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SINTASSI DEI CASI

NOMINATIVO

Il Nominativo è il caso in cui si esprime il soggetto e tutto ciò che ad esso si riferisce.
Rientra nel Nominativo anche la costruzione di alcuni verbi che reggono il doppio
nominativo o il nominativo + l'infinito. Esso può essere così schematizzato:

1) soggetto e tutto ciò che 2) verbi che reggono il 3) verbi che reggono
ad esso si riferisce: doppio nominativo: il nominativo +
infinito:
a. attributo a. copulativi
a. videor
b. apposizione b. appellativi
b. feror,
c. predicato c. elettivi trador,
nominale narror,
d. estimativi ecc.
d. complemento
predicativo e. effettivi c. iubeor,
vetor,
e. complemento di sinor, ecc.
denominazione

f. predicato verbale
nelle voci del:
participio
perfetto (forme
composte
passive e
deponenti);
g. participio futuro
e gerundivo
(perifrastiche
attiva e passiva).
IL VERBO VIDEOR

ll verbo videor, che significa "sembrare, parere", merita particolare attenzione.


Esso può avere in latino costruzione personale o impersonale, mentre in
italiano il verbo "sembrare" ha quasi sempre costruzione impersonale; pertanto
bisogna capire bene la differenza che intercorre tra le due lingue per poter tradurre
in modo corretto.

Costruzione personale

Un verbo ha costruzione personale quando ha un soggetto ben determinato di


prima, seconda, terza persona singolare o plurale.

In latino il soggetto di videor è costituito dal soggetto della proposizione


infinitiva che esso regge, secondo il seguente schema:

(Tu) mihi videris esse bonus (Ille) sibi videtur beatus esse

I I

tu sembri a me essere buono egli sembra a se stesso


essere felice
I
I
mi sembra che tu sia buono.
gli sembra di essere felice.

In latino:

· la persona alla quale sembra qualche cosa va in dativo;

· il soggetto della proposizione retta in italiano dal verbo "sembrare"


diventa il soggetto di videor;

· l'aggettivo o il sostantivo che si riferiscono a tale soggetto vanno in


nominativo.

Per una corretta traduzione occorre attenersi a queste semplici regole:

 il verbo videor si traduce alla terza persona singolare mantenendo lo stesso


tempo e lo stesso modo;

 il soggetto di videor diventa il soggetto della proposizione che da esso


dipende;

 la persona a cui sembra rimane tale anche in italiano.


La costruzione impersonale

Un verbo ha costruzione impersonale quando il suo soggetto è indeterminato o è


costituito da un'intera proposizione:

Es.: "È interessante ascoltare le varie opinioni": "ascoltare le varie opinioni" è il


soggetto di "è interessante".

Il soggetto espresso da un'intera proposizione è considerato di genere neutro.

Videor ha costruzione impersonale, con l'accusativo + infinito, solo nei


seguenti casi:

1) quando significa "sembrar bene, sembrare opportuno";

Es.: Mihi videtur te studere = Mi sembra opportuno che tu studi.

Attento! È questo il caso più difficile da individuare. Se traduci "mi sembra


che tu studi" commetti un errore, perché in tal caso videor avrebbe la
costruzione personale e in latino la frase in questione suonerebbe così: mihi
videris studere.

2) quando è accompagnato da un aggettivo neutro come iustum, iniustum, utile,


turpe, ecc.;

Es.: Mihi visum est iustum te studere = Mi sembrò giusto che tu studiassi.

3) quando nella proposizione subordinata vi è un verbo impersonale come


pudet, taedet, paenitet, ecc., che studierai nell'accusativo;

Es.: Mihi videtur vos pigere cupiditatis = Mi sembra che vi rincresca della
(vostra) cupidigia.

4) quando il verbo della proposizione subordinata dovrebbe avere l'infinito


futuro, ma mancando del participio futuro deve ricorrere all’espressione fore o
futurum esse ut + congiuntivo;

Es.: Mihi videbatur fore ut Latinas litteras facile disceres = Mi sembrava che
avresti imparato facilmente il latino.

5) quando si trova in frase incidentale del tipo ut mihi videtur = “come mi


sembra”. In questo caso si può comunque trovare anche la costruzione
personale.
Costruzione di dicor, feror, trador, putor, narror, nuntior, negor,
iudicor

Le espressioni impersonali "si dice che, si tramanda che, si crede che, si narra che,
si annuncia che, si dice che non, si giudica che", ecc. si rendono in latino con la
costruzione personale, secondo le stesse modalità che hai studiato per videor.

Il "si" passivante si esprime con la forma passiva dei suddetti verbi, secondo
il seguente schema:

(Tu) putaris bonus esse Homerus traditur caecus fuisse

I I

tu sei creduto essere buono Omero è tramandato essere stato cieco

I I

si crede che tu sia buono. si tramanda che Omero fosse cieco.

Come puoi notare:

· il soggetto della proposizione retta in italiano dai verbi suddetti


diventa il loro soggetto;

· tali verbi concordano con il soggetto e sono di forma passiva;

· l'aggettivo o il sostantivo che si riferiscono al soggetto vanno in


nominativo.

Traducendo dal latino in italiano bisogna fare, come per videor, il procedimento
inverso, per cui:

 i verbi dicor, feror, narror, ecc. si traducono alla terza persona singolare
preceduta dal "si" passivante e mantengono lo stesso tempo e lo stesso
modo;
· il soggetto di questi verbi diventa il soggetto della proposizione che
da essi dipende.

Es.: Cervi dicuntur diutissime vivere = I cervi sono detti vivere molto a lungo = Si dice
che i cervi vivano molto a lungo.

Quando questi stessi verbi si trovano nei tempi composti (perfetto, piuccheperfetto,
futuro anteriore sempre del passivo) o nella perifrastica passiva, preferiscono di norma
la costruzione impersonale seguita dall'accusativo + infinito:

Es.: Traditum est Romulum Romae conditorem fuisse = Si tramandò che Romolo fosse stato il
fondatore di Roma;

Putandum est te verum dixisse = Si deve pensare che tu abbia detto il vero.

Costruzione di iubeor, cogor, vetor, prohibeor, sinor

Le espressioni impersonali "mi si ordina di, mi si costringe a, mi si vieta di, mi si


proibisce di, mi si permette di" in tutti i tempi, si rendono in latino al passivo con
costruzione personale, secondo le modalità che hai studiato sia per videor che
per trador, dicor, ecc.

Perciò:

(Ego) iussus sum proficisci Tribuni prohibiti erant loqui

I I

io fui ordinato di partire i tribuni erano stati impediti di


parlare
I
I
mi fu ordinato (= mi si ordinò) di
partire. ai tribuni era stato impedito di
parlare.

Si può notare che:


 la persona a cui in italiano viene rivolto l'ordine o il
divieto diventa il soggetto dei verbi suddetti;
 tali verbi concordano con il soggetto e sono di forma
passiva;
 l'aggettivo o il sostantivo che si riferiscono al
soggetto vanno in nominativo.

Traducendo dal latino in italiano bisogna fare, come sempre, il procedimento


inverso, per cui:

· il soggetto diventa la persona alla quale si ordina o si vieta qualche


cosa;

· i verbi iubeor, cogor, ecc. si traducono alla terza persona singolare


preceduta dal "si" passivante o alla terza persona singolare passiva e
mantengono lo stesso tempo e lo stesso modo.

Es.: Nolani portas adire vetiti sunt = I Nolani furono vietati di avvicinarsi alle
porte = Ai Nolani fu vietato (= si vietò) di avvicinarsi alle porte.
GENITIVO

È il caso che determina o specifica un sostantivo, un pronome, un aggettivo (o un participio),


un verbo.

Es.: "Un amico di Mario"; “alcuni di noi”; "desideroso di lode"; "accusato di tradimento"; “mi
ricordo di te”.

In base alle sue funzioni può essere così schematizzato:

1) Genitivo che 2) Genitivo che 3) Genitivo che dipende


dipende da un dipende da un da un verbo
sostantivo aggettivo o da un
participio a. Genitivo con
interest e refert
a. Genitivo
a. Genitivo
dichiarativo o b. Genitivo di
retto da
epesegetico stima e di
aggettivi
(alcuni dei prezzo
b. Genitivo quali c. Genitivo di
possessivo riconducibili colpa e di pena
ai verbi che
c. Genitivo di si d. Genitivo con i
pertinenza (o costruiscon verbi di
convenienza) o con il memoria e di
genitivo) oblio
d. Genitivo b. Genitivo
soggettivo e retto da
genitivo participi
oggettivo

e. Genitivo
partitivo

f. Genitivo di
qualità
Genitivo con interest e refert

Refert e il più usato interest nel significato di “importa, interessa, sta a cuore”
sono coniugati solo nella terza persona singolare, pertanto in latino hanno
costruzione impersonale. Alcuni grammatici fanno rientrare questi verbi nel
genitivo possessivo in quanto re, ablativo singolare di res con cui è composto
refert, regge il genitivo della persona a cui interessa.. Noi, però, poiché interest e
refert sono verbi, abbiamo preferito inserirli a questo punto.

Essi si costruiscono così:

- la persona a cui importa si trova in Genitivo;

- se la persona a cui importa è espressa mediante un pronome personale, si


ricorre a mea, tua, nostra, vestra (= aggettivo possessivo concordato in
ablativo con re di refert); per il pronome di terza persona si usano eius,
eorum, earum, a meno che non sia riflessivo: in tal caso si usa sua;

- la cosa per cui importa si esprime con ad + accusativo (= complemento di


fine);

- la cosa che importa di norma non si trova espressa con un sostantivo,


bensì con un'intera proposizione che potrà essere o una infinitiva o una
completiva introdotta da ut/ne + congiuntivo o una interrogativa indiretta
o una condizionale;

- la cosa che importa può anche essere espressa con un pronome neutro o con
un infinito;

- quanto una cosa importa puó essere espresso sia con un avverbio (magis,
maxime, magnopere, parum, ecc.) sia con un neutro avverbiale
(multum,plurimum, minimum, nihil, ecc.) sia con un genitivo avverbiale di
stima (magni, pluris, plurimi,tanti, quanti, ecc.).

Schema riassuntivo

Per che cosa


A chi importa? Che cosa importa? Quanto importa?
importa?
Se è espresso da: Se è espresso da: È espresso da: È espresso da:

persona = pronome = ad + accusativo - avverbio


genitivo pronome (= compl. di
neutro fine) - neutro
pronome avverbiale
personale = infinito = infinito
mea, tua, - genitivo
eius, nostra, sostantivo = non avverbiale di
si può usare stima
vestra,
eorum, un
earum (sua sostantivo: al
se è suo posto si
riflessivo) usa una
proposizione
infinitiva,
completiva
con ut/ne,
interrogativa
indiretta,
condizionale.

Es.: Patris maxime interest filium valere = Al padre importa moltissimo che il figlio
stia bene
Patris plurimi interest ut filius valeat = Al padre interessa moltissimo che il
figlio stia bene
Mea hoc interest = Mi interessa ciò
Eius interest quid facturus sis cras = Gli interessa che cosa farai domani
Magni interest ad decus civitatis ut hostes vincatis = Importa molto per l’onore
della città che vinciate i nemici
Omnium interest bene facere = A tutti interessa agire rettamente
Marius dicit sua interesse hoc = Mario dice che ciò gli interessa
Quid refert si hoc ipsum salsum illi videbatur? = Che importa se proprio questo
gli sembrava spiritoso?

Attenzione:

Mea, qui consul sum, interest id = A me, console (= che sono il console), interessa
ciò.
Genitivo di stima e di prezzo

Indica la stima morale o il valore materiale di una persona o cosa e precisamente:

- con i verbi aestimo, puto, facio (e il suo passivo fio), duco, habeo, pendo =
stimare, sum = valgo, la stima morale si esprime con i genitivi avverbiali tanti
= tanto; quanti = quanto; nihili = niente; magni (non multi) = molto; parvi (non
pauci); pluris = di più; minoris = di meno; plurimi, permagni, maximi =
moltissimo; minimi = pochissimo.

Es.: Marium pluris quam Gaium facio = Stimo Mario più di Gaio;

Sapiens voluptatem minimi ducit = Il sapiente stima pochissimo il piacere.

Nota bene:

- i genitivi di stima di grado comparativo, pluris e minoris, possono essere


accompagnati da un avverbio di quantità, in tal caso quest’ultimo si rende
con l’ablativo avverbiale di misura: multo minoris = molto meno

- alcune espressioni idiomatiche che val la pena ricordare:

pro nihilo facere, putare, ducere = non stimare nulla;

tanti est / tanti non est = vale / non vale la pena: es.: Tanti fuit illam pugnam
pugnare = Valse la pena combattere quella battaglia;

non flocci, non pili, non nauci, non assis facere, ducere, aestimare = non
stimare un fiocco, un pelo, un guscio di noce, un soldo.

- con i verbi emo = compro; vendo = vendo; veneo = sono venduto; conduco =
prendo in affitto; loco = do in affitto; redimo = riscatto; aestimo = valuto; sum =
valgo; sto, consto = costo; ecc., l’espressione indicante il prezzo, sia esso
determinato o indeterminato, si rende con l’ablativo eccetto che per i cinque
genitivi avverbiali tanti, quanti, tantidem, pluris, minoris. Il prezzo
indeterminato espresso con gli ablativi magno (non multo), permagno o plurimo
(non maximo), parvo (non pauco), minimo, nihilo sottintende pretio.

Es.: Compertum est illum agrum nihil deminuto pretio venisse = Si seppe che
quel campo era stato venduto ad un prezzo per nulla diminuito;

Vendo meum minoris quam ceteri = Vendo la mia roba a meno degli altri;

Mercatores merces quam plurimo vendere solent = i mercanti sono soliti


vendere le merci al prezzo più alto possibile;
Multo sanguine ea Poenis victoria stetit = Quella vittoria costò ai
Cartaginesi molto sangue.

Genitivo di colpa e di pena

Indica la colpa di cui uno è accusato o da cui è assolto e la pena a cui è


condannato. I verbi che reggono tali complementi sono i seguenti:

- i verbi giudiziari accuso, arguo, insimulo, reum facio = accuso, incolpo di;
arcesso, postulo, in ius voco = cito, chiamo in giudizio per; damno, condemno =
condannare a, per; convinco = dimostro colpevole di; absolvo, libero assolvo da,
reggono il genitivo della colpa preceduto o no dagli ablativi strumentali
crimine, scelere iudicio, nomine = accusa:

Es.: Principes civitatis insimulati proditionis interfecti sunt = I notabili della


città, accusati di tradimento, furono uccisi;

Ille reus, me defendente, capitis iudicio liberatus est = Quell’accusato,


grazie alla mia difesa, fu assolto dall’accusa di delitto capitale.

Nota bene:

- accanto al genitivo di colpa si trova de + ablativo con alcune espressioni


giudiziarie rette da accusare, insimulare aliquem = accusare qualcuno:

de ambitu (oppure ambitus) = di broglio elettorale


de maiestate (oppure maiestatis) = di lesa maestà
de parricidio (oppure parricidii) = di parricidio
de praevaricatione (oppure praevaricationis) = di prevaricazione
de repetundis (oppure repetundarum) = di concussione (= di aver estorto
illegalmente denaro pubblico);

- con l’espressione “accusare qualcuno di delitto capitale” si usa sempre il


genitivo, accusare aliquem capitis;

- con l’espressione “accusare qualcuno di violenza” si usa sempre de +


ablativo, accusare aliquem de vi;

- con gli aggettivi reus = accusato; insons = innocente, si trova per lo più il
genitivo di colpa:

Es.: Catilina, pecuniarum repetundarum reus, prohibitus erat consulatum


petere = A Catilina, accusato di concussione, era stato proibito di
chiedere il consolato;
Te unum insontem culpae cladis hodiernae dei respicere debent = Gli
dei devono considerare te il solo esente dalla colpa (= innocente della
colpa) della odierna sconfitta;

Tribunum de ambitu reum fecerunt = Accusarono il tribuno di brogli


elettorali.

- i verbi indicanti condanna o punizione damno, condemno = condannare a;


multo = multare a; o indicanti assoluzione da una pena solvo, absolvo =
assolvo da, libero da, reggono il genitivo se la pena è generica e non
determinata (tanti, quanti,minoris, dupli, tripli quintupli, ecc.); reggono
l’ablativo se la pena è espressa in modo specifico o se è quantificata:

Es.: Capitis damnatus est ab ephoris = Fu condannato a morte dagli efori;

Catilina, pecuniarum repetundarum reus, prohibitus erat consulatum petere


= A Catilina, accusato di concussione, era stato proibito di chiedere il
consolato;

Miltiades capitis absolutus, pecunia multatus est = Milziade, assolto dalla


pena di morte, fu condannato a pagare una multa in denaro.

Nota bene:

osserva le seguenti espressioni:

- damnare aliquem viginti annorum exilio = condannare qualcuno ad un esilio


di vent’anni = condannare qualcuno a vent’anni di esilio;

- morte multare = damnare capite = damnare capitis = condannare a morte;

- damnare ad mortem = condannare a morte; damnare ad bestias =


condannare alle bestie (del circo); damnare in metallum, ad metalla =
condannare alle miniere; damnare ad viarum munitiones = condannare alla
costruzione di strade.

Genitivo con i verbi di memoria e di oblio

- Ricordo, nel senso di “mi ricordo” corrisponde in latino a memini e a reminiscor


(il suo contrario è obliviscor = mi dimentico). Essi reggono il genitivo della
persona e l’accusativo o il genitivo della cosa (se però la cosa è espressa con un
pronome neutro id, hoc, quod, ecc., o con un aggettivo neutro sostantivato utilia,
multa, omnia, ecc., è d’obbligo l’accusativo);
- Recordor (= mi ricordo) vuole l’accusativo della cosa e de + ablativo della
persona

Es.: Tui memini = Mi ricordo di te;


Illius pugnae (o illam pugnam) reminiscor = mi ricordo di quella battaglia;
Recordabuntur Galli priorem libertatem = I Galli ricorderanno la
precedente libertà;
Recordamur tuam benevolentiam (o tuae benevolentiae) = Ci ricordiamo
della tua benevolenza.

- Ricordo, nel senso di “faccio ricordare ad un altro, corrisponde in latino a


moneo, admoneo, commoneo, commonefacio. Essi reggono l’accusativo della
persona e il genitivo o de + ablativo della cosa (se però la cosa è espressa con un
pronome neutro id, hoc, quod, ecc., è d’obbligo l’accusativo):

Es.: Eos commonefacio tuae benevolentiae (o de tua benevolentia) = Faccio


ricordare loro la tua benevolenza;
Eos commonefacio hoc = Faccio loro ricordare questo.

- Ricordo, nel senso di “cito, faccio menzione di” corrisponde in latino a


commemoro che regge l’accusativo o de + ablativo, e a mentionem facio che
regge il genitivo o de + ablativo:

Es.: Commemoramus de eius virtute (o eius virtutem) = Citiamo la sua virtù;


Mentionem fecimus tuae virtutis (o de tua virtute) = Facemmo menzione
della tua virtù.

- L’espressione mihi venit in mentem (= mi viene in mente) regge il genitivo


della persona che viene in mente e il nominativo o il genitivo della cosa che
viene in mente (se però la cosa è espressa con un pronome neutro id, hoc, quod,
ecc., è d’obbligo il nominativo):

Es.: Mihi venit in mentem Platonis = Mi viene in mente Platone;


Mihi hoc venit in mentem = Mi viene in mente ciò;
Mihi veniunt in mentem tuae virtutes = Mi vengono in mente le tue virtù.
DATIVO

Le funzioni del dativo possono essere così schematizzate:

Dativo generico Dativo specifico

1) Dativo che dipende 2) Dativo che a) dativo di


da un verbo dipende da interesse
un aggettivo (vantaggio e
a. Complemento di
termine svantaggio)
+ b) dativo di
attributo, possesso
apposizione, c) dativo di
complemento relazione
predicativo, d) dativo di agente
complemento di e) dativo di fine
denominazione f) dativo di effetto
ad esso riferiti. g) "doppio dativo"
h) dativo indicante
b. Dativo retto da partecipazione
verbi: psicologica

- costruiti
intransitivamen
te in italiano;

- costruiti
transitivamente
in italiano;

- intransitivi
aventi diverso
costrutto in
latino e in
italiano.
Dativo di interesse

Indica la persona o cosa a vantaggio o svantaggio della quale si compie l’azione


espressa dal predicato.

In italiano tale complemento è introdotto di solito dalla preposizione "per" (quello


di svantaggio anche dalla preposizione "contro").

Es.: Quicquid discis, tibi discis = Tutto quel che impari, lo impari per te;

Sibi quisque peccat = Ciascuno pecca contro se stesso.

Se però sull’idea del vantaggio prevale quella della difesa, in latino si ha pro +
ablativo.

Es.: Pro libertate patriae pugnavimus = Abbiamo combattuto per la (= in difesa


della) libertà della patria.

Dativo di possesso

E’ un costrutto ignoto all’italiano, ma comune in altre lingue indoeuropee (ad es. il


francese), in base al quale il possessore di una cosa si esprime in dativo retto dal
verbo "essere", mentre la cosa posseduta diventa soggetto.

Osserva il seguente schema:

Marco ha molti amici


¯
a Marco sono molti amici
¯
Marco multi amici sunt

In italiano tradurrai questo costrutto con il verbo "avere", seguendo all’inverso il


procedimento sopra descritto.

Es.: Iis genus aetas eloquentia prope aequalia fuerunt = Ad essi furono (= essi
ebbero) estrazione sociale, età ed eloquenza quasi pari.

Nota bene:

1) Il possesso di beni materiali è espresso di preferenza con i verbi habeo o


possideo.

Es.: Tria praedia Roscius possidet = Roscio ha tre poderi.


2) Il possesso di qualità intellettuali o morali si esprime di preferenza con insum
o sum costruiti con in + ablativo o con il dativo; oppure con il semplice
complemento di qualità.

Es.: Digni sunt amicitia quibus in ipsis inest causa cur diligantur = Sono degni
di amicizia coloro che hanno in se stessi la ragione per essere amati;

Caesar singulari audacia fuit = Cesare aveva (ebbe) un coraggio


eccezionale (lett.: "era di coraggio eccezionale").

3) Nella locuzione idiomatica mihi nomen est (= a me è nome = io mi chiamo), o


in locuzioni analoghe, il nome proprio può essere espresso in nominativo o in
dativo (attratto da mihi).

Es.: Mihi nomen est Iulius (oppure: Mihi nomen est Iulio) = Mi chiamo Giulio.

4) Se, più che un possesso, si intende indicare una proprietà, si usa il genitivo.

Es.: Haec Marci sunt = Queste cose sono di (= sono di proprietà di) Marco;
diverso da Haec Marco sunt = Marco ha (= ha il possesso di) queste cose.

Dativo di relazione

Detto anche dativo del punto di vista (dativus iudicantis), indica la persona dal
punto di vista della quale ha valore quanto espresso dal predicato.

Es.: Quinctia formosa est multis; mihi candida, longa, recta est (Catullo 86. 1-2) =
Quinzia per molti è bella; per me è bianca, alta, slanciata.

Dativo di agente

Esprime il complemento di agente, in luogo del più comune costrutto con a, ab +


ablativo:

a. con la perifrastica passiva.

Es.: Hoc est tibi pervincendum = Questo è da vincersi da te = Tu devi vincere


questo (= questa battaglia).

b. più raramente, con alcuni verbi passivi (specie nelle forme composte).
Es.: Zenonis ratio mihi probatur = La dottrina di Zenone è approvata da me =
Io approvo la dottrina di Zenone.

Nota bene:

Se c’è il rischio dell’ambiguità, cioè se il verbo regge già un dativo, non si usa il
dativo di agente (cfr. perifrastica passiva).

Es.: Mihi a te subveniendum est = Io devo essere aiutato da te = Tu devi aiutarmi.

Dativo di fine

Indica lo scopo al quale tende l’azione espressa dal predicato. Si trova con verbi
come do, tribuo, mitto, habeo, venio etc. in locuzioni come:

mittere dono = mandare in dono


crimini tribuere = ascrivere a delitto
auxilio venire = venire in aiuto
relinquere praesidio = lasciare a difesa, etc.
Es.: Hoc mihi muneri misit frater meus = Questo me l’ha mandato in dono mio
fratello;
Dux receptui cani iussit = Il comandante ordinò che si suonasse la ritirata
(lett.: per la ritirata).

Nota bene:

Il complemento di fine si esprime anche, come sai, con ad + accusativo o con il


genitivo seguito da causā o gratiā.

Dativo di effetto

Indica l’effetto al quale giunge l’azione espressa dal predicato e si trova di regola
col verbo sum in locuzioni come:

saluti esse = essere di salvezza


auxilio esse = essere di aiuto
curae (cordi) esse = stare a cuore
ludibrio esse = essere oggetto di scherno, etc.
Es.: Amicitia in rebus adversis auxilio est = L’amicizia è d’aiuto nelle avversità.
Doppio dativo

Non è altro che l’unione di un dativo di fine o di effetto con un dativo di


termine o di interesse (vantaggio o svantaggio).

Es.: Studia nostra mihi saluti fuerunt = I nostri studi mi sono stati di salvezza
(dativo di vantaggio + dativo di effetto);
Ei crimini datum est pecuniam accepisse = Gli fu ascritto a delitto il fatto di
avere ricevuto del denaro (dativo di svantaggio + dativo di fine);
Haec Veranius meus mihi muneri misit = Queste cose me le ha mandate in
dono il mio Veranio (dativo di termine + dativo di fine).

Dativo etico

Indica partecipazione psicologica da parte di chi parla o scrive a quanto


espresso dal predicato.

Si usa solo con i pronomi personali.

Es.: Quid mihi agis? = Che mi combini?


ACCUSATIVO
L'Accusativo è il caso in cui si esprimono:

1) il complemento 2) la reggenza di 3) alcuni


oggetto e tutto ciò che alcuni verbi: complementi:
ad esso si riferisce:
a. verba a. estensione
a. attributo affectuum nello spazio
b. apposizione b. verbi b. distanza
indicanti
c. complemento c. tempo
sensazione
predicativo continuato
fisica
d. complemento di d. età
c. verbi con
denominazione
oggetto e. accusativo di
interno relazione
d. verbi resi f. accusativo
transitivi avverbiale
dal
preverbio g. accusativo
esclamativo
e. verbi
intransitiv
i in
italiano e
transitivi
in latino
f. verbi
costruiti
col
"doppio
accusativo
"
g. verbi
assolutam
ente
impersona
li
h. verbi
relativame
nte
impersona
li
Verbi che reggono l'accusativo

In latino reggono l'accusativo alcuni verbi:

1) verbi che indicano un sentimento (verba affectuum): rideo = rido di; lugeo, fleo,
defleo = piango; glorior = mi vanto; horreo = ho orrore; formido, reformido = ho
paura; queror, lamentor = mi lamento; miror = mi meraviglio; ecc. L'accusativo che
essi reggono è di relazione:
Es.: Calamitatem suam queri mediocris est animi = Lamentarsi della propria
disgrazia è (proprio) di un animo mediocre;
Mustum resipit ferrum = Il mosto sa di ferro;
2) verbi che indicano sensazioni fisiche: oleo, redoleo = puzzo di, mando odore di;
sitio = ho sete di; esurio = ho fame di; sapio, resipio = so di, ho sapore di; ecc.
Es.: Hominem pagina nostra sapit = La nostra pagina (= la mia opera) sa di
uomo;
Pastillos Rufillus olet, Gorgonius hircum = Rufillo profuma di pastiglie,
Gorgonio (puzza) di caprone;
Sciunt quid illo die (dominus) esuriat = Sanno di che cosa abbia fame (il
loro padrone) in quel giorno;
3) verbi accompagnati dall'oggetto interno: si dice oggetto interno (o figura
etimologica) il nome che deriva dalla stessa radice del verbo da cui dipende o che
con esso ha affinità di significato. Anche in italiano è presente nelle espressioni
"vivere una vita" "dormire un sonno". Le principali espressioni latine sono: vivere
vitam, pugnare pugnam, somniare somnium, ecc.
Es.: Acrem pugnam nostri pugnaverunt = I nostri combatterono un'accanita
battaglia;
4) verbi resi transitivi dal preverbio: numerosi verbi di movimento, intransitivi,
ammettono la costruzione con l'accusativo (diventando così anche transitivi) in
quanto composti con preposizioni che di per sé reggono l'accusativo come ad,
circum, in, ob, per, trans, ecc. : adeo = vado da; circumeo = vado intorno a,
circondo; ineo = vado incontro a; obeo = affronto; pererro = vago per; subeo =
incorro in, subisco; transeo = passo al di là di, attraverso; ecc.
Es.: C. Octavius, decedens Macedonia, mortem obiit repentinam = C. Ottavio,
allontanandosi dalla Madedonia, andò incontro ad una morte improvvisa;
Flumen Ararim Helvetii ratibus ac lintribus iunctis transibant = Gli Elvezi
attraversavano il fiume Arar su un ponte di barche e zattere (su barche e
zattere unite tra loro);
5) verbi intransitivi in latino e transitivi in italiano: particolare attenzione deve
essere riservata a questi verbi che in italiano si costruiscono con complementi diversi
dal complemento oggetto. Tuttavia per aggirare la difficoltà, si può ricorrere in
italiano, quasi sempre, a sinonimi che sono transitivi esattamente come in latino: es.:
deficere aliquem = venir meno a qualcuno = lasciare, abbandonare qualcuno.
I principali sono: abdico = rinuncio a, rifiuto; deficio = manco a, abbandono; delecto
= piaccio a, diletto; despero = dispero di; fugio, effugio = sfuggo a, fuggo, evito;
iuvo, adiuvo = giovo a, aiuto; sector, sequor = vado inseguendo, seguo a, seguo;
ulciscor = mi vendico di, punisco; ecc.
Es.: Valde Vergilius nos delectat = Ci piace molto Virgilio;
Ulciscentur illum mores sui = Si vendicheranno di lui (= lo puniranno) i
suoi costumi.

Nota bene:
Alcuni di questi verbi ammettono anche altri costrutti che richiedono l'ablativo
semplice o con preposizione: ti invitiamo pertanto ad esaminare con molta attenzione
il testo latino per poter individuare le reggenze di questi verbi e per poter poi
consultare il vocabolario in modo adeguato. Forniamo qui il solo esempio di deficio
che è uno dei verbi più significativi.
Deficere aliquem = abbandonare qualcuno
es.: vires me deficiunt = le forze mi vengono meno, mi
abbandonano.
Deficere ab aliquo = abbandonare qualcuno
Deficere a republica, a = ribellarsi allo Stato, al senato
senatu
Deficere ad aliquem = passare dalla parte di qualcuno:
es.: metuebat Mago ne Ligures ad Romanos deficerent =
Magone
temeva che i Liguri passassero dalla parte dei Romani;
Manlius primus a patribus ad plebem defecerat =
Manlio era
passato per primo dai patrizi alla plebe.
Deficere in aliquo = estinguersi in qualcuno:
es.: Defecit gens in Antonio = La famiglia si estinse in
Antonio.
Deficere = eclissarsi (detto del sole e della luna):
es.: sol, luna, defecit = il sole, la luna si eclissò.

Verbi che reggono il doppio accusativo

In latino reggono il doppio accusativo, della persona e della cosa, alcuni verbi:
1) doceo, es, docui, docere = insegnare;
a) regge l'accusativo della cosa che si insegna e della persona a cui si insegna:
es.: Magister discipulos latinas litteras docet = Il maestro insegna agli allievi il
latino;
b) nel significato di "informare qualcuno di qualcosa" regge l'accusativo della
persona (= complemento oggetto) e de + ablativo della cosa:
es.: Consules de victoria senatum docuerunt = I consoli informarono della
vittoria il senato;
c) al passivo doceo è sostituito da:
- erudior, imbuor, instituor (= sono istruito) che sono costruiti con l'ablativo della
cosa in cui si è istruiti (= complemento di limitazione) e con a, ab + ablativo (=
complemento d'agente) della persona da cui si è istruiti;
es.: A te latinis litteris erudior = sono istruito da te nel latino;
- disco, is, didici, discere (= imparare) che si costruisce con l'accusativo della
cosa che si impara (= complemento oggetto) e a, ab + ablativo della persona da
cui si impara;
es.: Latinas litteras a te disco = Imparo il latino da te.

2) celo, as, celavi, celatum celare = nascondere, celare;


a) regge l'accusativo della persona a cui si cela qualcosa e l'accusativo della cosa che
si cela; la cosa tuttavia può anche essere espressa con de + ablativo (=
complemento di argomento);
es.: Cur me tuam sententiam celas? Oppure Cur me de tua sententia celas? =
Perché mi nascondi il tuo parere?
b) al passivo celo, a differenza dell'italiano, si costruisce personalmente, cioè la
persona a cui viene nascosta una cosa, diventa il soggetto in nominativo; la cosa
celata si esprime con de + ablativo o con l'accusativo di relazione se si tratta di un
pronome neutro. Pertanto la frase italiana "A Mario fu tenuto nascosto il tuo
arrivo" diventa nella costruzione personale "Mario fu tenuto nascosto circa il tuo
arrivo" e in latino Marius de adventu tuo celatus est;
es.: Id Alcibiades diutius celari non potuit = Alcibiade non potè essere tenuto più
a lungo all'oscuro in ciò = Ad Alcibiade non si potè nascondere ciò più a
lungo.

3) posco = chiedo, reposco = richiedo, flagito = chiedo con insistenza;


reggono l'accusativo della persona a cui si chiede e l'accusativo della cosa che si
chiede. La persona può anche essere espressa con a, ab + ablativo (= complemento
di provenienza);
es.: Caesar Aeduos frumentum flagitabat oppure Caesar ab Aeduis frumentum
flagitabat = Cesare chiedeva insistentemente il frumento agli Edui.

4) oro = prego, rogo = chiedo pregando, interrogo = domando, interrogo;


si costruiscono con i due accusativi (della persona e della cosa) solo se la cosa è
espressa da un pronome neutro. Diversamente, oro e rogo si costruiscono con un
solo accusativo o della persona o della cosa; spesso la cosa è espressa con una
proposizione completiva introdotta da ut/ne + congiuntivo;
es.: Oro auxilium = Chiedo aiuto;
Te rogo hoc = ti prego di questo;
Te oro ut ad me venias = Ti prego di venire da me;
rogo e interrogo nel significato di "interrogare" preferiscono de + ablativo della cosa
quando questa è espressa da un sostantivo:
es.: Consules de hostium clade interrogavimus = interrogammo i consoli sulla
sconfitta dei nemici.

Nota bene:
Nell'espressione idiomatica rogare aliquem sententiam = chiedere a qualcuno il
proprio parere, il verbo rogo regge oltre all'accusativo della persona, anche
l'accusativo di relazione della cosa. Tale accusativo di relazione si mantiene anche
nella corrispondente frase passiva rogatus sum sententiam = mi fu richiesto il parere.

5) peto, is, petivi, petitum, petere = chiedere (per ottenere);


si costruisce con l'accusativo della cosa chiesta e a, ab + ablativo della persona a cui
si chiede; la cosa può anche essere espressa con una proposizione completiva
introdotta da ut/ne + congiuntivo
es.: Hostes pacem a Romanis petiverunt = I nemici chiesero la pace ai Romani;
Peto abs te ut haec cures diligenter = Ti chiedo di curare queste cose con
attenzione.

Altri significati di peto:


petere Romam, urbem, locum = dirigersi verso Roma, verso una città, verso un
luogo;
petere hostes = dirigersi contro i nemici, assalire i nemici;
petere magistratum, consulatum = aspirare ad una magistratura, al consolato.

6) quaero, is, quaesivi, quaesitum, quaerere = chiedere (per sapere);


si costruisce con l'accusativo della cosa che si chiede e e, ex + ablativo della persona
a cui si chiede; la cosa è spesso espressa con una proposizione interrogativa indiretta;
es.: Ex eo quaesivi remedium = Gli chiesi un rimedio;
Ex te quaero quid acturus sis cras = Ti chiedo che cosa farai domani.
Nel significato di "indagare" quaero regge de + ablativo della persona o della cosa su
cui si indaga (la cosa tuttavia può essere espressa anche con l'accusativo).
es.: De morte amici quaesivit = fece un'inchiesta sulla morte dell'amico;
coniurationem quaesivit = fece un'inchiesta su una congiura.
Verbi assolutamente impersonali

miseret, miseruit (o miseritum est), miserere = aver compassione

paenitet, paenituit, paenitere = pentirsi

piget, piguit (o pigitum est), pigere = provar rincrescimento

pudet, puduit (o puditum est), pudere = vergognarsi

taedet, pertaesum est, taedere = annoiarsi

In italiano questi verbi hanno costruzione personale, cioè hanno come soggetto
la persona che prova il sentimento da essi espresso:

Es.: Mario si annoia; noi ci pentiamo; voi provate compassione; ecc.

In latino essi hanno sempre costruzione impersonale, cioè hanno come ipotetico
soggetto sottinteso il sentimento che colpisce le singole persone (le quali
diventano perciò l’oggetto dell’azione):

Es.: La vergogna fa vergognare Tizio; la noia fa annoiare Caio; ecc.

Pertanto:

1) la persona che prova il sentimento si trova in Accusativo.


Se è espressa da un pronome personale, si usano me, te, eum, eam, nos, vos, eos, eas;
se è usato solo con valore riflessivo;
2) la cosa che suscita il sentimento si trova in Genitivo.
Se è espressa però da un pronome neutro (id, illud, hoc, quod, ecc.) prende il caso
Nominativo (secondo alcuni grammatici si tratterebbe invece di un Accusativo di
relazione);
3) il verbo è sempre alla terza persona singolare;
4) se ciò che desta il sentimento è espresso mediante una proposizione, si può trovare
sia una proposizione oggettiva, sia una dichiarativa-causale introdotta solitamente
da quod + indicativo o congiuntivo.
Es.: me pudet meorum errorum = (la vergogna) dei miei errori (genitivo
oggettivo?) fa vergognare me = mi vergogno dei miei errori;
Marius dicit se paenitere suorum errorum = Mario dice che (il pentimento)
dei suoi errori lo fa pentire = Mario dice di pentirsi dei suoi errori;
Hoc me paenitet = questo fa pentire me = Mi pento di ciò;
Sapientis est nihil, quod paenitere possit, facere = È proprio del saggio non
fare nulla che possa farlo pentire = È proprio del saggio non fare nulla di
cui possa pentirsi;
Nos paenituit quod verum diximus = Ci pentimmo perché dicemmo il vero
(oppure: il fatto che dicemmo il vero ci fece pentire) = Ci pentimmo di
aver detto la verità.

Nota bene:
1) poiché questi cinque verbi, essendo usati solo alla terza persona singolare, mancano
dell’imperativo, per esprimere il comando si ricorre al congiuntivo esortativo di
(alla) terza persona singolare:
Es.: te paeniteat tuae negligentiae = pentiti della tua negligenza.
2) quando sono accompagnati da verbi servili (possum, debeo, incipio, soleo, ecc.) si
esprimono con l’infinito e trasmettono la loro costruzione impersonale al verbo
servile; se però il verbo servile è un verbo di volontà (volo, nolo, malo) esso resta
personale e regge il congiuntivo con o senza ut:
Es.: Discipulos incipit taedere = I discepoli incominciano ad annoiarsi;
Volo te paeniteat = Voglio che tu ti penta;
Volebam te paeniteret = Volevo che tu ti pentissi.
3) quando per esprimere idea di necessità si usa la perifrastica passiva, la persona che
deve provare il sentimento si pone regolarmente in dativo d’agente:
Es.: Nobis paenitendum est = Noi dobbiamo pentirci.

Verbi relativamente impersonali

decet = si addice, conviene

dedecet = non si addice, non conviene

delectat, iuvat = diletta, piace

fallit, fugit, praeterit = sfugge

latet = è nascosto, sfugge


Si tratta di verbi solo apparentemente impersonali: essi infatti hanno il soggetto
espresso (vedi sotto al punto 3).

Il loro uso si discosta da quello italiano in quanto la persona alla quale in italiano
si riferisce l’azione costituisce in latino l’oggetto del verbo.

Essi perciò si costruiscono così:

1) reggono l’accusativo della persona a cui si addice, sfugge, ecc.;


2) ammettono oltre alla terza persona singolare anche la terza persona plurale;
3) il loro soggetto può essere rappresentato da un pronome neutro, da un sostantivo che
indica una cosa, da un infinito o da una proposizione infinitiva.
Es.: Probos viros honestas decet = Agli uomini buoni si addice l’onestà;
Parvum parva decent = Ad uno piccolo si addicono piccole cose;
Oratorem irasci minime decet, simulare non dedecet = Per un oratore non è
affatto conveniente mostrare l’ira, ma non è sconveniente simularla;
Me iuvat mea consilia tibi utilia esse = Mi fa piacere che i miei consigli ti
siano utili.

Complementi notevoli in accusativo

Oltre al complemento oggetto e a tutti i complementi che si esprimono con


preposizioni che reggono l'accusativo (complemento di moto a luogo, di moto per
luogo, di fine, di tempo continuato ecc.), particolare attenzione meritano:

1) il complemento di estensione nello spazio: indica una dimensione espressa generalmente da un


numerale e si trova in:
a) accusativo quando è accompagnato dagli aggettivi altus = alto, latus = largo, longus = lungo;
oppure dalle espressioni pateo, extendor in altitudinem, in latitudinem, in longitudinem = mi
estendo in altezza, larghezza, lunghezza:
es.: Fossa tredecim pedes lata erat = La fossa era larga tredici piedi;
Planities quattuor milia passuum patebat in longitudinem = la pianura si estendeva in
lunghezza quattro miglia;
b) genitivo quando è retto da un sostantivo:
es.: Murum pedum sedecim perducit = fa costruire un muro di sedici piedi.

2) il complemento di distanza: esso dipende per lo più dai verbi absum = sono lontano; disto =
sono distante; pono (castra) = pongo il campo e indica mediante un numerale, quanto si dista da
un luogo. Il luogo da cui si dista, si esprime sempre con a, ab + ablativo, anche se si tratta di un
nome di città; il numerale che esprime la distanza si trova in:
a) accusativo o ablativo indifferentemente:
es.: Ab urbe aberat milia passuum ducenta = Distava dalla città duecento miglia;
Templum quinque milibus passuum ab urbe distabat = Il tempio distava dalla città cinque
miglia.
b) genitivo in dipendanza dagli ablativi spatio, intervallo:

Nota bene:
- se manca il luogo da cui si dista, il numerale che indica la distanza si rende con a, ab +
ablativo;
es.: Castra posuit a quattuor milibus passuum = pose il campo a quattro miglia;
- se si vuole indicare il tempo impiegato a percorrere una determinata distanza, si usa iter
+ genitivo; l'espressione italiana "due giorni di cammino" corrisponde in latino a "il
cammino di due giorni":
es.: Capua iter duorum dierum aberat = Capua distava due giorni di cammino;
- se la distanza viene calcolata da Roma, si ricorre generalmente a ad + numerale ordinale
in accusativo + lapidem:
es.: T. Pomponius Atticus sepultus est iuxta viam Appiam ad quintum lapidem = Tito
Pomponio Attico fu sepolto lungo la via Appia a cinque miglia (= alla quinta pietra
miliare da Roma).

3) il complemento di età: indica l'età di una persona e può esprimersi in latino in più modi:
a) con il participio natus + l'accusativo del numero (cardinale) degli anni + annos (natus si trova
nella costruzione latina dopo annos);
es.: Hannibal novem annos natus iuravit se numquam in amicitia cum Romanis fore;
b) con le parole puer, adolescens, vir, senex + il genitivo del numerale (cardinale);
es.: Hannibal puer novem annorum iuravit se numquam in amicitia cum Romanis fore;
c) con il participio agens + l'accusativo del numerale ordinale aumentato di un'unità;
es.: Hannibal decimum annum agens iuravit se numquam in amicitia cum Romanis fore;
d) con l'ablativo del numerale ordinale accompagnato da aetatis;
es.: Hannibal anno aetatis nono iuravit se numquam in amicitia cum Romanis fore.

Usi particolari dell'accusativo

1) Accusativo di relazione: è un costrutto passato dalla lingua greca a quella latina per indicare
originariamente con quale parte del corpo sia in relazione un modo di essere:
es.: Mulieres nudae brachia clementiam rogabant = Le donne con le braccia nude (= nude
relativamente alle braccia) invocavano clemenza;
Molto più frequente è il suo uso con il neutro pronominale:
es.: Id te rogo = ti prego di questo;
Hoc gaudeo = godo di questo.
2) Accusativo avverbiale: spesso l'accusativo neutro di aggettivi o pronomi viene usato con valore
avverbiale e come tale tradotto in italiano: multum = molto; paulum = poco; aliquantum =
alquanto; tantum = tanto; quantum = quanto; plus = più; minimum = minimamente; quid? =
perché; ecc.
es.: Quid illa commemoro? = Perché ricordo quelle cose?
Stesso valore avverbiale hanno anche alcune espressioni quali magnam (maiorem, maximam)
partem = in gran (maggior, massima) parte; partim... partim = in parte... in parte; id aetatis = di,
a quella età; ecc.
es.: Suebi non multum frumento, sed maximam partem lacte atque pecore vivunt = Gli Svevi
non vivono molto di frumento, ma per la massima parte di latte e carne.

3) Accusativo esclamativo: oltre che con il nominativo, il dativo e il vocativo, le formule


esclamative si esprimono con l'accusativo semplice o accompagnato da interiezioni quali o, en,
ah, heu, ecc.
es.: O me miserum! = o me infelice!
VOCATIVO
È il caso del complemento di vocazione ed è espresso mediante il nome, proprio o
comune, della persona invocata o interpellata, con cui concorda anche l’attributo o
l’apposizione ad esso riferito.
Normalmente si trova tra due virgole e il verbo è alla seconda persona singolare o plurale
dell’imperativo.
Fatta eccezione per i sostantivi della seconda declinazione uscenti in -us o in -ius, i nomi
appartenenti alle altre declinazioni hanno il vocativo uguale al nominativo.
Spesso il vocativo è preceduto dalle interiezioni o, oh, heu, pro, ecce, en:
Es.: Vale, mi suavissime et optime frater = Addio, mio dolcissimo e
meraviglioso fratello;
Cn. Corneli, macte virtute esto = Cneo Cornelio, sia lode a te per il tuo
valore;
Heu fuge, nate dea! = Oh fuggi, (uomo) nato da una dèa!
ABLATIVO

In base alla sua etimologia (aufero, abstuli, ablatum, auferre) l’ablativo indica
propriamente allontanamento, ma in esso sono poi confluite altre funzioni, in
particolare quella strumentale e quella locativa. L’ablativo pertanto si accompagna
spesso con preposizioni quali a/ab, e/ex, de, cum, in, sub. Poiché non è possibile
stabilire con una regola precisa quando, con alcuni verbi, queste preposizioni si
debbano usare o no, è bene consultare con attenzione il vocabolario.

A seconda delle sue funzioni l’ablativo può essere così suddiviso:

1) ablativo propriamente 2) ablativo strumentale-


3) ablativo locativo:
detto: sociativo:

a. allontanamento e a. mezzo o a. stato in


separazione strumento luogo
b. moto da luogo b. costruzione di b. moto da
utor, fruor, luogo
c. origine e
fungor, vescor,
provenienza c. moto per
potior
luogo
d. privazione
c. costruzione di
d. tempo
e. costruzione di opus dignus e
determin
est indignus
ato
f. agente d. abbondanza
g. paragone e. prezzo e pena
h. materia f. misura e
quantità
i. argomento
g. limitazione
h. limitazione
i. modo o
maniera
j. causa
k. qualità
Ablativo di mezzo o strumento

Indica ciò di cui ci si serve per compiere un’azione. Se è espresso da una cosa o da
un animale, si usa l’ablativo semplice; se è espresso da una persona, si usa per +
accusativo oppure il genitivo retto dagli ablativi auxilio, beneficio, opera:

Es.: Rem familiarem pater meus diligentia et parsimonia auxit = Mio padre
aumentò il patrimonio familiare con un attento risparmio (lett.: con la
diligenza e la parsimonia);
Consules certiores fecerunt patres per legatos = I consoli informarono i
senatori per mezzo di ambasciatori;
Nostri incolumes cum magna praeda eodem ponte1 in castra revertuntur =
I nostri attraverso lo stesso ponte ritornano incolumi nell’accampamento
con grande bottino.

(1) eodem ponte, complemento di moto per luogo, viene espresso con
l’ablativo in quanto indica un passaggio obbligato, ossia l’unica possibilità
e quindi l’unico mezzo che i soldati avevano per tornate all’accampamento.

Nota bene:
tra i numerosi verbi che reggono l’ablativo strumentale come vestio, tego, induo, ecc.
= copro, vesto di; orno, exorno, ecc. = orno di; assuesco = mi abituo a; ludo (pila) =
gioco (a palla); cano (fidibus) = suono (il flauto) ecc. e per i quali ti invitiamo a
consultare sempre con attenzione il vocabolario, ricordiamo in particolare, perché di
uso piuttosto comune:
 afficio, is, affeci, affectum, afficere, il cui significato generico "far provare
qualcosa a qualcuno" viene specificato di volta in volta dal sostantivo in
ablativo che lo accompagna;
 dono, as avi, atum, are = donare, che ammette due costruzioni: donare
aliquem aliqua re (= omaggiare qualcuno con qualcosa) e donare aliquid
alicui (= donare qualcosa a qualcuno);
 circumdo, as, dedi, datum, are = circondare, che ammette due costruzioni:
circumdare aliquid aliqua re (= circondo qualcosa con qualche altra cosa) e
circumdare aliquid alicui rei (= mettere qualcosa intorno a qualche altra
cosa).

Es.: Magistri discipulos diligentes praemio affecerunt = I maestri premiarono


gli allievi diligenti;
Romani Cloeliam novo genere honoris, statua equestri, donaverunt = I
Romani donarono a Clelia un nuovo genere di onore, una statua equestre.
Costruzione di utor, fruor, fungor, vescor, potior

utor, uteris, usus sum, uti = uso, mi servo di

fruor, frueris, fruitus e fructus sum, frui = fruisco di,


godo di

fungor, fungeris, functus sum, fungi = adempio, eseguo

vescor, vesceris, vesci = mi cibo di, mi nutro di

potior, potiris, potitus sum, potiri = mi impadronisco


di, occupo, prendo

Questi cinque verbi e i loro eventuali composti, reggono in latino l’ablativo


strumentale a differenza dei corrispondenti verbi italiani che possono anche
reggere il complemento oggetto:

Es.: Functus est omni civium munere = Adempì tutti i doveri di cittadino;
Scythae lacte et melle vescuntur = Gli Sciti si cibano di latte e di miele

Nota bene:

 utor può avere il doppio ablativo, uno con funzione strumentale, l’altro con
funzione predicativa; può essere accompagnato da un avverbio e in tal caso
assume il significato di "avere rapporti di".

Es.: Usi sunt Mario duce = Si servirono di Mario come guida;


Mario familiariter utimur = Abbiamo rapporti di amicizia con
Mario.
 potior regge il genitivo nell’espressione potiri rerum = impadronirsi del
potere.
 tutti i suddetti verbi nella coniugazione perifrastica passiva assumono
costruzione impersonale.
Es.: Nobis recte utendum est divitiis = Dobbiamo servirci bene delle
ricchezze.
Costruzione di dignus e indignus

Gli aggettivi dignus (= degno, meritevole) e indignus (= indegno) reggono


l’ablativo strumentale della cosa di cui si è degni o indegni; se sono seguiti da un
verbo (es.: degno di essere lodato; degno di fare il comandante), questo si esprime
mediante una proposizione relativa con il congiuntivo caratterizzante secondo le
norme della consecutio temporum:

Es.: Dignus sum laude = Sono degno di lode;


Indignus est qui laudetur a te = È indegno di essere lodato da te (= è
indegno il quale sia lodato da te).

Ablativo di abbondanza

Rientra nella funzione strumentale l’ablativo retto da verbi e aggettivi che


indicano abbondanza quali: abundo, redundo, affluo = abbondo: compleo, expleo,
impleo = riempio; cumulo = colmo; augeo = accresco; obruo = copro, ecc.;
onustus = carico; opulentus, opimus = ricco; abundans, fecundus = abbondante,
ecc.:

Es.: Implevit mero pateram = Riempì una coppa di vino;


Milites onusti praeda in castra redierunt = I soldati ritornarono
nell’accampamento carichi di bottino.

Nota bene:
alcuni aggettivi indicanti abbondanza si costruiscono anche in altri modi: plenus
preferisce il genitivo; refertus si costruisce con il genitivo della persona (es.: refertus
amicorum = pieno di amici) e con l’ablativo della cosa (es.: refertus divitiis = carico
di denaro).

Ablativo di prezzo e pena

Rientra anch'esso nella funzione strumentale in quanto indica il mezzo con cui si
paga o si sconta qualcosa. Il complemento di prezzo e il complemento di pena
possono essere espressi sia mediante l’ablativo sia mediante il genitivo: pertanto
confronta in proposito il genitivo 3b e il genitivo 3c.
Ablativo di misura e quantità

Indica il metro con cui si valuta o si misura qualcosa e di quanto una cosa si
differenzia da un’altra. Si trova:
a) con verbi come iudico = giudico; aestimo = stimo; metior = misuro, ecc.
Es.: Benevolentiam non ardore amoris sed stabilitate iudicemus = Giudichiamo
il voler bene non in base all’ardore dell’amore, ma in base alla stabilità.
b) con i comparativi e con gli avverbi e le preposizioni che contengono idea di
paragone (ante, post, supra, ultra, citra, ecc.). La misura è espressa mediante gli
avverbi in ablativo multo, paulo, tanto, quanto, eo, quo, nihilo, dimidio, ecc.
Es.: Hibernia dimidio minor quam Britannia est = L’Irlanda è di metà più
piccola della Britannia.
c) con i verbi di eccellenza supero, antecello, praesto, antecedo, ecc., per indicare di
quanto una persona o cosa è superiore ad un’altra. Anche in questo caso la misura è
espressa mediante gli avverbi in ablativo multo, paulo, ecc.
Es.: Diogenes disputare solebat quanto regem Persarum superaret = Diogene
era solito discutere di quanto egli fosse superiore al re dei Persiani.

Nota bene:
ricorda le espressioni correlative del tipo:
quo fortiores sunt homines, eo (oppure hoc) meliores sunt = Quanto più gli uomini
sono forti, tanto più sono buoni;
quo quisque fortior est, eo est melior = ut quisque est fortissimus, ita est optimus =
quanto più uno è forte, tanto più è buono.

Ablativo di limitazione

Circoscrive il limite entro il quale si definisce un concetto espresso da un verbo,


da un nome o da un aggettivo. Esso può indicare l’ambito in cui uno è superiore o
inferiore ad un altro, in cui si distingue da un altro o semplicemente di che
nazionalità, lingua, costumi, ecc. egli sia.

Es.: Cicero omnes oratores eloquentia superavit = Cicerone superò tutti gli
oratori in eloquenza;
Graecus natione sum = Sono greco di nazionalità;
Sunt homines non re, sed nomine = Sono uomini non di fatto ma di nome;
Mea sententia innocens est = A mio parere è innocente.
Ablativo di compagnia e unione

Esprime un rapporto sociativo, sia di amicizia sia di ostilità, ed è accompagnato


dalla preposizione cum (= con), tanto se si tratta di persona (= complemento di
compagnia), quanto se si tratta di cosa (= complemento di unione).

Es.: Marius Romam cum nostro fratre ivit = Mario è andato a Roma con nostro
fratello;
Veni mecum = Vieni con me.

Nota bene:
1) il cum può talvolta essere rafforzato con una in tal caso corrisponde a
"insieme con, insieme a".
Es.: Una cum legatis venit = Giunse insieme agli ambasciatori.
2) il cum può essere omesso con nomi che indicano forze militari, come
exercitus, manus (= schiera), agmen, copiae, comitatus (=
accompagnamento, seguito), ecc., accompagnati da un genitivo o da un
aggettivo non numerale.
Es.: Hostes ingenti exercitu impetum fecerunt = I nemici fecero impeto
con un grande esercito.
3) reggono cum + ablativo verbi quali iungo, coniungo, misceo (= unisco,
congiungo, mescolo); pugno, contendo, bellum gero (= combatto, faccio
guerra); loquor, disputo (= parlo, discuto); congruo, consentio, convenio (=
accordarsi, convenire); dissentio, discrepo, differo (= sono in disaccordo).

Ablativo di modo o maniera

Indica il modo in cui si compie un’azione e si trova in ablativo:

a) con cum se è espresso con un semplice sostantivo;


Es.: Laetum nuntium cum gaudio accepimus = Accogliemmo la lieta notizia
con gioia.
b) senza cum o con cum interposto se è espresso con un sostantivo accompagnato da
aggettivo;
Es.: Laetum nuntium magno (cum) gaudio accepimus = Accogliemmo la lieta
notizia con grande gioia.
c) senza cum se è espresso con sostantivi che di per sé implicano idea di modo o norma
o che sono accompagnati dall’aggettivo nullus, a, um, come hoc (eo, illo, nullo, ecc.)
modo, hoc pacto = in questo (quello, nessun, ecc.) modo; hac ratione = in questa
maniera; hoc consilio, hac mente = con questo proposito, con questa intenzione;
nulla disciplina = senza alcuna disciplina; nullo labore = senza alcuna fatica, ecc.;
Es.: Qui hac ratione philosophantur nihil habent quod sequantur = Quelli che
ragionano in questo modo non hanno nulla da seguire.
d) senza cum con locuzioni di tipo quasi avverbiale come agmine = in colonna; casu =
per caso; cursu = diu corsa; dolo, fraude = con inganno; iniuria = a torto; ioco = per
scherzo; silentio = in silenzio; more maiorum = secondo il costume degli antenati;
modo, ritu (+ genitivo) = a guisa di; pedibus = a piedi; agmine = in colonna; ordine
= con ordine; vi = con la violenza; ecc.;
Es.: Ariovistus verebatur ne per insidias a Caesare circumveniretur = Ariovisto
temeva di essere circondato da Cesare a tradimento.
e) con per, in o ad + accusativo in espressioni idiomatiche come ad hunc modum = in
questo modo; mirum in modum = in modo straordinario; per insidias = a tradimento;
per fraudem, per dolum = con frode, con inganno; per vim = con violenza; per
speciem = sotto l’apparenza; ecc.;
Es.: In eo carmine multa ornandi causa poetarum more in Castorem scripta et
Pollucem erant = In quel carme erano state scritte molte lodi per Castore e
Polluce secondo il costume dei poeti.

Ablativo di causa

Indica la causa concomitante e pertanto partecipa della funzione sociativa


dell’ablativo. Si esprime:

a) con l’ablativo semplice se la causa è interna, cioè riferita al soggetto e alla sua sfera
fisica o psichica;
Es.: Metu nostri castra reliquerunt = Per la paura i nostri abbandonarono
l’accampamento.
b) con ob o propter + accusativo se la causa è esterna, cioè indipendente dal soggetto e
dalle sue condizioni;
Es.: Relinquebatur una per Sequanos via, qua Sequanis invitis propter
angustias ire non poterant = Rimaneva solo la (lett.: l’unica) strada
attraverso il territorio dei Sèquani, attraverso la quale, senza il consenso dei
Sèquani, non sarebbero potuti passare a causa dei luoghi stretti.
c) con prae + ablativo se la causa è impediente, cioè impedisce che si compia
un’azione; si trova quindi per lo più in frasi negative;
Es.: Loqui non possum prae lacrimis = Non posso parlare per le lacrime.
Nota bene:
1) reggono il complemento di causa taluni verbi di sentimento come gaudeo,
laetor, glorior = gioisco, mi rallegro, mi vanto; doleo, maereo, queror = mi
dolgo, mi addoloro, mi lamento; ecc. e gli aggettivi formati sullo stesso tema
o di significato simile come laetus, maestus, contentus, superbus, ecc.
Es.: Opibus nimiis non gaudebant = Non si compiaceva di ricchezze
eccessive.
2) il verbo laboro, as, avi, atum, are (= soffrire) regge sia l’ablativo di causa sia
ex + ablativo quando è indicata la parte del corpo in cui si è sofferenti.
Es.: Frater meus ex renibus laborat = Mio fratello è malato di reni.
3) hanno funzione di complemento di causa alcuni sostantivi in ablativo
divenuti col tempo espressioni idiomatiche, come iussu = per comando;
iniussu = contro l’ordine; hortatu = per esortazione; rogatu = su richiesta;
ecc. Tali sostantivi sono acconpagnati dal genitivo della persona per ordine,
esortazione, richiesta, ecc. del quale avviene qualche cosa.
Es.: Imperatoris iussu milites proelium commiserunt = Per ordine del
comandante i soldati attaccarono battaglia.

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