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Trattazione sintetica pag.

38 Riccardo Zancan

OTIUM, OZIO E TEMPO LIBERO

«Dagli uomini grandi ci si aspetta che sia grande non solo il loro
modo di esercitare negotia, ma anche quello di comportasi negli
otia»

Cosi Catone Il Vecchio nel III secolo a.C. espone il suo pensiero
su un argomento di notevole importanza: quello dell’ Ozio.
Questo è stato più e più volte ripreso nel corso della storia ed è
stato causa di dibattiti e lotte feroci.
L’ozio è utile, necessario e giusto, o distoglie gli uomini soltanto
da ciò che è più importante?
Nell’Umanesimo, periodo dove si ha la riscoperta delle humanae
litterae, viene riscoperta anche una visione dell’ozio che
sembrava perduta: quella dell’Otium. Esso non consiste
nell’abbandonarsi nei piaceri della vita e nell’interrompere le
attività lavorative (negotia), tralasciando la vita politica e quella
sociale, esso consiste nello studio dei classici, nella filologia,
nella filosofia, nella pittura, in tutte quelle arti che, portate di pari
passo ai negotia ( a cui gli artisti sono comunque obbligati ),
conducono gli uomini ad una elevazione intellettuale e spirituale
senza limiti. Si riprende cosi l’Otium greco, attualizzandolo a
quella che è la società moderna. Non si disprezza più il lavoro in
quanto attività degli schiavi e dei servi, ma si esalta la potenza e
l’influenza che lo studio dei classici e tutte le arti possiedono
all’interno del mondo.
Lo stesso Petrarca sfrutta l’Otium, quello letterario, per potersi
isolare dal mondo e frenare quei suoi sentimenti che lo rendono
un uomo “diviso tra Cielo e Terra” , studiando i classici e perfino
riscoprendo testi, come le lettere di Cicerone, che sembravano
perduti.
La visione dell’Otium umanistico è però opposto a quella della
santa Chiesa che invece considera l’Ozio come il padre di tutti i
vizi:

“L’ozio è nemico dell’anima, e perciò i fratelli in determinate ore


devono essere occupati in lavori manuali, in altre nella lettura
divina”
(San Benedetto da Norcia)

“Fa’ qualche cosa, in modo che il diavolo ti trovi sempre


occupato – Facito aliquid operis ut semper diabolus te invenit
occupatum”
(San Gerolamo)

“Le mani oziose sono il regno del diavolo”


(Anonimo)

“II lavoro nobilita l’uomo (e l’ozio lo rende simile alle bestie)”


(Anonimo)

E tra coloro che si oppongono alla visione umanistica dell’ozio


vi è pure uno dei padri della Chiesa e San Benedetto da Norcia.
L’idea che l’ozio sia la causa di tutti i mali è infatti radicata
all’interno della Chiesa di Pietro fin dagli albori. La punizione
dell’uomo, per aver mangiato la mela proibita nell’Eden,
consiste nel lavoro e nella fatica che dovrà sopportare per tutto
il corso della usa vita e a cui egli non può fuggire.L’ozio viene
quindi considerato tanto pericoloso quanto poteva essere il
vaso di Pandora negli antichi miti greci. Dall’ozio sembra possa
scaturire ogni male e poco importa se grazie ad esso l’uomo è
giunto a scoperte incredibili, poichè anche quelle scoperte non
sono riconosciute dall’autorità della Chiesa, e per questo, non
esistono.
Questa visione si andrà sempre di più perdendo, ricevendo
critiche dagli intellettuali e studiosi di epoche diverse.

“L’ozio è il padre di tutti i vizi, ma il vizio è il padre di tutte le arti”


(Paul Morand)

“L’ozio è il padre di ogni filosofia. Quindi la filosofia è un vizio?”


(Friedrich Nietzsche)

“Il non fare nulla è la cosa più difficile del mondo, la più difficile e
la più intellettuale”
(Oscar Wilde)

Oggi perfino la visione di Otium è stata perduta e sembra


rimanere solo quella di tempo libero, tempo libero che è
diventato un rifugio dalla frenesia e la vita sfrenata a cui l’uomo
è sottoposto continuamente:

“L’attività frenetica, a scuola o in università, in chiesa o al


mercato, è sintomo di scarsa voglia di vivere. La capacità di
stare in ozio implica una disponibilità e un desiderio universale,
e un forte senso d’identità personale”
(Robert Louis Stevenson)

Il lavoro, la scuola, la continua ricerca del guadagno, lo sport


sono un fattore di stress notevole per l’uomo attuale, il quale può
ritrovare la sua identità soltanto nel tempo libero e, quando esso
manca, si può sfociare in malattie non solo mentali ma anche
fisiche.
Se per gli intellettuali l’ozio rappresentava la ricerca, lo studio e
le arti , e per gli ecclesiastici rappresentava invece l’origine di
tutti i mali, per l’uomo di oggi rappresenta la disperata ricerca di
tranquillità, di isolamento, da un mondo che sembra non
fermarsi mai.
Ma nonostante ciò vi è chi sostiene che il lavoro sia necessario
all’uomo, il quale non può essere felice oziando:

"La Bibbia ci insegna che il non avere nulla da fare, l’ozio,


era la condizione di beatitudine del primo uomo avanti la
sua caduta. L’amore dell’ozio resta lo stesso nell’uomo
caduto, ma la maledizione pesa sempre sull’uomo, non in
quanto dobbiamo guadagnare la vita col sudore della
fronte, ma in quanto, per le nostre qualità morali, non
possiamo essere felici oziando”
(Lev Tolstoj)

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