a cui si fa riferimento è l'affitto di azienda.

Due affitti con regime diverso.

Nozione azienda neutra. Azienda: nozione del legislatore per disciplinare la sua circolazione.
Attività connesse di per sé sarebbero commerciali ma perdono la loro commercialità quando sono svolte
dall'agricoltore e sono svolte attraverso l'organizzazione aziendale predisposta dall'agricoltore.
Azienda: elemento oggettivo.
Imprenditore: elemento soggettivo.
Nelle attività connesse è l’azienda che colora quelle attività che erano commerciali.
È l'imprenditore che colora l'azienda.
Colleganza tra impresa che colora l'azienda, ma è l'azienda che colora/scolora l'impresa.

CONTRATTI
Si collega al tema della proprietà e dell’impresa in quanto nella prospettiva dell’unificatore dei codici
l’idea era quella di non eliminare la duplicazione delle obbligazioni e dei contratti e di far confluire tutta
la materia delle obbligazioni nell’unico codice civile. Tutti i cittadini uguali davanti alla legge, no
differenze di status, non si concepiva idea di contratti con particolare disciplina. Particolare disciplina in
ragione degli status, bisognava partire da un’uguaglianza delle parti nel contratto, sarà il contratto a
disciplinare i rapporti in base a delle prerogative delle persone.
La disciplina contrattuale si colloca accanto alla nozione di impresa e quella di proprietà. Noi abbiamo

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parlato di proprietà attiva, con la massima espressione nell’agricoltura. La proprietà del bene produttivo
per eccellenza: proprietà attiva della terra, proprietà che imponeva un obbligo di facere → Diritto di
godere e disporre; disporre in modo da rispondere alle aspettative della collettività.
Incremento della produzione: considerare la coltivazione come un’attività di impresa. Coltivazione,
allevamento e selvicoltura sono attività imprenditoriale con l’unificazione dei codici; imprenditore che
esplica queste attività di massima importanza. Quindi la proprietà della terra è un diritto attivo e queste
attività sono attività di impresa, come l'attività commerciale e industriale.

Il passaggio ulteriore riguarda i contratti:


il contratto agrario prototipo è quello di affitto. I contratti agrari sono quelli attraverso i quali il
proprietario della terra, che ha l’obbligo di facere, esplica questo obbligo per il tramite del contratto
quando non può o non vuole esplicare tale attività direttamente. Contratto agrario posto come via
intermedia tra la proprietà e l’impresa quando il proprietario non vuole farsi imprenditore. Contratto
agrario: strumento attraverso il quale si rende produttiva la terra quando il proprietario non vuole fare
l’attività direttamente. La dottrina fin da subito elaborato una nozione come contratto agrario è
costitutivo d’impresa, attività esercitata da un soggetto diverso dal proprietario. Nella causa ricorre la
gestione produttiva della terra. Il proprietario trasferisce l'esercizio del potere di gestione della terra.
Esercizio del potere di gestione attribuito ad altri. Contratto agrario abbia conseguito una ragion d'essere
autonoma rispetto al contratto di affitto.

Differenza tra:
• Locazione e affitto.

• Affitto di azienda e fondo rustico.

• Affitto di fondo rustico: a conduttore e a coltivatore diretto.

• Art. 811 differenza tra beni produttivi e beni di consumo. Beni produttivi: disciplina diversa, idea
molto forte, il legislatore ha differenziato la locazione rispetto all’affitto.

La locazione: bene non produttivo.

Affitto: bene produttivo.

Anche se il legislatore del ’42 si pone verso la disciplina del contratto in modo liberale, ammette
una libertà negoziale purché sia una libertà tutelata, libertà legittimata tuttavia l’attenzione
verso questa disciplina si presenta molto forte perché il legislatore individua delle tipologie
contrattuali con disciplina ad hoc, ma prevede nell’art. 1339 la possibilità di intervenire nel
contratto imponendo all'intero di esso la sostituzione con clausole legali. Ad una estrema libertà
che aveva caratterizzato il secolo precedente si sostituisce una maggiore interferenza dello Stato
nella libertà negoziale delle parti, il legislatore si riserva la possibilità di disciplinare alcuni
momenti del contratto. Questo risponde all'idea di uno Stato che non lascia la vita economica
del paese nelle mani dei oggetti ma attraverso questi governa per conseguire il miglior risultato
di un incremento produttivistico. Interferire creando contratti tipici e inserendo clausole legali
nei contratti.

In questo meccanismo si colloca la differenza della locazione e affitto e la disciplina autoritativa che si
andrà a determinare con l'affitto di fondo rustico.

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Lezione 10 - 6 aprile 2016

Contratti agrari dopo l'entrata del codice: strumenti più idonei per assolvere alla funzione della proprietà
attiva. Proprietario che non voleva o poteva adempiere all'obbligo incombente su di lui avrebbe potuto
mettere a gestione produttiva la terra con il contratto agrario. Questo non è soltanto un contratto che
consente a un soggetto il godimento del bene ma arreca anche un vantaggio alla collettività intera;
rendere produttiva la terra e soddisfare l'esigenza produttivistica dello Stato.
Contratti agrari: contratti associativi e contratti di scambio. Oggi per contratti agrari ci riferiamo a quelli
di scambio (affitto di fondo rustico e soccida semplice). Quando fu fatta l'unificazione dei codici avevano
largo spazio i contratti associativi intesi come contratto di mezzadria, colonìa, soccida semplice, parziaria
e con conferimento di pascolo. (ora non ci sono più). Contratto di scambio comprendeva il contratto di
affitto di fondo rustico: a coltivatore diretto e affitto a conduttore non coltivatore diretto.
Con la Legge 2013/1982 conversione automatica in affitto. Quei contratti che non avevano i requisiti per
essere convertiti venivano meno per ricorrenza nel tempo.

Nella collocazione del legislatore i contratti associativi furono collocati nel Libro del Lavoro, mentre
l’affitto nel Libro delle Obbligazioni. I contratti di mezzadria e colonia (associativi) furono collocati nel
lavoro perché il concedente (proprietario) e nel conduttore (mezzadro, colono) venivano considerati
degli imprenditori e il loro era un rapporto associativo. Con questi contratti si voleva sottolineare una
sorta di comunione si scopo delle parti contraenti nella prospettiva di studiare formule operative che
risolvessero il conflitto sociale che ci poteva essere tra lavoratore e datore di lavoratore. Contratto
associativo dell'agricoltura si collocava lì come modello di operare, di sistemare una conflittualità,
individuando nel lavoratore un personaggio che, collaborando col proprietario del fondo, potesse
prendere le decisioni, fare scelte economiche al fine di gestire l’impresa al meglio e col fine di dividerne
gli utili.
Rapporto si saldava con la divisione degli utili → emblema del modello associativo.

La mezzadria era un contratto mediante il quale il proprietario metteva a disposizione il proprio fondo
che veniva coltivato dal mezzadro il quale era delegato a lavorare personalmente e trovare altra
manodopera supplementare. Il proprietario conferiva anche il denaro, anticipava le spese per la semina,
le macchine agricole e infine il raccolto veniva diviso tra le parti associate.
Originariamente diviso al 50%, poi quota superiore al mezzadro, infine questo tipo di contratto è stato
ritenuto meno meritevole di tutela e nel 1964 il legislatore vieta la stipulazione di nuovi contratti; nel
1982 questi contratti associativi vengono convertiti nel contratto di affitto di fondo rustico.
L’ostilità verso i contratti associativi è stata determinata dal fatto che nel tempo questi hanno invaso la
loro fisionomia, sono nati nell’epoca fascista e, dall'originario modello veramente associativo, il
concedente, nel tempo, ha sempre più perso potere imprenditoriale conferendolo al mezzadro → è stato
coinvolto nelle scelte dell’azienda, apportando talvolta somme di denaro. Quindi il concedente
proprietario ha assunto una posizione sempre più proprietaria e meno imprenditoriale, al contrario, il
mezzadro e colono si sono convertiti gradualmente in una posizione imprenditoriale a tutto campo.
Il legislatore non ha riconosciuto più in questi contratti un vero rapporto associativo; ma simulavano un
contratto di affitto così ha convertito questi contratti in contratti agrari di affitto con la legge 203/1982.

Colonìa simile alla mezzadria. Nel contratto di mezzadria il mezzadro era insediato nel fondo invece nel
contratto di colonìa, il colono era un soggetto che, non avendo la casa colonica all’interno del fondo, (lui
stava in paese o nei borghi) non coinvolgeva nell’attività la propria famiglia contadina, al contrario del
mezzadro.

Le soccide riguardano l’allevamento del bestiame, degli animali e si differenziano nella:


- semplice: contratto con il quale il proprietario del bestiame si associava con un bovaro che si

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occupava degli animali e alla fine dell’anno dovevano dividere gli utili. Il concedente conferiva al
rapporto associativo gli animali e l'altro il lavoro. Mantenuto, ha una certa attualità. Si colloca come
un contratto utile nella gestione degli animali e nella circolazione delle quote latte quando queste
esistevano ancora e potevano circolare. Insieme a queste circolavano anche gli animali.
- parziaria: i due soggetti conferiscono entrambi gli animali, uno dei due conferisce anche il lavoro.
Travolto con i tempi, non si ritiene più attuale.
- con conferimento di pascolo: il conferente conferisce oltre agli animali anche il pascolo, le terre
dove gli animali si nutrivano. Trasformato con legge 203/1982 in contratto di affitto di fondo rustico.

2. Il contratto di affitto di fondo rustico dopo la compilazione del codice civile ha una diffusione e
rilevanza minore rispetto al contratto associativo. Il legislatore punta più sul contratto associativo e
tiene da parte il contratto di affitto di fondo rustico. → con esso si costituisce l'impresa che altrimenti
sarebbe gravata sul proprietario del fondo. La causa del contratto: gestione produttiva della terra.

Nel disegno del Codice, troviamo una distinzione notevole tra:


Contratto di locazione: un bene mobile o immobile viene ceduto a un altro soggetto per goderne in
cambio di un canone. Regole di questo contratto:
• proprietario deve mettere a disposizione il bene della locazione;
• il locatario ha l’obbligo di pagare il canone, di mantenere il bene locato in condizioni di buon
stato di conservazione provvedendo alle spese di ordinaria manutenzione (quelle di
straordinaria spettano al locatore), restituire il bene al termine concordato; salvo il
deperimento dovuto all'ordinario consumo della cosa. Non può cambiare la destinazione
economica del bene.
Qui si vede che la causa è quella della cessione del godimento del bene contro un prezzo. Tutto il
rapporto ruota intorno a interessi inter privati: quello del proprietario del bene di conseguire una rendita
relativa al proprio patrimonio e quello del locatario che ha l'obiettivo di usare un bene per sé e per la
propria famiglia contro il pagamento di un canone.

Affitto di bene produttivo, dell’azienda. Qui si trova una distinzione tra locazione e affitto rispetto al bene
del contratto. Nell’affitto il bene è produttivo mentre nella locazione il bene non è produttivo (casa).
Si deve comunque il rapporto di scambio ma altre regole caratterizzano questo contratto (affitto):
l’affittuario deve gestire la cosa in modo tale da conservarne la funzione produttiva; non ha solo una
possibilità di godere del bene. Trattandosi di un bene produttivo, il legislatore individua l’obbligo di
godere, disporre del bene in capo all’affittuario in modo conforme all’esercizio del bene produttivo.
Deve restituire il bene nelle condizioni in cui l'ha ricevuto. L'azienda ha un suo avviamento che è
determinato dall'organizzazione dell'imprenditore.
Se il titolare dell’azienda la cede, l’affittuario deve utilizzare l’azienda in modo tale dal far si che al
termine del contratto restituisce l’azienda quanto meno con l’avviamento che aveva al momento della
stipulazione del contratto. Il legislatore prescrive che l’affittuario non può cambiare la destinazione
economica del bene, l’indirizzo produttivo deve rimanere il solito.
“Se un proprietario cede in affitto il bar, l'affittuario deve comunque gestirlo in modo che al termine
abbia, quanto meno, lo stesso avviamento di quando lo ha preso in gestione e non può cambiare la sua
destinazione: non può convertirlo in un cinema, in una sala giochi...
È sottinteso che l’oggetto dedotto nel contratto è l’azienda. Bene produttivo è solo → azienda
(complesso produttivo → azienda: commerciale o agricola a seconda del soggetto che ha organizzato il
complesso).
Quando parliamo di affitto parliamo di affitto di azienda.
Anche il fondo è un bene produttivo quando il proprietario (titolare del diritto reale) lo ha destinato

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all'agricoltura. (art. 2135). Fondo: parte della crosta terrestre destinata all'agricoltura da chi ha il potere
di destinazione. Ma non è così semplice, bisogna vedere dov'è collocato il piano regolatore. Dove c'è si
parla di fondo rustico e può essere destinato all'agricoltura.
All’interno della categoria dell'affitto di azienda, elaborata dal legislatore, si colloca la fattispecie
dell’affitto di fondo rustico. Il legislatore differenzia l’affitto di bene produttivo (di azienda) dall’affitto
di fondo rustico → a sua volta differenziato in affitto a conduttore e affitto a coltivatore diretto.

Il legislatore opera questa differenziazione perchè tra i due differisce la causa:


• Nell'affitto di bene produttivo (azienda) → presenza di di due imprenditore: il cedente e il
cessionario (che si obbliga a gestirla, a restituirla). I due hanno una sorta di comunione di scopo.
• Nell’affitto di fondo rustico: abbiamo un proprietario su cui grava la potenzialità di essere
imprenditore, con l’affitto trasferisce l’esercizio del potere di gestione e l’affittuario gode del
bene, paga il canone ma adempie all'obbligo di gestione della terra nei confronti della
collettività. Il legislatore vede coinvolti 3 soggetti: il proprietario del fondo, affittuario,
collettività (vede soddisfatta la sua istanza attraverso il contratto medesimo che trasferisce la
gestione produttiva ad un altro soggetto).

Diversi modelli → diverse disposizioni che regolano questi due tipi di contratti.
• Il contratto di affitto di azienda nel tempo rimane nella libera autonomia contrattuale delle parti,
potevano disporre la determinazione del canone, e le altre varie clausole a loro piacimento.
Durata anche oggi 6 anni + 6. tutto il contratto è assegnato all'autonomia negoziale delle parti.
• Nel contratto di affitto di fondo rustico un ruolo fondamentale lo ha la collettività che ha delle
aspettative per quanto riguarda il ruolo della terra. Il legislatore stabilisce una disciplina
contrattuale integralmente autoritativa. Contratto legale, tutto il rapporto è disciplinato dalla
legge.

Interventi più significativi: inizialmente si è fatto un intervento sulla durata del contratto.
Successivamente sulla determinazione del canone e sui poteri dell’imprenditore di fare miglioramenti.
Successivamente si è fatta una proroga della durata del contratto di fondo rustico; dalla fine degli anni
60 fino al 1982.
Legge 11 febbraio 1971 n°11 si è integralmente disciplinato il contratto in modo legale sottraendolo
all’autonomia negoziale delle parti. Si è prevista:
– la durata di 15 anni del contratto;
– la determinazione del canone, disposizione poi invalidata dalla Corte Costituzionale.
– Si è provveduto a una disciplina particolare per l’imprenditore consentendogli di fare
miglioramenti anche senza il consenso del locatore, qualora rispondono agli indirizzi culturali
del territorio.

Nel1982, il potere di interferire nell’indirizzo produttivo del fondo è sempre più ampio per l’imprenditore
affittuario → può cambiare l’ordinamento produttivo se consentito dalle autorità amministrative a cui
deve rivolgersi per le procedure.
Nell’affitto di fondo rustico l’affittuario del fondo può acquisire un fondo con una coltivazione e
restituirlo con un'altra tipologia di coltivazione. Nel contratto di fondo rustico l’interesse della collettività
è forte e permette di travalicare il principio forte del “salva rei sustantia” (non cambiare la destinazione
del fondo).. L'affittuario può fare ciò che vuole sul fondo purchè vi sia il permesso dell'autorità e la
collettività è maggiormente soddisfatta attraverso l’opera di cambio di produzione della terra.
Il legislatore disciplina la risoluzione per inadempimento, tutta la vita del contratto incluso il diritto di
prelazione accordato all'affittuario.

46
3. Contratto di affitto di fondo rustico si differenzia:
• a conduttore

• a coltivatore diretto.

Con la legge 203/1982 differenze diventate insignificanti.


Con legge del 1971 n° 11 con la quale si disciplinato l’affitto del fondo rustico in modo legale il risultato
è stato negativo. La mortificazione che ha ricevuto la proprietà e i diritti connessi è stata forte che i
proprietari dei terreni negli anni seguenti sono si sono rivolti poco all’affitto di fondo rustico. Dopo
questo intervento questo contratto ha perso di diffusione invece di essere rafforzato.
I proprietari non erano più interessati a un affitto che durava 15 anni, che dava all'affittuario un sacco di
prerogative, per un canone irrisorio. Dal 1971 in poi i proprietari procedevano direttamente alla
coltivazione delle proprie terre con aiuto di manodopera estranea; altri hanno venuto e altri hanno
lasciato le terre incolte.
Nel 1982 il legislatore in ragione di questo scenario poco soddisfacente è intervenuto di nuovo nella
materia operando delle modifiche significative. Legge 203/1982 ha convertito i contratti associativi: di
mezzadria e colonìa in contratti di soccida con conferimento di pascolo, affitto di fondo rustico con una
conversione legale; poi ha ribadito la disciplina vincolistica: normativa autoritativa del contratto del '71
tranne il canone che era stato ritenuto incostituzionale. Ha introdotto anche una clausola (art 27) dove
venivano ricondotti all’affitto di fondo rustico tutti i terreni tra le cui prestazioni vi sia un fondo rustico
ma ha anche consentito che le parti potessero derogare alle clausole legali del contratto attraverso
l’assistenza delle rispettive categorie sindacali. Con questa legge (203) abbiamo nuovamente una
disciplina legale del contratto, abbiamo la elezione del contratto di affitto di fondo rustico come unico
modello di contratto di affitto; tutti i contratti che hanno ad oggetto un fondo, il contratto di affitto è
l’unico contratto tipico meritevole di tutela. All’interno di questa disciplina l’articolo 45 si può derogare
a quella disciplina vincolistica ma con l’assistenza delle rispettive categorie sindacali. Si recupera
parzialmente l’autonomia negoziale delle parti.
Qual è la capacità derogatoria delle parti? Fino a dove i soggetti possono cambiare il contratto di affitto
rimanendo nella tipologia contrattuale tipica?
Rapporto fra tipo e clausole del contratto è un rapporto molto stretto. Una tipologia contrattuale è data
dalla causa ma più specificatamente nelle clausole disciplinate nel contratto stesso. La causa mi viene
poi indicata attraverso l'interpretazione delle clausole da lì si vedono: la durata, gli elementi..
Sono le clausole legali che mi dicono che si tratta di affitto di fondo rustico. Se cambio le clausole, quanto,
quali posso cambiare? Non può essere incisa la causa quindi non bisogna incidere sulle clausole legali.
Ogni volta c’è da fare un’analisi accurata per vedere se cambiando la durata cambia la causa del contratto.
Ogni clausola modificata deve essere adeguatamente ponderata in ragione del fine concreto che si vuole
perseguire, per vedere se non si va a erodere la causa del contratto che è l’esercizio della gestione
produttiva.

Nullità delle clausole. Nonostante la buona fede delle parti e delle categorie sindacali, figurino delle
clausole invalide ai fini del rispetto della causa. Non deve presentare degli elementi di nullità quindi
vengono inserite le clausole legali perchè la nullità di una non travolge l'interno contratto di affitto di
fondo rustico. Il contratto rimane in vita nelle parti legali e alle clausole nulle o lacune si sopperisce con
l'inserzione automatica delle clausole → art. 1339.
Un altro aspetto: cessione del contratto. Tra i divieti che vediamo nelle varie disposizioni legali nella legge
203/1982 art. 21 → divieto di subaffitto e sub-concessione del contratto però non troviamo il divieto
della cessione.
Nella legge precedente, del 1971 n° 11, alle due si aggiungeva anche il divieto di cessione. Nuova
disciplina del 1982 non compare più il divieto di cessione.
Divieto di affitto e sub-concessione è sempre stato vietato perché il contratto con cui il soggetto
acquisisce il terreno per darlo in subaffitto è immeritevole di tutela: rinveniamo in questa una

47
operazione di intermediazione: uno prende in affitto la terra dal proprietario e a prezzi più elevati
subaffitta.
Legislatore intervenuto con una legge forte, contratto nullo e vietato. L’affittuario che lo faceva incorreva
in sanzioni grosse. Nel 1982 divieto di cessione non c’è più. Il legislatore continua a condannare il sub
affitto e la sub concessione.
Nel contratto di cessione il primo soggetto che acquisisce il terreno nel momento che cede il contratto
a un altro lui esce di scena e il rapporto si instaura tra il proprietario del fondo e il terzo soggetto. Alla
fine è vero che c'è un elemento immeritevole di tutela nel momento dell'intermediazione ma alla fine
niente nuoce il fatto che il contratto segua tranquillamente come un normale contratto di affitto.

Lezione 11 - 7 aprile 2016

Abbiamo affrontato la produzione: le strutture produttive, profilo attivo della proprietà, la sua evolu-
zione, categoria dell’impresa e imprenditore agricolo, le altre figure soggettive, tema dei contratti.

AFFITTO PER COLTURE INTERCALARI


Resta da sottolineare che all’interno della legge 203/1982 all’art. 56 c’è una fattispecie che si pone in
deroga alla legge stessa. Fattispecie, sia pure una fattispecie di affitto di fondo rustico, alla quale non si
applicano le disposizioni vincolistiche legali della legge 203. Art. 56: affitto per colture intercalari (col-
tura che si colloca in mezzo a due colture, che sono realizzate dall’imprenditore agricolo o dal proprie-
tario) o stagionali. Affitti di brevissima durata relativi soltanto alla stagionalità molto ristretta, strutture
stagionali intercalari. Nonostante si tratta di affitto di fondo rustico (perché l’oggetto del contratto è
senz’altro un fondo rustico) non si applicano le clausole legali, perché non abbiamo un vero e proprio
contratto costitutivo d’impresa. Nella causa di questo contratto non c’è quella caratterizzante dei con-
tratti di affitto. È un contratto compiuto da due imprenditori, poiché il soggetto cedente è anch’egli un
imprenditore che cede il proprio terreno per un uso molto limitato, per una sola coltura stagionale o
intercalare.

Quindi cosa succede: l’imprenditore agricolo che svolge la propria attività nel rispetto dei cicli colturali
sceglie di fare una coltura intermedia, di breve durata (per esempio attività ortiva, una coltura che serve
a rinnovare il terreno), ma invece di farla direttamente o personalmente, la affida ad un altro soggetto
attraverso un contratto di affitto stagionale ex art. 56.

Quindi noi abbiamo:

- un concedente proprietario che è anch’egli un imprenditore (e forse anche un grosso impren-


ditore)
- un concessionario che è un imprenditore anch’esso (probabilmente, molto frequentemente, si
tratta di soggetti che si dedicano alle attività ortive dove è necessario cambiare continuamente
sede del terreno per fare le colture). Quindi questi soggetti prendono in affitto delle terre per
le loro colture ortive ora da un proprietario, ora da un altro.
Il contratto si conclude in brevissimo tempo, il prezzo è pattuito dalle parti e tutte le altre clausole con-
trattuali sono assegnate all’autonomia negoziale delle parti.

Tutto il contratto si pone in deroga rispetto alla disciplina vincolistica, ma non mediante l’intervento
delle categorie sindacali rappresentative, non mediante il meccanismo dell’art. 45, la deroga è consen-
tita dalla legge, art. 56, in ragione del fatto che i soggetti sono entrambi imprenditori, che si tratta di un
contratto di brevissima durata, e questo contratto ha una funzione di impiantare sul terreno una cultura
intercalare o stagionale, ebbene questo contratto fuoriesce dalla nozione di affitto di fondo rustico.

48
CONTRATTO DI AFFITTO DI AZIENDA
Altro discorso è quello relativo al contratto di affitto di azienda. Qui dobbiamo riprendere la nozione di
azienda agricola dell’art. 2555 c.c. (Si era fatto un raffronto tra la nozione di azienda dell’art. 2555 e la
nozione di fondo attrezzato/fondo con pertinenze dell’art. 817 c.c., che prevede la nozione di pertinenze
come cose poste a servizio della cosa principale ad opera del proprietario o del titolare del diritto del
diritto reale). Quando avevamo analizzato questi due concetti, queste due realtà, avevamo detto che si
trattava di due realtà che all’indomani del codice civile, anche per un lungo periodo, la dottrina aveva
interpretato come quasi sovrapponibili, come se nella realtà agricola la nozione di azienda ex art. 2555
trovasse una precisa applicazione all’interno dell’art. 817. L’esemplificazione agricola del 2555 era data
dall’817. Si era però anche detto che questo poteva valere per il passato (e aveva valso per il passato
perché in effetti le aziende agricole del passato erano molto essenziali, molto semplificate, che avevano
poco oltre al fondo: si lavorava la terra con l’uso dei buoi e del bestiame; non è che ci fossero poi altri
elementi aziendali da far pensare a un’organizzazione di beni ai sensi dell’art.2555). La definizione
dell’art. 817 delle pertinenze era in buona sostanza l’equivalente in agricoltura dell’azienda. Il ragiona-
mento poteva andare bene nel passato tanto che a proposito della disciplina di fondo rustico si preci-
sava, con molta dovizia di intenti, che il proprietario doveva mettere a disposizione dell’affittuario il
fondo con le sue pertinenze. Sennonché con il passare degli anni ovviamente le due realtà hanno pre-
sentato delle differenze di carattere sostanziale quando riferite all’agricoltura. Perché anche l’attività
agricola si è a un certo punto avvalsa di un complesso aziendale molto più articolato di quello che poteva
essere l’originario complesso pertinenziale: ai buoi sono state sostituite le macchine, ma non solo si è
avuto questo passaggio, si sono anche fatti contratti di vario ordine e specie: si sono fatti contratti di
mutuo, leasing, contratti agroindustriali, di fornitura, adozione di marchi, segni distintivi, denomina-
zione di origine, quote di produzione, diritti agli aiuti, etc.. Abbiamo visto quanto oggi sia articolata
l’azienda agricola: è articolata tanto quanto l’azienda commerciale e in più ci sono elementi peculiari
della sola azienda agricola, che non si rinvengono nell’azienda commerciale (es. diritti agli aiuti).

Questo nuovo scenario dell’azienda agricola impedisce ovviamente di poter continuare a pensare
all’azienda agricola che si sovrappone al complesso pertinenziale e si è riproposta la rilettura delle due
norme anche da parte della dottrina. Questa rilettura ha evidenziato che dal punto di vista oggettivo e
soggettivo le due realtà sono fortemente differenti.

• Dal punto di vista soggettivo:


Art. 2555: colui che organizza il complesso aziendale è l’imprenditore;
Art. 817: colui che lo mette insieme il complesso pertinenziale è il proprietario
o il titolare del diritto reale.
Due soggetti assolutamente diversi. Il che significa che sono anche portatori di interessi
diversi.

• Dal punto di vista oggettivo:


Art. 2555: organizzazione che caratterizza l’azienda, che la rende un corpo uni-
tario. (si pensi all’avviamento che rappresenta il valore dell’azienda). Collegato
al fatto che nell’azienda confluiscono non solo cose materiali ma anche imma-
teriali (poiché si parla di “beni”).. fa sì che l’azienda sia altro rispetto al com-
plesso pertinenziale.
Art. 817: nel complesso pertinenziale noi abbiamo non una vera organizzazione
(che dà luogo a una univeristas), ma abbiamo semplicemente delle cose messe
a servizio della cosa principale. Non c’è una vera universitas. Non si può ricavare
da questa definizione un quid che acquisisce un valore autonomo pari all’avvia-
mento aziendale. Inoltre qui non si ha il termine “bene” perciò le pertinenze

49
sono solo cose materiali, che vengono destinate a servizio o ornamento della
cosa principale.

Quindi queste differenze di carattere oggettivo e soggettivo impediscono di assimilare i due concetti.

Quando parliamo a proposito dell’affitto di fondo rustico e invochiamo l’art. 27, che riconduce all’ affitto
di fondo rustico tutti i contratti che hanno ad oggetto il fondo o tra le cui prestazioni vi sia il fondo, è
lecito domandarsi se, allorché nel contratto l’oggetto dedotto non è il fondo ma l’azienda, si ha forza
attrattiva del fondo, per cui anche se si ha l’azienda fatta di beni, cose, etc ugualmente il fatto che
nell’azienda vi sia il fondo fa sì che operi l’art. 27 e dunque l’affitto di azienda agricola non ha una sua
autonomia, non ha una sua disciplina civilistica, ma in ogni caso si riconduce alla disciplina vincolistica o
derogatoria ex art.35 della legge sul fondo rustico oppure, trattandosi di altra tipologia contrattuale non
ricorre l’affitto di fondo rustico, ricorre l’affitto di azienda e dunque è possibile concepire accanto all’af-
fitto di fondo rustico altro contratto: l’affitto di azienda agricola che ha una sua legittimità e una sua
possibilità di essere concepita legittimamente nello scenario giuridico.

La dottrina non è totalmente concorde sulla risposta al quesito:

- Una dottrina dice che, nonostante l’azienda sia effettivamente diversa dal complesso pertinen-
ziale, la presenza in essa del fondo può giustificare l’applicazione dell’art. 27, per cui si deve
applicare l’affitto di fondo rustico e non l’affitto di azienda.

- Un’altra dottrina (promossa anche dalla prof.) ritiene invece che l’affitto di azienda abbia una
sua collocazione giuridica: siamo di fronte ad un oggetto diverso rispetto all’oggetto dedotto in
contratto con l’affitto di fondo rustico. Una cosa è parlare di fondo rustico, per il quale ricorre
la causa della gestione produttiva della terra e dunque i poteri dell’affittuario intesi come indi-
cati dalla legge 203; altra cosa è parlare di azienda (complesso di beni organizzati dall’impren-
ditore per l’esercizio dell’attività di impresa) in cui tra i vari beni ci può essere, e sicuramente
c’è, anche un fondo, il quale però non è assolutamente detto che sia il bene principale ma anzi
ci possono essere beni che possono avere un’importanza maggiore, si pensi ai segni distintivi e
al marchio. Ecco che il contratto di trasferimento o godimento è un contratto di affitto di
azienda disciplinato dal codice civile, al pari del contratto di affitto di azienda commerciale.

Il problema non è privo di conseguenze. Si pensi ad un’azienda vinicola con marchi e segni distintivi
importanti, che si avvale della DOP o OCG, che se venisse concessa in affitto con il regime di fondo
rustico, potrebbe anche subire il triste destino di essere smantellata allorché per es. l’affittuario, avva-
lendosi dei poteri che gli vengono conferiti dal legislatore in materia di affitto di fondo rustico, ottenesse
dalla Pubblica Amministrazione l’autorizzazione allo smantellamento dei vigneti e a quel punto sarebbe
tenuto solo a restituire al proprietario il terreno privo dell’originario impianto, privo dell’originario av-
viamento, organizzazione aziendale come invece l’aveva data l’originario titolare.

Analizzando le due fattispecie - affitto di fondo rustico e affitto d’azienda - ci troviamo in situazioni
molto diverse:

- Nell’ affitto di fondo rustico noi abbiamo da un lato il concedente proprietario di un fondo e
dall’altro abbiamo l’affittuario imprenditore. I due soggetti sono portatori di interessi anche
contrapposti: il primo portatore degli interessi della proprietà e l’altro portatore degli interessi
dell’impresa.

- Nell’affitto di azienda non si può dire altrettanto perché anche il concedente è un imprenditore:
ha organizzato, allestito l’azienda e decide, magari transitoriamente, di affittare il complesso

50
organizzato. Si ha dunque una corrispondenza di interessi: entrambi sono portatori degli inte-
ressi dell’impresa. (In questo caso il discorso della causa sulla gestione produttiva della terra
non ricorre ma ricorre piuttosto quella causa propria del contratto di affitto di azienda che pre-
vede appunto che il soggetto che ha organizzato l’azienda ceda ad altro soggetto la gestione
della medesima con l’obbligo di conservare la consistenza produttiva della stessa per restituirla
al termine del contratto in quella stessa consistenza, con quell’avviamento come l’aveva rice-
vuta.)

Contratto di affitto di fondo rustico e il contratto di affitto di azienda sono due contratti assolutamente
diversi, entrambi applicabili alla materia agricola solo se le parti interessate al contratto sono diverse.
(nel caso di affitto di fondo rustico proprietario e imprenditore, nel caso di affitto di azienda due im-
prenditori).

CONTRATTI AGRARI D’IMPRESA


Adiamo ora a vedere altri due contratti agrari non più costitutivi di impresa ma contratti agrari c.d.
d’impresa. Sono contratti che vengono compiuti dagli imprenditori per esercitare al meglio la propria
attività d’impresa, finalizzati non a dare il via all’impresa ma a svolgere l’attività in un certo modo. Tra
questi contratti ne troviamo molti, tra cui il contratto di lavoro, di finanziamento, di mutuo, di acquisto
della proprietà, di fornitura di servizi (acqua, gas, energia elettrica), di leasing, etc. sui quali non ci sof-
fermiamo poiché non si differenziano da quelli dell’impresa commerciale.

Interessanti invece sono due contratti d’impresa che sono peculiari dell’agricoltura:

1. CONTRATTO AGROAMBIENTALE: è un contratto particolarissimo che è stato inaugurato dalla


politica agricola comunitaria quando questa ha imboccato la strada dello sviluppo rurale (ha
iniziato a rivolgere l’attenzione alla funzione che l’agricoltore svolgeva all’interno del proprio
territorio sotto il profilo della salvaguardi ambientale ma anche sotto il profilo della valorizza-
zione territoriale). All’interno di questa politica di sviluppo rurale la comunità in coinvolgimento
con gli Stati ha offerto agli agricoltori dei cospicui contributi economici diretti a salvaguardare
certe realtà territoriali e certi valori territoriali, specialmente di natura ambientale che il tempo
e le tecniche moderne di produzione avevano distrutto.
I piani di sviluppo rurale hanno avuto un’evoluzione nel tempo e il più recente è il regolamento
1305/2013: si prevedono pagamenti (contributi economici) agli agricoltori che si impegnano a
realizzare interventi agro – climatico – ambientali sui terreni agricoli. Se andiamo ad analizzare
il rapporto che si instaura tra PA (che offre questo contributo all’agricoltore come corrispettivo
di opere di “restauro” del territorio) e agricoltore possiamo constatare che si tratta di un rap-
porto sinallagmatico. È dato il contributo all’agricoltore in quanto si individui, in maniera chiara
e distinta, le opere che l’agricoltore si impegna a realizzare con quel dato contributo, la durata
dell’impegno e l’esito che si vuole conseguire dalle opere per le quali l’agricoltore si è impe-
gnato. È senz’altro un rapporto negoziale che non ha quasi niente a che vedere con gli aiuti
tradizionali corrisposti all’interno della politica agricola comunitaria. Questi sono molto diversi.
Nell’abito di questa previsione abbiamo la legge n° 228/2001 che prevede la stipulazione di con-
tratti di collaborazione, convenzione, appalto con gli agricoltori per la tutela del territorio e del
paesaggio che si colloca perfettamente all’interno dell’art. 2135 relativo all’imprenditore agri-
colo dove all’ultimo comma, a proposito delle attività connesse, si parla di attività di valorizza-
zione del territorio e del patrimonio rurale e forestale. Ecco che ci si pone allora una domanda:
in che modo, come, che tipo di attività connessa è questa? È quella che l’agricoltore compie in
esecuzione al contratto agroambientale che realizza con la PA ed è volto a fare queste opere di
restauro del territorio.

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(es. si sono recuperati gli originari terrazzamenti della Liguria, che ha una struttura geofisica
rocciosa che declina al mare attraverso un pendio piuttosto consistente. Nell’agricoltura antica
i genovesi avevano messo a coltura queste terre attraverso una meravigliosa opera di terrazza-
mento, per cui avevano “tagliato” il pendio in tante piccole terrazze sostenuta ciascuna da mu-
retti a secco. Era stata un’opera di bonifica grandiosa. E anche sotto il profilo paesaggistico,
culturale i terrazzamenti liguri sono stati uno dei paesaggi più apprezzati del nostro Paese.
Quando con la politica agricola degli anni ’70 si è pensato bene di incrementare la produzione
sfruttando meglio e quanto più possibile le terre si è pensato bene di levarli questi terrazzamenti
perché in un certo modo riducevano lo spazio e rendevano più difficile l’utilizzo delle macchine
agricole (i terrazzi talvolta sono stretti e la macchina agricola non ci passa). Perciò furono ripri-
stinati i pendii, più facilmente coltivabili in maniera intensiva, utilizzando più terra e le macchine
agricole. Il risultato sono state anche le molteplici inondazioni che hanno portato ad un gravis-
simo degrado ambientale. Attraverso i contratti agroambientale gli agricoltori sono stati coin-
volti in un’opera di bonifica all’incontrario: sono stati ripristinati i terrazzamenti in modo da
poter sia far fronte al disastro ambientale, sia migliorare il profilo paesaggistico di quella re-
gione.)

2. CONTRATTI AGROINDUSTRIALI: mettono insieme parte agricola e parte industriale. Hanno una
loro origine storica vuoi negli accordi interprofessionali disciplinati dalla legge 88/1988, vuoi da
organismi associativi che la stessa Comunità Europea ha favorito nel mondo agricolo: le asso-
ciazioni di produttori.
- Associazioni (o organizzazioni) di produttori: organismi associativi della categoria dei produt-
tori agricoli diretti a fornire agli agricoltori i supporti necessari all’agire nel mercato. Gli agri-
coltori si collocano nel mercato con una posizione di fragilità rispetto agli interlocutori indu-
striali (una peculiarità dell’agricoltura è la polverizzazione dell’offerta e la concentrazione
della domanda. Questo determina una sperequazione grave nel rapporto con una ricaduta
non indifferente sulla formazione del prezzo). In buona sostanza gli agricoltori producono
per un mercato che in molti ignorano e si trovano a vendere in una posizione di estrema
inferiorità rispetto alla controparte aziendale. A fronte di questo problema grosso la comu-
nità ha favorito la costituzione di organismi associativi tra gli agricoltori diretti a fornire in-
formazioni agli agricoltori stessi sugli andamenti del mercato, della domanda, della forma-
zione dei prezzi di taluni prodotti. Questi organismi hanno anche operato per favorire il mi-
glioramento della qualità, per esempio adottando regole di qualità da comunicare agli asso-
ciati affinché questi producessero prodotti di qualità migliore (e comunque standardizzata)
per essere meglio accolti e acquistati dall’industria a un prezzo maggiore.
Queste associazioni hanno poi nel tempo svolto anche compiti pari a quelle delle coopera-
tive: trattando per gli agricoltori contratti con la parte industriale. In modo particolare hanno
concorso a formulare accordi interprofessionali: sono accordi che ricorrono tra l’organizza-
zione di produttori agricoli e una controparte di imprenditori commerciali o industriali. Que-
sti soggetti, incontrandosi tra loro, possono formulare degli accordi quadro, per trovare
un’intesa per la contrattazione individuale. Non si può dire che siano contratti collettivi per-
ché non sono vincolanti ma sono comunque contratti posti ai vertici della produzione agri-
cola e della parallela domanda commerciale o industriale.

- Nel successivo decreto legislativo 102/2005 si è parlato di intese di filiera: si è arrivati a con-
cepire una vera e propria contrattazione collettiva intesa a formulare in buona sostanza quasi
dei contratti-tipo a cui gli agricoltori potevano riferirsi nella contrattazione individuale.
Tutto questo percorso di contrattazioni agroindustriali ha contribuito a creare il rapporto
(contratto) di filiera, inizialmente lasciato allo sbando e che poi è andato a individuare i punti

52
critici del contratto tra l’agricoltore e l’industriale e, attraverso delle intese politiche, ha tro-
vato un aggiustamento all’interno di questi contratti quadro (contratti generalissimi, proto-
tipi).

- In questo scenario si colloca da ultimo l’art. 62 della legge 24 marzo del 2012: prevede che i
contratti agroindustriali, tra agricoltori e gli industriali, debbano essere formulati per iscritto
e il legislatore prevede anche vari aspetti che devono essere disciplinati: quantità della for-
nitura, durata della fornitura, qualità prodotto, prezzo. Questi punti devono essere precisa-
mente individuati nel contratto scritto e si prescrive anche che la parte acquirente può pa-
gare il prodotto entro 60 giorni dalla fornitura.
Questo articolo, che a prima vista potrebbe non sembrare importante, è molto importante
perché costituisce un passaggio storico di non modesta entità in quanto si parla di contrat-
tazione tra imprenditori (agricoltori e industriali). La legge prevede che questa disciplina non
interessa i contratti tra agricoltori. Obbliga alla forma scritta e interessa soltanto la parte
agricola e industriale. Si colloca in un certo percorso che vede la nostra esperienza giuridica
contemporanea ritornare ad una configurazione dei contratti del genere di quelli che si ave-
vano prima della codificazione del 1942 -> prima dell’unificazione dei codici, con la duplica-
zione della disciplina di contratti e obbligazione: avevamo i contratti di carattere civile all’in-
terno del codice civile; e più o meno gli stessi contratti, con però carattere commerciale, nel
codice del commercio, caratterizzati dai soggetti commerciali: commercianti. Quando i con-
tratti venivano fatti dai civili avevano un regime, quando gli stessi contratti venivano fatti dai
commercianti avevano un regime diverso, quello del codice del commercio. Con l’unifica-
zione dei codici questa duplicazione è stata eliminata, e si ha all’interno del codice civile
un’unica disciplina delle obbligazioni e dei contratti che si applica indifferentemente a tutti,
indipendentemente dalla qualifica soggettiva (o che si sia un soggetto privato, un soggetto
pubblico, un commerciante persona fisica o un imprenditore persona giuridica si applica a
tutti la stessa disciplina).
Con il crescere del mercato si è posta al legislatore l’esigenza non più di tutelare il contrente
debole (e di tutelare il contratto sotto il profilo dell’uguaglianza delle parti), ma si è posto il
problema al legislatore di tutelare il mercato, di trovare la tutela anche del contraente de-
bole ma con un’altra via, attraverso un migliore e maggiore governo del mercato. E questo è
stato il modo per recuperare dal passato le varietà dei contratti dal punto di vista soggettivo,
una rivisitazione degli stessi e una nuova rielaborazione delle discipline ad hoc. (Per cui una
vendita fatta da soggetti privati è altro rispetto a una vendita fatta con sistemi particolari,
es. porta a porta, on line, tra imprenditori agricoli e imprenditori commerciali.) Il legislatore,
per governare il mercato si è posto il problema che non era più il momento di pensare al
contratto in maniera unitaria, era nuovamente l’ora di pensare ai contratti in maniera plu-
rima perché i contratti sono tanti e diversi tra loro, non soltanto in ragione dell’oggetto (una
cosa è comprare un prodotto finanziario, altra cosa è comprare un prodotto alimentare), il
quale pone di volta in volta problemi diversi, ma anche in ragione dei soggetti, i quali possono
essere portatori di interessi diversi e di conflittualità diverse rispetto a quelle del passato
(prima si pensava che fosse solo necessario tutelare il contraente debole).
In questa prospettiva si colloca l’art. 62. L’obiettivo è quello di analizzare un contratto fatto
da due imprenditori: un contraente imprenditore agricolo e l’altro commerciale/industriale
(sicuramente il secondo è più forte del primo). Il legislatore pretende che gli elementi del
contratto siano scritti, disciplinati, formalizzati dalle parti nel contratto formale, in modo sì
da tutelare il contraente debole, ma anche per visionare il mercato agroalimentare. In modo
così da dare a entrambe le parti la sicurezza della filiera. Sicurezza in che termini?
- l’agricoltore si troverà a garantire una certa produzione, garantire una certa qua-
lità, ma avrà anche la certezza del ritiro del prodotto al momento del raccolto e una

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garanzia di determinazione del prezzo del prodotto formulato possibilmente in
tempi antecedenti al momento della semina (e non al momento del raccolto), e
quantomeno sotto il profilo del prezzo minimo di base.
- Anche l’industriale ha i suoi vantaggi: potrà, attraverso questo contratto, assicu-
rarsi l’approvvigionamento del prodotto di base a un prezzo equo, comunque for-
mulato in antecedenza, in modo da garantire sia per l’uno che per l’altro un’ade-
guata scelta economica sul da farsi. L’industriale potrà essere certo della quantità
e della qualità del prodotto che gli verrà fornita.

Entrambe le parti hanno un giovamento da questo tipo di contratto. Inoltre il legislatore pre-
scrive una serie di divieti che sono gli stessi che troviamo nel contratto di subfornitura indu-
striale e che si trovano a proposito dell’abuso di posizione dominante: Divieto di abuso sulla
controparte più debole. In questi casi tanto nei contratti di subfornitura, quanto in questo
agroalimentare è previsto lo stesso divieto indipendentemente dalla posizione dominante
del soggetto industriale. Se esiste un qualche tipo di divieto per colui che detiene la posizione
dominante nel mercato, per cui si vieta di approfittarsi del contraente che inevitabilmente si
trovi in una posizione di subordine, in entrambi i casi è previsto lo stesso divieto.

LE FONTI
È un argomento abbastanza complesso. La materia agricola è governata in parte dal diritto comunitario,
in parte dal diritto nazionale e in parte dal diritto regionale.

1. FONTI INTERNAZIONALI. Se andiamo ad analizzare il diritto comunitario, nel momento in cui


con il Trattato di Roma si è istituita la CEE, esso si è occupato dell’agricoltura in maniera diretta,
esclusiva, molto preponderante sottraendo alla competenza e autonomia degli Stati gran parte
della materia agricola, quantomeno sotto il profilo della politica e del governo dell’agricoltura.
In via di principio la competenza della comunità non si estende ai diritti soggettivi (come pro-
prietà, contratti, etc.). Ciò nonostante vi anticipo che le cose non sono proprio così, perché nel
corso della politica comunitaria abbiamo avuto molti provvedimenti che hanno inciso, in ma-
niera anche consistente sulla proprietà e sull’impresa. Per fare un esempio molto rapidamente
si può ricordare il tema delle quote che ha inciso sul profilo dell’iniziativa economica e dell’atti-
vità economica e il problema del diritto all’impianto (agroimpianto) ?? boh non si capisce.. che
ha inciso sulla nozione di proprietà nei termini del godimento della stessa e della fruizione del
diritto di proprietà. Allorché il diritto di proprietà viene inciso dalla impossibilità o dal divieto di
impiantare sulla terra determinate colture ebbene si può capire bene come l’azione della co-
munità abbia colpito anche diritti riservati esclusivamente agli Stati, come appunto il diritto di
proprietà.

Con il Trattato di Lisbona si ha avuto un lieve cambiamento di rotta: la competenza della Comu-
nità nella materia agricola ha fatto un passo indietro rispetto al passato, rilevando nel Trattato
di Lisbona la materia agricola come materia concorrente. Tuttavia, per quanto si abbia compe-
tenza concorrente, la Comunità è intervenuta con molti regolamenti e direttive (e sappiamo che
gli Stati che non recepiscono tali direttive possono subire procedimenti per infrazione e hanno
responsabilità diretta dei confronti dei cittadini. D’altro canto i giudici sono tenuti all’applica-
zione del diritto comunitario e, all’occorrenza, alla disapplicazione del diritto interno quando
non concorda con diritto comunitario).

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La politica comunitaria in materia agricola è stata da un lato volta all’ammodernamento di strut-
ture, a incidere sui Paesi con un’attività “blanda”. L’incisività della Comunità nei Paesi si è esple-
tata attraverso molte direttive, quantomeno inizialmente, e molti aiuti ma successivamente si
è avuto, al contrario, un’interferenza nella vita dei Paesi, attraverso regolamenti molto incisivi
e attraverso provvedimenti autoritativi molto forti (all’inizio si è aiutato con sussidi economici
e oggi si interviene poco con aiuti economici e assai di più con provvedimenti normativi che
regolano il mercato, la sicurezza e l’informazione. Allora si capisce bene che, nonostante la com-
petenza della Comunità si possa dire concorrente, in realtà l’interferenza è molto molto forte e
diretta. Si pensi ad es. che tutta la materia della informazione e della sicurezza alimentare è
avocata a sé dalla Comunità stessa.

2. FONTI INTERNE. Fonti nazionali. La fonte principale a cui fare riferimento è l’art. 117 della Co-
stituzione. Qua troviamo un riparto di competenze che è stato innovato rispetto al passato, in
maniera consistente rispetto alla materia agricola.
- Il vecchio art. 117 prima prevedeva in maniera esplicita la competenza regionale in ma-
teria di agricoltura, caccia e pesca.
- Oggi troviamo indicate esplicitamente le competenze esclusive dello Stato e quelle con-
correnti tra Stato e Regione; si trovano in via residuale le competenze delle Regioni.
Nell’elenco delle materie (esclusive e concorrenti) non troviamo la parola “agricoltura”,
quindi si può dedurre che è rimasta nella competenza delle Regioni.

Il discorso però è molto più complicato di quello che appare a prima vista, perché se noi andiamo
a leggere le competenze esclusive dello Stato e quelle concorrenti troviamo che la materia agri-
cola si pone in via trasversale su tutte le competenze, creando intrecci non indifferenti. Ad es.:

MATERIE ESCLUSIVE:

- Tutela della concorrenza: è materia esclusiva dello Stato. Dunque non possiamo che renderci
conto che quando parliamo di agricoltura parliamo necessariamente anche di commercio dei
prodotti agricoli, e quindi dobbiamo anche necessariamente prendere in considerazione la con-
correnza di questo mercato. ecco che allora anche in materia agricola torna la competenza
esclusiva dello Stato.

- Tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali: è materia di competenza esclusiva


dello Stato. E non sono altro che profili dell’agricoltura di estremo rilievo. (Per beni culturali si
pensi ai prodotti DOP o IGP che oltre che fare riferimento alla qualità di un prodotto evocano
anche un territorio, i suoi costumi, i suoi abitanti.)

MATERIE CONCORRENTI:

- commercio con l’estero; innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione;
protezione e governo del territorio; produzione; valorizzazione dei beni culturali e ambientali.
Sono tutti profili dell’agricoltura che a prima vista sembrano di competenza delle Regioni e in-
vece sono di competenza concorrente. L’agricoltura è trasversale su tutte queste discipline.

C’è una confluenza continua di norme che però può creare problemi conflittualità. Infatti li ha posti e in
merito vi sono state numerose sentenze della Corte Costituzionale. La più importante è quella del 2003:
discorso della Corte Costituzionale in merito alla conflittualità, dove si parla invece di competenza con-

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divisa: una competenza dove la collaborazione tra Stato e Regioni debba essere un porsi in un conti-
nuum di interventi, non in vista di una demarcazione di confini ma indirizzata verso una collaborazione
continua. Intervento di uno si pone in stretta collaborazione con i provvedimenti dell’altro organo. Sotto
questo profilo: nell’adempimento delle direttive e dei provvedimenti comunitari, se è vero che in buona
sostanza sono le Regioni a dover provvedere (avendo la competenza esclusiva), è pur vero che l’interlo-
cutore diretto nei confronti della Comunità è lo Stato. Doppio fronte: da un lato abbiamo la Regione che
è chiamata ad intervenire, e dall’altro lato lo Stato è chiamato a rispondere di inadempienza, è il re-
sponsabile in caso di non intervento.

Questo discorso deve servire a comprendere che quando andremo a guardare la politica comunitaria
nell’ambito del diritto agrario, vedremo che il ruolo della Comunità sia un ruolo di altissimo livello che
può efficacemente realizzato solo se gli Stati si pongono in diretta collaborazione con i provvedimenti
della Comunità. Se invece gli Stati contrappongono le loro iniziative di tutela alla iniziativa trasversale
(generale/orizzontale) della Comunità si avrà un notevole fallimento del mercato. La sicurezza, la tran-
quillità e il buon esito del mercato agroalimentare si ha quando la Comunità governa e gli Sati si alli-
neano ad essa. Quando gli Stati si contrappongono si ha il fallimento anche della politica comunitaria.

Lezione 12 - 12 aprile 2016

Formazione della CEE alla fine degli anni 50 con l'intento degli Stati di fare un mercato comune per
migliorare le loro produzioni locali attraverso la libera circolazione delle merci.
Per lo sviluppo → cooperazione tra Stati.
Ai fini dello sviluppo, della crescita economica, sia migliore la scelta di una competizione tra stati oppure
sia invece preferibile un'economia protetta dalla …
La seconda strada è quella migliore perchè attraverso l'importazione di prodotti esteri presenta un
R rischio elevato per i prodotti interni. Quasi tutti i prodotti hanno la capacità di
I
S
E
N
T
I
R
E

Quasi tutti i prodotti hanno la capacità di incorporare tutti i fattori produttivi. È possibile convertire i
fattori produttivi in altri prodotti. In poco tempo si potrà convertire il capitale in tecnologie o il lavoro in
altri prodotti. Potrebbe portare a un’impresa, svolta importante per la svolta di un Paese.
Non si può del tutto respingere o non comprendere le posizioni di chi pensa di privilegiare politiche
protezionistiche → si chiude al suo interno e cerca di far lavorare il Paese di modo autosufficiente. Si
modifica la capacità economica espansiva. Abbiamo sperimentato la politica protezionistica.
Se andiamo a vedere i paesi in via di sviluppo non si può non riconoscere il fatto che avendo adottato
politiche espansionistiche dei prodotti ha portato loro a una maggiore povertà, a perdere le proprie
abitudini, i propri mercati autoctoni.
Se si va a vedere i paesi più poveri non si può riconoscere che hanno una politica espansionistica di
mercato, di importazione e esportazioni che ha portato però quei paesi ha una maggiore povertà.
UE è stata fortemente lungimirante, ha notato un'economia fondata sul libero scambio, allo stesso
tempo, con riguardo al mercato alimentare ha ribadito e sottolineato l'importanza della sicurezza
alimentare come obiettivo primario.
UE ha adottato un'economia particolare, se si è incentrata sul principio del libero scambio, per quanto
riguarda il mercato agricolo il discorso è stato più prudente e si è incentrato sulla massima attenzione
sulla massima sicurezza alimentare intesa sotto il profilo dell'approvvigionamento alimentare. Si è

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scongiurato quello che poi è stato il pericolo che hanno corso i paesi in via di sviluppo.

Quali sono stati i punti fermi della politica europea di mercato?


L'adozione di un modello concorrenziale basato sulla libera circolazione delle merci che avrebbe potuto
esistere nella misura in cui fossero state abbattute le barriere doganali.

1° provvedimento: abbattimento barriere doganali e del divieto delle misure equivalenti alle barriere
doganali: provvedimenti degli Stati (norme di carattere tecnico e non) che possono impedire o limitare
la libera circolazione delle merci.
Quando parliamo di sicurezza alimentare non parliamo solo di approvvigionamento ma parliamo di
sicurezza con riguardo anche alla circolazione di prodotti sani e sicuri.
È proprio il perseguimento della sicurezza dal punto di vista della salute che può costituire una barriera
alla libera circolazione. Ogni stato può invocare una clausola di salvaguardia che è contenuta nel Trattato
di Roma e che permette a ciascuno Stato di vietare l’entrata nel paese di un prodotto straniero quando
può compromettere la sicurezza delle persone, degli animali o alla tutela dell'ambiente. È vero che i
prodotti possono liberamente circolare ma ciascun paese ha sempre diritto a limitarli quando è messa a
rischio la sicurezza.
La libera circolazione delle merci, la concorrenza non è un discorso così semplice. Mercato
concorrenziale si scontra con tanti obiettivi. Tutelare la salute e l'ambiente spesso è un obiettivo che
confligge con la tutela della concorrenza.

La concorrenza: strumento che concorre allo sviluppo economico dei paesi; perseguendo un migliore
sviluppo economico persegue anche l'obiettivo di una ricchezza maggiormente diffusa e quindi il
benessere della società.
Per molti anni c'era l'idea che il benessere generale è un benessere economico fondato sulla
distribuzione della ricchezza; tutto questo si può raggiungere e conseguire attraverso un modello
concorrenziale che si basa sulla libera iniziativa economica, ma anche sulla competizione economica che
porta a uno sviluppo migliore dell'economia. Sviluppo non vuol dire solo miglioramento dei prodotti ma
anche riduzione dei relativi costi. (Posti di lavoro che si vanno a moltiplicare, quindi maggiore impiego e
maggiore ridistribuzione della ricchezza).
Questo modello si fonda su 3 principi fondamentali: dove, come e quanto produrre.
Modello che presume la libertà degli imprenditori di scegliere le proprie strategie economiche.
Accanto a questo modello si può immaginare un modello misto dove la gestione economica è distribuita
tra soggetti individuali e mano pubblica (Stato); oppure che accanto alle scelte dei privati si pongono
anche iniziative pubbliche → lo Stato come organismo che controlla l’economia per perseguire
determinate finalità.

Il modello di economia mista che si era inaugurato a seguito della Costituzione, basato sull'articolo
41Cost. ha ceduto il passo verso il modello comunitario basato su altri fondamentali principi: divieto
delle intese, divieto di uso di posizione dominante e divieto degli aiuti di Stato.
Prima del Trattato di Roma si è avuto un modello concorrenziale ma fortemente governato dallo Stato.
Dopo la costituzione del Trattato di Roma gli stati hanno dovuto fare un passo indietro e lasciare che lo
sviluppo dei paesi fosse affidato alla competizione concorrenziale che invece doveva basarsi sulle regole
antitrust → vedevano come primo punto il fatto che gli Stati dovevano rinunciare agli aiuti di Stato, non
potevano avere sostegno da parte dello Stato.

Mercato comune si può realizzare in quanto le imprese siano messe in condizione di parità: gli stati
rinunciano a sostenere economicamente le imprese nazionali.
Cambiamento forte, anche ideologico e politico. Si passa da un’economia dell'articolo 41 Cost. a quella
del Trattato di Roma.

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Punti di fondamentale importanza: divieto delle intese e divieto dell'abuso delle posizioni dominanti. →
intendevano perseguire il mantenimento dell’assetto economico (ovvero quello concorrenziale).
La concorrenza di per sé è un modello economico che muove verso la riduzione delle presenze sul
mercato. Con l'obiettivo di mantenere il modello concorrenziale, la CEE adottò la regola del divieto delle
intese: diretto alla restrizione della concorrenza.

Il divieto è abbastanza articolato: sono vietati gli accordi, le pratiche concordate, le decisioni e
associazioni di impresa, vietati i comportamenti che non sono necessariamente nel modello contrattuale
tradizionale. I comportamenti possono essere molto variegati.
La concorrenza viene compressa prendendo decisioni in ordine ai prezzi, alla qualità dei prodotti, alle
loro caratteristiche.
Se da una parte queste regole sono importanti bisogna capire che esiste anche un altro aspetto del
problema: le imprese attraverso accordi, reazioni di tipo orizzontale o verticale possono promuovere la
competizione e la concorrenza ma possono anche migliorare il loro regime, l'offerta sul mercato.
Possono andare incontro a esigenze del consumatore (per es: accordi di filiera). Questi accordi
favoriscono la concorrenza e i bisogni del consumatore.
Si è consentito in alcuni casi di chiedere alla Commissione di derogare al divieto delle intese quando le
intese possono essere necessarie allo sviluppo scientifico, tecnologico, alla tutela ambientale e alle
esigenze del consumatore. Modello concorrenziale che da una parte elegge la competizione, la
concorrenza come criterio base per il miglioramento dello sviluppo economico, dall'altra parte cerca di
coniugare i motivi economici con obiettivi di natura diversa da quelli economici: obiettivi di stabilità del
lavoro, sociale, tutela ambientale, di salute generale. Il modello comunitario si discosta molto da quello
Americano. Il modello concorrenziale americano si basa sullo sviluppo e efficienza economica; nel
modello europeo si riscontrano molti obiettivi di carattere economico, sociale e ambientale. Col passare
degli anni l'esperienza comunitaria si è arricchita nel Trattato nel conseguimento di nuovi obiettivi come
la salute e della tutela ambientale.
Trattato di Roma che istituiva la Comunità Economica e l'Unione Economica con obiettivi che si sono
consolidati nel tempo che poi sono diventati fondamentali nel trattato di Lisbona.

Altro strumento: divieto dell’abuso di posizione dominante. È fondamentale per mantenere il modello
concorrenziale perchè la posizione dominante costituisce sempre di per sé un pericolo. Di per sé non è
vietata, la posizione dominante sul mercato si può conseguire anche attraverso la concorrenza → la
posizione dominante può portare a un monopolio, è concepibile e non è vietato. Si può avere a seguito
di un provvedimento di privatizzazione dell’impresa pubblica quando questa viene privatizzata e questo
processo prevede l’assegnazione dell’impresa pubblica nelle mani di soggetti privati.

A seguito della impresa pubblica si ha la presenza di monopoli o oligopoli, presenza di imprese molto
forti ma numericamente modeste. In qualche modo possono essere un vantaggio per il mercato perchè
la grande impresa può conseguire delle economie di scala che l’impresa privata non può conseguire. C'è
anche il rischio che la grande impresa, con la propria posizione, possa impedire l’accesso di altre imprese
nel mercato. Qualora vietino l’ingresso di altre imprese siamo davanti all’abuso della posizione dominate.
Impedimento all'accesso del mercato. Questo abuso si trasforma anche in abuso nei confronti del
consumatore non è detto che comprima l'interesse del consumatore forse alla lunga è possibile ma
spesso e volentieri quando quella che ha la posizione dominante verso coloro che vogliono entrare nel
mercato in questo atteggiamento trova come complici i consumatori: opera a loro favore e non a loro
sfavore.

Spesso la pratica più diffusa è quello dei prezzi sotto i costi di produzione. Questa immissione dei
prodotti sotto costo impedisce ai competitori di entrare nel mercato perchè non vi è nessuna impresa

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che accede a un mercato dove i prezzi sono al di sotto dei costi di produzione. In compenso il
consumatore è ben contento di vedere ridotti i prezzi, ma il competitore non entra nel mercato perché
fallirebbe prima di iniziare. Il consumatore si avvantaggia di questa operazione ma solo per un breve
periodo perché una volta sconfitto il competitore che si affaccia sul mercato, i prezzi tornano quelli di
prima, anzi anche più alti di prima, così l’azienda recupera le perdite.

Molto frequente nelle imprese dominanti:


Allineamento di comportamenti fa pensare ad un’intesa tra le imprese, che si siano messi d'accordo.
Quando si è in posizioni dominanti è abbastanza fisiologico perché le imprese con posizione dominante
tendono ad allineare i loro comportamenti: si vede nella telefonia mobile, stesse tariffe, stesse
operazioni negli stessi periodi, stesse offerte; sembra che si siano messi d’accordo. Certe volte è così ma
spesso è un allineamento fisiologico per competere con le imprese concorrenti.

Le regole sul DIVIETO DI INTESE E REGOLE SU ABUSO DI POSIZIONI DOMINANTI non si applicano in
agricoltura tranne quando la Commissione non lo ritenga necessario.
Il divieto di aiuti di Stato è rimasto per molto tempo tale, nel senso che è stata la Comunità ad avocare
a sé il problema degli aiuti. Sono stati dati all'agricoltura in modo consistente dalla Comunità Europea.
Gli aiuti economici al settore agricolo, vuoi di provenienza degli stati, vuoi delle comunità discorso che
si è articolato in maniera diversa rispetto al divieto degli aiuti di Stato.

POLITICA AGRICOLA EUROPEA


La politica agricola europea ha avuto inizio con il Trattato di Roma e come dice la parola politica ha
significato un lungo percorso di intervento comunitario nel mercato dei prodotti agricoli ma anche nella
economia agricola dei paesi della comunità. I paesi si resero conto che non era possibile trattare
l’agricoltura allo stesso modo dell’industria o del commercio.
Mentre per l'industria il modello concorrenziale era quello auspicabile che avrebbe garantito sicuro
sviluppo economico per il paese; per l’agricoltura bisognava procedere in tutt’altro modo perché il
settore agricolo era molto arretrato rispetto agli altri settori. Era arretrato perchè le strutture agrarie
erano bisognose di un incisivo ammodernamento. Bisognava prima di tutto ad ammodernare le
strutture agrarie in tutti i Paesi e una volta che tutte queste avessero avuto un adeguato punto di
partenza allora dopo se ne poteva riparlare.
E così si è dedicato all’agricoltura tutte una serie di disposizioni a parte del trattato che definiscono la
materia agricola all'articolo 88.
Art. 39 le finalità che si intendo perseguire.
Articoli successivi i mezzi da usare per raggiungere quelle finalità.

Alla base c’era l’ammodernamento delle strutture e poi non si poteva in nessun modo pensare di
abbandonare il settore economico agricolo. Se veniva abbandonato alle regole rigide e perfide del
mercato il mercato agricolo sarebbe sprofondato nel disastro più assoluto. Molti imprenditori agricoli
avrebbero abbandonato le loro attività per dedicarsi ad altre e quindi si poteva avere un esodo dalle
campagne che a sua volta avrebbe prodotto un deterioramento ambientale. Bisognava in tutti i modi
conservare le popolazioni agricole nelle campagne. Finalità: garantire alle popolazioni agricole un tenore
di vita uguale alle altre categorie operative e miglioramento delle strutture agrarie.
Le ragioni che hanno mosso i padri del trattato a considerare l’agricoltura con un occhio diverso rispetto
al resto del settore economico dimostra l'attenzione alla materia e ha il pregio di aver permesso che
l’agricoltura potesse poi svilupparsi nel modo cosi importante come si è sviluppato, il mercato dei

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prodotti agroalimentari conseguisse un certo successo, e l’ambiente ricevesse, da questa posizione, una
tutela rilevantissima.
Trattare l’agricoltura in modo diverso ha significato grande lungimiranza che si è poi tradotto nella
ricchezza per l'Europa, sia sotto il profilo economico sia sotto il profilo ambientale (oggi la tutela è
fortissima) e sia sotto il profilo sociale: gli operatori economici sono diventati bravissimi e di tutto
rispetto.
Se si fosse lasciata l’agricoltura alla mano invisibile del mercato ci sarebbe una situazione di alto rischio
della sicurezza ambientale, come alcuni Pesi del Terzo Mondo.

TITOLO III – art. 38 del Trattato sul funzionamento. “L'Unione definisce e attua una politica comune
dell’agricoltura e della pesca”. Introdotto dal Trattato di Lisbona quindi significa un dato acquisito in tutti
questi anni. È indiscutibile il profilo primario della fonte comunitaria, la politica agricola comunitaria è
dell'UE sia sotto il profilo delle regole che sotto il profilo della attuazione. “Il mercato interno comprende
l’agricoltura, la pesca e il commercio dei prodotti agricoli, per prodotti agricoli si intendono quelli del
suolo, dell'allevamento, della pesca, di prima trasformazione che sono in diretta connessione con tali
prodotti”. “Il mercato interno comprende l'agricoltura, la pesca e il commercio del prodotti agricoli”.
Abbiamo difronte una politica agricola che si deve occupare sia dell’agricoltura e sia del commercio. Il
Trattato di Roma è vero che è stato un trattato economico relativo al commercio ma occuparsi del
commercio dei prodotti agricoli significa anche occuparsi anche della struttura di produzione.
Il mercato interno comprende agricoltura, pesca e il commercio dei prodotti agricoli → del suolo della
pesca, dell'allevamento e prodotti di prima trasformazione in diretta connessione.

Raffronto con art. 2135 cod.civ. → nozione di imprenditore agricolo cioè: soggetto che opera
professionalmente, in modo organizzato un’attività volta alla produzione di un bene destinato al mercato.
Questo soggetto per essere agricoltore deve svolgere un'attività di coltivazione del fondo, di allevamento
e di selvicoltura.

Qui invece si parte dal prodotto e non dal soggetto. Prodotti agricoli si intendono quelli del suolo, della
pesca, dell’allevamento e quelle in allegato. Obiettivo: disciplinare il mercato. I trattati di Roma e Lisbona
sono trattati del mercato: regolano la libera circolazione delle merci. Si parte dal mercato e siccome
questo è determinato dai prodotti ci dobbiamo rifare ai prodotti.
Il mercato è un’organizzazione di regole economiche e giuridiche che riguardano la circolazione di
determinati prodotti, tanti mercati quanti sono i prodotti. Regole diverse che riguardano i diversi
prodotti e con obiettivi fortemente diversi. Mercati che hanno regole diverse in ragione degli obiettivi,
bisogni che perseguono i vari prodotti quindi è il prodotto che definisce il mercato e le sue regole. Il
legislatore si riferisce ai prodotti agricoli → del suolo, dell'allevamento e della pesca.

Differenze tra regola comunitaria e regola interna: il riferimento qui è la coltivazione del suolo. Prodotto
oggetto della coltivazione del suolo, dell’allevamento e della pesca. Si tace sulla selvicoltura (prima
differenza).
Nelle misure riservate all’agricoltura non troviamo la selvicoltura e il legname. Questi due non sono
agricoltura per il trattato.
Chiederci: perchè non lo sono?
Manca il discorso relativo alla selvicoltura e del legname ma siamo in presenza invece della pesca come
prodotto agricolo. Per pesca si intende la cattura di pesce nel mare, fiumi, non allevamento del pesce
nelle acque dolci, salate, salmastre (come art. 2135). Quindi si intende un’attività che per il nostro
ordinamento non è agricola. L'allevatore tale perché rispetta il ciclo biologico, qui il pescatore lo pesca
non è allevato.

60
Per quale motivo la selvicoltura è eliminata ma troviamo la pesca nella materia agricola? Nel trattare il
mercato agricolo il legislatore comunitario si è rivolto al mercato alimentare. Questa è stata un’idea a
definire una materia agricola come una materia agro-alimentare, il prodotto agricolo è un prodotto
destinato all'alimentazione che viene considerata un denominatore comune. Così è comprensibile come
mai è stato eliminato il legname e si sia inclusa la pesca.

Questa attenzione all’alimentazione per vari aspetti:


• quando il legislatore comunitario ha inteso dare all’agricoltura delle regole a parte in deroga alle
regole fondamentali ha inteso farlo perché aveva chiara l’idea che l’Europa dovesse avere come
obiettivo l’autosufficienza alimentare. L'Europa doveva mantenere la certezza dell'auto
approvvigionamento e la propria autosufficienza. Si può intendere la ragione per la quale di è
definito l'agricoltura il chiave alimentare.
• Altra ragione: il mercato agricolo e del prodotto alimentare è molto particolare per le
caratteristiche fisiologiche che lo determinano. L'agricoltura produce prodotti che soddisfano il
bisogno e una volta soddisfatto, il prodotto tende a perdere punti, il consumatore non comprerà
una seconda volta anche se per esempio ci sono strategie come gli sconti, riduzione dei prezzi.
Il prodotto alimentare è facilmente deteriorabile quindi c'è la necessità di consumarlo in tempi
ristretti. Il prodotto agricolo è sottoposto alle regole del ciclo biologico, perisce il prodotto ma
segue il ciclo naturale che impongono l’immissione del prodotto sul mercato a regole fisse. Si
può governare il mercato per tutte le produzioni, se c’è un’eccedenza si può produrre di più, se
c’è una carenza si produce di meno. Quindi il prodotto può avere all’inizio un prezzo alto e dopo
qualche tempo un prezzo molto irrisorio.

La variabilità del prezzo è determinata dalla quantità del prodotto sul mercato, e dall'incapacità della
domanda di assorbire il prodotto.
Tutte queste regole del mercato industriale non ci sono, o ci sono poco e quindi può essere la ragione
che può avere indotto il legislatore europeo a escludere il legno dalla nozione di agricoltura. Il legno non
si mangia e non assolve bisogni primari non inducibili. La regola di produzione e raccolta del legno è
molto diversa rispetto alla raccolta dei prodotti agricoli in generale. La cattura del pesce invece risponde
a tutte le regole sopra descritte.
Questo è il criterio che ha indotto i padri del trattato a definire la materia agricola.
Quanto ai prodotti di prima trasformazione il discorso diverso rispetto all’attività connesse del nostro
ordinamento. Filosofia delle attività connesse: cercare di capire cosa può fare l’agricoltore oltre
all’attività primaria per aumentare il proprio reddito senza finire nella categoria dell’imprenditore
commerciale.
Qui invece si cerca di capire quali prodotti trasformati possono beneficiare delle deroghe previste per
l'agricoltura: deroghe al divieto delle intese, deroghe al divieto all'abuso di posizioni dominanti, deroghe
al divieto degli aiuti di Stato.
Il legislatore parla di prodotti di prima trasformazione che nell'allegato al Trattato vediamo anche che
prodotti di prima trasformazione non sono, es: pasta → trasformazione più sofisticata.

Complesso di regole che sta a significare quanto fosse forte l'intento del legislatore europeo di definire
la materia agricola alimentare come materia a parte che necessitava una materia diversa per il settore
agricolo e alimentare.
I primi profili di peculiarità stanno nell’aiuto che la comunità ha dato all'attività agricola in termini di
aiuti economici, di politica interna, di indirizzo e governo dell'agricoltura, di deroga al divieto delle intese
e dell'abuso delle posizioni dominanti. Deroga nel senso che, per il mercato industriale il divieto delle
intese fra imprese è un pilastro dell’assetto di mercato, per il settore agricolo questo non doveva essere;
posto che gli agricoltori costituiscono un’offerta polverizzata nelle mani di tanti piccoli-medi agricoltori

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a fronte della domanda che è concentrata nelle mani dell'industria di trasformazione e distribuzione.

Abbiamo allora una situazione di partenza nell’agricoltura diversa da quella nell’industria quindi anziché
adottare una regola come quella del divieto delle intese e dell'abuso di posizioni dominanti si trattava
piuttosto di favorire il contrario: forme di accordi tra agricoltori che favorissero una concentrazione
dell’offerta per fronteggiare meglio la forza della domanda.
Questi soggetti sono le associazioni di produttori di cui abbiamo parlato nei contratti agroindustriali
come controparte organizzata, associata nei contratti agroindustriali per far fronte alla domanda
industriale forte.

Lezione 13 - 13 aprile 2016

Analisi del Trattato di Roma modificato dal trattato di Lisbona.


Abbiamo individuato la nozione di agricoltura dell’articolo 38.
Quando si parla di mercato di prodotti agricoli o agroalimentari si fa riferimento anche all’agricoltura,
premessa: si sarebbe potuto governare il mercato e si sarebbe agito sulle strutture agricole provvedendo
a un ammodernamento perché erano fortemente arretrate.
Differenze tra questa nozione e art. 2135.

Finalità che vengono espresse nel trattato in vista della disciplina apposita per l'agricoltura.
Articolo 39 del trattato di Roma che individua le finalità → rimaste immutate nel tempo. Particolarità
che non va sottovalutata. Troviamo un elenco di obiettivi che la Comunità si prefigge attraverso la politica
economica comunitaria che sono rimaste le stesse nel Trattato di Lisbona (2007). È richiesta una
riflessione molto importante.

Finalità della POLITIICA AGRICOLA COMUNE sono:

• Incrementare la produttività dell’agricoltura, sviluppando il progresso tecnico, assicurando lo


sviluppo razionale della produzione agricola e un impiego migliore dei fattori di produzione, in
particolare della manodopera. Incremento produttività → uno degli obiettivi fondamentali della
politica agricola comunitaria a seguito del Trattato di Roma.

Negli anni '60 l’Europa versava in uno stato di povertà dei cittadini europei. C'erano problemi di
approvvigionamento alimentare: fame. Obiettivo del food security si presenta all'attenzione
degli Stati proprio perchè questo era un grosso problema.

La valenza di questo obiettivo posto che possiamo ritenere di aver sconfitto il problema della
fame tra i cittadini europei e quindi non aver più bisogno di avere come obiettivo quello
dell'approvvigionamento alimentare attraverso l’incremento della produzione: ha come
obiettivo quello del soddisfacimento del bisogno alimentare. Se i bisogni alimentari sono
soddisfatti ci possiamo domandare se è rimasto in modo obsoleto nella trascrizione e se c'è
qualche ragione per la quale è ancora scritto. Con il Trattato di Lisbona, i Paesi, hanno riscritto
questa finalità tra quelle primarie.

Anni '80-'90 si è assistito a un’eccedenza dei prodotti alimentari che hanno messo in crisi il
mercato alimentare e si è dovuto procedere a degli aggiustamenti importanti.

Perché nel 2007 si riscrive il Trattato di Lisbona e si replica il discorso dell’incremento della
produzione? Come può essere questo ancora un obiettivo?

Il problema dell’approvvigionamento alimentare non può essere archiviato, non si può


abbassare la guardia sul tema della sicurezza alimentare. Può essere che oggi tra i cittadini

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europei non ci sia più il problema della fame, ma purtroppo stiamo assistendo a un fenomeno
di emigrazione e immigrazione all'interno dell'Europa che comporta una rivisitazione del
problema alimentare. Il problema dell’approvvigionamento se pensavamo di metterlo da parte
c’è da domandarsi se non possa ritornare in ragione dei recenti fenomeni di migrazione.

Il tema dell’incremento della produzione agricola torna attuale anche sotto il profilo della
necessità che i terreni agricoli siano messi a coltura, devono essere messi in condizioni migliori
per produrre: sia che si operi una conservazione del suolo sia che si faccia una produzione.
L’attenzione verso la risorsa produttiva terra non può essere messa da parte. Anche in futuro
deve essere messa in condizione di produrre, questo perchè in ogni momento è possibile che si
presenti la necessità di produrre per far fronte alla food security.

Incrementare la produttività dell'agricoltura sviluppando il progresso tecnico, assicurando lo


sviluppo razionale della produzione agricola quindi è un incremento che assicura lo sviluppo con
il pieno impiego dei fattori di produzione, in particolare della manodopera. Dobbiamo tener
conto del fatto che i prodotti alimentari possano necessitare di un incremento, si deve transitare
attraverso il razionale sfruttamento del suolo, dell’uso delle tecnologie, il migliore impiego del
lavoro: obiettivi fondamentali che si coniugano con quello primario della food security.

Al punto successivo leggiamo: “Assicurare un tenore di vita equo alla popolazione agricola grazie
al miglioramento del reddito di coloro che lavorano in agricoltura”. Emerse il problema
dell’esodo dalle campagne e delle problematiche ad esso correlate: travaso delle popolazioni al
mondo urbano con conseguenze economiche e non ma soprattutto il fatto che questo avrebbe
potuto trasformarsi in un inquinamento dell'ambiente agricolo perché l’ambiente, il terreno
necessita delle cure dell’uomo. Svolgendo l’attività agricola in modo razionale uno degli obiettivi
che si conseguono è proprio la salvaguardia dell’ambiente. Per il mantenimento delle persone
nelle campagne è necessario garantire loro un tenore di vita equo equiparabile alle altre
categorie sociali. Assicurare sia un reddito equivalente a quello delle altre categorie ma anche
assicurare dei servizi nei centri rurali che consentono a chi vi vive nelle campagne una qualità
della vita comparabile a quella delle categorie urbane.

• Stabilità dei prezzi → Sottrarre i prezzi di prodotti agricoli al capriccio dei mercati assicurando ai
consumatori l’accesso ai prodotti agricoli o alimentari senza che questi debbono costare un
sacrificio economico troppo elevato. La stabilizzazione dei prezzi è un obiettivo che serve sia al
consumatore (non andare incontro a prezzi troppo elevati) ma anche ai produttori che attraverso
questo possono fare delle scelte economiche senza subire dei danni, delle delusioni, delle
diseconomie delle proprie aziende di gravosa entità.

• Garantire la sicurezza degli approvvigionamenti. Collegato all'incremento della produttività


agricola. Food security → Uno degli primi obiettivi della Comunità europea e che è rimasto tale
anche con il Trattato di Lisbona. Oggi quando parliamo di sicurezza degli approvvigionamenti
dobbiamo intenderla non solo in termini di food security ma anche in termini di food safety →
approvvigionamento dei prodotti sani e sicuri per il consumatore. Sicurezza in termini garanzia,
di tutela alla salute del consumatore. Accesso a un mercato dove troviamo gli alimenti sicuri e
dove la sicurezza riguarda il prodotto ma anche l’informazione con la quale il prodotto è
presentato al consumatore.

Sicurezza: sicurezza del prodotto, certezza dell'informazione, sicurezza di non essere ingannati,
garanzia di poter fare delle scelte consapevoli. Questa interpretazione che leggiamo oggi in

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termini di sicurezza non era presente alla scrittura del Trattato di Roma. Prima si pensava solo
alla sicurezza dell’approvvigionamento.

La sicurezza sotto il profilo di un prodotto sano e sicuro e la sicurezza dell'informazione è


subentrato in tempi più recenti e formalizzato in modo normativo con regolamento 178/2002
sulla sicurezza alimentare.

• Assicurare prezzi ragionevoli nella consegna ai consumatori. La Comunità quando si è trattato di


provvedere alla stesura del trattato di Roma attraverso le regole della concorrenza con le relative
deroghe, l’attenzione verso il consumatore era molto ridotta quasi assente. Quando i padri del
Trattato hanno pensato di creare un mercato comune dove vi era la libera circolazione delle
merci l'obiettivo era quello di assicurare attraverso le regole, la permanenza del modello
concorrenziale perché si pensava che servisse all’incremento del benessere sociale. L'attenzione
verso il consumatore era quindi subordinata all'attenzione per la concorrenza. All'epoca il
consumatore veniva tirato in ballo per valutare il comportamento sleale delle imprese nella
concorrenza. Si valutata quando il consumatore era stato ingannato dal comportamento
illegittimo del concorrente sleale.

La tutela si articolava all'interno della responsabilità contrattuale. L’attenzione nei confronti del
consumatore è emersa in tutta la sua forza in tempi molto più recenti, quando si è cominciato a
pensare di dover governare il mercato anche sotto il profilo dell’informazione e quindi la tutela
del consumatore è diventata un elemento indispensabile del governo del mercato. Si poteva
governare il mercato, organizzarlo in quanto si predisponesse un'adeguata informazione e una
tutela adeguata del consumatore alla corretta informazione. Con riguardo all'agricoltura pare
strano ma il legislatore mostra una certa sensibilità al consumatore: che sia assicurato
nell’approvvigionamento alimentare ma che sia assicurato anche sotto il profilo economico
(poter ottenere prodotti agricoli a prezzi ragionevoli).

Ragioni di formalizzazione di una politica differenziata rispetto agli altri settori economici: a conclusione
dell’articolo 39 → “si deve considerare il carattere particolare della attività agricola che deriva dalla
struttura sociale dell'agricoltura, dalle disparità strutturali e naturali fra le diverse regioni agricole, la
necessità di operare gradatamente gli opportuni adattamenti e il fatto che negli Stati Membri
l'agricoltura costituisce un settore intimamente connesso all'insieme dell'economia”.
Osservazioni che il legislatore nel trattato di Roma esprime negli anni 60 e il legislatore del 2007 esprime
nel trattato di Lisbona. Si ribadisce il concetto che l'agricoltura è collegata a altri settori economici, non
si parla di un settore marginale. Gli altri settori economici dipendono talvolta dal mercato agricolo e
agroalimentare e che comunque questi due settori hanno caratteristiche economiche, sociali e
giuridiche diverse che devono essere prese in considerazione al momento della disciplina del settore
stesso.
Il legislatore individua all’articolo 40 gli strumenti per raggiungere gli obiettivi: creazione di
un'organizzazione comune di mercato (OCM). Al momento dell’istituzione del Trattato di Roma ci furono
molte organizzazioni comuni di mercato distinte per comparto (cereali, frutta, carne, polli, latte). Si è
proceduto al riordino della struttura economica, degli elementi giuridici ed economici, che
caratterizzano quel comparto di mercato. Comparto del latte è diverso da quello della carne. Se si vuole
fare un’organizzazione della comunità di quel mercato si dovranno fare degli interventi normativi di quel
settore apposito differenziandolo da altri settori.

Un elemento significativo dell’organizzazione dei mercati fu l’associazione dei produttori. Organismi

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associativi degli agricoltori chiamati a operare tra gli agricoltori del settore e la parte industriale. Queste
associazioni di produttori hanno avuto un ruolo importante, hanno fornito importante informazioni ma
hanno provveduto direttamente ai ritiri dei prodotti dal mercato (per eccesso, per sicurezza).
Con il regolamento 1234/2007 si è proceduto a un OCM unica. Come funziona questa organizzazione di
mercato?
Per il perseguimento degli obiettivi della politica agricola e della pesca si adottano misure relative alla
fissazione dei prezzi, prelievi, aiuti, e limitazione quantitative e fissazione e ripartizione del rischio. Al
fine di realizzare questi strumenti con il regolamento del 1962 n° 17 si instaurò il fondo europeo di
orientamento e garanzia che è suddiviso nelle due sezioni, orientamento da una parte e garanzia
dall’altra ed è destinato al supporto della spesa che la comunità doveva affrontare per il finanziamento
delle politiche agricole comunitarie. Il fondo di orientamento sarebbe servito a finanziare la politica delle
strutture. Il fondo di garanzia andava a sostenere la politica dei mercati.

POLITICA AGRICOLA COMUNITARIA (PAC)


Politica Agricola Comunitaria (PAC), suddivisa in:
- politica delle strutture;
- politica dei mercati.

Fin dall'inizio si è capito che l’elemento critico dell’agricoltura era quello dell’arretratezza delle strutture
agrarie e dovevano essere modernizzate ma comportava un esborso consistente. Per cambiarle però
occorreva del tempo, ma nel frattempo il mercato crolla. Occorreva, quindi, contemporaneamente agire
sui mercati, provvedere al sostegno dei mercati per dar tempo alle strutture di poter migliorare e
produrre beni in condizioni di maggiore efficienza. Non sarebbe stato inutile pensare di sostenere i
mercati senza agire sulle strutture (?).
Strutture e mercati sono due ordinamenti fortemente interdipendenti e questa si trasferisce anche nelle
relative politiche. Questa interdipendenza fra strutture e mercati è talmente vera che si è dimostrata
tragicamente realistica anche quando l’aiuto ai mercati ha prodotto un effetto boomerang andando a
nuocere (anziché migliorare) il profilo delle strutture. Non è detto che aiutando l'uno o l'altro si vada
incontro a effetti positivi. Occorre che le politiche delle strutture e dei mercati siano molto attente. Una
politica inadeguata, senza una correlativa attenzione alla politica della struttura, ha prodotto negli anni
'80 un'eccedenza di produzione che ha mandato in tilt totalmente i mercati alimentari. La politica delle
strutture e dei mercati devono marciare di pari passo, bisogna avere attenzione a tutte e due e del loro
rapporto di interdipendenza.

A) POLITICA DELLE STRUTTURE


La POLITICA DELLE STRUTTURE ha preso avvio con un'indagine fatta dalla Conferenza permanente sulle
strutture, in cui si pensò di procedere a strumenti migliorativi delle strutture agrarie. Punto critico
individuato: polverizzazione dell’offerta, concentrazione della domanda e conseguenza anche
polverizzazione delle aziende agricole → si mostravano tante nelle mani di piccoli imprenditori che
avevano troppa terra agricola da mettere a produzione e quindi la massa critica da mettere sul mercato
era modesta.
L'Unione Europea suggerisce una proposta nel 1967 di realizzare della UP unità di produzione mediante
le quali si invitava gli agricoltori a convertire le produzioni di più prodotti (policoltura) in una coltivazione
di un solo prodotto (monocoltura). Così da avere sul mercato una massa agricola di prodotti più
consistente e una maggiore forza contrattuale a favore dell'industria.
La proposta poteva essere interessante e gli agricoltori col tempo si sono avvicinati a questo modello,

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ma al tempo negli anni '60, la gestione dell'attività agricola era basata sulla diversificazione del rischio
→ di mercato, di natura, vita, climatico. L'idea di differenziare questo rischio accordava al produttore
una copertura maggiore che se una coltura fosse andata male, la coltura successiva sarebbe andata
meglio.

Oggi con i contratti agroindustriali gli agricoltori attraverso una contrattualistica ad hoc garantiscono la
messa a coltura di un tipo di coltivazione, garantiscono il ritiro del coltivatore, del prezzo, e quindi
l’originaria proposta della Comunità di conversione è stata raggiunta.
Ma all'inizio la proposta di regolamento non ebbe successo e cadde perchè gli stati proposero una serie
di obiezioni.

Cadde anche la proposta di costituire IAM (imprese agricole moderne) → imprese costituite su aziende
di più vasta dimensione realizzate attraverso formule societarie. Per la mentalità degli imprenditori
agricoli, ha fatto sì che gli agricoltori sono ricorsi poco allo strumento societario in agricoltura e
conseguentemente non si sono avuti questi ampliamenti di imprese e aziende attraverso lo strumento
societario.

Nel 1972 il legislatore comunitario con la direttiva 159/60/61 è intervenuto introducendo,


nell'ordinamento comunitario, la figura dell'imprenditore a titolo principale (ATP) che col tempo si è
trasformato nell’imprenditore agricolo professionale. Il legislatore europeo voleva mirare, con
l’introduzione di questa figura, a realizzare imprese dove l’agricoltore fosse un professionista e dedicasse
ad esse un consistente quantitativo di tempo, imprese a tempo pieno. In modo tale da fare
dell'agricoltura un'attività equivalente a quella dell’industria. Anche l'imprenditore agricolo deve
dedicare tutto il suo tempo all'attività agricola come un imprenditore industriale così si potrà avere
imprese agricole più efficienti.

B) POLITICA DEI MERCATI


In contemporanea a questi interventi sulle strutture abbiamo la POLITICA DEI MERCATI: politica di
intervento sul mercato → funziona direttamente procedendo ad un aiuto diretto nei confronti degli
agricoltori per sostenere il prezzo dei prodotti agricoli sul mercato stesso. È molto frequente che il prezzo
dei prodotti agricoli sul mercato non sia remunerativo dei costi di produzione.
A fronte di questa situazione la comunità è dovuta intervenire con un grande aiuto. Se non fosse
intervenuta l’effetto che si sarebbe avuto in termini rapidi sarebbe stato quello dell’abbandono
dell’attività. Nemmeno l’imprenditore agricolo è disponibile a perdere denaro nella sua attività. Non c’è
attività che sopravvive alla perdita economica; quando un prodotto viene venuto a un prezzo inferiore
ai costi di produzione, i costi non sono coperti l’attività viene chiusa e se ne intraprende un’altra. Quindi
la comunità doveva intervenire, non si poteva tollerare, l’agricoltore doveva recuperare i costi di
produzione, e conseguire un minimo e equo guadagno che doveva consentire una vita simile a quella
delle altre categorie economiche. Questo poteva essere possibile con degli aiuti.
Aiuto che inizialmente viene collocato al momento della vendita dei prodotti nel mercato e della
realizzazione del prezzo:

• Individuazione di un prezzo indicativo dei prodotti. Valutazione del prezzo che potrebbe avere
nel mercato al momento della immissione sul mercato e questa viene espressa come prezzo
indicativo → determinato dalla comunità prima del prezzo di mercato (valutazione ideale sulla
base di diversi fattori).

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• Una volta immesso nel mercato si fa una comparazione tra il prezzo indicativo e il prezzo reale.
Ulteriore operazione di sostegno degli agricoltori con operazione di acquisizione del prodotto
da parte della Comunità se il prezzo mercato è inferiore al prezzo indicativo. Sorta di integrazione
del prezzo.

Lo stesso tipo di aiuto viene fornito anche in materia di esportazione quando il prodotto europeo
nell’esportazione si colloca su un mercato nel quale il prezzo è inferiore al prezzo europeo;
uguale per l’importazione, dove si protegge il prodotto interno attraverso l'elevazione di dazi
doganali. In questo modo, la comunità aiutava la produzione interna, favoriva la scelta del
prodotto interno da quello comunitario e si difendeva dalla concorrenza esterna con l'elevazione
di barriere e attraverso sussidi all’esportazione nel caso di sovrabbondanza di produzione
nazionale.

Questo tipo di aiuto ha consentito in una prima fase di conseguire miglioramenti delle strutture
produttive. Gli agricoltori si sono visti compensare le loro spese, hanno tratto dal mercato
comunitario dei vantaggi economici soddisfacenti. L’agricoltura ha avuto una discreta impresa.
Poco dopo: effetto boomerang → gli agricoltori invece di produrre per la domanda (mercato)
hanno orientato la propria produzione per l’aiuto, hanno fatto delle scelte gestionali in ordine
alla coltura da praticare in ragione dell’aiuto che questa potesse ricevere al momento della
campagna di raccolta e vendita.

La comunità si è trovata ad aiutare sempre più quei prodotti che conseguivano un prezzo sempre più
basso rispetto al prezzo indicativo → dei prodotti sempre più immessi. Nello stesso tempo gli agricoltori
sceglievano i prodotti che venivano maggiormente aiutati incrementando così le scelte maggiormente
finanziate. Si creò un circolo vizioso per cui gli agricoltori producevano laddove la sovvenzione era
maggiore, la sovvenzione era maggiore dove c'era l'eccedenza, l'eccedenza era determinata dalla
sovvenzione maggiore. Circolo vizioso che non si sarebbe arrestato mai se non riconoscendo che l’aiuto
era negativo. Produttori producevano per gli aiuti e non per il mercato. Questo tipo di politica si era resa
responsabile non solo delle eccedenze ma anche di un inquinamento ambientale di rilevante entità
dovuta all'incremento della produzione che gli agricoltori cercavano di conseguire per avere maggiori
aiuti.
Tanto più l'agricoltore produceva in malo modo e a prezzo basso tanto più veniva aiutato. Il danno
ambientale è stato molto alto. Industria chimica, industria produttrice di fertilizzanti, pesticidi che hanno
reso la terra e le falde acquifere molto inquinate. Attività di eliminazione di piante, arbusti, siepi,
terrazzamenti che si sono praticate per avere più terra da coltivare e ottenere più aiuti, hanno prodotto
un nuovo assetto del terreno che oggi è suscettibile delle erosioni dovute alle inondazioni. Quel tipo di
lavorazione è responsabile delle erosioni di cui siamo vittima.

Lezione 14 - 14 aprile 2016

Aiuto finanziario sui mercati che produce un effetto anche negativo: intervento comunitario costretto a
sborsare tanti soldi per un mercato che rischia di essere privo di senso. Incidentario perchè i produttori
invece che produrre per il consumatore producono per ottenere gli aiuti.
Questa politica porta anche a un deterioramento ambientale perchè lo sfruttamento forte del terreno
provoca danni. Cambiare quindi politica: il primo passo è il contenimento della produzione, perchè il
primo problema era l'eccesso di produzione.
Le misure che sono state adottate sono state di 2 specie:

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• quotizzazione di certe produzioni: per certi tipi di produzione, per es: zucchero, latte che hanno
manifestato il fenomeno dell'eccedenza in molte quantità, si è individuato un margine di
produzione al di la del quale gli Stati si impegnavano a non andare. Tetto di produzione attribuito
a ogni Stato i quali distribuivano questo tetto nelle diverse regioni e queste lo riassegnavano alle
latterie e ai produttori di latte e zucchero. Questo meccanismo ridistribuito del tetto di
produzione ha contribuito a ridurre la produzione. Sanzione pecuniaria molto elevata (super-
prelievo) per chi avesse superato il tetto e portava quindi a rispettarlo.
• Adottare una sorta di tassa di corresponsabilità nei confronti delle produzioni che avessero
manifestato il fenomeno dell'eccedenza, come per i cereali, nell'ambito di questo comparto, i
produttori da una parte ricevevano gli aiuti e dall'altra erano assoggettati a una contribuzione
di corresponsabilità per aver aggravato il fenomeno dell'eccedenza.

• Un altro strumento: ritiro volontario dai seminativi. Gli agricoltori venivano incentivati a non
seminare i cereali per ridurre la produzione in cambio di un forte contributo che veniva dato loro
pari al costo medio di un terreno di affitto.

Strumenti riparatori. Era chiaro che bisognava pensare anche ad una vera e propria riforma che
cambiasse il meccanismo e dunque anche il fenomeno.

In realtà questi strumenti non conseguono gli obiettivi sperati, specie l'ultimo. È inadeguato nel
momento in cui viene offerto come strumento volontario e non viene controllato. Gli agricoltori ritirano
le terre meno produttive, così guadagnano l'aiuto comunitario ma resta invariata la loro produzione.
Quindi si trasforma in una perdita e una spesa per la comunità senza raggiungere l'obiettivo della
riduzione della produzione.

Per quanto riguarda le quote queste hanno portato a tante questioni. Si applicavano le quote a una
situazione nella quale non si sapevano quante fossero le mucche lattifere, dove erano distribuite e
quante stalle producessero, e quanto latte circolava in Europa. Con questo meccanismo si è sorpreso
tutti, ha creato imbrogli; quando fu fatta l'analisi bovina il risultato stabiliva che il latte era tantissimo,
ogni mucca produceva tanto latte. Il nostro latte che figurava in Italia era latte italiano in parte ma in
grande parte anche latte proveniente dalla Germania e convertito in latte liquido per la produzione di
formaggi. Discorso non è rassicurante.

Negli anni '80 oltre al discorso delle limitazioni della produzione, si comincia a pensare a trovare
soluzioni che possono aiutare gli agricoltori ad incrementare il loro reddito senza aggravare la
produzione. In sostanza, la Comunità si rende conto che bisogna trovare altri fonti di reddito per
l'agricoltura. Bisognava tendere alla equiparazione del reddito degli agricoltori a quelli degli altri
operatori economici.
Quindi si è pensato che gli agricoltori potevano non solo produrre beni ma anche servizi all'interno della
propria azienda agricola (multifunzionalità). Nasce il discorso della valorizzazione del territorio anche
attraverso l'attività agrituristica all'interno delle aziende agricole.
Articolo 2135, rinnovato dalla novella del 2001 vi è un largo spazio per le attività connesse e c'è anche
la valorizzazione del territorio, spazi turistici.

Discorso della montagna. Si accordano aiuti agli agricoltori che operano nelle zone svantaggiate come la
montagna e che sono disposti a rinunciare all'agricoltura produttiva per il disboscamento per ridurre la
produzione. Si tratta di aree già destinate alla selvicoltura. A questi agricoltori vengono date della
indennità compensative.

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1986 con l'atto unico europeo: mediante il quale viene introdotto nel Trattato di Roma gli strumenti e la
finalità della tutela ambientale. Il discorso ambientale non figura nel Trattato di Roma al momento della
sua compilazione, perchè è un trattato che riguarda il mercato. La tutela ambientale successivamente
viene collegata al mercato, non si può pensare a uno sviluppo se non si riflette anche sulla tutela
ambientale, il rischio che lo sviluppo si sovrapponga alle esigenze dell'ambiente e lo mortifichi è
confermato, quindi si parlerà di sviluppo sostenibile.
L'agricoltura è un'attività che può confliggere con l'ambiente ma può essere funzionale alla tutela
ambientale. Politica agricola comunitaria aiuta gli agricoltori, lo sviluppo agricolo ma avrà sempre
davanti l'ambiente come cofinalità dello sviluppo ambientale e agricolo.

Negli anni '90 si ha una svolta ulteriore dovuta a varie ragioni:

1. l'Europa con i propri sussidi è diventata una fortissima concorrente degli USA nel mercato
mondiale alimentare e dell'e-commerce. Conflitto molto forte che si incentra sul fatto che
l'Europa sostiene gli agricoltori e gli industriali in modo incompatibile con il mercato
internazionale. Aiuti che vengono erogati all'agricoltura sono legittimati ma sono tossici per il
mercato stesso che finiscono per mandare in tilt il mercato stesso. Vedi aiuti che hanno portato
all'eccedenza della produzione e circolo vizioso.

Negli incontri che formalizzano gli accordi internazionali di Marrakesh si sostiene che l'Europa deve
cambiare registro, deve cambiare il meccanismo di sostegno; dare aiuto che incrementa il reddito
dell'agricoltore ma con un altro meccanismo in modo tale da non disturbare il mercato.

Meccanismo con regolamento 1962/1992 disaccoppiamento dell'aiuto rispetto al mercato, e si colloca


l'aiuto in base agli ettari messi a produzione dagli agricoltori. Gli agricoltori sono tenuti a comunicare,
attraverso gli organi preposti, alla Comunità gli ettari messi a produzione così da avere una fotografia
generale di tutta l'Europa per vedere cosa e come gli agricoltori rendono produttive le terre e in base
alle varietà di colture la Comunità eroga l'aiuto.

Si rende obbligatorio il ritiro dai seminativi. Gli agricoltori che vogliono essere sovvenzionati devono
ritirare le terre dalla produzione, in una percentuale prestabilita dalla Comunità (7% delle terre
possedute).
La politica di qualità è un altro aspetto importante, orientare gli agricoltori verso una produzione di
qualità.

Regolamenti 2081 e 2082 del 1992: introdotte le regole sulle produzioni DOP, ICG e marchio biologico
→ è un attestato di biologicità. Biologico è una realtà tutta nuova per l'Europa che si colloca all'inizio
come strumento di contenimento della produzione. Scelta biologica → agricoltore produzione minore.
Vietati nella produzione biologica i prodotti chimici di sintesi, vietato l'impiego di antiparassitari,
diserbanti, fertilizzanti. Quindi significa ridurre quindi di 1/3 la produzione (?) in cambio a un notevole
sussidio. Scelta culturale che si colloca anche sotto il profilo della politica ambientale, si otterrà una
riduzione della produzione ma anche una tutela migliore e maggiore ambientale del suolo. Si ottiene
anche un prodotto migliore dal punto di vista della salute. Il prodotto biologico è comprensibile come
possa essere preferibile rispetto al prodotto che tradizionalmente viene realizzato con prodotti chimici.

La scelta non produce i risultati sperati nell'immediatezza e la scelta biologica stenta tantissimo ad
affermarsi sia dal punto di vista dei consumatori che degli agricoltori. I primi non risultano persuasi a

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spendere molto di più per un prodotto che non ha i prodotti chimici dentro ma che costa tanto di più.
Il consumatore stenta molto. Anche il produttore agricolo stenta a fare la scelta biologica perchè questa
è molto inferiore rispetto a quella ordinaria in termini di risultati. Il prodotto biologico spunta sul
mercato a un prezzo non interessante.
Il mercato del prodotto biologico è lo stesso mercato del prodotto ordinario, si confondono.
Ci vorranno molti anni affinché il prodotto biologico si affermi nelle scelte del consumatore e del
produttore.

IGP e DOP. Ci sono paesi che per la loro natura, per il loro clima realizzano prodotti con caratteristiche
esclusive delle zone dove il prodotto viene fatto.
Riconoscimento del DOP e IGP. Disciplinare che gli agricoltori adottano volentieri perchè acquisiscono
un valore maggiore. Il consumatore vede in questi un prodotto più egregio che si colloca in un mercato
a parte, nel mercato di lusso. Il consumatore conosce il mercato ed è propenso a questo. Mentre il
mercato bio è nuovo e il consumatore deve capire di cosa si tratta, il mercato di lusso è già conosciuto
dal consumatore e questo è disposto e abituato a pagare di più per un'automobile di lusso, per un abito
di marca o per un vino pregiato.
Ancora oggi noi abbiamo una grande esportazione dei prodotti di lusso e modesta dei prodotti ordinari.

Con il regolamento 20/78/1992 si promuove la riduzione di concimi anche per i prodotti ordinari.
Regolamento viene poco segnalato, enfatizzato. Passo importante per la politica comunitaria. Fino al '78
abbiamo un “lascia passare” totale per l'impiego dei diserbanti e antiparassitari; la produzione ordinaria
si avvale molto dei prodotti chimici: tanto più si impiegano e più si produce. Venivano impiegati tanti
prodotti chimici così si produceva tantissimo e si avevano tantissimi aiuti, quindi la politica comunitaria
era diretta all'incremento della produzione.
In parallelo a questo sistema si aveva il prodotto biologico dove si produceva senza prodotti chimici di
sintesi.
Con la 20 78 l'attenzione viene rivolta al prodotto ordinario e si dice che si danno sussidi in più se
vengono ridotte le rese dovute al minore impiego di prodotti chimici. Entra nella testa degli economisti
il discorso che bisogna coniugare lo sviluppo agricolo con la tutela ambientale.

Discorso della tutela ambientale si va a maturare in maniera così forte, importante che con il
regolamento 1257 si apre un nuovo capitolo, una strada nuova: lo sviluppo rurale. Nuovo percorso
chiamato secondo pilastro che si aggiunge al primo pilastro della politica agricola comunitaria ordinaria.
Non si guarda più ai mercati con questo secondo pilastro e nemmeno alla produzione ma al territorio,
spazio rurale. → ha una sua istanza fondamentale di esistere e possibilmente di migliorare. Migliorare
perchè è il presupposto della tutela ambientale, è garanzia della qualità della vita, per gli interessi di
coloro che vanno negli spazi rurali anche se non vi ci abitano.
Questo regolamento contiene il coinvolgimento degli Stati che si vedono per la prima volta nuovamente
chiamati in ballo. Gli stati con la politica comunitaria hanno dovuto cedere il passo alla politica europea
che proteggeva l'agricoltura con una politica economica comunitaria che ha i mezzi, i fini e gli stati sono
relegati a una disciplina modesta, di scarso risultato. Sono sottoposti alla politica dell'Unione. Con lo
sviluppo rurale invece gli stati sono richiamati, invitati a redigere i piani di sviluppo rurale e nel nostro
paese sono le regioni che faranno i piani di sviluppo rurale che sono competenti per la materi agricola
(ex art. 117)
Piani di sviluppo rurale: regioni fanno la fotografia dei punti critici, delle proprie esigenze, punti critici e
si vanno a incentivare il recupero delle razze originali, recupero della biodiversità, terreni che presentano
disastri ambientali. Agricoltori chiamati a operare nella direzione di recuperare tutto quello che si può
recuperare.
Piani di sviluppo rurale fatti dalle regioni ma approvati dalla Comunità che procede al sussidio con il

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cofinanziamento con le regioni svizzere (?). coinvolgimento degli stati sia sotto il profilo programmatico
degli interventi e interfinanziario.
Così abbiamo una PAC (politica agricola comunitaria) fondata su due pilastri:
– quello del mercato: politica di qualità e non più di quantità.
– Spazio rurale.

Nel 2003 ulteriore cambiamento dell'aiuto agli agricoltori. Idea è quella di trovare ulteriori stratagemmi,
spunti per contenere la produzione ma anche quello di realizzare una maggiore conservazione
dell'ambiente. Si pensa che i terreni meno sfruttati possono garantire anche alle generazioni future quel
presupposto necessario per vivere. Si avverte la necessità di pensare non solo alle generazioni attuali, e
all'ambiente attuale ma pensare a questo come un valore da trasmettere, come un diritto. Le generazioni
future hanno diritto all'ambiente. Se noi mortifichiamo l'ambiente le generazioni future potrebbero
avere anche problemi di sicurezza alimentare dovuta a un cattivo mantenimento dell'ambiente.

Sicurezza alimentare, col Trattato di Lisbona si ridimensiona. Anche alle generazioni future spetta,
occorre garantire loro i presupposti per averla. Si modifica ancora una volta il meccanismo degli aiuti.
Riforma del 2003, gli aiuti possono essere erogati sulla base dei precedenti aiuti in base agli ettari messi
a produzione.
La comunità intende ugualmente dare aiuti. Questa volta però non li da in base agli ettari messi a
produzione ma in base agli ettari messi a produzione in un anno di riferimento (2000 e 2002). Aiuti:
diritto all'aiuto, indipendentemente dalle effettive colture praticate.
Dal 2003 in poi acquisiscono un aiuto pari a 100 ettari indipendentemente che siano coltivati o meno.
Chi coltiva dovrà produrre prodotti sani e sicuri per il consumatore, per l'ambiente e per gli animali. Chi
non coltiva consegue lo stesso l'aiuto e si potrà limitare esclusivamente a mantenere il terreno in un
buono stato produttivo. Terreno che deve essere pronto alla self security (per una esigenza alimentare).
Le cose sono andate effettivamente così ma con un lieve paradosso. Se è vero che si è avuto una
selezione degli agricoltori migliori che sono rimasti a coltivare bene la terra e un'esclusione del mercato
di quelli incapaci si è ottenuto però anche una lievitazione dei prezzi. Meno prodotto, prezzo più alto.
Così che la Comunità è ritornata sulla sua politica agricola comunitaria con un'ulteriore riforma nel 2013.
Quella del 2003 non era una riforma in termini permanenti, era di medio termine, era intermedia, di
passaggio, in attesa di arrivare a una riforma più grande e che fosse permanente.
La PAC del 2013 dura fino al 2020.

Nel 2005 il secondo pilastro si è consolidato. Nel nuovo regolamento dello sviluppo rurale: politica di
sviluppo matura, si danno aiuti agli agricoltori perchè facciano un'attività di recupero della
biodiversità, ... attraverso un'attività di qualità. La qualità entra anche nello sviluppo rurale.

Riforma 2013 → cambiamento di rotta. Si abbandona l'idea che si debbono erogare aiuti agli agricoltori
in cambio di un'attività di mantenimento del suolo in condizioni produttive. Si recupera la nozione di
agricoltore attivo che conduce un minimo di attività.
Una certa attività bisogna che l'agricoltore la faccia. L'aiuto viene condizionato a una serie di ulteriori
obiettivi: mantenimento di zone verdi, pascoli, non destinati all'agricoltura produttiva, si impone un'
agricoltura che rispetti i cicli biologici e l'alternanza dei cicli culturali, si incide sulle scelte gestionali
agricole imponendo regole agronomiche. Aspetto importante: politica agricola comunitaria che si
infiltra dentro alle scelte gestionali agronomiche.
La PAC 2013, aiuti dati a condizioni per cui la tutela ambientale parrebbe avere il sopravvento sulle
altre finalità.
Quindi i due pilastri così differenti, uno che pensava alla produzione e l'altro alla tutela ambientale,

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adesso sono quasi sovrapposti, convergenti in un modo strano. Lo spazio rurale è diventato una politica
di produzione di qualità. La politica di produzione ordinaria si è orientata verso lo spazio rurale, verso
un mantenimento del territorio.
L'idea generale di fondo è quella che l'aiuto comunitario proviene in buona sostanza da tutta la
comunità europea. Noi tutti paghiamo i diritti agli aiuti agli agricoltori in cambio di qualcosa.
L'ambiente si tutela producendo. La collettività è disposta a pagare chi produce.

Diritti agli aiuti: diritto con prerogativa, quello di essere un titolo di credito che ha una sua capacità di
circolazione all'interno degli agricoltori e un diritto di circolazione perchè è un bene aziendale.
Azienda agricola gode del diritto all'aiuto. Diritto a riscuotere il sussidio affinché ci siano le condizioni: ci
sia una terra corrispondente e che su questa si pratichi un'attività per la tutela dell'ambiente.

Lezione 15 - 19 aprile 2016

Abbiamo concluso la storia della politica agricola comunitaria nel doppio versante: della politica della
strutture e dei mercati.
Abbiamo visto che l'evoluzione della politica agricola comunitaria ha segnato diverse tappe e si è
articolata con degli atteggiamenti a volte anche contraddittori tra loro. Ma al di là di questo vi è un
percorso che ha portato dall'idea di un'agricoltura intesa in crescita dal punto di vista della produzione
ma anche delle strutture produttive all'idea della sicurezza: dell'approvvigionamento alimentare, della
tutela ambientale ma soprattutto della circolazione di prodotti sani e sicuri.
Sicurezza a fronte di uno scenario generale di insicurezza che proviene da più parti: dai mercati, dal
mercato finanziario, degli assetti economici e politici. Scenario che vediamo tutti i giorni ovvero guerre,
immigrazioni. Questi aspetti trasmettono alla popolazione di tutto il mondo una sensazione di
insicurezza che ha richiesto una reazione uguale e contraria di promozione della sicurezza. Soprattutto
un'insicurezza che proviene dal settore scientifico → realtà che è diversa rispetto al passato dove
l'atteggiamento dello Stato nei confronti della scienza era di affidamento. La politica degli stati si è
affidata allo sviluppo scientifico e tecnologico per trovare in esso presupposti per lo sviluppo economico
e sicurezza sociale. Per molto tempo abbiamo affidato all'evoluzione scientifica e tecnologica le sorti
dello sviluppo economico del paese. Quando si sono verificati casi nei quali la scienza ha mostrato la
debolezza o profili di pericolosità delle proprie scoperte, quel totale e cieco affidamento che gli Stati gli
hanno affidato si è venuto ad inclinare, si è venuto ad avere sensazione di pericolosità intrinseca alla
attività scientifica. La scienza per molti anni ha risolto i problemi della natura che si pensava derivassero
da essa, ma si è iniziato a pensare che i pericoli derivassero dalla scienza stessa e non dalla natura.
Occorreva ragionare in termini diversi, con un atteggiamento che imponeva una valutazione delle
scoperte, dei traguardi che potevano essere portatori di enormi svantaggi e pericoli.
Con questa politica agricola comunitaria siamo arrivati a dare un'attenzione nuova alla sicurezza intesa
sotto il profilo della circolazione di prodotti sani e sicuri.

Food safety → sicurezza degli alimenti. Traguardo indispensabile per i cittadini della comunità. Che
devono poter contare sulla sicurezza degli alimenti così come il mercato non può che intendersi come
circolazione di prodotti sani e sicuri. Obiettivo deve necessariamente coordinarsi all'altro tema della
concorrenza. Se è vero che occorre la circolazione di prodotti sani e sicuri è necessario che la sicurezza
degli alimenti non venga presa a scudo delle politiche concorrenziali, e commerciali, non deve essere
difesa di una politica protezionistica.

Articolo 36 Trattato → (disposizioni degli articoli 34 e 35 che vietano le restrizioni quantitative


all'importazione e all'esportazione nonché le misure equivalenti) lasciano impregiudicati i divieti per

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motivi di moralità pubblica, ordine pubblico, pubblica sicurezza, tutela della salute, ….
È vero che vige il principio di libera circolazione e il divieto delle misure restrittive che possono avere un
effetto equivalente alla restrizione alla libera circolazione ma ci possono essere anche situazioni tali per
cui sono legittimate le misure restrittive → difesa della salute e tutela della vita delle persone, animali,
vegetali.
Questa clausola di salvaguardia contiene la possibilità che gli Stati possono adottare misure restrittive
alla libera circolazione delle merci quando si presentano problemi alla sicurezza alle persone, vegetali,
animali.
Salute e sicurezza: obiettivo che può confliggere con la libera circolazione delle merci.
Nel momento in cui i paesi si sono trovati a formulare il trattato di Roma avessero delle regole di sicurezza
alimentare, regole tecniche di produzione, di commercializzazione e la Comunità dovette intervenire con
regole di armonizzazione in modo tale che le singole regole dei paesi non si frapponessero alla libera
circolazione delle merci.
Fra i problemi che si sono frapposti alla libera circolazione delle merci e che hanno riguardato la sicurezza
alimentare possiamo ricordare quello della denominazione merceologica legale. → nome attraverso il
quale il prodotto viene individuato come tale cioè con le caratteristiche organolettiche, le qualità,
caratteristiche con cui appare sul mercato e che vanno a determinare un prodotto.
Il nome legale è accordato dal legislatore in ragione delle caratteristiche che appartengono al prodotto.
Il settore agroalimentare si avvale molto di questa denominazione perchè il prodotto trasformato
difficilmente si riesce a individuare come tale e a distinguerlo dagli altri prodotti se non fosse corredato
dalla denominazione merceologica legale. Mentre nel mercato nessun consumatore rischia di
confondere un computer da un frigorifero, nel mercato alimentare se i prodotti non fossero corredati
dalla denominazione di vendita questi prodotti non sarebbero riconoscibili sul mercato. Per es:
nell'ambito dei prodotti di derivazione del latte come burro piuttosto della margarina saremmo in
difficoltà a comunicare nel mercato per soddisfare le nostre pretese.
La denominazione di vendita quindi è indispensabile sia per l'offerta, per poter immettere sul mercato
il proprio prodotto, sia per il consumatore per poterlo chiederlo. Serve per la comunicazione nel
mercato → è il punto fondamentale.
Nell'etichetta il punto fondamentale è la denominazione di vendita, nome dato dal legislatore al
prodotto.

Queste denominazioni sono presenti negli Stati perchè indispensabili per la circolazione dei prodotti.
Spesso e volentieri si sono dimostrate, anche all'interno del mercato comunitario, come una vera e
propria barriera alla circolazione delle merci. Queste denominazioni pur apparendo uguali,
rappresentavano prodotti che sostanzialmente erano diversi.
Chi mette in commercio un prodotto diverso, da quello che descrive il legislatore, commette un reato
che costituisce una frode alimentare. Non si può immettere nel mercato la margarina e denominarla
burro.
La regola si complica quando si è di fronte alla circolazione di prodotti tra Stati in cui alle denominazione
merceologiche equivalenti corrispondono invece prodotti diversi. Quindi il produttore straniero che
vuole esportare il prodotto in uno Stato che in quel paese corrisponde a un altro prodotto rischia di
andare incontro a una frode alimentare, quindi la soluzione è di non esportare il proprio prodotto.
Quindi è un impedimento alla libera circolazione delle merci.

Spesso e volentieri è accaduto che gli Stati che hanno elevato barriere con questa denominazione
abbiano adottato delle giustificazioni in ordine alla salute dei consumatori. È stato sollevato il discorso
che la denominazione perseguiva chiarezza nel mercato (facilitando le transazioni) ma perseguiva
soprattutto la salute del consumatore (era una disposizione di sicurezza).
Questo ha fatto sì che attraverso l'intervento della Corte di giustizia, a fronte di contenziosi tra Stati, si
sia pervenuti all'adozione del principio del mutuo riconoscimento → la denominazione di un paese deve

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essere riconosciuta anche nel paese importatore ancorché trattasi di prodotti diversi in ordine ai quali
la denominazione viene impiegata.
Si è richiesto che la denominazione si adotti sia nel paese importatore che esportatore.

Il tema della sicurezza ambientale (regole di commercializzazione ma anche regole di produzione di un


prodotto) ha rappresentato un grosso problema per la libera circolazione delle merci che non poteva
essere risolto solo col principio del mutuo riconoscimento.
Con il regolamento 178/2002 → disciplina unitaria volta a stabilire principi e requisiti generali della
legislazione alimentare, a istituire un'autorità europea per la sicurezza alimentare e a fissare principi e
regole per la sicurezza alimentare.
Da questo momento in poi l'intervento comunitario è di food security ma anche di food safety (sicurezza
della circolazione del prodotto sano e sicuro).
In questo regolamento vengono adottate definizioni fondamentali affinché ci sia tra i paesi una
trasversale e comune intesa in ordine all'oggetto su cui si deve porre questa disciplina.
In particolare troviamo la definizione di legislazione alimentare: leggi, regolamenti, disposizioni
amministrative riguardanti gli alimenti in generale e particolare sia nella comunità che a livello nazionale
e sono incluse le fasi di produzioni, trasformazione e distribuzione degli alimenti ma anche dei mangimi
prodotti per gli animali destinati alla produzione alimentari e ad essi somministrati.
Parliamo di sicurezza alimentare e parliamo sia di alimento (destinato al nutrimento umano) sia del
mangime (nutrimento degli animali). In quanto sono entrambi oggetto di attenzione; gli animali finendo
per costituire alimento dell'uomo anche il loro mangime deve essere sicuro per l'alimentazione degli
esseri umani.
La comunità veniva dalla tragica esperienza della mucca pazza, i mangimi destinati agli animali bovini
aveva provocato dei danni trasmissibili agli animali ma anche agli umani.

Definizione di alimento: qualsiasi sostanza o prodotto trasformato o parzialmente trasformato o non


trasformato destinato ad essere ingerito o di cui si prevede ragionevolmente che possa essere ingerito
da esseri umani (comprese le bevande, le gomme da masticare e qualsiasi sostanza, compresa l'acqua,
intenzionalmente incorporata negli alimenti nel corso della loro produzione, comparazione o
trattamento).
Parliamo di alimento non sotto il profilo della capacità nutritiva, ma sotto il profilo della destinazione ad
essere ingerito: la gomma da masticare non ha la capacità nutrizionale ma può essere ingerita, se finisce
per essere ingerita occorre che sia sicura, non deve provocare danni alla persona.

Impresa alimentare: regolamento, articolo 3; ogni soggetto pubblico o privato, con o senza fini di lucro,
che svolge una qualsiasi delle attività connesse ad una delle fasi di produzione, trasformazione o
distribuzione degli alimenti.
Troviamo un termine impiegato in modo improprio rispetto al termine che siamo abituati a vedere:
impresa a proposito del cod civ art. 2082; impresa agricola art. 2135, imprenditore professionale, attivo,
come colui che si occupa di mantenere il terreno in condizioni produttive.
La Comunità ha adottato il termine impresa in modo diverso; qui intende un soggetto che opera anche
senza fini di lucro, anche in termini non economici che però svolge un'attività nella fase della produzione
del prodotto, della trasformazione o nella distribuzione degli alimenti.
È un soggetto che opera nella filiera alimentare e può essere ritenuto responsabile di eventuali danni
alle persone in seguito all'immissione di prodotti non sani e non sicuri nel mercato.
Il legislatore ha inteso coinvolgere nella responsabilità alimentare tutti i soggetti che interferiscono nella
filiera, nel circuito alimentare, indipendentemente dalla loro natura economica.
Si tratta di individuare un soggetto coinvolto e responsabile di un'azione che può provocare un danno
alla salute.

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Operatore del settore è la persona fisica o giuridica responsabile di garantire il rispetto delle legislazioni
del settore alimentare.
Altre disposizioni riguardano il profilo del rischio che si può incorrere nel settore agroalimentare.
Rischio → è la funzione della probabilità e della gravità di un effetto nocivo per la salute, conseguente
alla presenza di un pericolo; il rischio deve essere assoggettato all'analisi del rischio, ovvero al processo
costituito da 3 componenti interconnesse:
• Valutazione → processo su base scientifica costituito da 4 fasi:
◦ individuazione del pericolo;
◦ caratterizzazione del pericolo;
◦ valutazione dell'esposizione al pericolo;
◦ caratterizzazione del rischio.
• Gestione → esaminare alternative di intervento consultando le parti interessate tenendo conto
della valutazione del rischio e altri fattori pertinenti.
• Comunicazione.

Definizione di rintracciabilità come possibilità di ricostruire il percorso di un alimento o di un mangime


o sostanza destinata a far parte di un alimento.
Tutto questo allo scopo di adottare un principio di precauzione mediante il quale, in circostanze
specifiche, venga individuata la possibilità di effetti dannosi per la salute ma permanga una situazione
di incertezza sul piano scientifico, possono essere adottate misure provvisorie di gestione del rischio
necessarie per garantire il livello elevato di tutela della salute che la Comunità persegue in attesa di
ulteriori informazioni scientifiche.
Quindi questo principio si fonda su una situazione di incertezza sul piano scientifico → preoccupazione
che vi possano essere dei rischi quindi si adotta il principio di precauzione per poi procedere alla gestione
del rischio, in attesa di ulteriori informazioni scientifiche per una valutazione più esauriente del rischio.
Il rischio non è detto che sia permanente, si può trovare in una fase transitoria.
Il principio di precauzione si colloca dove l'informazione scientifica è carente e si adottano misure che
consentono di temporeggiare in modo da attendere il contributo della scienza volto a sciogliere il dubbio
del rischio oppure eliminare il prodotto da mercato.
Il principio di precauzione legittima un intervento di ritiro del prodotto dal mercato o di impedimento
alla libera circolazione delle merci in attesa che il problema venga risolto.

Per quanto riguarda la sicurezza, l'obiettivo è di preoccuparsi anche delle generazioni future; per
determinare se un alimento sia dannoso per la salute occorre considerare: eventuali effetti immediati,
e/o a breve termine, e/o a lungo termine dell'alimento sulla salute di una persona che lo consuma ma
anche su quello dei discendenti.
Importante è l'adozione di un principio che tenga conto anche del benessere delle generazioni future.
Anche nei regolamenti denominati pacchetto igiene (emanati dalla Comunità nel 2004) viene indicato
come bisogna tener conto dell'aspetto cumulativo, bisogna vedere cosa succede quando vengono
accumulati nell'essere umano con l'alimentazione (per es: coloranti, conservanti).

Per quanto riguarda la sicurezza degli alimenti, la norma finale che lascia una zona d'ombra, punto 9
articolo 14 → in assenza di specifiche disposizioni comunitarie un alimento è considerato sicuro se
conforme alle specifiche disposizioni della legislazione alimentare nazionale dello Stato membro sul cui
territorio è immesso nel mercato purchè tali disposizioni siano applicate nel rispetto del Trattato, in
particolare degli articoli 28 e 30.
Punto 8 → il fatto che un alimento sia conforme alle specifiche disposizioni ad esso applicabili non
impedisce alle autorità competenti di adottare provvedimenti appropriati per imporre restrizioni alla
sua immissione nel mercato e per disporre il ritiro.
Punto 7 → gli alimenti conformi alle specifiche disposizioni comunitarie riguardanti la sicurezza

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alimentare sono considerati sicuri.
Al di la del regolamento che si pone in modo orizzontale come regola generale di sicurezza per tutti i
paesi si salvaguardano le regole interne dei singoli paesi e anche la possibilità per ciascuno di essi di
adottare la salvaguardia dove necessario.

Abbiamo una presunzione di sicurezza (punto 7) nella regola che viene adottata sulla base di presupposti
scientifici, vi è un esonero della responsabilità relativa al beneficio delle regole scientifiche, fin dove
queste sono arrivate e fin dove la legge si è adeguata.
Principio di precauzione come principio che la Comunità adottava per sé stessa e per gli Stati, la
Comunità avrebbe dovuto adottarlo dove il rischio e il pericolo imponeva.

Più di recente con una giurisprudenza della Corte di Giustizia: il principio di precauzione viene suggerito
anche ai produttori i quali non si devono semplicemente attenere alla regole riposando tranquillamente
sulla sicurezza dei prodotti in quanto obbedienti alle regole di sicurezza adottati dalla Comunità.
I produttori devono stare allerta anch'essi, quanto gli Stati e la Comunità. Se hanno un ragionevole
dubbio che i prodotti che realizzano anche se legittimati dalle regole presentano dei dubb in ordine alla
sicurezza sotto il profilo della salute, i produttori sono obbligati all'informazione rapida alle autorità
competenti e anche al ritiro del prodotto dal mercato.
La clausola dell'articolo 7, valga entro certi limiti e non a scagionare dalla responsabilità.
L'attenzione, il livello di guardia non va mai abbandonato sia che si sia produttori che consumatori,
bisogna adottare il principio di precauzione laddove si ritiene che il prodotto abbia cessato di essere
sicuro.
Il regolamento prevede l'instaurazione dell'autorità europea per la sicurezza alimentare → organo
fondamentale di consulenza scientifica e di assistenza tecnica; formula pareri scientifici che sono la base
scientifica per l'elaborazione e adozione di misure comunitarie nelle materie di sua competenza. Valuta
il rischio e fornisce alla Commissione assistenza nella materia.

A seguito del regolamento 178/2002 la Comunità ha adottato regolamenti nel 2004 chiamati pacchetto
igiene che contengono delle regole che sono obbligatoriamente efficaci in tutti gli Stati e che riguardano
le tecniche di produzione, conservazione e commercializzazione degli alimenti volti a garantirne la loro
sicurezza.
A seguito di questi regolamenti la Comunità si è preoccupata di disciplinare la produzione e la
commercializzazione di alimenti che raggiungono una certa categoria di consumatori (prodotti dietetici,
che possono provocare allergie, per i lattanti).
La sicurezza alimentare parte da un discorso molto omogeneo (sicurezza → garantire un prodotto sano
e sicuro) e si passa a un discorso più articolato (sicurezza → sia dei prodotti che della salute del
consumatore, si articola in modo variegata per tutta una vasta categoria di consumatori con bisogni
differenti).
Un prodotto non è più sano e sicuro solo in base alla non nocività dello stesso ma in base al rischio che
può determinare in ordine a un determinato consumo. [un prodotto sano e sicuro per me non è detto
che lo sia per un'altra persona].
Occorre individuare le categorie di soggetti che possono avere una varietà di bisogni alimentari e stabilire
una sicurezza del prodotto in ordine a tutte queste categorie di soggetti.
Si sposta l'attenzione sulla sicurezza che si articola sulla comunicazione, sull'informazione. Non basta
che il prodotto sia di per sé sano e sicuro ma occorre che sia un prodotto informato.
Occorre che gli ingredienti del prodotto siano comunicati a tutti i consumatori così da poterne riscontrare
prodotti che non siano nocivi alla salute; informazione capillare. Informazione degli ingredienti sotto il
profilo dei componenti dell'alimento ma anche sotto il profilo delle capacità che gli alimenti hanno dal
punto di vista dell'alimentazione: calorie, grassi … .

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Primo aspetto del mercato alimentare e della sicurezza alimentare è quello della denominazione
merceologica legale, senza la quale non saremmo in grado di distinguere un prodotto dagli altri.
Quando parliamo di adeguata informazione a tutela del consumatore (nel settore alimentare) ci
troviamo difronte a regole che riguardano la comunicazione e informazione che sono peculiari del
settore agroalimentare e che troviamo espresse nell'etichetta (grande contenitore).
Ciò che deve essere comunicato al consumatore è contenuto nell'etichetta.
Etichetta → strumento di comunicazione per eccellenza. Non è il solo, possono esservi anche strumenti
verbali (negozio di alimentari) o pubblicitari. È una comunicazione legale.
Il consumatore per essere informato è obbligato a leggerla dove sono contenute tutte le informazioni
che il produttore è obbligato a comunicare al consumatore. Vengono comunicati anche l'uso, il metodo
di conservazione, cottura, data di scadenza che sono importanti al fini della sicurezza del prodotto.

Lezione 16 - 20 aprile 2016


COMUNICAZIONE
Tema della comunicazione: quando abbiamo parlato della sicurezza alimentare. Non bastano le regole
dirette a garantire che il prodotto sul mercato è sano e sicuro, occorre che esiste un'adeguata
informazione affinché il consumatore possa fare delle scelte personali che si adattino alle proprie
esigenze di salute.
Profilo della sicurezza che si sposta sulla comunicazione esige un comparto di norme molto complesso
suscettibile di ampliamento che va a incidere sulla concorrenza. Quante più informazioni si possono dare
al consumatore e tanto meglio è si pensa, ma il consumatore che deve leggere un tomo di informazioni,
ne potrebbe leggere alcune e altre no, potrebbe essere in confusione.
Ne è dipeso, quindi, un orientamento della Comunità teso verso la regolamentazione delle informazioni
di carattere obbligatorio attraverso una graduale e intensa compressione di informazioni di carattere
volontario.
Uno dei profili del contratto è quello fornire delle informazioni necessarie sia per il consumatore che per
il produttore. Le informazioni fanno parte della libertà di espressione che sussiste ed è elemento
essenziale del commercio. Tanto più viene limitata, regolamentata e impedita tanto più l'autonomia di
espressione nel mercato viene a comprimersi.
La libertà di informazione si coniuga alla libertà di ingresso.

Mercato modello è il mercato concorrenziale → al quale il nostro paese ha aderito; caratterizzato da


grosse libertà → ingresso e uscita dal mercato, scegliere dove, come e quanto produrre. Libertà molto
forti che si conciliano a un mercato concorrenziale che si basa su queste libertà. Ci sono delle barriere
all'ingresso: intese, atteggiamenti protezionistici degli Stati, che impediscono l'accesso. Anche la
limitazione dell'informazione può costituire una barriera all'accesso.

Esigenza del mercato concorrenziale del mercato di garantire al consumatore e produttore


l'informazione corposa e esauriente. Tanto più il mercato è transitato dall'informazione tanto meglio
funziona. Ricchezza dell'informazione è fondamentale.
Il mercato può esigere, a tutela del consumatore e delle pratiche di concorrenza leale, un'informazione
più disciplinata possibile, legalmente ordinata → si traduce in un'informazione che si avvale di un
contenuto legale e di un linguaggio legale; quindi sottrarre alla libera autonomia delle parti la capacità
di espressione che gli consente di dire quello che vuole.

Comunicazione: strumento concorrenziale molto importante. Come la pubblicità, senza di essa


saremmo in difficoltà a scegliere il prodotto, senza nessuno che ci illustri il prodotto. Attraverso la
pubblicità, e quindi attraverso la comunicazione, invece troviamo degli elementi formidabili per

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soddisfare la nostra informazione.
Da una parte abbiamo: l'informazione che è un elemento concorrenziale essenziale, e dall'altra abbiamo
un'esigenza del legislatore che per tutelare il consumatore spinge questa comunicazione verso un canale
precostituito dove si deve contenere le informazioni entro dei tetti di legalità, quello che si vuole dire
coincide con quello che si deve dire.
Quando ci riferiamo al prodotto alimentare il discorso prende una diversa angolatura, perchè è un
prodotto che si differenzia da altri in quanto l'alimento ha la prerogativa di essere mangiato. È l'unico
bene prodotto sul mercato che ha questa particolarità di entrare nel nostro corpo; è un bene
particolarmente sensibile e oggetto di un'attenzione particolare da parte del legislatore.
Le regole di presentazione, vendita di un prodotto alimentare sono di più di quelle degli altri prodotti
(es: abbigliamento).
Il prodotto alimentare, assolve a un bisogno primario di alimentazione ma concorre anche a soddisfare
altri bisogni, scelgo il prodotto anche in base al gusto, alla qualità.

Il consumatore e il venditore hanno entrambi interessi a comunicare la composizione del prodotto. La


comunicazione serve anche al venditore, al produttore perchè è fonte concorrenziale che richiama
l'attenzione del consumato e e fa scegliere bene il prodotto. L'alimento soddisfa il bisogno della fame e
quello nutrizionale: ho un bisogno di minor grasso, più ferro, più proteine.
Scelta in base a km 0, no OGM (per un principio di precauzione), scelta anche in base al profilo etico.
In questa componente etica rientra anche la scelta degli OGM o non OGM; scelta personalissima che
condividiamo o meno. Potremmo fare un tipo si scelta etica per quanto riguarda il tipo di allevamento
degli animali: intensivo, a terra.
Non siamo più nell'ordine naturale delle cose quando gli allevamenti si spingono oltre a certi parametri
di rispetto dell'ambiente: certi allevamenti intensivi di specie (polli) dove la vita di questi animali è
deprecabile possano essere per taluno motivo di rifiuto di quel tipo di alimentazione diventando
vegetariani o vegani,per altri al contrario è indifferente, questa è una scelta etica e vogliono una qualità
della vita dove c'è il rispetto dell'animale nei parametri della naturalità.

Si fanno quindi molte scelte nel momento in cui si accede all'informazione.


In questo caso il produttore ha lo stesso interesse a informare?
Es. Il produttore dell'allevamento a terra ha molto interesse a informare, al contrario, il produttore
dell'allevamento in batteria preferirebbe nascondere quest'informazione al consumatore per paura che
il consumatore rinunci al pollo allevato in batteria per una scelta etica. Per l'allevatore in batteria
potrebbe essere un informazione nociva.

L'informazione differenziata potrebbe essere un elemento di concorrenza sleale perchè finisce per
informare il consumatore in un certo modo per dissuaderlo a comprare un prodotto anziché un altro.

Profilo etico che è investito dalla religione → elemento etico molto importante, profilo identitario molto
forte ed è chiaro che se ci mettiamo su questa angolatura non possiamo non cogliere tanti aspetti che
riguardano l'informazione dell'alimento rispondente a esigenze di natura religiosa.
Noi vorremmo essere informati anche per rispettare i profili etici. Esigenze di natura religione: diverse
religioni non consumano carni di suini o bovini; anche le modalità di abbattimento degli animali
comportano la scelta del prodotto, nella religione musulmana → si pretende che l'animale venga
sgozzato (da noi è vietato) per essere depurato e decontaminato da situazioni che riguardano quel tipo
di religione.
Nel nostro ordinamento l'animale viene abbattuto senza farlo soffrire.
Il legislatore si è reso sempre più consapevole di tutti questi profili così importanti, complessi per cui ha
dovuto sottrarre all'autonomia di comunicazione gran parte del contenuto della comunicazione per
regolarlo in maniera autoritativa.

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Parliamo di obbligo di informazione: che si concretizza attraverso l'etichetta → è obbligatoria perchè al
suo interno si concentrano tutte le informazioni che devono essere trasmesse al consumatore, così si
rende trasparente il mercato e si tutela il consumatore.

Regolamento 1169/2011 → informazione obbligatoria al consumatore.


In questo regolamento si prende in considerazione: livello di tutela della salute dei consumatori che
transita attraverso l'informazione così da essere informati e possano fare delle scelte influenzate da
considerazioni di natura sanitaria, economica, ambientale, sociale ed etica. La scelta viene influenzata
anche dal rapporto qualità-prezzo.

Il regolamento si occupa delle indicazioni nutrizionali obbligatorie che devono essere semplici e
facilmente comprensibili, ben visibili e fornisce una serie di regole che servono a una regolamentazione
trasversale orizzontale per tutti i paesi della comunità.
Passiamo da una direttiva sull'etichettatura a un regolamento sull'etichettatura. Regolamento →
efficace su tutti i paesi fornendo delle informazioni in modo obbligatorio trasversali. Come il
regolamento 178/2002 sulla sicurezza alimentare.
Obiettivo del regolamento:
• garantire un elevato livello di protezione dei consumatori tendendo presente della differente
percezione dei consumatori stessi;
• funzionamento del mercato interno. Se ciascun pese ha delle diverse regole di etichettatura
queste potrebbero essere un impedimento alla libera circolazione delle merci; potrebbero
essere misura equivalente a una restrizione all'importazione, il regolamento si rende
indispensabile affinché si esplichi in modo migliore il funzionamento del mercato interno.

Definizioni: aromi, enzimi, carne, preparazione a base di carne, prodotti a base di carne o pesce,
pubblicità anche ingannevole che rimanda alla direttiva n° 114/2006 dove vi sono altre definizioni:
informazione sugli alimenti → quelle che vengono fornite al consumatore finale tramite l'etichetta,
tecnologia moderna; comunicazione verbale; ingrediente; luogo di provenienza; etichettatura →
marchio commerciale o di fabbrica, segno, rappresentazione grafica, … o qualunque menzione,
indicazione, immagine o simbolo che si riferisce a un alimento; campo visibile principale; denominazione
legale; ingrediente primario; sostanza nutritiva → proteine, carboidrati, grassi, fibre, sodio, vitamine …
Obiettivi regolamento: protezione salute e degli interessi del consumatore, e libera circolazione delle
merci.

Principi che disciplinano le informazioni obbligatorie sugli alimenti: riguardano l'identità, la


composizione, le proprietà, e altre caratteristiche dell'alimento, le informazioni sulla protezione della
salute dei consumatori e sull'uso sicuro dell'alimento.
Queste riguardano gli attributi collegati alla composizione del prodotto che possono avere un effetto
nocivo sulla salute in alcune categorie di consumatori, la durata di conservazione e le modalità di
conservazione e uso sicuro, l'impatto sulla salute compresi i rischi e le conseguenze (alcool), informazioni
sulle caratteristiche nutrizionali.

Articolo 7 → pratiche leali di informazioni. Informazione non devono indurre in errore il consumatore,
vale sia per quelle obbligatorie che per quelle volontarie. Non indurre in errore per quanto riguarda la
natura, identità, composizione, quantità, durata di conservazione, luogo di provenienza e luogo di
origine, metodo di fabbricazione o produzione, paese di provenienza. Non dire che il prodotto ha
caratteristiche particolari quando questo non le ha e non possono essere indicate delle proprietà
terapeutiche che l'alimento non ha.
Informazioni sull'alimento devono essere precise, chiare, facilmente comprensibili al consumatore.

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INDICAZONI OBBLIGATORIE:
• Denominazione dell'alimento: rende l'alimento riconoscibile. Nome legale che il legislatore
attribuisce al prodotto in ragione delle caratteristiche organolettiche e della tecnica di
produzione.
Deve essere impiegata dal produttore nel commercio in maniera veritiera altrimenti la sanzione
è quella prevista per la frode alimentare. Ogni alimento deve essere fornito della denominazione
dell'alimento. Questa non ricorre per i cosiddetti alimenti individuabili con l'indicazione del
nome comune.
Articolo 17: denominazione legale, in mancanza di questa è la sua denominazione usuale e dove
non sia utilizzata è necessaria una denominazione descrittiva. Nel caso in cui un alimento sia
legalmente fabbricato in un paese e denominato in altro modo in un altro paese è valido il
principio del mutuo riconoscimento. Valido nella misura in cui sia comprensibile al consumatore;
dove il consumatore può essere tratto in inganno allora la denominazione del prodotto
importato è accompagnata da altre informazioni descrittive dell'alimento.

• Elenco degli ingredienti: ingrediente che può provocare allergie o intolleranze nella
fabbricazione o preparazione degli alimenti, la quantità netta dell'alimento, termine minimo di
conservazione, data di scadenza, condizioni particolari di conservazione (tenere in frigo),
condizioni di impiego, nome, la ragione sociale e l'indirizzo dell'operatore del settore alimentare
(ai fini della tracciabilità e dell'individuazione del responsabile di un danno derivante dal
prodotto), il paese di origine o luogo di provenienza del prodotto. Per le bevande che
contengono alcool occorre indicare titolo alcolometrico, volumico effettivo e la dichiarazione
nutrizionale del prodotto.

L'ETICHETTA contiene una serie di informazioni molto complessa e precisa. Oggi quando andiamo a
comprare un prodotto noi vediamo un'etichetta molto lunga, contenente informazioni scritte che sono
obbligatorie.
Come si concilia l'informazione obbligatoria con la esigenza che questa (informazione) sia semplice,
chiara, diretta e facilmente comprensibili per il consumatore? Quanto capiamo di quelle informazioni?
Il consumatore medio è pervenuto ad una maturità, sotto il profilo delle responsabilità che esso ha,
apprezzabile rispetto al passato. Prima l'etichetta non la leggeva nessuno. Nel consumatore è cambiata
la sua partecipazione al mercato, da soggetto passivo è diventato soggetto attivo → partecipa al mercato
e sceglie in ragione a delle esigenze delle quali si è reso consapevole maturando la sua presenza nel
mercato. vuole sapere gli ingredienti perchè sa che sono tanti e possono essercene alcuni che non gli
piacciono, vuole sapere gli aspetti sociali, etici perchè concorrono alla propria scelta.
È un consumatore che fa delle scelte molto curate e molto informate.
Obbligo di comunicazione e informazione del codice civile: nel contratto le parti hanno entrambe
l'obbligo di fornire le adeguate informazioni. Anche acquirente deve essere parte attiva a ricevere le
informazioni necessarie ai fini della conclusione del contratto. L'etichetta si pone nel contratto come un
vero e proprio regolamento contrattuale. Entrambe le parti sono coinvolte nel fornire e nel ricevere
un'adeguata informazione.

Lezione 17 - 21 aprile 2016

Comunicazione obbligatoria svolta attraverso l'etichetta.


L'etichetta è il mezzo con il quale si trasmettono le informazioni → sempre più sottratte all'autonomia
informativa del venditore e sempre più regolamentate dal legislatore in modo obbligatorio. Funge anche
da proposta contrattuale: funge da proposta e da strumento contrattuale nel momento in cui il

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compratore prende il prodotto e lo compra. In quel momento, quando si perfeziona il contratto,
l'etichetta ha avuto un ruolo fondamentale: da proposta si converte in regolamento contrattuale → Il
venditore ha assolto tutti gli obblighi informativi attraverso l'adempimento dei regolamenti comunitari.
Cambia l'atteggiamento del legislatore nei confronti dei contratti di vendita perchè vi è una tutela moto
forte e particolare che prende le distanze da quella che può essere una tutela del contraente debole e
diventa adeguata per un contraente con particolari posizioni, interessi da tutelare; interessi che
corrispondono ai bisogni ma che sono riferiti al mercato in generale (trasparenza, concorrenza).
Legislatore disciplina un mercato nella fase alimentare, della comunicazione, dove gli interessi sono
molti: concorrenza, trasparenza, del consumatore/persona.
Consumatore: animato da un bisogno alimentare + altri interessi non necessariamente legati al profilo
dell'alimentazione.

Regolamento, sulle informazioni accordate al consumatore, 1169/2011: per quanto riguarda il paese
d'origine il legislatore impone tra i requisiti obbligatori l'indicazione del Paese di origine o luogo di
provenienza. Articolo 26: l'indicazione è obbligatoria se con l'omissione può indurre il consumatore in
errore. Specie se le indicazioni possono indurre il consumatore a pensare che il prodotto derivi da un
altro paese. Oppure quando è indicato il luogo ma non è quello del prodotto principale. Quindi è
indispensabile la chiarezza.
Il legislatore affronta un tema molto delicato: luogo di origine o di provenienza del prodotto sono due
concetti diversi: la provenienza si riferisce al codice doganale nel quale è indicata la provenienza
dell'ultima trasformazione sostanziale del prodotto. Problema di ordine economico, nel mondo dei
produttori agricoli per i quali l'origine del prodotto: luogo di origine della materia prima e del prodotto
trasformato. Gli industriali del settore alimentare, invece, si occupano solo della trasformazione del
prodotto.
Per gli industriali la materia prima è indifferente per la sua provenienza.
Conflitto tra agricoltori e industriali. I primi: interessati a segnalare il luogo d'origine i secondi a
segnalare il luogo di provenienza.

Conflitto durato degli anni ed è tutt'ora in atto; a fronte di questa doppia esigenza il legislatore si è
dimostrato molto ostile alla indicazione geografica quando questa non fosse quella specifica delle DOP
e IGP.
Il legislatore comunitario ha per lungo tempo riconosciuto la legittimità di indicare l'origine e la
provenienza solo per i prodotti DOP e IGP, per i quali la provenienza territoriale aveva una rilevanza
sostanziale. Provenienza geografica irrilevante, poco contava che un prodotto agricolo di base
importava poco che venisse da un luogo o da un altro.

Le cose non stanno così perchè il consumatore non è indifferente alla provenienza semplice dei
prodotti. Il risultato del prodotto potrebbe essere lo stesso a meno che non si tratti di DOP e IGP.
Il legislatore ha iniziato a comprendere questo fenomeno: se per il consumatore è indifferente l'origine
dei prodotti industriali, non è così per i prodotti agricoli (anche di provenienza semplice), ci sono
caratteristiche che possono influire sulla scelta del consumatore. Si è pervenuti a una sorta di
puntualizzazione sull'informazione in ordine all'origine e alla provenienza. Si è permesso che potessero
essere individuati nell'etichetta: la provenienza (luogo dell'ultima trasformazione) ma anche il luogo di
origine del prodotto principale, con indicazione che se l'ingrediente fondamentale proviene da un
luogo diverso da quello di origine, l'indicazione deve essere indicata.
Luogo di produzione:
Per gli industriali: luogo di fabbrica.
per gli agricoltori: luogo di produzione della materia prima.

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Dichiarazione nutrizionale 13/2000 poi approfondita col regolamento 1924/2006 col quale si impone
che si debbono indicare il valore energetico, grassi, grassi saturi, proteine, carboidrati, zuccheri, sale …
Informazione volontarie: trovano uno spazio ristretto, più contenuto. La comunicazione in etichetta è
quasi totalmente obbligatoria e formale, scritta con un linguaggio obbligatorio.
Le informazione volontarie: non devono indurre in errore il consumatore, basate su dati certifici
pertinenti. Con una particolare procedura di autorizzazione possono essere indicate le informazioni
relative agli alimenti per i vegani o vegetariani o per gruppi specifici di popolazione.

Alcuni aspetti del regolamento 1924/2006 a proposito della disciplina delle indicazioni nutrizionali sulla
salute figuranti nella comunicazione commerciale sia sotto etichetta sia sotto forma di pubblicità.

L'articolo 3 → principi di ordine generale. L'indicazione non può essere falsa o diretta a creare dubbi
sulla sicurezza alimentare.
Nel regolamento troviamo anche il linguaggio obbligatorio, le indicazioni condizionali devono essere
indicate con una espressione legale alla quale corrisponde un significato legale. (Es: “A basso contenuto
di grassi”).
Questa irruenza del legislatore nella tutela del mercato e consumatore con l'adozione di una
comunicazione legale e formale consegue un risultato a volte inferiore a quello che si sarebbe potuto
conseguire in una comunicazione volontaria e informale.
Se ci potesse attenere alle ordinarie regole del Codice Civile si otterrebbe un'informazione minore ma
sostanzialmente più approfondita.
Si ha un sistema esageratamente ridondante di informazione di cui il consumatore non se ne fa di niente.
Permane il divieto di utilizzo di indicazioni che suggeriscono per es: benefici effetti sulla salute quando
o non li si conseguono o se si conseguono non esclusivamente grazie al prodotto.
Direttiva n°13 del 2000 → divieto di indicazioni preventive, curative o medicamentose che possono
essere autorizzate in via eccezionale solo per quei prodotti che hanno delle caratteristiche funzionali e
che queste sono state individuate, riconosciute e legittimate dalla ricerca scientifica. Gli effetti benefici
sono vietati a meno che non siano autorizzati (allora indicazioni legittimate perchè corrispondono a certe
ricerche scientifiche).

Il regolamento si occupa anche della pubblicità ingannevole e comparativa. La prima induce in inganno
il consumatore in base alle proprietà di un determinato prodotto.
Ingannevolezza: dalla prospettiva di quello che comunica specie se concorre anche a un risolvo di
concorrenza sleale ma anche dal punto di vista del consumatore quando si analizza il danno che questo
ha ricevuto e come lo ha recepito.
La pubblicità deve essere palese, veritiera e corretta. E deve servire al consumatore per operare le
proprie scelte. Se fino a 15-20 anni fa la pubblicità comparativa poteva essere inquadrata sotto il profilo
della concorrenza sleale spesso si produceva un'appropriazione ingiustificata di pregi altrui,
poi si è cominciato ad apprezzare la comparazione sotto il profilo di un aiuto dato al consumatore per
valutare prodotti simili e scegliere il prodotto migliore per sé.
Col tempo la pubblicità comparativa è diventato uno strumento positivo, di aiuto alla condizione che
non si tratti di denigrare il prodotto altrui o di appropriarsi di pregi altrui altrimenti può trasformarsi in
uno strumento negativo per la concorrenza, per il mercato e per la tutela del consumatore.

In certi settori economici alimentari il legislatore ha vietato la pubblicità comparativa; esempio DOP e
IGP → pubblicità comparativa vietata, perchè il consumatore potrebbe ritenere che alcuni pregi esclusivi
di questi due prodotti possono essere presenti anche nel prodotto al quale ci si riferisce.
Pubblicità comparativa possa essere utile ma con la pubblicità ingannevole bisogna andare con i piedi di
piombo, è molto facile indurre il consumatore in inganno. Per le DOP è vietata l'espressione “con lo
stesso metodo di uno Champagne”; espressioni vietate sotto il profilo della comparazione perchè il

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consumatore può davvero credere che il prodotto al quale ci stiamo riferendo abbia le stesse
caratteristiche.

Mercato agroalimentare. In questo mercato ci dobbiamo avvalere della denominazione merceologica


legale perchè non sarebbe possibile per il consumatore riconoscere il prodotto.
In un mercato che si è sviluppato sempre più dal punto di vista del silenzio, che si articola con una
comunicazione simbolica, formale, con un linguaggio precostituito nel quale anche un simbolo
corrisponde un contenuto sostanziale anche molto articolato.

Altri elementi della comunicazione:


• DOP e IGP
• prodotti biologici
• denominazioni varietarie
• OGM (organismi geneticamente modificati)
• marchi individuali
• marchi collettivi
• (indicazioni che si trovano nell'etichetta).

1. DOP e IGP (Denominazione di Origine Protetta – Indicazione Geografica Protetta).


Si tratta di prodotti che hanno una loro peculiare caratteristica che caratterizza la qualità del prodotto
sotto il profilo organolettico. Questa caratteristica è data dal luogo geografico di provenienza, e con
l'aggiunta dell'apporto umano, dalla tradizione che caratterizza la tecnica di produzione con cui si
realizza il prodotto medesimo.
Inizialmente le DOP si distinguevano dalle IGP perchè a concorrere alle caratteristiche del prodotto non
vi era solo l'aspetto geografico del territorio (altitudine, caldo, sole, piogge) ma anche l'apporto umano
→ prodotti caratterizzati dal lavoro umano, tradizione.
DOP e IGP prodotti sono esclusivi di una zona. Caratteristiche organolettiche non rinvenibili altrove.
IGP hanno una loro peculiarità geografica, ma l'apporto umano non determina sotto il profilo delle sue
caratteristica.
L'ordinamento comunitario ha modificato la disciplina tra le due categorie di prodotti: per le DOP dalla
fase della produzione fino alla trasformazione del prodotto afferiscono alla stessa area, per le IGP è
sufficiente, per definirlo tale, che una fase della produzione sia relativo all'area geografica.

Le DOP e IGP, sono risalenti nel tempo mail legislatore comunitario ha posto l'attenzione su queste
peculiarità quando negli anni '90 ha cambiato la politica agricola comunitaria che si era macchiata del
problema dell'eccedenza e ha cambiato la politica in politica di qualità.

Regolamento 2081/1992 si è tracciato le basi di questi prodotti particolari; disciplinando per la prima
volta il regolamento delle DOP e delle IGP e ponendo la differenza tra di loro.
Per ottenere il riconoscimento comunitario, di queste, occorre fare un procedimento amministrativo. I
produttori interessati avviano una specie di istruttoria nel luogo dove operano. Questa procede
attraverso gli organi regionali che riconoscono o meno il prodotto come DOP o IGP. Riconosciuto sulla
base di un allegato documento che stabilisce la tecnica di produzione dell'alimento stesso.
Oltre a indicare l'area geografica, il procedimento di realizzazione del prodotto, … occorre anche un vero
e proprio disciplinare allegato alla domanda che anch'esso viene riconosciuto come elemento normativo.
Una volta riconosciuto i produttori di quella zona sono autorizzati a vendere il prodotto. Il
riconoscimento della DOP e IGP è un atto di carattere amministrativo di cui tutti possono impiegarlo
nella misura in cui adempino alle norme.

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Regolamenti successivi 510/2006 e 1151/2012. Nel tempo, l'Unione Europea ha voluto sottolineare la
loro peculiarità dei prodotti che hanno una caratterizzazione unica, la loro differenziazione rispetto ai
prodotti contrassegnati da altri segni e il fatto che si tratta di prodotti con significato da un punto di vista
culturale, storico, ambientale.

2. PRODOTTI BIOLOGICI
Introdotto nell'ordinamento comunitario quando si è fatta la svolta della qualità così che con il
regolamento 2082/1992 si è immaginato il prodotto biologico. La produzione biologica in realtà nasce
come salvaguardia dell'ambiente, a contenere le eccedenze e quindi sovvenzionata in modo consistente
dalla comunità. Questa aveva pensato anche allo strumento di mercato per differenziare la propria
produzione in modo da fare dei prezzi più favorevoli. Così ha fornito il produttore del segno biologico
(certificazione riservata ai produttori biologici); non è un marchio perchè questo è uno è uno strumento
privatistico (diritto di esclusiva per chi lo registra).
Biologico: certificazione fornita nei confronti del fornitore che esprime una scelta di fare una produzione
biologica che non si avvale di prodotti di sintesi.
Segue determinate regole prescritte per realizzare un prodotto biologico.
Troviamo un'evoluzione nella disciplina. Il regolamento iniziale viene modificato nel 1999 col
regolamento 1804 e infine con regolamento 834/2007 ma i principi fondamentali sono stati invariati.

3. DENOMINAZIONE VARIETALE
Nome della varietà vegetale che contraddistingue un prodotto.
Diverse varietà vegetali (mele, pere, grano).
Varietà vegetale serve per distinguere un prodotto da un altro simile, ma soprattutto è lo strumento per
ottenere il diritto di esclusiva in ordine all'impiego della varietà vegetale.
Discorso molto simile a quello delle invenzioni industriali. Si possono realizzare delle invenzioni in merito
a queste. Il legislatore ha voluto riconoscere questa capacità inventiva del produttore, dando
all'inventore (con la registrazione) il diritto di esclusiva della varietà inventata; l'inventore può usare per
sé o trasferire ad altri dietro un pagamento. Si ottiene la registrazione quanto la varietà è nuova e stabile
→ quando ha una capacità di riprodursi mantenendo stabili le sue caratteristiche distintive. Distintività,
varietà devono permanere nel tempo.
Regolamenti 2100/1994 e 2506/1995.

4. OGM
Prodotti che troviamo sul mercato e che vengono indicati al consumatore attraverso un'indicazione
nell'etichetta che il prodotto contiene o deriva da OGM. Profilo comunicativo ha impegnato in numerose
correnti di pensiero che hanno trovato conflittualità.
Da un lato: problema dell'effettiva necessità di indicare che il prodotto è OGM → prodotto equivalente
a quello non OGM.
Problema: consentire o no la produzione in ragione di possibili inquinamenti ambientali, e della tutela
della salute. Sotto questi due aspetti non si sono avuti sufficienti elementi per dimostrare che i prodotti
OGM possono scientificamente essere pericolosi per l'uno o per l'altro.
Il nostro ordinamento ha invocato il principio di precauzione ma non si è riusciti a difendere questa
posizione perchè mancano in effetti i profili specifici per supportare l'incertezza in ordine ai possibili
danni alla salute.
È lecito o no comunicare al consumatore il prodotto OGM dato che questo è equivalente al prodotto
non OGM? La comunicazione deve essere veritiera, tale da non indurre il consumatore a delle false

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credenze o farlo cadere in inganno.
Ci sono tanti aspetti di carattere diverso dal vero consumo: il consumatore ha il diritto di sapere tutti gli
altri profili per poter fare scelte al posto di altre.

Lezione 18 - 26 aprile 2016

Funzione della comunicazione obbligatoria: tutelare il consumatore, rendere il mercato trasparente.


Informazione volontaria: possono essere inserite nell'etichetta dal produttore e che non sono
obbligatorie. Rischio che le informazioni non legalizzate, lasciate alla libera autonomia dell'imprenditore
possano forviare il consumatore. Il legislatore quindi è stato molto prudente nel lasciare spazi al
produttore nella comunicazione: l'informazione volontaria è segnata da un obbligo di chiarezza, non
ingannevolezza dove il giudice è molto attento.
Comunicazione volontaria che rischia di mettere in confusione in consumatore è quella sull'origine.

5. MARCHIO INDIVIDUALE
Comunicazione volontaria → marchio → strumento attraverso il quale il produttore (talvolta anche il
commerciante) si manifesta sul mercato distinguendo sé e i prodotti dagli altri. È uno strumento
concorrenziale molto importante; è attraverso questo che si esplica la concorrenza.
Ha anche un valore strumentale nel mercato molto significativo. Il consumatore sceglie il prodotto anche
avvalendosi del marchio per ritrovare il prodotto che vuole continuare a utilizzare. Il produttore fidelizza
il consumatore. Il marchio non necessariamente debba rappresentare un indice di qualità, il produttore
non si impegna a uno standard qualitativo quando utilizza il marchio. I consumatori invece sperano di
trovare nel prodotto quelle qualità che hanno già provato o hanno visto dalla pubblicità. Il marchio indica
il prodotto e distingue i prodotti da altri.
Il produttore ha una libertà di iniziativa economica di adottare lo standard qualitativo che preferisce.
Articolo del codice della proprietà industriale spiega cosa è la distintività cioè cosa deve avere un marchio
o non deve avere per essere distintivo.
Il marchio non può indicare le qualità.

Chi può registrare un marchio come brevetto? Dalla disciplina sui segni distintivi vediamo che chiunque
può registrare un marchio. Qualunque soggetto, imprenditore o meno. È un profilo nuovo; prima
potevano registrare i marchi solo gli imprenditori che lo potevano usare nella propria attività. Oggi
chiunque può farlo con l'intenzione di utilizzarlo per sé o di farlo usare da un imprenditore diverso
(cederlo, venderlo dopo averlo registrato).
Significa che le funzioni giuridicamente rilevanti del marchio sono:
• sì quello di distinguere un prodotto dall'altro
• ma anche di essere un bene economico goduto direttamente o indirettamente (ceduto ad altri
l'impiego).
• Un'altra funzione giuridicamente rilevante è la valenza come strumento di espressione,
comunicazione. Il marchio parla anche nel tempo perchè viene incorporato dalla pubblicità e
soprattutto viene interiorizzato dal consumatore in quanto resta nell'immaginario del
consumatore. Ha molta importanza il principio di verità del marchio. Non può esprimere le
caratteristiche e le qualità del prodotto ma deve esprimere la verità, non può essere ingannevole.
Esprime un quid che rimane nella nostra mente e che non rechi una falsa credenza nel
consumatore.

Consumatore → destinatario ultimo della consumazione ma è anche un parametro della correttezza


della concorrenza. Consumatore è “il giudice della gara”, sceglie il prodotto che vuole ma è giudice anche

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della lealtà del marcato: dove subisce un inganno interverrà l'autorità garante a sanzionare il produttore
o venditore che ha utilizzato un marchio recettivo.

Marchio ha una funzione espressiva: il marchio acquisisce la sua valenza (uso esclusivo del segno,
dell'espressione, del colore utilizzato per marchio) nel momento in cui si procede alla registrazione.
Presso l'ufficio brevetti si ottiene il concretizzarsi il diritto di esclusiva per contraddistinguere i prodotti.
Occorre che questo diritto venga esercitato e non venga a tacere sul mercato. Il marchio che non viene
utilizzato per 5 anni, anche se registrato, perde la sua effettività e decade.
Il profilo formale della registrazione del marchio tutela il diritto ma occorre che questo venga utilizzato.
Il legislatore ha riconosciuto una certa effettività anche ai marchi, segni che, anche se non registrati,
hanno una loro oggettiva presenza sul mercato.

Cosa può essere registrato?


Articolo 7 del codice della proprietà industriale → Possono costituire oggetto di registrazione come
marchio di impresa tutti i segni suscettibili di essere rappresentati graficamente in particolare le parole
(compresi i nomi di persone), disegni, lettere, cifre, suoni, la forma del prodotto o della confezione di esso,
le combinazioni o le tonalità cromatiche purchè siano atti a distinguere i prodotti o i servizi di un'impresa
da quelli di altre imprese.

- 1° requisito: oggettivo, rappresentazione grafica → accertato al momento della registrazione;


problema non si pone per i nomi, i disegni ma si pone per i colori, i suoni (difetti di incapacità grafica).

- 2° requisito: novità. Articolo 12 → sono nuovi ai sensi dell'articolo 7 i segni che alla data del deposito
della domanda … (lista di situazioni che indicano la novità). Requisito della novità è molto
importante (potremmo definirlo concreto), imprescindibile per avere chiarezza sul mercato. Se il
segno fosse già presente nel mercato si avrebbe una duplicazione dei segni e porta a una confusione
nel mercato e al consumatore.
A differenza della rappresentazione grafica la novità non viene accertata dall'ufficio, si fa carico il
soggetto che va a registrare il proprio marchio e può essere oggetto di un successivo contenzioso
ove si riscontrasse che il segno non è nuovo. La novità viene indicata con riferimento a prodotti o
marchi che possono essere identici, simili o che possono indurre il consumatore in un errore, che
può ricadere sul marchio, sul prodotto.

Colui che registra il marchio, registra il segno della categoria del prodotto che intende distinguere.
La novità è riferita ai prodotti e alla categoria di prodotti. Un tempo era più semplice individuare la novità,
o la sua assenza, o la distintività, o la sua assenza, in riferimento ai prodotti che si andavano a
contrassegnare, oggi è più difficile perchè il consumatore può facilmente credere che il produttore può
fare prodotti molto diversi tra loro. Un tempo le imprese erano mono-produttive; oggi ci sono imprese
che hanno una poliedricità di prodotti: prodotti differenti tra loro ma riconducibili al medesimo
imprenditore.

Il marchio che gode di rinomanza (MARCHIO CELEBRE) → gode di una tutela privilegiata, a differenza
degli altri, questo ha una tutela che oltrepassa la categoria dei prodotti per il quale è stato registrato per
investire tutta la produzione. Non può essere impiegato da altri e per altri prodotti.
Il secondo produttore potrebbe approfittare della notorietà del marchio celebre per acquisire una fetta
del mercato senza averne diritto, anzi approfittando della notorietà del marchio.
Oggi il marchio celebre ha una protezione assoluta e totale che vale per l'intero mercato.
Nel passato non era così; casa automobilistica FIAT e cioccolatini FIAT, i due sono stati utilizzati dai
rispettivi titolari del marchio con il presupposto che si trattava di prodotti diversi e che nessuno avrebbe
mai potuto confondere i cioccolatini con le automobili. All'epoca si riteneva che non ci fosse nessuna

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possibilità per il consumatore di confondersi. Oggi non è più così, molte imprese concedono in
franchising i marchi. Allora sotto questo aspetto il legislatore è diventato più attento quindi non si può
registrare un marchio quando ce n'è uno già celebre che può creare inganno nel consumatore.

- Altro requisito: Capacità distintiva: requisito fondamentale per la registrazione e validità del
marchio. Il marchio è in grado di distinguere quel dato prodotto da altri uguali. Per molto tempo
si è interpretata la capacità distintiva nel senso di capacità di ricondurre il prodotto alla sua fonte
di origine; quando il consumatore individuava un marchio, si riteneva che operasse nel suo
immaginario un collegamento tra un prodotto e la sua fonte di produzione. Nel tempo la dottrina
ha dovuto abbandonare questa interpretazione.
Oggi la capacità distintiva: capacità di un prodotto di differenziarsi rispetto ad altri. Differenziare i
prodotti attraverso un segno distintivo → che può essere un marchio di fabbrica se
contraddistingue il produttore, un marchio di commercio se contraddistingue il commerciante;
l'importante è differenziare il prodotto rispetto ad altri in ragione del segno → parole, cifre, lettere,
colori, suoni. L'importante è che questi segni svolgono la funzione di distinzione del prodotto
rispetto a altri sul mercato.

Articolo 13 non sono distintivi i segni di uso comune del linguaggio corrente, i segni privi di carattere
distintivo, in particolare quelli costituiti da denominazione generiche. In tutte e due le situazioni
non possiamo avere un marchio valido. Nel primo caso privo di distintività nel secondo caso di
novità.
Se venisse accordato il diritto di esclusiva alla denominazione generica del prodotto si impedirebbe,
attraverso il meccanismo della registrazione, l'impiego del termine agli altri soggetti. La
denominazione generica del nome non può essere utilizzata come marchio. [se si registrasse una
bevanda con la parola vino si impedirebbe a tutti gli altri produttori di tale bevanda l'utilizzo di
questo termine].
Se una espressione dotata di novità e di distintività viene poi utilizzata correntemente nel mercato
e diventa marchio celebre tanto che i consumatori lo utilizzano come espressione generica. Quel
dato marchio si volgarizza, viene utilizzato come una denominazione generica, perde di distintività
e quindi perde l'efficacia nel mercato.

Opposto: un nome generico che non avrebbe capacità distintiva attraverso il suo impiego e
acquisizione di notorietà potrebbe acquisire una forte capacità distintiva e acquisire addirittura la
tutela del marchio celebre.

Espressione: capacità di differenziare un prodotto da altri. È frutto della fantasia, creatività intellettuale
tanto più la capacità distintiva sarà forte e il marchio è forte. Marchio che riceve sul mercato una
maggiore tutela contro le eventuali usurpazioni, imitazioni. Qualora fosse imitato avrà una tutela
altrettanto forte con un'azione di contraffazione.

Capacità distintiva più debole e meno efficace, quando sono utilizzate espressioni che richiamano il
prodotto stesso, si avvicinano al nome comune del prodotto oppure si avvalgono di più espressioni (di
cui una non dotata di capacità espressiva – super, extra). In questo caso siamo davanti a un marchio
complesso e per vedere se siamo difronte o meno a una imitazione del segno occorre andare a vedere
qual è l'elemento del marchio che costituisce la vera e propria distintività.

Dove si ha una modesta capacità distintiva si avrà un marchio debole. Si hanno nella farmaceutica da
banco dove il marchio frequentemente è espressivo perchè serve al consumatore per capire a cosa
serve. Marchi molto simili, non siamo in presenza di contraffazione ma di marchi deboli.

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Articolo13 → capacità distintiva, disciplinata in negativo, si dice cosa non può costituire oggetto di
registrazione come marchio: denominazione generiche e indicazioni descrittive: specie, qualità, quantità,
destinazione, valore, provenienza geografica, epoca della fabbricazione del prodotto, della prestazione
del servizio.
Il marchio può avere una modesta capacità espressiva, laddove indichi in modo dettagliato sarebbe privo
di capacità distintiva, sarebbe nullo.
Per quanto riguarda il settore agroalimentare tutte queste indicazioni sono caratteristiche che troviamo
indicate in etichetta perchè sono oggetto di comunicazione obbligatoria e a maggior ragione il marchio
non li può contenere perchè potrebbero confliggere con quelle dell'etichetta.

MARCHIO GEOGRAFICO → la provenienza geografica non può essere registrata come marchio.
Nell'etichetta la troviamo, in alcune circostanze è anche facoltativa.
Fino a qualche tempo fa l'indicazione geografica era presente nel marchio.

- Altro requisito: Articolo 14 → LICEITÀ. Riferisce della verità del marchio. “Non possono costituire
oggetto di registrazione come marchio i segni contrari alla legge, buon costume, ordine pubblico
e quelli idonei a ingannare il pubblico, in particolare quelli sulla provenienza geografica, sulla
natura e sulla qualità dei prodotti e servizi”. Articolo 14 → I segni dell'articolo 13 sono illeciti
quando ingannano il consumatore, questo articolo è come se legittimasse il marchio geografico.
È un po' ambiguo sotto il profilo della sua lettura combinata con l'articolo 13.
Il principio di verità è molto rigoroso; il marchio non può essere espressivo però ha una sua voce
che deve dire la verità (articolo14).

La registrazione del marchio → accorda un diritto di esclusiva che dura 10 anni e può essere rinnovato
al termine per altrettanto periodo.
Soggetti che hanno diritto di registrare → chiunque può farlo per sé o per cederlo ad altri. Il marchio ha
una sua circolazione sul mercato. Articolo 23: “il marchio può essere trasferito per la totalità o per una
parte dei prodotti o servizi per i quali è stato registrato”. Siamo difronte a una disposizione che è stata
introdotta nel codice della proprietà industriale o meglio nella legge sui marchi distintivi alla fine degli
anni '90. Prima la circolazione del marchio doveva avvenire insieme all'azienda o a un ramo di essa
perchè la capacità distintiva era intesa che il segno serviva a collegare il prodotto alla fabbrica di
produzione. Poteva essere venuto il marchio solo con l'azienda. Oggi la capacità distintiva funziona
relativamente al prodotto sul mercato; il marchio si collega al prodotto, non all'azienda e quindi può
circolare anche senza di essa purchè avvenga senza inganno. Per avvenire senza inganno occorre che la
licenza sia correlata degli strumenti necessari, la produzione contraddistinta da quel marchio continui
ad essere contrassegnata dalle caratteristiche che portavano il consumatore a scegliere quel prodotto.

Quando il marchio viene ceduto ad altri bisogna garantire al consumatore che le aspettative che aveva
siano tutelate e quindi occorre fare una serie di procedure, nel trasferimento del marchio, affinché la
produzione non diminuisca le qualità. Il consumatore ha il diritto di vedere il prodotto così come lo
vedeva nel mercato prima della cessione del marchio.

6. MARCHIO COLLETTIVO
Segno che serve a contraddistinguere una categoria di prodotti che vengono realizzati da una pluralità
di produttori. Abbiamo un marchio e i produttori che lo possono utilizzare sono più di uno. Possono
utilizzarlo in ragione di un determinato disciplinare che l'ente ha provveduto ad allegare alla
registrazione del marchio e impegna i produttori nella produzione. Il marchio collettivo contraddistingue

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prodotti che sono realizzati da più imprenditori ma che hanno in comune qualità organolettiche, di
qualità che sono garantite dall'adempimento del disciplinare e comunicate e garantite dal marchio
collettivo.

- Marchio individuale non riferisce le qualità del prodotto e non deve essere espressivo;
- nel marchio collettivo il consumatore sa che il prodotto ha determinate caratteristiche (che lui
stesso esprime).

Marchio collettivo che può essere geografico, può indicare la provenienza geografica oltre a esprimere
le caratteristiche, le qualità del prodotto.

È obbligo fare il confronto con le DOP e IGP → più produttori che operano in una determinata zona che
rende il prodotto di particolare qualità. Questi produttori per avvalersi di queste debbono obbedire a un
disciplinare che viene a caratterizzare il prodotto nel momento della registrazione della DOP e IGP.
Abbiamo una situazione simile a quella del marchio collettivo (più produttori, che producono in una
determinata zona geografica e realizzano un prodotto che ha caratteristiche indicate col marchio
collettivo)

Differenza:
• la DOP e IGP hanno natura amministrativa e la registrazione avviene come atto amministrativo
che serve a individuare il prodotto come tipico di una zona.

• Nel marchio collettivo → segno di natura privatistica (come quello individuale) ma questo è
utilizzato da più persone. L'ente che lo registra accorderà l'uso del segno all'imprenditore
obbedienti a disciplinare ma può prevedere anche un limite numerico degli imprenditori.
Marchio privato utilizzato in modo collettivo con le regole di un diritto di esclusiva che opera in
termini privatistici.

Nell'etichetta finisce il marchio anche quello collettivo.

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RIASSUNTO CONLCUSIVO

Partiti dalla proprietà, arrivati alla comunicazione.


Abbiamo parlato delle strutture agrarie → quel complesso di fattori economici e giuridici che riguardano
un determinato comparto il quale è caratterizzato da strutture della proprietà (fondiaria, azionaria …).
Abbiamo parlato dell'impresa agricola, di fattori economici e giuridici che differenziano la struttura
dell'impresa agricola da quella commerciale. Profili giuridici che sono propri del settore agricolo.
Parlando dei contratti abbiamo visto quello agrario come prototipo, con una causa peculiare, come
contratto costitutivo di impresa.
Abbiamo visitato il mercato: la sua struttura agricola è diversa da quella industriale (per quanto riguarda
la polverizzazione della domanda, concentrazione dell'offerta, necessità dei prodotti alimentari di essere
sani e sicuri; non c'è nessun prodotto che venga mangiato ad esclusione dell'alimento).
Abbiamo visto che l'alimento non rileva solo sotto il profilo nutritivo ma ha anche altre componenti
come quelle etiche.
Tutto va a creare delle strutture giuridiche di mercato diverse da quelle del mercato industriale (aiuto
finanziario, economico ai produttori agricoli); aiuti indispensabili perchè l'agricoltura produce ambiente,
se l'agricoltore abbandonasse la sua attività ci potremmo trovare in condizioni gravissime di
approvvigionamento ambientale che di tutela.
Il discorso del mercato comporta una rivisitazione della comunicazione nel mercato alimentare: è
diversa da quella che si può pretendere da quella di altri prodotti.
Il prodotto alimentare non si riconosce, quindi occorre un nome legale, per chiarire il prodotto per il
consumatore, per il mercato, per la concorrenza.
Si è visto come occorre una comunicazione legale per garantire al consumatore delle aspettative di
informazione che rendono il prodotto sicuro.
I bisogni nutrizionali sono diversi da un consumatore a un altro e in ragione di questi occorre
differenziare la comunicazione così che tutti possono essere indotti alla sicurezza.
La comunicazione ha uno spazio volontario, serve al produttore per attrarre il consumatore verso il
proprio prodotto, quello per eccellenza è il segno distintivo marchio. Altri segni distintivi DOP, IGP.
Il più importante è la comunicazione fatta con il marchio → ci avvaliamo di questo per fare le nostre
scelte, sia dei prodotti industriale che alimentari.

Cibo: è uno dei prodotti che transita di più il globo terrestre. Si ha un grande mercato del cibo, ma si ha
anche tanta paura; il prodotto che viene da molto lontano ci dà un po' di preoccupazione e che si articola
su vari aspetti: sarà sicuro, ci sarà la stessa comunicazione, saranno adottate misure sicure?
La preoccupazione vale anche all'interno della nostra fascia europea per quanto riguarda i prodotti frutto
della ricerca scientifica: OGM, ma anche dei prodotti della chimica: conservanti, coloranti, dolcificanti.
Principio di precauzione di cui oggi siamo utenti ma fino a poco tempo fa ci si avvaleva di un affidamento
nei confronti dello Stato, della sanità, eravamo più ingenui. L'introduzione del principio di precauzione
ci ha aperto gli occhi su alcune incertezze che proviene dalla scienza stessa; siamo in un’epoca in cui non
possiamo avere delle sicurezze. È un principio di responsabilità che tutti abbiamo non solo per la
sicurezza alimentare ma anche per la tutela ambientale.

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