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CONCORRENZA MONOPOLISTICA

1. Caratteristiche
La concorrenza monopolistica si colloca in una posizione intermedia tra la concorrenza perfetta e il
monopolio, le caratteristiche saranno pertanto un mix di tali forme di mercato estreme. Trattasi di una
forma di mercato molto diffusa nella pratica. La maggior parte dei mercati, soprattutto quelli dei beni
di consumo, è di concorrenza monopolistica.

Caratteristiche simili alla concorrenza:


- È una forma di mercato in cui vi operano un numero elevato di imprese e di consumatori
- Assenza di barriere all’entrata e all’uscita delle imprese
- la trasparenza del mercato, tipica della concorrenza perfetta è molto limitata. I consumatori
non hanno una perfetta conoscenza del mercato. (DIFFERENZA)

Caratteristiche simili al monopolio:


- Le imprese godono di potere di mercato: ogni impresa ha il potere di influenzare il prezzo di
mercato, nonché la quantità. Ciò deriva anche dalla possibilità di offrire ai consumatori
prodotti non omogenei.

Altre caratteristiche:

- I beni sono differenziati tra loro. Gli acquirenti quindi non percepiscono i prodotti come beni
sostituti ma esiste una certa forma di differenziazione tra essi in termini di caratteristiche, di
qualità o di modo in cui il prodotto viene presentato (pubblicità). Infatti, una massiccia
campagna pubblicitaria può convincere il consumatore che il bene abbia caratteristiche
particolari (Non necessariamente veritiere) che lo rende diverso agli occhi del consumatore.
La differenziazione ha una conseguenza sull’elasticità della domanda: tanto più il prodotto è
differenziato, tanto meno elastica è la curva di domanda del prodotto (e viceversa) quindi
tanto meno i consumatori saranno sensibili al prezzo. Ciò si può meglio spiegare in tal senso:
se esiste un elevato grado di differenziazione dei prodotti tra le imprese concorrenti, i
consumatori hanno preferenze verso uno specifico prodotto venduto da un’impresa, quindi
anche se il prezzo aumenta essi non saranno portati a rivolgersi verso altre imprese per
soddisfare i loro bisogni poiché saranno disposti a pagare un prezzo superiore per il bene che
preferiscono.

Esempi di questa forma di mercato possono essere diversi: in Italia possiamo fare riferimento ai mercati di
saponi, shampoo, medicinali per il raffreddore, mercati relativi ad articoli sportivi o ancora in generale al
mercato dei piccoli commercianti in quanto si differenziano tra loro per servizi offerti, localizzazione o
esperienza degli addetti che lavorano in negozio.

2. Equilibrio di mercato nel breve periodo


Nel breve periodo ciascuna impresa opera come se fosse in monopolio, la curva di domanda ha
pendenza negativa e ognuna sceglierà la quantità ottimale in corrispondenza del punto di
intersezione tra costi marginali e ricavi marginali. Dalla quantità ottima ricava il prezzo sostituendo
la q* nella funzione di domanda. Avendo potere di mercato ciascuna impresa otterrà un profitto
non negativo dato dalla differenza tra ricavi totali e costi totali.

3. Equilibrio di mercato nel lungo periodo


In equilibrio, come detto precedentemente, le imprese ricevono dei profitti positivi. Ciò porta altre
imprese a voler entrare nel mercato in modo da trarne vantaggio, l’assenza di barriere all’ingresso,
caratteristica della concorrenza monopolistica, rende facile l’entrata di nuovi concorrenti nel
mercato. Questo porta allo spostamento verso il basso della curva di domanda delle imprese già
operanti nel mercato (produrranno di meno in quanto bisogna spartirsi la domanda di mercato tra
più imprese), questo meccanismo andrà avanti fino a quando il prezzo non eguaglierà il costo
medio, le imprese non operanti nel mercato non saranno più incentivate ad entrare in quanto in
tale situazione i profitti di ogni impresa sono nulli, si raggiungerà quindi un equilibrio di lungo
periodo.

Equilibrio Profitto
Breve periodo R’=C’ Positivo
Lungo periodo P=CM Nullo

4. Quali inefficienze genera questa forma di mercato? Quali sono i costi sociali? È necessario un
intervento del governo per sanare queste problematiche?

Per individuare i costi sociali bisogna confrontare la concorrenza monopolistica con quella socialmente
desiderabile: la concorrenza perfetta. Analizziamo i due mercati in lungo periodo:

Innanzitutto il prezzo di equilibrio in concorrenza monopolistica è maggiore del costo marginale in quanto,
a differenza della concorrenza perfetta in cui la curva di domanda è orizzontale, quella in concorrenza
monopolistica ha pendenza negativa.

Il prezzo maggiore del costo marginale implica una situazione di potere monopolistico di cui godono le
imprese, dovuta alla differenziazione. Inoltre in concorrenza monopolistica la quantità scambiata è minore
rispetto a quella che si ha in concorrenza perfetta. In sintesi: si scambia una quantità minore ad un prezzo
maggiore. È chiaro che questa situazione provochi inefficienze, per quantificarle analizziamo la variazione di
surplus totale derivante dal passaggio dalla situazione ottimale di concorrenza perfetta a quella di
concorrenza monopolistica considerando il surplus degli agenti che operano in tali mercati: consumatori e
produttori.

Per i consumatori: essi acquistano una quantità minore (Qcm<Qc) ad un prezzo maggiore di quello ottimale
(Pc). Passando dalla concorrenza perfetta a quella monopolistica i consumatori perdono le aree A e B.
Per i produttori: essi vendono una minore quantità ad un prezzo più elevato, nel passaggio dalla
concorrenza perfetta a quella monopolistica i produttori guadagnano l’area A perché il prezzo è più alto, e
perdono l’area C cioè il profitto aggiuntivo che avrebbero guadagnato vendendo la quantità Qc piuttosto
che Qcm.

Il surplus totale sarà quindi: -A-B+A-C= -B-C

Avendo segno negativo questo surplus rappresenta una perdita, più precisamente la perdita secca
derivante dal potere monopolistico.

Tali inefficienze sono dannose per i consumatori. Dimostrato ciò, ci chiediamo se questa forma di mercato
vada regolamentata attraverso un intervento da parte del governo. A tal proposito bisogna fare alcune
precisazioni:

1. In molti casi di concorrenza monopolistica il potere di mercato è limitato poiché le imprese


all’interno del mercato sono tante e nessuna di loro ha un potere eccessivo. La perdita secca è di
conseguenza moderata;
2. Questa forma di mercato garantisce la differenziazione dei prodotti, ciò è certamente un vantaggio
per i consumatori che possono scegliere tra diversi tipi di beni diversi tra loro. Questo vantaggio
nella maggior parte dei casi è tale da coprire i costi dell’inefficienza determinata dal potere di
mercato.

In conclusione possiamo dire che non è necessario un intervento dello stato per regolamentare questa
forma di mercato.

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