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0—Introduzione 24 Un Nuovo Medio Oriente

6 L’anno che verrà Federica Zoja


Beniamino Pagliaro
25 All Black Lives Matter
Lorenzo Simoncelli
1—Orizzonte
9 Ripresa con incognite 26 I debiti dell’America Latina
Ferdinando Giugliano Federico Larsen

10 La speranza e il vaccino 27 L’agenda di Francesco


Nino Cartabellotta Matteo Matzuzzi

11 Paure e pregiudizi 28 Buoni motivi per sperare nella


Paolo Legrenzi lotta all’emergenza climatica
Gabriele Crescente

2—Mondo 29 Il cibo è politica


13 Le risposte delle democrazie Silvia Lazzaris
all’agenda globale
Maurizio Molinari 30 La sfida dell’economia rigenerativa
Andrea Illy
15 La concertazione di Biden
Giuseppe Sarcina
3—Europa
16 Le riforme di Xi nella Cina 34 L’Unione senza Angela Merkel
che invecchia Marco Bresolin
Filippo Santelli
35 La successione
17 I confini di Pechino Tonia Mastrobuoni
Simone Pieranni
36 L’anno decisivo per Macron
18 La fortezza russa Stefano Montefiori
Anna Zafesova
37 La Spagna ha bisogno di un miracolo
19 Elezioni e accordi nucleari Francesco Olivo
Viviana Mazza
38 Il make-up di Boris, leader di tutti
21 Il ritorno al futuro libanese Antonello Guerrera
e le elezioni siriane
Giordano Stabile 39 La verifica del quartetto di Visegrád
Matteo Tacconi
22 Il pericolo della democrazia indiana
Matteo Miavaldi 40 Le promesse sui Balcani
Cecilia Ferrara
23 La Turchia fra ambizione e realtà
Marta Ottaviani
4—Italia 60 Telefonate via frigo
44 Conte va avanti e consapevolezze digitali
Stefano Cappellini Gaia Berruto

45 I conti con la prossima generazione 61 L’accelerazione


Stefano Feltri dell’intelligenza artificiale
Federico Ferrazza
46 Il dilemma del
“nuovo centrosinistra” 62 Il compromesso sul 5G
Francesco Cundari Gianni Dragoni

47 Il Movimento è partito 63 Al volante


Manuela Perrone Michele Masneri

48 Il lunghissimo anno
di Meloni e Salvini 6—Sport
Marco Cremonesi 67 Come continuare a giocare
Paolo Condò
49 Il voto tra città e province
Lorenzo Pregliasco
7—Idee
50 L’illusione che lo Stato 71 Il cervello relazionale
possa fare tutto Chiara Valerio
Ferruccio de Bortoli
73 Parole racconto, parole traccia,
52 Il lavoro non sarà come prima parole mappa
Andrea Garnero Anna Stefi

53 Le scuole senza i prof 74 Il valore del design


Gianna Fregonara Francesco Franchi

54 Le opportunità della 76 La logica tranquilla contro


nuova normalità il timore disinformato
Mariangela Marseglia Beppe Severgnini

77 La musica è un lavoro
5—Media & Tech Nur Al Habash
58 Diversity e inclusione in redazione
Federica Cherubini 78 La reinvenzione collettiva
e individuale del cinema
59 Per sconfiggere la cattiva Marta Perego
informazione ci vuole contesto
Alexios Mantzarlis 80 Le fotografie del 2021
Mario Calabresi

82 Grazie

L’anno che verrà 2021 è disponibile


in versione audiolibro su Audible
0
Introduzione
L’anno che verrà
Beniamino Pagliaro

L’anno che verrà ci deve molte risposte. Le domande che avremmo fatto al Beniamino Pagliaro
giornalista, ha fondato
futuro sono moltiplicate perché abbiamo vissuto tempi inediti e complicati. Good Morning Italia

Dovremo però saper guardare con coraggio al nuovo anno, consapevoli di


aver imparato qualcosa.
L’economia globale crescerà del 5,2% e per una volta l’Italia dovrebbe cre-
scere esattamente allo stesso ritmo. Ma le variazioni percentuali scontano il
confronto con l’anno dei lockdown, una crisi che davvero non è stata come
le altre. La relativa ripresa economica farà vincitori e vinti, e il ruolo dello Sta-
to nell’economia diventerà sempre più importante.
Il 2020 incredibile che abbiamo vissuto è stato profondamente iniquo: è
stato dirompente sulle nostre vite, sulle nostre giornate, perché ci ha chiuso
in casa e reso fragili. Le nostre vite sono cambiate. Ma nonostante il mondo
dovrebbe essere la somma degli individui che lo abitano, l’economia (e dun-
que la politica) ha improvvisamente accelerato i percorsi che aveva in mente
prima della pandemia. Le abitudini dei consumatori hanno fatto un balzo in
avanti di dieci anni in otto settimane, portando sempre più a un sistema ibri-
do tra digitale e fisico.
Chi era pronto, si è messo a correre. Chi avrebbe dovuto tirare giù la sara-
cinesca dieci anni fa, se avesse avuto l’attenzione di guardare i numeri in fac-
cia, rischia di essere travolto. I Paesi dove molte imprese sono piccole sof-
friranno di più, e l’Italia è fra questi. Eppure ci sono segnali di luce: milioni di
lavoratori e centinaia di migliaia di imprese hanno cambiato metodo di lavo-
ro, scoperto le opportunità del digitale, lanciato nuovi prodotti.
Questo libro non è un’enciclopedia: è una selezione e un esercizio. Ogni
mattina Good Morning Italia prova a capire la giornata che sarà, e questo libro
segue lo stesso modello. Chiedo sempre ai nostri autori di scrivere (e dunque
pensare) al futuro: quest’anno è stato un compito complicato, perché vede-
re il futuro è meno facile e tutto sembra condizionato dagli ultimi mesi (an-
che quando non è così). Dunque abbiamo provato a isolare il virus all’inizio,
perché è tempo di occuparsi del dopo, a volte persino accettare l’incertez-
za, ma non farsi consumare e perdere di vista l’orizzonte.
Se lo Stato controlla l’economia, se lo Stato si occupa di curarci, se lo Sta-
to deve aiutare i più deboli, una parola chiave del 2021 è fiducia. Senza fidu-
cia non c’è vaccino, e a un certo punto non c’è nemmeno la democrazia. Chi
si candida a diventare classe dirigente (in politica, nei media, nelle aziende)

0—Introduzione 6 torna al sommario


deve ricostruire la fiducia, una parola alla volta. Senza fiducia, le scorciatoie
degli stati autoritari sono tecnicamente più efficienti nel mondo confuso del
2021. I sistemi democratici devono dimostrare che esiste una via alternati-
va. Joe Biden ha quindi una grande responsabilità ma anche un’ottima occa-
sione per spiegare che una società democratica, multilaterale, liberale, non
solo è possibile ma è migliore.
Sul Resolute desk, la scrivania dello Studio Ovale, Biden troverà molte do-
mande lasciate da Donald Trump: il rapporto con la Cina e la guerra commer-
ciale (secondo alcuni sarebbe invece una guerra tra classi sociali all’inter-
no dei singoli Paesi), la regolazione delle aziende tech che diventano troppo
grandi e trasversali, la crisi climatica, i rapporti con il Sud del mondo (ancora
più indebitato). Trump ha perso, ma molto dipenderà dalla forza delle rispo-
ste di Biden e Kamala Harris.
La prevalenza dello Stato non deve però far dimenticare il ruolo delle im-
prese, da cui lavoratori e consumatori esigono sempre di più: diritti, accoun-
tability e purpose, due parole che ci viene più facile dire in inglese ma signi-
ficano semplicemente scegliere il proprio posto nel mondo. Soprattutto in
Italia, le imprese dovranno saper accompagnare lo Stato nella transizione
dall’economia ingessata della pandemia al tempo della ricostruzione. Chi ha
la responsabilità del governo dovrà capire che sta lavorando per i prossimi
trent’anni e iniziare a curare una ferita che divide l’Italia tra boomers e millen-
nials. Non andrà tutto bene, ma i compiti per casa non si possono più rinviare.
Good Morning Italia fa parte del Paese e prova a fare la sua parte, crescen-
do. Nuovi abbonati, nuove imprese, nuova informazione. Sembra semplice.
Grazie a chi ci ha scelto, questo è il nostro regalo. Buon anno.

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Orizzonte
1
Ripresa con incognite
Ferdinando Giugliano

L’andamento dell’economia mondiale nel 2021 dipenderà soprattutto dalla Ferdinando Giugliano
è editorialista
resa del vaccino contro il Covid-19. Gli annunci della comprovata efficacia di economico di
Bloomberg Opinion
diversi prodotti – da Pfizer-BioNTech a Moderna – fanno ben sperare circa la e La Repubblica.
Su Twitter è
possibilità di un rapido ritorno alla normalità. Tuttavia, i tempi e la forza del- @FerdiGiugliano
la ripresa saranno determinati dalla capacità dei governi di organizzare i ne-
cessari programmi di vaccinazione, e dalla comparsa di eventuali effetti col-
laterali imprevisti.
Il Fondo Monetario Internazionale si aspetta che l'economia mondiale cre-
sca del 5,2% l'anno prossimo, dopo essersi contratta del 4,4% nel 2020. La
ripresa sarà particolarmente robusta nella zona euro, ma questo è dovuto al
fatto che la recessione in Europa è stata più pronunciata che negli Stati Uni-
ti o in Asia. L’Italia dovrebbe crescere anch’essa del 5,2%, meno di Spagna
e Francia e più della Germania, a fronte di una contrazione di circa il 10%
quest'anno. Ci vorranno ancora anni per tornare al livello di prodotto interno
lordo di prima della crisi, anche se l'incertezza resta enorme.
L'altra grande incognita oltre il vaccino riguarda infatti gli effetti di lungo
periodo della pandemia. I governi e le banche centrali hanno messo in cam-
po piani di aiuti molto corposi, ma è inevitabile che dopo una crisi come quel-
la del 2020 ci saranno chiusure aziendali e lavoratori che smetteranno di cer-
care un impiego perché scoraggiati. Questo fenomeno – che gli economisti
chiamano “isteresi” – finirà per ridurre la capacità produttiva dell’economia.
Anche con un vaccino, il 2021 sarà l'anno delle scelte per la politica econo-
mica. Quanto a lungo continueremo a sussidiare lavoratori e imprese? Quan-
do cominceremo a provare a ridurre il debito pubblico? Aumenteremo le tas-
se e, se sì, chi sceglieremo di penalizzare? Quante aziende in crisi verranno
salvate dallo Stato, e quanto invasive saranno le nazionalizzazioni? Di cer-
to, l'impatto della pandemia sulle nostre economie riverbererà ancora mol-
to a lungo.

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La speranza e il vaccino
Nino Cartabellotta

Prima, seconda, terza (?) ondata. Regioni gialle, arancioni e rosse. Vaccino die- Nino Cartabellotta
è medico e presidente
tro l’angolo, ma non per tutti. Attività che chiudono, aprono e richiudono. Tra della Fondazione
GIMBE, che dal
Dpcm, numeri, proclami, aperture e chiusure, risalite e discese della curva epi- 1996 promuove
l’integrazione delle
demiologica, la domanda che nessuno ha il coraggio di fare, nella consape- migliori evidenze
volezza che al momento non esiste risposta, è: “Quando finirà tutto questo?”. scientifiche in
tutte le decisioni
Ma una fine vera: il ritorno alla vita di prima, fatta di abbracci e baci, tavolate di politiche, manageriali,
professionali che
amici e parenti, viaggi e vacanze. riguardano la salute
delle persone. Pioniere
La speranza di un ritorno alla (vecchia) normalità è slittata sempre più in italiano dell’Evidence-
avanti. Dopo il 3 giugno in molti si sono aggrappati alla narrativa del “virus cli- based Practice, è oggi
riconosciuto tra gli
nicamente morto”, perché rappresentava una convincente àncora di salvatag- esperti più autorevoli
di ricerca e sanità del
gio che, complice la bella stagione e le riaperture dei confini tra Regioni ci ha nostro Paese, grazie a
competenze trasversali
restituito un’illusione di normalità. Purtroppo, non era la festa della Liberazione: che interessano tutti
il coronavirus era ancora in mezzo a noi nonostante avessimo piegato la curva i livelli del sistema
sanitario
dei contagi e svuotato gli ospedali, grazie ad un lockdown tempestivo, rigoro-
so e prolungato. Ma il sogno è durato meno di un batter d’ali. Già dalla fine di
luglio il numero dei casi settimanali ha ripreso a salire e le folli notti d’agosto
hanno acceso la miccia della seconda ondata: con il rientro nelle grandi cit-
tà, la ripresa del lavoro e la riapertura delle scuole del giro di due mesi i nuovi
casi settimanali sono schizzati oltre quota 240 mila. Parallelamente ospeda-
li e terapie intensive hanno raggiunto il livello di saturazione e la curva dei de-
cessi ha ricominciato a salire.
Tuttavia, se la prima ondata l’abbiamo subita, la seconda l’abbiamo favorita
con un mix di comportamenti individuali sconsiderati, impreparazione dei ser-
vizi sanitari e scarsa sintonia tra Governo, Regioni ed Enti locali. E adesso che
le restrizioni introdotte stavano cominciando a sortire i loro effetti, l’irrefrena-
bile desiderio del consumismo natalizio ha già allentato le fila, nella speranza
che un vaccino sicuro, efficace e disponibile per tutti permetta di prevenire la
terza ondata. Ma, dopo settimane di roboanti dichiarazioni e numeri da parte
delle aziende produttrici, solo il 1° dicembre Pfizer e Moderna hanno presenta-
to il dossier all’European Medicines Agency per l’autorizzazione all’immissio-
ne in commercio condizionata. Una cosa buona però ci ha regalato il corona-
virus: abbiamo riscoperto la straordinaria importanza di un bene inestimabile,
il nostro Servizio Sanitario Nazionale. Quel Servizio Sanitario Nazionale pub-
blico, equo e universalistico, tanto prezioso quanto fragile, che è la più grande
conquista sociale dei cittadini italiani e che tutto il mondo continua ad invidiarci.

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Paure e pregiudizi
Paolo Legrenzi

Le persone non hanno paure proporzionate ai pericoli. Temono di più ciò Paolo Legrenzi
(Venezia, 1942)
che è improvviso, impressionante e imprevedibile. Nel 2020, il contagio del- è professore emerito
di psicologia cognitiva.
le paure è stato più veloce di quello biologico. Abbiamo assistito a quella che Ha lavorato in Italia
e a Princeton, Parigi
è stata definita come una “infodemia”, una sorta di inflazione di opinioni da e Ginevra. Tre lavori
cui ognuno ha ricavato una sua personale valutazione dei fatti. Ora è arduo e il libro più noti hanno
più di duemila citazioni
distinguere i giudizi dai pre-giudizi per chi ha un pregiudizio. su Google Scholar

Nel 2000 – con Philip Johnson-Laird dell’università di Princeton, Maria


Sonino e il mio giovane collega Vittorio Girotto, prematuramente scomparso
– pubblicammo una serie di esperimenti sulla rivista Science: le persone in-
consapevolmente si illudono di fronte a informazioni contrastanti (il titolo del
lavoro è appunto “Illusioni nei ragionamenti in cerca della coerenza”). Que-
ste auto-illusioni rinforzano la convinzione nelle proprie opinioni. Quanto più
s’ignora come stanno le cose, tanto più si crede di conoscerle. È un effetto
generale chiamato “Dunning-Kruger” dai nomi dei due studiosi che per pri-
mi l’hanno misurato nel 1999. (Titolo: “Senza abilità e inconsapevoli di esser-
ne privi: come la difficoltà nel riconoscere le proprie incompetenze porta a
sopravvalutarsi”).
È stato sperimentalmente dimostrato che le persone più abili in un dato
compito sanno valutare correttamente i loro limiti. Chi sa meno, invece, si so-
pravvaluta sia nelle abilità sia nelle competenze. Anche nel campo delle opi-
nioni le persone preparate sono più inclini a controllare le loro credenze in
modi razionali e con dati oggettivi. Così come la rete ha fatto crescere il diva-
rio tra pericoli oggettivi e paure soggettive possiamo prevedere che nel 2021
crescerà il divario tra chi sa e chi crede di sapere.

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Mondo
2
Le risposte delle democrazie
all’agenda globale
Maurizio Molinari

Il 2021 inizia con otto fenomeni globali che si sovrappongono tra loro, ponen- Maurizio Molinari
è direttore di
do sfide che si declinano in ogni singolo Paese, – democrazie o meno – e che Repubblica e direttore
editoriale del Gruppo
hanno bisogno di risposte dall’insieme della comunità internazionale. Vedia- Gedi. È stato direttore
de La Stampa e
mo di cosa si tratta. corrispondente da New
Innanzitutto i conflitti, di nuova generazione, soprattutto cybernetici. La sfi- York, Gerusalemme e
Bruxelles. Il suo ultimo
da è di identificare delle forme di sicurezza collettiva online per la protezio- libro è “Atlante del
mondo che cambia”
ne della sicurezza, della creatività intellettuale e dei diritti digitali. Poi ci sono (Rizzoli)
le disuguaglianze, innescate dalla crisi della globalizzazione, che hanno ge-
nerato rivolte, il fenomeno del sovranismo e del populismo. Sostanzialmente
il malessere è uno stato d’animo negativo del ceto medio: su questo fronte
il bisogno maggiore è quello di giustizia economica. Poi abbiamo il fenome-
no delle migrazioni, sempre più forte soprattutto all’interno dei grandi conti-
nenti, pensiamo all’Asia o all’Africa, che si sommano ai cambiamenti climatici.
Il cambiamento climatico non è più in discussione: è un dato costante del-
la vita economica di una moltitudine di Paesi e richiede alle singole capitali,
ai singoli leader, di pensare nuove forme di organizzazione urbana, di econo-
mia, dei trasporti. Il razzismo e la gender equality rappresentano due caren-
ze di diritti: l’odio per il prossimo, contro minoranze o gruppi differenti, e l’as-
senza di parità di genere non solamente nei Paesi del Sud ma anche in quelli
del Nord del mondo, anche se in modo diverso, pongono in maniera brutale
la necessità di una maggiore tutela dei diritti dei singoli. Infine, abbiamo ere-
ditato dal 2020 l’emergenza delle pandemie, che va bene aldilà del Covid-19.
Il mondo è stato sorpreso nel 2001 dagli attacchi terroristici contro Wa-
shington e New York, e poi il terrorismo jihadista si è dimostrato un fenome-
no globale. È stato sorpreso nel 2008 dalla crisi finanziaria che ha investi-
to ogni risparmiatore. Adesso siamo di fronte a una terza grande pandemia,
quella sanitaria, che richiede di ripensare la sicurezza sanitaria per i cittadini
con nuove strutture, nuove politiche, e una nuova organizzazione della vita ci-
vile. Bisogna chiedersi quali possano essere i nuovi pericoli, le nuove minac-
ce globali capaci di portare formidabili sfide alla sicurezza collettiva. In real-
tà, se leggiamo assieme questa agenda, ci troviamo di fronte al motivo per il
quale il nuovo presidente americano Joe Biden ha identificato le sfide globali
nella necessità di un momento di incontro tra le democrazie del pianeta per
trovare risposte comuni, perché si tratta di sfide globali che, declinate all’in-
terno dei singoli paesi, innescano ripercussioni negative che tendono ad al-

2—Mondo 13 torna al sommario


lontanare i Paesi gli uni dagli altri.
La ricetta delle autocrazie è spesso di ignorare questi problemi e di affron-
tarli in maniera brutale. Quella delle democrazie deve e può essere il tenta-
tivo di trovare una soluzione comune. Questo è il tema forte con cui inizia il
2021. Bisognerà vedere se i leader dei Paesi democratici riusciranno a trova-
re un linguaggio comune per affrontare in maniera innovativa le emergenze
portate da immigrazioni, pandemie, disuguaglianze economiche e di gene-
re, clima, razzismo e populismo e conflitti cybernetici.

2—Mondo 14 torna al sommario


La concertazione di Biden
Giuseppe Sarcina

L'America cambia stagione, anche se quello di Donald Trump, sconfitto nel- Giuseppe Sarcina
è corrispondente
le elezioni del 3 novembre, potrebbe essere non un passo d'addio, ma solo del Corriere della Sera
da Washington.
un arrivederci al 2024. Nato a Milano nel 1962,
prima di arrivare
Joe Biden, dopo aver messo insieme una larga coalizione risultata vin- al Corriere nel 1995,
cente, dovrà ora governare il Paese. Il sabotaggio del presidente in carica ha è stato dal 1988
al 1995 al settimanale
reso difficile la transizione dei poteri. Tuttavia le vere difficoltà cominceranno Il Mondo.
Per il quotidiano
a partire dal 20 gennaio, il giorno dell'inaugurazione. di via Solferino è stato
corrispondente
Biden dovrà subito mettere in campo un piano per fronteggiare, nello stes- da Bruxelles, inviato
so tempo, l'emergenza sanitaria e quella economica. Potrebbe ritrovarsi sen- per l’Italia e l’estero
(ha seguito le
za la sponda del Congresso. Al momento è probabile che il Senato resterà Primavere arabe,
il caso Marò-India, la
nelle mani dei repubblicani. Se così fosse, il nuovo leader degli Stati Uniti do- guerra russo-ucraina),
corrispondente da
vrà ricorrere alla sua riconosciuta capacità di mediazione. Ma non sarà sem- New York dal 2015,
plice. Da una parte Biden potrebbe essere costretto a trattare con il leader da Washington dal 2017

dei repubblicani al Senato, Mitch McConnell. Dall'altra dovrà comunque fare i


conti con le richieste dell'ala radical del partito democratico, guidata da Ber-
nie Sanders, Elizabeth Warren e, alla Camera, da Alexandria Ocasio-Cortez.
Fin dalle sue prime mosse, “Joe” ha adottato un metodo che probabilmen-
te sarà una costante del suo mandato: il dialogo tra parti di solito contrap-
poste, una specie di “neo concertazione”. Ha iniziato mettendo intorno allo
stesso tavolo (virtuale) le grandi imprese, come General Motors, e i sindaca-
ti. Potrebbe continuare, provando a confrontarsi simultaneamente con i de-
mocratici e i repubblicani a Capitol Hill.
La presidenza Biden solleva molte attese anche sul piano internazionale.
Gli Usa rientreranno subito nell'accordo di Parigi sul “climate change” e for-
se anche nell'intesa sul nucleare con l'Iran. Saranno rilanciati anche i rapporti
con l'Unione europea e la Nato, anche se resteranno le differenze strutturali
sia in materia di commercio che di contributi alla difesa comune. Il tema più
complicato, comunque, sarà quello delle relazioni con la Cina. L'ex numero
due di Barack Obama è contrario all'imposizione dei dazi, ma non ha ancora
indicato quale potrebbe essere l'alternativa.

2—Mondo 15 torna al sommario


Le riforme di Xi nella Cina
che invecchia
Filippo Santelli

L’elezione di Joe Biden fa respirare la Cina. Insieme a Trump, lascia la Casa Filippo Santelli
è corrispondente dalla
Bianca una squadra di “falchi” che avevano fatto del contrasto a Pechino la Cina per Repubblica

loro missione quotidiana. Con il nuovo presidente, torna una concezione di


politica estera più tradizionale e prevedibile, aggettivi che non dispiacciono
al Dragone. Ma Xi e la leadership comunista sanno anche che la traiettoria
dei rapporti bilaterali non cambierà in modo radicale. Magari si riprenderà a
discutere di questioni globali come il clima, ma nel lungo periodo l’obiettivo
degli Stati Uniti resterà contenere l’ascesa cinese, principale minaccia alla
loro egemonia.
La competizione sarà sempre più dura e più vasta, per questo nei pros-
simi mesi Pechino dedicherà tutte le energie a rafforzarsi. Il nuovo piano
quinquennale, che sarà approvato all’inizio dell’anno, metterà al centro l’in-
novazione tecnologica e il mercato interno, per rendere l’economia meno di-
pendente dagli shock, meno boicottabile. Sul fronte internazionale, dove Bi-
den proverà a compattare gli alleati, la Cina cercherà di rafforzare i legami
economici con il resto dell’Asia, anche formalizzandoli con accordi di libero
scambio. Dal punto di vista strategico però i rapporti con i vicini resteranno
tesi, vista la crescente assertività di Pechino sul piano militare.
All’interno Xi e il Partito, forti della vittoria sul virus, continueranno a raffor-
zare il controllo. Il 2021 sarà un anno decisivo per avviare le riforme strutturali
di cui un Paese che invecchia così velocemente ha bisogno. Ma sarà decisi-
vo anche per puntellare gli equilibri politici, perché precede l’anno del Con-
gresso del Partito. Xi vorrà arrivare più solido che mai all’appuntamento che
gli consegnerà il terzo mandato e il compito di portare la Cina alla compiuta
modernità entro il 2035. È con lui al timone che il sogno di rinascita naziona-
le si realizzerà. Oppure svanirà.

2—Mondo 16 torna al sommario


I confini di Pechino
Simone Pieranni

Il 2021 per Pechino sarà all'insegna del tentativo di riportare alla normalità, per Simone Pieranni
caporedattore
quanto possibile, le relazioni con gli Usa e rafforzare il suo mercato domesti- a Il manifesto,
ha pubblicato
co. A unire questi due aspetti è la “doppia circolazione”, la volontà di potenzia- “Red Mirror – il nostro
futuro si scrive in Cina”
re il mercato interno senza perdere gli investimenti dall'estero, ma provando a (Laterza, 2020).
liberarsi dai rischi internazionali per quanto riguarda il comparto tecnologico. Su Twitter e Instagram:
@simopieranni
“Doppia circolazione” per il presidente Xi Jinping significa anche “autosuf-
ficienza” nella produzione della “tecnologia di base”, ovvero i microchip – vero
tallone d'Achille della crescita hi-tech cinese – per i quali Pechino è comple-
tamente dipendente dalle forniture straniere, americane e taiwanesi in primis.
Gli auguri al presidente eletto americano Joe Biden avvenuti una decina
di giorni dopo il voto, indicano la volontà di provare a ricostruire una relazio-
ne benché il Pcc sappia bene che sarà difficile tornare a una situazione “pre
Trump”. I motivi di scontro hanno scavato a fondo nella reciproca fiducia dei
due Paesi. Pur sapendo che Biden ripercorrerà presumibilmente la strategia
obamiana di pivot to Asia, a Pechino trapela un cauto ottimismo circa la pos-
sibilità di far ripartire i dialoghi economici, scongiurando il decoupling – il di-
saccoppiamento delle economie americane e cinesi – bramato da Trump, ma
di complicata realizzazione data l'interconnessione tra i due Paesi.
Un altro elemento da verificare sarà l'effettiva possibilità da parte della
Cina di “spingere” sul mercato interno. Per fare ciò sarà necessario aumen-
tare la capacità di acquisto di quella massa di popolazione che al momento
soffre le difficoltà economiche conseguenti alla pandemia – benché la Cina
sarà l'unico Paese a crescere – e che necessita di una riforma del sistema di
welfare, soprattutto per quanto riguarda l'annoso problema dell'hukou, il “per-
messo di residenza” che vincola i diritti sociali al luogo di nascita, escluden-
do così i “lavoratori migranti” dai diritti garantiti dallo stato sociale cinese.

2—Mondo 17 torna al sommario


La fortezza russa
Anna Zafesova

La lunghissima pausa che Vladimir Putin si è preso prima di riconoscere la Anna Zafesova
giornalista che
vittoria di Joe Biden – mentre si intratteneva in conversazioni su iniziative e segue la transizione
postsovietica di Russia,
progetti con Bashar al-Assad, Recep Tayyip Erdogan e Aleksandr Lukashen- Ucraina, Belarus
e dintorni. Insiste
ko – può essere il trailer del film sulla Russia nel 2021: un Paese che si sta abi- a definirsi “sovietologa”.
tuando sempre di più al proprio isolamento, una sorta di lockdown che richia- Su Twitter è @zafesova

ma quello che si è autoimposto il presidente russo, che per la maggior parte


dell'anno ha videobacchettato ministri e governatori, chiuso nella sua dacia
asettica. L'esito delle elezioni americane ha distrutto le speranze del Cremli-
no di ricucire con l'Occidente: la Casa Bianca di Biden, ansiosa di ripristinare
la normalità internazionale, indubbiamente farà piovere nuove sanzioni e ria-
prirà canali di sostegno all'Ucraina e all'opposizione russa e belarussa. Una
certezza quasi consolatoria: si resterà nemici come prima, forse più di prima,
senza bisogno di cambiare niente.
Il Cremlino è più che mai una fortezza assediata, non solo sul perimetro
esterno. Putin è stato tra i leader politicamente più colpiti dal Covid-19, e la
mancanza di aiuti per famiglie e imprese e larghi gesti propagandistici di in-
vio di medici e vaccini all'estero, mentre negli ospedali della provincia russa
mancava l'ossigeno, ha incrinato ulteriormente la fiducia nel governo. Il col-
lasso dei prezzi del petrolio, in un mondo fermo, sgonfia gli airbag di un'eco-
nomia già stagnante, e il ristagno della politica, al terzo decennio putiniano,
fatica a gestire uno scontento sempre più diffuso. Le voci sulla salute malfer-
ma di Putin, più che svelare un segreto segnalano una realtà evidente: a pre-
scindere dalle condizioni reali del presidente, tutti si interrogano ormai sulla
crisi del sistema che ha costruito. Un 2021 che potrebbe ricordare un 1982,
con la Siria al posto dell'Afghanistan, se non fosse per Alexey Navalny, che il
veleno somministratogli dai servizi russi ha definitivamente trasformato in un
Lech Walesa russo, deciso a non aspettare una caduta del regime, ma a sfi-
darlo, sia in Rete che nelle piazze.

2—Mondo 18 torna al sommario


Elezioni e accordi nucleari
Viviana Mazza

Mentre le elezioni presidenziali negli Stati Uniti si sono appena svolte, in Iran Viviana Mazza
scrive per la redazione
si terranno il 18 giugno. La questione chiave dell'anno che verrà è: in che Esteri del Corriere
della Sera. È stata
modo i cambiamenti di leadership potranno influenzare i rapporti tra i due più volte inviata
negli Stati Uniti e
Paesi, in guerra fredda da oltre 40 anni. in Iran, oltre che in
Joe Biden ha definito una priorità il ritorno all’accordo sul nucleare sti- Siria, Egitto, Israele,
Pakistan, Afghanistan,
pulato con l’Iran nel 2015, quando lui era il vicepresidente di Barack Oba- Arabia Saudita,
Qatar, Nigeria, Haiti.
ma, nell’ambito del gruppo 5+1, i cinque membri permanenti del Consiglio di Nel 2010 ha vinto il
premio giornalistico
Sicurezza dell’Onu più la Germania, oltre all’Unione Europea. Biden e il suo Marco Luchetta; nel
segretario di Stato Antony Blinken vedono nel Joint Comprehensive Plan of 2020 il premio Biagio
Agnes per il migliore
Action (Jcpoa) — abbandonato unilateralmente da Donald Trump — un mezzo reportage. Ha scritto
9 libri con Mondadori
per impedire a Teheran di arrivare ad un’arma nucleare. La condizione è che e uno con Solferino
anche la Repubblica Islamica torni a rispettare l’accordo, poiché, in risposta
alle nuove sanzioni che hanno colpito duramente l’economia, alla fine l’Iran
ha aumentato l’attività nucleare.
All’elezione di Biden hanno risposto con parole di apertura sia il presiden-
te moderato Hassan Rouhani che diversi conservatori. Esistono, dunque, le
basi e l’intenzione per tornare all'accordo sul nucleare e per rapporti meno
conflittuali, ma anche alcune complicazioni.
Innanzitutto, ci sono le trappole disseminate prima dell’insediamento di
Biden per ostacolare la ripresa del dialogo, a partire dall’assassinio avvenu-
to lo scorso 27 novembre dello scienziato Mohsen Fakhizadeh, il “padre” del
nucleare iraniano, che Teheran ha promesso di vendicare. Fonti dell’intelli-
gence Usa hanno confermato alla stampa il coinvolgimento israeliano. Non
è un mistero che il premier Benjamin Netanyahu, con l’appoggio di Donald
Trump e dei sauditi (che avevano tenuto un vertice pochi giorni prima dedi-
cato proprio all’Iran) sia assolutamente contrario al ritorno al Jcpoa. Nel gen-
naio 2020, gli iraniani hanno preferito evitare una vera escalation (e la guer-
ra) dopo l’uccisione del generale Qassam Soleimani, ma la rabbia del fronte
più oltranzista cresce.
In secondo luogo, nel partito democratico c’è chi vuole conservare una
parte della strategia di massima pressione di Trump, includendo nell’intesa
questioni come i missili balistici o l’appoggio alle milizie nella regione (che
non erano contemplate in quella del 2015), cosa che Teheran rifiuterebbe.
Infine, c’è l’incognita delle elezioni in Iran. Molti si attendono una vittoria
dei conservatori. Nel febbraio 2019, la Guida Suprema Ali Khamenei, la figu-

2—Mondo 19 torna al sommario


ra che detiene il maggiore potere nella Repubblica Islamica, ha pubblicato
un manifesto intitolato: “La seconda fase della Rivoluzione”. Khamenei com-
pirà 82 anni ad aprile, vuole lasciare figure più giovani e conservatrici nei ruoli
chiave. Le elezioni presidenziali saranno il pezzo finale di questo puzzle. Tra i
candidati più noti, al momento ci sono: Mohammad Bagher Ghalibaf, ex co-
mandante dei Guardiani della Rivoluzione, ex sindaco di Teheran e da feb-
braio presidente del Parlamento; Hossein Dehghan, ex generale della fazione
più "riformista" dei Guardiani della Rivoluzione nonché consigliere della Gui-
da Suprema Ali Khamenei (che si è rafforzato dopo l’eliminazione di Qassem
Soleimani); Saeed Jalili, ultraconservatore ed ex negoziatore con l’Occiden-
te sul programma nucleare; e Ebrahim Raisi, capo della magistratura che fu
sconfitto da Rouhani nel 2017. Intanto i riformisti fanno pressione perché si
candidi l’attuale ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif.
Una vittoria dei conservatori, comunque, non chiuderebbe le porte all'ac-
cordo sul nucleare: furono loro a iniziare dietro le quinte i colloqui per il Jcpoa
conclusi sotto il moderato Rouhani. Consapevoli degli ostacoli, però, fonti vi-
cine a Biden parlano da mesi di un Jcpoa-minus, ovvero di un’intesa, per ini-
ziare, in forma più ridotta.

2—Mondo 20 torna al sommario


Il ritorno al futuro libanese
e le elezioni siriane
Giordano Stabile

L’hanno chiamato “ritorno al futuro” ma è un salto nel buio verso il passato e il Giordano Stabile
è il corrispondente
baratro. Futuro, Mustaqbal, è il nome del partito di Saad Hariri, tornato di fat- dal Medio Oriente per
La Stampa. Lavora nel
to al timone del Libano dopo un anno in panchina. A sbatterlo fuori dal Grand quotidiano torinese
dal 1999. Come inviato
Sérail, il palazzo del governo, era stata la “rivoluzione del 17 ottobre”, l’autunno ha coperto i principali
caldo dei Paesi arabi. Fino a un milione di persone erano scese nelle strade conflitti nella regione,
dal Sahara occidentale
di Beirut per spazzare via la classe politica. “Killon yani killon”, tutti vuol dire all’Afghanistan, con
particolare attenzione
tutti, era lo slogan. E invece, un anno dopo, sono tutti lì, ai loro posti. Hariri di a Siria, Iraq, Libia e
alle grandi battaglie
nuovo premier incaricato, accanto al presidente cristiano Michel Aoun, e allo per sconfiggere l’Isis.
speaker del Parlamento, lo sciita Nabih Berri. Beirut però non è più la stes- Su Twitter lo trovate
come @giostabile
sa. Della “saura”, la rivoluzione, è rimasto solo il Pugno, una scultura bianca
in mezzo a Piazza dei Martiri. Tutto intorno solo macerie. L’esplosione del 4
agosto ha sepolto anche le speranze.
Hariri ha promesso “riforme” per ottenere gli aiuti internazionali, ma ri-
mettere sui binari l’economia, con mezza capitale distrutta, dopo una svalu-
tazione della lira del 75% e un’inflazione al 120, significa lotta alla corruzio-
ne, impossibile da parte del sistema che rappresenta, o tagli sanguinosi, gli
stessi che hanno innescato la rivolta. La priorità del trio al comando, Hari-
ri-Aoun-Berri sembra invece sbarazzarsi degli 850 mila profughi siriani e pa-
rare le sanzioni degli Stati Uniti, che per la prima volta hanno preso di mira il
più importante alleato cristiano di Hezbollah, l’ex ministro degli Esteri Gibran
Bassil. Lo stesso che voleva cacciare con la forza i profughi per fare un favore
al raiss siriano Bashar al-Assad. Il destino dei due Paesi è sempre più legato.
Assad ha dato la colpa alla crisi delle banche libanesi, oltreché alle sanzio-
ni americane, per lo stato disastroso del suo Paese. Ha vinto la guerra, ha “fe-
steggiato” i 50 anni della sua “dinastia”. Ora rischia di perdere la pace. In Siria
le file per il pane a prezzi convenzionati sono arrivate anche nella capitale Da-
masco, dopo quelle per la benzina. La conferenza per il ritorno dei profughi, l’11
novembre, è stata un flop, con la partecipazione solo della Russia e dell’Iran.
Il raiss ha bisogno di braccia per la ricostruzione, oltre che di finanziamen-
ti. Pure quelli arrivano con il contagocce dagli alleati, un miliardo da Mosca,
qualcosa in più da Pechino. Con Joe Biden alla guida della Casa Bianca gli
spazi saranno ancora più stretti, perché la nuova amministrazione rilancerà il
sostegno ai gruppi di opposizione che Trump aveva congelato. In primavera,
o al massimo in autunno, sono previste le elezioni presidenziali. Assad punta
ad altri sette anni al comando. Saranno forse più difficili di quelli della guerra.

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Il pericolo della
democrazia indiana
Matteo Miavaldi

La pandemia di Covid19 si è abbattuta su un’India già profondamente fiacca- Matteo Miavaldi


giornalista. Scrive
ta dall’avanzata dell’estremismo hindu di Stato. L’esecutivo guidato per la se- di Asia Meridionale
per il quotidiano
conda volta consecutiva dal primo ministro Narendra Modi ha ulteriormente Il manifesto.
Su twitter è
consolidato la propria stretta autoritaria, forte di una maggioranza schiac- @majunteo
ciante in parlamento e di un’opposizione politica mai così frastagliata ed ec-
toplasmica.
La situazione nel Kashmir amministrato dall’India, spogliato della propria
autonomia nel 2019, continua a rimanere critica, con 12 milioni di musulma-
ni esposti al progetto di “indianizzazione” promosso dalla destra hindu al go-
verno. Con l’apertura della compravendita di immobili e licenze commerciali
anche a cittadini indiani non kashmiri, Modi vuole replicare in Kashmir la stra-
tegia cinese in Tibet. L’obiettivo di de-islamizzare l’unico Stato indiano a mag-
gioranza musulmana non fa che esacerbare le tensioni mai sopite col vicino
Pakistan, economicamente sempre più dipendente da Pechino.
L’enorme minoranza islamica indiana – 200 milioni di persone, terzo Paese
musulmano al mondo dopo Indonesia e Pakistan – è vittima di discriminazio-
ni e violenze settarie in tutto il Paese. I responsabili, protetti dalla conniven-
za tra Stato e sigle dell’estremismo hindu, agiscono in un clima di impuni-
tà totale e, secondo diverse organizzazioni per i diritti umani, con il supporto
della polizia. Il suprematismo hindu ha intaccato ogni fondamento della de-
mocrazia indiana, dalla libertà di espressione all’autonomia del potere giudi-
ziario. Tra gli oppositori del regime Modi si parla apertamente di “morte del-
la democrazia indiana”.
Nel 2021 proseguirà lo scontro con la vicina potenza cinese, che preme
sull’Himalaya e continua a erodere terreno anche sul fronte geopolitico, allon-
tanando Bangladesh, Nepal e Sri Lanka dalla sfera d’influenza di New Delhi.
Con una crisi economica post-Covid che si annuncia devastante – l’India è il
Paese asiatico più colpito dalla pandemia – il governo Modi intende ripiega-
re sul nazionalismo hindu come esercizio di distrazione di massa e collante
popolare, ponendo una minaccia mai così concreta alla tenuta democratica
del secondo Paese più popoloso al mondo.

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La Turchia fra ambizione
e realtà
Marta Ottaviani

Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha chiuso un 2020 che ha visto la Marta Federica
Ottaviani
Turchia rafforzare la propria posizione sulla scena internazionale, dando non giornalista
professionista
poco filo da torcere non solo all’Unione Europea e all’Occidente, ma anche freelance, ha lavorato
come corrispondente
alla Russia, al momento il suo principale alleato. Il capo del Cremlino, Vladi- dalla Turchia dal 2005
mir Putin, ha faticato, e non poco, a contenere le ambizioni di Ankara in Siria al 2013 per le maggiori
testate italiane, fra cui
e nel Caucaso, dove la Mezzaluna è riuscita a scalzare la Russia dal predo- Apcom, Avvenire,
La Stampa e Radio24.
minio storico sulla regione. Dal 2008 ha seguito
la crisi del debito
Il 2021, però, per il presidente turco sarà un anno impegnativo sotto di- greco e dal 2016 ha
versi aspetti. Il risultato delle elezioni americane non ha rappresentato una iniziato a specializzarsi
anche sulla Russia e i
buona notizia. Erdogan sa di non poter contare sull’indulgenza che ha carat- territori dell'ex URSS.
Il suo libro “Il Reis,
terizzato l’amministrazione Trump. Il nuovo inquilino della Casa Bianca, Joe come Erdoğan ha
cambiato la Turchia”
Biden, non sembra disposto ad accettare tutte le ambizioni dell’alleato Nato (2016) ha vinto il
in politica estera, come aveva fatto il suo predecessore, e potrebbe decide- premio Fiuggi Storia

re di applicare sanzioni alla Turchia o rispolverare l’inchiesta che vede prota-


gonista Halkbank, la seconda banca pubblica del Paese, scoperta a fare da
tramite per transazioni con le quali si aggiravano le sanzioni contro l’Iran. Una
brutta storia di corruzione, che potrebbe portare la Mezzaluna a subire san-
zioni deleterie per la sua economia e per il consenso del Capo dello Stato.
La prima sfida della Turchia nel 2021, quindi, è quella di bilanciare le pro-
prie ambizioni con la loro reale fattibilità. La priorità principale è quella di met-
tere in sicurezza l’economia, riportare sotto controllo i cambi della lira tur-
ca su euro e dollaro, ridare fiducia a chi vuole investire nel Paese ed evitare
lo choc inflazionistico. Dall’altra parte, Ankara tornerà sicuramente a far va-
lere le sue pretese su alcuni scenari internazionali, soprattutto quelli dove si
sente in una posizione di superiorità. Gli occhi sono puntati sull’Egeo orien-
tale, dove le ambizioni turche in termini rivendicazione di acque territoriali ri-
schiano di danneggiare la Grecia e una sempre più debole Unione Europea.

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Un Nuovo Medio Oriente
Federica Zoja

Il 2021 si preannuncia per Israele carico di incognite pesanti, non solo in ter- Federica Zoja
reporter e analista.
mini socio-economici – riuscirà la traballante leadership ad attutire l’impatto Scrive di Nord Africa
e Medio Oriente, fra
della seconda ondata di pandemia, più grave della prima per ricadute sanita- gli altri, per Avvenire.
Per ResetDOC ha
rie e occupazionali? – ma pure in prospettiva politica. Sul piano internazionale, curato la monografia
dopo la firma degli Accordi di Abramo con Emirati Arabi Uniti e Bahrein sotto “L'Eccezione tunisina.
Ritratto di un
l’ala protettrice dell’amministrazione statunitense di Donald Trump, il processo laboratorio politico
unico” (2020).
di normalizzazione delle relazioni con l’arco dei Paesi a maggioranza islamica Su Twitter è
@fede_zoja
sunnita, seppure ben avviato, non si è ancora compiuto a pieno: il segretario
di Stato americano uscente, Mike Pompeo, ha utilizzato tutte le leve persuasi-
ve per condurre l’Arabia Saudita al grande passo, ma è probabile che il casa-
to tutore dei luoghi santi dell’Islam prenderà ancora tempo. Intanto, la stampa
(israeliana e non) alterna rivelazioni su un’intesa imminente con Riyadh ad aspre
critiche nei confronti del governo di unità nazionale – co-gestito da Benjamin
Netanyahu e Benny Gantz –, accusato di voler scendere a patti con il diavolo.
Tuttavia, a impensierire i vertici israeliani è soprattutto il sodalizio fra grup-
pi terroristici sunniti, “sfollati” dal Vicino Oriente dopo la débâcle del sedicente
Stato islamico, e padrini sciiti. La Repubblica islamica iraniana, vacillante sotto
la scure dell’epidemia di coronavirus, rappresenta la minaccia più concreta alla
sicurezza di Israele. Il pragmatico presidente Hassan Rohani, alla fine del suo
secondo mandato, sarà sostituito con elezioni in giugno. Il profilo del suo suc-
cessore, le strategie che metterà in atto per puntellare sistema e consenso, i
suoi rapporti con la Casa Bianca di Biden-Harris costituiscono punti interroga-
tivi di importanza vitale per Israele. L'assassinio, in Iran, dello scienziato nucle-
are Mohsen Fakhrizadeh, responsabile del progetto Amad, per il quale Tehe-
ran ha puntato il dito contro i servizi israeliani, fa temere un'escalation violenta.
Sul piano della politica interna, una quarta chiamata alle urne in due anni in-
combe sugli elettori israeliani, plausibilmente cercata dal premier Netanyahu
anche per sviare l'attenzione dalle sue vicende personali. Per lui, l’anno si aprirà
con la prima udienza del processo in cui è accusato di corruzione, frode e abu-
so di potere. Complice lo slittamento eccessivo dell'approvazione della legge
di bilancio, la pace armata con il vice premier Gantz, leader di Blu e Bianco e
ministro della Difesa, è tramontata. Gantz potrebbe ora cedere al corteggia-
mento delle opposizioni e, cavalcata la sfiducia al suo competitor, prendere le
redini in solitaria.

2—Mondo 24 torna al sommario


All Black Lives Matter
Lorenzo Simoncelli

Nel 2020 tra Kenya, Nigeria e Sudafrica sono state uccise 49 persone per Lorenzo Simoncelli
35 anni, è un
mano della polizia o dell’esercito. Omicidi sommari, dalle dinamiche opache, giornalista
multimediale.
passati ingiudicati con la scusa di dover far rispettare lockdown e coprifuoco Dal 2012 vive e lavora
in Sudafrica e racconta i
per fermare la diffusione del Coronavirus. cambiamenti dell’Africa
La militarizzazione delle grandi metropoli africane ha fatto esplodere un sub-sahariana con
immagini, suoni e
altro virus: la criminalizzazione della povertà. Le vittime sono giovani, donne, parole. È un “afro-
realista” e crede
persino disabili. Eppure, escluse le comunità di appartenenza, nessuno si è che l’Africa sia
il continente del
ribellato. I loro nomi non sono diventati icone, murales o t-shirt. Il colore del- presente con cui
la pelle delle vittime è come se si fosse sbiadito, proprio nel continente nero è necessario dialogare
attraverso una nuova
per eccellenza. Le piazze europee colme di slogan di proteste contro l’omi- lente. Su Twitter è
@lionreporter
cidio di George Floyd, si sono svuotate.
L’ennesima dimostrazione che “Black Lives Matter”, a seconda della la-
titudine. Minneapolis non è Johannesburg e George Floyd non è Nathaniel
Julius, il 16enne con Sindrome di Down ucciso con due colpi di pistola dal-
la polizia a Eldorado Park (Johannesburg) mentre stava andando a comprare
delle caramelle. Il video, girato da una passante, con gli ultimi minuti di vita di
George Floyd è diventato virale, mentre la morte di Nathaniel Julius, priva di
supporto visivo, è passata inosservata.
La vulgata dei giovani africani è la seguente: l’Africa, il continente nero per
eccellenza, deve essere la culla per la rivendicazione dei diritti violati. La na-
scita di questo movimento panafricano non poteva che avere Lagos e la Ni-
geria come punto di partenza. I giovani del Paese più popoloso d’Africa riven-
dicano lo slogan “All Black Lives Matter”, non solo quelle degli afro-americani.
Una protesta, nata anche in questo frangente, contro i brutali metodi usati da
alcune unità speciali della polizia nigeriana. Un’onda lunga che si alterna tra le
piazze fisiche e quelle virtuali e che ha già raggiunto vari Paesi del continente.
E guai a chi prova a saltare sul carro delle proteste per propri tornacon-
ti personali. Se anche l’aiuto economico di un’icona black come Beyoncé è
rispedito al mittente, è segno che siamo di fronte all’inizio di una nuova era.
Giovani africani che si auto-finanziano con campagne in bitcoin, consapevo-
li di avere in mano gli strumenti per una svolta epocale.

2—Mondo 25 torna al sommario


I debiti dell’America Latina
Federico Larsen

Il piano più caldo, ancora una volta, per l’America Latina è quello del debito. Il Federico Larsen
giornalista, membro
continente ha raddoppiato il passivo che aveva nei confronti del Fondo Mo- dell'Istituto di Relazioni
Internazionali
netario Internazionale prima dell’emergenza sanitaria: 63 miliardi di dollari dell'Università di
La Plata, Argentina.
in più di debito in un anno in cui lo stesso Fondo prevede un crollo del 9,4% Scrive di America
dell'economia latinoamericana. Latina per riviste,
giornali, radio e agenzie
Usa e Cina rinnovano su questo piano il confronto: la “diplomazia delle italiane e straniere.
Su Twitter è
mascherine” di Pechino ha sbancato in Sudamerica, e anche se Biden pre- @larsenfede
vede un approccio molto più moderato di Trump nel conflitto geopolitico, l’e-
spansione cinese nel “giardino sul retro” di Washington rimane una gran-
de sfida. Attesissime le misure del nuovo presidente Usa specialmente in
Centro America: Biden conosce molto bene la regione, e si presume che ri-
tiri gli ostacoli posti dal suo predecessore ai migranti di Guatemala, Salva-
dor e Honduras.
La crisi da Covid-19 ha poi messo in sordina le manifestazioni che a fine
2019 hanno scosso l’Ecuador, il Cile e la Colombia. Il caso colombiano risulta
ancora caldissimo. Nel 2020 sono state registrate quasi 300 vittime dei mas-
sacri compiuti da paramilitari, narcotrafficanti e gruppi armati. Il presidente
Iván Duque Márquez dovrà dare risposta alle rivendicazioni popolari senza
mettere a repentaglio l'appoggio che riceve dalle élite tradizionali.
Anche Jair Bolsonaro, in Brasile, fa l'equilibrista tra i settori che lo han-
no portato al potere: l’esercito, l'agro-business e i leader delle chiese pen-
tecostali, oltre alle critiche mondiali per la gestione degli incendi nella fore-
sta amazzonica lo hanno ulteriormente debilitato. Eppure non appare ancora
nessuna alternativa capace di dargli filo da torcere sul piano elettorale. Pro-
prio le urne saranno protagoniste in questo 2021 nel continente. A febbraio
si comincia in Ecuador, dove la coalizione sostenuta dall'ex presidente Rafa-
el Correa ha buone possibilità di spodestare Lenín Moreno; ad aprile in Perù
si sceglie il presidente dopo la polemica destituzione di Martín Vizcarra; a no-
vembre doppio appuntamento centroamericano in Honduras e in Nicaragua.
Da non perdere sarà sicuramente il processo costituente cileno. Ad apri-
le saranno eletti i rappresentanti della Convenzione Costituente, la prima al
mondo a garantire parità di genere, e poi si apriranno 12 mesi di dibattiti per
riscrivere la costituzione ereditata dalla dittatura militare di Augusto Pinochet.
Nel bel mezzo di questo processo, a novembre, si sceglierà il nuovo presiden-
te. Un programma imperdibile per gli amanti della politica latinoamericana.

2—Mondo 26 torna al sommario


L’agenda di Francesco
Matteo Matzuzzi

Continuerà ancora per un po’ la reclusione del Papa “preso quasi alla fine Matteo Matzuzzi
è caporedattore del
del mondo” in Vaticano. Viaggi internazionali sospesi, in tempo di pandemia Foglio, dove lavora
dal 2011 e si occupa
non si possono organizzare. Così, a parte le gite fuori porta, come accadu- di Chiesa, Papi,
religioni e libri
to lo scorso ottobre ad Assisi per la firma dell’enciclica “Fratelli tutti”, Fran-
cesco resterà a Santa Marta intento a far avanzare il programma di governo.
Non sarà facile, le spinte opposte di chi vorrebbe accelerare sul terreno
delle riforme e di quanti puntano invece a frenare ritenendo che di carne al
fuoco in questi quasi otto anni di pontificato ne sia stata messa pure troppa,
si faranno sentire. Da una parte l’episcopato tedesco con istanze rivoluzio-
narie (dal sacerdozio femminile all’abolizione del celibato sacerdotale) che
minaccia scismi e rivolte, dall’altra la Chiesa statunitense mai entrata in sin-
tonia con l’agenda di Papa Francesco. Visioni opposte del mondo – non solo
di quello ecclesiale – che non renderanno semplice a Jorge Mario Bergoglio
gestire una situazione che si è fatta sempre più ingarbugliata e che ha inevi-
tabilmente prodotto un rallentamento sul terreno decisivo delle riforme. Ter-
reno, questo, già minato dagli scandali finanziari che dovranno trovare solu-
zione nel 2021, pena un deficit “reputazionale”, come ha scritto il Papa nella
lettera indirizzata alla Segreteria di stato lo scorso agosto, che rischia di get-
tare il pontificato nelle sabbie mobili.
Senza venire a capo dei tanti casi aperti, non ci si potrà infatti dedicare alle
altre priorità: dal rafforzamento dell’intesa con la Cina, avviando anche un dia-
logo diplomatico e non solo pastorale, al completamento del lento spoils-sy-
stem che va a toccare i gangli operativi della curia romana: nei posti chiave
ci finiscono uomini di stretta fiducia, una strategia ben evidente soprattut-
to nella ridefinizione del Collegio cardinalizio che sarà chiamato a eleggerne
il successore: ogni anno nuove porpore, tutti profili in sintonia con l’agenda
papale. Francesco è intento a costruire la propria legacy, affinché i punti pro-
grammatici fissati nel 2013 non vadano archiviati e dispersi appena al Soglio
di Pietro accederà un altro Pontefice.

2—Mondo 27 torna al sommario


Buoni motivi per sperare nella
lotta all’emergenza climatica
Gabriele Crescente

Dopo l’ottimismo suscitato nel 2019 dal movimento Fridays for future, nel Gabriele Crescente
(1980) lavora
2020 il bilancio della lotta all’emergenza climatica è stato molto più incerto. a Internazionale
dal 2006. Si occupa
Da una parte il rallentamento delle attività umane ha provocato un calo senza soprattutto di Europa
e ambiente
precedenti delle emissioni di gas serra e ha inferto un colpo durissimo all’in-
dustria dei combustibili fossili. Dall’altra la pandemia ha oscurato le mobili-
tazioni ambientaliste e ha congelato la diplomazia internazionale sul clima.
Nel frattempo i segnali di una drammatica accelerazione del cambiamento
climatico si sono fatti ancora più evidenti.
L’uscita di scena di Donald Trump, punto di riferimento dei negazionisti di
tutto il mondo, può bastare da sola a far pendere la bilancia dalla parte del-
la speranza. A fine settembre, quando già si profilava la sua sconfitta, la Cina
ha annunciato a sorpresa di voler azzerare le sue emissioni nette di anidride
carbonica entro il 2060, seguita dal Giappone e dalla Corea del Sud, che si
sono impegnati a raggiungere il traguardo dieci anni prima – la stessa data
fissata dall’Unione europea. Uno dei primi atti da presidente di Joe Biden do-
vrebbe essere riportare gli Stati Uniti negli accordi di Parigi e sottoscrivere
l’obiettivo del 2050. A quel punto la pressione sugli altri grandi inquinatori si
farebbe ancora più forte, e la conferenza in programma a novembre a Gla-
sgow, in cui gli stati firmatari dovranno aggiornare i loro obiettivi, potrebbe ri-
velarsi un successo insperato.
Prima di allora ci sarà occasione di misurare quanto valgono davvero que-
sti impegni. Il 2021 sarà l’anno della verità per il green deal annunciato dalla
Commissione europea. Oltre all’approvazione della legge europea sul clima,
nei primi mesi dell’anno è atteso il varo del nuovo bilancio europeo e del re-
covery fund. Una parte consistente di questo pacchetto da 1.800 miliardi di
euro dovrebbe servire a finanziare la transizione energetica, ma molti detta-
gli cruciali devono ancora essere chiariti. L’esempio europeo sarà fondamen-
tale per gli Stati Uniti, dove la proposta del green new deal incontra resisten-
ze anche tra i democratici.
Le enormi somme che nei prossimi mesi saranno investite per superare
la crisi del Covid-19 sono probabilmente l’ultima opportunità di realizzare la
rapida trasformazione dell’economia globale indispensabile per scongiurare
una catastrofe climatica. Se nel 2020 ci siamo sentiti in balìa della storia, nel
2021 avremo l’occasione di scriverla.

2—Mondo 28 torna al sommario


Il cibo è politica
Silvia Lazzaris

L’anno prossimo il cibo diventerà una questione sempre più politica. Il 2020 Silvia Lazzaris
vive in Inghilterra dove
è stato un anno di crisi: la pandemia di coronavirus e l’invasione di locuste in lavora come giornalista
scientifica e produttrice
Africa Orientale hanno reso evidenti le fragilità di un sistema alimentare sem- radio per testate
italiane e internazionali.
pre più complesso, interconnesso e opaco. Il sistema alimentare ha costi na- Lavora anche come
scosti che raggiungono circa 12 mila bilioni l’anno, ed è responsabile di un Editor per la
piattaforma
terzo delle emissioni di gas serra e della metà dei terreni deforestati a livello FoodUnfolded,
finanziata dall'Istituto
globale. La produzione alimentare è una delle principali cause dell’uso inten- europeo di innovazione
e tecnologia.
sivo e dell’inquinamento delle risorse naturali e della perdita di biodiversità. Su Instagram e Twitter
Poi, uno dei più grandi paradossi del nostro tempo: un terzo del cibo prodot- è @silvialazzaris

to va sprecato ogni anno nel mondo mentre 800 milioni di persone soffro-
no regolarmente la fame. Il sistema alimentare occidentale è la definizione
di insostenibilità.
Per questo motivo, le Nazioni Unite stanno pianificando un vertice su que-
sti temi proprio per il prossimo autunno. Se infatti vogliamo avere anche solo
una remota possibilità di raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile en-
tro il 2030, dobbiamo urgentemente trasformare il modo in cui produciamo e
consumiamo cibo. Il vertice offrirà un’opportunità per raggiungere accordi sul-
le esigenze più immediate, e per identificare e sviluppare percorsi scientifici
ed economici che sostengano trasformazioni veloci e relativamente indolori.
Nel frattempo, in Europa continueranno i negoziati sulla riforma della Poli-
tica Agricola Comune fino all’approvazione finale da parte della Commissio-
ne Europea. Il dibattito sull’assegnazione dei sussidi è aperto, e il 2021 chia-
rirà se l’Ue ha intenzione di riformare in modo più coraggioso la sua Politica
Agricola per evitare che i suoi fondi continuino a favorire l’agricoltura intensi-
va a scapito dei piccoli agricoltori. In Italia molto lavoro sarà richiesto per mi-
gliorare la situazione dei braccianti agricoli. L’anno prossimo inizieremo a ve-
dere i frutti del Piano Triennale (2020-2022) approvato dal Tavolo Caporalato
del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali lo scorso febbraio. Il 2021
spingerà la politica a dover scegliere tra turbolenze nel breve termine e sal-
vaguardia di ecosistemi e comunità nel lungo termine. In questo contesto, la
sfida del giornalismo sarà quella di elevare, senza banalizzare né polarizza-
re, il dibattito pubblico su questo tema.

2—Mondo 29 torna al sommario


La sfida dell’economia
rigenerativa
Andrea Illy

L’antropocene, l’era geologica in cui stiamo vivendo, si conferma fortemente condiziona-


ta dagli effetti dell’azione umana che, dalla Rivoluzione Industriale in poi, ha applicato un
modello economico completamente estrattivo, arrecando notevoli ferite al nostro Pianeta.
L’Earth Overshoot Day, la data che segna il giorno dell’anno in cui l’uomo ha consu-
mato tutte le risorse disponibili e comincia ad intaccare quelle dell’anno successivo, si
avvicina sempre più alla metà dell’anno.
Era il 1970 l’ultima volta in cui il bilancio tra risorse consumate e risorse rigenerabili
è andato in pareggio. Essere sostenibili si è dimostrato un comportamento necessario
per non generare nuove ferite, ma non sufficiente a risanare la situazione di insostenibi-
lità economica, sociale e ambientale che si è creata.
Affinché la situazione non diventi irreversibile, dobbiamo trasformare rapidamente i
nostri modelli di business e sociali da lineari ed estrattivi a circolari e rigenerativi. Se da
una parte è necessario sensibilizzare i cittadini su ciò che possono fare attraverso le loro
abitudini e comportamenti per accelerare questo rinnovamento, dall’altra l’amministra-
zione pubblica deve creare le premesse culturali e finanziarie affinché le attività econo-
miche private – imprese, industrie e servizi, che rappresentano una parte essenziale del
tessuto economico – orientino le proprie scelte verso una gestione virtuosa del proprio
business. Dobbiamo adottare tecnologie e modelli di business innovativi. La biologia ci
insegna che tutto ciò che è organico – sia una pianta o un’organizzazione sociale – può
essere rigenerato, mentre i materiali minerali, che per loro natura non si riproducono,
possono venire riciclati, adottando i principi dell’economia circolare.
L’agricoltura, ad esempio, rappresenta un’enorme opportunità: la capacità del suolo di
assorbire carbonio sotto forma di biomassa è di tre volte superiore al carbonio contenuto
nell’atmosfera. Se arricchiamo il suolo di materia organica inneschiamo una serie di ef-
fetti positivi, dalla biodiversità del suolo che, attraverso il microbiota – formato da miglia-
ia di microrganismi che producono difese immunitarie naturali per la pianta – aumenta
la fertilità senza avvalersi di sostanze chimiche, è resiliente ai fattori atmosferici, miglio-
ra la salute del suolo e quindi della pianta, dei suoi frutti e, a cascata, della salute umana.
Se l’agricoltura può diventare sequestratrice di carbonio, perché non pagare gli agri-
coltori per il carbonio che aggiungono nel suolo? Si aprirebbe un nuovo tipo mercato ca-
pace di generare un business virtuoso. È questa la direzione che dobbiamo intraprende-
re per invertire il ciclo negativo lungo il quale ci siamo incamminati.

Andrea Illy è presidente di illycaffè. Su Twitter è @andrea_illy

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Europa
3
L’Unione senza Angela Merkel
Marco Bresolin

Ancora scossa dalla pandemia che ha messo in luce le sue debolezze po- Marco Bresolin
giornalista classe 1982.
litiche e la cronaca lentezza dei suoi processi decisionali, l’Unione europea Inviato del quotidiano
La Stampa, dal 2016 è
cerca una boccata d’ossigeno in questo 2021. Ma le incognite dietro l’angolo Bruxelles per seguire
da vicino gli sviluppi
sono tante. A partire dalla ripresa economica che metterà alla prova il “Next della politica europea.
Generation Eu”, lo strumento comune ideato (a fatica) proprio per favorire Su Twitter è
@marcobreso
l’uscita dal tunnel della recessione ed evitare una ripartenza a più velocità.
La spinta dovrà arrivare grazie a due leve. La prima è il Green Deal, il pro-
getto per la transizione ecologica che Ursula von der Leyen aveva scelto
come marchio di fabbrica per la sua Commissione e che finora si è dimostra-
to immune all’avanzata del coronavirus. La seconda è la rivoluzione digitale:
un processo che richiederà forti investimenti, ma anche un’adeguata corni-
ce normativa per definire il recinto entro il quale le grandi piattaforme potran-
no muoversi. Con il “Digital Service Act” e il “Digital Market Act” Bruxelles ha
l’ambizione di scrivere le regole del mondo digitale per il prossimo ventennio.
Accanto alle nuove sfide, restano quelle tradizionali. Perché l’Ue non è sta-
ta ancora in grado di risolverle. La prima su tutte si chiama immigrazione: i 27
sono ancora lontani da un accordo sulla riforma del diritto d’asilo. Sul tavo-
lo c’è una nuova proposta della Commissione von der Leyen, ma le distanze
tra i governi restano enormi e la presidenza tedesca, complice la pandemia,
non è riuscita ad accorciarle nel secondo semestre 2020.
L’elezione di Joe Biden migliorerà certamente il clima nelle relazioni tran-
satlantiche, ma l’Ue non deve farsi troppe illusioni. C’è poi l’incognita dei rap-
porti con il Regno Unito nell’era post Brexit. Ma il 2021 segnerà anche un al-
tro passaggio storico: dopo più di 15 anni Angela Merkel lascerà la guida della
Germania e di conseguenza dell’Europa, che senza una leadership forte ri-
schia il disorientamento. Perché Emmanuel Macron ha una visione dell’Ue
ancora troppo francocentrica per poter raccogliere l’eredità politica della
Cancelliera.

3—Europa 34 torna al sommario


La successione
Tonia Mastrobuoni

La Germania si prepara a un 2021 movimentato. Dopo sedici anni di regno Tonia Mastrobuoni
è corrispondente
ininterrotto, la cancelliera Angela Merkel non si ripresenterà alle elezioni del da Berlino
per Repubblica.
26 settembre. E la sua successione, con i sondaggi che premiano la sua pa- È curatrice degli
incontri del Festival
ziente e solida gestione della pandemia con indici di popolarità alle stelle e un dell’Economia.
38-40% di tedeschi che voterebbero Cdu/Csu, è una questione spinosissi- Su Twitter è
@mastrobradipo
ma. Primo, perché i tre candidati alla presidenza del partito – il congresso che
lo designerà è previsto a gennaio – sono considerati deboli. E lasciano pensa-
re che il partito di Adenauer potrebbe decidere alla fine di appoggiare un can-
didato della Csu come il popolare governatore della Baviera, Markus Soeder.
Gli attuali aspiranti leader della Cdu sono il governatore del Nordreno-We-
stalia Armin Laschet, il presidente della Commissione Esteri del Bundestag,
Norbert Roettgen e l’ex manager di Blackrock Friedrich Merz. Il primo, La-
schet, è il candidato maggiormente in continuità con Merkel e ha il sostegno
della maggior parte dei delegati, ma non è abbastanza amato dalla base, e
in particolare dai giovani e dalle federazioni dei land orientali. Che preferireb-
bero Merz, l’uomo che ha promesso di spostare il partito a destra ed è un av-
versario dichiarato di Merkel. A Roettgen, espertissimo di politica estera, non
vengono attribuite grandi chance di succedere alla cancelliera: non ha suffi-
cienti appoggi né nella base né tra i delegati.
Molti nel partito pensano che il candidato ideale sarebbe l’attuale ministro
della Sanità ed ex delfino di Wolfgang Schaeuble, il quarantenne Jens Spahn.
La sua caratura politica è enormemente cresciuta durante la pandemia. Ma
l’ex viceministro delle Finanze potrebbe essere ancora troppo giovane per la
corsa alla cancelleria: attualmente corre in ticket con Laschet. Da anni c’è chi
scommette che si potrebbe presentare alle elezioni del 2025. In ogni caso
dalle elezioni tedesche del 2021 potrebbe emergere una svolta storica: un’i-
nedita alleanza tra i conservatori della Cdu/Csu e i Verdi.

3—Europa 35 torna al sommario


L’anno decisivo per Macron
Stefano Montefiori

Finita l’era della gestione dell’ordinario, quella della presidenza Chirac e in mi- Stefano Montefiori
nato a La Spezia nel
sura minore di Sarkozy e Hollande: il 2021 sarà un anno decisivo per la Fran- 1968, è da oltre dieci
anni corrispondente
cia di Macron, il giovane capo di Stato che deve raccogliere almeno un po’ a Parigi del Corriere
della Sera, dove è
di quel che ha seminato, se vuole sperare di essere rieletto alle elezioni del- entrato come stagista
la primavera del 2022. La Francia è attraversata da problemi profondi, alcuni mentre frequentava
la scuola di giornalismo
trascurati da decenni altri nati di recente, ma affrontati con coraggio – altri la IFG di Milano

definiscono incoscienza o presunzione – dal presidente Macron.


Per citare solo le questioni più pressanti, nel 2021 verrà applicata la leg-
ge contro il separatismo islamista, che punta a riaffermare i valori dello Stato
contro la tentazione di alcuni musulmani di seguire un’interpretazione rigori-
sta del Corano: questo significa uno Stato più forte e meno disposto a tolle-
rare violazioni della laicità, poligamia, sottomissione della donna.
La Francia di Macron è chiamata poi a ripartire dopo la crisi del Covid-19
secondo le ambizioni enunciate dal ministro dell’Economia, Bruno Le Mai-
re: transizione ecologica, rilancio attraverso investimenti in settori innovativi
come idrogeno e batterie elettriche, e tenendo fede a una riforma delle pen-
sioni che prima della pandemia aveva provocato proteste e scioperi senza
precedenti nei trasporti pubblici.
Macron ha fatto autocritica rispetto ai primi tre anni della sua presidenza,
ammettendo di non avere tenuto abbastanza in conto le difficoltà della clas-
se media e popolare: è atteso quindi a una politica più attenta alla lotta con-
tro le diseguaglianze, che recepisca almeno in parte le denunce di uno degli
economisti francesi più noti nel mondo, Thomas Piketty.
Con la nuova amministrazione Biden negli Stati Uniti la Francia spera poi
di rilanciare il multilateralismo nelle relazioni internazionali, ma perseguendo
l’obiettivo di un’Europa più autonoma e forte, a partire dal settore della Dife-
sa. Si tratta di cantieri importanti, che fanno del 2021 un anno cruciale per la
presidenza Macron e per la possibilità della Francia di rilanciarsi a livello in-
ternazionale.

3—Europa 36 torna al sommario


La Spagna ha bisogno
di un miracolo
Francesco Olivo

Gestire l'emergenza, contare le macerie, e provare a ripartire. Nel 2021 la Francesco Olivo
giornalista della
Spagna ha bisogno di un miracolo. L'anno scorso, a marzo, l'inno cantato dai redazione Esteri
della Stampa,
balconi era Resistiré, mitica colonna sonora di Légami!, uno dei primi film di ha seguito negli ultimi
anni da inviato tutte
Pedro Almodóvar. Oggi lo spirito di resistenza si è trasformato in qualcosa di le principali vicende
meno eroico e più complicato da gestire. Il durissimo confinamento è costato della politica
e dell'attualità spagnola
una crisi di cui solo quest'anno si vedranno i risultati. Uno dei Paesi più colpiti
dalla pandemia, sarà anche, le previsioni sono praticamente unanimi, uno di
quelle che più soffrirà le conseguenze della sciagura globale. Il governo pro-
gressista di Pedro Sánchez, in coalizione con Podemos, regge più di quello
che i molti nemici avessero sperato. Le spallate per il momento sono fallite,
ma i fronti sono molti. Decisivo sarà risollevare il turismo, il settore che aveva
garantito al Paese tassi di crescita importanti, ma che ha rivelato l'altra faccia
della medaglia: precarietà del lavoro e poca solidità finanziaria.
Il primo appuntamento politico, pandemia permettendo, saranno le ele-
zioni in Catalogna, fissate per il 14 febbraio, dopo che il presidente della Ge-
neralitat, Quim Torra è stato destituito dopo una condanna per disobbedien-
za. I leader carismatici sono fuori gioco, Carles Puigdemont in Belgio e Oriol
Junqueras in carcere, ma continuano a tirare le fila. L'indipendentismo è co-
stretto a fare i conti con la realtà: la secessione è un sogno irrealizzabile, al-
meno nel breve periodo. Si aprono così scenari di collaborazione tra i parti-
ti di sinistra di Madrid e quelli di Barcellona. Il governo spagnolo, d'altronde,
non ha intenzione di alzare il livello dello scontro e prepara una riforma del-
la giustizia che abbasserebbe le pene dei leader indipendentisti condannati
per il referendum del 2017. Anche in Catalogna il clima è cambiato, ora le pri-
orità sono altre: prima fra tutte quella economica e sociale.
Sarà un anno interessante anche per la destra. La svolta moderata del
Partito Popolare, che si è allontanato (almeno a parole) dall'estremismo di
Vox sarà messa a dura prova: buona parte dell'elettorato conservatore vuo-
le far cadere Pedro Sánchez e non soltanto con le buone. Tempi complica-
ti per i moderati.

3—Europa 37 torna al sommario


Il make-up di Boris,
leader di tutti
Antonello Guerrera

Sappiamo che la Brexit sarà un salto nel buio per il Regno Unito, con o sen- Antonello Guerrera
36 anni, giornalista,
za accordo con l’Ue. Non sappiamo però quale sarà l’impatto per l’economia è corrispondente di
Repubblica di Londra
britannica (Bank of England ha stimato 8% in meno del Pil), per la società, dal 2018 e giornalista
parlamentare a
per la burocrazia (si temono 270 milioni, sì milioni, di dichiarazioni dogana- Westminster. Prima ha
li in più all’anno). E la crisi pandemica confonde ancora di più uno scenario lavorato al Riformista,
Gazzetta dello Sport,
già caotico. Il Post e
Internazionale.
Una cosa, però, è certa. Vedremo un altro Boris Johnson nel 2021. Basta Su Twitter è
@antoguerrera
col “Donald biondo” che, dopo aver trionfato alle urne nel dicembre 2019, si è
inimicato molti colleghi conservatori in questi mesi. A Downing Street e Whi-
tehall ne sono convinti: “Lui vuole diventare un leader inclusivo e amato come
Angela Merkel, non divisivo e spesso detestato come Trump”.
E dunque via da Downing Street, lo scorso novembre, il suo “rasputin” e
genio della propaganda della Brexit e delle ultime elezioni, Dominic Cummin-
gs, insieme al suo scagnozzo e direttore delle comunicazioni al “Numero 10",
Lee Cain. Non solo: Boris ha promesso di coinvolgere molto di più i deputati
tory, sinora sempre tenuti all’oscuro dall’assolutismo nevralgico e decisiona-
le di Cummings, che marginalizzava lo stesso premier.
Sarà vero? Cummings potrà tornare un giorno (campagna elezioni 2024?),
ma certo Boris è oramai entrato in modalità di quando era sindaco di Londra.
Ossia essere leader “di tutti”, trasversale, e non a caso allora governò otto
anni. Anche perché la sua fidanzata Carrie Symonds (di 24 anni più giovane
ed ex capa delle comunicazioni tory), dopo aver fatto cacciare “rasputin”, ha
assunto sempre più potere a Downing Street: il suo approccio soft e colle-
giale segnerà l’agenda di Johnson nel 2021.
Ma questo make-up di Boris funzionerà? Dal 1° gennaio il gioco della Brexit
si farà duro, perché per la prima volta ne vedremo le conseguenze concrete,
che ricadranno tutte sul premier che l’ha voluta. Riappropriarsi ora dello spi-
rito ecumenico di “sindaco di Londra” non sarà facile, né naturale. In quella
veste (2008-2016), Johnson lodava il mercato unico europeo, ora invece so-
gna una Global Britain senza l’Europa. Il 2021 sarà decisivo per il futuro poli-
tico di Boris Johnson.

3—Europa 38 torna al sommario


La verifica del quartetto
di Visegrád
Matteo Tacconi

Il 2021 sarà un anno complicato per il Gruppo Visegrád. Il quartetto cen- Matteo Tacconi
giornalista. Segue da 15
tro-europeo – composto da Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovac- anni l’Europa Centrale
e i Balcani, scrivendo
chia – dovrà uscire dalle secche della crisi economica causata dal corona- e producendo
documentari tv e
virus. La Polonia ne ha retto meglio l’urto, avendo un’economia più elastica. radio. Il suo sito è www.
Repubblica Ceca e Slovacchia hanno sofferto la frenata del settore dell’auto, matteotacconi.com.
Su Twitter è
traino del loro export. In Ungheria, il 44% dei cittadini ha perso reddito: peg- @mat_tacconi

gior dato in Europa. La ripresa dipenderà da una miscela di fattori. Program-


mi e fondi Ue, strategie governative e stato di salute dell’industria manifattu-
riera occidentale, che nell’Europa Centrale ha un retroterra notevole.
Fin qui l’economia, poi c’è la politica. Il 2021 è un anno elettorale a Praga.
Parlamentari in autunno. La riconferma del primo ministro Andrej Babiš, un
populista pragmatico, è incerta. La seconda ondata del Covid-19 ha visto il
Paese inginocchiarsi, con tassi di contagi e vittime tra i più alti in Europa. Alle
urne peserà.
Nell’Ungheria di Viktor Orbán e nella Polonia di Jarosław Kaczyński non si
voterà, salvo colpi di scena, ma non mancheranno situazioni da raccontare.
Orbán cercherà di indebolire uno degli ultimi contropoteri rimasti nel Paese: il
comune di Budapest, guidato dal sindaco liberale Gergely Karácsony, papabi-
le guida delle opposizioni alle parlamentari del 2022. Il governo lo lavorerà ai
fianchi. Una possibile arma è la riduzione delle risorse destinate alla capitale.
Jarosław Kaczyński, il leader de facto della Polonia, potrebbe tentare
l’assalto ai media limitando la presenza dei capitali stranieri che controlla-
no il settore. Ma ogni sua mossa, dalle riforme della giustizia alla limitazio-
ne dell’accesso all’aborto, genera sempre proteste. In Polonia la piazza si ri-
scalda, ben più che in Ungheria. Lo farà anche in caso di stretta sui media.
Le scelte di Orbán e Kaczyński dipenderanno anche dalla postura dell’am-
ministrazione Biden e delle istituzioni europee. La Commissione non ha più in-
tenzione di tollerare i capricci dei governi ribelli, sempre più osservati speciali.
Per finire, l’ambiente in Polonia. È il Paese europeo più dipendente dal car-
bone, e per questo anche il più inquinato. Il governo, almeno su questo aspet-
to, sembra volersi allineare all’Ue e al suo Green Deal. Nel 2021 inizierà il pia-
no di dismissione delle miniere della Slesia, l’ultimo grande bacino di carbon
fossile in Europa. Un pezzo di storia nazionale e continentale che se ne va.

3—Europa 39 torna al sommario


Le promesse sui Balcani
Cecilia Ferrara

Anche il 2021 si aprirà con una promessa d’amore non mantenuta, quella tra Cecilia Ferrara
giornalista freelance
l’Unione europea e i Balcani occidentali a cui Bruxelles chiede da vent’anni basata a Roma, ha
vissuto e lavorato
nuovi traguardi per meritare l’agognata “membership”. Quello che il mondo nei Balcani. Ha creato
il festival di cinema
intero sta sperimentando oggi come “covid fatigue” esiste nei Balcani da anni “Balkan Florence
come “enlargement fatigue”, la fatica dell’allargamento. Express”. Scrive
inchieste e storie
Ultimo paradosso di questa tormentata storia d’amore è il veto posto dalla in cui inevitabilmente
ritornano i Balcani,
Bulgaria – membro dell’Ue dal 2007 – all’apertura dei negoziati con la Mace- ma non solo.
Su Twitter è
donia del Nord. Dopo aver aspettato oltre dieci anni per la controversia con @ceciliafe
la vicina Grecia, che ha costretto la Macedonia a cambiare il proprio nome in
Macedonia del Nord nel 2018, c’è stato prima il no all’apertura dei negozia-
ti della Francia e il 17 novembre 2020 al Consiglio degli Affari Esteri Europeo,
che avrebbe dovuto essere una formalità, è arrivata la doccia fredda dell’op-
posizione di Sofia perché “il progetto proposto non riflette le richieste bulga-
re”. La Bulgaria, infatti, chiede dei riconoscimenti storici sulla lingua macedo-
ne e su un eroe rivoluzionario, Gotse Delcev, che vorrebbe fosse dichiarato
bulgaro e non macedone del nord. C’è sempre un sapore di nazionalismo
anni novanta quando si tratta di Balcani.
“I Paesi membri dell’Unione Europea hanno dei poteri enormi sui proces-
si di adesione per via del bisogno del voto all’unanimità e spesso usano il po-
tere di veto per motivi di consenso interno. Parigi ha bloccato i negoziati per
un anno per le elezioni europee e Sofia ora li blocca per le elezioni locali del-
la prossima primavera – spiega Srdjan Civijc, membro del Balkans in Europe
Policy Advisory Group, che da anni sta proponendo che per alcune questioni,
compreso l’allargamento, l’Ue si esprima a maggioranza qualificata –. È ne-
cessario che l’Unione europea si renda conto che i Balcani occidentali sono
fondamentali per il futuro dell’Ue”.
L’Ue si è resa conto dell’utilità di questa regione con la crisi migratoria del
2015, che ha visto decine di migliaia di profughi attraversare riversarsi in Euro-
pa passando per la porta balcanica. Un fenomeno che continua ancora oggi.
Da allora Serbia e Bosnia Erzegovina hanno ricevuto assistenza e fondi per
gestire l’immigrazione, tenersi migliaia di migranti nei propri centri senza farli
partire per il nord. Il fatto che non siano Ue rende tutto molto più vantaggioso.
Mentre la Croazia, Paese membro, ha assunto la funzione di poliziotto d’Eu-
ropa, respingendo giornalmente i tentativi di ingresso da parte dei migran-
ti e usando metodi inumani ormai denunciati da più parti, ma mai sanzionati.

3—Europa 40 torna al sommario



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Italia
4
Conte va avanti
Stefano Cappellini

Conte uno, Conte bino. Conte trino? Le stagioni del presidente del Consiglio Stefano Cappellini
(Catania 1974),
seguono un calendario diverso dall’anno civile, più simile all’anno scolasti- giornalista, ha lavorato
al Riformista, di cui
co, ai campionati di calcio o alle serie tv che necessitano di almeno un colpo è stato anche direttore,
al Messaggero
di scena a stagione per mantenere il consenso del pubblico. Conte 2018-19: e a Repubblica,
populista, filorusso, gialloverde. Conte 2019-20: riformista, atlantista, giallo- dove è responsabile
del servizio Politico.
rosso. In mezzo una crisi di governo, una piroetta politica e una pandemia. Come autore televisivo
ha firmato i programmi
E ora, a ciclo nuovo già in corso, l’avvocato del popolo cerca ancora l’abito “Batti e ribatti”,
“Controcorrente”,
adatto per la terza stagione, prima che a disegnarglielo siano i partiti della “Matrix”, “Exit”. Premio
sua maggioranza. Ischia 2018 per la carta
stampata
Nell’esito di questa contesa non proprio imprevedibile tra il front man e la
sua orchestra improvvisata sta il destino di un governo forse unico nella storia
della Repubblica: ha la quasi certezza di arrivare in fondo alla legislatura ma
nessuno ha un’idea troppo chiara di come impiegare il tempo da qui al gong
del 2023. Le riforme istituzionali languono, quelle economiche non esistono,
la politica industriale consiste nella creazione di un ruolo salvifico al mese per
Cassa depositi e prestiti, l’unico soggetto in grado di rivaleggiare con Dome-
nico Arcuri sulla quantità di nuovi ingaggi. Meno male che c’è un Recovery
Plan da chiudere e consegnare a Bruxelles per ricavarne di che campare tut-
ti per i prossimi anni, più un’altra dozzina sicura di Dpcm a riempire l’agenda
di governo e i palinsesti della sera per la diretta agli italiani.
Altrimenti sarebbe tutta una palude o un progetto di rimpasto neanche
fossimo nel 1988: Luigi Di Maio indeciso tra un altro taglio di casta, presenti
esclusi, e un taglio da statista con sfumatura alta; Nicola Zingaretti sospeso
tra la promozione di Conte a punto di riferimento dei progressisti e la retro-
cessione dello stesso a più grosso bluff dalla notte dei tempi; Matteo Ren-
zi impigliato nel sempre più complicato ruolo di sé stesso. Intanto Conte va
avanti. Si adatta, si acconcia, si attaglia. E ogni tanto si guarda soddisfatto
allo specchio: “Rocco, che dice l’ultimo sondaggio?”.

4—Italia 44 torna al sommario


I conti con la prossima
generazione
Stefano Feltri

Nel 2021 si chiarirà uno dei grandi interrogativi lasciati in sospeso dal 2020 Stefano Feltri
è direttore di Domani.
della catastrofe e della pandemia: la ricostruzione sulle macerie avverrà dav- Nato a Modena
nel 1984. Ha lavorato
vero in nome della prossima generazione o invece sarà l’ultima beffa dei baby per la Gazzetta di
Modena, Radio24,
boomer a danno di chi ha avuto la sventura di nascere dopo? il Foglio, il Riformista
Il piano di intervento straordinario dell’Unione europea si chiama Next Ge- e poi dal 2009
al Fatto Quotidiano,
neration Eu, ma il governo italiano si è concentrato su quasi tutto tranne che di cui è stato prima
responsabile
sulla prossima generazione. Quando a fine novembre ha presentato la sua dell’economia
e poi vicedirettore.
legge di Bilancio triennale, ha scritto che 88,5 miliardi su 209,7 che spettano Nell’estate 2019 si
all’Italia nell’ambito di Next Generation andranno a finanziare misure già pre- è trasferito negli Stati
Uniti per lavorare e
senti nella legislazione vigente. studiare alla University
of Chicago - Booth
Abbiamo cioè individuato investimenti previsti e coerenti con i requisi- School of Business,
dove ha curato il sito
ti del piano e andremo a finanziare quelli con un terzo della somma disponi- ProMarket.org dello
bile. A che scopo? In modo da poter così spendere, almeno potenzialmen- Stigler Center

te, un ammontare equivalente in modi diversi e non compatibili con i criteri di


Next Generation. Cioè a beneficio della generazione attuale invece che del-
la prossima.
Tra le prime – e pochissime – decisioni comunicate dal governo Conte
sull’impiego invece dei fondi aggiuntivi, ci sono gli sgravi per le assunzioni al
Sud che assorbono parte dei 9,5 miliardi già assegnati. Poiché le sovvenzio-
ni a fondo perduto sono 82,1 miliardi di euro, tutto il resto è debito. E anche le
sovvenzioni sono, per una quota parte, una partita di giro tra i soldi che l’Italia
versa al bilancio comunitario e quelli che tornano nel piano Next Generation.
La famosa prossima generazione, insomma, rischia di vedersi privata di
veri investimenti che servirebbero a creare un contesto più competitivo e di-
namico, ma dovrà farsi carico del debito pubblico prodotto per tamponare
gli effetti della recessione da Covid-19 a esclusivo beneficio della generazio-
ne attuale. Non c’è neanche l’inflazione a offrire qualche speranza di erosio-
ne della montagna di indebitamento accumulato.
Il Covid-19 nel 2020 ha creato le condizioni per un drammatico conflitto
generazionale in corso da tempo, il 2021 stabilirà il vincitore. Per ora i baby
boomer stanno imponendo le loro priorità a spese dei loro figli.

4—Italia 45 torna al sommario


Il dilemma del “nuovo
centrosinistra”
Francesco Cundari

Dal punto di vista politico, il 2020 del centrosinistra – qualunque cosa s’inten- Francesco Cundari
giornalista e autore
da oggi con tale espressione – si è chiuso il 26 novembre, con il voto dell’in- televisivo. Il suo ultimo
libro è “Déjà vu”
tero centrodestra a favore dello scostamento di bilancio. Dono natalizio di (il Saggiatore).
Su Twitter è @peraltro
Silvio Berlusconi, che alla sua veneranda età si è dimostrato ancora capa-
ce di intortarsi i più giovani e aggressivi alleati, producendosi una volta di più
in quello che è da sempre il pezzo forte del suo repertorio: la resurrezione.
Dal punto di vista strategico, il 2021 del centrosinistra – qualunque cosa
s’intenderà con tale definizione nell’anno che si sta aprendo, ammesso che
l’espressione denoterà ancora qualcosa – comincia dunque all’insegna di un
dilemma antichissimo, attorno al quale partiti, giornali e intellettuali progres-
sisti si sono a lungo dilaniati: che fare con Berlusconi. Dopo tanti anni, è come
tornare di colpo alla casella di partenza.
O meglio: è come tornare alla casella di partenza, essendo però al gover-
no con il Movimento 5 stelle. Vale a dire con quel partito che sulla denuncia
dell’«inciucio» tra centrosinistra e centrodestra ha costruito le sue fortune. E
con cui il Partito democratico è impegnato da tempo nello sforzo faticosis-
simo di costruire una coalizione che si presenti unita alle elezioni, con Giu-
seppe Conte, già incoronato da Nicola Zingaretti “punto di riferimento for-
tissimo per tutti i progressisti”, al posto di Romano Prodi. In altre parole, un
“nuovo centrosinistra” (espressione che in tal caso, evidentemente, perde-
rebbe qualsiasi significato).
Il bello è che anche l’avvicinamento di Forza Italia all’area della maggioran-
za, come si sarebbe detto una volta, è stato apertamente sollecitato dai de-
mocratici. Posto dinanzi a due strade divergenti, infatti, il Pd si è fin qui mo-
strato fermamente intenzionato a percorrerle entrambe: il dialogo con Forza
Italia in parlamento e l’alleanza con i grillini alle elezioni. Una contraddizione
che nel 2021 sarà costretto a sciogliere.

4—Italia 46 torna al sommario


Il Movimento è partito
Manuela Perrone

Cinque stelle o cinque lacrime, il 2021 ce lo dirà. A undici anni dalla nascita e Manuela Perrone
è giornalista
due e mezzo di governo, sono rimaste briciole del M5S che si diceva antica- parlamentare
del Sole 24 Ore
sta e antisistema, orizzontale e post-ideologico. Streaming e vaffa hanno la- e co-coordinatrice
del blog multifirma
sciato il passo a grisaglie ministeriali, auto blu e compromessi. Con la purez- Alley Oop dedicato
za soppiantata dalla disinvoltura: finite le nozze con la Lega di Matteo Salvini, alla diversity.
Su Twitter è
dura da 16 mesi il matrimonio con il Pd di Nicola Zingaretti. Bye bye sovrani- @ManuelaPerrone

smo. E dopo aver sdoganato l’ex arcinemico Matteo Renzi, potrebbe persino
materializzarsi l’impossibile: la convivenza con Silvio Berlusconi.
La pandemia ha catalizzato la metamorfosi da movimento a partito. Ri-
scoperta delle competenze e lotta all’antiscientismo hanno assestato altri
colpi al M5S delle origini. Altro che “uno vale uno”, altro che “una casalinga
ministro dell’Economia”, altro che scie chimiche e frigo-gate. Altro che Euro-
pa matrigna: ora è salvatrice della Patria, o almeno dei patri conti. Altro che
mistica della Rete: i parlamentari si sono ribellati a Davide Casaleggio e alla
“sua” Rousseau. Importa poco chi siede nell’organo collegiale al timone del
Movimento, deciso dagli Stati generali di metà novembre. Appaiono surrea-
li i dibattiti sugli ultimi totem, come il limite dei due mandati. I margini di ma-
novra sono strettissimi: i governisti, con Luigi Di Maio convertito alla causa,
hanno da difendere la trincea dell’Esecutivo, benedetta da Beppe Grillo; gli
anti-dem, con Alessandro Di Battista, devono scegliere tra il ruolo di mino-
ranza interna e l’addio.
Cinque stelle o cinque lacrime, il 2021 ce lo dirà. La sfida del Recovery Plan
attende l’esecutivo al varco. Le urne di primavera nelle città, tra cui Roma,
Milano, Torino e Napoli, saranno la cartina al tornasole dell’alleanza con il Pd
ma anche della tenuta del M5S, che dalle elezioni politiche 2018 ha dilapida-
to 8 milioni di voti. «Governare è anche il coraggio di cambiare idea», è sta-
to il messaggio di Giuseppe Conte ai pentastellati cui deve la premiership. In
fondo il premier e i suoi “scopritori” condividono la stessa missione: sfuggi-
re al destino di meteora.

4—Italia 47 torna al sommario


Il lunghissimo anno
di Meloni e Salvini
Marco Cremonesi

Sarà un 2021 lunghissimo per Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Per il leader Marco Cremonesi
è giornalista del
leghista, con un di più di incertezza: il logoramento già in corso rischia di ri- Corriere della Sera
e autore di un blog su
dimensionare le ambizioni del sempre meno Capitano in maniera decisiva. alcolici e superalcolici.
Su Twitter è
Salvo una voglia di dissolvimento che dovesse cogliere il Pd e persino il @M_Cremonesi
Movimento 5 stelle, è assai difficile il ritorno alle urne prima delle fine della
legislatura, nella primavera 2023. In realtà, alla fine di luglio inizia il semestre
bianco di Sergio Mattarella: da lì fino all’elezione del nuovo capo dello Stato, le
elezioni sono impossibili. Mentre è assai difficile che il futuro presidente sciol-
ga anzitempo le Camere che lo hanno appena eletto. Dal canto suo, il gover-
no, pur tra ritardi e complicazioni, potrà cominciare a impegnare le eurorisor-
se, almeno quelle del Recovery Fund. Sempre che i polacchi (in eurogruppo
con Meloni) e gli ungheresi, fino a non molto tempo fa in ottimi rapporti con
Salvini non frenino troppo. Il che pone anche la questione delle relazioni in-
ternazionali dei due partiti italiani.
Prima del semestre bianco, un altro test dall’esito tutt’altro che scontato:
le super amministrative. Nella primavera prossima, andranno al voto 1255 co-
muni, tra cui 20 capoluoghi di provincia inclusi Roma, Milano, Torino, Napoli
e Bologna. Sulla carta, nessuna delle sfide sarà una passeggiata per il cen-
trodestra, che infatti in tutte queste città è sfidante e non uscente. Il primo
nodo, complicato, è quello di trovare gli uomini per la sfida. Nelle recenti riu-
nioni, il rebus non è stato sciolto.
Salvini ha anche lanciato una proposta strategica, quelle di una federa-
zione del centrodestra, partendo dall’unificazione dei gruppi parlamentari.
Anche qui, è piuttosto improbabile che si arrivi al risultato: non ci era riusci-
to neppure Silvio Berlusconi nel 1995. Al di là del frequente richiamo a valori
comuni non precisamente definiti, a dividere sono temi assai concreti. Primo
tra tutti, il Mes. Ostili Meloni e Salvini, favorevole Berlusconi.

4—Italia 48 torna al sommario


Il voto tra città e province
Lorenzo Pregliasco

L’anno che verrà sarà, in Italia, ancora un anno elettorale. Il 2021 porta con Lorenzo Pregliasco
analista politico, co-
sé gli appuntamenti per il rinnovo di importanti amministrazioni comunali – fondatore di Quorum
e YouTrend.Su Twitter
Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna – in una riedizione della tornata di voto è @lorepregliasco
che nel 2016 segnò l’inizio della fine del governo Renzi e, idealmente, un’an-
teprima delle elezioni politiche di due anni dopo.
Non si può fare a meno di notare che, per quanto siano importanti le città
e il voto nelle città, il 2021 sarà, salvo sorprese, il primo anno dal 2018 senza
una consultazione elettorale nazionale. Nel 2018 le elezioni politiche, nel 2019
le europee, nel 2020 il referendum costituzionale (più le regionali in un pezzo
significativo del Paese). Eppure c’è da aspettarsi che attori politici e osserva-
tori ricercheranno e rileveranno tendenze anticipatrici, conferme e sorprese,
ascese e cadute, come se si trattasse di un voto che riguarda tutto il Paese.
Non c’è, dietro a questa ricerca di generalità nel voto amministrativo, solo
l’inseguimento di notizie da prima pagina o di affermazioni elettorali. Il voto
nelle quattro principali città italiane, pur coinvolgendo sì e no 6 milioni di per-
sone – il 10% della popolazione del nostro Paese –, chiama in causa i luoghi
dove si concentrano porzioni significative del terziario avanzato, del potere
economico-finanziario, del settore mediatico.
Per questo, anche se le città non possono essere rappresentative di un
Paese – figurarsi le grandi città –, possono invece riflettere e anticipare ten-
denze e dinamiche politiche, non solo sociali ed economiche. La vittoria di
Joe Biden negli Stati Uniti ha riportato in evidenza allo stesso tempo il ruo-
lo di aree urbane e suburbs, centri del dinamismo produttivo dove il nuovo
presidente ha guadagnato in media oltre 2 punti sul 2016, e il profondo sol-
co con l’America rurale, che è invece rimasta saldamente a Trump. Il 2021 ci
dirà insomma qualcosa su nuove coalizioni sociali e elettorali italiane, tra me-
tropoli e provincia?

4—Italia 49 torna al sommario


L’illusione che lo Stato
possa fare tutto
Ferruccio de Bortoli

Il capitalismo, come scriveva in un bel libro Giorgio Ruffolo, ha i secoli contati, Ferruccio de Bortoli
è stato direttore del
ma soffre un’insidiosa crisi identitaria. È un sistema umano, dopotutto. L’ana- Corriere della Sera
e del Sole 24 Ore.
lisi di Branko Milanovic in “Capitalismo contro capitalismo” (Laterza) lo descri- Attualmente è
presidente della casa
ve, impietosamente: una costruzione imperfetta, soggetta all’invecchiamen- editrice Longanesi,
to, troppo compiaciuta della propria ricchezza, del proprio potere, specie da editorialista del
Corriere delle Sera
quando non ha più rivali nell’economia pianificata del blocco socialista. Vitti- e del Corriere del
Ticino, presidente
ma del proprio successo. La Cina, paradosso della storia, è retta da un soli- dell'Associazione
Vidas di Milano
do partito comunista, la più grande e oscura school of management del mon- e presidente onorario
do. Pechino, altro sottile paradosso, impugna il testimone del libero scambio della Fondazione
Memoriale della Shoah
mentre le democrazie rappresentative si disamorano delle virtù del mercato. di Milano Onlus.
Su Twitter è
Le classi medie dei Paesi occidentali, progressivamente impoverite, ve- @DeBortoliF
dono nell’interscambio globale più minacce che opportunità. I colletti blu, un
tempo aristocrazia operaia, sono assediati dallo spettro della disoccupazio-
ne, dalla perdita progressiva di lavori low skill, facilmente sostituiti dalla ro-
botica e dalla progressiva digitalizzazione delle produzioni. Il mercato non
dà poi risposte credibili alle angosce più profonde della vita contemporanea,
dall’ecologia alla salute. E il cittadino si aggrappa allo Stato, nelle sue varie
articolazioni, con una domanda pressante di protezione e sicurezza. Del re-
sto nella globalizzazione – di cui oggi tendiamo a riconoscere solo gli aspet-
ti negativi, scordandoci quasi del tutto quelli positivi – ha visto prevalere sta-
ti autocratici, fondi sovrani, competitor per i quali la democrazia è un intralcio
e impedisce decisioni immediate come richiedono i giganteschi problemi
dell’attualità, dalla pandemia all’immigrazione. Il leader solitario, scevro dal-
le procedure a volta persino arcaiche di una democrazia (esempio il sistema
elettorale americano), è ammirato in Occidente come mai era accaduto nel-
la storia recente. Ha polso e carisma. Piace per la risolutezza. Non importa
di quale cultura liberticida sia seguace e interprete. Conta la sua impronta di
leader risoluto, la spregiudicatezza ne è un lato non sgradito.
La pandemia ha sospeso nell’Unione europea, attraverso il temporary fra-
mework, il divieto di aiuti pubblici alle imprese. Nell’emergenza, alcune rego-
le auree sono state congelate. Giustamente. Non per sempre. Ma è solo at-
traverso un rilancio della concorrenza e delle regole di mercato che si potrà
tornare a crescere e tentare di ridurre le disuguaglianze. Non coltivando l’il-
lusione che lo Stato possa fare tutto: proteggere, integrare, sussidiare, en-
trare nelle imprese in difficoltà salvandole al di là di ogni logica finanziaria. E

4—Italia 50 torna al sommario


tornando, per esempio, come nel secolo scorso, a produrre panettoni o com-
mercializzare pomodori. In perdita? Non importa, pagano i contribuenti. La
mano pubblica è indispensabile per promuovere ricerca, tutelare monopoli
naturali, garantire livelli di assistenza o di sicurezza. Lo stato innovatore, come
quello che emerge dagli studi di Mariana Mazzucato (“Non sprechiamo que-
sta crisi”, Laterza) è certamente necessario ma l’idea che sia sempre prefe-
ribile come imprenditore perché garantirebbe al meglio l’uso sociale dei pro-
fitti è una pia illusione oltre che una mortificazione della libera iniziativa. Uno
storico dell’economia come Franco Amatori nel suo “Libera impresa in otti-
mo stato” (Affinità elettive) ci ricorda i guasti di una impresa pubblica “priva-
tizzata” dai partiti e prigioniera di logiche del potere più insidiose dei guasti di
un mercato dominato purtroppo, come è avvenuto negli ultimi anni, da trop-
pe variabili finanziarie del tutto svincolate dall’economia reale.

4—Italia 51 torna al sommario


Il lavoro non sarà come prima
Andrea Garnero

Il mercato del lavoro post-Covid-19 non sarà e non potrà tornare identico a Andrea Garnero
è economista presso
quello del 21 febbraio 2020, quando tutto è cominciato. Per mesi si è coltiva- il Dipartimento
Lavoro e Affari Sociali
ta la speranza di una ripresa a V, cioè una forte e rapida ripresa dopo il ton- dell'OCSE
fo iniziale. Non sarà così. Anche se i vaccini si dimostrassero efficaci e la loro
distribuzione rapida ed efficiente, il conto nel 2021 sarà salato.
Perché? Innanzitutto perché questa è una crisi diversa da quella prece-
denti, non solo per l’origine sanitaria e non economica, ma anche per i setto-
ri che sono stati maggiormente colpiti. Storicamente le crisi che ha attraver-
sato l’Italia e tutti i Paesi più sviluppati riguardavano soprattutto la manifattura
o le costruzioni. Invece, il Covid-19 ha colpito soprattutto il settore dei servizi
che sono anche i settori a più alta intensità di manodopera. Il numero di per-
sone coinvolte è, quindi, più alto. Inoltre, sappiamo dalla ricerca economica
che una ripresa da una recessione dai servizi è più lenta perché la manca-
ta domanda di questi mesi non sarà recuperata. Si può decidere di posporre
l’acquisto di una macchina o di una casa, ma non si può posporre (di mesi!)
una cena fuori o un taglio di capelli. Quanto perso nel 2020 non sarà facil-
mente recuperato nel 2021.
Inoltre, l’uscita dalle politiche di sostegno al reddito messe in campo con
lo scoppio della pandemia sarà complessa. Le misure prese dal Governo
italiano hanno permesso di limitare fortemente lo shock. Ma hanno anche
creato un mondo sospeso. Cosa succederà quando sarà tolto il divieto di li-
cenziamento? Dipende dalle politiche che verranno messe in campo. Un’in-
terruzione simultanea e brusca sia della cassa integrazione sia del blocco
dei licenziamenti potrebbe avere un effetto dirompente. Una rimozione gra-
duale della cassa integrazione accompagnata da investimenti in capitale fi-
sico e umano, invece, potrebbe permettere di fare il ponte tra il “vecchio” e il
“nuovo” mondo. Il 2021 del lavoro sarà indubbiamente difficile ma non è tut-
to scritto. Dipende da ciò che decideremo e faremo.

4—Italia 52 torna al sommario


Le scuole senza i prof
Gianna Fregonara

Nel 2021 la sfida per la scuola è innanzitutto quella di restare aperta. Anzi, Gianna Fregonara
è responsabile
per la prima parte dell’anno, governo, presidi, insegnanti e genitori dovranno del settore scuola
e università del
dimostrare che la volontà di riaprire, dove le scuole sono ancora chiuse, e di Corriere della Sera
non richiuderle se ci sono nuovi allarmi è una priorità. Quello che è succes-
so nel 2020 è stato molto grave: da un giorno all’altro l’emergenza sanitaria
ha costretto le autorità a lasciare a casa otto milioni di studenti e, quando le
scuole sono state tardivamente riaperte a settembre, l’incantesimo non è du-
rato che un mese. A fine ottobre le superiori erano già state richiuse e subi-
to dopo, nelle zone rosse, anche le seconde e le terze medie. In alcune cit-
tà e regioni a fine anno anche i bambini più piccoli erano a casa. La didattica
a distanza ha lenito le ferite per gli studenti per quel che ha potuto ma non è
stata fin qui un’alternativa efficace ovunque.
Chissà se nel 2021 sarà già tempo per parlare della scuola del dopo Co-
vid-19: oltre ad aggravare problemi e diseguaglianze già note, l’emergenza ha
lasciato anche qualche innovazione e ci ha fatto scoprire la flessibilità, per
esempio, negli orari e nel modo di insegnare. I fondi in arrivo con il pacchet-
to europeo Next generation Ue potrebbero servire a rendere qualche novi-
tà strutturale.
Come sarà il prossimo anno scolastico, quello che comincerà a settem-
bre, è invece difficile da dire. Ma già si può capire che gli studenti rischiano di
essere travolti da un ulteriore grave incidente annunciato: le scuole potreb-
bero riaprire senza i prof. Le famose graduatorie da cui si attingono docen-
ti sono pressoché vuote e, anche se si sarà riusciti a concludere il concorso
straordinario in primavera, ci saranno “soltanto” 32 mila insegnanti di ruo-
lo in più. Lo scorso anno ne mancavano oltre 250 mila. Ormai tra i supplen-
ti non ci sono più soltanto i precari ma arrivano nelle scuole “professori per
caso” (persone che intanto fanno altri lavori – magari ugualmente precari – e
che tentano anche la fortuna a scuola) e studenti di scienze della formazio-
ne ancora non laureati. Uno scenario che rischia di imprigionare la scuola in
un nuovo anno di emergenza.

4—Italia 53 torna al sommario


Le opportunità
della nuova normalità
Mariangela Marseglia

Quando parliamo di innovazione digitale non possiamo separarla dal suo obiettivo: mi-
gliorare la vita delle persone, e mai come nel 2020 abbiamo toccato con mano le possi-
bilità che il digitale ci ha garantito per l’istruzione, la salute, il sociale e il business.
La corsa obbligata alla digitalizzazione ha fatto fare un salto evolutivo al Paese. Noi
italiani siamo i migliori nel trovare soluzioni nell’emergenza ma ora serve che questo sal-
to venga sviluppato con dedizione e pianificazione.
Non è più tempo di contrapposizioni anacronistiche tra online e offline, il futuro è
omnicanale come lo sono le persone. Lo hanno scoperto tantissime PMI, tra cui più di
14.000 italiane su Amazon, che hanno mantenuto o incrementato il proprio business an-
che nei lock-down. È tempo di unire le forze di imprese, accademie, politica e corpi in-
termedi per supportare la digitalizzazione del Paese dando accesso alla formazione e
ai servizi digitali per valorizzare il Made in Italy nel mondo. Amazon ha lavorato in questa
direzione e abbiamo lanciato a fine novembre “Accelera con Amazon”, un programma di
formazione gratuito sviluppato con Ice, MIP Politecnico di Milano, Confapi e Netcomm,
per permettere a 10.000 aziende di vendere online su Amazon o altrove.
E se, nella pandemia, il digitale è stato uno strumento d’emergenza, dal 2021 sarà an-
cor più centrale per la costruzione di un futuro più sostenibile.
Sono orgogliosa che Amazon sia stata la prima firmataria, nel 2019, del Climate Ple-
dge fondato in collaborazione con l'ex capo delle Nazioni Unite per il clima Christiana
Figueres. Altre 13 grandi aziende si sono già unite a noi e molte altre sono in procinto di
firmare.
Questo impegno vincola Amazon a raggiungere gli obiettivi dell'Accordo di Parigi con
10 anni di anticipo e le zero emissioni di carbonio entro il 2040. Si tratta di una sfida si-
gnificativa per un’azienda come la nostra, dotata di una importante infrastruttura fisica
che distribuisce più di 10 miliardi di articoli nel mondo ogni anno. Se Amazon è in grado
di raggiungere tali obiettivi, qualsiasi azienda può farlo. E vogliamo collaborare con tut-
te le aziende per conquistare questo traguardo.
Questi tempi difficili ci ricordano che, come azienda, possiamo fare una grande dif-
ferenza nella vita delle persone. I clienti contano su di noi e siamo grati di poterli aiuta-
re attraverso la capacità di innovare rapidamente e di agire come forza trainante per il
progresso.

Mariangela Marseglia è VP Country Manager di Amazon.it e Amazon.es.

Partner 54 torna al sommario


Media & Tech
5
Diversity e inclusione
in redazione
Federica Cherubini

Da almeno dieci anni discutiamo dei grandi cambiamenti che hanno travol- Federica Cherubini
esperta di media e
to il mondo del giornalismo, di trasformazione digitale e di come preparar- giornalismo. Si occupa
di strategia e sviluppo
ci per il futuro. Internet e i social media hanno cambiato come le notizie ven- digitale nel mondo
dell’informazione.
gono prodotte, distribuite e fruite dal pubblico. Il futuro, o la fine, della carta Lavora per il Reuters
stampata vengono predetti ciclicamente da cassandre straniere e nostrane. Institute for the Study
of Journalism dove
Il futuro però è già arrivato. Nelle redazioni sono cambiati gli orari e le mo- dirige il programma
di leadership
dalità di lavoro, ai giornalisti sono richieste nuove competenze e le possibi- development.
Su Twitter è
lità tecniche rendono possibile raccontare le notizie tramite nuovi suppor- @fedecherubini
ti e nuovi livelli di creatività digitale. Non si tratta più semplicemente di saper
creare il contenuto, ma anche di padroneggiare e dare forma al contenitore.
Dati, business, tecnologia, prodotto: la lista delle competenze necessarie
per chi è alla guida di giornali, siti e testate si allunga costantemente. Il set-
tore è in crisi, i budget si riducono e ci si trova a dover fare di più con meno.
La sfida del cambiamento si è incentrata sull’essere a proprio agio con la
consapevolezza che questo cambiamento non si ferma e la trasformazio-
ne è e rimarrà perenne. Le competenze continueranno a mutare e la tecno-
logia a introdurre nuove innovazioni – alcune rimarranno, altre saranno solo
passeggere.
Il 2020 e la pandemia globale hanno accelerato le tendenze che già c’e-
rano. Oltre a dover navigare il cambiamento appena descritto, si è dovuto
trasportare intere redazioni online, con sfide tecnologiche e pratiche non da
poco in alcuni casi.
Ma c’è un’altra sfida che attende le redazioni ed è talmente una sfida che
i termini che mi vengono in mente per descriverla meglio sono solo quelli in-
glesi di diversity e inclusion. Le redazioni sono ancora luoghi troppo omoge-
nei dove una rappresentanza di genere, etnica e di provenienza sociale è lon-
tana anni luce, specialmente ai livelli più alti della catena di comando.
La sfida è doppiamente importante se vogliamo essere in grado di parla-
re alla società di oggi e a quella di domani, se vogliamo essere in grado di of-
frire un giornalismo di servizio che è parte integrante della propria comunità,
invece di ritirarsi sempre di più in una torre d’avorio autoreferenziale.
La sfida della trasformazione che le redazioni hanno di fronte è quella in
cui l’investimento per il futuro non significa solo investire in tecnologia e in-
novazione, bensì sulla componente umana della trasformazione. Le redazio-
ni di domani sapranno stare al passo con i cambiamenti della società?

5—Media & Tech 58 torna al sommario


Per sconfiggere la cattiva
informazione ci vuole contesto
Alexios Mantzarlis

Informarsi online vuol dire avere accesso a una quantità di fonti quasi illimi- Alexios Mantzarlis
è News and
tata. La democratizzazione dell’accesso alle fonti ha portato molti non gior- Information Credibility
Lead del Google News
nalisti – sottoscritto incluso – a interessarsi al fact-checking, ossia l’analisi Lab. Dal 2015 al 2019
ha diretto
della veridicità delle dichiarazioni di interesse pubblico. Questo tipo di gior- l’International
nalismo cresce in tutto il mondo, non solo a causa della disintermediazione Fact-Checking
Network.
causata da internet, ma anche per colmare le lacune di alcune espressioni In precedenza è stato
direttore di Pagella
del giornalismo tradizionale che amplificano dichiarazioni di figure politiche Politica. Su Twitter è
@Mantzarlis
senza verificarne l’accuratezza.
La forza del fact-checking non è tanto nello stabilire se una dichiarazione
sia vera o falsa. La forza del fact-checking sta soprattutto nel metodo: l’ana-
lisi delle fonti disponibili e la trasparenza nel valutare la loro credibilità e rico-
noscerne eventuali limitazioni. Le fonti sono tantissime, ma non si equivalgo-
no. Se cerchiamo di informarci sul Covid-19, un blog anonimo vale meno del
tweet di un noto virologo che, a sua volta, è meno attendibile di un articolo ac-
cademico sottoposto a peer review. Il fact-checking fatto bene contestualiz-
za i temi che occupano il discorso pubblico, e nel farlo diventa uno strumen-
to di alfabetizzazione digitale.
Per fare in modo che Internet rimanga una straordinaria fonte di informa-
zione ci vorrà un investimento in strumenti di contestualizzazione delle fonti
simile a quello che anima il lavoro dei fact-checker. Stiamo vedendo in que-
sti anni un aumento di interventi di questo tipo. Il New York Times ha aggiunto
un avviso per segnalare quando articoli vecchi di un anno o più vengono con-
divisi su Twitter, seguendo l’esempio del Guardian. Facebook si affida ai fact-
checker per informare i lettori che un post può essere ingannevole; YouTube
riporta spezzoni di Wikipedia come contesto ai video sulle teorie di complot-
to. Persino l’Internet Archive, usato da alcuni per aggirare le regole delle piat-
taforme contro la disinformazione, ha dovuto correre al riparo offrendo con-
testo aggiuntivo ai propri link.
Il vantaggio di questi interventi è che si affidano alla forza della rete – os-
sia la capacità di fare collegamenti tra contenuti – per offrire maggiore chia-
rezza a chi legge un post o guarda un video. Ma questi interventi sono solo
l’inizio. Per anni internet è diventato più veloce, più semplice da navigare, più
ricco di contenuti e modi di esprimersi. Proteggere questa straordinaria risor-
sa pubblica richiederà di mettere in evidenza la “rete” di un contenuto all’u-
tente in una maniera chiara e trasparente.

5—Media & Tech 59 torna al sommario


Telefonate via frigo
e consapevolezze digitali
Gaia Berruto

E se la prima telefonata del 2021 la faceste attraverso il frigorifero? Non è uno Gaia Berruto
giornalista.
scherzo. Il 5G sta entrando trionfalmente nelle nostre vite per migliorare vide- È coordinatrice
editoriale del magazine
ochiamate e streaming. E per connettere i tanti oggetti che abbiamo in casa. della piattaforma
Mediaset Play. Ogni
Con la tecnologia VolTe è già possibile telefonare direttamente dall'assisten- settimana cura su
te personale Google Nest, anche se lo smartphone è spento. È la convergen- Internazionale la
rubrica sui trend
za: si va verso un mondo in cui, superato il concetto di sim, basterà un'abilita- digitali “YouTube”.
Su Twitter è @begaia
zione per fare chiamate da qualsiasi oggetto connesso in rete. Sì, ma perché
farlo? Questa è una domanda a cui la tecnologia non risponde: la tecnologia
offre possibilità. Come le sfruttiamo è, principalmente, affar nostro.
D’altronde, la situazione unica vissuta durante il 2020 ci ha messo di fron-
te alle infinite possibilità offerte dal digitale. Da Zoom a Google Meet, da Te-
ams a Trello a Skype: quante di queste piattaforme avete usato contempora-
neamente nei mesi scorsi, per comunicare con i vostri colleghi, i vostri amici,
i vostri terapeuti?
Anche per buona parte del 2021 vivremo una vita “a distanza” dagli altri.
Questo ci obbliga a uscire dallo stato di emergenza e a trovare il giusto bi-
lanciamento tra lavoro e vita privata, imparando a usare gli strumenti respon-
sabilmente. Un esempio? Abbandoniamo i gruppi WhatsApp tra colleghi e
proponiamo l’uso di strumenti per la collaborazione come Slack, che ci per-
mettono di mettere in pausa i messaggi in determinati orari. Affrontiamo in-
sieme a chi ci sta accanto una riflessione sui flussi di comunicazione. Scrive-
reste una mail a vostra madre per sapere come sta? No. Allora non mandate
un vocale al vostro stagista per sapere cosa sta facendo. Piccole cose orga-
nizzative, che ci permetteranno di non avere un esaurimento, un’altra volta.
E la realtà virtuale? Non c’è pezzo sui trend tech che, da cinque anni a que-
sta parte, non inserisca il tema. La pandemia ha certamente dato un impul-
so ad alcune sperimentazioni interessanti, soprattutto nel campo dell’educa-
zione a distanza. L’agenzia di formazione dell’Organizzazione Internazionale
del Lavoro di Torino, ad esempio, sta facendo una serie di formazioni con al-
lievi sparsi in tutti i continenti, spedendo loro a casa gli Oculus. Ma ad oggi è
impossibile prevedere un’adozione di massa: i visori sono troppo pesanti, la
vista si stanca dopo poco più di un’ora. Per adesso, possiamo accontentar-
ci di fare telefonate dal frigo.

5—Media & Tech 60 torna al sommario


L’accelerazione dell’intelligenza
artificiale
Federico Ferrazza

Prima della pandemia di Covid-19, l'intelligenza artificiale era uno dei trend Federico Ferrazza
è direttore di Wired
tecnologici più rilevanti. E durante e (si spera presto) dopo? Lo sarà ancora di Italia dal giugno 2015.
In precedenza
più. Nel 2020 c’è stata una forte, e forzata, accelerazione digitale, in ogni set- ha fondato la media
company Galileo
tore: dai consumi al lavoro, dalla salute alla scuola. E la grande quantità di dati Servizi Editoriali
che ognuno di noi ha messo in Rete – per comprare un prodotto, per vedere
una serie tv o per lavorare e/o studiare – è servita ad “allenare” gli algoritmi
di I.A. con cui sono stati messi a punto modelli predittivi in grado di anticipa-
re le scelte dei consumatori o aiutare l’organizzazione di governi e imprese.
Pensiamo, per esempio, al commercio. Le piattaforme come Amazon o
Alibaba sono state capaci di affrontare l’enorme mole di acquisti generata
da lockdown, quarantene e simili. Come? Grazie all’A.I.: i “centri commerciali
online” non avrebbero potuto gestire gli ordini (produzione, logistica e distri-
buzione) senza modelli predittivi a supporto. E poiché, anche a coronavirus
archiviato, i nostri comportamenti di acquisto rimarranno molto digitali, tutto
il lavoro fatto nel 2020 sarà utile e potenziato nei prossimi anni.
Anche nella salute l’I.A. sta dando un contributo. Non si potrebbe pensare,
in tempi brevi, a un vaccino o a un qualsiasi altro farmaco contro il Covid-19
se i ricercatori non si avvalessero di software in grado di analizzare i dati per
capire come contrastare il virus. Non solo Sars-CoV-2, comunque: per le al-
tre malattie, il ricorso all’I.A. sta diventando una routine. Le diagnosi vengo-
no fatte anche grazie a sistemi capaci di “vedere” nei dati o nelle immagini
(per esempio una Tac) elementi che l’occhio e l’esperienza umani non san-
no cogliere.
Il 2021 sarà dunque un anno in crescita per l’I.A., dopo un 2020 in asce-
sa: il suo giro d’affari globale è stato di 156,5 miliardi di dollari, il 12,3% in più
rispetto al 2019. Parte di questo aumento è dovuto a uno dei settori principa-
li per l’I.A.: la sicurezza. I sistemi di riconoscimento facciale saranno sempre
di più utilizzati. Facendo molta attenzione – come nella salute – a come sa-
ranno archiviati e usati i dati. Una gestione opaca da parte di governi e azien-
de darebbe corpo a una delle principali paure dei nostri tempi: il Grande Fra-
tello orwelliano. Per fortuna molte società stanno mostrando interesse per la
tutela della privacy; e anche i governi si sono rivelati attenti. Ma non bisogna
mai abbassare la guardia.

5—Media & Tech 61 torna al sommario


Il compromesso sul 5G
Gianni Dragoni

La tecnologia non è neutrale. È la prima cosa da tenere a mente per orientar- Gianni Dragoni
giornalista di
si nelle discussioni sulle nuove reti mobili di quinta generazione, dette 5G, or- economia, è
caporedattore e
mai pronte per l’uso. Il 5G ha importanti ricadute economiche, ma anche un inviato del Sole 24 Ore.
“Poteri Deboli” è la
impatto sulla nostra sicurezza e indipendenza. sua rubrica sul mensile
Si stima che il 5G renderebbe cento volte più veloci le comunicazioni e IL e il suo blog.
Ha collaborato con
quindi faciliterà la trasmissione di grandi quantità di dati in pochi secondi. Michele Santoro
alle trasmissioni tv
Questo favorirà lo scambio di grandi quantità di dati tra le macchine e nuo- “Servizio Pubblico”
e “M”. Ha scritto sei
ve applicazioni. Molti progetti dovrebbero passare dalla fase sperimentale a libri, tra cui “Capitani
quella pratica, nei trasporti, le automobili a guida autonoma, nell’automazio- coraggiosi”, “Ilva” e,
con Giorgio Meletti,
ne industriale, nelle città “intelligenti”, nei luoghi di lavoro. “La Paga dei padroni”.
Su Twitter è
La Commissione Ue ha previsto benefici dal 5G nel 2025 di oltre 62 mi- @gianni_dragoni
liardi di euro nei settori automobilistico, sanità, trasporti e servizi pubblici, e
più di 50 miliardi nelle “smart cities”, aree non urbane, case e luoghi di lavo-
ro “smart”. La Ue stima che entro il 2025 il 5G produrrà un giro d’affari di 225
miliardi. Queste cifre ci danno l’idea degli enormi interessi economici, e ge-
opolitici, in gioco.
L’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha accusato la Cina di usa-
re la nuova tecnologia per spionaggio. I cinesi sono più avanti di tutti con gli
investimenti nel 5G, con aziende come Huawei e Zte. I cinesi hanno un inte-
resse economico ad accelerare il passaggio alla nuova tecnologia. Su pres-
sione di Trump, Australia, Nuova Zelanda e Gran Bretagna hanno escluso
Huawei dal 5G. In Germania il governo si è spaccato, Deutsche Telekom ha
detto che la rete 5G è pronta ad essere ultimata con la collaborazione tra
Huawei ed Ericsson. Un veto ai cinesi costerebbe 3 miliardi e 5 anni di ritardo.
L’Italia, come la Francia, è su una via di compromesso. Huawei ha colla-
borato a una sperimentazione governativa con Wind Tre e Open Fiber. Il go-
verno con il “golden power” ha posto il veto a forniture di Huawei a Fastweb
e dei paletti a Tim. Nella corsa al 5G dietro i cinesi ci sono le europee Erics-
son e Nokia. Le aziende americane sono più indietro.
La diffusione di reti ultraveloci che ingoieranno sempre più i nostri dati au-
menterà, chiunque ne domini la tecnologia, i problemi di sicurezza e privacy
per le persone e di vulnerabilità agli attacchi informatici.

5—Media & Tech 62 torna al sommario


Al volante
Michele Masneri

Il 2021 sarà decisamente l’anno dell’auto. Questo vetusto manufatto novecen- Michele Masneri
giornalista e scrittore,
tesco riacquisterà la sua centralità mentre le città cambieranno in scia al nuo- lavora al Foglio. Il suo
ultimo libro è “Steve
vo modo di circolare e soprattutto di consegnare le merci. Sarà innanzitutto Jobs non abita più qui”
(Adelphi)
l’anno dell’auto elettrica: Tesla ha superato i 500 miliardi di capitalizzazione
e progetta sempre nuove diavolerie (anche un camion con 1.000 chilome-
tri di autonomia). Ma tornerà anche l’auto che si guida da sola: passionaccia
che aveva conquistato la Silicon Valley nei gloriosi anni Quindici, era stata poi
messa nel cassetto, ma adesso ritornerà attuale.
A fine ottobre la Motorizzazione civile della California ha dato infatti via li-
bera alla circolazione delle prime auto completamente vuote (prima, le auto
coi radar sul tetto avevano un umano seduto al posto del passeggero). Si trat-
ta delle Cruise (divisione della General Motors), ma altre ne verranno. Intan-
to Jeff Bezos, uno dei pochi magnati siliconvallici che si era tenuto fuori dalla
tenzone, adesso ci si è buttato. Ha comprato per un miliardo di dollari Zoox,
startup che progetta taxi a guida autonoma, dopo aver investito l’anno scor-
so in Rivian, attiva nei furgoni elettrici. Certo, non si sa se avremo presto auto
targate Amazon che ci scorrazzano, oppure queste serviranno solo a porta-
re in giro i pacchi appena acquistati. Di sicuro cambierà la mobilità nelle cit-
tà, con sempre più grandi magazzini che diventano magazzini e basta, luoghi
dove poi i corrieri prelevano e consegnano a domicilio. Del resto la parabo-
la di Uber parla chiaro; il suo fondatore, il geniale Travis Kalanick, dopo aver-
ne combinate di ogni, ha lasciato la compagnia, e adesso si è lanciato sul-
le “ghost kitchens”, cucine per riders che poi consegnano la cena. E i poveri
uberisti? Che fine faranno gli autisti di Uber? Per ora stanno bene, anche se
non è passato in California il referendum che doveva equipararli a dipendenti
a tutti gli effetti. È una questione che sfiorerà la nuova Casa Bianca di Biden:
il capo degli affari legali di Uber è infatti Tony West, cognato nonché stretto
consigliere della vicepresidente Kamala Harris.

5—Media & Tech 63 torna al sommario


Sport
6
Come continuare a giocare
Paolo Condò

Abituato in questa sede a esprimere le previsioni agonistiche per il nuovo Paolo Condò
è giornalista, su Sky
anno, un gioco dei pronostici in forma appena più meditata delle dispute tra Sport, Repubblica,
Rivista Undici e GQ.
amici al bar, avverto la responsabilità di dover invece immaginare se lo sport Il suo ultimo libro è
“Porte aperte.
riuscirà a rimettersi dagli effetti della pandemia, o più realisticamente come 30 avventure
lo farà e quanto ci metterà. Mentre il primo lockdown ha sospeso tutto, scel- negli stadi più
belli del mondo”
ta inevitabile davanti a una minaccia ignota, la seconda ondata di contagi è (Baldini+Castoldi)

stata assorbita dalle varie federazioni sportive in modo fin troppo easy – an-
che i protocolli invecchiano – per quanto riguarda l’organizzazione delle com-
petizioni. A livello “pro” si è giocato ovunque e a tutto.
È stato in sostanza riconosciuto all’industria dell’intrattenimento sportivo
lo status di genere di prima necessità: può convincere o meno, ma prima di
rispondere considerate l’esigenza di tenere la gente a casa, e quanto possa
aiutare in questo senso una bella partita da guardare in tv. È dunque vero che
la molla economica è stata fondamentale per la ripresa dello sport, ma i sol-
di sono la conseguenza della massima passione popolare.
Se la prosecuzione dell’attività non è quindi in discussione, il dibattito del
2021 riguarderà la sua sostenibilità. In parole povere, senza gli incassi da sta-
dio o palasport le varie leghe dovranno da una parte aumentare gli introiti te-
levisivi – e non è facile, visto che il mercato era in fase di contrazione già pri-
ma della pandemia – dall’altra risparmiare sulle spese, ovvero gli ingaggi degli
atleti. Serve un accordo europeo, perché altrimenti vince il furbo che va a
prendere il campione promettendo di non toccargli lo stipendio. Dal punto di
vista logistico, l’Olimpiade di Tokyo è stata confermata ma prima di prenota-
re un albergo in Giappone io aspetterei. Ma il vero dubbio riguarda l’Europeo
di calcio, che in base al progetto originario dovrebbe riguardare dodici sedi,
da Bilbao a Baku. In tempi di pandemia, e di oggettiva difficoltà negli sposta-
menti, non stupitevi se alla fine ci ritroveremo tutti in Germania.

6—Sport 67 torna al sommario


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Idee
7
Il cervello relazionale
Chiara Valerio

Prima di anni recenti, il rapporto tra donne e scienza non mi interessava. Mi Chiara Valerio
Chiara Valerio
sembrava in qualche modo che rientrasse, a pieno diritto, nel rapporto tra es- (Scauri,1978) ha scritto
romanzi, racconti,
seri umani e scienza. Crescendo, mi sono accorta che, tuttavia, in ambito cul- critica letteraria e
teatro. Il suo ultimo
turale – in natura la faccenda è già pareggiata dalla statistica, ci sono più o libro è “La matematica
meno tante donne, quanti uomini, – essere umano significava uomo, maschio è politica”, Einaudi,
2020. Redattore
in effetti. E quindi ho cominciato a pensare che fosse importante pronuncia- di Nuovi Argomenti,
collabora con
re la parola donna, e indagare il rapporto tra donne e scienza, per esempio. L’Espresso, Domani
giornale e Vanity Fair.
Essendo la mia formazione matematica, dunque scientifica. È in questo per- Per Radio 3 cura “Ad
corso di riconoscimento che mi sono imbattuta in un formidabile libello illu- alta voce” e conduce
“L’isola deserta”. Per
strato di Jackie Fleming, intitolato “Breve Storia delle donne” e pubblicato da nottetempo,
ha tradotto e curato
Corbaccio nella traduzione di Rocco Ciba. “Flush”, “Freshwater”
e “Tra un atto e l'altro”
La chiave del libello di Fleming mi pare stia nella frase, invero il motto del- di Virginia Woolf.
la Royal Society – che, pronunciata in ambito scientifico, fa sempre un cer- È la responsabile della
narrativa italiana della
to effetto –: Non dar fiducia alla parola di nessuno. Ecco, la storia del difficile casa editrice Marsilio.
Ha un dottorato
rapporto tra le donne e la scienza e le motivazioni di questo travagliato rap- in Calcolo delle
probabilità e un gatto
porto sono state raccontate dagli uomini. Fleming non rivendica, espone tut-
ti i giudizi (invero pregiudizi mascherati da evidenze scientifiche), che i gran-
di geni – grandi geni tutti maschi – avevano espresso, ciascuno nella propria
epoca, sulle donne. In realtà sul rapporto tra il cervello delle donne e il pen-
siero astratto. Jean-Jacques Rousseau – scrive Fleming – indefettibile genio
dell’Illuminismo e incallito esibizionista, diceva che le ragazze dovevano es-
sere domate fin dalla più tenera età, in modo che la naturale funzione di com-
piacere gli uomini venisse loro più naturale. Ruskin, altro esempio del genio
maschile, sosteneva: l’intelletto di una donna non è né creativo né inventivo.
La sua precipua funzione è compiacere. Tutte queste grandi verità maschi-
li enunciate da geni incontrovertibili sono illustrate con tratti neri, nervosi, e
sferzanti quanto le parole. Ci sarebbe da innervosirsi riguardo alle afferma-
zioni di questi uomini incontrati sui libri di scuola e con le cui teorie abbiamo
più o meno familiarità (nel libro compaiono pure, per esempio, Kant e Darwin).
C’è da innervosirsi, invero. Ma Fleming, con comicità crudele, fa coincidere la
storia delle donne con la storia del pregiudizio maschile, e correda tale pre-
giudizio di motivazioni ad hoc la cui natura è fisiologico-estetica, se così si
può dire. Provo a spiegarmi senza disegni. Per esempio – a parte il cervello
più piccolo e di materia più lasca e spugnosa –, le donne hanno le mani trop-
po deboli per mantenere a lungo una penna per scrivere o un pennello per

7—Idee 71 torna al sommario


dipingere, sono incapaci a lanciare una palla in uno sport qualsiasi perché la
loro innata capacità è di applaudire (gli uomini), le donne dovevano indossare
corpetti rigidi altrimenti non sarebbero riuscite a tenere una postura davvero
eretta. Purtroppo, a causa dei corsetti non potevano piegarsi, per esempio,
su uno strumento come un microscopio, problema analogo avevano nell’av-
vicinarsi al cannocchiale: le campane delle gonne erano troppo ampie, man-
tenevano i loro occhi distante dall’obiettivo. La curiosità per le donne, come
d’altronde per i gatti, è una sventura che non condurrà a niente di buono. L’at-
titudine allo studio va a detrimento della capacità di procreare, per esempio.
E così via. La marchesa du Chatelet – scrive Fleming – rischiò veramente di
ritrovarsi con la barba e di rovinare il suo apparato riproduttivo dividendo a
mente un numero a nove cifre per un altro numero a nove cifre.
Tutto questo per dire che, dopo aver letto “Breve storia delle donne” di Ja-
cky Fleming, quando mi chiedono – di solito giornalisti o interlocutori maschi
– se c’è una differenza tra cervello femminile e cervello maschile per quanto
riguarda la scienza, ed elencano indiscussi geni della scienza, in vari ambiti,
ed eccellenze maschili nelle arti, io rispondo che credo di no, assolutamen-
te no. Poi prendo fiato e azzardo che per rispondere alla domanda con mag-
gior esattezza bisognerà aspettare altri mille anni, quando le donne avranno
avuto la stessa possibilità degli uomini di accedere agli studi superiori. Chie-
do gentilmente, mentre rispondo, che ci sia dato lo stesso numero di anni,
di storia, di errori, per poter rendere palese che non solo non c’è alcuna dif-
ferenza, ma che il tempo, le possibilità e il contesto sono parte del cervel-
lo. Ed è questa parte del cervello, esterna al corpo ma interno all’uomo e alla
donna, parte che potremmo chiamare le-relazioni-con-gli-altri, la-discussio-
ne-con-la-comunità, il-confronto-culturale, che ci è mancata per quasi tutta
la nostra storia di donne. È una forma di lobotomia relazione, con tutta la cru-
deltà ma anche le buone intenzioni delle lobotomie. Come diceva Darwin –
scrive Fleming – restando a casa le donne ottenevano risultati che non erano
minimamente paragonabili a quelli raggiunti dagli uomini, il che provava che
le donne fossero biologicamente inferiori. E lui lo sapeva bene perché era un
genio. Ne avrete letto sui manuali scolastici.

7—Idee 72 torna al sommario


Parole racconto, parole traccia,
parole mappa
Anna Stefi

Quando ci siamo ritrovati costretti nelle nostre case, con più tempo di quello Anna Stefi
è vicedirettrice di
che avremmo sempre voluto avere a disposizione, molti tra noi hanno confes- doppiozero, insegnante
di filosofia, psicologa
sato di non aver fatto quello che si sarebbero aspettati: nessuno ha affronta- diretta alla psicoanalisi
to i libri della “Recherche” tanto rimandati e pochi hanno esaurito quelle pile
di volumi accanto al comodino, segnale del ritardo con cui stiamo al mondo.
L’annus horribilis 2020 se ne va dopo averci buttato addosso la potenza
del trauma, dopo averci costretti a fare i conti con un “non è più come pri-
ma” che ha fatto vacillare persino la fiducia nella completa desiderabilità di
quel “prima”. Mutamenti e cambi di visione, ripensamenti che si insinuano
nelle abitudini quotidiane, lasciandoci come dono una saggezza che sem-
bra chiederci un rapporto diverso – più accogliente e meno arrabbiato – con
l’incertezza.
Cosa leggeremo dunque nel 2021? Come leggeremo, o ancora: leggere-
mo? In fondo questa domanda assomiglia a un’altra domanda, più radicale:
come staremo, di che cosa avremo bisogno? Chandra Livia Candiani scrive,
in un pezzo apparso su doppiozero, che le pare un buon tempo, questo, per
una scrittura zitta. Una scrittura zitta che ricorda il congedo di una lettera di
Cristina Campo: “come sono stanca di dire cose”. E allora, forse, questo 2021
e il nostro leggere se ne staranno da questo lato, ci troveranno aperti a que-
sti stessi territori, a piccoli geroglifici al fondo di una lettera, a parole raccon-
to, parole traccia, parole mappa di un mondo un poco più vasto, che accolga
dell’uomo quel che eccede la natura ma anche quella natura che eccede l’uo-
mo. Non solo teoresi o, se una teoresi si darà, che si ricordi che psiche, ani-
ma, è anche farfalla: siamo effimeri, minuscoli, e se ai libri chiediamo di par-
larci, di orientarci, questo può pure accadere in assenza di paradigma, passo
dopo passo, con deviazioni nei territori della parola che confessa il suo poco
e niente, che è già da sempre in ritardo, come noi. E il disegno, se ci sarà, lo
sapremo, forse, guardandoci indietro.

7—Idee 73 torna al sommario


Il valore del design
Francesco Franchi

Se la stampa è bellezza – ed è bellezza – allora io sarei per cambiare la re- Francesco Franchi
Francesco Franchi,
gola. Non più “visto, si stampi”, ma “vale, si stampi”. Stampiamo solo ciò che designer e
giornalista. Dal 2016
è necessario e di valore. Alziamo la qualità dei giornali di carta. Questo è il è Caporedattore e
Deputy Creative
momento. Viviamo infatti la totale abolizione del confine tra carta e digitale Director di Repubblica.
in cui è necessario far saltare l’obsoleta tutela della “print edition” superan- Ha lavorato per otto
anni nella redazione
do però anche l’approccio “digital first” che implica che l’edizione cartacea del Sole 24 Ore. I suoi
progetti di design
sia soltanto un succedaneo, quando invece dovrebbe diventare semplice- editoriale sono stati
riconosciuti con due
mente un altro mezzo di informazione. Penso al caso editoriale del New York Compassi d’Oro e
Times dove la prevalenza dell’online ha trasformato l’edizione di carta in una tre prestigiose matite
gialle al D&AD
specie di playlist molto curata con il meglio del lavoro prodotto dai giornali- Awards. Ha esposto
al V&A Museum di
sti e confezionata con dedizione dalla redazione per offrire un’esperienza di Londra e al Cooper
Hewitt Smithsonian
lettura consona al prodotto fisico. Design Museum di
Da designer, immagino un giornale (sia esso di carta o digitale), al pari di New York. È membro
dell'Alliance Graphique
un "oggetto d'uso" quotidiano. Un giornale viene infatti evocato da una ne- Internationale (AGI)

cessità, quella dei suoi lettori di essere informati, ed è poi via via definito nel-
la funzione, disegnato nel progetto, realizzato nella produzione, distribuito
come merce, classificato nel comportamento di consumo e infine vissuto
nell'uso. Il ruolo che spetta al design è quello di arricchire questo prodotto di
uso quotidiano di un'aura formale, non artistica, sebbene di natura estetica,
che ne possa accrescere, a parità di funzione, sia il suo valore d'uso (in quan-
to strumento e interfaccia), sia il suo valore formale (esaltando la sua capa-
cità di apparire e il suo ruolo culturale e sociale), sia il suo valore economico.
Ciò che fa di una "cosa" un "oggetto" e lo trasforma dall'essere sempli-
ce "oggetto d'uso" a "oggetto di design" è la sua forma. È bene sottolineare
come il newspaper design debba rispondere prima a un’estetica della logi-
ca, considerata come un’armonia derivante dalla particolare determinazio-
ne del funzionamento e dell’utilità, e solo successivamente a un’estetica del-
la forma. Entrambe sono da considerarsi come criteri di qualità del prodotto,
come indici di differenziazione, e anche come possibile criterio di successo
commerciale per i media tradizionali nella società contemporanea. La per-
cezione degli oggetti passa, infatti, attraverso la percezione della loro forma,
che non è la semplice configurazione del loro involucro, ma il linguaggio che
li rende comprensibili nella nostra società.
Posso affermare con certezza che per un designer questo è il momento
più interessante e ambizioso in cui trovarsi nel mercato dei quotidiani. Stia-

7—Idee 74 torna al sommario


mo vivendo una fase molto affascinante e insieme stimolante, intelligente e
fortemente competitiva; non ci sono stati altri periodi analoghi nella storia del
newspaper design. Ci sono migliaia di tentativi, esperimenti, ricerche e pro-
poste nel mondo attuale dei media sociali e nell’industria editoriale nel suo
complesso. Ciascuno è chiamato a giocare le sue carte, a proporre la pro-
pria visione, a offrire il suo servizio. Abbiamo davanti a noi anni che saranno
con ogni probabilità caratterizzati da sfide eccitanti in questo settore, ma che
allo stesso tempo potranno forse creare disorientamento. Imparare e rinno-
varsi è la cosa più importante su cui lavorare.

7—Idee 75 torna al sommario


La logica tranquilla contro
il timore disinformato
Beppe Severgnini

Nel 2021 arriveranno i vaccini contro il Covid-19, finalmente. Ma questo av- Beppe Severgnini
è giornalista e scrittore.
verbio avrà molti avversari: c'è chi pensa, infatti, che un vaccino non sareb- Corriere della Sera dal
1995, The Economist
be dovuto arrivare mai. Per ansia, per paura, per ignoranza, per la confusione (1993-2003), New York
Times dal 2013. Ama
che scienziati e media hanno creato, e i social hanno moltiplicato. Ricordia- Crema e Milano.
mo che stiamo uscendo dalla prima pandemia digitale. Nel 2020 abbiamo Si trova bene a
Londra e in America,
visto come i nuovi strumenti di comunicazione hanno contribuito alla coesio- nonostante Brexit
e Trump. Il libro più
ne (prima) e all'incertezza (dopo). Nel 2021, quasi certamente, vedremo come recente è “Neoitaliani”
(Rizzoli). Molti capelli,
possono creare confusione. tutti suoi. Su Twitter è
Gli stessi meccanismi che negli ultimi cinque anni hanno contribuito a @bsevergnini

rendere caotico – e insidioso – il discorso pubblico sull'immigrazione, le re-


ligioni, l'Europa (Brexit!) o la democrazia (Trump), si spostano su un tema an-
cora più delicato, quello della vita e della salute. All'incertezza, alla disinfor-
mazione e all'aggressività si mescoleranno il timore e la superstizione. Ogni
Paese e ogni cultura offrirà uno spettacolo diverso. Molti saranno inquietanti.
In Italia lo scontro avverrà sulla sicurezza del vaccino anti Covid-19, sul-
la sua obbligatorietà e sulla liceità. Coloro che sono contrari – no-vax e free-
vax riuniti in siti dedicati e gruppi Facebook, fomentati da algoritmi che pre-
dicano ai convertiti – ripeteranno allo sfinimento che il vaccino obbligatorio è
contrario all'art. 32 della Costituzione, secondo cui "Nessuno può essere ob-
bligato a un determinato trattamento sanitario...". Dimenticheranno però di
aggiungere che il dettato costituzionale prosegue: "... se non per disposizio-
ne di legge". E conclude: "La legge non può in nessun caso violare i limiti im-
posti dal rispetto della persona umana”. Un vaccino non viola i limiti imposti
dal rispetto della persona umana, ovviamente. Tant'è vero che le vaccinazio-
ni obbligatorie esistono, e hanno migliorato le condizioni di vita dell'umanità.
Ma la logica tranquilla potrà poco contro il timore disinformato e supersti-
zioso. La speranza è che nessuna forza politica voglia mettersi contro la pri-
ma e sostenere il secondo.

7—Idee 76 torna al sommario


La musica è un lavoro
Nur Al Habash

Sostenere che nell’aria ci sia un nuovo interesse per le modalità digitali di fru- Nur Al Habash
giornalista e consulente
ire la musica non è una cosa molto originale, specialmente durante una pan- musicale. Gestisce
per SIAE l'ufficio
demia. Eppure sembra che l’industria musicale si sia davvero resa conto delle Italia Music Export,
e dirige il chapter
infinite potenzialità commerciali di internet proprio nel 2020. Live streaming italiano di shesaid.
con donazioni in tempo reale, concerti online a pagamento, abbonamenti, re- so, network globale
di professioniste della
altà virtuale, newsletter, gamification: le startup di tech e musica hanno visto musica. Su Twitter è
@____nur
un’impennata di utilizzi quando tutti si sono chiesti come guadagnare con la
musica online, ora che la fonte dei concerti dal vivo è in secca.
La prima lezione imparata è che non è semplice e veloce come sembra:
c’è bisogno di abituare i fan a questo tipo di fruizione (si abitueranno mai?),
a interagire oltre che ascoltare, e a pagare per qualcosa che è sempre stato
gratis. Per arrivare a dei numeri interessanti ci vogliono anni di gavetta e pa-
dronanza del palco virtuale, proprio come per i concerti dal vivo, tempo per
creare contenuti extra, e il vuoto legale sul diritto d’autore applicato a casi
come questi non aiuta il cash flow. Per finire, proprio per la natura iper-digi-
tale e parente delle dinamiche del gaming – che, per inciso, vale quattro vol-
te tanto la recording industry – monetizzare la musica online è una soluzione
praticabile quasi solo per artisti già molto popolari e con una solida fanbase
di adolescenti che abitano in grandi centri urbani: per tutti gli altri rischia di
essere un buco nell’acqua.
Ma c’è un altro processo che la pandemia ha accelerato, ed è quello della
politicizzazione della music industry. Azzerati i concerti si è azzerato anche il
reddito, e i lavoratori della musica si sono resi conto di essere, appunto, dei la-
voratori. Un risveglio brutale che ha portato a una nuova coscienza di classe: in
tutto il mondo si sono moltiplicate nuove iniziative di rappresentanza sindacale
e gruppi di lobbying – persino in Italia, con La Musica Che Gira – che chiedono
legalità, tutele, riconoscimento e soprattutto supporto economico.
Oggi la musica mette in discussione lo stesso sistema sul quale è costru-
ita: le leggi e i contratti, gli intermediari, ma soprattutto le piattaforme – Spo-
tify in testa – che non considerano gli artisti come lavoratori da retribuire ma
“creators” da mettere in luce. È probabile che il 2021 si giocherà sulla capaci-
tà di immaginare nuovi sistemi: ibridi nel funzionamento (online e dal vivo) ma
anche equi, sostenibili, inclusivi, accessibili e scalabili. E che sappiano met-
tere al centro del discorso il senso di comunità che è alla base della musica,
soprattutto in tempi difficili come quelli che stiamo vivendo.

7—Idee 77 torna al sommario


La reinvenzione collettiva
e individuale del cinema
Marta Perego

Poche cose conosco, di certo non conosco il destino del cinema. Il mondo Marta Perego
è giornalista culturale
dell’intrattenimento in sala si è trovato in quest’anno pandemico a fronteg- e content creator. Ha
condotto programmi
giarsi con la crisi più grave che potesse immaginare. Non che prima il cine- di cultura come
“Ti racconto un libro”
ma stesse benissimo. Già da qualche anno le sale cinematografiche si con- e “Adesso Cinema”
frontavano con l’avvento dello streaming online on demand. Serie tv e film da su IRIS MEDIASET
e “Effe come festival”
godersi quando e come vuoi sul tuo divano, che hanno cambiato le abitudi- su LaF. Lavora per
X-Style (Canale 5).
ni, nonostante il 2019 si fosse chiuso con un incoraggiante +14,3% degli in- Sulla sua pagina
Instagram
cassi rispetto al 2018 (ANICA). Con la pandemia, una situazione già barcol- @marta_perego si
lante – con i cinema indipendenti schiacciati dai multisala che propongono occupa di libri, film
e serie tv
blockbuster con supereroi – si è trasformata, come dice la newsletter più fa-
mosa di Hollywood, “The Ankler”, in “un infarto accompagnato da un esauri-
mento nervoso”.
Partiamo dalle cose che sappiamo. Sappiamo che film, molto attesi e pre-
visti per il 2020 (“Fast and furious 9”, “No time to die”, “Top Gun: Maverick”,…)
usciranno, se tutto andrà bene, nella primavera del 2021.Sappiamo che i film
che non hanno rimandato la data di uscita, ma hanno preferito il “dirottamen-
to” in streaming hanno registrato dei successi, come “Trolls World Tour” della
Universal o il nostrano “7 ore per farti innamorare”, usciti ad aprile.
Facendo una virata emozionale, ma vera, possiamo ammettere, dati alla
mano, che le persone in questo momento di difficoltà desiderano storie. Ve-
dono i film in VOD, si abbonano alle piattaforme di streaming per fare scor-
pacciate di serie tv. Gli abbonamenti a Netflix nel primo trimestre del 2020
sono cresciuti di 15,8 milioni di utenti su scala mondiale. Per poi scendere
a 2,2 milioni in estate. E questo potrebbe essere il segnale che quando tut-
to tornerà alla normalità, si tornerà al cinema. Gli incassi dei film usciti a set-
tembre ottobre, tra cui “Tenet”, tenendo conto dei distanziamenti, sono sta-
ti incoraggianti.
Ma quale sarà la normalità? Non è una domanda filosofica ma fattuale. “È
un periodo di reinvenzione collettiva e individuale”. dice il regista Olivier As-
sayas. Molti piccoli cinema non ce la faranno, ad ottobre la AMC, la più gran-
de catena cinematografica al mondo, ha avvertito gli azionisti della possibi-
lità di un fallimento nel caso non riesca a reperire ulteriore liquidità. Il mondo
nuovo potrebbe prevedere sale acquistate da Netflix e Amazon che divente-
ranno protagonisti indiscussi della film industry, producendo sempre più au-
diovisivo (film, serie tv, documentari).

7—Idee 78 torna al sommario


Che cosa è successo un secolo fa dopo la spagnola? Adolph Zukor, il fon-
datore della Paramount acquisì molti dei cinema in crisi e si inventò gli “stu-
dios”, dando inizio alla “Golden Hollywood” con un sistema verticale di con-
trollo sulle produzioni.
Sicuramente le cose cambieranno, non si sa in che direzione. Di certo le
persone vogliono storie: partecipano a corsi online sulla storia del cinema, di-
scutono sulle piattaforme social, nel 2020 è esploso Letterboxd, il social ci-
nematografico dove condividi il tuo diario di visioni. Mescolando Casablan-
ca, l’espressionismo tedesco e Spike Jonze. Impazziscono per serie tv come
“La regina di scacchi”.
C’è chi sostiene che questo ripartire dal passato, senza l’ansia di rincor-
rere troppe nuove uscite spettacolari avvicinerà i giovani al cinema arthouse
e di qualità. Io voglio credere che i cambiamenti possano anche essere po-
sitivi. Non me la ricordo la prima volta che sono entrata al cinema. Mi ricor-
do la seconda, è stato con “La Bella e la Bestia” ed era il 1991: la me bambina
veniva affascinata dal buio e da quella sensazione delle storie che diventano
parte di te. Ricordo quello e ricorderò sempre quando il 1° settembre 2020
sono tornata in sala dopo mesi e mesi. Al Lido di Venezia, il film era il bel “Quo
Vadis, Aida?”
Il cinema mi mancava. Il silenzio, la condivisione, il lasciare perdere tutto
per tuffarti nelle emozioni degli altri. Ecco. Nel mondo nuovo spero che que-
sto, in un modo o nell’altro, non si perderà.

7—Idee 79 torna al sommario


Le fotografie del 2021
Mario Calabresi

Le immagino continuamente le foto simbolo del 2021, mi sembra già di ve- Mario Calabresi
giornalista, è stato
derle, potrei addirittura candidarle per il World Press Photo 2022. direttore della Stampa
e di Repubblica.
C’è l’immagine di vaccinazioni di massa in India e in Cina, lunghissime file È autore della
newsletter settimanale
di gente che inganna l’attesa guardando lo smartphone. Quella degli anziani Altre/Storie. Il suo
di una Rsa lombarda che sorridono allungando il braccio, convinti della pro- ultimo libro è “Quello
che non ti dicono”
messa che grazie a quel gesto potranno riconquistare la libertà di andare in (Mondadori)

giardino e di giocare a carte.


Ci sono operai che smontano ospedali da campo; un reportage denun-
cia l’abbandono di bombole d’ossigeno nel sotterraneo di una casa di cura.
Container pieni di dispositivi di protezione che nessuno vuole più fermi in un
porto del Mediterraneo.
C’è una piazza gremita di domenica, chi porta ancora la mascherina per
precauzione e chi la vuole dimenticare; ci sono i ragazzi che riempiono le sca-
le di un liceo e srotolano uno striscione che annuncia l’occupazione.
Ci sono gli schermi dei telefoni che illuminano il prato di un concerto du-
rante il bis finale; c’è una folla che balla, come nelle feste popolari del dopo-
guerra dei nostri nonni; ci sono gli stadi pieni e vecchi appassionati che get-
tano l’acqua delle borracce sulla schiena dei corridori del Tour de France.
C’è Cristiano Ronaldo che alza la coppa con le orecchie nello stadio di
Istanbul e poi c’è l’evento che verrà ricordato come pietra miliare della fine
della pandemia: l’inaugurazione dei Giochi Olimpici di Tokyo: il tedoforo che
accende il braciere sotto gli occhi dell’Imperatore.
I ragazzi tornano in piazza per combattere il cambiamento climatico e i
giornali sono pieni degli scatti rubati di un Donald Trump ingrassato che liti-
ga con la figlia a Mar-a-Lago. Melania invece è stata avvistata dai paparazzi
su uno yacht tra la Corsica e la Sardegna.
Un’immagine di soldati americani in Libia racconta meglio di ogni altra
cosa il cambio di inquilino alla Casa Bianca mentre le foto satellitari segna-
lano folle che premono sulle spiagge del Nord Africa in attesa di imbarcar-
si verso l’Europa.
Il Principe Carlo accompagna la madre ad una cerimonia per onorare le
vittime di tutte le guerre, il suo turno di salire al trono è rinviato di un altro
anno.

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dicembre 2020

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