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MUSICA di Daniele Mutino 1

AFRICA SUBSAHARIANA 2 – ASCOLTI II PARTE

AFRICA SUBSAHARIANA
ASCOLTI - II PARTE

African Blues 1
www.youtube.com/watch?v=dxIh-6xCw1c

Amadou & Mariam, “Je pense à toi”

Questo brano è dedicato alla bellissima e significativa storia di Amadou e Mariam,


due musicisti del Mali non vedenti. Il genere musicale di cui sono interpreti è
una commistione di musica tradizionale africana, musica araba, e musica
proveniente da altre parti del mondo, e viene denominato “African Blues”.

Vi riporto la loro storia come è raccontata sulla rivista on line Musicalista.it:


«Amadou Bagayoko, chitarrista del gruppo pop Ambassadeurs du Motel de
Bamako, incontra la cantante Mariam Doumbia nell’Istituto per giovani non
vedenti di Bamako, la capitale del Paese. Sono entrambi ciechi. L'incontro si
rivela decisivo per la vita professionale e privata dei due artisti.
I due diventano coppia fissa in tutti i sensi: lavorano insieme, si sposano, hanno
tre figli, scorrazzano e si esibiscono per tutta l'Africa, dal Burkina Faso alla Costa
d'Avorio dove, nel 1988... La loro fama si spande per tutta l'Africa Occidentale,
dove sono conosciuti come Amadou & Mariam… Negli anni ’90 Amadou e Mariam
valicano i confini del continente nero e sbarcano in Europa, nel Regno Unito e
soprattutto in Francia, dove entrano in contatto con altre realtà musicali: il blues
americano, i ritmi cubani e indiani, la musica folk francese, tutti generi che
arricchiscono il loro bagaglio andando ad arricchire il loro stile, peraltro già
improntato verso atmosfere blues nei pezzi più introspettivi e funk in quelli più
movimentati».

Qui il testo, autobiografico, della canzone linkata, scritta da Amadou (i non


vedenti possono leggere e scrivere musica attraverso sistema Braille):

«Penso a te, amore mio, mia amata


non mi abbandonare, amore mio, mia cara
quando sono nel mio letto, non sogno che te
e quando mi sveglio non penso che a te.

Se non ti vedo non posso parlare


non posso fare niente
se non posso vedere
non voglio sapere niente.
MUSICA di Daniele Mutino 2
AFRICA SUBSAHARIANA 2 – ASCOLTI II PARTE

Amore mio, mia cara


qualcuno ti ha promesso la terra
altri ti hanno promesso il cielo
ce n’è uno che ti ha promesso la luna
e io… io non ho niente se non la mia povera chitarra
e io… io non ho niente se non la mia povera chitarra».

African blues 2
www.youtube.com/watch?v=wIGU11nopN0

Boubacar Traorè, “Hona”

Boubacar Traorè è un cantautore e chitarrista del Mali. Anche la sua è una storia
significativa.
Inizia la carriera musicale nei primi anni Sessanta, sulla radio, interpretando in
modo personale il genere African Blues, con grande successo popolare.
Senonché, alla fine degli anni Sessanta, in seguito al rovesciamento del regime
politico a cui lui si era legato pubblicamente, deve nascondersi e scompare dalla
scena. Nel 1987 viene ritrovato e portato con grande successo in televisione. Ma
l’improvvisa morte di parto della moglie provoca in lui una grande crisi; smette
di suonare e, per mantenere i suoi sei figli, emigra clandestinamente in Francia,
dove lavora come operaio nei cantieri edili.
In Francia viene però scoperto da alcuni discografici, che ritrovano le sue vecchie
le registrazioni radiofoniche, e lo convincono a riprendere a suonare. Ottiene
così, negli anni Novanta, il meritato successo, sull’onda della World music, tanto
che viene anche girato un film sulla sua vita, dal titolo “Je chanterai pour toi”.
Nella sua musica, profondamente africana eppure dalle forti suggestioni blues,
si comprende come alle radici della musica afroamericana vi sia proprio la musica
tradizionale di questa zona dell’Africa occidentale, da cui anticamente sono stati
deportati tantissime persone per lavorare come schiavi nelle piantagioni delle
pianure del Mississippi, negli Stati Uniti d’America.

African blues 3
www.youtube.com/watch?v=r4-uq8cTF7o
Boubacar Traorè e Ali Farka Tourè, “Duna ma Yelema”

Tratto dal film “Je chanterai pour toi”, questo video musicale mostra un
momento di quell’intimità musicale necessaria perché il blues nasca dall’animo
del musicista. Qui Boubacar duetta con un altro padre storico dell’African Blues,
il maliano Ali Farka Tourè (quello con gli occhiali).
African blues 4
MUSICA di Daniele Mutino 3
AFRICA SUBSAHARIANA 2 – ASCOLTI II PARTE

www.youtube.com/watch?v=outRT0lgJVs

Rokia Traorè, “Kelè mandi”

Allieva di Ali Farka Tourè, padre dell’African Blues, Rokia Traorè interpreta
questo genere con molta libertà, mettendo insieme vari linguaggi musicali, ma
senza rinunciare ad un legame molto profondo con la tradizione musicale del
proprio popolo. Per questo è stata indicata da alcuni come una possibile nuova
regina della musica africana.
Questo il testo della canzone linkata, un testo molto bello che parla dell’incontro
tra due persone e di come esso debba avere una natura reciproca e libera per
poter essere anche pacifico:

«Quando due esseri si incontrano


si donano l'un l'altro un po’ di quel che sono.
Per essere così, impariamo
ci costruiamo e ci evolviamo.

Ti porto quel che mi rende diverso da te,


tu dammi un po’ di quello che sei
in pace e rispetto
perché di ciò che mi imporrai
prenderò solo violenza ed arroganza

Non possiamo chiedere all'altro


di accettare forzatamente ciò che gli offriamo
Ricevendo ciò che l'altro ci sta dando
lo stiamo aprendo a tutto quello che potremmo dar noi a lui».

African blues 5
www.youtube.com/watch?v=xB_EEFcM6TE

Rokia Traorè, Live a Parigi (2011)

In questo secondo video di Rokia Traorè, possiamo ascoltare la straordinaria


cantautrice maliana in concerto.
Canta due brani, accompagnata da tre coriste e da un piccolo ensemble di
strumenti a corda tradizionali, tra cui una Kora. Nel secondo brano lei stessa
suona uno strumento tradizionale molto particolare, una specie di Kalimba molto
rudimentale, con una grande cassa usata come percussione.

Musica e politica 1
www.youtube.com/watch?v=F4ZUnPWxgvc
MUSICA di Daniele Mutino 4
AFRICA SUBSAHARIANA 2 – ASCOLTI II PARTE

Fela Kuti, Sorrow tears & blood

Fela Kuti, musicista della Nigeria, è stato negli anni Settanta ed Ottanta il
fondatore dell’Afrobeat, un genere musicale fortemente influenzato dal Funk
statunitense.(*)

(*)
Il Funk nasce negli anni Settanta in U.S.A. dal cantante afroamericano James Brown; deriva
direttamente dal Rytm & Blues, rispetto al quale è molto più ritmico e melodicamente scarno. Si
può considerare la colonna sonora delle grandi rivolte afroamericane di quegli anni.

A dirla tutta, Fela Kuti, detto il “Presidente nero”, non è stato solo un musicista,
ma soprattutto un rivoluzionario, un attivista politico completamente visionario.
La sua è una storia davvero unica, che vale la pena brevemente raccontare.

Nasce nel 1939 da una famiglia nigeriana benestante, che gli dà la possibilità di
fare gli studi universitari all’estero: prima a Londra e poi negli U.S.A., dove Fela
rimane colpito dalla musica funk e dalle Black Panters.(**)

(**)
Delle Black Panters abbiamo parlato brevemente nella prima Scheda degli ascolti.

Tornato in Nigeria, Fela Kuti fonda il gruppo musicale “Africa 70", e inizia la sua
carriera musicale cantando in lingua inglese, per essere compreso in tutta l’Africa
e non solo in Nigeria: la musica si ispira al Funk statunitense, i testi sono
fortemente marcati in senso politico ed estremamente duri, e parlano dell’Africa
contemporanea. Una miscela esplosiva che gli vale in poco tempo un grande
successo in tutto il continente.
Nel 1970, con i soldi guadagnati attraverso la musica, ed insieme agli altri
componenti degli Africa 70, fonda la Repubblica di Kalakuta, un
villaggio/comunità che funge sia da studio di registrazione sia da casa per tutti i
suoi adepti, che hanno cominciato nel frattempo ad essere molto numerosi.
Nel 1974 Fela Kuti proclama solennemente l’indipendenza dalla Nigeria della
Repubblica di Kalakuta, e, per tutta risposta, il governo nigeriano ordina la prima
di una serie di sanguinose azioni di polizia contro la comune del Presidente nero.
Nel frattempo, Fela Kuti aggiunge ai propri nomi l’appellativo di Anikulapo, che
vuol dire "Colui che dispone della propria morte", mostrando a tutti di essere
consapevole delle possibili conseguenze delle sue drastiche prese di posizione
politica. Nel 1975 esce l'album Zombie, nel quale il musicista paragona
la polizia nigeriana a degli zombi privi di volontà, addestrati per sparare a
comando: il disco ha un enorme successo in Nigeria e provoca subito la violenta
reazione del governo, che manda la polizia ad attaccare la Repubblica di Kalakuta
con più di mille soldati, incendiando gli studi di registrazione, distruggendo le
strutture e uccidendo numerose persone, tra cui la madre di Fela, che viene
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AFRICA SUBSAHARIANA 2 – ASCOLTI II PARTE

gettata fuori da una finestra, morendo qualche giorno dopo; lo stesso musicista
viene salvato appena in tempo da alcuni suoi compagni.
Nel 1978, nel primo anniversario della distruzione della Repubblica di Kalakuta,
Fela sposa in un’unica cerimonia ventisette donne, molte delle quali erano sue
coriste o danzatrici, ma divorzia poco dopo da tutte loro, dichiarando che nessun
uomo può vantare dei diritti sul corpo di una donna.
Nel 1979 fonda un suo partito politico a cui dà il nome di "Nigerian movement
of the people", e si candida alle elezioni primarie nazionali, ma la sua
candidatura viene bocciata.
Muore nel 1997 di AIDS; ai suoi funerali, a Lagos, partecipano più di un milione
di persone.

Musica e politica 2
www.youtube.com/watch?v=BGS7SpI7obY

Jonny Clegg & Savuka, “Asimbonanga”


versione in studio
www.youtube.com/watch?v=rMxeXTnrRV0

Jonny Clegg, “Asimbonanga”


live 1999 – feat. Nelson Mandela

Jonny Clegg è stato un cantautore, ballerino ed antropologo sudafricano di pelle


bianca, attivo negli anni dell’Apartheid.
Pur facendo etnicamente parte della minoranza bianca che imponeva il regime
di Apartheid, si è sempre schierato al fianco dei diritti della popolazione nera del
Sudafrica e contro il razzismo, ed è anzi diventato uno dei portabandiera
internazionali della lotta al regime bianco in Sudafrica. La sua carriera musicale
lo ha portato a far parte di due gruppi musicali formati da musicisti neri di etnia
zulu: i Savuka e i Juluka.
Questo brano è stato scritto per Nelson Mandela, mentre questi era prigioniero
in carcere per motivi politici, e cita i nomi di alcuni attivisti contro il razzismo
uccisi dalla polizia sudafricana, tra cui Steve Biko (di cui parleremo più avanti).
Nel secondo video lo stesso brano viene eseguito dopo la fine dell’Apartheid, con
la presenza di Mandela che danza sul palco, alcuni anni dopo che era diventato
Presidente del Sudafrica; a conferma della grande importanza che Mandela dava
alla musica, alla fine della canzone dice: «Ascoltare questa musica e danzarla mi
mette in pace col mondo e con me stesso».
Il titolo di questa canzone è “Asimbonanga”, parola che in lingua zulu vuol dire
“non lo abbiamo visto”; questo è il testo:

«Noi non lo abbiamo visto


MUSICA di Daniele Mutino 6
AFRICA SUBSAHARIANA 2 – ASCOLTI II PARTE

non abbiamo visto Mandela ne posto in cui sta, in cui viene tenuto
Oh! Il mare è freddo e il cielo è grigio
guarda attraverso l’isola la baia
siamo tutti isole
finché non verrà il giorno in cui attraverseremo l’acqua bruciante

Non lo abbiamo visto


non abbiamo visto Mandela ne posto in cui sta, in cui viene tenuto

Steve Biko, Victoria Mxenge, Neil Aggett


Non li abbiamo visti,
non abbiamo visto nostro fratello nel posto in cui sta, in cui è morto
Hey tu! Hey tu! Quando arriveremo a destinazione?»

Musica e politica 3
www.youtube.com/watch?v=aAhHGYrzj2M

Paul Simon & i Ladysmith Black Mambazo,


“Diamonds on the soles of her shoes” - live

Nel 1985, il cantautore americano Paul Simon, quindici anni dopo lo scioglimento
del duo Simon & Garfunkel che lo ha reso celebre in tutto il mondo, si reca in
Sudafrica a cercare musicisti locali con cui collaborare. Sono gli anni in cui si
comincia ad evidenziare il dramma del regime di Apartheid che opprime la
popolazione sudafricana, e Paul Simon vuole trovare in Sudafrica musicisti etnici
con cui collaborare, per dare alla propria musica un chiaro valore politico, per
schierarsi, davanti a tutto il mondo, nella lotta contro il razzismo.

Incontra così un gruppo corale sudafricano dal nome curioso, i “Ladysmith Black
Mambazo”, formato da cantanti e musicisti di etnia zulu, con cui incide l’album
“Graceland”, di cui fa parte la canzone che vi sto proponendo.

“Graceland” ottiene un grandissimo successo, vende ben 16 milioni di copie in


tutto il mondo, e dà il via ad un nuovo interesse internazionale per la musica
africana, e in generale per la musica etnica dei popoli non occidentali, un
interesse che nel giro di pochi anni avrebbe fatto nascere il genere della World
Music. (*)

(*)
Pochi anni dopo, infatti, nel 1989, la World Music avrà un impulso decisivo con la fondazione
dell’etichetta discografica Real World da parte di Peter Gabriel, della quale abbiamo parlato la
settimana scorsa, a proposito del successo di Youssou N’dour.
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AFRICA SUBSAHARIANA 2 – ASCOLTI II PARTE

Nel momento in cui Paul Simon si incontra con loro, i Ladysmith Black Mambazo
erano indiscutibilmente il coro migliore tra quelli che partecipavano
regolarmente alle tradizionali gare di musica corale etnica del Sudafrica.(**)

(**)
Abbiamo accennato alla importante tradizione corale del Sudafrica, la scorsa settimana,
parlando di Miriam Makeba.

Il nome è veramente particolare e ve lo spiego: “Ladysmith” è il villaggio da cui


tutti i componenti del gruppo provengono, “Black” sta per nero, e “Mambazo” è
una parola che si può tradurre con il termine gergale “spaccare”, nel senso di
“vincere nettamente”, con riferimento ai concorsi corali tradizionali, cosa che
effettivamente il gruppo riusciva a fare con tanta regolarità che ad un certo punto
venne addirittura escluso dalle competizioni per manifesta superiorità.

I Ladysmith Black Mambazo diventeranno famosi in tutto il mondo grazie a


questa collaborazione con Paul Simon, cui seguiranno quelle con altri importanti
stelle della musica mondiale, tra cui Michael Jackson e Steve Wonder. Ma
soprattutto diventeranno ambasciatori internazionali della lotta contro
l’Apartheid, un po’ come Miriam Makeba.

Il loro impegno politico, però, non sarà indolore: nel 1991 Headman Shabalala,
il bassista del gruppo, viene ucciso a colpi di pistola da una guardia di pelle
bianca. Paul Simon pretende giustizia, non vuole che quel delitto rimanga
impunito come puntualmente avveniva per gli omicidi di quel tipo nel Sudafrica
razzista, e porta la guardia in tribunale, investendo molti soldi per ingaggiare i
migliori avvocati: riesce così vincere il processo, dimostrando che si era trattato
di un delitto razziale premeditato. La sentenza avrà grande eco in tutto il mondo
in quanto era la prima grande vittoria giuridica del popolo nero in Sudafrica.

Nel 1992 l’Apartheid viene sconfitto, e i Ladysmith Black Mambazo suoneranno


sia alla cerimonia di assegnazione del Premio Nobel per la Pace a Nelson
Mandela, sia nella cerimonia di insediamento di quest’ultimo come Presidente
del Sudafrica.

In seguito alla conversione al cristianesimo dei componenti del gruppo, da un


certo momento in poi i Ladysmith Black Mambazo si concentreranno sulla
produzione di musica corale sacra.

Nel 1999, Joseph Shabalala, leader del gruppo, ha istituito la Ladysmith Black
Mambazo Foundation, un'organizzazione che si occupa di tramandare ai giovani
sudafricani di etnia zulu la cultura e la musica tradizionale del loro popolo.
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AFRICA SUBSAHARIANA 2 – ASCOLTI II PARTE

Il testo della canzone che vi linko, “Diamonds on the soles of her shoes”,
racconta di una storia d’amore tra una ragazza molto ricca e un ragazzo molto
povero.
Musica e politica 4
www.youtube.com/watch?v=3ncVyxQRw70&feature=emb_logo

Peter Gabriel, “Biko” - versione studio con cori zulu originali


www.youtube.com/watch?v=hIyuzXn1Jkw

Peter Gabriel, “Biko” - versione live, U.S.A. (1986)

Sulla scia di Paul Simon furono molte le grandi star della musica internazionale
che alla fine degli anni Ottanta e all’inizio dei Novanta fecero convergere
l’attenzione del mondo sul dramma dell’Apartheid in Sudafrica. Era dai tempi
della guerra del Vietnam che la grande musica internazionale non si era ritrovata
tutta unita e compatta a sostenere una causa politica, con la precisa percezione
di potere incidere in modo decisivo, grazie all’influenza esercitata sulle masse.

In prima fila in questo senso è stato sicuramente il grande Peter Gabriel, ex


leader dei Genesis e fondatore dell’etichetta discografica “Real World”, che, già
attento musicalmente all’Africa, non fece mancare il proprio energico e
determinato supporto alla lotta contro il regime bianco sudafricano.

Questa sua meravigliosa canzone, “Biko”, racconta l’assassinio di Steve Biko da


parte della polizia sudafricana, ed è quasi un pezzo di cantastorie.

Steve Biko era il principale leader della lotta all’Apartheid insieme a Nelson
Mandela; si distingueva però da quest’ultimo per il fatto di avere una visione
politica non violenta, mentre Mandela, leader dell’African National Congress,
aveva inizialmente posizioni politiche di stampo comunista e favorevoli alla lotta
armata; poi, in seguito, Mandela, nei suoi 25 anni passati dentro il carcere,
rimeditò le proprie posizioni, e si avvicinò alle posizioni non violente di Steve
Biko, la cui figura ha avuto quindi una grande influenza sul futuro Premio Nobel
per la Pace e sul modo in cui governerà il Sudafrica, lavorando per la
riconciliazione di sudafricani neri e sudafricani bianchi.

Quando Peter Gabriel scrive questa canzone, e la canta negli stadi di tutto il
mondo, l’assassinio di Steve Biko era rimasto impunito; si era fatto un processo,
ma in realtà si era trattato di una farsa, come in genere accadeva in questi casi
in Sudafrica. Potete immaginare quindi la forza di questo canto urlato negli stadi
all’unisono da decine di migliaia di persone che chiedono con forza giustizia.

Insieme ad una versione live, ho voluto linkarvi anche la versione in studio del
disco, perché all’inizio e alla fine di tale versione si sente la registrazione
MUSICA di Daniele Mutino 9
AFRICA SUBSAHARIANA 2 – ASCOLTI II PARTE

originale dei cori che furono cantati al funerale di Steve Biko; si tratta quindi di
un documento storico/musicale straordinario. Questo il testo:

«Settembre 1977 / Port Elizabeth, tempo buono /


Tutto come al solito / stazione di polizia, stanza 619
oh, Biko, Biko, a causa di Biko
oh, Biko, Biko, a causa di Biko
Yihla Moja, Yihla Moja
l’uomo è morto.

Quando cerco di dormire di notte / riesco a sognare solo in rosso /


Il mondo là fuori è in bianco e nero / ma è un solo colore quello che muore

oh, Biko, Biko, a causa di Biko


oh, Biko, Biko, a causa di Biko
Yihla Moja, Yihla Moja
l’uomo è morto.

Potete spegnere una candela / ma non potete spegnere un fuoco /


Quando la fiamma comincia a bruciare / sarà il vento a renderla indomabile

oh, Biko, Biko, a causa di Biko


l’uomo è morto.
Ma gli occhi del mondo
vi stanno guardando, ora.»

Musica e politica 5
www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=6762

U2, “Silver and gold” – live in Colorado (1987)


dal film “Ruttle and hum”

Tra le altre grandi stelle della musica internazionale che si sono schierate in
prima fila nella lotta all’Apertheid, ci sono sicuramente gli U2, che già nel 1984
avevano scritto forse la più bella canzone di sempre contro il razzismo: “Pride”,
conosciuta anche come “In the name of Love”.
La canzone di questo link, “Silver and gold”, è dedicata specificamente
all’Apartheid sudafricano, e ve la propongo all’interno di un sito dove sono
riportati anche i testi in inglese ed in italiano, ed una breve spiegazione.

L’Africa e il mondo 1
www.youtube.com/watch?v=PjcCoRYCYPw

Richard Bona, solo vocale – live Francoforte (2018)


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AFRICA SUBSAHARIANA 2 – ASCOLTI II PARTE

Bona Pinder Yayumayalolo, in arte Richard Bona, è un musicista del Camerun


discendente da una famiglia di griot e musicisti, che si è affermato nel mondo
come bassista di jazz fusion, suonando con i più grandi esponenti mondiali di
questo genere e diventandone egli stesso una stella di primo piano.
A soli 22 anni lascia l’Africa per seguire la sua passione per la musica: prima si
trasferisce in Francia e poi a New York, dove attualmente risiede e insegna
musica all’Università.
Musicista estremamente eclettico, in grado di cantare benissimo e suonare
diversi strumenti, Richard Bona è rimasto folgorato dall’incontro con il più grande
bassista elettrico dei nostri tempi, Jaco Pastorius, incontro che lo ha spinto a
dedicarsi al basso; ed è infatti come bassista che Bona si imporrà nel panorama
musicale internazionale.
Il video è tratto da un concerto: qui Bona non si esibisce col basso, bensì con la
sua straordinaria abilità vocale, in cui ostenta una tecnica straordinaria di canto
in falsetto e una capacità ritmica sena eguali, anche utilizzando una loop
machine, che ironicamente chiama “woodoo magic machine”. In tutta la parte
iniziale del video l’artista camerunense fa una sorta di cabaret musicale, in cui,
tra una battuta e uno scherzo, ci regala, quasi senza dar loro importanza, perle
musicali di bellezza unica, e perfino citazioni di Johann Sebastian Bach, non
senza tirar fuori, nei suoi canti, una musicalità autenticamente africana di grande
ispirazione ed intensità. Il brano vero e proprio comincia solo al minuto 5.26!!

L’Africa e il mondo 2
www.youtube.com/watch?v=ZncWCgN-zms

Angelique Kidjo & Kuumba Choir Singers,


“Redemption song” (cover Bob Marley) – live U.S.A. 2011

Concludiamo con un’artista del Benin (Africa occidentale), Angelique Kidjo, che
canta, con un bellissimo arrangiamento, una canzone del giamaicano Bob
Marley, accompagnata dal “Kuumba Choir Singers”, un coro afroamericano della
East Coast statunitense, il quale introduce il brano con una breve citazione di
“Nkosi Sikelel Afrika”, inno sudafricano e della liberazione panafricana.
Dunque: Benin, Giamaica, Stati Uniti, Sudafrica: in questo video sono presenti
culture musicali di diverse parti del mondo, e tutte legate all’Africa!!

Ma andiamo con ordine.

Angelique Kidjo è una straordinaria cantante del Benin dalla voce possente e
bella, ed anche una artista di teatro e una danzatrice.
MUSICA di Daniele Mutino 11
AFRICA SUBSAHARIANA 2 – ASCOLTI II PARTE

Il “Kuumba Choir Singers” è un’istituzione corale americana che nasce dentro il


Collegio di Haarward, a Cambridge, in Massachusets, all’indomani dell’assassinio
del Reverendo Marthin Luther King (1968), con la finalità di coltivare e
valorizzare la spiritualità della cultura nera.

“Nkosi Sikelel Afrika” è un inno di liberazione pan-africano con cui il Kuumba


Choir Singers comincia significativamente tutte le proprie esibizioni. Si tratta di
un inno religioso (il titolo significa “Dio protegga l’Africa”) composto nel 1897 da
un sacerdote sudafricano di etnia Xhosa. “Nkosi Sikelel Afrika” è stato adottato
inizialmente come inno di liberazione dalla lotta contro l’Apartheid in Sudafrica,
e, con la fine del regime razzista, per volontà di Nelson Mandela, è diventato
l’inno nazionale sudafricano, non senza l’aggiunta di una strofa in Africaans, la
lingua dei Boeri bianchi, per salvaguardare la pacificazione della nazione.
Essendo un inno di liberazione panafricano, in momenti differenti è stato
adottato come inno nazionale anche da altri quattro stati africani - Zambia,
Namibia, Tanzania e Zibwawe - e di questi ultimi due stati lo è ancora adesso.

“Redemption song” fu scritta da Bob Marley nel 1979, quando già stava soffrendo
per il cancro che lo avrebbe portato alla morte. Bob Marley l’ha incisa nel suo
ultimo album rinunciando al suo solito stile raggae: la canta infatti senza ritmo,
solo chitarra e voce, come un canto intimo, quasi un colloquio, e penso si possa
considerare il testamento spirituale dell’artista giamaicano. I versi incitano a
spezzare le catene spirituali che ci opprimono, a non aver paura della violenza
di questo mondo, che pure uccide i profeti, a non aver paura nemmeno della
bomba atomica, ma a continuare ad avere fede nel tempo, che nessun essere
umano può imprigionare, e che porterà la redenzione universale profetizzata:
certo sono temi collegati al Rastafarianesimo di cui Bob Marley è seguace ed
attivista, una religione in cui viene profetizzata la redenzione e la riunificazione
di tutti i popoli della diaspora africana; ma sono versi che hanno anche valore,
in senso genericamente spirituale, per qualsiasi essere umano. Questa infatti era
la forza di Bob Marley: di saper parlare con le sue canzoni allo stesso tempo sia
al proprio popolo, sia al mondo intero.

“Redemption song”, dal testamento intimo che era nella versione originale di
Bob Marley, diventa in questa versione un inno sfolgorante di speranza e
spiritualità che unisce culture musicali geograficamente agli antipodi, dagli Stati
Uniti al Sudafrica, dall’Africa occidentale ai Caraibi, unite tra loro da un comune
sogno di liberazione spirituale dei popoli africani di tutto il mondo.

Eccone il testo, tradotto in italiano:


MUSICA di Daniele Mutino 12
AFRICA SUBSAHARIANA 2 – ASCOLTI II PARTE

«Vecchi pirati, sì, mi hanno fregato


mi hanno venduto alle navi di mercanti
qualche minuto dopo avermi sottratto all'inferno senza fondo
ma la mia mano venne fortificata dalla mano dell'Onnipotente
e progrediamo trionfalmente in questa generazione

Perché non ci aiuti a cantare questi canti di Libertà?


dal momento che ho sempre avuto solo canti di Redenzione…
canti di Redenzione…

Emancipatevi dalla schiavitù mentale


solo noi stessi possiamo liberare la nostra mente
Non abbiate paura dell'energia atomica
perché nessuno di loro può fermare il tempo

Per quanto ancora dovranno uccidere i nostri profeti?


mentre stiamo da parte e guardiamo
alcuni dicono che è solo un ruolo
ma dobbiamo adempiere al Libro

Perché non ci aiuti a cantare questi canti di Libertà?


dal momento che quanto ho sempre avuto sono canti di Redenzione…
canti di Redenzione…
canti di Redenzione…»

PLAYLIST COMPLESSIVA DEGLI ASCOLTI INDICATI


MUSICA – AFRICA SUBSAHARIANA (parte I e II)
www.youtube.com/playlist?list=PLAZWlFBa2gg4Fe4RYBhtnPq50IZjozIMN

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