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Claudia Ravaldi

Piccoli Principi

Perdere un bambino in gravidanza e dopo la nascita.


Le parole dei genitori e le riflessioni degli specialisti in
psicologia del lutto perinatale

terza edizione aggiornata



Ai bambini mai del tutto perduti,
al viaggio da compiere per ritrovarli nel cuore.
Claudia Ravaldi

© 2014 Claudia Ravaldi


Salvo ove diversamente indicato, i diritti di autore di quest’opera
appartengono alla dr.ssa Claudia Ravaldi e all’Associazione CiaoLapo
Onlus. I testi contenuti nel libro possono essere citati, riprodotti e
distribuiti, a patto che non vengano modificati e che ne sia sempre
correttamente citata la fonte originale.
Nota dell’autrice

“Quando siamo usciti dall’ospedale a braccia vuote, il 14 Marzo del 2006,


tutta la mia disperazione si esprimeva nel sentirmi comunque genitore,
anche se non c’era nessun bambino da portare a casa: quel bambino,
amato e desiderato, non era con me.
Continuavo (e avrei continuato) a sentirmi “sua” madre: mio figlio
mancava dentro di me e mancava accanto a me, lasciandomi in balia di
un’assenza dolorosa. Mancava al mio corpo: nonostante gli inibitori
farmacologici, è comparsa una prima montata lattea due giorni dopo la
sua nascita, e l’ho riavuta, nel giorno del funerale, al solo sentire il pianto
di un neonato.

E’ stato in quel momento che ho preso atto del mio essere “sdoppiata”: ero
una madre, ero un genitore, comunque, era per questa funzione che mi ero
preparata per nove mesi, anche se adesso dovevo fare i conti con la
mancanza lancinante di mio figlio.
Ero diventata una “mamma speciale” (da “speciale: cioè appartenente a
un genere specifico, diverso da generale”), una madre “diversa dalla
maggioranza”…pensarmi “speciale” in quei giorni era più semplice per
me che pensare “sono una madre in lutto” o “il mio bambino è morto”.
Essere in lutto mi faceva paura, come se il lutto si fosse mangiato non solo
mio figlio ma anche una parte di me, e tutto il mio futuro.

Ho passato i primi giorni da “genitore orfano” scaraventata in una


nuova vita, incapace di comunicare agli altri il nuovo mondo che
sperimentavo, parallelo al mio vecchio mondo, fatto di persone “normali”.
Ero diventata una madre senza figlio, eppure mi sentivo madre, anche se
gli altri si affrettavano a “metterci una pietra sopra” chiedendomi di
tornare presto quella di prima, di guardare avanti, di non “fare così”.
Sono sopravvissuta a quei giorni, che poi sono diventate settimane, e poi
mesi, leggendo, piangendo, pensando, navigando su internet alla ricerca
di qualche altro abitante del mio nuovo pianeta, quello dei genitori
speciali. La mancanza fisica è stata opprimente, tanto quanto la
mancanza di un “futuro” possibile. Se quei giorni settimane e poi mesi
hanno lasciato posto a questi nuovi giorni, settimane e mesi (adesso che
scrivo, sono passati otto anni dalla morte di Lapo), se oggi riesco a
guardare quell’abisso da una sponda più sicura lo devo solo al fatto che
nemmeno per un secondo ho “nascosto” mio figlio, nemmeno per un
secondo ho provato a “dimenticare”, ma ho preso il mio tempo, dentro e
fuori di me, e cercato un sostegno che facesse davvero al caso mio. Nel
profondo del mio cuore sapevo di non essere sola, e sapevo che c’era, da
qualche parte, un gruppo di madri e padri pronti a camminare con me,
accomunati dallo stesso dolore. Spero che queste pagine, e tutto ciò che
CiaoLapo offre ai genitori italiani, possano essere d’aiuto nei vostri giorni
di dolore.”

Claudia Ravaldi,
donna, medico, psicoterapeuta, genitore,
fondatore e presidente di CiaoLapo onlus
e del Centro Studi matermundi
Perché questo libro

Questo libro, la cui prima edizione risale al 2007, si rinnova e


si arricchisce per offrire informazioni attendibili sul lutto, sui
vissuti più comuni delle persone in lutto e per facilitare la
riflessione su come sia possibile trovare strategie personali
per affrontare una nuova, dolorosa e irreale realtà della
perdita di un figlio durante la gravidanza o dopo la nascita.

La perdita in gravidanza e dopo la nascita è un lutto?

La gravidanza è un momento di grande cambiamento nella


vita di una donna e della coppia.

Aspettare un bambino rappresenta un periodo di grande


crescita personale, durante il quale la mente della donna e
quella del partner iniziano fisiologicamente a fare spazio a
un bambino e a una nuova vita “a tre” (o a quattro, o cinque,
se stanno aspettando il secondo o il terzo figlio…).
Numerosi studi hanno messo in relazione la gestazione e la
fase preconcezionale con l’attivazione specifica di alcune aree
cerebrali, che si rimodellano e si riadattano a questa nuova
fase del ciclo di vita.
Pensare a una gravidanza avvia dunque il percorso della
“genitorialità”, durante il quale la coppia sviluppa e prova
emozioni e pensieri specifici sul nuovo bambino. Questo
percorso chiamato processo di attaccamento è intrinseco ad
ogni gravidanza, è transculturale, e si basa sia sull’esperienza
attuale (desidero un figlio / aspetto un figlio) sia sui progetti di
vita insieme futura.

Quando la gravidanza si interrompe con la morte del bambino


questo percorso viene bruscamente meno, lasciando alla donna e
spesso alla coppia il compito di riorganizzare la realtà e il futuro
diversamente da quanto atteso e sperato.

I genitori costretti a confrontarsi con questo evento sono


molti, circa una coppia su sei, soprattutto nella prima metà
della gravidanza. Nella seconda metà della gravidanza, circa 1
su 273 bambini muore in utero, o muore dopo la nascita per
problemi legati a prematurità o patologie della mamma e/o
del bambino.

Ognuna di queste perdite ci lascia scossi, addolorati e turbati:


il lutto è un lungo processo che si dipana in una specie di “giungla”
emotiva, e questo processo può incidere per mesi (almeno un
anno, fino a due) sull’equilibrio personale e sul benessere
psicologico di genitori e familiari.

La perdita di un bambino atteso, per qualunque motivo


avvenga, è un vero e proprio lutto.

Il lutto è un processo che riguarda chiunque abbia perso una


persona cara, ha delle caratteristiche specifiche e comporta un
tempo più o meno lungo e più o meno intenso di cordoglio.
I genitori che perdono uno o più bimbi e i loro parenti e
amici possono vivere questo evento in molti modi: le reazioni
al lutto sono molto personali, non c’è un solo modo per
affrontare questa esperienza.
Anche le famiglie sono diverse tra loro, sia per i percorsi di
vita che per le loro radici culturali e dunque anche il modo di
vivere la morte del bambino e affrontare il lutto potrà essere
diverso da caso a caso. Nonostante le differenze tra una storia
di lutto perinatale e l’altra, nonostante le varie sfumature e i
tipi di reazioni manifestati dai familiari, l’impegno emotivo e
psicologico associato al lutto in gravidanza e dopo il parto è
sempre considerevole, per la coppia, la famiglia, ed il nucleo
sociale circostante.
E’ molto importante che chi subisce un lutto possa disporre
fin dall’inizio di tempo sufficiente e di un luogo protetto,
affinché possa riconoscere i suoi bisogni più importanti, e, se
lo desidera, chiedere e ottenere un appropriato supporto su
tutti i livelli assistenziali: medico, psicologico e ostetrico/
infermieristico.

E’ importante non avere paura delle proprie reazioni, né


vergognarsene: perdere un bambino desiderato è un lutto ad
altissimo impatto, e per sostenere questo dolore è importante essere
liberi di esprimere i propri pensieri, le proprie paure, e le proprie
emozioni e discuterne con gli operatori ed il partner.
A chi è rivolto questo libro

“Piccole vite, non piccole perdite”

Questo libro è per te che lo hai ricevuto e lo stai sfogliando.


E’ stato pensato e scritto per ogni genitore, ogni familiare, ogni
amico, ogni persona che per ragioni affettive o professionali si trovi
a dover affrontare la morte di un bambino in gravidanza o dopo la
nascita.
Contiene alcune informazioni pratiche che possono essere utili fin
dai primi momenti, alcuni spunti di riflessione su cosa è il lutto e
cosa significa davvero “elaborare”, le preziose esperienze di altri
genitori colpiti da lutto in gravidanza o dopo il parto, e le note
degli operatori che in questi anni mi hanno affiancato con
pazienza e dedizione per offrire il miglior sostegno possibile ai
genitori in lutto e ai professionisti chiamati a prestare assistenza..

Cosa accade quando si perde un bambino?

Dopo aver perso un bambino, in gravidanza o dopo la nascita,


la prima emozione è spesso l’incredulità, accompagnata da un
sordo dolore. Queste due reazioni insieme, spesso, danno
origine ad una una sorta di distacco emotivo
(“non sta realmente succedendo a noi”).
In questa fase molto spesso i genitori devono compiere delle
scelte molto importanti, per loro stessi e per il bambino, e
sarebbe opportuno essere guidati con calma e appropriatezza
in tutto il percorso decisionale.
Ecco perché la vicinanza degli operatori sanitari è molto utile
per aiutare i genitori a focalizzare una cosa per volta, e
soprattutto, i loro reali desideri rispetto a questo doloroso
evento.

Nessun genitore è mai preparato alla morte del proprio bambino,


neanche in caso di patologia diagnosticata in precedenza.

La notizia della morte, o assistere alla morte del bambino in


terapia intensiva sono momenti di estrema intensità emotiva,
e i genitori potrebbero avere bisogno di sostegno e guida
anche per prendere le decisioni apparentemente più
semplici. I genitori hanno diritto ad avere il tempo necessario
per riflettere su cosa è meglio per loro.
Devono avere il tempo per parlarne tra di loro, con un
familiare di fiducia e con il personale.
La degenza in ospedale è un momento al tempo stesso
difficilissimo e prezioso, molto importante ai fini del lutto: ciò
che avviene subito dopo la notizia e nei giorni successivi ha
grande rilevanza per il benessere e l’equilibrio dei genitori e
delle famiglie.
Avere la possibilità di usare il tempo a disposizione per
decidere cosa è realmente meglio per la propria famiglia, ad
esempio se e come incontrare e salutare il bambino, come e
quando farlo, organizzare eventuali riti funebri e come
comunicare la notizia ad amici, parenti ed eventuali altri figli,
può apparire inizialmente insensato, difficile o privo di utilità
ai genitori addolorati, per poi rivelarsi in un secondo
momento di estrema importanza.
Prendere anche la più ovvia e semplice delle decisioni nel
momento del dolore è tutt’altro che scontato: pensare a
queste situazioni, concentrarsi sull’accaduto, prendere
decisioni realmente appropriate per noi richiede tempo e
sostegno e può evocare molte perplessità sul da farsi (quasi
tutti di fronte a questo lutto, provano immediatamente paura,
incredulità, desiderio di fuggire o risvegliarsi dall’incubo il
più velocemente possibile), per cui è indispensabile discutere
in merito a ogni aspetto con parenti fidati o con personale
preparato.
Un altro evento difficile emotivamente è il ritorno a casa a
braccia vuote. Uscire dall’ospedale senza il proprio bimbo
costituisce per molti genitori un ricordo altamente
traumatico, (“eravamo gli unici senza ovetto, quel giorno…avrei
voluto morire”) ed è importante programmare il ritorno a casa
in modo da rendere questo passaggio il più protetto possibile.
I primi giorni a casa, inoltre richiedono qualche sforzo
organizzativo, per cui sia amici sia parenti dovrebbero aiutare
la coppia genitoriale e rispettare le sue necessità.
Passata la prima fase di shock, si fa forte il desiderio e il
bisogno di parlare con qualcuno di quanto è accaduto. I
genitori iniziano a cercare informazioni sulla morte perinatale
e vanno a caccia di risposte, o semplicemente necessitano di
potersi sfogare, anche raccontando più e più volte le stesse
cose, o piangendo in silenzio accanto a qualcuno.

La gente mi diceva che mi ci sarebbe voluto del tempo. E ce ne volle,


ma non nel senso che intendevano loro. Le giornate persero ogni
nitidezza, sfumando ovattate nelle notti. Le settimane collassavano
l’una dentro l’altra, svuotate, come oggetti fiacchi e senza forma.
Mi lavavo, mi vestivo, facevo le pulizie, guidavo, stiravo, dirigevo i
lavori di casa, piangevo.

C. Dunne, I mangiatori di dolore

Spesso raccontare (e raccontarsi) permette di avere maggiore


chiarezza su quanto avvenuto, e spesso, dopo un trauma
importante, la nostra mente ha bisogno di ripetersi più volte
l’accaduto (come quando si guarda un film a rallentatore per
rilevare più particolari possibili), per integrarlo nel magazzino
della memoria senza traumi aggiuntivi e metterlo così “al
posto giusto”. Lo scopo di tutto questo lavoro, che avviene
intensamente nel nostro cervello subito dopo un lutto, per
molti mesi a venire, è quello di recuperare un equilibrio tra il
prima e il dopo l’evento, senza diventare vittima di ricordi
infiniti, difficili o intollerabili. E’ molto importante prendersi
il tempo, e quando serve l’aiuto di uno specialista, per
compiere questo “immagazzinamento” dell’esperienza: i
genitori e gli altri familiari coinvolti dovrebbero essere
sempre sostenuti nel primo, non facile, anno di lutto.
“ho usato ogni singolo giorno di questi sei mesi per ripercorrere
con la mente tutti i passaggi che hanno portato dall’attesa
all’ultimo saluto, chiedendomi ogni volta se fosse stata colpa mia.”

Non è così scontato trovare un interlocutore che sappia


ascoltare; la nostra società è timorosa della morte e delle
emozioni associate al lutto, è impreparata ad affrontare la
perdita di un bambino, soprattutto se avviene nei primi mesi
di gravidanza o è collegata a patologie materno infantili, e
risponde in genere con un atteggiamento di rifiuto,
indifferenza e mancata partecipazione.
E’ opinione comune ritenere che i genitori dovrebbero
cercare di riprendersi pensando che poteva andare peggio,
farsene una ragione, risolvere il lutto in poche settimane.

Tra le “soluzioni” consigliate come antidoto al dolore viene


proposta la rapida ricerca di un'altra gravidanza oppure si
suggerisce di pensare “all’adozione”.
Il genitore e la coppia hanno solitamente altri bisogni, molto
diversi dal “rimpiazzo” o dal “facile rimedio”.
Capire cosa è successo e come il lutto impatta a breve medio
e lungo termine sul singolo, sulla coppia e sulla famiglia è un
bisogno irrinunciabile per molte persone. Prendersi tutto il
tempo necessario per capire di cosa si ha bisogno, come si
manifesta il lutto dentro di noi e nella nostra famiglia e poter
cercare le proprie risorse per affrontare il dolore è molto
importante. Codificare e comprendere le reazioni al lutto
proprie e altrui e sapere che è possibile chiedere aiuto ad
altri genitori o ad operatori formati per elaborare questa
dolorosa esperienza con la maggiore serenità possibile è un
lavoro impegnativo ma essenziale per poter stare meglio, a
medio e a lungo termine. Non esistono, purtroppo valide
scorciatoie per affrontare un lutto: avere altri figli, averne
perso solo uno, magari in epoca gestazionale precoce, non
lenisce il dolore, che è e resta personale e soggettivo.
Attraversare il lutto è sicuramente più facile se si hanno a
disposizione le risorse adatte alle proprie esigenze.
La maggioranza dei genitori colpiti da lutto perinatale ritiene
che le risorse primarie per loro siano state la presenza e la
vicinanza di familiari e amici, la percezione di un adeguato e
partecipe sostegno da parte degli operatori, poter leggere
opuscoli informativi sul lutto, libri tematici, disporre di una
lista di social network, blog e siti web in cui si parli del lutto
perinatale, poter frequentare i gruppi di automutuoaiuto.

Elaborare il lutto per il singolo o per la coppia è molto più


facile se si è sostenuti da più punti di riferimento (medici,
psicologici, spirituali, familiari) e se alcune tappe del percorso
sono condivise con chi ha già affrontato o sta affrontando la
stessa esperienza (secondo l’ormai consolidato principio
dell’automutuoaiuto).

Questo libro, che l’associazione CiaoLapo distribuisce


gratuitamente dal 2007 in tutti gli ospedali e gli enti che ne fanno
richiesta è un primo passo per rompere la solitudine; puoi leggerlo
tutto, leggere qualche pagina soltanto, oppure portarlo a casa e
aprirlo quando ti sentirai pronto.
Speriamo che, come è già accaduto a tante altre persone, possa
essere utile anche a te, e possa aiutarti a intraprendere il tuo
percorso di lutto.
Affrontare la perdita del tuo bambino è doloroso e assurdo, ma non
impossibile. Desideriamo esserti di aiuto e sostenere te e la tua
famiglia in questa esperienza che conosciamo bene per esserci
passati direttamente e per avere ascoltato e accolto migliaia di
genitori prima di te. Non sei solo.
I lutti prenatali e postnatali:
strade diverse per lo stesso dolore.

La perdita in gravidanza colpisce ogni tipo di famiglia, ogni


tipo di gruppo etnico, ogni tipo di classe socio-economica.
Ogni anno circa tre milioni di bambini in tutto il mondo
muoiono nella seconda metà della gravidanza o subito dopo
la nascita, a causa della cosiddetta morte in utero. Molte di
più sono le gravidanze che si interrompono nella prima metà,
per motivi ancora oggi non facilmente diagnosticabili.
Diverse migliaia sono i bambini colpiti da patologie
incurabili, che esitano in morte perinatale. Circa quattro
bambini ogni giorno muoiono dopo essere nati gravemente
prematuri, per complicanze legate alla bassa età gestazionale.

Tutte queste storie sono esperienze di lutto perinatale: i


genitori che assistono impotenti alla morte dei loro figli
durante il percorso di gravidanza o i primi mesi dopo la
nascita riportano un elevato livello di sofferenza, che è tanto
più forte quanto più la gravidanza era desiderata e il legame
col bambino saldo.

Nel 70% dei casi, dopo approfondimenti diagnostici ben


effettuati, è possibile individuare una causa precisa; in molti
casi la morte del bambino giunge a termine di gravidanze del
tutto asintomatiche e prive di complicanze, in molti casi
avviene dopo una nascita prematura, o per patologie
diagnosticate in gravidanza che non è stato possibile curare.
Nonostante la frequenza questo tipo di lutti hanno poco
spazio a livello culturale, e ancora oggi in tante situazioni
prevale l’indifferenza mista alla consolazione, e ancora troppo
pochi genitori in Italia possono accedere ad un percorso
diagnostico adeguato. Molti di noi devono accontentarsi di
frasi fatte e di spiegazioni che poco hanno a che fare con le
attuali conoscenze mediche.

Anche quando la gravidanza presenta precocemente delle


complicazioni o il bambino ha problemi di salute già
diagnosticati in precedenza, per i genitori si tratta comunque
di un evento estremamente doloroso e difficile da accettare; è
normale quindi provare smarrimento, incredulità, dolore e un
profondo senso di ingiustizia (“perché a me? perché al mio
bambino?”), sia al momento della diagnosi (in caso di
malformazioni o complicazioni) che al momento del distacco
(in caso di morte del bambino). La malattia del proprio
bimbo, le decisioni da prendere quando le cose sembrano
volgere al peggio, le morti improvvise o attese che siano, sono
esperienze luttuose di notevole intensità, cui non si è mai del
tutto preparati.

Qualunque esperienza di perdita in gravidanza si accompagna a


reazioni tipiche del lutto, indipendentemente dall’epoca di
gravidanza, dall’aver scelto o meno di interromperla, dalla
presenza di patologie materne o fetali.

Il lutto dopo la perdita è una condizione esistenziale


normale, perché una gravidanza che si interrompe, e
ovviamente un bambino che muore prima o dopo il parto,
lasciano i genitori soli, in una pesante sensazione di vuoto.
Viene a mancare una presenza, si interrompe una relazione
appena iniziata e così carica di aspettative, e cambiamenti, già
nel suo divenire quotidiano, scompaiono bruscamente tutte
le fantasie legate a quella gravidanza e a quella storia di
maternità.

In questi otto anni ho avuto occasione di parlare, incontrare e


scambiare numerose mail con circa 4000 genitori, che hanno
condiviso con me le loro esperienze di lutto. Confrontandomi
con loro, e con le principali associazioni di operatori esperti
di lutto in gravidanza e nel post partum del mondo, possiamo
oggi dire con sufficiente sicurezza che i genitori che perdono
i loro bambini desiderati e attesi a causa di:

aborto spontaneo del primo trimestre, aborto spontaneo del secondo


trimestre, diagnosi di grave patologia fetale con la decisione di
proseguire la gravidanza, diagnosi di grave patologia fetale con la
decisione di interrompere la gravidanza, morte intrauterina, morte
dopo la nascita, perdita di uno o più gemelli in corso di gravidanza
multipla, parto prematuro, perdita dopo procreazione assistita,
interruzione volontaria di gravidanza

condividono, come accade in altri tipi di lutto, alcuni aspetti


emotivi e alcuni vissuti, tra i quali la percezione profonda del
legame con il bambino mancato, e con quello che sarebbe
stato, se le cose fossero andate diversamente. Queste
similitudini rendono possibile e terapeutico il dialogo tra
genitori con esperienze di perdite perinatali diverse, e
possono favorire l’elaborazione del lutto.
Anche se provenienti da strade molto diverse (una singola
perdita o perdite multiple, la presenza di una malattia nota, o
l’assenza di una causa precisa di morte, perdite precoci o a
gravidanza avanzata, avere o non avere vissuto l’esperienza
della terapia intensiva neonatale etc) i genitori in lutto
condividono dunque percorsi emotivi relativi al lutto molto
comuni.

I genitori “de-filiati” (privati dei loro figli - non esiste un termine


italiano che indichi lo status di genitore che perde un figlio, alcuni
di noi si definiscono semplicemente “genitori orfani”) hanno
spesso la sensazione di essere stati costretti a vivere realtà
diverse da quelle desiderate o immaginate, di essere stati
impotenti rispetto al destino o alla malattia, e si sentono
“diversi” dalla maggior parte dei coetanei e del mondo.
Questo senso di incredulità, rabbia e impotenza accompagna
un periodo della vita estremamente delicato e difficile, e
merita rispetto, ascolto e partecipazione non giudicante, da
parte di tutti coloro che si relazionano con la famiglia:
parenti, amici, operatori sanitari.
La perdita di un bambino durante la gravidanza e dopo la
nascita

Talvolta l’amore dura per un momento,


Talvolta l’amore dura una vita,
Talvolta un momento è una Vita.
Autore sconosciuto

Quando comincia una gravidanza, i genitori costruiscono un


legame nuovo e particolare (cioè specifico e unico di volta in
volta) con il bambino che stanno aspettando e, fin dai primi
momenti, intraprendono il percorso della genitorialità. Come
ormai è dimostrato da molti studi sulla vita prenatale, mamma
e bambino comunicano immediatamente tra loro, e da parte
di entrambi inizia uno scambio attivo di stimoli, pensieri,
emozioni. A questo dialogo si uniscono nel corso del tempo
anche il papà e gli eventuali fratellini; la famiglia si raccoglie
intorno alla pancia, ed aspetta che arrivi la data del parto, per
poter conoscere dal vivo il piccolo bambino.
Quando questo dialogo si interrompe, precocemente, dopo
qualche mese, prima del parto, o dopo la nascita, i genitori e
la famiglia attraversano momenti di smarrimento, sconforto,
disperazione, che sono del tutto simili a quando si perde un
parente, o un caro amico; perdere un bambino, quale che sia
il motivo, è un lutto, e evoca sentimenti di intensa mancanza,
solitudine, tristezza.
Quando ti comunicano che il tuo bambino ha smesso di
vivere (o che ormai le sue condizioni sono disperate e non è
possibile fare nulla per salvarlo) è normale provare un
profondo senso di smarrimento e confusione. Talvolta la
realtà è così dolorosa da provocare una reazione di rifiuto
(non è vero, non sta capitando a me), o di anestesia (guardare
tutto come da dietro a un vetro, senza provare alcuna
emozione diretta, come si fosse storditi).
In alcuni casi si hanno delle strane reazioni fisiche (tremori,
nausea, congelamento), con un’errata percezione degli stimoli
(caldo, freddo, fame e sonno) ed una generica sensazione di
rallentamento sia fisico che mentale o, al contrario, profonda
agitazione alle gambe, senso di smania, impossibilità a stare
fermi.
Alcune mamme percepiscono un forte senso di irrealtà, come
se stessero assistendo ad una scena che non le riguarda, pur
avvertendo contemporaneamente una sensazione di dolore
lancinante.

La nascita che coincide con la morte, soprattutto nei primi


momenti, non può essere accettata razionalmente: il fatto che
il bambino, cresciuto fino a quel momento nella nostra
pancia, abbia cessato di vivere improvvisamente e senza che
si sia potuto fare qualcosa per impedirlo è tra le più difficili
esperienze di vita che possano accadere, perché
estremamente intensa e inaspettata.
“Quando mi hanno detto che per Marco non c’era più nulla da
fare, mi sono sentita disperata e fuori di me allo stesso tempo. Non
aveva più senso tirare il latte per lui, avevo paura di tornare in
terapia intensiva, avevo paura di tutto. Solo oggi, a distanza di
mesi, mi rendo conto che mi mancano molte cose, che non ho fatto,
ma che sarebbe stato opportuno fare. Se solo la mia paura non
fosse stata paura di tutti, se solo fossi stata accompagnata.”
Isabella, mamma di Marco e della gemella Alessia

E’ molto importante quando un bambino muore, che i


genitori, la famiglia e gli operatori collaborino al fine di
affrontare la difficile situazione nel miglior modo possibile.
CiaoLapo svolge da anni corsi di formazione molto
approfonditi per medici, psicologi e ostetriche al fine di
aiutare il personale ad accompagnare i genitori.
Molte informazioni a riguardo sono pubblicate nel libro per
operatori “La morte in-attesa”, edito da CiaoLapo nel 2011
(Edizioni Ipertesto).
Il prossimo capitolo descrive brevemente passo dopo passo i
momenti più importanti e cruciali per i genitori che hanno
perso un bambino.
Quello che ancora si può fare e quello che è importante
sapere dalla diagnosi alla dimissione.

Questo paragrafo è pensato per chiunque abbia appena perso


un figlio durante la gravidanza o dopo la nascita: contiene
alcune informazioni importanti sul lutto, e sulle cose da
sapere in quei difficili, confusi e dolorosi momenti passati in
ospedale, dopo che è stata comunicata la morte del proprio
bambino (in utero, durante il parto o dopo la nascita).

Questo paragrafo è frutto di centinaia di esperienze di altri


genitori come te, e di decine di studi che abbiamo svolto in
questi anni, insieme a genitori, medici, psicologi ed
ostetriche. Tutte le cose menzionate sono risultate utili,
importanti e significative per la maggior parte dei genitori
della nostra associazione (quasi duemila famiglie) e sono del
tutto sovrapponibili alle esigenze dei genitori in lutto di tutto
il mondo. Ogni passo menzionato nell’elenco è perfettamente
lecito e può essere fatto in ogni ospedale: sarebbe opportuno
che tu potessi chiedere chiarimenti e sostegno al personale che ti
assiste.

La diagnosi di morte
La morte dei nostri bambini è un evento drammatico e
difficile da affrontare: in pochi istanti tutto cambia, e ci
troviamo costretti a prendere tante decisioni impreviste e
sofferte. Appena ti hanno comunicato la notizia mille
emozioni potrebbero esserti passate per la testa: incredulità,
confusione, paura, rabbia, dolore, sia fisico che psicologico
(tante mamme raccontano di avere sentito come un macigno
schiacciare loro il petto, o come un coltello nel cuore). Molti
genitori si sentono in colpa nei confronti del bambino:
potresti pensare di non essere riuscito a proteggerlo, di non
esserti accorto in tempo di cosa stava accadendo, e/o di avere
commesso qualche errore che ha causato la sua morte. Tutte
queste emozioni, o anche la totale incapacità di provare
qualcosa oltre ai mille perchè senza risposta, sono una parte
normale del trauma psicologico correlato al lutto perinatale.
E’ molto importante riconoscere queste emozioni come parte
del percorso, perchè nonostante il dolore sono ancora molte
le cose importanti da sapere, da discutere, e da fare quando
muore un bambino, e ogni genitore dovrebbe poter prendere
tutte le decisioni necessarie in questo difficile momento.

Dopo la diagnosi
Se ti hanno diagnosticato la morte del tuo bambino, a
qualsiasi epoca gestazionale, o dopo la nascita, e sei sola/solo
(talvolta le cattive notizie vengono date ai papà, in assenza
della mamma), chiedi subito di poter chiamare qualcuno che
può darti conforto in un momento così difficile. Che sia un
parente o un amico, ha poca importanza, l’essenziale è che voi
genitori non siate lasciati soli a fronteggiare questo difficile
momento.
Se siete andati all’ospedale per un controllo di routine ed
avete portato con voi gli altri figli, è possibile accordarsi con il
personale per tornare a casa (in assenza di situazioni acute e
gravi, come ad esempio il distacco di placenta, un’infezione, o
la preeclampsia), accompagnare i bambini in un luogo sicuro,
e magari prendere con voi la cartella della gravidanza e tutte
le informazioni necessarie.
In assenza di necessità imminenti, valutabili con un prelievo
di sangue, un’ecografia e una visita, voi genitori potete
decidere di passare la notte a casa, se lo desiderate, e recarvi
in ospedale il mattino seguente. Così come potreste decidere
di partorire in un altro ospedale rispetto a dove vi è stata fatta
diagnosi. Prendete tempo per valutare cosa è meglio per voi.

Il ricovero
Quando il bambino muore prima della nascita, e non per
patologie acute che compromettono la salute della mamma
(come nel caso di distacco di placenta, gestosi), i genitori e lo
staff possono decidere il modo migliore per programmare la
“nascita” del bambino.

La stanza di degenza
Per ragioni amministrative le madri sono quasi sempre
ricoverate nel reparto di ostetricia, solo talvolta in
ginecologia, lontano dalle altre puerpere, a seconda della
disponibilità dell’ospedale. La presenza di altre mamme, con i
loro bambini vivi può essere davvero penosa per le mamme
in lutto, e sarebbe opportuno trovare la soluzione migliore
possibile per venire incontro a questo problema. Se non è
possibile uscire dal reparto di ostetricia è sempre
consigliabile avere una camera con pochi letti, ed è
opportuno che il reparto si attivi per trovare il posto letto più
riparato e protetto per la famiglia in lutto. La degenza
prevista è solitamente di un giorno e mezzo o due per i parti
normali, di tre quattro giorni dopo un parto cesareo, in
assenza di complicazioni. Poter avere uno spazio adeguato
alle vostre esigenze è molto importante. Potete chiedere e
ottenere di far restare qualcuno con la mamma, se la mamma
lo desidera, per tutta la durata della degenza. In alcuni
ospedali predispongono una camera in reparti attigui, dove
disponibile. Parlate con l’ostetrica e il medico per capire cosa
è meglio per voi.

Quale parto?
Se il bambino è morto nel primo trimestre di gravidanza, i
genitori e i medici possono decidere di attendere qualche
giorno e provare ad evitare la procedura di raschiamento:
discuti col ginecologo di cosa è meglio per te, sia fisicamente
che psicologicamente, prima di prendere una decisione.
Se il bambino è morto dalla sedicesima settimana di
gravidanza in poi, solitamente si procede all’induzione del
parto spontaneo. Il parto di un bambino morto sembra una
crudele beffa, ed è sempre una decisione molto critica da
affrontare. Tuttavia, rispetto ad interventi di altro tipo, come il
cesareo, il parto naturale quando possibile (escluse le
situazioni di emergenza dette in precedenza) ha migliori
garanzie per la salute della mamma, permette un miglior
recupero psicofisico, e, attraverso la produzione di specifici
ormoni, permette una maggiore reazione di “distacco” dalla
gravidanza stessa (come se chiudesse idealmente il cerchio di
quella gravidanza, in un modo il più fisiologico possibile).
Potete decidere i tempi e i modi del parto parlandone coi
medici e con le ostetriche, in modo da stabilire cosa è meglio
per voi. Per la mamma, specialmente se alle prese con la
prima gravidanza, è molto importante trascorrere le ore di
questo travaglio con una persona fidata accanto (marito,
mamma, sorella, amica), in modo da poter affrontare questa
esperienza, struggente e preziosa insieme, nel miglior modo
possibile. La maggior parte delle mamme riferiscono che la
scelta del parto naturale si è rivelata vincente perché ha
permesso loro di “fare qualcosa di concreto”, “un gesto da
mamma”, per i loro bambini, e riportano una grande
soddisfazione nell’essere state presenti e vigili durante tutte
le fasi.

L’analgesia epidurale
Le linee guida italiane sulla morte in utero stabiliscono
l’indicazione all’analgesia durante il travaglio e il parto, per
cui potete chiedere, se lo desiderate, l’analgesia epidurale.
Tenete presente che il dolore per la morte del bambino molto
spesso si traduce in dolore fisico, ed alcune donne hanno
sentito un profondo e sordo dolore nonostante l’epidurale. In
ogni caso, anche in base alla vostra storia personale, di
gravidanze e parti, potete scegliere cosa è meglio per voi.
Potreste sentirvi molto in ansia e molto spaventati per questa
esperienza così lontana da quanto era stato previsto e
sognato: potrebbero proporvi dei farmaci tranquillanti,
soprattutto dopo il parto. Discutetene approfonditamente
anche in relazione a come vi sentite: è normale sentirsi
confusi/disperati/impauriti/tristi, e vivere questi momenti in
piena presenza mentale e con il supporto dei vostri cari e
dello staff può essere una grande opportunità per la vostra
elaborazione del lutto. La sedazione, lieve o profonda, è in
genere sconsigliata, a meno che non ci siano precise
indicazioni cliniche (attacchi di panico, storia di precedente
patologia psichiatrica etc). Potete richiedere un colloquio con
uno specialista e discutere con lui di cosa è meglio per voi.

Dove iniziare e portare a termine il travaglio


Potete accordarvi con l’ostetrica e il medico di fare il travaglio
in camera (se siete in una camera protetta o singola), per
evitare la compresenza e la vicinanza con altre donne in
travaglio. Se questo non è possibile, potete chiedere di
sistemarvi in una sala travaglio lontana dalla sala parto, in
modo da rimanere più tranquille possibile. Il travaglio
indotto o spontaneo ha una durata variabile, è dunque
opportuno che l’ambiente in cui vi trovate sia adatto a questa
fase così particolare. Accordatevi con le ostetriche in caso di
esigenze particolari o particolari desideri relativi al travaglio,
o al momento del parto. Il fatto che il vostro bambino non sia
più in vita non significa che meriti minori accortezze, così
come non significa che il vostro parto sia un momento meno
intenso e ricco di significati del parto di un bambino vivo.
Nell’esperienza di numerose mamme dell’associazione, un
buon supporto da parte dello staff, e una buona vicinanza di
coppia, o tra la madre e il suo accompagnatore, ha permesso
un buon travaglio e un’esperienza di parto sovrapponibile ai
parti normali. E anche l’incontro col bambino, di
conseguenza, è stato importante e prezioso.
Il parto
Al parto è possibile e consigliabile che sia presente il papà, o
un parente stretto della donna, o un’amica, se la mamma lo
desidera; solitamente c’è tutto il tempo per prendere accordi,
trovare una propria vicinanza con l’ostetrica e discutere con
lei delle cose da fare dopo la nascita del bambino. La nascita
di un bambino che non piange è un momento carico di
dolore, per i genitori, e spesso anche per il personale
ospedaliero. Queste piccole vite lasciano una grande
impronta, e noi genitori non dimenticheremo mai il loro
passaggio. E’ per questo motivo che può essere di grande
importanza “celebrare” questo passaggio in modo opportuno,
senza paure o falsi pregiudizi.

Dopo il parto… il bambino


E’ importante prendere il tempo per leggere queste poche
righe e riflettere insieme su cosa è meglio per la vostra
coppia. Talvolta i genitori per proteggersi l’un l’altro, pur
avendo idee completamente opposte tra loro, tendono a
decidere in automatico e tentano di imporre all’altro la
propria decisione, senza riflettere su cosa è veramente
importante per loro.
Sarebbe opportuno parlare tra voi in coppia, o con altri
parenti, o con altri genitori in lutto, per fare chiarezza sulle
vostre reali necessità. Il dopo parto è uno dei momenti più
importanti e preziosi, e molti genitori a distanza di anni
hanno molti rimpianti per non aver potuto/voluto fare alcuni
piccoli gesti per conoscere e salutare il loro bambino. Nulla è
obbligatorio per nessuno, quindi non abbiate paura di
prendere la vostra decisione, in un senso o nell’altro, ma
discutetene prima insieme, a più riprese e per qualche ora,
per evitare altro dolore in un secondo momento.
Nell’esperienza di altri genitori che hanno affrontato come
voi oggi, parti prematuri, morti in utero, interruzioni
terapeutiche di gravidanza, o morti intraparto, l’incontro col
bambino è stato di assoluta importanza per il benessere del
papà, della mamma e di tutta la famiglia, e i pochi genitori
che non hanno voluto incontrare il bambino, spesso perchè
non hanno trovato sostegno nello staff ospedaliero in questa
delicata fase, hanno poi durato più fatica a elaborare il lutto.
Tuttavia ci sono ragioni personali che potrebbero spingerti a
rifiutare questo incontro, e vanno prese in considerazione e
accolte con rispetto.

Perché potresti voler dire NO all’incontro con il bambino: alcune


mamme e alcuni papà provano paura, rifiuto o fastidio,
talvolta rabbia nei confronti del bambino che è andato via, e
spesso all’inizio rifiutano di vederlo. Queste emozioni sono
legate ai primissimi momenti della diagnosi, e quasi sempre
nelle ore e nei giorni successivi cambiano, anche
radicalmente, lasciando le mamme con una brutta e desolante
sensazione di vuoto e di nostalgia per il loro bambino. Molte
mamme hanno detto che si sentivano come “su un altro
pianeta” e non pensavano “stesse accadendo proprio a loro”:
questa emozione mista di confusione e dolore non permette
di essere pienamente consapevoli sul da farsi, e può capitare
di non capire cosa è meglio per noi, e in contemporanea di
avere una grande paura. Questo senso di paura è amplificato
dall’imbarazzo o dal timore del personale ospedaliero, non
sempre preparato ad affrontare le situazioni come le nostre.

Perché potresti voler dire SI all’incontro con il bambino: perché è


il vostro bambino! Per quanto sia doloroso ammetterlo, per
quanto sia emotivamente molto difficile, anche se non è
fisicamente più con voi, il vostro bambino è e resterà il vostro
bambino, di quella gravidanza e di quella parte della vostra
vita, sia che lo conosciate, sia che decidiate di non vederlo.
Ciò che potrebbe venire a mancare, in un secondo momento,
sono i ricordi di lui, della sua fisicità, del vostro condividere.
Per questo sarebbe importante che almeno qualcuno della famiglia
incontrasse il bambino. Idealmente, i genitori, i fratellini se
presenti, i parenti stretti e gli amici più intimi dovrebbero
poter incontrare e rendere omaggio al piccolo bambino.

L’incontro con il bambino


Nonostante il dolore estremo, la perdita di tuo figlio non
cancella i momenti che avete condiviso insieme, che
assumeranno nel tempo un grande valore per il tuo processo
di lutto: potrebbe essere di grande conforto per te, per il tuo
partner e per gli altri familiari, incontrare e poter salutare
adeguatamente il tuo bambino, in modo da avere ricordi
appropriati della sua presenza tra voi.
Se voi genitori lo desiderate, ci sono molte cose che si
possono fare dopo la nascita del vostro bambino, anche
quando è molto piccolo, come nella prima metà della
gravidanza, o gravemente malato. Tenete inoltre presente che
dopo il parto il bambino si presenta caldo e morbido per
almeno mezz'ora, quindi c’è tutto il tempo per conoscerlo
con il massimo della naturalezza.
Chiedete al personale come potrebbe essere l’aspetto del
bambino, anche a seconda dell’età gestazionale: tenete
presente che se il bambino è morto da qualche giorno, la sua
pelle potrebbe avere un colore diverso dal normale, o
sembrare molto screpolata. Se il bambino è molto piccolo,
quindi nel primo trimestre di gravidanza, o la sua crescita si è
fermata a molte settimane prima, potrebbe non essere
possibile vedere il suo piccolo corpo. In questo caso è
possibile comunque richiedere la sepoltura, con semplici
moduli disponibili in ogni azienda ospedaliera, e svolgere
alcuni piccoli riti di passaggio, come ad esempio riempire una
piccola scatola con dei ricordi simbolo della sua presenza
(vedi più avanti la sezione Memory Box).

Prendete tempo per pensare a tutto questo e per decidere


cosa è meglio fare. Potete farvi aiutare dal personale
nell’“incontro” con vostro figlio; se non riuscite a guardarlo, o
se avete paura di prenderlo in braccio, non sentitevi obbligati,
ma chiedete che vi venga dato un po’ di tempo per riflettere e
cercate di parlare con qualcuno che possa rassicurarvi su
questo. In alternativa, chiedete al personale di raccogliere per
te alcuni ricordi del tuo bambino.
Chiedete all’ostetrica di guidarvi nella conoscenza del
bambino, e di fare da tramite tra voi e lui.
Tra i ricordi che potrebbero farvi piacere ci sono: le impronte
dei piedini e delle manine, alcune foto del vostro bambino
(che possono scattare anche le ostetriche, se i familiari non ce
la fanno), il braccialetto identificativo, una ciocca di capelli, il
certificato di nascita, una cartellina con il suo peso e l’altezza.
Provate a comunicare cosa sentite e cosa pensate al personale
curante, ricordando che in un momento così difficile è
normale essere confusi e avere molte cose da chiedere,
cambiare idea e sentire il bisogno di essere informati e
rassicurati. In molti ospedali è disponibile un libretto per
raccogliere i ricordi che abbiamo chiamato “I ricordi di un
Piccolo Principe-I ricordi di una Piccola Principessa”, che
permette di avere molte informazioni raccolte tutte insieme.
Fare una o più foto del vostro bambino è un modo per creare
dei ricordi e imprimere nella mente non solo la sua assenza,
ma anche le sue caratteristiche principali. Molti genitori
trovano un grandissimo beneficio nell’avere scattato o fatto
scattare foto al bambino, o insieme al bambino, con il
bambino in braccio o accanto alla sua culla. Avere un ricordo
permette di rendere meno amaro e più elaborabile questo
lutto, e creare piccoli ricordi è un’occasione preziosa.
Solitamente in Italia il bambino può stare in camera coi
genitori per qualche ora al massimo. E’ importante informarsi
sulle usanze del reparto e concordare con il personale le
vostre effettive necessità.
Una volta effettuati alcuni prelievi diagnostici sul bambino
dopo la nascita, non c’è alcuna fretta di portare il bambino in
anatomia patologica o all’obitorio. E’ importante che ne
parliate insieme al personale, anche considerando che
potreste voler far vedere il bambino a parenti stretti che
vengono da fuori città.
Anche i fratellini dovrebbero poter salutare il bambino,
soprattutto da una certa età gestazionale in poi, e portare a lui
disegni o doni se lo desiderano, in modo da prendere atto
dell’evento e al tempo stesso conoscere i lineamenti del
bambino per poterselo poi rappresentare al meglio quando
necessario. I bambini hanno molto bisogno di conoscere le
cose per come sono e di dare loro il giusto nome e il giusto
peso, e dunque non abbiate timore a chiedere aiuto allo staff
nel facilitare l’incontro tra i vostri bambini.
Potete lavare, vestire, avvolgere il vostro bambino con una
coperta. Potete svolgere questi compiti da soli, o farvi aiutare
dall’ostetrica o dall’infermiera.
Prendersi cura del corpo del bambino è un modo per
esercitare la propria funzione di genitori, per alcuni è molto
importante poter fare questo.
Se il vostro bambino è troppo piccolo per indossare un
vestitino, l’associazione mette a disposizione piccole coperte
di lana o di pile, pensate per i bambini molto prematuri.
Una volta salutato il bambino, chiedete all’ostetrica o al
medico come e quando potrete rivederlo dopo gli esami
autoptici, e riflettete se desiderate o meno organizzare una
piccola cerimonia di commiato.

Sull’autopsia
Quando muore un bambino in utero, durante il parto o dopo
la nascita sarebbe necessario fare approfondimenti
diagnostici sulla madre, sulla placenta e sul corpo del
bambino, per poter identificare ciò che ha provocato la morte,
la causa scatenante e eventuali altri fattori contribuenti.
Studiare questi meccanismi è fondamentale per definire
esattamente gli eventi accaduti nella gravidanza e anche per
poterli prevenire nelle eventuali gravidanze successive.
Molte morti intrauterine e perinatali avvengono senza una
causa apparente. Tuttavia un corretto riscontro diagnostico
permette di arrivare a identificare una causa almeno nel 70%
dei casi. Questo risultato è possibile solo quando il lavoro
avviene in maniera multidisciplinare, e si svolgono
appropriati esami sulla madre, sul padre, sulla placenta e sul
bambino. E’ opportuno che tutti i genitori possano usufruire
di questa possibilità diagnostica.
In genere gli esami sulla mamma vengono effettuati in tempi
diversi: alcuni al momento del ricovero, altri due mesi dopo il
parto. Anche gli esami sul bambino e sulla placenta hanno
tempistiche diverse: alcuni esami vengono effettuati
immediatamente dopo la nascita (ad esempio prelievo di
alcune cellule della cute, prelievo di sangue), altri nelle
settimane successive.
Solitamente il riscontro diagnostico avviene dopo pochi
giorni dalla morte del bambino, e mira a esaminare tutto il
corpo del bambino, al fine di individuare le possibili cause
della morte, e ad analizzare la placenta, spesso implicata in
molte patologie.
Dopo l’autopsia i genitori possono riprendere il corpo del
bambino, che viene sistemato con cura dal personale tecnico
dell’anatomia patologica e svolgere se lo desiderano la
cerimonia religiosa o laica per la sepoltura o per la
cremazione.
A cosa serve l’autopsia perinatale:
• a confermare un precedente dubbio diagnostico
• a identificare situazioni non ancora diagnosticate
Può escludere fattori quali malformazioni, infezioni, ritardo
di crescita non evidenziabili durante la gravidanza
Se il bambino è morto prima della nascita, può dirci
approssimativamente quanto tempo prima è morto.
Può permettere di identificare una patologia genetica, e
quindi essere utile anche per altri membri della famiglia.
La normativa in Italia
Il decreto del 9 luglio 1999 (pubblicato in GU 170 del
22/7/1999) impone l’autopsia su tutti i bambini morti in utero;
il suo scopo è di ricercare la presenza di malformazioni o di
alcune malattie genetiche. È importante sapere che il corpo
del bambino viene sempre rispettato e trattato con cura da
tutto il personale; ogni dubbio può essere discusso con il
personale curante.
Le tempistiche
Solitamente occorrono circa otto settimane per completare
tutti gli approfondimenti diagnostici. Questo tempo può
essere maggiore in caso di approfondimenti ulteriori; in ogni
caso sarà cura del personale rispettare i tempi e fissare un
appuntamento con i genitori per discutere degli esiti, ed i
genitori possono comunque rimanere in contatto con i
ginecologi e con gli anatomo-patologi per capire come stanno
procedendo le cose.
Sulla sepoltura
La legge italiana regolamenta la sepoltura dei bambini nati
morti prima delle 27 settimane più sei giorni e quelle dei
bambini nati vivi e nati morti dalla 28 settimana in poi con
precise istruzioni (vedi a questo scopo l’approfondimento sul
blog di ciaolapo: Leggi, regolamenti e normative in vigore in
Italia per la sepoltura dei feti e dei bambini nati morti).

E’ sempre possibile procedere alla sepoltura/cremazione del


bambino a qualunque età gestazionale, purchè i genitori ne
facciano richiesta su apposito modulo fornito dalla direzione
sanitaria entro le 24 ore dal parto; al di sotto delle 28
settimane, la legge italiana dice che l’azienda ospedaliera può
seppellire d’ufficio tutti i bambini nati morti o smaltirli come
rifiuti ospedalieri, a seconda del regolamento interno.
Informarsi della prassi vigente nella propria azienda
ospedaliera e nelle varie regioni (esclusa la Lombardia, dove
tutti i bambini vengono seppelliti) permette di fare una scelta
veramente consapevole su cosa preferite come genitori. Molto
spesso, a distanza di anni, i genitori di bambini nati morti, sia
per aborti spontanei, morti in utero o interruzioni
terapeutiche di gravidanza, hanno bisogno di recarsi in un
luogo dove “portare un saluto” al bambino perduto.
E’ accaduto più volte che genitori di bimbi morti molti anni
prima abbiano contattato CiaoLapo chiedendo come fare per
saperne di più su cosa è accaduto al corpo del bambino, ed è
capitato più volte che alcune mamme e papà abbiano “chiuso
un cerchio” estremamente doloroso solo dopo aver dato un
luogo al loro bambino. Per questi motivi riteniamo che questo
argomento difficile e triste debba essere discusso finchè
abbiamo il tempo per decidere (e cioè entro le 24 ore dal
parto), in modo da evitare dolori aggiuntivi ai genitori in
lutto.

“Ho chiesto espressamente all’ostetrica informazioni sulla


sepoltura. Lei mi ha detto che non si poteva fare, perché era troppo
presto. Solo oggi scopro che invece la legge dà a tutti i genitori in
lutto questa possibilità. Sono distrutta” Micaela

“Dopo il parto non ero io. Pensare che tutto fosse finito mi
annientava. Io e mio marito eravamo distrutti, incerti, increduli.
Quando l’ostetrica ci ha detto che l’ospedale si sarebbe occupato
della sepoltura ci siamo sentiti sollevati e grati per non dover
affrontare anche questo. Qualche mese dopo, abbiamo sentito il
bisogno di andare a trovare i gemelli, a abbiamo chiesto
all’ospedale in quale cimitero fossero stati sepolti. Ci hanno risposto
che come da procedura, l’ospedale smaltisce i feti insieme ai rifiuti
ospedalieri, e che noi avevamo firmato l’assenso. Non ricordo niente
di tutte queste cose, ricordo solo le parole dell’ostetrica -l’ospedale
si fa carico della sepoltura-. Pensare ai miei gemelli tra i rifiuti mi
tormenta ancora oggi. Non siamo stati capaci di proteggerli. Nè
prima né dopo” Alessia
“Quando ho perso Angelo, piccolo e perfetto, l’ostetrica si è
avvicinata spiegandomi molto gentilmente le possibilità che
avevamo relativamente alla sepoltura: secondo la legge vigente,
l’ospedale avrebbe smaltito Angelo tra i rifiuti ospedalieri,
nell’inceneritore. Sempre secondo legge, in alternativa a questo
avremmo potuto seppellirlo a nostro carico, o attivare il funerale
caritatevole in caso di particolari difficoltà economiche, attraverso
il nostro comune. Ci abbiamo pensato molto, avevamo paura. Ci
faceva paura l’idea di un bambino al cimitero, ci faceva paura che
finisse tutto in un inceneritore. Avere 24 ore di tempo per decidere
cosa era meglio per noi, è stato di grande conforto, e non siamo
pentiti della scelta che abbiamo fatto” Luca e Anna

La memory box - quando i ricordi sono parte della cura

Nell'esperienza dei genitori colpiti da lutto perinatale


l'emozione che più spesso ci accompagna è l'opprimente
senso di vuoto e la mancanza fisica di tracce tangibili del
passaggio dei nostri bambini.
Per alcuni genitori questo vuoto è persino più insopportabile
della malattia e della morte, perché ancora troppo spesso
accade che queste perdite siano considerate come un vero
tabù, che è meglio scordare velocemente.
Nessuno ci chiede se desideriamo ricordare, nessuno ci
fornisce un aiuto per ricostruire i ricordi in modo adeguato e
davvero consapevole; in molti ospedali per ignoranza si
continua a ritenere bizzarro svolgere il rito funebre o scattare
fotografie (le uniche possibili) ai nostri bimbi ricoverati in
TIN o nati già morti.
Così, molti di noi rimangono pieni di ricordi tragici e
bruttissimi tutti legati alla morte o al dolore fisico del parto e
privi di ricordi tangibili (e amorevoli) delle vite, sebbene
piccole o “solo” in utero, dei nostri figli.

E così, capita che questo vuoto, dentro il cuore e tra le mani,


urli disperato e chieda di essere almeno in parte riempito. A
volte questa mancanza, all’inizio sorda e rinnegata
socialmente, si ripresenta negli anni a venire, spesso dopo la
nascita di un altro bambino. A volte, il silenzio e il vuoto sono
così violenti da bloccare l’elaborazione del lutto,
interrompendone il naturale percorso verso l’integrazione
dell’esperienza tra i ricordi che sono parte della propria vita.

Raccogliere, nel rispetto delle esigenze e dei tempi personali i


ricordi di questo passaggio, ricostruendo il piccolo percorso
esistenziale dei nostri figli potrebbe permettere a noi stessi di
cominciare a lavorare sulla morte e dunque sul lutto.

CiaoLapo dona agli ospedali che ne facciano richiesta una


piccola memory box contenente questo libro, una copertina
fatta a mano dai nostri volontari, un piccolo peluche, alcuni
volantini informativi e il libro dei ricordi del tuo bimbo.
Questa piccola scatola permette alla famiglia del bambino di
mantenere un legame tangibile e avere a disposizione tutte le
informazioni necessarie per affrontare al meglio la sua
assenza e il conseguente lutto.
La memory box è una scatola utilizzata in tutto il mondo per
conservare ricordi importanti (scatola dei ricordi è la
traduzione letterale), uno “spazio” utile a ricordare e a
onorare la memoria delle vite piccole e preziose dei nostri
bimbi.
La nostra cultura ci insegna che l’unico modo per superare
un momento difficile è smettere di pensarci.
Forse ti è stato detto che la cosa più importante è lasciarsi il
passato alle spalle, cancellare, resettare, reagire, accontentarti
di quello che hai.

La memory box serve a fare spazio ai ricordi in modo delicato e


rispettoso dei tempi tuoi e della tua famiglia, serve a mettere
insieme i ricordi più significativi del periodo trascorso coi
nostri figli, quelli belli e gioiosi della speranza e dell’attesa e
quelli tristi e difficili. Personalizzare la memory box può
essere un’operazione davvero terapeutica; passati i primi
cinque o sei mesi (ma non c’è una regola fissa, ognuno ha i
suoi tempi) arriva un momento, nel lutto, in cui i genitori si
sentono pronti a riaprire cassetti e valigie, e a creare uno
spazio personale per quella gravidanza e per quel bambino, in
cui raccogliere oggetti, pensieri, e piccoli doni.

"Ho impiegato circa un anno e mezzo per fare la memory box;


quando mi sono sentita pronta di aprire cassetti, scegliere oggetti, e
riporre i numerosi regali ho capito che avevo fatto un piccolo scatto
in avanti nel mio lutto. Dunque, io ho scelto di fare la memory box
rispettando i miei tempi: l'ho pensata, ho cercato una scatola giusta
e l’ho riempita. Nella scatola ho scelto di mettere tre tutine, i suoi
body, il ciuccio, il test, la cartella con gli esami, l'album vuoto per le
foto che non ho, il fiocco del babyloss e i regali delle altre mamme.
Quando la guardo, provo sollievo perchè è frutto del mio percorso,
ed è arrivata in un momento in cui io ero pronta a fare un buon uso
dei ricordi.
Non ho bisogno di nasconderla, o di sfuggirne la vista, posso
guardarla e spolverarla ed aprirla, senza sentirmi morire dentro.
Mi piace pensare che questi pochi oggetti siano "suoi" e indichino
cosa lui è stato per me e la mia famiglia."
Alle dimissioni

Il rientro a casa, alla “routine”, è molto difficile. Ognuno di noi,


ricorda nitidamente la fatica psicologica e fisica di ritornare
nel mondo normale con la sensazione di avere perduto tutto
e che nulla valga più la pena.
I genitori spesso descrivono questo rientro a casa a braccia
vuote, come il momento in cui si affaccia nitido per la prima
volta il dolore del lutto: è tutto vero, è tutto finito, il mio bambino
è morto.
I primi mesi dopo la perdita sono molto delicati, anche perché
poche persone conoscono il lutto e le sue manifestazioni e
anche senza volervi ferire, potrebbero forzarvi a reagire e “a
tornare come prima”, senza mostrare alcuna comprensione per
voi, e senza darvi il giusto tempo per orientarvi dopo lo
tsunami.
Sul sito www.ciaolapo.it, nella sezione del forum “A me è
successo” e in “Ricordi e Riflessioni”, sono presenti
numerose testimonianze che possono essere un aiuto in più
per non sentirsi soli e per riuscire a riflettere sugli aspetti più
importanti del vostro dolore. L’associazione CiaoLapo Onlus
ha pubblicato “La tua culla è il mio cuore”, un libro che
racconta il primo anno di lutto di otto famiglie, utile a chi ha
bisogno di confronto e desidera conoscere le esperienze di
altri genitori nel tempo difficile del primo anno di lutto.
Il lutto

Nel mio corpo e nel mio cuore

Ti ho avuto, sono stata tua.


Solo un attimo.
La gioia più intensa.
Come un soffio di vento
sei volato lontano.
Sola e vuota, rimango.
Mai e sempre,
nel mio corpo e nel mio cuore.
Silvia Ravazzolo

Il lutto è il processo che inizia dopo la perdita di una persona


cara; è un processo in cui si sperimentano alcune emozioni in
modo molto intenso (tra queste, soprattutto rabbia, dolore,
nostalgia, incredulità, invidia, paura) e nel quale possono
alternarsi tantissimi pensieri, che hanno a che fare con il
passato, la situazione presente, ed il futuro: durante il lutto il
tempo cambia il suo normale decorso, si dilata o si
appiattisce, confondendo i normali piani di realtà: la mente si
sposta continuamente tra il momento della perdita, il passato
e la sofferenza presente, molte persone non riescono ad
immaginare il futuro e vivono come in una dimensione
parallela, andando avanti con una sorta di “pilota
automatico”.
In alcune fasi del lutto i sentimenti sembrano come congelati,
e le persone non riescono a provare nulla, a parte un dolore
sordo e feroce. La sensazione di essere distaccati, di essere
come travolti e impotenti può essere molto penosa, e molti
genitori si sentono in colpa perché non riescono a provare
emozioni positive o a volere bene come prima, e hanno paura
che tutto resterà così per sempre.
Fortunatamente questa prima gamma di emozioni lascia
spazio nel tempo a sentimenti meno intensi e più comuni,
come la tristezza, lo sconforto, il senso di vuoto e di nostalgia,
e lentamente anche le emozioni positive riprendono il loro
spazio.
Il lutto è un difficile percorso che fa parte della vita
(vorremmo fare qualunque cosa per non provarlo, ma è
nell’ordine delle cose che possa invece capitare), anche se
non siamo culturalmente preparati ad affrontarlo, perché la
nostra società ci insegna piuttosto a nasconderlo e isolarlo, a
“non pensarci”. Questo atteggiamento è molto pericoloso,
perché accentua la vulnerabilità e il senso di solitudine che le
persone in lutto tendono a provare, contribuendo
all’isolamento.
Molti genitori si chiudono nella coppia, talvolta si chiudono
addirittura in sé stessi escludendosi l’un l’altro, perdendo la
capacità di condividere le loro emozioni. E’ frequente che
dopo la perdita di un bambino la coppia attraversi un
momento di crisi, perché il modo di affrontare il lutto può
essere diverso nei due genitori ed ognuno avverte un pesante
senso di incomprensione e solitudine. Anche nella famiglia
allargata possono crearsi incomprensioni, per il diverso modo
ed i diversi tempi di vivere il lutto, e questo peggiora le cose.

Se ti trovi a disagio di fronte alle diverse reazioni, prova a riflettere


sul fatto che non c’è un modo solo di reagire al dolore e che non
tutte le persone riescono ad esprimere i loro sentimenti più intimi
agli altri e a volte anche a se stessi.
Per alcune persone (parenti e amici) il lutto è così spaventoso
che finiscono per allontanarsi, anche in modo brusco; questo
può aggiungere un altro dolore al dolore della perdita, ma
cerca sempre di concentrarti su di te, e cerca attivamente
altrove il giusto supporto. Se puoi, non dare troppo peso a
queste “fughe”, piuttosto valorizza chi rimane e, soprattutto,
le persone che si avvicinano spontaneamente per aiutare.

Alcune reazioni comuni che i genitori possono incontrare dopo la


perdita:

• molti parenti/amici tendono a reagire con enfasi,


chiedendo alla coppia di non pensarci più e di avere
altri figli, dimostrando spesso impazienza di fronte ai
segnali di lutto (“è passato”, “devi dimenticare”, “è
andata così”, “pensa al futuro”, “ne avrai presto un altro”,
oppure al contrario “non puoi continuare a stare così”,
“devi farti forza”, “sono passati tre mesi e ancora piangi” e
così via); molti genitori rischiano di farsi travolgere da
questa enfasi, sforzandosi di accelerare i tempi,
oppure si chiudono in sé stessi, sentendosi non capiti
e provando intensi momenti di irritazione e di
tristezza;
• molti altri, spesso soprattutto i nonni, possono
affrontare questo dolore con difficoltà e faticano a
superarlo; molti di noi si irritano di fronte a questo
sostegno mancato, oppure si sentono responsabili
della sofferenza altrui al punto da “dimenticarsi” del
loro proprio lutto per “fare forza” agli altri membri
della famiglia; molti genitori potrebbero smettere di
esprimere le emozioni luttuose o di parlare del
bambino perduto, cercando di apparire forti e sereni;
• alcuni parenti, amici e anche alcuni genitori, si
sentono talmente sopraffatti dal dolore che pensano
di non poterlo sopportare. Cercano quindi di
allontanare attivamente tutti i ricordi legati a quel
bambino e a quella gravidanza, nel tentativo di soffrire
meno (molti si impongono di non pensarci, non
vogliono ad esempio parlarne né recarsi al cimitero).

Se questo accade a parenti ed amici molto intimi, per i


genitori può essere fonte di enorme sofferenza perché molti
genitori desiderano poter parlare dei loro figli e delle loro
storie, desiderano affermare attraverso il ricordo l’esistenza
dei loro bambini, e restano profondamente feriti dal silenzio
degli altri.

L’enfasi a “stare meglio”, il mascherare le proprie emozioni, la


negazione dell’evento sono modi estremi di reagire al lutto; se
all’inizio possono essere adottati come strategie, per evitare
complicazioni future è sempre bene chiederci se stanno
funzionando davvero per noi, e se veramente il dolore si sta
modificando. Se non è così, può essere importante
confrontarsi con altri genitori in modo da cercare
un’alternativa più utile . Ognuno di noi può trovare altri modi
di reagire al lutto, più salutari e più funzionali.
Non bisognerebbe mai ridimensionare o modificare il proprio lutto
per fare forza agli altri, o per dimostrare agli altri che siamo in
gamba o che siamo in piena forma, perché solo se riusciamo a
viverlo bene, rispettando i nostri tempi e le nostre emozioni,
possiamo risolverlo adeguatamente.

Ogni lutto è una ferita.


Le ferite, si sa, si richiudono.
Ma ad una condizione: che siano prima aperte.
Nulla termina nella psiche, che non sia prima cominciato
P.C. Racamier

Non abbiamo la possibilità di cancellare e scordare ciò che


abbiamo vissuto, anche se molti di noi all’inizio vorremmo
poterlo fare; ci è capitato un evento molto traumatico che
come tutti i traumi prende un posto nella nostra memoria, e lì
resta, anche se proviamo a scacciarlo. E’ molto importante
imparare ad accettare quello che ci è successo, accettare il
dolore feroce dei primi momenti e impiegare i nostri sforzi
non tanto per dimenticare, quanto per imparare a vivere
nonostante tutta questa sofferenza.
Ognuno di noi dovrebbe sentirsi libero di vivere il suo lutto
come meglio crede; rispettare differenze tra il nostro modo e
quello dei nostri cari è una parte impegnativa dei primi mesi
di lutto; se ti senti offeso da qualche comportamento o frase,
e se temi che le persone a te vicine non vogliano bene al tuo
bambino, perché non ne parlano o non lo nominano, ricorda
che il bene non si esprime soltanto a parole, soprattutto quando è
accompagnato da dolore, imbarazzo o paura.
Se per te è importante ricordare, parlare e vivere il lutto in modo
diverso, fallo liberamente, per te e per il tuo bambino, senza sentirti
giudicato o condizionato dagli altri.

Ognuno ha il suo modo ed il suo tempo di reagire: alcuni


negano l’accaduto e cercano di non pensarci per molto
tempo, soprattutto quando il dolore sembra troppo feroce per
essere gestito, e iniziano a poterci pensare solo molto tempo
dopo, quando scoprono di avere risorse e energie per farlo.
Rispettati, e rispetta le difficoltà del tuo percorso, non
pretendere troppo da te stesso e cerca di non minimizzare
mai le tue emozioni ed i tuoi vissuti e vivile per come sono
senza scappare via: superare il lutto significa passarci
attraverso, non fuggire.

Piangi, se ne hai voglia, tutte le volte che vuoi e ogni volta che
senti salire le lacrime; le lacrime non sono segno di debolezza
bensì espressione di dolore e di nostalgia per chi non c’è più.
Attraversare il lutto

Una delle cose più difficili che deve affrontare una persona in lutto è
accettare l'idea di essere in lutto.
Accettare che la morte ci ha colpito, che è successo proprio a noi, che non
possiamo nè scappare, nè tornare indietro, nè evitare che accada è una
parte molto dolorosa e difficile del percorso. Così difficile, pensarsi "in
lutto", che spesso tendiamo a metterci in attesa che passi il tempo,
sperando che, grazie al tempo, le cose passino, e il dolore diminuisca. Altre
volte, invece, pensiamo che re-agire, come se non fosse accaduto (quasi)
nulla, buttandosi a capo fitto nel lavoro, o nel volontariato, o nella cura di
altri figli o parenti, sia la soluzione al dolore. Altre volte ancora, ci sentiamo
come sopravvissuti eterni, congelati dal dolore e impossibilitati a ricordare
ciò che ci è accaduto, perchè ci sembra che il dolore ci sopraffaccia ogni
volta, come se fosse la prima volta.
Sappiamo bene che ognuna di queste reazioni è possibile, frequente e
comune. Sappiamo anche che in assenza di una cultura di supporto al lutto,
dobbiamo camminare molto da soli, e camminare da soli è faticoso.
Sappiamo anche che nessuno può fare la nostra strada al nostro posto. Ma
qui su CiaoLapo, sappiamo bene che fare "compagnia" durante un viaggio,
aiuta a ridimensionare la fatica, e ci permette di rialzarci.
Speriamo che tu possa trarre spunti preziosi ed opportunità per elaborare
il tuo lutto, un pezzetto alla volta, insieme ai genitori e ai volontari di
CiaoLapo.
Buon cammino, 
Claudia e Alfredo
Il lutto non è mai, di per sé, una malattia.
Le emozioni legate alla perdita di una persona cara, le
sensazioni e i pensieri che caratterizzano la persona in lutto
sono ritenuti parte “fisiologica”, per quanto dolorosa e
drammatica, della vita umana. Affrontare questa esperienza
richiede però un notevole impegno sia sul piano fisico, che
sul piano psicologico, che su quello sociale, ed è bene
prendersi cura di sé, finchè non ci sentiamo sufficientemente
bene.
Cosa accade al fisico dopo un lutto? Il nostro corpo, quando
subiamo una perdita è letteralmente bombardato da ormoni e
neurotrasmettitori coinvolti nel meccanismo dello stress. La
perdita di un figlio atteso è un lutto particolarmente
drammatico perchè si accompagna per le madri alle
modificazioni neuroendocrine tipiche del post-gravidanza.
Cosa accade alla mente?
Molto spesso la nostra mente si “difende” dal lutto
innescando un meccanismo di shock: viviamo la perdita come
se fossimo “al di fuori” di noi, come se non stesse accadendo
proprio a noi, e come se fosse tutto un terribile incubo. A
molti genitori capita inoltre di non riuscire a formulare
pensieri e progetti a lungo termine, di sentirsi come distaccati
o spaventati al di sopra di ogni misura, e di essere vittima di
pensieri soffocanti e ricorrenti (“cosa ne sarà di noi, la nostra
vita non ha più senso”). Riconoscere la realtà per quella che è
è un passaggio centrale (e lento) del lutto, che porta poi a una
fase di profonda tristezza per la mancanza di chi amiamo. In
questo lasso di tempo (mesi, qualche volta anni, la nostra
mente tenta di riparare la ferita del trauma, sia
immagazzinando correttamente i ricordi nel talamo, sia
cercando di mantenere un livello minimo di benessere). Per
molti genitori, i primi mesi del lutto sono un continuo
ottovolante emotivo: ci si sente sbattuti da un’emozione
all’altra, si è vulnerabili al pianto o al dolore, e possono
esserci rapidi cambiamenti d’umore innescati da un ricordo o
dalla consapevolezza di ciò che non sarà più.
Tutte queste modificazioni fisiche e psicologiche possono
promuvere anche cambiamenti relazionali e sociali, come
abbiamo precedentemente accennato. Occorrerebbe molta
pazienza e ascolto da parte di tutti, per affrontare il lutto dei
genitori.

E’ molto importante poter disporre di tutte le informazioni


sull’esperienza di lutto che stiamo vivendo, e sarebbe ottimale
attivare intorno a noi una rete di sostegno e di cura che
coinvolga sia operatori sanitari che familiari.
Puoi leggere numerosi articoli nel blog di CiaoLapo e puoi
trovare libri specifici sul lutto perinatale appositamente
selezionati per la loro utilità in fondo a questo libro.
E’ importante tenere a mente che il processo di elaborazione
del lutto è un percorso dinamico, non si può non farlo:
possiamo accantonarlo, bloccarlo, distrarci, evitare di
pensarci, ed otteniamo il solo effetto di rallentare il percorso.

I tempi del lutto fisiologico sono soggettivi e possono avere


una durata variabile: in media la sofferenza più acuta dura
dai 6 mesi ad un anno, fino a due anni al massimo,
indipendentemente dalla presenza o dalla nascita di altri figli.
Molte ricerche, tra cui la nostra esperienza quinquennale
indicano che i genitori per tornare a un livello di serenità
sovrapponibile a quello percepito prima del lutto impiegano
fino a tre anni.

I “mille giorni di dolore” dei genitori in lutto sono un lungo


percorso, costellato di momenti difficili, e di periodi di
recupero.
Con la dovuta pazienza ed il giusto aiuto, anche questi lunghi
giorni porteranno a un progressivo miglioramento del
proprio stato generale e le difficoltà (emotive, personali,
sociali e familiari) diverranno via via più piccole e più facili
da gestire.
Il processo di lutto è dinamico: i giorni sono diversi l’uno
dall’altro, e ogni periodo si caratterizza per la presenza di
particolari pensieri ed emozioni. Alcuni periodi sono
riconosciuti da molti genitori essere particolarmente difficili:
le ricorrenze mensili della morte, i propri compleanni, le feste
in generale (ma anche la festa della mamma o del papà), la
data presunta del parto e le date relative alla vita in utero del
bambino (prima ecografia, primi calcetti e via discorrendo).
La nostra cultura, spesso anche la cultura medica, ha poche
conoscenze sul lutto, ed è frequente che i sintomi naturali del
lutto vengano scambiati per malattia psichiatrica, e di
conseguenza trattati come si affronterebbe una depressione.
E’ molto importante sapere che il lutto ha di per sé alcuni
sintomi simili alla depressione, ma non condivide con la
depressione alcune importanti caratteristiche. E’
fondamentale valutare con attenzione il proprio stato di
salute, anche in funzione di precedenti problemi di ansia o
depressione, e rivolgersi se necessario al proprio curante
valutando tutte le opzioni terapeutiche.
La nostra società e la cultura prevalente sono ancora
scarsamente disposte a riconoscere uno spazio in cui
accogliere chi è in lutto: si tende a credere che ciò che non si
vede (il bambino non-nato o mai tornato a casa) non valga la
pena di essere pianto; invece il dolore provocato dalla perdita
di un figlio durante la gravidanza o dopo il parto deve essere
affrontato come quello dato dalla perdita di una persona che
ha vissuto, con l’unica terribile differenza che mancano i
ricordi condivisi e pacificanti perché non c’è stato tempo
trascorso insieme “al di fuori” del corpo materno o
dell’ospedale.
Per questo motivo, le madri e i padri in lutto, dichiarano
spesso che uno degli aspetti più duri riguarda la perdita del
futuro insieme a quel bambino, l’occasione mancata e i sogni
che resteranno irrealizzati.

Quando il lutto è complicato

Come abbiamo già detto il lutto non è una malattia, ma una


parte molto difficile della vita.
Quando si subisce una perdita, percepiamo la sofferenza
come insopportabile, interminabile, totalizzante.
Il dolore acuto non durerà per sempre (ma almeno all’inizio
ci sembra che sia così), è destinato a modificarsi,
ridimensionarsi, trasformarsi in altro, a patto che
consentiamo a noi stessi, con i nostri tempi e i nostri modi, di
affrontare il lutto.
Per quanto si soffra, o si pensi di non farcela, è sempre
consigliabile “stare nel lutto”, vivere dal di dentro questa
esperienza, chiedendo aiuto quando necessario.
Una trappola in cui molte persone cadono, spesso senza
rendersene conto, è fuggire dai pensieri e dalle emozioni del
lutto, pensando in questo modo di superare tutto più
velocemente.
Ci sono molti modi di fuggire dal lutto: licenziarsi, cambiare casa,
separarsi dal proprio coniuge, litigare con tutti i propri amici del
passato, interrompere tutto quello che facevamo durante la
gravidanza e via discorrendo.
Oltre a questi atti impulsivi, (che i genitori più “anziani” di
CiaoLapo descrivono come “le uniche cose che in quei mesi mi
sembravano utili per sopravvivere, per smettere di soffrire…poi ho
capito che non era così”) altri generi di fuga, spesso suggeriti da
parenti, amici o sanitari, sono cercare subito un’altra
gravidanza, e ricorrere anche quando non c’è alcun motivo,
perché non c’è nessuna malattia, a psicofarmaci
(tranquillanti, ansiolitici o antidepressivi), spesso prescritti
immediatamente nei primi giorni dopo l’evento.

Per elaborare il lutto non servono farmaci che smorzano i


toni emotivi e che aumentano il distacco dai propri vissuti,
perché questo può essere addirittura controproducente. Non
serve neanche l’alcol, e meno che mai qualunque altra
sostanza d’abuso, che alterano il già precario equilibrio
neurochimico del nostro cervello esposto a una
traumatizzazione acuta.

I casi in cui può essere appropriata una terapia di sostegno:


• soffri o hai sofferto di disturbi psicologici o
psichiatrici;
• il lutto, dopo molti mesi, resta inalterato, e si complica
con sintomi psichiatrici (i più frequenti sono
depressione, insonnia, disturbi post traumatici da
stress, talvolta l’uso/abuso di sostanze, primariamente
alcol e sedativi, e la vasta gamma di disturbi
alimentari: puoi consultare il sito www.psico-terapia.it
per ulteriori informazioni sui più frequenti disturbi
psichici e sulle loro caratteristiche);
• compaiono e permangono pensieri di suicidio;
• questa perdita arriva dopo difficoltà procreative o
dopo altre perdite e lutti.

In tutti questi casi è indispensabile il ricorso ad uno


specialista, meglio con preparazione psicoterapeutica e con
formazione sulla psicologia genitoriale e sul lutto che potrà
ascoltarti e decidere con te cosa è meglio fare nel tuo
specifico caso.
Il ritorno a casa

I primi giorni dopo la perdita trascorrono in una sorta di


dimensione “parallela”, in cui spesso si fanno cose in
automatico, si esprime il dolore (piangendo o chiudendosi nel
silenzio, o cercando di stare soli) e nonostante gli sforzi, non
si riesce a pensare e a sentire le emozioni come siamo
normalmente abituati a fare.
Alcuni genitori descrivono questo, momento come un black-
out, altri dicono “ero come fuori di me”, altri ancora si sentono
scollegati dal loro essere, come sospesi e incapaci di fare
qualsiasi cosa in modo autonomo.
In momenti come questo stiamo “assorbendo” l’impatto della
notizia: viviamo un momento di shock emotivo, tipico delle
situazioni traumatiche.
Questo shock emotivo è descritto sia dai genitori che
perdono i figli in utero durante la gravidanza, sia dai genitori
che ricevono diagnosi infauste o a cui è proposta
l’interruzione di gravidanza, sia dai genitori che affrontano
un parto prematuro e il difficile percorso della terapia
intensiva neonatale. La stessa gamma di sensazioni è descritta
ovviamente anche dai genitori che per diversi motivi,
perdono i loro figli a breve distanza dal parto.
Molte persone, spesso in modo inconsapevole, costruiscono
una barriera protettiva contro il dolore e cercano di tenersi a
distanza dalle emozioni negative, perché non sanno bene
come affrontarle.
Nella maggior parte dei casi potresti sentirti dire decine di
frasi “di consolazione”, che potrebbero sembrare disturbanti,
ingiuste od offensive (“ne farai un altro”, “sarebbe stato peggio
se…”, “non ci pensare”, “l’ha voluto con sé il Signore” “siete
giovani”, “non era neanche un bambino”); ricorda che questo
momento di dolore crea molto disagio, e non tutti riescono a
fornirti il sostegno che vorresti.
Molte persone si sentono in difficoltà anche solo al pensiero
di quello che ci è capitato, non riescono a parlare del nostro
bambino che non c’è più, e dunque evitano l’argomento, non
chiedono nulla, come se quel bambino non fosse mai esistito:
come genitore di quel bambino che non c’è più, ma che è
stato con te, potresti sentirti molto solo ed incompreso.
Riconoscere l’identità di quel bambino, di cui spessissimo
non si parla e non si chiede, è invece molto importante per te
genitore e per gli altri fratellini; il tuo bambino, anche se è
andato via troppo presto, ha già un suo posto nella tua mente
e nel tuo cuore, ed è importante, nonostante la difficoltà dei
primi momenti, tenere presente che la sua presenza/assenza
sarà molto forte nei mesi successivi del lutto.
Per molte persone, spesso anche per i tuoi parenti, non c’è
spazio per il ricordo e la memoria, per il suo nome, per i
ricordi legati alla gravidanza o al parto, perché per loro
ricordare è troppo doloroso, e questo può capitare anche ad
alcuni genitori, ancora troppo scioccati dall’evento.
In molti altri casi invece, potresti sentire la necessità di
parlare con qualcuno di tutte queste cose, ma vergognarti o
sentirti imbarazzato a farlo; in queste circostanze può essere
molto importante condividere le proprie storie con altri
genitori che hanno perso un figlio in gravidanza o in epoca
perinatale, per avere uno spazio di confronto e scambio.

Rifletti però sul fatto che ogni genitore ha i suoi tempi e le sue
modalità.

• Alcuni genitori (soprattutto i padri) non riescono a


parlare facilmente dell’accaduto o dei ricordi della
gravidanza, e tendono a chiudersi nel loro dolore.
• Altri genitori rifiutano qualunque forma di aiuto
esterno, perché ancora troppo scossi o arrabbiati.
• Altri iniziano a cercare attivamente (ad esempio su
internet) qualche testimonianza di altri genitori,
leggono libri, nel tentativo di orientarsi meglio.
• In alcuni casi il dolore è così forte da paralizzare
qualunque iniziativa; i genitori in questo caso non
vogliono sentir parlare dell’accaduto, non vogliono
cercare aiuto, sentono solo profonde emozioni di
rabbia, incredulità e dolore.

Cerca di capire bene in quale fase sei, e rispetta il tuo


momento: il percorso del lutto è formato da tanti passi,
non c’è un ordine prestabilito, non c’è una reazione giusta
ed una sbagliata, prenditi il tempo per decidere cosa è
meglio per te e per il tuo partner e prova ad agire di
conseguenza.
Non so più chi sono, forse non sono più io…
dedicato alle madri nei giorni successivi alla perdita

La morte di un bambino in gravidanza o dopo la nascita


interrompe bruscamente una relazione che si è costruita nel
tempo tra la mamma, il bambino ed il resto della famiglia,
lasciando una brusca frattura nel percorso immaginato e
atteso. La rottura di questo legame già saldo e profondo,
anche se vissuto in gran parte o esclusivamente all’interno
del corpo materno, è un evento innaturale totalmente al di
fuori di una realtà comprensibile e accettabile.
Questa esperienza di lacerazione tra il prima ed il dopo è
comune a tutte le donne che perdono un bambino in
gravidanza, in qualunque epoca gestazionale.
La perdita di un figlio, soprattutto nel caso di una morte
intrauterina o di una interruzione di gravidanza per patologia
fetale, sembra particolarmente crudele nei giorni successivi al
parto, quando “biologicamente” il corpo della madre è
preparato e predisposto all’allattamento e all’accudimento
senza più nessuno da accudire.

Potrebbe ad esempio capitarti:

• che il pianto di altri neonati promuova la produzione


di latte
• di non riuscire ad affrontare, incontrare e frequentare
altre donne in gravidanza o con bambini piccoli
• di accettare con difficoltà e rabbia il tuo corpo,
preparato per l’allattamento, e le sue forme da nutrice,
non avendo purtroppo un bambino da nutrire.

E’ impossibile descrivere in modo esauriente tutta la gamma


di emozioni e di pensieri sperimentati dalle madri e dai padri
colpiti da lutto, sono estremamente variegate: moltissimi
genitori riferiscono una dolorosa sensazione (sia fisica che
mentale) di vuoto e di sbigottimento.
Alcune mamme avvertono una sensazione di irrealtà associata
a tristezza, che può combinarsi ad agitazione e tendenza a
tenersi estremamente occupate, quasi ad evitare di pensare
all’accaduto.
Nei giorni successivi alla morte del bambino sono spesso
presenti sentimenti come la tristezza, l’ angoscia, il senso di
colpa, l’ apatia e un notevole rimuginio (“è colpa mia”, “avrei
dovuto /non avrei dovuto fare”, “se solo avessi/ se non avessi” e così
via).

E’ importante ricordare che nel corso della stessa giornata


possono avvicendarsi stati d’animo molto diversi, e profondi
sentimenti di dolore e disperazione possono fare il posto a
pensieri intrusivi sulla colpa, ai ricordi di quanto è accaduto,
ai momenti di iperattività, e di estraneità, in cui l’umore può
sembrare fin troppo positivo.
In generale sensazioni e pensieri così violenti e talvolta
discordanti ci allarmano molto; potresti avere paura di
impazzire e di non sopportare il dolore, e potresti ritenerti
inadeguata e incapace di affrontare questo evento.
Soprattutto se hai alterazioni dei ritmi fisiologici soprattutto
del sonno, e dell’appetito, cerca di ritrovare un tuo ritmo,
osserva in quale momento della giornata stai meglio e cosa o
chi contribuisce al tuo benessere, e prova a concentrarti su
questi aspetti.
Le emozioni negative che sono parte necessaria del lutto, non
sono fisse e immutabili, ma variano in intensità e durata:
approfittiamo dei momenti meno pesanti per “prendere
fiato”, e ricordiamoci che stiamo facendo un percorso
difficile, al termine del quale riusciremo a stare meglio.
In questi momenti il contributo sincero delle persone vicine
a te può essere di grande aiuto per formare una sorta di “rete
protettiva”; per i genitori è importante essere liberi di poter
esprimere i propri pensieri e sentimenti, e di avere tempo a
disposizione per iniziare il processo di elaborazione del lutto.
Anche se non sei abituato/a, chiedi aiuto agli altri perché si
occupino di ciò che tu non puoi o non riesci a fare (dalle
faccende domestiche, alla preparazione dei pasti, alle varie
attività della famiglia, come l’intrattenimento degli altri
bambini e così via …); prenditi il tempo per recuperare le
energie, sei in un momento difficile, è normale chiedere e
ricevere aiuto.
Dal diario dei genitori di CiaoLapo:

Sono in lutto e….


"mi è crollato il mondo addosso"
"niente sarà più come prima"
"ho paura"
"penso che non supererò mai questo momento"
"non posso accettare che sia accaduto a me"
"devo sforzarmi di andare avanti, altrimenti non passerà mai il dolore"
"solo un altro figlio potrà rendermi un pò di serenità"
"non voglio essere in lutto"
"mi fa orrore l'idea che possa non passare mai"
"voglio tornare quello/a di prima"
"devo reagire per il bene di..."
"parlare del lutto mi fa soffrire"
"leggere le altre storie mi fa stare peggio"
"quando vengo su CiaoLapo piango"
"siccome aspetto un altro bambino non posso più soffrire così e devo
sforzarmi di accettare"

"mi hanno detto che parlarne mi farà stare meglio".

  potresti annotare su un taccuino (sulla nostra agenda/diario, sulla


nostra pagina di facebook, o sul nostro social interno del sito di
CiaoLapo riservato agli utenti registrati) le emozioni ed i pensieri
quotidiani più frequenti nel tuo percorso di lutto: è un sollievo
scoprire che dopo qualche mese di apnea solitamente il nostro
“fisico” trova un suo equilibrio, anche se dinamico e un po’
precario, e il profondo malessere iniziale si modifica nel tempo, e
arriviamo a scoprire nuove risorse personali per attraversare il lutto.

Sono madre di Federico che alla 34 °settimana di gravidanza ci ha


lasciato lasciando un vuoto enorme .
Federico , nato da un parto cesareo , il 07/01/14 aveva il cuoricino che non
batteva più e insieme al suo si è spento anche un pezzettino di cuore di
mamma e papà .
Non siamo soli , tante persone , in questo mese, ci sono state vicine ; amici,
parenti , conoscenti .
Siamo seguiti anche da una psicologa che segue il percorso nascite
dell’ospedale in cui ho partorito e abbiamo notato professionalità e
solidarietà del personale che ci ha aiutato in quei 4 gg lunghissimi di
degenza che mai avremmo pensato.
Siamo solo all’inizio di questo cammino ,che, seppur supportato , è
straziane tanto a che a volte sembra mancare l’ossigeno anche solo per
aprire gli occhi al mattino, tanto che non possiamo fare a meno di
salutare ogni gg Federico e andarlo a trovare al cimitero sotto
quell’enorme albero che accoglie il suo piccolo corpicino , tanto che non
passa ora , minuto , secondo che il ns. pensiero non sia per lui e come
sarebbe stata la ns. vita con lui che per anni abbiamo desiderato
Francesca B.

Per i padri

Senza mio figlio


Massimo Capozza

Uno spazio bianco dopo la parola Padre.


Vuoto lungo una vita.
Perduto prima di arrivare.
Le braccia serrano il niente, prima di tornare da Lei.
Niente occhi da guardare.
Ma la visione di te non c’entra nulla con la vista.
Così nessuno si accorge del bimbo accanto a me.
Nessuno ti sente ridere con me, e respirare.
E nessuno sa il posto dei giochi:
per sempre,
lontanissimo e segreto.
Però hai ricevuto un poco del mio respiro.

Sembra quasi una lacrima.

Il lutto viene percepito ed affrontato in modo molto diverso


dagli uomini e dalle donne: è possibile che i padri e le madri
esprimano emozioni o abbiano pensieri contrastanti rispetto
allo stesso evento luttuoso, e al modo di affrontarlo.

Reagire in modo diverso non significa essere distanti come


coppia o come famiglia. Non significa non soffrire abbastanza,
o al contrario “drammatizzare tutto”. Avere modi diversi di
affrontare e vivere il lutto non ci dice che “non andiamo più
d’accordo”, ma semplicemente significa soltanto che
utilizziamo differenti meccanismi per affrontare l’evento di
perdita e cercare di elaborare il lutto. Ognuno reagisce nel
modo che ritiene più adatto a se stesso, e l’obiettivo condiviso
di una coppia salda e affiatata non dovrebbe essere “reagire
alla stessa maniera” (come ho pensato io, nei primi mesi dopo
il lutto di Lapo), ma “superare le difficoltà associate al
lutto” (come poi fortunatamente io e mio marito abbiamo
cominciato a fare). Cerchiamo per quanto possibile di trovare
l’uno nell’altro punti di forza e di complicità, in modo da
rendere meno pesante possibile il peso del lutto.

I padri, pur soffrendo della perdita dei loro figli,


generalmente esprimono le emozioni in modo diverso dalle
madri; tendenzialmente gli uomini si negano l’espressione di
molte emozioni negative (il dolore, la disperazione, il pianto),
e ciò può essere motivo di incomprensione nella coppia tale
da scatenare crisi importanti (si è valutato in un recente
studio sociologico che almeno un terzo dei divorzi nelle
giovani coppie americane è imputabile a una perdita
perinatale).
La differenza tra l’espressione del lutto nelle madri e nei
padri è stata ignorata per molti anni. In passato si è data
priorità al lutto delle madri, pensando erroneamente che i
padri soffrissero in misura nettamente minore e per certi
versi trascurabile; per molto tempo ai padri è stato attribuito
il ruolo di accudire le madri e sostenerle dopo la perdita,
fungendo da punto di riferimento della coppia. Fino a pochi
anni fa i padri non avevano uno spazio riconosciuto nel
dolore della perdita di un figlio in gravidanza, non veniva loro
chiesto di esprimere i pensieri e le emozioni del lutto, non si
pensava che ce ne fosse bisogno. Si credeva infatti che solo la
madre soffrisse per la perdita e che il padre si “attaccasse” al
bambino solo dopo la sua nascita.
Molti padri reagivano in passato e reagiscono oggi
chiudendosi in sé stessi, negando la loro sofferenza.
Per mitigare il dolore molti uomini ricorrono a nuove attività
(sport eccessivo, doppio lavoro, esecuzione di nuovi hobby)
oppure utilizzano metodi pericolosi per la salute (ricorso ad
alcol, gioco d’azzardo, spese eccessive, licenziamenti
improvvisi etc).

“Ho deciso che avrei preso il brevetto per pilota d’aereo:


volare mi avrebbe avvicinato a mio figlio”

“Lavorare, lavorare, lavorare: sordo a tutto e tutti, preoccupato per


mia moglie a casa per la maternità obbligatoria, col cervello ottuso
dal dolore. Solo lavorare mi permetteva di continuare a sentirmi
vivo, e di non annegare nel dolore”

La differenza nelle reazioni tra madri e padri dipende


soprattutto dal ruolo delle tradizioni culturali e sociali: siamo
abituati a ritenere, in modo del tutto improprio ed
ingiustificato, che gli uomini debbano essere forti e stabili di
fronte agli eventi e che non debbano manifestare la
sofferenza, sia fisica che emotiva. Per tradizione e per cultura
sociale, l’uomo consola e sostiene, non “entra in crisi”, non
piange, non esprime dolore, e fornisce sempre un’immagine
di sé sicura e salda. Dall’uomo ci si aspetta che superi
l’evento con agilità e in poco tempo, dedicando tutte le
energie alla cura della compagna.
Questa abitudine culturale a negare il lutto e le sue
espressioni negli uomini oltre ad essere piuttosto antica e
basata su una divisione sessista della società e dei ruoli, è del
tutto controproducente per il benessere psicologico degli
uomini. Fin da bambini si insegna ai maschietti che “non
devono piangere”, che piangere è vergogna o debolezza, che
solo le femminucce piangono e hanno paura. Come se un
uomo non provasse le emozioni che biologicamente il
cervello umano codifica e recepisce.
L’essere umano prova cinque emozioni fondamentali:
gioia, tristezza, rabbia, paura e disgusto;
se è naturale per l’essere umano sperimentare queste
emozioni, dovrebbe essere altrettanto naturale poterle
esprimere e poter imparare un’espressione sociale
condivisibile ed utile di queste emozioni. Invece, ancora
troppo spesso, capita che la società richieda di adeguarsi a
certi stereotipi di comportamento, insegnando ai bambini che
non si manifestano le emozioni, che vanno tenute nascoste e
che è meglio riuscire a non provarle e a scacciarle via. Questi
bambini, da adulti, si troveranno in difficoltà di fronte ad
eventi di perdita, che per essere elaborati necessitano un
profondo incontro con le proprie emozioni ed i propri
pensieri.
Bisogna aggiungere che in molti casi, proprio a causa di
questa cornice culturale, secondo la quale l’uomo è
distaccato, non soffre e comunque deve essere forte, ai papà
vengono affidati compiti in realtà molto difficili dal punto di
vista emotivo, come ad esempio informare la moglie del
decesso del bambino, restare soli con i propri bambini
defunti, dover prendere decisioni urgenti o sbrigare pratiche
burocratiche, vedere morire i propri figli in incubatrice. Dopo
aver vissuto quei momenti così difficili, molti padri, se non
sono adeguatamente sostenuti da personale empatico e
preparato, vanno incontro ad un vero e proprio disturbo post
traumatico da stress, con flashback, paura, emozioni vivide e
disturbanti, che può durare anni e rendere impensabile una
nuova paternità piena e consapevole. Anche per l’assistenza ai
papà è necessaria cura e supporto, accompagnamento
delicato alle decisioni e al saluto del proprio bambino.

Quando è morto nell’incubatrice eravamo soli,


e io mi sentivo straziato e impotente.
Non dimenticherò mai quella manina,
e il rumore del monitor,
e il silenzio che mi circondava,
come se il mio dolore fosse solo mio,
e di nessun altro lì intorno.
Massimo

I papà sembrerebbero dunque “svantaggiati”


nell’elaborazione del lutto, per questa lunga serie di “errori
culturali”. Il risultato può essere particolarmente doloroso:
potrebbero durare fatica a riconoscere emozioni per lungo
tempo tenute nascoste e inespresse, oppure potrebbero
riconoscerle ma sentirsi obbligati a non esprimerle, per
imbarazzo o paura di essere giudicati, oppure potrebbero
saltare questo passaggio e semplicemente cercare di
impedirsi di soffrire, adottando vie di fuga di ogni genere.
Un padre colpito da perdita perinatale, dopo un lungo
progetto di genitorialità, ha invece bisogno di elaborare il
lutto, di comprendere cosa prova per il bambino perduto e di
trovare la strada più giusta ed equilibrata per affrontare
questa esperienza.

Come padre, potresti provare molte emozioni di tristezza,


infelicità e smarrimento: accoglile, cerca di non minimizzarle,
saranno più facili da modificare nel corso del tempo;
talvolta potresti sentirti spinto a non esprimere i tuoi pensieri
e le tue emozioni con gli altri, temendo di essere giudicato:
ricorda che il dolore fa parte delle emozioni dell’uomo e
quindi è giusto esprimerlo liberamente;
potresti sentirti obbligato a limitare il tuo dolore per assistere
la tua compagna nel migliore dei modi: parla con lei dei tuoi
pensieri, alle madri fa molto bene sapere che molte loro
emozioni sono condivise dal proprio compagno;
potresti adottare una delle seguenti strategie per limitare il
dolore: isolamento in te stesso, silenzio ed evitamento
dell’argomento, iperattività, rabbia, comportamenti
compulsivi di compenso (uso di alcol, farmaci etc); questi
metodi in realtà rallentano il processo di lutto, ci allontanano
dal raggiungimento del nostro obiettivo, che è quello di
recuperare il senso della nostra vita e condividerlo con le
persone che amiamo, nel ricordo dei nostri bambini che non
ci sono più.
Le testimonianze dei papà

“Credo che il dolore abbia molti aspetti, sono corde che


suonano con timbri diversi. Il dolore di una madre penso sia
acuto e lacerante poichè una parte di sè si stacca
affettivamente ma soprattutto fisicamente dal suo corpo. Per
un padre non può essere uguale perchè l'esperienza fisica
dell'aver portato dentro di sè un figlio è inimmaginabile ma
questo non significa che non ci sia dolore. L'uomo poi ha un
modo totalmente differente di manifestare il dolore, è
educato a trattenere, magari a smaltire la sofferenza per vie
traverse non sempre comprensibili per una donna con il
rischio di sentirsi anche dire che non sta soffrendo. Credo
che sia un dolore diverso e basta che solo tra uomini riescono
a spiegarsi. La loro diversità non è comunque un handicap
nemmeno nella sofferenza poichè spesso sono proprio loro
con il loro atteggiamento che tirano fuori le loro donne dal
guscio del lutto riportando la speranza che il domani non ti
restituisce quello che ti ha tolto l'oggi ma che non ci è
concesso rimanere per sempre nel lutto. E grazie a loro le
mamme madri di bambini invisibili seppur ferite e con una
parte di loro strappata per sempre tornano in piedi per
camminare nella vita”

“Per esperienza personale, credo che il dolore di una mamma


sia diverso, non so dire se più profondo o peggiore, ma il fatto
che abbia portato in grembo il proprio bimbo costituisce un
legame indissolubile, che forse noi padri, per quanto
partecipi nell'attesa e pieni di premure per la mamma ed il
nascituro, possiamo solo cercare di immaginare; questo non
toglie che il dolore che ho provato per la perdita di Mariasole
sia stato lacerante; spesso i padri si fanno questo, "fanno
finta" di stare "abbastanza bene" e assumono il ruolo di
sostegno che è fondamentale affinché la propria compagna
possa cercare di stare un po' meglio (nel possibile,
ovviamente). Personalmente ho provato ad andare avanti in
questo modo il più possibile, ma ad un certo punto non ce
l'ho fatta e sono crollato. Non c'è alcuna vergogna per un
padre piangere, disperarsi e anche maledire qualsiasi cosa se
sente di farlo. Spesso siamo obnubilati dalle "apparenze" che
ci fanno credere che comportarsi in un "certo modo" sia la
cosa migliore, ma in realtà le cose stanno diversamente; si è
uomini quando abbiamo il coraggio di ammettere che anche
noi abbiamo le nostre "debolezze" ed affrontiamo a viso
aperto quella che è la dura realtà. Sappiamo tutti purtroppo
che la perdita di un figlio è la cosa peggiore che possa
accadere e non c'è assolutamente nulla di male agire come ci
si sente. Sempre per esperienza personale, abbiamo viste
chiuse molte porte in faccia quando volevamo parlare di ciò
che era accaduto e questo perché per qualche oscuro motivo
di certe cose non si deve parlarne...invece NO, SI DEVE
PARLARNE, e anche a voce alta! e non aver paura di agire
come ci si sente. CiaoLapo mi ha dato l'opportunità di
conoscere diversi papà speciali e da quel che ho visto ti
garantisco che nessuno di loro ha sofferto "meno", ma in
maniera diversa proprio perché non abbiamo la possibilità di
vivere allo stesso modo l'attesa della gravidanza.” Roberto
“I padri hanno un’educazione diversa diciamo "maschile",
non devono mostrare le loro emozioni, devono rimanere saldi
e reggere il mondo che crolla, finchè non vedono la loro
compagna andare avanti e elaborare il lutto restano fermi con
il loro e lo covano dentro, solo quando vedono la loro
compagna stare meglio, iniziano il loro percorso. Non ce
niente che possa ferire di più in quei momenti che sentirsi
dire dalla compagna, tu non piangi, non ti importa niente o
l'hai dimenticato.. muori dentro ma stai zitto. Scommetto che
ogni padre ha pianto in macchina da solo o nel letto girato
dal lato opposto e ha odiato il mondo; in un attimo a perso il
figlio/a, la compagna che conosceva e la speranza per il
futuro. Ma che fai? sai che se piangi generi dolore nella tua
compagna, che sta già soffrendo abbastanza, allora ingoi e tiri
avanti, aspettando che arrivi il tuo turno per piangere, perchè
ora tocca a lei e tu devi mandare avanti quel che resta della
famiglia raccogliendo i cocci e devi andare a lavorare perché
a te non danno i giorni per stare a casa per il mondo tu sei un
uomo mica stai soffrendo, hai solo avuto sfortuna, ti dicono
sei giovane ne avrai altri e tu annuisci e li maledici
sorridendo...ti prego non dire o pensare che lui non soffre
come te o se ne frega tanto vale pugnalarlo al cuore, lui soffre
per vostro figlio e anche per te. ne parla per 5 minuti perché
al sesto crollerebbe a piangere e non può farlo. Dagli tempo
smetti di pensare come una donna che deve per forza parlare
dei propri sentimenti ma prova a pensare come un uomo che
non è stato educato a farlo, per lui è una tortura sulla tortura
se viene forzato, lo farà ma con i sui tempi e i suoi modi. Ci
sono coppie scoppiate proprio perchè le mogli accusavano il
marito di ciò e che hanno iniziato ad odiarlo senza vedere la
sua sofferenza ma egoisticamente solo la propria. La prova è
durissima ma da soli lo è molto di più.” Salvatore

“Poco più di due anni a noi è morta Valentina, la nostra


prima e unica figlia, nel giorno che doveva in teoria nascere e
per gravi complicazioni, per salvare Teresa, mia moglie, ci è
stato tolto definitivamente anche la possibilità di avere altri
bambini naturali. Bè, come potete immaginare, quel giorno
ha stravolto totalmente la nostra vita; io sono sempre stato
uno dalla lacrime facile, anche per cose molto molto stupide
ma non me ne sono mai vergognato, però nei successivi 6
mesi alla morte di Valentina non ho versato la più piccola
lacrima, non mi riconoscevo più. Sin dal primo momento che
abbiamo saputo di aspettare un figlio io mi sono sentito
padre a tutti gli effetti e ho cercato con tutte le mie forze di
vivere i nove mesi della gravidanza da "padre". Dopo la morte
di Valentina il dolore è stato terrificante, disorientamento
totale, anche se dovevo in un qualche modo reagire
rapidamente visto Teresa é rimasta in ospedale per un pò di
tempo poi ha dovuto sopportare una severa convalescenza. A
me non è mai piaciuto fare confronti o graduatorie però
credetemi per un padre che matura negli anni la
consapevolezza, come è successo a me, di "voler essere padre"
e vive intensamente il periodo della gravidanza, la perdita di
un figlio in utero è un dolore atroce che ti lacera e spesso
diventa quasi insopportabile. Per fortuna io e Teresa abbiamo
sempre cercato di scambiarci il più possibile le nostre
emozioni ed i nostri stati d'animo, questo è stato
fondamentale e ci ha aiutato tanto, però parallelamente ci
siamo fatto aiutare, anche qui fortunatamente, da persone
giuste. Nei mesi successivi ho cercato di trasformare il dolore,
diciamo in energia positiva, e di trovare un modo di far
rimanere vivo il ricordo di Valentina; beh, il giorno che sono
riuscito concretamente a farlo ho pianto a dirotto. Da lì però
ho capito di essere di nuovo il Luciano che conoscevo e che
quello doveva essere il mio modo per sentirmi nuovamente
padre” Luciano
La perdita e la famiglia: cosa dico ai fratellini?
A cura di Cecilia Ginanni

Mamma, dove è la pancia? E il fratellino?


Quando torna? Dove è andato? Uffa, io ci volevo tanto giocare…
Giulio, 2 anni e mezzo

Il lutto della perdita colpisce, sebbene con modalità e tempi


diversi, tutti i membri della famiglia: zii, nonni ed eventuali
fratellini. E’ importante, se sono presenti fratellini o cugini
piccoli, dare loro spiegazioni semplici ed il più possibile reali
sull’accaduto; sarebbe importante raccontare a loro la stessa
versione dei fatti e non negare l’accaduto ma condividere le
proprie emozioni ( sono triste perché, sono arrabbiata
perché). Tutto ciò al fine di permettere ai bambini di poter
comprendere quelle che sta succedendo, e dare anche a loro
l’opportunità di mostrare e vivere il proprio dolore. Così, nei
primi momenti, quando piangere sembrerà inevitabile, sarà
dunque lecito piangere, anche in presenza dei più piccoli,
avendo cura di esprimere con parole chiare le emozioni che
stiamo provando. Molti genitori ritengono non necessario
esporre i propri figli a situazioni dolorose, evitano così di
condividere con loro i sentimenti della perdita e di mostrarsi
tristi, pensando di preservarli da un trauma e dalla morte. Ma
la vita racchiude comunque in sé il concetto di morte: non si
può vivere senza morire. La scoperta della morte è un
passaggio di crescita inevitabile e non è immaginabile poter
preservare i nostri figli dall’impatto di questo concetto,
trasformandoci in scudo.
I bambini hanno bisogno di aiuto per comprendere ed
elaborare il dolore di una perdita, nonostante non ci sia
un’indicazione standard per ogni famiglia, tuttavia ci sono
alcune regole generali che vale la pena di considerare. Nel
nostro sito internet (www.ciaolapo.it), l’argomento è
affrontato nel forum grazie alla consulenza di una psicologa
dell’età evolutiva, che aiuta i genitori a scegliere i modi più
opportuni per comunicare con gli altri bambini. Bambini di
età diversa percepiscono la morte in modo diverso. In linea di
massima però, può essere utile sapere, che quasi tutti i
bambini dai 2-3 anni cominciano a capire la differenza tra
“vivo” e “morto”: le fiabe, i cartoni animati, ma anche la
natura stessa, li aiutano a comprendere la morte come
cessazione delle funzioni vitali.
A seconda delle esperienze vissute ogni bambino avrà un
modo personale di affrontare la morte, e non esistono delle
risposte adattabili a tutti, ma sarebbe meglio che i genitori
fossero aperti ed onesti con i loro figli. Quando i bambini
sentono che è loro nascosto o non detto qualcosa, quel
qualcosa può diventare esagerato nelle loro menti e diventare
di gran lunga peggiore di ciò che realmente è. Ad esempio
possono pensare che qualcosa di terribile potrà succedere a
loro, o peggio ancora alla mamma o al papà, oppure che sono
responsabili della tristezza dei genitori e che non meritano il
loro affetto. Questi pensieri si possono concretizzare in
comportamenti di attaccamento smisurato nei confronti della
madre oppure di regressione delle normali capacità del
bambino.
I bambini non hanno bisogno di spiegazioni molto
complicate; spesso sono sufficienti semplici frasi come “il
fratellino è morto perché non è cresciuto nel modo giusto”, “la
mamma e il papà sono molto tristi ma si sentiranno meno tristi col
passare del tempo”.

Alcuni bambini non piangono davanti ai genitori per il


timore di farli soffrire ancora, e perché pensano che la sua
mamma ed il suo papà non riescano ad accogliere anche il
suo dolore. a volte è realmente così, ma altre no. Potrebbe
quindi essere importante che sia il genitore a parlare per
primo, mostrando che parlare del fratellino morto è possibile
(anzi, “normale”) e lasciando il figlio libero di chiedere.
Può capitare che il genitore non sia in grado di affrontare il
proprio dolore, difficilmente allora sarà in grado di prendersi
cura anche del dolore del figlio: non è una colpa, ma è
importante esserne consapevole così da potersi fare aiutare,
magari da un familiare, da un genitore che ha vissuto la stessa
esperienza oppure da un professionista.

Dopo un lutto perinatale, i genitori possono alternare


sentimenti di iperprotezione nei confronti degli altri figli, per
paura che accada loro qualcosa di brutto, o sentimenti di
irritazione o rabbia, soprattutto quando sentono il bisogno di
pensare al loro bimbo morto ma non ne hanno il tempo.
Queste reazioni di iperprotezione e irritazione possono
rendere perplessi e sconvolti i bambini e gli adolescenti per
cui è importante, soprattutto nei primi tempi dopo il lutto,
poter contare su un aiuto esterno per avere il giusto tempo da
dedicare ai figli che sono con noi, e al dolore per il bambino
che abbiamo perduto.

Come già ribadito non esistono delle formule valide ed utili


per tutti, ogni genitore dovrebbe trovare quelle più adatte per
sé e per suo figlio, ma è possibile indicare alcune frasi che
potrebbero rivelarsi controproducenti. Le spiegazioni come
“Gesù era da solo così ha preso il bambino per avere compagnia”,
“il bambino è in cura all'ospedale” potrebbero avere
implicazioni inattese e di paura nel bambino per cosa
succederà la prossima volta che Gesù si sentirà solo o il
bambino sarà malato.
Oppure dire “il fratellino è partito per un lungo
viaggio”potrebbe instaurare un’attesa senza fine nel piccolo,
che si convincerà che prima o poi il fratellino/sorellina
ritornerà.
Ancora, dire “L'abbiamo perduto”, “Sta dormendo”, “È volato in
cielo” potrebbe generare confusione e paura anche in/per
cose normali (dormire, prendere un aereo).

Quando possibile, coinvolgeteli. Se desiderate che i vostri


figli vedano il corpo del neonato morto, è meglio discuterne
con il personale dell’ospedale. Non c'è motivo per cui essi
non debbano vedere e persino tenere in braccio loro fratello
o sorella morti a condizione che queste cose siano presentate
come normali dopo una morte, i bambini di solito prendono
la cosa senza problemi, soprattutto se sostenuti ed
accompagnati dai genitori.
Potreste farvi aiutare, ed aiutare, i bambini a costruire la
scatola dei ricordi del fratellino morto, dove poter conservare
alcuni ricordi legati al bambino che non c’è più, e dove
riporre disegni o letterine, o quant’altro che il bambino possa
aver desiderio di regalare al fratellino. Così come per gli
adulti, anche per i piccoli è importante avere dei ricordi della
presenza e del passaggio di una persona cara.
Questo atteggiamento di condivisione, poco diffuso in Italia,
è in realtà assai presente in molti altri paesi del mondo,
specialmente di cultura anglosassone, nei quali la
condivisione della morte con i bambini non è un tabù
culturale.
I fratellini dovrebbero poter partecipare anche agli eventuali
riti funebri e far visita al bambino al cimitero o al giardino
del ricordo. Il funerale è un importante momento di
commiato, precludere questa esperienza al bambino equivale
a privarlo di qualcosa, oltre ad escluderlo da un evento di
famiglia. Allontanare il bambino durante il funerale (a meno
che non sia lui stesso a chiederlo), equivale a un non-
coinvolgimento, quasi ad un abbandono, il bambino dovrà
gestire il suo dolore da solo e non avrà la possibilità di
condividerlo. Il bambino ha bisogno di piangere e poter
condividere le sue lacrime, vedere il comportamento delle
altre persone presenti al funerale può aiutarlo a normalizzare
il suo dolore.
Le emozioni dei bambini di fronte al lutto
Le reazioni dei bambini alla perdita sono influenzate da
diversi fattori, fra cui l’età, le competenze emotive, il rapporto
con il fratellino, presente anche da fuori a dentro la pancia
della mamma; la maggior parte dei bambini si sente in colpa
dopo la morte del bimbo e si incolpano pensando che i loro
pensieri di gelosia o rabbia lo abbiano ucciso. Questo
normale sentimento di colpa è presente anche nei genitori. E'
importante che i genitori sollevino la questione dicendo cose
come “non è stata colpa di nessuno” e sottolineando che sentirsi
in colpa è normale, che anche loro si sentono così, anche se
non sono stati responsabili.
Il tempo del lutto è un momento molto intenso per i nostri
bambini che dovranno riuscire ad usare tutti gli strumenti
emotivi che hanno a disposizione.
I bambini provano il dolore a modo loro, l’espressione del
dolore può essere molto dilatata nel tempo. Alcuni non
mostrano dolore finché non sentono che i loro genitori
stanno meglio. Comunque, è più salutare se possono
esprimere il loro dolore quasi subito dopo che il neonato è
morto. Se un bambino inizia a mostrare il suo dolore solo
molti mesi dopo la morte, i genitori possono essere confusi
sulla causa. Spesso una chiacchierata su ciò che è successo,
permettendo al bambino di usare i giocattoli per
rappresentare gli eventi, può far sentire tutto più sotto
controllo. I bambini usano spesso giocattoli per aiutarsi ad
elaborare la sorpresa e il dolore. Il modo in cui lo fanno può
essere sconvolgente per gli adulti che di solito non sono così
schietti riguardo alla morte, come invece sanno essere i
bambini.
I bambini, come gli adulti, possono usare cose divertenti
come scherzi o risate per nascondere o raggirare una
preoccupazione o tristezza opprimente quando sentono
parlare della morte del loro fratellino o sorellina. Ciò può
essere sconcertante per i genitori che non si aspettano questa
reazione.
Poiché il bambino può considerare come luogo comune avere
un neonato morto in famiglia, i bambini possono sconvolgere
gli adulti chiedendo alle donne incinta o alle coppie con
neonati quando il piccolo morirà. Questo è il loro modo di
comprendere la loro tristezza e confusione sul perché i
neonati muoiono. Potete aiutare vostro figlio con una
discussione che gli permetta di capire che non tutti i neonati
muoiono.
I bambini in lutto possono provare, nello stesso momento,
emozioni e sentimenti contrastanti, ciò può spaventarli molto
e provocare sconcerto anche nelle persone a loro vicine, ma è
un processo normale e utile per l’elaborazione del loro
dolore.
Non è possibile elencare una serie di reazioni emotive e
fisiche uguali per tutti, ma indicare quelle che più
comunemente si possono presentare:
• dolore per sé e per i propri cari;
• senso di impotenza
• rabbia, anche nei confronti del fratellino che se ne è
andato;
• paura e ansia per la morte
• depressione
• senso di abbandono
• alternanza di sentimenti positivi e negativi
Anche a livello fisico si possono presentare alcuni sintomi,
spesso in contrapposizione fra loro:
• insonnia oppure dormire per molto tempo oltre il
necessario
• mancanza d’appetito oppure fame eccessiva
• stanchezza oppure energia in eccesso.

I genitori, o gli adulti dovrebbero osservare il comportamento


e gli atteggiamenti dei piccoli, cercando di cogliere le
emozioni (in-) espresse e le nuove strategie adattive.
Se vostro figlio va a scuola, è importante che la scuola sappia
della tragedia che è successa., le insegnanti devono essere
preparate ad accogliere il bambino dopo la perdita. Molto
spesso ne sarà influenzata la concentrazione che il bambino
avrà a scuola. Essi potrebbero stare attenti solo per un breve
periodo di tempo e il loro lavoro ne potrebbe risentire.
Solitamente si presume che i loro amici siano comprensivi.
Comunque, alcuni bambini si sono visti prendere in giro al
campo giochi per la morte del neonato. Questo si aggiunge al
loro dolore ma è qualcosa di cui non si sentono in grado di
discuterne a casa perché potrebbe aumentare il vostro dolore.
Potreste dar loro l'input chiedendo come sta andando a
scuola e scoprendo così chi dà loro appoggio e chi è
sgradevole con loro. Potete aiutarli a capire che spesso è per
paura che qualcosa di così spaventoso possa succedere anche
a loro che porta alcuni bambini a comportarsi così male.

Come aiutare l’elaborazione del lutto nei bambini:


• L’associazione EMDR Italia (www.emdritalia.it), si
occupa di sostegno psicologico ai bambini in lutto, sia
attraverso sedute terapeutiche, sia con l’autoaiuto: è
disponibile “Tu non ci sei più e io mi sento giù” curato
dalla dott.ssa Anna Rita Verardo e dott.ssa Rita Russo,
rivolto a genitori, familiari e maestri, per aiutare gli
adulti e i bambini a condividere l’elaborazione del
lutto.
• L’associazione CiaoLapo Onlus ha pubblicato “Nella
scia di una stella cadente. Storia di due gattini e di un
fratellino speciale” pensata per accompagnare
l’elaborazione del lutto nei fratelli maggiori, con
parole semplici e toni pacati ma sinceri.
• Pensato per i fratelli più grandi (7-10 anni), nel 2012 è
uscito anche “La regina Cuordighiaccio”. I testi sono
disponibili previa donazione direttamente presso
l’associazione CiaoLapo, oppure possono essere
ordinati presso l’editore (Ipertesto Edizioni), o nelle
principali librerie online.

Nel forum dell’associazione è presente dal 2007 una sezione


di psicologia dell’età evolutiva moderata dalla dottoressa
Simona Agosti. Molti argomenti sono stati in questi anni
affrontati dai genitori e dalla dottoressa, e nel forum sono
presenti molti spinti di riflessione utili per le famiglie che
devono affrontare il lutto insieme ai fratellini più grandi.
A casa a braccia vuote: una piccola guida per le prime settimane

Le prime settimane dopo il lutto sono un momento


particolarmente difficile, perché lo shock è ancora forte, la
confusione è tanta, e ci si trova spesso immersi in un
caleidoscopio di emozioni, di pensieri e di sensazioni fisiche e
psicologiche estremamente intense e spesso sgradevoli. In
questi momenti molti genitori si sentono smarriti, come divisi
tra un prima ed un oggi così pesante da sembrare
inaccettabile.
Queste sensazioni sono del tutto fisiologiche e ti
accompagneranno per un po’ di tempo; e alcuni piccoli
accorgimenti, come quelli elencati più sotto, possono esserti
d’aiuto per lenire almeno in parte lo smarrimento ed il
dolore.

Il Tempo nel lutto


Occorre molto tempo per passare attraverso il dolore;
passare attraverso non significa LIBERARSENE per
sempre, significa accettare e lenire, trasformando le nostre
sensazioni. Semplicemente, prima o poi arrivano giorni in
cui si è meno distrutti, in cui alcuni pensieri sull’accaduto
non ci fanno precipitare nel vuoto, e in cui si comincia a
ricordare la storia anche per le cose belle che ci sono
state (i ricordi dell’ecografia, alcune fantasie sul piccolo, i
suoi movimenti…); il percorso può essere molto lungo e
difficile, anche perché subito dopo la morte, si perde il
senso del tempo, si “inceppa” il nostro orologio interno, e
le lancette rallentano o si rincorrono, seguendo un ritmo
diverso da quello abituale. Questa sensazione di blocco o
di “corsa” può essere molto disturbante, e può essere utile
sapere che è transitoria.

Quanto durerà? (Fretta di stare meglio)


E’ sempre meglio evitare di prendere scorciatoie: il
percorso del lutto passa attraverso la mancanza, il dolore,
lo stupore, la voglia di ricordare e condividere, bisogna
lasciar passare tutte queste cose e accettare la memoria di
quanto ci è capitato. Imporsi di non pensarci,
autocensurare la propria mente, spesso “congela” il lutto,
che è poi destinato a riemergere nel corso del tempo (in
gravidanze successive, o in momenti significativi della
vita).

Razionalizzare le risorse: è un momento difficile!


E’ opportuno occuparsi sempre di un problema alla volta,
le cose secondarie vanno delegate ad altri, le cose
importanti gestite con calma. Il dolore rende avventati e
troppo indifferenti a tutto il resto (non cambiare lavoro,
non licenziarsi, non investire denaro, non iniziare
immediatamente un'altra gravidanza, non separarsi….).

Tanti modi per esprimere il dolore ed elaborare il lutto


Ognuno ha un proprio modo per affrontare la perdita.
Non esistono in assoluto un modo giusto o sbagliato,
esistono persone con diverse storie di vita e diverse
risorse psicologiche che dunque affronteranno questo
triste evento a loro modo. Dal momento che può
assumere sembianze differenti, l’espressione del dolore
proprio e altrui non si misura né in lacrime né in
occhiaie. Al contrario, molte persone cercano di darsi un
tono e si curano moltissimo, soffrendo immensamente
dentro. L’ascolto non giudicante, soprattutto tra i membri
della stessa famiglia è essenziale. La stessa cosa vale a
maggior ragione tra coniugi.

I ricordi del bambino perduto


Parliamo del nostro bambino che non c’è più (anche se, è
difficilissimo pronunciare le parole bambino e morto
nella stessa frase), con tutti quelli con cui ci va, e con
quelli che ci chiedono quanti figli abbiamo, se ci fa
sentire meglio. Ricordare qualche episodio di vita comune
(i calcetti, l’ecografia, la scelta del nome, tutte cose che
almeno all’inizio possono sembrare talmente strazianti da
non poterle nominare), soprattutto insieme al proprio
partner, e quando possibile con i fratelli, può fare davvero
molto bene; prendersi il tempo sufficiente per riuscire a
ricordare anche gli episodi piacevoli e felici di quella
gravidanza è molto importante, perché conferma che,
nonostante il dolore, prima c’è stato un bambino, anche
se per poco o pochissimo, e che noi abbiamo potuto
essere felici con lui. Mantenere vivo un ricordo aiuta
tantissimo, e dà significato al dolore che stiamo provando.
Incoraggiate gli altri a parlarne, anche se spesso molti
amici vivono nella falsa convinzione che per noi è
importante NON piangere e NON pensarci, quindi ci
raccontano di tutto, ma non ci ascoltano. Sentiamoci
liberi il più possibile di esprimere i nostri ricordi e le
nostre impressioni con le persone che sentiamo più
vicine.

Il lutto ed i fratellini
Avere già altri figli può essere un’immensa opportunità
per non lasciarsi sfinire dal lutto, ma è anche un ostacolo
ad un libero processo di elaborazione, per il semplice
fatto che occuparsi di un bambino ci costringe a
rateizzare i “momenti no”, a limitare le scene di dolore, e
comunque a fornire spiegazioni e rassicurazioni (mai
negare che siamo tristi, mai mentire, i bimbi si
disorientano e possono farsi strane idee). Tra i 2 ed i 5
anni i fratellini possono richiedere spiegazioni sul
fratellino che è andato via, e possono chiedere molte volte
quando torna, perché non torna e dov’è la pancia. Non
dobbiamo fingere, spieghiamo con parole semplici adatte
all’età e manteniamo tutti la stessa versione dei fatti.
Quando ce la sentiamo, parliamo col piccolo del fratellino
che è andato via, ricordarlo fa bene a tutti (oltre che
fornire a vostro figlio un’idea più equilibrata ed onesta
della vita).
Presentazione dell’associazione CiaoLapo Onlus

Non è possibile curare la morte, ma è possibile prendersi cura del


dolore che resta

CiaoLapo è stata fondata l’11 Aprile del 2006 da Claudia e


Alfredo, medici e genitori di Lapo, morto/nato alla 38°
settimana di gravidanza a causa di una torsione dei vasi che
scorrono nel cordone ombelicale, nel tentativo di colmare
una grave lacuna italiana in cui ancora troppi genitori
precipitano dal momento stesso della diagnosi di morte o
grave patologia dei loro bambini, in utero o dopo la nascita.

CiaoLapo è la prima associazione fondata in Italia e dedicata


ai genitori che hanno perso un bambino durante la
gravidanza o dopo la nascita.
Si occupa prevalentemente di gravidanza a rischio, di
sostegno psicologico al lutto perinatale e alle gravidanze
successive ad un lutto e di ricerca psicologiche medica.

CiaoLapo è come da statuto un’associazione apolitica,


apartitica e aconfessionale.

L’associazione promuove la salute dei genitori e della famiglia


colpita da lutto attraverso il sostegno psicologico diretto (sia
tra pari, attraverso l’automutuoaiuto, sia grazie alla
convenzione con psicologi e psicoterapeuti formati
specificamente su questo tema).
Tra i principali scopi dell’associazione ci sono anche la
diffusione delle informazioni relative al lutto perinatale e la
promozione di una rete italiana di familiari e professionisti
dell’area materno infantile coinvolti nella prevenzione del
lutto perinatale e nel sostegno alle famiglie colpite.

Come genitori in lutto, e come medici, ostetriche e psicologi


psicoterapeuti, siamo certi che per aiutare i genitori colpiti da
lutto perinatale sia importante disporre di una adeguata
preparazione scientifica e umana e crediamo che il miglior
percorso di elaborazione è quello che vede al centro il
genitore e le sue risorse individuali: svolgiamo per questi
motivi corsi di formazione del personale e sosteniamo gli
operatori nel loro difficile compito di portare un valido aiuto
ai genitori.

Nell’anno della sua fondazione, solo tre punti nascita in Italia


disponevano di un servizio di psicologia interno al reparto in
grado di accompagnare i genitori durante tutta la degenza e
dopo le dimissioni. Otto anni dopo, al momento della stesura
di questo libro, grazie anche al nostro capillare lavoro di
formazione, informazione e consapevolezza, sempre più punti
nascita si sono sensibilizzati e dispongono personale
specificamente formato su questo tipo di lutto e sulla
patologia in gravidanza.
Nonostante i sensibili miglioramenti, e il crescente interesse
per queste tematiche, la maggior parte delle donne dimesse
dopo un aborto, un parto prematuro, o una morte
intrauterina non possono usufruire ad oggi di una rete di
sostegno dopo le dimissioni, qualora ne sentano il bisogno.
Per questo l’associazione ha intrecciato nel tempo
collaborazioni e convenzioni sia nazionali che internazionali
allo scopo di creare una rete di formazione sostegno e
prevenzione con ginecologi, ostetriche, infermieri, psicologi e
genitori, ed è molto attiva sia sul web, con appositi gruppi
moderati, sia nelle principali città italiane con gruppi di
automutuoaiuto.

CiaoLapo Onlus è affiliata alle principali organizzazioni


internazionali che si occupano di morte peinatale: è Full
Member Organization della International Stillbirth Alliance
(Baltimore, MD, USA), Affinity Organization della Hygeia
Foundation (New Haven, Connecticut, USA) e Member
Organization della Stillbirth And Neonatal Death Society (Sands,
London, UK)
Nei suoi 8 anni di attività, CiaoLapo Onlus ha organizzato
dodici convegni nazionali, partecipando anche come unica
associazione rappresentante l’Italia ai convegni della
International Stillbirth Alliance a Birmingham, UK (Settembre
2007), a Oslo, NW (Novembre 2008) e a Sydney (Ottobre
2010).
A partire da Ottobre 2007, CiaoLapo Onlus ha promosso la
celebrazione in Italia del Mese della Consapevolezza sulla
Perdita Infantile ed in Gravidanza (Pregnancy and Infant
Loss Awareness Month), e dal 2011 ha iniziato a lavorare per
chiedere e ottenere l’istituzione del 15 Ottobre giornata
nazionale della consapevolezza del lutto perinatale.
Le attività di CiaoLapo sono possibili grazie alle donazioni e
alle iscrizioni dei soci, e all’assegnazione del 5 per mille.

Iniziative permanenti:

Sito internet dell’associazione (www.ciaolapo.it) e la pagina di


facebook, all’interno delle quali è possibile utilizzare:
il Social;
il Forum per i genitori: momento per momento, tappa per
tappa, l’elaborazione del lutto attraverso la scrittura e la
condivisione della propria esperienza rende il percorso più
lieve;
il Gruppo di autoaiuto on-line per genitori in lutto, che si
riunisce su internet in una chat privata riservata al gruppo
con frequenza quindicinale ed è coordinato da personale
formato nel lutto perinatale;
il Gruppo di autoaiuto per le mamme nuovamente in attesa
che si riunisce in una stanza privata della chat rooma cadenza
quindicinale.
promozione della cultura sociale e professionale sul lutto
perinatale: dal 2006 facciamo un’informazione attendibile,
obiettiva e per quanto possibile priva delle contaminazioni
provocate da sovrastrutture culturali, religiose o politiche (le
fonti cui ci ispiriamo sono rappresentate dalle molteplici
e s p e r i e n z e p r a t i ch e d e l l e n u m e r o s e a s s o c i a z i o n i
internazionali, e dai numerosi blog di famiglie e professionisti
dediti al supporto al lutto perinatale);
promozione dell’autoaiuto in caso di perdita durante la
gravidanza e nel periodo perinatale; abbiamo aperto
cinque gruppi di autoaiuto in diverse città italiane e
altrettanti sono in apertura, al fine di inserire nel contesto
della rete sociale la realtà del lutto perinatale, conferendo
dignità al dolore dei genitori e trasformando l’evento di
perdita in risorsa sociale, come già avviene per altri
gruppi sul lutto presenti sul territorio. Al momento della
stesura di questo libro sono attivi gruppi AMA a Prato,
Firenze, Roma, Modena, Torino, Genova: consulta il sito
www.ciaolapo.it per gli aggiornamenti;

• ricerca sugli effetti psicologici della perdita nella


coppia genitoriale al fine di svolgere un’adeguata
prevenzione degli effetti secondari del lutto (lutto
complicato);
• formazione del personale e strutturazione di una rete
integrata per il sostegno psicologico ai genitori e ai
familiari;
• congressi scientifici per operatori e volontari sulla
morte perinatale e sul lutto;
• promozione della formazione sul lutto di medici,
psicologi e volontari associati, nel campo
dell’automutuoaiuto nel lutto perinatale;
• collaborazione attiva con medici, psicologi e docenti
dei corsi di Laurea di ostetricia ed infermieristica, allo
scopo di migliorare l’assistenza ai genitori ed alle
famiglie colpite dalla perdita;
• istituzione della giornata italiana della consapevolezza
sulla morte perinatale: insieme ad altri paesi del
mondo, con l’aiuto dell’associazione Babyloss
Awareness Campaign, anche l’associazione CiaoLapo
Onlus promuove in Italia il mese internazionale della
consapevolezza sui temi della morte durante la
gravidanza o dopo il parto, che culmina ogni anno
nella wave of light (onda di luce) del 15 Ottobre, in
tutto il mondo, alle 19 ora locale. Per maggiori
informazioni sulle iniziative visita il sito ufficiale
www.babyloss.info
• Gli incontri periodici con la comunità dei genitori di
CiaoLapo e degli operatori, promossi nelle città che
ospitano i gruppi AMA di CiaoLapo Onlus. Dal 2013
CiaoLapo ha una sua sede polivalente a Prato, dove
ospita convegni e incontri formativi per i volontari
dell’associazione, i professionisti dell’area materno
infantile e le famiglie colpite da lutto perinatale.

Ci auguriamo che la lettura di questo libro possa esserti stata


d’aiuto e ti ricordiamo di cercare sul nostro sito internet i
gruppi o i genitori più vicini a te.

Restiamo a disposizione per sostenere il tuo cammino di lutto


e di amore.
Sostenuti ogni passo dall’amore che è stato, è e sarà per i
nostri figli.

Con affetto,
gli operatori, i genitori e le famiglie di CiaoLapo
Grazie di cuore ai bambini di CiaoLapo, e ai loro genitori, fratelli e
familiari che hanno ispirato queste pagine

Lapo, AnnaLisa Marco Paola Luca Christian Paolo Olivia MariaVanina Serena
Andrea Danny Luigi Noemi Giuseppe Matteo Pamela Matej Simone Chiara Sara
Amanda Silvia Davide Luca Alberto Luca Chiara André e Frédéric Marzia
Tamia Elisa Lorenzo Francesca Caterina Sofia Sasha Camilla Maria Luisa
Martina Martina Alessia Mariagrazia Cristina Giacomo Lorenzo Pietro Attilio
Ludovica Emanuele Alice Lucia Gabriele Marta Chiara Federico Stefano Lea
Gianluca Andrea Sofia Elia Giulia Vittoria Greta Rebecca Animabella Luca
Benedetta Mattia Matteo Michele Gaia Alessia Lucio Marco Daniela Lara Pietro
Emma Pietro Tommaso Sofia Alessandro Alessandro Matteo Simone Lapo Alessio
Giuseppe Aldo Luigi Angelica Mario Jacopo e Mattia Ilaria Chiara Matilde
Federico Sara Michele Paolice Mara Maria Chiara Silvia Stefano Andrea Angelo
Michele Giacomo Greta Andrea Mattia Elena e Letizia Matteo Paolo, Gabriele,
Linda Mattia Alice Alessio Sara Alberto Sara Leonardo Allegra Manuela
Leonardo Ettore Edoardo Matteo Dario Marco Filippo Jacopo Stella Martina
Diego Alessio Noemi Giacomo Tortellina Giorgia Alice Lenticchietta Flavio
Margherita Paolo Sara e Martina Viola Gioele Nicolò Lorenzo Matilde Pulce
Christian Aurora Matteo Michele Sara Marco Gioia Marco Mattia Liam Lorenzo
Anna Walter Angioletto Beatrice Isabel Samuel Carmine Carolina Chiara
Mariasole Francesco Davide Gabriele Andrea Francesco Alessandro Arianna
Alice Orazio Matteo Giulia Anna Valentina Arianna Antonio Matteo Angelo
Vittoria Mattia Daniele Edoardo Francesco Cristian Sara Giulia Margherita
Dylan Lorenzo Michele Fagiolino Caterina Joshua Luca Sebastiano Antonio
Modestino Giovanni Astrid Angelica Maria Matteo Giorgia Iris Melissa Raoul
Alessia Angelo Marta Giulia Christian Angelo Uma Sebastiano Stella Edoardo
Alessandra Tommaso Tobia Samuel e Diego Stellina Ilaria Piccolino Angela
Chiara e Federica Marta Gaia Gabriele Nicole Chiara Angelo Angelo Dario
Giorgia Valerio Ludovica Pulcina Mattia Matilde Angelo Marcello Lucas
Martina Soleika Angelo Anna Girasole Matilde Michelangelo Viola Bianca e
Beatrice Asia Alessio e Giulio Federico Iris Angelica Francesco Ania Ivan Sofia
Giada Nuccio Gianni Gabriele Paola Erika Anna Monetina La Pulce Damiano
Alissia Sofia Pasquale Pio Benedetta Mattia Gabriel Samuel Giuseppe Gabriel
Giulia Stellina Stefania Chiara Alessandro Milena Stefano Davide Emanuele
Giulia Emanuele Paola Filiberto Marco Benedetta Marco Emma Lorenzo
Filippo Marco e Ginevra Luka Federico Andrea Matteo Emma Ariel Gaia
Ottavia Federica Gemma Federico Matteo Leonardo e Matteo Annaviria Angelo
Angelica Sebastiano Matteo Sofia, Elettra, Cassandra Lorelay Irene e Semy
Giulia Tommaso e Michele Cesare Leonardo Martina Gabriele Francesco
Leonardo Emiliano Riccardo Marco Diego Ginevra Anna Lucia Kristal Doryan
Alberto Zelia Alice Riccardo Angelo Sofia Anna Rebecca Lorenzo Celeste
MatildaAndrea e Andrea Amedeo Alessio Greta Gemma Siria e Nicole Tato
Aidan Leonardo Nicholas Karol Niccolò Anita Flavia Fagottino Elisa
Frugoletto Camilla Thomas Andrea Federico ed Edoardo Noah Piccolo Principe
Pietro Asia Mattia Greta Nora Giuseppe Manuel Pio TeresAntonio Greta
Letizia Angelo Marta Federica Vanessa Laura Alessandro Samara Alice Maria
Tommaso Clara Angelo Benedetta Leonardo Giulia Lorenzo Maria Gaia Diego
Diletta Flavio Riccardo Angelo Noemi Marta Teresa Davide Nipotino Alice
Tommaso Valentina Amore Alessandro Alessia Samuele Alessandro Giulia
Andrea Angioletta Alice e Davide Alessio Angelo Matteo Thomas Sofia Fabio,
Giacomo, Diego Anna Vanessa Tommaso Francesco Pulce Chiara Nicole Jacopo
Mathias Tommaso Lidia Maria Angelo Mathis Chiara Lorenzo Fabrizio Eros
Eliana Gaia Dorotea Gnocchetto Alessio Chiara Lucrezia Rossana Franca Viola
Daniele Leonardo Irene Gabriel Angelo Alberto Angelo Elena VittoriaNicole
Jacopo Flavio Alessio Eva Alessio Margot Nicole CesareLucia Tommaso Viola
Cristian Gabriel Anita Diego Emma Angela Enrico Stella-Maria Gianmaria
Pietro Creaturina Giuseppe Jacopo SeminoStellino Isabella Hatie Simone
Matilde Arianna Gemellini Ottavio Stella Daniele Gioele Nicolò Alessandro
Samuel Giulia Benedetta Filippo Ornella Samuele Laerte Sasha Vera Salvatore
Pio Manuela Fagiolino Giorgia Karim Chiara Angelo Leonardo Elia Fagiolino
Emma Sofia Ginevra Francesco Manuel Gabriele Vittoria Mattia Bianca Pietro
Angelo Emanuele Emma Annamaria Lorenzo Fagiolino Anna Sofia Giordano
Maria Gioia Virginia Angelo Benedetta Ernesto Margherita Marta Giorgina
Raffaele Angelo Angelo Elias Maria Regina Alessio Virgil Esther Alessia Maria
Francesca Gioele Laura Sofia MariaRosaria e MariaFrancesca Angelo Filippo
Alessandro Federico Cateno Azzurra Ambra Jacopo Marialucia Michele Anna
Mostriciattolo Giorgia Francesco Sofia Giada Aurora Viola EmmAlessandro
Ayla Efisio Tayra LluviaChiara Stella Rebecca Davide Raffaele Nicolò
Valentina Giordano Matteo Pio Lorenzo Mariapaola Giovanni e Giuseppe
Beatrice Rossella Nunziata Gabrielle Alessandra Graziano Tindaro Sara Nina
Antonino Eleonora Chiara Davide Angelica e Virginia Cristian Samuele Celeste
Pepita Ale Alessia Eleonora e Alice Riccardo e Federico Angelo Giada Davide
Annachiara Benedetta Davide Rocco Francesco Davide Sveva Giovanni Noemi
Mattia Matteo Irene Luca Alesandra Serena Leonardo Diego e Gabriele
Giuseppe Antonio Michele Amalia Cristian Ylenia Sara Lorenzo Leonardo Irene
Raffaella Brian Enrico Vittoria Maria Vittoria Samuele Viviana Elisa Nicholas
Gaia Ettore Alessandro Dario Giorgia Nicolò Agata Michele Angelo Aurora Ale
Anita Flaminia Fabrizio Marta Matisse Anna Antonio Angelo Matteo Samuel
Maurizio Jacopo Alice Antonio Fagiolino Rosmarino Niccolò Federico Camilla
Antonia Eleonora Annamaria Andrea Leonardo Enea Lorenzo Greta Gabriel
Mauro Tommaso Emilia AlessandrooMicol Mattia MassimoMaria Alessandro
Aurora Thea Caterina Vittoria Angelica Giulia Emanuele AlexandraVittoria
Monica Fratellino Leonardo Gabriele Irene Felice Jacopo Carlo Ludovica Lavinia
Andrea Saetta Antonio Anastasia Andrea Leonardo Stefano Demetrio Manuel
Gregorio e Mattia Emiliano Davide Leonardo Valerio Stella Francesco Bruno
Andrea Christian Fagiolino Chiara Mattia Filippo Gaia Daniele Benedetto Ivan
Antonia Nicole Antonio Elena Matilde Lorenzo Annalia Angelica Francesco
Orazio Fabiola Alessandro Alissa Aurora Daniele Laura Francesco Viola Nicolò
Gioele Diegoelia Clelia Irene Giovanni Sofia Bianca Anastasia Stella Stellina
Marta Luna Otto Benedetta Davide BiancaMaria Vittoria Riccardo Giacomo
Gabriele Agata Filippo e Samuele Lorenzo Giulia Niccolò Bimbo Martina
Beatrice Christian Nicolò MattiaGiovanni Aurora Chiara Filippo e Giulia
Maddalena Edoardo Davide e Alessio Adelina Alessandro Matteo Pandino Joel
NadineGiorgia Nicoletta e Vittoria Samuele Ilaria Diego Noemi Anna e Pietro
Irene Alessandro Matteo Fabio Giusy Angelo Sofia Amelie Edoardo Vittoria
Alessandro Angelo Aurora Riccardo Vittorio Sofia Angelina Giovanni Gioia
Tommaso Viola ElisaGemma Carol Angelica Chiara Martino Elisa e Lea Sofia
Denis GiadaMaria Tommaso Alessandro Raffaele Lucrezia Leonardo Ruben
Matteo Cesare Niccolò Antonio Irene Lorenzo Alessandro Jacopo e Mattia Giada
Matilde Lorenzo Sofia Alexandra Vittoria Stefano Fagiolino Pesciolina Alessia
Giorgia Irene Benedetta Raffaele Lorenzo Sara Alberto Aurora Leonardo Giulia
Davide Scricciolino Simona Melania Alessandra Virginia Ylenia Sesamino
Ismaele Benedetta Mattia IleniaMaria Joshua e Talitha, Benedetta, Paolo, Emily,
Ginevra, MariaFrancesca e Simona e GiuseppeAntonio Lara Bianca Aurora
Angelica Elisa Benedetta Emanuele Tommaso Viola ElisaGemma Carol
Angelica Lara Giulia Chiara Martino Siria Matilda Anita Chicco Gabriele
Elisa e Lea Martin e Laura Alessio Sofia Alessandro e Gabriele Denis ZOE
Riccardo Aurora Maria Domenico Manuel Giada Maria Chiara Tommaso
Alessandro Zoe Raffaele Lucrezia Emma Jacopo Carlo,Vittorio e Dario
Giacomo Myriam Flavia Emanuele e Stefano Greta Francesca e Carmen
Francesco Elisa e Silvia Emma Alessandro Morgana Giulia Mattia Maurizio
Greta e Ginevra Albert e Liam Giulia Sara Lorenzo Sebastiano Edoardo
Ginevra Viola Carmela Jacopo Chiara Alberto Davide Alma Diego Tallulah
Faith, Thalia Hope Mayra Sofia Viola Gaia Felice Semino Maria Vincenzo
Elvira stella Emma Diego Giosuè Mattia Alberto Criaturita Matilde Andrea
Linda e Francesca Sofia Ian Mattia AnnaLucia Luigi Manuela Zoe GretaAdua
Stefano Lorenzo Paolino Massimo Christian Puntino Simone Tristan Giulio
Desiree Giulia Gabriele Lorenzo Noemi Gianca Marco Emma Matthew Elisabetta
Alice Matteo Gabriele Viola Anna Bianca Greta Nora Fabio Francesco Francesco
Giulia Angelo Tommaso S.F. Nicolas,Francesco Daniele Leonardo Andrea Alice
Samuele Angela Fatima Arianna Virginia Arianna Manuel e Tommaso Cecilia
Alessia Nicolò Annaviola Diego Emanuele Andrea Pietro Daenerys Giulio
Samuele Maria Margherita Clara Roberta Gabriel Francesco Alessio Gabriel
Daria Camilla LorenzoLuca Nicole Alice Samuele Andrea Francesco Cecilia
Giacomo e Martina Pietro Anna e Irene Sara Alessandro Vittorio Megan Gabriele
Pio Alessandro Francesco Ethan Gabriele Nathan Anita Gaia e Lorenzo, Roberto,
Patrick, Teodoro, Aurora Daniele Alessandro Rocco Celeste Andreakarol Michael
E Gabriel Stella Stellina Marco Karol Francesco Enea Samuele Flavio Leonardo
Ciunno Isaia Adriano Marta Martina Rebecca Angelo&Filomeno Giovanni Rocco
Daniele Noemi Lorenzo Riccardo Cesaregiordano Lucia Alessio Aurora Alice
Mariapia Tommaso Tommaso Pietro Filippo Diego Ivan Martino Paolo Edoardo
Luca Giulia Aurora Elisa Giulia Alessandro Siria Gas Gabriele Zoe Jacopo
Carlo,Vittorio E Dario Giacomo Miriam Emanuele E Stefano Emma Mattia
Maurizio Greta&Ginevra Albert E Liam Giulia Edoardo Ginevra Carmela
Davide Mayra Viola Gaia Maria Vincenzo Elvira Emma Giosuè Mattia Alberto
Criaturita Matilde Andrea Linda E Francesca Sofia Ian Mattia Annalucia Luigi
Manuela Zoe Gretaadua Stefano Lorenzo Massimo Christian Tristan Giulio
Desiree Giulia Gabriele Lorenzo Noemi Gianca Marco Emma Matthew Elisabetta
Alice Matteo Gabriele Viola Anna Bianca Paolo Greta Nora Fabio Francesco
Francesco Giulia Angelo Leonardo Tommaso S.F Nicolas, Francesco Daniele
Francesco Leonardo Andrea Alice Samuele Angela Fatima Cecilia Angelo
Arianna Virginia Arianna Manuel E Tommaso Cecilia Alessia Nicolò
Annaviola Diego Emanuele Andrea Pietro Giulio Samuele Maria Margherita
Clara Roberta Gabriel Francesco Alessio Gabriel Daria Camilla Lorenzoluca
Giairo Nicole Alice Samuele Sofia Andrea Francesco Leonardo Francesco Cecilia
Giacomo E Martina Pietro Anna E Irene Sara Alessandro Matteo Maria Giulia
Alex Aida Luna Vittorio Megan Gabriele Pio Samuele Alessandro Lavinia
Tommaso Mattia E Federico Daniele Francesco Stefano Ethan Stella Gabriele
Alessandro e Andrea Elia Scardaci Giorgino Nathan Anita Gaia E Lorenzo
Maria Desirèe Maria Diego Alessandro Luca Giada Rita Francesco E Alessandro
Samuel Giorgio Gabriella Andrea Pier Paolo Aurora Federico Giuseppe Valerio
Piccolo Principe Filippuccio Simone Giovanni Camilla Enrica Chiara Eric
Filippo Damiano Elena Nicolò Riccardo Fagiola Ginevra Magda E Nora
Alessandro Sofia E Gabriele Flavio Adele Diego Cuoricino Chiara Leonardo
Giacomo Mattia Lorenzo Asia Pee Solas Simone Alessio Elena Alex Bianca Maria
Dalila Tommaso Antonia Federica Luca Manuel E Cuoricino Davide Stella
Angela Maria Leo Diletta Caterina Gioele Alex Angelo Brando Gianluca
Lorenzo Lorenzo Nicole Linda Cristiano Principe Gabriel Pio Yara e Sofia Nicolò
Adele Scricciolo
Piccoli Principi
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tutti i diritti riservati

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