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Oblomov (in russo: Обло́мов?

) è un romanzo dello scrittore russo Ivan Aleksandrovič


Gončarov, pubblicato nel 1859.[1]

Illuminandosi di pigrizia e avvolgendo il corpo tutto nella meditazione


spensierata, Oblomov conduce una vita estatica, sorprendentemente ben congegnata. È
Giorgio Manganelli a definire Oblomov un “mite-fantasma“, eroico in quanto simbolo
di una presenza che sembra coincidere con la vita stessa.[2]
Indice

1 Trama
2 Edizioni
3 Adattamenti
3.1 Televisione
3.2 Cinema
3.3 Teatro
3.4 Radio
4 Note
5 Altri progetti
6 Collegamenti esterni

Trama

Il'ja Il'ič Oblómov è un proprietario terriero (la sua tenuta di trecentocinquanta


anime è chiamata Oblómovka) che vive senza compiere alcuna attività particolare.
Per la gran parte del tempo, giace su un divano o su un letto, circondato da poche
persone, tra le quali il suo pigro, riottoso, ma fedele servitore Zachar, senza il
quale non riesce neanche ad indossare le scarpe e gli stivali. Vive in una casa di
San Pietroburgo, nel disordine e nella trascuratezza. Ex impiegato, ha dato le
dimissioni dopo un errore sul posto di lavoro, prima ancora di conoscere le
conseguenze della sua mancanza, solo per paura della reazione del capoufficio. Vive
così della rendita che gli è garantita da Oblómovka, rendita peraltro ridotta
rispetto alle reali possibilità della tenuta, in quanto il suo disinteresse per gli
affari ha fatto sì che i contadini e gli amministratori della terra godessero di
una larga indipendenza, anche nell'ingannarlo sull'effettivo rendimento delle
colture. Ha pochi rapporti umani: il bonario Alekséev, il viscido Tarànt'ev e, in
particolare, l'adorato amico Andréj Ivanovič Stolz.

Proprio quest'ultimo cerca di risvegliarlo dal suo torpore esistenziale


(Oblomovismo, come egli lo definisce) e ci riesce, anche se per poco tempo,
facendogli conoscere Ol'ga. I due s'innamorano e Ol'ga fa di tutto per evitare che
Oblómov cada nuovamente nell'indolenza e nell'inattività. Nel frattempo, a causa
delle macchinazioni di Tarànt'ev, Il'ja si ritrova legato a un contratto-capestro
per l'affitto di una casa nella contea di Vyborg. La casa è gestita dalla vedova
Agàf'ja Matvéevna e da suo fratello Ivàn, amico e compagno di truffe di Tarànt'ev.
Schiacciato dai debiti contratti a causa della sua condotta avventata (addirittura
nomina amministratore della tenuta un amico di Ivàn), Oblómov porta
all'esasperazione Ol'ga, perché continua a procrastinare il momento della richiesta
ufficiale della sua mano e l'inizio delle pratiche per il matrimonio. I due si
lasciano e Il'ja ricade nella disperazione. In seguito, inizia una storia d'amore
con Agàf'ja Matvéevna, mentre Stolz si fidanza con la stessa Ol'ga, incontrata per
caso a Parigi. Sarà Stolz a intervenire per allontanare le pretese di Ivàn
Matvéevič, facendosi nominare amministratore di Oblómovka.

Salvato dagli artigli dei due truffatori, Oblómov vive gli ultimi anni della sua
vita accanto ad Agàf'ja Matvéevna, con la quale si sposa e ha un figlio, chiamato
Andréj in onore dell'adorato amico

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