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KANT

Gli scritti del primo periodo:


Si possono distinguere 3 periodi. Nel primo (fino al 1760) si interessa delle scienze naturali; nel
secondo (fino al 1781) prevale l’interesse filosofico e l’interesse per l’empirismo inglese e il
criticismo; il terzo (fino al 1781) è quello della filosofia trascendentale. [Principio supremo: identità
+ esaltazione mondo e uomini].
Interessi naturalistici (formazione universitaria di Kant). L’opera principale è “Storia naturale
universale e teoria dei “cieli” = formazione di tutto il sistema cosmico (nebulosa primitiva + leggi
newton). Lo scritto “sull’ottimismo” dibatte la questione di Voltaire che risolve in favore
dell’ottimismo radicale (osserva il mondo nella sua totalità e afferma che Dio non poteva
sceglierne uno migliore) (in seguito ripudiato).

Gli scritti del secondo periodo:


Prevalere degli interessi filosofici. Cominciano a delinearsi temi e motivi che confluiranno nel
Criticismo.
- Critica la logica aristotelico-scolastica (= colosso con testa nell’antichità e piedi d’argilla).
- Metafisica (= abisso senza fondo)
- Kant sostiene che la matematica sia applicabile alla filosofia.
- Per la morale si sofferma sul concetto di obbligazione (Wolf: il fine bene morale è la
perfezione)
- Bene = necessità morale quindi la conoscenza non dice nulla sulla sua natura.
- Si distacca dal pensiero wolfiano e aderisce allo spirito di ricerca e all’empirismo inglese.
- Metafisica = scienza dei limiti della ragione umana, tratta gli argomenti che stanno a cuore
all’uomo e si limitano ai confini dell’esperienza.

La “Dissertazione” del 1770:


Breve saggio “Sul primo fondamento della distinzione delle regioni nello spazio”: le posizioni
reciproche delle parti della materia suppongono le determinazioni spaziali e come il concetto dello
spazio sia qualcosa di originario. = punto di partenza per la dissertazione.
La dissertazione: “Forma e principi del mondo sensibile e intellegibile” (per la nomina di prof di
metafisica e logica) soluzione critica del problema spazio-tempo. Distinzione tra:

Conoscenza sensibile Conoscenza


intellegibile
1. dovuta alla recettività o passività del soggetto 1. facoltà del
2. oggetto: fenomeno (= cosa come appare in relazione al soggetto) soggetto
3. distinzione: 2. oggetto:
- materia = sensazione (modificazione organo di senso) (= noumeno
testimonia la presenza dell’oggetto) (=cosa così
- forma = legge (indipendente dalla sensibilità) che ordina la com’è, nella
materia sensibile. sua natura
4. Apparenza = il confronto di varie apparenze (conoscenza riflessa) intelligibile)
anteriormente all’uso dell’intelletto logico.
Esperienza = (oggetto: fenomeni) mediante l’intelletto.
apparenzaesperienza (grazie alla riflessione)

Forma (= legge che contiene il fondamento del nesso universale del mondo sensibile) è costituita
da spazio e tempo. Non derivano dalla sensibilità, sono intuizioni che precedono ogni cosa

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sensibile e ne sono indipendenti: PURE (no realtà oggettive ma soggettive e necessarie per
coordinare tutti i dati sensibili).
La conoscenza intellettuale può cogliere le cose uti sum (come sono nel loro ordine intellegibile =
noumeni), mentre la sensibilità le percepisce uti apparent (come appaiono = fenomeni).

Gli scritti del periodo “critico”.


Nei 10 anni dopo la dissertazione Kant elabora la sua filosofia critica. 1781 “Critica della ragion
pura”: risultato di una meditazione di 12 anni con massima attenzione al contenuto e poca alla
forma.
Studi giovanili Intermedio Maturità
- Filosofia naturale - l’interesse filosofico - filosofia
- Vicino alla filosofia - l’interesse per trascendentale
naturalistica l’empirismo inglese e il
dell’Illuminismo criticismo
(Newton)
- Descrizione fenomeni
e rinuncia ad
ammettere cause e
forze

Il criticismo come “filosofia del limite” e l’orizzonte storico del pensiero kantiano.
Il criticismo di Kant si oppone al dogmatismo (accettare opinioni senza interrogarsi) e allo
scetticismo. La critica diventa lo strumento per eccellenza della filosofia e consiste nell’interrogarsi
sul fondamento e chiarire le possibilità (condizioni che permettono l’esistenza), validità (titoli di
legittimità e non) e limiti (confini di validità). Importante per Kant son i limiti (senza essi non
nascerebbe la critica): CRITICISMO = FILOSOFIA DEL LIMITE, ciò esprime il carattere finito delle
possibilità umane. Ciò non equivale ad una forma di scetticismo poiché il limite ne garantisce
l’esistenza.  il limite è la norma che dà fondamento alle varie facoltà umane e la base della
filosofia critica. (La conoscenza è valida grazie all’impossibilità di superare i limiti dell’esperienza, la
morale grazie all’impossibilità di raggiungere la santità, il giudizio estetico e teologico grazie
all’impossibilità di superare la natura). Kant si impegna per stabilire le “colonne d’Ercole
dell’umano”. Rinuncia ad ogni evasione dai limiti dell’uomo (grazie a Hume che ha rotto il suo
“sonno dogmatico) ma non rinuncia a fondare la validità delle varie attività umane.
Il pensiero di Kant si inserisce nell’orizzonte storico ed è definito dalla Rivoluzione scientifica e la
crisi delle metafisiche tradizionali che rompono il vecchio sapere e si ripercuotono anche sull’etica
(dedotta dalla metafisica) facendo nascere una morale autonoma; inoltre la riflessione sulla sfera
sentimentale dell’uomo creava interrogativi sulla sua struttura e validità. Perciò nasce il criticismo
che si interroga sui fondamenti del sapere, della morale, e dell’estetica. Da ciò nascono i 3
capolavori di Kant:
1. “Critica della ragion pura”
2. “Critica della ragion pratica”
3. “Critica del giudizio”
Il criticismo kantiano viene connesso all’empirismo inglese e all’illuminismo; entrambi avevano
insistito sui limiti conoscitivi dell’uomo.

Kant Empirismo inglese

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Indirizzo critico. Indirizzo critico.
Limiti della ragione e del mondo umano. Limiti della ragione e del mondo umano.
Rifiuto scetticismo. Esito scettico.
Analisi critica meno profonda (metodo che Analisi critica molto profonda (metodo che
descrive i meccanismi conoscitivi, etici ecc). mira a fissare le condizioni e i limiti di validità).

Kant Illuminismo
Maggiore radicalità di intenti: Porta davanti al Porta davanti al tribunale della ragione l’intero
tribunale della ragione la ragione stessa. mondo dell’uomo.
I confini della ragione possono essere tracciati I confini della ragione possono essere tracciati
dalla ragione stessa (autonoma). [vs limiti dalla ragione stessa (autonoma).
imposti dalla fede] [limiti ragione = limiti
dell’uomo, impossibile superarli]

CRITICA DELLA RAGION PURA.


Il problema generale della “Critica della ragion pura”.
La “Critica della ragion pura” è un’analisi critica dei fondamenti del sapere, ovvero sulla scienza
(sapere fondato e in continuo progresso) e la metafisica (essa procede oltre l’esperienza che
fornendo soluzioni antitetiche non aveva raggiunto un cammino sicuro come quello della scienza).
Pensiero scettico di Hume aveva minato fondamenti della metafisica e della scienza  Kant vede
la necessità di un riesame globale della struttura e della validità della conoscenza che possa
spiegare la scientificità della scienza e della metafisica:

Kant Hume
- Respinge lo scetticismo scientifico di - Scetticismo scientifico
Hume, poiché il valore della scienza è
un fatto stabilito e non va dubitato. - Scetticismo metafisico
- Condivide lo scetticismo metafisico di
Hume (la metafisica esiste negli uomini
come bisogno verso problemi
irrisolvibili con la ragione)
Attraverso la sua ricerca Kant vuole stabilire come la matematica e la fisica possano essere delle
scienze e come la metafisica possa essere una disposizione naturale e una scienza. Da ciò derivano
le 4 domande fondamentali:
1. Com’è possibile la matematica pura?
2. Com’è possibile la fisica pura?
3. Com’è possibile la metafisica in quanto disposizione naturale (in generale)?
4. Com’è possibile la metafisica come scienza?
1-2: giustificare una situazione di fatto spiegando le condizioni che le rendono possibili. La loro
possibilità è spiegata dalla loro realtà
3-4: scoprire se esistono o no le condizioni per essere considerata una scienza. È possibile dubitare
sulla sua realtà (andamento fino ad oggi).

I “giudizi sintetici a priori”.


Una volta fatta la domanda “Se la metafisica sia possibile, Kant per rispondere deve partire
dall’analisi di quelle discipline la cui scientificità è indubitabile (scienza e matematica). Una volta
trovato la base della scientificità della matematica e della fisica, sarà possibile vedere se anche la
metafisica si possa fondare sula stessa base (=con lo stesso fondamento). Il punto di partenza della

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sua riflessione gnoseologica è partire dallo scetticismo radicale di Hume. Kant riconosce a Hume di
averlo svegliato dal suo sonno dogmatico affermandogli che il principio di casualità che è il
fondamento della conoscenza umana non ha nessuna base oggettiva ma è piuttosto una credenza
soggettiva, generata dall’abitudine e da quell’istinto che consente all’uomo di orientarsi nella vita.
Hume era riuscito anche a distinguere le proposizioni della matematica da quelle della fisica e
della conoscenza umana che fondandosi sul principio di probabilità, sono solo probabili. Quindi
per Hume se una conoscenza è certa non accresce il sapere, se la conoscenza accresce il sapere,
non è certa. Kant vuole quindi dimostrare che la conoscenza umana può essere necessaria e
universale, ma anche feconda. Per questo motivo apre La Critica Della Ragion Pura con questa
ipotesi gnoseologica di fondo (convalidata dai giudizi sintetici a priori): ogni conoscenza inizia con
l’esperienza ma non deriva interamente da essa. La conoscenza empirica potrebbe derivare dalle
impressioni e dalla nostra facoltà conoscitiva. Alla base del sapere ci sono principi assoluti (verità
universali e necessarie) essi vengono denominati “giudizi sintetici a priori”.
Per Kant la conoscenza umana e la scienza sono esempi di principi assoluti (= verità universali e
necessarie che valgono ovunque). La scienza deriva in parte dall’esperienza e presuppone anche di
principi immutabili (fungono da pilastri) come:
- Le Proposizioni: tutto ha una causa ed un tempo e i principi di questo tipo sono i giudizi
(aggiungono un predicato ad un soggetto) sintetici (il predicato dice qualcosa di nuovo e di
più rispetto ad esso) a priori (essendo universali e necessari non possono derivare
dall’esperienza) (non ci dice che l’evento dipende da cause ma sinora è stato così = Hume).
Per Kant i giudizi (universali-necessari e fecondi) fondamentali della scienza non sono né:
- analitici a priori (esplicativi) = non hanno bisogno di ricorrere all’esperienza, il predicato
esplicita quello che è contenuto nel soggetto con un processo di analisi basato sul principio
di non contraddizione (dividono il predicato in concetti parziali). Sono universali e necessari
ma infecondi poiché non ampliano la nostra conoscenza.
- né sintetici a posteriori (ampliativi)= il predicato dice qualcosa di nuovo rispetto al
soggetto grazie all’esperienza. Sono fecondi ma né universali né necessari poiché poggiano
solo sull’esperienza.
Concezione razionalistica della scienza. Kant
riprende Partire da principi a priori (le idee innate) e derivarne Giudizi analitici a priori
tutto lo scibile delineando un sapere universale e
necessario ma infecondo.
contro La scienza deriva
dall’esperienza

Interpretazione empiristica della scienza Kant


riprende Fondata esclusivamente sull’esperienza Giudizi sintetici a posteriori
delineando un sapere fecondo ma non necessario
e universale.
contro Alla base dell’esperienza ci sono
principi inderivabili da essa.
I principi della scienza (giudizi) sono sintetici (fecondi) e a priori (universali e necessari).
La scienza è feconda in duplice senso:
- contenuto o materia derivanti dall’esperienza
- forma derivante dai giudizi sintetici a priori (quadri concettuali di fondo, ovvero la spina
dorsale della scienza). Grazie ad essi è anche universale e necessaria e sussiste (lo
scienziato è certo di alcune verità a priori anche se per spiegarle deve ricorrere
all’esperienza).

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- Si può sintetizzare la concezione di Kant della scienza così: SCIENZA = ESPERIENZA +
PRINCIPI SINTETICI A PRIORI
[I giudizi sintetici a priori sono anche alla base della metafisica].

La rivoluzione copernicana.
Il sapere poggia su giudizi sintetici a priori, ma da dove derivano? (non dall’esperienza) Kant
elabora una nuova teoria della conoscenza, intesa come sintesi tra:
- Materia: (determinabile in generale) si intende la molteplicità caotica e mutevole delle
impressioni sensibili derivanti dall’esperienza (= a posteriori, elemento empirico).
- Forma: (determinazione del determinabile) si intende l’insieme delle modalità fisse
attraverso le quali la mente ordina le impressioni (= a priori, elemento razionale)
(Kant ritiene che la mente filtra i dati empirici attraverso forme innate comuni a tutti, queste
forme sono a priori rispetto all’esperienza)
Esempio: come delle lenti colorate attraverso cui vediamo la realtà, o un computer che elabora
molti dati esterni mediante programmi fissi immutabili pur mutando le informazioni non
mutano gli schemi attraverso i quali vengono ricevute.
Questo binomio corrisponde a quello di: a priori e a posteriori (le sensazioni si ordinano e possono
esser poste in una forma che non può essere sensazionela materia di un fenomeno ci è data a
posteriori, ma la forma deve trovarsi già a posteriori nell’animo)
In noi esistono forme a priori necessarie e universali che raccolgono i dati della realtà  possiamo
formulare giudizi sintetici a priori sulla realtà non smentibili dall’esperienza.
Questa nuova impostazione del problema della conoscenza ha delle conseguenze:
1. “rivoluzione copernicana”. Copernico per spiegare i moti celesti ribaltò i rapporti tra
spettatore e stelle cioè tra sole e terra  Kant per spiegare la scienza ribalta i rapporti tra
soggetto e oggetto, non è la mente che si modella sulla realtà ma il contrario.
Nell’assimilare i dati sensibili, l’uomo imprime ad essi l’ordine e le leggi del proprio
intelletto.
2. Distinzione tra:
- Fenomeno: realtà che ci appare attraverso le forme a priori (proprie della struttura
conoscitiva). È l’oggetto della conoscenza condizionato dalle forme dell’intuizione
(spazio e tempo) e dalle categorie dell’intelletto. È qualcosa di relativo al nostro
modo di conoscere Non è un’apparenza illusoria ma è un oggetto reale in relazione
al soggetto conoscente. Esso vale per tutti gli intelletti umani.
- Cosa in sé: realtà considerata indipendentemente dall’uomo e dalle forme a priori
mediante cui la conosciamo. Essa è il fenomeno (necessario correlato dell’oggetto
per noi).

La facoltà della conoscenza e la partizione della “Critica della ragion pura”


Kant divide la conoscenza in 3 facoltà:
1. Sensibilità: facoltà con cui gli oggetti ci sono dati intuitivamente e immediatamente
attraverso i sensi e le forme a priori di spazio e tempo.
2. Intelletto: facoltà attraverso cui pensiamo attivamente i dati sensibili tramite le categorie
(= concetti puri).
3. Ragione: facoltà attraverso cui cerchiamo di spiegare la realtà mediante le idee di anima,
mondo e Dio
Su questa divisione è basata anche la divisione della “Critica della ragion pura”. Essa si divide in:
1. Dottrina degli elementi: scopre gli elementi formali (isolandoli) della conoscenza (puri o a
priori). Parte più estesa della critica, essa si divide in:

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- Estetica trascendentale: studia la sensibilità e le sue forme a priori di spazio e
tempo. Su di essa si fonda la matematica.
- Logica trascendentale si divide in:
• Analitica trascendentale: studia l’intelletto e le sue forme a priori (12
categorie) fissandone la validità. Scioglie l’attività dell’intelletto negli
elementi di base e nel loro uso. Su di essa si fonda la fisica.
• Dialettica trascendentale: studia la ragione e le idee di anima, mondo e Dio.
Su di essa si fonda la metafisica.
2. Dottrina del metodo: determina l’uso possibile degli elementi a priori della conoscenza,
cioè il metodo della conoscenza.
Trascendentali sono le proprietà universali che hanno in comune tutte le cose, Kant lo collega al
significato di forma a priori (non proprietà della realtà in se ma una condizione che rende possibile
la conoscenza della realtà fenomenica). Trascendentale è qualcosa che precede l’esperienza per
renderne possibile la conoscenza. Il trascendentale non coincide con l’a priori (opposto
empirico); trascendentale coincide con lo studio filosofico degli elementi a priori (conoscenza che
si occupa del nostro modo di conoscere gli oggetti).  Discipline filosofiche relative alle forme a
priori. Ora possiamo analizzare il titolo: Critica della ragion pura”:
RAGIONE = facoltà conoscitiva in generale (validità e limiti della ragione)
PURA = contiene i principi per conoscere qualcosa a priori.
La critica è un’analisi delle possibilità conoscitive dell’uomo (mappa filosofica sulla ragione).
La critica appare davanti al tribunale giudice e giudicato (nel titolo risulta oggettivo e soggettivo).
Infatti la critica è “della” ragione nel senso che la ragione è ciò che viene reso argomento di
critica, ma è anche ciò che mette in atto la critica

L’estetica trascendentale.
Studia la sensibilità e le sue forme a priori. Egli considera la sensibilità:
1. Recettiva: accoglie (non genera) i propri contenuti per intuizione dalla realtà esterna o
dall’esperienza interna.
2. Attiva: organizza il materiale delle sensazioni tramite (forme a priori della sensibilità):
- Spazio: è la forma del senso esterno è quindi il fondamento di tutte le intuizioni
esterne e del disporsi l’una accanto all’altro
- Tempo: è la forma del senso interno è quindi il fondamento dei nostri stati interni e
del disporsi l’uno dopo l’altro (successione)
I dati del senso esterno ci giungono attraverso il senso interno ovvero il tempo (anche forma del
senso esterno) = attraverso cui percepiamo tutti gli oggetti. Tutto è nel tempo (non nello spazio).
Kant giustifica l’apriorità dello spazio e del tempo con argomenti teorici e matematici.

Vs visione: Kant
empiristica: spazio e tempo Per fare un’esperienza bisogna presupporre le
tratti dall’esperienza. rappresentazioni di spazio e tempo
oggettivistica (Newton): spazio Se così fosse esisterebbero anche in assenza di oggetti in essi.
e tempo sono realtà Spazio e tempo sono dei quadri mentali a priori nei quali
(ontologiche) a sé stanti inseriamo i fenomeni.
Essi sono ideali rispetto alle cose in sé stesse ma reali rispetto
all’esperienza (idealità trascendentale e realtà empirica) [si
avvicina alla dottrina dello spazio e del tempo di Newton
come coordinate assolute (condizioni a priori del conoscere)
dei fenomeni]
concettualistica: spazio e Hanno natura intuitiva e non discorsiva (intuiamo i vari spazi

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tempo esprimono i rapporti tra come parti di un unico spazio).
le cose

Nell’ “esposizione trascendentale” Kant giustifica l’apriorità dello spazio e del tempo mediante
considerazioni matematiche. La matematica e la fisica sono scienze sintetiche (non analitiche)
(ampliano la conoscenza con costruzioni mentali oltre il già noto: 7+5=12). Inoltre la matematica è
a priori (i teoremi non dipendono dall’esperienza) per eccellenza. Le costruzioni sintetiche a priori
sono basate sulle intuizioni di spazio e tempo infatti la:
- Geometria: dimostra le proprietà delle figure mediante lo spazio
- Aritmetica: determina le proprietà delle serie numeriche mediante il tempo
La matematica è anche universale, necessaria e immutabile (valida per tutte le menti)

Ma come mai la matematica (costruzione mentale) vale anche per la natura? E ci permette di
prevederla?
- Galileo: Dio creando geometrizza creando una struttura matematica.
- Kant: le matematiche possono essere applicate agli oggetti dell’esperienza fenomenica,
poiché quest’ultima essendo intuita nello spazio e nel tempo possiede una
configurazione matematica
La forma a priori di spazio è euclidea  i teoremi della geometria di Euclide
valgono per l’intero mondo fenomenico.

L’Analitica trascendentale.
La seconda parte della dottrina degli elementi è la Logica Trascendentale, una logica originale
rispetto a quella tradizionale. Ha come oggetto d’indagine l’origine, l’estensione e la validità
oggettiva delle conoscenze a priori (proprie dell’intelletto e della ragione). Sensibilità e intelletto
sono indispensabili alla conoscenza poichè
- no sensibilità = nessun oggetto verrebbe dato. Pensieri senza contenuto = vuoti.
- no intelletto = nessun oggetto verrebbe pensato. Intuizioni senza concetti = cieche.
La 1° parte “Analitica trascendentale” è l’“Analitica dei concetti”:
- se le intuizioni sono affezioni (passive)
- i concetti sono funzioni (attive)dell’intelletto = ordinano e unificano diverse
rappresentazioni sotto una comune. Essi possono essere:
1. empirici: ricavati dall’esperienza.
2. Puri: contenuti a priori nell’intelletto.
I concetti si identificano con le categorie (= concetti basilari della mente che rappresentano le
funzioni unificatrici dell’intelletto), le categorie coincidono con i predicati primi dove rientrano
tutti i predicati possibili.
Le categorie
Aristotele Kant
- Valore ontologico e - Forme dell’essere e del pensiero, hanno un
gnoseologico valore gnoseologico-trascendentale
- Le ha rinvenute in modo (rappresentano modi di funzionamento
frammentario e casuale, no dell’intelletto che valgono solo per il fenomeno)
principio sistematico comune - Le ordina

Pensare per concetti = giudicare (attribuire un predicato a un soggetto) ci saranno tante
categorie (predicati primi) quante sono le modalità di giudizio (maniere fondamentali per
giudicare). Le categorie sono le maniere universali e necessarie mediante cui un predicato viene
riferito ad un soggetto. Kant fa corrispondere ad ogni giudizio una categoria:

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Tavola dei giudizi Tavola delle categorie
Quantità Universali Unità
Particolari Pluralità
Singolari Totalità
Qualità Affermativi Realtà
Negativi Negazione
infiniti Limitazione
Relazione Categorici Dell’inerenza e sussistenza (sostanza e accidente)
Ipotetici Della causalità e dipendenza (causa ed effetto)
Disgiuntivi Della comunanza (azione reciproca tra agente e paziente)
Modalità Problematici Possibilità – impossibilità
Assertori Esistenza – inesistenza
Apodittici Necessità – contingenza

Per giustificare, validare la tavola delle categorie e verificarne il loro uso Kant si trova di fronte al
problema più difficile che chiama “Deduzione (linguaggio giuridico: legittimità di diritto di una
pretesa di fatto)(giustifica l’uso legittimo di esse e ne determina i limiti) trascendentale”
presuppone il carattere finito dell’io e della conoscenza umana.
Perché le categorie (forme soggettive della mente) pretendono di valere anche per gli oggetti
(natura non creata dall’intelletto)?
- Per lo spazio e il tempo (forme della sensibilità), il problema non c’è: un oggetto non può
essere percepito senza di esse.
- Per le categorie: gli oggetti non devono sottostare necessariamente ad esse. La soluzione è
articolata in vari punti:
1. L’unificazione del molteplice non deriva dalla molteplicità stessa (passiva) ma da una
attività sintetica che ha sede nell’intelletto
2. Distinguendo tra l’unificazione (processo tramite cui avviene la sintesi del molteplice)
e l’unità stessa (principio) individua la suprema unità fondatrice della conoscenza con
il centro mentale unificatore (struttura mentale uomini, no psiche) identificato con
l’“io penso” (esso deve accompagnare tutte le mie rappresentazioni)
3. L’attività dell’“io penso” si attua grazie ai giudizi (modi concreti con cui il molteplice
dell’intuizione è pensato)
4. I giudizi si basano sulle categorie (diverse maniere di agire dell’“io penso”)
5. Gli oggetti non possono essere pensati se non vengono categorizzati
Tutti i pensieri presuppongono l’io penso e visto che l’io penso pensa tramite le categorie  allora
tutti gli oggetti pensati presuppongono le categorie.
L’“io penso”(autocoscienza, appercezione) è quel principio supremo della conoscenza umana a
cui ogni realtà deve sottostare per poter entrare nel campo dell’esperienza. Esso rappresenta ciò
che rende possibile l’oggettività (universalità e necessità) del sapere (senza di esso ci sarebbe solo
la soggettività). Non è l’io creatore, ma esso ha carattere formale ed è finito, è la semplice
sensibilità dell’esperienza). Di esso abbiamo coscienza ma non conoscenza. Esso ordina la realtà
preesistente che gli dà senso di esistere.
2° edizione della Critica: confutazione dell’idealismo (teoria che considera l’esistenza degli oggetti
fuori di noi, dubbia e indimostrabile, falsa e impossibile) VS
- Cartesio (idealismo problematico): indubitabile solo l’io sono
- Berkeley (idealismo dogmatico): cose nello spazio ridotte a semplici idee
L’interiorità non può essere concepita senza l’esteriorità (io esisto nel tempo) poiché la nostra
esperienza interna dipende da qualcosa di permanente che si trova al di fuori di essa.

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Nell’analitica dei concetti Kant si è preoccupato delle categorie, nell’analitica dei principi indaga su
come applicarle ai fenomeni, attraverso la dottrina dello schematismo mostra in concreto come
l’intelletto condiziona la realtà fenomenica tramite le categorie (mostrato in generale nella
deduzione trascendentale).
DOMANDA: Com’è possibile, in concreto, che l’intelletto condizioni le intuizioni e quindi gli oggetti
sensibili? (in essa c’è il segreto della Critica)
RISPOSTA: l’intelletto, non potendo agire direttamente sugli oggetti, agisce indirettamente tramite
il tempo (medium universale attraverso cui vengono percepiti gli oggetti)
(intellettotempooggetti). Ciò avviene grazie all’immaginazione produttiva: l’intelletto
determina il tempo secondo schemi che corrispondono alle categorie.
Lo schema è rappresentazione intuitiva di un concetto ed è diverso dall’immagine (lo schema di
un cane non coincide con l’immagine sensibile ma con una “regola di base” grazie alla quale posso
delineare il cane: quadrupede). Gli schemi trascendentali (categorie tradotte in un linguaggio
temporale) sono la prefigurazione intuitiva delle categorie (ovvero le regole attraverso cui
l’intelletto condiziona il tempo attraverso i propri concetti a priori). Per esempio le:

Categorie Relazione Modalità Quantità Qualità


di:
Sostanza = permanenza Possibilità = esistenza Numero Cosalità
nel tempo in un tempo qualsiasi (complessivo): (complessivo):
Schema: Causa-effetto = Realtà = esistenza in addizione presenza,
successione nel tempo un determinato degli assenza e
tempo omogenei nel intensità dei
Azione reciproca = Necessità = esistenza tempo fenomeni nel
simultaneità nel tempo in ogni tempo tempo

I principi dell’intelletto puro sono le regole (si identificano con le leggi supreme dell’esperienza e
le proposizioni di fondo del sapere scientifico) di fondo tramite cui si applicano le categorie agli
oggetti. Esse corrispondono ai 4 gruppi di categorie:

Relazione Modalità Quantità Qualità


Analogie dell’esperienza: affermano a Postulati del pensiero Assiomi Anticipazioni
priori che l’esperienza costituisce una empirico in generale: dell’intuizione: della
trama necessaria di rapporti basata mostrano che: affermano a percezione:
sui principi: 1. Ciò che è in accordo con priori che tutti i affermano a
1. Della permanenza della sostanza le condizioni formali fenomeni intuiti priori che ogni
(nel cambiamento dei fenomeni la dell’esperienza è costituiscono le fenomeno
sostanza resta e il quantum non possibile quantità percepito ha
varia) 2. Ciò che è connesso con estensive una quantità
2. Della causalità (i cambiamenti le condizioni materiali (conosciuto intensiva. Tutte
avvengono secondo la legge causa- dell’esperienza è reale mediante la le sensazioni
effetto) 3. Ciò la cui connessione sintesi delle sue sono date a
3. Dell’azione reciproca (le sostanze si col reale è determinata parti) posteriori ma
trovano in un’azione reciproca mediante le condizioni (giustificano grazie al loro
universale) universali l’applicazione grado si
Con analogia Kant vuole mostrare dell’esperienza esiste della matematica possono
come i principi non si riferiscono ai necessariamente. all’esperienza) conoscere a
singoli oggetti ma fungono da regole priori
generali.

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Questa dottrina coincide con quella dell’io come legislatore della natura (massima espressione
della “rivoluzione copernicana” di Kant). Per natura in generale si intende la conformità a leggi
dei fenomeni (ordine necessario e universale alla base dell’insieme di tutti i fenomeni) esso non
deriva dall’esperienza ma dall’io pensante e le forme a priori. L’io penso e le categorie possono
solo rivelare la natura in generale (regolarità dei fenomeni nello spazio e nel tempo) e le leggi
particolari (dove si esprime questa regolarità) possono essere ricavate dall’esperienza (no
categorie). L’io, essendo il fondamento della natura è anche il fondamento della scienza che la
studia. I pilastri ultimi della fisica (che si identificano con i principi dell’intelletto puro) poggiano
sui giudizi sintetici a priori della mente che derivano dalle intuizioni pure di spazio e tempo e dalle
12 categorie. La gnoseologia di Kant si configura come la scienza del metodo galileiano-
newtoniana e come il tentativo di giustificarne filosoficamente i principi base contro lo scetticismo
di Hume. Hume credeva che l’esperienza potesse smentire la verità su cui si regge la scienza
mentre Kant crede che ciò sia impossibile poiché l’esperienza (condizionata dalle categorie e
dall’io penso) non può smentire i principi che ne derivano perciò le leggi della natura non
potranno mai essere smentite dall’esperienza.
Kant trova la garanzia ultima della conoscenza nella mente dell’uomo (no in Dio o oggetti) e
fonda l’oggettività nel cuore stesso della soggettività. La rivoluzione copernicana di Kant è
consistita nel:
- Fondare sul soggetto e non sull’oggetto
- Intendere il fondamento del sapere in termini di possibilità e limiti conformemente al
modo d’essere dell’uomo (ente pensante finito)
La validità delle categorie deriva dai loro limiti. Le idee di Kant sono nette ed inequivocabili: le
categorie (=facoltà logica di unire il molteplice della sensibilità) funzionano solo in rapporto al
materiale che esse organizzano (in connessione alle intuizioni spazio-temporali) e considerate di
per se (non riempite dai dati provenienti dal senso interno/esterno) sono vuote perciò risultano
operanti solo in relazione al fenomeno (=oggetto proprio della conoscenza umana)(sintesi
elemento formale e materiale). Quindi il conoscersi per Kant non può estendersi al di là
dell’esperienza poiché se una conoscenza non si riferisce ad un’esperienza possibile non si può
ritenere tale ma solo un pensiero vuoto. Questo principio distingue il pensare dal conoscere e non
attribuisce alle categorie un uso trascendentale ma solo un uso empirico che le riferisce ai
fenomeni (oggetti di un’esperienza determinata). La delimitazione della conoscenza al fenomeno
(ovvero alla scienza) rimanda alla nozione di “cosa in se” (inconoscibile e gnoseologia criticistica).
Kant non ha ridotto la realtà del fenomeno (se c’è un per-noi, c’è anche un in-sé. Una x meta-
fenomenica che si fenomenizza in rapporto a noi). La cosa in sé è il presupposto interno del
discorso gnoseologico di Kant: quando l’essere si dà a noi attraverso le forme a priori si deve
distinguere tra fenomeno e cosa in sé. Inoltre, per Kant, la conoscenza umana è limitata al
fenomeno poiché il noumeno (cosa in sé, realtà pensabile) non può essere oggetto di
un’esperienza. Kant ha distinto il noumeno in:
- Significato positivo = quando è oggetto di un’intuizione non sensibile (conoscenza extra-
fenomenica a noi preclusa, propria di un intelletto divino dotato di un’intuizione
intellettuale)
- Significato negativo = quando è concetto di una cosa in sé (una X che non può entrare in
rapporto conoscitivo con noi ed essere oggetto della nostra intuizione sensibile). Unico che
possiamo legittimamente adoperare, la cosa in se è un concetto-limite che delimita le
nostre pretese conoscitive.
Il noumeno (idea di cosa in se) è un promemoria critico che circoscrive
- le pretese della sensibilità (ricordandoci che ciò che viene dato nell’intuizione spazio
temporale non è la realtà in assoluto)

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- le arroganze dell’intelletto (ricordandoci che non più conoscere le cose in sé ma solo
pensarle sotto forma di X ignote
La conoscenza scientifica è paragonata a un’isola, il desiderio di varcare le soglie dell’esperienza a
un navigante che vuole scoprire nuove terre e l’oceano alla metafisica (nebbia e ghiaccio illudono
su nuove terre)
Kant distingue l’esperienza in due accezioni:
1. indica l’intuizione sensibile (il materiale e la fonte della conoscenza sensibile): ogni
conoscenza inizia con l’esperienza
2. indica la totalità della conoscenza fenomenica: l’esperienza è l’organizzazione (che
sottintende le forme a priori che la rendono possibile) complessiva della conoscenza
(sistema organizzato di forma e materia)
quando Kant parla dell’a priori si riferisce alla 1, quando parla di esperienza in generale o possibile
alla 2.

La dialettica trascendentale.
Nell’analitica e nell’estetica Kant ha risposto alla prima parte del suo programma: come è possibile
il sapere scientifico. Nella dialettica (logica dell’apparenza, inganni della ragione = risposta
negativa) affronta la seconda parte: se la metafisica sia una scienza. La Dialettica ha un senso:
- Positivo = Platone: scienza delle idee, Stoici e medioevo: logica
- Negativo = Aristotele: arte sofistica
Kant lo intende negativamente come l’analisi e lo smascheramento dei ragionamenti fallaci
della metafisica. Essa è infondata ma anche un’esigenza naturale e inevitabile della mente umana
e la filosofia vuole chiarirne la genesi. La metafisica è un parto della ragione (facoltà logica di
unificare i dati sensibili tramite le categorie, può pensare anche senza dati come la colomba che
immagina di poter volare anche senza aria che è sia il limite al suo volo che la condizione senza la
quale precipiterebbe). Il voler andare oltre l’esperienza è dovuta alla tendenza all’incondizionato
e alla totalità: la ragione è attratta verso il regno dell’assoluto e verso una spiegazione globale di
ciò che esiste che fa leva su 3 idee trascendentali proprie della ragione che unifica:
1. I dati del senso interno mediante l’idea di anima (io penso): idea della totalità assoluta dei
fenomeni interni
2. I dati del senso esterno mediante l’idea di mondo (cosa in se): idea della totalità assoluta dei
fenomeni esterni
3. I dati interni ed esterni mediante l’idea di Dio (oggetto teologia razionale): totalità di tutte le
totalità e fondamento di tutto ciò che esiste.
L’errore della metafisica consiste nell’unificare queste 3 esigenze mentali di unificazione
dell’esperienza in realtà (dimenticando che non abbiamo a che fare con la cosa in se ma con la
realtà non oltrepassabile del fenomeno) i metafisici sono come i navigatori degli oceani burrascosi
in cerca di nuovi insediamenti. La Dialettica è lo studio critico della metafisica (avventure e
fallimenti del pensiero quando va oltre l’esperienza) guidato dall’illusione che non cessa anche
quando ne è cosciente come all’astronomo la Luna appare più grande al suo levarsi nonostante
sappia che nella realtà non muta. Per dimostrare l’infondatezza della metafisica, Kant, prende in
considerazione le scienze che ne costituiscono l’ossatura:
1. Psicologia razionale (studia l’anima) o metafisica è basata su un ragionamento errato che
applica la categoria di sostanza all’io penso trasformandola nell’anima (realtà permanente).
L’io penso, per Kant non è un oggetto empirico ma un’unità formale e sconosciuta a cui non
possiamo applicare una categoria. L’equivoco di base sta nell’identificare con un’anima
“immateriale”, “incorruttibile”, “personale”, “spirituale” e “immortale” la condizione formale
suprema dell’esperienza. Per Kant non si può conoscere l’io noumenico (in se stesso) ma
l’io fenomenico (come appare a noi stessi tramite le forme a priori)

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2. Cosmologia razionale (studia il mondo) pretende di usare la nozione di mondo (totalità
assoluta dei fenomeni cosmici) è destinata a fallire poiché la totalità dell’esperienza non è
mai un’esperienza (noi possiamo sperimentare i vari fenomeni singolarmente, non la
generalmente). Quando i metafisici pretendono di fare un discorso sul mondo cadono nelle
antinomie (conflitti della ragione) che si concretizzano in coppie di affermazioni opposte
dove una afferma (tesi: presentano un concetto troppo piccolo per l’intelletto) e l’altra nega
(antitesi: presentano un concetto troppo grande per l’intelletto) tra le quali non si può
decidere perché possono essere entrambe razionalmente dimostrate

TESI (vicine alla metafisica e al razionalismo) ANTITESI (vicine all’empirismo e alla


scienza)
Quantità il mondo ha dei limiti spazio-temporali Il mondo è infinito secondo lo spazio e il
tempo
Qualità Tutto è semplice Tutto è composto
Relazion Dio ha creato al di là delle cause efficienti, Dio a creato secondo le cause efficienti,
e con libertà no libertà
Modalità Esistenza di Dio (essere necessario) No esistenza di Dio (tutto è contingente)

1-2: matematiche, si elidono a vicenda , 3-4: dinamiche, possono essere vere se riferite al
noumeno. Non potendo scegliere tra una o l’altra tesi le antinomie dimostrano
l’illegittimità dell’idea di mondo.
3. Teologia razionale o naturale, studia Dio, risulta priva di valore conoscitivo. Dio per Kant
rappresenta l’ideale della ragion pura, il supremo “modello” personificato di ogni realtà o
perfezione chiamato Ens realissimum (essere da cui derivano tutti gli altri). Non sapendo
nulla circa la sua realtà effettiva la storia ha elaborato varie prove che Kant raggruppa in 3
classi:
a) Prova ontologica (S. Anselmo ma Kant assume nella forma cartesiana) [le altre
possono essere sussunte] l’esistenza di Dio deriva dal semplice concetto di Dio come
essere perfetto. Kant obietta che non è possibile saltare dal piano della possibilità
logica a quello della realtà ontologica poiché l’esistenza è qualcosa che si può
constatare solo empiricamente e non dedurre intellettualmente (l’esistenza non è un
predicato e può essere ricavato solo mediante l’esperienza) la differenza tra 100 talleri
(monete) reali e 100 pensate non sta nelle loro proprietà concettuali ma nella loro
esistenza. Per conferire esistenza bisogna uscire dal concetto. Quindi questa prova è
contraddittoria (nell’idea di Dio assume quell’esistenza che vorrebbe dimostrare) o
impossibile (vuole derivare da un’idea una realtà).
b) Prova cosmologica (fulcro vie tomistiche) [distinzione tra contingente e necessario]
afferma che se qualcosa esiste deve esistere anche qualcosa di assolutamente
necessario. Il primo limite a questo sta nell’uso illegittimo del principio di causa (regola
con cui connettiamo i fenomeni tra loro e che non può servire a connettere i fenomeni
con qualcosa che non lo è) che partendo dall’esperienza pretende di andarne oltre. Il
secondo limite sta nel fondarsi su varie forzature logiche che ricadono nella prova
ontologica: pretende di dimostrare delle realtà attraverso semplici idee forzatamente
legate tra loro. La prova cosmologica implica la logica di quella ontologica e pretende
di far scaturire delle esistenze. Ma questo “gioco di prestigio” può ingannare solo gli
inesperti.
c) Prova fisico-teologica l’ordine, la finalità e la bellezza del mondo sono indici
dell’esistenza di Dio. (più antica, chiara e adatta alla ragione: illuministi orologiaio che
fa gli orologi) anch’essa presenta forzature logiche. Partendo dall’esperienza

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dell’ordine del mondo pretende di elevarsi all’idea di una causa ordinatrice
trascendente quando l’ordine della Natura potrebbe essere la conseguenza stessa
delle sue leggi. Bisogna concepire Dio come causa dell’ordine del mondo (Architetto) e
come causa del mondo stesso (Creatore) ricadendo nella prova cosmologica (b) che
ricade in quella ontologica (b). Questa prova pretende, anche, di stabilire l’esistenza di
una causa infinita e perfetta sulla base di un ordine cosmico, ma i suoi attributi sono
indeterminati e relativi e non autorizzano a passare dal finito all’infinito e quindi a
sostenere che la causa di tutto è infinita e perfetta. Anch’essa parte dall’esperienza per
poi allontanarsene.
Queste critiche sono connesse alla gnoseologia della Ragion pura ma sono anche
indipendenti da essa, con esse Kant non ha voluto negare Dio ma mettere in discussione la
sua dimostrabilità razionale e metafisica. Kant è agnostico: la ragione umana non può
dimostrare né l’esistenza né l’inesistenza di Dio.
Le idee della ragion pura devono avere non un uso costitutivo (non servono a conoscere nessun
oggetto possibile) ma regolativo e indirizzare la ricerca intellettuale verso l’unità totale che
rappresentano. Infatti l’idea dà all’esperienza massima estensione ed unità sistematica.
o L’idea psicologica cerca legami fra tutti i fenomeni del senso interno e rintraccia maggiore
unità come se fossero manifestazioni di una sostanza semplice
o L’idea cosmologica passa da un fenomeno naturale all’altro come se la totalità dei
fenomeni costituisse un solo mondo
o L’idea teologica indica a tutta l’esperienza un ideale di perfetta organizzazione sistematica
che non raggiungerà mai ma che perseguirà sempre come se dipendesse da un unico
creatore.
Le idee cesseranno di valere dogmaticamente come realtà e varranno come condizioni che
impegnano l’uomo nella ricerca naturale.

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