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IL DOMINATO

Con Diocleziano (generale dalmata acclamato imperatore dalle truppe nel 284 e
regnante fino al 305) incomincia il III, e ultimo, periodo,del Dominato, che giunge
fino a Giustiniano, che regna dal 527 al 565 in una situazione assai mutata:

l’impero è ormai cristianizzato e ridotto dal punto di vista territoriale dopo la caduta
dell’Impero d’Occidente nel 476.

Ma il vero iniziatore del Dominato appare Costantino,


successore di Diocleziano.

Diocleziano cerca di far uscire lo stato dalla profonda crisi, attuando una serie di
riforme su più fronti:

-La riforma tributaria.

Dal 287 si inaugura un periodico censimento generale dei terreni e della forza-lavoro,
dapprima ogni 5 anni, poi(con Costantino) ogni 15 anni:

questo ciclo si chiama indizione (indictio). Periodicamente, ogni proprietario terriero


deve
compiere una dichiarazione, soggetta ad accertamento, e deve versare in natura la
relativa imposta fondiaria (annona).

A questo fine il territorio dell’impero viene diviso


in unità fiscali, dette per lo più iuga (gioghi, che corrispondono originariamente alla
quantità di terra arata in un giorno da una coppia di buoi): essi sono di uguale valore,
ma hanno estensione variabile secondo la qualità del suolo e il tipo di coltivazione.
Inoltre, la forza-lavoro, umana o animale, ubicata sui fondi è calcolata in base a una
unità lavorativa detta caput (testa), corrispondente alla forza-lavoro di un uomo
valido; spesso una donna vale ½ caput, gli animali sempre frazioni più piccole.

Per determinare il tributo, ogni anno il prefetto del pretorio (sorta di ministro delle
finanze, oltre che giudice insindacabile d’appello) stima il fabbisogno pubblico, che
viene suddiviso per il numero delle unità fiscali censite.
Chi non ha terre deve
versare un tributo in denaro, la capitatio (testatico), commisurato al patrimonio.
In teoria, questo nuovo sistema dovrebbe assicurare un gettito regolare e un carico
fiscale equo. Ma così non è: poiché il fabbisogno pubblico è spesso sproporzionato
rispetto alle possibilità dei contribuenti, cosicché ne risulta una tassazione assai
gravosa, resa più opprimente a causa di imposte straordinarie.

Per impedire evasioni fiscali, i decurioni, ossia i membri dei consigli cittadini, le
curie, sono ritenuti personalmente responsabili del versamento dei tributi gravanti
sulla loro comunità.
Perciò la carica di decurione, un tempo ambita, viene ora sfuggita, al punto che il
potere imperiale la rende vincolante ed ereditaria, come se fosse una corporazione di
utilità pubblica.

-di rilievo furono anche le sue riforme in campo amministrativo,militare e tributario


(continuate da Costantino)

-fallimentari furono i tentativi di Diocleziano di regolare:


--la successione al potere
--restaurare i tradizionali valori religiosi, (tentativi entrambi abbandonati da
Costantino.)

COSTANTINO

-non muta il sistema di esazione dell’imposta fondiaria


-introduce un nuovo tributo sulle attività commerciali e artigianali.
-emette una nuova moneta d’oro, il solidus “soldo”, dal valore stabile anche ben oltre
il Dominato: questa scelta favorisce i ceti privilegiati a cui egli si appoggia.
-Nella trasmissione del potere abbandona il sistema criterio della scelta e
preparazione del successore ritenuto più idoneo, nominato “Cesare”, e segue la via
dinastica con la nomina dei figli a “Cesari”.

-Nella politica religiosa opera una scelta a favore del cristianesimo.


Nel 325, Costantino convoca a Nicea il I Concilio ecumenico, ossia universale,
poiché vi partecipano vescovi sia d’Oriente, sia d’Occidente, nel quale sono
condannate le tesi ariane (che negano la divinità del Cristo), è definito il dogma
trinitario, poi precisato per lo Spirito Santo nel II Concilio ecumenico (381
Costantinopoli), ed è fissato un simbolo di fede universale, il Credo niceno.

TEODOSIO
Nel 380, emana l’editto di Tessalonica, con cui impone a tutti i sudditi di professare il
credo cristiano.

Nasce con Teodosio lo stato c.d. confessionale e crescono l’intolleranza e la


discriminazione, anche giuridica, verso i non cattolici, colpiti da gravi sanzioni,
personali e/o patrimoniali seguendo i principi per cui ‘buon suddito = buon cristiano’
e ‘peccato = reato’.

Alla morte di Teodosio I (395) l’impero, diviso tra i suoi due figli, in Impero romano
d’oriente e d’occidente.

GIUSTINIANO
E’ al potere dell’impero romano d’Oriente dal 527 al 565.
Salito al potere iniziò un ambizioso programma di ristrutturazione dell’impero volto
ad unificazione dal punto di vista territoriale,del diritto, della fede.

-dal punto di vista territoriale voleva sottrarre la penisola italiana dal controllo dei
barbari.
Dopo una lunga campagna militare riesce ad occura la penisola nel 553, eppure i sui
tentativi furono vani poichè poco dopo la sua morte (565) nel 568 arrivarono i
Longobardi in Italia.

-dal punto di vista della fede aveva notato come i contrasti religiosi erano un fattore di
disordine pubblico (unificazione religiosa). Tale tentativo fallì.

-dal punto di vista del diritto intendeva creare una nuova codificazione del dirritto
vigente (CORPUS IURIS CIVILIS). Questa iniziativa ebbe successo.

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