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Trattazione sintetica pag.

59 Riccardo Zancan

LA SCOPERTA DEL PAESAGGIO

“Chi biasima la pittura, biasima la natura, perché le opere del pittore


rappresentano le opere di essa natura, e per questo il detto
biasimatore ha carestia di sentimento”

Uno dei più grandi studiosi umanisti, forse il più grande, Leonardo Da
Vinci, sottolinea l’importanza del legame che sussiste tra natura e
pittura, tra natura e vita stessa. Nell’Umanesimo si ha infatti una
riscoperta non solo degli studia humanitatis, dei filosofi classici o del
piacere , ma anche dello stesso paesaggio, la cui riscoperta è
strettamente legata a quella delle altre tre.
Si instaura quindi una visione che dista notevolmente da quella che si
aveva nei secoli bui: l’uomo riemerge dal periodo di oppressione nel
quale si trovava e scopre, riscopre, il mondo stesso, guardandolo da
un angolazione differente, con un chiave di lettura che non è più da
ricercare in Dio ma in se stessi. E lo stesso Leonardo, attraverso il
suo Uomo Vitruviano, rende evidente l’idea di un uomo sempre più
autonomo, uomo che adesso può ricercare il piacere dei sensi nella
natura e nella vita stessa.
La nuova visione del paesaggio e della natura si ripercuotono su ogni
aspetto dell’uomo del Quattrocento, modificando cosi quella mentalità
dove il piacere era in ogni modo condannato e non esisteva un
rapporto così profondo tra uomo e natura. Questo rapporto è dato
anche dalle numerose nuove tecniche prospettiche che nascono in
questo periodo a partire da colui che si può definire l’inventore della
prospettiva: Filippo Brunelleschi .L’esposizione delle ricerche di
Brunelleschi si hanno nel trattato “De pictura” di Leon Battista Alberti
del 1436, il quale consentì una rapida diffusione delle nuove regole
della rappresentazione prospettica nel modus operandi dei pittori
rinascimentali.

“Qui solo, lassato l’altre cose, dirò quello fo io quando dipingo.


Principio, dove io debbo dipingere scrivo un quadrangolo di retti
angoli quanto grande io voglio, el quale reputo essere una finestra
aperta sul mondo per donde io miri quello che quivi sarà dipinto”.
(Leon Battista Alberti)
L’idea del quadro inteso come finestra “aperta sul mondo” rende
evidente l’importanza che ha la prospettiva all’interno della pittura,
prospettiva che ha il compito di far sembrare reali oggetti
bidimensionali disegnati su una tela e che diventa l’esempio della
nuova visione dello studioso umanista, visione che finalmente si priva
delle distorsioni del Medioevo.
E ovviamente l’esaltazione del piacere è in stretto contatto con la
nuova idea di natura e prospettiva: poiché la natura non viene più
disprezzata dall’uomo allo stesso modo il piacere viene rivalutato, e si
comincia a rappresentare la realtà per quel che è e non    per quello
che dovrebbe essere. Che il piacere non è cosa turpe è infatti riferito
da artisti come Lorenzo Valla o Gianozzo Manetti che con i loro trattati
espongono quello che è il pensiero e la visione umanista della vita, e
se il piacere non è cosa turpe non lo è nemmeno la contemplazione
della natura e del paesaggio, che cominciano ad essere studiati e
apprezzati in quanto tali.
Per questo motivo la natura e il paesaggio, da essere visti con
diffidenza perché considerate forze oscure e minacciose, vengono
rivalutati, scoperti, riscoperti, studiati, rendendo sempre maggiore
l’emancipazione della realtà naturale dalla scena religiosa.

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