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Indicazioni all’uso degli

aminoacidi essenziali

Prof. Francesco S. Dioguardi


Professore Associato in Medicina Interna,
già Cattedra di Nutrizione Clinica,
Dipartimento di Medicina Interna,
Università di Milano.
Professore a Contratto, Dipartimento
di Medicina Interna, Università di Cagliari.
Il fabbisogno di azoto dell’organismo è commisurato alla quantità di aminoacidi essenziali che apporta
l’alimentazione e non al contenuto totale di aminoacidi (essenziali + non essenziali) contenuti nelle
proteine1.

Il contenuto di proteine nei cibi è assai variabile, ma al massimo è attorno al 20% del peso dell’alimento (ad
esempio: nell’uovo è il 10-13%). La digestione delle proteine è sempre parziale, nelle condizioni e per le proteine
migliori è comunque inferiore al 70% del totale, tuttavia per diverse proteine alimentari è molto inferiore2-3, inoltre
peggiora con l’avanzare dell’età4.

Nelle proteine il rapporto quantitativo fra (Peso in grammi)


aminoacidi essenziali e non essenziali

≤ 0,9 -0,6
AMINOACIDI ESSENZIALI 5,6
è sempre inferiore a 1, quindi il rapporto
fra essenziali e non-essenziali assorbiti AMINOACIDI NON ESSENZIALI
risulta essere:

Nell’ovalbumina, proteina di riferimento per la nutrizione umana e considerata ottimale perché contiene tutti gli
aminoacidi essenziali in quantità sufficienti, il rapporto è di circa 45-46% di essenziali e 54-55% di non essenziali7,8,
quindi in un rapporto, nella migliore delle ipotesi, 46/54 = 0,85.
Pertanto, pur con una variabile a seconda delle proteine, esiste sempre un eccesso di aminoacidi non essenziali
introdotti con il cibo rispetto a quelli essenziali 9,10. Esiste poi il problema della diversa necessità di ciascuno degli
aminoacidi essenziali, non tutti presenti nello stesso modo nelle proteine, quindi delle possibili carenze indotte da
squilibri fra aminoacidi essenziali. Un esempio storico è l’alimentazione a base di proteine dei cereali, abbondante
di aminoacidi ramificati e in percentuale povera di triptofano il cui consumo per prevalente sintesi proteica deter-
mina carenza di sintesi di niacina e comparsa di pellagra (vitamina B3)11.
Come è noto ormai da decenni, i cinque aminoacidi di cui c’è maggior bisogno sono: leucina, valina, isoleucina,
lisina e istidina. Questi aminoacidi, da soli, coprono il 75% (i due terzi) dell’intero fabbisogno dell’organismo; che
può essere molto aumentato in funzione delle condizioni cliniche. Questi 5 aminoacidi sono contenuti in percentuali
assai piccole nelle proteine alimentari. Generalizzando, per approssimazione sul contenuto di questi aminoacidi,
pur variabile a seconda delle proteine, sono solo circa il 16% di tutti gli aminoacidi essenziali presenti 12.
Il che vuole dire che per coprire i fabbisogni di aminoacidi essenziali, fondamentali per il metabolismo, occorre
introdurre anche enormi quantità di aminoacidi scarsamente utili, che devono essere metabolizzati a scopo ener-
getico; il prodotto del catabolismo dell’azoto viene eliminato, primariamente ma non solo, sotto forma di urea 13.

Aminoacidi essenziali, sono pochi nelle proteine alimentari!


Gli aminoacidi non essenziali, in particolare arginina e glutammina, molto abbondanti negli alimenti, sono i princi-
pali componenti della complessa via metabolica che porta alla sintesi dell’urea, la principale molecola attraverso
la quale il metabolismo si libera dell’azoto inutilizzabile o in eccesso. Anche per questo motivo, troppo spesso il
raggiungimento di un bilancio azotato positivo non è associato ad un aumento della sintesi delle proteine circolan-
ti14, in quanto essendo il bilancio azotato basato sulla sintesi dell’urea, che però è indotta facilmente dall’eccesso
di aminoacidi non essenziali, si sottostima invece la necessità di aminoacidi essenziali, in sostanza se ne sommi-
nistrano quantità insufficienti 15.
Solo gli aminoacidi essenziali sono in grado di promuovere e mantenere la sintesi delle proteine, siano esse enzimi,
immunoglobuline, proteine circolanti, strutturali o contrattili. Gli aminoacidi non essenziali non sono in grado di
collaborare al processo di sintesi se non risparmiando, e solo molto parzialmente, il consumo di essenziali destinati
alla sintesi di nuovi aminoacidi non essenziali16.
Per questi motivi, in tutti i pazienti in cui vi sia ridotta introduzione di proteine (anoressia, malassorbimento, etc.) o
aumentata richiesta metabolica (malattie croniche, infezioni o dopo gli interventi chirurgici) l’introduzione proteica
con gli alimenti troppo spesso non riesce a coprire il fabbisogno di aminoacidi essenziali, che in queste condizioni
è enormemente aumentato5 (figura 1).

Consumo giornaliero di N in grammi

Normale = 1

18 21
5
Appendicectomia Peritonite Sepsi

Tratto da: Bistrian BR, Blackburn GL. Assessment of protein calorie malnutrition in the hospitalized patient. Anergy. Chapter 10:128-159.
in: Nutritional support of medical practice, 2nd Edition. Schneider HA, Anderson CE, coursin DB editors. 1983 Harper and Row Publishers
Inc. East Washngton Square. Philadelphia. Penn. 19105. ISBN 0-06-142382-3

Figura 1
Variazioni del consumo metabolico di azoto in relazione ad un intervento chirurgico semplice, a complicanze settiche
di diverso livello di importanza. Se questo debito metabolico crescente non viene adeguatamente coperto, in termini di
introduzione e quindi di nutrizione, il risultato è la perdita della capacità immunologica, quindi delle difese immunitarie
del paziente.

Come valutare rapidamente se il paziente ha necessità di aminoacidi essenziali?


La proteina circolante, presente nel sangue, in maggiore abbondanza è l’albumina.
Ridotta sintesi o aumentate richieste metaboliche, anche in concomitanza a eventi infiammatori acuti, si traducono
in concentrazioni al di sotto dei valori normali. Va ricordato che valori bassi di albumina, indipendentemente dalla
patologia che determina l’ipoalbuminemia, correlano con aumento delle infezioni, della durata della malattia, ma
soprattutto della mortalità dei pazienti con valori bassi di albumina plasmatica 17,18.
Quindi, qualunque paziente abbia valori plasmatici di albumina al di sotto di 3,5 mg/dl dovrebbe essere trattato
tempestivamente con supplementazione di aminoacidi essenziali a dosaggi elevati; già valori al di sotto dei 4 mg/dl meri-
terebbero attenzione terapeutica in quanto congrui con aumentato fabbisogno metabolico di aminoacidi essenziali
e indice, facilmente individuabile, di un metabolismo iper-catabolico19.
Indicazioni terapeutiche:
■ malattie infettive, virali o batteriche, nell’anziano, specie se presenta problemi alimentari o di assorbimento di

qualunque tipo;
■ convalescenza post-malattie infettive o necessità di riabilitazione fisica post-traumi o interventi chirurgici;

■ qualunque condizione iper-metabolica, ad esempio nelle malattie croniche di cuore o polmoni, ma anche

nell’atleta in allenamento intensivo;


■ in associazione a diete restrittive dal punto di vista calorico e dei macronutrienti, specie se associate ad aumen-
tato esercizio fisico;
■ nei pazienti dializzati, nei quali le perdite di aminoacidi essenziali per via dialitica sono elevatissime , mentre
20

gli aminoacidi non essenziali in eccesso delle proteine aumentano l’urea senza favorire la sintesi di albumina ed
altre proteine, indispensabili in questi pazienti metabolicamente fragili.

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