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ANALISI D’OPERA: “Brave New World” di Aldous Huxley

Fra i molti capolavori della letteratura moderna esiste un’opera totalmente impregnata di rimandi simbolici alla corporeità ed al ruolo poietico che
essa ha rivestito e continua ad avere tutt’ora. “Brave New World” di A. Huxley, pubblicato nel 1932, rientra a pieno titolo nella corrente
fantascientifica e distopica che interessò la prima metà del XX secolo. Il romanzo avvenirista fornisce un ambiguo spaccato riguardo un possibile
futuro dove la tecnologia, la mercificazione e l’omologazione sociale hanno preso il sopravvento. Tuttavia numerosi sono i riferimenti relativi ai
concetti di “corpus” analizzati durante il corso. La vicenda si apre nell’anno di Ford 632, corrispondente al 2540 dell’era odierna. In seguito ad una
devastante guerra che ha gettato il mondo nel caos, il mondo si trova riunito in un unico stato dove l’industrializzazione ed il progresso tecnologico
sono all’apice dello sviluppo. La nuova società è interamente basata sulla produzione in serie, processo inaugurato da Henry Ford che per questo è
venerato come un Dio. Tale procedimento è applicato anche alla riproduzione umana: grazie ad avanzate tecniche eugenetiche e di fecondazione in
vitro le nascite sono costantemente tenute sotto controllo dal governo e rese completamente extrauterine. Qualsiasi forma di riproduzione naturale è
considerata illegale e scongiurata da invasive tecniche contraccettive. Gli embrioni umani vengono accuratamente selezionati e manipolati per aderire
ad ognuna delle diverse caste in cui è divisa la società. Gli esseri umani sono infatti relegati in classi fortemente gerarchizzate al cui vertice si trovano
gli “alpha” (individui estremamente intelligenti e predisposti geneticamente al comando sia dal punto di vista fisico che mentale), seguiti da gruppi
resi sempre meno prestanti ed acuti tramite un ritardo controllato dello sviluppo embrionale ottenuto tramite la privazione di ossigeno. Agli estremi
del corpo sociale si trovano gli “epsilon”, creati tramite clonazione e unicamente predisposti per lavori faticosi e manuali. La famiglia non esiste più,
anzi la società punta per un’omologazione completa dell’individuo, il quale è costantemente bombardato di slogan e messaggi subliminali, soprattutto
nel sonno, attraverso un procedimento chiamato “ipnopedia”. Al tradizionale processo educativo è quindi preferito un meccanismo di
condizionamento psicofisico che dal momento della nascita fino a quello della morte determina l’esistenza del soggetto. Vengono incoraggiati
soprattutto i comportamenti sessualmente disinibiti, la contraccezione e il consumismo sfrenato in nome del più schietto utilitarismo, mentre l’amore,
l’arte e la creatività sono rese prive di senso. Ogni opera artistica è stata distrutta con l’avvento del Fordismo. I cittadini del Mondo Nuovo non hanno
alcuna nozione di storia, considerata contraria al progresso, inoltre - per il condizionamento avuto - concepiscono il passato come un periodo
dominato dalla barbarie in opposizione alla situazione attuale, ritenuta la migliore possibile. La popolazione è tenuta sotto controllo attraverso
metodologie di omologazione mentale che portano gli individui a vivere in una sorta di libertà condizionata, tuttavia senza la necessità dell’impiego
della violenza. Nel Mondo Nuovo ogni possibilità di ribellione è inconcepibile. Nessun cittadino infatti ha mai fatto esperienza di desideri
insoddisfatti, essendo i medesimi creati ed al tempo stesso appagati dal governo. Inoltre qualsiasi infelicità è presto attenuata da una vita sociale-
sessuale portata all’estremo e dall’abuso di un potente allucinogeno ed ansiolitico conosciuto come soma. Persino la paura della morte risulta
esorcizzata: l’umanità è condizionata fin dalla nascita a considerarla un atto necessario al benessere della collettività. I defunti non vengono neppure
commemorati, ma una volta cremati, impiegati come concime. In uno scenario altalenante fra l’utopia e la distopia, dove un’umanità inconsapevole di
essere manipolata vive in un limbo di piacere ed allucinazione, subentra la figura di John Watson, l’ultimo essere umano sfuggito all’omologazione
sociale. Cresciuto in una delle poche riserve non contaminate dal Fordismo (un Messico esotico e selvaggio) e profondamente influenzato dagli scritti
di Shakespeare, John si erge a censore di una realtà totalmente priva di bellezza ed arte. Consapevole della schiavitù del genere umano e dell’enorme
sacrificio compiuto in nome della soddisfazione degli istinti più bassi, il protagonista inizia la propria lotta contro un sistema i cui membri sono
inconsapevoli della propria condizione. Attraverso le citazioni shakespeariane, John Watson smaschera la mancanza di umanità nella società e la
diffusa rinuncia dell’individualità a vantaggio del gruppo. Posto dinnanzi ad un bivio – se omologarsi e rinunciare alla propria umanità in cambio di
un vuoto piacere, oppure rivendicare la propria individualità ed incorrere nell’emarginazione e nella solitudine – Watson opta per la seconda scelta
morendo tristemente nell’anonimato, vinto da un genere umano che stolidamente desidera la propria schiavitù. Leggendo attentamente l’opera
possiamo riscontrare alcune delle chiavi di lettura analizzate durante il corso Il mondo descritto nell’opera è la rappresentazione stessa della
frammentazione, uno smembramento che trova origine nel vuoto di potere e dal caos generato dalla guerra. La coesione del corpo sociale
irrimediabilmente compromessa viene così ricostruita artificialmente attraverso processi tecnico-scientifici volti a ricostituire una parvenza di armonia
e organicità. La tecnologia, per esteso, diventa il collante attraverso cui ricompattare la società.
In questo senso “Brave New World”, analogamente ad altri romanzi analizzati, costituisce un tipico esempio di opera cerniera fra il periodo
preindustriale ed un potenziale futuro ipertecnologica anticipando le possibili fratture sociali che tale passaggio comportava. Particolare risalto riceve
la tematica dell’eugenetica, il controllo qualitativo delle nascite: ciascun individuo viene accuratamente selezionato sin dal concepimento in termini
fisiognomici per rientrare in particolari classi gerarchizzate in una correlazione spaventosa fra estetica ed etica (riconducibile al classico “kalòs kai
agathòs”) secondo i parametri già determinati da Lavater e Galton nell’Ottocento. La nuova organizzazione della società rispecchia la tradizione, con
una netta cesura fra i membri migliori posti a “capo” delle caste e le classi inferiori, relegate invece ad uno stadio di sviluppo psicofisico inferiore nel
quale si può facilmente scorgere la teoria dell’atavismo. Nel Mondo Nuovo la produzione in serie – analogamente al romanzo di Ishiguro “Non
lasciarmi” - viene estremizzata fino ad interessare ogni campo dell’umano. L’apice è raggiunto con la clonazione dei corpi della “classe epsilon”:
quest’ultimi, come i cloni di Ishiguro, sono visti come meri oggetti da cui trarre vantaggio e concepiti unicamente per servire ad uno scopo. La
riproduzione ormai ridotta a mero atto scientifico e privata della mediazione femminile sembra riprendere chiaramente quanto descritto nel
“Frankestein” di M. Shelley. Attraverso la scienza si cerca pertanto di ricostituire una parvenza di unità, travalicando i limiti imposti dalla Natura. Il
controllo mentale esercitato dal governo sulla società è assimilabile al meccanismo della macchina panottica descritta da Focault attingendo agli studi
di J. Bentham, illuminista e fondatore dell’utilitarismo. I processi di condizionamento descritti portano l’individuo ad introiettare le norme e i valori
imposti dal corpo politico divenendo carceriere e carcerato di sé stesso, fino al conseguimento di una perfetta omologazione del singolo nel corpo
sociale. Analogamente al capolavoro di G.Orwell “1984”, si riscontra il tema della soppressione della memoria. In entrambe le opere le testimonianze
di un passato divergente dalla contemporaneità è negata tassativamente. Il popolo è privato dei monumenti, sia d’archivio che funebri, obbligando il
corpo sociale smembrato a riorganizzarsi intorno alla rappresentazione del potere. Persino la droga somministrata ai cittadini ha scopo primario
sembra quello di ricompattare la società in un unico corpo inconsapevole della propria tragica condizione dove l’appagamento dei meri bisogni
primari offusca il normale giudizio. Tra le altre cose il nome stesso del potente allucinogeno, soma, tradotto dal greco significa “corpo”. Tuttavia la
tematica che più di tutte costituisce il fulcro della narrazione è il dibattito relativo la dicotomia fra il concetto di umanità e barbarie. Gli abitanti del
Mondo Nuovo, a causa del condizionamento subito, considerano perfettamente umana la propria condizione allucinata mentre relegano il passato ad
un luogo di barbarie. Solo John Watson, il diverso proveniente dall’altrove geografico (da quel Messico rurale e primitivo), sembra comprendere la
realtà di un mondo completamente sbilanciato verso l’utilitarismo e l’artificiosità. Solo attraverso la cultura e l’arte, rappresentate dall’opera omnia di
Shakespeare (in un doppio rimando alla tragedia “Tito Andronico”) si raggiunge la consapevolezza che i concetti stessi di umanità e barbarie siano
prodotti artificiali, frutto di un compromesso socioculturale. Anche i concetti affini di imitazione-omologazione trovano posto nel romanzo. In una
civiltà privata della famiglia, dell’istruzione e della cultura espressiva l’unica possibilità di definizione dell’individuo passa attraverso un gioco
imitativo il cui fine ultimo è l’omologazione. In modo analogo John Watson viene iniziato al proprio prototipo di umanità attraverso l’assimilazione
di paradigmi e modelli provenienti dai libri letti, ribadendo l’idea che in sintesi ciascun uomo non sia altro che un testo ambulante, un mero prodotto
letterario.