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1) La Garfagnana al tempo dell’Ariosto (cartina realizzata sulla base delle informazioni contenute nelle

Lettere); i quadrati indicano i principali villaggi, gli esagoni le fortezze, le linee tratteggiate le aree di contesa
territoriale.
2.1) Lettera XXXIV al Duca Alfonso d’Este del 19 aprile 1522, § 1-8
Illustrissimo et excellentissimo principi domino meo singularissimo Domino Duci Ferrariae etc. Ferrariae.
Illustrissimo et excellentissimo Signor mio. Vostra excellentia a questi dì mi ha dato commissione ch'io
m'informi come sia stata fatta quella ellettione per gli homini di Trasilico del lor potestade: se iuridicamente e
secondo il consueto, o pur altrimenti; et oltra di questo, ch'io pigli notitia de la condicione de l'huomo e ch'io
la riferisca. [...] Circa alla condicione de l'homo, per quanto a me para e per quanto io me n'ho potuto informare,
è assai tenuto homo da bene, secondo gli altri che son qui: vero che egli [Tommaso Micotto] e Pierino
Magnano hanno per lor mogli due sorelle, et al presente habitano amendui ne la casa de la lor suocera, l'uno
per sospetto e per essere più sicuro dentro da le mura in casa de la suocera, che nel borgo dove ha la propria
casa: e questo è Pierino; e l'altro per essere da Camporeggiano e non havere casa qui. Amendui entrano per
una porta, ma le lor stanze, secondo ch'io intendo, hanno separate, e ciascuno mangia da sua posta. Che costui
séguite parti, non ne fa dimostratione extrinseca, ma so ben che Bastiano Coiaio, un figliolo del quale è cognato
di costui e di Pierino (perché ha l'altra sorella), ha fatto la pratica per far che costui sia potestade; e che Bastiano
l'habbia fatto a qualche suo disegno, più presto si può dubitare che non, perché lui non ho a modo alcuno per
persona neutrale, anchora che si sforzi di farlo credere a me. Tuttavia vostra excellentia può essere certa che,
havendo da essere potestade di Trasilico homo di questo commissariato (non voglio dir di Castelnovo solo), è
forza che sia notato o per bianco o per nero; e se ben non fusse in effetto (il che serìa difficillimo a trovare),
pur serà sempre in sospetto ad una de le parti. Il padre di costui è un ser Giovanni, notaio e procuratore a
Camporeggiano, il quale, al tempo che Luchesi hebbono questa provincia, fu mandato da loro ad un suo
castello detto Camaiore per notaio. Ch'egli fusse in trattato mi serìa dificile a ritrovare per la verità, perché s'io
ne dimanderò la parte ittaliana mi diranno che non fu vero, e che egli è un homo da bene; s' i' dimanderò la
francese, tutti mi diranno che fu vero, e mi aggiungeranno tutto il male che imaginar si potranno. [...] Ho voluto
che vostra excellentia sia del tutto fatta accorta, al miglior giudicio de la quale mi rimetto sempre; et in sua
bona gratia humiliter mi raccomando.
Ex Castronovo, 19 Aprilis MDXXII.
Di vostra excellentia
humillimo S. Ludovico Ariosto.

2.2) Lettera CXXXVII al Duca Alfonso d’Este del 23 gennaio 1524, § 1-5

Illustrissimo et excellentissimo Domino domino meo observandissimo Domino Duci Ferrariae.

<Illustrissimo et excellentissimo Si>gnor mio. Se vostra excellentia havesse havuta una mia lettera per <la
quale> significavo che colui ch'era venuto in favor di ser Tomaso <Micotto> in nome de la Vicaria di Trasilico,
era stato mandat<o d>a alcuni pochi che sono con il lor potestade in liga a rubare et a scorticare il resto de la
Vicaria, non credo che fosse stato prestato più fede a quella lettera, che falsamente era in nome di tutta quella
Vicaria, che alle mie, che non contengono mai falsità né bugia alcuna. [...] Pur, ritrovandosi il capitano di
Castelnuovo costì, e volendo vostra excellentia pigliare informatione che homo sia detto ser Tomaso, e
<qu>anto tiranicamente e contra la volontà de li tre quarti <di> quella Vicaria occupa quello officio, esso
capitano ne <pot>rà dare vera informatione a quella; e se ancho gli pare di far scrivere a qualc'homo da bene
particolare in questa <pro>vincia, e dimandare informatione di costui [Tomaso Micotto], credo che <t>utti
riferiranno a una voce che gli è un gran tristo, sal<vo> Pierino Magnano che è suo cognato, che perhò, se gli
<è> dato sacramento, non lo sapria negare, e Bastiano Coiaio <che pur> non ne diria male, parte perché è
cognato d'un suo p<arente>, parte ché sua natura è d'havere la protectione <de li> giotti; […] solo se ha da
chiamare li Sindici et officiali de licommu<ni> che lo ellegano, li poverhomini ne restano fraudati, perché
t<utti questi> Sindici et officiali ogn’ano si elleggono per volontà de <gli> officiali e Sindici vecchi e del
potestà, sì che haver<anno> ser Tomaso. E chi tien con lui disegnato di continuare <nel> suo officio, han
procurato che siano fatti sindici et of<fi>ciali quelli che san che saranno in suo favore, et adesso son <certo>
che non cesseran per mezo di partiali e per tutti li altri <nominati> di confermare questi ellectori ne la sua
intentione. [...] Vostra excellentia determini q<uello che le pare>: a me basta di essere scarigato appresso a
Dio <et a gli h>omini che vedono come le cose passano, che per me non <altro si cer>ca che la giustitia habbia
luogo. Et in buona gratia <di> vostra excellentia mi raccomando sempre.

Castelnovi, 23 <Ia>nuarij 1524.


Ser<vitor Ludovicus Ariostus>.

3.1) Lettera LXVI al Duca Alfonso d’Este del 17 aprile 1523 (integrale)
Illustrissimo et excellentissimo Domino domino meo sin<gu>larissimo Domino Duci Ferrariae. Ferrariae.

Illustrissimo et excellentissimo Signor mio. Essendo io a questi giorni a Ferrara, accade che dui figliuoli di ser
Evangelista dal Silico intraro qui a Castelnovo una notte travestiti in casa d'una giovane, la quale, anchora
c'habbia nome di far piacere segretamente ad un homo da bene di questa terra, pur non è puttana d'ognuno, e
sta e pratica senza essere schivata con le donne da bene; e gli messero le mani adosso per tirarla per forza di
casa: ella gridò e fu aiutata. La matina si venne a dolere al capitano. Per questo un figliolo di ser Evangelista,
deto prete Iob, il quale è chierico ordinato in sacris, trovò la madre de detta giovane, e gli ruppe la testa e lasciò
per morta: et è stata molti dì in pericolo di morire. Per questo il capitano gli processe contra e lo condennò in
200 lire. Ser Evangelista produsse le bolle de li ordini del figliolo, e fece venire una inhibitoria dal Vescovo di
Lucca: per questi, et ancho per altri rispetti, il capitano cessò dal procedere, in modo che'l detto prete Iob è
tornato a Castelnovo. Questa cosa è di mal exempio, et a me spiace sommamente; e se non fosse che io temo
le censure ecclesiastiche per haver beneficio, io non guarderei che costui fosse prete, e lo castigherei peggio
che un laico; e quando io non potessi fare altro, almen li darei bando: ché se bene li Signori temporali non
hanno potestà sopra li chierici, pur mi pare che né ancho li chierici debbiano poter star nel dominio de li detti
Signori contra lor volontà. Io n'ho voluto scrivere a vostra excellentia, acciò che quella gli faccia quella
provisione che le pare, e d'ogni cosa che determini dia più presto al capitano la commissione che a me, perché
esso non ha beneficij come ho io. Et in buona gratia di vostra excellentia humillime mi raccomando.

Castelnovi, 17 Aprilis 1523.


humillimus Servitor Ludovicus Ariostus.
Post scripta. Havevo scritto al vescovo di Lucca, de la cui diocesi è Castelnovo, et a quel di Luna, che è
superiore alli preti di Camporeggiano, acciò che mi dessino authorità sopra li preti. Il Vescovo di Lucca si
trova a Milano, sì che non ho potuto anchora haverne risposta; questo di Luna mi risponde la qui inclusa lettera,
per la quale vostra excellentia può iudicare chese vogliamo ricorrere alli vescovi havremo poco aiuto: et io
ancho n'ho fatto experientia; che questa passata estade mandai in mano del vescovo di Lucca quel prete Matheo
che havea ferito il mio cancelliero et era homicida et assassino publico, e con poca aqua lo mandò assolto; e
prima ch'io venissi qui, un prete Antonio da Soraggio, c'havea morto un suo cio, fu in mani del vescovo di
Luna, e con un misereatur fu liberato.

3.2) Lettera CXL al Duca Alfonso d’Este del febbraio 1524, § 12- 15

Illustrissimo et excellentissimo Domino domino meo sing.mo Domino Duci Ferrariae etc. Ferrariae.
Illustrissimo et excellentissimo. [...] Bisogneria un'altra cosa a mio giudicio: che'l <de>tto capitano havesse
commissione da vostra excellentia che in tutti <q>uelli luoghi dove trovassi che banditi fussino alloggiati,
<che> ci fussino o non ci fossino li banditi alhora dentro, ca<cciasse sù>bito il foco, e maxime in le canoniche
[…] Io son st<ato più> volte in animo di far bruciar questa canonica <di San Romano>, che non è mai sì povera
che non habbia qualche ban<dito; […] e far <altretanto> al prete da Sillano, a quel da Ogno, da Cicerana, da
<Carreggine e> finalmente a quante chiese sono in questo paese, ché <tutte, parte> perché li preti voglion così,
parte perché non ponno fare <altrimente, servono di> ricetto di banditi. [...] S'altro havrò <da riferire a vostra
e>xcellentia, lo farò per altre lettere, ché questa è lunga <assai: in buona gra>tia de la quale mi raccomando.

Castelnovi,. Februarij 1524.


Servitor Ludovicus Ariostus.

4.1) Lettera LXIV al Duca Alfonso d’Este del 15 aprile 1523, § 1 e 11

Illustrissimo et excellentissimo Domino domino meo sin<gu>larissimo Domino Duci Ferrariae. Ferrariae.
Illustrissimo et excellentissimo Signor mio. Alla mia giunta qui trovai che questi banditi del Costa da Ponteccio
con li figliuoli di Pelegrin dal Silico et alcuni lombardi de la factione di Virgilio da Castagneto erano in numero
di circa sessanta in Grafagnana; li quali, oltre a quello che havevano fatto fin a quel dì, di che il Capitano mi
dice haver avisato vostra excellentia, di poi erano stati a Salacagnana, et havevano preso un homo da bene
detto Capello, e l'havevano menato via legato e poi amazzato. [...] Se non ci si fa qualche buona provisione,
questa provincia anderà di male in peggio, et a vostra excellentia non resterà altro che'l titolo di esserne signore,
ché la signoria in effetto sarà di questi assassini e dei capi e fautori c'hanno in questa provincia e specialmente
in Castelnovo. [...] in buona gratia di quella humillime mi raccomando.

Castelnovi, 15 aprilis 1523.


humillimus Servitor Ludovicus Ariostus

4.2) Lettera LXXII al Duca Alfonso d’Este del 25 aprile 1523, § 1-4

Moro e li fratelli, con li banditi loro seguaci, e con la intelligentia c'hanno con alcuni di Castelnovo, si son fatti
tiranni e signore di quel luogo [il borgo di Cicerana] [...] Questo Moro mi è venuto a parlare, e l'ho preso e
l'ho in prigione, non solo per questo [...] che li danari de l'assassinamento son stati partiti in casa sua (e credo
ch'esso n'habbia havuto una buona portione), ma anchora perché è sempre il capo o gran parte de tutti li
assassinamenti che si fanno in questa provincia: hora egli era a San Pelegrino con quelli da Barga e da
Sommacologna, hor ne la Vicaria di sopra con quelli del Costa, hor con quelli de la Temporia, per modo che
mi pareva che fosse il signore de la campagna di Grafagnana.

4.3) Lettera XXCIII al Duca Alfonso d’Este del 28 maggio 1523, § 1-2.

Io mi truovo havere questo Moro di Pelegrino dal Silico in prigione, contra il quale […] il capitano ha processo
e procede: prima per haver sempre dato ricapito a' suoi fratelli banditi et ad alcun altri pur banditi et assassini
come a quelli che insieme con un suo fratello detto Iulianetto assassinaro quel prete pisano e gli tolsero cento
ducati […] Appresso gli procede contra per essere caduto per le mie gride in disgratia [...] et in confiscatione
de tutti li suoi beni, per essere ito con genti e bandita et altra sorte in Lombardia in aiuto de una di quelle parti;
appresso gli procede per essersi trovato al Poggio […] in compagnia di alcuni che amazaro uno subdito di
quella. Le prime due inquisitione confessa de plano; questa ultima, anchora che confessi che insieme con quelli
che feron tal homicidio (li quali dice che ritrovò tra via) esso entrò in la terra del Poggio, et ancho si partì quasi
in un tempo con loro, pur niega che di tale homicidio esso fossi consentiente.
4.4) Lettera XXCIV al Duca Alfonso d’Este del 28 maggio 1523, § 5-7.
Nè al bosco, né dentro alle terre, né sarrato in le case nessuno in questo paese è sicuro da li homicidi et assassini.
Io fo fare ogni notte la guardia a questa casa, o ròcca che sia, dove habito, e ci fo dormire, oltra li miei famigli,
sempre dui balestrieri, perché ogni dì son minacciato che mi verranno a tôrre questo prigione ch'io ci ho per
forza.

4.5) Lettera CVIII al Duca Alfonso del 29 agosto 1523, § 1-6.


Illustrissimo et excellentissimo D. Domino meo sing.mo D. <Du>ci Ferrariae etc. Ferrariae.
Illustrissimo et excellentissimo Signor mio. Meglio informato come il Moro è fuggito, ho trovato un coltello
in prigione, il quale per quattro testimonij è provato essere di quel figliuolo di Bastiano Coiaio il quale tutto
hieri, come per l'altra mia ho scritto, stette seco in parlamento. Con questo coltello il Moro ha cavato dentro
via una fessura in l'uscio, con la quale è ito a trovare la chiavatura che di fuora era col cadenazzo, e con questo
coltello ha respinto il chiavistello, e così si ha aperto. […] [Bastiano Coiaio] mi è stato a ritrovare, e con la sua
solita insolentia ha detto parole assai altiere, come è suo costume, e mi ha voluto mostrare ch'io non scrivo
cosa a vostra excellentia ch'egli non ne sia avisato: insomma non può patire ch'io habbia scritto male di questi
fratelli del Silico, e le sue parole più tendono per far che per paura io desista di avisar di volta in volta le cose
come occorreno a vostra excellentia, che per buoni portamenti mi voglia far suo amico. Poi mi disse che
venendo di certo suo luogo, scontrò il Moro che fuggiva, il quale gli haveva narrato di punto in punto come
era uscito di prigione: vostra excellentia può per questo solo coniecturare se esso era conscio di questo ordine,
ché non mi par così verisimile che a ventura l'havessi trovato, quanto che lo stessi ad aspettare alla posta. In
buona gratia di vostra excellentia mi raccomando.

Castelnovi, 29 Augusti 1523.


Servitor Ludovicus Ariostus.

4.6) Lettera LII al Duca Alfonso del 19 novembre 1522, § 1-4

Illustrissimo et excellentissimo Domino d<omino meo singularissimo domino D>uci Ferrariae. Ferrariae.
<Illustrissimo Si>gnor mio. Hieri il Moro dal Silico mi appresentò la gratia che vostr<a excellentia> gli ha
fatta per un certo homicidio [...] Hoggi ho havuto lettere e messo a posta dal commissario di Frignano, che
<mi> avisa che questo Moro insieme con li fratelli et altri compagni, de li quali esso Moro era capo, tornando
di Frignano in qua […] introro in casa d'un suddito di vostra excellentia [...] e gli spezzaro gli usci e le casse,
e depredarono roba <per> valuta di cento lire. [...] Se 'l Moro mi to<r>na più dinanzi, io lo piglierò, e farò che
'l Capitano lo punirà come merita il delitto, senza guardare a gratia che gli habbia f<atto> v. excellentia, perché
non si extende in questo né in altri assassinamenti che <mi> è stato detto che questo Moro insieme con li
fratelli hanno fatto.

5) Lettera CXV agli Otto di Pratica (ufficio affari esteri della Rep. Fiorentina) del 24 settembre 1523

Magnificis et excelsis Dominis d. mihi observandissimis Octo Viris Praticae Rei Publicae florentinae etc.
Magnifici et excelsi Signori miei observandissimi. Non sono anchora dui anni ch'un ribaldo detto Giovanni di
Pier Madalena, d'una terra di questa ducale provincia detta San Donino, fece amazzare il conte Giovanni, suo
Signore e di quel luogo, il quale era da lui riconosciuto in feudo da l'Illustrissimo Duca mio. Ma la cosa non si
è scoperta fin al presente, ch'esso di nuovo, accompagnato da alcuni ribaldi, ha morto un giovenetto e la madre
insieme, figliuolo e moglie del detto Conte Giovanni, e totalmente ha extinto quella progenie; et appresso ha
saccheggiato la casa, e statovi dentro molti giorni, et exhibitosi come herede: poi finalmente, havendomi il mio
Illustrissimo Signore mandato il braccio di parecchi fanti da poter castigare lui e gli altri deliquenti, si è levato
e, secondo che mi è riferito, si è ridutto ad Ugliano, iuriditione di Fivizano, dominio di Vostre Signorie. E
perché le conventioni tra il mio Illustrissimo Signore e Vostre Signorie sono che li banditi de l'uno non possano
stare nel dominio de l'altro, prego quelle che sieno contente di commettere al suo Magnifico Commissario di
Fivizano che faccia pigliare questo ribaldo, e preso che sia, avisarmi, ch'io lo manderò a tôrre, o che per qualche
altro modo operi ch'io l'habbia ne le mani, acciò che tanto e sì enorme delitto non resti impunito; ch'io
simelmente, ad ogni riquisitione sua e d'ogni altro officiale di Vostre Signorie, serò prompto ad far il medesimo
e cosa di maggior importantia di questa, quando me ne sia solamente accennato. Et in buona gratia di Vostre
Signorie mi raccomando sempre.

Castelnovi, 24 Septembris 1523.


Di Vostre Signorie
obsequentissimo Ludovico Ariosto
de ducale Carfignana Commissario.

6) Lettera XLVII a Remo Opizo (segretario del duca Alfonso I) del 5 ottobre 1522, § 15-17
Magnifico mihi honorandissimo Domino Opizo Remo Ducali Secretario etc. Ferrariae.

Io non cesso di pensare e di fantasticare come senza spesa del Signore nostro io possi accrescere le mie forze,
per fare che almeno questi ribaldi habbian paura di me. [...] Ultimamente havea elletto questo expediente: che
la vicaria di Camporeggiano eleggesse cinquanta homini sotto dui caporali, e quella di Castelnovo
cinquant'altri sotto dui altri caporali, e questi fussino obligati, o tutti o parte secondo li bisogni, ad ogni richiesta
del commissario venire armati, et insieme con li balestrieri andare a far le executioni che serian lor commesse,
et ogni volta che fusseno messi in opera, ogni Vicaria fusse obligata a pagare li suoi a sei bolognini per fante
il giorno: ché questa serìa poca spesa alla Vicaria, e pigliandosi questo ordine non accaderà che'l Signore mandi
qui altri balestrieri. Alli quattro Otto che quivi si trovaro piacque questo modo, e dissero che era poca spesa e
per riuscire loro in grande utile, ma che volevano termine a rispondermi finché havessino parlato col resti de
gli Otto, e che speravano che a questo tutti seriano di una volontade. Io ho voluto di questo avisare vostra
Magnificentia, acciò che accadendo che qualchuno di questi venisse a Ferrara e ne parlassi, io non paressi
bugiardo. Con quest'altra Vicaria di Castelnovo credo facilmente di ottenere questo ordine, il quale succedendo
come spiero, non credo che li banditi si fermino troppo in questa provincia. [...] Altro non m'occorre al presente:
a Vostra Magnificentia mi raccomando.

Castelnovi, 5 octobris 1522.


di Vostra Magnificentia
Ludovico Ariosto.
7.1) Lettera XCVII al Duca Alfonso del 7 luglio
1523, § 9-10 Queste lettere, et altre simili a
queste, mi tolgono l'ardire, e mi fanno havere quel
tanto rispetto e quel che mi fa essere tenuto troppo
timido, che vostra excellentia in me riprende per
la sua lettera: ché da un lato haver poca forza e
poco braccio all'officio, et essere capo de subditi
che non sono (cioè questi altri a chi non
s'appertiene) per seguitarmi in alcuna impresa
dove si maneggi arme; e da l'altra parte essere
tuttavia admonito e fatto pauroso da le lettere di
vostra excellentia, e sempre dettomi ch'io soporti
e ch'io proceda con prudentia e dexterità, son
sforzato che s'io fossi un leone io diventassi un
coniglio.

Autografo ariostesco della Lettera


XCVII, conservato nell’Archivio di
Stato di Modena – sezione Archivio
Segreto Estense →

7.2) Lettera CXXXIX al Duca Alfonso del 30 gennaio 1524, § 1-4


Se vostra excellentia non mi aiuta a difendere l'honor de l'officio, io per me non ho la forza di farlo; ché se
bene io condanno e minaccio quelli che mi disubidiscano, e poi vostra excellentia li absolva, o determini in
modo che mostri di dar più lor ragion che a me, essa viene a dar aiuto a deprimere l'authorità del magistro.
Serìa meglio che, s'io non ci sono idoneo, a mandare uno che fosse più al proposito, che guastando tuttavia
quello che bene o male io faccia si attenuasse la maestà del commissariato, […] Se tale ignominie si facessine
a me solo, non ne farei parola, perché vostra excellentia mi può trattare come suo servo; ma redundando tali
incarichi più ne l'honor de l'officio e subsequentemente a far le persone con chi ho da praticare più insolenti
verso li lor governi, non mi par di tolerarlo senza dolermine a vostra Signoria.

8.1) Lettera XLV agli Anziani di Lucca (esecutivo della Repubblica lucchese) del 28 settembre 1522
Magnifici et potentes Domini mihi observandissimi. Perché per gratia di Dio tutta questa Ducale provincia di
Garfagnana fino a qui è sana e senza un male al mondo, vorrei con tutti li modi che mi sieno possibile che anco
per lo advenire si conservasse; e per questo non cesso di far fare buona guardia di non lasciare venire persone
di paese suspecto: ma questi sono mali che nascono tanto improviso, che non mi confido di conoscere bene da
chi mi debbia guardare. Per questo ho voluto ricorrere a Vostre Signorie come a quelle nelle quali ho
grandissima fede, e credo che poco meno amino li subditi del mio Illustrissimo Signore che li suoi proprij; così
le supplico che siano contente per questo messo che io mando a posta di avisarmi le terre da chi mi debbio
guardare, e che anche mi consiglino s'io debbo lassare fare la fiera, la quale, sperando che le cose
megliorasseno, havevamo differito a' cinque di octobre. Et in buona gratia di V. S. mi rachomando.

Castel Nuovo, 28 Septembre 1522.


Di Vostre Signorie
observantissimo Ludovico Ariosto
Ducale Commissario.

8.2) Lettera LVI al Duca Alfonso del 26 novembre 1522, § 7-8


Per la Dio gratia qui si vive molto quietamente et in pace, et ogni cosa anderia bene se non fosse per la vicinanza
c'havemo d'alcune terre che sono infette di peste; ma io col Capitano de la Ragione e con alcuni homini da
bene di questa terra non cessamo di far tutte le debite provisioni: ma gli è il pericolo c'havemo a far con villani,
che mal si ponno tenere che non vogliano ir traficando; pur Dio n'ha 'iutato fin qui: spero che ancho ne aiuterà.
Pur, quando accadessi che alcuno se infettassi, suplico vostra excellentia che sia contenta ch'io, senza scrivere
altrimente, possa levarmi e venirmene a casa, perché in ogni altro luogo mi daria il core di poter schivar la
peste fuor che qui, dove ho sempre villani all'orecchie, e non c'è alcuno che stesse a maggior pericolo di me.

8.3) Lettera LX agli Anziani di Lucca del 29 gennaio 1523, § 1

Magnifici ac potentes domini mihi observandissimi. Perché Vostre Signorie potriano havere inteso che alla
Pieve Fossana, loco il quale è tra Castiglione suo e questa terra di Castel Nuovo, è stato suspecto di peste, e
per questo, pensando le cose maggiori e di più pericolo che non sono, haveranno forsi facti divieti che quelli
che vengano di qui non possino intrare in Lucha; certifico Vostre Signorie come un Luca Pierotto, per uno suo
figliuolo che nascosamente era andato non so dove, si è infettato di modo che dui o tre sono morti di casa sua;
ma presto si è facto provisione, che tutta quella famiglia si è facta ire in loco separato, e prohibito a tutti quelli
della Pieve che non iscano dalle loro confine, benché, gratia di Dio, in quella terra non si sia la peste scoperta
in altra casa, et a Castel Nuovo non è male né suspitione alcuna, e stiamo con buonissime guardie.

8.4) Lettera CI al Duca Alfonso del 15 luglio 1523, § 7-8


Noi semo stati in gran pericolo circa la peste, perché questi contadini, fatto Pasqua, hanno usanza di andare in
gran quantità su quel di Roma e ne le Maremme a guadagnare, e poi, segati li grani, tornano a casa, e nel ritorno
molti hanno seco il morbo. Io ho durato grandissima fatica a far che non sieno ricettati ne le lor terre, ma
confinati chi qua chi là, e provisto lor al bosco de li lor bisogni; pur non ho possuto proveder tanto che molti
furtivamente non sieno andati alle moglie et alle lor case, et in una de le Terre Nove detta Roggio si è attaccata
la peste, sì che sùbito ne son morti nove. Provisioni grandi se gli sono fatte e fanno tuttavia, e spero che non si
dilaterà più inanzi.
8.5) Lettera CXXIX al Duca Alfonso del 26 novembre 1523, § 1-5.
Hoggi uno mandato da gli homini di Meschioso mi hanno dato una lettera di vostra excellentia, per la qual mi
commette ch'io lasci a quelli homini cavare di questa provincia tutte le castagne che hanno colte ne le selve lor
proprie o in quelle che hanno condotte ad affitto. Prima ch'io habbia dato lor licentia, ho voluto avisare vostra
excellentia che questa provincia si truova in gran carestia, che hora il frumento si vende 20 bolegnini il staiolo,
[…] e le castagne, perché ne sono state pochissime, sono in più prezzo che sieno anchora state poi ch'io son
qui, e già son fatti cinque o sei mercati, che in tutto non è comparso più ch'un sacco di grano. Intorno intorno
tutte le tratte son serrate, ché da nessun luogo ne può venir granello; di Lombardia, che forse ne potria venire,
non ne compare se non pochissimo; [...] Se vostra excellentia, inteso che habbia questo ch'io scrivo, sarà pur
di volontà ch'io lasci portare fuore le castagne a tutti li subditi lombardi suoi, io la ubidirò, ma questa provincia
si affamarà di modo che di questo havrà poco obligo a vostra excellentia. Queste prohibitioni c'ho fatte sono a
mio danno, ma ho preposto l'utile commune al mio, perché per ordine antico li commissarij pigliano tre
quattrini di ogni soma di roba da mangiare che va fuore.

9) Lettera XCIV agli Anziani di Lucca del 20 giugno 1523

Magnifici etc. Vostre Signorie haranno inteso quello che in su l'Alpe di Santo Peregrino, territorio di Vostre
Signorie, per li homini, parte delle montagne di Modena e parte di Reggio, è stato facto a danno di molti poveri
homini di questa provincia di Garfagnana. Io ne ho sùbito dato aviso al mio Illustrissimo Signore: quello che
sua Excellentia farà non so. Mi è parso ancho di scriverne a Vostre Signorie, le quali, per essere più vicine, e
per questo forse più preste a rimediare, ci piglieranno qualche provisione che non ci so pigliare io, che, per
essere lontano dal mio Signore, tardi del suo aiuto mi posso valere. Anchora che a me non stia di consigliare
quelle, pure mi pare che non saria fuor di bisogno di querelarsene e con la Santità di Nostra Signoria, con li
Signori Fiorentini, et etiam con il Duca mio, e tutti insieme provedere a tanti mali ch'ogni dì ci multiplicano,
di modo che di tutte queste montagne li assassini et homini di mala conditione sono signori, e non il papa, né
Fiorentini, né il mio Signore, né Vostre Signorie: in buona gratia delle quali mi rachomando.

Castelnovi, 20 Iunij 1523.


Di Vostre Signorie
obsequentissimo Lodovico Ariosto.

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