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1.

oggetto allungato

2.

Interazioni spaziali

Prendono forma sulla crosta


terrestre e il luogo in cui si trovano

Es flussi commerciali (importazioni


e esportazioni), di denaro, di
popolazione (flussi turistici)

3.

Relazioni economiche

Condizioni geografiche che


GEOGRAFIA DEL COMMERCIO INTERNAZIONALE
permettono a sogg economici di Lezioni registrate, tolte dopo la fine della sessione
nascere (es insenatura per porto) Esame scritto: 6 domande precise
Ricevimento: ottobre -> gio 9-11 zoom con appuntamento entro le 18 merc
4.

Ordine / caratteristiche che rel 1. LO SCENARIO DI RIFERIMENTO: LA GLOBALIZZAZIONE


orizzontali e rel verticali assumono ECONOMICA

in quel determinato territorio


Globalizzazione: dimensione geografica ed economica

Concetti chiave:

SPAZIO: analizziamo rapporto tra fenomeni di diversa natura (economica, culturale ecc) e spazio

Nel tempo è cambiato il modo di analizzare lo spazio: in passato si cercava di localizzare


una posizione attraverso latitudine e longitudine utilizzando carte geografiche

1 Due carte geografiche con due proiezioni diverse: Peters e Mercator Projection -> anche
se si rappresenta un oggetto dello spazio non c’è niente di assoluto, ognuno può
rappresentarlo secondo una tecnica diversa

Distanza viene misurata in tempi di percorrenza e/o costo di trasporto

Convergenza spazio-temporale: i luoghi si avvicinano se si misura calcolando tempi di


percorrenza

2 Relazioni orizzontali

3 Relazioni verticali

4 Territorio -> organizzazione territoriale

TERRITORIO / ORGANIZZAZIONE TERRITORIALE: caratteristiche fisiche e artificiali del


territorio, materiali e immateriali

AMBIENTE: parte del territorio che ha a che fare con le caratteristiche fisico-naturali

SCALA GEOGRAFICA: no scala cartografica

Spazio di osservazione (scala locale, scala regionale, scala nazionale,


scala globale…)

TEMPO: non è una categoria geografica

Tutto quello che noi vediamo è anche dato dal tempo: es analisi Verona come città
specializzata nel turismo: faccio analisi di rel orizzontali e rel verticali (flussi di turisti che
vengono, caratteristiche fisiche e culturali della città). Ma sto vedendo queste relazioni
attraverso il tempo: è solo attraverso il tempo che si sono formate queste caratteristiche
della città

GLOBALIZZAZIONE:
Annullamento (riduzione) spazio e tempo -> si annullano distanze temporali e spaziali
Un tutto interconnesso con il tutto

Diffusione globale di beni e servizi

OMOGENEIZZAZIONE DEI GUSTI E DELLE CULTURE E FORMAZIONE DI «NON LUOGHI»


(MARC AUGE’)

Definizioni:

M. McLuhan (1964) -> Metafora del “Villaggio globale”

L’evoluzione dei mass media (all’epoca soprattutto tv) avrebbe trasformato il mondo in un
villaggio globale -> aspetto sociale

5.

vedi convergenza spazio-


temporale:

La distanza si valuta in base al


tempo di percorrenza

Spazio e tempo si stanno


riducendo, il mondo si sta
avvicinando

T. Levitt (1983) -> Integrazione economica su scala mondiale


La globalizzazione si sarebbe realizzata insieme ad un’unificazione del mercato globale -> aspetto
economico

Entrambe le definizioni sono riduttive: villaggio globale ancora non si è realizzato e non tutti i
Paesi né tutte le persone partecipano alla globalizzazione; globalizzazione non ha solo
dimensione economica

« Cambiamento di scala nell’organizzazione di molti fenomeni…


Ampliamento, intensificazione e accelerazione delle relazioni tra soggetti localizzati in
differenti aree del pianeta, che coinvolge più dimensioni (economica, ambientale, culturale
…) Esito di un percorso storico ….» (Dematteis et al., 2010)

Una volta era normale che un prodotto venisse realizzato in uno stesso luogo, mentre ora un
prodotto è costituito da parti che vengono da tutto il mondo

Es prodotti cucina Italiana: pomodoro e mais, portati dalle Americhe -> omogeneizzazione

«Aumento delle interdipendenze territoriali in cui giocano un ruolo rilevante la scala


globale e quella locale» (Veltz, 1998)

Oggi la globalizzazione è l’insieme tra il globale e il locale -> GLOCALIZZAZIONE

«Il fenomeno della globalizzazione può essere interpretato come un’esperienza sociale:
5 compressione spazio-temporale» (Harvey, 1989)

Il senso di riduzione della distanza non è detto che lo provino tutti (es chi vive in un luogo in cui
non è possibile accedere a nuove tecnologie non sente la riduzione di distanza che sente chi vive
in una metropoli)

Non si può generalizzare l’esperienza della globalizzazione

Abbiamo assistito ad un processo lungo e storico (vedi espansione impero britannico 1800,
espansione prime grandi multinazionali nel 1900)

Per le fasi precedenti la globalizzazione, si può usare il termine INTERNAZIONALIZZAZIONE

1800 -> RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

1800 -> oggi

3 fasi:

1- Durante l’800 che accompagna la rivoluzione industriale

2- Nel secondo dopoguerra prima vera affermazione dell’impresa multinazionale -> grande
rivoluzione dei trasporti

3- Anni ’80-’90: si è intensificata la globalizzazione ed è aumentato il numero di sogg/aree che


sono entrati a farne parte

Elementi che hanno aiutato la globalizzazione:


• Liberalizzazione commerciale (anni ’80,’90)

• Innovazioni tecnologiche
• Azione delle imprese multinazionali molto più intensa: non solo usa e eu, ma anche Paesi che
erano in via di sviluppo o del sud del mondo

• Cambiamenti geo-politici (es caduta muro di Berlino, progressiva affermazione della Cina dopo
che sono state aperte le frontiere con gli altri Paesi)

La globalizzazione non è un fenomeno nato nella nostra epoca, è un fenomeno nato molto prima
e che si spiega nella sua continuità storica. Ora è solo molto più accentuato e abbiamo l’esito
degli eventi che si sono susseguiti nel tempo.

Globalizzazione ambientale (cambiamento climatico) -> questione di carattere globale

Il nostro sistema economico è dentro l’ambiente e ne è connesso

Globalizzazione culturale -> processi di omogeneizzazione culturali -> glocalizzazione

Globalizzazione politica -> delle organizzazioni stanno acquisendo un potere decisionale che va al
di sopra di quello degli Stati (es Organizzazione del Commercio)

Globalizzazione dei flussi di persone -> migrazioni e turismo

Turismo ha assunto negli ultimi decenni una dimensione sempre più internazionale perché molte
barriere politiche sono cadute, facile e meno costoso viaggiare in aereo

Globalizzazione delle città -> città crescono soprattutto nei Paesi in via di sviluppo o ora già
sviluppate (es città cinesi, India, Pakistan)

Da noi sono cresciute negli anni ’50 e ’60, ora sono in fase di stallo

GLOBALIZZAZIONE ECONOMICA: vedi slide

Viene rappresentata e dimostrata dalla crescita di tre dimensioni (che parte dagli anni ’80)

1. Estensione degli scambi commerciali

2. Impennata degli investimenti diretti esteri

3. Impennata dei flussi finanziari

Divisione internazionale del lavoro (della produzione): le fasi di un processo produttivo sono
distribuite su scala globale -> 1, 2

-> imprese multinazionali

Trasporti ict -> tecnologie e politiche che creano reti di trasporto e infrastrutture tecnologiche

Politiche di liberalizzazione -> organizzazioni sovranazionali

Livello teorico ancora superiore:

Traiettorie tecnologiche: evolvono continuamente -> 4 rivoluzioni industriali (l’ultima la stiamo


vivendo)

Scenari economici: cambiamenti economici globali o dei diversi Stati, momentanei o prolungati
(es crisi economica USA del 2008 che si è espansa anche negli altri Stati e di
cui stiamo vivendo gli effetti ancora oggi)

Scenari geopolitici: cambiamenti nei governi dei Paesi (es impatto che ha avuto sulla
globalizzazione, trasporto internazionale ecc la caduta del muro di Berlino,
oppure la morte di Mao)

Prima espansione CInt inizia con prima rivoluzione industriale


È nella fase della globalizzazione che noi assistiamo ad un’espansione del commercio
internazionale (soprattutto dagli anni ’90 agli anni 2000)

Crescente integrazione delle diverse economie del mondo


Quando si parla di commercio in realtà di parla di esportazioni

20000

15000

10000

5000

0
2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019
6.

Investimenti Brown-Fields

7.

Quando vi è una relazione di lungo


periodo tra l’investitore e l’azienda.
L’investitore è interessato alla
gestione della società

Condizioni soddisfatte quando si


entra in possesso del 10% delle
azioni (se società di capitali) o di
una quota analoga di diritto di voto

8. Alcuni dicono che si è di fronte ad una deglobalizzazione

Se si guarda di decennio in decennio è evidente che c’è un rallentamento della crescita

Andamento molto più altalenante rispetto al passato

Investimenti Green-Fields Dati in valore: condizionati da valore e prezzo

Dal 1950 l’esportazione dei prodotti agricoli ha lasciato il posto all’esportazione di prodotti
manifatturieri

20000

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2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019
Beni
Servizi

Grafico dei beni a cui sono aggiunti i servizi

Le statistiche del CInt su scala globale e locale vengono forniti dalla WTO

Il CInt è controllato da una “triade” formata da UE, Asia Orientale e America Settentrionale

Negli ultimi decenni il baricentro economico si è sposato verso l’Asia Orientale e la Cina ha
acquisito un’importanza molto maggiore anche grazie alla delocalizzazione produttiva

La Cina ha sviluppato una propria potenza industriale partendo dalla delocalizzazione produttiva

INVESTIMENTI DIRETTI ESTERI:


Investimenti effettuati da sogg (investitori) in Paesi diversi rispetto a quelli in cui è insediato il
6 7 centro della loro attività, finalizzati all’acquisizione di partecipazioni durevoli in un’impresa estera
8 o alla costituzione di una filiale all’estero

Investimenti orizzontali: si produce nello stesso Paese dove si vuole vendere -> si sostituisce al
CInt

Investimenti verticali: azienda di un Paese produce in un’altro Paese per poi far tornare le merci
nel Paese di partenza e venderle -> non si sostituisce, ma costituisce CInt

Molte imprese investitrici cinesi sono statali (in Cina c’è comunismo), quindi è una forma di
capitalismo peculiare

9.

Riguardano organizzazione dei


trasporti

10.

Unità di trasporto intermodale

2. TRASPORTO INTERMODALE E INTERPORTI. CASO STUDIO: “IL


QUADRANTE EUROPA”

Il settore dei trasporti è già in sé importantissimo perché ha un filiera articolata

dai trasporti dipendono tutti gli altri


settori dell’economia

Il settore dei trasporti: Genera posti di lavoro

Attrae investimenti (sia pubblici sia privati)

Contribuisce alla composizione del PIL

INNOVAZIONE: importantissima -> dopo ogni innovazione dei trasporti c’è stata una innovazione
e spinta al CInt (vedi rivoluzione industriale)

Innovazione nei trasporti e politica dei trasporti alle diverse scale hanno portato a
intensificazione delle relazioni spaziali su scala globale (ma anche locale)

Sviluppo dei trasporti -> impatto ambientale (effetto serra e cambiamento climatico) —> politica
dei trasporti: si cerca di puntare su trasporti meno inquinanti (es treno)

Terminologia:
Rete: collegamenti e punti che li connettono

Nodi: principali punti di interscambio (dove le reti si intersecano)

Assi: vie di comunicazioni più importanti

Corridoi/direttrici: grandi assi principali (anche internazionali)

Innovazione e sviluppo dei trasporti


Innovazioni tecnologiche: Velocità -> diminuzione tempi percorrenza

Capacità carico -> diminuzione costi

9 Innovazioni tecnico-organizzative -> INTERMODALITÀ E LOGISTICA

Es innovazione fondamentale nel trasporto merci: container -> sistemi standardizzati per
10 confezionare la merce (UTI)

Conseguenze containerizzazione (utilizzo UTI):

- Unitizzazione dei carichi: organizzazione dei carichi in “pezzi uguali”, riconducibili ad alcune
dimensioni standard (non si trasferiscono più le singole merci ma il container intero)

- Velocizzazione delle operazioni di carico/scarico merci

- Intermodalità: utilizzo integrato dei singoli sistemi di trasporto per consentirne l’uso ottimale,
sfruttando le caratteristiche specifiche di ognuno di essi

Operazione di standardizzazione che coinvolge sia i carichi sia i mezzi di trasporto: non si mette
più la merce in stiva ma si lascia dentro il container -> le dimensioni dei mezzi di trasporto devono
essere compatibili con quelle dei container

TRASPORTO INTERMODALE:

Trasporto mediante unità di carico standardizzata che non viene aperta se non a destinazione
finale o per ispezione doganali (no freight handling)

L’unità di carico deve essere trasferita da una modalità a un’altra almeno una volta tra l’origine
e la destinazione (deve cambiare mezzo di trasporto, altrimenti sarebbe trasporto unimodale)

L’intermodalità parte da un’innovazione di carattere tecnologico (UTI) che richiede nuovo modo di
organizzare il trasporto. Ciclo di trasporto integrato

Due parole chiavi: standardizzazione e integrazione

Trasporto combinato: tipologia di trasporto intermodale in cui la tratta principale deve avvenire
utilizzando una modalità tra ferroviaria, fluviale, marittima. L’altra parte deve avvenire su strada

Due tipologie di trasporto combinato:

Combinato non accompagnato: viene traferito sul nuovo mezzo di trasporto solo il container
che poi verrà accompagnato alla destinazione finale da un altro mezzo di trasporto su strada

Combinato accompagnato: viene trasferito sul nuovo mezzo di trasporto anche il tir e l’autista,
dopodiché il tir viene scaricato e prosegue il suo viaggio verso la destinazione finale

Es in Italia nel fine settimana gli autocarri non possono viaggiare in autostrada. Si bypassa questo
divieto con il trasporto combinato accompagnato: si carica l’autocarro sul treno o sulla nave per
proseguire il viaggio -> AUTOSTRADA VIAGGIANTE (tir viaggia su treno)

Benefici e costi dell’intermodalità:

Benefici
Costi

Economie di scala: uso ottimale sia per Costi operazioni terminali: scarico e carico
volume di merci trasportate sia per distanza di container

ciascuna modalità di trasporto


Costi organizzazione: cicli di trasporto
Minor costi fissi: riguardano gli investimenti complessi -> bisogna attivare più operatori
nei mezzi di trasporto (si acquistano tante che si vanno a coordinare tra di loro
unità di carico e pochi mezzi)
Aumento tempi viaggio
Minor transit time
Minor rischio di danneggiamento del
contenuto (il container non viene aperto)

VANTAGGIO COLLETTIVO -> SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE

LOGISTICA: insieme delle attività, nell’azienda, che riguardano l’organizzazione, la gestione e il


controllo dei flussi di materiali e delle relative info dalle origini presso i fornitori fino
alla consegna dei prodotti finiti ai clienti e al servizio post-vendita

JUST-IN-TIME: modo di organizzazione della produzione industriale che ha cambiato il vecchio


modo di produrre -> non si producono più prodotti finiti che poi vanno in
magazzino in attesa di essere venduti, ma la merce viene prodotta in base alla
domanda (in tempo “reale”)

Analisi delle infrastrutture (nodi)

Molto importanti perché qui si cambia modalità di trasporto

INTERPORTO:

Complesso organico di strutture e servizi integrati e finalizzati allo scambio di merci tra le
diverse modalità di trasporto, comunque comprendendo uno scalo ferroviario idoneo a domare o
ricevere treni completi e in collegamento con porti, aeroporti e viabilità di grande comunicazione

Terminologia che viene usata in Italia perché disciplinati da legge (in revisione)

All’estero si chiama freight village (villaggio della merce)

Interporti nati prima della legge per esigenza di organizzazione trasporto merci

Gestione pubblica o pubblico-privata

Avere vicino interporto efficiente -> aumentare efficienza e competitività delle imprese del settore
trasporti/logistica attraverso la concentrazione in un’unica
struttura

Aumentare competitività del sistema produttivo attraverso


l’offerta di servizi specializzati

Velocizzare i flussi e ridurre la congestione in ambito urbano

(Vantaggi per tutte le imprese della zona)

Servizi alle merci: terminal intermodale, dogana, magazzinaggio, controllo qualità, etichettatura,
imballaggio

Servizi ai mezzi: rifornimento di carburante, officine per la manutenzione e riparazione dei veicoli
e delle unità di carico, pulizia, lavaggio, manovra e sosta temporanea,
parcheggi, sorveglianza

Servizi alla persona: banche, uffici postali, centri congressi, hotel, ristorazione, servizi informatici
e telematici

I veri servizi importanti e competitivi degli interporti sono quelli alle merci
I servizi alla persone e ai mezzi sono di supporto

23 interporti in Italia, concentrati nella parte nord e centro del Paese (area più produttiva)

Non ci sono interporti in Lombardia (tranne quello di Mortara) -> c’è sistema diffuso di piattaforme
intermodali: più piccole, nate su esigenze specifiche delle imprese e gestite privatamente

Interporto di Verona

Uno dei primi interporti a livello EU (per posizione, gamma di servizi offerti, volumi di transito ecc)

Primo in Italia per volumi di transito

Posizione favorevole data dalle diverse importanti reti di comunicazione europee che si
intersecano in Verona

Interporto si trova vicino a centro urbano ma un po’ fuori

Viene chiamato anche “Quadrante Europa” perché visivamente geometricamente è un


quadrilatero delimitato da quelle che sono le principali vie di comunicazione

È già molto grande ma è stata prevista un’ulteriore espansione

C’è zona agricola industriale vicino a interporto, che è stata sottoposta a più ondate di
deindustrializzazione (l’ultima con la crisi del 2008), quindi oggi è più un’area commerciale

Dopo il secondo dopoguerra c’è stata ricostruzione Verona

Negli anni ’60 è stata individuata un’area dove si prevedeva di concentrare tutti i traffici di
scambio, dove poi verrà costruito l’interporto

All’interno dell’interporto sono insediate circa 110 aziende, di cui la maggior parte fanno parte del
settore della logistica e della movimentazione delle merci

Manodopera importante

Merci: tipiche del bacino di riferimento (dell’area produttiva che gravita intorno all’interporto),
prodotti ortofrutticoli, settore delle autovetture, altre varie tipologie (liquori, vini, marmi,
manifattura, legno, high-tech, vestiti…)

Oltre il 70% delle merci va verso la Germania

17% verso il resto d’Italia

Il resto va verso il nord Europa (anche porti, soprattutto Rotterdam perché ci sono imprese della
pianura padana italiana che si servono del porto di Rotterdam perché è molto funzionale)

11.

Ente per lo sviluppo e la


pianificazione del territorio

Ha la gestione dell’interporto ma
non si occupa di fornire i servizi.
(Potere decisionale)

Agisce tramite una sua


controllata: quadrante servizi

La parte più importante è il terminal intermodale

3 terminal gestiti da 3 società diverse

Il container viene spostato da un mezzo all’altro o viene messo a sostare grazie a grandi gru

Magazzini generali: sono passati da proprietà pubblica a privata (Svizzera). Comprendono


magazzini normali e magazzini refrigeranti (per prodotti ortofrutticoli)

Centro spedizionieri: vengono svolti servizi di raccolta, magazzinaggio, assistenza produttiva ecc.
trasporto gomma-gomma e gomma-ferro

Centro logistico di Volkswagen Italia

Area centro agro-alimentare: più grande piattaforma logistica in Italia per raccolta, distribuzione e
commercializzazione all’ingrosso per tutti i prodotti refrigerati/freschi (prodotti ortofrutticoli, pesce
e fiori). Di questo centro si servono imprese del nord Europa e anche del sud Italia come punto
d’appoggio per prodotti che vengono esportati nel nord Europa

Centro direzionale: svolte funzioni di carattere amministrativo

11 Si trova la sede del consorzio Zai

Servizi alla persona

Servizi di formazione professionale (es master di logistica gestito insieme a univr)

Parco sportivo per il tempo libero: area verde che dovrebbe essere a disposizione della città

Trasporto intermodale è sostenibile quindi UE spinge per portare più trasporto sulla ferrovia
L’interporto non è una struttura sostenibile, anzi, ma la modalità di trasporto al suo interno lo è

Associazione degli interporti tedeschi fa classifica degli interporti europei e mette Verona al primo
posto

Nell’ultimo anno è seconda dopo Brema per un punto

3. TRASPORTO MARITTIMO E PORTI.

CASO STUDIO: EUROPORT ROTTERDAM

EVOLUZIONE DEL TRASPORTO MARITTIMO -> aumento di dimensione delle navi (gigantismo
navale)

Trasporto navale rimane comunque il trasporto più lento -> adatto a merci pesanti e che non
hanno bisogno di arrivare velocemente sul mercato

Innovazione tecnologica: aumento dimensioni navi, aumento velocità navi

Innovazioni organizzative: intermodalità

Riduzione tempi-costi
Riorganizzazione del trasporto marittimo e delle strutture portuali

INCREMENTO DEI FLUSSI COMMERCIALI

Trasporto combinato marittimo:

Trasporto RO-RO (roll on - roll off)


Il veicolo sale sulla nave e non vi è rottura di carico

Trasporto LO-LO (lift on-lift off)


L’unità di carico viene caricata sulla nave tramite apposite gru. Il veicolo non segue il carico

Il trasporto navale oggi (dopo l’introduzione dei container e con l’inserimento dell’intermodalità)

Prima era un segmento (che non faceva parte dell’intermodalità)

Ora è un anello la cui efficienza deriva dall’efficienza degli altri anelli e dalle aree in cui sono
ubicati

Il fattore determinante è quello che combina efficienza dei tempi e costi di trasporto

Velocità e contenimento dei costi: fattori intorno a cui ruotano le strategie delle compagnie di
navigazione

Trasporto marittimo (container) tradizionale: la nave arriva ad un porto, le unità di carico sono
trasferite su mezzi terrestri e, attraverso vie di comunicazione terrestri (stradali, ferroviarie e
fluviali), vengono distribuite all’entroterra

Gateway = porte d’accesso

Nuovo metodo di trasporto marittimo: le navi devono viaggiare sempre a pieno carico e facendo
meno tappe possibili

Strategia di grandi compagnie di navigazione: navi sempre più grandi (per poter contenere più
merci a pieno carico) e sempre meno scali -> transhipping

Modello hub&spoke: grande nave porta container (nave madre) arriva in un porto di trasbordo
(hub) e grazie a grandi gru i container vengono trasferiti su navi più piccole (navi feeder), le quali
portano i container in porti (gateway) locali vicini

Questo modello consente di servire un numero più elevato di porti anche in aree geografiche in
cui la nave madre non potrebbe andare a pieno carico

Un porto hub non è di grandissime dimensioni

Porto di transhipment (hub): più del 50% dei container movimentati è destinato al trasbordo

Il porto diventa quasi esclusivamente un terminal -> non ci sono


molti servizi aggiuntivi se non lo spostamento di container da una
modalità all’altra.

Per essere competitivo può giocare sull’efficienza delle sue attività

Porto gateway: ci sono più servizi aggiuntivi, più simile a un interporto

Molti grandi porti hanno la doppia funzione

L’INDUSTRIA DELLA NAVIGAZIONE


Le prime 10 compagnie di navigazione controllano l’87% della capacità mondiale di navi porta-
container

Tutte le principali compagnie operano sul mercato attraverso 3 grandi alleanze: 2M, Ocean
Alliance, The Alliance

Classifica compagnie di navigazione

1. Moeller Maersk (Danimarca)

2. MSC (nata a Napoli, sede in Svizzera)

3. Cosco (Cina)

…vedi ppt

Queste compagnie stanno tentando un’integrazione verticale: integrazione degli operatori che
lavorano nel servizio a terra

TRASFORMAZIONI STRUTTURALI E FUNZIONALI DEI PORTI


Rese necessarie dalla containerizzazione e intermodalità

• Spazi e strutture adeguate alla movimentazione e stoccaggio dei container: banchine lunghe,
piazzali di stoccaggio dei container. Molti porti (essendo nati all’interno delle città) non avevano
spazi per allargarsi quindi si sono spostati

• Emergere di ampi spazi dismessi: operazioni di recupero che hanno visto l’insediamento di
nuove funzioni (attività commerciali, insediamenti urbani…)

• Dissociazione tra porto e città: il porto non offre più grosso lavoro alla città

I porti e le attività industriali offrivano moltissimi posti di lavoro agli abitanti della città. La
containerizzazione e l’intermodalità hanno fatto abbassare la richiesta di manodopera (es
scaricatori di porto)

• Forte competitività tra porti: la containerizzazione ha ridotto la possibilità dei porti di


specializzarsi (per esempio nel tipo di merce da stoccare). Porti che vivevano sulla
specializzazione oggi non esistono più (a parte grandi porti che vivono sui traffici di petrolio)

• Porti di transhipping, gateway e misti

• Ampliamento hinterland di riferimento dei grandi porti

• Privatizzazione delle gestioni e disimpegno del settore pubblico

NORTHERN RANGE

Arco portuale marittimo sul mare del nord che va dalla foce dalla Senna fino alla foce dell’Elba

Multiport gate regions / port regions -> I porti invece di farsi la guerra, lavorano insieme

SOUTHERN RANGE

Porti che si affacciano sulla sponda settentrionale del mar Mediterraneo

I porti non hanno ampi spazi nell’entroterra (problemi geografici)

Vie di comunicazioni terrestri non efficienti e non ben collegate rispetto ai porti -> molti porti si
sono specializzati nel transhipping

PORTI ITALIANI

1. Genova

2. Gioia Tauro (Reggio Calabria) -> 100% transhipping

3. La Spezia

4. Livorno

5. Trieste

6. Napoli

Attività e sogg che operano nei porti Italiani


La governance dei porti era public service: era attività di servizio pubblico, gestivano anche servizi
portuali

Legge del 1994 istituì 24 autorità portuali. Separa attività di controllo e funzioni operative
(erogazione di servizi) che spettano a sogg privati

Autorità portuali non svolgono più attività economiche, le quali spettano a sogg privati

Decreto legislativo 169 del 2016 trasforma le attività portuali in attività di sistema portuale:
accorpamento delle autorità portuali (non ci sono più autorità portuali diverse per ogni porto, ma
si uniscono in un gruppo), ora sono 15 attività

Ora devono fare un vero e proprio piano regolatore del porto: suddivisione del porto con le relative
funzioni (molto più preciso di come si faceva in passato)

Funzioni di controllo, indirizzo e amministrazione:

- Autorità di Sistema Portuale

- Capitanerie di porto - Guardia costiera

- Agenzie delle dogane

- Sanità marittima e veterinari

- Polizia di frontiera

- Presidi Guardia di Finanza, Carabinieri, Vigili del Fuoco

Non sono attività che creano direttamente valore

Attività core:

- Imprese che svolgono operazioni di carico-scarico, stivaggio

- Operatori dell’autotrasporto, della logistica, spedizionieri

- Imprese ferroviarie

- Operatori servizi tecnico-nautici

- Imprese che effettuano servizi di interesse generale

Volumi di traffico container tra macroaree 1990 e 2012

I porti asiatici non sono paragonabili come dimensioni ai porti europei

Dal 2004 al 2019, nella classifica dei primi 10 porti mondiali non ce n’è nemmeno uno europeo.
Sono tutti asiatici

Porto europeo più importante: Rotterdam (Europort)

Estensione di 40km

Nucleo originario all’interno della città (1400-1800)

Posizione geografica: lungo la direttrice che portava dall’Inghilterra all’interno del continente
(verso mondo germanico) -> centro di scambi molto importante (tra Inghilterra e mondo tedesco)

Una delle sede della Compagnia delle Indie Orientali

I sviluppo (1800-1900)

I traffici si intensificano

II sviluppo (1920-40)

Espansione sia della sponda


nord sia della sponda sud

Attività portuali e anche di


tipo industriale

New Waterway: canale


artificiale che permette
l’accesso alle navi
direttamente dal Mare del
Nord

III sviluppo (1946-60)

Porto comincia a
specializzarsi non solo
genericamente nei traffici ma
anche nel traffico di combustibili e petrolio -> aree preesistenti non erano più sufficienti

IV sviluppo (1960-70)

Grande sviluppo dei porti occidentali -> vengono costruite intere regioni portuali

Porto di Rotterdam comincia ad essere chiamato Europort

Si specializza nel trattamento di elementi chimici e petroliferi

V sviluppo (1970-2008)

Containerizzazione

Convertire vecchie aree portuali (inadatte ai container) in terminal porta container

Vengono costruiti dei terminal per ospitare non solo container ma anche nuove industrie e attività
nate grazie alla containerizzazione

VI sviluppo (2008-30)

Si proietta direttamente nel mare (costruito strappando terra al mare)

Offre accesso alle grandi porta-container di nuova generazione ma anche alle petroliere

Il porto ha sviluppato un sistema digitale che mette in contatto le diverse modalità di trasporto e
assegna un container ad un determinato treno o camion prima che arrivi in porto, tanto che a
volte il container non tocca nemmeno terra e viene direttamente trasferito dalla nave a un altro
mezzo di trasporto

Il suo hiterland è chiamato anche “Banana Blu” (forma di banana, blu colore dell’UE)

Tutto il sistema di collegamenti a terra alle spalle del porto consente lo smistamento veloce delle
merci e l’intermodalità

Hinterland = area di gravitazione del porto (area fino alla quali attrae utenti)

Retroporto = area adiacente al porto, dove si sviluppano attività commerciali e logistica legati al
porto

Autorità portuale di Rotterdam molto efficiente (70% municipalità, 30% statale)

Collegato con circa 1000 porti in tutto il mondo

Le più grandi 20 compagnie per il trasporto dei container fanno scalo a Rotterdam e hanno anche
una sede li

4. TRASPORTO AEREO E AEROPORTI

Innovazioni recenti che hanno cambiato il trasporto aereo hanno investito per primo il trasporto
passeggeri

Fenomeno relativamente recente (secondo dopoguerra, dagli anni 60): prima gli aerei avevano
utilizzo militare

Sviluppo importante negli anni ‘80

Modalità aerea per trasporto merci: più costosa e meno utilizzata

Viene usata per merci che hanno alto valore, sono poco utilizzate e devono arrivare velocemente
sul mercato

Eccezioni: Paesi che hanno grandi spazi geografici (non densamente abitati), es USA, Australia…

Sarebbe antieconomico predisporre sistema di infrastrutture terrestri molto denso perché non ci
sarebbe poi la domanda -> le merci si preferisce spostarle via aereo

Cause sviluppo trasporto aereo


Deregulation (liberalizzazione)

Low cost companies


Abbassamento tariffe
Riorganizzazione sistemi aeroportuali

Alleanze tra compagnie aeree

Il trasporto aereo a medio-corto raggio ha prezzi competitivi con il treno ad alta velocità

Effetti deregulation:

Abbattimento barriere concorrenza

Eliminazione controlli tariffe

Moltiplicazione numero compagnie aeree

Abbassamento tariffe

Aumento della mobilità e dei viaggi

Deregulation parte da USA -> Deregulation Act 1978

Poi arriva in EU attraverso tre pacchetti di norme comunitarie (1988, 1990, 1993) che permettono
ai vettori di circolare liberamente tra i diversi Paesi EU

1997 viene introdotta in EU la libertà di cabotaggio: si liberalizzano anche i mercati interni


(all’interno di ciascun Paese ogni vettore può circolare liberamente)

Tutto reso possibile da altre iniziative comunitarie:

Accordo di Schengen 1985


Assimila gli aeroporti alle frontiere interne a partire dal 1983

Non tutti i Paesi hanno aderito subito all’accordo di Schengen (es Italia ha aderito più tardi)

Le frontiere oggi non sono aperte perché dall’11 settembre ci si deve sottoporre a controlli
antiterrorismo 

EU
USA

Compagnie di bandiera: ogni paese aveva Non c’era compagnia di bandiera, ma già
compagnia di riferimenti (compagnie statali o operatori privati

a partecipazione statale)
C’era organismo del governo federale che
Monopolizzava mercato interno
controllava sia ingresso di nuove compagnie
L’unione stessa ha spinto verso la sul mercato sia tariffe -> situazione
liberalizzazione
protezionistica: controllo del mercato
americano da parte di pochi grandi operatori

Quando c’è stata deregulation, il processo è Compagnie più piccole che volevano entrare
stato graduale
nel mercato ma non ci riuscivano spingevano
Compagnie di bandiera hanno perso il per liberalizzazione

monopolio -> privatizzate, hanno ricevuto aiuti


dallo Stato
Dopo liberalizzazione sono entrate molte
Alitalia caso a parte: ha visto diversi interventi nuove piccole compagnie sul mercato, ma
da parte dello Stato per evitare fallimento
non hanno resistito -> alcune hanno chiuso,
altre sono state assorbite da grandi
compagnie 


Low cost companies - modello di business

• Eliminazione di servizi catering a bordo (pasti e bevande serviti solo a pagamento)

• Stardardizzazione velivoli: compagnie utilizzano un solo tipo di aeromobile -> ridurre costi di
magazzinaggio per quanto riguarda pezzi di ricambio, ridurre spese per formazione degli
equipaggi e anche del personale della manutenzione; sconti da parte del venditore (se faccio
acquisti consistenti di una stessa cosa, guadagno sconti)

• Massimizzazione carico attraverso aumento densità posti

• Collegamenti point-to-point: da aeroporto a aeroporto senza scali o con scali secondari

• Biglietteria online

• Riduzione dei “tempi morti” in aeroporto

Le compagnie low cost prendono il posto dei tour operator: organizzano l’intero viaggio anche
con servizi accessori

Tour operator si concentrano su offerta a lungo raggio

Oggi le compagnie low cost sono anche molto contestate per quanto riguarda la gestione del
personale: vengono accusate di sfruttamento (pagare poco e far lavorare per molto tempo)

Hanno fatto la fortuna di molti aeroporti secondari

Es aeroporto di Bergamo: dopo che ha accolto RyanAir ha avuto sviluppo enorme

RyanAir: prima compagnia low cost in Europa

Riorganizzazione aeroporti (dopo deregulation)

Point-to-point

Si praticava prima della deregulation e viene ancora praticato da compagnie low cost

Se non c’è domanda sufficiente non si può aprire una nuova rotta

Anche su linee che giustificavano l’apertura di un servizio aereo (dal punto di vista della domanda)
non viaggiavano a pieno carico

Low cost praticano ancora questo sistema perché hanno altri modi per risparmiare e vanno su
scali minori (anche se per il passeggero possono essere più fuori dalla città e comportano
maggiori costi di spostamento)

Hub&Spoke
Sistema nato prima nel trasporto aereo e poi utilizzato anche nel trasporto navale

Usato sia nel trasporto passeggeri, sia nel trasporto merci

Aeroporto centrale che fa da nodo: aerei piccoli arrivano in aeroporto grande da dove partono
aerei di collegamento grandi

Questo aumenta numero di voli per i passeggeri e diminuisce i prezzi (le compagnie utilizzando
aerei grandi a pieno carico realizzano economie di scala)

Non è importante solo concentrazione spaziale, ma anche concentrazione temporale: si deve


creare un sistema di coincidenze -> i flussi degli aerei più piccoli devono arrivare più o meno alla
stessa ora per poi far salire i passeggeri sull’aereo più grande e partire per una nuova
destinazione

“Voli di fideraggio”

Sistema duel hubbing

Alleanze con compagnie aeree: per assicurarsi controllo anche nelle rotte minori, hanno fatto
alleanze con compagnie più piccole. Le alleanze si sono poi trasformate in acquisizioni in alcuni
casi (es Lufthansa con AirDolomiti)

Requisiti aeroporto hub


Aeroporti più grandi, trafficati -> inizialmente requisito era aeroporto più grande dove compagnia
principale faceva capo

In seguito:

• Accessibilità: posizione centrale al bacino di utenza

• Localizzazione presso aree metropolitane: in un’area metropolitana genera un flusso di traffico


aggiuntivo rispetto a quello dell’aeroporto

• Elevata capacità di traffico ed efficienza dei sistemi di decollo e di atterraggio: questi


aeroporti si trovano a gestire, in determinati momenti della giornata, dei picchi di traffico

• Aerostazioni concepite per agevolare il trasferimento dei passeggeri da un aereo all’altro

Impatto economico delle infrastrutture aeroportuali


Tre tipologie tradizionali con cui si misura l’impatto di un settore sull’economia

Impatto diretto: occupazione, reddito e valore aggiunto generati dalle attività direttamente
connesse alla gestione aeroportuale (vedi slide 8 ppt)

Impatto indiretto: attività che si collocano a valle della filiera della gestione aeroportuale e
dell’aviazione in generale

Impatto indotto: impatto generato dal reddito prodotto dagli occupati del settore avio sugli altri
settori economici

12.

Tipologia specifica di questo


settore

Le altre tre tipologie sono


standard (per tutti i settori)

13.

Una parte dell’aereo è riservato ai


passeggeri e una parte alle merci

14.

Programmati ad orari fissi (voli di


linea) Meccanismo dei cicli di spesa: es io lavoro in aeroporto e con il mio salario posso
acquistare dei beni e servizi prodotti da altri settori economici (che non hanno
niente a che fare direttamente con il settore aeroportuale o dei trasporti)

15.

12 Impatto catalitico: tutti quei benefici economici che si attivano grazie alla presenza di un
Voli su richiesta con noleggio aeroporto sul territorio (economia locale) (vedi slide 9 ppt)
dell’aereo
Sviluppo commercio estero

Localizzazione imprese
Airport cities: la presenza di un
Sviluppo turismo
aeroporto fa nascere quasi una città a
parte

Direttamente proporzionali alla connettività e la dimensione dello scalo

Trasporto aereo delle merci: categorie merceologiche

Si parla di cargo aereo -> tutto ciò che non sia passeggeri e bagagli

Si sono dovute attendere determinate innovazioni tecnologiche per usufruirne

Ancora adesso molto costoso quindi poco usato

Primi casi di ricorso al trasporto aereo per le merci sono dopo la IGM (ma è un’eccezione), poi
anche nel secondo dopoguerra ma gli aerei erano ancora troppo piccoli

Negli anni ’70 si diffondono gli aerei a fusoliera larga che permettono di sfruttare tutto il volume
dell’aereo -> sviluppo trasporto aereo delle merci

La globalizzazione, la (divisione?) della produzione e il just in time richiedono di trasportare merci


su lunghe distanze (nave o aereo)

Si può parlare di intermodalità anche nel trasporto aereo ma vanno fatte delle distinzioni

Esistono i container anche per il trasporto aereo ma normalmente sono più piccoli (aircontainer)

Questo non impedisce che venga spostata la merce da una modalità all’altra

(Gomma + aereo)

Pallet aerei: simili alle casse mobili del trasporto su strada, casse di alluminio nelle quali vengono
posti i colli da spostare. Poi viene chiuso e posto all’interno dell’aereo come se fosse un container

Beni deperibili (ortofrutta, pesce fresco, fiori)

Beni di alto valore (pietre preziose, gioielli…)

Beni ad alto rapporto valore/peso (capi di alta moda, lenti…)

Beni tecnologicamente avanzati (micro-elettronica)

Farmaci

Pezzi di ricambio

Animali vivi

Posta e colli espresso (con consegna a tempo definito)

Merci con un ciclo di vita economica corto (giornali, materiale radioattivo…)

Servizi di trasporto aereo delle merci: tipologie di operatori

Combination carrier: compagnie aeree che trasportano merci nella stiva degli aerei passeggeri o
con aerei combinati

Compagnie non lavorano esclusivamente nel settore delle merci:


13 trasportano le merci negli aerei passeggeri o in aerei combinati

14 All cargo carrier: compagnie aeree che operano solo nel settore merci, con voli sia scheduled sia
15 charter

Integrator: chiamati anche courier, offrono un servizio “porta a porta” (vanno a prendere la merce
dal cliente e la distribuiscono direttamente nella sede del cliente finale)

Settore più attivo e dinamico (trasporto intermodale)

Più affidabili perché si prendono in carico tutto il ciclo di trasporto

Integrator perché richiama l’integrazione verticale

Anche negli aeroporti cargo vale l’hub&spoke

Traffico aereo cargo in Italia


Si è mosso bene nel periodo 2000-2008

Crisi economica 2008 ha segnato una caduta verticale del traffico cargo

2010-11 caduta dovuta a seconda ondata di crisi economica

Crescita moderata e poi consistente nell’ultimo periodo -> tendenza negli ultimi anni alle relazioni
extra UE + posizione geografica Italia la rende importante centro di scambi nel mediterraneo

Principale aeroporto cargo: Milano Malpensa

5. POLITICHE DEI TRASPORTO

Importante per un paese avere una politica dei trasporti perché hanno sia dimensioni locali che
soprattutto internazionali

Politica dei trasporti va piano piano a scalare: Governo Italiano, Regioni, Province, enti locali ecc

Modello UE:
Fa politica dei trasporti a cui i livelli inferiori si adeguano

Indica i progetti prioritari da realizzare in base agli obiettivi generali

Questione importante di finanziamenti: da UE arrivano molti finanziamenti per realizzare opere


infrastrutturali, soprattutto quelle che coinvolgono livelli sovranazionali

16.

Nome appare nel 1989 quando fu


realizzato uno studio sulle città
europee: si evinse che emergeva
una sorta di corridoio urbano di
forma ricurva che si estende dal
bacino di Londra fino all’Italia
nord-occidentale

Nascita e percorso della politica dei traporti:


1957 - Trattato di Roma -> ruolo della politica dei trasporti rispetto agli obiettivi fondamentali CEE
(raggiungimento di mercato unico): abbattimento di dazi ecc

Mercato economico e mercato dei trasporti vanno di pari passo, non


può esistere l’uno senza l’altro

Politiche nazionali: ogni Stato membro organizza la propria politica di trasporto, impedendo
integrazione europea

Es se i Paesi hanno uno scartamento diverso (diversa distanza tra i binari), un


treno che arriva in un altro Stato non riesce a passare: bisogna cambiare treno,
trasportare la merce ecc -> no mercato unico
Si deve avere standard comune

Per 30 anni si sono avuti questi problemi, soprattutto quando sono entrati
Paesi a diverso livello di sviluppo economico e infrastrutturale (Spagna,
Portogallo, Grecia, est Europa) vedi cartina ppt

1986 - Atto Unico Europeo -> colmare divario infrastrutturale tra Paesi fondatori e nuovi entranti:
riferimento a carattere spaziale (non solo economico) della CEE e la
coesione (l’avvicinamento tra diversi Paesi)

1992 - Trattato di Maastricht -> trattato fondatore UE (obiettivo: mercato comune + politica
economica comune)

- Settore dei trasporti diventa strategico e quindi una priorità


(anche a livello regionale)

- Assume ruolo fondamentale la Commissione UE: diventa


promotore di politiche di sviluppo territoriale (ruolo fondamentale
anche per sviluppo trasporti)

- Primo Libro Bianco: UE sintetizza obiettivi fondamentali della


politica dei trasporti (vengono rivisti a cadenza decennale)

- Prendono forma le liberalizzazioni (es trasporto areo…)

- Programma TEN (Trans European Network): sistema di reti


integrate che dovrebbe connettere tutto il mercato europeo

- Problema ambientale (85% delle merci viaggiava su strada ->


squilibrio modale)

Finanziamenti a nuovi assi di trasporto, prendono concretezza


obiettivi

Effetto: rafforzare asse centrale dell’Europa che già era il cuore


16 dello sviluppo europeo (Banana Blu), invece di rafforzare Paesi
periferici

2011 - Libro Bianco (attualmente in vigore) -> ha ridefinito obiettivi della politica dei trasporti

Pilastri della politica comunitaria dei trasporti (a cui poi i Paesi membri si adeguano):

Liberalizzazione: ha riguardato tutti i settori -> - entrata sul mercato di aziende private e operatori
stranieri

- Separazione della gestione delle infrastrutture


dalla gestione dei servizi alle persone e alle merci,
limitando il monopolio delle aziende statali

Sostenibilità ambientale: Decarbonizzazione dei trasporti -> arrivare ad eliminare (entro il 2050)
l’utilizzo dei carburanti tradizionali (a
fonti fossili: petrolio)

17.

Termine nato nel trasporto


marittimo, trasporto tra porti di
uno stesso stato o, nel nostro
caso, dell’UE

Si usa anche nel trasporto interno

18.

Information & Communication


Technologies

(Invenzione del pc e di internet)

Soprattutto trasporto urbano, ma anche aerei

Significa non solo utilizzare fonti alternative rispetto al petrolio, ma


anche organizzare tutto il sistema della logistica urbana per quando
riguarda le merci: interporti -> punto da cui organizzare tutta la
logistica urbana

Intermodalità -> sostituire per quanto possibile su trasporto terrestre la


ferrovia al trasporto su gomma

Infrastrutturazione / rete TEN-T: ancora non esiste rete integrata di trasporti -> ostacolo al
mercato europeo

Rete efficiente di collegamenti che connetta città europee anche


molto distanti tra loro

Obiettivo finale: integrare tutto quello che è ancora parzialmente


sconnesso, costruire rete integrata che copra tutto territorio
dell’unione

Standard tecnologici comuni:

Corridoio all’interno delle reti:


Modifica del Libro Bianco, Regolamento 1325 del 2013: UE ha rivisto sistema delle TEN
individuando 9 corridoi prioritari da realizzare entro il 2030

In Italia passano 4 corridoi (posizione strategica)

Autostrade del mare:


17 Servizio di trasporto marittimo (riguardante le merci) che prevede delle linee di cabotaggio che
collegano porti nazionali o internazionali (UE)

Sistema che interessa Italia, ma anche Francia, Spagna, Grecia…

Sistema per spostare merci dalla strada

Non è molto usato in Italia ma si potrebbe espandere e risolvere il problema del trasporto su
gomma

Rientrano nel progetto di sviluppo delle reti TEN-T

18 6. ICT E COMMERCIO ELETTRONICO

Telecomunicazioni formate con il progresso elettronico, importanti al pari dei trasporti: permettono
di trasferire dati, denaro, notizie, immagini

Tecnologie che fanno funzionare i trasporti stessi

Fino alla rivoluzione informatica le possibilità e l’utilizzo di queste tecnologie erano molto limitate
(consideriamo le comunicazioni dopo la rivoluzione informatica)

Informazione si aggiunge alle materie prime tradizionali come fattore della produzione

Nuove tecnologie della comunicazione:

ICT -> Ricerca: condivisione di ricerche, banche dati…

Salute: telemedicina (telematica + robotica) -> fare intervento chirurgico a distanza

Cultura/istruzione: è possibile mettere in rete libri interi, biblioteche…didattica a distanza

E-commerce -> Organizzazione produzione

Trasporti e logistica

Economia e finanza

Ambiente

19.

Diseguaglianza nella possibilità di


accesso alle tecnologie della
comunicazione e informazione da
parte di individui, famiglie e
imprese di diverse aree
geografiche del pianeta

20.

Per la posizione e la bassa


densità di popolazione, non è
conveniente per un operatore
informatico intervenire lì, quindi
rimangono tecnologicamente TELECOMUNICAZIONI E SPAZIO
arretrati
Sviluppo delle telecomunicazioni -> Intensificazione convergenza spazio-temporale: per certi

aspetti la distanza si è proprio annullata (bene fisico: distanza
Es montagna, paesini all’interno ridotta, bene digitale: distanza annullata)

del territorio 19 Digital divide: Una volta si considerava divario tra Paesi ricchi
e Paesi poveri

Oggi esiste un digital divide a più scale


geografiche: anche all’interno di Paesi
economicamente avanzi c’è un digital divide
che riguarda aree del Paese più connesse,
generazioni, imprese (grande impresa vs
piccole-medie), caratteristiche fisiche territorio
20 (aree di fallimento del mercato)

Non è un dato fisso, è una misura che si


definisce continuamente mano a mano che
cambia il contesto

Indicatori che misurano il digital divide


Sono un po’ da rivedere

Indice di teledensità -> rapporto tra numero di abbonamenti telefonici (telefonia fissa e mobile) e
abitanti

Indice da rivedere perché oggi la telefonia fissa non è più necessaria e la


curva in Italia si è fermata

Utilizzo del pc -> numero di computer ogni 100 abitanti (costruito sulla stima delle vendite dei pc)

Diffusione di internet -> numero utenti internet ogni 100 abitanti

Tasso di penetrazione di Internet (2010)


Tasso di penetrazione di internet (2019)

Sul totale della popolazione mondiale l’Asia pesa molto di più perché è molto popolata e la metà
della sua popolazione ha accesso ad internet

Il precursore del commercio elettronico: il sistema EDI (Electric Data Interchange)


Anni ’70

Sistema creato inizialmente dalle aziende del settore dei trasporti e dove circolavano molte
scorte

Permette di emettere fatture in formato elettronico standard

Crea rete privata (intervengono solo aziende che hanno questo sistema) e abbastanza sicura

Scambio di documenti avveniva dal pc del mittente a quello del destinatario, i documenti
viaggiavano attraverso le reti telefoniche

Molto costoso

21.

Evoluzione di internet: utente non


si limita a consultare siti internet
o portali, ma può anche interagire
con la rete generando dei propri
contenuti

Es social networks

22.

= catene del valore

Andava bene per imprese di una certa dimensione che avevano un grande numero di transazioni
commerciale e riuscivano ad ammortizzare i costi

Sistema rigido: permetteva di fare solo questo. Una volta eseguita la transazione si poteva solo
accettare i termini, non c’era contrattazione

Passaggio a internet come lo intendiamo oggi risale a creazione primo Browser:


Inizio commercio elettronico su larga scala nel 1995

Nei primi anni (fino al 2000) il commercio elettronico era abbastanza semplice

Prodotti scambiabili molto semplici

2000-2005 si sono evoluti servizi, espansione sistema

21 Evoluzione di internet -> passaggio al web 2.0 —> commercio elettronico come lo conosciamo
noi oggi

Web 2.0 + dispositivi mobili + servizi on demand (su richiesta) e personalizzati + sviluppo di forme
di sharing come esigenza di massa (possibilità per le aziende di capire i gusti dei consumatori)
—> commercio elettronico come lo conosciamo noi oggi

DEFINIZIONE DI E-COMMERCE
Beni e servizi vengono erogati attraverso piattaforme web

Definizione OCSE e UNCTAD:

Vendita o acquisto di beni e servizi, effettuati da un’impresa, un individuo, un’amministrazione


o qualsiasi altra entità pubblica o privata, attraverso l’impiego di una rete internet

Definizione Commissione Europea (1997):

Svolgimento di attività commerciali e di transazioni per via elettronica comprendenti attività


diverse quali la commercializzazione di beni e servizi per via elettronica, la distribuzione online di
contenuti digitali, l’effettuazione per via elettronica di operazioni finanziarie in borsa, gli appalti
pubblici per via elettronica e altre procedure di tipo transattivo della Pubblica Amministrazione

TIPOLOGIE DI E-COMMERCE
Diversi criteri:

• Tipo di bene o servizio e relative modalità di consegna:


E-commerce indiretto: beni materiali, consegna attraverso mezzi di trasporto fisici ma acquisto
online

E-commerce diretto: beni digitali e immateriali, sia acquisto che consegna avvengono in via
telematica quasi contemporaneamente

• Attori che operano:


B2B (Business to Business)
Imprese mettono in azione relazioni commerciali tra di loro

Attori: imprese

Vantaggi: Raggiungere ampio numero di acquirenti e fornitori

Entrata più rapida in nuovi mercati

22 Piccole imprese: entrare in VC nazionali o globali

Luoghi in cui avvengono queste transazioni: market-place -> piattaforme che fanno da tramite

23.

Sede a Vienna

Primo in Europa per scambio di


componenti industriali su misura

24.

Base in Svizzera

Specializzata nel commercio


delle materie prime)

25.

Base a Gorizia

Opera nell’agroalimentare e vino B2C (Business to Consumer)


Non raggiunge le dimensioni del B2B

Diffusione è andata a mano a mano con la diffusione di internet tra la popolazione

Diffusione recente (negli ultimi 10 anni) quando il consumatore ha a disposizione ampia gamma di
modalità in cui acquistare (smartphone, pc…)

Attori: imprese e consumatori

Vantaggi: Imprese: accesso a mercato globale di consumatori

Consumatori: accesso a un’ampia offerta di prodotti

C2C (Consumer to Consumer)


Forma di e-commerce che si è sviluppata grazie alla nascita e diffusione dei siti di aste online
(e-bay)

Oggi si possono acquistare anche beni digitali o immateriali (airbnb)

Attori: consumatori

B2G (Business to Government)


Fornitura di beni o servizi tra pubblica amministrazione e privati (anche cittadini)

Attori: pubbliche amministrazioni, imprese e cittadini

C2B (Consumer to Business)


Nata molto recentemente e deve ancora affermarsi bene

I consumatori creano valore per l’azienda:

- I consumatori offrono prodotti/servizi alle aziende in cambio di un compenso


Es autori di blog o sito web dà possibilità all’azienda di inserire all’interno della sua pagina un link
che manda al sito dell’azienda in cambio di soldi

- I consumatori stabiliscono quanto sono disposti a pagare per un prodotto o servizio


L’impresa poi può decidere se accettare o meno

- I consumatori creano valore attraverso recensioni, proposte di modifica dei prodotti


Questo aiuta l’azienda a migliorarsi

E-COMMERCE E IMPRESE
Come si comportano le imprese nei confronti dell’e-commerce

Cosa è cambiato con l’e-commerce: quali nuove imprese sono nate

MARKETPLACE:

Aziende commerciali online che svolgono ruolo di intermediari negli scambi online (sia per beni
che per servizi)

Possono essere solo delle “vetrine” e svolgere solo il ruolo di intermediari (marketplace puri)

Possono svolgere anche il ruolo di retailer (venditore) e acquistare proprietà della merce che
acquista (si assume il rischio dell’invenduto)

Orizzontali: gamma ampia di prodotti (Amazon, Alibaba)

Verticali: specializzati in un determinato settore (Booking, Zalando)

23 25 Marketplace possono operare nel B2C (Amazon) o nel B2B (Techpilot, Open Mineral, Agrelma)

SITI DI VENDITE PRIVATE (FLASH SALES)


Aziende commerciali che operano online

Intermediari che propongono selezione di marchi noti e organizzano campagne di vendita che
durano pochi giorni (Vepee)i

RETAILER TRADIZIONALI (CLICK-AND-MORTAR)


Imprese tradizionali che si sono adattate all’e-commerce: hanno adottato vendita online accanto a
quella di vendita tradizionale

INDUSTRIE MANIFATTURIERE
Si sono adeguate vendendo i prodotti anche senza un’intermediario (attraverso il loro sito internet)

Solo vendite online

AMAZON
Ha una parte puramente marketplace e una parte retailer

Nel corso del tempo si è evoluto:

È nato come libreria virtuale globale

Via via si è differenziato, recentemente sempre di più

SERVIZI

Prime

Video-Prime musica

Photos

Alexa

Prime Day

NEGOZI FISICI

Whole Foods Market -> acquisizione catena di supermercati usa specializzata in surgelati

Amazon Go -> primo punto vendita a Seattle (sede centrale Amazon) nel 2018

Piccoli supermercati in cui il cliente può fare la spesa in maniera automatizzata


(non ci sono nemmeno le casse)

Il cliente scarica app e apre conto Amazon, con l’app entra nel supermercato, si fa
identificare attraverso scansione codice QR, acquista prodotti e si trova addebitato
l’acquisto su conto Amazon (nei negozi c’è sistema di telecamere che seguono
cliente passo per passo, sensori che rilevano se viene tolto qualcosa dagli scaffali)

Pensati per chi lavora nei pressi del supermercato, vende cose semplici

Amazon Go Grocery -> supermercato vero e proprio che ha gamma molto varia di prodotti

Innovazione recente (2020)

In questo modo entra in concorrenza con altri servizi di altri settori occupati da operatori
specializzati (Netflix, Spotify…)

Mondo in espansione: non è più solo un marketplace

Struttura logistica -> segmento importante

Deve rispettare tempi di consegna veloci

Infrastrutture sul territorio

Centro di distribuzione = luogo dove vengono elaborati gli ordini dei clienti: arriva la merce dal
venditore e viene avviata a una serie di altri centri di smistamento = strutture di livello inferiore, più
presenti nel territorio ma più piccoli

Si posizionano in posizione baricentrica rispetto al luogo che devono servire

26.

Riguarda ultimissima parte del


viaggio del bene (da hub logistico
a cliente finale)

Può essere consegnato a casa, in


punto vendita, in locker
(armadietti dove viene messo il
prodotto, al cliente viene dato un
codice e va a prenderlo
all’armadietto che si può trovare
in supermercati o altri luoghi
pubblici)

Centro smistamento Amazon a VR: Centro logistico di Zalando a VR:

- Dimensioni più piccole rispetto al centro di - Inaugurato nel 2020

distribuzione
- Occupa nuovo spazio

- Riqualificazione urbana: non ha occupato - Posizione strategica (vicino al casello


un terreno nuovo, ha riutilizzato un’area autostradale)

dismessa (calzaturificio)
- Struttura più grande rispetto a centro di
- Serve area VR e province vicine (Trento, smistamento Amazon

Mantova, Vicenza…)
- Funzione diversa: centro logistico che andrà
- Numero di addetti: 30 diretti (nel magazzino) a servire tutta Italia e mercati del sud
+ 150 (imprese di trasporto che devono Europa

trasportare la merce dal centro al cliente)

Amministrazione locale cerca di attrarre queste grandi infrastrutture

Problema: quali posti di lavoro vengono creati

Zalando: Posti di lavoro a breve o brevissima scadenza (3 mesi) -> situazione di instabilità

Molti contratti non venivano rinnovati alle stesse persone -> continuo turnover di
lavoratori

Zalando si è difesa dicendo che queste persone non lavorano per lei ma per un
operatore terzo che si occupa della logistica e della gestione del personale

Volume d’affari dell’e-commerce


25.000 miliardi $

La maggior parte generato dal B2B

Quote dei principali mercati

USA, Giappone, Cina

Cina molto forte del B2C, debole nel B2B

Internet viene utilizzato di più dai Paesi del centro e del nord Europa

Vedi ppt

26 Imprese e-commerce hanno ridisegnato la logistica -> logistica dell’ultimo miglio:


Va gestita perché è quella che porta la merce all’interno dei centri urbani -> va ad aggiungersi ai
giri di traffico dei centri urbani

Velocità

Determinante

Amazon usa mezzo su gomma e aereo (due modalità più veloci) -> rapporto tra logistica e-
commerce e politiche comunitarie (UE e altri paesi spingono su intermodalità per inquinare meno)

Amazon organizza tutta la logistica -> strutture offrono grande opportunità per aziende di piccole
dimensioni che non riesce a organizzare la logistica

Amazon offre “vetrina” a queste imprese -> raggiungono molti più clienti e non hanno da
organizzare la logistica (costa molto, bisogna far riferimento a specialisti)

Rapporto tra commercio elettronico e commercio tradizionale


E-commerce accelera riduzione numero di negozi fisici

Si dicevano le stesse cose quando è arrivata la grande distribuzione organizzata e anche quando
sono arrivati i centri commerciali -> in realtà non hanno distrutto il commercio tradizionale, l’hanno
solo cambiato (piccoli negozianti hanno modificato vendita specializzata per non entrare in
competizione con grandi distributori)

Anche con avvento di e-commerce i negozi tradizionali si stanno evolvendo

27.

Data della primi crisi petrolifera


che fa entrare in crisi questo
modello

28.

Un’impresa può
internazionalizzarsi con il
commercio internazionale oppure
aprendo filiale in paese straniero

Entrambi sono investimenti di


carattere orizzontale

Liberalizzazione

E-commerce funziona se ci sono delle politiche di liberalizzazione

Fino al 2018 in UE c’era geo-blocking: per la maggior parte dei prodotti si poteva acquistare su
siti con dominio del mio Paese

Eliminato nel 2018, tranne per prodotti che hanno copyright (libri, musica, film)

7. LE MULTINAZIONALI E LA NUOVA DIVISIONE INTERNAZIONALE


DEL LAVORO

MULTINAZIONALE
Non esiste definizione

Si distingue in base a 3 caratteristiche:

1. Coordina e controlla le fasi delle grandi catene di produzione in diversi paesi

2. Capace di trarre vantaggio dalle differenze geografiche nella distribuzione dei fattori di
produzione (es costo del lavoro) e nelle politiche nazionali

3. Potenziale flessibilità: capaci di mutare o inter-cambiare forniture e operazioni tra le varie


località geografiche su scala globale (così come hanno aperto un’attività produttiva, possono
velocemente anche chiuderla -> dure conseguenze sul Paese)

Multinazionale porta posti di lavoro ma a causa del punto 3 i posti si possono anche perdere
velocemente

La localizzazione delle multinazionali forma sempre la triade

Storia

Nascono in periodo coloniale:

Multinazionali di prima generazione: imprese che stabiliscono base all’estero per approvvigionarsi
di risorse naturali e materie prime (guidate dalla logica dell’approvvigionamento) soprattutto con
paesi del sud

27 Periodo fordista (1950-1973):


Prima vera fase di crescita delle multinazionali

Impresa multinazionale che replica all’estero le strutture della casa madre (guidate dal mercato)

Investimenti di carattere orizzontale che vanno a sostituire il commercio internazionale: ci si


28 posiziona direttamente nel mercato estero in cui si vuole agire

Impresa multi-impianto:

Cominciano a diffondersi investimenti verticali guidati dal fattore costo (soprattutto del lavoro)

Alcune imprese americane cominciano a decentrare delle produzioni ormai standardizzate in:

- Paesi a basso salario (sud-est asiatico: Corea del Sud, Taiwan, Singapore e Hong Kong; non
Cina)

- Regioni meno sviluppate di paesi economicamente avanzati

In casa madre -> funzioni di controllo

Filiale decentrata -> funzioni produttive

Filiere che utilizzano decontrazione: Tessile / abbigliamento ed elettronica

Imprese di servizi-> espansione imprese terziarie

Non si è ancora determinata attrattività dei flussi asiatici: scambi Europa - USA

Transizione post-fordista:
Anche la grande impresa entra in crisi

Post-fordismo / produzione flessibile

Passaggio che ci fa arrivare all’epoca attuale della globalizzazione

Globalizzazione:
Vera e propria impresa globale: “multinazionale globale”

Ciascun paese si va a specializzare in una parte del ciclo produttivo: ciclo produttivo frammentato

Imprese di servizio, trasporto e logistica,

MODELLO DI PRODUZIONE FORDISTA

Nasce nell’azienda Ford e si diffonde per primo in USA agli inizi del XX secolo

In Europa e nel resto del mondo prende piede nel II dopoguerra

Caratteristiche:

Produzione di beni standardizzati destinati ad un consumo di massa


Organizzazione scientifica del lavoro che prevede rigida frammentazione del lavoro,
specializzazione dell’operaio e poi assemblato il tutto grazie a catena di montaggio

Grande produttività, pochi modelli, abbassamento costi di produzione


Lavoro dequalificato: non sono richieste grandi competenze

Gerarchie molto rigide

Lavoro fortemente sindacalizzato e sicuro (non c’erano forme di precariato)

Conseguenze:

Gigantismo industriale: crescita e sviluppo delle grandi imprese (molte imprese diventano
multinazionali)

Grandi regioni urbano-industriali: crescita imprese -> crescita città: si formano aree
metropolitane

Torino, Milano e Genova -> triangolo industriale dove all’epoca


erano localizzate diverse grandi imprese

Inghilterra meridionale

USA: regione dalla costa atlantica verso l’interno (Detroit…)

Crescita illimitata e uso illimitato di risorse non rinnovabili: non si poneva un limite di crescita
delle aziende, pur di ingrandirsi
facevano largo uso di risorse non
rinnovabili

Crisi:

Attorno alla metà degli anni ’70 questo modello comincia ad entrare in crisi

• Punto di svolta: crisi petrolifera 1973 -> aumento costi delle materie prime e dei trasporti

Aumento del costo del lavoro derivante anche dal fatto che il lavoro fordista era fortemente
sindacalizzato

• Saturazione del mercato: il mercato non è più in grado di assorbire tutto ciò che viene prodotto

• Cambiamenti della domanda: verso beni non standardizzati, personalizzati, più sensibili alla
moda

• Innovazioni nel campo dell’elettronica e dell’informatica: modificano organizzazione della


produzione e la distribuzione dei prodotti

• Concorrenza crescente di paesi con costi di produzione più bassi (paesi in cui il salario era
più basso): paesi asiatici vs paesi occidentali

Conseguenze nei paesi economicamente avanzati:

Deindustrializzazione e declino urbano:

Se ne parla per la prima volta

Città non crescono più e perdono anzi popolazione -> si inverte la tendenza: le città non sono più
attrattive perché non offrono più lavoro nel settore industriale

Emergere di sistemi produttivi specializzati di piccole e medie dimensioni (distretti industriali)


Non nascono solo negli anni ’80, ma anche prima

Ci si accorge ora che la grande impresa entra in crisi che esistono anche altri sogg importanti per
la produzione nazionale

Grande impresa entra in crisi, piccole e medie crescono

Le regioni (Veneto, Emilia-Romagna) che non avevano sistema di grandi imprese, sviluppano
dispetti industriali di piccole-medie imprese

Riorganizzazione flessibile della grande impresa


Impresa multinazionale -> impresa globale

Terziarizzazione delle economie


Economie dei paesi avanzati sempre più terziarizzate

Localizzazione delle grandi imprese nelle piccole città

L’industria oggi è quasi sparita dalle grandi città

Le grandi città svolgono funzioni finanziarie, turistiche…

CARATTERISITCHE MULTINAZIONALI

Struttura organizzativa flessibile, a rete

Compresenza di produzioni specializzate e standardizzate: adozione di strategie e logiche


localizzate differenziate

Molteplici modalità di internazionalizzazione: non ci sono più solo filiali


Investimenti diretti esteri (fusioni e acquisizioni, creazione di filiali)

Joint venture: associazione temporanea di imprese, contratto con cui due o più imprese si
accordano per collaborare al raggiungimento di un obiettivo comune

Alleanze strategiche: non prevedono investimento diretto estero

Subfornitura internazionale: imprese di piccole-medie dimensioni possono internazionalizzarsi


affidando ad un sub-fornitore estero o tutta la produzione o un segmento di essa -> non sono
richiesti grandi capitali come per l’investimento diretto estero. Il contratto può essere facilmente
reciso

Si possono fare investimenti diretti esteri e subforniture contemporaneamente, una modalità non
esclude l’altra

Condizioni che hanno permesso lo sviluppo dell’impresa globale

1. Diffusione di modalità post-fordiste di organizzazione della produzione industriale: consentono


di scomporre il ciclo produttivo in unità fisicamente separate (divisione anche spaziale)

2. Miglioramenti tecnologici che abbassano i costi di trasporto e comunicazione e facilitano il


coordinamento della produzione tra unità produttive distanti (innovazione trasporti, tecnologie
di comunicazione che consentono coordinamento dei trasporti)

3. Progressiva liberalizzazione

GLOBAL COMMODITY CHAINS

Catene guidate dal produttore


Beni a elevato contenuto tecnologico

Continua innovazione sia di prodotto sia di processo

Controllate da poche grandi imprese transnazionali (reti abbastanza concentrate)

Catene guidate dal consumatore


Settori industriali maturi che hanno un alta gamma di lavoro

Settore tessile, giocattoli, articoli per la casa

Tecnologia standardizzata

Importante design, marchio, distribuzione commerciale

Reti di delocalizzazione / esternalizzazione: produzione demandata a punti di produzione molto


lontani geograficamente

Imprese senza stabilimento: imprese che non producono nulla, mettono solo il marchio -> reti di
subfornitori producono e impresa mette marchio e decide distribuzione

Acquistano loro prodotti da tutta una serie di fornitori localizzati in alti paesi

Si rivolgono ad una rete di fornitori su scala internazionale

Quando il prodotto è riservato ad una fascia di consumatori medio-alta ed è ad alta tecnologia,


l’industria non cerca più il costo basso di produzione e manodopera ma si avvale di subfornitori
ubicati in paesi economicamente sviluppati perché gli interessa la specializzazione del fornitore

8. DIVISIONE DEL LAVORO E NUOVI SPAZI PRODUTTIVI

Paesi non industrializzati crescono esponenzialmente

Paesi del sud-est asiatico sono stati i primi a cogliere le opportunità della globalizzazione

Quattro tigri asiatiche: Corea del Sud, Taiwan, Hong Kong e Singapore

Hanno avuto una crescita esponenziale (PIL)

Cause della crescita:


- Forza lavoro a basso costo e poco protetta socialmente -> popolazione scolarizzata

- Protagonismo dei governi: sostegno all’industria e attrazione di investimenti stranieri (“Zone


Economiche Speciali”) -> il governo ha voluto industrializzazione e l’ha costruita

- Inserimento nelle reti di divisione internazionale del lavoro in un contesto internazionale di


crescente liberalizzazione degli scambi e diminuzione dei costi di trasporto

- Decentramento di produzione caratterizzata da lavoro intensivo ripetitivo (tessile-abbigliamento)


prima e produzione a più alto valore aggiunto (elettronica) dopo. Produzioni tessili si spostano
nell’area meridionale del sud-est asiatico, in Paesi che erano ad un livello di sviluppo minore
rispetto alle quattro tigri -> FILTRAGGIO

UPGRADING: imprese che inizialmente erano dedite ad attività dequalificate, diventando fornitrici
di imprese più competitive, hanno migliorato le proprie abilità tecniche e commerciali e sono
riuscite ad attivare attività più specializzati e a più elevato valore aggiunto

Multinazionali possono contribuire a sviluppo dell’area in cui si vanno a insediare

Zone Economiche Speciali (ZES)


Aree industriali circoscritte che funzionano attraverso delle politiche e delle leggi diverse da quelle
del Paese in cui si trovano per quanto riguarda gli investimenti stranieri, la tassazione e le
condizioni di lavoro

Struttura di governance dedicata (amministrazioni dedicate): più efficienti e abbastanza


autonome rispetto al governo centrale per favorire le operazioni amministrative di cui necessitano
le imprese e per poter mettere in pratica il sistema di incentivi

Aree dotate di buone infrastrutture: trasporti e tutto ciò che permette l’attività d’impresa

Infrastrutture telematiche, parchi dove si possono localizzare le industrie..

Tutto a livello superiore di quello medio del Paese

Dimensioni piuttosto grandi

Localizzazione lungo le coste o frontiere interne (favorevole per esportazioni)

Produzione orientata all’esportazione

29.

North American Free Trade


Agreement

Accordo di libero scambio fra


USA, Canada e Messico

Scopo: fare da catalizzatori del processo di sviluppo economico del Paese

Nate con processo di sviluppo

Prima ZES creata a Shannon (Irlanda) nel 1959, prima del processo di sviluppo economico

Successivamente ne sono state create altre soprattutto in Asia e nei Paesi non economicamente
sviluppati

Maquiladoras in Messico:

Industrie di proprietà straniera (nord americane) che si sono localizzate lungo il confine USA-
Messico e nella parte centrale del Messico

Nate nella seconda metà degli anni ’60

Fanno parte di programma di governo messicano -> obiettivo: ridurre la disoccupazione nelle
regioni ai confini con gli USA

In queste aree c’erano altissimi tassi di disoccupazione perché era stato eliminato il programma
Bracero che autorizzava lavoratori agricoli stagionali messicani ad andare a lavorare legalmente
negli USA

Importano materiali semilavorati ed esenti da dazi (per programma elaborato dai due paesi), li
assemblano e li riesportano (prodotti del tessile-abbigliamento e dell’elettronica)

29 Hanno avuto grande sviluppo tra il 1994-2000 grazie al NAFTA

CINA
Politica di apertura che richiama quella degli altri Paesi asiatici (ZES), ma poi ha avuto meccanismi
e tempistiche proprie

Processo di apertura nasce molto più tardi (dopo morte Mao, 1976)

Deng Xiaoping (successore di Mao) comincia a ripensare a tutto assetto economia, Cina comincia
ad aprirsi sia in senso economico che in senso politico (legami anche con USA)

Cause della crescita economica esponenziale

Riforme da 1978:

- Politica delle quattro modernizzazioni: programma di riorganizzazione interna che prevede


interventi nei settori dell’agricoltura, dell’industria, della scienza e tecnologia e del militare

Soprattutto imprese di agricoltura e industria andavano privatizzate -> capitalismo inedito e


diverso

- Politica della porta aperta: apertura agli investitori stranieri e al commercio estero attraverso
istituzione delle ZES

- Istituzione delle ZES: inizialmente esperimento: ne hanno create 4 sul mare (importante a
Shenzhen) -> isole di capitalismo all’interno della Cina comunista: rivoluzione in Cina

Negli anni sono state create altre zone speciali: lungo i fiumi e nelle aree di confine

Zone che offrono diversi incentivi agli investitori, no dazi, flessibilità per assunzione e
licenziamento lavoratori, autonomia rispetto a governo centrale

Dimensione: più grandi rispetto a quelle degli altri Paesi (estensione di piccola provincia italiana)

Zone integrate: non si trova solo industria per esportazione, ma sono promossi altri settori
come commercio e ricerca scientifica -> zone miste rispetto a quelle degli altri Paesi che invece
sono specializzate sull’industria

Strategia vincente -> in un breve arco di tempo la Cina è diventata il principale esportatore di
beni industriali e principale destinatario di investimenti diretti esteri

Forte differenziale salariale rispetto a Paesi avanzati: la forza lavoro è pagata pochissimo
rispetto agli altri Paesi (non solo Occidentali, ma anche del sud-est asiatico). Oggi si è ridotto
anche se rimane grande la differenza

Per questo la Cina è diventata la “fabbrica del mondo”

Basso costo delle materie prime

No normative ambientali -> industrie estere si delocalizzavano qui

Ampia manodopera con buon livello di scolarizzazione

Forte popolarità degli investimenti in Cina e strategie imitative

Cina = enorme mercato in cui le imprese occidentali potevano entrare -> non pensabile durante le
prime fasi di industrializzazione

Quando la Cina si è industrializzata si è sviluppata una classe media che è in grado di assorbire le
produzioni occidentali

Strategie di carattere imitativo: dopo gli anni ’90 la Cina aveva una grossa popolarità, fare
investimenti in Cina era “di moda” -> imprenditori imitavano gli altri investendo in Cina

Non tutti hanno avuto successo: alcune imprese hanno disinvestito perché non era vantaggioso

Anche imprese italiane si sono delocalizzate in Asia e investito in Cina

Conseguenze:

- PIL in crescita esponenziale in pochissimo tempo

- Andamento dei tre settori nella composizione del PIL: tipico di una Paese che si industrializza

Agricoltura: diminuisce

Industria: aumenta

Servizi: aumenta

Economia cinese = economia industriale e di servizi

Non ancora completata transizione ad economia terziaria come in Paesi occidentali

- PIL procapite (reddito medio): cresciuto esponenzialmente

Media tra regioni industrializzate e resto del Paese economicamente arretrato

Reddito medio abbastanza basso

PIL misura ricchezza e crescita economica di un Paese -> valore dei beni e servizi prodotti in un
Paese in un arco di tempo (normalmente un anno)

PIL procapite (reddito): PIL diviso per n abitanti -> ricchezza per abitante

- Emissioni CO2: aumentate molto -> Cina maggior inquinatore

Inizialmente gli investimenti diretti esteri erano orientati alle ZES

Dopodiché sono aumentati ed estesi anche all’interno

Sviluppo economico dell’area orientale della Cina (sulla costa e vicino alla capitale)

La parte interna non ha avuto gli stessi benefici e non si è sviluppata economicamente

Cina come potenza commerciale e politica

Belt and Road Initiative (la Nuova Via della Seta): integrare Europa e Asia attraverso infrastrutture
terrestri e marittime per intensificare scambi commerciali e creare collaborazione

Si dice sia più grande progetto di investimento mai realizzato (una volta che sarà compiuto),
ancora più del piano Marshall

Dovrebbe coinvolgere 65 nazioni e 1/3 del prodotto lordo globale

Prevede due cinture:

- Terrestre: parte dalla Cina, ha una serie di corridoi (verso Mosca, Medio Oriente..fino a Spagna)

- Marittima: da porti Cina meridionale, passa per Paesi meridionali del sud-est asiatico, India,
Pakistan…attraversa canale di Suez e arriva nel mediterraneo

- Terza rotta: artica -> sarà possibile organizzarla se arriveremo allo scioglimento dei ghiacciai

Paesi Europei vedono possibilità di raggiungere Cina con i propri prodotti

Adesso lo scambio tra prodotti Europei e cinesi è soprattutto export prodotti cinesi in europa, non
il contrario

30.

È ciò che fa la distrettualità

31.

Concetto base della geografia


economica

Trappola del debito: Cina finanzia costruzione infrastrutture in Paesi in via di sviluppo, il Paese
non riesce a ripagare prestiti e Cina entra in possesso dell’infrastruttura

Intervento della Cina sta creando dal nulla delle infrastrutture

Kazakistan: punto dove si snodano vie di comunicazioni importanti

È sorto dal nulla un interporto nella zona cinese (dopo non c’era niente) al confine con il
Kazakistan (Khorgos)

I cambiamenti dell’economia cinese hanno ridisegnato l’economia mondiale

9. I DISTRETTI INDUSTRIALI.

CASO STUDIO: IL DISTRETTO DI MONTEBELLUNA

DISTRETTO INDUSTRIALE = sistema di produzione locale costituito prevalentemente da


imprese di piccole e medie dimensioni specializzate in un settore o in una intera filiera
produttiva, tra loro indipendenti, ma in interazione attraverso forme di divisione del lavoro

Si vedono per la prima volta con la crisi del post-fordismo: ci si rende conto che ci sono imprese
che continuano ad andare avanti a prescindere dalla grande impresa -> soprattutto in Italia

Si vede l’emergere del fenomeno negli anni ’70 ma nascono prima

Becattini (economista toscano) introduce per la prima volta il concetto di distretto industriale per
spiegare il fenomeno di sviluppo industriale di alcune aree della toscana

“Entità socio-territoriale caratterizzata dalla compresenza attiva, in un’area territoriale circoscritta,


naturalisticamente e storicamente determinata, di una comunità di persone e di una popolazione
di imprese industriali”
Con il tempo si è visto che questo modello non era proprio solo della Toscana ma anche del nord-
est e del centro Italia

Riprende definizione di Marshall (economista inglese):

“Con il termine distretto industriale si fa riferimento ad un’entità socioeconomica costituita da un


insieme di imprese, facenti generalmente parte di uno stesso settore produttivo, localizzato in
un’area circoscritta, tra le quali vi è collaborazione ma anche concorrenza”
Vede queste imprese come un’eccezione alla grande industria

PRINCIPALI CARATTERISTICHE
• Piccola dimensione geografica: più grande del singolo comune ma più piccolo della provincia

• Forte vocazione settoriale: specializzazione soprattutto nelle produzioni del made in Italy (moda,
casa, meccanica)

30 • Divisione del lavoro interna all’area: imprese organizzate per fase

• Forte cultura del lavoro e dell’imprenditorialità, identità

• Radicamento nel territorio: storicità

• Rete di istituzioni nel territorio, coinvolte con le dinamiche delle imprese

31 ECONOMIE DI AGGLOMERAZIONE

= Vantaggi in termini di riduzione dei costi di produzione, aumento dell’efficienza, aumento della
produttività che le imprese conseguono quando sono localizzate fisicamente vicine

Due tipi:

Economie di urbanizzazione:

Si mettono in moto nei contesti in cui si ha una varietà di attività economiche (più attività
economiche appartenenti a diversi settori)

Diversificazione

Vantaggi:

- Mercato del lavoro diversificato

- Ampio mercato di sbocco per i propri prodotti

- Capitale fisso sociale

- Servizi alle imprese diversificati

Economie di localizzazione:

Vantaggi che derivano da localizzazione vicina di imprese che appartengono alla stessa filiera o
settore produttivo

Specializzazione

Vantaggi:

- Divisione del lavoro tra imprese -> si riesce a ottenere lo stesso vantaggio di un’impresa
integrata verticalmente

- Specializzazione servizi

- Specializzazione infrastrutture

- Reputazione e immagine -> non dipende dal marchio di una singola impresa, ma dal territorio

CICLO DI VITA DEI DISTRETTI INDUSTRIALI


Fanno capire come nascono, si sviluppano e arrivano ai livelli attuali

Modello

Diverse fasi:

1. SPECIALIZZAZIONE DI FASE: tipica degli anni ’60


Fase in cui si forma il distretto: prende forma una specializzazione del lavoro, di fasi del processo
produttivo tra imprese committenti e imprese sub-fornitrici

Normalmente un’azienda sub-fornitrice è legata ad un solo committente -> schema molto


semplice

Tessuto artigianale, con imprese piccole che effettuano lavorazione su commissione

Imprese che non hanno ancora caratteristiche della distrettualità ma si cominciano a specializzare

Iniziano a industrializzarsi

In alcuni casi grandi imprese verticalmente integrate hanno dato vita a distretti industriali perché la
domanda aumenta e l’impresa deve delegare a piccole imprese del territorio delle fasi di
lavorazione, oppure vuole delegare del lavoro ad altre imprese

Grande impresa fa da incubatrice: determina nascita di distretti industriali

2. AREA SISTEMA INTEGRATA: anni ‘70


Fase di forte sviluppo -> grande impresa entra in crisi e ci si accorge della nascita dei distretti
industriali

Cresce numero di imprese, occupazione, produzione, esportazioni

Si intensifica processo di specializzazione produttiva

Nascono diverse imprese sia a monte sia a valle del ciclo produttivo

Negli anni ’70 c’è ancora la forma della lavorazione a domicilio che adesso è scomparsa (famiglie
lavorano al domicilio)

Nelle aree dove i distretti sono più diffusi c’è forte sviluppo industriale in questi decenni

3. MATURITÀ: anni ’80-‘90

Si esauriscono i vantaggi legati alle economie di localizzazione

Non c’è più unico processo di sviluppo: i distretti mettono in campo tutta una serie di strategie
che non delineando più un unico percorso

Strategie:

A. Difensive: delocalizzazione, giocando su costo del lavoro

B. Innovazione, diversificazione ecc…per non giocare esclusivamente sulle variabili di costo e


per non scontrarsi con i Paesi di nuova industrializzazione

C. Gerarchizzazione: alcune imprese più piccole cadono sotto il controllo di imprese più grandi
(magari hanno specializzazione molto forte ma non riescono più a stare in piedi da sole sul
mercato)

I distretti più evoluti mettono in atto tutte e tre le strategie

Passaggio generazionale: catena si interrompe

CRISI ECONOMICA: 2007-08


Ha colpito imprese di piccole dimensioni -> ulteriore processo di adattamento

Conseguenze:

Trasformazione base produttiva

Termini quantitativi: forte ridimensionamento (soprattutto in distretti maturi)

Cambiamento della composizione settoriale: aumentate imprese specializzate nella produzione di


macchinari, tecnologie e servizi

Aumentata digitalizzazione dei processi produttivi

Crescita delle relazioni esterne e indebolimento delle relazioni locali -> molte imprese cercano
legami con imprese estere e allungano flussi delle esportazioni (vanno in mercati più lontani che
hanno più alto potenziale)

Reshoring di alcune capofila (soprattutto imprese di medie dimensioni): ritorno di attenzioni verso
il territorio di origine -> riportano al luogo d’origine le produzioni che avevano demoralizzato
all’estero

I distretti assorbono 1/3 dell’industria manifatturiera italiana

CLUSTER
La categoria del distretto industriale è stata elaborata in riferimento al nostro sistema produttivo

In economica internazionale Porter individua i cluster:

“Concentrazione geografica di imprese, fornitori di beni e servizi specializzati e istituzioni,


fortemente interconnessi, che competono ma anche collaborano tra loro in un particolare
settore”
Alcuni usano cluster e distretto come sinonimi, altri trovano delle differenze -> non c’è chiarezza

Differenze:

Categoria più ampia rispetto al distretto (può essere anche non industriale)

Confini meno definiti, prende forma a più scale geografiche

Presenza fondamentale di istituzioni

Va a individuare tutte le aggregazioni di attività economiche

NORMATIVA
A partire dagli anni ’90 (20 anni dopo riconoscimento di economisti) vengono varate leggi che
normano i distretti

Le leggi danno definizione di distretto e criteri per individuarli -> molto rigidi

Riforma costituzionale del 2001 (Titolo V, Parte II della Costituzione)

Ha creato autonomie regionali

Distretti -> tema concorrente tra le regioni e lo Stato (se ne occupano sia lo Stato che le regioni)

Lo Stato emana una nuova legge

Regioni acquistano piena autonomia per ricerca scientifica (tematica in cui vengono a ricadere
distretti industriali) -> regioni possono derogare leggi Stati e seguire il proprio iter normativo

Veneto -> 3 normative sui distretti (ultima nel 2014): va anche a definire i progetti finanziabili dalla
Regione (slide e lista word)

La Regione non finanzia mai al 100% perché si vuole che le imprese riescano a reperire delle
risorse per conto loro (stimolare imprenditorialità)

CASO STUDIO: DISTRETTO SPORTSYSTEM


Comune di Montebelluna e Asolo

FASI EVOLUTIVE (vedi ppt)

1800 - 1900 Lunga fase di incubazione: nascita e sviluppo di laboratori artigiani (agglomerazione
di imprese artigiane)

Non modifica il territorio (oggi non troviamo eredità di archeologia industriale perché
erano laboratori che sono spariti una volta che si sono create le fabbriche vere e
proprie)

Domanda di scarpe da montagna

Posizione geografica favorevole: vicino a zone di approvvigionamento (legname) e


vicino a domanda del prodotto

1900 - 1950 Transizione al sistema fabbrica

Prima diversificazione produttiva: scarpone da sci monouso -> specializzazione che


lancerà il distretto nei periodi successivi —> prima diversificazione di Montebelluna:
spiazza i concorrenti CAPACITÀ DI INNOVARE

Specializzazione scarpe da montagna

Sviluppo grazie a IGM: i laboratori più organizzati davano rifornimenti a comandi


militari locali -> opportunità ma anche occasione mancata: salto a produzione più
organizzata si poteva già fare allora se le imprese avessero fornito commesse da
parte dell’esercito a carattere nazionale

Diffusione dell’alpinismo: scarpe da montagna

Sport sciistico diventa disciplina olimpica

Domanda statica

Si producono altri tipi di scarpe sportive (calcio, danza, golf…)

Settore calzaturiero non ha ancora modificato la base economica locale: agricoltura e


settore tessile

Nasce la prima banca locale (1890) -> supporta imprenditoria locale (nasce spesso
vicino a un distretto)

1950 - 1969 Formazione del modello distrettuale (secondo le caratteristiche della produzione di
fase): calzaturifici più grandi diventano committenti (fasi di progettazione,
assemblaggio e distribuzione). Fasi intermedie affidate a imprese terziste (piccole
imprese o addirittura laboratori artigiani. Imprese più grandi: incubatrici di
competenze. (Modello molto semplice)

Conquista del K2 + Olimpiadi Cortina -> trampolino di lancio per le imprese di


Montebelluna che si fanno conoscere a livello nazionale e internazionale

Si definisce meglio organizzazione basata su sistema di fabbrica: introdotti primi veri


macchinari

Nuova imprenditorialità per fenomeni di spin-off: imprenditori si mettono in proprio o


aziende nascono ex novo

Non ci sono scuole: apprendimento per learning by doing

32.

Data ufficiale dopo la quale


cambia completamente la
produzione dello scarpone da sci
e di tutti gli indumenti sportivi:
introduzione della PLASTICA

33.

Richiamava scarponi usati dai


primi astronavi sulla luna

34.

Cominciano a produrre gli stessi Scarpone da sci: comparto strategico

32 1969 - 1980 Innovazione tecnologica: plastica (americani inventano per primi lo scarpone da sci
prodotti grazie a delocalizzazione
in plastica). Montebelluna realizza innovazione incrementale: hanno preso
aziende usa
innovazione che già c’era e ne hanno fatto una variante, da aggiungere al mercato

Concorrenza sui prezzi Aumento della domanda di calzature sportive: sport sciistico -> sport di massa

Prodotti si legano in maniera più strutturata alle sponsorizzazioni sportive (nazionale


35. di sci, singole società…)

Cambia produzione -> selezione darwiniana: tante imprese spariscono dal mercato

Chi non ha i mezzi o le tecnologie per produzione in plastica produce in materiali


Nasce a Montebelluna verso la sintetici (plastiche) che richiedono minori investimenti in tecnologie; puntano su
metà degli anni ’90 (periodo di design, marketing etc

massima espansione di Introduzione plastica causa di trasformazione e sviluppo del comparto dei doposcì
delocalizzazione) (cambia sci e tutto ciò che gli sta attorno)

33 Lancio del moon boot -> non richiedeva grandi investimenti e lasciava spazio a
design e moda

Periodo di massimo sviluppo del distretto: nascono moltissime imprese, molti


posti di lavoro, inizia ad imporsi anche su mercato internazionale

Massimo produttore in ambito di calzature sportive insieme a Portland

Sviluppo di settori collaterali rispetto a produzione principale: nuovi sub-fornitori (es


imprese che creavano stampi in alluminio, imprese specializzate nella realizzazione di
materiali plastici, imprese di servizio, settore dei trasporti) —> FILIERA

Organizzazione distrettuale diventa più complessa: pluricommittenza (sub-fornitori


lavorano per più committenti)

Area sistema integrata: sviluppo di più livelli di sub-fornitura: impresa committente


attiva sub-fornitore, questo può attivare altri piccoli laboratori o piccole imprese
(oppure lavorazioni a domicilio)

Decentramento ma non ancora delocalizzazione: distretto ancora geograficamente


contenuto

1980 - Crisi (’80-’82, ’87)

’80 - ’82 -> crisi di sovrapproduzione

Aumento costo materie prime (conseguente la seconda crisi petrolifera)

Aumento costo del lavoro

34 Aumento della competizione internazionale (Portland, produttori asiatici…)

Cambiamento climatico: scarso innevamento della media montagna -> intere economie
locali hanno dovuto riconvertirsi

Distretto mette in atto tutte le strategie del modello teorico della fase di maturità

Decentrano all’estero delle fasi (est Europa, sud-est asiatico, nord Africa) -> distretto perde
auto-contenimento che lo caratterizzava (catene si allungano)

Anche imprese sub-fornitrici si spostano insieme al committente

35 Innovazione, diversificazione: scarpa da città (Geox), settore abbigliamento sportivo

Delocalizzazione centri di ricerca: multinazionali dall’esterno vengono a localizzare centri di


ricerca nell’area di nascita del distretto -> nel nucleo vuol dire che era rimasto centro di
conoscenze di cui anche gli altri produttori si possono avvalere

OGGI
Nucleo solido del distretto: calzatura da montagna e da sci

Settori sviluppati accanto a nucleo storico:

Scarpe tecniche per sport (usate da professionisti -> innovazione per garantire ottime
performance)

Casual/comfort/città (modello Geox)

Accessori (caschi, rotelle…)

Abbigliamento casual sportivo: sviluppato a partire dall’ingresso nella fase di maturità

Altri settori collegati e si supporto:

Materie plastiche

Stampi e componenti

36.

Stampa 4D

Macchinari

Servizi (marketing etc)

Logistica distributiva -> diventa più importante oggi rispetto alle fasi precedenti perché distretto
era autocontenuto: logistica serviva solo per distribuire prodotto), oggi deve organizzare catene
produttive non più localizzate in uno stesso territorio

Mantenuto all’interno del distretto:

La parte di produzione destinata al consumatore di fascia alta o medio-alta (alto di gamma)

Fase di progettazione

Fase della ricerca

Controllo delle catene logistiche

Reshoring: perseguita da AKU, Diadora

NORMATIVA
Sempre stato riconosciuto da normativa regionale tra i distretti industriali

Distretto ha dovuto per legge nominare soggetto giuridico che tiene i rapporti con le imprese del
distretto e con la Regione e che fa da monitoraggio per i progetti svolti e anche da supporto:
UNINT (Consorzio per le integrazioni fra le imprese), creato da imprese locali di Belluno, Treviso e
Padova

Ogni distretto deve realizzare un programma di sviluppo in cui presenta quelle che sono le linee
distrettuali (ricerca e innovazione ecc…)

Distretto di Montebelluna ha presentato progetti su:

36 - Ricerca e Innovazione relativa ai processi produttivi e ai prodotti (Industria 4.0, sostenibilità


ambientale)

- Internazionalizzazione (soprattutto piccole medie imprese)

- Formato capitale umano (mancano tecnici in ambito tecnologico)

10. LIBERALIZZAZIONE DEL COMMERCIO E RUOLO WTO

LIBERALIZZAZIONE COMMERCIALE

MULTILATERALISMO:

Processo che ha portato all’abbattimento a livello mondiale delle barriere al trasferimento di beni
e servizi

Ruolo della WTO

Barriere agli scambi:

Tariffarie: modificano direttamente i prezzi dei beni scambiati tramite introduzione di una imposta

Es dazi doganali

Non tariffarie: influenzano indirettamente i prezzi dei prodotti (barriere occulte)

Es contingentamenti, barriere sanitarie e di standard, sussidi

REGIONALISMO COMMERCIALE:

Situazione in cui due o più paesi si associano per abbattere o almeno ridurre le barriere
commerciali tra loro escludendo dall’accordo gli altri paesi

PROCESSO CHE HA PORTATO AL MULTILATERALISMO

Bretton Woods: ideati nell’ambito della conferenza di Bretton Woods (località usa) nel 1944

Si discuteva il nuovo ordine internazionale al termine della IIGM

Parteciparono i delegati dei 45 paesi considerati le potenze mondiali (esclusa Germania e alleati
perché conflitto era ancora in corso, prenderanno parte all’organizzazione più avanti)

37.

Strumento che registra tutti i


movimenti di valuta tra un paese
e il resto del mondo

Usa volevano evitare situazione di protezionismo che si era creata dopo IGM e che secondo molti
portò alla IIGM

Basi per nuovo ordine mondiale che favorisse commercio e crescita commerciale

Si discute anche della realizzazione di importanti organismi internazionale che permettessero di


governare i sistemi economici su scala globale

Libero commercio = fonte di ricchezza per tutti

Nate tre istituzioni che regolano sistema economico e politiche di sviluppo su scala globale:

- Fondo monetario internazionale

- Banca mondiale

- International Trade Organization -> ha portato poi alla WTO

Fondo monetario internazionale


Funzioni:

Controllo del sistema monetario internazionale

Sostenere crescita economica, occupazione ed espansione CINT

37 Offrire assistenza finanziaria ai paesi in difficoltà con problemi nella bilancia dei pagamenti

Paesi versano quote partecipative al fondo monetario in funzione alla loro importanza economica

Potere di voto ponderato in base alla quota di capitale detenuta -> organismo non democratico

Chi versa di più: USA, Giappone, Germania, Francia, UK -> nel momento in cui questi paesi si
mettono d’accordo vanno a controllare il potere di voto

Piani di aggiustamento strutturale: piani di risanamento delle proprie economie a cui i paesi
devono sottostare per accedere ai finanziamenti

Spesso vanno a ricadere su spesa pubblica (si riduce) -> paesi poveri ancora più in difficoltà

Banca mondiale
Funzione: sostenere paesi usciti dalla IIGM

Negli anni ’60 la funzione è venuta meno -> banca ha spostato piano di intervento in paesi di
America latina e non ancora sviluppati

Finanzia progetti di sviluppo: dighe, autostrade, aeroporti… -> danni ambientali enormi

A partire dalla metà degli anni ’90 la banca ha riorientato la sua funzione: lotta a povertà e
corruzione in paesi in via di sviluppo

La banca si finanzia grazie a contributi paesi membri e anche a obbligazioni emesse dalla banca

International Trade Organization

Organizzazione che avrebbe dovuto guidare processo di liberalizzazione commerciale

Creato statuto ma istituzione mai ratificata -> organizzazione mai esistita

General agreement on Tariffs and Trade (GATT 1947): accordo su tariffe e-commerce che
riguardava esclusivamente i beni

Accordo modificato attraverso serie di 8 negoziati (Rounds) -> adottate regole per commercio
internazionale, decise riduzioni di dazi

Accordo partito da 23 paesi, poi se ne sono aggiunti altri

Uruguay Round: da questo negoziato doveva uscire una vera e propria organizzazione. L’accordo
era ritenuto insufficiente per organizzare il commercio internazionale quindi si voleva creare
organizzazione

1994 WORLD TRADE ORGANIZATION


Sostenuta da contributo stati membri

Ha sede fisica, staff, budget, tribunale per risolvere liti commerciali…

Si occupa anche di tutela di diritti di carattere internazionale (copyright, brevetti…)

Più corretto parlare di commercio multilaterale: libero commercio tra paesi che fanno parte di
WTO, non tutti i paesi

FUNZIONI DELLA WTO

1. Forum negoziale per la discussione della normativa del CINT

Decisioni prese attraverso meccanismo del consenso: il consenso si raggiunge quando nessun
membro presente si è formalmente opposto (richiede solo opposizione, non approvazione) -> no
democrazia + paesi più forti e avanzati si mettono d’accordo e presentano proposta a WTO
(decisioni prese prima, non in sede)

2. Sistema di regole condivise (accordi) che disciplinano il commercio internazionale al fine di


liberalizzare gli scambi in ambito globale (abbattere le barriere al trasferimento di beni e
servizi)

3. Organismo per la risoluzione delle dispute internazionali sul commercio (dispute settlement
body): sorta di tribunale

PRINCIPI CHE GUIDANO WTO

Liberalizzazione: vietate restrizioni quantitative alle importazioni, aumento di dazi esistenti e


introduzione di nuovi

Non discriminazione: i paesi non possono discriminare tra loro partner commerciali e tra i
prodotti simili di diversa provenienza

Clausola della nazione più favorita: ciascun paese ha l’obbligo di estendere a tutti gli altri membri
della WTO le migliori condizioni che concede a uno di essi

PRINCIPALI ACCORDI MULTILATERALI RATIFICATI A CONCLUSIONE


DELL’URUGUAY ROUND

General Agreement on Tariffs and Trade (GATT 1994): versione aggiornata del precedente GATT

General Agreement on Trade in Services (GATS): aggiunti servizi

Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights (TRIPS): regola la tutela della proprietà
intellettuale (copyright, trademark,
brevetti, indicazioni geografiche…)

WTO associazione controversa: posizioni a favore e contro

✅ A favore:

Effettiva riduzione delle barriere al commercio comprovata dai dati (1950 -> dazi 25% dei valori
industriali; 2001 -> 3,9%)

Vantaggi per consumatori in termini di prezzi dei prodotti e standard di vita

Favorire la distensione politica internazionale

❌ Contro:
Limiti del processo decisionale (meccanismo del consensus)

Scarso peso dei PVS nei processi decisionali

Rapporti con la società civile

Problemi relativi alla qualità dei prodotti

ACCORDI REGIONALI E WTO


Accordi regionali che vengono decisi tra i vari paesi e che abbattono barriere tariffarie tra paesi
che non fanno parte della WTO

Sono in contrasto con il principio di non discriminazione (clausola della nazione più favorita) ma
sono ammessi come “eccezioni speciali” ai principi della WTO (art. 24)

Abolizione vista come una soluzione difficilmente proponibile al momento della costituzione della
WTO

Regionalismo dettato da motivazioni anche politiche

Risposta ai negoziati lunghi e complessi in sede WTO

Regionalismo orizzontale: accordi tra paesi di uguale sviluppo economico (nord-nord o sud-sud)

Prima fase (anni ’60-’70)

Riduzione / abolizione barriere tariffarie

Regionalismo verticale: accordi tra paesi a diverso livello di sviluppo economico (nord-sud)

Seconda fase (anni ’90-)

Barriere non tariffarie (normative su standard, investimenti esteri, appalti)

Scambio di servizi

Es NAFTA

Nonostante la liberalizzazione degli ultimi anni, sono sorti dei segnali di neo-protezionismo ->
DEGLOBALIZZAZIONE

Politica commerciale degli USA durante la presidenza di Trump (2016-2020)


Deglobalizzazione e neo-protezionismo dovuto soprattutto a politica commerciale di Trump

2016-2018: “America First” -> messi in discussione accordi commerciali esistenti e funzione
WTO (soprattutto quella di risolutore di controversie)

2018 - : serie di dazi (effettivi e minacciati) -> acciaio, alluminio, altri prodotti provenienti dalla
Cina

Motivazione: sicurezza nazionale

Obiettivi: rendere meno vantaggioso per le imprese usa delocalizzare in quel paese (anche
Obama aveva messo in atto azioni per cercare di proteggere industria nazionale per far
rientrare in territorio usa imprese che avevano delocalizzato) -> obiettivo uguale,
modalità diverse: Obama aveva garantito vantaggi fiscali a chi rientrava

Usa hanno da decenni una bilancia commerciale in passivo: importano più di quello
che esportano (la maggior parte del passivo è verso la Cina)

Fermare la Cina e sua ascesa a rango di superpotenza economica mondiale (che si


sta rendendo visibile anche sul piano tecnologico e dell’innovazione)

Ascesa di carattere economico che porta la Cina ad un’importante posizione anche sul
piano geopolitico

Esigenza di fermare Cina e suoi comportamenti opportunistici nei confronti della WTO
sentita da tutto il mondo occidentale

Usa preoccupati soprattutto da piani di sviluppo strategico: piano made in China 2025:
fatto 3 anni fa da governo cinese per avanzare in settori strategici della tecnologia

Piano artificial intelligence 2030 per avanzare nell’intelligenza artificiale (strategica


durante questo periodo di quarta rivoluzione industriale)

Investimenti in infrastrutture: nuova via della seta (espansione commerciale verso


l’Europa + affermazione potere economico e geopolitico)

Politica usa non si è limitata solo ai dazi:

Inserite alcune imprese cinesi (es Huawei) nella lista nera -> imprese americane non possono
collaborare con queste aziende

Attacchi diretti alla WTO: ostacolato l’attività del tribunale della WTO impedendo il rinnovo dei
giudici americani -> il tribunale ha perso le sue funzioni in questi ultimi anni

Tribunale accusato anche di essere troppo accondiscendente nei confronti della Cina

38.

Un po’ tutti i paesi cercavano di


assicurarsi prodotti essenziali da
fornitori stranieri

39.

Hanno messo in evidenza:

Limiti della produzione quando


c’è una grande richiesta

Poca produzione di questi


dispositivi in paesi industrializzati:
si producono all’esterno perché
sono prodotti a basso valore
aggiunto, non richiedono grandi Conseguenze:

Guerra commerciale: Cina ha risposto a queste misure con altri dazi nei confronti degli usa

competenze, quindi produzione


dislocata in paesi a basso costo UE diventata bersaglio usa in questi ultimi anni

del lavoro Disputa commerciale partita nel 2004 tra USA e UE: industria aerospaziali (Boeing - USA; Airbus -
Uk, Francia, Germania, Spagna)

Questi due paesi si accusano a vicenda di aver finanziato i propri operatori privati con contributi di
stato -> ricorso al tribunale della WTO

Parti di aereo Boeing prodotte anche in UE (colpita dalle sanzioni) -> “gatto che si morde la coda”

In un contesto in cui le componenti dei prodotti e i prodotti viaggiano più volte tra i paesi, alzare le
barriere commerciali vuol dire arrivare a danneggiare e comprimere gli scambi

Dazi e controdazi creano tensioni nelle relazioni commerciali che contribuiscono a creare clima di
incertezza che condiziona negativamente andamento economica, cint e decisioni di investimento

Non è propriamente una deglobalizzazione, ma periodo di neo-protezionismo potrebbe essere


solo una parentesi nelle relazioni commerciali mondiali

Rallentamento commercio internazionale ma non ancora vera e propria invasione di tendenza

Pandemia COVID-19 -> impatto economico molto pesante

Contrazione di attività economica globale senza precedenti

Conseguenze:

Caduta flussi commerciali (a scala globale)

Piccola scala dei nostri territori: aziende, turismo in crisi

Impatto che va studiato a più scale

Stima di impatto pandemia su CINT nel 2020: non ancora definibile

Ultimo report WTO (fine ottobre): caduta scambi commerciali globali del 9,2% -> meno
pessimistica rispetto a stima di aprile (12,9%) perché ad ottobre la situazione era leggermente
migliorata dopo allentamento misure lockdown estive

Con queste nuove chiusure l’ultima stima andrebbe rivista

Stime hanno poco valore perché vanno riviste in base all’evoluzione dell’epidemia

Settori più colpiti: automobile, servizi, turismo (crollo traffico aereo)

Settori meno colpiti: alimentare

38 39 Settori con incrementi: tecnologico, farmaci, dispositivi di protezione personale (+92% nel
secondo trimestre)

Riconversione di alcune imprese: es settore tessile -> dispositivi di sicurezza riutilizzabili

Messa in evidenza la dipendenza dall’estero: per mascherine, farmaci

11. SCENARI: ECONOMIA, TECNOLOGIE, AMBIENTE

1. Evoluzione recente della globalizzazione

- Neo-protezionismo USA + guerre commerciali

- Pandemia Covid-19

Rallentamento globalizzazione
Eventi che stiamo vivendo ora e di cui quindi non siamo in grado di determinare le conseguenze

2. Tendenze emergenti nell’organizzazione spaziale della produzione: reshoring manifatturiero

3. Cambiamento tecnologico: quarta rivoluzione industriale -> ci siamo in mezzo quindi non siamo
in grado di determinarne le conseguenze

4. Questione ambientale: cambiamento climatico e sviluppo sostenibile

RESHORING

Nella letteratura anglosassone vengono definite come “reshoring” o “backshoring”

Rientro delle produzioni in patria -> fenomeno per cui riportiamo in patria produzioni
manifatturiere delocalizzate in paesi esteri

“Strategia d’impresa - deliberata e volontaria - orientata alla rilocalizzazione domestica


(parziale o totale) di attività svolte all’estero, direttamente o presso fornitori” (Fatocchi, prof uni
L’Aquila)
Prima degli studiosi sono stati i media ad accorgersi di questo fenomeno

Casi: Apple, Ford, General Electric, Caterpillar, Walmart

NEAR-SHORING
Fenomeno con cui si trasferiscono in paesi “vicini” produzioni manifatturiere precedentemente
delocalizzate in paesi esteri molto lontani. Si considerano sia i casi di produzioni svolte
all’interno dell’azienda sia i casi di produzioni esternalizzate

Quando sono apparsi questi fenomeni si è subito parlato di “inversione di tendenza”

Studiando il fenomeno poi si è capito che è un’altra strategia d’impresa organizzativa che si
affianca a quelle che già esistono

La scelta della delocalizzazione è venuta un po’ meno in questi anni, ma tuttora esiste

Fattori all’origine del reshoring:

C’entra la crisi finanziaria mondiale: azioni di reshoring cominciate intorno al 2009-10

Forte concentrazione di queste azioni dal 2014 al 2016 (periodo post-crisi economica)

Diminuito differenziale salariale tra paesi economicamente avanzati e quelli in via di


sviluppo
Nel corso degli anni i salari sono cresciuti nei PVS -> vantaggio economico diminuito

In Cina la dinamica salariale è diversa tra le regioni (regioni costiere con salario più alto)

Nei paesi economicamente avanzati i salari hanno registrato dinamica molto debole, c’è stata
scarsa conflittualità ed è aumentata produttività anche per effetto di automazione e robotizzazione
dei processi produttivi

In fase di recessione economica lavoratori occidentali si sono trovati costretti ad accettare posti di
lavoro precari e mal retribuiti

Difficile coordinare supply-chain a livello globale -> allungamento tempi di


approvvigionamento

Problemi legati a costi e opportunità di coordinare supply-chain così estese

Effetto “made in”, qualità e immagine dei prodotti


Fattore richiamato soprattutto da imprese italiane del lusso che hanno riportato in patria la
produzione

Valore aggiunto che le produzioni acquistano nel momento in cui incorporano qualità, design o
sapere -> molte aziende hanno deciso di puntare sul “made in Italy” (fattore immagine,
reputazione e qualità)

Al rilancio del “made in Italy” hanno contribuito indirettamente anche nuovi modelli di consumo e
classe media che si sono creati dei paesi emergenti (es Cina)

Es camiceria ha fatto rientrare produzione da paesi asiatici e consumatori asiatici di fascia alta
sono venuti in Italia perché vogliono il vero “made in”, per il mercato italiano invece produce nei
paesi dell’est europa cercando di contenere il costo del lavoro

Molte imprese si sono rese conto che le produzioni delocalizzate hanno una scarsa qualità (c’è
molto scarto)

40.

Espressione recente: 2011 a fiera


di Hannover (importante per alta
tecnologia)

2012 gruppo di ingegneri


tedeschi ha realizzato report per il
governo in cui si suggerivano una
serie di indicazioni per favorire la
digitalizzazione del sistema
manifatturiero tedesco (interventi
suggeriti per mettere in atto
quarta rivoluzione industriale)

Nel giro di pochi anni il termine si


è diffuso
Una volta il vantaggio del costo del lavoro non faceva sentire il disagio del fatto di avere molto
scarto (merce da buttare), con l’aumento del salario invece si è cominciato a farci più attenzione

41.

Incentivi governativi per far rientrare imprese dall’estero (es USA con Obama)

Ramo dell’informatica che


progetta sistemi sia software che Tecnologie di industria 4.0 riducono costo del lavoro grazie ad automazione -> produzioni
hardware con prestazioni che possono essere riportate in patria

simulano intelligenza umana

Errori di valutazione: imprese che pensavano di realizzare strategia competitiva andando


Termine compare per la prima all’estero, in realtà ha sbagliato valutazione e strategia ha fallito

volta negli anni ’50


Paesi UE più investiti da questo fenomeno:

Germania

Italia: rientra da Cina e est-europea

Imprese del Veneto, Emilia-Romagna e Lombardia: da queste regioni erano partiti i più
grandi flussi di delocalizzazione

Imprese di grande e media dimensione

Settori: tessile (abbigliamento, calzature) 40%, occhialeria (distretto del bellunese), mobile…

Casi di reshoring non andato a buon fine: Benetton -> 2016 riporta in patria produzione
maglioncino che veniva fatto nella versione invernale e estiva, che doveva essere produzione di
qualità (prezzo importante) e veniva realizzato direttamente da Benetton in provincia di TV
(Benetton all’interno ha sempre prodotto pochissimo, ha sempre affidato la produzione a sub-
fornitori)

Operazione conclusa nel giro di due anni: telai portati in Romania

Nonostante si usassero telai automatizzati (non richiedevano impiego forza lavoro), i costi in Italia
sono più elevati, il prodotto è stato lanciato sul mercato a costo più alto rispetto a consumatore
abituale di Benetton -> invenduto

Calzedonia: delocalizzazione + reshoring -> dipende dalla fascia del mercato (bassa:
delocalizzazione, alta: reshoring)

Ultima delocalizzazione che aveva fatto (proprio impianto di produzione in Etiopia) è stato chiuso
poco fa a causa della guerra in quell’area -> delocalizzazione può essere rischiosa in base al
territorio

40 Quarta rivoluzione industriale (industria 4.0)


Insieme di tecnologie e nuove modalità di organizzazione della produzione che fanno leva
sull’integrazione tra tecnologie digitali + internet e manifattura tradizionale
Internet non rimane circoscritto ad attività del settore terziario ma fa riferimento anche a
situazione in cui sono i macchinari che si vanno a integrare fra di loro sfruttando potenzialità della
rete e altre innovazioni

Innovazioni di portata tale che sono paragonate a innovazioni delle precedenti rivoluzioni: vapore,
elettricità e catena di montaggio, computer ed elettronica (terza rivoluzione industriale)

Stiamo vivendo la quarta rivoluzione industriale: fase più recente dell’evoluzione informatica e di
internet partita negli anni ’70, indotta da nuova ondata di innovazioni tecnologiche (tablet e
smartphone, sensori incorporati nei prodotti, tecnologie di identificazione attraverso
41 radiofrequenze e l’intelligenza artificiale)

Tutti i governi hanno realizzato dei piani per sostenere e aiutare implementazione di industria 4.0
nei sistemi manifatturieri dei rispettivi paesi perché l’idea è che l’introduzione di queste tecnologie
sia in grado di rilanciare l’industria e la manifattura e tutti i settori che ci gravitano attorno

Reshoring e industria 4.0 hanno riportato interesse e attenzione sul settore dell’industria in
contrasto a ciò che si pensava qualche anno fa

Lasciare che tutta l’industria delocalizzi non è una buona strategia perché servizi che gravitano
attorno a manifattura perdono di valore e importanza se le imprese se ne vanno

Politiche che vengono messe in atto per riportare imprese in patria sono per la
reindustrializzazione del paese

Anche UE pone attenzione a questo fenomeno

Tecnologie abilitanti che consentono di parlare di industria 4.0

Internet of things / industrial internet: insieme di componenti e dispositivi tecnologici (es


sensori) che sono incomparabili negli oggetti fisici (prodotti e macchinari) e che assicurano
l’interfaccia tra il mondo fisico e il mondo digitale e consentono di comunicare attraverso internet
con altri oggetti (scambiare info, modificare comportamento in base a input ricevuti, memorizzare
istruzioni…), quindi apprendere dall’interazione di altri oggetti -> uno dei campi più promettenti
nell’ambito del settore industriale, quello che dovrebbe assicurare grande flessibilità alla
produzione (personalizzazione dei prodotti fino al singolo esemplare), dialogo in tempo reale in
tutte le fasi del sistema produttivo (es se succede un guasto in una parte della catena produttiva,
quella parte comunica il guasto e il sistema stesso provvede alla risoluzione, senza intervento
umano)

Manifattura additiva
Prodotti costruiti con stampanti 3D

Realizzano tecnica produttiva completamente diversa da quella tradizionale:

Produzione tradizionale: si parte da un blocco materiale e si lavora per sottrazione e per saldatura
delle diverse parti

Stampante 3D: si parte da file digitale (realizzato al pc), viene dato input a stampante e per
addizione (sovrapposizione si strati di materiale), seguendo il disegno digitale, viene creato il
prodotto

Entrate in funzione negli anni ’80 (servivano per realizzare dei prototipi)

Dagli anni ’90 sono entrate nel settore delle automobili, biomedicale e via via sono entrate in tutti i
settori produttivi

Utilizzate sia da grandi che da piccole imprese

Materiale: prevalentemente plastica, ma anche ceramica, metallo, materiale per industria


alimentare… -> estrema personalizzazione del prodotto

Permette anche produzione in piccola serie

Robotica

Robot sempre esistiti (dagli anni ’80)

Ora robot sono collaborativi (cobot): capaci di lavorare a fianco degli umani senza barriere,
possono anche essere addestrati a operare su piccola scala di produzione, possono essere
impiegati per eseguire lavori più pesanti e pericolosi, lavorano in interazioni con operatori umani
comportandosi anche da assistenti personali (sia in fabbrica sia in logistica)

Big data
Possibilità di accumulare e analizzare grandi quantità di dati che ci vengono dai prodotti stessi e
dalle diverse fasi del sistema produttivo

Ipotetiche conseguenze IV rivoluzione industriale:


La rivoluzione non è completata, ci siamo ancora in mezzo, quindi non è possibile evidenziare
conseguenze certe

Nuova ondata di deindustrializzazione -> “morte” della manifattura: la completa automazione


dei processi produttivi porterà in futuro ad una morte
della manifattura così come l’abbiamo concepita fino
ad oggi

Ipotesi azzardata

Impulso al reshoring: per minore componente di forza lavoro incorporata in molti processi
produttivi

Contrazione delle globale value chain: al momento i dati che abbiamo sul reshoring non ci
permettono di parlare di una vera e propria contrazione delle catene industriali

Maggiore sostenibilità delle produzioni (anche alle piccole imprese): artigiani digitali = artigiani
che utilizzano tecnologie di industria 4.0 (stampa 3D)

Le produzioni realizzate con queste tecnologie sono maggiormente sostenibili rispetto alla
manifattura originale (nella stampa 3D ci sono pochissimi scarti)

Anche le tecnologie che portano alla fabbrica intelligente ci consentono di raggiungere maggiore
efficienza energetica e di realizzare prodotti con materiali nuovi meno impattanti sull’ambiente

Ritorno dell’industria nelle città: grazie a minore impatto industria sull’ambiente

Le nuove industrie potrebbero localizzarsi nelle città

RAPPORTO TRA ATTIVITÀ UMANE E AMBIENTE

LA METAFORA DI BOULDING (1966)

Metafora del cowboy e della navicella spaziale

Evidenzia problema risorse ambientali

Metafora del cowboy


Il cowboy cavalca nella prateria e i suoi consumi non hanno impatto su ciò che potrebbe
consumare domani perché il deserto è sconfinato

Economia aperta: utilizziamo le risorse in maniera aproblematica (come se non ci fosse un limite),
le trasformiamo in prodotti e poi abbandoniamo gli scarti pensando che lo spazio riesca a smaltirli

Modello di sviluppo economico dominante

Principi

Obiettivo: produzione di ricchezza materiale

Politiche: massimizzazione del PIL

Mito del Progresso come motore società ed economia

Visione antropocentrica rapporto uomo-ambiente

natura: strumentale alla produzione di ricchezza

Uso illimitato delle risorse (non rinnovabili)

Funzionava fino all’industrializzazione: economia non aveva forte impatto su ambiente

Arrivati al culmine con sviluppo fordista

Metafora della navicella spaziale


Nella navicella ogni viaggiatore ha una quantità limitata di risorse, la navicella è un luogo piccolo e
chiuso quindi ogni viaggiatore deve limitare la sua quantità di rifiuto

Sistema circolare, chiuso: funzionamento della terra (nulla si crea e nulla si distrugge) -> l’uomo
deve tenere conto che tutto ciò che non riesce a consumare si trasformerà in rifiuto e rimarrà
nell’ambiente

Sistema economico a cui si sta cercando di arrivare

Sistema economico e ambiente sono collegati

Anche i paesi che si sono sviluppati dopo (Cina) hanno ripreso il modello dominante occidentale

Industrializzazione e trasformazioni rapide -> rischio di portare all’ambiente trasformazioni


irreversibili —> problema ambientale (problema di sopravvivenza più grave che l’umanità ha
incontrato nel suo percorso storico)

GLOBAL CHANGE -> effetto del fenomeno della globalizzazione: abbiamo accelerato e
moltiplicato gli impatti ambientali e l’effetto di questi si ritrova anche in diverse parti del mondo

42.

“Gas serra”

EFFETTO SERRA E GLOBAL WARMING

Effetto serra
42 Atmosfera terrestre: azoto (78%), ossigeno (21%), altri gas (1%)

Raggi ultravioletti passano attraverso atmosfera e riscaldano la superficie terrestre

Riscaldandosi la terra produce raggi infrarossi: una parte ritorna nello spazio, mentre un’altra
parte viene mantenuta sulla terra dai gas serra

Fenomeno naturale: il calore viene mantenuto sulla terra -> possibilità di vita animale e vegetale

Problema: negli ultimi anni sono aumentati i gas serra -> aumenta % di radiazioni infrarosse che
rimane intrappolata e scalda superficie terrestre

C’è sempre stata normale oscillazione temperatura

Dagli anni ’60 c’è stato un regolare aumento

Temperatura media 14°C -> aumento di circa 0,8°C

Inquinanti immessi nell’aria: 81% CO2

DEFORESTAZIONE
Grandi foreste abbattute per creare spazi per agricoltura, allevamento e costruzioni

Più della metà dell’energia è presa da carbone e petrolio (fonti fossili)

Principale inquinatore: Cina (ha superato di gran lunga USA)

UE ha messo in atto leggi economico-ambientali per tutelare ambiente

43.

Nome primo ministro norvegese


che presiedeva commissione

44.

Equità tra generazioni (attuali e


posteri)

45.

Insieme dei beni e dei servizi


offerti dalla natura

Risorse rinnovabili

Risorse non rinnovabili


Effetto cambiamento climatico:

Scioglimento dei ghiacciai e innalzamento livello del mare (gran parte della popolazione vive sulle
Biodiversità terrestre
coste)

“Servizi” resi dagli ecosistemi Eventi meteorologici non abituali in determinate aree

Perdita della biodiversità: diverse specie animali e vegetali possono essere messe a rischio

46. Siccità -> Aumento emigrazioni internazionali (profughi ambientali)

Alcuni sostengono che il cambiamento climatico non è dovuto a industrializzazione ma è un


Equità che riguarda le diverse normale fenomeno naturale: nella storia del pianeta si sono sempre alternate fasi di riscaldamento
popolazioni che abitano la terra: o raffreddamento della terra

paesi ricchi vs paesi poveri


Preoccupante che aumento della temperatura si sia concentrato in un periodo di tempo molto
concentrato -> probabilmente dovuto a modelli di consumo e produzione

PERCORSO DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE


Come risolvere il problema

Scienziati già negli anni ’60 pubblicano risultati degli studi su materiali più inquinanti usati in
quegli anni

Percezione di cambiamento climatico limitata a scienziati e ambientalisti

Il tema dell’ambiente entra nel dibattito pubblico e nelle grandi istituzioni negli anni ’70

1971 GATT crea commissione che doveva studiare l’impatto del traffico delle merci sull’ambiente

Commissione non avrà nessun effetto perché scoppia prima crisi petrolifera che distoglie
attenzione da questo problema

1972 Conferenza di Stoccolma: prima conferenza organizzata dall’ONU

Problemi ambientali connessi con l’industrializzazione (inquinamento) -> non mette in discussione
modello di produzione dominante

Uscirono 109 raccomandazioni per l’ambiente: obiettivo di minimizzare i costi sulla produzione
ambientale (intervenire a valle)

Approccio della conferenza si ispira a principio della limitazione del danno, invece che al
principio di prevenzione del danno (agire a monte)

Crisi petrolifera e economica -> iniziativa ambientale abbandonata

Tema ripreso dopo le due crisi petrolifere

1987 formazione della World Commission of Environment and Development


43 Pubblica rapporto “Our common future” (rapporto Bruntland): rilancia problemi affrontati a
Stoccolma

Per la prima volta compare il termine “sviluppo sostenibile” e si comincia a ragionare su un


modello di sviluppo diverso rispetto al dominante

“sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere le capacità delle generazioni
future di soddisfare i propri”
44 Equità intergenerazionale: lasciare infrastrutture su cui generazioni future possano contare

45 Capitale naturale: base su cui poggia il concetto di sviluppo sostenibile -> lasciare alle
generazioni future anche capitale naturale inalterato

46 Tutti dovrebbero avere accesso al capitale naturale (paesi ricchi e paesi poveri) -> equità
infragenerazionale

1992 Conferenza di Rio (Vertice della Terra)


Si fa il punto a 20 anni di distanza dalla conferenza di Stoccolma

Vengono istituti principi guida a cui devono attenersi le diverse economie

Escono: dichiarazione di principi in cui vengono elencati principi a cui devono aspirare la politiche

“Chi inquina paga”

“Principio di precauzione”: di fronte a un problema ambientale, anche se la comunità scientifica


non è sicura della pericolosità, si deve agire in anticipo per prevenire

“Tutti siamo responsabili per l’ambiente” (?)

1995 Conferences of parties (COP): ONU organizza serie di conferenze che si occupano
esclusivamente del problema del cambiamento climatico

Organizzate a cadenza annuale o biennale alla fine di ogni anno

1997 COP 3 di Kyoto -> Protocollo di Kyoto


Primo trattato che ha fissati limiti delle emissioni dei gas serra (fino a quel momento si diceva
che bisognava fare attenzione al problema climatico, non si davano indicazioni e obiettivi concreti)

Entrato in vigore nel 2005 -> per entrare in vigore il protocollo doveva essere ratificato da almeno
55 paesi che l’avevano firmato e questi paesi doveva produrre almeno il 55% delle emissioni
inquinati al 1990

Soddisfatta la condizione quando il protocollo è stato sottoscritto dalla Russia (2004)

Prevedeva obbligo di riduzione dei gas serra a livello globale del 5,2% rispetto al 1990 entro il
2012

A ogni paese veniva assegnata quota di riduzione (Italia 6,5%)

Alcuni singoli paesi sono riusciti a raggiungere l’obiettivo, ma emissione non si arresta

Problemi: non stabilisce obblighi di riduzione emissioni per PVS perché non si voleva rallentare il
loro percorso di sviluppo

Alcuni paesi hanno firmato il protocollo ma poi sono usciti (USA con Bush)

2009 COP 15 di Copenhagen: fase di transizione: si doveva pensare a nuovo protocollo che
doveva entrare il vigore nel 2012 alla scadenza del protocollo di Kyoto

Crisi economica ha rallentato tutto e non è stato firmato nessun accordo

2015 COP 21 di Parigi -> Accordo di Parigi


Obbligo di contenimento dell’aumento della temperatura della terra: limitare al di sotto di 2°C la
temperatura fino a fine secolo, devono essere fatti tutti gli sforzi necessari per rimanere nella
variazione di 1°/1,5°

Impregni nazionali e revisione periodica ogni 5 anni

Aiuti finanziari ai PVS: 100miliardi l’anno per diffondere tecnologie verdi e decarbonizzare
economia

Hanno aderito 195 Paesi (USA con Obama aveva firmato, Trump è uscito dall’accordo)

GREEN ECONOMY

«Un modello economico finalizzato a migliorare il benessere umano e l’equità sociale, riducendo
allo stesso tempo i rischi ambientali e la scarsità di risorse»
(United Nations Environment Program, 2011)

Commissione europea punta sulla green economy per riconvertire economia dei paesi membri e
come soluzione per uscire dalla crisi

Puntare sulle risorse rinnovabili

Contenere sprechi di energia e rifiuti

Mettere in atto idea di circolarità nei processi produttivi (vedi metafora di Boulding)

Problema: non si sono le tecnologie per economica circolare

Modello di economia che è concepito e progettato per essere rigenerativo

Bisogna ripensare alle materie prime in modo tale che siano riciclabili e compostabili

IL GREEN È DI MODA -> ATTENZIONE

Utilizzo disinvolto dei dati da parte di media/politici…

Rischio greenwashing: pubblicizzazione di falsi comportamenti e/o prodotti ecosostenibili da


parte di aziende / istituzioni

Green geograficamente selettivo: rischio legato alla frammentazione spaziale della produzione

Effetti collaterali del green: es biocarburanti

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