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QUALE BILANCIO?

L’approccio alla contabilità è un approccio che si riferisce all’enfasi, dove quest’ultima, ci fa intuire
le informazioni contabili, le quali sono redatte dagli impiegati amministrativi nelle aziende, noi le
utilizziamo ma per poterle utilizzare siccome la contabilità si esprime secondo un linguaggio
tecnico, abbiamo la necessità di imparare quel linguaggio.
Dato un bilancio noi abbiamo la possibilità di utilizzare quello che viene pubblicato come
informativa dall’esterno per comunicare i conti dell’impresa il quale è definito da un legislatore
oppure da un bilancio interno definito dal management dell’azienda.

Il bilancio è una moneta da una parte in cui vi è il bilancio esterno e dall’altra parte vi è quello
interno. Come si ottiene il bilancio interno a partire da quello esterno e viceversa? Attraverso un
processo di riclassificazione.
Abbiamo la possibilità di comprendere dei meccanismi di carattere gestionale, dove queste ultime
sono di interesse del manager, per poter assumere delle decisioni partendo dalle scritture che per
legge debbano essere effettuate per redigere il bilancio esterno. Ecco perché si utilizzi
l’espressione di enfasi perché è una questione di prospettiva.

Sostanzialmente di bilancio si parla sempre di moneta la quale è costituita da due differenti facce,
e necessariamente, a seconda di quella che osservo, capisco che ha un’informazione riportata sulla
sua faccia differente, mi è più utili o mi è meno utile?
Se non so riconoscere una moneta da 50 centesimi di un altro Paese europeo, dove non vi è
indicato il titolo relativo alla moneta, ho necessità di guardare la faccia in cui vi sarà riportato il suo
valore specifico. Viceversa se conosco che quella è una moneta da 50 centesimi posso sapere del
perché in quel tipo di moneta vi sia una chiesa che è caratteristica in quanto rappresenti un
emblema del Paese.

IL SIGNIFICATO DI ATTIVITÀ E PASSIVITÀ:

1) LE ATTIVITÀ sono interpretabili come risorse economiche possedute dall’azienda, ad esempio,


una fiat tipo che possiamo utilizzare nel dirigere un cantiere in territorio o come impieghi
oppure investimenti aziendali per conseguire il proprio obiettivo. L’obiettivo aziendale risulta
essenziale nella definizione stessa di azienda cioè organizzazione di bene oppure di persone,
uniti da uno specifico legame, i quali cooperano insieme per raggiungere quell’obiettivo
aziendale.

L’azienda significa organizzazione profit non organizzazione no profit, l’obiettivo di un’azienda


è quello di raggiungere un profitto come, ad esempio, svolgere opere di costruzione,
partecipare ad appalti pubblici, costruire edilizia residenziale, sistemare attraverso opportuni
interventi in terra gli argini di fiumi, mettere in sicurezza il territorio dal punto di vista
idrogeologico.
Sono tutti obiettivi che un’impresa si da, da un punto di vista tecnico, per giungere un obiettivo
attraverso il quale ottenere un profitto.

2) LE PASSIVITÀ sono interpretabili come i diritti dei creditori nei confronti delle attività quindi
prendo sostanzialmente 100.000 € in prestito dalla banca, per poter finanziare la mia attività,
la banca è vista come un creditore che mi ha consentito di comprare un’attività con un valore
di 100.000 €.
In alternativa vi è una fonte finanziaria messa a disposizione dai creditori stessi, la banca che
mi ha prestato 100.000 € mi mette a disposizione quella fonte di finanziamento.
La stessa cosa avviene per i fornitori o fornitore dell’impresa il quale mi vende il cemento che
pago nell’arco di 90 giorni e, conseguentemente, avrò un debito nei confronti del mio fornitore
che può essere visto secondo questa duplicità cioè o con un diritto di un creditore oppure la
possibilità di usufruire di una fonte finanziaria messa a disposizione dai creditori.

3) IL CAPITALE NETTO il quale rappresenta il concetto più particolare, racchiude dentro di sè il


reddito di esercizio, ciò a cui i manager sono inevitabilmente interessati, è interpretabile come
diritto residuale della proprietà nei confronti delle attività insieme alle fonti finanziarie messe a
disposizione dalla proprietà. (GUARDARE APPUNTI QUADERNO)

LE ATTIVITÀ CORRENTI:

Cosa vi è nello Stato patrimoniale nelle sezioni di sinistra e quelle di destra? Rispettivamente si
avrà alla sinistra le attività e dalla parte di destra le passività e il capitale netto. Visualizziamo le
singole voci classificandole in tipologie distinte di attività, di passività e voci poste contenute
all’interno del capitale netto.

Attività correnti sono o liquidità cioè denaro liquido, contenuto già in cassa oppure attività che si
trasformeranno in liquidità ovvero in denaro entro l’anno successivo oppure che producono come,
ad esempio, titoli di portafogli, crediti commerciali, cambiali commerciali attive o che produrranno
la propria utilità entro l’esercizio successivo.
Cos’è l’esercizio? È l’anno solare di riferimento per i contabili, il bilancio si riferisce normalmente
sempre ad un esercizio. Non necessariamente questo esercizio deve andare dal 01/01 al 31/12 e
potrà partire dal 01/06 al 01/09 in base alla scelta decisionale da parte degli azionisti, ovvero, degli
“Shareholders”.

Le attività che si produrranno la loro utilità entro l’esercizio successivo sono rimanenze di merci, le
quali rappresentano delle rimanenze come, ad esempio, il cemento in magazzino rappresentando
una rimanenza merci.
Si ricordano i costi anticipati sono esattamente come degli anticipi garantiti ai fornitori, eseguiti da
fornitori non di merce.

LE IMMOBLIZZAZIONI MATERIALI:

Le immobilizzazioni materiali rappresentano mezzi di produzione cioè dei beni con vita pluriennale
i quali producono un’utilità oltre l’anno di esercizio successivo come, ad esempio, i terreni, i
fabbricati, gli impianti, i macchinari, le attrezzature, le stampe, i mobili e i computer.

Come sono riportati queste poste in attivo dello Stato Patrimoniale? Vengono riportate al costo
storico di acquisto, nel senso che, se dovessi acquistare, ad esempio, un ufficio, ritrovo sul bilancio,
nell’attivo dello Stato Patrimoniale, il costo che ho sostenuto per poterlo acquistare, nonostante
tale costo è riferito al 2002. Rispetto ai principi di riferimento, quali rispettivamente, l’oggettività e
la rilevanza del bilancio, perdiamo un’informazione di rilevanza perché quel valore del 2002 non
riflette il valore che oggi assume l’ufficio.
In favore di oggettività cioè in seguito a numerose discussioni si è ritenuto che l’oggettività del
costo storico risultasse più rilevante rispetto alla perdita informativa. Tutto questo perché? Perché
quelle valutazioni effettuate sono principalmente di natura soggettiva quindi non vi è oggettività.
ESEMPIO: Si decide di acquistare un ufficio per 500.000 € entro il 01/02/21, ovvero, attivo
all’interno dello Stato Patrimoniale vi saranno caricati i 500.000 € per l’acquisto dell’ufficio.
Successivamente il 24/02/21 ricevo una proposta fidabile di acquisto, da parte di un inquilino dello
stesso fabbricato, dove ha localizzato l’ufficio che abbiamo comprato, ipotizzando, per 500.000 €.

Importante ricordare che la contabilità rileva le operazioni che hanno una rilevanza per l’azienda,
ricevere una proposta significa non movimentare alcun soldo e, dall’atra parte, non mi è permesso
di andare a comunicare a tutti gli Stakeholders che le mie attività cioè il mio ufficio è cresciuto di
500.000 € solamente perché ho ricevuto una proposta.
Potrò comunicare che la mia attività è cresciuta rispetto al suo valore di partenza, solo quando il
bene, ovvero, l’ufficio è stato venduto, non avrò più quel bene posseduto e tantomeno all’interno
dell’attivo dello Stato Patrimoniale ma avrò 500.000 €.

IMMOBILIZZAZIONI FINANZIARE:

Vi sono all’interno dello Stato Patrimoniale le immobilizzazioni finanziarie le quali sono poste e
rappresentano dei diritti ad incassare denaro come, ad esempio, i depositi bancari attivi gravati da
vincoli di prelievo, i titoli azionari o buoni del tesoro che però non rappresentano un “parcheggio”
di denaro.
Effettuiamo dei ragionamenti come ad esempio, quei 1.000 € a disposizione non mi servono subito
quindi penso di poterli investire cercando di ottenere, invece di uno 0.20 %, mi dia uno 0,40 % di
interessi di modo che possa ottenere all’incirca 40 € all’anno con cui possa pagare la mia attività o
le strutture oppure i servizi annessi.

Laddove decida di non usufruire di risorse posso ricorrere a dei depositi bancari o titoli azionari o
buoni di tesoro i quali saranno destinati a permanere all’interno del patrimonio.
Cosa rappresentano i titoli azionari? Sono le azioni di altre imprese in qualità di risparmiatore,
ovvero, esattamente come possiamo effettuare noi come liberi cittadini cioè in qualsiasi momento
posso comprare delle azioni FCA o BOSH.
Che relazione esiste tra la quota di proprietà e l’azione? L’azione è rappresentativa di quote di quel
capitale che vengono rilasciate al pubblico risparmio ma si contraddistinguono, ad esempio, dai
buoni tesori che rappresentano dei prestiti che le imprese possono ottenere.
In quali misure sono contraddistinte? Perché gli azionisti sono a tutti gli effetti degli “Shareholders”
e col tempo si è cresciuti fino ad arrivare a decidere di quotarsi perché hanno la possibilità di
trovare delle persone che credono nella loro attività.

Le società quotate hanno un’obbligatorietà a relazione agli azionisti cioè agli Shareholders, il
bilancio con delle informative di mercato puntuali o puntiformi dove, naturalmente, il valore degli
azionisti o che gli azionisti hanno investendo sull’attività, dipende dalla capacità di management
che in essa si manifesta.
Un esempio di new economy può essere rappresentato da, ad esempio, Tesla di Elon Musk in cui si
progetta di voler realizzare macchine sportive le quali rappresenteranno automobili con motore
elettrico con prestazioni migliori rispetto a quelle di un’ordinaria Ferrari e tutto questo è sinonimo
che, una serie di investitori, gradiscano quel tipo di prodotto e che necessariamente intendono
conferirgli fiducia e su cui investire o quotare in borsa.
Per quanto riguarda i buoni tesoro si può confermare che lo Stato italiano per il suo
funzionamento emette dei prestiti per finanziare le proprie attività le quali saranno attinenti
nell’offrire un servizio come, ad esempio, il servizio ospedaliero o quello universitario che possa
conferire una formazione professionale agli studenti.

Lo stato offre servizi alla collettività e li finanzia dal pubblico risparmio dei cittadini oppure vi sono
degli investitori istituzionali come le banche che comprano i buoni del tesoro i quali rappresentano
un investimento più o meno sicuro perché l’investimento viene valutato in funzione del rischio a
cui viene esposto il medesimo investimento. Sono mediamente affidabili perché sono garantiti
dallo Stato il quale, con molta improbabilità, possa rischiare di andare in default però
normalmente il giudizio che esprimono i valutatori degli investimenti è di un tipo di maggiore
affidabilità rivolto allo Stato rispetto ad una compagnia privata perché soggetta, inevitabilmente a
maggiori rischi.

LE IMMOBILIZZAZIONI IMMATERIALI:

Sono immobilizzazioni immateriali le risorse intangibili che non si trasformeranno in denaro bensì,
come quelle materiali, produrranno la loro utilità oltre l’esercizio successivo e si tratta di attività
non monetarie.
Sono immobilizzazioni immateriali, ad esempio, l’avviamento, i costi di sviluppo capitalizzati, le
licenze, le concessioni, i diritti di brevetto industriale e gli oneri pluriennali di natura differente ecc.

In particolare, l’avviamento si intende come il caso in cui le imprese possono comprare altre
imprese e, in questa attività, è necessario un valutatore che esprima delle indicazioni in termini di
prezzo o di compravendita di quante vale un’altra impresa.
Ipotizziamo, ad esempio, che l’impresa A vuole comprare quella B, di quest’ultima si effettueranno
delle considerazioni e conseguentemente verrà valutata 100.000 €.
L’impresa A
effettua una
proposta da 100.000
€ nei confronti

dell’impresa B la quale rifiuterà tale proposta. (GUARDARE APPUNTI QUADERNO)

LE CONCESSIONI, LE LICENZE, I MARCHI E I BREVETTI:


LE PASSIVITA’ FINANZIARIE CORRENTI:

Le passività finanziare correnti rappresentano gli obblighi a pagare determinate somme di denaro
entro l’esercizio successivo.
Si può far rifermento, ad esempio, al debito di conto corrente verso banche, ai debiti finanziari a
breve verso terzi oppure fornitori di materiali, ai debiti finanziari a breve verso società del gruppo,
alle quote in scadenza di debiti finanziari a medio o lungo termine.
Per quanto concerne i debiti finanziari nascono a seguito di specifiche decisioni di indebitamento!

LE PASSIVITA’ OPERATIVE O DI REGOLAMENTO CORRENTI:

Le passività operative correnti sono necessariamente gli obblighi a pagare determinate somme di
denaro entro l’esercizio successivo oppure gli obblighi a mantenere determinati comportamenti
entro l’esercizio successivo.
Sono passività operative correnti, ad esempio, i debiti verso fornitori, i cambiali passive
commerciali, i debiti verso i dipendenti, gli anticipi dei clienti e i costi sospesi. I debiti di
regolamento si sviluppano automaticamente con la gestione.

Per quanto riguarda gli anticipi dai clienti si può far riferimento, ad esempio, al caso in cui si decida
di produrre delle abitazioni di residenza privata a soggetti pubblici. L’impresa immobiliare
potrebbe decidere di ricostruire gli edifici vendendoli a libero mercato, con possibilità di poterli
vendere su carta così ricevendo un anticipo dal cliente da 20.000 € e, di conseguenza, l’impresa ha
incluso una passività perché questo risulterà un debito che non ha ancora soddisfatto nei confronti
del cliente che ha acquistato quell’unità residenziale che non è ancora conclusa ma è stata
venduta solo su carta e necessariamente l’impresa si ritroverà con 20.000 € in più cioè risulta in
debito.

LE PASSIVITA’ FINANZIARIE A LUNGO TERMINE:


Le passività finanziarie operative correnti sono gli obblighi a pagare determinate somme di denaro
oltre l’esercizio successivo e sono, ad esempio, i prestiti obbligazionari, i mutui, il trattamento di
fine rapporto, i debiti a lungo termine verso società del gruppo. I debiti di regolamento si
sviluppano automaticamente con la gestione.

In particolare, il trattamento di fine rapporto rappresentano debiti che sono maturati nei confronti
degli ingegneri dipendenti oppure del direttore dei lavori perché una quota di costo di lavoro va
accantonata affinché, al termine in cui il dipendente è stato sotto le dipendenze del manager,
viene risarcito un fine rapporto e tutto questo sia nel caso in cui se ne vada volontariamente, sia
nel caso in cui il management decida di mandarlo via per conferirgli come possibilità di
ammortizzatore sociale di riuscirsi a rivendere sul mercato del lavoro, ha una pura finalità sociale.

LE PASSIVITA’ OPERATIVE O DI REGOLAMENTO A LUNGO TERMINE:

Le passività operative a lungo termine rappresentano gli obblighi a pagare determinate somme di
denaro entro l’esercizio successivo le quali risultano, a differenza di quelle analizzate in
precedenza, ulteriormente prorogate o gli obblighi a mantenere determinati comportamenti entro
l’esercizio successivo. Le passività operative a lungo termine sono, ad esempio, i debiti verso
fornitori oltre l’esercizio successivo, i cambiali passive commerciali oltre l’esercizio successivo, i
debiti tributari a lungo termine e gli anticipi da clienti a lungo termine.
IL CAPITALE NETTO:

Sono elementi costituenti il capitale netto:

1) IL CAPITALE VERSATO cioè l’ammontare di denaro oppure dei beni apportati direttamente
dalla proprietà come gli azionisti se SPA

2) RISERVE DI UTILI cioè si intende qualsiasi operazione che faccia:

- ricchezza generata attraverso la gestione e non distribuita sotto forma di dividendi


- gli utili complessivamente realizzati al netto dei dividendi complessivamente distribuiti.

ATTIVITA’ = PASSIVITA’ + CAPITALE VERSATO + RISERVE DI UTILI

LA RICALSSIFICAZIONE DELLO STATO PATRIMONIALE:

Lo stato patrimoniale è possibile schematizzarlo nella seguente immagine sotto riportata in cui le
frecce rappresentano, sia per l’attività che per la passività, una liquidità crescente e un’esigibilità
crescente, nel senso che, la classificazione delle attività segue necessariamente una propensione
alla trasformabilità in denaro corrente. Il verso della freccia è assolutamente arbitrario, ad
esempio, potrei trovare in alto le attività correnti e in basso le immobilizzazioni materiali così come
potrebbe accadere all’interno delle passività quindi la liquidità e l’esigibilità sono altri termini
indicano che le poste si possono tramutare in un certo tempo, che è la variabile da considerare, in
denaro corrente.
Le immobilizzazioni materiali contengono un fabbricato, un capannone industriale ed impiegherò
un certo tempo per poter convertire quel fabbricato in denaro, rappresenta un’operazione che
richiederà del tempo. Le attività correnti contengono il denaro in cui non è necessario
intraprendere un’operazione di trasformazione come nel caso precedente richiedendo delle
tempistiche maggiori.

I PRINCIPI CONTABILI DI BASE:

I principi contabili di base regolamentano le operazioni e le prime sei operazioni riferiranno allo
Stato Patrimoniale mentre le restanti riguarderanno il conto economico.
I principi contabili di base sono rispettivamente i seguenti:

1) OMOGENEITÀ si intende tutte le poste trovano una contropartita in valore cioè nel bilancio
non vi troveremo indicato che possediamo un computer, un tavolo e una scrivania ma

troveremo il contro valore, al costo storico d’acquisto del computer, del tavolo e della
scrivania cioè il loro valore monetario. Si tratta di moneta a prezzi correnti, nel senso che,
ad esempio,
acquisto un ufficio a
200.000 € dove questi
rappresentano il
costo storico di quel
preciso momento.
(GUARDARE
APPUNTI QUADERNO)
2) ENTITÀ non alle persone
direttamente
collegate all’impresa in cui l’impresa rappresenta l’ente giuridico.
3) CONTINUITÀ DI FUNZIONAMENTO vuol dire che il bilancio funziona sotto un principio di
ordinarietà oppure di maggiore frequenza delle operazioni aziendali. Ho un bilancio che
ipotizza che vi sia una continuità di funzionamento e non si riferisce al momento in cui
l’impresa cessa la propria attività e, in quel caso, non si dovrà redigere un bilancio ordinario
ma un bilancio di cessione o un bilancio di costituzione delle fasi iniziali. Quei bilanci i quali
vengono redatti in momenti distinti, corrisponderanno necessariamente a ipotesi
differenti.
4) COSTO cioè attività contabilizzate al prezzo di acquisto al costo di produzione, non al valore
del presunto realizzo.
Il “far value” cioè una perizia, viene effettua ed ammessa dal 2005, solo in società quotate
per investimenti immobiliari, impianti e macchinare, attività immateriali. Non rappresenta
il valore di presunto realizzo.
ESEMPIO: Se un’impresa volesse rivalutare il proprio ufficio, acquistato nel 2004, chiedo un
consulto e si effettua una valutazione di carattere economico immobiliare e, in quanto
manager, potrà confermare se sia rivalutabile o meno il valore d’ufficio.
Laddove non fosse possibile rivalutarlo è possibile che tutto ciò sia impossibilitato dalla
curva del mercato attuale e perché l’impresa ha intenzione di voler rivalutare l’ufficio?
Perché potrebbe acquisire un valore più alto rispetto a quello posseduto in origine.
5) DUPLICE ASPETTO: A= P+ CN
6) PERIODICITÀ DI MISURAZIONE ovvero il bilancio con le attività che lo sorreggono debbono
avere una manifestazione, almeno una volta all’anno, secondo il legislatore o più volte
l’anno se si dovesse trattare di società quotate.
7) PRUDENZA
8) REALIZZAZIONE DEI RICAVI
9) CONTINUITA’ DEI CRITERI DI VALUTAZIONE
10) SIGNIFICATIVITA’ E RILEVANZA.

IL CONTO ECONOMICO:

Il conto economico in questione rappresenta il conto economico riclassificato cioè realizzato per il
management infatti come “ricavo” siamo nello stesso ambito di riconoscere un’ampia serie di
poste esattamente a quello che avviene alla classificazione della duplicità dello Stato Patrimoniale,
nel senso che, se si parla di attivo mi rendo conto che all’interno si hanno differenti poste.
Necessariamente vi saranno altrettante differenti poste che comporranno i costi, in particolare, i
costi nell’ambito dell’edilizia in cui si avrà, ad esempio, l’appaltatore del rifacimento del manto
stradale in cui il conseguimento dell’obiettivo è ottenere un profitto da quell’attività quindi il
ricavo sarà quando, effettuato il lavoro, emettere la propria fattura che gli viene corrisposta in
base alle lavorazioni che l’appaltatore ha effettuato, ricavo dalla vendita di un servizio che
l’appaltatore ha reso ad un ente pubblico.
I “costi” si suddividono in due categorie, rispettivamente, il costo del venduto il quale rappresenta
le materie prime e i costi del personale necessari per eseguire le opere insieme ai costi operativi di
cui faranno parte le famose spese generali di amministrazione.

RICAVI – COSTO DEL VENDUTO = PRIMO MARGINE LORDO

MARGINE LORDO – COSTI OPERATIVI = PRIMA DELLE IMPOSTE

PRIMA DELLE IMPOSTE – IMPOSTE SUL REDDITO = RISULTATO NETTO

In cui il margine identifica il guadagno della prima parte dell’attività arrivando ad ottenere il
risultato netto il quale rappresenta il primo obiettivo di questa prima parte operativa.

IL PRINCIPIO DI PRUDENZA:

Il principio secondo il quale si riconoscono i ricavi solamente quando il prodotto veniva consegnato
e per prodotto consegnato l’azienda doveva aver svolto tutto quanto necessario per poter aver
diritto al ricavo. Secondo il principio di prudenza si può riconoscere il ricavo solo quando sono
ragionevolmente certi invece i costi sono ragionevolmente possibili, da ciò discende
un’inclinazione naturale verso la prudenza.

IL PRINCIPIO APPLICATO AL RICONOSCIMENTO DEI RICAVI:

Il ricavo può essere riconosciuto in tre momenti differenti, rispettivamente:

1) Prima del periodo dell’incasso, ovvero, il pagamento avviene successivamente alla consegna,
al ricavo corrisponde un aumento dei crediti commerciali.
2) Contestualmente al momento stesso dell’incasso dove al ricavo corrisponde un aumento della
cassa
3) Successivamente al periodo dell’incasso cioè possono verificarsi prima oppure dopo che vi sia
la consegna della merce in cui si parla di acconti oppure anticipi da clienti non sono un ricavo
ma un finanziamento.

IL PRINCIPIO DI REALIZZAZIONE DEI RICAVI:

Quale ricavo riconoscere? È necessario effettuare delle congetture quello che siamo sicuri che i
clienti effettui il pagamento, sostanzialmente, se un cliente si è fissato a ricevere uno sconto
dell’1% sui tariffari, il ricavo che dovrebbe essere riconosciuto all’impresa e, conseguentemente,
da versare in contabilità è rappresentato dall’1% in meno che, probabilmente, l’impresa potrà
incassare. Se ipoteticamente l’impresa dovesse incassare con l’1% in più quindi a prezzo pieno,
l’impresa metterà un nuovo ricavo nel momento dell’incasso indicando il fatto di aver
“straordinariamente” incassato quell’1% in più.

IL PRINCIPIO DI COMPETENZA:

Il problema del conto economico è il principio di competenza perché se è relativamente più facile
riconoscere i ricavi quindi sostanzialmente devo aver erogato un servizio o venduto e consegnato
un prodotto, è più difficile determinare i costi direttamente associati ai ricavi, i costi corredati ai
ricavi sono i costi di competenza di quel periodo, di quel venduto.

Se produrre la penna, ho necessità di inchiostro e di metallo, ho la necessità di un’attività


produttiva avrò bisogno di materie prime le quali andrò a pagare in un certo momento della vita
aziendale e, conseguentemente, effettuo delle lavorazioni tali per cui realizzo un numero di penne
che metto sul mercato.
Ad un certo punto viene consegnato il prodotto terminato al cliente il quale mi pagherà secondo
una certa flessibilità monetaria oppure patrimoniale ma, al momento della consegna del prodotto,
ho diritto a inscrivere ad un ricavo nella mia contabilità e tutto questo a meno di eventi
straordinari oppure imprevedibili durante la vita aziendale.

Se questo non accade il cliente riceve la merce e il produttore può chiedersi i costi che ha
supportato per realizzare il proprio prodotto che ha successivamente venduto al cliente quindi
riconoscere necessariamente i costi di competenza di realizzazione delle penne. Si deve stabilire
quanta parte di materiale è stata impiegata, quanta lavorazione ha necessitato e, a quel punto,
quel costo di realizzazione delle penne, il costo del venduto diviene un costo di competenza di
periodo associato a quel ricavo.

QUATTRO TERMINI DI RIFERIMENTO:

Vi sono dei termini che, nel linguaggio comune, possiedono il medesimo significato e tra questi
risulterà maggiormente rilevante in particolare per il manager, il costo di competenza ai fini del
bilancio. I termini di riferimento saranno rispettivamente:

1) COSTO GENERICO rappresenta il valore delle risorse utilizzate per un determinato scopo come,
ad esempio, per realizzare un edificio i costi di costruzione ammontano a 500.000 €, tutte le
risorse comprendenti materiali, trasporti e manodopera.
2) SPESA cioè si fa riferimento all’acquisto in cassa delle merci, effettuando l’acquisto di mattoni
diventano attività, si verifica una spesa.

3) ESBORSO si intende l’obiettivo a cui dobbiamo giungere con sacrificio e dedizione questo
perché né lo Stato Patrimoniale né il conto economico hanno esborsi.
L’esborso è una domanda che il manager si pone relativamente a cosa mi rimane nel
portafoglio fisicamente al termine dell’attività di proprietà per la direzione dei lavori di questo
cantiere? Rilevante è capire associato alla sua contrapartita, ovvero all’incasso esborso, se
sono stato bravo a dirigerlo oppure no. È complicato perché i costi di competenza ed i ricavi
che non sono connessi direttamente alla spessa e alla contropartita della spesa manifestazione
contabile del ricavo da vendita avvenuta in un momento in cui non abbiamo ancora
consegnato la merce.

4) COSTO DI COMPETENZA si intende la risorsa consumata per la produzione dei ricavi di quello
specifico periodo. È fondamentale andare a definire i ricavi, una volta consegnato il prodotto, e
successivamente i costi di competenza per andare a determinare gli esborsi e gli incassi.

SINTESI PER MISURARE I COSTI DI COMPETENZA:


Come misuriamo i costi di competenza? Al primo gennaio 2021, per esempio, si hanno delle spese
sostenute e se non pagate entro il 2020 sono passività al 31/12/20.
Tutto questo cosa significa? Che se ho sostenuto delle spese perché ho comprato dei materiali
oppure delle materie prime necessarie per far funzionare la mia azienda ossia un tubo in acciaio
per realizzare dei tondini.
Pur avendola pagata, ho caricato sullo Stato Patrimoniale il tubo in acciaio avrò una contropartita,
nel passivo, se non lo avessi pagato o, nella cassa, se lo avessi pagato. Diventano passività se non
lo pago. Mi è servita quella barra in acciaio per realizzare 1000 tondini e, di 1000 mille, ne venduti
500 e di questi ho potuto riconoscere un ricavo allora quel costo del tubo, per quei 500 tondini
realizzati, diviene un costo di competenza ed è il costo di quei 500 beni venduti.
Cosa vuol dire tutto questo? Vuole dire che ho un bel tubo in acciaio che ho comprato a 20 € e,
ipotizziamo di possedere un’attività manifatturiera, si effettuano tagli sottili e sotto una pressa si
realizzano i tondini. Dai 20€ di partenza, ipotizziamo di voler ricavare 1000 tondini in acciaio, alla
fine ottengo un’ordinazione di 500 tondini e la consegno alla ferramenta che successivamente li
rivenderà al dettaglio, come ad esempio la ferramenta, perché me li ha ordinati.
Al momento in cui avverrà la consegna del prodotto la ferramenta, come LEROY, mi riconosce il
ricavo perché conforme rispetto a quanto ci si aspettava dalla produzione, ho diritto a di
riconoscere un ricavo. A quel punto se si ha diritto di riconoscere un ricavo, si avrà un’associazione
diretta dei costi sostenuti cioè il tubo in acciaio includendo tutto il processo di produzione di
periodo quindi i costi n questione diverranno costi di competenza riferiti solo ed esclusivamente ai
500 tondini. L’altra metà della tubatura non da diritto a un riconoscimento di un ricavo, di
conseguenza si parlerà di costi di competenza relativi solo ai 500 tondini e i restanti in magazzino,
gli altri 500 tondini, non venduti o diverranno un debito nello Stato Patrimoniale o un “decifit” di
cassa perché l’impresa ha acquistato i tubi in acciaio ai costi di 20 € in origine.

(Vi è stata un’associazione diretta con le operazioni di gestione? Quali sono le operazioni di
gestione? Attraverso il conto economico mi sa indicare tutte le azioni eseguite dall’azienda cosa
che non è in grado di fare lo Stato Patrimoniale.
Nel costo del venduto è contenuto il costo di competenza, non contenuto un costo di tipo
operativo, se è un costo operativo è un costo generale come la locazione degli uffici.)

La risorsa può essere associata a benefici futuri? Sicuramente si perché ho metà di quella sbarra
che mi potrà essere utile negli interventi futuri quindi la lascio come attività alla fine dell’anno ed è
una rimanenza di merce la quale non andrà a modificare nulla in quanto già acquistata in
precedenza e che attualmente giace in magazzino. Se non è così può capitare che vi sia un furto
delle tubature rimanenti in magazzino, si ha una perdita per furto, non si avranno alcuni benefici in
futuro perché i costi di competenza diventeranno di tipo straordinaria.

I CRITERI DI RICONOSCIMENTO DEI RICAVI:

1) QUANDO? Concetto di prudenza, riguarda necessariamente:

- la performance sostanziale in cui l’azienda deve aver fatto tutto quello che doveva
fare per avere diritto a guadagnare il reddito
- il reddito, cioè sia ricavi sia costi, deve essere misurabile in modo affidabile
- le risorse ricevute in cambio della vendita devono essere facilmente convertibili in
denaro o in diritto a ricevere denaro.
2) QUANTO? Concetto di realizzazione dei ricavi cioè quello che i clienti pagheranno.

In sintesi, il ricavo è quello, da mettere all’interno della contabilità che ragionevolmente i clienti
pagheranno, quando le risorse, in cambio della vendita, devono essere facilmente convertibili in
denaro.
Queste due principali indicazioni segnalano che la misura del reddito è, dato da ricavi meno costi
operativi, una misura approssimativa, richiedendo stime e congetture per poter essere espressa.

LA REGOLA DELLA CONSEGNA:

La regola della consegna secondo la quale, rispettivamente:

1) il riconoscimento del ricavo avviene nel periodo in cui i prodotti sono consegnati oppure i
servizi erogati
2) la consegna non è comunque una condizione sufficiente come, ad esempio, la vendita a rate, la
possibilità di revoca da parte del cliente
3) funziona adeguatamente per le attività con cicli di produzione o di erogazione del servizio
brevi.

L’edilizia è il caso più particolare tra tutti e vi è la differenza data dall’attività manifatturiera
dove il cantiere è il luogo di produzione e, successivamente, i ricavi avverranno alla consegna
dei prodotti realizzati, vi è la possibilità di revoca da parte del cliente.

LA REGOLA DI RILEVAZIONE DEI RICAVI PER LE COMMESSE PLURIENNALI (pag.27):

Se l’attività di cantiere avviene nel corso dell’anno le regole appena definite sono valide quindi si
ha l’esercizio per gli economisti aziendali. Se invece si dovesse avere delle commesse pluriennali?
Se la produzione è su commessa di durata pluriennale, allora la regola della consegna
significherebbe non realizzare ricavi, cioè non realizzare alcun reddito fino alla consegna. Siamo
senza ricavi per il periodo di durata del cantiere, se si ha due anni di termine di riferimento, non è
detto che si riesca a terminare entro quel periodo prestabilito. Se va oltre due anni, oltre il termine
prefissato siamo senza ricavi per il periodo di durata del cantiere e, in quelle circostanze, si
prevedono delle tranche di pagamento connesse al risultato degli obiettivi che vengono chiamati
come stato di avanzamento dei lavori ovvero il SAL.

Nella realtà risulta problematico misurare e valutare queste porzioni di reddito guadagnate nel
corso del tempo, in particolar modo, di ricavi e di attribuzione di costi, si risolve secondo due sono
le modalità per risoluzione del problema:

1) la regola della “percentuale di completamento”


2) la regola del “contratto completato”.
LA REGOLA DELLA PERCENTUALE DI COMPLETAMENTO E DEL CONTRATTO COMPLETATO:

Ipotizziamo che, in tre anni di durata media di un cantiere, con un valore di 900.000€ che abbia
come costi necessari per il suo completamento di 800.000€ con una valutazione eseguita con la
regola del contratto completato.
In cui il manager può identificare il ricavo solo quando si ha effettuato la consegna effettiva del
prodotto al cliente. Ciò vuol dire che i ricavi e i costi di competenza, conseguentemente l’utile di
quel cantiere, sono nulli all’anno numero uno e numero due e potrò necessariamente quantificarli
al termine della realizzazione del manufatto terminato. I ricavi di 900.000€ e di 800.000€ saranno
indicati solo ed esclusivamente all’anno terzo in cui si registrerà un reddito netto di
quell’operazione di 100.000€.
La regola della percentuale di completamento prevede di determinare delle percentuali SAL sulla
base dei costi di progetto, di ciascun anno, rapportati al costo totale di progetto. A questo punto si
determinano i ricavi connessi a queste quote percentuali, nel caso in esame, si effettuerà il calcolo
del 20% moltiplicato per 900.000€ ottenendo un ricavo di 180.000€ per l’anno 1 e,
successivamente il 50% moltiplicato per 900.000€ ottenendo come ricavo 450.000€ e così via
facendo.

OSSERVAZIONE: vi sono i costi di competenza che corrisponderanno al valore dei progetti che
assumevano in origine, eseguendo la differenza tra i costi di competenza e i ricavi otterremo
l’utile.

OSSERVAZIONE: il problema del procedimento operativo in questione è dato dal fatto che
l’ulteriore difficoltà in edilizia ossia il cantiere temporaneo, gli imprevisti e notevoli rischi.
L’utile deve anche caratterizzarsi per un’estrema prudenza da parte di chi lo redige per cui la
famosa discrepanza caratteriale che si viene a creare tra il DL e l’ufficio amministrazione è legato
proprio a questo aspetto.
Naturalmente il DL deve pensare positivo e che quello che è stato realizzato, in termini progettuali,
è preventivato in termini di costi sia una stima verosimile di quello che spenderà, per questo vi

sono degli imprevisti i quali vengono imputati ad un 10% perché sappiamo che un 10% di quei
costi potrà essere sostenuto nella ordinarietà nella maggior parte dei casi.
Qualora, a posteriori, quel 10% diventi un - 5% avremo un ricavo straordinario che imputeremo al
termine delle lavorazioni.

LA REGOLA DEL CONTRATTO COMPLETATO – L’AMMORTAMENTO:

La regola del contratto completato cioè l’ammortamento:


1) si applica a contratti dagli esiti economici non prevedibili con ragionevole certezza quando cioè
non sia possibile determinare con affidabilità l’utile realizzato nei singoli periodi

2) con la regola del contratto completato i costi sostenuti in ogni periodo amministrativo per la
realizzazione della commessa sono costi inventariabili, che aumentano dunque il valore delle
rimanenze, ma non producono né ricavi né costi correlati quindi alcun reddito

3) i ricavi si realizzano solo nel periodo di completamento dei lavori e, nel medesimo periodo, si
sostengono tutti i costi di competenza

4) per un principio di prudenza l’azienda realizza pertanto il reddito solo nel periodo di consegna
della commessa. (GUARDARE APPUNTI QUADERNO SUL CASO FIAT TIPO)

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