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ISTOLOGIA

Un tessuto è un insieme di cellule simili che insieme svolgono una determinata funzione e che hanno in comune forma,
dimensione e proteine al loro interno. Un insieme di tessuti forma un organo. Diversi organi formano un apparato
(elementi in comunicazione morfologica) o sistema (elementi con stessa funzione ma non in contatto diretto).

Il raggruppamento di cellule in un tessuto è reso possibile da 2 processi a carico delle proteine della membrana
plasmatica:
1. Riconoscimento cellulare: una © lega si lega esclusivamente a tipi di © solo di un determinato tipo
2. Adesione cellulare: per rafforzare legami tra ©

Giunzioni occludenti o strette: Impediscono movimento di sostanze nello spazio intercellulare interposto tra
due © e ostacolano la migrazione di fosfolipidi e proteine. Dunque separano una regione apicale da una
basale/laterale di una ©.
Desmosomi (di ancoraggio): Collegano in maniera forte © adiacenti, ma permettono comunque movimento
di materiale nello spazio intercellulare. Sulla faccia interna della membrana plasmatica ciascun desmosoma ha
una struttura detta placca, che è connessa a fibre del citoplasma (fatte di cheratina). Dunque collegato
citoplasmi di © adiacenti (mentre gli emodesmosomicollegano membrane extra© di © adiacneti).
Giunzioni serrate o comunicanti: Consentono la comunicazione cellulare tra © adiacenti. Sono costituiti da
complessi proteici detti connessoni, che attraversano le membrane plasmatiche di cellule adiacenti e lo spazio
intercellulare tra esse, che sono fatti di proteine dette connessine. Permettono passaggio di ioni e micro-
molecole.
TESSUTO EPITELIALE
È formato da celluleaccostateche svolgono funzioni di rivestimento, secrezione e recezione di stimoli.
- È formato da cellule molto connesse tra loro grazie a desmosomi e giunzioni occludenti (tanto che la sostanza
intercellulare è quasi assente)
- Poggiano su una membrana basale di proteine e carboidrati
- Mantengono tutta la vita la capacità di duplicarsi
- Non sono vascolarizzati, dunque vengono nutriti per diffusione dai tessuti sottostanti
- Le © del tessuto epiteliale derivano da tutti e 3 i foglietti embrionali

Epitelio di rivestimento
• Ha la funzione di rivestimento, di protezione e facilitano
assorbimento di composti chimici.
• È formato da cellule molto tra loro affiancate che formano 2lamine
(una verso l’esterno e l’altra verso l’interno)che poggiano su una
membrana basale, legata a sua volta al tessuto connettivo.
L’insieme di epitelio, membrana e prende il nome di: cute (se si
trova nel rivestimento esterno), mucosa (se nella superficie interna di
una cavità), sierosa (se in una cavità comunicante con l’esterno, come
l’ano)
• La formadi questo epitelio può variare: appiattito (pavimentoso o
squamoso), cubico e cilindrico.

• Può essere monostratificato (solo uno strato di cellule – es. mucose/sierose) e pluristratificato(due o più strati di
cellule – es. epidermide): gli strati superficiali sono costituiti da cellule morte che squamano continuamente lasciando
posto a cellule degli strati sottostanti., dunque solo le cellule a contatto con la membrana basale sono effettivamente
attive.
• Esiste anche l’epitelio pseudostratificato: un epitelio di transizione composto da un unico strato di © che poggiano
sulla stessa membrana basale ma non hanno stessa forma e altezza, è spesso cigliato.
• Esiste anche l’epitelio di transizione: costituisce il rivestimento interno della vescica e delle vie urinarie, ed è
selettivamente permeabile, così da impedire il riassorbimento dell'urina.
• Può presentareciglia, utili alla rimozione di materiale estraneo (epiteli cigliati), o un orletto a spazzola, una struttura
costituita da estroflessioni di membrana (i microvilli) importanti per aumentare la superficie di assorbimento.

Esempi anatomici:
• L’epidermide è un epitelio pluristratificato (è coneificata:
faringe, vagina e retto però NO)
• I vasi sanguigni e la cavità cardiaca hanno come epitelio di
rivestimento l’endotelio, che è un pavimentoso monostratificato
• Alvelo e glomerulo hanno epiteli monostratificati
• La mucosa gastrica ha un epitelio cilidrico semplice
• I dotti ghiandolari un epitelio cubico

Epitelio ghiandolare
Gli epiteli ghiandolari sono costituiti da cellule con carattere secernente, dunque adibite alla secrezione.
Leghiandole sono strutture cave la cui superficie interna è caratterizzata da un epitelio ghiandolare secernente. Dunque,
queste producono prodotti, portati all’esterno da condotti escretori.
Esistonoanche delle cellule nervose adibite alla secrezione.

Si dividono in:
- Ghiandole esocrine: riversano il proprio prodotto all’esterno o
in dotti escretori. Possono essereunicellulari (producono muco)
e pluricellulari (situate fuori dall’epitelio ma in comunicazione
con esso attraverso il condotto escretore).
- Ghiandole endocrine: Immettono il proprio prodotto (ormoni),
nel liquido interstiziale o nel sangue. Anch’esse possono essere
unicellulari e pluricellulari (che a loro volta sono isolate o
all’interno di organi non ghiandolari).
Epitelio sensoriale
L'epitelio sensoriale è costituito da cellule disperse negli epiteli di
rivestimento, che hanno la funzione di ricevere etrasmettere
stimoli esterni alle cellule del tessuto nervoso (es. papille
gustative, © acustiche dell'orecchio, etc).
Va ricordato che le © dell’epitelio sensoriale non sono cellule
nervose perchénon hanno l'assone ma tuttavia sono avvolte da
espansioni terminali di fibre nervosedeineuroni sensitivi, il cui corpo
cellulare ha sede nei gangli cerebro-spinali.

Dunque, diversamente vanno considerate le © olfattive e le © dei


coni/bastoncelli della retina, che infatti si possono classificare come
neuroepiteli in quanto costituiti da neuroni e non da cellule epiteliali.

Epiteli particolarmente differenziati


L'epitelio particolarmente differenziato comprende formazioni di tessuto che hanno subito modificazioni particolari
finalizzate a funzioni altamente specifiche, per esempio:
- Unghia
- Pelo
- Cristallino
- Dente

TESSUTO CONNETTIVO
• Il tessuto connettivo è costituito da
cellule di forma irregolare disperse in
una matrice extracellulare (costituita da
fibre proteiche: collagene, elastina, fibre
reticolari, etc), diversa nei ≠ tipi di
connettivo. Le © sono separate.
• Svolge la funzione di sostegno,
protezione e interviene nei processi di
ricambio e nutrizione cellulare.
• Deriva solo da 1 foglietto embrionale,
il mesenchima.

Tessuto connettivo propriamente detto


• Le cellule sono i fibroblasti.
• Le © sonoimmerse in una soluzione di mucopolisaccaridi e proteine.

1. Connettivo LASSO
• È il più abbondante nell’organismo
• Funge da riempitivo tra le varie parti del corpo e da riserva di sali e fluidi.
• Avvolge nervi, vasi sanguigni e muscoli e (con il tessuto adiposo) forma lo strato ce collega cute e mucose a strutture
sottostanti
• È un tessuto semifluido: presenta fibre (soprattutto collagene), che si diramano in tutte le direzioni e formano una rete,
immerse in una soluzione di mucopolisaccaridi (soprattutto acido ialuronico e condroitinsolfato), il cui eccessivo rigonfiamento
prende il nome di edema.

2. Connettivo DENSO o COMPATTO


Caratterizzato da una sostanza fondamentale ricca di fibre di collageneraggruppate in fasci che possono essere orientati in tutte
le direzioni (es. derma) o in una direzione (tendini, legamenti, etc.)

3. Connettivo ELASTICO
• Formato da fibre di elastinaelastiche e disposte in fasce.
• È presente nelle strutture che necessitano un’espansione ed un ritorno alla forma iniziale (polmoni, arterie, corde vocali, etc.)
4. Connettivo RETICOLARE
Formato da fibre reticolari, corte e ramificate, formate principalmente da collagene e glicoproteine. Forma la struttura di
supporto di molti organi quali fegato, milza, midollo osseo etc.

Tessuto connettivo specializzato

TESSUTO ADIPOSO
Le cellule che lo costituiscono sono chiamate adipociti, dove ci sono numerosi grassi(trigliceridi), che derivano da:
- Alimenti
- Trasformazione di altri composti
- Formazione ex-novo: gli adipociti stessi formano ex novo trigliceridi.

I trigliceridi viaggiano nel sangue sottoforma di lipoproteine chiamate chilomicroni.


Nell’adipocita, è l’enzima lipoproteina-lipasi che idrolizza i trigliceridi in acidi grassi e
glicerolo, per risintetizzare trigliceridi e permettendo loro di entrare nell’adipocita.
La mobilizzazione dei grassi è invece sotto il controllo dell’enzima lipasi-ormone-dipendente
(attivata da ormoni tiroidei, adrenalida e glucagone): arrivano ai tessuti legandosi all’albumina
nel sangue.

Le sue funzioni sono:


• protezione e sostegno: si trova sotto la pelle e attorno a vari organi sotto la cute (formando il pannicolo adiposo),
dietro il peritoneo, nel midollo etc.
•deposito di grassi come risorsa energetica
• isolamento termico: grazie alla bassa conducibilità elettrica del grasso
• riserva energetica:grazie ai trigliceridi, che liberano una grande quantità di energia

Può essere:
Tessuto adiposo BRUNO: Hanno un nucleo centrale e intorno gocce di grasso
(trigliceridi) piccole.
Le cellule hanno una colorazione bruna perché il loro citoplasma è ricco di
mitocondri, importanti per la produzione di calore: i mitocondri (non avendo
enzima per sintesi ATP) sfruttano l’energia del trasporto di elettroni,
trasformandola in calore.

Tessuto adiposo BIANCO: Gli adipociti sono molto grossi e rotondi e contengono
una sola goccia di grasso che spinge in periferia il nucleo. Le cellule di tale tessuto
sono riunite in gruppetti chiamati lobuli di grasso.

TESSUTO CARTILAGINEO
• Le cellule sono i condrociti che producono una sostanza formata da collagene, glicoproteine e proteoglicani (dunque
secernono loro la loro matrice). I condrociti possono trovarsi raggruppati in gruppi isogeni.
• È dotato di molta resistenza alla pressione/trazione e di molta elasticità
• Forma le cartilagini, rivestite da un involucro di connettivo compatto chiamato pericondrio. Esse si accrescono per:
- moltiplicazione dei condrociti
- aumento della sostanza (accrescimento interstiziale)
- trasformazione di fibroblasti in condrociti, con produzione di nuova sostanza (accrescimento per apposizione)

Cartilagine IALINA: Sostanza fondamentale omogenea grazie


all’equilibrio tra collagene e glicoproteine. È la più abbondante e
si trova nello scheletro del feto, nelle cartilagini nasali, tracheali
etc. e nel rivestimento delle ossa (cartilagini articolari).
Cartilagine ELASTICA: Abbondanti fibre distribuite in fasce
che permettono elasticità (orecchio, epiglottide, etc)
Cartilagine FIBROSA: Ricca di collagene, si trova tra i dischi
intervertebrali, nel menisco del ginocchio etc.
TESSUTO OSSEO
∙ È caratterizzato da rigidità e durezza, grazie alla presenza di sali di fosfato di calcio Ca3(PO4)2 (idrossiapatite) e di carbonato di
calcio, fosfato di magnesio e floruro di calcio (in minor quantità).
∙ Svolge la funzione di sostengo (intervenendo sul movimento) e di riserva di calcio e fosforo.
∙ Ciascun osso è avvolto da un connettivo compatto chiamato (periostio) mentre i canali midollari da una lamina (endostio).
∙ Il tessuto osseo è costituito da lamelle ossee, sulle quali ci sono piccole lacune ossee dove si posano le cellule.

Le cellule facenti parte del tessuto osseo sono:


- Osteoclasti: Sono grosse cellule dotate di molti nuclei, deputate alla demolizione del vecchio tessuto
osseo e al riassorbimento dell’osso (riversa Ca2+ nel sangue). Si trovano nelle lacune di Howship, da loro
stesse create grazie alla loro azione erosiva. La loro attività è sotto il controllo ormonale: il
paratormone(paratiroidi)stimola la formazione di queste©attraverso l’aumento della concentrazione di
calcio nel sangue, e la calcitonina che viceversa rallenta laformazione di tali ©.
- Osteobasti: Elaborano lasostanza fondamentale (matrice) e rimangono intrappolati nel tessuto (nei
canali scavati dagli osteoclasti), fino a trasformarsi in osteociti alla formazione di un nuovo tessuto.
- Osteociti: Derivano dalla specializzazione degli osteoblasti. Hanno la forma di un nocciolo dal quale
partono ramificazioni. Il corpo della cellula si trova in cavità, dette lacune ossee, dove partono sottili
canali, detti canalicoli ossei, che hanno prolungamenti che collegano lacune ossee adiacenti. Sono
meccanocettori e riparano micro-dannegiamenti di lacune.

Le ossa sono dunque sempre rimodellate dagli osteoblasti, che depositano calcio nelle ossa, e dagli osteoclasti, che
riassorbono l’osso e si trovano nelle lacune di Howship, da loro stesse create grazie alla loro azione erosiva.

∙Tessuto osseo SPUGNOSO


Nel TOS le lamelle ossee si sovrappongono,
formando delletrabecole (sottili colonne
con funzione di sostegno) che sono
intrecciate e formano una rete che delimita
cavità midollari o areole, occupate dal
midollo osseo, vasi sanguigni e nervi.
L’orientamento di tali trabecole segue le
sollecitazioni meccaniche alle quali l’osso è
sottoposto.
In generale si trova nelle estremità delle
ossa lunghe, tra le due parti delle ossa
compatte e all’interno elle ossa brevi.

∙Tessuto osseo COMPATTO


Nel TOM le lamelle osee si organizzano formando dei sistemi:
Sistemi fondamentali: lamelle parallele alla superficie ossea
Osteoni (sistemi di Havers): il tessuto è percorso da sottili
canali longitudinali (canali di Havers) attorno ai quali sono
disposte le lamelle (che contengono osteociti). Al centro di
ognuno di essi alloggiano vasi sanguigni e nervi. Sono inoltre,
separati gli uni dagli altri grazie a linee cementanti, che
delimitano le unità.

Nell’osso compatto sono presenti anche canali di Volkmann


che decorrono perpendicolarmente ai canali di Havers e
permettono connessioni tra i vasi sanguigni. Differiscono da
canali di Havers per la direzione e per non essere circondati da
lamelle concentriche. Servono per evitare la necrosi del tessuto
nel caso in cui ci fosse un vaso bloccato.

Costituisce il corpo delle ossa lunghe (che contiene il canale midollare), i


tavolati (superfici) delle ossa piatte e lo strato superficiale delle ossa
brevi.
Ossificazione e rimodellamento osseo
Insieme dei processi che portano alla formazione dell’osso.
Durante la vita embrionale lo scheletro è formato da cartilagine: si distingue l’ossificazione pericondrale (alla periferia
dell’abbozzo osseo) e l’ossificazione encondrale (all’interno della cartilagine). Entrambe avvengono ad opera degli
osteoblasti.
L’accrescimento continua anche dopo la nascita: le epifisi cominciano la loro ossificazione encondrale sostituendo alla fine
completamente la cartilagine. Tuttavia, tra epifisi e diafisi rimane una zona di cartilagine, detta cartilagine di coniugazione,
che al momento dell’ossificazione permette l’allungamento dell’osso.

Anche dopo la crescita l’osso va incontro ad un rimodellamento caratterizzato da erosione ad opera degli osteoclasti. Tale
processo è caratterizzato da fattori meccanici (trazione, compressione), dall’orientamento delle lamelle ossee e da fattori
ormonali:
l’omone paratiroideo: riassorbimento osseo
calcitonina, prodotta nella tiroide: perdita di sali nell’osso, con conseguente osteoporosi
l’ormone della crescita: stimola l’accrescimento scheletrico
tiroxina: maturazione dello scheletro
ormoni sessuali: accelerazione dello scheletro
SANGUE
∙ Tra i tessuti connettivi, è l’unico con una matrice extracellulare liquida: per cui si parla di tessuto connettivo liquido.
∙ Costituisce l’8% del peso corporeo, con un volume di circa 5-6L nell’uomo adulto.
∙ Il sangue ha molte funzioni: trasporta ossigeno e sostante nutririve – rimuove rifiuti del metabolismo e mantiene il
calore di quest’ultimo – mantiene pH e equilibrio idrico – difesa.
∙ È costituito principalmente da plasma (matrice fluida) e dalla parte corpuscolata (cellule o frammenti di ©). La % di
plasma è di circa 54-58%, la % di parte corpuscolata si chiama ematocrito.
∙ Il pH del sangue è attorno a 7,4. Questo valore si mantiene grazie all’azione tampnante delle proteine del sangue, dei
fosfati e della CO2.

PLASMA
È una complessa soluzione acquosa che può variare a causa dimeccanismi omeostatici. La soluzione è composta da sali
(sotto forma di ioni– potassio, calcio, magnesio etc), da piccoli composti organici (glucosio, urea, etc) e proteine, ossia:

- Fibrinogeno: Viene prodotto dal fegato. È coinvolto nei meccanismi di


coagulazione del sangue (ciò che rimane del sangue dopo la coagulazione si
chiama siero, che è quindi un plasma privo di fibrinogeno).
- Alfa-globuline: Comprendono ormoni proteici deputati al trasporto di
ormoni insolubili nel sangue, le lipoproteine ad alta densità HDL (che
trasportano grassi e colesterolo tra tessuti)
- Beta-globuline: Comprendono altre lipoproteine coinvolte nel trasporto di
grassi, colesterolo e vitamine.
- Gamma-globuline (o immuno-globuline): Sono gli anticorpi, dunque
prodotti dai linfociti B del st. immunitario, capaci di riconoscere sostanze
estranee e renderle aggredibili dalle cellule di difesa dell’organismo.
- Albumina: Èuna proteina a basso peso molecolare coinvolta nel trasporto
di acidi grassi liberi e nella regolazione della pressione osmotica del sangue.
Questa infatti deve rimanere costante, perché è coinvolta nei processi di
osmosi,ad un valore pari a quella del cloruro di sodio allo 0.85% (soluzione
fisiologica). È la più presente.

PARTE CORPUSCOLATA
Costituita da cellule del sangue (eritrociti e leucociti) e piastrine.

GLOBULI ROSSI – ERITROCITI - EMAZIE


∙ Sono gli elementi più presenti nel sangue.
∙ Sono anucleati (privi di nucleo), solo nei mammiferi.
∙ Hanno forma a lente biconcava e sono molto flessibili: questo permette un’ampia superficie per gli scambi
gassosi e la capacità di muoversi anche tra i capillari più stretti.
∙ Hanno una vita di circa 120 giorni
∙ Permettono la classificazione dei gruppi sanguigni (AB0, MN).
∙ Anemia: mancanza/diminuzione di emoglobina e di globuli rossi

∙ Sono specializzati nel trasporto dell’ossigeno O2. Essi infatti nel


citoplasma contengono prevalentemente emoglobina, una proteina
capace di legarsi reversibilmente all’ossigeno a livello dei polmoni, per
poi rilasciarlo nei tessuti (grazie all’altra concentrazione di CO2 nei
tessuti, il pH è più basso e ciò permette il rilascio di O2 nei tessuti: non c’è
ossidazione dell’emoglobina). Tale capacità è dovuta alla presenza di un
gruppo EME legato alla proteina, contenente ferro.
(1 emoglobina: 4 gruppi eme (4 Fe) che legano 4 atomi di ossigeno)
∙ Gli eritrociti possono anche contribuire al trasporto di CO2 dai tessuti ai
polmoni. Può legarsi al grupo eme oppure può essere trasportata
sottoforma di ione bicarbonato.

∙Quando invecchiano vengono fagocitati da macrofagi e a livello di milza e fegatoil gruppo eme viene separato
dalla proteina dando origine a pigmenti biliari, escreti attraverso la bile.
GLOBULI BIANCHI - LEUCOCITI
∙ Possiedono un nucleo
∙ Sono incolori
∙ Sono più granti e meno numerosi degli eritrociti
∙ Si muovono con movimento ameboide

1. Granulociti
Presenza nel citoplasma di grossi granuli, visibili a microscopio ottico dopo colorazione.
Neutrofili: hanno affinità per coloranti neutri e si occupano della fagocitosi di corpi estranei. Vengono
attratti da questi attraverso fenomeni di chemio-stasi e grazie ai loro movimenti escono dal sangue e
raggiungono i tessuti. Vivono 3-4 giorni e poi formano il pus, costituito da granulociti morti.
Eosinofili: hanno affinità per coloranti acidi. Intervengono nelle reazioni allergiche.
Basofili: hanno affinità per coloranti basici. Intervengono nelle reazioni immunologiche mediate da IgE.
Ccontengonoinstamina eeparina.

2. Monociti
Sono i più grandi e posseggono un grosso nucleo a forma di “ferro di cavallo”. Vivono nel sangue 24 ore e poi si
trasformano in macrofagi una volta arrivati nei tessuti. Questi hanno capacità fagocitaria maggiore dei granulociti
ma impiegano più tempo a raggiungere il sito di infezione.

3. Linfociti
Sono piccoi e presentano un nucleo molto grande. Si trovano nel sangue circolante e si distinguono in:
Linfociti B: si differenziano in plasmacellule le quali poi produrranno anticorpi necessari per la
distruggere batteri e inattivare tossine.
Linfociti T: coinvolti nella risposta immunitari, attaccano virus, funghi, © estranee e batteri.
Cellule natural-killer: aggrediscono agenti infettivi e tumorali.

PIASTRINE
∙Frammenti di citoplasma privi di nucleo.
∙ Hanno forma discoidale e un diametro di 1-3 mm
∙Derivano dalla frammentazione di cellule polinucleate presenti nel midollo osseo, chiamate megacariociti.
∙ Sopravvivono per 9 giorni e poi vengono fagocitati da microfagi a livello di milza, fegato, polmoni e midollo osseo.
∙Sono importanti per la coagulazione del sangue (fasi iniziali)
∙ Sono presenti solo nel sangue dei mammiferi(gli altri vertebrati hanno cellule nucleate dette trombicicon =
funzione).

Emopoiesi
Processo attraverso il quale si formano le cellule del sangue.

- Inizia nella seconda settimana di fecondazione: si formano gli


eritrociti primitivi, che contengono un tipo di emoglobina
fetale, ossia caratterizzata da un’affinità per l’ossigeno più
alta.
- Dal 5 mese di vita, l’emopoiesi si ferma e inizia l’emopoiesi a
livello del midollo osseo, che continua tutta la vita.
- Durante la vita ci sono differenti stadi di maturazione che
daranno vita agli elementi mieloidi(globuli rossi, granulociti e
piatrine) o agli elementi linfoidi (linfociti). Proliferazione di
questi elementi: leucemia.

Per quanto riguarda i globuli rossi: derivano dal differenziamento di cellule staminali eritropoietiche nel midollo osseo. Si
formano così eritroblasto, dove all’interno vengono sintetizzate grandi quantità di emoglobina.
Quando arrivano allo stadio di eritrociti, lasciano il midollo immettendosi nel circolo sanguigno, grazie alla stimolazione
dell’ormone eritropoietina, rilasciato da © renali in caso di insufficienza di O2 (ipossia) o assenza (anossia).
Coagulazione del sangue
L’organismo possiede meccanismi che bloccano la fuoriuscita di sangue in caso di emorragia: emostasi.
Quando un vaso sanguigno viene leso, la sua parete si contrare e riduce il flusso sanguigno.
Le piastrineaderiscono alle fibre dell’endotelio e liberano sostanze che attirano altre piastrine
Si forma il coagulo temporaneo: un tappo che chiude la lesione temporaneamente
Il coagulo temporaneo diventerà coagulo permanente grazie ad enzimi chiamati fattori della coagulazione.
- La lesione attiva a cascata vari enzimi fino a produrre protrombina (la sintesi richiede vitamina K)
- La protrombina in presenza di ioni calcio si trasforma in trombina
- La trombina trasforma il fibrinogeno in fibrina.
- La fibrina polimerizza una rete, dettatrombo, che intrappola globuli rossi e piastrine
- Si forma il coagulo permanente che arresta la fuoriuscita di sangue.
Il sangue che rimane dopo la coagulazione, che quindi non contiene più fibrinogeno, è detta siero.

In condizioni patologiche il sangue può coagulare all’interno dei vasi, causando un’aggregazione di piastrine che blocca il
flusso del sangue: si parla di trombosi.
- ischemia, non c’è un apporto di sangue all’organo.
- ipossia, non c’è apporto di ossigeno e nutrienti all’organo.
- infarto, il vaso viene completamente invaso e le cellule muoiono.
TESSUTO MUSCOLARE
∙Il tessuto muscolare è deputato al movimento
∙ Le sue caratteristiche fondamentali sono la contrattilità e l’eccitabilità.
∙Le cellule che lo costituiscono sono le fibre muscolari,con forma allungata e capaci di contrarsi e accorciarsi.
∙Il tessuto muscolare può essere:volontario (t. striato) e involontario (t. liscio e cuore)

Il muscolo è rivestito da 3 involucri connettivali vascolarizzati e


innervati:
- Epimisio: il più esterno, avvolge tutto il muscolo
- Perimisio: centrale, avvolge un fascio di fibre del muscolo
- Endomisio: interno, avvolge la singola fibra muscolare.

Le fibre di collagene dei diversi involucri si fondono a livello


dell’estremità del muscolo, formando il tendineo aponeurosi (mani e
piedi).

Tessuto muscolare striato scheletrico


∙Costituisce i muscoli scheletrici (quelli sotto controllo del SN) ed è dunque responsabile del movimento volontario.
∙ È detto striato a causa dell’aspetto a bande che si vede al microscopio ottico
∙ È costituito da fibre muscolari: bianche (contrazione veloce: ricche di glicogeno e usano glicolisi per formare ATP) e
rosse (contrazione lenta: ricche di mioglobina, che rilascia ossigeno per compiere la respirazione cellulare e dunque
produrre ATP).

Il tessuto muscolare è costituito da fasci di fibre muscolari. Ogni


fibrocellula presenta molti nuclei (grazie alla fusione di cellule progenitrici
detti mioblasti) e per questo è chiamata anche sincizio polinucleato.
La sua membrana si chiama sarcolemmae presenta estensioni all’interno
della cellula, che costruiscono itubuli T.
Il suo citoplasma si chiama sarcoplasma e il suo reticolo reticolo
sarcoplasmatico.

Ogni fibra muscolare è una cellula multinucleata che contiene numerosi filamenti chiamati
miofibrille, ciascuna formata da fasci di filamenti chiamati mio-filamenti, i quali possono
essere:
- Spessi: se costituiti di miosina→ Ogni molecola di miosina presenta una testa
globulare e una coda. Da ogni testa sporgono delle protuberanze (i ponti trasversali)
che si spingono verso i filamenti sottili di actina e permettono il legame M-A.
- Sottili:se costituiti d’actina→ Ogni molecola di actina ha una forma globurale (G-
actina) e si dispone nei filamenti sottili come 2 fili di perle avvolti a elica (F-
actina). Ogni 7 molecole di G-actina vi è una proteina globurale, la troponina.
Quando le fibre sono a riposo, il sito di attacco sulle teste della miosina è nascosto
da una proteina filamentosa che è la tropomiosina, che copre 7 molecole di G-
actina.

I filamenti di actina e miosina sono organizzati in unità ripetute detto sarcomeri, che generano la striatura e sono le unità
di contrazione. Ogni sarcomero presenta:
- Bande Z: si trovano alle estremità dx e sx, si legano a filamenti di
actina
- Bande I:adiacenti alle Z, presentano solo filamenti d’actina
- Banda A:presenta filamenti di actina e miosina
- Banda H:zona più chiara nel centro della banda A, costituita solo da
miosina
- Banda M:al centro (ma trasversale) della banda H, e formata da
proteine che sorreggono i filamenti spessi
Meccanismi della contrazione

La contrazione avviene per scorrimento dei filamenti di actina sui filamenti di


miosina (verso il centro del sarcomero). Il legame è assicurato dai ponti trasversali
(teste della miosina), che forzano sul filamento d’actina.
Il movimento di tali teste avviene solo in presenza di ATP, che si lega ai ponti, si
idrolizza in ADP e libera energia. Inoltre, avviene su particolari siti attivi delle
molecole di actina.

Quando il muscolo è a riposo, le teste sono combinate con ADP ma non


interagiscono con l’actina perché i siti attivi di quest’ultima sono coperti dalla
tropomiosina, una proteina che regola tali processi e che è anch’essa controllata
dalla troponina, che si lega a tale proteina e al filamento di actina.
Affinché avvenga la contrazione, occorre spostare la tropomiosina, mostrando
così i siti attivi: causando, quindi, un cambiamento di conformazione della
troponina.

Il segnale che fa scattare tale meccanismo è un impulso nervoso che viene


trasmesso dalle diramazione dei motoneuroni (nervi motori che si trovano nel
midollo spinale), chiamate fibre nervose motrici.
Le fibre motrici arrivano al muscolo, si diramano e si legano allefibre muscolari:
l’unità fibra muscolare/motoneurone forma l’unità motoria, ogiunzione
neuromuscolare, o placca motrice.Questa presenta un rigonfiamento
(bottone sinaptico) e una fessura sinaptica.

Quando arriva l’impulso nervoso, la terminazione nervosariversa


acetilcolina (neurotrasmettitore) attraverso la fessura sinaptica, che
interagisce con un recettore posto sulla fibra muscolare (recettore
dell’acetilcolina), creando un canale che permette il passaggio di ioni
sodio attraverso la membrana.
L’entrata di ioni sodio causa la variazione di potenziale di membrana,
generando anche un potenziale d’azione, che si diffonde lungo la
membrana e i tubuli T, causando il rilascio di ioni Ca2+ da parte del
reticolo sarcoplamsatico.
Quando cessa l’impulso nervoso, l’enzima acetilcolinesterasi distrugge
l’acetilcolina e libera recettori che ripristinano l’impermeabilità della
membrana.

- L’impulso nervoso fa in modo che il reticolo sarcoplasma. rilasci ioni


Ca2+
- Gli ioni Ca2+ si legano alla troponina, e fanno in modo che essa cambi
conformazione
- Questo fa in modo che la tropomiosina, legata alla troponina, venga
spostata dal sito di attacco dell’actina, pronti ora a legarsi con la miosina
- La teste della miosina si legano all’actina
- Il legame libera gruppi fosfato: questo fa in modo che la miosina cambi
confromazione e si generi forza contrattile
- Le teste della miosina agganciano l’actina, liberano ADP e gruppo
fosfato e si piegano a 45° verso la porizione centrale del filamento
spesso (trascinando il filamento sottile verso il centro del sarcomero)
- L’ADP viene rilasciato e l’ATP si lega alla miosina e ne causa il
distacco dall’actina
- L’ATP viene idrolizzato e la testa della misiona torna alla sua
conformazione distesa. ADP e fosfato rimangono legati alla misiona
- Con riassorbimento di Ca2+ il muscolo si rilassa.

Tale processo continua finché c’è disponibilità di ATP, quando finisce, le teste rimangono agganciate e i filamenti non
possono più muoversi.
Tessuto muscolare liscio
∙ Il tessuto muscolare liscio costituisce la tonaca mucosa della parete degli organi cavi dell’apparato digerente, urinario e
genitale. È inoltre presente nella parete dei vasi sanguigni e dei dotti escretori di alcune ghiandole.
∙ È un tessuto privo di striatura
∙ Contiene un sistema contrattile, sotto controllo del sistema nervoso autonomo (involontario).

∙ Nel muscolo liscio, le fibre muscolari sono allungate e posseggono un singolo nucleo
centrale. Sono molto più piccole rispetto alle fibre del muscolo scheletrico
∙ Il muscolo liscio contiene filamenti sia di actina che di miosina ma in quantità differenti
rispetto allo scheletrico: la miosina è molto più scarsa
∙ Non contiene il complesso delle troponine

Le fibre muscolari sono raggruppate in fasci, i quali possono essere isolati o


organizzati in lamine orientate nella stessa direzione. Distinguiamo dunque:
- Muscolo liscio multiunitario: costituito da fibre muscolari distinguibili e
separate l'una dall'altra da uno strato di glicoproteine e collagene.
Ciascuna fibra è indipendente nella contrazione ed innervata da una
singola terminazione nervosa (es. muscoli erettori del pelo, il muscolo
ciliare dell'occhio, i muscoli dell'iride)
- Muscolo liscio unitario o sinciziale: costituito da fibre che si
contraggono simultaneamente grazie alla presenza sul sarcolemma di gap
junctions, ossia delle strutture che mettono in comunicazione elettrica le
fibrocellule (giunzioni comunicanti). Tale contradizione può essere
indotta da stimoli nervosi del sistema nervoso autonomo, da stimoli
ormonali o da necessità delle fibrocellule stesse. Esempi: pareti dell tratto
gastrointestinale, i dotti biliari, gli ureteri, l'utero e in molti vasi
sanguigni.

La contrazione è più lenta di quella del muscolo scheletrico, ma più duratura. È ovviamente involontaria. Può essere:
- RITMICA: caratterizzata da impulsi periodici (es. peristalsi)
- TONICA: caratterizzata da una contrazione parziale che si protrae per un tempo prolungato

Tessuto muscolare cardiaco


∙ Tessuto che costituisce la parete del cuore (miocardio)
∙ Il miocardio è composto per il 70% da fibre muscolari, mentre il restante 30% è costituito principalmente da tessuto
connettivo e da vasi.

∙ Le fibre muscolari che ve ne fanno parte hanno un solo nucleo e prendono


il nome di cardiomiciti. Queste si ramificano alle estremità (sono
biforcate) e si collegano con altre quattro fibrocellule attraverso delle
giunzioni chiamate dischi intercalari, zone di contatto sottili e suddivise in
segmenti che hanno una complessa organizzazione comprendente:
Desmosomi
Gap junction: permettono il passaggio di ioni e piccole molecole
consentendo l’eccitamento alla contrazione.
Zonule aderenti
Sono sincizi funzionali (fusione di più cellule tra loro)
∙ Nel tessuto muscolare cardiaco sono presenti miofilamenti, che però non si
associano in miofibrille distinte ma formano una massa continua, interrotta solo da setti di reticolo sarcoplasmatico e
mitocondri.

Il miocardio è striato ma ha un’attività contrattile involontaria, ossia non segue stimoli nervosi ma genera
spontaneamente l’impulso alla contrazione ritmica. Tuttavia, i nervi che vi giungono hanno il compito di regolare
frequenza e forza di questa attività.
Il battito insorge in un gruppo di cellule muscolari, costituenti il nodo seno-atriale, dal quale di questa attività.si propaga
a tutte le cellule attraverso un sistema di conduzione nel qualetroviamo giunzioni gap tra cardiomiciti e giunzioni
neuromuscolari tra fibre nervose e cardiomiociti.
TESSUTO NERVOSO
Il tessuto nervoso comprende neuroni e cellule gliali.

Neuroni
∙ I neuronile unità funzionali del sistema nervoso
∙ Sono dotati di eccitabilitàe conduttività: sono cellule specializzate nella generazione e nella conduzione di segnali
nervosi attraverso impulsi elettrici (potenziali d’azione: veloci e temporanei, in tutti i neuroni con = meccanismo a
prescindere da funzione e localizzazione) e nella liberazione di composti chimici chiamati neurotrasmettitori.
∙ Tali neuroni sono sono in connessione tra loro attraverso lesinapsi, dove avviene il rilascio del neurotrasmettitore e
quindi si manifesta il passaggio dei segnali.

Sono costituti da:


Corpo cellulare: contiene un nucleo e gli organuli cellulari,e da questo si
dipartono 2 tipi di prolungamenti (dendriti e assone), si occupa della
ricezione dei segnali. Più corpi cellulari creano un ganglio.
Dendriti:prolungamenti citoplasmatici ramificati (a forma di arbusto), si
occupano della ricezione degli stimoli e della loro trasmissioneda altri
neuroni verso il corpo cellulare (direzione centripeta)
Assone (o cilindrasse): singolo prolungamento citoplasmatico (che può
presentare delle ramificazioni chiamate assoni collaterali e ramificazioni
terminali), si occupa della trasmissione degli impulsi dal corpo cellulare
verso altri neuroni o verso cellule degli organi effettori.

Ciascun assone può essere avvolto da strati multipli di un rivestimento


chiamato guaina mielinica formata da cellule gliali, chiamate cellule di
Schwann nel SN perfierico (nel SN centrale si parla di oligodendrociti) che
lo avvolgono. Tale guaina non è continua ma formata da segmenti
internodali, separati da brevi zone in cui l’assone è scoperto, chiamate nodi
di Ranvier.
Gli assoni, insieme, costituiscono le fibre mieliniche (quelli privi di guaina
mielinica sono invece le fibre amieliniche)

Gli assoni possono essere:


Unipolari: presentano solo un assoneche parte dal soma (es. nervi cranici)
Bipolari: presentano un singolo assone e un singolo dendrite (es. epitelio olfattivo)
Multipolari: i più comuni, posseggono molti dendriti (che emergono dal corpo cellulare) e un assone.
Pseudounipolari (neuroni T): presentano un corpo cellulare e un assone che si biforca in 2 prolungamenti.

Il trasporto può essere:


Anterogrado: è più veloce (400mm/dì), avviene dal corpo © verso le terminazioni assoniche ed è utilizzato per
il trasporto di componenti membranosi di nuova sintesi che devono raggiungere le terminazioni nervose
Retrogrado: è piàletno (0,2mm/dì), avviene in direzione opposto ed è finalizzato al reciclo degli stessi.

POTENZIALE D’AZIONE
Sappiamo che i neuroni sono eccitabili essenzialmente per 2 caratteristiche della loro membrana:
Presenza di un potenziale elettrico di membrana
Presenza di canali ionici specici

Il potenziale d’azione è una variazione rapida del potenziale di membrana (-70mV), seguita dal ritorno del potenziale
alla condizione di riposo.Esso dipende dall’apertura da quanti e quali canali ionici sono aperti.

Molte © del corpo possiedono un potenziale di membrana, cioè una differenza di carica tra l’interno e l’esterno della
cellula: una © che possiede un potenziale di membrana è definita polarizzata. Questa differenza di carica è dovuta a flussi
ionici (soprattutto di K e Na) attraverso i canali sodio-potassio votaggiodipendneti. Quando sono aperti, infatti,
permettono a particolari ioni di passare per diffusione.
Quando il neurone è al riposo si parla di potenziale di riposo, che si aggira attorno ai -70mV anche nei neuroni. Durante
questa fase i canali del K sono aperti.
Il potenziale d’azione si innesca grazie alla manifestazione di un potenziale graduato che, se
riesce a raggiungere il potenziale soglia, innesca il potenziale d’azione. Questo potenziale può
assumere un valore chediventa meno negativo si parla di depolarizzazione(potenziale
eccitatore) o diventa più negativo si parla di iperpolarizzazione(potenziale inibitore): in
entrambi i casi questa variazione si forma grazie all’apertura dei canali ionici, quindi alla
presenza di flusso ionico (che va a variare il voltaggio del potenziale di membrana).
Per innescare il potenziale d’azione si necessita una somma di potenziali graduati (a livello
temporale e spaziale), poiché uno solo non è in grado di generare un potenziale d’azione.

Quando la somma dei potenziali graduatiraggiunge il valore soglia di-55mV,i


canali del sodio si aprono e permettono un grande flusso ionico con entrata di
ioni sodio all’interno e di ioni potassio all’esterno. Questo comporta una
inversione della carica di membrana, ossia in 1 millisecondosi passa da un
valore di -70mV a +40mV. Si parla dunque di depolarizzazione rapida (fase
ascendente), e si crea il potenziale d’azione.

Quando si raggiunge l’apice della depolarizzazione i canali del sodio si


chiudono di nuovo e i canali del potassio si aprono, con la fuoriuscita di K.
Dunque, la membrana è in grado di riiniziare la ripolarizzazione (fase
discendente).
Può avvenire che con la fuoriuscita in massa del K, tuttavia si finisce per
iperpolarizzare la cellula, portando il potenziale di membrana ad un livello
inferiore al livello di riposo (-90mV). Quando si raggiunge la iperpolarizzazione
si chiudono i canali del K+ e l’equilibrio viene ristabilito dalla pompa Na-K.

Durante e immediatamente dopo un potenziale d’azione la cellula una eccitabilità inferiore


rispetto alla sua fase di riposo. Si parla di periodo refrattario, che si distingue in:
Assoluto: qualsiasi tipo di stimolo non riesce ad evocare un potenziale assoluto
(durante depolarizzazione e gran parte della ripolarizzazione)
Relativo: non riesce ad essere attivato a parità di stimolo con quello precedente,
ma se ne ricevesse uno più intenso allora si potrebbe eccitare (dopo il periodo
refrattario assoluto per circa 10-15 millisecondi), ottenendo però un potenziale
d’azione di ampiezza inferiore.
Il periodo refrattario totale (10 ms) impone un limite alla frequenza di scarica dei
potenziali d’azione, che può dunque essere al massimo di 100 impulsi/s.

Nel neurone…
Il potenziale d’azione si propaga in maniera unidirezionale perché il periodo refrattario gli impedisce di fare
retromarcia.
Se la fibra è amielinica, i canalici ionici sono presenti lungo tutto l’assone dunque il potenziale si propagherà
punto dopo punto (conduzione continua) ma in maniera più lenta
Se la fibra è mielinica invece, i canalici ionici si trovano a livello dei nodi di Ranvier. Dunquesi trasmetterà il
potenziale d’azione da un nodo di ranvier, creando una conduzione saltatoria, che possiede maggior velocità
di trasmissione
Le differenze di potenziale interessano una porzione limitata di membrana ma si diffondono sulla restante parte
velocemente perché gli ioni sodioentrati, sono attratti da tali zone restanti e fanno aumentare gli altri potenziali ancora
negativi.

SINAPSI
Il passaggio di segnali da una cellula all’altra avviene attraverso particolari strutture chiamate sinapsi: Il neurone che
manda il segnale, che è unidirezionale, si chiamaneurone pre-sinaptico, mentre quello che lo riceve neurone post-
sinaptico.

Le sinapsi sono situate all’estremità delle ramificazioni degli assoni, che presentano un rigonfiamento (bottone
sinaptico) dove la membrana è molto vicina alla membrana della cellula che deve ricevere il segnale. Tra le due
membrane esiste una fessura sinaptica che il segnale elettrico, in quanto elettrico, non riesce a superare. Per superarlo
viene così trasformato di un segnale chimico, ossia un neurotrasmettitore. Essi sono contenuti in piccole vescicole
(vescicole pre-sinaptiche) che liberano il segnale all’esterno della membrana, il quale sarà poi legato a dei recettori per
neurotrasmettitori post-sinaptici costituiti da canali ionici che sono generalmente chiusi, ma al momento del legame si
aprono e permettono il passaggio attraverso la membrana.
I neurotrasmettitori hanno natura chimica diversa: acetilcolina, ammine biogene, amminoacidi, peptidi e l’'ossido di
azoto. La rimozione di questi dalla fessura sinaptica deve avvenire rapidamente e si realizza per opera di enzimi specifici
o proteine che si trovano sulla membrana, capaci di legare il neurotrasmettitore al bottone sinaptico. Si parla di reuptake.

Nel dettaglio:
Il potenziale d’azione arriva al terminale assonico
Si aprono i canali del sodio e inzia la depolarizzazione, che apre anche i canali del calcio
Il calcio entra nella © e attiva la fusione delle vescicole contenti acetilcolina con la membrana pre-sinaptica
Le molecole di acetilcolina si diffondono nella fessura sinaptica e si legano ai recettori post-sinaptici
I recettori vengono attivati dopo il legame, si aprono i canali del sodio, del potassio e del calcio, causando la
depolarizzazione della membrana post-sinaptica
La depolarizzazione si propaga e attiva il potenziale d’azione della membrana post-sinaptica
Acetilcolina viene scissa e riassorbita dalla membrana presinaptica.

Cellule gliali
Parte del tessuto nervoso sono anche le cellule della glia (o cellule gliali) chehanno il compito di sostenere, proteggere e
nutrire i neuroni. Non sono tuttavia in grado di condurre il segnale elettro-chimico. Possono essere:
Microglia: Piccole cellule deputate alla rimozione di resti cellulari. Hanno origine nel midollo osseo e migrano
nel tessuto nervoso attraverso i vasi sanguigni.
Astrociti:Riforniscono i neuroni di glucosio e regolano il liquido interstiziale del tessuto nervoso.Hanno forma
stellata e formano la barriera ematoencefalica. Sono in grado di circondare con i loro prolungamenti i vasi
sanguigni cerebrali ostacolando il passaggio di molecole. Anche la presenza di giunzioni occludenti rende
estremamente selettivo il processo di scambio tra sangue e tessuto nervoso
Oligodendrociti:Circondano i neuroni formandone la guaina mielinica.
APPARATO LOCOMOTORE
L’apparato locomotore svolge funzioni di sostegno, protezioni e movimento. si divide in tre sotto-apparati: scheletrico,
muscolare, articolare.

Piani anatomici:
- Sagittale: divide il corpo in destra e sinistra
- Frontale: divide il corpo in anteriore e posteriore
- Trasversale: divide il corpo in craniale (superiore) e caudale (inferiore).

APPARATO SCHELETRICO

È costituito da:
Ossa: organi rigidi e resistenti formati da tessuto osseo
Cartilagini: formati da tessuto cartilagineo epiù flessibili
Partimolli: organi e tessuti che ricoprono lo scheletro

Nell’uomo le ossa sono 206 (e 32 denti), le quali possono essere:


- Ossa lunghe: Hanno forma allungata e sono costituite da una
parte centrale cilindrica (chiamata diafisi) percorsa da una cavità
che contiene midollo osseo (detta cavità midollare) e da due
estremità rigonfie (dette epifisi), formate da tessuto spugnoso
rivestite da una lamina di tessuto compatto. Si occupano
dell’articolazione (es. omero, radio e ulna)
- Ossa brevi o corte: Sono formate da tessuto spugnoso rivestito
da una lamina di tessuto compatto (es. carpo).
- Ossa piatte: Hanno forma a piastra e sono formate da due
lamine di tessuto compatto che racchiudono un sottile strato di
tessuto spugnoso (es. cranio).
- Ossa irregolari: Hanno forma complessa (es. vertebre).
- Ossa sesamoidi: Hanno forma discoidale e si trovano nei
tendini (es. rotula).
- Ossa saturali o wormiane: Piccole ossa che possono trovarsi
tra le articolazioni che connettono le ossa del cranio (chiamate suture).

Nella cavità midollare e nell’osso spugnoso è presente un tessuto connettivo


chiamato midollo osseo: ricco di vasi sanguigni e deputato alla produzione di
cellule del sangue (emopoiesi). Tuttavia, con l’invecchiamento, una parte di
esso viene sostituito col tessuto adiposo (midollo giallo, per il colore
giallastro).
Scheletro assile

CRANIO
È costituito da 8 ossa craniche piatte (frontale, occipitale, 2 parientali, 2 temporali,
sfenoide e etmoide) unite da:
Suture: articolazioni fisse che delimitano la teca cranica, la cavità che
contiene l’encefalo
14 ossa della porzione facciale (es. 2 ossa mascellari, 2 nasali e la mandibola,
l’unico osso mobile del cranio).
3 coppie di ossicini uditivi: situati nel timpano, una cavità nell’osso
temporale.
In alcune ossa del cranio sono presenti cavità, dette seni, rivestite da mucosa e importanti per la respirazione.

OSSO IOIDE
È un osso impari che si trova a livello della quarta vertebra cervicale. È dunque
posto nel collo, sotto la mandibola.
È sottile e a forma di semicerchio (ferro di cavallo).
È un osso solo che non si dirama in altre ossa ma è mantenuto in posizione da
muscoli che tengono aperta la laringe. Il suo compito è infatti tenere aperta la
laringe.

COLONNA VERTEBRALE

È l’asse verticale dello scheletro ed è formata da 24 vertebre (7 cervicali, 12 toraciche


o dorsali, 5 lombari), osso sacro(deriva dalla fusione di 5 vertebre sacrali) e coccige
(deriva dalla fusione di 4 vertebre coccigee).
Si parla di cifosi dorsale e lordosi cervicale e lombare.

Le vertebre hanno struttura diversa, ma in comune hanno:


Corpo (anteriormente)
Arco vertebrale: formato da due peduncoli, ai lati del corpo,
dopo i quali vi sono due lamine che si uniscono formando il
processo spinoso (la successione di questi la senti toccando la
schiena).
Forame vertebrale:ll foro che si crea tra il corpo e il punto
dove si uniscono le due lamine, è attraversato dal midollo
spinale.
Processi trasversi: Si sporgono all’infuori tra i peduncoli e le
lamine dei processi trasversi. A livello di questi si articolano le
costole.
Processi articolari: Si sporgono dai peduncoli verso l’alto e
verso il basso. Sulla loro faccia troviamo le faccettearticolari,
grazie ai quali le vertebre si uniscono tra loro.

Nelle vertebre i corpi vertebrali rimangono unitigrazie a dischi intervertebrali, formati da un


nucleo polposo e un anello fibroso (quindi connettivo). Servono ad ammortizzare gli urti prodotti
dal movimento.
L’unione tra le celle fa formare dei fori tra i due peduncoli, chiamati forami intervertebrali,
dove passano i nervi spinali.

Due vertebre sono particolarmente diverse e importanti:


- Atlante: è la prima vertebra, collegata con l’osso occipitale del cranio, permettendogli il
movimento in su-giu.
- Epistrofeo: è la seconda vertebra, che presenta superiormente una sporgenza detta
dente dell’epistrofeo, che si inserisce nel forame dell’atlante e permette le rotazioni
della testa
CASSA TORACICA
È formata da:
- 12 vertebre toraciche
- 12 costole: Legate alle vertebre toraciche. Le costole contengono
midollo osseo Sono ossa appiattite che alle estremità
diventanocartilagini costali, unendosi allo sterno.
7 costole vere: unite allo sterno,
3costole false: unite alla cartilagine della costola sopra
2costole fluttuanti.
- Sterno: Un osso appiattito unito alle vertebre grazie alle costole.

Scheletro appendicolare

Arti superiori
Omero (braccio, parte su)
Radio e ulna (avambraccio, parte giu)
Carpo (polso),
Metacarpo (mano)
Falangi, falangine e falangette (dita: importanza soprattutto del pollice opponibile)

Cinto pettorale, o toracico, o scapolare


Connette gli arti superiori con lo scheletro assile e funge da attacco per molti
muscoli. È composto da:
- Clavicole: a forma di S allungata e situate anteriormente e sotto il collo
- Scapole: a forma triangolare e poste sotto le clavicole, sempre
anteriormente, che si collega all’omero.

Cinto pelvico
Connette gli arti inferiori con lo scheletro assile mediante 2 anche, unite sopra
dall’osso sacro e sotto da un’articolazione semifissa detta sinfisi pubica.
Osso sacro, coccige e anche formano il bacino o pelvi, che sostiene il tronco ed è
connesso agli arti inferiori. Le anche derivano dalla fusione di tre ossa (nel neonato
indipendenti) che sono:
- Ileo: corrisponde alla cresta iliaca, ossia il semicerchio iniziale dell’anca
- Ischio: forma ad L, permette la posizione seduta
- Pube: unico posto anteriormente, ha un braccio in alto che si collega
all’ileo e uno in basso che si collega all’ischio.
Uniti, vanno a formare una sottile cavità, detta acetabolo, dove si articola il femore.

Arti inferiori
Femore (coscia)
Tibia e perone (polpaccio)
Tarso (caviglia)
Metatarso, astragalo (piede)
Falangi, falagine e falangette (dita).

Frattura
La rottura di un osso viene chiamata frattura ed è determinata da traumi, patologie o avviene in modo spontaneo.
L’osso fratturato è tuttavia in grado di ripararsi:
- Al momento della frattura, i vasi sanguigni si rompono e si verifica una fuoriuscita di sangue seguita dalla
formazione di un ampio ematoma.
- In alcuni giorni l’ematoma viene invaso da vasi sanguigni e da osteoblasti, fibroblasti, osteoclasti e
granulociti che permettono la formazione di un tessuto osseo spugnoso e di un callo cartilagineo.
- Questo callo sarà sottoposto a processi di ossificazione e diverrà un callo osseo, con successivo
rimaneggiamento della quantità di tessuto osseo prodotta (che prima era troppo elevata).
APPARATO ARTICOLARE

Comprende le articolazioni, ossia strutture attraverso cui le ossa sono connesse. Possono essere diverse e dunque
permettere movimenti in diverse direzioni.

Possono essere:
Fibrose: Le ossa sono unite saldamente grazie ad un tessuto connettivo denso (es. suture craniche)
Cartilaginee: Le ossa sono separate da un tessuto cartilagineo fibroso (es. sinfisi pubica)
Sinoviali: Le ossa sono unite grazie alle estremità adiacenti
delle ossa. Entrambe le ossa adiacenti sono rivestite
dacartilagine articolare(tessuto cartilagineo ianina), e si
trovano all’interno di una capsula articolare, costituita da uno
- Strato esterno: connettivo denso con fibre di
collagene che formano i legamenti dell’articolazione.
- Strato interno: connettivo lasso (membrana
sinoviale), che ricopre le superfici interne
dell’articolazione, ad eccezione delle estremità dove
c’è la cartilagine articolare.
Il foro presente tra la capsula e le estremità ossee si chiama
cavità articolare, che contiene il liquido sinoviale che nutre le
cartilagini ed è formato da mucopolisaccaridi.

Le articolazioni si dividono anche in:


Sinartrosi: articolazioni non mobili (cranio, denti)
Anfiartrosi: articolazioni parzialmente mobili (vertebre, sinfisi pubica)
Diartrosi: articolazioni mobili (omero, scapola, ginocchio, dita, etc.).

I possibili movimenti di un’articolazione sono:


Flessione, Estensione (riduco e aumento
angolo tra due ossa)
Iperestensione (aumento angolo di più di
180°)
Abduzione e Adduzione (allontano e avvicino
dal corpo)
Rotazione (destra – sinistra – esterna –
interna)
Circodunzione (movimento che segua un
percorso circolare)
Supinazione e Pronazione (palmo della mano
verso su e verso giu)
APPARATO MUSCOLARE

L’insieme dei muscoli striati scheletrici forma l’apparato muscolare. Questi


sono effettori, dunque rispondono con un’attività in seguito ad una
particolare stimolazione nervosa. Un muscolo striato scheletrico è infatti
formato da vasi sanguigni, terminazioni nervose e tessuto muscolare striato,
quindi da fibrocellule avvolte da tessuto connettivo (chiamato endomisio) e
a volte disposte in fasci avvolti sempre da tessuto connettivo (chiamato
perimisio).
I muscoli sono separati da un connettivo fibroso chiamato fascia, che
insieme a endomisio e perimisio si prolunga e forma un cordone chiamato
tendine.
Alcune volte, però, il tessuto connettivo di rivestimento si prolunga in
lamine fibrose, dette aponevrosi, che si connettono al rivestimento di muscoli adiacenti, collegandoli tra loro.

Di solito, un’estremità del muscolo è legata ad una struttura fissa,


detta origine del muscolo, mentre l’altra estremità si inserisce in una
struttura mobile, detta inserzione. Con la contrazione, l’inserzione
viene tirata verso l’origine.
Diversa è la contrazione degli sfinteri, ossia muscoli a forma ad anello che
non hanno origine e inserzione: la loro contrazione avviene mediante
apertura e chiusura dell’orifizio.

I muscoli si distinguono in:


- Agonisti: causano il movimento
- Antagonisti: si oppogono al movimento, facendo ritornare l’arto in posizione iniziale.
Quando i muscoli non si contraggono isolatamente ma a gruppi: si parla di un muscolo agonista che con la sua
contrazione fa contrarre i muscoli vicini, detti sinergisti, che rendono più preciso l’effetto del muscolo agonista.
Quando, però, c’è un contrasto d’azione nel movimento (ossia che contraendo un muscolo si produce un movimento
opposto al muscolo agonista) si parla di muscolo antagonista.

Principali muscoli
Muscolifacciali
Trapezio: tra cavicola e collo
Deltoide: spalla
Grandepettorale: seno
Grandedorsale: schiena
Bicipite: braccio (parte su)
Retto dell’addome: gabbia
toracica e pancia
Grande gluteo: sedere
Quadricipite: coscia davanti
Bicipite femorale: coscia
dietro
Tibialeanteriore: polpaccio
Gastrocnemio: polpaccio
dietro su
Soleo: polpaccio dietro giu
Contrazione muscolare
La contrazione muscolare è dovuta dallo slittamento della miosina sull’actina. L’energia per questo movimento
viene fornita dall’idrolisi dell’ATP, con formazione di ADP e gruppo fosfato.
Tuttavia, essendo le fibrocellule impermeabili all’ATP, occorre che questo sia rigenerato all’interno della
fibrocellula stessa anche dopo l’idrolisi. Ciò avviene mediante 3 possibili meccanismi:

1) A partire da ADP e fosfocreatina: La fosfocratina (creatina + gruppo fosfato) è limitata nel muscolo
quindi con questo meccanismo si permette una nuova contrazione di solo poche decine di secondi.

2) Utilizzo di energia derivata dalla glicolisi(con produzione di acido lattico): Consente di estrarre una
piccola parte di energia ma sufficiente alla sintesi di ATP. È molto rapida ma l’energia viene esaurita in
pochi minuti. → Fibre bianche o a contrazione veloce (sonopovere di mioglobina e di mitocondri)

3) Utilizzo di energia derivata dal trasferimento degli elettroni (respirazione cellulare):È un processo
molto efficiente che produce molte molecole di ATP, quindi permette lunghe contrazioni, ma è molto lento.
→ Fibre rosse o a contrazione lenta (grazie alla presenza di mioglobina e mitocondri)

Fatica muscolare
I muscoli sottoposti a sforzo vanno incontro alla fatica muscolare, ossia l’incapacità di contrarsi a causa di accumulo
di acido lattico nelle fibrocellule.
I muscoli che devono contrarsi a lungo, per questo, contengono la mioglobina, una proteina che a riposo lega
l’ossigeno liberato dall’emoglobina e forma un deposito di ossigeno all’interno delle fibrocellule. In questo modo
quando la contrazione fa diminuire la disponibilità di ATP, la mioglobina libera l’ossigeno disponibile per la
respirazione cellulare.

Attività fisica
La muscolatura è molto sensibili all’attività fisica. Con un’intensa attività aumentano i filamenti di actina e miosina e
si arriva ad una ipertrofia del muscolo, ossia un aumento dei capillari sanguigni e del diametro del muscolo.
Se l’attività viene sospesa si parla di atrofia, con la quale le dimensioni delle fibrocellule diminuiscono
APPARATO TEGUMENTARIO
L’apparato tegumentario ha la funzione di rivestire l’organismo, proteggendolo dai traumi e da agenti patogeni. Si
occupa anche del mantenimento della temperatura corporea.

CUTE
∙ La cute ha la funzione di rivestire il corpo umano: è elastica, resistente, impermeabile, funge da barriera per impedire
l’ingresso di sostanze nocive.
∙ È dotata di recettori sensoriali.
∙ È costituita da epidermide e derma.

Epidermide
È lo strato più superficiale ed è un epitelio pluristratificato, dove le cellule sono chiamate cheratinociti.
Strato basale: è lo strato più profondo, costituito da © che poggiano sulla
membrana basale. Tra queste sono inserite altre © dette melanociti, che
producono il pigmento melanina, responsabile della colorazione della pelle e
dell’assorbimento delle radiazioni ultraviolette (che sennò danneggerebbero
gli stati profondi dell’epidermide).
Strato corneo: è lo strato più superficiale, ed è costituito da cellule morte
che desquamano in continuazione, fino a farsi sostituire da cellule degli strati
più profondi: le © si staccano dalla membrana basale e vengono spinte verso
l’esterno.
Man a mano che passano da uno strato all’altro, vanno incontro a
differenziamento e sintetizzano grandi quantità di cheratina, una proteina
dotata di resistenza, flessibilità e scarsa solubilità in acqua. Tale sostanza si
accumula fino a occupare completamente le cellule facendole morire (stato corneo).

Derma
Posto sotto l’epidermide, è composto da tessuto connettivodenso e da
una matrice fatta di fibre di collagenee elastiche.
Il derma contiene i vasi sanguigni, importanti per il nutrimento della
pelle, e terminazioni nervose, che sono i recettori sensoriali per il tatto, il
dolore e la temperatura. Qui si trovano anche ghiandole sudoripare e
follicoli piliferi.

Sotto la cute, è presente il TESSUTO SOTTOCUNAEO o


IPODERMA. È formato da un tessuto connettivo lasso e adiposo e serve
come deposito di grassi di riserva e come isolante.

Recettori della pelle


Corpuscoli di Meissner: Forniscono l’informazione tattile su
piccoli cambiamenti di ciò che è a contatto con la superficie
corporea
Dischi di Merkel:Si trovano negli strati superficiali della
pelle, forniscono informazioni su ciò che è in contatto con essa
Corpuscoli di Ruffini: Situati nella profondità del derma,
rilevano vibrazioni a bassa frequenza
Corspuscoli di pacini:Ancora più profondi, si adattano agli
stimoli e rispondono a vibrazioni ad alta frequenza
Corpuscolo di Krause
Terminazioni nervose:Sensibilità a dolore, prurito e calore.
ANNESSI CUTANEI
Sono strutture derivate dalla differenziazione delle cellule dell’epidermide.

Unghie
Sono lamine cornee che si sono differenziate dallo strato corneo
dell’epidermide. Sono composte da:
- Lamina: corpo dell’unghia, aderisce alla cute
- Radice: nascosta da un ripiegamento cutaneo
- Matriceungueale: porzione di epidermide posta all’inizio della
radice.

Capelli e peli
Essi hanno una parte fuori dalla cute, detta fusto, e una dentro, detta
radice.
Il follicolo pilifero è un’invaginazione dell’epidermide e del derma, dove
è situata la radice. La sua porzione più profonda è detta bulbo pilifero.
Alla base del follicolo c’è il muscolo erettore del pelo, innervato dal SN e
importante per la termoregolazione.

I capelli e peli sono costituiti da cellule morte di cheratina e da granuli di


melanina, che determina il colore dei capelli (con la diminuzione di
questa si arriva all’incautimento, ossia la comparsa di capelli bianchi).

Ghiandole
Ghiandole sebacee: Presentano dotti escretori che sboccano in follicoli piliferi che secernono una miscela di
grassi e cere, detta sebo, che proviene dalla disidratazione della pelle.
Ghiandole sudoripare: Regolazione della temperatura corporea
Ghiandole mammarie: Produzione di latte per allattamento

Ferite e ustioni

Le lesioni che causano l’interruzione della continuità della cute prendono il nome di ferite. Tali ferite si rimarginano
spontaneamente, a meno che intervengano processi infettivi causati da germi patogeni entrati nei tessuti danneggiati.
- Se la ferita interessa solo l’epidermide, le cellule epiteliali si moltiplicano colmando lo spazio non continuo
- Se le lesioni interessano anche il derma, si rompono anche i
vasi sanguigni e si ha una perdita di sangue (emorragia). A
ciò segue la fuoriuscita di fibrina e liquido interstiziale causa
la formazione della crosta, in modo da proteggere i tessuti.
Formata la crosta, numerosi fibroblasti si occuperanno di
riunire i margini della ferita formando fibre di collagene.
Quando il processo sarà completato, la formazione delle
cellule epiteliali porterà alla rimozione della crosta. Tuttavia,
se il tessuto neoformato è ben visibile sotto la ferita, si parla
di cicatrice.

Le lesioni causate dal calore prendono il nome di ustioni. Queste sono divise in:
- Ustioni di primo grado: Danneggiano l’epidermide. Causano bruciore ed arrossamento, seguiti da distacco
di strati epidermici superficiali. Si avrà un ripristino completo dell’epidermide.
- Ustioni di secondo grado: Danneggiano anche il derma. Il liquido dei capillari del derma fuoriesce e forma
vesciche sotto l’epidermide morta. La guarigione coinvolge i fibroblasti, che ricostituiscono la sostanza
fondamentale, e le cellule epiteliali degli annessi cutanei, che si trovano nel profondo derma e raggiungono
la superficie di quest’ultimo per ricostituirla.
- Ustioni di terzo grado: Danneggiano epidermide, derma e annessi cutanei. Le parte lese assumono un
colore rosso scuro, nero o bianco. La guarigione può avvenire solo mediante intervento medico, con il quale
si rimuovono tessuti necrotizzati e si ricoprono con pelle prelevata da regione sane o ottenuna in vitro
mediante frammenti di cute.
APPARATO RESPIRATORIO

∙ L’apparato respiratorio svolge la funzione di assicurare gli scambi gassosi tra


organismo (a livello polmonare) e ambiente, soprattutto ossigeno e anidride carbonica.
L’O2 è infatti nell’aria ed è importante per il nostro organismo per la produzione di
ATP nella respirazione cellulare, la CO2 deve invece essere rimosso dalle cellule
poiché è uno dei prodotti finali della respirazione cellulare.
∙ Negli organismi unicellulari lo scambio di gas avviene mediante diffusione semplice,
negli organismi più grandi sono necessarie strutture specializzate.
∙ Tale apparato si divide in: vie respiratorie superiori e inferiori.

VIE AEREE SUPERIORI


Le vie respiratorie sono condotti che portano l’aria esterna alle vie aeree inferiori

CAVITA’ NASALI o fosse nasali


Sono due cavità ricoperte di mucosa, separate da un setto osteo-
cartilagineo detto setto nasale, che si aprono in due narici.
Da entrambi i lati della cavità nasale si trovano i turbinati, strutture
ossee ricoperte da mucosa nasale, importanti per umidificare, riscaldare
e filtrare l’aria.
Ci sono i seni paranasali, spazi bilaterali pieni di aria tra le ossa del
cranio e del viso, che comunicano con la cavità nasale tramite gli osti. I
seni hanno numerose e importanti funzioni tra cui l’umidificazione
dell’aria, la risonanza della voce e la protezione.

CAVITA’ ORALE o bocca


La cavità orale è delimitata dal palato, dal pavimento orale, dalle guance, dalle labbra e
da ugula/archi palatini.All’interno sono presenti 2 file di denti e lo spazio tra essi e le
labbra si chiama vestibolo orale.
L’intera cavità è rivestita damucosa orale(importante per la presenza di recettori alla
T° e al tatto), mantenuta umida dalla saliva, secreto delle ghiandole salivari. La mucosa
mobile situata intorno alle file dei denti si trasforma nella gengiva.
L’aria può dunque passare anche da questa cavità, capace di umidificarla grazie alla
saliva.

FARINGE
L’aria entrata attraverso bocca o cavità nasali si unisce a livello della
faringe. Questa è un condotto lungo circa 15 centimetri che decorre
posteriormente alle cavità nasali, alla bocca e alla laringe. È dotata di
parete muscolare e rappresenta una via di transito sia per l’aria che per il
cibo. Dunque, in comunicazione naso e bocca con laringe e esofago.

Viene generalmente suddivisa in tre tratti


∙la porzione posteriore delle vie aeree nasali (rinofaringe)
∙la cosiddetta gola (orofaringe)
∙la parte laringea (laringofaringe).

La rinofaringe e l’orofaringe sono separate da una specifica porzione del


palato: il palato molle.
Le cavità nasali comunicano con la faringe mediante le coane, la bocca
tramite l'istmo delle fauci (ovvero la stretta apertura che collega cavità
orale a quella faringea).
La faringe comunica con la laringe tramite l'orifizio laringeo.
LARINGE
Situata davanti all’esofago, è mantenuta dalla cartilagine
tiroidea (o pomo d’Adamo) e dall’osso ioide. L’accesso a
questa può essere chiudo da una valvola cartilaginea detta
epiglottide, che permette di non far entrare i cibi nelle vie
aeree.
La laringe accoglie le corde vocali che vibrano al passaggio
dell’aria e sono importanti per la fonazione.

TRACHEA
Tubo formato da anelli cartilaginei rivestiti da un epitelio ciliato dove sono presenti
cellule che secernono muco. Si trova accanto alla parte inferiore dell’esofago ed entra
nella cavità toracica dove si biforca dando origine ai bronchi.

VIE AEREE INFERIORI

BRONCHI
La trachea si ramifica in due bronchi, ognuno dei quali porta ad un polmone.
I due bronchi penetrano nei polmoni e vanno incontro a diramazioni, che nel loro
complesso vanno a formare l’albero bronchiale. Prima diventano 5 bronchi lobari,
fino poi ad arrivare a ramificazioni piccole chiamate bronchioli. Sia bronchi che
bronchioli possiedono una parete dove vi è uno strato di muscolatura liscia , che
contraendosi e rilassandosi ostacola o facilita il flusso d’aria.

Ciascun bronchiolo sfocia in piccoli sacchetti cavi, chiamatialveoli polmonari,


rivestito da un epitelio sottile ricco di capillari sanguigni (capillari polmonari) nei
quali scorre il sangue venoso.
È qui che l’ossigeno entra negli alveoli tramite diffusione e successivamente nel
sangue. L’ossigeno si scioglie nel plasma e nei globuli rossi, dove si lega
all’emoglobina (formando l’ossi-emoglobina). Il sangue, prima venoso, diventa
sangue arterioso.

In ordine: bronchi principali, bronchi lobari, bronchi segmentali, bronchi lobulari, bronchi intralobulari, bronchioli
terminali, bronchioli respiratori, alveoli.

POLMONI
I polmoni si trovano nella cavità toracica, delimitata da coste e diaframma (inferiormente).
Sono formati da 300milioni di alveoli, immersi in un tessuto connettivo molto elastico (stroma) che li sostiene.

I DUE polmoni sono situati all’interno della cassa toracica e


sono separati da una zona chiamata mediastino, dove si
trova la trachea, l’inizio dei bronchi, il cuore e l’esofago.

Ciascun polmone possiede una forma conica e presenta un:


- Apice polmonare (sotto la clavicola)
- Base polmonare (sopra il diaframma).
È inoltre diviso in lobi polmonari che sono ramificazioni
dell’albero bronchiale.

A causa della presenza di solchi, il polmone destra è diviso


in 3 lobi mentre il sinistro in 2 lobi.
Il polmone sinistro presenta anche una rientranza che prende
il nome di fossa cardiaca, dovuta alla presenza del cuore.

La tonaca muscolare del parenchima polmonare è costituita da


fibrocellule di muscolatura liscia.
Ciascun polmone è ricoperto da un doppio rivestimento epiteliale chiamato
PLEURA.
- Pleura viscerale: Aderisce alla superficie esterna del polmone
- Pleura parietale: Aderisce alla parete toracica.
Le due pleure delimitano al loro interno la cavità pleurica, al cui interno vi è
un fluido lubrificante (liquido pleurico) che permette alle due pleure di
scivolare l’una sull’altra durante i movimenti respiratori.
All’interno di questa cavità esiste una pressione negativa che permette al
polmone di dilatarsi sotto pressione atmosferica.

I polmoni assicurano un’ampia superficie di scambio:


oltre l’ossigenazione del sangue, avviene anche
l’eliminazione di alcune sostanze volatili (es. alcool
etilico).
A ciascun polmone oltre al bronco corrispondente che
porta il sangue venoso da ossigenare negli alveoli,
arrivano anche le arterie polmonari, ossia vasi
sanguigni (derivate dal ventricolo dx) che formano i
capillari che circondano gli alveoli.
Da ogni polmone poi, i capillari diventano venule e si
ingrandiscono in vene polmonari (sfociano nell’atrio
sx).
L’insieme di bronchi, vene e arterie è l’ILO
POLMONARE.

Meccanica della respirazione


La ventilazione polmonare(o respiro) è il flusso d’aria che si crea tra ambiente esterno e polmoni. Questo flusso è
bidirezionale: l’aria fluisce all’interno (inspirazione) e poi rifluisce all’esterno con lo stesso percorso (espirazione).
- INSPIRAZIONE: È un processo attivo durante il quale si contrae il diaframma (che si appiattisce e si
abbassa). Questo porta ad un aumento del volume dei polmoni, con successiva contrazione dei muscoli
intercostali esterni, che spostano le coste in alto e verso l’esterno. In questo modosi ha l’espansione della
cavità toracica, con successiva dimunizione della pressione intra-pleurica. Questo fa espandere i polmoni e
permette di far entrare aria.
Esiste una inspirazione forzata ad opera di sternocleidomastoideo e pettorale.
- ESPIRAZIONE:E’ un processo passivo durante il quale il diaframma si rilassa, la cavità toracica si contrae
(diminuisce), la pressione intrapleurica diventa meno negativa (aumenta un po’: non partecipano muscoli), i
polmoni si contraggono ed espellono aria. Con il respiro forzato, l’espirazione diventa attiva ad opera dei
muscoli addominali e intercostali interni.

La ventilazione è influenzata da due tipi di secrezioni secrete dai polmoni:


- Muco: prodotto dalle © delle vie aeree inferiori, che ha lo scopo di intrappolare microrganismi inalati con
l’aria
- Surfattante polmonare: miscela di fosfolipidi e lipoproteine che riveste gli alveoli e permette una
diminuzione della tensione superficiale (quindi la tendenza degli alveoli a collassare).

Il sistema nervoso automoè in grado di regolare l’attività respiratoria. Ha infatti dei centri respiratori dove arrivano
segnali (detti chemocettori) che misurano la concentrazione di O2, di CO2 e del pH.
In caso di diminuzione di pH, di diminuzione di pressione di O2 o di aumento di pressione di CO2, partono degli
impulsi nervosi che fanno aumentare la frequenza degli atti respiratori.

L’apnea è l’arresto degli atti respiratori che può essere mantenuto volontariamente per del tempo. La tosse è un’inspirazione seguita da
un’espirazione forzata, che permette l’espulsione di corpi estranei. Lo sbadiglio è un’ispirazione profonda che si verifica autonomamente.
Uno pneumotorace è un accumolo di aria nella cavità pleurica: le due pleure non aderiscono più l’una all’altra, la pressione negativa all’interno del
torace si annulla e il polmone collassa.
APPARATO DIGERENTE
L’apparato digerente è formato da un canale alimentare o tubo digerente che si estende dalla bocca all’ano e da
ghiandole i cui secreti si riversano nel tubo.

CAVITA’ ORALE
La bocca è delimitata superiormente dal palato(il cui scheletro è formato da ossa
mascellari e osso palatino), inferiormente dalla mandibola e dalla lingua, lateralmente
dalle guance, anteriormente dalle labbra e posteriormente da ugola e archi palatini.
Sul palato è inserita l’arcata dentaria superiore (16 denti), sulla mandibola l’arcata
dentaria inferiore (16 denti).
Lo spazio tra le due arcate e le labbra si chiama vestibolo orale.

La cavità orale è rivestita da un epitelio chiamato mucosa orale che contiene,


soprattutto sulla lingua, le papille gustative (percepiscono i sapori).La mucosa mobile
situata intorno alle file dei denti si trasforma nella gengiva.

Nella cavità orale sono presenti gli sbocchi delle ghiandole salivari(parotidi, sottomandibolari e sottolinguali) che
secernono saliva in modo continuo, una miscela di 99% di acqua con mucoe enzimi, come l’enzima digestivo ptialinao
amilasi salivare (si occupano della prima scissione dei polisaccaridi: es. amido), la lipasi salivare o l’enzima lisozima,
che uccide i batteri.Dunque, permette di umidificare la cavità orale, di formare il bolo e di proteggere dai batteri.

I DENTI sono inseriti in una cavità detta alveolo dentale.In ogni dente si distingue:
- Corona: La parte visibile
- Colletto: Transizione tra corona e radice, attorno al quale la mucosa forma le gengive
- Radici: Si inseriscono nell’alveolo dentale
I denti sono formati da dentina o avorio, un tessuto osseo che contiene la polpa (ossia un
tessuto connettivo ricco di vasi sanguigni e nervi) e sono rivestiti da smalto (tessuto epiteliale
mineralizzato), e da cemento (tessuto osseo).

Alla nascita la bocca è priva di denti. Ladentizioneinizia a 6-8mesi e termina a 2 anni: si


formano 20 denti da latte (dentizione decidua). Questi saranno sostituiti dai 6-7anni con denti
permanenti.

Nella cavità orale gli alimenti vengono tritati in modo continuo dai denti, attraverso la masticazione.
Durante questa fase essisi mischiano alla saliva, che facilita i processi digestivi. Per esempio l’amilasi salivare idrolizza
l’amido, liberando maltosio.
Si forma così ilbolo alimentare, che attraverso deglutizione viene trasportato nella faringe.

FARINGE
La faringe è una cavità lunga circa 15 centimetri che decorre posteriormente alle cavità nasali, bocca e laringe e da cui
si diramanoesofago (vie digerenti) e la laringe (vie respiratorie).

Viene generalmente suddivisa in tre tratti


∙la porzione posteriore delle vie aeree nasali (rinofaringe)
∙la cosiddetta gola (orofaringe)
∙la parte laringea (laringofaringe).
La rinofaringe e l’orofaringe sono separate da una specifica
porzione del palato: il palato molle.
Le cavità nasali comunicano con la faringe mediante le coane,
la bocca tramite l'istmo delle fauci (ovvero la stretta apertura
che collega cavità orale a quella faringea).
La faringe comunica con la laringe tramite l'orifizio laringeo.

Per evitare che il bolo entri nelle vie respiratorie, esiste una
valvola (detta epiglottide) che al passaggio del bolo chiude
l’orifizio laringeo e lo fa andare nell’esofago.

Il bolo alimentare continua a scendere nelle vie digerenti, grazie all’epiglottide che chiude l’orifizio laringeo
(deglutizione)
ESOFAGO
È un tubo muscolare che percorre la cavità toracica posteriormente alla trachea (in corrispondenza del mediastino) e poi
al diaframma (in corrispondenza del foro ioato).
L’esofago sbocca poi nello stomaco ma il passaggio viene controllato dallo sfintere esofageo inferiore, che impedisce
la risalita di ciò che scende nello stomaco.

Lo spazio interno dell’esofago è definito lume. La cavità è rivestita da:


- Tonacamucosa: Aumenta la capacità di assorbimento
- Sottomucosa: All’esterno della mucosa e ricca di vasi
sanguigni e linfatici che raccolgono le sostanze assorbite.
- Tonaca muscolare, Intorno alla sottomucosa. È costituita da 2
strati muscolari lisci generano permettono 2 tipi di
movimenti:
Peristaltici: Movimenti di contrazione e rilascio che
permettono la discesa del bolo
Di segmentazione: Permettono rimescolamento
- Tonaca sierosa: È ilperitoneo, che riveste la parete intestinale
formando delle estroflessionichiamate mesi. Esso secerne
liquido peritoneale che si trova nella cavità racchiusa dal
peritoneo, la cavità peritoneale.
Il peritoneo ricopre anche pancreas, reni, aorta, vena cava inferiore, utero, retto vescica.

Il bolo quindi procede lungo l’esofago grazie ai movimenti peristaltici e raggiunge lo stomaco,
grazie all’apertura dello sfintere esofageo inferiore.

Quando la normale progressione alimentare viene alterata, si genera il vomito. Questo può avvenire
perché si irrita il tubo digerente o perché o presenti tossine negli alimenti etc.

STOMACO
È una zona dilatata del tubo digerentea forma di fagiolo, lunga 20-30cm e situata sotto il diaframma.
L’ingresso è controllato dallo sfintere esofageo inferiore, l’uscita dallo sfintere pilorico, che precede l’intestino tenue.

La mucosa gastrica è ripiegata in creste (fossette gastriche) dove sono


presenti3 tipi di cellule:
© principali: secernono enzimi digestivi tra cui pepsina
(idrolizza proteine)
© parietali: secernono acido cloridrico e fattore intrinseco
(importante per assorbire vitamina B12, a sua volta importante
per la sintesi del gruppo eme).
In realtà le cellule principali secernono pepsinogeno ed è l’HCl secreto dalle
cellule parietali che trasforma il pepsinogeno in pepsina.
© G: ghiandole endocrine che secernono gastrina (stimola la
mobilità dello stomaco)
Ci sono anche le cellule mucose, ghiandole che producono
muco (importante per proteggere i 3 tipi di cellule).

Lo stomaco è ricco anche di ghiandole gastriche, il cui nsieme dei secreti delle ghiandole o prende il nome di succo
gastrico, fortemente acido (pH 1).

Quando il bolo raggiunge lo stomaco si mescola con il succo gastrico dando origine alchimo(liquido)
A questo punto inizia la digestione delle proteine, acqua, sali, alcool e farmaci.
Da qua, il chimo (a piccoli spruzzi) raggiunge l’intestino tenue attraverso il piloro. Lo stomaco si svuota così
gradualmente in circa 4 ore.

Secrezione Assorbimento
Pepsina, HCl, Fattore intrinseco, Acua Sali, Proteine, Alcool,
Muco, Succo gastrico Farmaci
INTESTINO TENUE
È lungo 2-3m ed è la principale sede della digestione e dell’assorbimento.
L’ingresso è controllato dallo sfinterepilorico, l’uscita dalla valvola ileo-ciecale,
che precede l’intestinocrasso.

DUODENO:è la prima porzione dell’intestino, in esso sbocca:


- Coledoco: Porta la bile. È prodotta dal fegato e immagazzinata nella cistifellea (vescicola sotto il fegato).
Non contiene enzimi digestivi ma porta i sali biliari importanti per la digestione dei grassi (in realtà i sali
biliari si occupano dell’emulsione dei grassi, è la lipasi che si occupa della loro degradazione).
- Dotto pancreatico: Porta il succo pancreatico. È prodotto nel pancreas e contiene enzimi digestivi (gli
enzimi sono sintetizzati dal pancreas in maniera inattiva e vengono poi attivati nel duodeno)
tripsina, chimo tripsina e carbossilpeptidasi (digestione proteine)
lipasi pancratica (degrada grassi)
amilasi pancreatica (idrolizza polisaccaridi)
ribonucleasi, desossiribonucleasi (degrada RNA- DNA)
A livello del duodeno c’è anche lo ione bicarbonato, importante per neutralizzare l’acidità gastrica.
DIGIUNO: è la seconda porzione, si occupa di assorbimento di vari composti.
ILEO: è l’ultima porzione, si occupa dell’assorbimento di vari composti. È importante per l’assorbimento
della vitamina B12 (per sintesi emoglobina)

La mucosa del duodeno produce enzimi che permettono la digestione di diverse classi di cibo, insieme ai sali biliari: si
forma il succo enterico (riversato poi nel lume duodenale). Un enzima importante è per esempio la maltasi, che
degrada il maltosio in glucosio.
La mucosa si occupa anche della formazione di muco, che:
- Protegge le cellule dall’azione enzimatica
- Funge da lubrificante.
- Secerne ormoni (enterogastroni) che regolano l’attività dell’apparto digerente

Tale mucosa è ricca anche di ripiegamenti, chiamati villi intestinali, che aumentano la
superficie per l’assorbimento: essa è intensificata anche dai microvilli, ulteriori
ripiegamenti dei villi, che insieme formano l’orletto a spazzola. Sono ricchi di vasi
linfatici e capillari. Sono importanti per il riassorbimento di: glucosio, amminoacidi, sali,
grassi emulsionati.

Sia duodeno che digiuno, inoltre secernono alcuni importanti ormoni:


- Colecistochinina: Inibisce l’attività dello stomaco, stimola attività del pancreas, stimola produzione di bile da parte del fegato e stimola la
contrazione della cistifellea
- Secretina: Potenzia l’azione della colecistochinina
- Peptide insulinotropo glucosio-dipendente: Inibisce l’attività gastrica e stimola la secrezione di insulina da parte del pancreas

Gran parte dei nutrienti vengono digeriti e il chimo raggiunge l’intestino crasso attraverso la valvola ileo-ciecale.
Si chiama “valvola” ma in realtà non funziona seguendo la pressione come fanno le valvole (per essere definite tali), infatti è
uno sfintere (funzionalità muscolare).

INTESTINO CRASSO
È importante per l’assorbimento della maggior parte di acqua, sali minerali, vitamine e ioni. Ha dimensioni 1.5m.
CIECO: Prima porzione di intestino crasso, dove il chimo vi giunge
mediante la valvola ileo-ciecale. È un sacco a fondo cieco da cui si
diparteun sottile prolungamento chiamato appendice (la sua
infiammazione causa l’appendicite)
COLON: Seconda porzione. Si divide in ascendente, trasverso,
discendente e sigmoide. Qui è presente anche la flora intestinale,
costituita da batteri che mettono a disposizione vitamine K e B. La
flora protegge dalle infezioni e collabora con l’intestino crasso per la
scomposizione degli alimenti non digeribili. Qui si formano le feci,
dopo il riassorbimento di H2O e Na dal chimo.
RETTO: Ultima porzione di intestino crasso, attraverso il quale le feci fuoriescono dal corpo grazie all’ano.

Il chimo passa all’intestino crasso dove, a livello del colon, diventa feci, poi espulse attraverso l’ano.
Un transito eccessivamente veloce di chimo porta a feci liquidi e defecazione frequente (diarrea)
Un transito particolarmente letto porta a feci dure e defecazione rara (stitichezza).
Dunque:
Nell’intestino si completa la digestione dei carboidrati e delle proteine e si realizza l’idrolisi delle macromolecole.
Inoltre, si assorbono le sostanze ricavate dalla digestione grazie alle cellule epiteliali della mucosa: le molecole
organiche nel tenue e acqua/ioni nel crasso. Dunque, un 90% nel tenue per diffusione semplice e un 10% nello stomaco
e crasso.

Per quanto riguarda i grassi, essi vengono assorbiti sempre nell’intestino, pe poi sintetizzare trigliceridi. Nel dettaglio, i grassi vengono emulsionati in
micelle (goccioline di grasso) grazie ai sali biliari. La lipasi pancreatica idrolizza le molecole di grasso presenti nelle micelle e produce acidi grassi e
monogliceridi. Questi entrano per diffusione nella cellula, dove vengono usati dal REL per sintetizzare trigliceridi. Questi vengono poi vengono
impacchettati con colesterolo e fosfolipidi in chilomicroni, introdotti in vescicole che lasciano la cellual per esocitosi.

FEGATO
Il fegato è una grossa ghiandola anficrina (sia endo che eso) situata
sotto il diaframma, nella parte destra dell’addome. È avvolto da
peritoneo. Riceve la vena porta.
Esso è diviso in lobi (destro e sinitro) a loro volta divisi in lobuli.
Ogni lobulo è composto da lamine di cellule epiteliali, chiamate
epatociti, disposte attorno ad una vena centrale.
Al suo interno vi sono anche le cellule di Kupffer, ossia minuscoli
elementi cellulari che distruggono batteri e materiali estranei.

Sul bordo anteriore del fegato, si trova un piccolo sacco, la


cistifellea o colecisti. Questa immagazzina la bile, importante per la
digestione dei lipidi.

I suoi compiti:
1. SINTESI DELLA BILE (funzione esocrina)
La bile è una miscela fluida di sali, colesterolo, lipidi e pigmenti biliali, dove il
fegato vi riversa i prodotti di demolizione del gruppo eme.
La bile entra in canalicoli biliari, che diventano dotti biliari, che si fondono
formando il dotto epatico. Più avanti quest’ultimo si unisce al dotto cistico (che
proviene dalla cistifellea) e forma ilcoledoco,che sbocca nel duodeno (dove sarà
riversata la bile) a livello della papilla di Vater o ampolla duodenale.

2. PARTECIPAZIONE A PROCESSI METABOLICI


Ciclo dell’urea
Sintesi e catabolismo dei lipidi
Gluconeogenesi
Glicogenolisi e glicogenosintesi (infati nel fegato vi è immagazzinato glucosio sottoforma di
glicogeno, anche nel muscolo)

3. SINTETIZZA PROTEINE: Per esempio albumina o fattori di coagulazione


4. DETOSSIFICAZIONE
5. CONTIENE FERRO E VITAMINE
6. FUNZIONE ENDOCRINA: Produce ormoni sotto stimolo dell’ipofosi, chiamati somatomedine (effettori
periferici del GH)

PANCREAS
Il pancreasè una grossa ghiandola anficrina che è composto da una:
- Frazione esocrina: Costituita da © che producono una miscela di enzimi
digestivi che costituisce il succo pancreatico(ricco di acqua e ioni
bicarbonato), importante per neutralizzare l’acidità del chimo.
- Frazione endocrina: Costituita da © che formano isole di Langerhas, si
occupa di produrre ormoni come insulina (-G) e glucagone (+G) che si
riversano nel sangue e in tutte le cellule.

A livello del pancreas ritroviamo due dotti: il dotto pancreatico o di wirsung


(porta il succo pancreatico nel duodeno) e il dotto di Santorini (dotto accessorio
che sbocca nella papilla duodenale).
APPARATO CARDIOVASCOLARE

Il sistema circolatorio comprende: sangue, vasi sanguigni, cuore. Del sangue abbiamo già parlato in Istologia.

CUORE
È un organo muscolare situato nel mediastino, all’interno della cavità toracica (dietro lo sterno e tra i polmoni).
Ha una forma conica asimmetrica con

La parete cardiaca è costituita da:


- Pericardio:tessuto connettivo (membrana sierosa) posto esternamente
- Miocardio: tessuto muscolare striato, posto più interamente
- Endocardio: tessuto epiteliale, separa pericardio da miocardio
- Tra pericardio e miocardio c’è la cavità pericardica, dove c’è il liquido che
riduce l’attrito delle contrazioni cardiache e funge come lubrificante

In generale, il cuore è diviso in quattro cavità:


due superiori, ATRIO dx e sx (divisi dal setto interatriale)
dueinferiori, VENTRICOLO dx esx (separati dal setto interventricolare).

L’atrio dx è in comunicazione con il ventricolo dx tramite la valvola tricuspide,


costituita da tre lembi che permette il passaggio da atrio a ventricolo.
L’atrio sx è in comunicazione con il ventricolo sx tramite la valvola bicuspide, o
mitrale (chiamata così perché assomiglia alla mitria, copricapo liturgico),
costituita da due lembi e permette il passaggio da atrio a ventricolo.

VASI SANGUIGNI
Esistono 3 tipi di vasi con diversa struttura a seconda della funzione e della pressione che devono sopportare. La
pressione che il sangue esercita sulle pareti non è costante e diminuisce man mano che ci si allontana dal cuore.

Arterie
Sono l’insieme di vasi che portanoil sangue ricco di ossigeno dal cuore ai
tessuti.

Sono composti da tre strati:


- Tonaca intima: più interno, costituito da un epitelio chiamato endotelio
- Tonaca media: intermedio, formato da cellule muscolari lisce
- Tonaca esterna: più esterna, composta da tessuto connettivo ricco di fibre
di collagene ed elastina (per resistere alle pressioni)

Dal ventricolo SX parte l’aorta, che con le sue ramificazioni (coronaria: ossigena il cuore;
succlavia: ossigena il torace; carotide: ossigena SNC e viso; mesenterica, 2 iliache) porta il sangue
ossigenato a tutti i tessuti.
Dal ventricolo DX partono invece le arterie polmonari, chiamate “arterie” ma in realtà sono vene
che portano sangue non ossigenato ai polmoni.
Il sangue scorre da ventricolo SX ad aorta, o da ventricolo DX ad arterie polmonari (e non viceversa)
grazie alla presenza di valvole semilunari: tra ventricolo SX e aorta c’è la valvola aortica, mentre tra
ventricolo DX e arteria c’è la valvola polmonare.

Le arterie devono sopportare una grande pressione del sangue. Pressione e velocità si riducono quando le arterie si
ramificano, a causa dell’attrito e a causa del volume del sangue che si distribuisce in più vasi. P e V rimangono
comunque abbastanza elevate poiché devono permettere al sangue di raggiungere le periferie.
Più ci si allontana dal cuore, più le arterie si ramificano formando arteriole.
Esse possono contrarsi diminuendo il loro diametro (vasocostrizione) o rilassarsi aumentadolo Le valvole non sono muscolari ma
(vasodilatazione), regolando la quantità e la distribusione di sangue che fluisce ai tessuti. sono regolate dalla pressione:
La vasocostrizione può essere una risposta ad una diminuzione della temp. corporea. alta pressione le apre, bassa
La vasodilatazione può essere una risposta ad un aumento della temperatura corporea. pressione le chiude.

Capillari
Sono condotti sottili circondate da un singolo strato endoteliale
sottile,.che partono dalle ramificazioni delle arteriole formando una rete
estesa che tocca tutte le cellule dell’organismo.
Sono importanti perché in corrispondenza di essi c’è lo scambio tra
sangue e liquido interstiziale, per diffusione semplice (secondo gradiente).
Il sangue fluisce molto lentamente per facilitare gli scambi.
Possono presentare delle fenestrazioni, piccoli fori chiusi da un sottile
diaframma che li rende più permeabili.

Vene
Sono vasi sanguigni che trasportano il sangue privo di ossigeno dai tessuti al cuore.
Derivano dalla confluenza di capillari venosi (che raccolgono il sangue impoverito di ossigeno) chiamate venulee
confluendo si trasformano in tronchi più voluminosi, fino a diventare vene.

La loro parete è costituita da:


- Tonaca intima, costituita da endotelio
- Tonaca media, costituita da cellule muscolari (inferiori dell’arterie)
- Tonaca esterna, povera di fibre elastiche.

Sono capaci di trasportare il sangue contro la forza di gravità perché


presentano valvole “a nido di rondine” rivolte verso l’alto (3 lembi), che
impediscono il flusso verso il basso (reflusso sangue): compiono quindi il
percorso inverso alle arterie.

Le vene che partono dai polmoni sono le vene polmonari (che in


realtà sono arterie che portano sangue ossigenato dal polmone
all’atrio SX) e portano verso due grandi vene (atrio DX):
∙ la vena cava superiore (raccoglie sangue che proviene da su)
∙ la vena cava inferiore (raccoglie sangue che viene da giù)

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

- Aorta: parte dal ventricolo sinistro


- Carotidi: Salgono al cervello
- Succlavie: Irrorano le braccia (torace)
- Iliache: A livello del pube e della vertebra 5L
- Femorali: Partono dalle iliache, e irrorano le gambe
- Coronarie: Ossigenano il cuore
- Epatica: Fegato
- Gatrica: Stomaco
- Splenica: MIlnza
- Renali: Reni
- Mesenteriche: Intestino

Le vene prendono il nome delle arterie corrispondenti


(vene femorali, iliache, epatiche, etc.) ad eccezione di:
- Vene giugulari: derivano dalle arterie carotidi
- Vena cava inferiore: raccoglie il sangue dalle
braccia
- Vena cava superiore: raccoglie il sangue dalla metà
superiore del corpo.
DOPPIA CIRCOLAZIONE
Il sistema circolatorio è costituito da un doppio circuito.
Sistole: Contrazione
Diastole: Rilassamento

Circolazione polmonare
Porta il sangue povero di ossigeno dal ventricolo dx ai polmoni (arteria polmonare).
Dunque, ha lo scopo di ossigenare il sangue ed eliminare CO2.
Durante la diastole: Il sangue povero di O2 viene veicolato dalle vene
cave, entra nell’atrio destro e passa al ventricolo dx attraverso la
valvola tricuspide.
Durante la sistole: Questo sangue, passa poi alle arterie polmonari,
attraverso la valvola polmonare.
Le arterie polmonari si diramano in rami più sottili fino a raggiungere i
capillari polmonari che avvolgono gli alveoli, dove avviene la cessione
di CO2 e l’immagazzinamento di O2, che si lega all’emoglobina.

Circolazione sistemica
Porta il sangue ricco di ossigeno dal ventricolo sx alla periferia (aorta)
Durante la diastole:Il sangue ossigenato entra nell’atrio sx (veicolato da
vene polonari) e arriva al ventricolo sx attraverso la valvola mitrale.
Durante la sistole: Il sangue passa nell’aorta attraverso la valvola
aortica, e attraverso tutte le diramazioni dei vasi arteriosi raggiunge la
rete capillare arteriosa periferica.
La circolazione può essere:
∙ Chiuso: Il sangue circola sempre entro vasi (es. verterbrati)
∙ Aperto: Il sangue circola entro alcuni vasi, poi esce ed entra nelle lacune dei tessuti (es. antropodo, molluschi)
∙ Semplice e completa: un giro completo di sangue passa una volta sola dal cuore (semplice) e il sangue povero di ossigeno e quello con
ossigeno non si incontrano mai (completa). Es. pesci
∙ Doppia e completa: il sangue con e senza O2 non si mescola (completa) e il cuore presenta 2 atri e 2 ventricoli (doppia). Es.
mammiferi.
∙ Incompleta: Due atri e un ventricolo (es. anfibi, rettili).

CICLO CARDIACO
Il cuore è un muscolo che è in grado di generare autonomamente lo stimolo alla sua contrazione. Le © del miocardio sono
infatti in contatto attraverso giunzioni serrate e ciò consente allo stimolo di diffondersi velocemente e permettere la
contrazione contemporanea di grandi gruppi di cellule muscolari.

Alcune cellule muscolari cardiache chiamate cellule pacemaker (tessuto


muscolare specializzato) possono dare origine al battito cardiaco senza
stimolazione: si parla del nodo seno atriale(nell’atrio dx), che genera in
maniera autonoma unpotenziale d’azione.Lo stimolo elettrico si diffonde
agli atri(che si contraggono).
La contrazione degli altri stimola il nodo atrio-ventricolare, che genera
impulsi che vengono tramessi ai ventricoli attraverso fibre muscolari
specializzate: il fascio di His , che si dirama in branca destra e sinistra
(nel setto interventricolare) e le fibre del Purkinje, che diffondono lo
stimolo aiventricoli.

Elettrocardiogramma
Gli stimoli elettrici vengono rilevati da elettrodi sul torace e registrati con un elettrocardiografo.
Sistole atriale: Gli altri si contraggono, il sangue va verso tricuspide e bicuspide (aperte). Valvole semilunari sono chiuse.
Sistole ventricolare: Tricuspide e mitrale si chiudono e si produce il primo suono (o tono)cardiaco. Il sangue passa poi
verso l’arteria polmonare e verso l’aorta.
Diastole: I ventricoli sei rilassano e le valvole semilunare si chiudono, causando il secondo suono (o tono) cardiaco.

I rumori cardiaci (tumtum) possono essere ascoltati da un fonendoscopio o da uno stetoscopio e possono essere registrati da un
fonocardiogramma.
GITTATA CARDIACA, FREQUENZA CARDIACA E VOLUME DI EIEZIONE

Si dice gittata cardiaca il volume di sangue pompato dal ventricolo sx (aorta) in un minuto. In un adulto a riposto è
circa 5 litri/min. E’ uguale a frequenza X gittata sistolica.

Il totale di sangue espulso nella sistole è detto volume di eiezione/gittata sistolica ed è circa 70ml. Dipende da:
Forza di contrazione del ventricolo, influenzata da:
SN, che influenza la produzione dall’ormone adrenalina (aumenta forza contrazione)
Grado di riempimento (all’aumentare aumenta la forza di contrazione)
Pressione arteriosa all’inizio della sistole: più è grande, più è minore il volume di eiezione

L’insieme di contrazioni al minuto è detta frequenza cardiaca. In un adulto è di 70 pulsazioni/min (bpm).


Nonostante lo stimolo della contrazione si origini da solo, la contrazione è tuttavia influenzata anche da altri fattori:
Fattori nervosi: I barocettori (recettori) percepiscono cambiamenti di pressione sanguigna e trasmettono la
loro stimolazione a centri cardiaci del midollo allungato che mandano impulsi al nodo senoatriale attraverso:
- S.N. simpatico: libera noradrenalina e adrenalina, che aumenta la frequenza e la forza di contrazione
(aumenta gittata cardiaca e dunque la pressione arteriorosa): c’è vasocostrizione in periferia.
- S.N. parasimpatico: libera acetilcolina, che diminuisce la frequenza e la forza di contrazione: c’è
vasodilatazione in periferia.
Fattori ormonali: l’adrenalina (secreta dalle ghiandole surrenali) che fa aumentare la frequenza
Temperatura corporea: l’aumento fa aumentare la frequenza cardiaca.

PRESSIONE SANGUIGNA
La pressione sanguigna è la forza esercitata dal sangue contro le pareti dei vasi sanguigni, che si forma dopo che il
cuore pompa il sangue ai vasi sanguigni.Può essere venosa o arteriosa.

La pressione arteriosa può essere misurata con lo sfigmomanometro o


uno stetoscopio. Questi misurano:
- Pressione sistolica: La pressione massima determinata dalla
contrazione del cuore nelle arterie al momento dell’espulsione
del sangue. È dunque la forza con la quale il sanguearriva
allearterie attraverso la contrazione dei ventricoli. Nell’uomo i
valori sono di 120 mmHg
- Pressione diastolica: La pressione minima che si riscontra
nella fase di rilassamento. È dunque la forza che il sangue
possiede nelle arterienella fase di rilascio dei ventricoli.
Nell’uomo i valori sono di 70 mmHg.
Quando le arterie ricevono il sangue si dilatano e lo spingono in avanti:
qui la pressione è notevole. Man mano che si raggiunge arteriole e
capillari la pressione cala.

La pressione è controllata da:


Secrezione di adrenalina (ghiandole surrenali)
Vasocostrizione periferica e aumento della forza di contrazione, con aumeno della frequenza cardiaca.
Broncodilatazione
Vasodilatazione della pupilla (mitriasi)
Temperatura
Con l’aumento della temperatura aumenta la frequenza cardiaca.
- Vasocostrizione → Diminuizione T → Aumento PS
- Vasodilatazione → Aumento T → Diminuisco PS

Peptide natriuretico atriale


Secreto dall’atrio destro. Favorisce la fuoriuscità di H2O attraverso le urine.
Causa una diminuzione della pressione: è antagonista dell’aldosterone.
SCAMBI DI SOSTANZE NEI CAPILLARI
Le cellule degli organismi pluricellulari sono immerse nel liquido interstiziale, dove si trovano sostanze nutritive, sostanze di scarto,
composti chimici dai quali ricevono stimoli e che regolano il loro funzionamento.

A livello dei capillari avviene lo scambio di sostanze tra sangue (plasma) e liquido interstiziale.
Gas, piccoli composti organici liposolubili attraversano la membrana del capillare per diffusione, muovendosi da una zona più
concentrata ad una zona meno concentrata.
Piccoli composti polari e ioni attraversano la membrana attraverso vescicole (esocitosi-endocitosi).
Alcune volte le sostanze possono passare anche dai pori fenestrati del cpillare.
Dunque, tutti i capillari sono permeabili a O2, CO2, glucosio, piccoli ioni.

Il passaggio di H2O e di piccoli soluti disciolti in essa è invece influenzato da due fattori:
Pressione idrostatica/sanguigna: spinge l’acqua fuori dai capillari (maggiore nell’estremità arteriosa del capillare e inferiore
nell’estremità venosa)
Pressione osmotica colloidale: trattiene l’acqua all’interno dei vasi (maggiore nel plasma rispetto liquido interstiziale perché
ci sono più proteine, per questo l’acqua va verso il plasma)

La pressione idrostatica è alta all’estremità arteriosa e diminuisce verso l’estremità venosa.


La pressione osmotica colloidale è invece costante lungo i capillari.

Modello di Starling
All’entrata del capillare nell’estremità arteriosa, la pressione sanguigna
è superiore alla pressione osmotica del liquido interstiziale e ciò
permette provoca fuoriuscita di liquido dal capillare.
Man mano che il sangue scorre verso l’estermità venosa, la pressione
osmotica del sangue supera la pressione idrostatica del sangue, dunque
si ha un rientro del liquido nel capillare venoso.

SCAMBI GASSOSI: Trasporo O2 e CO2


Il sangue è il mezzo di trasporto e di scambio dei gas respiratori. Il movimento di ossigeno e anidride carbonica avviene in direzione
opposta: l’ossigeno entra a livello degli alveoli polmonari e viene rilasciato nei tessuti, l’anidride carbonica segue il percorso inverso.

Ossigeno
Una piccola frazione si scioglie direttamente nel plasma. Tuttavia, l’ossigeno è una molecola apolare poco solubile in acqua ed essendo
il plasma una soluzione acquosa, può contendere solo 1.5% di O2.

Il 98.5% dell’ossigeno infatti si trova legato alle molecole di emoglobina nei globuli rossi. È formata da
4 catene polipeptidiche, ognuna delle quali è legata ad ungruppo eme, contente Fe capace di legarsi
reversibilmente all’ossigeno. Dunque ogni molecola di emoglobina si può legare al massimo con 4 O2.
Quando la pressione parziale di O2 èalta (polmoni), l’emoglobina si lega a grandi quantità di
ossigeno → Si satura al 100% legandosi a 4 molecole di O2.
Quando la pressione parziale di O2 è piùbassa (resto del corpo), l’emoglobina rilascia
gradualmente ossigeno, che si diffonde nel plasma, poi nel liquido interstiziale e poi nei
tessuti. → Solitamente l’emoglobina rilascia 1 solo O 2 e diventa quindi satura al 75% quando
rientra nei polmoni (poiché un 25% viene rilasciato nei tessuti). In generale, l’emoglobina
rilascia più O2 nei tessuti dove la pressione parziale di O2 è minore.

∙ Un’emoglobina non combinata con O2 si chiama desossiemoglobina, una combinata ossiemoglobina.


∙ La tendenza a combinarsi è legata al pH: se il pH si abbassa, l’affinità diminuisce.
∙ Il gruppo eme è anche capace di legarsi in maniera irreversibilecon affinità maggiore a monossido di carbonio CO e cianuro CN-3
∙ L’emoglobina fetale è costituita da 2 catene (α-globulina e β-globulina) ed ha una affinità maggiore per l’O2 rispetto all’emoglobina
adulta e questo facilita il trasferimento dell’ossigeno dalla madre al sangue del feto attraverso la placenta.

Nelle cellule muscolari è presente la mioglobina, che come l’emoglobina è in grado di legare l’ossigeno. A differenza dell’emoglobina è
costituita da 1 catena polipetidica, ha 1 gruppo eme ed è dunque capace di legare 1 O2.
La mioglobina ha un’affinità maggiore per l’O2 rispetto all’emoglobina e per questo è in grado di trattenerlo anche in caso di valori di
pressione parziale di O2 a cui l’emoglobina lo rilascerebbe.

Anidride carbonica
La CO2 deve essere raccolta nei tessuti dal sangue, per essere eliminata nei polmoni.
Un 7% è disciolto nel sangue(5% sciolta nel plasma e 2% legata all’emoglobina).
Per il 70% è trasportata ai polmoni trasformandosi in ioni bicarbonato HCO-3, grazie all’azione dell’anidrasi carbonica negli eritrociti.
Gli HCO-3nei polmoni svolgono una reazione che porta alla formazione di acido carbonico, il quale si dissocia rilasciando CO2. Questa
poi diffonde all’esterno degli eritrociti raggiungendo l’aria presente negli alveoli. Viene dunque espirato.
SISTEMA LINFATICO
Oltre alla circolazione sanguigna, c’è un altro sitema di vasi (sistema linfatico) che si occupa di:
- convogliare nel sangue il liquido interstiziale in eccesso
- trasportare i prodotti della digestione dei lipidi da intestino a sangue
- difendere l’organismo.

VASI LINFATICI
Sono una fitta rete di capillari presenti in tutti i tessuti che confluiscono in vasi sempre più
grandi fino a formar:
il dotto linfatico destro, che raccoglie la linfa dalla parte destra del corpo
il dotto linfatico sinistro, che la raccoglie dal resto dell’organismo.
Essi si occupano di raccogliere il liquido interstiziale dai vari tessuti che, entrato nei vasi,
prende il nome di linfa(ha composizione simile al liquido interstiziale: è ricca di linfociti).
Lungo il percorso, questi vasi linfatici sono interrotti da linfonodi, che filtrano la linfa e
proteggono dai corpi di grande dimensione come virus e batteri.

NODULI LINFATICI
Sono formati da un tessuto connettivoricco di linfociti, sotto epiteli
di rivestimento di mucose degli atti respiratori.
Si occupano di eliminare i batteri che entrano attraverso bocca e
naso.
Tonsille: faringe
Adenoidi: faringe
Placche di Peyer: intestino

ORGANI LINFOIDI
Linfonodi: Organi di tessuto linfoide delimitati da una capsula fibrosa. Sono situati lungo i vasi linfatici e ricchi di globuli
bianchi. Si occupano di filtrare e proteggere la linfa da eventuali patogeni.
Milza: Organo vascolarizzato che filtra il sangue, eliminando microrganismi e sostanze di scarto. Si occupa anche di
eliminare dal sangue gli eritrociti invecchiati, riciclando il ferro del gruppo eme dell’emoglobina. Si occupa anche della
produzione di linfociti e di essere deposito per le piastrine.
Timo: Ghiandola davanti alla trachea, nel mediastino. Si occupa della maturazione dei linfociti T e secerne timosina, un
ormone che influenza la produzione di linfociti. È attiva soprattutto in età giovanile.
Midollo osseo
LA DIFESA IMMUNITARIA

IMMUNITA’ ASPECIFICA o INNATA


Comprende diversi meccanismi di protezione (fisici, chimici e cellulari) presenti fin dalla nascita.
Non inducibile, NO memoria, veloce e aspecifica.

Barriere fisiche e chimiche


Cute - peli delle narici - ciglia: Prima barriera fisica all’entrata dei patogeni
Lacrime – saliva: Lavano e ripuliscono, con il lisozima uccidono batteri
Secrezioni acide della cute (o ambiente acido della vagina): Limitano la crescita battterica
Succhi gastrici: Presentano acido cloridrico e proteasi che uccidono i patogeni
Secrezioni mucose (canale respiratorio-digerente): Intrappolano nella mucosa il patogeno
Flora intestinale: Compete con i patogeni e produce sostanze per loro tossiche
Tosse – starnuti: Espellono patogeni da vie aeree superiori

CELLULE AD ATTITA’ FAGOCITARIA


- Macrofagi: Sono presenti in tutti i tessuti (soprattutto dove possono abbondare infezioni – es. alveoli). Derivano dai
monociti prodotti dal midollo osseo che poi arrivati ai tessuti diventano macrofagi.
- Granulociti neutrofili: Sono presenti nel sangue, dove possono fagocitare 20 batteri prima di morire
- Linfocitinatural killer (NK): Grossi linfociti linfociti prodotti nel midollo osseo e capaci di produrre perforine, proteine
in grado di distruggere la membrana plasmatica, uccidere © tumorali o infettate da virus (partecipano sia all’immunità
innata che acquisita)

PRODUZIONE DI CITOCHINE
Sono un gruppo numeroso di proteine secrete da diverse © dell’immunità sia innata che acquisita. Hanno il
comito di agire come segnali(raggio d’azione limitato) o possono essere trasportati nel sangue e comportarsi
come ormoni agendo a distanza: permettono dunque la comunicazione. I principali gruppi sono:
Interferoni: Prodotti dai macrofagi, dai fibroblasti e dai leucociti. Inibiscono la replicazione dei virus;
stimolano l’attività dei macrofagi; attivano i linfociti NK.
Interleuchine: Prodotte da macrofagi e linfociti. Possono agire a grandi distanze. Un esempio è
l’interleuchina-1 che partecipa all’infiammazione causando la febbre.
Fattori di necrosi tumorale (TNF): Prodotti da macrofagi e linfociti T. Sono coinvolti nell’instaurazione
dell’infiammazione

SISTEMA DEL COMPLEMENTO: Sono 30 proteine del plasma capacità di attività enzimatica. Il sistema può essere attivato
direttamente da alcuni patogeni o successivamente al legame antigene-anticorpo. L’attivazione del sistema genera una serie di
reazioni a cascata che danno origine a proteine con diversa funzione: inserendosi nella membrana possono causare la lisi,
aderendo al batterio lo rendono più fagocitabile, attraggono leucociti verso il luogo d’infezione (chemiotassi), aumentano
l’infiammazione (stimolano la produzione di istamina).

INFIAMMAZIONE: È la risposta all’invasione da parte di un patogeno.

- I tessuti danneggiati attraggono mastociti, che rilasciano istamina che si diffonde nel
sangue e induce la dilazione del capillare, con conseguente aumento del flusso
sanguigno (calore-arrossamento)
- Aumenta la fuoriuscita di liquididal sangue verso i tessuti (edema). Aumenta anche la
fuoriuscita di proteine, che attira granulociti (chemiotassi) e ne stimola la produzione
di nuovi a livello del MO.
- Stimolazione dei nocicettori (dolore).
- Plasma e fagociti fuoriescono dal sangue e penetrano nel tessuto infettato,
fagocitando il patogeno. Cessata l’azione dell’istamina, i fagociti non sono più attratti
e il tessuto torna alle condizioni normali.
- Molecole segnale stimolano la proliferazione delle cellule endoteliali per rimarginare
la ferita.

Nella regione infiammata può crearsi una cavità riempita da una sostanza giallastra detta pus, costituita da liquido interstiziale,
granulociti e macrofagi morti e batteri.

In molti casi l’infiammazione è una risposta localizzata ma tuttavia se intensa può dare una risposta sistemica. Il fenomeno
evidente è la comparsa della febbre. Risposta generalizzata che si genera grazie all’azione dell’interleuchina-1(secreta dai
macrofagi), che agisce sul centro di regolazione della temperaturadell’ipotalamo, modificando la regolazione.
IMMUNITA’ SPECIFICA o ACQUISITA
Si manifesta solo dopo l’esposizione di un agente estraneo e richiede più tempo per manifestare i suoi effetti. Si
distingue l’immunità umorale e cellulo-mediata, che si manifestano insieme ma con intensità diversa.
Le cellule più importanti che vi partecipano sono:

Cellule APC: Cellule che presentano l’antigene (macrofagi e cellule dendridiche)

Complessi maggiori di istocompaibilità (MHC): Le cellule che fagocitano antigeni li demoliscono grazie a enzimi
lisosomiale. All’interno delle ©, i frammenti di antigene vengono associatia proteine dette MHC. Questi complessi
vengono esposti sulla superficie di cellule definite cellule che presentano l’antigene: le principali tra queste sono
macrofagi e cellule dendridiche(che hanno lunghi prolungamenti di citoplasma: sono le cellule di Langherans).
È da quanti alleli comuni di MHC ci sono che si definisce quanto più sia stretto il grado di parentela

Linfociti: Dopo la fagocitosi, le © dendridiche espongono l’antigene e migrano nei vasi linfatici fino ai linfonodi, dove
possono incontrare diversi tipo di linfociti:
- Linfociti B: Dopo l’attivazione, si trasformano in plasmacellule e producono anticorpi → Derivano da cellule
staminali(non differenziate) nel midollo osseo. Si differenziano nel MO acquisendo la capacità di produrre
anticorpi e recettori antigenici, capaci di legare molecole estranee. Maturati, lasciano il MO e si localizzano in
organi e noduli linfoidi.
- Linfociti T: Dopo l’attivazione, si occupano di attivare i linfociti B e partecipare all’immunità cellulo-mediata
→ Derivano da cellule staminali(non differenziate) nel midollo osseo. Iniziano a differenziarsi nel MO del feto
ma alla nascita migrano nel timo diventando solo adesso immunopotenti (capaci di partecipare alla reazione
immunitaria). Grazie ad una prima differenziazione diventano T-receptors, ossia producono recettori capaci di
riconoscere antigeni esposti legati a MHC. si differenziano in:
o Linfociti T citotossici (TC): Attivati, riconoscono e distruggono le cellule che hanno antigeni
sulla loro superficie (intervengono nella risposta cellulo-mediata)
o Linfociti T helper (TH): Attivati, contribuiscono all’attivazione dei linfociti B e T-citotossici.
- Linfociti NK: Uccidono le © tumorali o infettate da virus

Linfociti B e T sono in grado di riconoscere l’antigene, ossia qualsiasi


macromolecola o microrganismo estraneo che provoca una risposta
immunitaria. Gli antigeni possono essere: self, se prodotti dalle nostre
cellule, o non self, se estranei.Il riconoscimento avviene grazie alla
presenza di recettori antigenici sulla membrana dei linfociti B e T.
Se i recettori si legano ad antigeni self si induce la © all’apoptosi(selezione
negativa), se si legano ad antigeni non-self sono stimolati a
replicarsi(selezione positiva).

IMMUNITA’ MEDIATA DA ANTICORPI (UMORALE)


L’immunità umorale è legata alla produzione di anticorpi,capaci di legare a sé gli antigeni. Tuttavia, non ne riconosco
l’interezza, ma una porzione indicata come determinante antigenico o epitopo.

Gli anticorpi sonoproteine che fanno parte della classe delle


immunoglobulinee sono formati da 4 catene polipeptidiche,tenute insieme da
ponti disolfuro.
- 2 catene leggere uguali tra loro
- 2 catene pesantiuguali tra loro
Nel complesso hanno una forma a Y. Ciascuno dei due bracci di Y possiede
all’estremità un sito Fabdi legame con l’antigene. Dunque, ogni anticorpo può
legare 2 molecole di antigene. La gamba di Y possiede invece una zona Fc,
dove si lega la cellula o molecola del sistema immunitario.

Ogni catena ha una regionevariabile, un segmento di giunzione e una


regionecostante. La regione costante è uguale in tutti gli anticorpi, mentre la
regione variabile e il segmento di giunzione hanno sequenze di amminoacidi diverse, dunque sono capacità di legare
diversi tipi di antigeni.
Questa diversificazione è possibile grazie al fatto che nel DNA ci sono diversi segmenti: C che codifica per la regione
costante, Jche codifica per la giunzione e V che codifica per la regione variabile. All’interno di ciascun linfocita, ogni
segmento C si combina casualmente (riarrangiamento DNA), con un possibile J e un possibile V sempre diversi.

Sulla base della regione variabile, esistono 5 classi di anticorpi:


IgG:Si trova libera nel plasma(gamma-globuline del plasma)ed è la più abbondante (80%)
IgM:Si trova libera nel plasma (gamma-globuline del plasma) e sulla superficie dei linfociti B, dove
rappresenta il recettore per l’antigene. È il primo anticorpo rilasciato dai linfociti B durante la risposta
immunitaria. Hanno forma pentamerica.
IgD:Si trova sulla superfice dei linfociti B ed è il recettore per l’antigene sui linfociti B maturi.
IgA: Nella saliva, lacrime, latte e altri secreti. Protegge dall’adesione dei patogeni all’epitelio. Sono dimeriche.
IgE: Secreta dalle plasmacellule della cute e dei tessuti gastrointestinali e respiratori. Quando si lega ad
antigeni, produce instaminae contribuisce alla reazione infiammatoria. È coinvolta anche nelle allergie.

Gli anticorpi sono sintetizzati dai lifociti B quando questi sono attivati. Ogni anticorpo è prodotto solo da un gruppo di
linfociti B, derivati da un progenitore comune che produce solo quell’anticorpo, che riconosce solo uno specifico
epitopo.

Le cellule dendritiche (cellule di Langherans) spezzano il patogeno e lo espongono (legato ai MHC) portandolo
nel linfonodo.
Nel linfonodo il linfocita B incontra l’antigene (se ciò non avviene: muore dopo 2 secondi).
Il linfocita B attivato dall’incontro, prolifera dando origine ad un clone di cellule (espansione clonale) che nel
corso della proliferazione possono differenziarsi in:
o Plasmacellule: Produrranno anticorpi. Terminata la produzione, vanno in apoptosi.
o Cellule B della memoria: Terminata la produzione, i cloni continuano a vivere producendo piccole
quantità di anticorpo, che entrano a far parte delle gamma globuline del plasma (IgG e IgM). Dunque, se
l’antigene si ripresentasse subito si stimolerebbe le © della memoria a produrre plasmacellule e altre ©
dellamemoria identiche, riprendendo rapidamente la produzione dell’anticorpo in modo rapido e
distruggendo facilmente l’antigene. Si parla di immunizzazione.
La possibilità di produrre cellule della memoria permette, in caso di un secondo incontro con l’antigene, una
reazione più veloce (perché in linfocita è attivato senza bisogno dell’intervento delle cellule di Langherans).

La combinazione degli anticorpi con l’antigene crea il complesso antigene-anticorpo, con conseguenze come:
- Inattivazione dell’antigene (se anticorpo si lega in punto funzionale dell’antigene)
- Marcatura dell’antigene: Viene riconosciuto come elemento da combattere.
Fagocitosi: IgG e IgM hanno il frammetoFc che si lega ai recettori di
macrofagi e granulociti, che procedono con la fagocitosi
Attivazione del complemento

IMMUNITA’ MEDIATA DA CELLULE (CELLULO-MEDIATA)


L’immunità cellulo-mediata è caratterizzata dalla possibilità da parte dei linfociti T-citotossici (TC) si risconocere e
distruggere cellule infettate da un patogeno, cellule tumorali o cellule estranee (trapianto).
Ciascun linfocita TC espone sulla sua superficie molte copie identiche di un recettore (T-cell receptor) capace di
riconoscere un antigene, anche in questo caso legato ad un MHC.

- I linfociti TC hanno un recettore CD8, con il quale riconoscono l’antigene (legato a MHC-I) presentato dalla
cellula che presenta l’antigene (di solito macrofago). Questo attiva il linfocita TC.
- I linfociti TH hanno un recettore CD4, con il quale riconoscono l’antigene (legato a MHC-II) presentato dalla
cellula che presenta l’antigene(di solito macrofago). Questo legame fa in modo che secernono citochine, che
aiutano l’attivazione dei linfociti TC (stimolano anche i linfociti B a produrre plasmacellule).
- Il linfocita TC si attiva e inizia a proliferare, dando origine a cloni di cellule che hanno lo stesso recettore
- Nel corso del differenziamento si formano:
o Cellule T della memoria: Assicurano ancora che in caso di un nuovo contatto, la risposta
immunitaria sia immediata.
o Cellule T citotossiche: Producono granuli contenenti enzimi che distruggono la cellula bersaglio
o Cellule T helper
In generale nell’immunità acquisita doppiamo distinguere:

- RISPOSTA PRIMARIA: È la risposta che si genera alla prima esposizione dell’organismo ad un antigene.
Periodo di latenza: Tra l’introduzione dell’antigene a la comparsa dei primi anticorpi specifici passano 3-14
giorni, durante i quali l’antigene deve essere riconosciuto e si devono formare i cloni di linfociti.
Fase logaritmica: Gli anticorpi si sono formati e la loro concentrazione è molto alta per alcuni giorni (IgM
sono i più sintetizzati durante la risposta primaria)
Fase di declino: La concentrazione di anticorpi specifici diminuisce .

- RISPOSTA SECONDARIA: È la risposta che si genere ad una seconda esposizione allo stesso antigene, anche
dopo anni. Grazie alle © della memoria, ha un periodo di latenza molto breve dunque necessita minor quantità di
antigene per generare una risposta e gli anticorpi vengono prodotti di più (soprattutto IgG, le più sintetizzate nella
risposta secondaria).

L’immunità acquisita si distingue anche in:


- ATTIVA: Si instaura come conseguenza dell’esposizione dell’antigene. Naturale o Artificiale (vaccino)
- PASSIVA: Riguarda solo l’immunità cellulo-mediata
Naturale: Passaggio di anticorpi dalla madre al feto o al lattante mediante placenta o latte
Artificiale: Anticorpi elaborati da un altro organismo (animale o umano) somministrati ad un individuo (per
esempio anticorpi di individui che hanno appena superato una malattia da dare a umani con la malattia).
Tuttavia in questo caso non si producono © della memoria, per cui la protezione è limitata al periodo di
permanenza degli anticorpi nell’organismo.

L’immunità attiva può avvenire per caso quando un antigene entra o può essere indotta mediante vaccino.
1° vaccinazione: Jenner 1796 espone l’uomo al vaiolo bovino: esso non causa infezioni gravi nell’uomo e lorende
resistente al vaiolo umano, invece mortale.
I vaccini possono essere costituiti da:
o Virus attenuati: Resi non patogeni per l’uomo
o Patogeni uccisi: Che conservano l’antigene necessario alla risposta immunitaria
o Tossine inattivate: Proteine secrete dal patogeno e responsabili della patologia, ma inattivate
o Peptidi sintetici ottenuti con tecnologia del DNA-ricombinante
Siccome la risposta secondaria è più rapida, dei vaccini si fanno diversi richiami, in modo da assicurare l’efficacia.
ALTERAZIONI DEL SISTEMA IMMUNITARIO
Immunodeficienza
Diminuzione dell’attività del sistema immunitario, accompagnata ad una aumentata suscettibilità alle infezioni e alla
comparsa di tumori. Legata a:
- Fattori genetici: Immunodeficenze ereditarie
- Fattori acquisiti: denutrizione, poco sonno, stress, malattie pregresse, chemioterapia, farmaci
immunosoppressori, agenti patogeni (HIV)

Incompatibilità Rh
Individui Rh+esprimono sulla superficie dei loro eritrociti l’antigene Rh, mentre individui Rh- no.
Gli individui Rh - non producono spontaneamente anticorpi anti-Rh ma solo se si trovano esposti agli eritrociti Rh +.
- Se una madre Rh - concepisce un figlio Rh + può succedere che qualche eritrocita del feto penetri attraverso la
placenta nel sangue materno, dove viene riconosciuto come estraneo dando origine ad una risposta anti-Rh che
non da gravi conseguenze.
- Tuttavia, se una madre ha un’altra gravidanza con feto Rh+ il passaggio di eritrociti fetali scaturisce una
risposta secondaria anti-Rh rapida e intensa. Gli anticorpi anti-Rh sono in grado di riattraversare la placenta e
penetrare nel sangue fetale, dove attaccano gli eritrociti fetali Rh +
o Il feto produrrà tanti pigmenti biliari (demolizione emoglobina) che causeranno ittero e si
accumuleranno nei tessuti danneggiandoli.
o Il feto è stimolato a produrre nuovi eritrociti che però vengono rilasciati ancora immaturi
(eritroblasti): eritoblastosi fetale

Rigetti di trapianti d’organo


Le © dell’organismo trapiantato vengono riconosciute estranee e vengono attaccate dai linfociti T. Per questo è
importante studiare bene il donatore: maggiori sono le differenze, maggiore è la possibilità di rigetto.

Allergia
Gli individui producono anticorpo contro allergeni, antigeni deboli (pollini, acari, etc) che in individui normali non
stimolano risposte. I sintomi dell’allergia possono essere controllati con farmaci antistaminici e nel corso del tempo se
questi vengono somministrati a intervalli brevi e per lungo tempo ci può essere una desensibilizzazione dell’individuo.

Sensibilizzazione: L’antigene viene fagocitato e degradato dai macrofagi, che lo espongono ai linfociti T H, che
si attivano e stimolano i linfociti B a produrre IgE (che riconoscono l’allergene). Questi IgE sono riconosciuti e
legati anche da recettori dei mastociti. L’individuo è dunque sensibilizzato.
Attivazione dei mastociti: Se l’individuo sensibilizzato entra in contatto con l’allergene, le IgE attaccate ai
mastociti lo riconoscono e stimolano i mastociti a liberare i granuli del loro citoplasma, ricchi di istamina che
causa l’infiammazione: si forma un edema.
Sostanze liberate dai mastociti richiamano globuli bianchi nel sito infiammatorio. A seconda di dove avviene il
legame IgE-allergene si ha:
o Raffreddore da fieno: Vie nasali
o Asma: Bronchi. Imastociti non solo causano infiammazione ma anche contrazione della muscolatura
liscia bronchiale (il lume si restringe e il soggetto ha difficoltà a respirare).
o Diarrea: Mucosa intestinale
o Orticaria: Pelle

Una gravissima forma di allergia è lo shock anafilattico: in un brevissimo tempo la penetrazione dell’allergene causa
una reazione allergica diffusa durante la quale i mastociti liberano grosse quantità di istamina causando una forte
infiammazione con grande vasodilazione e grande permeabilità dei vasi. Dunque, diminuisce fortemente la pressione
sanguina e il volume del plasma, che fuoriesce dai vasi causando uno shock.

Malattie autoimmuni
L’attività del sistema immunitario viene indirizzata verso componenti dell’organismo stesso. Ciò causa che alcuni
linfociti T identificano come antigeni alcune parti dell’organismo, sfuggendo alla selezione negativa che dovrebbe
eliminarli, e passando alla selezione attiva. A seconda del tessuto o dell’organo verso cui si indirizza la risposta
abbiamo:
- Artrite reumatoide
- Reumatismo articolare acuto
- Sclerosi multipla
- Diabete di tipo I (insulino-dipendente)
- Schlerodermia
- Psoriasi
- Lups eritematoso sistemico
APPARATO URINARIO

RENE
I DUE reni sono localizzati nella parte posteriore della cavità addominale (sotto diaframma) e hanno una forma a
fagiolo.

Ciascun rene è composto da:


- Capsula: tessuto connettivo più esterno
- Corteccia renale: il corpo del rene,
- Medulla (midollare): tessuto all’interno che presenta 8-10
strutture coniche, dette piramidi renali: La punta della
piramide è detta papilla renale e presenta aperture che
sboccano nei tubuli collettori, le parti terminali del nefrone).
Tali papille presentano una camera ad imbuto, detta pelvi
renale, che si restringe e forma l’uretere.
All’interno della parte concavo c’è l’ilo, attraverso cui penetrano la
vena e l’arteria renale.

Ciascun rene è formato da unità funzionali dette NEFRONI (filtrano per


eliminare prodotti di scarto), costituiti da:
Glomerulo renale: Gomitolo di capillari che derivano dalla
diramazione dell’arteriola afferente che, confluendo tra loro, vanno a
formare la nuova arteriole efferente. Si occupa della prima filtrazione
del plasma.
Capsula di Bowman: Calice con una struttura a doppia parete che
contiene il glomerulo (lo avvolge). Filtra il sangue di questi
capillari.
Tubulo renale: Tubulo che si origina dalla capsula di Bowman. Si
distinguono al suo interno quattro regioni:
- Tubulo contorto prossimale: nella corteccia renale
Tubulo contorto Riassorbimento di: glucosio, amminoacidi, la maggior parte
- Ansa di Henle: scende nella medulla per poi
prossimale di sodio e acqua (% maggiore), vitamine, urea, lattato
piegarsi a U e tornare nella corteccia renale,
Ansa di Henle Riassorbimento del 25% di sodio e acqua (la pare ascendente
- Tubulo contorto distale: nella corteccia renale
è impermeabile all’acqua, quella discendente è permeabile).
- Dotto collettore: che scende nella medulla fino alla
Sodio e acqua vanno sempre insieme (il sodio passa e l’acqua
papilla renale di una piramide renale.
segue per osmosi).
Attorno a questo tubulo troviamo i capillari
Tubulo contorto Riassorbimento del 5% di acqua e sodio (con stimolo
peritubulari, nati dalla confluenza delle arteriole
distale dell’aldosterone).
efferenti del glomerulo.
Dotto collettore Riassorbimento solo di acqua (con stimolo dell’ADH) e di
urea.

Le funzioni del rene sono:


- Produzione ed escrezione dell’urina: in media filtrano 180L di sangue al giorno e producono 1-1,8L di urina.
- Regolazione degli ioni del sangue (sodio, potassio, calcio, ione cloruro, ione fosfato)
- Regolazione del volume e dellapressione sanguigna

- Produzione di ormoni
Renina: Regola la pressione sanguigna
Eritropoietina: Stimola la produzione di globuli rossi nel midollo
Calcitriolo: Stimola il riassorbimento di calcio a parte dell’intestino

- Regolazione del pH del sangue


Il valore di pH deve essere mantenuto tra 7.35/7.45.
I reni regolano le concentrazioni di H+e HCO3-nel sangue, sia nella produzione che nel riassorbimento.
Se il pH aumenta, le celulle secernono HCO3-e trattengonoH+
Se il pH diminuisce, le cellule secernono H+e riassorbono HCO3-
DIURESI

La diuresi è il processo di produzione dell’urina

Filtrazione
Dal capillare al nefrone.
Il glomerulo si occupa della filtrazione del sangue ed è barriera al passaggio. Un’arteriola afferente fornisce il sangue:
Ciò che passa dal glomerulo è il filtrato glomerulare: composto da acqua, ioni e composti di piccole
dimensioni (glucosio, amminoacidi, urea, etc.)
Ciò che non passa (© del sangue, proteine etc), rimane nel sangue e viene portato via da un’arteriola
efferente.
Il filtrato glomerulare arriva alla capsula di Bowmann, che lo riceve. Blocca le proteine e si forma ultra-filtrato.

Riassorbimento selettivo
Dal nefrone al capllare.
A livello dei tubuli renali si verifica il riassorbimento del filtrato, lasciando urina (ciò che non viene riassorbito)
destinata all’escrezione.
Le cellule dei tubuli presentano infatti microvilli, che insieme costituiscono un orletto a spazzola. Questi permettono
di aumentare la superficie di assorbimento.

Quasi tutto il filtrato viene riassorbito a livello del tubulo contorto prossimale, dove il filtrato si concentra e altera la sua
composizione diventando pre-urina. Tale riassorbimento avviene attraverso trasporto attivo o per diffusione semplice.
Composti completamente riassorbiti non si trovano nelle urine.

Icapillari peritubulariportano ai tubuli materiali da espellere con l’urina e portano via le sostanze riassorbite.
La venula renale preleva il sangue dai capillari peritubulari

Secrezione
Dal sangue al nefrone
Il tubulo renale si occupa anche della secrezione di composti organici (come creatininina o antibiotici) e ioni.
Si formerà un’urina normale, nel dotto collettore, formata da:
- 96% di acqua,
- 4% di rifiuti azotati (urea), sali e tracce organiche.

L’urina dei singoli nefroni entra nei dotti collettori, che confluiscono i n un dotto comune che lascia il rene.

In condizioni patologiche:
∙calcoli renali (composti dell’urina precipitano nella pelvi renale e originano sassolini)
∙coliche renali (calcoli che si introducono negli ureteri e non fanno defluire l’urina).

Escrezione: VIE URINARIE


Dal nefrone all’urina.
Le pelvi renali si restringono ad imbuto e danno origine a due
condotti, detti ureteri,
Gli ureteri scendono ai lai della colonna vertebrale e sboccano nella
vescica, dove si accumula l’urina. Essa è un organo cavo rivestita
da una mucosa vescicale e una parete di tessuto muscolare.
Da essa si origina un condotto, detto uretra, che attraversa la cavità
pelvica e raggiunge l’esterno attraverso sfinteri: nella donna
attraverso la vulva (tra le piccole labbra),negli uomini attraverso il
pene.
CONCENTRAZIONE DELL’URINA
Ogni giorno l’urina prodotta è diversa poiché l’organismo trattiene più o meno acqua in base a quanta ne ha bisogno.
Questo è dovuto alla particolare disposizione dei tratti del tubulo renale (soprattutto ansa di Henle), dove infatti l’acqua
viene riassorbita di più o di meno in base alla pressione osmotica e al volume del plasma dei capillari presenti.
La capacità di produrre urina a concentrazione variabile è dovuta al meccanismo controccorente, che permette ai reni
di produrre un’urina più concentrata del plasma sanguigno.

L’ansa di Henle ascendente pompa NaCl fuori dal filtrato e nel liquido interstiziale. Tuttavia, l’acqua non lo segue perché questa regione è impermeabile a H2O.
Un aumento di NaCl nel liquido interstiziale provoca un riassorbimento di acqua dall’ansa di Henle discendente
L’urina che entra nel dotto collettore è meno concentrata del liquido interstiziale e così man mano che sorre esso perde acqua, diventando più concentrata
L’acqua riassorbita dal tratto discendente di Henle e dal dotto collettore lascia la zona midollare nei vasarecta
La parte inferiore del dotto collettore è permeabile sia all’acqua e all’urea. Dunque, l’urea dell’urina che ora è molto concentrata, diffonde di nuovo nel liquido
interstiziale. Una certa urea invece entra nel tratto ascendete nell’ansa di Henle e viene reciclata, aumentado la concentrazione all’interno della zona midollare.

Valori dell’urina normale:


Se questi valori non sono normali: diabete, infezioni, patologia del fegato, etc.

Peso specifico Da 1010 a 1030 Emoglobina Assente


pH 5-7 Eritrociti Assente
Potassio 30-110 milliequivalenti/dì Fosfati 0.8-2g/dì
Glucosio Assente Urobilinogeno Assente o in piccole tracce
Proteine Assente Leucociti 5-10 ©/mL

NO Glucosio, batteri, sangue e


le sue cellule, proteine
SI Cloro, potassio Urea

MANTENIMENTO DELL’EQUILIBRIO IDRICO-SALINO


Esistono 3 meccanismi per regolare l’attività renale e mantenere l’equilibrio idrico-salino.

Regolazione ipotalamica (ADH: antidiuretico)


I recettori dell’ipotalamo sono © nervose sensibili alle variazioni di pressione osmotica del sangue capaci di
produrrel’ormone antidiuretico o vasopressina (ADH)e inviarlo all’ipofisi.
Disidratazione: La concentrazione di sale nel sangue aumenta → Aumenta la pressione osmotica→
LiberazioneADH nel sangue, che rende i dotti collettori più permeabili all’acqua → Aumenta la quantità di
acqua a livello renale → Si produce urina più concentrata (meno diluita)
Idratazione: La concentrazione di sale nel sangue diminuisce → Diminuisce la pressione osmotica. → ADH
liberato in quantità inferiore, dunque la permeabilità dei dotti collettori diminuisce → Diminuisce la quantità di
acqua riassorbita a livello renale → SI produce urina meno concentrata (più diluita).

Apparato juxtaglomerulare
Nel glomerulo, in corrispondenza dell’arteriola afferente, esiste un gruppo di cellule che nel complesso prende il nome
di apparato juxtaglomerulare. Quando la pressione sanguigna diminuisce, queste cellule secernono l’enzima renina che
attiva la via renina-angiotensina-aldosterone.
La renina trasforma angiotensinogeno(proteina del plasma) in angiotensina I.
L’ACE (un secondo enzima del plasma) trasforma l’angiotensina I in angiotensina II
L’angiotensina II stimola la produzione di aldosterone (da parte delle ghiandole surrenali).
L’aldosterone fa innalzare la pressione sanguigna →Si stimola il riassorbimento di sodio e acqua da parte dei
tubuli contorti prossimali (urina + concentrata)

Ormone peptide natriuretico atriale (antidiuretico)


Le cellule muscolari cariache sono in grado di produrre l’ormonepeptide natriuretico atriale. Questo viene messo in
circolo con la dilatazione degli atri:
- Accelera la filtrazione
- Inibisce il riassorbimento di ioni sodio e acqua (urina + diluita)
- Inibisce la secrezione di altosterone
- Inibisce la secrezione di renina.
SISTEMA ENDOCRINO

L’omeostasi è il processo attraverso il quale il nostro organismo è in grado di mantenere relativamente stabili le
condizioni dell’ambiente interno. È permessa dalla collaborazione tra apparato endocrino e nervoso.
L’equilibrio è possibile grazie a funzioni fisiologiche come:
- Regolazione della temperatura
- Equilibrio idro-salino
- Apporto di nutrienti essenziali
- Scambio di gas respiratori
- Pressione e volume del sangue
- Eliminazione di sostanze tossiche

Il sistema endocrino è composto da un insieme di cellule endocrineche secernono ORMONI.Queste cellule possono
essere organizzate in ghiandole endocrine (veri e propri organi) oppure essere diffusi in tessuti non ormonali.
Questi vengono immessi nel sangue/ liquido extracellulare e fungono da messaggerichimici, raggiungendo cellule
bersaglio, legandosi ad esse e modificandone l’attività per garantire l’omeostasi.
Ogni ormone ha una funzione specifica ma interagisce anche con altri ormoni.

Gli ormoni sono molecoledi piccole dimensioni e possono avere composizione varia, che
condiziona la loro azione sulle © bersaglio:
- Ormoni peptidici: Proteine o catene polipetidiche brevi che sono idrosolubili,
dunque possono essere trasportate nel sangue ma non attraversano facilmente
membrane lipidiche.
- Ormoni steroidei: Derivano dal colesterolo. Sonoliposolubili dunque attraversano
facilmente la membrana lipidica.Tuttavia, per essere trasportati nel sangue
necessitano proteine di trasporto per raggiungere la © bersaglio.
- Ormoni amminoacidici: Molecole di singoli amminoacidi, spesso in gruppi.
Alcuni sono idrosolubili altri liposolubili.
- Ormoni derivati da acidi grassi

Meccanismo d’azione degli ormoni liposolubili. Meccanismo d’azione degli ormoni idrosolubili
- Spesso il recettore dell’ormone sulla cellula Un ormone idrosolubile per penetrare nella cellula deve legarsi ad un
bersaglio è legato ad una proteina chaperone, che recettore proteico, che possiede 2 copie di 2 diverse subunità (α-β).
non gli permette di penetrare nel nucleo cellulare - Le subunità α si legano all’ormone, inducendo un cambio di
- Quando arriva l’ormone, il legame tra l’ormone e conformazione delle subunità β
il recettore induce il distacco della proteina - Le subunità β si trasformano nell’enzima chinasi, capace di
- Adesso il recettore e l’ormone a lui legato possono fosforilare proteine bersaglio, modificandone la loro attività
entrare nel nucleo - Le © bersaglio inseriranno sulla membrana trasportatori per
l’ormone, che entrerà così nel citoplasma

Oltre agli ormoni endocrini esistono anche ormoni ad azione locale:


- Ormoni paracrini: Riconoscono recettori posti su cellule
adiacenti a quelle che le hanno secrete.
- Ormoni autocrini: Riconoscono recettori posti sulla stessa
cellula che li ha secreti.

Le ghiandole endocrine non si attivano da sole ma la secrezione viene attivata e modulata da diversi fattori:
Ormoni: Ormoni prodotti da altre ghiandole stimolano la produzione di un altro ormone da parte di un’altra
ghiandola (complesso ipotalamo → ipofisi → ghiandola)
Sostanze nel sangue: Quando la concentrazione di tale sostanza di modifica, la ghiandola produce l’ormone
Impulso elettrico: L’impulso elettrico permette l’attivazione della ghiandola e la secrezione dell’ormone

Di solito tuttavia si sa che l’attivazione delle ghiandole non è quasi mai unidirezionale.
- FEEDBACK NEGATIVO:Le ghiandole sono stimolate dai fattori che le stimolano sopracitati ma sono anche
influenzate da molecole prodotte dalle stesse cellule bersaglio.
o Lo stimolo attiva la ghiandola, che secerne l’ormone
o L’ormone circolante aumenta e le cellule bersaglio rispondono
o La risposta delle © bersaglio o l’aumento di concentrazione dell’ormone in circolo fanno in modo
che la ghiandola secernente l’ormone venga inibita e torni a non secernere.
- FEEDBACK POSITIVO: Le cellule bersaglio esercitano una retorazione positiva che va ad incremetare
l’attività della ghiandola secernente, quindi la quantità di ormone.
IPOFISI E IPOTALAMO
L’ipofisi è una piccola ghiandola accolta in una cavità del cranio, posto sotto il cervello. Essa è costituita da una zona
anteriore e posteriore, la quale è legata all’ipotalamo.

Neuroipofisi (posteriore): Non è una vera ghiandola secernente, ma riceve gli


ormoni dell’ipotalamo (assoni dell’ipotalamo entrano a contatto con i capillari
dell’ipofisi e riversano in essi gli ormoni) che da qua entrano nel circolo sanguigno e
raggiungono tutto l’organismo.

Gli ormoni prodotti dall’ipotalamo sono


o Ossitocina: Natura peptidica. Stimola le contrazioni del parto e la fuoriuscita
di latte dai capezzoli.
o Ormone antidiuretico o vasopressina (ADH): Natura peptidica. Aumenta il
riassorbimento di acqua a livello dei tubuli renali(guarda apparato urinario*)

Adenoipofisi (anteriore): Secerne ormoni, sotto il controllo dell’ipotalamo. Gli assoni ipotalamici entrano nei
capillari dell’adenoipofisi, e qui vi rilasciano neuro-ormoni chiamati fattori di rilascio o inibizione in grado di
regolare la secrezione ipofisiaria. Questi capillari (carichi dei fattori) confluiscono nella vena porta, che poi si
dirama di nuovo in capillari che vano a circondare le cellule ghiandolari dell’ipofisi, sulle quali arriveranno anche i
fattori ed inibiranno e stimoleranno la produzione di ormoni ipofisiari (sistema portale ipofisiario).

Gli ormoni prodotti dall’ipofisi sono:


o Ormone della crescita (GH): Stimola il fegato a produrre somatomedine,
importanti per la crescita dei tessuti, dello scheletro e degli organi.
o Ormone lattotropo oprolattina (PRL): Stimola la produzione di latte della
mammella (dopo stimolazione della stessa da parte di estrogeni ed androgeni)
o Ormone tireotropo (TSH): Stimola la tiroide a produrre tiroxina e triiodotironina.
o Ormoni gonadotropi (FSH e LH): LH stimola la secrezione di testosterone. FSH
stimola la produzione di androgeni ed estrogeni, oltre che spermatogenesi e
oogenesi.
o Ormone corticotropo (ACTH):. Stimola i surreni a produrre ormoni
glucocorticoidi e aldosterone.
o Ormone melanocita-stimolante (MSH): Stimola i melanociti a produrre melanina.

TIROIDE
È posta davanti alla trachea ed è costituita da due lobi, collegati da un istmo.
È formata da numerosi follicoli, delimitati da cellule epiteliali (tireociti). All’interno del
follicolo è contenuta una sostanza colloide costituita da una miscela di proteine, tra cui la
tireoglobulina. Tra i follicoli si trovano anche lecellule C.

La tiroide produce:
o Ormoni tiroidei (T3 e T4): Sono prodotti dai tireociti. Sono oromi che
derivano dall’amminoacido tirosinae hanno molecole di iodio: Il T3 ha
3 molecole di iodio, il T4 ne ha 4. Sono sotto il controllo del TSH
ipofisiario. Sono importanti per la crescita, la velocità di processi
metabolici eper la termoregolazione
o Calcitonina: È prodotta dalle cellule C. È indipendente dall’ipofisi, ma
dipende dalla concentrazione di ioni calcio nel sangue. Dunque, è un
ormone che regola la calcemia.
Dunque si ha abbassamento di Ca2+ nel sangue: stimola escrezione del
calcio renale e inibisce il riassorbimento intestinale (stimola invece il
deposito di calcio nelle ossa).

TERMOREGOLAZIONE
Ipotalamo rileva una diminuzione della temperatura → Stimola ipofisi (che stimola tiroide ad aumentare il
metabolismo ossidativo), muscolatura scheletrica (si contrae producendo calore) e SNP simaptico(stimola
vasocostrizione che evita dispersione di calore e fa contrarre i peli, producendo calore)
Ipotalamo rileva un aumento della temperatura → Stimola SNP parasimpatico (causa vasocostrizione, che disperde
calore), SNP simpatico (stimola produzione di sudore) e midollo allungato (aumenta atti respiratori e rimuove + vapore
acqueo dagli alveoli) e muscolatura scheletrica (si rilassa disperdendo calore)
PARATIROIDI
Sono 4 piccole ghiandole che circondano la tiroide.
Secernono paratormone (PTH), che si occupa di:
- Riassorbimento dell’osso da parte di osteoclasti
- Riassorbimento di calcio a livello dei tubuli renali (- escrezione)
- Trasformazione della vitamina D nel suo derivato attivo
(aumentando l’assorbimento di calcio nell’intestino): calcitriolo.

Non è legato all’ipofisi ma alla concentrazione di ioni calcio nel sangue:


- Se diminuisce la concentrazione di calcio, l’ormone viene stimolato.
- Se aumentala concentrazione di calcio,l’ormone viene inibito.

REGOLAZIONE DELLA CALCEMIA


L’equilibrio dei valori di calcio è essenziale per: coagulazione sanguigna, contrazione cardiaca, funzionamento dei nervi.
I livelli del calcio del sangue derivano da
Calcio introdotto per dieta
Calcio che si sposta dalle ossa al sangue
Assorbimento intestinale: La vitamina D viene trasportata del fegato, per poi passare al sangue e raggiungere i
reni. Qui, sotto stimolo del PTH paratiroideo si trasforma in calcitriolo e penetra nell’intestino. Il calcitriolo è in
grado di stimolare una proteina, che permette al calcio di essere assorbito dall’intestino per trasporto attivo.

- Ca sanguigno → Paratidoidi stimolate a secernere paratormone → Aumenta assorbimento intestinale di Ca, diminuisce
escrezione renale di Ca, osteoblasti producono meno tessuto osseo (utilizzando meno Ca): aumentano i livelli ematici di Ca

+ Ca sanguigno → Tiroidi stimolate a secernere calcitonina → Diminuisce assorbimento intestinale di Ca, aumenta
escrezione renale di Ca, osteoblasti producono tessuto osseo (utilizzando Ca): diminuiscono i livelli ematici di Ca

PANCREAS
È una grossa ghiandola situata dietro lo stomaco, all’interno della cavità addominale. Distinguiamo:
- PANCREAS ESOCRINO: Secerne enzimi digestivi
- PANCREAS ENDOCRINO: costituite da isole pancreatiche o di Langerhans, formate da 3 tipi di cellule:

1. Cellule α:Producono l’ormone glucagone, che aumenta sintesi del


glucosio
o Stimola glicogenolisi
o Stimola gluconeogenesi
o Stimola lipolisi (scissione dei trigliceridi in acidi grassi e glicerolo)

2. Cellule β:Producono l’ormone insulina,che riduce la sintesi di glucosio


o Stimola glicogenosintesi
o Stimola liposintesi (immagazzinamento di grassi nel tessuto
adiposo)
o Stimola penetrazione del glucosio in © dotate di recettori per
l’insulina
Ipoglicemia (- glucosio nel sangue) → Produzione glucagone → Aumenta sintesi glucosio
Iperglicemia (+glucosio) → Produzione insulina → Riduce sintesi di nuovo glucosio

3. Cellule δ (delta):Producono somatostatina(inibisce sintesi del glucagone)

REGOLAZIONE DELLA GLICEMIA


L’equilibrio dei valori di glucosio deve essere 90mg/100Led è essenziale per: funzionamento del SNC.
I livelli del glucosio del sangue derivano da
Glucosio introdotto per dieta
Glucosio sottoforma di glicogeno
Assorbimento intestinale
Sintesi di glucosio a partire da composti diversi (es. glicerolo) grazie al glucagone.

Non essendo questo apporto giornaliero costante:


- Insulina stimola il fegato ad immagazzinare glucosio sottoforma di glicogeno quando la glicemia è alta
- Glucagone stimola il fegato a demolire il glicogeno in glucosio quando la glicemia è bassa.
In caso di digiuno prolungato le scorte di glicogeno si esauriscono e si vanno a formare corpi chetonici, che
accumulati nel sangue abbassano bruscamente il pH e possono diventare tossici.
GHIANDOLE SURRENALI
Sono due ghiandole poste sopra ciascun rene, immediatamente sotto il diaframma dove questo si inserisce sulla parete
del tronco. Ogni surrene comprende:

- MIDOLLARE DEL SURRENE


È ricca di terminazioni nervose e produce ormoni chiamati cotecolamine (adrenalina/epinefrina e
noradrenalina/noreprinefrina). Queste derivano dall’amminoacido tirosina e sono secrete in stato di stress:
Aumentano soglia di attenzione
Aumento della gittata cardiaca
Stimolano glicogenolisi
Vasodilatano muscoli cerebrali e vasocostringono i reni

- CORTICALE DEL SURRENE


E’ costituita da tessuto epiteliale e produce 3 classi di ormoni:
Mineralcorticoidi: di cui il principale è Aldosterone,
importante per l’equilibrio idrico-salino. È stimolato dalla
diminuizione di sodio nel sangue.
Glicocorticoidi:di cui il principale èCortisolo, importante per
il metabolismo zuccheri (si occupa di gluconeogenesi e
lipolisi). Inibisce l’istamina e la sintesi delle proteine
Precursori degli ormonisessuali:
DiventereannoTestosteronee Estradioloa livello di cute,
fegato, tessuto adiposto.

GONADI: Guarda apparato genitale maschile e femminile (*)

TIMO
È situato nel mediastino, tra i due polomoni.
Produce timosina, importante per la produzione dei linfociti. Dunque è importante per il sistema immunitario.

GHIANDOLA PINEALE (EPIFISI)


Struttura ovale posta sotto gli emisferi del cervello.
Produce melatonina, che deriva dall’amminaocidotriptofano.
È coinvolta nei ritmi biologici: comparsa del sonno, malessere jet-lag. È
coinvolta anche nella maturazione sessuale.

La sua produzione è regolato dalla variazione di luce:


- Se la luce aumenta: La secrezione dell’ormone diminuisce
- Se la luce diminuisce: La secrezione dell’ormone aumenta

ORGANI ENDOCRINI SENCONDARI


Hanno come funzione principale una funzione diversa, ma possono secernere ormoni:
- Reni: renina eeritropoietina
- Stomaco: gastrina
- Intestino: enterogastrone
- Fegato: somatomedine
- Cute: calcitriolo
APPARATO GENITALE MASCHILE

TESTICOLI
I testicoli sono le gonadi maschili, due organi a fagiolo situati nello scroto, tessuto connettivo.
Essi contengono una rete di tubuli seminiferi, dove avviene la spermatogenesi. Tra i tubuli sono situate
cellule interstiziali (o di Leyding), che sintetizzano il testosterone. La parete di questi tubuli è formata da 2
strati cellulari: quello esterno di cellule muscolari e quello interno di cellule epiteliali, dette cellule del
Sertoli(producono l’ormone inibina e sostengono e nutrono le cellule germinali). LH agisce sulle ©
interstiziali, FSH invece su © del sertoli.

VIE SPERMATICHE
Gli spermatozoi lasciano i tubuli seminiferi e raggiungono il dotto epididimo, dove completano la
loro maturazione e diventano mobili. Percorrono poi 2 tubuli spermatici, che aggirano la vescica e
diventano dotti eiaculatori, che attraversano la prostata e arrivano nell’uretra. L’uretra prende
origine dalla vescica, scorre attraverso il pene e si apre all’esterno nella porzione apicale del pene
(può portare alternativamente sia urina che sperma).

Il pene è un organo erettile che consente deposizione di spermatozoi nelle vie vaginali:
- Parte allungata: Costituita da due strutture di tessuto vascolare erettile, i corpi cavernosi
e il corpo spongioso.
- Parte espansa (glande): Ricoperta da un’epidermide detto prepuzio (la circoncisione
significa rimozione di quest’ultimo).

Lo SPERMA è il liquido emesso con l’eiaculazione e contiene 60 milioni di spermatozoi per mL. Si forma grazie a:
- Vescichette seminali: Producono un secreto ricco di fruttosio e prostaglandine, che fungono da combustibile per i
movimenti dello spermatozoo
- Prostata: Produce un fluido basico in grado di neutralizzare l’acidità delle vie spermatiche e di produrre un enzima
addensante per lo sperma.
- Ghiandole bulbo-uretrali: Produce un secreto mucoso e alcalino per neutralizzare l’acidità dell’uretra e ha azione
lubrificante per facilitare il passaggio di sperma

Al momento dell’eccitazione sessuale, i neuroni del sistema nervoso autonomo secernono ossido di azoto, che causa
rilassamentodella muscolatura delle pareti delle arterie, facendo entrare più sangue nei tessuti erettili. Ciò causa l’erezione.

SPERMATOGENESI
All’interno dei testicoli (alla periferia del tubulo) troviamo gli spermatogoni, cellule germinali diploidi.
Ogni spermatogonio si divide per mitosi producendo 2 cellule diploidi: una cellula staminale indifferenziata che rimane
nell’epitelio del tubulo e uno spermatocita primario.
Dalla periferia, gli spermatociti primari si spostano nel lume del tubulo e vanno incontro alla prima divisione meiotica: si
saranno formati 2 spermatociti secondari aploidi (in cui ogni cromosoma contiene ancora 2 cromatidi)
I 2 spermatociti secondari completano la seconda divisione meiotica: si originano 4 spermatidi aploidi (dove ogni
cromosoma contiene un cromatidio).

Gli spermatidi migrano verso il dotto epididimo, dove completano la loro


maturazione e diventano spermatozoi maturi. Si forma:
- Testa: contiene il nucleo dove risiede un DNA, che è molto
condensato e incappucciato da un sacchetto ricco di enzimi
- Acrosoma: importante per la penetrazione dello spermatozoo
nell’uovo (reazione acrosomiale)
- Collo:dove si ssviluppano mitocondri che producono ATP,
indispensabile per il movimento
- Flagello: che consente ad esso il movimento.

Gli spermatozoi continuano a moltiplicarsi per mitosi anche nell’adulto,


producendo una riserva di spermatociti. Questi rimangono connessi a gruppi da ponti citoplasmatici fino a completa maturazione.

Gli ormoni coinvolti nell’apparato maschile sono:


- LH ipofisiario: Stimola produzione di testosterone da parte delle © di Leydig.
- FSH ipofisiario: Stimola la spermatogenesi.
- Testosterone: Prodotto dalle cellule di Leydig. È coinvolto nella crescita dei caratteri sessuali secondari (peli pubici, barba,
voce profonda), incremento della crescita, incremento della massa muscolare, maturazione dei
testicoli e degli spermatozoi.Elevato tasso di testosterone circolante: Inibisce il rilascio di GnRH ipotalamico che inibisce
LH ipofisiario.
- Androgeni: Prodotti dai surreni. Responasbili della caratteristiche sessuali maschili.
- Inibina: Prodotto dalle cellule del Sartoli. Inibisce il rilascio di GnRH dell’ipotalamo, che dunque inibisce il rilascio di FSH
ipofisiario.
APPARATO GENITALE FEMMINILE

OVAIE
Sono 2 piccoli corpi ovoidali collocati nella parte bassa dell’addome.
Sono la sede delle oogenesi e della secrezione di ormoni sessuali: estrogeni, progesterone e androgeni (di meno).

Al loro interno sono presenti numerosi follicoli ovarici che hanno l’aspetto di piccole vescicole cave e contengono
ognuno una cellula uova immatura. Ogni cellula uovo è dunque circondata da uno strato di cellule follicolari, che
producono estrogeni.
Ciascuna delle due ovaie presenta due poli:
- Polo superiore tubarico: Unito all’infundibolo della tuba uterina
- Polo inferiore uterino: Unito all’utero dal legamento utero-ovarico

TUBE UTERINE o TUBE DI FALLOPPIO o SALPINGI


Sono due canali simmetrici di circa 10 cm che si estendono dalle ovaie all’utero.
Esse permettono la migrazione dalle ovaie all'utero dell'ovulo maturo. Sono in grado di captare l'ovulo e lo spermatozoo
per permetterne l’incontro, dando vita alla fecondazione.

Infundibolo: Prima porzione vicina all’ovaie. Non è in diretto contatto con l’ovaio ma presenta un’apertura
ondulante e sfrangiata dove ci sonofimbrie, ossia estroflessioni terminali, che circondano l’ovaio sottostante in
modo che la tuba possa accogliere l’oocita quando viene espulso dal follicolo ovarico.
Ampolla: Lunga circa 7-8 cm, regola il passaggio degli ovuli e il transito embrionale. Lo zigote riesce poi a
passare le tube grazie ad un epitelio ciliato, che lo fa avanzare nell’utero.
Istmo: Zona di transizione
Parte uterina: Tratto in cui le tube entrano nella cavità uterina

UTERO
È un organo muscolare cavo che ha l’aspetto di una pera rovesciata. È fissato alla cavità pelvica mediate legamenti.
È la sede deputata ad accogliere l'ovulo fecondato, a consentirne lo sviluppo e a espellere il feto quando la gravidanza
giunge al termine.Dunque, qui si sviluppa l’embrione e durante la gravidanza esso si dilata adattandosi all’embrione in
crescita.

La parete uterina è formata da:


- Endometrio: Mucosa vascolarizzata a cui si attacca l’embrione quando giunge nell’utero
- Miometrio: Strato muscolare di fibre lisce, che si può anche contrarre attivamente
- Perimetrio: Rivestimento esterno dell’utero

È costituito da due porzioni:


- Corpo uterino: Si espande verso l’alto dove sfociano le salpingi
- Collo dell'utero o cervice uterina: Segna il confine con la vagina. Esso rimane chiuso durante tutta la
gravidanza e si dilata solo al momento de parto.
VAGINA
La vagina è un condotto formato da muscoli e membrane che mette in comunicazione il collo dell’utero con l’ambiente
esterno.La vagina è un organo cavo tra la cervice uterina e la vulva.

La sua funzione principale è di accogliere il pene durante l’accoppiamento.


Nelle donne che non hanno mai avuto rapporti sessuali l’orifizio esterno (verso la vulva) della vagina risulta
parzialmente chiuso da una sottile membrana, l'imene, che tende a lacerarsi in seguito al primo rapporto sessuale
completo.
Serve inoltre a permettere il passaggio del flusso mestruale e di tutti i prodotti della secrezione uterina e a consentire, al
momento del parto, l'espulsione di feto e placenta.

È costituita da ripiegamenti longitudinali e trasversali che conferiscono elasticità, importante per i rapporti sessuali e
per il passaggio del feto.
È tipicamente umida, grazie a secrezioni vischiosr prodottr dalle cellule vaginali e dal muco della cervice uterina,
regolate dagli ormoni sessuali (i cui livelli variano in base alle diverse fasi dello sviluppo sessuale della donna).

VULVA
La vulva è l'insieme degli organi genitali esterni femminilie si estende dal pube all'ano.
La vulva permette la minzione, lo svolgimento di rapporti sessuali e il passaggio del feto durante il parto.

La vulva stessa si divide in due cuscinetti:


- Grandi labbra, facilmente visibili dall'esterno.
- Piccole labbra, due pieghe mucose che vengono ricoperte dalle grandi labbra in tutto o in parte.
Il clitoride è un piccolo organo erettile (l'omologo rudimentale del pene) ed è una delle sedi del piacere sessuale nella
donna. È situato inferiormente all'apertura delle grandi labbra e risulta circondato dalle piccole labbra.

All'interno delle piccole labbra si trova il vestibolo vulvare, dove vi sono:


- Orifizio uretrale (lo sbocco dell'uretra)
- Orifiziovaginale (lo sbocco della vagina, più in basso verso l'ano).
- Ghiandole (ghiandole di Skene, 2 ghiandole del Bartolini e le ghiandole vestibolari minori): provvedono alla
lubrificazione di vulva e vagina durante i rapporti sessuali.
OOGENESI
L’oogenesi è un processo ciclico che produce un numero limitato di cellule uovo.

Nell’ovaio dell’embrione sono presenti gli oogoni, cellule germinali diploidi.


Questi subiscono mitosi e maturano diventano ovociti primari, diploidi. Dunque il numero di ovociti al momento
della nascita è già predefinito. Questi ovociti si trovano circondati da cellule follicolari, formando il follicolo
primario.
Gli ovociti primari iniziano la prima divisione meiotica ma non la portano a termine: si bloccano a profase I (fase
diplotene: chiasmi) e rimangono in uno stato di quiescenza fino alla pubertà.
Arrivati alla pubertà (e fino alla menopausa), ogni 28 giorni si svolge: il ciclo ovarico (produzione e liberazione della
cellula uovo) e ciclo uterino (modificazioni uteriniche per accogliere lo zigote in caso di fecondazione)

CICLO OVARICO
Il ciclo ovarico è sotto controllo ormonale dell’ipofisi-ipotalamo e controlla il ciclo uterino con la sua attività endocrina.

L’ipotalamo nei primi 5 giorni di ciclo produce GnRH, che stimola l’ipofisi a secernere:FSHe LH.

- FSHstimola follicoli primari ad iniziare la maturazione.


Dunquele © follicolari si moltiplicano e formano strati attorno all’ovocita.
A questo punto avremo un follicolo costituito da:
Granulosa: Strato derivato dalla moltiplicazione delle © follicolari
Cellule della teca: Deriva dal differenziamento del tessuto connettivo circostante alle © follicolari
Corona radiata: Strato di © follicolari più vicino all’ovaio
Sotto stimolo dell’FSH, i follicoli producono anche ormoni: estrogeni e progesterone.

- Si forma un follicolo di Graaf(follicolo maturo):


Sono presenti i 3 strati precedentemente formati
Nella granulosa inizia a formarsi una cavità ripiena di
liquor folliculi (prodotto dalle © follicolari) ricco di
ormoni sessuali femminili (estrogeni).
L’ovocita è diviso dalla corona radiata tramite la zona
pellucida, una membrana di glicoproteine.
Ovocita e corona radiata sporgono all’interno della
cavità del follicolo formando il cumulo ooforo.

- I follicoli, come abbiamo detto, producono ormoni. L’alto livello di estrogeni stimola la produzione di LH.
L’LH stimola la maturazione finale del follicolo e la continuazione dell’ovulazione e formazione del corpo
luteo (14gg).

L’ovocita primario completa la prima divisione meiotica dando origine a 2 cellule (entrambe aplidi)
Ovocita secondario (che conserva quasi tutto il citoplasma dell’ovocita primario)
I° globulo polare (che si divide in 2 piccoli globuli polari aploidi), che degenera.
L’ovocita secondario inizia la seconda divisione meiotica, ma si arresta alla metafase II.

- Man mano che si sviluppa l’ovocita secondario, il follicolo aumenta le dimensioni


- LH stimola la pressione del follicolo sulle pareti dell’ovaio, al punto da far uscire la cellula uovo (che è a questo
punto un ovocita secondario bloccato in metafase), circondato dalla zona pellucida (che protegge © uovo da
spermatozoi di specie diversa) e dalla corona radiata: stimola lo scoppio.
- La cellula uovo raggiunge le tube di Falloppio, per essere fecondata o meno.

Se c’è fecondazione:Ovocita secondario fecondato completa la seconda


divisione meiotica. Si origina:
II° globulo polare (aploide), che degenera
Ootide (diploide)
L’ootide (aploide) unendosi con lo spermatozoo forma lo zigote.

Se non c’è fecondazione: Ovocita secondario NON completa la seconda


divisione meiotica e degenera.
Dopo ovulazione…
- LH stimola la trasformazione del follicolo rimasto in corpo luteo
- Il corpo luteo secerne ormoni: soprattutto progesterone e
in maniera minore estrogeni.
- L’aumento di progesterone ed esrogeni nel sangue crea un
feed-back negativo che inibisce il rilascio di GnRH e
dunque diminuisce la secrezione di FSH-LH.
- L’abbassamento di FSH e LH rende possibile la
formazione di nuovi follicoli

- Se non c’è fecondazione:


L’abbassamento di LH (se non c’è fecondazione) dopo 8
giorni dall’ovulazione, induce la degnerazione del corpo
luteo in corpus albicans(che dopo 14 giorni
dall’ovulazione cessa completamente di produrre ormoni).

Dunque il ciclo ovarico può essere riassunto in


- Fase pre-ovulatoria o follicolare: 14 giorni. Attività endocrina del follicolo
- Fase post-ovulatoria o luteinica: 14 giorni. Attività endocrina del corpo luteo

CICLO UTERINO o CICLO MESTRUALE


Fase preovulatoria (14 giorni) – Fase mestruale e proliferativa
E’ il primo giorno di mestruazioni (espulsione di tessuto endometriale). Grazie agli estrogeni:
- Aumentano le cellule endometriali
- Si ingrandisce lo strato di mucosa
- Si sviluppano nuove arteriole nell’endometrio

Fase postovulatoria(14 giorni) – Fase secretiva


Sotto stimolo di estrogeni e progesterone:
- Endometrio raggiunge massimo spessore
- Fase secretiva: Le ghiandole dell’endometrio secernono un fluido ricco di sostanze.
- Utero è pronto ad accogliere l’uovo fecondato.

Se non avviene la fecondazione


- Estrogeni e progesterone calano
- Le arteriole dell’endometrio vengono occluse
- Le cellule endometriali muoiono per la mancanza di O2
Corpo luteo degenera.
FECONDAZIONE
L’uomo si riproduce sessualmente, attraverso l’unione deigameti maschili e femminili, formando zigote.
Si parla di fecondazione: nell’uomo èinterna, ossia il maschio immette lo spermatogonio all’interno delle vie genitali
della femmina, dove si svilupperà l’emrbione

Capacitazione: Prima di fecondare la cellula, lo spermatogonio


soggiorna alcune ore nelle vie genitali femminili
Raggiunge la tuba di Falloppio e qui incontra la cellula uovo
Reazione acrosomiale: Gli enzimi posti sull’acrosoma dello
spermatozoo riescono a perforare la membrana pellucida e lo
spermatozoo penetra nella cellula uovo. Tuttavia penetra solo la testa,
mentre flagello e colletto degenerano.
Reazione corticale: La penetrazione dello spermatozoo blocca
l’entrata di altri spermatozoi e stimola la © uovo a completare la meiosi
Zigote: Il pronucleo femminile e il pronucleo maschile si fondono. Il
globulo polare viene espulso.

GRAVIDANZAed EMBRIOLOGIA
La gravidanza è un periodo di 39 settimane durante il quale lo zigote diventa embrione

Nella prima fase della gravidanzalo zigote va incontro allasegmentazione, dunque subisce una serie rapida di divisioni
©durante il quale aumenta il numero delle cellule ma non del volume dell’embrione

Morula(3 giorno)
• Raggiunte le 4-5 divisioni lo zigote diventa morula(le cui
cellule sono chiamate blastomeri (e sonoto tipotenti). A
questo stadio, si trova già nell’utero percorrendo le tube.
• Raggiunte le 8 divisioni, le cellule cambiano forma e
aumentano il contatto reciproco creando una massa più
compatta. Non sono più totipotenti.

Blastocisti(4-6 giorno)
Nel passaggio da 16 a 32 cellule, i blastomeri si separano in:
- Massa cellulare interna
- Trofoblasto: Rivestimento esterno
Le © del trofoblasto producono liquido che si raccoglie in un
una cavità (blastocele), nella quale emerge il nodo
embrionale (massa di cellule): si forma la blastocisti (in
altri animali si chiama blastula).

Processo di annidamento: (6 giorno: impianto utero)


• Grazie agli enzimi del trofoblasto, la blastocisti si annida nella
mucosa dell’utero. Dunque, l’utero forma una capsula di connettivo
(decidua) intorno alla blastocisti.
• Nelle ultime fasi dell’impianto, si forma la cavità amniotica tra
trofoblasto e nodo embrionale.
• La cavità amniotica si trosforma in blastodisco, diviso in 2 foglietti
embrionali: epiblasto (superiore) e ipoblasto (inferiore)

Gastrula (10 giorno)


Dalla terza settimana, inizia il processo di gastrulazione, durante
il quale si vanno ad organizzare i 3 foglietti embrionali:
Endoderma: Interno. Deriva dall’ipoblasto. Formerà
digerente, respiratorio, pancreas e fegato.
Mesoderma: Intermedio. Formerà cuore, muscoli e ossa.
Ectoderma: Esterno. Deriva dall’epiblasto. Formerà SN
e epidermide.
Durante la gastrulazione si differenziano anche la membrane extraembrionali:
Amnios: Interna, si sviluppa dall’epiblasto.Riveste la cavità amniotica, ricca di liquido amniotico.
Saccovitellino: Intermedia. Si sviluppa dall’ipoblasto. Produce le prime cellule del sangue.
Allantoide: Si forma da una tasca del sacco vitellino e aiuta a formare il cordone ombelicale.
Corion: Esterna. Deriva dal trofoblasto, e da esso:
1. Si sviluppano i villi coriali che permettono alla blastocisti di prelevare le sostanze dall’utero.
2. Si produce l’ormone HCG(gonadotropina corionica), che si sostituisce all’LH per mantenere vivo il corpo
luteo
3. Ha origine la placenta, deputata a:
Scambi madre-feto: passaggio di nutrienti/gas respiratori dal sangue materno a quello fetale e
passaggio di sostanze di scarto del feto attraverso la circolazione materna.
Funzione endocrina: Secerne progesterone e estrogeni dopo il 3 mese, importanti per proseguire la
gravidanza.
La placenta è legata all’embrione mediate il cordone ombelicale: dove corrono 2 arterie ombelicali e 1
vena ombelicale.

Organogenesi
Nel mesoderma si forma la notocorda, un codone che è destinato a regredire e dal quale si formerà la colonna
vertebrale.

Neurulazione
• La notocorda sovrasta l’ectoderma e forma la placca neurale, un
inspessimento da cui originerà il SNC.
• La placca tenderà a sprofondare formando una doccia neurale, mentre le
sue estremità formeranno 2 pieghe neuraliche si andranno poi a chiudere
formando il tubo neurale. Da questo si formeranno encefalo e MS.
• Prima che il tubo si chiuda completamente si formeranno anche 3
dilatazioni: prosencefalo (da cui si formeranno diencefalo e telencefalo),
mesencefalo e rombencefalo (da cui si formeranno metencefalo e midollo
allungato)
• Alcune porzioni dell’ectoderma si staccano dalle pieghe neurali formando
delle creste neurali, da cui si originano i nervi sensoriali e gangli spinali. I
nervi motori derivano invece da encefalo-MS.

• Prima che il tubo si chiuda, ai due lati si formano 2 vescicole ottiche, da cui si formeranno gli occhi. Le vescicole
subiranno invaginazione diventando calici ottici, che diventeranno retina. Il cristallino deriva dall’ectoderma.
• Cellule del mesoderma (somiti) formeranno vertebre, muscoli e componenti assile.
• Dal mesoderma si formano i vasi sanguigni.
• Dalla fusione di vasi sanguigni si forma il cuore, il cui abbozzo presente 1 atrio e 1 ventricolo posto sopra. Tuttavia,
poi si crea una ripiegatura che ribalta la posizione e formerà altre 2 cavità. Inizia a pulsare dopo 3 settimane.
• Dal ripiegamento del blastodisco si forma il tubo digerente. Da estroflessioni dell’abbozzo intestinale si formeranno
fegato, pancreas e trachea e faringe. Dall’allungarsi della trachea si formeranno i polmoni.
• Dalla faringe si dipartono estroflessioni dette tasche faringee che si connettono a estroflessioni dell’ectoderma dette
solchi bronchiali. Si formano degli archi bronchiali, dove all’interno ci sono gli abbozzi di mandibola e collo.
PARTO
Alla fine della gravidanza il livello di estrogeni è altissimo, permettendo:
- Aumento dalla muscolatura uterina
- Stimolazione di recettori per l’ossitocina (prodotto dall’ipofisi), che stimola le contrazioni uterine
Entrambi fanno in modo che si creino delle contrazioni involontarie della muscolatura uterina che dilatino il collo
dell’utero fino a 10cm.
Man a mano che le contrazioni aumentano, il feto viene espulso. Tuttavia, risulta essere ancora legato alla placenta
attraverso il cordone ombelicale, che deve essere reciso.
Dopo pochi minuti, la placenta viene espulsa.

ALLATTAMENTO
Nell’uomo l’allattamento avviene mediante le mammelle materne, due
ghiandole costituite da cellule ghiandolari organizzate in 25-30 lobi.
Da ogni lobo si dipartono i dotti galattofori (condotti), attorno ai quali
sono presenti cellule mioepiteliali, capaci di contrarsi permettendo la
fuoriuscita di latte. I dotti confluiscono all’esterno attraverso il
capezzolo.

Dopo il parto, l’ipofisi rilascia prolattina che stimola le cellule


mioepiteliali a contrarsi e a far fuoriuscire il latte. Il latte nei primi
giorni è chiamato colostro, ricco di proteine e lattosio (rcco di
immunoglobuline).
SISTEMA NERVOSO

SISTEMA NERVOSO CENTRALE


Il sistema nervoso centrale è l’insieme di encefalo e midollo
spinale, entrambi ricoperti da meningi (connettivo):
- Dura madre: Strato più esterno nella quale ci sono
grandi quantità di sangue venoso portato al cervello
- Aracnoide: Strato intermedio
- Pia madre: Lo strato più interno pieno di vasi sanguigni
e posta a ridosso del midollo spinale.

Tra aracnoide e pia madre c’è lo spazio sub-aracnoideo, dove si


trova il liquido cefalorachidiano, che occupa le cavità
dell’encefalo.

I capillari sanguigni del SNC sono impermeabili a molti soluti del plasma a causa della
presenza di giunzioni occludenti e perché sono circondati dalle terminazioni delle
cellule della glia (astrociti), partecipando alla barriera emato-encefalica, che
impedisce gli scambi tra sangue e tessuto nervoso, salvo piccole molecole (acqua,
anidride etc.): le molecole possono passare solo grazie a trasporti specifici della
membrana delle cellule endoteliali.

Sia encefalo che midollo spinale sono formati da:


- SOSTANZA GRIGIA: Formata da corpi cellulari e terminali dendritici
(neuroni o assoni amielinici)
- SOSTANZA BIANCA: Formata dagli assoni (bianchi per la mielina)

MIDOLLO SPINALE
Il midollo spinale è una struttura sottile e allungata che inizia dal bulbo e percorre il canale vertebrale, terminando in
corrispondenza della 2 vertebra lombare.

Tra ogni coppia di vertebre fuoriescono le radici di31 coppie


dinervi spinali (8 cerviali, 12 toracici, 5 lobari, 5 sacrali, 1
coccigeo).
Per ogni coppia di nervi si osserva una coppia di radici anteriori-
ventrali e una coppia di radici posteriori-dorsali.

Il canale centrale è circondato da una zona ad H di sostanza grigia.


- Le cui gambe anteriori si chiamato corna anteriori
(funzione motoria)
- Le cui gambe posteriori si chiamanocorna
posteriori(funzione sensitiva)
La zona H è circondata da sostanza bianca, formata da assoni
raccolti in fasce e organizzati neitrattiascendenti (da midollo a
encefalo) o discendenti (viceversa).

È formato da neuroniimportanti per:


- Trasmissione di segnali in periferia
- Creazione di riflessi spinali:

Un riflesso èuna risposta motoria che si svolge in modo costante e prevedibile


(poiché automatica) che viene prodotta in seguito ad uno stimolo sensoriale (es.
togliere la mano quando tocco un fornello bollente).
In questo breve tempo i recettoricutanei inviano un segnale al midollo spinale
tramite un neurone sensoriale afferente (su corna posteriori), che passa il segnale
ad un neurone associativo e poi ad un motoneurone efferente (su corna
anteriori), che stimola i muscoli al movimento.
ENCEFALO
L’insieme delle parti contenute nella scatola cranica.

CERVELLO
Telencefalo
È diviso in due emisferi, che poggiano sul diencefalo.
La superficie esterna di questi è costituita da corteccia cerebrale disostanza
grigia e compie una serie di circonvoluzioni, separate da solchi (se poco
profonde) o scissure (se molto profonde).
All’interno della corteccia cerebrale si trovano gruppi di neuroni che costituiscono
i nuclei basali (caudato, ippocampo, putamen, globo pallido), che servono a
facilitare i movimenti volontari.
Il corpo calloso unisce i due emisferi e permette loro di comunicare.

Grazie a queste è possibile suddividere il cervello in LOBI, che prendono il nome


degli ossi cranici sui quali appoggiano:
- Parietale: Riceve info tattili e pressorie,
- Occipitale: Ricezione stimoli visivi
- Temporale: Elaborazione info e riconsoscimento volti
- Frontale: Controllo attività motoria e definizione della personalità
Tra il lobo parietale e quello frontale si trova un solco centrale o scissura di
Rolando, dove è localizzato un ulteriore lobo chiamato insula.

Sotto la corteccia cerebrale si trova sostanza bianca:


- Fibre associative:connettono neuroni di uno stesso emisfero,
- Fibre commessurali: connettono neuroni dei due emisferi
- Fibre di proiezione: portano stimoli alla corteccia

La maggior parte del cervello si occupa di elaborare informazioni


sensitive e motorie mentre la corteccia è suddivisa in aree, ognuna
delle quali ha funzioni specifiche:
- Aree sensoriali: vista (lobi occipitali),udito (lobi temporali),
caldo/freddo (lobi parietali)
- Aree motorie: movimenti volontari
- Aree associative: connessione tra aree sensoriale e motori
responsabili del pensiero, apprendimento, memoria,
personalità etc.
Più l’area è estesa, più è preciso il movimento che si deve fare.

Linguaggio
Due aree associative sono deputate al linguaggio, situate nell’emisfero sinistro.
- Area di Wernicke: Responsabile della comprensione.
- Area di Broca: Responsabile della produzione del linguaggio (parlare e scrivere)

L’afasiaè l’incapacità di utilizzare il linguaggio. Si parla di afasia recettiva se coinvolge l’aria di Wernicke e causa
difficoltà nella comprensione, si parla di afassia espressiva se coinvolge l’area di Broca causa problemi nel parlare e
scrivere correttamente, ma non nel comprendere.

Sistema limbico (nel telencefalo)


Insieme di strutture appartenenti a cervello, talamo e ipotalamo (come circonvoluzioni
profonde, nuclei basali, etc). Si occupano di emozioni, apprendimento e memoria.

Emozioni
Le emozioni sono attivate da ricordi o impulsi sensoriali, che raggiungono
le aree sensoriali della corteccia per poi passare alle aree associative. Nel
dettaglio, raggiungono il sistema limbico e l’ipotalamo, dove vengono
elaborate e rispedite ad altre aree associative, generando percezioni
emotive e risposte vegetative (cambiamenti ormonali, risposte motorie,
etc).
Diencefalo
È posto tra gli emisferi cerebrali ed è formato da:
EPITALAMO: produce il liquido cerebrospinaleed è
collegato all’epifisi
2 TALAMI: strutture formate da sostanza grigia. Qui gli
impulsi vengono filtrati e modificati, prima di essere
trasmessi alla corteccia. È importante per i movimenti e per
le emozioni, infanti alcune parti fanno parte del sistema
limbico.
IPOTALAMO: sotto al talamo, è formato da nuclei di
sostanza grigia circondata da sostanza bianca ed è
importante per l’omeostasi (termoregolazione), poiché
collega il sistema nervoso e il sistema endocrino. I neuroni
dell’ipotalamo sono dotati, infatti, di attività endocrina:
producono ormoni che sono trasportati dagli assoni
all’ipofisi, dove vengono rilasciati per essere messi in circolo.

TRONCO ENCEFALICO
(Non è compreso il cervelletto)

Mesencefalo
Collega il tronco encefalico al diencefalo.
Contiene nuclei di neuroni che elaborano informazioni visive e uditive (generando riflessi) e si occupano della postura.
Contiene il nucleo rosso e la sostanza nera, la cui degenerazione causa il morbo di Parkinson.

Metencefalo
Comprende:
- PONTE: È collegato al cervelletto e contiene nucleimotori e sensoriali di 4 nervi cranici (5, 6, 7 e 8),
coinvolti nel controllo della respirazione e nell’elaborazione/trasmissione di impulsi motori. È attraversato
anche da fasci ascendenti (da midollo a encefalo), discendenti (viceversa) e trasversi (collegano i due
emisferi)

- CERVELLETTO: È posso sotto e dietro il cervello ed è formato da due emisferi, separati da una corteccia
detta verme. La loro superficie è fatta di sostanza grigia. Si occupa del controllo di muscoli posturali
(mantenimento dell’equilibrio) e della programmazione e regolazione di movimenti volontari e involontari
(attraversò la correzione dell’attività della corteccia cerebrale e dei nuclei basali e dei centri motori del tronco
cerebrale).

Bulbo o Midollo Allungato


Connette il midollo spinale con l’encefalo ed è percorso da fibre ascendenti e discendenti, che formano due
rilievichiamati piramidi.
Sono presenti nuclei di sostanza grigia, importanti perché:
- sono stazioni intermedie nella trasmissione di stimoli
- sono nuclei motori e sensoriali
- sono centri cardiaci (controllano frequenze cardiache), vasomotori (controllano la vasocostrizione) e
respiratori (frequenza degli atti respiratori)

Ciclo sonno-veglia
È un ciclo durante il quale diminuiscono le attività motorie e percettive. Esiste:
- Sonno ad onde lente: Profondo (telencefalo)
- Sonno REM: Meno profondo, con risvegli spontanei e ripetuti (ponte).
SISTEMA NERVOSO PERIFERICO
Il sistema nervoso perifericoha la funzione di trasmettere al SNC le informazioni
provenienti dall’esterno (attraverso esterocettori: organi di senso) o dal corpo
(enterocettori: organi interni; propriocettori: tendini e muscoli), per inviare
risposte agli stessi muscoli o organi interni, che si regoleranno di conseguenza.

È costituito da:
GANGLI: Raggruppamenti di corpi cellul. fuori dal SNC, lungo i nervi
NERVI: Collegano SNC al corpo. Sono costituiti da assoni
afferentiche collegato i recettori/organi ai neuroni e assoni
efferentiche collegano i neuroni ai recettori/organi.
- Neuroni sensoriali: da organi a SNC
- Neuroni motori: da SNC a organi

Nervi cranici
Esistono 12 paia di nervi cranici in coppia. Iniziano dall’encefalo, fuoriescono dal cranio attraverso ifori ossei.
Sono controllati solo dalla parte omolaterale dell’encefalo, non si muovono a dx e a sx dell’encefalo.
Possono essere sentivi (S) o motori (M) o entrambi.

∙ Olfattivo (S): Odorato


∙ Ottico (S): Vista
∙ Oculomotore (M): Movimento occhi
∙ Trocleare (M): Movimento occhi
∙ Abducente (M): Movimento occhi
∙ Trigemino (S): Sensazioni tattili e dolorifiche e termiche
∙ Facciale (S): Gusto
∙ Vestivolo-cocleare (S): Udito
∙ Glossofaringeo (S): Gusto
∙ Vago (S/M): Regola respirazione, dolore, deglutizione, fonazione
∙ Accessorio (M): Deglutizione
∙ Ipoglosso (M): Lingua

Nervi spinali
Esistono 31 paia di nervi spinali in coppia. Iniziano dal midollo spinale. Si divino in:
Nervi cervicali (8 paia)
Nervi toracici (12 paia)
Nervi lombari (5 paia)
Nervi sacrali (5 paia)
Nervi coccigei (1 paio).

Ogni nervo spinale presenta due radici:


Radice dorsale: Formata da fibre sensoriali afferenti che
portano stimoli dai recettori periferici al MS. Prima di entrare
nel midollo, ciascuna radice crea un rigonfiamento. Esso è
dovuto alla presenza del ganglio spinale, ossia un insieme di
neuroni sensoriali (sostanza grigia) che si occupano di captare
informazione dai recettori e inviarli al midollo.
Radice ventrale: Formata da fibre efferenti, che si trovano nella
materia grigia del midollo e che collegano il midollo al sistema
nervoso autonomo.

Dopo la fusione tra le 2 radici, ciascun nervo spinale si divide in: ramo
dorsale, ventrale e autonomo.
Lungo il percorso questi rami diventano sempre più sottili: importanti
sono le ramificazioni del ramo ventrale, che formano plessi, dove hanno
origine nuovi nervi spinali dall’intrecciarsi di altri nervi spinali.
Funzionalmente, il sistema nervoso periferico si può suddividere in:

SISTEMA NERVOSO VOLONTARIO (SOMATICO)


Comprende:
- Recettori (che captano i segnali)
- Fibre nervose (che formano i nervi e gli impulsi
si muovono su essi)
- Neuroni sensoriali (che trasmettono i segnali)
- Vieascendenti (che percorrono dal midollo
all’encefalo) e discendenti (viceversa)
- Neuroni motori (che permettono il movimento).

Le vie afferentisensitive tramettono le sensazioni


dall’emilato desto del corpo all’emisfero sinistro del
cervello, oppure di trasmettere le sensazioni dell’emilato
sinistro all’emisfero destro del cervello. Dunque, le vie
afferenti si incrociano.

Le vie efferenti motrici si dividono in:


Vie piramidali: Gli assoni provengono dall’aria
motoria primaria e a livello del bulbo si spostano
sull’emilato opposto, andando ad eccitare il
motoneurone dunque opposto rispetto al lato
della corteccia. Sono importanti per il controllo
volontario.
Vie extrapiramidali: Gli assoni provengono dal
mesencefalo o dal bulbo e raggiungo il
motoneurone, incrociandosi su questo. Sono
importanti per equilibrio e postura.

Controllo dei movimenti volontari


∙ Il lobo frontale e il sistema limbico elaborano l’intenzione a compiere un movimento
∙ Le aree motorie inviano comandi motori (attraverso le vie discendenti) direttamente al MS o al bulbo, dove incontrano
motoneuroni
∙ Dai motoneuroni del MS o del bulbo partononervi che arrivano ai muscoli
∙ Gli impulsi generano la contrazione

Sistema nervoso INVOLONTARIO-AUTONOMO (VEGETATIVO)


Comprende le fibre nervose che innevano organi interne e ghiandole, che
assicurano l’omeostasi.

Il meccanismo attraverso il quale lavora è il riflesso:


I recettori negli organi inviano segnali al SNC (fibre afferenti) che, raggiunto il
SNC, si rielaborano in risposte automatiche che vengono trasmesse agli organi
effettori (fibre efferenti).

Distinguiamo:

SIMPATICO PARASIMPATICO
Contrae sfinteri (chiude) Rilascia sfinteri (aperto)
Aumenta frequenza cardiaca Diminuisce frequenza cardiaca
Aumenta forza di contrazione Diminuisce forza di contrazione
Diminuisce la muscolatura di Aumenta la muscolatura di apparato
apparato digerente e respiratorio. digerente e respiratorio.
Midriasi (dilatazione iride) Miosi (contrazione iride)
Diminuisce le secrezioni. Aumenta le secrezioni.
ORGANI DI SENSO
Il nostro corpo è in contatto con l’esterno grazie a recettori sensoriali:
- Meccanocettori: Sensibili a stimoli meccanici (tatto-pressione)
- Chemiocettori: Distinguono le diverse sostanze chimiche (sapore-odore)
- Termocettori: Rispondono alle variazioni di temperatura
- Nocicettori: Si attivano in seguito a danni fisico-chimici, suscitando dolore
- Osmocettori: Rilevano pressione osmotica di fluidi corporei.

OLFATTO
La capacità di percepire gli odori è possibile grazie acellule olfattive, chemiocettori
posti sull’epitelio delle cavità nasali, dotate di ciglia olfattive (che si spingono nella
mucosa delle cavità nasali)

Quando una sostanza chimica in forma gas entra nelle cavità nasali, si discioglie nella
mucosa, toccando le ciglia e stimolando le cellule olfattive, i cui assoni penetrano nei
bulbi olfattivi e fanno sinapsi con i neuroni lì presenti.

GUSTO
La capacità di percepire i sapori è legata ai calici gustativi, chemiocettori sulle papille
gustative.
Ciascun calice è costituito da cellule gustative (i veri recettori)e cellule epiteliali. Le cellule
epiteliali presentano un orifizio detto poro gustativo, da cui fuoriescono le ciglia gustative, le
parti sensibili delle cellule gustative.

Quando una sostanza viene sciolta nel calice, si percepire il sapore.


Esso può essere dolce, amaro, salato, acido, glutammato (umami).

TATTO
Il tatto è legato a recettori presenti sulla cute: corpuscoli di Missner, corpuscoli di Pacini, corpuscoli di Ruffini,
dischi di Merkel, terminazioni nervose, basi dei peli.

Ci sono termocettorisulla cute, in grado di percepirecambiamenti termici:


- Recettori del caldo: >25° (sopra 45° diventano dolorifici)
- Recettori del fretto: <20° (sotto i -10° diventano recettori del gelo),
temperatura base corporea è 30°-35°

Sono presenti nocicettori, situati su cute e organi interni, in grado di


percepire il dolore. La loro stimolazione è un meccanismo di difesa, che fa
reagire allontanando la fonte dallo stimolo doloroso. Partono fibre mieliniche
(dolore rapido) e mieliniche (dolore profondo) con il segnale da inviare al
SNC
- Diventano nervi cranici, che inviano all’encefalo
- Nell’encefalo vengono rielaborati generando delle risposte motorie

La propriocezione è la capacità di percepire e riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio.
I meccanocettori ricevono informazioni riguardanti la posizione degli arti e le sollecitazioni subite da muscoli e
articolazioni. Queste informazioni sono necessarie per il controllo dellapostura e della coordinazione.

Fusi neuromuscolari: Si trovano nel muscolo


scheletrico. Percepiscono la tensione del muscolo e
spediscono informazioni a neuroni sensoriali.
Quando i fusi vengono allungati, i neuroni sensoriali associati
trasmettono il potenziale al SNC. Questo stimola i motoneuroni a
promuovere la contrazione muscolare
Organi di Golgi: Si trovano nei tendini e legamenti.
Forniscono informazioni riguardanti l’entità della
contrazione muscolare.
Quando la contrazione è troppo intensa, l’organo di Golgi
informa i neuroni sensoriali che inviano potenziali al SNC, che
inibisce i motoneuroni permettendo al muscolo di rilassarsi
UDITO
L’orecchio è diviso in:

- ORECCHIO ESTERNO:
Padiglione auricolare, dov’è presente un foro che sfocia nel meato acustico esterno
Meato acustico esterno, canale che sbocca nell’orecchio medio.
Ghiandole che secernono cerume.

- ORECCHIO MEDIO: Nell’osso temporale.


Cassa del timpano: In comunicazione con il meato, interrotta dalla membrana del timpano
Membrana del timpano: Separa orecchio medio e esterno
Ossicini uditivi (martello, incudine, staffa): Ossicini che permettono la trasmissione della vibrazione.
Sono tenuti insieme grazie a stapedio e muscolo tensore del timpano, muscoli che in caso di eccessivo
suono si contraggono irrigidendo gli ossiacini e proteggendo dal danno.
Tuba di Eustachio o tromba: Condotto che fa comunicare timpano e faringe, permettendo che entri
aria nell’orecchio. È spesso chiusa da mucosa e in caso di cambiamenti di pressione atmosferica causa
un ovattamento dell’udito, che si può risolvere con sbadigli/deglutizioni facendo così riaprire l’ingresso
alla tuba e riequilibrare la pressione.

- ORECCHIO INTERNO
Labirinto osseo
Coclea o chiocciola: Divisa in 3 canali. Contiene l’organo di Corti, fatto da cellule capellute,
ossia cellule acustiche che presentano stereociglia deputate alla percezione acustica.
Canali semicircolari: Si occupano di equilibrio
Vestibolo: Lega chiocciola e canali. Presenta sacculo e utricolo, per l’equilibrio
Labirinto membranoso: Sistema di condotti contenenti endolinfa
Perilinfa: Liquido tra labirinto osseo e membranoso

Il suono raggiunge il canale uditivo e provoca lo spostamento della membrana del timpano, che vibra.
La vibrazione fa vibrare gli ossicini e si trasmette alla coclea.
La vibrazione della coclea muove il fluido al suo interno, stimolando le stereociglia.
I recettori (stereociglia) inviano l’impulso al nervo acustico, che lo invia al SNC.

L’equilibrioè permesso da:


- Equilibrio statico (mantenimento posizione): Nella parete di utricolo e sacculo sono presenti stereociglia a cui
aderiscono otoliti, cristalli che fungono da indicatori gravitazionali.
- Equilibrio dinamico (postura ed esecuzione del movimento): I canali semicircolari presentano un rifongiamento
detto ampolla dove sono presenti stereociglia immerse in una parte gelatinosa detta cupola ampollare. Con lo
spostamento della cupola, si genera un impulso che trasmette al cervello la sensazione di rotazione.
VISTA

L’occhio è formato da:


Orbite: Cavità dov’è situato il bulbo oculare
Palpebre: Ricoprono il bulbo oculare e lo strato a lui legato è detto
congiuntiva (mucoso)
Apparato lacrimale: Presenta ghiandole che producono lacrime,
che lubrificano il bulbo raggiungendolo attraverso dotti lacrimali
Muscoli oculari: 6 coppie di muscoli inseriti nel bulbo che
permettono la visione binoculare

BULBO OCULARE

Tonaca esterna
Cornea: Esterno
Sclera: Attacco per i muscoli

Tonaca media
Coroide: Presenta melanociti¸ che producono melanina importante per assorbire la luce
Corpo ciliare: Partono muscoli che tengono il cristallino (la lente di forma sferica che varia la
messa a fuoco). Lo spazio tra cristallino e parte posteriore è la cavità posteriore, ricca di umor
vitreo.
o Il cristallino mette a fuoco oggetti vicini, aumentando la sua curvatura
o Il cristallino mette a fuoco oggetti lontani, dimunendo la sua curvatura
Iride: Diaframma regolato dai muscoli sfintere e dilatatore della pupilla. Al centro presenta un foto
detto pupilla, che regola la quantità di luce in entrata. Ha un colore diverso in base alla disposizione
dei melanociti.
Divide cornea e cristallino creando la cavità anteriore, ricca di umor aqueo.

Tonaca interna
Corrisponde alla retina. La parte centrale si chiama macula lutea, che presenta una depressione detta fovea
centrale sono dove sono presenti i fotorecettori (coni e bastoncelli),cellule recettoriali. I coni sono posti
centralmente e permettono la visione a colori e la visione distinta. I bastoncelli presentano rodopsina (un
pigmento visivo) e sono posti a livello periferico, sono importanti per la visione nottuna.
Vicino alla fovea c’è anche la papilla ottica, dove arriva il nervo ottico e non ci sono recettori.

La luce raggiunge la cornea e l’umor acqueo.


Passa nella pupilla, che controlla la quantità di luce in entrata.
Passa poi al cristallino, che fa convergere i raggi sulla retina.
Sulla retina ci sono i coni e i bastoncelli che, interagendo con la luce mandano l’impulso nervoso ai neuroni retinici.
L’info passa al SNC.

Miopia: Non si vede da lontano. Si corregge con lenti concave.


Ipermetropia: Non si vede da vicino. Si corregge con lenti convesse.
Astrigmatismo: Non c’è efficace messa a fuoco. Si corregge con lenti cilindriche.

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