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espress

Espress università
Ciascuna delle aree tematiche in cui è distinta la produzione
universitaria di Espress fa capo a un comitato scientifico
composto da docenti universitari provenienti da diversi atenei,
che garantisce la qualità dei testi, assicura il processo di peer
review delle ricerche scientifiche e concorre a identificare i temi
più significativi e i contributi innovativi nel mercato di settore.
L‘obiettivo è diffondere pubblicazioni di qualità legate ai risultati
della ricerca scientifica nel panorama della comunicazione
accademica nazionale e internazionale.
A contraddistinguere le opere, sottoposte a sistema di referaggio
(<www.espressedizioni.it/universita/referaggio>), qualità
e rigore dei contenuti, taglio pratico-operativo e aspetto grafico
studiato per agevolare consultazione e fruibilità, in primis
da parte degli studenti.

I profili professionali dei professori sono consultabili sul


Comitato scientifico sito della casa editrice:
area psicologia <www.espressedizioni.it/universita/comitati_scientifici>

Roberto Baiocco (Roma La Sapienza) Bruno Mazzara (Roma La Sapienza)


Roberto Beneduce (Torino) Maria Grazia Monaci (Valle d’Aosta)
Nicoletta Berardi (Firenze) Carlo Pruneti (Parma)
Giorgio Blandino (Torino) Cristina Riva Crugnola (Milano Bicocca)
Piera Brustia (Torino) Luca Rollé (Torino)
Gianvittorio Caprara (Roma La Sapienza) Ferdinando Rossi (Torino)
Giorgio Caviglia (Napoli) Guido Sarchielli (Bologna)
Santo Di Nuovo (Catania) Giuseppe Scaratti (Milano Sacro Cuore)
Leonardo Fogassi (Parma) Giuseppina Speltini (Bologna)
Donata Francescato (Roma La Sapienza) Elena Trombini (Bologna)
Mario Fulcheri (Chieti) Alessandro Zennaro (Valle d’Aosta)
Vittorio Lingiardi (Roma La Sapienza)

Accedendo al sito <www.espressedizioni.it>


è possibile visualizzare gratuitamente la versione online
del testo, inserendo il codice apposito nella sezione
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Il codice per Disturbi alimentari è ___


disturbi alimentari
Valutazione psicopatologica
multidimensionale e terapia integrata

Carlo Pruneti
L’editore è a disposizione FSC Mixed SW-COC-003789
di tutti gli eventuali proprietari Questo libro è stampato con carta riciclata ed ecologica,
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Prima edizione:
giugno 2011

ISBN 978-88-97412-021

I diritti di traduzione,
di memorizzazione
elettronica, di riproduzione
e di adattamento totale
o parziale, con qualsiasi
Illustrazione di copertina: Mela danzante di Riccardo Cecchetti
mezzo (compresi i microfilm
e le copie fotostatiche) sono Progetto grafico e impaginazione: Pangramma – Torino
riservati per tutti i paesi. Stampa: Stamperia Artistica Nazionale – Trofarello (Torino)
Indice
Capitolo 1 15 Presentazioni 7
Cenni di fisiologia del di Giorgio Caviglia
comportamento alimentare e Mauro Mauri

Capitolo 2 25 Premessa 11
Stress e alimentazione.
Introduzione 13
Approccio
multidimensionale
alla diagnosi dei DCA
Capitolo 3 34
L’anoressia nervosa:
storia e clinica
Capitolo 4 56
La bulimia nervosa
Capitolo 5 65
Psicofisiologia clinica
dei DCA
Capitolo 6 71
Lo spettro
dei DCA e cenni
di semeiotica
Capitolo 7 82
Il trattamento dell’anoressia
e della bulimia
Capitolo 8 98
Il disturbo da alimentazione
incontrollata
(Binge Eating Disorder)

Capitolo 9 104
L’obesità APPENDICE 1 180
La diagnosi multidimensionale
Capitolo 10 119 nei DCA: casi clinici esemplificativi
Altri disturbi caratterizzati
da amenorrea o APPENDICE 2 230
dismenorrea Tavole riassuntive
per la pratica clinica
di interesse
psicopatologico APPENDICE 3 235
Capitolo 11 134 Descrizione e spiegazione
dei test psicologici
Approfondimenti teorici presentati nel testo
e metodologici
e casi clinici esplicativi
(Chiara Fante e Carlo Pruneti)
Bibliografia 244
Capitolo 12 164
Immagine corporea
e dismorfofobia
(Cosimo Barletta,
Chiara Fante, Carlo Pruneti)
PresentazionI

I DCA e l’obesità non permettono, a tutt’oggi, di identificare un Presentazione di


Giorgio Caviglia
unico modello causale eziopatogenetico, costringendo gli stu-
diosi del problema a ricercare in un modello multifattoriale la Docente di Psicologia
dinamica e Teorie e tecniche
spiegazione di disturbi che trovano la loro origine in articola- della valutazione psicologica
presso la facoltà di Psicologia
ti fattori genetici, biologici, familiari e ambientali, nonché in ca- della Seconda Università di
ratteristiche temperamentali, di personalità, cognitive e psicodi- Napoli
namiche (Dalle Grave 2011; La Marra, Sapuppo, Caviglia 2009).
A questi, vanno aggiunti fattori di mantenimento, nonché fatto-
ri storici e culturali: come si vede, il quadro diventa molto com-
plesso (Caviglia, Cecere 2007; Dalle Grave 2011). Il bel libro di
Carlo Pruneti ci aiuta a conoscere (e a districarci in) questa com-
plessità.
L’altro punto molto ben affrontato dall’autore è la complessi-
tà della diagnosi di questi disturbi, che costringe necessaria-
mente a un approccio multidimensionale, richiedendo al clinico
complesse competenze diagnostiche psicologiche e fisiologi-
che. Anche in questo caso, la preparazione di Pruneti ci permet-
te di comprendere – grazie anche alla chiara esposizione di al-
cuni casi clinici – la complessa articolazione dell’approccio
diagnostico ai DCA e all’obesità. Un notevole pregio del libro, a
mio avviso, sempre riguardo all’aspetto diagnostico, è l’approc-
cio che «unisce» i DCA con l’obesità (anche attraverso alcuni
chiari grafici esemplificativi), accogliendo la problematica recen-
te della «migrazione» fra un disturbo e l’altro, e dell’inserimen-
to dell’obesità fra i DCA, problematica affrontata da molti impor-
tanti autori (Marcus, Wildes 2009; Michael, Devlin 2007; Volkov,
O’Brien 2007), nonché dall’Eating Disorders DSM-5 Work Group
(cfr. <www.dsm5.org>).
Ci è piaciuto ritrovare nella parte sull’intervento psicoterapeutico
(come anche nella parte sull’alessitimia), comunanza di idee con
l’autore, riguardo alla necessità di forme «miste», complesse, ar-
ticolate, di intervento per un trattamento efficace, che includono
approcci integrati – derivanti dagli studi sull’efficacia degli inter-
venti – e collaborazione di diverse figure professionali.
Infine, una particolare nota di merito ascrivibile al libro è di non

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perdere mai di vista, seppur all’interno di una rigorosa corni-
ce scientifica, l’importanza dell’approccio umano, psicologico,
alla persona sofferente. Coscienti, come ci dice indirettamente
il toccante resoconto di una paziente nella prefazione, che non
possiamo espungere dalla vita dei nostri pazienti le loro soffe-
renze – che costituiscono un loro modo di essere, una parte di
loro – come se fossero un’appendice malata da togliere. Mentre
possiamo aiutarli a convivere, riflettere, accettare la quota di sof-
ferenza, di dolore mentale, che delimitandoci, paradossalmente,
definisce e struttura con maggiore profondità le nostre vite, ren-
dendoci davvero ciò che siamo.
Buona lettura e buono studio.

Giorgio Caviglia

Caviglia G., Cecere F. 2007, I disturbi del comportamento alimentare. L’approccio multidisciplinare per un inter-
vento efficace, Carocci, Roma.
Dalle Grave R. 2011, Eating Disorders: progress and challenges, «European Journal of Internal Medicine», 22(2):
153-160.
Istituto Auxologico Italiano 2006, 6° rapporto sull’obesità in Italia. Cervello e obesità: neurobiologia e neurofar-
macologia, Franco Angeli, Milano.
La Marra M., Sapuppo W., Caviglia G. 2009, Caratteristiche temperamentali e caratteriali nell’obesità in adolescen-
za, «Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza», 76(1): 225-236.
La Marra M., Sapuppo W., Caviglia G. 2009, Dissociazione e alessitimia in un campione di pazienti con Distur-
bo del Comportamento Alimentare, «Research in Psychotherapy: Psychopathology, Process and Outcome»,
12(1/2): 6-20.
Marcus M.D., Wildes J.E. 2009, Obesity: is it a mental disorder?, «Journal of Eating Disorder», 42: 739-753.
Michael J., Devlin M.D. 2007, Is there a place for obesity in DSM-V?, «Journal of Eating Disorder», 40: 83-88.
Volkov N., O’Brien C. 2007, Issues for DSM-V: should obesity be included as a brain disorder?, «American Journal
of Psychiatry», 164(5): 708-710.

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Raccolgo molto volentieri l’invito a scrivere l’introduzione a que- Presentazione di
Mauro Mauri
sto volume curato dal prof. Pruneti. Ho infatti il piacere di cono-
scere Carlo da diversi anni e di avere lavorato con lui in vari pro- Direttore UO Psichiatria
Universitaria 2
getti, in un rapporto di stima reciproca. L’argomento trattato Centro di Riferimento DCA
Università di Pisa
risulta di interesse ancora maggiore se si considera che nel seco-
lo scorso i cambiamenti dello stile di vita e dei modelli sociocul-
turali della civiltà occidentale hanno fatto emergere in modo di-
rompente i DCA. Si tratta di patologie in costante aumento e di
un serio problema di salute pubblica, collegato a elevati tassi di
cronicizzazione, comorbilità medica e psichiatrica e costo socia-
le. Non è nemmeno trascurabile il rischio di mortalità e periodica-
mente la cronaca riporta in luce casi drammatici di anoressia ner-
vosa. Purtroppo il contributo dei media nella stereotipizzazione di
certi comportamenti sembra determinante, ma finora poco si è
fatto per impedire la trasmissione di modelli errati. Mentre la bu-
limia rappresenta un disturbo più «silenzioso», la cui reale diffu-
sione è determinabile con difficoltà, l’obesità è stata da molti de-
finita un’epidemia del terzo millennio. Gli elementi diagnostici del
disurbo da alimentazione incontrollata (DAI) sono ancora prov-
visori e poco definiti. I meccanismi psicobiologici dei DCA sono
quindi incerti, le stime epidemiologiche approssimative, i confini
diagnostici in continua evoluzione. Il trattamento è problematico
a causa delle caratteristiche intrinseche dei disturbi. Il volume, che
nasce dall’esperienza maturata dall’autore durante l’attività clinica
e di ricerca, rappresenta uno strumento importante per operato-
ri sanitari, pazienti e familiari. Vengono trattati in modo chiaro ed
esauriente le ipotesi e i meccanismi patogenetici più accreditati,
le presentazioni cliniche e gli approcci terapeutici mirati a ogni di-
sturbo. Gli argomenti vengono affrontati di volta in volta con l’aiu-
to di casi clinici, di figure e tabelle riassuntive. Inoltre, un ampio
spazio è dedicato alle teorie psicologiche e ai test psicodiagno-
stici, senza peraltro trascurare gli aspetti medici di accertamen-
to diagnostico e diagnosi differenziale. Pertanto la lettura di que-
sto libro, oltre che utile per approfondire questi argomenti e per
comprendere quale sia un corretto approccio ai DCA, si mostra di
grande interesse pratico e offre importanti spunti di riflessione per
un contesto clinico in continua evoluzione.

Mauro Mauri

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Premessa
Nessun’altra presentazione a questo volume potrebbe es-
sere più efficace di quella fatta da chi ha già percorso il
lungo e faticoso sentiero della psicoterapia e della te-
rapia «integrata», a causa di un grave disturbo alimenta-
re. Un percorso di «vita», così come viene in parte descrit-
to all’interno del libro. Ho ritenuto giusto inserire il brano
che segue, soprattutto perché è stato scritto da una del-
le potenziali vere fruitrici delle proposte operative che si
possono trovare all’interno del volume. L’intento principa-
le dell’opera è infatti incrementare il livello di efficienza e,
perché no, di umanità dei vari operatori della salute che
si occupano di disturbi dell’alimentazione, nel senso più
vasto del termine. Quella che segue è l’e-mail, riprodotta
per intero e con l’autorizzazione dell’autrice, di una perso-
na che, a distanza di anni, venendo a salutare all’Universi-
tà il suo ex «strizzacervelli» proprio mentre le bozze del li-
bro stavano per essere consegnate all’editore, ha ritenuto
opportuno, e ha sentito il bisogno, dopo aver letto il reso-
conto del suo caso clinico riportato nel testo, di scrivere
questo commento e di inviarmelo la mattina successiva.

Invio quello che mi è venuto in mente sulle pagine che parlano dei
miei anni, l’ho scritto di getto ieri sera, su un tovagliolino di car-
ta, quindi lo prenda per quello che è […]. Messa di fronte al «mio»
caso clinico, leggo con curiosità e attenzione, ma senza alcun tipo
di morboso compiacimento o voracità, il racconto di cinque anni di
vita. Un pezzo di me, un grosso pezzo, senza il quale, con tutta pro-
babilità, non sarei la «me» di ora. Pur pensando alla distanza che or-
mai è diventata reale, credibile non solo dentro di me, ma anche per
tutti quelli che mi circondano e che mi considerano ufficialmente
guarita, tra quello che sono e quello che sono stata, pur pensando a
quanto io, sempre me stessa, sia cambiata e diversa, penso anche a
quanto il mio essere stata malata abbia fatto di me quello che sono
ora. Un essere umano imperfetto ma vivo. Leggo sorridendo l’infi-
nita fila di test ed esami, che allora, nel mio delirio di onnipotenza
e di presunzione, mi sembravano perfettamente inutili e vuoti e che
compilavo con la concentrazione di un ubriaco che al culmine della

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sbornia continua a sostenere di essere assolutamente sano, pensan-
do di essere tanto furba da potere barare sulla gravità e sulla serietà
del mio essere malata e che oggi so essere stati strumenti di ogget-
tiva misura dei miei piccoli passi in avanti. Non che ora io mi senta
«normale», tutt’altro, continuo ad essere una incorreggibile ed incu-
rabile squinternata, la cui eccessiva sensibilità e la cui fatica di vivere
non sono magicamente spariti. Questi aspetti ci sono, sono lì, cre-
do ci saranno sempre, ma ora sono parte di me, ho imparato final-
mente a conviverci e a trovare degli strumenti «altri», che non fos-
sero il vomito, il digiuno o chissà quale altro meccanismo di suicidio
lento, per affrontarli e gestirli e per indirizzare le enormi energie di-
sperse al di fuori di me. Per usare la sensibilità e la capacità di empa-
tia come risorse per me e per gli altri e perché la fatica di vivere, in-
vece che essere un peso tanto grande da schiacciarmi, diventasse
punto di partenza per dotare le cose di significati più profondi. Pic-
cole e grandi battaglie quotidiane, più o meno faticose, ma affronta-
te con coraggio e lucidità e con la meravigliosa sensazione di avere
comunque la gioia di stare al mondo. Questo il mio faticoso cammi-
no, mai finito, perché resta il «vizio» di non essere capace di lasciar-
mi stare, di restare esigente nei confronti, prima di tutto, nei con-
fronti di me stessa, ma senza tragedie se le cose non sono perfette.
Oggi ho il mio lavoro, di cui sono assolutamente felice, ho la mia
casa, la mia vita. E l’infinita gratitudine per chi, nei miei anni bui, non
ha perso la fiducia in me, nelle mie possibilità/capacità di stare me-
glio anche quando tutto sembrava perduto, sostenendomi e accom-
pagnandomi in una personalissima ricerca di motivi che dessero un
senso al mio esserci. Non sarei qui ora se non ci fosse stato chi, un
passo alla volta, mi avesse re-insegnato a vivere.

Marianna

Marianna aveva già ripreso gli studi interrotti durante la te-


rapia e ora lavora, dopo la laurea magistrale, come assi-
stente sociale in Emilia.

Carlo Pruneti

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