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I musei di anatomia

veterinaria italiani:
dall'illuminismo al
positivismo

Bruno COZZI
Dipartimento di Biomedicina
Comparata e Alimentazione
Università di Padova
parte prima: i retroscena
ovvero i primi lumi
L’insegnamento della Medicina veterinaria si afferma in Italia nella seconda metà
del XVIII secolo, sulla spinta delle iniziative francesi

Si inaugurano dunque diverse Scuole,


dapprima sotto forma di semplici
insegnamenti o cattedre poi organizzati in
corsi

• Padova 1765 [1773]


• Torino 1769
• Bologna 1783
• Ferrara 1786 (chiusa nel 1880)
• Milano 1791 (in parte spostata a Pavia nel 1817)
• Modena 1791 (chiusa nel 1925)
• Napoli 1798
Di fatto sin dall’inizio, seppur in
maniera confusa e in continuo
divenire, le Scuole si distinguevano
in Scuole di (Alta) Veterinaria (poi
Zoojatria) e in Scuole di Bassa
Veterinaria (o di Veterinaria minore)

La distinzione tra le due categorie


si basava sostanzialmente
sull’accento dato alla pratica
medica (Scuole alte) da una parte
invece che alla mascalcia e alle arti
ad essa correlate dall’altra
Ma chi erano gli studenti di Veterinaria
nella prima metà del XIX secolo?

I titoli necessari all’ammissione variavano


tra i due tipi di Scuola, essendo minimi
quelli richiesti per la Veterinaria Minore.
Per le Scuole alte i titoli richiesti spaziavano
dal diploma di scuola secondaria (o almeno
l’attestazione del compimento di parte del
percorso di istruzione secondaria) fino
addirittura alla laurea in Medicina o
Chirurgia (Milano/Pavia 1834-1837).

La confusione dei Regolamenti, spesso di


breve durata e subito modificati,
accresciuta dai divergenti ordinamenti
giuridici degli Stati dell’Italia pre-Unità,
rende assai complessa la ricostruzione
particolare e dettagliata di tutte le
situazioni.
Quali sono gli scopi che si prefiggevano i
diversi Stati italiani con l’istituzione delle
Scuole di Veterinaria?

Fondamentalmente i motivi sono legati a


due grandi ambiti, vale a dire quello
militare in primo luogo e
alternativamente a quello produttivo
Sin dalla fondazione delle prime Scuole
veterinarie in Italia e fino alla metà del
XIX secolo, la mascalcia è una disciplina
fondamentale, necessaria non
solamente per le divisioni militari di
cavalleria, ma anche per lo svolgersi dei
trasporti quotidiani e quindi del
commercio e degli scambi

In ogni Scuola Veterinaria, di qualsiasi


ordine, l’anatomia e fisiologia del piede
equino, la ferratura, le zoppìe e la
diagnosi delle malattie degli arti
occupano una parte preponderante nei
programmi di insegnamento

Nelle scuole di Veterinaria Minore


questi insegnamenti occupano di fatto
la quasi totalità dei programmi e sono la
base della formazione professionale dei
Maniscalchi
Oltre all’anatomia, quali
sono gli altri insegnamenti
principali nelle Scuole di
Veterinaria dalla loro
fondazione fino al
momento dell’Unità
d’Italia?

Sostanzialmente si tratta della fusione di


grandi blocchi provenienti dalla medicina
(materia medica, terapia, chirurgia) o
direttamente dalla mascalcia (arte della
ferratura, zoppìe).
All’anatomia viene dedicato
uno spazio considerevole
all’interno dell’orario delle
lezioni. Paradossalmente
questo spazio è addirittura
maggiore nelle Scuole di
Veterinaria Minore, dove si
formano i maniscalchi.

Ma l’anatomia veterinaria su
che cosa si basa? Da dove
derivano le nozioni
scientifiche che ne sono la
base?

Harmenszoon van Rijn Rembrandt (1606 - 1669)


Carlo Runi (1530 - 1598)
In un’epoca che precede le celle frigorifere e
la formalina, l’anatomia si basa sulle
dissezioni, per lo più condotte d’inverno
quando le temperature rigide consentono di
conservare meglio i corpi, specialmente
quelli dei grandi erbivori i cui visceri
degenerano rapidamente.

È opportuno trovare il modo di conservare i


cadaveri. Ci si ispira alle grandi tradizioni
dell’anatomia umana
parte seconda: i musei anatomici veterinari italiani
ovvero la scienza figlia di un Dio minore
TORINO

… oltre a quelle di via Nizza, altre raccolte


torinesi divennero famose per i preparati di
anatomia comparata!
(Cesare Lombroso 1835 – 1909)

I docenti della Scuola Veterinaria torinese nel 1907

Il magnifico Museo di anatomia veterinaria


torinese fu completamente distrutto da un
bombardamento nel 1943.
Tra i diversi anatomisti che lo arricchirono
ricordiamo Tommaso Longo (184?-1903)
PARMA

Fondato nel 1845, il Museo di


Parma è ancor oggi curato e
seguito con particolare
attenzione
Il preparatore più famoso è forse
Alessio Lemoigne (1821 – 1900)

Particolarmente pregevoli sono i


preparati relativi ai grandi animali da
reddito e le raccolte patologiche
BOLOGNA

Quello di Bologna è
probabilmente il Museo di
Anatomia veterinaria più famoso
d’Italia, e uno dei più conosciuti
al mondo
Vi sono contenuti
numerosissimi preparati di
grande valore, per lo più
riferiti al cavallo

La riorganizzazione completa delle


collezioni museali spetta a
Clemente Papi (1845 – 1922)
Tra gli altri spicca la collezione di
encefali di diverse specie, preparati
con il metodo dell’anatomista
torinese Carlo Giacomini

Carlo Giacomini
(1840 – 1898)
CAMERINO

Il Laboratorio/Museo di Anatomia veterinaria di


Camerino nella prima metà del XX secolo
Giuseppe Stoppoloni (1875 – 1965)
NAPOLI

Le raccolte napoletano, iniziate nel 1835,


rivaleggiano con quelle più famose
dell’anatomia umana, anche se non ne
posseggono l’aura magica e tragicamente
barocca

Vincenzo Mazza (1794 – 1859)


PADOVA

Giuseppe Orus (1751 – 1792)


PISA
Avviato nel 1839, il Museo anatomico
veterinario pisano si arricchisce grazie
all’opera di Luigi Lombardini (? -1898),
Ugo Barpi (1862 – 1925) e Virginio
Bossi (1865 – 1942)
MILANO e PAVIA
Luigi Leroy (1769 – 1820) è
l’anatomista di maggior spicco nella
prima fase dell’istituzione milanese,
anche per via delle leggendarie statue
miologiche
Giambattista Volpi (1752 – 1821)
lavorò sia a Milano sia a Pavia, i suoi
preparati sono conservati nei Musei
di entrambe le città
parte terza: Lodi e Milano
ovvero Gorini non è solo

E Sfondrini & G Sfondrini, estratto da Archivio Storico Lodigiano 2004


Ma dov’è attualmente il Museo
di Anatomia veterinaria
dell’Università di Milano?

Che cosa è cambiato tra queste due immagini?

Alessandro Lanzillotti-Buonsanti (1857 - 1897)


apparecchio per iniezioni di Francesco Zoccoli (1844
- 1892)
Girolamo Segato (1792 - 1836)

Efisio Marini (1835 - 1900)

Pietro Toninetti
Molto tempo è passato, ma la plastinazione
riporta le preparazioni anatomiche d’attualità
…e domani?

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