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Dibattiti

Che cos’è il tempo? di Amedeo Vigorelli

Il tempo è la realtà a tutti noi più nota, ma anche la più sfuggente. Aveva ragione
Agostino nel dire: «che cos’è il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio
spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so più»! Ciò dipende forse dal fatto che l’os-
servatore del trascorrere del tempo è esso stesso qualcosa che muta, è coinvolto nel
passaggio irreversibile del tempo. Ma crediamo davvero che il tempo passi, e noi
con lui, o non siamo piuttosto convinti (magari a livello inconscio) che qualcosa ri-
manga eternamente uguale a se stesso, pur nel volgere del tempo?
> il tempo è oggettivo o soggettivo?
> abbiamo abbastanza tempo?

esposizione del problema


La misurabilità del tempo duce, generando un altro essere a lui simile. Il tempo lineare
Aristotele ha fornito la più coerente dottrina del tem- di una vita (l’intervallo tra la nascita e la morte) si ricon-
po, prima di Galileo e della scienza moderna. Egli è con- giunge così a un ciclo più ampio, infinitamente ripetitivo.
vinto che il tempo sia qualcosa di oggettivo, intimamente La stessa ciclicità del tempo si ripresenta nell’alternarsi dei
legato alla natura del mutamento o del divenire fisico. giorni e delle stagioni, nel movimento regolare del cielo e
Quando non percepiamo alcun movimento, come quan- degli astri, che lo misura. Secondo la celebre definizione da-
do siamo profondamente addormentati, non abbiamo ta da Platone, «il tempo è immagine mobile dell’eternità»,
neppure coscienza del trascorrere del tempo. nel senso appunto della ciclicità ed eterna ripetizione del
■ Ma in che rapporto stanno tra loro tempo e movimen- tempo cosmico, di cui il tempo umano è soltanto un rifles-
to? La risposta di Aristotele è che il tempo è la misura (o il so imperfetto.
numero) del movimento. Esiste infatti un’evidente con- ■ Saranno soprattutto gli stoici a far prevalere, nella con-
nessione tra il moto di un corpo, la distanza da esso per- sapevolezza scientifica e culturale degli antichi, questa
corsa, e il tempo come durata. Per misurare il movimen- idea della perfetta ciclicità del tempo. Tutti i processi na-
to, il tempo assume una precisa analogia con lo spazio. Per turali e gli accadimenti umani sono inseriti in un’unica
Aristotele non esiste uno spazio unico, indipendente dal- concatenazione di cause ed effetti, che li predetermi-
l’insieme dei corpi che lo riempiono, ma un insieme di luo- nano con necessità. Essendo la durata del tempo infinita,
ghi assoluti, come l’alto e il basso ecc. Il corpo che si muo- ogni singolo evento è preceduto da una serie infinita di
ve sarà prima in un luogo e poi in un altro, secondo una cause, nel cui intreccio è previsto in anticipo. Le infinite
legge o necessità di natura (se è più leggero del mezzo che serie di concatenazioni causali sono infatti esaurite dalla
lo contiene salirà verso l’alto, se è più pesante scenderà ver- infinità ciclica del tempo, il quale si ripete infinite volte,
so il basso). Il prima e il poi di questo divenire rappresen- sempre uguale a se stesso. È l’eterno ritorno del tempo,
tano i due estremi di un intervallo temporale, misurabile che spiega l’eternità e divinità del mondo.
obiettivamente (per esempio con uno strumento come la
clessidra). Di qui la sua celebre definizione: «il tempo è il La concezione biblica del tempo
numero del movimento secondo il prima e il poi». Per i cristiani il tempo è invece caratterizzato da un’es-
senziale storicità e irreversibilità. Il concetto biblico
Ciclicità o linearità del tempo? dell’assoluta trascendenza di Dio rispetto alla natura crea-
Per i greci il tempo lineare, quello in cui si inscrivono ta introduce una più forte divaricazione tra eternità e
i singoli moti e processi del divenire naturale (che ammet- tempo. Per i greci l’eternità riguarda l’essere, nella sua
tono cioè un inizio e una fine), è subordinato a un più am- dimensione metafisica universale, in quanto sottratto cioè
pio divenire ciclico, che in sé lo contiene e che ne fornisce alla dimensione particolare del divenire naturale. Ma que-
la ragione ultima. Sono anzitutto i processi biologici della vi- st’ultimo, nella sua infinita durata e ciclica ripetizione,
ta a fornirne l’esempio. L’essere vivente nasce da un altro imita qualcosa della perfezione extratemporale dell’eter-
individuo adulto, e una volta giunto a maturazione si ripro- no. Per gli ebrei e per i cristiani l’eternità è un attributo
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ineffabile di Dio, mentre l’essere naturale non contiene al- ne della fede, è il kairòs: momento eterno o occasione sal-
cunché di eterno, essendo stato creato dal nulla. Più che vifica, in cui avviene l’irruzione di Dio nel tempo e la storia
alla natura, essi sono interessati alla storia, da loro inter- naturale si apre a storia sacra o storia della salvezza.
pretata come un processo temporale unico, scandito da
eventi decisivi (peccato originale, alleanza di Dio con Il tempo e l’anima
Israele, esodo liberatore dall’Egitto, morte salvifica di Cri- Ciò che consente la congiunzione e il dialogo tra le due
sto, avvento del Regno). concezioni è la nozione di anima. Non solo Aristotele, pur
■ L’attimo temporale o istante, che per i greci costituisce, assumendo una posizione oggettivistica, riconosceva all’ani-
nella sua infinita ripetizione, le tre dimensioni del tempo ma (qui intesa come intelletto) la funzione di misuratore o
(futuro, presente, passato), tende a perdere consistenza di numeratore del tempo. Ma è soprattutto Plotino, distin-
obiettiva, per tradursi nella dimensione soggettiva del guendo più attentamente la funzione dell’intelletto contem-
tempo vissuto, come distensio animi. È Agostino a espri- plativo o noùs da quella vitale e psicologica dell’anima, ad
mere per primo questa nuova, più inquieta, concezione assegnare distinti gradi ipostatici all’eternità e al tempo. Par-
del tempo. Se ci sforziamo di giudicare e misurare il tem- lando dell’Anima del mondo, egli individua all’origine del
po secondo una prospettiva esterna e obiettiva, ne affer- tempo cosmico e di quello storico una causa di minore per-
riamo solo la dimensione naturale, segnata dal peccato e fezione rispetto all’eternità del noùs, minore perfezione che
dalla alienazione della libertà. Esso si riduce allora alla fal- egli traduce nel linguaggio esistenziale del bisogno o della
sa consistenza della durata, a un succedersi di istanti, da inquietudine. Il tempo esprime, per così dire, l’inquietudi-
cui l’intera nostra vita è consumata. È il tempo delle oc- ne dell’anima, la sua irragionevole pretesa di porsi per sé, di
cupazioni esteriori, con cui ci illudiamo di riempire l’esi- acquisire consistenza propria muovendosi in direzione del
stenza, o di essere superiori al tempo. Ma nessuno è pa- diverso, dell’altro dal pensiero, ossia del molteplice fisico-
drone dell’istante, e chi in esso vive (essendo l’unica di- corporeo. Da questa caduta nel tempo ci libera solo il ritor-
mensione certa e presente del tempo), fa esperienza della no alla quiete dell’eterno, da lui concepita nella contem-
fondamentale vanitas esistenziale (del nulla, del vuoto, plazione mistica dell’Uno.
della morte come conseguenza del peccato). ■ Sia pure estraneo alla concezione biblica e cristiana, Plo-
■ Da questa dimensione alienata del tempo ci libera solo la tino prepara la via ad Agostino. Dal suo linguaggio, profon-
fede in Cristo, l’unione del tempo con l’eternità. Anche per damente ispirato a un misticismo razionale, il Padre della
questa nuova considerazione della temporalità, il presente Chiesa riprende le immagini e le figure per delineare e im-
è il momento decisivo. Esso non è più solo il vuoto istante postare in termini che diverranno classici la dialettica tra
temporale, ma l’occasione unica e decisiva dell’accettazio- tempo ed eternità, anima e salvezza.

discussione
QUESTIONE 1
Il tempo è oggettivo o soggettivo?

Tutti facciamo continuamente esperienza del tempo e la loro traslazione spaziale. Ma, accanto a questa, si fa stra-
comprendiamo le frasi: “il tempo passa”, “non c’è più da una diversa considerazione psicologica o spirituale del
tempo!”, “quanto tempo ci vuole?”, o il semplice “che ora tempo, che tende a commisurarlo con la spinta in avanti
è?”. Già a partire dall’antichità, come abbiamo visto, si so- o all’indietro dell’anima, nell’anticipazione del futuro o
no venute delineando due possibili prospettive sulla natu- nel ricordo del passato. Il tempo viene allora a coincidere
ra oggettiva o soggettiva del tempo. Da un lato, una con- con la facoltà della memoria, colorandosi di significato eti-
solidata tendenza naturalistica e scientifica, mira a com- co ed esistenziale. I due punti di vista sono entrambi ve-
misurare il tempo al movimento fisico-corporeo, confe- ri, in quanto corrispondono alla duplice considerazione
rendogli per così dire un carattere spaziale. Gli “ora” o dell’uomo o del soggetto osservatore, secondo che lo si
istanti temporali corrispondono cioè in modo numerica- consideri come corpo, e quindi come esteriorità, oppure
mente esatto ai “luoghi” successivi occupati dai corpi nel- come interiorità.
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■ Rileggete i brani relativi al tema del tempo di Aristotele e di Agostino che abbiamo riportato nelle
rispettive unità, in cui si esemplifica l’oggettività o la soggettività del tempo, e rispondete alle do-
mande.
a. Spiegate la definizione di Aristotele: «il tempo è il numero del movimento secondo il prima e il
poi».
b. Commentate l’espressione di Agostino: «in te, anima mia, misuro il tempo».
c. Trovate esempi che confermino, da un lato, la misura oggettiva del tempo fisico, dall’altro, il ca-
rattere soggettivo e qualitativo del tempo vissuto.
d. A vostro parere, questa esperienza psicologica del tempo (che è “troppo breve” o “non passa mai”,
a seconda dello stato d’animo in cui ci troviamo: se siamo felici o annoiati) è eliminabile attraverso
misurazioni oggettive e precise, o è qualcosa di costitutivo e di essenziale?

QUESTIONE 2
Abbiamo abbastanza tempo?

Ci rivolgiamo ora alla dimensione propriamente psicolo- chio sempre molte cose imparando». Una diversa tonalità
gica ed esistenziale del tempo, in cui rientrano valutazio- assume per esempio l’ansia per il tempo futuro, per il tem-
ni morali che variano anche in relazione con il diverso po che abbiamo ancora a disposizione per realizzare i no-
contesto sociale e culturale, attraverso cui ciascuno fa stri fini e propositi, a seconda che si condivida una visio-
esperienza del tempo. Da sempre l’uomo comune, ma an- ne circolare, eternamente ripetitiva, del tempo, oppure
che il poeta e il filosofo, si interrogano sulla lunghezza o una visione lineare e irreversibile di esso. Poniamo a con-
brevità del tempo, commisurata con la naturale ricerca fronto due diverse prospettive, ricavandole dal filosofo
della felicità. «Muor giovane colui che al cielo è caro», di- stoico Seneca e da Qohelet, l’anonimo autore dell’Eccle-
ceva il poeta Mimnermo, e Solone gli rispondeva: «Invec- siaste.

A. Seneca definisce saggio colui il quale sa farsi una giu- l’uomo saggio non ha senso l’ansia per il futuro, per il tem-
sta misura del tempo obiettivo, ponendolo a frutto con po residuo, perché tutto ritorna nel tempo, ed egli com-
una attività mirata ad assicurare la tranquillità d’animo. pirà sempre l’azione giusta al momento opportuno, otte-
Ritiene di non avere tempo solo chi l’ha sprecato in vane nendo la felicità con l’esercizio della virtù.
faccende, che hanno finito per alienarne la libertà. Per

“ Non abbiamo poco tempo: ne abbiamo sprecato molto. La vita è sufficientemente lunga e ci è
stata concessa generosamente per il compimento di grandissime opere, se ne facciamo buon uso;
ma se la disperdiamo nel lusso e nella trascuratezza, se non la spendiamo in qualche bella impre-
sa, quando infine viene la morsa dell’inevitabile, solo allora ci accorgiamo che è passata senza che
l’avessimo sentita trascorrere. […] La nostra vita è molto lunga, per chi la sa impiegare bene. […]
Calcola quanto tempo ti ha sottratto il creditore, quanto l’amica, quanto il patrono, quanto il clien-
te, quanto i litigi con tua moglie, quanto la punizione degli schiavi, quanto il correre qua e là die-
tro agli impegni per tutta la città. […] Ricerca nella memoria quando sei stato fermo nel tuo pro-
posito, quanti pochi giorni siano trascorsi come ti eri prefisso, quando hai potuto disporre di te stes-
so, quando hai conservato il volto impassibile e lo spirito intrepido, che cosa hai compiuto per te
in una vita così lunga, quanti hanno rapinato la tua esistenza, senza che ti accorgessi di quel che
perdevi, quanto tempo ti hanno portato via un dolore vano, una gioia sciocca, un desiderio insa-

ziabile, la lusinga di un incontro mondano, quanto poco tempo ti sia rimasto di quello che era tuo:
ti renderai conto di morire prematuramente.
Seneca, De brevitate vitae
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■ Come fa Seneca ad affermare che la vita «è molto lunga» e che «ci è stata concessa generosamen-
te»? Non ci sono esempi di vite brevi, e prematuramente interrotte? Che cosa risponderebbe il filo-
sofo stoico, alla luce della teoria dell’eterno ritorno del tempo, a questa obiezione?
■ Analizzate il ruolo della memoria del passato nel brano di Seneca. Egli se ne serve per esortare l’uo-
mo ignaro del vero significato della vita a fare un uso giusto del tempo. Quale diversa tonalità affet-
tiva avrebbe nel saggio il ricordo del tempo passato?
■ Seneca esamina il rapporto con gli altri in termini di “furto” e “sottrazione” del tempo che il sag-
gio riserva a se stesso. Tuttavia gli stoici considerano la società un bene fondato in natura, e non rac-
comandano al saggio (come gli epicurei) di vivere nascosto, ma di impegnarsi eticamente nella vita
pubblica. In quale modo si può spiegare, alla luce della vostra conoscenza del mondo romano, que-
sto modo di esprimersi di Seneca?

B. Qohelet esprime in questo celebre passo dell’Eccle- me suona l’amaro ritornello che circola in tutto l’Eccle-
siaste un sentimento del tempo per certi versi affine, per siaste). Ciò deriva dalla diversa concezione giudaica della
altri profondamente diverso, da quello proposto da Sene- temporalità: di un tempo che ha avuto origine dal nulla e
ca. Anche l’anonimo autore di questo libro dell’Antico Te- che nel nulla finisce. Rimane solo la consolazione della
stamento parla di una misura oggettiva e ciclica del tem- trascendenza: ma il Dio di Qohelet è infinitamente lonta-
po, ma sottolinea che il trascorrere del tempo e le opere no e nascosto, e ci concede solo le misere consolazioni
che in esso compiamo esprimono solo vanità e vuoto (co- della vita.

“ Tutto ha la sua stagione, ogni evento il suo tempo sotto il cielo: il tempo di nascere e di mori-
re, il tempo di piantare e il tempo di sradicare, il tempo di uccidere e il tempo di medicare, il tem-
po di demolire e il tempo di costruire, il tempo di piangere e il tempo di ridere, il tempo di geme-
re e il tempo di ballare, il tempo di gettare le pietre e il tempo di raccoglierle, il tempo di abbrac-
ciarsi e il tempo di allontanarsi, il tempo di cercare e il tempo di perdere, il tempo di conservare e
il tempo di buttar via, il tempo di strappare e il tempo di cucire, il tempo di tacere e il tempo di par-
lare, il tempo di amare e il tempo di odiare, il tempo di guerra e il tempo di pace. Che valore ha
tutto ciò che si fa con fatica? Ho visto gli impegni che Dio ha dato agli uomini per affannarli. Tutte
le sue opere sono affascinanti nel loro tempo. Nel cuore dell’uomo ha posto anche il senso dell’e-

terno, senza però che l’uomo riesca ad afferrare l’inizio e la fine della creazione divina. Ho capito
allora che l’unico bene dell’uomo è di starsene allegro e godersi la vita. Ma che l’uomo mangi e be-
va e goda il frutto della sua fatica è solo dono di Dio.
Ecclesiaste, 3, 1-13

■ Attraverso quali coppie di termini Qohelet esprime sia l’oggettività del tempo, sia la vanità delle
opere che lo riempiono, e che paiono elidersi nel risultato?
■ Vi sembra che in Qohelet si faccia sentire una visione della vita materialistica o spiritualistica?
■ L’uomo può comprendere il senso della trascendenza?
■ Qual è il rapporto tra la visione biblica della creazione del tempo e il sentimento della vita presen-
te in Qohelet?

Sintesi ■ Impostate una discussione in classe, argomentando i vari aspetti del tempo (soggettivo/oggettivo;
personale lungo/breve; utilizzabile/alienato ecc.) alla luce delle teorie sulla temporalità che avete studiato.
■ Mettete a confronto, in un breve scritto, i brani di Seneca e Qohelet. Se tutto si ripete, che cosa at-
tendo dal futuro? Se tutto passa e finisce nel nulla, che cosa cerco nel presente? Dio o il Fato che
ruolo hanno in tutto questo?
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