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 La spettroscopia convenzionale può essere definita spettroscopia nel dominio

della frequenza, nel senso che i valori di potenza radiante sono registrati in
funzione della frequenza o della lunghezza d'onda.
 La spettroscopia nel dominio del tempo, che può essere ottenuta con la
trasformata di Fourier, è invece connessa ai cambiamenti della potenza
radiante nel tempo. La Figura 7-41 illustra la differenza
P (t )=k cos ( 2 πυ 1 t ) + K cos ( 2 πυ 2 t )

 L’interconversione degli spettri tra dominio del tempo e dominio della


frequenza diventa eccessivamente complessa quando applicata a più di poche
righe; questa operazione è fattibile solo con il computer. I veloci algoritmi in
trasformata di Fourier permettono questi calcoli in tempi dell’ordine dei
secondi o meno.
 Gli spettri nel dominio del tempo come quelli delle figure precedenti non
possono essere acquisiti sperimentalmente12 per radiazioni nell'intervallo di
frequenze della spettroscopia ottica (da 10 a lO15 Hz), perché non esistono
trasduttori in grado di rispondere alle variazioni di potenza a queste frequenze
elevatissime. Un tipico trasduttore produce infatti un segnale che corrisponde
alla potenza media di un segnale ad alta frequenza e non alla sua variazione
periodica.
 Per ottenere degli spettri nel dominio del tempo e perciò necessario un metodo
di conversione (o modulazione) del segnale ad alta frequenza in uno di
frequenza misurabile, senza però alterare la relazione col tempo contenuta nel
segnale: le frequenze del segnale modulato devono cioè essere direttamente
proporzionali a quelle originali.
 Le procedure di modulazione del segnale sono diverse per le varie regioni di
lunghezza d'onda dello spettro.
 L'interferometro di Michelson è usato diffusamente per modulare la radiazione
nella regione ottica.
 L’interferometro di Michelson è un congegno che divide un fascio di
radiazioni in due fasci di potenza circa uguale e poi li ricombina in modo tale
che le variazioni di intensità del fascio combinato possano essere misurate in
funzione della differenza di lunghezza dei percorsi delle due metà del fascio.
 Il fascio di radiazioni emesso dalla sorgente viene collimato su un partitore di
fascio o beamsplitter, che trasmette all'incirca metà radiazione e riflette l'altra
metà; la coppia di fasci risultante viene quindi riflessa da due specchi, l'uno
fisso e l’altro mobile. I due fasci poi si incontrano di nuovo al partitore di
fascio ed una metà di ognuno viene diretta verso il campione ed il rivelatore,
mentre l'altra è rimandata dietro verso la sorgente; solo le due metà che
attraversano il campione e giungono al rivelatore sono utilizzate l'analisi.
 A causa del movimento orizzontale dello specchio mobile, la potenza della
radiazione che raggiunge il rivelatore fluttuera in un modo prevedibile.
Quando i due specchi sono equidistanti dal partitore (posizione 0 nella Figura),
le due parti del fascio ricombinato saranno totalmente in fase e la potenza sarà
massima.
 Per una sorgente monocromatica, lo spostamento dello specchio mobile, in
ciascuna direzione, di un tratto pari ad quarto della lunghezza d'onda
(posizione B o C nella figura) modificherà il percorso del fascio riflesso di
mezza lunghezza d'onda (un quarto di ghezza d'onda in ciascuna direzione); in
questo caso l’interferenza distruttiva ridurrà a zero la potenza radiante dei fasci
ricombinati. II successivo spostamento in A o D riporterà in fase le due metà e
si avrà di nuovo interferenza costruttiva.

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