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espress

Espress università
Ciascuna delle aree tematiche in cui è distinta la produzione
universitaria di Espress fa capo a un comitato scientifico
composto da docenti universitari provenienti da diversi atenei,
che garantisce la qualità dei testi, assicura il processo di peer
review delle ricerche scientifiche e concorre a identificare i temi
più significativi e i contributi innovativi nel mercato di settore.

L‘obiettivo è diffondere pubblicazioni di qualità legate ai risultati


della ricerca scientifica nel panorama della comunicazione
accademica nazionale e internazionale.
A contraddistinguere le opere, sottoposte a sistema di referaggio
(<www.espressedizioni.it/universita/referaggio>), qualità
e rigore dei contenuti, taglio pratico-operativo e aspetto grafico
studiato per agevolare consultazione e fruibilità, in primis
da parte degli studenti.

Comitato scientifico
area Discipline forensi

Direttore: Ugo Fornari (Torino)


Roberto Catanesi (Bari)
Stefano Ferracuti (Roma La Sapienza)
Franco Freilone (Torino)
Fiorella Giusberti (Bologna)
Giuseppe Sartori (Padova)
Georgia Zara (Torino)
I profili professionali dei professori sono consultabili
sul sito della casa editrice
<www.espressedizioni.it/universita/comitati_scientifici>

Accedendo al sito <www.espressedizioni.it>


è possibile visualizzare gratuitamente la versione online
del testo, inserendo il codice apposito nella sezione
digitale.

Il codice per Ricostruire il delitto è

___
ricostruire il delitto
dal sopralluogo
al PROFILO CRIMINALE

Biagio Fabrizio Carillo


L’editore è a disposizione FSC Mixed SW-COC-003789
di tutti gli eventuali proprietari
dei diritti sulle immagini Questo libro è stampato su carta riciclata ed ecologica, orientato
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Prima edizione: pratica commette un furto e opera ai danni della cultura.
giugno 2011

ISBN 978-88-97412-014

I diritti di traduzione,
di memorizzazione
elettronica, di riproduzione
e di adattamento totale
o parziale, con qualsiasi
Illustrazione di copertina: Tracce di Riccardo Cecchetti
mezzo (compresi i microfilm
e le copie fotostatiche) sono Progetto grafico e impaginazione: Pangramma – Torino
riservati per tutti i paesi. Stampa: Stamperia Artistica Nazionale – Trofarello (Torino)
indice

Presentazione 7
di Ugo Fornari

Ringraziamenti 13
Introduzione 15

Capitolo 1 19
Scienza e tecnologia nelle
investigazioni dirette

Capitolo 2 51
Sopralluogo psicologico
e suoi corollari

Capitolo 3 63
modi di agire sulla scena
del crimine

Capitolo 4 67
L’escussione nelle attività
di indagine indirette

Capitolo 5 79
Il linguaggio del corpo

Capitolo 6 87
Vittima e ascolto

Capitolo 7 99
Analisi investigativa tra
finzione e realtà

Capitolo 8 107
La mente criminale

Capitolo 9 111
Casi

Bibliografia 129
PRESENTAZIONE
Dopo la pubblicazione della precedente monografia (Ca-
rillo 2009), vede la luce nell’area Discipline forensi di
Espress il secondo contributo del capitano Carillo (Rico-
struire il delitto. Dal sopralluogo al profilo criminale), volto
ad approfondire il tema delle indagini criminologiche da
compiere sulla scena del delitto. Chiaro è l’intento dell’au-
tore di denunciare a chiare lettere il malvezzo ormai im-
perante e imposto dai mass media: il vero processo è me-
diatico e la condanna è innanzitutto televisiva, solo dopo
segue quella giudiziaria. Sono stati capovolti i termini del-
la procedura giudiziaria, non tanto in danno della giustizia,
che di queste manifestazioni di folcloristica cattiva infor-
mazione non è direttamente toccata, ma a detrimento di
una corretta informazione a cui la gente ha diritto, posto
che si voglia o si debba informare il pubblico coinvolgen-
dolo in vicende delicate e complesse, alcune delle qua-
li sono attualmente sotto i nostri occhi.
La strategia investigativa è altra cosa da quella televisiva o
giornalistica: è fatta di contenuti tecnici, di preparazione,
di sapere, di saper fare e di saper essere, frutto di studio ed
esperienza che non sono patrimonio dei non addetti ai la-
vori. Questi, invece, si affidano ai «sapienti» di turno, che,
spesso facendo cattivo uso del dono della parola, hanno
risposte per tutte le situazioni, sanno, capiscono e senten-
ziano, spesso prima ancora che il fatto reato sia stato co-
nosciuto dai tecnici nelle sue grandi linee.
In realtà, la procedura scientifica è ben altra cosa e si col-
loca in una cornice nella quale l’analisi tecnico-scientifi-
ca della scena del crimine deve necessariamente essere la
base di partenza per l’elaborazione del profilo criminale: la
criminalistica, infatti, si occupa degli aspetti che rendono
l’investigatore in grado di spiegare la natura del reato e le
sue modalità di esecuzione. Il processo cognitivo alla base
del profilo criminologico, invece, si svolge nella fase suc-
cessiva alla ricostruzione e all’analisi della scena, in quanto
si serve delle prove c.d. fisiche (come per esempio i ver-
bali di sommarie informazioni) per provare a stabilire il

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perché e il chi. Fino a quando non si conoscono il cosa e
il come, non si possiede un’esaustiva base di partenza per
poter definire il chi e il perché, in particolar modo nel caso
di delitti consumati senza un’apparente ragione. Ogni se-
gno che viene esaltato dagli investigatori sul luogo del de-
litto, anche un particolare che può apparire sulle prime
privo d’interesse, deve essere esattamente interpretato e
messo in relazione con la possibile personalità dell’indi-
viduo sospettato. In definitiva la scena criminis può esse-
re vista come un mosaico da ricomporre, poiché contie-
ne messaggi che possono indirizzare l’investigatore verso
la comprensione dell’agire criminale.
L’agito criminale si colloca infatti in un continuum rispetto
alle caratteristiche della personalità dell’autore del reato,
ricavabili dalla sua storia di vita, per cui l’atto delinquen-
ziale non può essere separato da un suo modo abituale
di essere nel mondo e con gli altri, tranne che ci si trovi di
fronte a un episodio psicotico acuto che irrompe repenti-
no nella vita del soggetto e ne interrompe brutalmente la
trama abituale: allora occorre individuare e segnalare quel
quid novi o quel quid pluris al quale i «tecnici della psi-
che» dovranno attribuire un pertinente significato. In linea
di massima, però, essendo lo stile di vita unitario, sia nel-
la normalità sia nella patologia, si può osservare una so-
stanziale coerenza e specificità del crimine con le carat-
teristiche psicologiche e/o psicopatologiche del soggetto
agente.
Nel ricostruire il contesto specifico in cui si deve operare,
una cosa è avere di fronte un gruppo di criminali che per-
segue lucidamente e freddamente un obiettivo pianifica-
to e programmato; cosa ben diversa è trovarsi di fronte a
un soggetto che agisce per esasperazione/disperazione o
perché ha perduto ogni speranza nel cambiamento o per-
ché è condizionato da tematiche patologiche psichiche in
azione.
È sempre fondamentale, quindi, l’analisi di ogni elemen-
to peculiare emerso sulla scena. Si tratta di indizi che van-
no letti con una doppia chiave interpretativa, sia di natu-
ra criminalistica, per ricostruire con metodo oggettivo la
successione dei fatti, sia di natura criminologica, per ri-
comporre con metodo scientifico il comportamento del

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criminale. In questo senso, la scena del crimine non può
più essere intesa semplicisticamente come il luogo in cui
si repertano le tracce, le impronte, le riprese videofotogra-
fiche e altro, bensì come il contesto in cui si è consumato
il reato e di cui sono parte integrante autori, vittime e te-
stimoni.
Nell’elaborazione di un concreto profilo criminologico su
un possibile sospettato, la traccia assume un significato ri-
dotto se isolatamente considerata: essa deve essere posta
in connessione anche con l’impronta di tipo comporta-
mentale per determinare quelle caratteristiche di dinami-
cità emotiva la cui comprensione favorisce la ricostruzio-
ne del fatto-reato. Si tratta quindi di tracce di significato,
ossia aspetti propri della scena del crimine che rimanda-
no al possibile movente del delitto commesso, indicatori
che, attraverso le azioni compiute e le modalità compor-
tamentali di attuazione, fanno emergere gli elementi rela-
tivi al perché il reato è stato commesso.
La compenetrazione dell’indagine scientifica con quel-
la classica costituisce il corretto approccio investigativo-
criminologico. Con il suo testo l’autore intende fornire
uno spaccato delle tecniche investigative in uso, tenendo
sempre presente che la scena del crimine è una forma di
comunicazione tra l’autore del crimine e l’investigatore; la
capacità di quest’ultimo di capire il linguaggio del reo de-
termina l’efficacia e la qualità del suo intervento già a livel-
lo conoscitivo. Al proposito, può essere utile tenere pre-
sente la seguente tabella:

Livelli di comunicazione Pesi


Verbale (la parola come tale) 7%
Paraverbale (volume, tono, pause, timbro) 38%
Non verbale o meta verbale (gestualità, mimica) 55%

Non mi pare necessario esaminare i contenuti dei singo-


li capitoli, dal momento che solo una lettura consecuti-
va può far comprendere il pensiero dell’autore, seguen-
done l’argomentare, il discutere, il contestare, l’integrare.
Segnalo in particolare il capitolo 4, dedicato all’ascolto dei
protagonisti e degli spettatori del reato, perché qui viene
dedicata specifica attenzione al tema complesso e con-

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troverso del ricordo, soprattutto nei suoi aspetti rievoca-
tivi, e al linguaggio del corpo. Troppo spesso, infatti, è tra-
scurato il linguaggio non verbale e quello paraverbale, per
prediligere quello verbale, mentre gli studi sulla comuni-
cazione, ma soprattutto l’esperienza clinica, richiama-
no l’attenzione sul significato fondamentale dei primi due
(mimica, gestualità, tono e volume della voce, contatto
oculare e via dicendo), per quanto concerne sia la comu-
nicazione autentica, sia quella falsata, sia quella patologi-
ca.
Il capitolo 9 è dedicato alla narrazione di una serie di casi
in cui le rispettive specifiche modalità investigative hanno
consentito di ricostruire una criminogenesi e una crimino-
dinamica utili per l’accertamento di una verità processuale
necessariamente in fieri.
Grave errore è infatti procedere nella costruzione della re-
altà fattuale senza falsificare le ipotesi che man mano l’in-
vestigatore criminologo nell’immediatezza del fatto de-
littuoso, la polizia scientifica con i suoi accertamenti sul
materiale repertato, i giudici nelle loro specifiche funzio-
ni, gli avvocati nel corso delle loro indagini difensive forni-
scono come pezzi di un puzzle che deve essere (ri)com-
posto con pazienza e umiltà, mai con la presunzione di
aver capito «tutto e subito», adottando e seguendo un
procedimento verificazionista di per se stesso fonte di er-
rori che possono poi rivelarsi inemendabili.
Anche sotto questo profilo il volume che ho il piacere e
l’onore di presentare ad addetti ai lavori (operatori di po-
lizia giudiziaria, giudici, avvocati, periti e consulenti) e non
(il pubblico in generale) mi pare di lettura importante, per-
ché la conoscenza di alcuni aspetti fondamentali della
procedura giudiziaria che l’autore, grazie alla sua grande
esperienza e solida cultura in materia riversa nel suo scrit-
to, possono aiutare tutti noi a comprendere quali e quan-
te difficoltà devono affrontare ogni volta coloro ai quali è
affidato il delicatissimo e complesso compito di ammini-
strare la giustizia.
Ognuno però faccia il proprio mestiere: gli investigatori e i
giudici accertino la verità processuale e non si travestano
da psicopoliziotti; gli psicologi e gli psichiatri cerchino la
verità clinica, aiutando le vittime, quando svolgono la fun-

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zione di terapeuti, a recuperare il proprio slancio evoluti-
vo, al fine di costruire un’identità separata dal trauma sof-
ferto.
Infatti, «avvocati, investigatori e poliziotti, quando cercano
di trasformarsi in medici, corrono il rischio di far diventa-
re oscuro ciò che ha bisogno di essere legalmente chiari-
to; e i clinici, quando progettano metodi, usano bambole,
giochi e interrogatori che li inducono ad agire come in-
vestigatori, avvocati o poliziotti, rischiano di diventare in-
competenti come clinici, oltre a mancare di competenza
propria nell’area degli obblighi di legge» (Sugarman 1999).

Ugo Fornari

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Un ringraziamento particolare e sentito va al generale di briga-
ta Enrico Cataldi, comandante dell’Istituto Superiore di Tecniche
Investigative dell’Arma dei Carabinieri, per i preziosi e qualifica-
ti consigli. Presso il reparto, unico in Italia, vengono pianifica-
ti e tenuti corsi postformativi di qualificazione e aggiornamento
professionale per ufficiali e agenti di polizia giudiziaria impiega-
ti sul territorio nazionale nelle unità operative delle organizzazio-
ni territoriale e speciale. Le materie insegnate sono organizzate
in specifici moduli dedicati ai diversi tipi di incarico e struttura-
ti in base alle differenti esigenze di specializzazione. L’approccio
didattico è sia pratico sia teorico, e mira a trasferire dal «cam-
po» all’aula le esperienze operative della quotidianità. Partico-
lare attenzione è rivolta, oltre che alla psicologia e alla crimino-
logia investigativa, allo studio dei fenomeni eversivi connessi al
terrorismo di varia matrice, alle tecniche investigative per la lo-
calizzazione e la cattura di latitanti, alle indagini patrimoniali,
all’analisi della scena del crimine e agli strumenti di cooperazio-
ne internazionale di polizia. Il corpo docente, oltre al personale
dell’istituto, è rappresentato da professori universitari e magistrati
impegnati in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata.

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