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Materiale

 didattico  del    Corso:  

  Protocollo per la promozione della salute e la prevenzione


di disagi psicologici perinatali
 

  Dott.ssa Vera Blasutti

Psicologa psicoterapeuta

DEPRESSIONE PERINATALE

INTRODUZIONE

Il periodo della gravidanza e il post parto è molto complesso per una donna, che è
sottoposta a molti cambiamenti e a un’altalena emotiva che la rende vulnerabile; in
questo periodo la donna può essere più soggetta a disturbi psicologici.

Questo avviene per diversi fattori:

• di ordine fisico, neuroendocrino e ormonale: il corpo è sottoposto a


cambiamenti sia transitori che definitivi, che richiedono la ristrutturazione della
propria immagine corporea; inoltre le alterazioni ormonali a volte hanno pesanti
implicazioni a livello umorale;
• di ordine psicologico: in questa fase di vita la donna attraversa varie emozioni,
dalle più positive (gioia, felicità, senso di completezza e realizzazione, appagamento)
a quelle più difficili da gestire (ansia, paure, senso di solitudine e inadeguatezza)
• abitudini di vita che cambiano sia a livello organizzativo che relazionale: le
attività quotidiane cambiano, la conformazione della famiglia comporta un
adattamento da coppia a nucleo familiare, i tempi per sé e per la coppia subiscono
una drastica riduzione.

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Dobbiamo però distinguere tra disturbi transitori e non preoccupanti, tipici dei periodi
di cambiamento, e situazioni che perdurano nel tempo, causando notevoli difficoltà
sia alla madre che allo sviluppo dell’attaccamento madre-bambino.

DISTURBI PSICOLOGICI NEL PERIPARTO: DEFINIZIONI e SINTOMI

IL BABY BLUES

Sperimentare un calo d’umore e una forte stanchezza è naturale durante il puerperio


(periodo di circa 40 giorni dopo il parto): si stima che il 30% e l’85% delle donne
(O’Hara et al., 1990; Gonidakis et al., 2007) sperimenti una deflessione del tono
dell’umore chiamata baby blues (o maternity blues), che si verifica solitamente dal
3° all’ 8° giorno dopo il parto, in corrispondenza al fisiologico calo ormonale.

Tale condizione si manifesta con:

• irritabilità
• umore altalenante
• facilità al pianto (immotivato)
• ansia, inquietudine.
Nel baby blues viene preservato il prendersi cura del neonato.

La durata varia da alcune ore ad alcune settimane.

Il baby blues è pertanto di un fenomeno transitorio e la sua risoluzione è spontanea.

Se invece questo tipo di manifestazioni perdurano, è importante valutare se si stia


sviluppando una depressione post-partum.

LA DEPRESSIONE PERINATALE

La condizione depressiva può manifestarsi sia prima che dopo il parto, tanto che il
DMS-5 (Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali, revisione del 2013)
parla di depressione “con esordio nel peripartum (periodo che va dalla gravidanza ai
12 mesi successivi al parto)”.

I criteri per la depressione perinatale sono gli stessi del disturbo depressivo maggiore,
in particolare la donna deve sperimentare, per almeno 2 settimane, 5 o più dei
seguenti sintomi:

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• umore depresso
• marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte, o quasi, le attività
• significativa perdita di peso
• insonnia o ipersonnia
• agitazione o rallentamento psicomotorio
• faticabilità o mancanza di energia
• sentimenti di autosvalutazione o di colpa eccessivi o inappropriati
• ridotta capacità di pensare e concentrarsi, o indecisione
• pensieri ricorrenti di morte.

Per quanto riguarda il post-partum, circa il 20% dei casi di baby blues evolve in un
episodio depressivo maggiore nel corso del primo anno successivo al parto (Najman et
al., 2000).

Secondo un’indagine svolta nel 2008, la depressione post-partum insorge nel 13%
delle donne durante le prime settimane dopo il parto mentre il 14.5% ha un nuovo
episodio depressivo maggiore o minore nei primi tre mesi postnatali ed il 20% delle
neomadri sperimenta una depressione puerperale nel primo anno dopo il parto
(Osservatorio ONDA).

Purtroppo solo il 18% delle gravide con depressione maggiore riceve una
diagnosi corretta durante la gestazione (Markus, 2009).

I ginecologi diagnosticano solo una parte delle depressioni puerperali (16%


diagnosticato vs 22% di incidenza); non commentano i disturbi dell’umore nel 28%
dei casi; ancor più grave, non hanno una formazione che consenta loro di riconoscere
adeguatamente le depressioni a rischio suicidario. Più del 50% delle depressioni
post-partum non viene perciò diagnosticato (Reid & Meadows-Oliver, 2007).

CHI E’ PREDISPOSTO ALLA DEPRESSIONE PERINATALE

• Persone che durante o dopo la gestazione sono sottoposte a forti stress


(gravidanza inattesa, lutti, difficoltà economiche,…)
• Persone che hanno già sofferto di episodi depressivi o di depressione post-
partum o con precedenti di disturbi psichiatrici o con familiarità per tali disturbi
• Persone con bassa autostima
• Persone con situazione familiare conflittuale o in crisi di coppia
• Persone in situazione di isolamento sociale o con supporto sociale inadeguato
• Persone con difficoltà di tipo economico.

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CONSEGUENZE A LIVELLO DI ATTACCAMENTO MADRE-BAMBINO

La depressione materna “interferisce con le abilità della donna nell’instaurare un


interscambio di comportamenti ed emozioni col suo bambino. Il 67% delle madri
depresse riferiscono infatti difficoltà di interazione e attaccamento.
L’interscambio è stato riconosciuto come essenziale per un’efficace relazione madre-
bambino, capace di prevenire le conseguenze a lungo termine sullo sviluppo cognitivo,
sociale ed emotivo del bambino” (fonte: Ministero della Salute; Milgrom et al., 2003).

L’Osservatorio ONDA in particolare riscontra i seguenti vissuti nelle neomamme


depresse:

Avvertire il bambino come un peso - “Mi dà fastidio”;



Non riuscire a provare emozioni nei confronti del bambino;

Sentirsi inadeguate nella cura del bambino: “Non sono capace di crescerlo”;

Avere pensieri di avversione verso il bambino e la paura di restare sole con lui;

Pensare di essere madri e mogli incapaci;

Non riuscire a concentrarsi nelle semplici cure parentali, che hanno a che fare

con l’interazione madre-bambino (riconoscimento dei bisogni reciproci,
sintonizzazione emotiva): queste madri hanno spesso difficoltà nell’allattamento
al seno, guardano meno i loro bimbi (Field et al., 1985), li cullano meno
(Murray, 1992), reagiscono più lentamente alle loro richieste e sono meno
affettuose, spesso sono ostili, punitive e rifiutanti, sono più ritirate o più
intrusive (Bettes, 1988).
È importante ricordare che una depressione post-partum non curata tende a
cronicizzare, diminuendo nella madre depressa la capacità di prendersi cura del
neonato in modo adeguato e di sviluppare un’armonica relazione con il proprio figlio o
di interazione con il nascituro.

Prendersi cura del bambino è in primis prendersi cura di sé, perché una
persona sofferente non può accudire e nutrire a livello emotivo il proprio
bimbo.

ALCUNI CONSIGLI

La gravidanza e la maternità sono spesso idealizzati nella nostra società


come momenti completamente positivi e felici, mentre la realtà che
sperimentano le mamme a volte è faticosa e non priva di emozioni negative.

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Questo conflitto rischia di far sentire le mamme “sbagliate” e le porta a
vergognarsi dei vissuti contrastanti che sperimentano, non permettendo loro
di esternarli.

In questa fase di vita è quindi importante:

1. Non pensare di essere l’unica al mondo a sperimentare sensazioni ed emozioni


di questo tipo. Ci sono emozioni frequenti in tutte le neo-mamme: sentirsi inadeguate,
impreparate, impotenti, avere sensi di colpa, sentirsi tanto stanche…
2. Non sentirti una madre snaturata per questo
3. Non vergognarti per come ti senti
4. Ricordati che non sei sola: chiedi aiuto sia a livello pratico (qualcuno che ti dia
una mano nelle faccende domestiche e nell’accudimento del neonato) che emotivo
(parla di come ti senti, sfogati)
5. Prenditi tempi e spazi per te, per riposare, per rilassarti, per svolgere attività
gratificanti
6. Confida nell’apprendimento: se all’inizio anche fare il bagnetto al neonato
sembra un’impresa, dopo poco tempo si impara!
7. Concediti un aiuto psicologico: è importante intervenire tempestivamente!
Chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma la manifestazione di voler migliorare
per sé e per gli altri.

CHI PUO’ AIUTARE

Una fonte di sostegno è innanzitutto il partner. È importante coinvolgerlo e


condividere le emozioni di questo momento speciale.
E’ inoltre importante attingere a tutte le risorse relazionali: amici, parenti, persone
che stanno attraversando la stessa fase di vita (ad es. mamme in gravidanza con cui
si può condividere l’esperienza del corso pre-parto, in cui scambiarsi esperienze e
normalizzare i propri vissuti), operatori e specialisti del Consultorio Familiare.

COME PUO’ AIUTARE LA PSICOTERAPIA

Nel periodo della gravidanza e nel post partum il trattamento psicologico, attraverso
protocolli specifici e metodologie specifiche (CBT, EMDR, terapia interpersonale) può
essere particolarmente utile perché permette di:

• Offrire psicoeducazione
• Offrire sostegno in questa delicata fase di cambiamenti
• Aiutare le mamme nel gestire la paura del parto

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• Aumentare le risorse che la mamma percepisce di avere, aumentando la sua
autoefficacia, su tematiche quali l’allattamento e l’accudimento del bambino
(Roveraro et al., 2016)
• Elaborare vissuti traumatici della storia della persona che possono avere
ripercussioni sul vissuto attuale ed esacerbare la sintomatologia depressiva
• Permettere lo sviluppo di una genitorialità più ricca e piena di risorse
• Affrontare altre condizioni legate al periodo perinatale quali i disturbi ansiosi ed
elaborare traumi da parto e PTSD (Disturbo da stress post-traumatico).

Dott.ssa Vera Blasutti

Psicologa-psicoterapeuta
 
Via Paruta, 52 – Padova (PD)

Cell: 328 7051329

Mail: verablasutti@yahoo.it

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