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TRANI MATTEO 1° B

CAMBIAMENTO CLIMATICO: CHE COS’È IL


RISCALDAMENTO GLOBALE

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TRANI MATTEO 1° B

Il mutamento delle temperature rischia di stravolgere per sempre il


nostro pianeta. Ecco cosa sta accadendo e perché è tutta colpa nostra.

Nei suoi 4,5 miliardi di anni di storia, il “paziente-Terra” ha


attraversato continue modificazioni della sua temperatura superficiale.
Quella media di oggi è, globalmente, di circa 15 °C, ma in diverse
occasioni è salita o si è abbassata di molto, in seguito a fenomeni
naturali o celesti come eruzioni vulcaniche, impatti di meteoriti, variazioni
dell’attività solare o dell’orbita terrestre. La vita sulla Terra ha reagito
a tutto questo “stress” come meglio ha potuto, in certi casi adattandosi e
talvolta scomparendo nelle cosiddette estinzioni di massa, che sono
arrivate a cancellare anche il 90% delle specie del pianeta.
Tuttavia, il periodo geologico che stiamo attraversando sta vedendo
un rialzo delle temperature molto più rapido di quelli passati. E
soprattutto, per la prima volta questo sconvolgimento del clima avviene in

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concomitanza con la presenza - massiccia - dell’uomo, diffuso sul pianeta


in 7,7 miliardi di esemplari.
Dalla Rivoluzione industriale in avanti, e in particolar modo negli ultimi 60
anni, il rialzo delle temperature globali si è legato a doppio filo
alle occupazioni umane: attività produttive, trasporti, persino
il riscaldamento delle case si basano ampiamente sui combustibili fossili
(come carbone e petrolio), che alterano la composizione dell’atmosfera
rilasciando nell’aria i famigerati gas serra.
EFFETTO SERRA
L’effetto serra è il fenomeno per cui l’atmosfera terrestre intrappola
parte della radiazione solare che torna indietro nello Spazio, dopo aver
riscaldato la superficie terrestre. Alcuni gas presenti nell’aria che
respiriamo assorbono parte dell’energia termica “di ritorno” e la
diffondono in tutte le direzioni (un po’ come avviene nelle serre che si
usano per far crescere le piante anche d’inverno).
Senza questa “cattura” la Terra sarebbe circa 30 °C più fredda.

In pratica una sorta di freezer poco adatto alla vita!

Ma le attività umane, liberando in atmosfera gas come anidride


carbonica (CO2), metano (CH4) e protossido di azoto (N2O) - che sono
potenti gas serra - hanno amplificato il fenomeno, rendendo la quantità di
calore solare trattenuta eccessiva e facendo salire la “febbre” del
pianeta: gli ultimi 4 anni (2015-2018) sono stati, quanto a temperature
medie, i più caldi di sempre, da quando siamo in grado di misurare questi
parametri.
Queste emissioni inquinanti capaci di trattenere il calore solare
rimangono a lungo in atmosfera: servirebbero diverse centinaia di anni per
farle tornare ai livelli a cui erano 250 anni fa. E di certo
la deforestazione, cioè l’abbattimento degli alberi per usare il legname o
far posto a strade o coltivazioni, non aiuta!
SALVIAMO GLI ALBERI!
Le foreste, i nostri “polmoni verdi”, assorbono CO2 e rilasciano ossigeno
da respirare. Tra emissioni prodotte e alberi recisi, la concentrazione di
anidride carbonica nell’aria è oggi superiore a qualunque livello abbia mai
toccato negli ultimi 800 mila anni.

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Per effetto di tutto questo, negli ultimi 100 anni, le temperature medie
sulla Terra sono salite di 0,8 °C. Può sembrare poco, ma è moltissimo se
si considera che 0,6 gradi li abbiamo “acquistati” soltanto negli ultimi 30
anni, e che questo è sufficiente ad accelerare la fusione dei ghiacciai
montani e delle calotte di ghiaccio che ricoprono l’Antartide occidentale e
la Groenlandia.
CAMBIAMENTO CLIMATICO: LE CONSEGUENZE SUI GHIACCIAI
Le acque disciolte infatti finiscono negli oceani, mentre l’acqua che in
mare ci è già, con il rialzo delle temperature, si espande: così il livello dei
mari si alza, minacciando le zone costiere più esposte, sempre più a
rischio di inondazioni. Alcune isole come quelle nell’arcipelago di Kiribati,
nell’Oceano Pacifico, affiorano soltanto di qualche metro dall’acqua: se i
mari continuano a crescere al ritmo di 3 millimetri all’anno, come è oggi,
queste terre rischiano di finire sommerse.
I ghiacci marini attorno al Polo Nord vanno restringendosi, mettendo a
rischio la sopravvivenza degli animali che su questi ghiacci pescano,
come gli orsi polari; moltissime specie animali stanno scomparendo perché
non riescono ad adattarsi ai cambiamenti delle temperature, altre hanno
cambiato habitat, spostandosi di quota in cerca di fresco; e lo stesso
succede per le piante, messe a dura prova dagli alterati ritmi delle
stagioni, che le fanno fiorire troppo presto, prima che gli insetti
impollinatori diventino attivi, o le sorprendono con gelate o acquazzoni
improvvisi.
MUTAMENTI DISASTROSI
A causa dell’aumento delle temperature, uragani e tempeste potrebbero
diventare più violenti, alluvioni e siccità sempre più frequenti. Questo sta
rendendo già oggi più difficile contare sui raccolti agricoli, che hanno
bisogno di stagioni regolari e che temono precipitazioni troppo scarse o
troppo abbondanti.
Molte carestie significano cibo insufficiente o non abbastanza
nutriente per sfamare una popolazione mondiale in crescita, ma anche
malattie, instabilità politica, guerre, fenomeni migratori di massa.
Che possiamo fare per evitare tutto questo?

UNO SGUARDO RIVOLTO VERSO IL FUTURO

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Come si vede, il cambiamento climatico non è un’entità astratta o lontana,


ma qualcosa che ci riguarda già oggi da molto vicino. Per rallentare
queste trasformazioni e cercare di vivere in pace con gli elementi del
nostro Pianeta servono decisioni politiche: occorre investire in energia
pulita come quella del Sole, del vento e delle onde, tagliare le emissioni di
gas serra e assorbire, per esempio attraverso le foreste, quelle che
proprio non si può evitare di produrre.
Negli ultimi giorni, la Commissione Europea ha presentato una strategia a
lungo termine che punta a ridurre a zero le emissioni nette (e far sì,
quindi, che la quantità di inquinanti emessi sia uguale alla quantità
assorbita). Un obiettivo importante ma per ora del tutto teorico, che
andrà discusso dai vari governi nazionali. Per tutti è chiaro che bisognerà
provare a mantenersi nel più basso dei due scenari stabilito dagli Accordi
sul Clima di Parigi (COP21), l’ultima conferenza mondiale per decidere
come agire contro il riscaldamento globale.
Il testo di questi negoziati prevede di restare "ben al di sotto dei 2 °C"
rispetto alle temperature precedenti la Rivoluzione industriale,
possibilmente “al di sotto dei + 1,5 °”, anche se purtroppo questo secondo
limite non è stato posto come vincolante. Gli scienziati sono d’accordo nel
dire che un rialzo superiore al grado e mezzo renderebbe le conseguenze
per il pianeta catastrofiche e impossibili da gestire.
Di questi argomenti si sta discutendo nel corso della COP24, la
conferenza sul clima in corso fino al 14 dicembre a Katowice, in Polonia,
che dovrebbe definire le regole per mettere in pratica e finanziare
quanto proposto negli Accordi di Parigi.

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