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Annales littéraires de l'Université

de Besançon

II mondo di Delfi
Mario-Attilio Levi

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Levi Mario-Attilio. II mondo di Delfi. In: Mélanges Pierre Lévêque. Tome 1 : Religion. Besançon : Université de Franche-Comté,
1988. pp. 219-228. (Annales littéraires de l'Université de Besançon, 367);

https://www.persee.fr/doc/ista_0000-0000_1988_ant_367_1_1727

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Il mondo di Delfi

Mario-Attilio LEVI, Professeur H.C. (émérite). Université de Milano.

Pochi luoghi archeologici del mondo intero sono stati cosî accuratamente
studiati corne Delfi, pochissimi conservano tuttora, nel paesaggio stesso, una délie
ragioni del suo eccezionale prestigio su tutta la civiltà preclassica e classica, délia
quale, del resto, fu in modo preminente un elemento déterminante. La prima
osservazione che si deve fare a proposito é che Delfi occupa un area nella quale il
perimetro délie mura è quasi di tre chilometri, cioé non inferiore a quello di moite
piccole città dell'area egea (1) e soprattutto non vi é nessun dubbio che ebbe un raggio
di influenza e di possibilità di azione sacrale e politica che non solo travalicava il suo
proprio territorio, ma la stessa area del mondo propriamente ellenico.
Grazie al lavoro délia Scuola archeologica francese di Atene le intuizioni di
Ottfried Muller e di Paul Foucart (2) si sono trasformate, dal 1891 in poi, in una délie
più esaurienti e documentate ricerche archeologiche pertinenti al mondo arcaico e
classico. Tuttavia la cultura d'oggi sente la esigenza di ricerche e di approfondimenti
interdisciplinari ancora più avanzati e complessi di quelli introdotti da M. Rostovzev e
da quanti hanno lavorato sulle sue tracce.
Oggi si percepisce, molto meglio di quanto non lo si percepisse in passato, che
Fustel de Coulanges fu uno straordinario innovatore e caposcuola (3), il cui libro sulla
città antica, nel quale é svolta la teoria, allora nuovissima, che la religione deve essere
vista corne istituzione, ebbe una decisiva influenza sulla scuola storico- antropologica
francese, nonché sugli studi di sociologia.
Il problema délia formazione, délia morfologia, délie funzioni e del divenire
délie aggregazioni urbane è, in certo senso, proprio di una concezione
interdisciplinare délia nuova archeologia e délia sociologia, per cui anche le strutture
urbane di ogni epoca, rivelate dagli scavi, devono essere viste corne documento di un
modo di vivere, di una gamma di attività e délie relative tecniche.
NeU'ambito più ristretto del mondo mediterraneo arcaico e classico, e
particolarmente nell'area egea, le nostre informazioni non hanno sentore di diretti
influssi délie civiltà degli uomini délie tende e délia loro attività di allevatori nomadi
(5), ma si riferiscono alla fase degli indediamenti agricoli di quella che viene indicata
corne oikonomia (6) e che potrebbe essere anche indicata corne la fase storica nella
quale la struttura politica aggregante ha superata la fase tribale per aggrupparsi nel
ghene (7) con gli insediamenti nei villaggi.
Nella storia classica dovrebbe essere évidente che le forme di aggregazione
umana sono cadenzate sopra la prevalenza di certe forme di civiltà non esclusivamente
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legate alla economia e ai sistemi di sussistenza, ma anche aggregazioni ideologiche


nella quali si sente l'esigenza di avère un punto di incontro per la conferma periodica
di un retaggio etnico. Taie retaggio si esprimeva in pratiche cultuali, per le quali si
riaffermava l'unità délia discendenza nella unità délia fede religiosa, la quale
costituisce anche la struttura istituzionale di una sorta di unità politica che non rientra
nei nostri schemi di comunità statale, ma che è egualmente una struttura "politica",
cioé una forma di aggregazione umana, nella quale la trascendenza é la sede del potere
aggregante e la fonte délie norme che regolano la convivenza : fatto strutturale di cui
avevano coscienza anche i giureconsulti romani quando vedevano nei penetralia
pontificwn gli incunabulajuris.
Delfi rappresenta una forma realmente tipica di un potere politico unificante e
istituzionale dérivante da una "città santa" che é il polo di una comunità umana assai
larga, con poteri che si continuano in età pienamente storica, non paragonabili al
carattere non istituzionale e non politico di città santé corne la Mecca ο Gerasulemme,
che tuttavia sono due centri di unificazione spirituale di popoli viventi in diaspora.
Forse una condizione di reale potere istituzionale e normativo come quello di
Delfi, che, come Delfi, ha azione su un intero popolo al di sopra délie divisioni locali,
si ritrova in taluni centri sacrali mesoamericani ο peruviani, rispettivamente anteriori
agli Aztechi e agli Incas. Per quanto riguarda il mondo mediterraneo in génère non si
vede quale centro religioso abbia avuto tanto potere e tanta durata nello spazio e nei
tempo (8) quanto ne ebbe Delfi, e che abbia avuto un cosî chiaro carattere di città a
largo raggio di azione.
Non si puô essere d'accordo con il récente e citato libro di F. de Polignac sulla
nascita délia città greca quando riprende alla lettera, benché in modo molto
documentato e critico, il pensiero di Fustel de Coulanges sulla religione come motivi
originari délie aggregazioni urbane e sui santuari "non urbani" come mezzi di
appropriazione délia chora, si dovrà opporre che le divinità poliadi sono, invece, il
contrapposto dei culti ancestrali dei gruppi, tribali prima e poi genetici, in quanto le
comunità urbane, non diversamente dai gruppi tribali e poi dai gruppi genetici, hanno
bisogno di mettersi sotto la protezione di una divinità unificante che non viene
arbitrariamente "inventata", ma è già in qualche modo è forma proprio del retaggio
spirituale del gruppo.
Le civiltà tribali nelle loro origini nomado-pastorali, come le civiltà dei ghene,
formate da agricoltori e allevatori sedentari che vivono in villaggi, hanno i loro culti
particolari, le cui origini sono sempre antichissime e appunto per questo venerande, e
quindi i gruppi aggregatisi nelle città per esercitare attività di industria e di commercio
sentono analoga esigenza, anche se la tragedia eschilea "I Sette contro Tebe" ci rivela
che i rapporti fra le nuove poleîs e i gruppi dipendenti dai ghene furono alTorigine di
tutt'altro che di una paciflca collaborazione.
Tuttavia esiste un tipo di aggregazione urbana che rientra nelle teorie di de
Polignac, e si tratta délie città=santuario. I centri urbani che si sviluppano attorno a un
ente religioso, nei quali owiamente il popolamento non é composto tutto di personale
addetto al culto, ma anche di gente ch é attiva nei servizi, nelle costruzioni e nella
manutenzione, nei commerci e nella ospitalità, assumono necessariamente dimensioni
e carattere di città. Questo carattere dériva perô dai raggio d'azione e di influenza che
assume il centro urbano, in base al pnncipio e alla definizione cui si é già fatto cenno e
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che costituisce la base di questa ricerca (9), per cui resta fermo il concetto che si tratta
di città solo quando il raggio d'azione e d'influenza travalichi i limiti délia chora,
indipendentemente dal numéro degli abitanti e délia estensione topografica
dell'abitato, che tuttavia, nel caso di Delfi, con tre km. di lunghezza délia cerchia
muraria, non é diversa da quella di parecchie città délia Grecia antica.
L'oracolo di Dodona, in Epiro, ai piedi del Monte Tômaro, è ritenuto da
Erodoto (10) il più antico centro oracolare ellenico, risalente ai favolosi Pelasgi, cioé a
periodi preistorici nei quali sopravvivevano nella penisola ellenica popolazioni
nomado-pastorali che si riconoscevano nel comune culto di una grande divinità
materna primigenia preellenica, cui era sacra la colomba.
Le promanties di Dodona esprimevano gli oracoli interpretando il rumore
dérivante dallo stormire délie foglie di una quercia sacra, e in seguito il culto oracolare
venne identificato in Zeus, che in nessun altro luogo del mondo greco ebbe attributi
oracolari, e che portando a Dodona i titoli di Naios (forza spirituale délia pioggia) e di
Endendros (risiedente nell'albero) rivela con il primo dei titoli di essere legato a una
civiltà agricola, che ha bisogno di propiziarsi la pioggia benefica alla terra, mentre con
il secondo titolo scopre la sostituzione alla divinità materna preistorica ed anellenica
che si era materializzata deU'albero. Il culto degli alberi é una nota tipica délie civiltà
nomado=pastorali, ma a Dodona abbiamo, con la introduzione del culto di Zeus
Naios, la prova évidente délia soprawivenza del culto oracolare con gli insediamenti
agricoli ellenici.
Il précédente di Dodona puô aiutare a comprendere la natura e la evoluzione del
culto oracolare delfico, le cui origini sono certamente legate, nella alta antichità, alla
presenza di tre sorgenti e di una fessura nella roccia "délia Sibilla", presso il temenos
di Gaia-Gea, la dea délia terra féconda e quindi segno indubbio délia origine agricolo=
ctonia del culto oracolare, che vedeva nelle emanazioni gassose délia fessura délia
roccia délia Sibilla il flatus délia dea, che donava il nutrimento agli uomini. NeU'area
disseminata di roccie che ora sta fira i posteriori monumenti del bouleuterion a S.O. e
il Portico degli Ateniesi a N.E. si ha il primo nucleo del centro sacrale e oracolare, e il
fatto che nelle vicinanze si trova la fonte Kastalia (solo una délie altre due fonti è stata
identifîcata) permette di pensare a una prova in più délia antichità preistorica e
pastorale del luogo sacro, in quanto la sorgente é un punto di incontro e di richiamo
per i pastori che debbono provvedere alla abbeverata del bestiame, e la presenza di
esalazioni da una fenditura di una roccia e la stessa imponenza dello scénario délie
pareti délie Fedriadi costituivano motivi per aggiungere, alla sacralità délia fonte e
dell'acqua, quella dei fenomeni geologici.
Le fontane e le roccie délia Sibilla furono frequentate almeno dalla età del
Bronzo, e non vi é nessun motivo per escludere che il sito fosse conosciuto e oggetto
di timoré religioso fino dalle età litiche : perô, limitandoci aile datazioni che hanno
qualche elemento di prova nei ritrovamenti, non é lecito risalire a prima del secolo
XIV a.C. e il fatto che il nome originario, Pythô, sia rimasto in quello délia profetessa
che pronunciava gli oracoli, la Pizia, rivela che l'attività oracolare attraverso la
emanazione gassosa ha una origine almeno corrispondente al periodo elladico.
La fase primitiva storicamente accertabile, sia attraverso i monumenti che
attraverso le fonti (soprattutto il X libro délia Periegesis di Pausania che é la
descrizione principale dell'area sacra urbana), é quindi quella del culto délia terra
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madré nella triplice forma di Gaia-Gea, terra madré, di Atena, dea propiziatrice délia
vegetazione, e il serpente Delfines, tipica rappresentazione délia forza viva e divina
degli spiriti ctonii (11) e quindi si tratta di un centra cultuale arcaico corrispondente
alla fase primitiva délia produzione agricola, quando la terra era ancora divina
donatrice di cibo e di generosa fertilità, e quindi indivisa propriété trascendente.
La topografia e la cronologia del centro sacrale cosï corne é visible oggi non é
comparabile con il piccolo centro di culto di divinità telluriche e probabilmente di
oracoli che é stato identificato nell'area délia roccia délia Sibilla e délia fonte del
temenos délia terra, al centro délia quale si é ritrovato il piccolo naos di Gea = Gaia.
Π monumento attuale, nelle sue parti principali, e anche nella sua condizione cittadina,
non é anteriore al VII secolo a.C, cioé ai residui del tempio più antico di Atena
Pronaia collocato sul terrazzo di Marmarià, nella parte più méridionale del centro, ove
si trovavano anche gli altari di Atena Hygieia e di Eileithuia (Ilizia), protettrice délie
partorienti, culto con il quale si distingue la fecondità délie donne dalla fertilità délia
terra, cioé una specie di iniziazione alla continuità nei culti matriarcali che si
celebravano sin dalla fase neolitica e micenea nel sito.
Il tempio più antico di Atena fu distrutto per una caduta di piètre dalla parete del
Parnaso, di cui si ha notizia da Erodoto (8, 39), datata al 480 a.C, e fu ricostruito
subito dopo. Pure al VI secolo si devono attribuire le mura in opéra poligonale délia
parte occidentale délia cinta difensiva dell'area sacra. Da questi ritrovamenti si puô
datare al VI secolo la urbanizzazione dell'area sacra, cioé si puô affermere che il
centro acquisï importanza panellenica a cominciare da quel tempo : il thesauros dei
Massalioti risale alla prima meta del secolo, ma, dato che a Massalia si erano stanziati
Focesi, questo monumento non é ancora significativo di grande raggio di influenza
del santuario oracolare. Si deve notare che il tempio di Atena Pronaia fu rifatto nel IV
secolo in maggiori proporzioni e in pietra calcarea, perô conservandovi accanto un
piccolo edificio di due soli vani, risalente al V secolo.
La grande trasformazione del significato e del raggio di influenza del santuario
oracolare di Delfi si collega con il potere dei Medontidi (discendenti di Codro secondo
Ellanico, tradizione poco accettabile) (12). Medonte sarebbe stato designato al potere
supremo in Atene dall'oracolo delfico (13), quindi si ha, in questo, la prova délia
diffusione dell'autorità delfica fino aU'Attica, dieci anni prima délie guerre persiane e
subito dopo alla permanenza ad Atene di Epimenide cretese.
In quella occasione, dieci anni prima délie guerre persiane, in seguito a una
epidemia di peste, si diffuse in Attica il culto di Apollo, la complessa divinità che la
tradizione vuole che prenda il soprawento a Delfi uccidendo la tipica divinità ctonia, il
serpente Python, e sostituendovisi, facendo coincidere certi caratteri propri délie sue
origini di protettore dei greggi e di divinità naturistica associata agli alberi con quelli di
dio solare e oracolare, e sostituendosi alla altrettanto complessa e polivalente divinità
di Posidone, il quale, a sua volta si era già sostituito aile originarie dee agrarie e
oracolari délia Focide.
Le strutture architettoniche dell'agglomerato urbano di Delfi, dal 480 a.C.
all'epoca impériale romana, permettono di seguire le progressive trasformazioni e
accrescimenti di influenza del sacrario oracolare. La tholos délia fine del V secolo
a.C, vicina al thesauros dei Massalioti, non ha sicura attribuzione di culto, ma é
monumento arcaicizzante, che Vitruvio (7, 12, pref.) attribuisce ad architetto focese.
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Site de Delphes :
- 1 Porte principale. -2. Voie sacrée. -3. Monument dédié aux Spartiates.
.

- 4. Monument des rois d'Argos. - 5 . Monument des sept Epigones.


- 6. Trésor de Sicyûnes. - 7. Trésor de Siphnos. - 8. Trésor des Athéniens.
- 9. Bouleuterion. - 10. Roc de la Sibylle. - 11 . Sanctuaire de Gaia.
-12. Portique des Athéniens. - 13. Trésor de Corinthe. - 14. Trésor des
Marseillais. - 15. Prytanée. - 16. Site du trépied de Platée. - 17. Site du char
doré des Rhodiens. - 18. Autel d'Apollon. - 19. Monument de Paul-Emile.
- 20. Temple d'Apollon. - 21. Portique d'Attale. - 22. Théâtre.
- 23 Fontaine de Cassiotis. - 24. Lesche (salle de réunion) des Cnidiens.
.

Da G. Rachet, Dictionnaire de l'archéologie, Paris (Laffond éd.) 1983.


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Si tratto del monumento più importante délia Delfi Apollinea del V secolo, che
poggia su strutture più antiche, del secolo précédente. Se si segue un ordine di
descrizione topografica si finisce con il trovarsi corne i più sproweduti turisti che non
arrivano a distinguere i monumenti romani da quelli primitivi e arcaici. In realtà, dal
tempio délia dea Pronaia bisogna guardare al temenos del grande tempio apollineo,
che si sovrappone al piccolo naos originario di Gaia e si intégra con la roccia délia
Sibilla e la fonte Castalia nel nuovo complesso cultuale e mantico, in cui si ritrova
l'opéra degli Alcmeonidi di Atene e anche le orgogliose offerte trionfalistiche dei
Greci dopo le vittorie sui Persiani.
La via sacra che dalla porta principale conduce all'altare di Apollo davanti al
tempio che é stato scavato in questo secolo e che non é quello detto degli Alcmeonidi
che risale alla fine del VI secolo a.C, ma che é del IV secolo, del tempo dell'inizio,
con Filippo, délia egemonia macedone. Del resto il tempio degli Alcmeonidi é già
costruito sulle fondamenta di un tempio del secolo VII, che potrebbe essere quello di
Posidone.
La storia di Delfi panellenica si legge in queste strutture ; salendo dalla porta
principale, e quindi proveniendo dalla Beozia, corne fece Pausania e corne fanno i
turisti odierni in provenienza da Atene, la via sacra rivela il rapporto fra il tempio di
Atena Pronaia e la principale costruzione cultuale, il tempio di Apollo, cioé la dea
custode e propiziatrice dell'area rimane a S.=E. del tempio di Apollo che la sovrasta.
L'importanza délia via sacra nel V secolo si rileva dal fatto che é fiancheggiata dai
thesauroi e da monumenti votivi databili al V e al IV secolo, corne il toro bronzeo di
Corcira, il monumento spartano per Egospotami e quello arcadico per Leuttra, quello
di Argo del 369, quello ateniese per Maratona, quello di Argo, délia meta circa del V
secolo con le statue dei Sette contro Tebe, i thesauroi dei Sicionii (circa 500 a.C),
dei Sifni (circa 530 a.C), degli Ateniesi, délia fine del VI secolo ο del principio del
V, il probabile bouleuterion delfico e subito dopo le tracce del nucleo primitivo, il
tempio di Gaia-Gea e la roccia délia Sibilla, affiancato dal portico degli Ateniesi, délia
fine del VI secolo.
Di fronte, l'antichissimo tesoro dei Corinzi, risalente a Cipselo (VII sec. a.C),
sulla destra délia via sacra, e i monumento di Potidea, dei Tarantini, il tripode aureo di
Platea (479 a.C) : tutti ex voîo gratulatori délia prima meta del V secolo. Altri ex
voîo monumentali (dei Rodii, dei Dinomenidi, dei Mirrenei e degli Apolloniati) sono
ancora sul lato destro délia via sacra e sono tutti risalenti al V secolo. Il solenne altare
di Apollo antistante il tempio é coevo del tempio degli Alcmeonidi, cioé degli ultimi
decenni del VI secolo, che é il quinto tempio costruito nel temenos, diventato centra
del sito sacro in sostituzione del tempio primitivo di Gaia (non è il tempio di cui si
vedono oggi le tracce, che é del IV secolo, posteriore al 373 a.C, durato sino alla sua
trasformazione in chiesa cristiana nel 450 d.C).
La grande durata del sesto tempio rivela la permanenza secolare del culto
delfico. La sala di convegno dei Cnidi, con le famose pitture di Polignoto di Taso,
descritte da Pausania é délia meta del V secolo, mentre il teatro e lo stadio sono del IV
secolo, anche se lo stadio poggia su un muro di costruzione anteriore.
Corne si è visto, la creazione del centro sacrale panellenico é quasi interamente
del VI e del V secoli a.C, e si puô dire che si tratta di una imponente prova del
trionfale successo délia introduzione délia religione apollinea, che con la sua varietà di
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possibili significati che vi si sono voluti individuare, rivela l'affiorare di antichi culti
preistorici di genti nomadi=pastorali e idée orientali di culti solari, di cultura e di
medicina, che possono essere confluite nell1 Apollo ignoto ai Micenei dalla vicina
Anatolia. Corne il culto di Dioniso, che é présente a Delfi accanto al teatro con un
duplice tempietto, il culto apollineo rapresenta una fase saliente délia evoluzione dello
spirito greco ed é présente in modo chiaro nella religione e nella propaganda politica di
Alessandro Magno.
Sarebbe ozioso porsi il problema del rapporto fra Apollo e l'oracolo in una
ricerca che vuole limitarsi alla conoscenza délia morfologia e storia urbanistica délia
aggregazione cittadina di Delfi : invece la fioritura dell'oracolo delfico con la riforma
religiosa apollinea che, nel simbolo délia uccisione del serpente Python da parte del
dio indica la fine del culto nella forma degli agricoltori délia Focide e la presa di
possesso del santuario e dell'oracolo da parte di una nuova società greca. Si tratta di
un nuovo mondo che guarda oltre una chora locale per puntare su tutti gli scambi fra
quanti sono comunque legati alla nuova cultura ellenica, che si sta sviluppando con le
colonizzazioni e con lo sviluppo délie aggregazioni urbane con le loro istituzioni
politiche, le poleis dopo la rivoluzione pitagorica.
Una lettura délia topografia delfica che abbia in vista la storia antropologica e
sociale délia Grecia, con tutte le sue implicazioni religiose e politiche, porta a chiarire
in modo évidente il rapporto fra la evoluzione urbanistica di Delfi e la storia del modo
mediterraneo classico nel suo complesso. Già davanti all'ara di Apollo, il monumento
a Paolo Emilio Macedonico, cons. 168 a.C, il vincitore di Pidna, significa, dopo
quello di Flaminino, il momento in cui Roma, estendendo, dopo la terza guerra
macedonica, il suo potere sulla Grecia, si assume l'onere di preservarne tutta la
civiltà, assunto di cui la statua delfica é, in certo senso, il pegno.
Il teatro e lo stadio non possono, a loro volta, essere considerati attrazioni
turistiche per i pellegrini : la rustica sacra rappresentazione délia uccisione del
serpente sulla via sacra, nei pressi del portico degli Ateniesi, non poteva bastare ai
pellegrini provenienti dalle più raffinate città elleniche, nelle quali il teatro corne azione
religiosa e celebrazione sacrale dei miti peculiari délia tradizione etnica (ben distinto
dal teatro délie commedie) era giunto aile più alte manifestazioni délia umana cultura.
La urbanizzazione del centro, con la costruzione del ginnasio con la sua paradromis
non lungi dalla Marmarià, del teatro e dello stadio, rattresentano una svolta nella storia
del centro sacrale, cioé la prevalenza in esso di una civiltà evoluta ed esigente, che
nelle manifestazioni délia sua fede religiosa vuole sia sempre présente il segno délia
sua peculiare forma di cultura e di qualrficazione religiosa e sociale. Si potrebbe forse
dire che in questa fase, tutta datata al IV secolo, si portano le conseguenze délia
raggiunta prevalenza délia società urbana su quella contadina, l'una diversa dall'altra,
ma ambedue profondamente animate da spirito religioso.
Fra la fase dei monumenti del VH=V secoli a.C. del centro sacrale e quella delà
fine del V e del IV secoli a.C. non si vede traccia di diminuito fervore religioso e men
che mai di ubris verso l'oracolo e il culto panellenico di Apollo : é soltanto prevalso
il modo urbano di celebrarlo sopra il modo rurale (14), mentre in epoca romana noi
vediamo lo sviluppo di un culto più popolare, per cui non si creano più opère d'arte,
ma si accrescono le tracce di aggregazione umana con i resti di costruzioni destinate ad
abitazione se non ad altri usi profani (15) : nella storia del centro urbano sacro si
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rintraccia l'antropologia religiosa délia civiltà greca, purché il grande monumento sia
studiato nella sua cronologia e nei suoi monumenti con i loro veri caratteri, e non ci si
limiti alla descrizione topografica délia grande area di scavo.

Octobre 1986

NOTE

1- Strab., IX, p. 418.


2- K.O. MULLER, Handbuch der Archaologie der Kunst, 1832 ; Id., Geschichte d.hellenischer
Stàmme une Stâdte, 1820. Miiller scavô Delfi per un brève periodo del 1840, poco prima délia
sua morte (Agosto 1940). P.F. FOUCART diresse la Scuola francese di Atene dal 1878 al
1890 e si occupô di Delfi a proposito dei suoi prevalenti interessi di storia délia religione, ma
cfr. la sua Mémoire sur les ruines et l'histoire de Delphes, 1885, che é stato il punto di
partenza délia iniziativa francese per gli scavi.
3- E. DURKHEIM, Année sociologique, 1901-1902 ; L. GERNET, Anthropologie de la Grèce
antique, 1968 ; M.I. FINLEY, The Ancien! City.from Fustel de Coulanges to M. Weber and
beyond, "Comparative Studies in Sociology and History", 1977, p. 305 sq. ; A.
MOMIGLIANO, Sui fondamenti délia storia antica, 1984, p. 370 sq. ; Id., Quinto contributo
alla storia degli studi classici e del mondo antico, 1975, p. 159 sq. ; Id., Tra storia e
storicismo, 1985, p. 119 sq. ; M.A. LEVI, "Storia délia storiografia", 1986, p. 129 sq. ; F.
DE POLIGNAC, Naissance de la cité grecque, 1984, p. 33 sq., 62 sq. ; H. VAN
EFFENTERRE, La cité grecque, 1985, p. 77 sq.
4- L. BINFORD, Archeology as Anthropology, 1962 : Binford prevede che lo studio di una
civiltà deve occuparsi del comportamento umano nel quadro di un sistema di civilizzazione.
Poiché egli ha présente esclusivamente il quadro archeologico-antropologico délie Americhe
precolombiane, non ha altre testimonianze di comportamento che quanto la produzione umana
ha potuto lasciare dietro di se, armi, strumenti utensili, abitazioni, ossa e residui alimentari ;
le testimonianze disponibili permettono di comprendere il comportamento nella reazione délie
popolazioni aile specifiche condizioni di ambiente nel tempo e nello spazio e quindi
dell'adattamento délie industrie umane aile peculiarità ambientali. Ovviamente, quando si
procède a stati di conoscenza storico-archeologica ricchi e articolati corne quelli pertinenti alla
storia délie civiltà eurasiatiche arcaiche ed antiche, sul particolare rapporto uomo-ambiente
possiamo arrivare a risultati molto più soddisfacenti, grazie allô studio interdisciplinare totale,
ma si deve comunque ricordare che le civiltà dei raccoglitori di cibo, cacciatori e pescatori,
consumatori dei prodotti spontanei délia natura, non hanno molto più da tramandarci che
quanto risulta da quanto hanno lasciato dietro di se. La New Archaeology in sostanza é uno
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sviluppo délie analisi scientifiche già praticate da anni dagli archeologi inglesi per arrivare alla
conoscenza di un ecosistema, ed é in sostanza uno studio che porta alla conoscenza obiettiva e
analitica délie caratteristiche délie condizioni di insediamento e di aggregazione umana.
L'ecosistema diventa progressivamente sempre più complesso con il progresso culturale e
soprattutto tecnico, e quindi l'esigenza délia interdisciplinarità porta appunto alla nécessita di
conoscere e collegare tutti gli aspetti del rapporto comportamentale uomo-ambiente. Cfr.
anche D.S. RICHE, in "Wilson Quaterly", 1985 ; D. CLARKE, Analytical Archaeology,
1968.
5- P. BRIANT, Etat et pasteurs au Moyen-Orient ancien, 1981 ; G. DAHL=A. HJORT, Having
Herds, Studies in Social Anthropology, 1976 ; P. DAFFINÀ, // nomadismo centrasiatico ,
1982 ; A. SHERRATT, Plough and Pastoralism, Aspects of the Secondary Products
Révolution, in N. Hammond, I. Hodder e G. Isaac, éd., Patterns in the Past, in memoria di
D. Clarke, 1979 ;
6- J.-P. VERNANT, "Eirene", 1965, p. 5 sq. : sulle tracce di Oertel, Laqueur ed Erb, Vernant
contrappone alla oikonomia, produzione agraria di gruppi etnici insediati in modo stabile, alla
crematistica, cioé al tipo di produzione e di servizi che corrispondono alla transizione dal
villaggio alla città e dal ghenos alla polis.
7- D. ROUSSEL, Tribu et cité, études sur les groupes sociaux dans les cités grecques aux
époques archaïque et classique, 1976 ; J. BOTTERO, DHA, 1980, p. 201 sq. ; P.
LÉVÊQUE, Bêtes, dieux et hommes, 1985, p. 172 e sq. ; Id., "Atti CeRDAC", XI (N.S., I,
1980=81), 1984, p. 347 sq. VAN EFFENTERRE, op. cit., p. 134 sq. M. GODELIER,
Horizon, trajets marxistes en anthropologie, 1977, II, p. 237 e sq. ; P. BRIANT, Religion,
pouvoir, rapports sociaux, a cura di J. Annequin e F. Dunant, 1980 ; D. LANZA-M.
VEGETTI, Quaderni di storia, 1975, p. 1 sq. (articolo che viene citato per sottolineare il
dissenso sulla origine délia polis ateniese, dissenso che risulta chiaro da M. A. LEVI, // senso
délia storia greca, 1979, p. 65 sq. e 141 sq. ). Del resto é chiaro che la tragedia eschilea / Sette
contro Tebe é una narrazione poetica e tragica délia lotta dei ghene contro le città che,
sviluppandosi, limitavano e controllavano le comunità agricole ο agropastorali délia chora e
del resto délie aree indipendenti dalle città stesse.
8- Si veda la iscrizione di Flaminino del 189-8, Dittenberger 616, in cui Pomtow, pubblicandola,
integrô ineccepibilmente la prima linea con a polis ton Delfon. Cfr. F. TAEGER, Charisma,
II, 1960, p. 40 sq. : Flaminino, oltre alla statua delfica di cui l'iscrizione é sulla base corne
testimonianza di euerghesia, era anche stato proclamato soter : la statua delfica, il titolo di
evergete e quello di prosseno gli vennero attribuiti dai Delfii solo nel 188 a.C, il che dimostra
che in epoca tardo-ellenistica il santuario poteva ancora permettersi di lesinare i riconoscimenti
anche al vincitore di Cinoscefale, dopo la quale battaglia tuttavia Raminino si era affrettato a
offrire doni al santuario di Apollo delfico.
9- Cfr. l'articolo citato di chi scrive su Fustel de Coulanges e il volume di prossima
pubblicazione al momento in cui si scrive la présente nota, pure di chi scrive, La città antica :
morfologia e sociologia délie aggregazioni urbane nell'antichità, 1988, in cui si trova
sviluppata con molti esempi la teoria délia classificazione e délia storia délie città.
10- II, 52=57 ; //, XVI, 233 ; W.W. HOW = J. WELLS, A Commentary on Herodotus, I, 1950,
p. 442 e sq. ; sui Pelasgi, cui risalirebbe il culto di Dodona ; F. JESI, La vera terra, 1974, p.
85 e sq. ; L. COLANGELO, L'oracolo di Dodona, "Rivista di studi classici", 1907 ; L.
GUERRINI, Enciclopedia dell'arte antica, III, p. 151 sq. ; S. DAKARIS, Das Taubenorakel
von Dodona und das Totenorakel bei Ephyra, "AK", 1963.
228 Mario-Attilio Levi

11- Cfr. LÉVÊQUE, Bêtes, cit., p. 48 sq. ; D. SABBATUCCI, // mito, il rito e la storia, 1978,
p. 39 sq. ; C.G. STARR, Le origini délia civiltà greca, 1964 (traduzione italiana di The
Origins of Greek Civilization ) 1961, p. 117 sq. ; M.I. FINLEY, "Historia", 1957, p. 133
sq. ; E. WILL, REG, 1957, p. 5 sq. ; M.A. LEVI, Commento storico alla Respublica
atheniensiwn di Aristotele, I, 1968, p. 78 sq. ; altra bibliografia nell'o.c. di P. LÉVÊQUE,
p. 222-223. Cfr. anche : A. BRELICH, Introduzione alla storia délie religioni, 1966, p. 203
sq. ; U. BLANCHI, Saggi di metodologia di storia délie religioni, 1979, p. 181 sq. ; W.
NESTLE, Storia délia religiosità greca, trad. it., 1973, p. 54 e sq. Il testo letterario più
significativo é in Eschilo, Eum, 2 sq. ; ove la storia del santuario di Delfi é racchiusa nella
genealogia délia discendenza di Gaia.
12- F. JACOBY, Atthis, 1949, p. 89.
13- Helan., F.H.G., 4, 125 ; Paus., VII, 2, 1 ; A elian., var. hist., 8, 5.
14- G. DE SANCTIS, Studi di storia e di storiografia greca, 1951, p. 73 sq. ; J. DE ROMILLY,
The Rise and Fall of the Greek States, Jérôme Lectures, XI, 1977, p. 57 sq. ; GOMME,
ANDREWES, DOVER, Commentary on Thucydides, V=VII, 1970, p. 173 sq.. Entra il gioco
anche il contraste ideologico del tucidideo dialogo dei Meli, con la affermazione ateniese che
essi non sono meno religiosi e osservanti di quanti contrastano con loro, poiché anche per le
divinité vale la norma délia natura che chi é più forte comanda : cosi già Pindaro (Nem., 6, 1
e sgg.), che afferma che cosi vuole lo stesso Zeus. Sta maturando una concezione del divino
corne sovrumano anziché paraumano, e il sovrumano non é estraneo alla natura, anche se puô
su di essa influire. Nella evoluzione del centra delfico vediamo lo stesso contraste che Eschilo
vede nei Sette contro Tebe (v.M.A. LEVI, Pericle, 1980, p. 55 sq., Id., // dibattito dei Meli e
i contrasti ideologici del V sec. a.C, "Rendiconti Istituto Lombardo", 1978, p. 212 sq. ; O.
REVERDIN, MH, 1945, p. 201 sq. ; in génère, tutta la bibliografia sulle divinità poliadi,
nelle quali sarebbe da vedersi una fattore genealogico corrispondente aile discendenze dei ghene
da dei e da eroi : basti ricorgare, e.g., E.B. HARRISON, "AJA", 1977, a proposito délia
coppia divina Efesto=Atena corne divinità genitrici degli appartenenti alla polis ateniese e
P. LÉVÊQUE, "Atti CeRDAC", XI, 1984, p. 347 sq.
15- Per Delfi in età ellenistico=romana, v. G. DAUX, Delphes au II et 1er siècle av. J.-C, 1936 ;
J. DEININGER, Der Geistige Widerstand gegen Rom in Griechenland, 217=86 v. Chr., s.d.,
p. 246 sq. ; L. BREGLIA PULCI DORIA, Oracoli Sibillinifra rituali e propaganda, 1983,
p. 232 sq.

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