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RIASSUNTO LINGUISTICA

DEFINIZIONI
● Linguistica: ramo delle scienze umane che studia la lingua
○ Linguistica generale: cosa sono, come sono fatte e come funzionano le lingue
○ Linguistica storica: evoluzione delle lingue nel tempo, i rapporti tra le diverse lingue e tra lingua
e cultura.
● Segno: è qualcosa che sta per qualcos’altro e serve a comunicare questo qualcos’altro (indici, segnali,
icone, simboli, segni)
● Comunicazione: semplice passaggio di informazioni
○ In senso stretto: intenzionalità del mittente e del destinatario
○ Passaggio di informazione: non intenzionalità del mittente e intenzionalità del destinatario
○ Formulazione di inferenze: presenza di un oggetto culturale
● Le proprietà della lingua:
○ Biplanarità:
○ Arbitrarietà:
○ Doppia articolazione:
○ Trasponibilità do mezzo:
○ Linearità e discretezza:
○ Onnipotenza semantica, plurifunzionalità e riflessività:
○ Produttività e ricorsività:
○ Distanziamento e libertà da stimoli:
○ Trasmissibilità culturale:
○ Complessità sintattica:
○ Equivocità:

● Fonetica: ramo della linguistica che studia come sono fatti fisicamente i suoni di cui le lingue si
servono
○ Articolatoria: organi coinvolti dell’apparato fonatorio coinvolti nella produzione del suono
○ Acustica: consistenza fisica dei suoni in quanto onde sonore che si propagano
○ Uditiva: come vengono ricevuti i suoni dall’apparato uditivo
● Suoni sonori: vibrazione delle corde vocali
● Suoni sordi: no vibrazione delle corde vocali
● Consonanti: suoni prodotti mediante la frapposizione di un ostacolo parziale o totale al passaggio
dell’aria
○ Modo di articolazione: occlusive, fricative, affricate, laterali, vibranti e nasali
○ Luogo di articolazione: (bi)labiali, labiodentali, dentali, alveolari, palatali, velari, uvulari,
faringali e glottidali
● Vocali: suoni prodotti senza la frapposizione di alcun ostacolo al passaggio dell’aria
○ Posizione della lingua: avanzamento (anteriore), arretramento (posteriore); innalzamento (alte,
medio-alte), abbassamento (basse, medio-basse)
○ Posizione delle labbra: non arrotondate (fessura senza arrotondamento), arrotondate (protrusione
delle labbra → procheila)
○ *nasali: passaggio contemporaneo dell’aria nella cavità nasale
● Semivocali/semiconsonanti: suoni a livello intermedio tra le vocali e le consonanti fricative, prodotte
da un inizio di restringimento del canale orale e si inseriscono nel gruppo delle approssimanti
● Fonologia: la fonologia è la branca della linguistica che studia l’organizzazione e il funzionamento dei
suoni nel sistema linguistico
○ Fono: realizzazione concreta di qualunque suono del linguaggio
○ Fonema: la funzione che i foni assumono quando si oppongono ad altri foni nel distinguere e
formare parole (unità minima di seconda articolazione)
○ Prova di commutazione: modo per stabilire quali sono i fonemi di una lingua. Consiste nel
prendere una parola e commutare, cioè sostituire uno dei suoi foni con un altro. La coppia di
parole che si crea prende il nome di coppia minima
○ Coppia minima: coppia di parole che si differenziano per un solo fonema es- cane, pane
○ Allofoni: realizzazione foneticamente diversa di uno stesso fonema ma privo di valore distintivo
(fonema /n/ → allofoni [n] e [ŋ])
○ Teoria dei tratti distintivi: permette di rappresentare tutti i fonemi come un fascio di alcuni tratti
distintivi con un determinato valore + o - grazie anche all’utilizzazione di proprietà acustiche
anziché soltanto articolatorie
○ Fonia (pronuncia di una parola), grafia (scrittura della parola)
○ Sillabe: minima combinazione di fonemi che funzionano come unità pronunciabili. In italiano la
sillaba è costruita sempre attorno ad una vocale detta nucleo della sillaba. Ogni sillaba è quindi
formata da una vocale e da zero o più consonanti (attacco = parte della sillaba che precede la
vocale; coda = parte della sillaba che segue la vocale)
■ Sillaba chiusa: con coda
■ Sillaba aperta: senza coda
○ Dittongo: semivocale + vocale
■ Ascendente: semivocale + vocale
■ Discendente: vocale + semivocale
○ Trittongo: due semivocali + vocale
○ Rima: insieme del nucleo e della coda e determina il peso di una sillaba
○ Isocronismo: suddivisione ritmica del tempo all’interno di una frase (branca della fonologia,
cambia da lingua a lingua)
● Fatti prosodici/soprasegmentali: fenomeni fonetici e fonologici che riguardano la catena parlata nella
sua successione lineare (soprasegmentali → agiscono al di sopra del singolo segmento minimo;
prosodici → riguardano l’aspetto melodico della catena parlata e ne determinano l’andamento ritmico
○ Accento: particolare forza o intensità di pronuncia di una sillaba (sillaba accentata = tonica;
sillaba non accentata = atona)
○ *Clitici: non rappresentano la sillaba prominente e non recano accento proprio
○ Tono: altezza relativa alla pronuncia di una sillaba, dipende dalla velocità e frequenza delle
vibrazioni delle corde vocali nella laringe (*nelle lingue tonali il tono può distinguere parole
diverse ma foneticamente uguali → es. serbo-croato, svedese, cinese, vietnamita, thailandese,
molte lingue africane)
○ Intonazione: andamento melodico con cui è pronunciata una frase o un intero gruppo tonale
■ Ascendente (Gianni viene?)
■ Discendente (Gianni viene!)
■ Neutra (Gianni Viene…)
○ Lunghezza: estensione temporale relativa con cui i foni e le sillabe sono prodotti. Ogni fono può
essere più o meno lungo, cioè durare per un tempo più o meno rapido
● Morfologia: studia le unità minime di prima articolazione, i morfemi e il modo in cui si combinano per
dare luogo a parole. L’ambito d’azione della morfologia è la struttura della parola
● Paola: minima combinazione di elementi minori dotati di significato, i morfemi
● Prova di commutazione: procedimento per scomporre una parola in morfemi (es. latt-eri-a = luogo /
singolare / in cui si produce il liquido bianco prodotto per secrezione)
○ Morfo: morfema inteso come forma dal punto di vista del significante
○ Allomorfo: variante formale di un morfema (es. il morfema ven-, di venire, ha quattro allomorfi
diversi, venn-, veng-, vien- verr-)
● Suppletivismo: casi in cui un morfema lessicale in certe parole derivate viene sostituito da un morfema
dalla forma completamente diversa ma con lo stesso significato (es. cavallo - equino)
● Tipi di morfemi: differenziati secondo due punti di vista
○ Classificazione funzionale: in base alla funzione svolta
■ Morfemi lessicali: recano significato referenziale, fanno cioè riferimento alla realtà
■ Morfemi grammaticali: hanno significato interno alla sistema e alla struttura della lingua
● M. derivazionali: costruire parole derivandole da altre già esistenti
● M. flessionali: indicano se si tratta di una forma al singolare
○ Classificazione posizionale: in base alla posizione (affissi)
■ Prefissi
■ Suffissi
■ Infissi (inseriti dentro la radice)
■ Circonfissi (ai lati della radice)
■ Transfissi (dentro la radice)
○ Altri tipi di morfemi (sostitutivi, discontinui, zero, soprasegmentali, cumulativi)
● Derivazione e formazione di parole: prefissoidi, suffissoidi, parole composte, unità lessicali
plurilessematiche, unità lessicali bimembri, sigle, unione di parole diverse, parole macedonia,
prefissazione, prefissi alterativi, verbi parasintetici, conversione.
● Flessione: variazione morfologica delle parole realizzata per indicarne i tratti grammaticali o sintattici.
Avremo ad esempio diverse forme flesse di un verbo (io lavoro, tu lavori) oppure di un nome (il lavoro,
i lavori)
○ Inerente: marcatura di una parola in isolamento (nome utilizzato al singolare o plurale)
○ Contestuale: dipende dal contesto, marca i rapporti di natura sintattica (la forma di aggettivo e
articolo dipendono dal nome a cui si riferiscono. es. una bella torta)
○ Accordo: tutti gli elementi suscettibili di flessione prendono le marche delle categorie flessionali
(es. i gatti miagolano)
● I morfemi flessionali realizzano i diversi valori delle categorie grammaticali
■ Quelle che operano sui nomi (genere, numero, caso, reggenza, gradi dell’aggettivo,
definitezza e possesso)
■ Quelle che operano sui verbi (modo, tempo, aspetto, diatesi, persona)
○ Parti del discorso/categorie lessicali: classificano le parole in base alla natura del loro
significato, del loro comportamento nel discorso e delle loro caratteristiche flessionali e
funzionali (nomi, aggettivi, verbi, pronomi, articoli, preposizioni, congiunzioni, avverbi,
interiezioni)
○ *Asse paradigmatico: cambio del suffisso (mond-o- mond-iale, mond-i)
*Asse sintagmatico: cambio della radice (recluta-mento, movi-mento, cambia-mento)
● Sintassi: lo studio delle funzioni proprie della struttura della frase
● Frase: atto linguistico che contiene una predicazione
● Sintagma: minima combinazione di parole (almeno una parola) che funziona come unità della struttura
frasale e si costruisce attorno ad una testa (=classe di parole che rappresenta il minimo elemento che da
solo possa costituire un sintagma). Può essere verbale, preposizionale, aggettivale, avverbiale,
determinante
○ I criteri per il riconoscimento dei sintagmi:
■ Mobilità: una parola può collocarsi in diverse posizioni della frase
■ Scissione: sintagma separato dal resto della proposizione mediante una frase scissa (è lui
che…)
■ Enunciabilità in isolamento: un gruppo di parole che rappresenta un sintagma che da solo
costituisce un enunciato (chi ha fatto questo? mio cugino)
■ Coordinabilità: sintagmi diversi possono essere dello stesso tipo se possono essere
coordinati
○ Teoria X-barra: serve per individuare il livello di complessità dei sintagmi

Esistono tre ordini in base a cui i diversi costituenti si combinano nel dare luogo alle frasi
● Funzioni sintattiche: soggetto, predicato, oggetto e vari altri complementi (+vedi valenze)
● Ruoli semantici: agente, paziente/oggetto, sperimentatore/esperiente, beneficiario/termine, strumento,
destinazione, località, provenienza, dimensione, comitativo
● Organizzazione pragmatico-informativa: quattro tipi di frase → dichiarative, interrogative,
esclamative, iussive/imperative.
Tema = argomento di cui si parla (“dato” in base alle conoscenze);
Rema = informazioni aggiuntive a proposito del tema (“nuovo” in base alle conoscenze);
● Dislocazione a sinistra: spostamento di un elemento a sinistra per esempio per anticipare il tema
di una frase (il topo, lo insegue il gatto) o per non usare il passivo;
● Dislocazione a destra: spostamento di un elemento a destra, riprendendolo con un pronome
clitico nel verbo (lo vuoi un caffé?).
● Frase scissa: spezza in due parti la frase portando all’inizio un costituente introdotto dal verbo
essere e facendolo seguire da una frase pseudo-relativa (è il gatto che insegue il topo)
● Focus: punto di maggiore salienza comunicativa della frase in cui si concentra l’interesse e del
parlante e che fornisce la massima quantità di informazione nuova (Gianni ha rubato la
marmellata → marmellata; è Gianni che ha rubato la marmellata → Gianni)

● Testo: combinazione di frasi più il contesto in cui essa funziona da unità comunicativa (per contesto si
intende sia quello linguistico che quello extralinguistico
● Pronominalizzazione: impiego/comportamento dei pronomi
○ Anafore
○ Catafore
● Deissi: proprietà di una parte dei segni linguistici di indicare a cose o elementi presenti nella situazione
extralinguistica e in particolare nello spazio o nel tempo in cui essa si situa
○ Deissi personale
○ Deissi spaziale
○ Deissi temporale
● Ellissi: mancanza/omissione in una frase di elementi che sarebbero indispensabili nel dar luogo ad una
struttura frasale completa (coppia domanda-risposta)
● Semantica: ramo della linguistica che si occupa del piano del significato.
Esistono due modi per concepire il significato
○ Concezione referenziale: il significato è visto come un concetto creato dalla nostra mente
corrispondente a qualcosa che esiste al di fuori della lingua
○ Concezione operazionale: il significato è funzione dell’uso che si fa dei segni ed è ciò che
accomuna i contesti di impiego di un segno e ne permette l’uso appropriato
● Significati
○ Denotativo: mare = distesa d’acqua
○ Connotativo: mare = morte/libertà
○ Linguistico: buongiorno! = augurare una buona giornata
○ Sociale: buongiorno! = riconoscere l’individuo a cui indirizzo il saluto in quanto persona
○ Lessicale: oggetti concreti o astratti
○ Grammaticale: concetti o rapporti interni al sistema linguistico
● Significato ≠ senso = significato contestuale, la concretizzazione che il contenuto di un termine assume
ogni volta che viene effettivamente usato in una produzione linguistica in un certo contesto (finestra:
significato = apertura di una parete; senso = varia a seconda del contesto: tecnologico, fisico)
● Intensione: insieme delle proprietà che costituiscono il concetto designato da un termine (cane ⇒
caninità)
● Estensione: l’insieme degli individui a cui il termine si può applicare (cane ⇒ tutti i membri della
classe dei cani)
● Antroponimo: nome proprio di una persona
● Toponimo: nome proprio di un luogo
● Lessico: insieme dei lessemi di una lingua
● Lessema: unità d’analisi basilare del lessico
● Lessicografia: studio dei metodi e della tecnica di composizione dei vocabolari/dizionari
● Lessicologia: studio dei vari aspetti del lessico
Rapporti di significato tra lessemi
○ Omonimia
○ Polisemia
● Rapporti di similarità
○ Sinonimia
○ Iponimia (nome generico: mobile)
○ Iperonimo (nome specifico; sedia)
○ Meronimia (parte del tutto: braccio, testa, piedi sono meronimi di corpo)
○ Solidarietà semantica (miagolare → gatto)
○ Collocazione (parole che si associano naturalmente: bandire/un concorso, porta/scorrevole)
● Rapporti di opposizione
○ Antonimia
○ Complementarietà (vivo/morto, maschio/femmina)
○ Inversione (marito/moglie, comprare/vendere)

● Insieme lessicali
○ Campo semantico (aggettivi d’età: giovane, vecchio, anziano, antico, nuovo, recente)
○ Sfera semantica (le parole della moda)
○ Famiglia semantica (stessa radice lessicale: pace, paciere, pacatezza, pacifico)
○ Gerarchia semantica (nomi unità della misura del tempo: secondo, minuto, ora, giorno…)
● Semantica componenziale: analisi del significato dei lessemi, definita da proprietà tutte necessarie e
sufficienti, delimitata da confini rigidamente netti, costituita da membri tutti ugualmente rappresentativi
(scomporre il significato dei lessemi comparandoli, cercando di cogliere le differenze dei rispettivi
significati.es.donna = umano, adulto, non maschio; i tratti semantici sono solitamente binari → + + o - -)
ES. uccello: animale/mammifero/alato/con piume
● Semantica prototipica: è definita sia da proprietà di carattere categorico, necessarie e sufficienti, sia da
proprietà di carattere graduale, non essenziali, è delimitata da confini sfumati, in sovrapposizione con
quelli di altre categorie, è costituita da membri più tipici e altri meno rappresentativi.
ES. uccello: animale/mammifero/alato/con piume/che vola/di piccole dimensioni (i membri non
prototipici come struzzo, pollo e aquila non possiedono tutti i tratti costitutivi di questa categoria).
○ Prototipo: immagine mentale immediata a cui pensano subito i membri di una società/cultura se
non vengono fornite indicazioni ulteriori per l’identificazione (i membri non prototipici si
allontanano tanto più dal punto focale quante meno caratteristiche del prototipo possiedono).

● Elementi di semantica frasale: connettivi (valore di operatori logici), atti linguistici (cose che facciamo
parlando
○ Teoria degli atti linguistici
■ Atto locutivo: enunciazione di una frase;
■ Atto illocutivo: intenzione con e per la quale si produce una frase;
■ Atto perlocutivo: l’effetto che si vuole provocare)
I singoli atti linguistici possono essere: direttivi, commissivi, di cortesia
○ Presupposizione: conoscenze che gli interlocutori danno per scontate e considerano condivise. Si
tratta del tipo più rilevante di significato non detto, non esplicito verbalmente ma fatto assumere.
Rientra quindi nella casistica dell’implicito (es. andiamo al cinema? ho un po’ di mal di testa).
○ Massima di Grice: le regole della conversazione (quattro categorie)
■ Quantità: contributo informativo non eccessivo
■ Qualità: contributo vero o il più possibile verificabile
■ Relazione: pertinenza
■ Modo: esprimersi chiaramente senza ambiguità o confusion

● Lingua italiana: in Italia si parla l’italiano ma anche tedesco, francese, sloveno, ladino dolomitico,
neogreco, albanese, serbo-croato, provenzale, franco-provenzale, catalano, parlate zingare e secondo
molti esperti anche il sardo e il ladino friulano, che sono minoranze linguistiche + dialetti = sistemi
linguistici a sé stanti
Italiano = sottogruppo italo-romanzo, gruppo occidentale, ramo neolatino, famiglia indoeuropea
● Criteri linguistici:
○ Storicistico
○ Genealogico (famiglie)
○ Tipologico
● Criteri per giudicare l’importanza delle lingue
○ Numero parlanti nativi
○ Prestigio della tradizione letteraria e culturale
○ Numero di paesi e nazioni in cui è lingua ufficiale o parlata
○ Impiego nei rapporti internazionali
○ Importanza politica
○ Insegnamento nelle scuole come lingua straniera
Mutamento e variazione nelle lingue: la lingua non è un blocco uniforme e immutabile ma si presenta sotto
forme diverse e mostra sempre diverse forme possibili di realizzazione.
● Variazione: constatabile nell’asse diacronico (evoluzione della lingua nel tempo + rapporti reciproci tra
lingua, cultura, società e dinamiche che influenzano la lingua stessa)
● Mutamento: oggetto di studio della linguistica storica/diacronica (più lento di quello genetico-biologico
ma più veloce di quello socio-culturale)
● Distanza strutturale: mancanza di comprensibilità che si crea entro un certo lasso di tempo tra il
vecchio stato di lingua e quello nuovo
● Cause del mutamento: motivazioni interne come tendenza a regolarizzare e ad acquistare
coerenza/simmetria; motivazioni esterne come morte di una lingua che genera fenomeni di sostrato (la
lingua estinta lascia tracce)
● Mutamento fonetico:
○ Assimilazione: due foni diversi tendono a diventare simili (parziale, totale, anticipatoria,
regressiva +*metafonia=modificazione del timbro di una vocale interna per effetto della vocale
finale +*armonia vocalica=la radice lessicale influenza il timbro delle vocali dei relativi suffissi)
○ Dissimilazione: differenziazione tra foni che si ha quando foni simili o uguali in una parola
diventano diversi (venenum → veleno)
○ Metatesi: spostamento dell’ordine dei foni di una parola (fiaba < flaba < fabulam)
○ Fenomeni di caduta di foni: aferesi (inizio), sincope (mezzo), apocope (fine)
○ Fenomeni di aggiunta di foni: protesi (inizio), epentesi (mezzo), epitesi (fine)
● Mutamenti fonologici:
○ Fonologizzazione: allofoni di un fonema acquistano valore distintivo e diventano fonemi
autonomi
○ Defonologizzazione: fonemi perdono il valore distintivo e diventano allofoni di un altro fonema
○ Perdita dei fonemi: es. approssimante laringale del latino /h/
● Mutamenti morfologici:
○ Caduta della categoria flessionale del caso
○ Caduta del genere neutro
● Mutamenti sintattici: riguardano l’ordine dei costituenti e spesso coincidono con i mutamenti
tipologici (es. latino → ordine non marcato SOV; lingue romanze → SVO)
● Mutamenti in semantica:
○ Arricchimento del lessico
○ Perdita dei lessemi
○ Associazioni significanti-significati
■ Somiglianza: testa in latino era il vaso di terracotta
■ Contiguità: penna in latino indicava la piuma d’uccello
○ Paretimologia: una parola viene reinterpretata sulla base di somiglianze di forma o di significato
con altre parole deviando dalla forma o dal significato originario
■ Estensioni
■ Restringimenti
○ Tabuizzazione: (eufemismi per parole tabù)
● Mutamento pragmatico: in particolare nel modo in cui si interagisce con il proprio interlocutore (es.
sistema di allocuzione: contesto in cui si da del lei o del tu ad una persona)
● *Variabile sociolinguistica (può avvenire a livello morfologico, fonologico, sintattico e lessicale)
Dimensione della variazione:
○ Diatopica: provenienza geografica
○ Diastratica: appartenenza ad un determinato gruppo o classe sociale
○ Diafasica: situazione comunicativa (registro e sottocodice)
○ Diamesica: uso della lingua parlata o scritta

● Repertori linguistici: diverse varietà linguistiche di una stessa lingua o di lingue diverse. Ci sarà una
varietà standard e omogenea, insegnata nelle scuole e codificata da norme prescrittive. Accanto vi sono i
dialetti:
○ varietà non standard di una certa lingua (es. l’inglese di Chicago o New Orleans)
○ lingue non standard con estensione territoriale più ristretta della lingua standard (dialetti
italiani/tedeschi/francesi)
Quando invece una varietà non standard non è imparentata con la lingua standard, si parla di minoranza
linguistica.

● Il contatto linguistico: serie di fenomeni di contatto identificati come interferenza tra varietà:
○ Prestito (parole ereditate dall’arabo come albicocca, carciofo, caraffa)
○ Calco (grattacielo deriva dalla traduzione di skyscraper)
○ Commutazione di codice (code switching = uso di più lingue in una stessa frase)

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