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DIRITTI COSTITUZIONALI, TECNOLOGIA DIGITALE E INTELLIGENZA ARTIFICIALE

COSA S’INTENDE PER INTELLIGENZA ARTIFICIALE (IA)?


È l’abilità di una macchina di mostrare capacità umane quali il ragionamento, l’apprendimento, la pianificazione e la
creatività.
L’intelligenza artificiale permette ai sistemi di capire il proprio ambiente, mettersi in relazione con quello che percepisce e
risolvere problemi, e agire verso un obiettivo specifico. Il computer riceve i dati (già preparati o raccolti tramite sensori,
come una videocamera), li processa e risponde.
I sistemi di IA sono capaci di adattare il proprio comportamento analizzando gli effetti delle azioni precedenti e lavorando
in autonomia

PERCHÈ L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE È IMPORTANTE?


Alcuni tipi di intelligenza artificiale esistono da più di 50 anni, ma i progressi nella potenza del computer, la disponibilità di
enormi quantità di dati e lo sviluppo di nuovi algoritmi hanno portato a grandi balzi in avanti nella tecnologia negli ultimi
anni.
L’IA è centrale per la trasformazione digitale della società ed è diventata una delle priorità dell’UE.

LA TECNOLOGIA DIGITALE disciplina il campo del sapere basato sulla generazione e sulla trasmissione di
informazioni tradotte in termini numerici.

IL DIRITTO può essere definitivo come un insieme di regole di condotta (dette anche norme) generali ed astratte che
riguardano le azioni umane dei soggetti che appartengono ad una determinata collettività. Il diritto tende a garantire
l’ordine sociale, disciplinando i rapporti. Tra i suoi membri in un determinato momento storico.

LA TRADIZIONE DI DIRITTO ITALIANO: CIVIL LAW


Il nostro ordinamento fa parte degli ordinamenti di Civil Law, ovvero un modello di ordinamento giuridico derivante dal
diritto ormano, oggi dominate a livello mondiale. Spesso è contrapposto ai modelli di cosiddetti di common law dei paesi
anglofoni. I sistemi di civil law si sono sviluppati dapprima nell’Europa continentale e poi, in moltissimi stati del pianeta,
all’interno della cornice dottrinaria del diritto romano-Giustiniano.
La loro CARATTERISTICA PRECIPUA è che i loro principi fondanti sono codificati in un sistema di riferimento che funge
da fonte primaria della legge.
Lo scopo della codificazione è fornire a tutti i cittadini le consuetudini e la raccolta scritta delle leggi che si applicano a
loro e che i giudici devono seguire. È il sistema giuridico più diffuso al mondo, in vigore in varie forme in circa 150 paesi,
e attinge fortemente al diritto romano, presumibilmente il più intricato ordinamento giuridico conosciuto risalente a prima
dell’era moderna.
Dove esistono i codici, la fonte primaria della legge è il codice civile, che è una raccolta sistematica di articoli intercalati,
disposti per materia in un qualche ordine predefinito, e che spiega i principi della legge, i diritti e i loro modi di
acquisizione, e come funzionano i meccanismi giuridici fondamentali.

All’interno del nostro ordinamento giuridico, la fonte più importante è la Costituzione. La COSTITUZIONE è la legge
fondamentale dello Stato Italiano, è considerata una costituzione scritta, rigida, lunga, votata, compromissoria, laica,
democratica e tendenzialmente programmatica, è formata da 139 articoli e di 18 disposizioni transitorie e finali.

Lo Stato Italiano è uno degli stati membri dell’Unione Europea, di conseguenza l’ ordinamento giuridico italiano è
sottoposto a quello dell’UE.
Secondo l’Art. 11 Cost.: L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà` degli altri popoli e come mezzo di
risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità` con gli altri Stati, alle limitazioni di
sovranità` necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le
organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

La cessione di sovranità è la cessione della capacità di poter decidere per sé. L’UE obbliga quindi ai paesi membri di
cedere la loro sovranità nel momento in cui entrano a far parte dell’unione.
Gli organi dell’UE producono leggi, norme e diritto come il parlamento italiano; nel caso in cui vi fosse un conflitto tra la
volontà del parlamento italiano e quello dell’UE, secondo la cessione di sovranità, prevarrà la volontà dell’UE.
Quindi tutto ciò he legifera la UE prevale sul legislatore italiano.

All’apice della gerarchia delle fonti, vi sono i principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale. Essi non possono in
alcun modo né essere derogati (non si possono introdurre eccezioni), né possono essere abrogati (modificati), se l’UE
introducesse delle norme riguardanti la tortura, noi potremmo non osservarla per i nostri principi fondamentali
dell’ordinamento costituzionale (idea di democrazia). Nel caso in cui le norme introdotte dall’UE fossero anti
democratiche, le sue norme non sarebbero più applicabili.

L’UE prevale sul diritto interno, i processi normativi dell’UE derogano i processi normativi della Costituzione; infatti grazie
agli art. 11 e 117 tale processo è legittimato dalla Costituzione stessa.

L’Italia adottò l’euro solo in seguito alla cessione della sovranità, che ricordiamo essere uno dei requisiti fondamentali per
entrare a far parte dell’Unione Europea.

Le modalità di transizione dalle monete locali all'euro vennero stabilite dalle disposizioni del Trattato di Maastricht del
1992 relative alla creazione dell'Unione economica e monetaria.

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Per poter partecipare alla nuova valuta, gli stati membri dovevano rispettare i seguenti criteri, informalmente detti
parametri di Maastricht:
• un deficit pari o inferiore al 3% del prodotto interno lordo;
• un rapporto debito/PIL inferiore al 60%;
• un tasso di inflazione che non superi di più di 1,5 punti percentuali quello medio dei tre stati membri a più bassa
inflazione;
• tassi d'interesse a lungo termine non superiori di oltre 2 punti percentuali rispetto alla media dei tre stati membri a
più bassa inflazione;
• appartenenza per almeno un biennio al Sistema monetario europeo.

Nella fase iniziale di accettazione, vennero compresi anche gli stati membri i cui parametri avevano dimostrato la
tendenza a poter rientrare nel medio periodo all'interno dei criteri stabiliti dal Trattato. In particolare, all'Italia e al Belgio fu
permesso di adottare subito l'euro anche in presenza di un rapporto debito/PIL largamente superiore al 60%.
L'euro entrò in vigore per la prima volta il 1º gennaio 1999 in undici degli allora quindici stati membri dell'Unione.
L'euro entrò ufficialmente in circolazione in questi dodici Paesi (Italia compresa), sotto forma di monete e banconote, a
partire dal 1º gennaio 2002.

CARATTERISTICHE GENERALI DEL COMMON LAW


S’intende un modello di ordinamento giuridico, di origine britannica, basato maggiormente sui precedenti
giurisprudenziali più che sulla codificazione e in generale leggi e altri atti normativi di organi politici, come invece nei
sistemi di civil law, derivanti dal diritto romano.
La prassi dello stare decisis si consolida nel XIX secolo con l'emanazione degli Judicature Acts e con la diffusione di
law reports affidabili, che consentono una ricerca attendibile dei precedenti applicabili.
Lo stare decisis (in latino: "rimanere su quanto deciso") è un principio generale dei sistemi di common law, in forza del
quale il giudice è obbligato a conformarsi alla decisione adottata in una precedente sentenza, nel caso in cui la
fattispecie portata al suo esame sia identica a quella già trattata nel caso in essa deciso.

Esso si è sviluppato differentemente dal Civil law per una serie di ragioni strutturali:
• la continuità;
• la mancanza di codificazioni generali;
• la formazione pratica del giurista di Common law (formazione universitaria del giurista di Civil law);
• la selezione dei giudici fra i migliori avvocati superiori, i barrister (selezione burocratica dei giudici di Civil law);
• la precoce centralizzazione ed elevato prestigio delle Corti superiori inglesi (frammentazione delle Corti continentali
fino all'assolutismo);
• il ridotto ruolo della dottrina giuridica universitaria nella formazione del diritto (elevato ruolo della dottrina
continentale);
• l'assenza della ricezione del diritto romano, salvo influenze su opere dottrinali;
• la giurisprudenza è la principale fonte del diritto, con un ridotto intervento del diritto legislativo (il diritto legislativo è
prevalente nei paesi di Civil law);
• l'antica affermazione della Rule of Law (concetto analogo a stato di diritto);
• l'obbligatorietà del principio dello stare decisis (a partire dalla metà del XIX secolo);
• la mancanza della figura del notaio come intesa nei sistemi di civil law; le cui funzioni sono svolte dagli avvocati.

COSA S’INTENDE PER NORMA


La norma giuridica è una regola di condotta stabilita convenzionalmente per consuetudine oppure imposta d’autorità. Le
norme giuridiche hanno delle caratteristiche peculiari che consentono di distinguerle da altre tipologie di norme:
• GENERALITÀ --> la norma non è adatta per singoli individui ma per un numero potenzialmente indeterminato di
soggetti
• ASTRATTEZZA --> la fattispecie descritta dalla norma è del tutto ipotetica
• GARANZIA SOCIALE --> la norma può anche essere osservata spontaneamente e non per timore della sanzione
• IMPERATIVITÀ --> si ha quando gli interessati non possono fare a meno di non applicarla e mira a proteggere
interessi non disponibili
• POSITIVITÀ --> la norma è posta o riconosciuta dallo Stato o da altre autorità legittimate ad operare in tal senso
• COATTIVITÀ --> in caso di inosservanza della norma è prevista una sanzione o comunque la possibilità di
attuarla in modo coattivo
• RELATIVITÀ --> la produzione normativa di uno Stato è relativa, sia nel tempo che nello spazio, in quanto varia
nel corso degli anni ma anche da nazione a nazione, influenzata da fattori economici, politici, religiosi e socio -
culturali

Una norma giuridica, solitamente, consiste in un precetto rivolto alla generalità dei consociati. In realtà, la norma non è
sempre un precetto, ma può consistere in una definizione (es. art. 1321 del Codice Civile), in una classificazione (es. art.
812 Codice Civile), in una descrizione (soprattutto le norme costituzionali) o in una asserzione (sempre in Costituzione).
Il compito di una norma giuridica è sempre quello di dettare una regola che deve essere osservata nei vari casi.

Contenuto della norma giuridica --> ogni norma giuridica consiste in una proposizione precettiva, ossia una regola
formulata in termini generali e astratti, che riconosce, impone o proibisce determinati comportamenti.

Ciò vale anche per le norme giuridiche descrittive o per quelle che contengono definizioni: si pensi, rispettivamente,
all’art. 3 della Costituzione o all’art 1321 del Codice Civile, che definisce il contratto come “l’accordo di due o più parti per
costruire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale”.

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PRINCIPIO DI CONTINUITÀ
È un principio fondamentale, che sostiene che una norma continua a esplicitare gli effetti anche se sono cambiati gli altri
atti del sistema.

DIFFERENZA TRA DIRITTO PUBBLICO E DIRITTO PRIVATO


Diritto PUBBLICO → regola i rapporti tra Stato (o enti pubblici) ed i privati quando i primi agiscono in posizione di
supremazia.
È di regola inderogabile, cioè si applica anche contro la volontà dei destinatari. Esistono 2 tipi di norme inderogabili:
● IN SENSO STRETTO → fissano le modalità attraverso le quali la volontà dei privati diventa giuridicamente
rilevante
● IMPERATIVE → pongono limiti al contenuto dell’atto di autonomia privata, per motivi di interesse generale
Il diritto pubblico è quindi una VICENDA UNILATERALE BASATA SULLA AUTORITÀ

Diritto PRIVATO → regola i rapporti inter soggettivi dei singoli e dello Stato (od enti pubblici) quando
quest’ultimo si comporta come un qualsiasi privato. Le parti si muovono quindi in condizioni di parità.
Nel diritto privato vi sono anche norme derogabili*, le quali si applicano quando non c’è volontà contraria. Esistono 2 tipi
di norme derogabili:
● DISPOSITIVE → possono essere modificate dalle parti e trovano applicazione solo quando le parti non
abbiano disposto diversamente
● SUPPLETIVE → trovano applicazione qualora i soggetti privati non abbiano provveduto a disciplinare un
determinato aspetto della fattispecie sono presenti quindi delle lacune nel rapporto
● INDEROGABILI → sono immediatamente applicate a prescindere da indagine su volontà del privato
● DEROGABILI → per applicarle è necessaria una preventiva indagine che accerti che non sussista una
volontà difforme
*le norme derogabili sono norme giuridiche con forza vincolante pari a quelle delle norme inderogabili, cambia solo il
meccanismo applicativo:

Il diritto privato si identifica quindi come una VICENDA BILATERALE BASATA SUL CONSENSO
Oggi, tuttavia, la distinzione tra diritto privato e pubblico non è più molto attuale per 2 motivi:
● L’attività dello Stato e dei suoi enti nell’economia utilizza strumenti privatistici
● Gli strumenti del diritto privato possono perseguire anche gli interessi della collettività

IL RUOLO DEL GIUDICE NELL’INTERPRETAZIONE


Art. 12 delle disposizioni sulla legge in generale “Interpretazione della legge”:
1) Interpretazione LETTERALE: richiede necessariamente una comprensione delle parole nel significato loro propio e
secondo la connessione di esse;
2) Interpretazione LOGICA: attraverso la base oggettiva dell’interpretazione letterale, l’interpretazione logica interpreta le
singole parole nel contesto della norma creata dal legislatore.
3) Interpretazione volta alla RICERCA DELLA RATIO LEGIS (fondamento della norma); criterio ermeneutico che cerca
lo scopo della norma, lo scopo oggettivo che il legislatore ha voluto perseguire dettando una determinata regola, e che si
basa sull’individuazione degli interessi protetti della norma.

L’interpretazione logica non esaurisce, nella interpretazione storica, ma deve risalire all’intenzione attuale che risulta
oggettivamente dall’esame di tutte le disposizioni in vigore al momento dell’applicazione della norma in questione, e cioè
alla volontà oggettivata nel sistema.
È necessario, che l’interpretazione logica diventi una interpretazione SISTEMATICA, cioè che tenga conto dei principi e
delle norme che costituiscono l’ordinamento giuridico nel momento in cui si deve dare applicazione alla disposizione in
esame.

IN BASE ALLA FONTE (a chi effettua in concreto l’attività di interpretazione), si possono distinguere 3 tipi di
interpretazione:
1) DOTTRINALE, fatta dagli studiosi del diritto per fini scientifici, didattici o pratici.
2) GIUDIZIALE, fatta dal giudice chiamato ad applicare quella norma per emanare una sentenza.
3) AUTENTICA, fatta dal legislatore. Il legislatore può emanare un’altra legge successiva, in cui chiarisce il significato
della legge precedente, per stabilire in modo vincolante qual è il senso che si deve attribuire a quella legge.

Benché nel nostro ordinamento non sussista il principio anglosassone dello stare decisis, cioè del precedente giudiziario
vincolante, ogni avvocato sa che l’orientamento costante della Suprema Corte determina sostanzialmente, anche se non
formalmente, una coerente interpretazione di giudici e pertanto è opportuno adeguarsi.
Resta fermo, tuttavia, il principio che ciascun giudice è libero di dare la decisione che gli sembra corretta, purché quesa
rispetti il diritto e sia adeguatamente motivata.

In base al RISULTATO DELL’INTERPRETAZIONE, bisogna distinguere 3 tipi di interpretazione:


1) Interpretazione DICHIARATIVA: quando applicando i criteri, si accerta che la formula usata dal legislatore in quella
norma, esprime compiutamente il pensiero del legislatore stesso. Es. Art. 316 c.c. 4° comma (abrogato).
2) Interpretazione ESTENSIVA: quando applicando i 3 criteri, si accerta che la norma usata dal legislatore, esprime
meno di quanto intendeva il legislatore, quindi l’interpretazione porta ad estendere la portata della norma rispetto alla
sua interpretazione letterale. Es. Art. 777 c.c. Bisogna estendere l’ambito di equitazione della norma.
3) Interpretazione RESTRITTIVA: in seguito all’applicazione dei 3 criteri, si accerta che la formula usata dal legislatore,
esprime più di quello che i legislatore intendeva, quindi si deve restringere la portata della norma. Es. Art. 244 c.c.
Da padre a marito (perché si parla del presunto padre, ovvero colui che non potrebbe esserlo).
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LE FONTI DEL DIRITTO
COSTITUZIONE E LEGGI COSTITUZIONALI: la Costituzione è la legge fondamentale dello Stato italiano e deve
essere fedelmente osservata dalla Repubblica, da tutti i cittadini e dagli organi dello Stato. È composta da 139 norme
(alcuni abrogati) a cui si aggiungono 18 disposizioni.
Le leggi costituzionali sono quelle leggi che vengono emanate in base all’art. 138 della Costituzione, cioè sono leggi
emanate dal Parlamento con procedura legislativa rinforzata.

CONSUETUDINI INTERNAZIONALI: la loro fonte va ricercata nell’art. 10 della Costituzione, che afferma “l’ordinamento
giuridico italiano si conforma alle norme di diritto internazionale generalmente riconosciute”.
Sono norme che si sono formate in seguito alla spontanea osservanza da parte delle nazioni (norme pattizie, cioè che
nascono dal consenso degli Stati) e fanno automaticamente parte del nostro ordinamento.
La legislazione non può mai andare contro il diritto internazionale pattizio: una legge contraria al diritto internazionale è
contraria alla Costituzione.

ATTI DELLA COMUNITÀ EUROPEA: il fondamento delle norme comunitarie sta nell’art. 11 della Costituzione, che dice
“l’Italia consente, in condizioni di parità con gli altri stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che
assicuri la pace e la giustizia tra le nazioni”.
In poche parole, gli atti della comunità europea frenano le democrazie per poter limitare le violazioni ai diritti umani. Le
norme comunitarie si dividono in:
● REGOLAMENTI --> sono immediatamente applicabili all’interno degli stati membri e prevale sulla legge
nazionale nelle materie riservate alla competenza comunitaria; i regolamenti sono indirizzati a tutti i soggetti
applicabili, sono obbligatori tutti i loro elementi e sono direttamente applicabili.
● DIRETTIVE --> contengono principi più o meno generali che gli stati devono attuare non immediatamente.

EFFICACIA VERTICALE DELLA DIRETTIVA: si intende che se una direttiva auto-esecutiva non viene attuata entro il
termine o viene attuata in modo incompleto, essa è direttamente applicabile all’interno dello Stato nei rapporti cittadino-
Stato o cittadino-pubblica amministrazione: i singoli possono far valere una norma europea nei confronti dello Stato.

REGOLAMENTI: sono fonti secondarie e sono atti provenienti dal Governo e non possono contenere disposizioni
contrastanti con la legge. Esistono due tipi di regolamenti:
● Regolamenti esecutivi di leggi e di decreti legislativi --> contengono norme integrative o di dettaglio che
consentono di facilitare e consentire l’applicazione di una legge
● Regolamenti delegati --> vengono emanati dall’autorità su delega del Parlamento

L’USO: l’uso o consuetudine è una regola di condotta osservata costantemente e uniformemente da tutti i membri di una
collettività organizzata. Per avere uso normativo devono essere presenti 3 requisiti oggettivi e 1 requisito soggettivo
(nota bene che se i sono i 3 oggettivi e non quello soggettivo, abbiamo la prassi,
che non è fonte del diritto):
● OGGETTIVI → generalità (l’uso deve essere osservato da tutti i membri della collettività), costanza (ogni volta
che si verifica una certa situazione deve essere trattata in maniera uguale) e durata.
● SOGGETTIVO→ opinio iuris ac necessitatis, cioè convincimento che sia obbligatorio comportarsi
secondo la regola dell’uso.

Gli usi normativi, dal punto di vista documentale, sono pubblicati in raccolte ufficiali da enti e organi a ciò autorizzati. È
importante studiare l’uso normativo per distinguerlo dall’uso negoziale, il quale è un comportamento che si pratica
generalmente in un certo settore d’affari.

L’EQUITÀ: fa parte delle fonti indirette del diritto, insieme a giurisprudenza e dottrina, ed è anche detta giustizia del caso
concreto. All’interno del nostro ordinamento, l’equità può assumere diverse funzioni, come ad esempio criterio di
valutazione (ex art. 1226 del C.C) o criterio di soluzione delle controversie (art. 113 e 114 C.C) o come principio
fondamentale ai fini dell’integrazione o interpretazione del contratto.

Nell’ambito processuale, l’equità assume valore di criterio di giudizio in base al quale il giudice, nel decidere una
controversia, fa ricorso a criteri di convenienza e di comparazione degli interessi delle parti (applica la soluzione che gli
appare più giusta secondo le circostanze).

In dottrina si distinguono 2 forme di equità:


● INTEGRATIVA→ si ha quando il legislatore rinuncia a predisporre la disciplina legale di particolari aspetti di
una fattispecie
● SOSTITUTIVA→ comporta l’attribuzione al giudice del potere di sostituire integralmente l’applicazione della
norma con una propria decisione secondo equità.

I LIMITI DELLA SOVRANITÀ STATALE


La sovranità è il potere che ha lo Stato di darsi un’organizzazione politica autonoma. La sovranità statale è originaria,
perché nasce assieme allo Stato: non esiste Stato senza sovranità.
La sovranità si manifesta quando lo Stato esercita le sue funzioni, tradizionalmente indicate come i tre poteri dello Stato:
il potere legislativo, il potere esecutivo e il potere giudiziario.
• Il potere LEGISLATIVO: crea l’ordinamento giuridico dello Stato e approva le norme che devono essere rispettate da
tutti i cittadini.
• Il potere ESECUTIVO: applica le norme, in modo che lo Stato possa raggiungere i propri fini.
• Il potere GIUDIZIARIO: stabilisce chi ha infranto le norme e quali sanzioni deve subire.
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I PRINCIPALI VINCOLI FINANZIARI DELL’UNIONE EUROPEA
L’accordo prevede per i paesi contraenti, secondo i parametri di Maastricht fissati dal Trattato CE, l’inserimento, in
ciascun ordinamento nazionale (con norme di rango costituzionale, o comunque legislazione nazionale ordinaria), di
diverse clausole o vincoli tra le quali:
1. Obbligo del perseguimento del pareggio di bilancio;
2. Obbligo di non superamento della soglia di deficit strutturale superiore allo 0,5% del PIL;
3. Significativa riduzione del rapporto fra debito pubblico e PIL, pari ogni anno a un ventesimo della parte
eccedente il 60% del PIL;
4. Impegno a coordinare i piani di emissioni del debito col Consiglio dell’Unione e con la Commissione Europea.

LA REVISIONE COSTITUZIONALE (ART.138) E I LIMITI DELLA REVISIONE


COSTITUZIONALE
L’art. 138 Cost. prevede un procedimento aggravato rispetto all’ordinario procedimento legislativo per evitare che la
Costituzione venga modificata dalla maggioranza di Governo: infatti, se questa vuole modificare la Costituzione
necessariamente dovrà trovare l’appoggio degli altri partiti in seno al Parlamento, affinché si possano raggiungere le
maggioranze previste per l’approvazione della legge costituzionale.
La Costituzione, infatti, richiede nella seconda deliberazione - che deve avvenire non prima di 3 mesi successivi alla
prima deliberazione - la maggioranza dei 2/3 dei membri di ciascuna Camera affinché la legge costituzionale possa
essere approvata definitivamente e promulgata dal Presidente della Repubblica, e in pratica affinché la proposta di legge
costituzionale possa essere legge a tutti gli effetti.

Sussistono dei limiti previsti esplicitamente e ricavati implica mente dal dettato costituzionale.
Innanzitutto il procedimento di revisione costituzionale è un procedimento costituito e non costituente: questo perché tale
procedimento presuppone naturalmente l’esistenza di una Costituzione, e non è volto alla creazione di una nuova Carta
Costituzionale. Da ciò possiamo far derivare che la revisione costituzionale non può comportare la sostituzione integrale
della Costituzione, in quanto non si ha esercizio del potere costituente. Questo rappresenta un primo limite implicito.

I DIRITTI UMANI DI PRIMA GENERAZIONE risalgono alla Rivoluzione Francese, più in particolare alla Dichiarazione
dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789. Si tratta di diritti civili e politici che proteggono l’autonomia personale
dall’ingerenza dello Stato e garantiscono la partecipazione degli individui alla vita ed alle decisioni politiche dello Stato.
Tra i diritti civili troviamo la libertà di opinione, la libertà di stampa, libertà di espressione, uguaglianza davanti alla legge
e diritto alla sicurezza personale. D all’altro lato, i diritti politici mirano a garantire l’equa partecipazione dei cittadini alla
vita politica e alla gestione del potere da parte della pubblica amministrazione.

I DIRITTI UMANI DI SECONDA GENERAZIONE sono i diritti sociali, economici e culturali e vengono riconosciuti
espressamente dal Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali. Tali diritti includono il diritto al lavoro, il
diritto di associazione, il diritto all’educazione ed il diritto all’assistenza sociale.
Si tratta di quei diritti che prevedono non più solo obblighi negativi di non ingerenza da parte dello Stato, come quelli di
prima generazione, ma anche un intervento attivo da parte dello Stato stesso tramite legislazioni specifiche al fine di
garantire il godimento di uguali diritti a tutti i cittadini.

I DIRITTI UMANI DI TERZA GENERAZIONE, riguardanti la collettività e la solidarietà sociale, si sono sviluppati solo
recentemente. Questi comprendono i diritti che proteggono le categorie vulnerabili, come ad esempio le donne, le
persone LGBTQ, i bambini, le popolazioni indigene, i rifugiati ed i migranti, oltre al diritto alla pace, allo sviluppo,
all’assistenza umanitaria ed alla protezione dell’ambiente.
La tutela prevista da questa categoria di diritti non riguarda i singoli individui, ma è diretta alla collettività e richiede non
solo un ruolo attivo da parte dello Stato, ma anche una “discriminazione positiva” dei diritti di prima generazione.
Un esempio potrebbe essere quello di imporre un limite alla libertà di espressione quando questa si manifesta attraverso
discorsi di incitamento all’odio verso determinate minoranze.

I LIMITI DELL’ART. 139 COST.


L’art. 139 Cost. Stabilisce, invece, un limite esplicito: la forma repubblicana non può avere oggetto di revisione
costituzionale. L’art. 139 Cost. È l’articolo di chiusura della Costituzione che viene ricollegato all’art. 1 Cost., il quale
stabilisce che l’Italia è una Repubblica democratica, e la forma repubblicana, quindi, è considerata inscindibile dal
carattere democratico della Repubblica. Pertanto, il limite esplicito art. 139 si allarga anche all limite implicito, poiché
comporta il fatto che anche i principi supremi della Costituzione e i diritti fondamentali della persona, che rappresentano
fondamento e declinazione della forma repubblicana, non possono essere sottoposti a revisione costituzionale, almeno
nel loro nucleo essenziale.
Pertanto, i diritti inviolabili art. 2 Cost, e quelli previsti esplicitamente dagli arrt. 13 ss. Cost. Costituiscono limite implico
alla revisione costituzionale.

L’ABROGAZIONE
Abrogazione: riguarda la successione delle norme nel tempo.
Qual è il rapporto, quali sono le norme soggette all’abrogazione? Se nella gerarchia delle fonti, due norme si trovano su
posizione diverse, non vi è abrogazione.
Una prevale sull’altra, perciò quella sottostante inventerà illegittima.
L’abrogazione sussiste quando due norme si trovano sullo stesso piano. Una norma abroga la precedente (esplicita
abrogazione).

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L’abrogazione può essere:
- ESPRESSA, mediante DICHIARAZIONE contenuta in una legge posteriore;
- TACITA, per INCOMPATIBILITÀ fra una nuova disposizione e quella precedente;
- TACITA, per INTERA REGOLAMENTAZIONE della materia da parte di nuove disposizioni.
Una disposizione può essere privata di efficacia se dichiarata costituzionalmente illegittima da una sentenza della Corte
costituzionale. L’efficacia cessa dalla data di pubblicazione della decisone nella Gazzetta Ufficiale.
Infine, una legge può essere resa totalmente o parzialmente inefficace da un REFERENDUM ABROGATIVO, art. 75
Cost. (Escluso, tuttavia, per determinate categorie di leggi: tributarie, di bilancio, amnistia, indulto e ratifica dei trattati).

IL REFERENDUM ABROGATIVO E QUELLO COSTITUZIONALE E I LORO LIMITI


L’art. 75 della Costituzione riserva l’iniziativa referendaria a 500mila elettori o a 5 Consigli regionali. I cittadini sono
chiamati a decidere sull’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente forza di legge. A differenza del
referendum costituzionale è necessario il raggiungimento di un QUORUM. Perché sia valido, deve partecipare alla
votazione la maggioranza degli aventi diritto al voto, ovvero il 50% più uno.
Non tutte le leggi possono essere oggetto di abrogazione tramite referendum: alcune materie sono sottratte dallo stesso
art. 75. Sono le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto e quelle di autorizzazione a rarificare trattati
internazionali.

Il referendum costituzionale, non è sempre necessario: può essere RICHIESTO SOLO DALLE CAMERE, nel
meccanismo cosiddetto rafforzato per l’approvazione delle leggi di revisione costituzionale, alla seconda deliberazione
non hanno raggiunto la maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti. A richiederlo possono essere 1/5 dei
membri di una Camera, 500mila elettori o 5 Consigli regionali, entro tre mesi dalla pubblicazione della legge in Gazzetta
Ufficiale. Per questo tipo di referendum non è previsto un quorum: indipendentemente del numero di partecipanti, vince
l’opzione che ha ricevuto la maggior parte dei voti.

FASI DEL REFERENDUM ABROGATIVO


INIZIATIVA: Il referendum può essere totale o parziale, ossia avere oggetto tutto l’atto normativo o una sola parte di
esso. La richiesta della consultazione deve provenire o da 500mila elettori o da 5 Consigli regionali; e deve essere
depositata nella cancelleria dell’Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di Cassazione entro il 30 settembre di
ciascun anno, e comunque non nell’anno anteriore alla scadenza delle Camere e nei sei mesi successivi alle relative
elezioni, per evitare inopportune sovrapposizioni tra le diverse consultazioni popolari.

CONTROLLO DI REGOLARITÀ FORMALE


Il controllo di Regolarità formale del procedimento di richiesta è svolto dall’Ufficio Centrale per il Referendum presso la
Corte di Cassazione.
La conformità delle richieste depositate alle norme di legge accerta:
• La regolarità delle firme raccolte (numero e validità) o delle delibere dei Consigli Regionali;
• Il quesito si riferisca a una legge o un atto avente forza di legge e che sia ancora vigente.

L’ufficio centrale può disporre la concentrazione di richieste analoghe e uniformi e stabilire, sentiti i promotori, la
denominazione della richiesta di referendum da riprodurre nelle schede di votazione per l’identificazione dell’oggetto.
La fase deve chiudersi entro il 15 dicembre con una ordinanza definitiva dell’Ufficio Centrale che dichiara legittimi i
quesiti depositati e trasmette gli atti alla Corte Costituzionale.

GIUDIZIO DI AMMISSIBILITÀ
Viene svolto dalla Corte Costituzionale, e deciderà con una sentenza entro il 10 febbraio.
La Corte Costituzionale dovrà pronunciarsi sull’ammissibilità o meno, con riferimento ai limiti stabiliti dal comma 2
dell’articolo 75 e agi altri limiti desumibili dal funzionamento del sistema individuati dalla Corte con sent. 16/78.
Il giudizio attuato dalla Corte Costituzionale è un giudizio diverso dal controllo di legittimità costituzionale.

FASE DI INDIZIONE
Se dichiarato ammissibile, il referendum è indetto con decreto del Presidente della Repubblica su delibera del Consiglio
dei Ministri per una domenica tra il 15 aprile e il 15 giugno.
Vengono proclamati i risultati attraverso il computo su voti validamente espressi, escluse schede bianche e nulle.
In asso di maggioranza dei voti contrari all’abrogazione, la notizia verrà poi pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, e vi sarà
poi l’impossibilità di ripresentare nuova richiesta prima che siano trascorsi 5 anni (ma solo se si è raggiunto il quorum).

In caso di maggioranza dei voti favorevoli all’abrogazione il Presidente della Repubblica, dichiara con proprio decreto
l’abrogazione pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e inserito nella raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica.
L’abrogazione produce effetti dal giorno successivo salvo proroga max. 60gg disposta dal PdR, su proposta del Ministro
interessato e previa deliberazione del Consiglio dei Ministri.

UN ESEMPIO: REF. SULL’EUTANASIA


●Articolo 579 c.p. e relative abrogazioni referendarie
●Chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui, è punito con la reclusione da sei a quindici anni. Non si
applicano le aggravanti indicate nell’articolo 61. Si applicano le disposizioni relative all’omicidio se il fatto è commesso:
●Contro una persona minore degli anni diciotto;
●Contro una persona inferma di mente, o che si trova in condizioni di deficienza psichica, per un’altra infermità o per
l’abuso di sostanze alcoliche o stupefacenti;
●Contro una persona il cui consenso sia stato dal colpevole estorto con violenza, minaccia o suggestione, ovvero carpito
con inganno.

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DALLA CECA ALL’UNIONE EUROPEA ATTUALE
Alla base della originaria Comunità Europea vi era un grosso disegno politico, che si poteva riassumere nella proposta
francese alla Germania di gestire in comune le risorse, individuate nel carbone, primaria fonte di energia, e nell’ acciaio,
che per tanto tempo avevano fornito gli strumenti per dividere e che ora dovevano unire l’Europa, e per questo essere
messe in comune sotto un’autorità sovranazionale.
Il 18 aprile 1951, questo limitato obiettivo fu raggiunto e nacque la CECA, la Comunità Europea del Carbone e
dell’Acciaio. Ma i tentativi di estendere la formula sovranazionale all’agricoltura e alla difesa fallirono, fino a far entrare in
crisi l’integrazione europea.
Essa venne rilanciata solo nel 1955 e portò alla nascita della CEE, Comunità Economica Europea, e dell’EURATOM,
Comunità Europea dell’Energia Atomica, create per costruire un mercato comune, attraverso l’unione doganale, e
coordinare l’utilizzo comune dell’energia nucleare a scopi pacifici.

L’Unione Europea nacque nel 1993, con il Trattato di Maastricht, aggiornato con due trattati: Amsterdam (1999) e Nizza
(2003).
La moneta corrente dell’EU è l’Euro, inizialmente denominato ECU, adottato da 17 Paesi.
Il Parlamento Europeo viene eletto ogni 5 anni a suffragio diretto, la sede è a Strasburgo (Francia). Ogni stato elegge un
utero di Eurodeputati, i membri, proporzionale alla sua popolazione.
La Corte di Giustizia regola le controversie tra gli Stati membri e i cittadini dell’UE, ha sede a Lussemburgo.
La Corte dei Conti ha sede a Lussemburgo e controlla che la gestione finanziaria sia corretta.

DICHIARAZIONE DI SCHUMAN 1950


La dichiarazione di Schuman, rilasciata dall’allora ministro degli Esteri francese Robert Schuman il 9 maggio 1950,
proponeva la creazione di una Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, i cui membri avrebbero messo in comune
le produzioni di carbone e acciaio.
Gli IDEALI:
• PERSEGUIMENTO DELLA PACE da parte della Francia ed eliminazione della contrapposizione secolare tra
Francia e Germania per realizzare la riunione delle nazioni europee.
• ACCORDO ECONOMICO tra Francia e Germania con la messa in comune della produzione del carbone e
dell’acciaio non per esercitare il controllo sui mercati ma per realizzare la fusione dei mercati e l’espansione della
produzione.
• SOLIDARIETÀ DI PRODUZIONE che rende impossibile e impensabile qualsiasi terra tra la Francia e la Germania.

Le INIZIATIVE CONCRETE:
• La PRODUZIONE franco-tedesca del CARBONE e dell’ACCIAIO sotto un’Alta Autorità comune le cui decisioni
saranno impegnative per la Francia e la Germania e tutti gli altri paesi aderenti.
• ORGANIZZAZIONE APERTA a tutti i Paesi d’Europa che vogliano partecipavi.
• PRODUZIONE OFFERTA a tutto il mondo senza distinzioni per l’innalzamento del livello di vita e lo sviluppo delle
opere di pace.
• ABOLIZIONE DEL DIRITTO DOGANALE per la circolazione del carbone e dell’acciaio fra i paesi aderenti.

Cosa si prevedeva di realizzare:


• Una Federazione Europea per il perseguimento della pace.
• Fusione dei mercati.
• Mercato Unico.

LE ISTITUZIONI DELL’UNIONE EUROPEA


Le principali istituzioni dell’UE sono il Consiglio europeo, il Consiglio dell’Unione Europea, la Commissione, il
Parlamento, la Corte di giustizia, la Banca centrale europea.

IL CONSIGLIO EUROPEO: è un organo ad altissimo livello composto dai Capi di Stato o di Governo dei Paesi
membri, dal suo Presidente e dal Presidente della Commissione europea. Le sue più importanti funzioni sono:
• Trovare un’intesa sulle questioni particolarmente complesse o particolarmente controverse per le quali occorre una
assunzione di responsabilità ad alto livello;
• Definire gli orientamenti e le priorità politiche generali dell’Unione.
Il Presidente del Consiglio europeo viene eletto dal Consiglio stesso, ne presiede i lavori e opera per la ricerca di
un accordo tra i suoi membri. Il suo mandato dura due anni e mezzo ed è rinnovabile una sola volta.

IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA è indicato anche come Consiglio dei Ministri o semplicemente Consiglio.
Esercita la funzione legislativa insieme al Parlamento. La principale caratteristica del Consiglio è di non essere composto
da membri permanenti, e ciò comporta che non esistono persone che rivestono stabilmente la carica di ministro europeo.
Alle sedute del Consiglio partecipano, di volta in volta, i ministri competenti che i Governi degli Stati membri designano in
funzione dei temi da trattare.
La presidenza del Consiglio viene assunta a turno dai diversi Stati membri secondo un sistema a rotazione e per
un periodo di 6 mesi che va da gennaio a giugno e da luglio a dicembre.

LA COMMISSIONE, a differenza del Consiglio dei ministri, è un organo permanente e ciò significa che i suoi membri
rimangono in carica fino alla naturale scadenza del loro mandato. Essi inoltre, nell’esercizio della loro funzione, non
rappresentano gli interessi del Paese di provenienza, ma collegialmente curano gli interessi dell’Unione. Alla
Commissione sono affidate le funzioni di iniziativa, di vigilanza ed esecutiva.

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IL PARLAMENTO EUROPEO dal 1979 viene eletto ogni cinque anni a suffragio universale dai cittadini
dell’Unione. Ciascun Paese membro ha diritto di eleggere un numero di parlamentari proporzionale alla popolazione in
esso residente.
Le funzioni svolte dal Parlamento sono piuttosto numerose, ma le più importanti sono sicuramente:
• La collaborazione alla funzione legislativa: il Parlamento europeo non ha ancora una piena funzione legislativa ma la
divide con il Consiglio dei ministri;
• La funzione di impulso politico, che o consente al Parlamento di assumere tutte le iniziative necessarie per avviare a
soluzione le più importanti questioni di ordine sociali, economiche e culturale riguardanti l’intera Unione;
• La funzione di controllo politico, che sostanzialmente consiste nel controllare tutti gli atti compiuti dalla Commissione e
nella possibilità di proporre una mozione di censura che, se approvata dalla maggioranza parlamentare,
costringerebbe la Commissione stessa a rassegnare le dimissioni.

LA CORTE DI GIUSTIZIA è uno speciale tribunale che ha il potere esclusivo di interpretare i trattati UE e di sanzionare
i comportamenti illegittimi dei Paesi membri.
Nell’ordinamento europeo si configura come una sorta di Corte Costituzionale. Ha sede a Lussemburgo ed è composta
da un giudice per ciascuno Stato membro.

LA BANCA CENTRALE EUROPEA (BCE) ha la piena responsabilità della politica monetaria nell’area dell’euro.
Obiettivi principali di tale politica sono l’armonica sviluppo dei Paesi aderenti e la lotte all’inflazione e alla recessione.

Un TRATTATO è un accordo vincolante tra i paesi membri dell’UE. Esso definisce gli obiettivi dell’Unione, le regole di
funzionamento delle istituzioni europee, le procedure per l’adozione delle decisioni e le relazioni tra l’UE e i suoi paesi
membri.
• Trattato che istituisce la CECA (1951);
• Trattato di Roma, per istituire la CEE e EURATOM (1957);
• Trattato di Bruxelles, per razionalizzare le istituzioni europee (1965);
• Atto Unico Europeo (1986)
• Trattato di Maastricht, preparare la creazione dell’Unione Monetaria europea (1992);
• Trattato di Amsterdam (1997);
• Trattato di Nizza (2001);
• Trattato di Lisbona (2007).

I REGOLAMENTI DELL’UE (chiamati anche regolamenti comunitari) contengono regole alle quali debbono uniformarsi i
cittadini degli Stati membri come se fossero leggi emanate dai rispettivi Parlamenti.

LE DIRETTIVE EUROPEE sono atti normativi che non entrano a far parte dell’ordinamento giuridico degli Stati membri,
ma obbligano i Paesi dell’Unione a raggiungere un determinato risultato.
In pratica la direttiva indirizza le legislazioni nazionali sulle linee da essa tracciate, in modo che su determinate materie vi
sia una disciplina uniforme in tutti i Paesi dell’Unione, ma lascia agli organi nazionali la libertà di decidere quali strumenti
impiegare.
Es. Il GDPR “General Data Protection Regulation”

Quando un giudice riscontra un conflitto insanabile tra una norma interna e una norma di Diritto UE, deve disapplicare la
norma interna a favore della norma statale.
Nei casi dubbi: effettua un “rinvio preliminare” alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

L’IMPATTO DELLA CORTE DI GIUSTIZIA DELL’UE


La CGUE si pronuncia sui casi ad essa sottoposti. Le tipologie di casi più comuni sono:
• INTERPRETARE LA LEGGE (pronunce pregiudiziali): i tribunali nazionali dei paesi dell’UE sono tenuti a garantire la
corretta applicazione del diritto dell’UE, ma i tribunali di paesi diverso potrebbero interpretarlo in modo diverso. Se un
giudice nazionale nutre dubbi sull’interpretazione o sulla validità di un diritto dell’UE, può chiedere chiarimento alla
Corte. Lo stesso meccanismo può essere utilità per determinare se una legge o una prassi nazionale è compatibile con
il diritto dell’’UE.
• FAR RISPETTARE LA LEGGE (procedura di infrazione): questo tipo di procedimento viene avviato contro un governo
nazionale per mancato rispetto del diritto dell’UE. Può essere avviato dalla Commissione europea o da un altro paese
dell’UE. Se si scopre che il paese è colpevole, deve sistemare le cose immediatamente, o rischiare che venga aperto
un secondo caso che può comportare una multa.
• ANNULLAMENTO DI ATTI GIURIDICI DELL’UNIONE (ricorso di annullamento): qualora si ritenga che un atto
dell’Unione violi i trattati dell’Unione o i diritti fondamentali, può essere chiesto alla Corte di annullarlo, da un governo
dell’UE, dal Consiglio del’UE, dalla Commissione europea o (in alcuni casi) il Parlamento europeo. Anche i privati
possono chiedere alla Corte di annullare un atto dell’Unione che li riguarda direttamente.
• GARANTIRE CHE L’UE AGISCA (azioni per carenza): il Parlamento, il Consiglio e la Commissione devono prendere
determinate decisioni in determinate circostanze. In caso contrario, i governi dell’UE, altre istituzioni dell’UE o (a
determinate condizioni) individui o società possono presentare ricorso alla Corte.
• SANZIONARE LE ISTITUZIONI DELL’UE (azioni per il risarcimento del danno): qualsiasi persona o società i cui
interessi siano stati lesi a causa dell’azione o dell’ inerzia dell’UE o del suo personale può agire contro di loro
attraverso la Corte.

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UN ESEMPIO DI SENTENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA
SENTENZA DELLA CORTE (Grande Sezione) del 15 settembre 2020
●Nelle cause riunite C-807/18 e C-39/19, aventi ad oggetto le domande di pronuncia pregiudiziale proposte alla Corte, ai
sensi dell’articolo 267 TFUE, dalla Fővárosi Törvényszék (Corte di Budapest-Capitale, Ungheria), con decisioni dell’11
settembre 2018, pervenute in cancelleria, rispettivamente, il 20 dicembre 2018 e il 23 gennaio 2019, nei procedimenti
●Telenor Magyarország Zrt. contro:
●Nemzeti Média- és Hírközlési Hatóság Elnöke,
●Facebook,
●Facebook Messenger
●Instagram
●Twitter
●Viber
●Whatsapp

● Infine … tutte le misure consistenti nel bloccare, rallentare, alterare, limitare, interferire con, degradare o discriminare
tra, in particolare, specifiche applicazioni o servizi, non possono essere considerate ragionevoli ai sensi del secondo
comma di detta disposizione e devono pertanto ritenersi, in quanto tali, incompatibili con quest’ultima.
●Nel caso di specie, da un lato, le condotte di cui trattasi … includono misure di blocco o di rallentamento del traffico
connesso all’utilizzo di talune applicazioni e di taluni servizi … Tali misure di blocco o di rallentamento del traffico sono
applicate come complemento della «tariffa zero» di cui beneficiano gli utenti finali di cui trattasi e rendono tecnicamente
più difficoltoso, se non impossibile, l’utilizzo, da parte di questi ultimi, delle applicazioni e dei servizi che non sono
soggetti a tale tariffa.

●Alla luce dell’insieme delle considerazioni che precedono, occorre rispondere alle questioni sollevate dichiarando che
l’articolo 3 del regolamento 2015/2120 deve essere interpretato nel senso che pacchetti attuati da un fornitore di servizi
di accesso a Internet mediante accordi conclusi con utenti finali. Ai sensi dei quali questi ultimi possono acquistare un
piano tariffario che conferisce loro il diritto di utilizzare senza restrizioni un determinato volume di dati, senza che da tale
volume sia detratto l’utilizzo di talune applicazioni e di taluni servizi specifici soggetti a «tariffa zero», e, una volta
esaurito tale volume di dati, possono continuare a utilizzare senza restrizioni tali applicazioni e tali servizi specifici,
mentre alle altre applicazioni e agli altri servizi disponibili sono applicate misure di blocco o di rallentamento del traffico:
●– sono incompatibili con il paragrafo 2 di tale articolo, in combinato disposto con il paragrafo 1 dello stesso, in
quanto detti pacchetti, detti accordi e dette misure di blocco o di rallentamento limitano l’esercizio dei diritti degli
utenti finali;
●– sono incompatibili con il paragrafo 3 di detto articolo in quanto le suddette misure di blocco o di
rallentamento sono basate su considerazioni di ordine commerciale.

IL RISULTATO DELLA CORTE DI GIUSTIZIA


Non ha evitato solo conflitti internazionali, ma ha aperto anche i mercati nazionali.

LA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO


La Corte europea dei diritti dell’uomo è un organo giurisdizionale internazionale, istituita nel 1959 dalla Convenzione
europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) del 1950, per assicurarne
l’applicazione e il rispetto. Vi aderiscono quasi tutti i 47 mesi del Consiglio d’Europa.
Il ricorso alla Corte, può essere presentato solo nel caso in cui siano state esaurite le vie di ricorso interne nazionali per
porre rimedio alla situazione denunciata. A partire dalla data della decisione interna definitiva è previsto un termine di 6
mesi per introdurre il ricorso. Una volta scaduto tale termine, il ricorso non potrà più essere accettato dalla Corte.

Se la corte accetta una violazione, essa può riconoscere una “equa compensazione”, che consiste in un risarcimento
economico dei pregiudizi sofferti. La Corte può altresì esigere che lo Stato condannato proceda al rimborso delle spese
anticipate dal ricorrente per far valere i suoi diritti.
La sanzione può essere:
• Pecuniaria;
• Obbligo di rimuovere violazione;
• La norma nazionale in contrasto con la Convenzione può essere dichiarata incostituzionale in Italia (ma non
disapplicata dal giudice comune).
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I RAPPORTI TRA LO STATO E LE REGIONI
La Regione è un ente territoriale a cui lo Stato attribuisce un ampio potere legislativo e amministrativo.
Ente territoriale significa che la sua competenza è limitata al territoriale regionale. Ciascuna Regione dispone di un
proprio Statuto.
Lo Statuto è un insieme di norme che regolano l’organizzazione della Regione e pongono le linee fondamentali alle quali
gli organi regionali dovranno attendersi nello svolgere la loro attività.
Gli Statuti speciali sono accordati dalla Costituzione a cinque Regioni:
• Sicilia
• Sardegna
• Trentino-Alto Adige
• Valle D’Aosta
• Friuli-Venezia Giulia

La specialità di questi Statuti consiste sopratutto nel fatto che attribuiscono agli organi di Governo regionale una
maggiore autonomia dell’apparato statale.

Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei
principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.
Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale,
culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive.
La legge regionale ratifica le intese della Regione con altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie funzioni, ance
con individuazione di organi comuni.
Nelle materie di sua competenza la Regione può concludere accordi con Stati e intese con entri territoriali interni ad altro
Stato, nei casi e con le forme disciplinati da leggi dello Stato.

I POTERI DELLO STATO: LA FORMA DI GOVERNO


Le forme di governo è l’espressione con la quale indichiamo il modo in cui il potere sovrano è ripartito tra i diversi organi,
che compongono l’apparato statale (Parlamento, Governo, ecc…).

A. MONARCHIA: al vertice è presente il Re.


• Monarchia ASSOLUTA: i poteri dello Stato sono affidati al Re.
• Monarchia COSTITUZIONALE: si presenta con potere Legislativo al Parlamento, ma il Re ha il potere di Veto sulle
leggi egli conserva il potere esecutivo, i ministri sono responsabili delle loro scelte sono nei suoi confronti.
• Monarchia PARLAMENTARE: potere Legislativo al Parlamento, potere esecutivo al Governo. Il Re rappresenta
l’unità nazionale.

B. REPUBBLICA: al vertice è presente il Presidente.


• Repubblica PARLAMENTARE: il parlamento esercitata il ruolo primario, oltre ad esercitare la funzione legislativa,
elegge il Presidente della Repubblica, opera uno stretto controllo sull’attività del Governo. Quest’ultimo può
governare solo se ha la fiducia del Parlamento. Il Presidente assume un ruolo di rappresentante dell’unità nazionale.
• Repubblica PRESIDENZIALE: il Presidente viene eletto dal popolo e assume un ruolo centrale nell’organizzazione
dello Stato. Il Presidente detiene il potere esecutivo ed è Capo dello Stato. I ministri sono solo collaboratori da lui
nominati. Tali poteri vengono limitati da una costituzione e dal Parlamento (in USA congresso) che detiene il potere
legislativo.
• Repubblica SEMIPRESIDENZIALE: elezione diretta del Presidente, egli non assume però la nomina di Capo dello
Stato. Il primo ministro formerà il governo, eserciterà le sue funzioni senza la fiducia del Parlamento. Il parlamento
però se lo ritiene opportuno, può votare una mozione di sfiducia nei confronti del Governo.
• CANCELLIERATO: il cancelliere è il capo del governo, dotato del potere di nominare e revocare ministri. Il
cancelliere viene nominato dal Presidente Federale, ma per governare deve avere la fiducia della Camera dei
Deputati (Bundestag), esso può ritirare la fiducia del cancelliere in carica.

LA DIFFERENZA TRA LE FONTI PRIMARIE

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POTERE LEGISLATIVO
Il Parlamento è l’organo costituzionale titolare della funzione legislativa. La Costituzione prevede un bicameralismo
perfetto o paritario (art.55) ossia che agli organi del Parlamento sono attributi i medesimi poteri.
È costituito da due organi collegiali che sono:
• CAMERA DEI DEPUTATI: è formata da 400 deputati, eletti a suffragio universale diretto dai cittadini che hanno
raggiunto la maggiore età. Omissivo essere eletti tutti i cittadini che abbiano almeno 25 anni.
• SENATO: si compone di 200 senatori, eletti a base regionale a suffragio universale diretto dai cittadini che hanno
superato i 25 anni d’età, più i senatori a vita che devono essere in tutto 5 e sono nominati dal Presidente della
Repubblica. Sono eleggibili a senatori i cittadini che hanno compiuto almeno 40 anni.

Entrambe durano in carica 5 anni, sono elette a suffragio universale diretto, sono dotate degli stessi oneri e svolgono
identiche funzioni.

Si definisce sistema elettorale l’insieme delle norme giuridiche che disciplinano le operazioni di voto e di distribuzione dei
seggi. Esistono due tipi di SISTEMI ELETTORALI:
PROPORZIONALE: i seggi sono attribuiti in proporzione ai voti ricevuti da ciascuna lista politica;
• MAGGIORITARIO: i seggi di un collegio elettorale sono assegnati ai candidati che hanno ottenuto il maggior numero di
voti.

Questi sistemi sono caratterizzati da aspetti positivi e negativi. Si ritiene che i sistemi proporzionali offrano una maggiore
democraticità a svantaggio della stabilità politica, mentre quelli maggioritari garantiscono più governabilità, a scapito di
una scarsa rappresentatività delle minoranze politiche.

Le due Camere lavorano separatamente ma si riuniscono in seduta comune per:


• L’elezione del Presidente della Repubblica;
• Il giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza alla Costituzione da parte del PdR;
• La messa in stato d’accusa del PdR per alto tradimento o attentato alla Costituzione;
• L’elezione di un terzo dei componenti del Consiglio Superiore di Magistratura;
• L’elezione di cinque giudici della Corte Costituzionale.

La funzione più importante esercitata dal Parlamento è quella legislativa.


Alle Camere spetta anche la funzione d’indirizzo politico, posta in essere attraverso atti di varia natura come:
• MOZIONI DI FIDUCIA E SFIDUCIA: con le quali il Parlamento rispettivamente approva o disapprova il programma
politico del Governo e il suo operato;
• LEGGI DI INDIRIZZO POLITICO: con le quali il Parlamento partecipa all’individuazione die fini e degli obiettivi di
interesse generale perseguiti dallo Stato;

Al Parlamento, compete inoltre, una finzione di controllo sul Governo che si manifesta con:
• INTERROGAZIONI: domande scritte che un’unica parlamentare può rivolgere al Governo su un determinato
avvenimento, per sapere se tale organo ne è al corrente, se dispone di ulteriori informazioni o ha già preso
provvedimenti in merito.
• INTERPELLANZE: sono domande motivate formulate per iscritto da un parlamentare al Governo e che richiedono una
risposta motivata, al fine di riconoscere le ragioni della posizione assunta dal medesimo organo in relazione ad una
questione di particolare importanza. Sono importanti perché. Seguito della risposta del Governo, se essa non è
esaustiva, il parlamentare può richiedere la crisi di Governo.

Nell’ambito della funzione ELETTIVA che gli compete, il Parlamento, riunito in sede comune, elegge il Presidente della
Repubblica, un terzo dei membri del Consiglio superiore della Magistratura e cinque giudici della Corte Costituzionale.
Il Parlamento svolge anche una funzione GIURISDIZIONALE, attraverso la messa in stato d’accusa del PdR per i reati di
alto tradimento e attentati alla Costituzione e la concessione dell’ amnistia e dell’indulto.
Il Parlamento, infine, svolge una funzione ispettiva quando istituisce commissioni d’inchiesta su materie di pubblico
interesse che precedono alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria.

IL GOVERNO
Il governo comprende:
- Il PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI: il suo compito è quello di garantire l’unità di azione di un governo,
in base al programma su cui ha ottenuto la fiducia. Ha il compito di dirigere e coordinare l’attività del governo e dei
ministri. Se il presidente, in contrasto con i ministri, si dimette, si aprirà una crisi di governo. Invece se un ministro si
dimette, comporterà la sua sostituzione.
- I MINISTRI: hanno una natura politica in quanto sono membri del governo e consiglio dei ministri, e una natura
amministrativa in quanto sono a capo dei grandi settori della pubblica amministrazione. Costituiscono l’elemento in
collegamento tra la politica e l’amministrazione. All’interno del governo vi sono inoltre, i ministri senza portafoglio,
ossia coloro che sono sprovvisti di stanziamenti di denaro e, questi ministri si occupano per lo più di questioni politiche
(es. ministro per le politiche comunitarie).
- CONSIGLIO DEI MINISTRI: è composto dai ministri e dal presidente del consiglio dei ministri, che è colui che
convoca l’organo collegiale stabilendo il giorno, l’ora e le questioni su cui deliberare.

Il consiglio dei ministri determina la politica generale, risolve i conflitti di competenza tra i ministri, delibera i disegni di
legge, decreti legge e legislativi, prende decisioni in merito alla politica estera comunitaria.

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Il governo è composto da uomini della coalizione di maggioranza, è al vertice della pubblica amministrazione, amministra
le finanze dello stato, comanda la forza pubblica (esercito e polizia). Al governo spetta il potere esecutivo.

LA FORMAZIONE DEL GOVERNO


La nomina del presidente del consiglio e dei ministri spetta al presidente della repubblica e, la nomina dei ministri
avviene su proposta del presidente del consiglio.
La nomina ha 3 fasi:

1) CONSULTAZIONE: il presidente della repubblica nomina un governo che riscuote la fiducia della maggioranza
parlamentare = maggioranza e opposizione uscite dalle elezioni. Il presidente della repubblica consulta gli esponenti
dei maggiori partiti, e gli ex presidenti della repubblica.
2) INCARICO: quando il quadro politico è chiaro, il PdR conferisce al PdCM l’incarico di formare il governo, che accetta
con riserva, in quanto diventa effettivamente PdCM solo se riesce a formare il governo. Se ci riesce, accetta la
nomina e propone la lista dei ministri per il nuovo governo. Se fallisce rimette il mandato rinunciando alla carica.
3) LA NOMINA: il PdR nomina il PdCM e i ministri.

RAPPORTO DI FIDUCIA: entro 10gg della nomina il nuovo governo deve presentarsi alle camere ed esporre il proprio
programma e su questo ottenere la fiducia. Prima di ottenere la fiducia dal parlamento, il governo può compiere solo atti
di ordinaria amministrazione. Con la fiducia entra nella pienezza dei suoi poteri politici. Nel caso in cui non ottenga la
fiducia, dovrà dimettersi.
Le camere concedono la mozione di fiducia con il voto palese, in modo che tutti i parlamentari se ne assumano la
responsabilità.

REVOCA DI FIDUCIA: la fiducia del parlamento al governo può essere revocata in due casi:
- MOZIONE DI SFIDUCIA: è un documento formato da almeno 1/10 dei componenti di una camera per verificare se
esiste ancora una maggioranza a favore del governo.
- QUESTIONE DI FIDUCIA: è uno strumento del governo per verificare la propria maggioranza: ad es. il governo dice
che se il parlamento non voterà per il suo provvedimento egli si dimetterà.

CRISI DI GOVERNO: nel caso in cui si ha una mozione di sfiducia o che viene rigettata la questione di fiducia, si ha le
crisi di governo è tenuto a dare le sue dimissioni al presidente della repubblica che provvederà alla formazione di un
nuovo governo.
Questo tipo di crisi è definita CRISI PARLAMENTARE e sono le crisi previste dalla costituzione; mentre le CRISI
EXTRAPARLAMENTARE sono quelle determinate dai contrasti tra i partiti della coalizione. Il presidente in questo caso
tenta di far ragionare il governo, ma se il governo insiste con le dimissioni il presidente è costretto ad accettare.

POTERI LEGISLATIVI DEL GOVERNO: il governo ha due poteri legislativi. DECRETO LEGISLATIVO è una delega del
parlamento. Questo perché le camere non hanno tempo di lavorare su testi importanti e complessi mentre il governo ha
l’ausilio delle commissioni di esperti.
1. La prima fase del decreto legislativo si ha in parlamento in cui si ha l’approvazione della legge di delegazione.
Il parlamento deve definire l’oggetto su cui il governo può operare, il tempo entro cui il decreto deve essere
approvato dal governo e i principi a cui il governo deve attenersi; per questi motivi non è necessario che il
parlamento riesamini il decreto.
2. Seconda fase governativa, il consiglio dei ministri delibera il testo legislativo, questo decreto è emanato dal
presidente della repubblica e viene pubblicato sulla gazzetta ufficiale.

DECRETO LEGGE: viene emanato in casi eccezionali ed è necessaria la delegazione delle camere. Il decreto legge
entra in vigore subito con la pubblicazione sulla gazzetta ufficiale, ma è considerata come ex tunc, cioè che se entro 60
gg non è trasformata dal parlamento, perde efficacia.

POTERI REGOLAMENTARI DEL GOVERNO: i regolamenti servono per completare la legge, e gerarchicamente sono
subordinati alla legge. Possono essere:
- Esecutivi: adottati per regolare le modalità di esecuzione di una legge.
- Organizzativi: creati per assicurare il buon andamento e l’imparzialità degli uffici pubblici.
- Autorizzati: con i quali il governo detta norma che riguardano i settori di interesse pubblico determinando nuovi diritti e
doveri per i cittadini.

Vi sono però dei limiti:


- In caso di riserva assoluta perché la materia trattata deve essere regolata con legge o atto avente forza di legge.
- Riserva relativa: l’autorizzazione del governo è ammessa purché il governo stabilisca le leggi generali della disciplina,
senza le quali la riserva di legge sarebbe violata.

L’IMPLICAZIONI DELLA TECNOLOGIA [Spiegazione di Pin]


1. L’idea del dibattito & del compromesso: “Echo Chambers”
2. La leadership e la base
3. La composizione e le liste
4. I ruoli dei mezzi d’informazione e dei social media: il “mercato delle idee”

QUAL’ È LA COSA VERAMENTE ESSENZIALE PER DECIDERE CHI VOTARE?


L’idea della famosa agorà greca, cioè l’idea secondo la quale varie ipotesi opinioni sono messe nella pubblica piazza e
confrontate. The market place of ideas, più offerte politiche che non solo paragoniamo noi stessi, ma si paragonano tra

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di loro. Si creano quindi, delle aree di dibattito nelle quali queste idee sono espresse dinamicamente, il contesto del
quale si parlava nei primi del 900’ che ha caratterizzato alt tutto fino agli ultimi anni del 900’, si creavano delle tribune
politiche, dei programmi nei quali vari partiti esponevano le loro idee, dove c’era una regolazione molto precisa su quello
che si poteva fare prima delle elezioni.

Tutto questo si è trasformato negli ultimi anni, il dibattito favoriva da parte dei votanti la valutazione, dall’altro lato
favoriva la creazione di un compromesso: siccome i soggetti erano messi di fronte a varie forze politiche che,
difficilmente avrebbero vinto singolarmente, in soluzione quindi si sarebbero poi confrontate all’interno dell’alveo politico
trovando delle posizioni compromissorie (c’è sempre all’interno della politica).
Ora molto di questo è svanito, un tempo c’era l’agorà, un contesto che poteva essere una pubblica piazza che
interveniva un partito politico e magari andava l’opposizione che remava contro durante i comizi. Tutto questo fa molto
meno parte del centro dell’attività politica e della propagano attualmente.

COME SONO CAMBIATE LE COSE?


Nel 1994 nasce Forza Italia, capeggiata da Berlusconi, la cui prima azione pubblica è la discesa in campo, attraverso la
produzione di una videocassetta prodotta da forza Italia (Silvio Berlusconi), nel suo studio della sua residenza, in cui
esponeva la sua linea politica.
Se Berlusconi era un neofita nella vita politica, non lo era affatto nell’ambito della promozione, poiché era un mago della
presenza asociale tramite le televisioni che vivevano di sola pubblicità in un contesto in cui c’era il canone rai.
Per diversi anni ci fu un duopolio (reti pubbliche e private) detenute da questo imprenditore, il quale conosceva le
tecniche di comunicazione e passava quelle tecniche di comunicazione per altri fini commerciali: sceglieva infatti i
programmi che andavano di più cosicché la gente potesse vederli, di conseguenza seguiva le nostre tv e quindi
cominciarono a vendere le pubblicità a costi più elevati che ci consentirono di mantenerci (prima fase).

La seconda fase è quella dell’inizio azione politica e mettendo in campo l’expertise sviluppato della prima fase.
La novità della divulgazione tramite cassetta attuata da Berlusconi, che faceva passare per tutti i canali tv il suo
messaggio e programma politico, è una scelta legata agli strumenti a disposizione ed è stata ritenuta la più efficace in
quel momento. È entrato nelle case di tutti gli italiani senza dover fare comizi in diverse piazze, ma soprattuto con un
monologo: raggiunse un target d’utenza elevato ma alle sue condizioni, dallo scenario, le luci, lo sfondo, il linguaggio, la
durata è tutto pianificato a tavolino, Berlusconi sceglie l’immagine che dà di sé ed è protetto dal fatto che è un monologo
e un format, perché non è come essere invitati in una puntata dove si viene interrogati sul proprio pensiero in uno studio
televisivo, è invece lui stesso che si mette nella condizione a lui più favorevole per dire ciò che vuole lui.

Si passa quindi da una fase dove vi è il dibattito, il mercato delle idee, ad una fase nella quale il mercato lo generiamo
noi dove andiamo a vederci le varie comunicazioni politiche che sono sostanzialmente dei monologhi. La dimensione
della relazione, comizi, dibattito, litiga in tv tra forze politiche diverse è cambiata, quello era il contesto però nel quale
sono anti i partiti politici e la costituzione.

Il mercato delle idee si è trasformato una prima volta quando la comunicazione politica è stat guidata dal leader politico,
su questo è intervenuta almeno per un certo tempo la legislazione italiana, c’è stata una regolazione della
comunicazione politica che nel tempo si è sempre più consolidata, le reti pubbliche e private nel periodo pre-elettorale
devono dare spazio a tutti i partiti.
Se si vuole fare informazione politica in tv, è necessario rispettare certe norme, esiste una commissione di sorveglianza
che sorveglia che durante il dibattito pre-elettorale, vengano rispettati un certo livello di neutralità ed equidistanza.
C’è stato un dibattito sul ruolo del conduttore, poiché è risaputo che alcune reti e programmi politici hanno certe
tendenze politiche, buona parte del gioco lo fa il conduttore televisivo quindi ci si chiedeva su quale fosse il ruolo del
conduttore televisivo se dovesse essere neutrale o meno.

C’è un altro aspetto importante: fino ad alcuni anni fa, vi era una lista bloccata, alle elezioni politiche c’erano le
preferenze, significa che l’elettore vota il partito ma anche quali candidati fossero eletti. In questo scenario avremo
moltissimi protagonisti della scena politica, avremo molte persone che vogliono intervenire, perché avere una visibilità
significa avere più voti di preferenze. Quando a questo si sostituisce la lista bloccata, è sufficiente potenzialmente una
persona che sia in grado di trasmettere una comunicazione efficace.
Il passaggio dalla pluralità di voci non riguarda solo il contrasto tra forze politiche, ma riguarda anche l'interno delle forze
politiche. Dove ci sono le preferenze, più forze politiche vogliono esprime la propria opinione ma più persone vogliono
esprimersi e cercano una visibilità.
Nel caso delle liste bloccate è forse meglio che non ci siano tante persone, perché è difficile curare una strategia dove ci
sono molte voci, è molto più facile curare una strategia con pochi voci in modo da un’immagine (richiede risorse, tempo,
expertise, denaro) quindi non è conveniente concentrare tutte le energie in una pluralità di persone, meglio concentrarsi
su una sola o poche persone.

Quindi la struttura del partito potenziata anche dal cambiamento dalla legge elettorale cambia, non ci sono più voci, ma
una sola o poche di riferimento perché sono più gestibili strategicamente e che quindi possono fare da punti di
riferimento per l’intera popolazione. Questo è il cambiamento strutturale che è avvenuto.

Questa non è una questione legata semplicemente all’uso dei media, ma è una questione legata ad una struttura
partitica profonda, in un certo senso il capo politico è diventato il frontman, l’uomo immagine, ed così importante che la
vita del partito politico passa in secondo piano infatti ci sono tanti partiti che da molto tempo non hanno effettuato
consultazioni interne purché cambiare la leadership ha un costo politico enorme poiché deve ricostruire un’altra
immagine da zero.
C’è un’identificazione estrema tra la persona e il partito politico, spesso il simbolo del partito ha il nome della persona, ed
è così importante che il leader non è necessario che un parlamentare: Berlusconi è uscito dal parlamento per delle

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sanzioni penali, Matteo Salvini era prima un europarlamentare ma non un parlamentare, Matteo Renzi era sindaco di
Firenze è diventato presidente del consiglio prima di diventare parlamentare, la figura di spicco del M5S era Beppe
Grillo.
Queste figure che erano le figure di riferimento erano quelle attraverso le quali noi potevamo conoscere le idee di un
partito, dal punto di vista comunicativo e dell’informazione erano quelle più esposte perché erano quelle che
esprimevano l’orientamento del partito.

MA CHE SUCCEDE QUANDO IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DEVE FARE LE CONSULTAZIONI POLITICHE
PER FORMARE UN GOVERNO CON NESSUNO CHE FOSSE IN PARLAMENTO?
Normalmente le consultazioni prevedono che ci sia il leader del partito più il capogruppo del partito in ciascuno dei due
rami del parlamento. Quando i leader sono fuori dal parlamento non esprimono le idee del parlamento, non dicono cosa
pensa il parlamento perché non ne fanno parte, dicono ai parlamentari come votare ma non esprimono i parlamentari. I
leader infatti diranno ai parlamentari quello che loro pensano e i parlamentari li seguiranno tendenzialmente perché
quando si andrà alle elezioni saranno proprio i leader a gestirle e a fare le liste.
La dinamica della politica è cambiata e il mercato della politica è diventato importantissimo per chi si occupa di
tecnologia e conosce le relazioni istituzionali.

Il passaggio ad internet che richiede da parte mia un’attivazione, ma c’è un’informazione trasversale che passa
attraverso altri canali, è diffusa e pervasiva. Quando noi pensiamo ad un’informazione politica pensiamo ad
un’informazione relativa all’offerta politica ovvero qualcuno che dà una lettura degli eventi ci consegna un’opzione,
questa è una parte del sistema.

QUALI SONO LE INFORMAZIONI CHE CI ORIENTANO A VOTARE IN UN CERTO MODO? COME DECIDIAMO CHI
VOTARE?
Che cosa è buono per la collettività ora è un contenitore riempito da informazioni che io ricevo, queste informazioni
hanno un ruolo essenziale nel plasmare il mio giudizio politico. In primo luogo abbiamo fatto un passo laterale, non è più
un problema di comunicazione politica ma è un problema di percezione della realtà che impatta com’è normale che
impatti sulla nostra scelta politica: se per esempio io penso ci sia una certa urgenza e un partito l’affronta meglio di un
altro è normale che io mi inclini verso quel partito lì.
In questo senso è vero quel fenomeno che nulla toglie alla responsabilità che spetta a noi, è vero quel fenomeno per cui
il social media ti consegna quello che tu hai chiesto e te ne consegna di più, cioè replica quello che è un pattern, replica
le tue scelte fornendoti di più di quello che tu hai già: quello che si crea sono delle sfere tendenzialmente indipendenti
che non sono facilmente porose, anche perché è lo stesso social media che ogni giorno ci propone di vedere degli
argomenti basati sulle nostre ricerche.

In un certo senso è straordinario vedere quale idea ha un social o google su di me, questa fornitura di informazioni viene
prima ed è più importante dell’offerta politica, infatti la l’offerta politica è rappresentata da risposte diverse che si sfida sui
medesimi fatti.
La capacità pervasiva dei social media consente alle persone di non discutere dello stesso tema, consente loro invece di
prendere delle decisioni sulla base di priorità diverse costruite grazie a delle rappresentazioni della realtà che sono
diverse (es. per uno immigrazione e per uno economia) per cui due persone decideranno il partito non sulla base di
letture diverse di medesimi temi ma sulla base di temi diversi. Il problema delle fake news legato a questo: io potrei
avere anche delle rappresentazioni sbagliate, non solo con accentuazioni diverse.

Le fake news circolano sul web ad una velocità 6 volte maggiore di quelle vere, se viene detta una cosa strana e
sensazionale si trasmette più facilmente. Questo fa si che si creino delle bolle informative, (bubbles) non solo politiche
ma anche informative, in cui l’informazione non gira, rimane dentro. È possibile estrapolare da un’informazione un
aspetto quindi una parte e veicolarla alle persone che potrebbero potenzialmente riceverla: questa viene chiamata fake
news perché è parziale, non è totalmente una bugia ma non è la totalità dell’informazione.

Cambridge Analitica manipolazione in Gran Bretagna riguardante l’immagine che ciascuno aveva della Brexit che
sembra aver orientato la decisione (The Great Hack). In un paese del Centroamerica ci fu una grande immigrazione
africana e indiana: nelle elezioni politiche per fare in modo di far vincere gli indiani, è stata trasmessa l’immagine di una
politica africana corrotta ad uno specifico target, ovvero i giovani africani che di conseguenza non sono andati a votare e
quindi ha vinto la componente indiana.
Il risultato politico ha visto la vittoria di una parte ma non sulla base di nu progetto politico, ma neanche di un confronto
politico, ma sulla base di un’informazione che era rivolta ad una componente specifica di una parte della società: queste
sono tutte strategie che non si potevano utilizzare quando c’era la tv generalista. Quando Berlusconi si presentava in tv
si rivolgeva a chiunque ma non poteva gestire l’informazione perché era sempre la stessa veicolata a tutti.

Quello che era la normalità, ovvero essere esposti a delle idee diverse nel confronto e quindi farci i conti, essere esposti
più fonti informative non c’è più o molto meno. È molto più facile far passare il proprio messaggio politico e ricevere
consenso tramite i social media che tramite le tv, perché non avere il contraddittorio e qualcuno che sfida le informazioni
che io do è molto rassicurante.

Un altro aspetto molto importante è che i social media consentono ai politici, specialmente i leader di partito, di avere un
rapporto personale: non entrano più nelle case della gente in giorni prestabiliti con l’idea che ci sia un’utenza maggiore
ad ascoltarli, con i social media entrano nelle case di tutti quando vogliono loro anticipando gli altri e con il proprio
linguaggio personale. Usare i social media significa usare degli strumenti che hanno una diffusione globale e che
insieme risentono della dimensione globale dei social media.

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L’algoritmo e la profilazione (capire che tipo sei tu, che tipo di informazione ti piace e quindi capire quale partito politico
appoggeresti) non è fatta in Italia ma altrove. Simao in una rete globale che è molto più grande dell’orizzonte del
messaggio politico non stiamo infatti parlando dell’Italia, stiamo parlando di una cosa molto più grande ovvero il mondo.

ECHO CHAMBERS: si chiamano Echo Chambers quelle aree di utenza dei social media che si distinguono per essere
omogenee e anche ripetitive del nucleo delle idee che le caratterizza. La caratteristica delle Echo Chambers in
particolare per quanto riguarda la politica è quella di tendenzialmente sviluppare un’area nella quale l’opinione o l’intesse
si rinforza mentre progressivamente vengono espulse opinioni divergenti (bolle informazionali).

Anche le forme normali di dibattito politico (vedi highlights Biden-Trump) hanno preso una formula diversa perché
anziché contrapporre delle opinione relative ai fatti, si cerca di confermare e consolidare quella echo chamber spingendo
lontano il mio interlocutore (oppositore), se mi avvicino all’interlocutore potrei perdere voti ma rimarcando la distanza tra
me a l’altro, preservando il mio serbatoio di voti che io ho acquisito con la mia bolla informazionale. I n
questo tipo di campagne elettorali lo scopo non è cercare voti bensì servono per spingere l’avversario più lontano
possibile e preservare il mio bacino di voti.

Il canale di comunicazione si esaurisce nei social media, quindi anteriormente a quando si va a discutere, e quel canale
non si basa innanzitutto sulle mie idee politiche, si basa sulle informazioni con le quali ho preparato il terreno per me, in
pratica io vado a parlare con persone che prima hanno subito un’accurata selezione degli argomenti per cui tu mi
chiederai una cosa, dopo che io ti ho dato una rappresentazione di quali sono le domande che tu mi devi fare, io do la
risposta che ti va bene non solo perché ti ho profilato ma anche perché ti ho dato la domanda.
Se io ti do qualcosa e ti do l’impressione che tu mi possa chiedere qualcosa su quello che ti ho fornito io ho già perimetro
il mio campo d’azione. Questo è un dato importante legato alla trasformazione della sfera politica.

IL PROBLEMA DELL’INFORMAZIONE POLITICA


Tradizionalmente se guardiamo come è avvenuta l’attività elettorale:
• c’è stata una iper-regolazione delle comunicazioni politiche durante le campagne elettorali, ovvero dopo
la discesa in campo nel ‘94 di Berlusconi con il Partito Forza Italia, a causa della lievitata offerta di reti,
la possibilità/capacità di entrare nella società era maggiore
• è stato regolato il duopolio delle telecomunicazioni privato-pubblico, poi mitigato dal digitale

Vi sono stati diversi tentavi di limitare il potenziale strapotere che si sarebbe potuto venire a creare — > hanno tentato
di tutelare un pluralismo di informazioni sul piano della politica alla regia della campagna elettorale.
L’intervento dei social media ha creato tutta una dinamica che consente non solo di irradiare il proprio messaggio tramite
strumenti nuove ma anche strumenti di PROFILING attraverso cui si conosce di più — >tutto è diventato molto più
raffinato.
I social media sono diventati forme di dibattito, sono piattaforme controllate da un privato che sono rese pubbliche,
sono accessibili a tutti.

I problemi attuali:
- informazione/informazione politica/circolazione delle informazioni (echo chambers)
- la proprietà privata delle piattaforme e Io «spazio pubblico»
- il ruolo deII’autoregoIazione: moderazione o censura? Con strumenti artificiali?
- le pagine personali delle figure istituzionali e la Ioro accessibilità

TEMA DELLA CENSURA: i social media aumentano Io spazio pubblico ma lo frammentano e così facendo creano delle
sfere informative potenzialmente indipendenti e separata. Questa separazione può essere deleteria perché in questo
modo una bugia può ripetersi.
Per questo i social media si pongono il problema della possibilità di moderare gli interventi perché potrebbero
ridicolizzare o privare di credibilità le informazioni.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA & IL PROBLEMA DELLA RISERVATEZZA E


L’ESIGENZA DI TRASPARENZA
Il PdR è il capo dello Stato Italiano. Nelle repubbliche parlamentari, egli assume una posizione di garanzia e neutralità.
Ha il compito di controllare e agevolare il funzionamento del dettato costituzionale.
Non rappresenta nessun schieramento politico in quanto garante del nostro sistema costituzionale.

È un organo monocratico e costituzionale eletto dal Parlamento in seduta comune e ha un mandato di durata
settennale. La figura del PdR ha una funzione essenzialmente garantistica, a tutela del dettato costituzionale e
dell’equilibrio politico. Può essere eletto ogni cittadino italiano che abbia compiuto 50 anni e che goda dei diritti civili e
politici. E allo scadere del mandato può essere rieletto per un secondo mandato e comunque aver diritto alla carica di
senatore a vita.

Il ruolo del PdR è definito dalla Costituzione che ne disciplina i poteri e i compiti.
Il Presidente può inviare messaggi alle camere al fine di richiamarle su tematiche di rilievo, convocare in via
straordinaria e scioglierle, fatta eccezione negli ultimi 6 mesi di mandato (semestre bianco), a meno che non coincidano
in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi di legislatura.
Il Presidente può indire le elezioni e fissare la propria riunione delle nuove camere. Può rinviare alle camere con
messaggio motivato le leggi non approvate e chiedere una nuova deliberazione.

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In virtù della sua funzione normativa e legislativa, il Capo dello Stato autorizza la prestazione in Parlamento di
disegni di legge governativi, emana decreti-legge, decreti legislativi e regolamenti adottati dal governo.
Promulga le leggi approvar in parlamento previo controllo della conformità degli atti legislativi alla Costituzione; se
riscontra vizi può rinviare la legge alle Camere chiedendo un riesame (potere di veto sospensivo).
Se le Camere approvano nuovamente l’atto, il Presidente non può più rinviare, ma deve promulgare.

Si aggiungono a queste funzioni anche il potere di indire il referendum popolare e nominare 5 senatori a vita.
Tra i poteri rientranti nella funzione esecutiva del PdR, vi è quello di nomina del PdCM e dei più alti funzionari dello
Stato. Ma di rilievo è anche il comando delle forze armate e il potere di scioglimento dei Consigli Regionali.

La Costituzione disciplina anche una funzione giurisdizionale che investe il PdR della presidenza del Consiglio Superiore
di Magistratura, del potere di nomina di 5 giudici della Corte Costituzionale, del potere di concedere la grazia e del potere
di concedere l’amnistia previa autorizzazione delle Camere.

La nomina del Capo dello Stato avviene con elezione indiretta a scrutinio segreto dal Parlamento riunito in
seduta comune insieme a tre delegati per ciascuna regione eletti dai consigli regionali che ne scelgono due tra
la maggioranza ed uno tra le minoranze.
Allo scopo di garantire una maggioranza di consensi più ampia possibile, nelle prime tre votazioni è richiesta
un’approvazione dei 2/3 dell’assemblea (maggioranza qualificata) mentre per le votazioni a seguire è sufficiente la
maggioranza assoluta (metà più uno degli aventi diritto al voto).
Il mandato può terminare anche per dimissioni volontarie, per morte, per impedimento permanente, per decadenza di
uno dei requisiti di eleggibilità oppure per destituzione, in caso di alto tradimento o attentato alla Costituzione.

Il PdR non è responsabile per gli atti compiuti durante il suo mandato, fatta eccezione per alto tradimento o per
attentato alla Costituzione. In queste due ipotesi, il Parlamento può essere sotto accusa il Capo dello Stato. (Art. 90
Cost.).
L’irresponsabilità che ne deriva è però bilanciata dalla controfirma del ministro che nel caso in cui l’atto costituisca un
illecito, sarebbe chiamato a risponderne davanti al Parlamento.
Quando si parla di controfirma bisogna distinguere tra atti sostanzialmente presidenziali, per cui non necessitano della
proposta di un ministro e, per i quali la firma del ministro è un accertamento di regolarità formale e tra atti
sostanzialmente governativi per i quali la firma del Presidente accerta soltanto la legittimità dell’atto.

[INTERCETTAZIONI SUL PdR]


La Corte Costituzionale sostiene che dal silenzio si evince che c’è un divieto assoluto di intercettare il PdR, il divieto
assoluto è valido per tutti gli organi applicabili dell’istituzione. La norma art. 68 Cost. “I parlamentari possono essere
intercettati solo su autorizzazione, è un eccezione che consente l’intercettazione ma non la limita”.
La Corte Costituzionale afferma la presenza di una sfera di riservatezza intangibile, che è volta a tutelare gli interessi
pubblici. Il fatto che il PdR non possa sapere se può essere intercettato o meno, ne limita la sua sfera di azione.
È indispensabile che vi sia una sfera che stia al di fuori di ciò che può essere intercettabile. L’esistenza di una sfera
sottratta alla trasparenza, alla percezione pubblica, anche alla Magistratura.

RAPPORTO TRA DIRITTO E DOVERE


Si identifica come diritto, una pretesa tutelata dall’ordinamento.
Nel costituzionalismo europeo contemporaneo i diritti delle costituzioni sono concepiti come diritti nei confronti di terzi e
nei confronti della pubblica autorità, sono perciò detti 'Diritti orizzontali’, nati per limitare chi sta sopra, ovvero il potere
pubblico.
Si identifica come dovere, una precisa azione imposta; un obbligo al quale non è possibile venir meno.
La sostanziale differenza tra i due diversi concetti è data dal fatto che solamente nel caso in cui venga violato il secondo
tipo di obbligo, s’incorre in una penale giuridica, la cui applic azione viene sancita e regolata dalla legislazione vigente
nello stato.

IL POTERE GIUDIZIARIO
Per potere giudiziari si intendono tutti quei poteri in mano a tutta una serie di organi giuridici definiti nelle linee
generali come magistratura, di cui fanno parte sia i giudici sia i Pubblici Ministeri.
Dal punto di vista filosofico il potere giudiziario è legato alla celebre teoria della separazione dei poteri portata avanti da
Montesquieu al fine di garantire una migliore applicazione delle leggi. Per ovviare a quest’aspetto quindi esisterebbero
secondo Montesquieu tre tipologie di potere: il potere legislativo, il potere esecutivo e il potere giudiziario.

Il potere giudiziario sarebbe dunque quella forma di potere che viene esercitata dalla Magistratura per dare, in un’altra
accezione, attuazione all’ordine di natura legislativa.

La giurisdizione consiste nell’attività con cui il potere giudiziario, organo affidatario di tale funzione, dà applicazione
concreta alle norme formulate in termini astratti e generali dal potere legislativo.
È molto importante che il potere giudiziario venga esercitato in virtù e in maniera strettamente connessa al principio
di legalità che si annovera tra i principi democratici su cui si fonda la nostra Costituzione repubblicana.

Il principio di legalità prevede che si deve agire in maniera giusta ed equa nei confronti dei cittadini, secondo il principio
di legalità inoltre si deve cercare non solo di punire i reati che vengono commessi, ma anche quel genere di
atteggiamenti che sono discutibili sul piano meramente deontologico.

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In Italia esistono due tipi di giurisdizione: la giurisdizione ordinaria e la giurisdizione speciale.

GIURISDIZIONE ORDINARIA: ha carattere generale, in quanto facente riferimento alla generalità degli interessi da
tutelare. Essa riguarda tutte le controversie che la legge non attribuisce espressamente a giudici speciali.
Nell’ambito civile ci si rivolge al Giudice di pace o al tribunale in primo grado, poi alla Corte d’Appello in secondo grado e
in terzo ed ultimo grado alla Corte di Cassazione
In ambito penale invece la controversia coinvolge il Pubblico Ministero che si occupa dell’accusa e l’imputato che si deve
difendere nel corso del processo in cors. In questo caso in primo grado ci si rivolge alla figura del Giudice di pace per
quanto concerne i reati inferiori, a Tribunale o Corte d’Assise per i reati considerati più gravi; in secondo grado invece ci
si rivolge al Tribunale, alla Corte d’Appello o alla Corte d’Appello per i reati che sono di una certa gravità, mentre per il
cosiddetto controllo di legittimità ci si deve rivolgere alla corte di cassazione.

La GIURISDIZIONE SPECIALE ha invece a che fare con materie di natura amministrativa, contabile, tributaria e
militare. Ad occuparsi delle controversie di natura amministrativa che hanno come parte in causa le Pubbliche
Amministrazioni in primo grado è senz’altro il Tribunale Amministrativo Regionale, mentre in secondo grado il Consiglio
di Stato.
Per quanto riguarda la materia contabile, si deve cercare di risolvere delle controversie legate alla contabilità pubblica a
quelle relative agli Enti finanziari dello Stato; ad occuparsi di queste controversie sono senz’altro in primo grado la Corte
dei Conti nell’ambito della sezione regionale ed in secondo grado invece all’interno di quella che è la sezione centrale.

La GIURISDIZIONE TRIBUTARIA è quella di cui si occupano le cosiddette Commissioni tributarie provinciali in primo
grado e regionali in secondo grado, salvo il rispetto del cosiddetto principio di legittimità da parte della Corte di
Cassazione.

La GIURISDIZIONE MILITARE invece si occupa di controversie che riguardano in periodi di pace coloro che fanno parte
delle Forze Armate, invece di periodi di guerra viene esercitata la giurisdizione che viene decisa dalla legge.

La classificazione principale della giurisdizione è quella che la distingue in penale, amministrativa, costituzionale o civile:
• La giurisdizione PENALE è quella preposta all’attuazione delle norme penali, riconoscibili in forza della sanzione
pensale alle stesse correlata (reclusione, multa, arresto, ammenda);
• La giurisdizione AMMINISTRATIVA ha per oggetto, prevalentemente, la tutela dei cd. Interessi interessi legittimi. Ma,
in particolari materie previste dalla legge, anche di diritti soggettivi, in relazione ai rapporti tra la P.A ed i privati;
• La giurisdizione COSTITUZIONALE è attribuita alla Corte Costituzionale, organo al quale è affidata la funzione di
valutare la conformità delle leggi dello Stato e delle Regioni alle norme della fondamentale legge dello Stato: la
Costituzione.
• La giurisdizione CIVILE, invece, fa riferimento a tutte le controverse aventi ad oggetto un diritto soggettivo (che non
siano rimesse, però, alla giurisdizione esclusiva del G.A.). Sulla base di una specificazione interna, la giurisdizione
civile si mantiene distinta in contenziosa, volontaria ed esclusiva. La giurisdizione contenziosa definisce l’abito in cui il
giudice interviene per risolvere una lite insorta tra due parti in conflitto.

La giurisdizione VOLONTARIA non è, invece, diretta a risolvere una controversia, ma a gestire un negozio o un affare,
rispetto al quale si renda necessario l’intervento di un terzo estraneo ed imparziale: il giudice.
È il caso della nomina dei rappresentanti dei minori, degli interdetti e degli inabilitati che, ove restasse un fatto tra soli
privati cittadini, non produrrebbe alcun effetto.

Da ultimo la giurisdizione ESECUTIVA, che svolge la funzione di realizzare in forma coattiva un risultato equivalente a
quello che avrebbe dovuto realizzare un soggetto gravato di obbligo giuridico, rispetto al quale si è reso inadempiente.

IL PROBLEMA DELLA MAGISTRATURA


La giustizia in Italia è da tempo in grave crisi. Le cause sono sopratutto da ricercare nella lentezza dei processi e nei
numeri impressionanti delle “cause pendenti”.
La consapevolezza nei cittadini della lentezza dei processi, nelle cause civili, comporta spesso la fuga dalle aule
giudiziarie e il ricorso a vie extragiudiziali.

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Nelle cause penai, il fenomeno ha conseguenze ancora più gravi. Da un lato, vi sono persone già sotto accusa pur
essendo ancora in attesa di processo. Dall’altro, si allontana la punizione dal vero colpevole che, approfittando della
lentezza, potrebbe avvalersi della prescrizione.
Infatti, dopo un certo numero di anni senza che si sia arrivati alla sentenza definitiva, non si può più essere perseguiti.
Altro fattore di malessere della giustizia italiana è legato al fatto che in Italia i processi sono mediatici, politicizzati e si
costruiscono intorno alle richieste che non sono ancora giudizi.

LA GIURISPRUDENZA INGOVERNABILE E IL RUOLO DELLE “MASSIME”


È un termine breve per impugnare - notifica della sentenza di primo grado nei confronti del procuratore della parte o della
parte presso il suo procuratore – espressa menzione del procuratore quale destinatario - necessità - fondamento -
notifica ad una pubblica amministrazione - elezione di domicilio dell’ente presso la propria sede - rappresentanza da
parte di un avvocato facente parte dell’avvocatura interna dell’ente - notificazione della sentenza all’ente presso tale
domicilio senza riferimento nominativo all’avvocato - inidoneità alla decorrenza del termine breve.
Sentenza n. 20866 del 30/09/2020 delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione

LA CORTE DI CASSAZIONE
La corte di cassazione è l’ultimo grado di giudizio; essa non si concentra sui fatti, i quali non vengono ridiscussi, ma si
discute sull’applicazione del diritto ai fatti. La corte di cassazione ha una funzione nomofilattica.
• funzione di assicurare l’unicità, l’uniformità dell’interpretazione del diritto; di fronte a varie ipotesi interpretative,
la corte di cassazione stabilisce qual è l’interpretazione corretta. La corte di cassazione tende ad assicurare che uguali
fenomeni sociali vengano inquadrati giuridicamente allo stesso modo.

Un problema della magistratura è che i processi sono troppi e per questo è difficile smaltirli.
In altri ordinamenti, per esempio in quello anglosassone, c’è un filtro molto forte degli appelli: per ottenerne uno, bisogna
convincere il giudice che c’è una specifica ragione motivata.
In paesi come l’Italia invece, l’appello viene concesso molto facilmente.

Nel campo delle controversie civili è stato tentato di utilizzare (senza esito positivo) l’intelligenza artificiale per
distinguere quali processi potessero essere suscettibili di chiusura senza dover procedere con un processo penale e
quali processi andassero invece verso un procedimento per utilIzzare l’AI per deflazionare il contenzioso (l’esistenza dl
una causa, di procedimenti giudiziari aperti). Nel processo penale, non è possibile mediare un’azione penale.

La cassazione opera a sezioni unite o a sezioni separate (6); ciascuna di esse emette ogni anno migliaia di migliaia
di sentenze.
Uno degli effetti principali è quello di generare tanta incertezza, ovvero le cause sono così frequenti, le sezioni lavorano
talmente tanto e contemporaneamente su argomenti che si sovrappongono, che è praticamente impossibile che non si
contraddicano. Questa incertezza impedisce l’attività nomofilattica.

Il ruolo più importante della corte di cassazione è la MASSIMAZIONE, ovvero lo strumento con il quale si da
un’omogeneità alla banca dati delle sentenze. La massimazione riassume il contenuto della sentenza in parole
chiave. La capacità di migliorare processando e massimando le sentenze è fondamentale e potrebbe essere svolta in
futuro da un’intelligenza artificiale.

LA CORTE COSTITUZIONALE
È un organo che garantisce la legalità costituzionale contro violazioni da parte dei poteri dello stato e contro ogni
tentativo di non applicare i principi sanciti dalla Costituzione,

Le funzioni della Corte Costituzionale sono le seguenti:


• Fornire giudizi di legittimità sulle leggi ordinarie dello Stato e sugli altri atti aventi forza di legge;
• Fornire giudizi sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato, tra lo Stato e le regioni e tra le regioni;
• Fornire giudizi sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica;
• Fornire giudizi sull’ammissibilità delle richieste di referendum abrogativo.
La Corte Costituzionale rappresenta un organo giurisdizione che non appartiene alla magistratura ordinaria.
Le sue sentenze sono inappellabili e sono sempre motivate.

COMPOSIZIONE DELLA CORTE COSTITUZIONALE


Normalmente è composta da 15 giudici scelti tra magistrati, professori universitari e avvocati con almeno 20 anni di
esercizio professionale.

I giudici sono nominati:


• Dal PdR con atto presidenziale; 5
• Dal Parlamento in seduta comune a scrutinio segreto; 5
• Dalle supreme magistrature, di cui 3 dalla Corte di Cassazione e 1 ciascuno dal Consiglio di Stato e dalla Corte dei
Conti.

DURATA DELLA CARICA


I giudizi costituzionali rimangono in carica 9 anni e non sono rieleggibili. La non rieleggibilità assicura che i giudizi non
subiscano condizionamenti e garantire la loro indipendenza. Il mandato inizia quando il giudice giura di osservare la
Costituzione e cessa allo scadere dei 9 anni. Al termine del mandato di ogni giudice si procede immediatamente
all’elezione del suo sostituto.

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La Corte è comunque un organo permanente e funziona anche se non vi sono presenti tutti i giudici. Il numero minimo
per la validità delle sedute è di 11 componenti presenti.

La Corte non può mai avviare direttamente un giudizio, ma solo in seguito ad una richiesta esterna. Si possono
distinguere due procedimenti: quello incidentale o indiretto e quello principale o diretto.

PROCEDIMENTO INCIDENTALE: si ha quando la questione di legittimità è sollevata nel caso di un processo


davanti a un organo giurisdizionale civile, penale o amministrativo. I presupposti per porre l’eccezione di
incostituzionalità sono la pendenza di un di un giudizio, l’esistenza di un’effettiva controversia in merito e l’interesse di chi
fa valere l’incostituzionalità, traendone un vantaggio dal suo accoglimento.

PROCEDIMENTO PRINCIPALE: si ha quando la questione viene sollevata direttamente davanti alla Corte
Costituzionale. Esso può essere promosso soltanto:
• Dal Governo nei confronti delle leggi regionali;
• Da una regione nei confronti di una legge o di un atto avente forza di legge.
I TIPI DI SENTENZE DELLA CORTE COSTITUZIONALE
Le sentenze della Corte Costituzionale possono essere di diverso tipo e contenuto:

• SENTENZE DI ACCOGLIMENTO con le quali la Corte Costituzionale, dopo aver compiuto una valutazione sulla
questione di costituzionalità, l’accoglie, dichiarando pertanto incostituzionale la legge in esame.

Queste sentenze hanno efficacia erga omnes, ovvero nei confronti di tutti dal giorno successivo alla
pubblicazione della sentenza sulla Gazzetta Ufficiale.
L’efficacia delle sentenze di accoglimento è irretroattiva, ossia incide solo sui rapporti che nasceranno da quel
momento in poi.
Esistono tuttavia delle eccezioni, in quanto le sentenze della Corte che invece retroagiscono ed esplicano i loro
effetti su situazioni ancora pendenti (si pensi ai giudizi in corso ossia a quelli chiusi con sentenza non ancora
passata in giudicato) oppure quando si tratti di giudizi conclusi con sentenza di condanna penale irrevocabile,
sulla base della legge che viene dichiarata incostituzionale.

• SENTENZE DI RIGETTO con le quali la Corte Costituzionale, dopo aver effettuato il giudizio sulla questione di
costituzionalità della legge, ritiene il problema non fondato e pertanto riconosce che la legge rispetta la Costituzione.

Queste sentenze non hanno un’efficacia erga omnes, ma solo tra le parti interessate dal giudizio di
costituzionalità della legge potrà essere applicata in altri giudizi e potrà altresì essere promosso davanti alla
Corte un altro giudizio di costituzionalità sulla stessa legge, purché fondato su motivazioni diverse.

• SENTENZE INTERPRETATIVE, che hanno ad oggetto l’interpretazione data ad una legge.


Possono essere di accoglimento, quando la Corte dichiara l’incostituzionalità di una determinata interpretazione
della legge e ne impone una conforme alla Costituzione; di rigetto quando dichiara la legge costituzionalmente
legittima purché interpretata in un certo modo. Queste sentenze hanno efficacia in erga omnes.

• SENTENZE C.D. MANIPOLATIVE DI ACCOGLIMENTO, con le quali la Corte rivede (“manipola”) il contenuto di una
legge, per evitare di dichiararla incostituzionale ed impedire così la formazione di un vuoto normativo nel sistema.

Esse hanno efficacia erga omnes e si distinguono in base al tipo di intervento operato dalla Corte in:
- ADDITIVE, con le quali la Corte dichiara l’incostituzionalità della disposizione impugnata nella parte in cui non
prevede un qualora che invece dovrebbe prevedere;
- ABLATIVE, con le quali la Corte dichiara incostituzionale la disposizione impugnata nella parte in cui prevede
qualcosa che on avrebbe dovuto prevedere;
- SOSTITUTIVE, con le quali la Corte dichiara incostituzionale una disposizione nella parte in cui prevede un
qualcosa anziché prevedere un’altra cosa.

• SENTENZE DI INCOSTITUZIONALITÀ PARZIALE, con le quali la Corte elimina solo quella parte della legge
considerata incostituzionale. Queste sentenze hanno efficacia erga omnes.

LA CORTE COSTITUZIONALE E L’ACCESSO INTERNET (Sentenza 307 del 2004)


La normativa oggetto di impugnazione si sostanzia nella mera previsione di contributi finanziari, da parte dello Stato,
erogati con carattere di automaticità in favore di soggetti individuati in base all’età o al reddito e finalizzati all’acquisto
di personal computer abilitati alla connessione ad “internet”, in un ottica evidentemente volta a favorire la diffusione, tra i
giovani e nelle famiglie, della cultura informatica.

Siffatto intervento, non accompagnato da alcuna disciplina sostanziale riconducibile a specifiche materie, non risulta
invasivo di competenze legislative regionali. Esso corrisponde a finalità di interesse generale, quale è lo sviluppo della
cultura, nella specie attraverso l’uso dello strumento informatico, il cui perseguimento fa capo alla Repubblica in tutte le
sue articolazioni (art. 9 della Costituzione) anche al di là del riparto di competenze per materia fra Stato e Regioni di cui
all’art. 117 della Costituzione

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IL RUOLO DEI MEDIA NELLA CORTE COSTITUZIONALE
Fino al momento in cui la sentenza viene depositata, nessuno ne è a conoscenza. La sentenza verrà in seguito
pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale per essere conosciuta.
Da diversi anni, la corte costituzionale ha provveduto a pubblicare le sentenze sul proprio sito; in più di
un'occasione nel caso di sentenza delicata dal punto di vista politico, la corte costituzionale ha subito tentativi di
compromettere le funzionalità dell'organo comunicando prima che cosa si aveva deciso.

Da alcuni anni a questa parte la corte ha deciso di parlare con una sua voce: invece che subire i media, uscire.
Inizialmente quello che succedeva nella corte era: si teneva un'udienza in cui le parti esponevano la loro
rappresentazione, dopo l'udienza la corte si radunava nella camera di consiglio, i giudici votavano la decisione e poi
veniva affidato ad un giudice il compito di scrivere la sentenza che poi veniva fatta propria da tutti i giudici.

Durante l’uscita di un ordinanza dalla camera di consiglio, ossia la primissima bozza, quest’ultima venne pubblicata nei
social media attraverso una foto. La corte in seguito a questo incidente, decise di far uscire immediatamente i comunicati
stampa, ovviamente subito dopo la chiusura della camera di consiglio, il Presidente della Corte Costituzionale e il giudice
relatore decisero di mandare alla stampa una pagina. Questo è un modo per passare da un soggetto passivo di
comunicazione ad un soggetto attivo: loro decidono con cosa uscire e cosa poter dire. Il ruolo informativo dei social
media ha cambiato radicalmente il passaggio delle informazioni istituzionali.

LA DINAMICA DEL PROCESSO E GLI INTERESSATI


Quando una causa finisce alla corte costituzionale, chi può intervenire?
Possono costituirsi le parti del processo da cui è scaturito il giudizio. Altre parti che possono costituirsi in giudizio sono
chi difende la legittimità della norma (lo Stato tramite l'avvocatura dello Stato e l'avvocatura regionale, se la legge
regionale).

Vi possono essere molti interessati al fatto che questa legge venga definita costituzionale o no, in questo caso si parla di
“interesse qualificato” ; ci deve quindi essere un interesse particolare, ma in genere la corte non ammette nessun altro
oltre alle parti in giudizio.
La corte può decidere di effettuare una fase istruttoria nella quale verifica se vi è un abuso dell'uso della norma. Non vi è
mai stato presente però un esperto che potesse controllare tale fase.

Che senso ha avere un giudice artificiale che si comporta esattamente come uno naturale?
• probabilmente le tempistiche diminuirebbero
• Non è corruttibile
• Vi è un risparmio di tempo e di risorse
• Giudica sempre allo stesso modo: è assolutamente prevedibile

Aspetti negativi:
• tende a replicare se stesso
• Non si corregge
• Il procedimento può essere viziato da Bias: pregiudizi. I Bias possono essere dati da un vizio nella programmazione
o in base alle informazioni che il giudice artificiale trova (legato al dataset).

Le sentenze devono essere motivate: la motivazione ha la funzione di far capire perché si è giunti ad una certa decisione
e consente l'appello; infatti non ci si può appellare se non vi è una giusta motivazione.

DDL ZAN
Art. 1. (Definizioni) 1. Ai fini della presente legge:
a) per sesso si intende il sesso biologico o anagrafico;
b) per genere si intende qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante
con le aspettative sociali connesse al sesso;
c) per orientamento sessuale si intende l’attrazione sessuale o affettiva nei confronti di persone di sesso
opposto, dello stesso sesso, o di entrambi i sessi;
d) per identità di genere si intende l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche
se non corrispondente al sesso, indipendentemente dal l’aver concluso un percorso di transizione.

ART. 604 BIS CODICE PENALE “PROPAGANDA E ISTIGAZIONE A DELINQUERE PER


MOTIVI DI DISCRIMINAZIONE RAZZIALE, ETNICA E RELIGIOSA.
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito:
a) con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla
superiorità o sull'odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi
razziali, etnici, nazionali o religiosi oppure fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità
di genere o sulla disabilità;
b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o
atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi oppure fondati sul sesso, sul
genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità.

È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla
discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi oppure fondati sul sesso, sul genere,
sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità.

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Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il
solo fatto della partecipazione o dell’assistenza, con la reclusione da 6 mesi a 4 anni. Coloro che promuovono o dirigono
tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da 1 a 6 anni.

ART. 604 TER CIRCOSTANZA AGGRAVANTE


Per i reati punibili con pena diversa da quella dell'ergastolo commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico,
nazionale, razziale o religioso oppure per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale,
sull’identità di genere o sulla disabilità, ovvero al fine di agevolare l'attività di organizzazioni, associazioni, movimenti
o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità la pena è aumentata fino alla metà.

1. Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte
legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto
pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti.
2. La Repubblica riconosce il giorno 17 maggio quale Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la
transfobia, al fine di promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione nonché di contrastare i pregiudizi, le
discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, in attuazione dei princìpi di
eguaglianza e di pari dignità sociale sanciti dalla Costituzione.

... In occasione della Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia sono organizzate
cerimonie, incontri e ogni altra iniziativa utile per la realizzazione delle finalità di cui al comma 1. Le scuole, nel rispetto
del piano triennale dell’offerta formativa ... nonché le altre amministrazioni pubbliche provvedono alle attività di cui al pre-
cedente periodo...

ART. 414 “ISTIGAZIONE A DELINQUERE


Chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati è punito, per il solo fatto dell'istigazione.
Alla pena stabilita … soggiace anche chi pubblicamente fa l'apologia di uno o più delitti. La pena prevista dal presente
comma nonché dal primo e dal secondo comma è aumentata se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o
telematici.
La norma è posta a tutela dell’ordine pubblico, in particolare punendo quelle condotte che, pur non determinando la
commissione di un reato specifico, provocano nella collettività inquietudine ed allarme sociale.

UGUAGLIANZA E CREDITO SOCIALE


Un sistema di credito sociale è un sistema digitale di monitoraggio, registrazione e valutazione basato su dati che
classifica e valuta individui, funzionari pubblici, aziende, organizzazioni e associazioni.
Comportamenti non ammessi vengono disciplinati e puniti. Chi invece dimostra un comportamento esemplare beneficia
di alcuni vantaggi.

Tecnicamente, secondo quanto riportato dai media, il sistema di credito sociale deve essere implementato mediante
diversi database in rete, registrazioni digitali di audio e video, analisi di big data e data mining nonché metodi di
intelligenza artificiale.
Attualmente, il sistema dello Skynet è composto da quasi 600 milioni di telecamere di sorveglianza, che vengono
utilizzate anche per il riconoscimento facciale e, più recentemente, anche per il riconoscimento dell’ andatura.

Agli occhi dei critici, questo sistema opaco contraddirebbe un accordo europeo sulla protezione dei dati,
subordinati al Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR). I critici considerano particolarmente
pericoloso il collegamento trasversale di informazioni e dati: se cittadini o imprese si contraddistinguono negativamente
in un’area di valutazione, potrebbero scattare sanzioni anche in altri settori.

IL CREDITO SOCIALE NEGLI USA


Negli Stati Uniti si stanno diffondendo sistemi analoghi come risultato di politiche della Silicon Valley e dell’industria
tecnologica e, in particolare, attraverso la sorveglianza da parte dei social media.
La maggior parte degli americani ha dozzine di score, molti dei quali determinati da metriche finanziarie, di consumo,
comportamentali e democratiche, e gran parte dei quali calcolati da società che non sentono possibilità di eluderli.
Altri si fanno monitorare volontariamente per beneficiare dei vantaggi nell’essere “soggetti noti” agli algoritmi ad esempio
di Amazon, eBay, Facebook o Netflix. Attraverso un processo di c.d “identità resolution”, gli aggregatori di dati allocano i
diversi tasselli raccolti creano nostre identità digitai con caratteristiche che, talvolta, neanche conosciamo.
Valutazione situazione individuale per: istruzione e borse di studio.

ART. 21 COST.
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di
diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla
stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la stessa legge prescriva per l’indicazione
dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il
sequestro della stampa periodica, può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e
non mai oltre 24h, fare denuncia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle 24h successive, il sequestro si
intende revocato e privo d’ogni effetto.

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La legge può stabilire, con norma di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa
periodica. Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli a tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume.
La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

LA LIBERTÀ DI STAMPA
La nostra Costituzione, per evitare che l’autorità pubblica danneggi tale libertà, prevede che il sequestro degli stampati
avvenga solo nei casi in cui ci si trovi nelle fattispecie di reati d’opzione, per i quali la legge sulla stampa lo autorizzi o nel
caso in cui siano violate le norme relative all’indicazione dei responsabili delle pubblicazioni.

Questi ultimi si e finiscono “Reati d’opinione”, ossia crimini che si sostanziano nella manifestazione di un’opinione che
sia evidentemente aggressiva, non rispettosa dei parametri che la Costituzione prevede perché ci possa essere una
corretta espressione di pensiero. Tali disposizioni servono a sopprimere il c.d. Controllo della stampa (che sia preventivo
o successivo) ed evitano che il sequestro da parte delle pubbliche autorità, che durante il periodo fascista era fortemente
politicizzato, venga utilizzato in maniera illimitata.

L’art. 21 Cost. Infatti prevede una riserva di legge (ossia prevede che sia il legislatore a determinare quali siano i delitti
per cui si applichi il sequestro) e la riserva di giurisdizione. Perciò è solo l’autorità giudiziaria titolare del diritto
d’ordinamento il sequestro, che può essere esercitato nei casi di necessità e urgenza, in maniera provvisoria, anche
dalla polizia giudiziaria.
Inoltre, la Costituzione si preoccupa anche di dettare i principi per garantire la trasparenza dei mezzi di finanziamento
della stampa periodica.

SENTENZA-DECALOGO (C. CASSAZIONE)


Negli anni ‘80 la Corte di Cassazione ha fissato il punto di equilibrio tra la diversa tutela del diritto di cronaca e
l’altrettanto doverosa tutela della persona con due note sentenze.

Quest’ultima detta anche “sentenza-decalogo” afferma che l’esercizio delle libertà di diffondere alla collettività notizie e
commenti è legittimo, e quindi può anche prelevare sul diritto di riservatezza, se concorrono le seguenti condizioni:
• Che la notizia pubblicata sia vera (“verità del fatto esposto”);
• Che esista un interesse pubblico alla conoscenza dei fatti riferiti in relazione alla loro attualità ed utilità sociale
(“corrispondenza ad un interesse sociale all’informazione”, ovvero requisito della pertinenza);
• Che l’informazione venga mantenuta nei giusti limiti della più serena obiettività (rispetto della riservatezza e
onorabilità altrui”, ovvero “correttezza formale della notizia e della critica”).

Se tutte queste condizioni vengono rispettate, una notizia può essere pubblicata anche se danneggia la reputazione di
una persona.
Altre sentenze della Suprema Corte hanno affermato i seguenti principi generali:
• In tema di diffamazione a mezzo stampa, l’esercizio del diritto di critica presuppone una notizia che ad esso
preesista (momento che atti e ancora al diritto di cronaca), con la conseguenza che sussiste l’obbligo dell’ articolista
di esercitare la propria critica esclusivamente su fatti del cui nucleo fondamentale ha verificato la corrispondenza al
vero.
• L’interesse generale all’informazione sugli avvenimenti politici prevale sulla tutela della reputazione e legittima la
critica di un fatto ancora da verificarsi, ma probabile, [se esercitata] nell’interesse della collettività.
• Anche la persona non nota ha diritto al risarcimento del danno per violazione del diritto alla riservatezza, ma deve
provare il pregiudizio subito.

IL GIUSTO PROCESSO: UN PRECETTO COSTITUZIONALE


Per MEZZI DI PROVA si intendono i mezzi di prova che si assumono in dibattimento. I mezzi di prova tipici sono
contenuti nel LIBRO III del c.p.p e sono un elenco ben preciso: la testimonianza, l’esame delle parti, i confronti, gli
esperimenti giudiziali, la ricognizione, la perizia e i documenti.
Il nostro ordinamento è improntato ad una tipicità temperata dei mezzi di prova, in quanto sono disciplinate le modalità di
assunzione anche di mezzi di prova atipici.

La prova digitale coinvolge sempre e solo una specifica scienza, quella informatica. La prova digitale ormai viene
utilizzata non solo per l’accertamento dei c.d. Computer crimes, ma potenzialmente per l’accertamento di tutti i tipi di
reati. Ad oggi le indagini informatiche, non hanno più una corrispondenza biunivoca con il concetto di reato informatico.

La prova digitale presenta 4 caratteristiche fondamentali:


• IMMATERIALITÀ: è necessario distinguere la prova, ossia il contenuto, dal supporto su cui questa viene salvata o
caricata. Quindi ad esempio, se la prova è un documento salvato su una chiavetta USB, la chiavetta USB rimarrà
sempre e solo un supporto.
• DISPERSIONE: i dati informatici che costituiscono la prova possono essere salvati anche in server molto distanti da
chi svolge l’attività di indagine, si pensi ad esempio alla problematica dei dati salvati in cloud.

• PROMISCUITÀ: il dato informativo può trovarsi all’interno di un sistema in cui ci sono molti altri dati che con esso non
hanno nessuna connessione. La promiscuità fa sorgere un problema, quello della tutela della riservatezza.

• CONGENITA MODIFICABILITÀ: il dato informatico è estremamente alterabile. Lo stesso sistema informatico, che è la
somma di tutti i dati, è estremamente modificabile. Dunque, per garantire la genuinità della prova, diventa necessario
ed imprenscindibile parlare di catene di custodia e di rispetto di best practices.

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CASO LOOMIS E SOFTWARE COMPASS
Questo caso è uno dei tanti che riguardano il fenomeno della giustizia predittiva.
In una discussa sentenza del 2016 la Corte Suprema del Wisconsin si è pronunciata sull’appello del sig. Eric Loomis,
la usi pena a sei anni di reclusione era stata comminata dal Tribunale circondariale di La Crosse.
Nel determinare la pena, i giudici avevano tenuto conto dei risultati elaborati dal programma COMPAS (Correctional
Offender Management Profiling for Alternative Sanctions) di proprietà della società Northpointe (ora Equivant), secondo
cui Loomis era da identificarsi quale soggetto ad alto rischio di recidiva.

COMPAS consiste in uno strumento di valutazione concepito, da un lato, per prevedere il rischio di recideva
dall’altro, per identificare i bisogni dell’individuo in aree quali occupazioni, disponibilità di alloggio ed abuso di
sostanze stupefacenti. L’algoritmo elabora i dati ottenuti dal fascicolo dell’imputato e dalle risposte fornite nel colloquio
con lo stesso.
I punteggi di rischio sono volti a predire la probabilità generale che gli individui con una storia criminosa simile siano più
o meno propensi a commettere un nuovo reato una volta tornati in libertà. L’aspetto da tener presente è che COMPAS
non prevede il rischio di recidiva individuale dell’imputato, bensì elabora la previsione comparando le informazioni
ottenute dal singolo con quelle relative ad un gruppo di individui con caratteristiche assimilabili.

Il tribunale circondariale decise quindi di non concedere la libertà visitala a Loomis, secondo i risultati del COMPAS
infatti, individuano in Loomis quale individuo ad alto rischio per la comunità.
Loomis in seguito a tale decisione, depositò un’istanza di revisione della pena lamentando che la decisione del tribunale
circondariale, nel prendere in considerazione i risultati del COMPAS, aveva violato il proprio diritto ad un processo equo.
La difesa di Loomis asserì che l’uso di COMPAS nel giudizio di determinazione della pena violava il diritto
all’equo processo sotto tre profili:
1) Il diritto ad essere contatto ad una determinata pena sulla base di informazioni accurate, delle quali non si
poteva disporre in quanto coperte da diritti di proprietà industriale;
2) Il diritto di essere condannato ad una pena individualizzata;
3) L’uso improprio del dato di genere nella determinazione della pena.

Loomis successivamente sostenne che il rischio non fosse calcolato in modo equilibrato, ritenendolo un algoritmo
con fondamenti razzisti. L'algoritmo riceveva delle schede di sentenze e di comportamenti, e professava cercando
delle costanti. Tra queste costanti vi era inizialmente presente la razza. Il software quindi utilizzava sentenze pregresse,
e se queste erano Bias, allora anche il nuovo giudizio sarebbe stato Bias.

Le sentenze pregresse possono effettivamente replicare un problema sociale, possono dare uno storico negativo
per alcuni gruppi sociali; ma il data training al quale è stato sottoposto l'algoritmo, assorbe quel dato, ma nel caso in cui
non conoscesse la razza dell’imputato come può essere considerato discriminatorio?
In questo caso, l'algoritmo era in possesso del codice postale: in una società molto divisa dal punto di vista territoriale, si
può cogliere il gruppo etnico dal codice postale.
Il Bias quindi non era diretto ma indiretto. —> il problema di Compass era il dataset.

In conclusione i giudici sono legittimati a considerare i dati forniti dal software nella determinazione della sentenza,
insieme però ad una moltitudine di altri fattori. Illegittimo sarebbe invece basare la sentenza su tali risultati, utilizzandoli
quindi come fattori determinanti della decisione.

USO DELLA TECNOLOGIA NELLE AULE DI TRIBUNALE E NELLE PROFESSIONI


Si può utilizzare l’intelligenza artificiale nelle varie fasi del procedimento giuridico o per affrontare un procedimento
giuridico.
Il Legal Analytics applica metodi e tecnologie di data mining al diritto, per migliorare i processi decisionali, l’efficienza e i
profitti degli Studi Legali e per garantire loro un importante vantaggio competitivo, nel business e nella pratica legale.
Adottando algoritmi di machine learning e di analisi predilettiva, le Soluzioni di Legal Analytics elaborano i big data
relativi a decine di migliaia di procedimenti passati, li aggregano in funzione di variabili e identificano, tra loro,
collegamenti e ricorrenze inconcepibili da un essere umano.
L’attività di data mining, effettuata su casi passati, consente di individuare l’orientamento di un determinato giudice verso
specifiche fattispecie, le sue inclinazioni politiche, i condizionamenti sociali che lo influenzano, nonché le strategie
difensive della controparte e perfino le debolezze e gli orientamenti di consulenti e periti noti.

- In Francia è prevista una sanzione penale per chi fa uso della Legal Analytics.

ART. 22 GDPR
Processo decisionale automatizzato relativo alle persone fisiche, compresa la profilazione

1. L'interessato ha il diritto di non essere sottoposto a una decisione basata unicamente sul trattamento automatizzato,
compresa la profilazione, che produca effetti giuridici che lo riguardano o che incida in modo analogo significativamente
sulla sua persona.

2. Il paragrafo 1 non si applica nel caso in cui la decisione:


a) sia necessaria per la conclusione o l'esecuzione di un contratto tra l'interessato e un titolare del trattamento;

b) sia autorizzata dal diritto dell'Unione o dello Stato membro cui è soggetto il titolare del trattamento, che precisa altresì
misure adeguate a tutela dei diritti, delle libertà e dei legittimi interessi dell'interessato;

c) si basi sul consenso esplicito dell'interessato.


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3. Nei casi di cui al paragrafo 2, lettere a) e c), il titolare del trattamento attua misure appropriate per tutelare i diritti, le
libertà e i legittimi interessi dell'interessato, almeno il diritto di ottenere l'intervento umano da parte del titolare del
trattamento, di esprimere la propria opinione e di contestare la decisione.

4. Le decisioni di cui al paragrafo 2 non si basano sulle categorie particolari di dati personali di cui all'articolo 9,
paragrafo 1, a meno che non sia d'applicazione l'articolo 9, paragrafo 2, lettere a) o g), e non siano in vigore misure
adeguate a tutela dei diritti, delle libertà e dei legittimi interessi dell'interessato.

I RAPPORTI TRA LE FONTI


I rapporti tra le fonti sono di tre ordini:

1) GERARCHICO
Se una fonte inferiore contraddice una fonte superiore è illegittima perché le fonti inferiori devono sottostare a quanto
prevedono le fonti superiori.
La fonte inferiore incompatibile è illegittima dall’entrata in vigore della fonte superiore. La fonte inferiore è dichiarata
illegittima ex tunc, da subito. Si considera non abbia mai avuto effetti.
Le fonti del diritto hanno un rapporto gerarchico cioè, hanno un diverso grado di efficacia. La fonte di grado inferiore non
può essere in contrasto con quella di grado superiore (questo rapporto è detto di tipo verticale.

Ma nel caso in cui due norme di diverso ordine entrino in contrasto, esistono due modi differenti per intervenire sulla
questione:
- Se il contrasto avviene tra le fonti costituzionali ( che sono la costituzione e la legge costituzionale) e le fonti legislative
(che sono i trattati e regolamenti dell'unione europea, legge ordinaria, atti aventi forza di legge, legge regionale) uno
specifico organo è chiamato a eliminare il contrasto. Questo organo specifico si chiama corte costituzionale, ha una
sola sede a Roma ed è formata da 15 giudici. La Corte Costituzionale ha come compito quello di tutelare la
Costituzione. Affinché la corte costituzionale analizzi una norma deve essere interpretata o dal governo o dal giudice
nel corso di un processo. Se la corte costituzionale accoglie la sentenza, il giorno dopo la pubblica sulla Gazzetta
Ufficiale e la norma a partire dal giorno stesso della pubblicazione non esiste più.

- Se le fonti regolamentari (che sono i regolamenti e la consuetudine) sono in contrasto con una fonte superiore il
regolamento non si applica, il giudice lo disapplica

Le fonti di grado superiore non possono essere modificate da quelle di grado inferiore. Le fonti di grado inferiore devono
rispettare quanto stabilito dalle fonti di grado superiore.
Il rapporto di gerarchia, conseguenza dei principi dello Stato di diritto e della loro espansione, si sostanzia nella legalità
(ossia nella non contraddizione dell'atto sub legislativo nei confronti della legge) e nella costituzionalità (anch'essa
consistente soprattutto nella non contraddizione, in questo caso dell'atto legislativo nei confronti della Costituzione).

2) CRONOLOGICO
Il criterio cronologico si applica tra le fonti che sono sullo stesso piano gerarchico. La fonte successiva abroga la
precedente. Normalmente ex tunc.
• due norme di pari grado possono modificarsi in base al criterio cronologico;
• la norma più recente modifica o abroga quella precedente di pari grado.

3) DI COMPETENZA
È il rapporto orizzontale tra fonti che regolano ambiti diversi. Riguarda il rapporto tra la Regione e lo Stato. Il rapporto di
competenza, invece, attiene ad una situazione di distribuzione orizzontale. Inoltre è di importanza rilevante l'adozione di
un terzo criterio, qualora vi sia contraddizione tra fonti omogenee (pari grado gerarchico, uguale competenza): il criterio
cronologico, secondo il quale la legge successiva abroga la legge precedente che risulti in contrasto.

IL DIRITTO INTERNAZIONALE
1) CONSUETUDINARIO
Prevale sulle leggi ordinarie. Il diritto consuetudinario è il diritto nato dalla pratica. Ci sono consuetudini nazionali (gli
usi) e diritti consuetudinari internazionali. Le consuetudini internazionali stanno sopra le leggi ordinarie.
Vista l'assenza di un legislatore universale, in grado di legiferare validamente e in modo vincolante, il diritto
internazionale universalmente valido è per lo più diritto consuetudinario, anche se la politica delle organizzazioni
internazionali come l'ONU può influenzarne lo sviluppo (ad esempio sull'uso della forza nelle relazioni internazionali).
Per poter entrare a far parte del diritto consuetudinario, una regola deve essere accettata almeno da una larga
maggioranza degli Stati che comprenda gli Stati più influenti a livello internazionale.

2) PATTIZIO ( CONVENZIONALE)
Prevale sulle leggi ordinarie se eseguito con legge. Le norme di diritto pattizio nascono dal consenso tra gli Stati.
Un trattato internazionale cui l’Italia non ha aderito non si applica in Italia. Quando si aderisce ad un trattato
internazionale c’è una legge di esecuzione interna.

Il diritto convenzionale si basa invece sugli accordi internazionali liberamente stipulati dagli Stati, che si impegnano
a rispettarne le disposizioni. Di norma il diritto pattizio prevale sul diritto consuetudinario (il diritto particolare prevale su
quello generale), ma con un'importantissima eccezione per quanto riguarda lo ius cogens.
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Una norma di ius cogens è una norma consuetudinaria che protegge valori considerati fondamentali e a cui non si
può in nessun modo derogare: se due Stati stipulano un trattato in cui si propongono di attuare violazioni dell'integrità
di uno Stato terzo o di eseguire azioni considerate crimini internazionali, il trattato stesso è considerato nullo

PRINCIPI FONDAMENTALI
Articolo 1-12 Costituzione
Teoricamente modificabili. Il nucleo dei primi 12 articoli non è modificabile. Non è modificabile il principio dei 12 articoli,
non i 12 articoli.

PRINCIPIO DEMOCRATICO: Ex art. 1 Cost., l'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità
appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

PRINCIPIO PERSONALISTA, PLURALISTA, SOLIDARISTICO: sancito nell’articolo 2. “Principio personalista” appunto


perché esiste una sfera della personalità fisica e morale di ogni uomo che non può essere lesa da nessuno.
“Pluralista” perché viene tutelato sia l'uomo come individuo sia l'uomo nelle relazioni sociali con i medesimi diritti che
spettano agli individui.
“Solidaristico” infine perché l'esistenza di doveri crea delle responsabilità, è necessario anche concorrere alla
realizzazione altrui, allo svolgimento della vita sociale e non solo pretendere unicamente spazi di libertà.

PRINCIPIO DI UGUAGLIANZA: articolo 3.

PRINCIPIO LAVORISTA: menzionato nell’articolo 1, si ritrova nell’articolo 4.

PRINCIPIO DI INDIVISIBILITÀ DELLA REPUBBLICA: articolo 5. Mantiene integro il principio di sovranità unitaria e
indivisibile come prerequisito dello stesso Stato.

PRINCIPIO AUTONOMISTA: sempre articolo 5

PRINCIPIO LAICITÀ DELLO STATO: principio non presente direttamente come disposizione costituzionale, ma la
disciplina eterogenea del fenomeno religioso si rifà agli articoli 2-3; 7-8; 19-20.

PRINCIPIO DELLO STATO DI CULTURA: articolo 9 della Costituzione, richiamo degli articoli 33 e 34, attribuendo a
soggetti pubblici il compito di promuovere la cultura in senso lato

PRINCIPIO DI APERTURA ALLE NORME INTERNAZIONALI: L'ordinamento giuridico nazionale si conforma (cioè si
adatta automaticamente) alle norme di diritto internazionale generalmente riconosciute.

PRINCIPIO DI LIMITAZIONE DELLA SOVRANITÀ: Insieme alla rinuncia alla guerra, ex art. 11 Cost., si consentono
limitazioni della sovranità necessarie per assicurare la pace e la giustizia tra le nazioni (preminente alla sovranità
stessa). Fattispecie sufficientemente elastica che ha consentito l'ingresso dell'Italia nell'Onu e il processo di integrazione
europea.

1. PRINCIPIO PERSONALISTA (non individualista o collettivista) -> Il principio personalista vede il singolo come parte di
una comunità. le persone hanno dei diritti in quanto persone e in quanto membri di una comunità.
Questo principio ha un lato importante, che è il dovere di solidarietà: dovere costituzionale di prendersi cura degli altri.
È in luce l’idea secondo la quale la persona umana è in relazione con gli altri, e questo legame non lo decide il singolo, è
riconosciuto dalla costituzione.

ART. 2: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali
ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e
sociale.”

ART. 13: La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione
personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli
casi e modi previsti dalla legge.
In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge l'autorità di pubblica sicurezza può
adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all'autorità giudiziaria e, se
questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.
E` punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà. La legge stabilisce i
limiti massimi della carcerazione preventiva.

PRINCIPIO DI RISERVA DI LEGGE: ci dev’essere una riserva legislativa e una riserva di giurisdizione.
Tali riserve sono importanti perché significano che le persone sono tutelate tramite la legge e tramite la necessità che ci
sia un giudice che decida; c’è anche una terza tutela, ossia la costituzione: se la legge è liberticida, interviene la corte
costituzionale in nome della costituzione.

2. PRINCIPIO PLURALISTA -> il principio pluralista: c’è un pluralismo istituzionale (poteri divisi); pluralismo anche nel
senso di pluralità di partiti. Principio secondo il quale non è eliminabile il pluralismo delle istituzioni, compresa la divisione
dei poteri; c’è un principio di pluralismo sociale, per cui le persone possono associarsi liberamente in partiti politici e
concorrere alla formazione della politica nazionale. Non si può imporre il partito unico.
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3. PRINCIPIO LAVORISTA -> una Repubblica fondata sul lavoro come strumento di promozione della dignità di
ciascuno. Il principio lavorista riconosce nel lavoro un punto fondamentale non solo perché uno deve lavorare per
guadagnarsi da vivere ma anche perché il lavoro è uno strumento di affermazione umana.

ART. 1: L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita
nelle forme e nei limiti della Costituzione.

4. PRINCIPI AUTONOMISTA -> riguarda l’esistenza delle autonomie locali e delle regioni; fa parte del costituzionalismo
italiano il fatto che ci siano enti territoriali dotati di competenze proprie

ART. 144: La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato. I
Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i
principi fissati dalla Costituzione.

Questo principio dice che esiste una pluralità di enti pubblici territoriali. La descrizione che ne fa la costituzione, mette in
primo piano il livello più prossimo al cittadino, per un principio che si chiama sussidiarietà secondo il quale per decidere
qual è il tipo di ente che si occupa di un certo compito, si preferisce il livello più vicino al cittadino.
Nel decidere le competenze, l’idea fondamentale è di attribuirle all’ente territoriale più vicino al cittadino, nella misura in
cui l’ente più vicino non è adeguato, si sale. --> principio di sussidiarietà verticale.
Principio di sussidiarietà orizzontale, il quale tutela e favorisce l’impegno di privati nei campi di pubblico interesse.

5. PRINCIPIO DI LAICITÀ
ART. 7: Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono
regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di
revisione costituzionale.

ART. 8: Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla
cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico
italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

ART. 19: Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata,
di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume. La
costituzione non parla di laicità. I francesi hanno introdotto la laicità.

Il principio di laicità non è in Costituzione. La Costituzione non parla di laicità. Il principio di laicità è di derivazione
francese. La Costituzione italiana afferma che lo Stato e la Chiesa cattolica sono indipendenti e sovrani, cioè sono su
due piani diversi.
Mentre la laicità francese ha un’idea di separatismo per cui la Chiesa e lo Stato non si toccano mai, nel campo della
Costituzione italiana si è deciso di riconoscere che la Chiesa e lo Stato sono in una relazione di natura pattizia.
Quindi quando la Chiesa e lo Stato entrano in relazione sulla base di un accordo (es. Patti Lateranensi).
L’articolo 8 estende lo stesso principio alle altre confessioni religiose. Tra lo Stato e le altre confessioni religiose si
possono realizzare ugualmente dei patti. Non c’è un netto separatismo tra Chiesa e Stato.
L’articolo 19 afferma che la libertà religiosa è consentita a tutti, compresa quella di non praticare nessuna religione.

I diritti fondamentali godono di:


- RISERVA DI LEGGE: l'istituto giuridico in base al quale una determinata materia può essere regolata soltanto dalla
legge o da un atto avente forza di legge; ha una funzione di garanzia nei confronti del cittadino, escludendo l'esercizio
della potestà regolamentare da parte del governo e interventi in via amministrativa.

- RISERVA DI GIURISDIZIONE: La riserva di giurisdizione è un principio giuridico che prevede che per la disciplina di
particolari materie, soprattutto per decisioni che attengono alla restrizione della libertà dell'uomo, possa intervenire
solo ed esclusivamente l'autorità giudiziaria e non, per esempio, l'autorità amministrativa, che dovrà invece agire solo
dopo il mandato del giudice.
Che sono requisiti in assenza dei quali non possono essere limitati.

ARTICOLO 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua,
di religione, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e
l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i
lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

ARRT. 19 E 21: sono due articoli che riguardano la libertà d’opinione i quali non sono limitati ai soli cittadini italiani.
La Corte Costituzionale col tempo ha esteso i diritti fondamentali anche ai non cittadini. Molti di questi diritti spettano
anche ai non cittadini illegalmente residenti. Principio di uguaglianza: cittadino/non cittadino/cittadino “comunitari”.
Il principio di uguaglianza dice che tutti i cittadini sono uguali.il principio di non discriminazione è fondamentale: non si
può discriminare su base razziale, religiosa…
LO SPAZIO DI SCHENGEN -> il Trattato di Schengen è un trattato internazionale che ha abolito le frontiere interne.
Il principio fondamentale è la libertà di circolazione. L’Irlanda è il Paese dell’UE che non è dentro allo spazio Schengen.
In particolari circostanze può sospendere (es. durante la pandemia).
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DI CHI SONO I DIRITTI FONDAMENTALI?
PRINCIPIO DI UGUAGLIANZA FORMALE: impone che tutte le persone siano trattate alla stessa maniera.
Questo significa però che persone oggettivamente in condizioni diverse devono ugualmente essere trattate in condizioni
diverse. Il principio di non discriminazione è un principio fondamentale.
Il principio di uguaglianza consente e a volte obbliga a trattamenti diversi. Nessuno può essere trattato diversamente a
parità di condizioni ma viceversa ci possono essere delle condizioni oggettivamente diverse che impongono un
trattamento diverso.

Es. un trattamento pensionistico che consenta alla donna di andare in pensione prima o che consenta in certi lavori un
pensionamento anticipato può non provenire da una diversa considerazione ma può provenire da una considerazione
sulla capacità fisica di una persona o sul tipo di lavoro. Non deriva da una discriminazione ma da un riconoscimento
della differenza.
Il principio di uguaglianza impone la distinzione quando il trattamento è diverso. Eguagliare la condizione per persone
che sono differenti è una violazione del principio di uguaglianza. Il principio di uguaglianza dice di trattare persone uguali
nella stessa maniera, non di eguagliare situazioni diverse.

PRINCIPIO DI UGUAGLIANZA SOSTANZIALE: è teso a riequilibrare posizioni di discriminazione sociale. Riconosce


che per condizioni sociali, culturali, economiche e politiche alcune parti della società hanno dei vincoli che altri non
hanno e quindi il bisogno di aiutare di più alcune frange della popolazione per rimuovere quegli ostacoli che non
consentono di godere pienamente della partecipazione della vita sociale.

Es. la tassazione è progressiva (art. 53 Costituzione), l’aliquota aumenta col reddito, qualcuno deve pagare più di
qualcun altro perché c’è l’obbligo di solidarietà che impone di rimuovere gli ostacoli, di aiutare la società. Si paga di più in
termini assoluti ma anche in proporzione. Sui più ricchi si richiede l’obbligo di aiutare una frangia della popolazione.

Il superamento degli ostacoli economici e il diritto ad internet: art. 2 e art. 3 Il diritto all’accesso ad internet rientra negli
articoli 2 e 3 perché diventano strumenti di promozione dell’uguaglianza sociale. L’accesso ad internet diventa uno
strumento per godere della vita di relazione. Se la Pubblica Amministrazione usa internet: il problema di accesso come
problema di godimento di diritti

L’USO DELL’ART. 3 COST: LE TECNICHE DI SCRUTINIO (AMMINISTRATIVO E GIUDIZIARIO)


L’articolo 3 è stato utilizzato molto dalla giurisprudenza per sviluppare tecniche di scrutinio, cioè tecniche con le quali
vengono valutati gli atti della Pubblica Amministrazione e gli atti del legislatore.
Si può ricorre al giudice amministrativo dicendo che un certo atto amministrativo è irragionevole, irrazionale, incoerente,
sproporzionato oppure ricorrere alla Corte Costituzionale dicendo che una legge è irragionevole, irrazionale, incoerente,
sproporzionata.
L’articolo 3 è stato l’articolo al quale si è riferita la possibilità della Corte Costituzionale o del giudice di valutare se una
norma sia proporzionata, ragionevole, razionale.

Se il principio di uguaglianza dice che a situazioni uguali si risponde con discipline uguali e a situazioni diverse si
risponde con discipline diverse, una soluzione normativa irragionevole è una situazione normativa contraddittoria e
quindi in violazione al principio di uguaglianza. Ha preso vita uno scrutinio, cioè quando si chiama in causa il principio di
razionalità o ragionevolezza si sta chiedendo alla Corte di effettuare un certo tipo di vaglio della norma.
Si chiama vaglio o scrutinio. L’esigenza di creare un tipo di vaglio o di scrutinio basato sull’articolo 3 della Costituzione
più rigoroso si è adottato il vaglio di proporzionalità che ha reso più coerente e strutturata l’analisi di una norma.
Lo scrutinio di proporzionalità si basa su una serie di passaggi progressivi che una norma o una decisione
amministrativa deve superare per essere ritenuta legittima (test).

Non esiste semplicemente un vaglio di proporzionalità che sia sillogistico, lo scrutinio di proporzionalità tiene insieme più
interessi si chiede se una certa soluzione sia la più adeguata date le circostanze.
Questo consente ai giudici di valutare questioni molto complesse con una minore paura di invadere lo spazio del
legislatore. Essendo un test rigoroso, il giudice ha meno discrezionalità e perciò è più a suo agio nel valutare scelte
politiche. Si dice quindi che la proporzionalità favorisce la «giustiziabilità», cioè favorisce la sottoposizione di questioni
politiche al vaglio del giudice.

La Corte ha ritenuto che una norma sciocca, irragionevole non rispetti il principio di uguaglianza perché dentro l’idea di
uguaglianza c’è un’idea di ragionevolezza.
La Corte costituzionale usa il criterio di proporzionalità. La proporzionalità è un principio che ha dato vita ad un vero e
proprio metodo di scrutinio, un metodo rigoroso per valutare la legittimità di un precetto, di una legge o di un atto.
La proporzionalità consente di valutare una soluzione rispetto ad una pluralità di interessi in gioco.

I DUE MODELLI DI PROPORZIONALITÀ


Ci sono due tipi di test che servono a valutare se un atto o una legge sono legittimi. Se una norma o un atto non passa
una fase del test, è illegittimo e il test si arresta.

TRIPARTITO (più diffuso)


1. Si indaga se una norma o un atto persegue un fine legittimo
2. Si indaga se lo fa nel modo necessario (least restrictive means)
3. Si indaga se il beneficio supera gli effetti negativi (proporzionalità in senso stretto)
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QUADRIPARTITO (più trasparente)
1. Si indaga se una norma o un atto persegue un fine legittimo
2. Se è concretamente rivolta allo scopo che dichiara di perseguire
3. Si indaga se è lo strumento meno invasivo degli interessi coinvolti (least restrictive means)
4. Si indaga se il beneficio supera gli effetti negativi (proporzionalità in senso stretto)

LA PRIVACY E LA PROPORZIONALITÀ IN AZIONE


CASO GONZALEZ MARTINEZ
La Corte di Giustizia si è pronunciata il 13 maggio 2014 con la sentenza n.317 in seguito al ricorso di un cittadino
spagnolo che aveva richiesto la rimozione, prima al gestore del sito e poi a Google, di alcuni dati personali pubblicati in
poche righe del giornale “LaVanguardia Editiones SL” e da lui ritenuti non più attuali.
Egli in passato era stato sottoposto ad un procedimento, aveva subito una bancarotta e in base alla normativa spagnola,
la vendita di beni che lo riguardavano doveva essere pubblicata sul giornale.

L’Agencia Espanola de Proteccion de Datos (AEPD), cioè l’equivalente spagnolo del nostro Garante per la protezione
dei dati personali, aveva ordinato a Google di procedere alla rimozione di questi dati contestati dal ricorrente, ma Google
si rifiutò di procedere alla cancellazione perché ritenne che la richiesta dell’AEPD andasse a ledere la liberà di
espressione dei gestori di siti internet.

Il reclamo presentato all’AEPD fu parzialmente accolto: nella parte i cui era diretto contro Google Spain e Google Inc.
L’AEPD ha affermato che i gestori di motori di ricerca sono tenuti a rispettare la normativa in materia di protezione dei
dati in quanto essi pongono in essere un trattamento di dati e son responsabili del trattamento e “agiscono come
intermediari della società dell’informazione”.
La Corte Suprema Spagnola presentò alla Corte di Giustizia diverse questioni relative all’applicazione delle direttive
95/46/CE relativamente alla protezione dei dati personali a fornitori di servizi (Google) e al c.d. “Diritto all’Oblio” dei
soggetti cui i dati personali si riferiscono.

Il DIRITTO ALL’OBLIO rientra nell’ambito dei diritti della personalità e, pur avendo origine giurisprudenziale, è stato
riconosciuto, per la prima volta, in Italia al comma 1 dell’art. 11 “Diritto all’Oblio” della Dichiarazione dei diritti di internet,
che fu emanata nel 2015.
Il diritto all’Oblio è il diritto di un soggetto a chiedere la rimozione di informazioni o dati che non sono più attuali, o
necessari per le finalità per le quali erano stati raccolti e trattati oppure perché l’interessato ha ritirato il consenso.

Quando si parla di INDICIZZAZIONE si deve fare riferimento all’inserimento di un sito, di una notizia in un motore di
ricerca (ad esempio Google). Quindi il sito o la notizia compaiono nelle pagine in seguito all’azione degli utenti che
immettono nel motore di ricerca parole o frasi attinenti alla loro ricerca.
Google è stato considerato titolare del trattamento dei dati e quindi ritenuto responsabile, in quanto aveva l’obbligo di
verificare che determinate pagine riconducibili a fatti particolari che non erano più attuali non fossero “indicizzate”.
La Corte di Giustizia ha ritenuto meritevole di tutela la richiesta avanzata da un soggetto di non vedere indicizzato tra gli
elenchi dei risultati delle ricerche le pagine che presentano contenuti riguardanti la sua persona e che quindi possono
arrecargli pregiudizio nonostante sia trascorso del tempo dalla pubblicazione della notizia.

ARTICOLO ATTUALE DEL GDPR


Art.17 ‘diritto all’oblio’à diritto dell’interessato alla rettifica dei dati personali a lui riferiti e alla cancellazione degli stessi.

‘The data subject shall have the right to obtain from the controller the erasure of personal data concerning him or her
without undue delay and the controller shall have the obligation to erase personal data without undue delay where one of
the following grounds applies:
▪ the personal data are no longer necessary in relation to the purposes for which they were collected or
otherwise processed;
▪ the data subject objects to the processing … and there are no overriding legitimate grounds for the
processing, …
Paragraphs 1 and 2 shall not apply to the extent that processing is necessary:
▪ for exercising the right of freedom of expression and information;’

Si ha il diritto all’ottenimento della rimozione dei propri dati, quando essi non sono più necessari rispetto alle finalità per
le quali sono stati raccolti o altrimenti trattati e quando non sussiste alcun motivo legittimo prevalente per il trattamento.

Dopo il caso Google Spain, la Corte di Giustizia Europea arriva a delineare un nuovo profilo del diritto all’oblio,
rappresentato dal diritto dell’utente della rete ad ottenere dal gestore del motore di ricerca, la de-indicizzazione delle
informazioni che lo riguardano, che non costituiranno più così il risultato delle interrogazioni avviate dagli utilizzatori del
predetto motore di ricerca.
Google deve quindi creare un sistema che non rimuova le informazioni, ma che le renda meno accessibili; la valutazione
delle informazioni dev’essere fatta sulla base della proporzionalità. Tale scrutinio di proporzionalità dev’essere
automatizzato.

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LA DIVERSITÀ’ DI PROSPETTIVE
Il vaglio di proporzionalità è richiesto alle autorità pubbliche: un procedimento amministrativo deve concludersi con un
provvedimento proporzionale; anche l’organo amministrativo deve ragionare così, perché sarà un giudice che vaglia ciò
che ha fatto la pubblica amministrazione: il fatto che il giudice usi la proporzionalità, impone alla pubblica
amministrazione di usare la proporzionalità. La pubblica amministrazione e anche il privato devono usare un vaglio di
proporzionalità. Devono tentare di trovare una soluzione proporzionale.

La pubblica amministrazione e il privato valutano cos’è proporzionato. Nel caso del vaglio giudiziario, il giudice valuta se
una soluzione è sproporzionata; un giudice può riscontrare più soluzioni proporzionate, e quindi che una norma non è
illegittima.
Invece, la pubblica amministrazione ha bisogno di individuare una scelta, deve prendere un provvedimento. Il fatto che
un tribunale usi la proporzionalità, impone a tutti oloro che sono coinvolti di usarla, perché poi ci sarà il controllo dei
tribunali. Il vaglio può riguardare provvedimenti e anche norme.

Chi impugna, chi solleva una questione, deve specificare cosa ritiene che sia stato violato; se impugno il decreto che
dichiara la mia regione una zona arancione, devo anche specificare che per me è illegittimo in ragione di.. e indico quali
norme sono state violate. Di fronte alla corte costituzionale dirò che è illegittimo sotto il profilo della proporzionalità: il
parametro dev’essere sempre invocato.

PRIVACY
Dov’è la privacy nella costituzione? Articolo 14, il domicilio è inviolabile; articolo 15 libertà di corrispondenza.
Ci sono vari modi di concepire la privacy; si possono avere più aspettative verso le altre persone per quanto riguarda la
privacy.
La privacy nei confronti dei pubblici poteri, cose che il potere pubblico non sa o non vogliamo che sappia. Sfera di
autodeterminazione in cui neanche i poteri pubblici possono entrare.
Quando emerse questo tema, l’Europa aveva già espressione, quella della dignità umana. Alla fine del 800
l’industrializzazione aveva reso possibile quello che un tempo non lo era, cioè la nascita della stampa scandalistica, i
paparazzi in particolare.

Vi erano persone che si guadagnavano da vivere fotografando la vita di celebrità e poi pubblicavano sui giornali, giornali
che ormai erano diventati un bene di massa, ve ne erano moltissime di persone che compravano giornali di questo tipo.
A Boston un avvocato, Warren, la cui moglie faceva parte della borghesia altissima, era stanco dei continui paparazzi
appostati davanti alla sua dimora. Negli Stati Uniti ci si pose quindi il problema di come si potesse tutelare la propria
intimità.
Le persone non riuscivano a gestire la propria immagine, anzi non potevano. Da ciò emerse l’iniziativa da parte di
Warren che teorizzò l’esistenza di un diritto alla privacy, ricavandolo dalla base della cultura giuridica anglosassone
come un diritto ad essere lasciati soli nei confronti di altri privati.

Contemporaneamente in Europa successe la stessa cosa; successe un fatto eclatante: alla fine dell’800 morì il
cancelliere Bismarck. La famiglia sigillò la sua casa. Venne comunicato all’imperatore che era morto il suo grande deus
ex machina, venne invitato a fare visita a Bismarck una volta che la salma fu resa presentabile.
Nella stessa notte un reporter ed un fotografo ruppero uno dei sigilli ed entrano nella sala, la foto che scattarono fece il
giro del mondo. Sia Francia, Prussia, altri paesi risposero quindi all’esigenza della privacy.
Quando morì Bismarck le persone venirono perseguite perché la foto non rispettava il desiderio della famiglia.

In America il senso di dignità non era presente nell’ordinamento costituzionale, Warren non invocò la tutela dell’onore
della reputazione e della reputazione delle persone. Essi miravano a tutelare la propria privacy.
Articolo citatissimo, l’ “Harvard Law Review”, privacy abbastanza analogo alla dignità “europea”.
La differenza è che nella privacy vi è un’area nella quale nessuno può entrare senza permesso; con dignità si identifica i
valori protetti, non è una sfera alla quale non si può accedere ma un aspetto della persona che va tutelato.

Alla fine del 800 la privacy venne introdotta per tutelare i privati nei confronti di altri privati. Questo fece breccia nella
seconda metà del 900 quando venne usata per tutelare l’individuo nei confronti dei PUBBLICI POTERI.
Nei primi anni 50 vi erano alcune norme che sono vissero così a lungo che vietarono l’utilizzo di contraccettivi artificiali,
la corte suprema sosteneva che tale legge violava la privacy. La novità era che la privacy veniva invocata come diritto
costituzionale nei confronti del potere pubblico, cioè del legislatore.

Verso la fine degli anni 60 e l’inizio degli anni 70 successe il ROE VS WADE, sentenza storica dea Corte Suprema degli
Stati Uniti d’America che rappresenta uno dei principali precedenti riguardo alla legislazione sull’aborto.
Ciò che veniva chiesto ai giudici era se la Costituzione Federale riconoscesse un diritto all’aborto anche in assenza di
problemi di salute della donna, del feto e di ogni altra circostanza che non fosse la libera scelta della donna.
La decisione venne presa con una maggioranza di 7 giuridici a favore e 2 contrari. Si fondò su un’interpretazione non
nuova del 14esimo Emendamento.

Secondo questa interpretazione, ormai accolta dalla giurisprudenza costituzionale statunitense, esiste un diritto alla
Privacy inteso come diritto alla libera scelta di ciò che attiene alla sfera più intima dell’individuo.
Comunque il diritto all’aborto della donna, in questa sentenza, non è definito assoluto, poiché lo Stato avrebbe il dovere
di intervenire in talune circostanze, che coincidono in particolare con il tempo di gestazione.

A lungo rimasero però leggi che sanzionavano ancora atti omosessuali, la legge del Texas venne quindi dichiarata
incostituzionale perché contraria alla privacy.

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Gli USA si resero presto conto che la privacy non era sufficiente; tutti gli Stati dovevano riconoscere il matrimonio
omosessuale, la privacy di solito descrive un’area privata ma il matrimonio non è un’area privata è atto che richiede il
pubblico riconoscimento della propria relazione.
La Corte sostiene che qui è implicato l’autodeterminazione delle persone, coloro che non si possono sposare vivono una
DEGRADAZIONE della loro dignità. L’Idea di una sfera che ha bisogno di essere riconosciuta pubblicamente come il
matrimonio è importante.

In Europa per quanto riguarda la dignità, l’idea era che i poteri privati devono rispettare qualsiasi individuo; vi erano
norme che limitavano la libertà personale per tutelare il proprio decoro.
A metà del 900 il PRINCIPIO PERSONALISTA concepì l’idea secondo cui ciascuno di noi aveva valore, che doveva
essere riconosciuto dagli altri e che egli stesso non poteva andar contro; “io stesso non posso farmi schiavo”, svilirei la
mia dignità. Questo rientra nell’idea del diritto dell’unione europea secondo la quale tutti godiamo di DIRITTI
INDISPONIBILI.
Nella seconda metà 900 ciò che emerge è il tema della AUTODETERMINAZIONE, si trovavano sempre più sentenze
che parlavano di ciò. Quello che era indisponibile può in certi casi diventare disponibile.

Come proteggiamo la vita delle persone, a partire dalla vita intima? Puoi o non puoi. La vita umana è indisponibile, non
possiamo togliercela di dosso. Che cosa succede?
L’idea di dignità si sviluppa ulteriormente in maniera nella quale è ancora considerata oggetto di dibattito; la dignità
conserva qualcosa di indisponibile che è la vita, ma se è indisponibile come si può consentire l’eutanasia??
La vita in alcuni casi non è più degna ed è più dignitoso morire. Decidere di togliersi la vita non è una scelta consentita
dalla legge. Ma vi possono essere degli stati dell’esistenza in cui è giusto/corretto cessare la propria vita.

La prima idea di dignità è l’idea secondo la quale è INTANGIBILE e i beni protetti lo sono altrettanto. La libertà ha a che
fare con la nostra libertà, posso decidere di dare via la mia libertà? No.
Si può pensare alla dignità in un’altra maniera, ci sono stati dell’esistenza in cui la dignità viene meno. Qui proprio per la
condizione per la quale ci si trova a vivere si può pensare che sia più dignitoso cessare di vivere.
Libertà all’interno di dignità, posso decidere di darla via? Gli ordinamenti in genere non lo consentono.

C’è un altro aspetto che è emerso oltre all’autodeterminazione (decido io la mia dignità salvo limiti). Dignità come
RICONOSCIMENTO: ogni essere umano ha bisogno di poter autodeterminare la propria vita, ha bisogno che gli altri lo
riconoscano come parte della società assieme a tutti gli altri.
Negli Stati Uniti con il matrimonio gay è stato riconosciuto come atto di riconoscimento pubblico.
Perché c’è bisogno di riconoscere le lingue straniere in territorio italiano? La dignità ha valore di riconoscimento, una
persona vuole essere riconosciuta come identità di un determinato paese.

Nel diritto Europeo e Italiano troviamo una idea di protezione dei dati che ha a che fare con la considerazione
dell’importanza della persona umana. La privacy per il diritto europeo non è la privacy semplicemente degli americani.
È intesa come protezione di dati, informazioni che ci riguardano che hanno a che fare con il valore della nostra
esistenza. Che quindi deve essere attenta a proteggere valori indisponibili dell’individuo. Questa protezione si sviluppa
nei confronti del privato quanto del pubblico.
Per privacy appunto si intende una parole che indica la necessità di proteggere informazioni, necessità particolare a
proteggere la dignità che sta dietro a quelle informazioni.
Sfera in cui nessuno può entrare perché PROPRIA di ciascuno di noi, pretesa di essere lasciati soli, esercizio del
dominio delle proprie informazioni.

Nel caso europeo, dietro l’idea di privacy è presente l’idea della dignità. La nostra privacy la si usa continuamente ogni
volta che si apre una pagina Web, condividiamo dati.
Perché è consentita la condivisione dei nostri dati? Il consenso è lo strumento giuridico che cede i nostri dati, se si presta
il consenso è possibile accedere alla pagina web.
Si presta così tanto consenso che non lo si presta più, è un consenso informato ma raramente si è a conoscenza delle
informazioni a cui consentiamo l’accesso. L’idea del consenso permea l’uso delle tecnologie.
Gli ordinamenti si sono resi conto che il consenso è fittizio, in più l’ordinamento europeo sostiene che il nostro consenso
sia informato e limitato, si danno informazioni nella misura in cui ne siamo consapevoli.

Articolo 4 GDPR, articolo 6 enuncia quando è lecito il trattamento dei dati. Ci si torva in una situazione paradossale, la
caratteristica del consenso è chiesta così spesso che ognuno di noi accetta senza essere informati su quali siano le reali
conseguenze. Nei software nessuno si legge le conseguenze.
Diamo sempre consenso, diamo sempre dati, ogni dato che diamo ha alla base un consenso formalmente dato, le
aziende sono nella piena consapevolezza che hanno ottenuto i nostri dati consapevolmente.

Articolo allegato in Moodle: illeciti perché raccoglievano dati senza consenso, con tali dati ne facevano rating delle
persone. Tuttavia la Corte si attesta su un punto che non affronta questo enorme tema. Se c’è ragione per annullare
l’atto e che assorba le altre si decide quella. Questo ci dice che il consenso anche attualmente gioca un ruolo
fondamentale, a parte in alcuni casi, non si può fare.

Vi è un avanzamento rispetto a quanto succede negli usa, il sistema che va per la maggiore non chiede veramente il
consenso; loro riconcepiscono che se ci si avvale di un servizio si sta prestando il consenso.
L’unica cosa che un sistema deve fare è informare gli utenti del fatto che raccoglie i dati e li utilizza. Non è necessario
consenso esplicito. Il consenso degrada in una informativa; chi offre servizi che raccolgono dati è obbligato a informare
che li raccoglie. Se chiedi un servizio accetti quello che il servizio contempla.

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Nel momento in cui si naviga su un sito web si stanno accettando le condizioni del sito web come contropartita del
godimento di tale sito.

La libertà di poter dire si o no risiede nella decisione di avvalersi di un certo servizio. Il vero problema è che buona parte
dei servizi online è erogato da monopolisti. Le nostre regole impediscono a chi non le rispetti di operare nell’unione
europea, siccome è mercato fondamentale, aziende di varie parti del mondo devono adeguarsi alle normative europee. Il
nostro strumento di tutela è così apprezzato che diverse aziende del mondo lo stanno adottando.
Il garante della protezione dei dati personali è una delle autorità indipendenti con poteri. La loro attività è al di fuori del
controllo degli altri organi. Svolgono le loro funzioni in nome della loro competenza. Queste figure sono tenute fuori da
contesti politici sono scelti per competenza e non per scelta del popolo; hanno varietà di poteri, hanno il potere di
sanzionare e hanno inoltre poteri para-giurisdizionali. Il loro compito è regolare specifiche aspetti della vita sociale in
particolare quelli economici.
Agenzia delle telecomunicazioni si occupa di telefonia e l’ Antitrust della concentrazione di potere.
Che fare se un mercato vede l’erosione di tanti giocatori a favore di uno solo? Questo andrà a modificarne il prezzo.
I mercati digitali sono un problema reale, non è presente una vera e propria varietà. Spesso il mercato coincide con un
protagonista del mercato, spesso il protagonista del mercato ha generato il mercato stesso, ad esempio ci si può
immaginare la delivery di oggetti senza Amazon. Amazon ha inventato il mercato. Questi sono problemi affrontati
innanzitutto dall’autorità indipendente.

Queste realtà sono nate sotto l’impulso del diritto dell’unione europea. Vi sono 2 modi di migliorare: LEGAL DESIGN,
traduzione anche in termini visive di clausole, tradurre in maniera fruibile al pubblico concetti giuridici. Se si vuole
indicare che si vuole raccogliere un certo dato e lo si userò in un certo modo la si può descrivere con icone, in maniera
istantanea. Navigare in modalità privata richiede alfabetismo tecnologico.

ARTIFICIAL INTELLIGENCE ACT: la privacy funziona come una diga, tutelare una pluralità di persone significa tutelare
una pluralità di beni, il che significa tutelare il modo in cui le informazioni vengono utilizzate. I dati delle persone sono
schermati, solo con il consenso si possono raccogliere questi dati. La privacy ferma qualunque processo di intrusione o
sfruttamento.
Anche se si hanno i dati di una persona in maniera legittima, non si possono fare determinate cose, e se si usano questi
dati a sproposito, queste tecnologie ad alto rischio imporrano limiti molto severi.
Tentativi di soluzione che non giocano sul consenso ma vietano di sviluppare certe tecnologie indipendente da come
sono stati acquisiti i dati.
Profilo nel quale riemerge la visione dignitaria tipicamente europea, l’idea fondamentale della dignità umana è quella
secondo la quale ognuno di noi dev’essere trattato con rispetto. La manipolazione è irrispettosa, spesso il modo in cui
vengono impiegati ledono la dignità umana. L’idea centrale è però che, non toglie che vi siano altri valori intricati.
Il tema della privacy che abbiamo affrontato da tanti profili, altro tema legato alla viralità dell’informazione.

BARBARA STREISAND EFFECT: la costa californiana è sulla faglia di Sant’Andrea. Diversi anni fa i comuni della costa
hanno pensato di sviluppare un monitoraggio diffuso e condiviso con la popolazione. Hanno deciso di fotografare
dall’alto il settore interessato; le foto sono state messe online in modo che ciascuno potesse verificare se la costa era
degradata da quando la fotografia era stata scattata.
Non vi furono problemi finché Barbara Streisand si accorse di un problema: trovò casa sua nelle foto, chiese di essere
rimossa in nome della sua privacy per ragioni di sicurezza. Quando fu stata fatta tale richiesta le visualizzazioni della foto
erano 6 di cui 2 l’avvocato. Nel giro di una settimana le visualizzazioni salirono di un milione; se la tutela della privacy
non è immediata ha come effetto la sua distruzione. È così virale, sia la disponibilità tecnologica, sia l’informazione
generale che non è veramente possibile proteggersi invocando al privacy in alcuni casi. C’è infatti l’opzione di non fare
nulla, se si fa si sa che si attira l’attenzione.

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