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NUOVI DATI SUI ÒBACINIÓ MURATI NELLE CHIESE MEDIEVALI E

POST-MEDIEVALI IN ALBANIA1
Suela Xhyheri

UDC: 726(497.54) 12/13 S. Xyheri


Preliminary communication Shkolla Doktorale Arkeologji
Manuscript received: 20. 04. 2014. Instituti i Arkeologjisë
Revised manuscript accepted: 28. 04. 2014. Sheshi “Nënë Tereza”, nr. 3
DOI: 10.1484/J.HAM.5.102674 Tiranë
Albania

The use of glazed ceramics as “bacini” on the facades of medieval churches in southern Albania has long been known and studied on a few
preserved churches. This paper provides a series of new archaeological data from several monasteries and church sites (St. John’s in Delvinë; St.
Mary in Peshkëpi e Sipërme; St. Nicolas in Mesopotam; St. Mary at Apollonia; St. Mary in Ballsh; Aulona; St. Nicolas and St. Athanase in
Voskopojë), which can be dated between the 10th and the 18th century. Beginning as early as in Italy, the “bacini” ornamentation therefore
remain in use in Albania after the Ottoman conquest.

Keywords: xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx

L’uso della ceramica con invetriata come “bacini” nel I bacini oggetto di questo studio appartengono non solo
territorio albanese è stato oggetto di studio da parte di alle chiese conservate in altezze considerabili ma anche alle
vari autori.2 Nei loro studi hanno preso in esame solo un rovine databili in un arco che va dal X-XVII secc. Il materiale
numero limitato di monumenti con strutture conservate in raccolto finora, numericamente scarso e limitato al sud
altezza, situati principalmente nell’Albania del sud, eccetto dell’Albania, non ci permette di poter sostenere l’idea del
un caso appartenente la città di Durazzo.3 Gli scavi eseguiti loro utilizzo continuo come oggetti di decoro nelle facciate
negli ultimi anni, in varie chiese e lo studio dei monumenti delle chiese. Ciononostante, il materiale archeologico è suffi-
conservati in altezza,4 hanno contribuito ad arricchire il ciente per poter individuare gli inizi di questa tradizione e gli
materiale a disposizione portando nuovi dati. Questi vanno scambi con il Sud Italia e le produzioni di lusso magrebine.
ad aggiungersi ai già noti casi dell’uso dei bacini nelle chiese
di Himara (Valona), Santa Maria a Leusë (Përmet), San Prod- LA CHIESA DI S. GIOVANNI, DELVINË (FIG. 1-11)
homo a Voskopojë, ed il materiale archeologico rinvenuto
nella città di Durazzo da O. Mazzucato,5 Hoti e Sila.6 La chiesa inizialmente era a navata unica con un’abside
I bacini sono stati utilizzati come oggetti di decorazione, semicircolare e un protiro all’ingresso occidentale, costruito
solitamente nelle facciate delle chiese inseriti ai piedi degli con massicci pilastri di granito. In una seconda fase la chiesa
archi o arcate ad occupare gli spazi che si creano tra loro. è stata trasformata in una basilica a nartece centrale e due
L’incastro dei bacini nelle murature delle chiese è un dato navate laterali con un’abside semicircolare ciascuna, un pro-
inconfutabile della loro contemporaneità con la fase della tiro all’ingresso occidentale e sud. La pianta ben conservata,8
costruzione pertinente.7 la tecnica di costruzione delle mura, le istallazioni liturgiche,

1
Per la preparazione di questo articolo vorrei ringraziare: S. Muçaj per il materiale messo a disposizione e i utilissimi consigli, P. Chevalier, per il suo aiuto
nella pubblicazione, E. Hobdari per avere gentilmente fornito parte delle foto, il mio collega I. Ristani per l’aiuto nella traduzione.
2
O. MAZZUCATO, Primo rapporto sulla ceramica medievale in Albania, in Faenza, LXXI, 1985, p. 9-20; A. HOTI, A. SILA, Notizie attorno ai bacini murati
nelle chiese medievali in Albania, in I bacini murati medievali: problemi e stato della ricerca, Centro Ligure per la Storia della Ceramica, Albisola, 1996, p. 323-
327; e parzialmente le osservazioni di K. TSOURIS, Glazed bowls in the late byzantine churches, in Archeologia Medievale, XXIII, 1996, p. 603-624; ID., Ho
keramoplastikos diakosmos ton hysterobyzantinón mnemeion tes voreiodytikés Hellados (La decorazione ceramoplastica dei monumenti tardobizantini
della Grecia nord-ovest), Ph.D. Thesis, Kavala, 1988, p. 33, no. 32-33.
3
A. HOTI, A. SILA, op. cit. (n. 2), p. 324. Negli scavi seguiti in questa città sono stati trovati 3 bacini del tipo protomaiolica, rinvenuti insieme alle monete
dei imperatori latini della seconda metà del XIII sec.
4
L’autrice ha partecipato in molte campagne di scavi di questi monumenti, cosa che ha facilitato l’individuazione delle ceramiche utilizzate come bacini.
5
Lui aveva notato impronte dei bacini nelle chiese di Himara (Valona) del XI-XII secc.; nella chiesa di Santa Maria a Leusë (Përmet), della seconda metà
del XV sec. In quest’ultimo l’autrice in una visita fatta nel 2011 non ha notato presenza delle impronte dei bacini.
6
Gli autori hanno fornito nuovi dati dalle rovine di una chiesa a Durazzo (seconda metà del XIII sec.) e dalla chiesa del monastero di San Prodhomo,
Voskopojë (Korçë), costruita nel 1632-1643.
7
G. BERTI, R. PARENTI, L’inserimento delle ceramiche nell’architettura. Il caso della chiesa di San Romano a Lucca, in Archeologia Medievale, XXI, 1994, p. 195.
8
S. MUÇAJ, K. LAKO, E. HOBDARI, Y. VITALIOTIS, Rezultatet e gërmimeve në bazilikën e Shën Janit, Delvinë (2001 – 2003), in Candavia, 1, Tirana, 2004,
p. 95, fig. 2.

S. Xhyheri: Nuovi dati sui “bacini”... 579


Fig. 1 – Bacino del tipo siculo-maghrebine dalla chiesa di S. Giovani,
Delvinë, foto S. Xhyheri

Fig. 2 – Bacino del tipo siculo-maghrebine dalla chiesa di S. Giovani,


Delvinë, foto S. Xhyheri
Gli autori dello scavo grazie al materiale raccolto hanno
potuto individuare il periodo di appartenenza di ciascuna
fase: prima fase (secc. IX-X), seconda fase (inizio sec. XI),
terza (sec. XIII). Un tesoro di monete trovato nello strato
con residui di materiale bruciato, che si chiude con una
moneta di Bartolomeo Gradenigo (1339-1342), indica che la
chiesa è stata messa a fiamme durante le prime incursioni
di Stefano Dušan in questi territori, verso la fine del 1342 e
gli inizi del 1343. Dopo la distruzione della basilica, nelle sue
rovine è stata costruita una piccola chiesa a nartece unico,
che ha funzionato per un breve periodo, entro la seconda
metà del XIV sec.
Fig. 3 – Bacino del tipo siculo-maghrebine dalla chiesa di S. Giovani, Fra gli oggetti scavati nella chiesa di San Giovanni,9
Delvinë, foto S. Xhyheri
vanno evidenziate alcune ciotole di ceramica con pezzi di
la scultura architettonica e gli elementi di arredo, la pittura intonaco addossati alle pareti esterne e un foro nella parte
murale, la pavimentazione con opus sectile e il materiale finale (tav. 1.1), che venivano incastrate nel tessuto murario.
archeologico, hanno reso possibile la ricostruzione della Questi oggetti segnano il confine temporale più remoto del
storia della chiesa e le quattro fasi principali di costruzione. loro utilizzo nel territorio albanese, che coincide con i casi
La chiesa a navata unica (prima fase) è stata in seguito rinvenuti in Italia10 ed in Grecia.11
trasformata in una basilica (seconda fase), con l’aggiunta Le ciotole di ceramica utilizzate come “bacini”, apparten-
al corpo principale del monumento di un esonartece (terza gono alla ceramica invetriata del tipo “siculo-magrebina”12
fase), mentre la distruzione della basilica e la costruzione di (tav. 1-2; 3.7-8; fig. 1-3, 5), databili verso la fine del X sec.,
una piccola chiesa nel nartece del lato nord segnano l’ultima e l’inizio del XI sec. I dati inconfutabili sulle loro origini
fase della storia costruttiva. saranno forniti dalle analisi dettagliate. Al momento, rife-

9
Ibid., p. 93-124.
10
O. MAZZUCATO, I “bacini” a Roma e nel Lazio 2, Roma, 1976, p. 13-20. I dati forniti dall’autore evidenziano che l’uso dei bacini ceramici di origine islamica
utilizzati come oggetti ornamentali nelle facciate delle chiese in Italia, a partire dal X secolo.
11
K. TSOURIS, Glazed bowls… op. cit. (n. 2); ID., Ho keramoplastikos diakosmos… op. cit. (n. 2).
12
Si tratta di ornamenti floreali o di forme astratte realizzati con colori vivaci in verde, giallo, marrone o monocromatici color turchese. Cf. F. TARTARI,
Gërmimet arkeologjike të vitit 1987, Durrës-qytet, in Iliria 1987, 2, p. 251-252, fig. 6.5,10 (IX-XI secc.); H. BLAKE, F. AGUZZI, I bacini ceramici della Torre
Civica di Pavia, in G. GUDERZO (ed.), Annali di storia pavese, 14-15, Pavia, 1987, p. 155, fig. 23-25 (XI sec.); EID., I bacini pavesi, in E. GABBA (ed.), La Torre
Maggiore di Pavia, Banca del Monte di Lombardia, 1989, tav. 14-16, 19, fig. 14, 20-21, 31; p. 213-215 (X-XI secc.); J. W. HAYES, Excavations at Saraçhane in
Istanbul II. The pottery, Princeton, 1992, p. 35 (X/X-XI secc.); D. PAPANIKOLA-BAKIRTZIS, Medieval Pottery from Enkomi, Famagusta, in V. DÉROCHE,
J.-M. SPIESER (éd.), Recherches sur la céramique byzantine. Actes du colloque organisé par l’Ecole Française d’Athènes, 8-10. 4. 1987 (BCH Suppl., 18),
Athens, 1989, p. 249, fig. 6, 7 (X-XII secc.); C. F. MANGIARACINA, La ceramica invetriata nella Sicilia islamica e normanna (X-XII secolo), in F. BERTI, M.
CAROSCIO (ed.), La luce del Mondo. Maioliche mediterranee nelle terre dell’Imperatore (16 febbraio-5 maggio 2013). Catalogo della mostra organizzata dal
Museo della ceramica di Montelupo, Firenze, 2013, p. 94 (seconda metà X sec.-prima metà XI sec.); S. XHYHERI, I vasi “acustici” ed i bacini della chiesa di S.
Giovanni (Shën Jan) a Delvinë (Albania), in Bulletin du Centre d’études médiévales d’Auxerre – BUCEMA [en ligne], 17.2, 2013, http://cem.revues.org/13295,
p. 15, fig. 11-13 (tav. 7,25; 8,26-27; 9, 28-29), X-XI secc.; V. CARSANA, Ceramica di importazione da contesti di XII e XIII secolo a Napoli, in Archeologia
Medievale, XXIX, 2002, p. 500, fig. 7. 13-20 (prima metà XII sec.).

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Fig. 4 – Bacino del tipo siculo-maghrebine dalla chiesa di S. Giovani,
Delvinë, foto S. Xhyheri Fig. 5 – Bacino del tipo siculo-maghrebine dalla chiesa di S. Giovani,
Delvinë, foto S. Xhyheri
rendosi agli studi fatti nei paesi confinanti principalmente
in Italia, si può affermare che si tratta di oggetti importati
di ceramica di lusso, fabbricati molto probabilmente in uno
dei tanti centri di produzione in Egitto (Fayum, Fustat)
Siria e Maghreb13 oppure Sicilia.14 Questo tipo di ceramica
è stata utilizzata in larga scala in Italia come ornamento
nelle facciate delle chiese di Pisa, Lucca, Genoa e Pavia. La
ceramica medievale siciliana appartiene al X-XI secc., cioè
all’ultimo periodo del dominio arabo e l’inizio di quello
normano. Oggigiorno, abbiamo pochissimi dati della cultura
materiale fra il IX sec. e la prima metà del X sec.,15 tempo in
cui in Sicilia si diffonde la tecnica della ceramica invetriata.
Dalla seconda metà del X sec. e lungo tutto XI sec., la Sicilia
ha avuto un lungo periodo di stabilità politica e di sviluppo
economico, che gli storici hanno battezzato come “il periodo
d’oro dell’islam in Sicilia”.16
La presenza di elementi “islamici” dello X-XI sec. nella
chiesa di San Giovanni non è un caso isolato, molto spesso
negli scavi eseguiti a Kaninë (fig. 6),17 Armen (fig. 7),18
Apollonia (fig. 8 ab-9),19 Kamenicë (Delvinë) (fig. 10)20 e di
Fig. 6 – Mattone con caratteri kufici (Komata 1991, fig. 34)

13
H. BLAKE, F. AGUZZI, I bacini pavesi, op. cit. (n. 12), p. 215, 224.
14
H. P. ISLER, Dagli scavi di Montevago e di Rocca di Entellaun contributo di conoscenze per la storia dei musulmani della Valle del Belice dal X al XIII secolo,
in G. CASTELLANA (ed.), Atti del convegno nazionale, Agrigento 27-28 ottobre 1990, 1990, p. 118-119, fig. 23; C. F. MANGIARACINA, op. cit. (n. 12), p. 91-92.
15
F. ARDIZZONE, Qualche considerazione sulle “matrici culturali” di alcune produzioni ceramiche della Sicilia occidentale islamica, in La Sicile à l’époque
islamique (MEFRM,116-1), 2004, p. 191.
16
C. F. MANGIARACINA, op. cit. (n. 12), p. 90.
17
D. KOMATA, Sistemi fortifikues i kështjellës së Kaninës, in Iliria, IX-X, 1979-1980, p. 259-278, fig. 7; ID., Qyteti iliro-arbëror i Kaninës, Tiranë, 1991, fig. 34,
parla di un iscrizione (18 x 16 cm) murata in arabo “che gloria sia” del XV sec., ritrovata nella parete esterna del muro sud vicino alla Torre no. 7.
18
La chiesa di San Nicola a Armen (Valona) è del XI-XII secc. (A. MEKSI, Disa kapela bizantine të vendit tonë, in Monumentet, 10, 1975, p. 76-77, tav. II-
III). Incastrata nella cupola della chiesa si trova una brocca con un’ansa utilizzata come “vaso acustico” (T. GJOKA, Mbi vlerat akustike të arkitekturës së
traditës, in Monumentet, 1, 1981, Tiranë, p. 45; S. XHYHERI, op. cit. (n. 12), p. 12, l’autrice del testo ha avanzato l’ipotesi che non sono state usate vasi a scopo
acustico, ma un dettagliato secondo survey ha accertato le affermazioni di T. Gjoka, sull’uso di una brocca “acustica” nella chiesa), uno studio dettagliato
del vaso ha permesso di notare le somiglianze con alcune brocche trovate in Rocchicella-Mineo (Sicilia), del X-XI secc. (L. ARCIFA, Nuovi dati riguardanti
la ceramica di età islamica nella Sicilia orientale, in La Sicile à l’époque islamique (MEFRM,116-1), 2004, p. 216, tav. IIa).
19
Nella campagna di scavi del 2004/05 nello refettorio (Trapezaria al.) del monastero di Apollonia, assieme alla ceramica usata per riempire la base del
pavimento dello refettorio, è stato trovato una piccola quantità di ceramica invetriata da cucina, molto frammentata e mischiata (S. MUÇAJ, E. HOBDARI,
S. BUSHI, S. XHYHERI, Raport i gërmimeve në Manastirin e Apolonisë 2003-2005, Arkivi i IAT). Dalla vasta quantità di ceramica ci siamo soffermati su tre
pezzi; due vasi avevano una leggerissima invetriatura caratteristica del tipo siculo-maghrebine: Ap. Tr. 05, k. 1, 103, inv. 1146, piatto ornamentato nella parete
interna con motivi a linee ondulanti, linee diritte di colore nero e verde, alternate su un campo biancastro Munsell: 5YR 6/8 (beige rosato) (F. D’ANGELO,
Scarti di produzione di ceramiche siciliane dell’XI secolo, in La ceramica medievale nel Mediterraneo occidentale, Atti del Convegno Internazionale (Sie-
na-Faenza 1984), Firenze 1986, fig. 5/6, p. 593; ID., La ceramica islamica in Sicilia, in La Sicile à l’époque islamique (MEFRM,116-1), 2004, p. 139, fig. 5,1, fine
X-inizio XI sec.); Ap. Tr. 05, k. 1, 103, inv. 1162; ciotola decorata all’interno con motivi di linee a tre che formano triangoli che circoscrivono triangoli piccoli
con spirali all’interno, Munsell 5YR 7/6 (beige rosato) (F. D’ANGELO, La ceramica islamica… op. cit., p. 140, fig. 5/2, fine X-inizio XI sec.; F. ARDIZZONE,

S. Xhyheri: Nuovi dati sui “bacini”... 581


Fig. 8a – Frammento di piatto siculo-maghrebina
(no. 1146) dagli scavi nella Trapezaria del
Manastero di Santa Maria, Apollonia, foto S.
Xhyheri

Fig. 7 – Brocca di importazione siculo-maghrebina XI sec., murata nella chiesa di San Nicola, Armen,
Valona, foto S. Xhyheri

Fig. 8b – Frammento di contenitore siculo-


maghrebina (no. 1162) dagli scavi nella Trapezaria
del Manastero di Santa Maria, Apollonia, foto S.
Xhyheri
recente nella chiesa di Asomat a Velçë
(Valona) (fig. 11),21 si riscontrano ele-
Fig. 9 – Frammento di contenitore siculo-maghrebino (no. 1218,1-2) dagli scavi nella Trapezaria del menti sporadici appartenenti a questa
Manastero di Santa Maria, Apollonia, S. Xhyheri cultura sotto forma di ceramica monete

op. cit. (n. 15), p. 200, fig. 3, fine X sec.); un piatto non invetriato, decorato con pittura color rosso “narrow line”, Ap. Tr. 05, k. 4, 400, inv. 1218,1/2, piatto
ornamentato nella parte superiore dell’orlo con motivi a linee susseguenti a forma di S, che creano una treccia fra due linee, l’intero ornamento è realizzato
in rosso opaco, Munsell: nucleo 2.5YR 7/8 - 5YR 7/6 e superfice 5YR 7/6 (beige rosato) (D. KOMATA, Gërmimet arkeologjike të vitit 1989-Vlorë (qytet), in
Iliria, 1989, 2, p. 297-298, IX-XII secc.; F. D’ANGELO, La ceramica islamica… op. cit., p. 131, fine X-fine XII sec.). A confermare la datazione di questa ceramica
ci sono alcuni frammenti di una scultura dello stesso periodo. La più caratteristica è quella di una mucca che mangia una pianta (H. & H. BUSCHHAUSEN,
Die Marienkirche von Apollonia in Albanien. Byzantiner, Normannen und Serben im Kampf um die Via Egnatia, Byzantina Vindobonensia. Band VIII, Verlag
der Österreichischen Akademie der Wissenschaften, Wien, 1976, p. 91, tav. XIX, 88, Tsar Samuele 997-1014).
20
I. RISTANI, S. MUÇAJ, S. XHYHERI, Të dhëna të reja për fshatin mesjetar të Kamenicës (Raport i shkurtuar 2012), in Candavia, 4, Tiranë 2014, p. 225, tav.
XII, 1-2. Date le somiglianze che hanno con le monete dei re della Sicilia della seconda metà del XII secolo, in particolare con quelli di Ruggero II (1142?)
e Tancredo (1189-1194), sono più probabili che sono le loro denominazioni (Kam., F. Lape ‘12, us. 01/003, inv. 0027, moneta forata. AR o B, Dir. cerchio
perlinato, Ver. illeggibile, 0,12 gr., 13/13,3 mm; Kam., F. Lape ‘12, us 01/003, inv. 0028, moneta, mancante una parte. AR o B; Dir. cerchio perlinato; Ver. non
stampata, 0,08 gr., 11,8 mm). Dal taglio questi sembrano kharubbe, piccole monete d’argento del valore di 1/16 della misura ufficiale, dirhem (L. T , La
monetazione della Sicilia in epoca islamica, in La Sicile à l’époque islamique (MEFRM,116-1), 2004, p. 305). Kharubba è stata introdotta dall’ultimo sovrano
aghlabita Ibrahim II (875-902), e dopo di lui tutte le monete normanne hano continuato ad utilizzare su un lato della moneta la leggenda in arabo, fino
ad Enrico VI, che nel 1194/95 batte monete con la leggenda in lettere latine da entrambi i lati, rendendo il definitivo distacco con l’elemento musulmano
(H. P. ISLER, op. cit. (n. 14), p. 116-117, fig. 17-21; F. D’ANGELO, Nota su due monete inedite della minore età di Federico II re di Sicilia (1197-1209), in Sicilia
Archeologica, 46-47, Trapani, 1981, p. 129-130, fig. 1-2). Insieme a queste monete sono stati trovati anche un mattone non intero (I. RISTANI, S. MUÇAJ, S.
XHYHERI, op. cit., p. 223, tav. IX, 3) decorato nella parte superiore con motivi a caratteri “cufici”, il cui significato non è stato ancora identificato.
21
S. MUÇAJ, S. XHYHERI, I. RISTANI, A. PENTKOVSKIY, Medieval churches in Shushica Valley (South Albania) and the Slavonic Bishopric of St. Clement of
Ohrid, in Slověne, 1, 2014, p. 5-42. Area/Sovrano: Sicilia: Guglielmo II. Regno: 1166-1189. Denominazione: AE15 arabo/Latino; Zecca: Messina; Dir: “REX W/
SCYS” su due righe. “+OPERATO IN VRBE MESSANE” intorno. Ver. In arabo “AL-MALIK/GHULYALIM/...” (re Guglielmo II). Iscrizione collocata intorno.
P. 1.1 gr., D. 14.2 mm.

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A. Mattone dalla chiesa di "Fiqt' e Lape", Kamenicë, Delvinë

Laterizi con motivi antropomorfi e zoomorfi


dalla chiesa di Santa Maria in Apollonia
B. Mattone dalla chiesa di "Mëne-Asomat", Velçë, Vlorë

1 10 cm
1 10 cm

Fig. 10a-b – Mattone parziale con caratteri kufici provenienti dalla chiesa di Fig. 11 – Mattone parziale con caratteri antropomorfi e zoomorfi provenienti
Fiqt’ e Lape, Kamenicë (Delvinë) e dalla chiesa di Asomat, Velçë (Valona), dalla chiesa di Santa Maria, Apollonia, del. S. Xhyheri
del. S. Xhyheri
oppure di iscrizioni parziali con caratteri cufici, databili del esatta della chiesa a una nartece fine del IX sec.-inizio del
X-XI/XII secolo. X sec. L’altro gruppo di “bacini” deve essere stati utilizzati
Oltre ai vasi del X secolo abbiamo un altro gruppo appar- nelle successive fasi della costruzione della chiesa.
tenente al tipo “slip painted ware”22 con decori a spirale
accentuati dal contrasto chiaro-scuro (tav. 3.10) e una ciotola LA CHIESA DI SANTA MARIA A PESHKËPI E SIPËRME
invetriata color marrone, ornamentato all’interno con pun- (ARGIROCASTRO) (FIG. 12-14)
teggiate bianche del tipo “dotted slip painted ware”23 (tav. 3.9;
fig. 4). Quest’ultimo gruppo è databile fra la fine dell’XI sec. e La chiesa è a pianta a forma di croce con cupola circos-
l’inizio del XII sec. I “bacini” del primo gruppo sono coetanei critta,25 databile nella fine del XI sec.-inizio XII sec., con un
con la prima fase della chiesa di San Giovanni, dove sono stati piccolo portico nell’entrata occidentale26 aggiunto nel XII-
utilizzati assieme a delle bottiglie di ceramica come “vasi XIV secc. La chiesa di Santa Maria è il più antico monumento
acustici”24 e assieme hanno contribuito a una datazione più in Albania, dove sono bene conservati nelle murature le loca-

22
C. H. MORGAN, Corinth XI: The Byzantine Pottery, Cambridge, Mass., 1942, p. 101, fig. 77 (no. 754) (XI sec.); K. DARK, Byzantine pottery, Tempus
publishing Ltd., Stroud, 2001, p. 140-141, fig. 39; J. VROOM, Byzantine to modern pottery in the Aegean – 7th to 20th century. An introduction and field guide,
Parnassus press, Netherland, 2005, p. 103, fig. 17.3.
23
C. H. MORGAN, op. cit. (n. 22), p. 97 fig. 72 (no. 740), fig. 73 (no. 739) (XI sec.), pp. 304-306, 43-47; J. W. HAYES, op. cit. (n. 12), fig. 7, no. 8; C. H. MOR-
GAN, op. cit. (n. 22), tav. 41, cat. 1004; A. G. YANGAKI, Céramique glaçurée de Nauplie et d’Argos (XIIe-XIIIe siècles): observations préliminaires, in BCH,
132, 2008, p. 600, fig. 12 (XI sec.).
24
S. XHYHERI, op. cit. (n. 12), p. 2-12, fig. 1-6.
25
A. MEKSI, Dy kisha bizantine në rreth të Gjirokastrës, in Monumentet, 9, Tiranë, 1975, p. 82.
26
E. HOBDARI, Skulptura dhe instalimet liturgjike në kishën e Shën Mërisë në Peshkëpi të Sipërme (Gjirokastër), in Iliria 2009-2010, Tiranë, 2011, p. 332.

S. Xhyheri: Nuovi dati sui “bacini”... 583


Fig. 12 – Trifora absidale della chiesa di S. Maria in Peshkëpi e Sipërme,
Argirocastro, foto E. Hobdari

Fig. 13 – Absida della chiesa di S. Maria in Peshkëpi e Sipërme,


Argirocastro, foto E. Hobdari

“bacini” utilizzati nella prima fase della costruzione della


chiesa.

IL MONASTERO DI SAN NICOLA, MESOPOTAM (DELVINË).

La chiesa ha una forma particolare con due absidi e una


soluzione abbastanza individuale a dir poco unica in tutto
Fig. 14 – Detaglio dell’abside della chiesa di S. Maria in Peshkëpi e l’impero bizantino.28 Meksi data la chiesa fra il 1272-1286,
Sipërme, Argirocastro, foto E. Hobdari
durante la presenza dei feudi angioini.29 Gega invece la
zioni dei bacini, appartenenti alla prima fase di costruzione posiziona agli inizi del XIII sec.;30 Versakis31 e Bara32 rela-
(fig. 12). Loro sono posti fra le arcate delle finestre dell’abside zionano la costruzione del monumento con lo domino del
centrale27 (fig. 13), ornamentati nella parte superiore con imperatore Costantino IX Monomaco negli anni 1042-1054;
mattoni verticali a forma di circolare (fig. 14). Una croce a Giakumis e Karaiskaj datano le mura del monastero in un
mattoni spicca nel quarto di cerchio che si forma decorato periodo che a fino al X secolo;33 Macchiarella è del parere che
a “raggi solari”. Fino ad oggi non sono ancora stati eseguiti la ricostruzione del monastero di Mesopotam è avvenuta
degli scavi o semplici sondaggi e mancano frammenti dei negli anni 1224-1225.34

27
Ibid., p. 333, tav. II, 2.
28
A. MEKSI, Arkitektura e kishës së Mesopotamit, in Monumentet 3, Tiranë, 1972, p. 47-87.
29
Questa datazione è sostenuta dalla presenza sul pavimento del nartece di tre “fleur de lys”, che creano similarità con lo stama dei Angioini (ibid., p. 61).
30
R. GEGA, Të dhëna të reja mbi arkitekturën e manastirit të Shën Kollit në Mespotam, in Iliria, 36, 2012, p. 297-318.
31
F. VERSAKIS, Visantiakos naos en Dhelvino, in Αρχαιολογικόν Δελτίον, 1, 1915, p. 28-44.
32
V. BARA, To Delvino tes Epeirou kai oi geitonikes tou periohes Argyrokastrou, Heimarras, Pôgôniou, Filiatôn, Paramythias, Athènes, 1966, p. 151-153.
33
K. GIAKUMIS, Gj. KARAISKAJ, Të dhëna të reja arkitekturore dhe epigrafike për vendndodhjen dhe Katolikonin e Manastirit të Shën Kollës në Mesopotam
(Shqipëri e jugut), in Monumentet, 2004, p. 77-95.
34
G. MACCHIARELLA, Un caso a sé: San Nicola di Mesopotam (Albania), in Tempi e forme dell’arte. Miscellanea di Studi offerti a Pina Belli D’Elia, C. Grenzi
Editore, Foggia, 2011, p. 128. Le circostanze storiche che hanno portato alla creazione o alla ricostituzione del monastero di Mesopotam nel 1224/5, hanno
a che fare non solo con la conquista di Costantinopoli da parte dei crociati nel 1204, che a portato alla nascita di un impero orientale, in esilio, con capitale
Arta, sotto la dinastia dei Comnen-Ducas, ma anche le relazioni complesse che aveva il Patriarcato di Costantinopoli, che si trova in quel momento a Nike,
con un forte vescovile bulgaro-slavo, fondato da S. Clemente, con sede centrale a Ocrida.

584
Gli scavi eseguiti negli ambienti ospitanti del monastero
di San Nicola35 in due diversi saggi, (Sek. A, refettorio e B, il
campanile), a parte diverse forme di ceramica invetriata e di
cucina, in alcuni ambienti stratigrafici di demolizione sono
stati rinvenuti in totale 7 “bacini”. All’interno del campanile,
in uno strato di demolizione (pietre, intonaco e coppi) sono
stati trovati una ciotola intera del tipo Metallic Ware (tav.
5,15).36 La ciotola invetriata color verde, carenata, con fondo
ad anello, impasto con inclusi calcarei e grigi, è databile verso
la fine del XII sec. e l’inizio del XIV sec. Nel saggio di scavo A
fra i pilastri incorporati al tessuto murario caduti assieme al
tessuto murario con pezzi delle arcate dove si conservavano i
vuoti dove erano incastrati i “bacini”. In questo contesto sono
stati trovati due ciotole intatte del tipo “RMR” con “motivi
del Taranto”37 (tav. 5,16), una ciotola del tipo “RMR”38 (tav.
4,11) e uno del tipo “Metallic Ware”39 (tav. 5,14), che conserva
impronte di intonaco. Una delle ciotole “RMR” aveva una
cristogramma40 impressa nella parete esterna (tav. 4, 12). Fig. 15 – Bacino tipo “Pula”, di importazione spagnola, dagli scavi di
Apollonia, foto S. Xhyheri
Nella parte interna di uno dei pilastri incorporati nella
muratura, in un contesto chiuso è stato rinvenuto una ciotola dell’uso dei “bacini” nel monastero fra la fine del XIII sec. e
del tipo double dipped ware-a spirale e cerchio41 (tav. 5, 13), l’inizio del XIV sec.
caduta nella demolizione della chiesa. Tutte questa ceramica
sono databile dalla fine XII sec.-inizio XIV sec. IL MONASTERO DI SANTA MARIA, APOLLONIA (FIER)
Le ciotole invetriate del tipo “RMR” con motivi di “Ta-
ranto”, “Metallic Ware” assieme a quello più remoto “double Il monastero (fig. 15) a pianta trapezoidale nella sua prima
dipped ware-a spirale e cerchio”, fissano i limiti temporali fase di costruzione si circondava da massicce mura fatte con

35
S. MUÇAJ, E. POÇI, Manastiri i Shën Kollit, Mesopotam, in Candavia, 2, 2005, p. 363; S. XHYHERI, S. BUSHI, Qeramikë mesjetare dhe postmesjetare
kuzhine dhe me glazurë nga manastiri i Shën Kollit në Mesopotam, in Candavia, 3, Tiranë, 2011, p. 221, fig. 1.
36
Mes. 05, Kll. A Ku. 1, 009; inv. 151, Diam.: 13,7 cm; colore 2.5YR 6/8. Cf. S. XHYHERI, S. BUSHI, op. cit. (n. 35), tav. I, 2; T. S. MACKAY, Pottery of the
Frankish Period. 13th and early 14th century, in C. K. WILLIAMS II, N. BOOKIDIS (ed.), Corinth, The Centenary 1896-1996, vol. XX, The American School
of Classical Studies at Athens, 2003, p. 410, fig. 24.6, C-76-7 (fine XIII sec.-inizio XIV sec.); C. K. WILLIAMS II, H. O. ZERVOS, Frankish Corinth: 1994, in
Hesperia, 64.1, 1995, p. 27, no. 19, C-1994-17 (XIII-XIV secc.); A. DE CRESCENZO, I. PASTORE, D. ROMEI, Ceramiche invetriate e smaltate del Castello di
Salerno dal XII al XV secolo, Napoli, 1992, p. 18, tav. III. 3 (XIII sec.); G. D. R. SANDERS, An assemblage of Frankish pottery at Corinth, in Hesperia, 86,
Athens, 1987, fig. 4.13 (seconda meta del XIII sec.); D. DUFOURNIER, A.-M. FLAMBARD, Etude technique de la céramique mise au jour au cours des fouilles
du château de Scribla (Calabre) XIIe-XVe siècle, in La céramique médiévale en Méditerranée Occidentale (Toledo 11-16 octobre 1981), Madrid, 1986, p. 22, fig.
3.3 (XIII sec.); S. GELICHI, La ceramica ingubbiata medievale nell’Italia nord-orientale, in La ceramica medievale nel Mediterraneo occidentale, op. cit. (n.
19), p. 359, fig. 8 e 21 (fine XIII sec.); O. MAZZUCATO, op. cit. (n. 10), p. 38, fig. 35 (XIII sec.); M. AYLWIN COTTON, J. F. CHERRY, A trial excavation at
Monte D’Irsi, Basilicata, in Papers of the British School at Rome, XXXIX, 1971, p. 145, Fig. 6.13 (1277).
37
Ciotola (diam. 15,6 cm) con cerchi marroni, circondato da una fila di puntini verdi, lo sfondo è con un pronunciato giallo, l’intera superficie dipinta con
smalto trasparente di spessore, molto danegiata, impasto 5YR 7/4 (rosa), con molte inclusioni scure e grandi di colore marrone. Cf. S. XHYHERI, S. BUSHI,
op. cit. (n. 35), tav. II, 10; M. CORRADO, Appunti per una prima carta delle ceramiche invetriate bassomedievali nel medio ionio-calabrese, in R. FIORILLO,
P. PEDUTO (ed.), III Congresso Nazionale di Archeologia Medievale, Castello di Salerno, Complesso di Santa Sofia (Salerno, 2-3 ottobre 2003), Firenze, 2003,
p. 161, tav. 1, Fig. 6 (XIII sec.-fino al 1334); H. ZGLAV-MARTINAC, Ceramiche italiane rinvenute a Spalato, in Antiche ceramiche italiane tra le due sponde
dell’Adriatico dal Palazzo di Diocleziano a Spalato alla Fortezza di Pescara, Pescara, 2001, fig. 14 (XIII sec.); A. OIKONOMU-LANIADO, La ceramique pro-
tomajolique d’Argos, in S. GELICHI (ed.), La ceramica nel mondo bizantino tra XI e XV secolo e i suoi rapporti con l’Italia, Certosa di Pontignano (Siena),
11-13 marzo 1991, Firenze, 1993, p. 314, fig. 6 (ultimi decieni del XIII sec.); D. DUFOURNIER, A.-M. FLAMBARD, op. cit. (n. 36), p. 22, fig. 5.2 (XIII sec.);
D. DUFOURNIER, A.-M. FLAMBARD, G. NOYE, A propos de céramique “RMR” : problèmes de définition et de classement, problèmes de répartition, in La
ceramica medievale nel Mediterraneo occidentale, op. cit. (n. 19), p. 266, fig. 6.3 – TM; R. M. DAWKINS, J. P. DROOP, Byzantine pottery from Sparta, in The
Annual of the British School at Athens, XVII, 1911, p. 27, tav. XVIII, 67.
38
Ciotola ingobbiata e dipinta con un sottile smalto trasparente, impasto con poce inclusioni calcare, superficie liscia, Munsell: 7.5YR 8/4 (rosa). Cf. S.
XHYHERI, S. BUSHI, op. cit. (n. 35), tav. XVIII, 147; C. H. MORGAN, op. cit. (n. 22), tav. XXXIVa, no. 836 (dopo il 1147); H. ZGLAV-MARTINAC, Ulomak
do Ulomka... Prilog proučavanju keramike XIII-XVIII, stoljeća iz Dioklecijanove palače u Splitu (Biblioteka Knjiga Mediterana, 37), Split, 2004, fig. 32 (XIII
sec.); F. SACCARDO, L. LAZZARINI, M. MUNARINI, Ceramiche importate a Venezia e nel Veneto tra XI e XIV secolo, in C. BAKIRTZIS (ed.), Actes du VIIe
Congrès International sur la Céramique Médiévale en Méditerranée (Thessaloniki, 11-16 Octobre 1999), Athènes, 2003, p. 411, fig. 18.54 (anni 1260-1280); C. RIU
DE MARTIN, Cerámica verde-manganeso localizada en Cataluña (siglos XIV-XV): elementos decorativos, ibid., p. 747, fig. 10.26; M. BERNARDI, Un nucleo
di invetriata dipinta da Terravecchia di Sepino (CB): la ceramica “RMR”, in Archeologia Medievale, XXIX, Firenze, 2002, p. 497, tav. III (dopo la fine del XII
sec.); C. K. WILLIAMS II, H. O. ZERVOS, op. cit. (n. 36), p. 24-25, tav. 12, C-34-682 (XIII-XIV sec.); G. SANDERS, Three Peloponnesian Churches and their
importance for the chronology of late 13th and early 14th century pottery in the Eastern Mediterranean, in V. D , J. M. S (ed.), Recherches sur la
céramique byzantine... op. cit. (n. 12), p. 195, fig. 4 (fine XIV sec.); G. VENTRONE VASSALLO, La maiolica di San Lorenzo Maggiore, in ID. (ed.), La ceramica
medievale di San Lorenzo Maggiore in Napoli, Atti Conv. 1980, vol. I, Napoli, 1984, p. 14, tav. LXXXVIIIb (dopo la seconda meta del XIII sec.); A. LANE, The
medieval finds in Al-Mina, North Syria, in Archeologia or Miscellaneous Tracts relating to Antiquity, LXXXVII, Oxford, 1938, p. 54, tav. XXVII.2 (XIII sec.).
39
Ciotola invetriata con smalto trasparente, abbastanza spesso, uniforme, di colore giallo nella superficie interna, argilla con particelle scure, rossastre, con
picole cavita all’interno, superficie liscia. Munsell: 5YR 7/4 (rosa). Cf. S. XHYHERI, S. BUSHI, op. cit. (n. 35), tav. XXI, 167; C. K. WILLIAMS II, H. O. ZER-
VOS, op. cit. (n. 36), p. 24-25, tav. 13, d. Lot 1994-27 (XIII-XIV secc.); C. K. WILLIAMS II, Italian imports from a church complex in Ancient Corinth, in La
ceramica nel mondo bizantino… op. cit. (n. 37), p. 270-275, fig. 12-17 (prima del 1312); D. DUFOURNIER, A.-M. FLAMBARD, op. cit. (n. 36), p. 22, Fig. 3 (XIII
sec.); M. V. FONTANA, La ceramica invetriata al piombo di San Lorenzo Maggiore, in La ceramica medievale di San Lorenzo Maggiore… op. cit. (n. 38),
vol. I, p. 14, tav. XVI, 52 (dopo la seconda metà del XIII sec.); M. AYLWIN COTTON, J. F. CHERRY, op. cit. (n. 36), p. 145, fig. 7.27 (1277).

S. Xhyheri: Nuovi dati sui “bacini”... 585


il riutilizzo degli antichi blocchi di pietra. Successivamente vale conservato nel nostro paese.44 La maggior parte delle
su queste mura oppure parallelamente con una piccola mura interne sono rifinite con affreschi. Meksi afferma che
sporgenza verso l’esterno, sono stati aggiunti gli ambienti la tecnica delle mura si riscontra in molte costruzioni del
ospitanti del monastero dove spicca il refettorio. La chiesa XIII-XIV secc. (Berat, Sop), posizionando di conseguenza la
all’interno del monastero, conservata ai giorni nostri, si costruzione dello refettorio verso la fine del XIII sec. H. e H.
compone dal’esonartece, nartece, naos e il vano dell’altare, Buschhausen sostengono a loro volta che nella costruzione
che lo collega a un’altra stanza utilizzata per la conservazione dello refettorio si distinguono due manodopera differenti,
della ceramica da culto (skevophilakion). L’esonartece semi la seconda coetanea agli affreschi (1319 circa), durante lo
aperto all’ovest è stato costruito in un secondo momento, con regno del tsar Miljutin (1282-1331), stesso periodo di una
un’arcata che si appoggia su colonne ottagonali “a parasta”. I sua ricostruzione.
capitelli delle colonne sono ornamentati con raffigurazioni Riguardo le mura esterne del monastero H. e H.
di animali e mostri. I vari studiosi che hanno avanzato le loro Buschhausen non indicano una data precisa, ma riferiscono
ipotesi a riguardo la datazione della chiesa, si sono basati che sono state distrutte durante le incursioni di Ruggero
sull’interpretazione delle date nelle iscrizioni sulle mura II nel anno 1147. La scultura registrata come appartenente
della chiesa e la pittura murale alla parete est dell’esonartece. all’Apollonia e quella incorporata nelle murature restau-
L’affresco rappresenta la famiglia imperiale di Michele VIII rate del Monastero databile nel X-XI sec., non può servire
Paleologo, in compagnia del figlio di Andronico II e altre come terminus ante quem, per gli inizi di questo centro
figure, e un’iscrizione dove si nomina un diploma dell’impe- nel territorio del monastero finche’ non siamo sicuri della
ratore Manuele Comneno (1143-1180) emesso al monastero sua provenienza, mentre la ceramica rinvenuta fino ad oggi
che gli viene riaffermato. databile agli inizi del XII sec., testimonia il fatto che sulle
Meksi42 data la chiesa agli inizi del XIII sec., riferendosi antiche rovine di Apollonia, è stato istituito un centro abi-
all’iscrizione del 1250, mentre la scultura del portico dell’eso- tabile a cui si collegano le costruzioni del culto cristiano.45
nartece la collega all’arte del tardo romanico (XIII-XIV Un piatto del tipo Fine Sgrafitto46 trovato su un pavimento
secc.). Gli studiosi Buschhausen sostengono che la chiesa con lastre di pietra calcarea calcificata da un potente fuoco,
del monastero dell’Apollonia fu costruita sotto il dominio testimonia che gli ambienti ospitanti del monastero erano
di Alessio Comneno (1081-1118), durante la permanenza dei già stati costruiti al tempo del passaggio di Ruggero II. Un
normanni in Albania (1081-1085).43 L’esonartece si aggiunge altro ambiente pavimentato con mattoni ornamentati con
durante la seconda invasione normanna (1107-1108), mentre figure antropomorfe e di pesci47, è servito come deposito di
il quadro dell’imperatore è stato dipinto fra 1281-1282. frammenti di ceramica da cucina, alcuni vasi invetriati dello
Il refettorio del Monastero di Apollonia rappresenta stesso periodo e avanzi di cibi appartenenti per lo più alla
l’unico caso di un edificio monasteriale del periodo medie- fauna (pesci, vongole)48.

40
Ciotola con tracce di malta sulla superficie, con un incisione sulla parte esterna del fondo, impasto con incluzioni scuri e marroni, Munsell: 5YR 7/4
(rosa). Diam.: 18 cm. Cf. S. XHYHERI, S. BUSHI, op. cit. (n. 35), tav. XV, 122; H. ZGLAV-MARTINAC, op. cit. (n. 38), p. 48, fig. 32 (fine XIII sec.-inizio XIV
sec.); F. SACCARDO, L. LAZZARINI, M. MUNARINI, op. cit. (n. 38), p. 411, fig. 18.57 (anni 1260-1280); A. OIKONOMU-LANIADO, op. cit. (n. 37), p. 314,
fig. 6 (ultimi decenni del XIII sec.); D. DUFOURNIER, A.-M. FLAMBARD, G. NOYE, op. cit. (n. 37), p. 271, fig. 5. 4 – TM (fine XIII sec.); M. SALVATORE,
Ceramica medievale da Policoro (Basilicata), in La ceramica medievale di San Lorenzo Maggiore… op. cit. (n. 38), vol. II, p. 430, Tav. CCII. 20A (prima del
1310); S. PATITUCCI UGGERI, Protomaiolicha: Un nuovo bilancio, in S. PATITUCCI UGGERI (ed.), La Protomaiolica. Bilancio e Aggiornamenti, Quaderni
di Archeologia Medievale II, Firenze 1997, p. 43. Monogramma della parola greca Θεό = Theo (Dio): anche negli scavi a Corinto sono stati rinvenuti esem-
plari di ceramica del tipo protomaiolica con monogrammi incizi nella parte inferiore esterna del contenitore (C. K. WILLIAMS II, O. H. ZERVOS, Frankish
Corinth: 1992, in Hesperia 62.1, Princeton, 1993, p. 17, tav. 6.5 (1250-1278); A. HOTI, Enë me glazurë nga qyteti i Durrësit (shek. Xtë-XVtë), in Iliria, 1989, 1, p.
226, tav. X, 13 (XII sec.).
41
Ciotola invetriata di colore verde scuro e verde chiaro, corpo ridotto, leggermente arcuato all’interno sopra la carne, fondo con piede ridotto, impasto de-
purato micaceo, colore Munsell 2.5YR 6/6 (rosso acceso). D. 23,7 cm. Cf. S. XHYHERI, S. BUSHI, op. cit. (n. 35), tav. III, 5; J. P. COTTER, D. WHITEHOUSE,
“Double-dipped” pottery from Gravina di Puglia, in Faenza, LXXVI, 1990, 5, p. 213-220, dà la loro distribuzione nel 1290 fino alla fine del XV sec.; S. GELICHI,
A proposito della ceramica a “doppio bagno”, in Faenza, LXXVIII, 1992, 1-2, p. 61-66; M. ZAGARČANIN, Stari Bar. Pottery from the Venetian Period (Annales
Mediterranea), Koper, 2004, fig. 208, p. 112; H. ZGLAV-MARTINAC, op. cit. (n. 38), p. 116, fig. 23 (XIII sec.).
42
A. MEKSI, “H. und H. Buschhausen, Die Marienkirche von Apollonia in Albanien, Byzantiner, Normannen und Serben in Kampf um die Via Egnatia, Wien,
1976, Verlag der Österreichischen Akademie der Wissenschaften (246 p. e 50 tav.)”, Monumentet, 1 (23), Tiranë, 1982, p. 141-168.
43
H. e H. BUSCHHAUSEN, op. cit. (n. 19), p. 17-18.
44
Dallo refettorio, oggi la parete nord e una parte di quella a ovest e stata smantellata fino alle fondamenta. La parete sul lato occidentale del refettorio non
era sovrapposto al muro del monastero, ma e stato costruito dalle fondamenta a una distanza di 1 m dall’esterno e parallelamente a esso; mentre al sud e
al nord lo hanno tagliato; dentro al refettorio questo muro si conserva al di sotto del pavimento. Ciò indica che il muro di cinta del monastero in questo
periodo era troppo in rovina e obsoleto.
45
S. MUÇAJ, Disa të dhëna arkeologjike për fundin e qytetit të Apolonisë dhe fillimit e saj si qendër kishtare në mesjetë, in Iliria, XXXI/1-2, 2003-2004, p. 297.
46
A. H. S. MEGAW, Zeuxippus ware again, in Recherches sur la céramique byzantine (BCH Suppl. XVIII), Athens, 1989, p. 262, fig. 4, C (prima metà del
XII sec.).
47
Nel Monastero di Apollonia sono stati effettuati nel 2003-05 tre campagne di scavo, i cui risultati non sono ancora stati pubblicati (S. MUÇAJ, E. HOB-
DARI, S. BUSHI, S. XHYHERI, Raport i gërmimeve në Manastirin e Apolonisë 2003-2005, Archivio dell’Istituti i Arkeologjisë Tiranë).
48
I resti di cozze rinvenute nel corso degli scavi non sono caratteristici per il territorio dell’Albania durante il periodo medievale. La loro scoperta dimostra
chiaramente che la popolazione usa comunemente pesci e molluschi nella sua dieta, come ad esempio i Cavalieri Templari e Normanni che si sono fermati
in questi territori nel corso dei XII-XIII secolo. Anche l’uso del pesce come simbolo, nei laterizi del pavimento del’ambiente rinvenuto durante gli ultimi
scavi fati, è stato legato alla figura di Cristo. Il quale e un altro indizio che supporta la loro presenza in questo particolare monastero. Simboli della presenza

586
Il piatto del tipo Fine Sgrafitto49 (tab. 7,20), del XII secolo LA CHIESA DI SANTA MARIA A BALLSH (GLAVINICË)
assieme a una ciotola appartenente alla ceramica spagnola
invetriata del tipo “Pula” (tab. 7,19)50, ornamentata al cen- Si tratta di una chiesa del monastero a pianta basilicale
tro con motivi a stelle incrociate, accompagnata da nastri a tre navate, un nartece, un esonartece e una cappella nel
concentrici e segmenti a forma di raggi, databile verso la lato nord53. Dal vasto materiale rinvenuto dagli scavi nel
seconda metà del XIV sec.,51 pensiamo che è stata utiliz- Monastero di Ballsh, ci hanno particolarmente colpito tre
zata come “bacini”. La ceramica spagnola, conosciuta come vasi invetriati, che a nostro pensiero sono stati utilizzati nelle
Spanish lustre Ware è poco presente nel nostro territorio, facciate di questo monumento come “bacini”. Il primo è una
frammenti di essa sono stati trovati a Butrint52, Apollonia ciotola del tipo proto maiolico (tab. 6,17),54 del fine XIII - ini-
(fig. 15) e Berat. Diventa molto difficile identificare questo zio XIV secolo. Un “bacino” con motivi simili è stato trovato
tipo di ceramica durante gli scavi, perché la superficie “lus- a Durazzo,55 mentre un monogramma nella stessa posizione
trata” e i colori vengono facilmente alterati in condizioni e sinonimo di un monogramma di un “bacino” rinvenuto a
di umidità e con il passare del tempo spariscono del tutto, Mesopotam.56 L’altro elemento è sempre una ciotola del tipo
lasciando solo l’ingobbio bianco e parte del lucido della proto maiolico (tab. 6,18),57 dello stesso periodo del primo
vetrina. In Apollonia a parte questa ciotola, sono stati trovati “bacino”. Un particolare ci ha subito attirato l’attenzione, i due
altri frammenti di piccole dimensioni, ornamentati a “raggi” fori fatti dopo la cottura, in linea una sull’altra sopra la carena,
con una bordura a forma di “scacchi”. che probabilmente servivano per fissarlo nella muratura.58

di questi cavalieri sono stati recentemente trovati nella chiesa di Fiqt’e Lape, Kamenicë (Delvinë), che tra i altri reperti è stato ritrovato anche un mattone
con la Croce di Gerusalemme (I. RISTANI, S. MUÇAJ, S. XHYHERI, op. cit. (n. 20), p. 223, Tav. IX,1; X,11).
49
Piatto (us. 046 A. 2, inv. 327) invetriato con smalto di colore verde, decorato con tre cerchi incisi a spirale nella parte centrale, impasto depurato micaceo,
colore Munsell: 10R 6/8. (S. MUÇAJ, Kisha e Shën Mërisë së Ballshit (Glavinicës), Probleme të identifikimit dhe datimit të saj, in Iliria, XXX/1-2, 2003-2004,
p. 297; C. H. MORGAN, op. cit. (n. 22), p. 121-122, fig. 96 (no. 980) (prima metà XII sec.); A. H. S. MEGAW, op.cit. (n. 46), p. 262, fig. 4, C (prima metà XII
sec.); p. 159-160 (XII-XIII secc.); C. VOGT, Technologie des céramiques byzantines à glaçure d’époque Comnène. Les décors incisés: les outils et leurs traces,
in Cahiers Archéologiques, 1993, p. 99, fig. 2, c (XI-XII secc.); A. HOTI, op. cit. (n. 40), pp. 218-219, tav. III, 13 (XII-XIV secc.); H. ZGLAV-MARTINAC, op. cit.
(n. 38), p. 115, fig. 18 (XII-XIII secc.); S. SANTORO, A. HOTI, S. SASSI, Dyrrachium I. L’Anfiteatro romano di Durazzo. Studi e scavi 2004-2005, in Annuario
della scuola archeologica di Atene e delle Missioni italiane in Oriente, LXXX, ser. III,5, t. II, 2005, p. 770, fig. 28,3 e 29,1 (metà XII sec.-inizio XIII sec.); D.
KOMATA, Gërmimet arkeologjike të vitit 1988-Vlorë (qytet), Iliria, 1988-2, p. 270-271 (XI-XIII secc.).
50
Ciotola decorata con motivi geometrici “islamici”, una stella a otto punte aperta a forma di ventaglio, con lustro metallico color rame su smalto bianco,
sottolineate con linee azurre, argilla morbida di colore rosa. Diam.: d1 = 16,36 cm; d2 = 6,7 cm. Cf. H. BLAKE, La ceramica medievale spagnola e la Liguria, in
Atti V Convegno Internazionale della Ceramica, Albisola, 1972, p. 70, fig. 17 (inizio 1400); ID., I “Bacini” del campanile di S. Ambrogio a Varezze, in Quaderno
Linguistico, 183, Genova, 1972, fig. 8, p. 131, 133 (intorno al 1400); ID., The medieval incised slipped pottery of north-west Italy, in La ceramica medievale nel
Mediterraneo occidentale, op. cit. (n. 19), p. 317-352, tav. 5.25 (1380-shek. XV); V. CAMINNECI, M. S. RIZZO, Dal butto alla storia: vita al Castello Nuovo di
Sciacca tra il 14 secolo ed il 16 secolo, Agrigento, 2009, fig. 71-77 et 80-82, p. 38 (fine XIV sec.- prima metà XV sec.); D. GAIMSTER, M. REDKNAP, Everyday
and exotic pottery from Europe c. 650-1900, in Studies in honour of John G. Hurst, Oxford, 1992, p. 218, fig. 2 (XIV sec.); K. TSOURIS, Ho keramoplastikos
diakosmos… op. cit. (n. 2), p. 363, fig. 76-77; ID., Glazed bowls… op. cit. (n. 2), chiesa dellla Hodegetria on Leukada in Leukas, p. 608, fig. 8, tav. V (1450).
Questa tipologia ceramica con riflessi dorati sono caratteristici dei prodotti d’importazione spagnoli del XIII sec. In Italia questo tipo di ceramica va fino
al XV sec.: H. SPAHIU, Qyteti iliro-arbëror i Beratit, Tiranë, 1990, p. 172, tav. XVIII, 2 (XIII-XV sec.).
51
Le ceramiche spagnole, conosciute come Spanish lustre Ware è poco rappresentata nel nostro territorio, frammenti di questo tipo si trovano a Butrinto
(J. VROOM, op. cit. (n. 22), p. 135), Apollonia (fig. 15) e Berat. Spesso negli scavi è difficile distinguere questo tipo di ceramica perché il “rivestimento” e i
colori non reagiscono bene alle condizioni di umidità e quindi col tempo spariscono lasciando solo l’ingobbatura di un brillante colore bianco. Negli scavi
di Apollonia, a parte questa ciotola sono stati trovati anche altri frammenti, uno con un ornamento con “raggi” e un altro con bordi a forma di “scacchiera”.
52
Ibid., p. 135.
53
Le rovine della Basilica di Ballsh-Glavinia, Κεφαληνία-Κεφαλονία; Гαβηνίτζα-Γλαβενίτζα, centro vescovile a partire dal IX sec, e situato nella città omo-
nima provincia di Mallakastra, a soli 6 km a nord delle rovine della città di Byllis. Le prime complete testimonianze, per il Monastero Ballsh appartengono
ai archeologi austriaci C. Patsch e C. Prashniker, che all inizio del XX sec. videro li molte iscrizioni come quelle di: Pakatianos, Viktôrinos, Boris (866),
Michele I e Roberto di Montfort. La basilica di Ballsh a alcune fasi di costruzione e di ricostruzione: il primo si pensa che appartenga alla tarda antichità; il
secondo periodo e prima del battesimo di Boris e del popolo bulgaro (866), XII sec. e l’ultima e della fine XIII-XIV. secolo scorso. Ceramica rinvenuta finora
appartiene principalmente al XIII secolo.
Ciotola dipinto con due colori, lo sfondo del contenitore è decorato a forma di “rete” con il colore verde, delimitata da due cerchi marroni concentrici,
con al centro di ogni quadrato un punto color marrone, l’orlo e decorato con archi marroni, argilla depurata micacea, 5YR 7/6. d1=21 cm; d2=7,6 cm. Nella
superficie esterna è un monogramma di Cristo, inciso con lettere greche Κύριε (Signore). C . A. HOTI, op. cit. (n. 40), p. 224, tav. VI, 4 (XIII sec.); D. KO-
MATA, Qyteti iliro-arbëror i Kaninës, op. cit. (n. 17), p. 80, tav. D, 5, fig. 50; C. K. WILLIAMS II, H. O. ZERVOS, op. cit. (n. 40), p. 163, tav. 39.33 (C-36-621);
EID., op. cit. (n. 36), p. 22-24, tav. 4.1, 2 (1312).
54
Ciotola dipinto con due colori, lo sfondo del contenitore è decorato a forma di “rete” con il colore verde, delimitata da due cerchi marroni concentrici,
con al centro di ogni quadrato un punto color marrone, l’orlo e decorato con archi marroni, argilla depurata micacea, 5YR 7/6. d1=21 cm; d2=7,6 cm. Nella
superficie esterna è un monogramma di Cristo, inciso con lettere greche Κύριε (Signore). C . A. HOTI, op. cit. (n. 40), p. 224, tav. VI, 4 (XIII sec.); D. KO-
MATA, Qyteti iliro-arbëror i Kaninës, op. cit. (n. 17), p. 80, tav. D, 5, fig. 50; C. K. WILLIAMS II, H. O. ZERVOS, op. cit. (n. 40), p. 163, tav. 39.33 (C-36-621);
EID., op. cit. (n. 36), p. 22-24, tav. 4.1, 2 (1312).
55
A. HOTI, A. SILA, op. cit. (n. 2), p. 324, fig. 2,2-d. 2 (seconda metà del XIII sec.).
56
S. XHYHERI, S. BUSHI, op. cit. (n. 35), p. 229, tav. XXII,172 (fine XIII sec.-inizio XIV sec.).
57
Ciotola invetriata con smalto color crema, decorata con motivi dipinti di colore marrone delineate con lineé azzurre, argilla depurata micacea, superficie
liscia, Munsell: 5YR 7/6. D1=18 cm. H. SPAHIU, op. cit. (n. 50), tav. XLIII,10 (XII-XIII secc.).
58
G. BERTI, R. PARENTI, op. cit. (n. 7), p. 198.

S. Xhyheri: Nuovi dati sui “bacini”... 587


Fig. 16 – Vaso murato nella facciata della Fig. 17 – Vaso murato nella facciata della Fig. 18 – Incavi per bacini sull’arcatura della
basilica di S. Nicola in Voskopojë (Korçë), foto E. basilica di S. Nicola in Voskopojë (Korçë) foto E. basilica di S. Nicola in Voskopojë (Korçë) foto E.
Hobdari Hobdari Hobdari
LA CITTÀ DI AULONA (VALONA)59 LA CHIESA DI SAN NICOLA A VOSKOPOJË (KORÇË)63 (FIG. 16-21)

Gli scavi eseguiti nel 1985-1990 nel centro della città di La chiesa è a pianta basilicale a tre navate, con due
Valona hanno portato alla luce un materiale archeologico cupole che si appoggiano sul tamburo e archivolti.64 Le
della tarda antichità e medioevo.60 Fra la ceramica negli scavi iscrizioni in greco indicano che la costruzione della basi-
eseguiti da Komata nella città di Aulona,61 ci siamo soffermati lica è stata fatta dal giugno 1721 – settembre 1722, mentre
su 3 scodelle, due conservate intere e una frammentata, con gli affreschi ultimati nel 1726 sono stati dipinti da David
carena bassa del tipo duble dipped ware (tab. 7,21-22),62 una Selenicasi con i suoi due aiutanti Kostandin e Kristo.65
variante del inizio – fine XIV secolo, e sosteniamo l’idea che Questo è l’unico monumento che conosciamo che conserva
sono stati utilizzati come “bacini”. in situ alcuni dei vasi utilizzati come oggetti di ornamen-

59
La città di Valona (Αυ’λὼν), per prima menzionata da Tolomeo, riemergere nelle fonti scrite nel V-VI secc. come centro Vescovile e città, mentre durante il
Medioevo compare per prima e spesso sulle pagine del’Alessiade di Anna Comnena, nel descrivere le guerre tra i Normanni e il Bisanzio (1081-1107). Durante
il XIII sec. Valona passa da un comando a un altro: Venezia, Il Despotato d’Epiro, Regno di Sicilia, gli Angioini e nobili albanesi (P. XHUFI, Nga Paleologët
te Muzakajt. Berati dhe Vlora në shekujt XII-XV. Një botim kritik të kronikës së Gjon Muzakës (1510), Tiranë, 2009, p. 29-30).
60
D. KOMATA, Gërmimet arkeologjike të vitit 1986-Vlorë (qytet), in Iliria, 1986-2, p. 269-270; ID., Gërmimet arkeologjike të vitit 1987-Vlorë (qytet), in Iliria,
1987-2, p. 258-260; ID., op. cit. (n. 49), . 270-271; ID., op. cit. (n. 19), . 297-298; ID., Gërmimet arkeologjike të vitit 1990 – Vlorë, in Iliria, 1990-2, p. 272-274.
61
Vedi supra nota 60.
62
Ciotola (tav. 7.21) invetriata di colore verde scuro e verde chiaro, corpo ridoto, leggermente arcato al’intero sopra la carene, fondo con piede ridotto, impasto
depurato micaceo, Munsell 2.5YR 6/6 (rosso acceso). D. 16,4 cm; Ciotola (Aul. 90, us. XXXIV/7, no. 506; DO=20 cm; DF=10 cm; tav. 7.23) invetriata di colore
verde scuro e marrone, impasto come sopra. Non ancora pubblicata, si trova nei fondi del’Istituto Archeologico. Cf. S. XHYHERI, S. BUSHI, op. cit. (n. 35),
p. 229 (fine XV sec.-inizio del XVI sec.); S. MUÇAJ, E. POÇI, op. cit. (n. 35), tav. III, 5; J. P. COTTER, D. WHITEHOUSE, op. cit. (n. 41), p. 213-220, dà la loro
distribuzione e le data a risalire dal 1290 fino alla fine del XV sec.; S. GELICHI, op. cit. (n. 36), p. 61-66, M. ZAGARČANIN, op. cit. (n. 41), fig. 208, p. 112.
63
Dal confronto tra i Defter dettagliato del 1568/9 e quello generale del’anno 1668/9, mostra che da questa ultima data Voskopoja rimane principalmente
una borgata che si occupava di bestiame con non più di 300-400 case. Il grande cambiamento, è venuto negli ultimi decenni del XVII sec., quando l’inse-
diamento si è riempito di case in solida pietra, a due piani, con chiese e altri monumenti di culto, con strade lastricate in pietra, botteghe, negozi, grandi
fontane e altre opere pubbliche. Voskopoja si e trasformata nel borgo degli commercianti e artigiani, si è stato dotata di una scuola, una “Accademia”, una
biblioteca con una tipografia, che era la seconda in tutto l’Impero ottomano, dopo quello che nel 1729, è stato inaugurato a Istanbul. A cavallo tra il XVII
e il XVIII sec., dopo il 1700, Voskopoja si distingueva da le altre città, per lo sviluppo urbano, per il numero di abitanti e le altre attività di produzione,
commerciale e culturale. La città è cresciuta fino all’inizio del secolo, che contava 12 mila case, 14 corporazioni, una ottima scuola in cui molti studenti si
preparavano per studiare nei paesi stranieri, una tipografia. Quindi nella allora Turchia era una città ricca, con tutto ciò che allora aveva una città europea.
Questa rifrazione del’orientamento economico di Voskopoja, risulta chiara in due decreti imperiali degli anni 1647 e 1701. Verso la seconda metà del XVII
sec., i prodotti di Voskopoja avevano suscitato un grande interesse negli mercati dell’Europa centrale; la quale ha indotto una riorganizzazione delle attività
produttive, in particolare concentrandosi sulla raccolta e l’esportazione del cuoio, della cera, del lana e in particolare dei prodotti che ne derivavano. Con
l’abbandono di Durazzo, il che significava abbandonare l’Adriatico; e Adriatico, si sa, era stato “i veri polmoni della vita economica di Voskopoja”. Cosi
iniziò il declino di questa città, cambiamento il quale non è avvenuto prima del 1761 (P. XHUFI, Shekulli i Voskopojës (1669-1769), Tiranë, 2010, p. 94-121).
64
Le chiese di Voskopoja sono state oggetto di studio e di restauro di un gruppo franco-albanese; ma anche in questo studio, così come quelli precedenti i
bacini e i vasi acustici sono rimasti fuori l’attenzione degli studiosi. Cf. M. DURAND (dir.), Patrimoine des Balkans. Voskopojë sans frontières 2004, Paris,
Somogy éditions d’art, 2005.
65
S. ADHAMI, Tri bazilika të ndërtuara në Voskopojë brenda katër vjetëve, in Monumentet 14, Tiranë, 1977, p. 145-168.

588
Fig. 19 – Incavi per due bacini sull’arcatura Fig. 20 – Incavi per due bacini sull’arcatura Fig. 21 – Incavi per tre bacini sull’arcatura della basilica di
della basilica di S. Nicola in Voskopojë (Korçë) della basilica di S. Nicola in Voskopojë (Korçë) S. Nicola in Voskopojë (Korçë) foto S. Xhyheri
foto E. Hobdari foto E. Hobdari
to.66 Si tratta di due brocche del tipo Maioloca67 (fig. 16-17), calmente che formano dei “raggi”, posti ai lati di una croce
a occhio identiche, che sono state messe ai due lati di uno con quattro monogrammi (fig. 19, 21); altri due sono ai lati
delle arcate del portico, fra i blocchi di pietra pomice sotto di una foglia di palma, mentre i “raggi” sono alternati con
i mattoni a “spina di pesce”. Le brocche sono nella maggior mattoni e cubici di pietra pomice (fig. 20).
parte spezzate, riempite d’intonaco, con il fondo a trono,
una maniglia e conservano dall’ornamento originario solo LA CHIESA DI SAN ATANASIO A VOSKOPOJË (KORÇË) (FIG. 22-28)
alcune linee blu e gialle. Fra le due arcate del portico ai lati
del bassorilievo si notano due spazi quadrati vuoti, corni- La chiesa è a pianta basilicale a tre navate con due cupole
ciati con mattoni (fig. 18), che molto probabilmente ospita- su tamburo e archivolti sferici appoggiati su due pilastri
vano due brocche. La e otto pilastri e un
facciata del portico porticato. La facciata
conserva ancora gli del porticato è orna-
spazi per i bacini, mentata con decori a
posti a coppia fra le foglia di pini realizzati
arcate. Due di questi in mattoni, croci in
sono corniciati con pietra con iscrizioni
mattoni posti verti- soprascritte. Altre is-

Fig. 22 – Incavi per tre bacini sull’arcatura Fig. 23 – Iscrizioni in mattoni e incavi per sei bacini Fig. 24 – Incavi per vasi sull’arcatura della
della basilica di S. Thanas in Voskopojë (Korçë) sull’arcatura della basilica di S. Thanas in Voskopojë (Korçë) basilica di S. Thanas in Voskopojë (Korçë) foto
foto E. Hobdari foto E. Hobdari E. Hobdari
66
I catini menzionati da A. Hoti nel monastero di San Prodhomos a Voskopojë, si trovarono al interno dell’abside della chiesa, cf. A. HOTI, A. SILA, op.
cit. (n. 2), p. 326. Da un’indagine fatta nel 2004, questa ceramica era nella situazione presentata, mentre da una visita fata a questa chiesa e a quella di S.
Atanasio l’autore ha osservato che questi contenitori non esistono più, il loro posto e stato riempito con pietra calcarea, condizione che rende oggi difficile
identificare la loro collocazione precedente.
67
Boccale frammentato, fondo con piede alto, smalto grigiastro, decorato con motivi geometrici variopinti con colori brillanti arancione, giallo, azzurro e
blu. Cf. H. ZGLAV-MARTINAC, op. cit. (n. 37), p. 38 (XVI sec.).

S. Xhyheri: Nuovi dati sui “bacini”... 589


Fig. 25 – Incavi per vasi sull’arcatura della Fig. 26 – Incavi con un vaso sull’arcatura della Fig. 27 – Incavi per tre bacini sull’arcatura
basilica di S. Thanas in Voskopojë (Korçë) foto E. basilica di S. Thanas in Voskopojë (Korçë) foto E. della basilica di S. Thanas in Voskopojë (Korçë) foto
Hobdari Hobdari E. Hobdari

Fig. 29 – Bacini situati nell’abside del Monastero di S. Naum, Ohrid, Macedonia,


foto S. Xhyheri.

i bacini scalfitto in pietra pomice, è stato ornamentato con


Fig. 28 – Incavi per bacini sull’arcatura della raggi solari a punte (fig. 24-26).
basilica di S. Thanas in Voskopojë (Korçë) foto E. Anche nel’abside chiesa dedicata a San Naum, nel monas-
Hobdari
tero omonimo, in Macedonia, si conservano due bacini, uno
crizioni in mattoni forniscono utilissime informazioni sulla con smalto marrone è ancora sul posto, mentre dell’altro si
ricostruzione e gli esecutori. La chiesa di San Atanasio è stata e salvato solo il negativo (fig. 29).
costruita nel 13 Giugno 1724 e dipinta nel 1745.68 Nella facciata I nuovi dati raccolti ci permettono di affermare che l’ini-
negli spazi fra le arcate sono state utilizzate come decoro le zio delle decorazioni nelle facciate delle chiese nel territorio
brocche uguali a quelle di San Nicola, ciotole (fig. 22, 27) e albanese combacia con quello dell’Italia, e che questa tradi-
coppe (fig. 23, 28). In una delle arcate lo spazio che ospitava zione è continuata anche dopo l’occupazione ottomana.69
68
S. ADHAMI, op. cit. (n. 65), p. 145-168.
69
K. TSOURIS, Glazed bowls… op. cit. (n. 2), p. 614. Nel suo studio l’autore afferma che l’uso degli bacini nelle facciate delle chiese era diffusa fino all’i-
nizio dell’occupazione ottomana, tesi questa rigettata dalla presenza di molti negativi di bacini nelle chiese di Voskopoja risalenti al XVII sec. Secondo
lui, questa tradizione si è diffusa in Epiro dopo il XIII sec., ma il caso della chiesa di S. Giovanni (Delvinë) e la chiesa di Santa Maria a Peshkëpi e Sipërme
(Argirocastro), mostrano il loro uso nel X sec. e in seguito proseguendo nel XI-XII secc. in poi.

590
Tav. 1

2 0 5 cm

Tav. 1 – Bacini del tipo siculo-maghrebine dalla chiesa di S. Giovani, Delvinë (S. Xhyheri)

S. Xhyheri: Nuovi dati sui “bacini”... 591


Tav. 2

6
0 5 cm

Tav. 2 – Bacini del tipo siculo-maghrebine dalla chiesa di S. Giovani, Delvinë (S. Xhyheri)

592
Tav. 3

10
0 5 cm

Tav. 3 – Bacini del tipo siculo-maghrebine e di origine bizantina dalla chiesa di S. Giovani, Delvinë (S. Xhyheri)

S. Xhyheri: Nuovi dati sui “bacini”... 593


Tav. 4

11

12 0 5 cm
Tav. 4 – Bacini del tipo protomaiolica dalla chiesa di S. Nicola-Mesopotam, Delvinë (S. Xhyheri)

594
Tav. 5

13

14

15

16

0 5 cm
Tav. 5 – Bacini del XIII-XIV secc. dalla chiesa di S. Nicola-Mesopotam, Delvinë (S. Xhyheri)

S. Xhyheri: Nuovi dati sui “bacini”... 595


Tav. 6

17

0 5 cm
18
Tav. 6 – Bacini del tipo protomaiolica dalla chiesa di S. Maria-Ballsh, Mallakastër (S. Xhyheri)

596
Tav. 7

19 20

21 22

0 5 cm

Tav. 7 – Bacini del tipo “Pula”, di origine bizantina e “a doppio bagno” dalla chiesa di S. Maria-Apollonia e da Valona (S. Xhyheri)

Hortus Artium Mediev. Vol. 21 xxx-xxx S. Xhyheri S.NUOVI DATI


Xhyheri: SUI
Nuovi sui “bacini”... 597
“BACINI”...
dati

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