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Il luogo ha una dimensione affettiva e cognitiva, spazio di affetti, di memoria, di appartenenza.

Per questo non corrisponde ad una scala precisa o dimensione preferissata.


Lo spazio è spesso il luogo tradotto in logica geografica, in mappa, in misura appunto.
Al luogo da tempo vengono associati attributi culturali e politici, di protezione e conservazione.
E’ allo stesso tempo un principio di inclusione e di esclusione, serbatoio di memoria e di un’identità.
Negli ultimi anni si parla di non luoghi.

Per l’antropologo Augè il luogo è quella delimitazione geografica del suolo che organizza la vita
economica, politica e sociale di un gruppo. Una costruzione simbolica e concreta dello spazio.
Un principio di senso per coloro che lo abitano, che quindi contribuisce alla costruzione dell’identità nella
quale una comunità si riconosce. Identitario, relazione e storico.
Il non luogo è uno spazio che non ha queste caratteristiche quindi (areoporti, autogrill, campi profughi)
Non bisogna dimenticare il rapporto tra luogo ed esperienze che se ne fa attraverso l’uso di pratiche
quotidiane.
Esperienze e pratica del luogo spesso svelano cosa sappiamo del mondo e come lo abitiamo.

Il concetto di luogo adottato dalle geo umanistica è importante in quanto pone al centro della propria
analisi il modo in cui gli individui dimostrano attaccamento o esprimono sentimenti e significati vari nei
confronti dei luoghi.
Si concentra sulla costruzione sociale e sull’esperienza individuale di luoghi e paeseggi.
Dagli anni 70 molti studiosi che sono tornati sul concetto di luogo hanno contribuito a riportare il tema
sotto l’attenzione dei geografici successivi, complice anche la svolta postmodernista e femminista negli anni
90.
In queste riflessioni, l’enfasi è posta sull’incessante costruirsi dei luoghi, concepiti ad un tempo come il
prodotto ma anche l’origine di una serie di processi politici, sociali e culturali.
Processi che orientano le nostre pratiche quotidiane e ideologiche che legittimano o marginalizzano una
determinata struttura sociale.
Il rapporto tra i luoghi i processi di inclusione ed esclusione sociale, comprese le forme di oppresione o
dominio basate su specifiche pratiche spaziali. (diritto di manifestare, di pass la sera)

De la Blache definisce luogo un porzione non delimitata della superficie terrestre con la quale si
identificava un gruppo di persone, la comunità.
La geografia descrittiva vidaliana mostrava dunque un mondo fatto di organismi territoriali: le regioni,
uniche e irripetibili composte da luoghi. Si basava sul rapporto tra i luoghi e le comunità instaurate in essi.
Il complesso intreccio di elementi naturali e culturali componeva un genere di vita, che si esprimeva nel
luogo, cioè uno spazio impreciso e indefinito.

L’americano geografico Saure, attribuiva ai fattori culturali l’importanza dell’ambiente in cui viviamo ,
usate per comprendere le pratiche spaziali di particolari comunità in particolari aree e come esse avevano
contribuito a trasformare l’ambiente naturale.

Yi-Fu Tuan: il senso di luogo è fondamentale perché esso è investito dalle persone, con le loro emozioni,
significati, affetti e pratiche quotidiane, attraverso i 5 sensi. E’ una conoscenza profonda che include
apprezzamento estetico, localizzazione, attaccamento emotivo.
Personalità: è ciò che lo rende ogni luogo caratteristico perciò è unico.
Spirito: qualcosa appartenente ad un luogo, che conferisce ad esso una sorta di sacralità
Un luogo deve essere stabile, indipendentemente da chi lo percepisce, esiste anche senza l’uomo.
I luoghi possono essere sia simboli pubblici sia campi emozionali.
Simboli pubblici sono oggetto di ammirazione, riconosciuti da tutti e hanno un significato oltre tempo, ma
che si evolve con esso.
I campi emozionali sono luoghi che possono essere riconosciuti in base alla sensibilità e alla soggettività
delle persone per quel luogo, facendolo diventare parte di sé stessi. Essi possono anche scomparire con il
tempo e il mutare dei sentimenti.
Il tempo è una nozione fondamentale per Tuan, i luoghi sono piccoli mondi che sono vissuti, sentiti e visti
da chi li frequenta o vi si relazione.
Quindi per egli il luogo affonda le radici con i legami umani, una complessa interazione tra spazio, tempo,
natura e essere umani.

Relph sostiene che è il luogo che determina l’esperienza degli esseri umani, e la loro coscienza si forma
sempre rispetto a un luogo. Essi possono essere uomini solo in un luogo quindi.

Casey afferma che per passare da uno spazio al luogo usiamo i nostri corpi. Per cui, luoghi e corpi si
costruiscono vicendovolmente, non esiste uno senza l’altro.
Fu poi Seamon, ad elaborare i concetti di body ballets e time space routines.
Ovvero lo studio del movimento dei corpi in uno spazio quotidiano descrivendo gesti e movimenti, i quali
attraverso il tempo diventano abituali.
I comportamenti e i gesti sono il teatro quotidiano delle performance che segnano la vita quotidiana.
Luogo è lo spazio che ospita e produce una serie infinita di performance quotidiane da parte di chi lo
legge e abita, il suo significato è un negoziato di rappresentazioni, pratiche e desideri. Instabile e in
continuo mutamento.

Anni 80: Alfred Pred sostiene invece che il luogo è uno spazio in continuo divenire, mai completo,
connotato da le relazioni tra le nostre azioni quotidiane e le sovrastrutture (cult, pol, soc, eco)

Questi approcci fenomenologici alla base della geografia umanista verranno successivamente criticati dalla
teoria femminista e marxista, sottolineando come queste riflessioni nascondevano un latente
conservazionismo, il luogo visto come casa e rifugio, che rischia di marginalizzare chi è al di fuori.

Per la geo femminista il luogo deve essere pensato come un prodotto sociale e culturale, nel quale si
manifestano tutte le relazioni e i prinicipi di potere di inclusione ed esclusione, dell’identità nella sua
proiezione spaziale e territoriale. Vederlo come casa è una visione maschilista oltre che negativa (casa
anche in senso di violenza)

Per la teoria marxista, Harvey pone maggior enfasi sulla dimensione sociale e politica dei luoghi.
La relazione tra costruzione e la rappresentazione dei luoghi, e lo sviluppo dello spazio capitalista .
II mutare del capitale, muta l’ambiente geografico rappresentata dal costrutito e le persone costrette ad
adattarsi alle mutevoli condizioni dell’economia globale.

I luoghi devono resistere all’impetuoso flusso delle forze globali, così il luogo finisce per essere usato come
uno strumento politico di resistenza contro di esse. Harvey sostiene come queste forze che distruggono,
frammentano, accellerano le identità locali.
Per questo la forza reazionaria, incita al ritorno al locale, al luogo visto come casa e rifugio affettivo ed
emotivo, all’idea di comunità e senso di appartenenza che esclude chi non ne fa parte. Così il luogo può
diventare epicentro di memoria storica collettiva sulla base di specifiche identità ed esperienze locali.
Il luogo nel mondo capitalista è ancora più importante perchè viene usato per ancorare significati e
memoria per definirie spazialmente ciò che peculiare localmente.
Luogo in questa visione è un teatro di battaglia
Massey analizza la relazione tra luogo e globalizzazione.
Luogo è un processo in continuo cambiamento. Essi sono punti di intersezione di infinite interazioni sociali ,
che non sono mai stabili, quindi il luogo non è stabile o chiuso all’esterno.
Non esiste che il luogo possa avere una ed esclusiva identità, le loro molteplici identità sono continuamente
negoziati, quindi esso è un processo, un evento. NY (città contesa da multiculturale e cosmopolita)
Per Massey l’unicità di un luogo è definita dalle sue interazioni, dal mondo in cui le diverse comunità e
storie sono presenti in esso.

Il paesaggio
Il paesaggio è la fonte e prodotto dell’identità di un luogo, di una città, di una regione.
E’ anche una misura fondamentale delle qualità della terra.
È un termine che indica al contempo un oggetto e la sua rappresentazione.
Cosgrove sostiene che il paesaggio è un modo di rappresentare lo spazio e il territorio che nasce nell’italia
rinascimentale, dove appunto spazio viene elaborato e concettualizato in quei tempi.
Egli sostiene che il paesaggio è un modo di vedere, un concetto che ruota attorno alla vista e alla visione.
Associa infatti l’origine di questa idea allo sviluppo del capitalismo moderno, e sostiene come paesaggio e
cartografia siano stati gli elementi fondamentali che consetironno alle classi agiate europee di produrre la
teoria spaziale che legittamasse la proprietà terriera con i rapporti di dominio ad essa associati.
La pittura paesaggistica con la tecnica della prospettiva iniziata da Brunellischi e teroizzata da Alberti,
stabiliva un modo di vedere alla base di una nuova forma realismo, il modo giusto e vero.
Essa ha strutturato la composizione dello spazio, la prospettiva si sviluppò nelle aree urbane e fu un
prodotto del mecenatismo europeo e della classe mercantile.
Il paeseggio è un modo di vedere prettamente borghese, divenne un mezzo per normalizzare e celebrare
esteticamente il controllo sullo spazio e sulle proprietà delle èlite.
Infatti una componente chiave della rappresentazione paesaggista era la cancellazione della scena del duro
lavoro, essa era una legittimazione dello status e diritto dei proprietari a possedere la terrza, e una
naturalizzazione dell’ordine sociale emergente.

Paesaggio come testo


I paesaggi come se fossero segni scritti e letti da diversi attori sociali
Duncan ha mostrato come il paesaggio possa esser assimilato ad un testo e studiato secondo le leggi della
linguistica.
Ha messo in luce come ci siano degli autori che producono i paesaggi e che danno una serie di specificati, e
dei lettori che danno una serie di interpretazioni.
Una lettura del paesaggio ci mostra importanti informazioni sui valori, credenze, pratiche e ideologie dei
gruppi sociali che hanno contribuito a crearli.
L’attenzione al linguaggio che sia scritto o fatto di segni, che a loro volta si materializzano in edifici, piazze,
monumenti, struttura di una città, comunicando storia, origini, identità e cultura di chi lo abita e creato.
La lettura non è su un solo testo ma su più, giornali, opere, racconti, documenti, atti ufficiali ecc..
Esempio di Brasilia: costruita nuova per simboleggiare metaforicamente e materialmente la transizione dal
colonialismo alla democrazia. La croce sulla quale si struttura la città può aver diversi significati: sacralità
cristiana, di città in egiziano, di tempio degli auguri romano, o di aereoplano come simbolo di tecnologia e
modernità.
La semiotica ci insegna che non tutti comprendiamo un testo allo stesso modo e che esso può esser
compreso in maniera diversa a seconda di invidui e gruppi sociali.
Quindi il paesaggio è uno spazio instabile, segni che mutano il loro significato continuamente.
E’ un’idea più radicata nell’esperienza quotidiana e nelle pratiche materiali e corporee delle persone,
rispetto al modo di vedere di Cosgrove.
Cresswell sostiene che il paesaggio non è solo da guardare ma è anche uno spazio vissuto e pratico,
focalizzando l’attenzione più sulla materialità di esso per comprendere la moltetudine di pratiche
quotidiane di coloro che lo abitano.

Viene criticato un approccio basato sul potere della vista, in quanto esso trascura il complesso tema
dell’esperienza corporea del paesaggio, e questa omissione è causa del oculocentrismo del pensiero
occidentale moderno.
L’esperienza del paesaggio deve considerare anche altri sensi, in quanto le pratiche spaziale contengono
dimensioni multisensiorali. Ponendo l’enfasi su ciò che viene fatto piuttosto che su ciò che viene
rappresentato.
L’integrazione tra concetto di paesaggio e quello di pratica è una caratteristica utile alla geografia del
turismo. I movimenti dei turisti si sedimentano nel paesaggio e non tutti si muovono allo stesso modo.
Il paesaggio deve essere compreso come una pratica vissuta e anche come uno spazio vissuto, uno spazio
solido e materiale, oltre che ad una prospettiva, modo di vedere o un testo.
L’estetica di un paesaggio non è altro che l’esito inconsapevole di una forte cultura territoriale.
Il paesaggio è sempre un prodotto culturale, sia perché è la cultura di un territorio a forgiarlo nel tempo
sia perché solo una specifica cultura riesce a coglierlo e apprezzarlo.
La tutela del paesaggio per un geografo significa saper riconoscere attraverso il paesaggio, il lavoro umano
sul territorio, imparare dal passato, riflettere sul presente ed immaginare il futuro, esso ci mostra
l’articolazione materiale dell’economia passata e presente, il potere della cultura nel forgiare lo spazio
vissuto e nel valorizzare il contesto ambientale.

La città
Una sua fondamentale caratteristica è quella di essere una manifestazione molto evidente dell’azione
umana, spesso percepita come una sfida alla natura per la profonda e irreversibile azione sul territorio.
Hegger “la città equivale a un gran numero di persone”
Weber “la città è un insediamento circoscritto”.
Ma la dimensione e la densità abitativa non possono essere decisive per definire una città, così come non lo
è solo la pratica di numerose attività commerciale praticate in essa.
Il ruolo della città va oltre i suoi confini, influenza altre realtà urbane (e non) anche molto distanti dal
punto di vista economico, sociale, spaziale e culturale.
Lo sviluppo tecnologico e dei trasporti ha ulteriormente accentuato il ruolo della città estendendo lo stile di
vita urbano oltre i suoi confini.
Urbanesimo come modo di vita è una caratteristica indiscindibile dalla città.
Torres sostiene come la città sia l’ambiente che garantisce lo sviluppo di innovazione e cultura.
Mumford sostiene che la città è la forma il simbolo dell’interazione sociale, il luogo in cui l’esperienza
umana è trasformata in segni vitali, in simboli, modelli di comportamento, sistemi d’ordine e della civiltà.

Storicamente la città affonda le radici in tempi antichi, dalle testimonianze mesopotamiche del 3500 aC, a
quelle a nord della cina, allo sviluppo della polis ateniese fino a quella romana.
Dalla città feudale che aveva ruoli diversi, da centri ecclesiastici a poli universitari, a centri amministrativi,
all’impulso coloniale che ha fatto nascere città come poli commerciali.
La rivoluzione industriale è il fenomeno che modifica più rapidamente la città, la quale diventa a fine 700 il
motore dello sviluppo urbano grazie alla nascita della fabbrica, e che nel corso dell’800, con la diffusione
dei mezzi di trasporto, lo sviluppo dell’edilizia urbana borghese si estende alle aree periferiche inglobando
man mano i villaggi rurali.
Ad oggi, una persona su dieci viva in una città, e la metà della popolazione mondiale vi abita.
La città moderna è soprattutto un prodotto del ventennio che da la secondo dopoguerra fino agli anni 70,
dove l’international style nato in Germania si diffonde nel mondo, insieme ai progetti di
comprehensive city e sweep-clean planning.
Da questi progetti ne scaturisce un paesaggio monotono frutto iniziale della standardizzazione introdotta
dal fordismo, pensado alle città come oggetto, come una macchina dove ogni cosa è pianificata in modo
razionale per vivere in modo efficiente e funzionale.
Le prinicipali cause dei problemi che seguiranno da questo progetto e concezione della città è che lo spazio
progettato sulla carta non coinciderà con lo spazio reale, ne deriveranno alcune contraddizioni che
affligono le città moderne, come il traffico congestionato, lo spopolamente di alcune aree, la
disegregazione e la segregazione sociale.
Dopo la 2 seconda guerra e i bombardamenti i piani di architetti e urbanisti furono quelli di eliminare i
quartieri, edifici e reti viarie più congestionati e realizzare ex-novo una pianificazione urbana efficiente per
creare città migliori, con lo scopo di assicurare il miglior funzionamento della città-macchina; l’intento era
anche quello di promuovere uguaglianza, benessere sociale ed economico.
Lo sweep-clean planning diffuso in USA dagli anni 50, ha ridisegnato il paesaggio urbano americano,
dominato da condomini, grandi edifici disposti geometricamente così da eliminare edifici poco sicuri o non
igenici.
Grattacieli, uffici, e conomidni non sono le uniche caratteristiche della città moderna, anche lo svolippo
della tecnologia con la costruizione di areoporti, autostrade e superstrade urbane hanno contribuito a
mutare il paesaggio urbano.
La conseguenza è stata l’edificazione di un paesaggio uniforme e standardizzato, il gusto della città
europea di fine ottocento è andato appianttendosi nel nome della standarizzazione.
Uno stile di massa che è diventato una vera e propria moda nella costruzione di grattaceli nel downtown
cittadino della città americane ed asiatiche in particolare.
Ma questo stile di vita efficiente non corrisponde alla felicità della vita degli abitanti, si parla di alienazione
urbana, Harvey.

La città postmoderna
Superata l’era fordista, della produzione di massa e industrializzazione e dello shock petrolifero degli anni
70, si assite ad un recupero e valorizzazione di molti centri storici e alla comparsi di elementi definit
postmoderni.
Il postmodernismo urbano propone una nuova serie di approcci architettonici partiti negli anni 70, con lo
scopo di rinnovare i centri urbani svuotati da abitanti e da attività economiche e al recupero del patrimonio
storico-culturale con un revival degli stili passati.
Relph opera una distinzione tra cityscape e townscape.
Cityscape è una tipica manifestazione della progettualità urbana distinta per:
-linearità degli spazi urbani, grattacieli nel downtown e paesaggi surburbani privi di identità
-gigantismo delle strutture
-ordine razionale e monotono
-presenza ingombrante di autostrade e superstrade
Il postmoderno townscape invece appare più attento alla componente estetica, celebra la differenza e il
pluralismo culturale
-spazi pensati per essere esteticamente accoglienti
-maggior uso di decorazioni e di stile per attirare amanti della moda e dello chic
-richiama alla dimensione locale, intriseca di storia e cultura
-divisione tra pedoni e spazi per le auto.
Tre concetti chiave riassumo i canoni del postmodernismo:
-heritage preservation: recupero e tutetala degli spazi storici
-revitalisation: rivatilizzare aree in declino o dismesse
-urban design
Tutti e tre rientrano nel fenomeno noto come gentrificazione.
Interi quartieri storici o decadenti abitati dalle classi più povere ed emarginate sono stati trasformati in
salotti urbani, in ambienti prestigiosi e selezionati nel quale compaiono : ristoranti, boutique, gallerie d’arte,
locali alla moda ecc.
Un fenomeno che opera come un confezionamento di paesaggio da consumare e da mettere in mostra per
attirare nuovi consumatori, turisti, abitanti.
Gli edifici vengono restaurati, ripuliti e restituiti a un nuovo splendore.
James Rouse è il padre di questa nuova forma di svilippo urbano. Il primo a realizzare un festival
marketplace, conversione di una vecchia area che era destinata a funzioni industriali, in un nuovo tipo di
centro commerciale urbano. Boston, S.F. N.Y.
Hanno inventato un nuovo modo di ripensare gli spazi identitari di una città con la commistione di
evocazione storiche e iniziative commerciali.
Importante in queste operazione anche la presenza dell’acqua, considerata un elemento cruciale di
successo per queste iniziative, l’ambiente commerciale richiama le vecchia città portuali.
A torino è stata oggetto di un importante opere di restaurazione le rive del Po, da are degradata ad area
alla moda.
Il punto critico di questa pianificazione è lo spostare l’attenzione e gli investimento solo all’interno di
selezionati punti della città, snobbando le aree periferiche o suburbane, portando ad un ulteriore
frammentazione del tessuto urbano.
Neil Smith critica questo fenomeno operato dal capitale finanziario e immbobiliare internazionale, che
spesso fa scomparire la comunità preesistente.
Esso è anche conseguenza dei processi economici globali. La ristrutturazione delle economie nazionali sono
orientate sempre più verso terziario e servizi, turismo e consumo, facendo emergere una gerarchia delle
world cities che competono per attirare consumatori e investitori.
Una competizione globale su come i centri urbani si pongono come nuovi nodi per attirare capitale
sociale, culturale, economico e finanziario.
In Occidente la competizione punta negli ultimi decenni all’espansione dei servizi e al declino dell’industria,
le città devono essere in grado di fornire servizi e una serie di attività per attirare professionisti e turisti.
I salotti urbani sono visti come la vetrina delle città, che tendono ad affermare l’identità storica e culturale.
La cultura gioca un ruolo fondamentale: nuove categorie di residenti valutano il proprio status quo
attraverso consumo e lo stile.
Luoghi culturali e di consumo tendono ad essere collocati nelle aree gentrificate della città, una sorta di
mecca culturale della moda. La culture industry contribuisce ad attirare turisti e investitori.
La culture strategy è anche della piccola e media città per darsi immagine e identità.

La regione
Ha assunto diversi significati nel corso tempo, un termine dal tratto polisemico.
Hartshorne definisce regione una partizione territoriale con determinate caratteristiche . Caratterizzata da
un elemento o dalla cominazione di più elementi, come nel caso delle regioni amministrative che vengono
identificate con una serie di parametri diversi: etnico-linguistico, fisico-naturale, storico o di sviluppo
urbano ed economico. La sua legittimazione politica istuituisce ad essa un potere straordinario, la
istituzionalizza, e viene naturalizzata dall’uomo.
La regione formale è la forma a caratterizzare questo tipo di regione.
L’idea di regione intesa escluivamente come regione naturale continua fino ai primi del 900, dove la natura
è la protagonista e caratteristica assoluta.
Nel 900 si inizia a porre l’enfasi sull’azione umana visto i numeri progressi tecnologici.
La regionalizzazione umanizzata di Vidal, si fonda sul genere di vita di una comunità, caratterizzata da
specifiche attività, che dà organizzazione, ordine e senso ad un determinato ambiente che produce un
determinato paesaggio.
La regione in questa concezione fa convergere le due anime della geografia quella naturale e umana.
Il compito del geografo è di individuare, identificare e raggruppare i segni della cultura del territorio così da
comprenderlo.

La regione funzionale
A partire dal secondo dopoguerra, con gli avanzamenti tecnologici e sviluppi industriali, che producono una
gerarchia di spazi organizzati, e ogni regione esercita una particolare funzione, non sarà possibile definire
regione con criteri di omogeneità.
La regione è un centro di gravità o di polarizzazione, esiste in relazione alla funzioni esercitate dai centri di
attrazione: regione funzionale.
L’industria motrice è il polo propulsivo di questa regione, capace di influenzare sia l’organizzazione del
luogo, sia quella del territorio circostante arrivando a plasmare quello dell’intera regione.
Non è più un contenitore territoriale ma un astratto insieme di relazioni e processi.

La regione sistemica
Inventata negli anni 80 da un gruppo di geografi europei, la regione sistemica si basa su una struttura in
movimento e orientata verso un traguardo.
Il processo è il principale oggetto della ricerca, ossia le relazioni del loro divenire.
Con questo approccio è possibile studiarne il rapporto con l’esterno, (fenomeni come turismo e
immigrazione) ma a secondo del tipo di processo, esso può limitare o meno la sua autonomia.
Un processo di relazioni, dinamico, aperto alle influenze esterne, non è chiusa e staibile.

Regione cartografica, regione e potere


La logica cartografica è una teoria che separa realtà e rappresentazione, naturalizzando ciò che la carta
cartogrica rappresenta, quando essa è soltanto nel codice delle nostre rappresentazioni e nei nostri
processi cognitivi. Crediamo che la realtà sia come sia rappresentata imprigionando in un modo di vedere.
La regione è definita come uno strumento in grado di organizzare efficacemente la conoscenza geografica,
di impadronirci razionalmente di un territorio e dominarlo nella sua totalità.
I concetti di linee e potere sposano perfettamente la logica cartografica. La linea di confine tracciata su
carta modifica la realtà (guerra nei balcani) una linea spesso incacellabile.
I governi all’interno del paese tracciano i confini, divedendo il territorio in regioni, città, municipalità,
distretti ecc.. spazi riconosciuti.
Il caso della francia, del ruolo di parigi e dei suoi dipartimenti.
La regione ha un duplice ruolo: salvaguardare i particolarismi locali e strumento di controllo sul territorio da
parte del governo. La diversificazione regionale di un paese spesso riesce a rafforzare l’identità di esso.
Stato
Lo stato moderno ha avuto origine dall’europa del XVII secolo sia come modello geografico di
organizzazione politica sia come modello alternativo all’organizzazione economica.
Nel 500 la geografia politica europea era frammentata in reti e gerarchie che mettevano in relazione,
impero, papato, ducati, vescovati ecc..
La scelta di creare lo stato come forma ideale di organizzazione politico e morale e della popolazione risulta
da 3 cambiamenti:
Politico: l’idea di stato è una risposta al bisogno di un contenitore di potere, un modello intermedio di
controllo sul territorio tra papato e impero, e città stato
Il trattato di Westfalia del 1648 è riconosciuto come l’evento che ha segnato la nascita dello stato moderno
in EU. Viene sancito il diritto interstatale, il diritto di uno stato ad esercitare la sovranità sul proprio
territorio. Lo stato come forma di organizzazione politica, sovrano in un territorio segnato da chiari confini.
Carattere militare: l’esito di dare ordine e sicurezza dovuta alle guerre di religione in particolare che
avevano insaguinato l’europa dal periodo della riforma alla controriforma.
Economico: l’emergere dello stato è accompagnato dalla nascita del capitalismo a livello globale, nel corso
dell’età moderna lo sviluppo ai commerci transoceanici mette in rivalità le potenze europee. Es. Lo stato
olandese è nato come stato mercantile come espressione di ribellione agli Asburgo. Protezione e difesa
degli interessi dello stato anche in ambito economico.
Con la rivoluzione francese ed americana, l’evoluzione dello stato si accompagna al principio di sovranità.
In precedenza essa era di fatto, investita da ordine divino, con le rivoluzioni il popolo si traforma in cittadini,
che conferiscono e legittimano la sovranità dello stato.
Lo stato diventa guardiano, tutore del popolo, deve fornili assitenza sociale ed economica.

Stato-nazione
Dal 18 e 19 secolo l’idea della nazione viene associata all’unita politica
L’intepretazione di Hobswan e Anderson intepretano la nazione come una costruzione sociale e politica
caratterizzata da una specifica storia, legata allo sviluppo dello stato moderno e del capitalismo.
Le nazioni sono concepite come comunità immaginate fondate sull’invenzione di una tradizione da parte
della classe dominante.
La comunità immaginata è tenuta insieme da un immaginario condiviso che consente di pensarle come
comunità e spazio di riferimento.
La nascita del nazionalismo è stata possibile grazie al progressivo declino del potere religioso, già partita
dall’illuminismo quando il secolarismo della ragione ha iniziato a prevalare sui concetti teologici.
La costruzione di una storia nazionale è necessaria per rendere l’immagine di una nazione concepita
come comunità unitaria che si muove compatta nel tempo storico
Altra caratteristica dell’idea di nazione è che la comunità è limitata. Se ci fosse una nazione globale
rimarebbe senza sfondo rispetto al quale definite la propria differenza, dentro e fuori, la nazione non
avrebbe senso e confine.
Jonhson elabora il concetto della relazione di compresenza tra tutti i soggetti dello stato, cioè una relazione
che li unisce sulla base di un senso comune di appartenenza, reso possibile dal print capitalism, che ha reso
possibile la diffusione dei mezzi di comunicazione e dalla codificazione delle lingue nazionali.
La lingua contribuisce a creare la base della coscienza nazionale, un terreno di scambio e di
comunicazione.
La standardizzazione delle lingue, la progressiva burocratizzazione dello stato con la creazione di una
costizione, e la diffusione dell’apparato amministrativo consente l’arruolamento tutti i soggetti, crea il
progetto di nazione.
Ci sono anche altri elementi oltre alla lingua per creare senso di unità: i cerimoniali di massa, i quotidiani, e
tutti i segnali del nazionalismo banale, la I sulle targhe, il campionato di calcio, i mass media e l’uso delle
parole, di articoli e di pronomi, il noi.
L’idea di un mondo composto da un mosaico di nazioni, sembra essere messa in discussione dal fenomeno
della globalizzazione (una serie di procezssi per cui i confini degli stati nazionali diventano permeabili)
I fenomeni quotidiani collegati alla globalizzazione possono esssere l’impatto delle crisi economiche, effetti
dell’inquinamento, i processi di comunicazioni e di trasporto più efficienti e veloci, gli abiti e il cibo che si
trovano nei negozi e sono prodotti da paesi lontani.
Tutto questo porta ad una relazione più stretta e vicina tra persone, prodotti e luoghi diversi nel mondo.
Mcluhan ha definito il mondo odierno come un villaggio globale, un mondo che proprio in virtù della sfera
spazio temporale ravvicinata di informazioni, persone e prodotti si è traformato in un piccolo villaggio.
Molti studiosi sostengono che la globalizzazione è sempre esistita, fin dai tempi antichi, ovviamente aveva
forme diverse rispetto alla conoscenze dell’epoca presa in riferimento, dalla civiltà sumerica, a quella
romana con i commerci e scambi culturali, alle imprese di Marco Polo e Colombo.
La nostra esperienza ed idea della distanza è mutata rispetto al passato e tende mutare ancora.
Allen propone tre distinzioni per illustrare come la globalizzazione assuma significati diversi seconod il
punto di vista: globalizzazione economica, culturale e politica
La globalizzazione economica consiste nell’indebolimento delle barriere protezionistiche erette dali stati-
nazionali in passato, così da permettere a molte imprese di commerciare, produrre e vendere in tutto il
mondo. La figura della multinazionale è espressione di questa globalizzazione, un’azienda che articola il suo
processo produttivo in diversi paesi nei quali essa decide di investire.

Globalizzazione culturale: si tende a parlare di omologazione culturale o di americanizzazione del mondo.


Si mette in evidenza come la globalizzazione abbia diffuso modelli di consumo e stili di vita propriamente
americani in tutto il pianeta, dissolvendo o diminuinendo le specificità e tradizioni locali in virtù di un’unica
cultura.
I sostenitori di questa tesi spiegano il fenomeno con 3 punti: lo strapotere economico e culturale USA, la
diffusione della lingua inglese, la diffusione della TV (ritenuta la principale responsabile dell’omologazione
contemporanea) in quanto essa è uno strumento di uso quotidiano, disponibile a tutti che vende e
pubblizza grazie ai colossi della comunicazione immagini e messaggi culturali.
Al contrario, altri studiosi sostengono che gli individui non sono soggetti passivi dei prodotti mediatici,
perché le aziende e le pubblicità non possono influenzare del tutto l’intera popolazione mondiale, esse in
realtà sfruttano le differenze e specificità locali per poter vendere meglio un prodotto.
Musica, arte, cinema del terzo mondo vengono riscoperti e ricofenzionati per essere venduto sul mercato
globale. Mcdonald, adatta i suoi menù a seconda del luogo è situato il ristorante, MTV nel corso degli anni
non comunica solo in inglese ma anche in altre lingue.
Quindi più che ad un omologazione si assiste ad una mescolanza di culture e stili di vita che vengono
ripetutamente riconfezionati e contestualizzati nei vari mercati con strategie ad hoc.
Ritenere gli USA come unici attori nella scena globale in grado di influenzare non è esatto, perché bisogna
tener conto dei flussi migratori e delle conseguenze, es. il proliferare dei ristoranti etnici, o del gusto di
arredamento etnico.
La globalizzazione quindi consente agli individui di appartenere allo stesso tempo a diverse reti sociali e
culturali.

Globalizzazione politica
In un mondo globalizzato sempre più interconesso, i problemi di portata generale quali riscaldamento
globale, epidemie, inquinamento, crisi finanziarie, non possono essere solamente affrontati dallo stato-
nazione che agisce entro i suoi confini tradizionali.
La sicurezza nazionale è un problema trasnazionale, le decisioni prese altrove hanno un impatto immediato
o al lungo termine sulle nostre vite (quantità di petrolio prodotto ed esportato ad esempio, le cause del
riscaldamento globale che colpisce direttamente le aree costiere del mondo con l’innalzamento dei mari ma
stravolge il clima di tutto il pianeta, l’inquinamento prodotto da una nazione travilica i confini nazionali,
ecc..)
Per questa ragione si ritiene necessario che più organismi e politiche contribuiscono alla risoluzione della
sicurezza, travilicando le politiche nazionali.
La nascita degli organismi sovranazionali serve a questo: EU, Fondo monetario, Banca mondiale, Nazioni
unite ecc.. c’è una correlazione tra problemi locali e globali e queste organizzazioni mettono in dubbio
l’effettiva capacità dei singoli stati nell’affrontare crisi di portata nazionale.
Il problema della violazione dei diritti è una questione che ancora non fa parte delle politiche internazionali,
che in teoria dovrebbe riguardare tutti gli stati.

Geografie del consumo


Luoghi e differenze culturali non sono entità chiuse, bensì vanno analizzate attraverso reti e le connessioni
globali del presente e passato che li legano ad altri luoghi lontani nello spazio.
L’englishness, come bere una tazza di the, va contestualizzata in una prospettiva storica e geografica più
ampia, attraverso relazioni coloniali e post-coloniali.
Hall usa il termine geografia del consumo: relazione tra produzione e consumo, consumo come pratica che
attribuisce identà colletiva e individuale, le reti e i luoghi della circolazione dei beni di consumo e le
relazioni di ineguaglianza e sfruttamento.
Ogni forma di consumo contemporaneo, anche culturale porta dietro di sé pratiche spaziali e rapporti di
potere ad esso associato, che si riversano sui luoghi, persone e tecnologie che hanno prodotto quel
consumo.
Consumare prodotti e servizi fa parte del nostro modo di socializzare e metterci in relazione con gli altri:
l’arredamento domestico, gli abiti, la musica che ascoltiamo ecc… esprimono qualcosa della nostra
identità, dei nostri gusti, alcuni segnano il nostro posto nel mondo, i vestiti possono anche indicare la
nostra età, la nostra professione e a quale subcultura apparteniamo.
Gli spazi pubblici urbani sono sempre più destinati ad essere luoghi di consumo. Fare shopping sembra
esser diventato un principio di cittadanza, alcuni studioso dicono che siamo prima consumatori che
cittadini.
L’antrpologo Appadurai sostiene che alcuni spendano di più di quanto possano permettersi e di come il
consumo sia una forma di lavoro.
La geografia del consumo tocca vari settori della vita sociale: attività legati al turismo come parchi tematici,
i festival market place o i grandi centri commerciali, il consumo dei media in tv e cinema, il marketing
pubblicitario, le tecnologie, l’ambiente domestico, ma anche gli studi di genere, la sessualità e i gruppi
etnici..
Nei primi anni 90, alcuni studiosi hanno analizzato questo con un approccio semiotico, elaborando il
concetto di simulacro, definendo i paesaggi di consumo come luogo dell’illusione, spazi iperreali.
Altri studiosi hanno utilizzato l’aspetto etnografico, dove il consumatore non è un soggetto passivo, e dove
gli spazi di consumo possono anche essere i mercatini dell’usato, i negozi di seconda mano ecc..
analizzando alcuni luoghi commerciali, si analizza come le persone non sono destinate solo a comprare, ma
anche a socializzare, i luoghi privati intrattengono e seducono i clienti e visitatori, questi ambienti sono
chiamati ambient power.
Altro tema sono la biografia e la vita sociale delle merci.
L’acquisto e l’uso di beni di consumo sono azioni che mettono in relazione le persone e i luoghi, i beni di
consumo hanno vere e proprie biografie: nascono, vengono creati, e poi differenziati e trasformati in
modi diversi, viaggiano e vengono pubblicizzati e venduti in modo diverso.
Nella società contemporanea si è diffusa l’idea che tutto è commercializzabile, non solo oggetti ma anche
idee (i brevetti), le persone (la prostituzione) e le parti del corpo (gli organi).
Produzione e consumo non sono due ambiti separati.
Non solo perché gli oggetti vengono creati in una regione e viaggiano per essere venduti altrove, ma anche
perché produrre un bene implica l’acquisto di materia prima e altri prodotti e servizi per creare un bene,
oltre alle conoscenze necessarie.
Si attribuiscono significati diversi alle pratiche di consumo di un bene: dallo scambio di beni (i regali) alle
pratiche di presentazione di un bene (le vetrine e le pubblicità) al disinvestimento (il riciclo).
Essi possono essere anche visti come mezzi di comunicazione, oggetti di scambio culturale e simbolico.
Le merci comunicano e si prestano ad un modo di associazioni simboliche. Nelle pubblicità le qualità delle
merci sono presentate in modo da conferire all’aquirente queste qualità.
Il consumo mostra i segni di idenità collettiva e individuale, di status sociale, speriamo che essi ci
distinguano dal resto della società.
Marx elabora il concetto di feticismo delle merci, il desiderio dell’oggeto dimenticando il valore del lavoro
umano che sta dietro ad esso.
Il valore estetico di un bene (l’aspetto, l’eleganza) pubblicizzato dai media ci fa dimenticare le pratiche e le
geografie sociali economiche e culturali che stanno dietro, la sua biografia appunto, comprendendo
tecnologie, spazi e corpi coinvolti nelle pratiche di consumo.
Il pollo americano: negli anni 90 aumenta la sua produzione e consumo a causa della diminuzione del costo
della carne di pollo, maggior derivati da questa carne, e alimentazione più sana rispetto al consumo di
carne rossa.
L’allevamento dei polli diviene un’industria vera e propria che nel corso del 900 ha implicato nel suo
processo anche la scienza aviaria che raddoppiato la disponibilità e ridotti i costi, la tecnologia che
trasformato le aziende in una sorta di cyborg il pollo e che ha sua volta ha influenzato l’indusrtria delle
uova.
Le piccole aziende di polli diventeranno sempre più legati alle corporazioni di mangimi e pulcini, diventando
essi solo un ingranaggio nel sistema della produzione di polli, costretti a indebitarsi per star dietro al
processo.
La macellazione delle carni, un lavoro sottopagato fatto da immigrati vietnamiti, ispanici.
La dislocazione nel corso degli anni, da washington, al sud, alla zona dell’arkansas.
La vendita di polli su scala mondiale, specie in Cina e centro europa, un mercato frammentato fatto di gusti
diversi (americani preferiscono più il petto, i cinesi le coscie)
Più è grande il processo di produzione e più ci sono attori coinvolti più la merce acquista valore.
La biografia di una merce mostra una grande rete di geografie, per il filoso Benjamin la merce acquista un
oggettività spettrale avendo vita a sé.

Turismo
Rappresenta una modalità della nostra esperienza del mondo moderno, un’esperienza condivisa sulla
qualle convergono molte aspettative, diverse e a volte in contrasto (avventura, curiosità, desiderio, fuga dal
quotdiano ecc..)
Ha a che fare con i modelli di consumo, sul senso di luogo e immaginazione geografica e anche su
soggettività e identità.
Negli ultimi decenni si sono aperti studi scientifici sul turismo.
MacaCannel sostiene che l’esperienza turistica apre ad un filone di studi interdisciplinare.
I due grandi filoni sono:
-managment studies, di stampo anglosassone, che si occupano di marketing turistico, logistica e ospitalità
dei luoghi
-turismo studiato in sociologia, antropologia, storia, economia e geografia.
La geografia si osccupa di turismo studiando le sue relazioni con il territorio, con le comunità, la cultura, la
politica, l’ambiente, e con i concetti di identità, soggettività e luogo.

Il rapporto tra spazio e turismo si esprime attraverso 3 modalità:


1) il turismo nasce come movimento di partenza da un luogo verso un altro che si articola e organizza tra
spazi
2) il desiderio di fare turismo origina la conoscenza della mappa del mondo, consentendo di immaginare
luoghi che possano corrispondere alle nostre aspettative e bisogno di viaggiare
3) il turismo trasforma e produce spazi, rivoluziona luoghi e regioni che vi sono coinvolte.

La storia del viaggio del turismo contemporaneo riflette le forme e i modelli che si sono originati in EU nel
800.
Per Humboltd il viaggio è metodo d’indagine, piacere della scoperta, arte, forma d’identificazione e capitale
culturale.
Il viaggiare per gusto diventerà ben presto parte dell’elitè europea che nel frattempo attraverso le
trasformazioni sociali e politiche 800centesche si impadronirà del potere ed eleverà il viaggio turistico come
pratica politica.
Le esplorazioni, infatti, diveranno non solo conoscenza scientifica del territorio ma anche appropiazione del
mondo. La fase delle colonizzazione e del’imperialismo delle potenze europee trova nel viaggio uno
strumento di legittimazione del proprio dominio militare.
Prende forma un’altra figura: il flaneur, una figura borghese che si caratterizza per il suo desiderio di vivere
la città, attraversandola come ospite, osservatore.
La pratica di visitare altri paesi si sviluppa e comincia a diffondere tra le città europee.
In qualsiasi brochure di oggi si riescono a rintracciare le radici coloniali del turismo di massa.
Il consolidamento degli stati europei ha contribuito alla diffusione in massa e della cultura del viaggio.
Anche il turismo domestico diventa strumento politico di ideologia nazionalista che punta a riconoscere
simboli chiave dell’identità nazionale escludendone altri.
Negli ultimi decenni il turismo diverrà un modo di essere, di consumare e di spendere tempo denaro, che
trasforma il territorio con piani di sviluppo di città, regioni e nazione.

Le rotte low cost europee stanno riscrivendo la geografia del turismo sul continente portando fiumi di
visitatori in città che manco sapevano di esistere.
Il fenomeno della low cost rappresenta il fatto che non solo la fruibilità turistica è dipendente dai fattori
logistici e organizzativi ma anche dalla possibilità tecnica di raggiungere una meta
Il turismo culturale oggi è segnato da due approcci: quello patrimonialista che vede i turisti privilegiare
musei, momumenti, e il capitale culturale, e quella dell’osservazione, invasione di luoghi strani che
suscitano nel turista, un senso di nostalgia del passato, dovuto l’heritage al patrimonio storico-culturale e
ambientale di un luogo.
Il sentimento di perdita è legato alla natura, da qui i fenemoni di ecoturismo,di una natura perduta o in
pericolo dall’azione umana.
Oltre al sentimento di perdita è associato quella democratizzazione del viaggio contemporaneo: la vacanza
del piacere, ristoratrice, di relax.
Questo turismo ha trasformato i luoghi di montagna, di campagna ma soprattutto quelli costieri: villaggi,
alberghi, porti sono il luogo della massificazione turistica.
Bordieu descrive l’esperienza turistica come l’accumulazione di capitale sociale, culturale, economico e
simbolico che caratterizza le varie classi di consumatori.
Il turismo è anche l’origine di una geografia degli affetti, i suoi luoghi diventano parte del ritmo della nostra
vita sociale. I luoghi di vacanza sono importanti punti di riferimento per noi, i nostri ricordi ed emozioni.
Il turismo si afferma ovunque come un potente trasformatore e organizzatore territoriale, i cui prinicipi e
obiettivi che guidano questi progetto sono guidate da pratiche politiche.
Esso è un elemento chiave della politica territoriale dei paesi del mondo.
Viene usato dai paesi del terzo mondo per risollevare l’economia del paese, dai paesi sviluppati per
rilanciare città e luoghi che hanno subito un processo di riqualificazione urbana/ambientale, la
gentrificazione ad esempio o i versanti montani trasformati in piste da scii, o i campi da golf in zone aride.
Le azioni che seguono la trasformazione di un territorio per uso turistico tengono conto di diversi elementi,
la potenza della domanda, la relativa offerta e le aspettative che un sito riesce a soddisfare (la sua
capacità di carico) quindi lo spazio per costruire infrastrutture e servizi, la congestione del traffico, la
percezione di affollamento di un luogo è sicuro un fattore psicologicamente negativo per una zona
turistica. Esso si presenta quindi in modalità spaziali diverse a scale diverse.
La costruzione di enclave turistiche, zone militarmente protette in zone in cui c’è un alto tasso di criminalità
come a Cuba, che servono per tenere in vita l’industria turistica del paese assicurando sicurezza ai turisti.

I luoghi destinati al turismo internazionali sono diventati anche preda degli attacchi terroriristici negli ultimi
decenni, specie per colpire zone frequentate da turisti occidentali.
A volte, il turismo come rilancio dell’economia di un paese non produce gli effetti sperati: capita che esso
produca una maggiore marginalizzazione delle comunità coinvolte.
Altro obiettivo del turismo è anche quello di essere usato come veicolo per recuperare tradizioni e narrative
identitarie di un paese per venderle sul mercato, così da offrire uno spazio ai turisti per riempire il vuoto
dell’esperienza quotidiana della modernità.

Heritage: il termini con cui definiamo patrimonio storico, culturale, artistico e naturale di un luogo.
E’ una forma di produzione del sapere associata al potere, un capitale culturale ricreato e spesso sfruttato
per fini politici ed economici.
L’heritage industry vende e produce ogni genere di beni, esperienze, immagini che vanno dalla
preservazione di aree soriche, a musei, a parchi tematici.
E’ una reintepretazione del passato e la creazione di una messa in scena delle epoche passate.
La critica a questo fenomeno è dovuta al fatto che essa distorce la storia, ricostruisce in maniera
opportunista un fatto o un racconto diventando così una risorsa per raggiungere obiettivi
Politici (giustificazione e legittimazione di radici e tradizioni per scopo politico)
Economici (mercificazione dei luoghi urbani, collettivi, della memoria per il turismo)
Sociali (strumento sulla quale si fonda l’idendità collettiva, motivo di orgoglio e di appartenenza nazionale)
Culturali (preservare luoghi ed edifici storici)
Si tramuta nello spazio, rendendo la scena e il luogo fruibile alla massa. Lo si ritrova in elementi materiali
come musei, parchi storici e naturali, monumento, rovine, ecc…
Questo fenomeno quindi trasforma l’immagine di un luogo o di una città per attirare visitatori e capitali
umani ed economici. Una risorsa sia economica sia culturale.

Spesso beneficia di finanziamenti pubblici, la classe dirigente sfrutta il patrimonio artistico e culturale di una
paese per fini economici e politici, esso è un investimento.
Mira a creare un’immagine di una città o di un luogo che precede la realtà stessa, sulla quale i mass
media, il cinema e le pubblciità alimentano ed enfatizzano curiosità ed aspettative.
Contribuisce quindi a cambiare e trasformare nel concetro il paesaggio urbano di una città ad esempio.
Le immagini contribuiscono a creare il senso del luogo.
I luoghi della memoria sono siti che hanno la funzione di ancorare la memoria di una comunità al
territorio.
Può essere inteso come luogo reale o al contempo una metafora per descrivere un avvenimento storico
(auschwitz, hirosmia, grond zero) oppure uno spazio scelto dallo stato come un parco cittadino scelto
accuratamente per dare un senso concreto all’associazione tra memoria ufficiale e territorio, definendo così
il potere del luogo, nel quale l’heritage universalizza e consacralizza storia e lo spazio circostante, come fa
l’UNESCO per preservare i luoghi dichiarati patrimonio dell’umanità. Utili a creare una memoria collettiva
Il momumento funge da testimone materiale della storia, è accessabile alle persone, spesso inserito in uno
spazio quotidano di vita sociale e si espone al consumo collettivo.
Diviene un ponte simbolico tra memoria collettiv e memoria individuale.
Solitamente la costruzione di momunementi avviene per: esaltare un trionfo, commemorare i caduti di
guerra, espiare delle colpe (olocausto) e per attarre turisti. In genere esso realizza un legame tra territorio e
una memorira selettivamente condivisa.
Le statue e i monumenti non mai semplici oggetti d’arredo urbano, ma sono punti di riferimento
ideologici e storici nel paesaggio, incarnano le caratteristiche di arte pubblica, cultura popolare e memoria
collettiva.
Sono simboli di poteri, essi sono creati per evocare una versione della memoria di un luogo, voluta da chi
ha commisionato quel dato momumento, per questo la sua analisi comprende costruzione e comunicazione
dell’heritage di un luogo.
I monumenti ai caduti di guerra incarnano il modo in cui uno stato rappresenta le proprie tragedie passate
per dare un senso nel presente, oggetti carichi di sentimenti, su cui si costruiscono riti celebrativi che
rafforzano l’identità nazionale.

I musei mettono in mostra oggetti e fatti del presente e passato con lo scopo di fornire conoscenza.
Originariamenti costruiti per preservare l’heritage di una comunità, i musei tradizionali sono visti come
contenitori di storie e narrazzioni che riguardano la identità collettiva e formano la memoria sociale.
L’esposizione di un oggetto nel museo, conferisce ad esso il valore di documento ed è strumento educativo.
L’esposizione musueale nasce nell’800 europeo ed aveva lo scopo di comunicare i diversi campi del sapere
in modo oggettivo e veritiero oltre che scientifico. Il museo moderno è un luogo di cultura e memoria.
La classificazione degli oggetti passa attraverso la metonimia, ed essi acquisiscono un valore grazie alla loro
istituzionalizzazione museale diventano simboli culturali secondo un ordine narrativo: classificati,
etichettati, ordinata e disposti seconda una precisa narrativa spaziale.
E’ importante ribadire che i musei raccontano la storia solo da un unico punto di vista, quella scelta dallo
stato o da chi è proprietario di esso.
Come ad esempio i musei d’armi si soffermano sulla tecnologia e sviluppo degli armamenti ma non
mettono in luce le conseguenza fatali che hanno nelle guerre, naturalizzano e banalizzano la gravità che
possono portare.
I musei sono sempre prodotti da circostanze storico-geografiche specifiche ed hanno un ruolo politico e
sociale che va oltre il raccontare il passato e le sue narrazioni sono selettive oltre che decostruite.
Il compito del geografico è analizzare la percezione delle persone nel comprendere o nel ribaltare il
significato che un’istuzione museale vuole proporre.

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