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Relazione pag 38.

Riccardo Zancan

RISCOPERTA DEL MONDO CLASSICO

“Libri: Li interrogo e mi rispondono. E parlano e cantano per me.


Alcuni mi portano il riso sulle labbra o la consolazione nel cuore. Altri
mi insegnano a conoscere me stesso e mi ricordano che i giorni
corrono veloci e che la vita fugge via. Chiedono solo un unico premio:
avere un libero accesso in casa mia, vivere con me quando tanto
pochi sono i veri amici”

Così scrive Francesco Petrarca, ancor prima che il periodo


dell’umanesimo fosse ufficialmente cominciato, esponendo il suo
amore per i libri degli antichi classici latini e greci, amore che sembra
non terminare mai. Petrarca, considerato proto-umanista proprio a
causa delle sue attitudini per il mondo classico e per la sua
caratteristica di uomo “diviso tra cielo e terra”, è solito rifugiarsi nei
libri poiché è solo in essi che si dimentica dei suoi tormenti e riesce a
vivere nuovamente. Tutta la sua vita è dedicata interamente allo
studio dei grandi autori classici e la sua scelta di entrare a far parte
del clero è dettata dalla necessità di servirsi delle biblioteche per
continuare i suoi studi. Si può dire per questo motivo che Petrarca sia
stato uno dei primi umanisti, con i quali ha in comune l’amore
incondizionato per il mondo classico.
Dall’umanesimo, che comincia dal ritrovamento di alcune lettere di
Cicerone da parte di Coluccio Salutati, il mondo classico viene visto in
un modo diverso, comincia ad essere indagato e celebrato nel suo
effettivo valore senza ovviamente quell'interpretazione in senso
cristiano che aveva caratterizzato il Medioevo. Esso viene quindi
finalmente privato di quelle distorsioni alle quali era sottoposto e
apprezzato per quello che è.
In questo periodo nasce poi la filologia, consistente nello studia e
ricostruzione i testi antichi secondo criteri rigorosi (secondo la strada
tracciata dallo stesso Petrarca) e tra i maggiori esponenti della
filologia classica in età umanistica vi è Lorenzo Valla, autore di uno
studio fondamentale intitolato “De falso credita et ementita Constantini
donatione” in cui dimostra, con argomenti rigorosamente filologici, che
il famoso documento che attestava la donazione di Costantino a papa
Silvestro I era un falso elaborato dalla cancelleria papale. Ed è proprio
grazie alla filologia che è stato possibile ricostruire e studiare testi di
antichi autori greci e latini altrimenti incompleti.
Con la diffusione della disciplina della filologia comincia anche a
diffondersi la lingua greca, che inizia ad essere studiata ed usata per
la composizione di alcuni trattati. Lo stesso Boccaccio è il primo
europeo al quale viene insegnata la lingua greca da parte del monaco
Leonzio Pilato.
Infine, fondamentale è il concetto di Imitazione dei modelli classici,
che influenza profondamente la successiva letteratura rinascimentale
e che ha proprio in Poliziano il teorico fondamentale.Questo principio
è fondamentale per gli studiosi umanisti che basano tutte le loro
conoscenze e i loro trattati sui classici, i quali vengono presi di
rifermento anche per la scelta della lingua e dei comportamenti da
tenere nelle corti. Il mondo classico è quindi fondamentale per lo
sviluppo della società, società che rivede nel mondo classico principi
e ideali che sembravano ormai perduti. Come direbbe Niccolò
Machiavelli : “Historia magister vitae”, e questa frase incarna alla
perfezione il pensiero umanista, caratterizzato da un amore profondo
per la lettura e lo studio dei testi antichi . Lo stesso Machiavelli, come
Petrarca, escluso dalla vita politica, è solito rifugiarsi nei libri,
dimenticandosi della sua vita da esiliato e apprezzando la
magnificenza dei classici:

“Venuta la sera, mi ritorno a casa ed entro nel mio scrittoio; e in


sull'uscio mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango e di loto, e
mi metto panni reali e curiali; e rivestito condecentemente, entro nelle
antique corti delli antiqui huomini, dove, da loro ricevuto
amorevolmente, mi pasco di quel cibo che solum è mio e ch'io nacqui
per lui; dove io non mi vergogno parlare con loro e domandarli della
ragione delle loro azioni; e quelli per loro humanità mi rispondono; e
non sento per quattro hore di tempo alcuna noia, sdimentico ogni
affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte: tutto mi
transferisco in loro”

Il metaforico spogliarsi di Machiavelli, che togliendosi il “fango” dalle


vesti si cambia i vestiti, e il suo parlare direttamente con gli “antiqui
uomini”, rappresentano quello che per gli studiosi umanisti è l’amore
per il mondo classico, un amore che condiziona ogni singolo
momento la vita di ogni intellettuale del tempo.

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