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RICHIAMO ALLA RICLASSIFICAZIONE DELLO STATO PATRIMONIALE:

Vi sono due documenti fondamentali che costituiscono il bilancio d’esercizio quali,


rispettivamente:

1) STATO PATRIMONIALE il quale è diviso in due sezioni, a sinistra si hanno le attività e, a destra
delle sezioni, si hanno le passività e il capitale netto.
Lo Stato patrimoniale rappresenta un documento di stato dove tutte le poste e le
classificazioni delle attività, delle passività e del capitale netta, in esso contenute, sono stock,
sono consistenze come, ad esempio, la cassa, è un debito di consistenza, i debiti verso i
fornitori sono una consistenza oppure la Fiat Tipo come immobilizzazione materiale
rappresenta anch’essa una consistenza.
2) IL CONTO ECONOMICO nel quale sono riportai ricavi, costi e risultato netto in cui si ha la
seconda equazione fondamentale del bilancio, secondo la quale i ricavi meno costi è uguale a
risultato netto. Il conto economico è un documento di flusso cioè tutti i ricavi in esso
contenuto e tutti i costi ad esso afferenti sono dei flussi, il risultato netto, consegue da questa
dichiarazione,
che anche il risultato
netto sia anch’esso un
flusso.

IL PRINCIPIO DI PRUDENZA APLLICATO AL RICONOSCIMENTO DEI RICAVI:

Il problema di riconoscimento di un flusso, a differenza di una consistenza, è che soggetto ai


principi contabili, il cui più importante, è il “riconoscimento dei ricavi” il quale ci permette di
identificarli ed è il primo punto per poter costruire un conto economico.
Fondamentale appare individuare il momento nel quale possiamo identificare il ricavo che può
essere identificato, secondo la regola della consegna, ossia abbiamo consegnato il prodotto finito
come, ad esempio, un manufatto edilizio, abbiamo svolto tutto quanto necessario per avere diritto
al ricavo.
Naturalmente affianco dell’attività relativa alla consegna di un prodotto può esservi l’erogazione di
un servizio, ad esempio, se siamo una società che distribuisce energia dobbiamo aver effettuato
tutto quello che ci era possibile fare per avere diritto, affinché il nostro cliente, riconoscano che il
servizio sia stato erogato.
Rilevante è ricordare che
quando si raccoglie un
ordine non si realizza un ricavo,
in pratica, abbiamo tante
indicazioni che ci debbono
fare pensare come rilevante
l’attività di individuazione dei
ricavi perché soltanto sulla base dell’identificazione di un ricavo è possibile, nella maggioranza dei
casi, individuare anche un costo. Si parla, in questo caso, di “costi di competenza” i quali sono
quelli che mettiamo all’interno del nostro conto economico.

I QUATTRO TERMINI DI RIFERIMENTO DI COSTO:

1) IL COSTO GENERICO: rappresentano il valore delle risorse utilizzate per uno scopo.
2) IL COSTO DI COMPETENZA: rappresentano i costi appartenenti al conto economico sono solo i
costi di competenza dove questi rappresentano le risorse che vengono consumate per i ricavi
di periodo.
Come avviene un normale processo? Supponiamo di essere un’attività commerciale,
prendiamo della merce e, dopo aver stoccata nei nostri magazzini, la rivendiamo. Si acquistano
un certo numero di mattoni e su di essi si effettua un lavoro di consolidamento i quali
compriamo ad 0.1€ l’uno per poi rivenderli ad 1€ ciascuno dopo averli trattati
opportunamente.
La prima operazione che effettuiamo è il riconoscimento del valore delle risorse cioè i mattoni
che, in seguito all’acquisto, vengono depositati in magazzino, e contabilmente nell’attivo dello
Stato Patrimoniale.
I mattoni rappresentano dei beni posseduti dall’impresa che appartengono all’impresa in
quanto necessari per produrre un determinato scopo raggiungendo, conseguentemente un
utile ossia l’obiettivo principale a cui mirano le imprese in generale.
3) LA SPESA: indica la manifestazione contabile di quando quei mattoni arrivano in magazzino e,
conseguentemente, l’impresa li può pagare movimentando la cassa oppure se non si pagano
subito si avrà un debito, si inserirà il valore dei mattoni nelle passività dell’azienda.
4) L’ESBORSO: può esservi una coincidenza con la spesa e l’esborso, dove l’esborso corrisponde
solo al pagamento per cassa e coinciderà con la spesa quando la riduzione dell’attività coincide
con la posta-cassa.
Il costo di competenza invece è un qualche cosa che riguarda la risorsa consumata una volta
che abbiamo venduto, consegnando il nostro prodotto terminato, al cliente il quale ha
accettato la merce e, conseguentemente, l’impresa ha effettuato tutto quanto potesse essere
necessario affinché potesse ottenere il diritto di un ricavo. Il ricavo, in termini di contabilità,
viene inserito all’interno del conto economico e, una volta identificato il ricavo, abbiamo la
possibilità di individuare il relativo costo di competenza.

RICHIAMO DI UNA SINTESI PER MISURARE I COSTI DI COMPETENZA:


Come misurare il costo di competenza? L’attività al primo gennaio 2020 corrisponde alle risorse
possedute dall’azienda. Non necessariamente le risorse debbano essere beni materiali come, ad
esempio, i mattoni ma potrebbero rappresentare il diritto ad impiegare una cava, una concessione
e, in quanto rappresenti un diritto posseduto dall’azienda, quest’ultima potrà convertire la propria
capacità imprenditoriale in un valore corrispondente alla realizzazione di un utile di esercizio,
cogliere il proprio obiettivo.
Inoltre, le risorse potrebbero essere immobilizzazioni immateriali come, ad esempio, ipotizzando
di realizzare un sito online che pubblicizziamo, quell’infrastruttura virtuale su cui si può conseguire
l’obiettivo aziendale cioè perseguire dei ricavi e sulla base di questi avere oppure conseguire un
utile di periodo o di esercizio e, conseguentemente, avremo inserito nella sezione di sinistra, cioè
nelle attività dello Stato Patrimoniale, questa infrastruttura che ci da un diritto di effettuare le
nostre vendite online. Tutte queste attività rappresentano delle spese sostenute nel 202X e, se
non sono state ancora pagate sono delle passività del 21/12 dell’anno precedente.

Ipotizziamo di poter realizzare un muretto il quale, al termine della costruzione, viene consegnato
a colui che me l’ha commissionato dove quest’ultimo conferma che il lavoro eseguito sia a regola e
accetta la produzione si avrà un diritto ad un ricavo. Vi è un ricavo, ci sono dei costi che
possiedono un’associazione diretta con il ricavo e, necessariamente, mettiamo in relazione il
nostro ricavo alla possibilità di identificare dei costi.
In questo caso, ho impiegato ho impiegato un certo numero di mattoni per realizzare il muretto i
quale dall’attività dello Stato Patrimoniale si trasformano, dopo aver definito il ricavo nel conto
economico, in costi.
Quanti mattoni ho impiegato per costruire il muretto? Tutti quelli che avevo in magazzino? Se si il
costo sarà pari al 100% del valore dei mattoni che aveva depositato in magazzino.
Se, in caso contrario, per costruire ho impiegato la metà dei mattoni, che avevo in attivo dello
Stato Patrimoniale come valore, allora il costo corrispondente, al ricavo ottenuto, sarà per la metà
dei mattoni contenuti nell’attivo dello Stato Patrimoniale.
Numericamente se un mattone vale 1€ e se impiego 100 dei 200 dei mattoni che avevo nello stato
patrimoniale per realizzare il muretto, il costo corrispondente sarà di 100€. Se invece impiego tutti
i 200 mattoni che avevo nell’attivo dello Stato Patrimoniale sarà un valore finale di 200€.

(Vi sono delle attività che non hanno nulla a che fare con i ricavi di periodo i quali rappresentano
sempre i costi di competenza, sono costi inerenti con le attività che riguardano l’intera impresa.
C’è stata un’associazione diretta con le operazioni di gestione? Se si come, ad esempio, la
locazione degli uffici quindi per compiere l’attività produttiva in cui avrò necessità di un quartier
generale per la mia attività con degli impiegati amministrativi che registrano le transizioni contabili
dell’azienda, un magazzino dove accatastare strumenti, se paghiamo un canone di locazione è un
costo che noi impresa supportiamo per esistere sul mercato, dobbiamo essere stanziale, avere un
proprio ufficio con l’organizzazione afferente alla struttura organizzativa. Allo stesso modo
possiamo parlare del pagamento delle utenze come, ad esempio, per far funzionare un’attività è
necessario dell’energia elettrica con cui utilizzare telefoni e computer senza i quali si avrebbe
numerose difficoltà gestionali generali dell’impresa e questo rappresenta un vero e proprio costo
di competenza.
Si includono gli stipendi degli impiegati oppure degli operai per l’attività che svolgono e, anche in
questo caso, si possono avere delle risorse umane che nulla hanno a che vedere quanto si
manifesti lontano, ovvero dalla realizzazione dei muretti, da quell’opera di realizzazione.)
Quell’attività all’ 01/01/20 può essere associata a benefici futuri? Se non può essere associata a
benefici futuri si può parlare di eventuali perdite come, ad esempio, perdita di mattoni a causa di
un furto all’interno del magazzino o una perdita delle forniture per inondazioni le quali hanno
danneggiato i mattoni.
Oppure si hanno altri casi i quali non sono così drastici ma sono altresì possibili per modificazione
legislative e o normative è cambiato il nostro mercato di riferimento come, ad esempio, la vendita
di sigarette elettroniche dove all’inizio rappresentavano un’attività libera poi improvvisamente si è
verificato un

inasprimento della tassazione che ha omologato, in particolare, i liquidi alle sigarette ordinarie e
con una perdita di una reale convenienza economica.
Conseguentemente quelle attività sono state svalutate da un crollo della domanda da parte dei
consumatori e si ha avuto una svalutazione e delle vere e proprie perdite sul valore delle
boccettine dei liquidi delle sigarette per un effetto legislativo.
La stessa cosa può verificarsi laddove si un cambiamento del governo nazionale e modifica e
autorizzazioni e concessioni legislative dell’impiego dei materiali di cava o per il deposito di
materiali inerti per la produzione, tute queste attività sono soggette a delle decisioni che,
normalmente non vengono toccate, se dovessero essere toccate si va incontro a danni
considerevoli.

Quell’attività all’01/01/20 può essere associata a benefici futuri? Se si hanno dei benefici futuri
usciamo, l’attività al 01/01/200X rimane attività al 31/12/202X.

IMMOBILIZZAZIONI DI TIPO NON MONETARIO E I PROBLEMI LEGATI ALL’AMMORTAMENTO:


Tra le attività del
Stato

Patrimoniale si hanno delle attività immobilizzate e non solo queste attività corrispondono a beni
come, ad esempio, la Fiat Punto ma, addirittura, anche a delle spese che vengono capitalizzate e,
un esempio, può essere dato dall’acquisto di un’attrezzatura di una certa rilevanza come una
catena di montaggio per la quale richiesta o per la messa in funzione della quale è richiesta una
consistente spesa per formare il personale ma anche, ad esempio, quando si vedono nelle
autostrade con TIR enormi al cui interno vi sono degli impianti che vanno dentro le fabbriche i
quali non possono essere consegnati indipendentemente da quel trasporto quindi la spesa che si
sostiene per quel trasporto viene capitalizzato insieme all’impianto stesso.

Quale caratteristiche hanno le immobilizzazioni materiali? Innanzitutto i suoi benefici si


manifestano in periodi futuri, ovvero, a differenza del mattone che normalmente viene impiegato
per l’attività produttiva dell’esercizio nell’esercizio, quando acquistando la Fiat Punto la utilizziamo
in maniera pluriennale, è raro che la si utilizzi esclusivamente per un anno.
Normalmente sono dei beni che cedono la propria utilità nell’arco di più esercizi e, quanto più
rilevante, è il valore dei beni come, ad esempio, per l’ammortizzamento di un determinato
impianto è richiesto tempo quindi il beneficio che possiamo avere, dall’impiegare
convenientemente quella determinata attrezzatura, sarà necessario ripartirlo fra più anni.

TITOLO:

Come funziona il gioco dell’immobilizzazioni materiali? Il gioco delle immobilizzazioni materiali


funziona che nel momento in cui le si acquista e si decide, attraverso un lavoro manageriale, la
spesa ossia la manifestazione di un costo d’acquisto avviene tutta in un esercizio.

Ci possono essere dei flussi di cassa che possono modificarsi nel corso di anni successivi, nel caso
di acquisto a rate, e quell’immobilizzazione rientra a far parte dell’attivo dello Stato Patrimoniale.
Ci dobbiamo domandare, di conseguenza, se ci sono dei benefici attesi nei periodi successivi e si
individuano dei costi di competenza ogni anno correlati al grado di beneficio che pensiamo di
poter impiegare manualmente per l’utilizzo di quell’attrezzatura oppure quella macchina.

Quali sono le immobilizzazioni proprie soggette ad ammortamento?

1) IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI:

- Fabbricati
- Impianti e macchinari
- Risorse naturali.

2) IMMOBILIZZAZIONI IMMATERIALI:

- Immobilizzazioni intangibili con vita utile finita come, ad esempio, la creazione di un sito
virtuale online.

GLI ELEMENTI
PER IL CALCOLO

DELL’AMMORTAMENTO:

Cos’è rilevante sapere dell’immobilizzazione materiale o immateriale? Che il processo che


individua il costo di uso della risorsa, a cui corrisponde un beneficio negli esercizi futuri, si calcola
individuando tre singoli aggregati ovvero il costo storico d’acquisto ossia quanto ho pagato il bene
immateriale o materiale, il nostro bene è nell’85% di carattere materiale perché l’attività di
costruzione è rimasta tra le attività tra le più estreme le quali si discostano da quelle che
disamaterializzano i beni in cui si perde la materialità, la consistenza degli oggetti.
Si ha poi il valore residuo che è dato dal costo storico sottraendo i successivi ammortamenti che,
nel corso del tempo, si possono essere conteggiati e poi si ha la vita utile del bene. In pratica si
deve stimare quanta utilità di quel bene ci può dare nel corso di una determinata impiego
aziendale e, sulla base di questi parametri, determinare il costo in ciascun momento storico.

I METODI DI DETERMINAZIONE DELLE QUOTE DI AMMORTAMENTO:

Sono tre metodi principali i quali sono impiegati dalle aziende dovuto al fatto che il bilancio
possiede una certa obbligatorietà dal punto di vista fiscale e, per non produrre differenti bilanci
riscontrando problematiche in merito ai processi di armonizzazione dello stesso, si preferisce
adottare le aliquote previste dal fisco. In ogni caso possiamo impiegare:

1) AMMORTAMENTO LINEARE caso in cui la quota sia costante durante la vita utile nel tempo, si
tratta di quote costanti

3) AMMORTAMENTO ACCELERATO in modo tale da ottenere più costi nei primi esercizi e meno
negli esercizi successivi, si tratta di quote decrescenti

4) AMMORTAMENTO IN BASE ALLE UNITÀ PRODOTTE.

Un esempio concreto di un ammortamento lineare può essere rappresentato dall’acquisto una


Fiat e prevedo di effettuare circa 200.000 km entro il primo anno e, negli anni successivi, ipotizzo
di eseguire 60.000 km. Il primo anno avrò un ammortamento generato perché la Fiat mi garantirà
una maggiore utilità rispetto agli anni successivi.

AMMORTAMENTO LINEARE A QUOTE COSTANTI:

Come si comporta un ammortamento lineare a quote costanti? Si riporta un esempio di un costo


storico d’acquisto di un’autovettura di 20.000€ e una vita utile stimata pari a 5 anni e prendiamo il
costo d’acquisto storico dividendolo per la vita utile ottenendo un costo di competenza anno pari a
4.000€.
Il valore di 20.000€ si trova nell’attivo dello Stato Patrimoniale e non viene più modificato nel
corso di questi 5 anni di vita utile. Il valore non ammortizzato è rappresentato dai 20.000€
sottraendone un fondo ammortamento perché tutte le poste associate a dei costi, i quali però
sono collocati all’interno dello SP, e che esprimono delle consistenze quindi hanno la parola fondo
e indica proprio la consistenza più il nome del costo di modo che avrò il costo che verrà definito
come svalutazione crediti, posta nello SP, fondo svalutazione crediti.
L’ammortamento è il costo il quale abita nel conto economico, equivalente nello Stato
Patrimoniale, al fondo ammortamento.
Il fondo di ammortamento è uno stock il quale, ogni anno, non verrà azzerato a differenza di
quello che capita nel conto economico e nelle sue poste, ovvero, se acquisto un’autovettura il
01/01/20 avrò 20.000€ nell’attivo dello SP e conseguentemente un costo di ammortamento al
31/12 l’impiego del primo anno della vettura di 4.000€.
Simultaneamente ci sarà un fondo ammortamento al 31/12/20 che andrà a rettificare il valore
dell’attività dell’autovettura mettendola a 16.000€ come valore ammortizzato ma, poiché, il costo
storico non viene modificato il valore non ammortizzato si desume da una differenza tra il costo
storico d’acquisto e il fondo di ammortamento.
Il fondo di ammortamento, facente parte dello Stato Patrimoniale, si ingigantisce diventando
sempre più grande con il passare del tempo, ogni anno di questi 5 previsti, in cui ho un costo di
ammortamento dimodoché al 31/12/21 il costo storico d’acquisto dell’autovettura rimanga
20.000€ mentre il fondo di ammortamento passa da 4.000 a 8.000€ perché sono stata sommati i
4.000 del primo anno con i 4.000€ del secondo anno e così procedendo giungendo al quinto anno
con un valore ammortamento pari a zero.

AMMORTAMENTO ACCELERATO A QUOTE DECRESCENTI:

AMMORTAMENTO IN BASE ALLE UNITA’ PRODOTTO:


LA SCELTA DEL METODO DI AMMORTAMENTO:

La scelta del metodo di ammortamento può effettuarsi, rispettivamente secondo:

1) FINI FISCALI in cui normalmente il metodo che garantisce il maggiore sgravio nei primi anni
di esercizio

2) FINI CIVILISTICI quello che meglio degli altri rappresenta come le immobilizzazioni materiali
hanno ceduto nel tempo la loro utilità, come si è consumata nel tempo la loro funzionalità

3) PRASSI GENERALE dove poche imprese fanno riferimento a presunte perdite di andamento
di funzionalità, si utilizza un solo metodo il quale consiste nel ricorrere ai coefficienti fiscali
evitando un doppio calcolo, il metodo più utilizzato in assoluto.

LA CONTABILIZZAZIONE DELL’AMMORTAMENTO CON VITA UTILE DI 10 ANNI:

Nel primo anno le immobilizzazioni materiali con un valore di 5.000€ il quale rappresenta l’attivo
dello Stato Patrimoniale e, conseguentemente, si matura un debito di 5.000€ verso chi mi ha
fornito il materiale il quale non è un costo ma è un debito verso colui da cui ho acquistato.
Il fondo ammortamento alla fine dell’esercizio, ovvero, dopo che l’ho impiegato per un anno posso
dire che la vita utile è di 10 anni e, ho immaginato un ammortamento di carattere lineare, 5.000€
che dividerò per la vita utile da cui otterrò 500€ metto una passività come rettifica del valore
attivo, associata alla immobilizzazione materiale e, indico come quota di ammortamento del
capitale netto ossia un costo, i miei 500€ ottenuti in precedenza.

A fine esercizio si ha una passività cioè un fondo ammortamento di 500€ e un costo cioè una quota
ammortamento di 500€ e, alla fine del secondo anno, la passività cioè il fondo ammortamento
incrementa di 500€ poiché rappresenta uno stock quindi non si azzera arrivando fino a 1.000€ e la
quota ammortamento o l’ammortamento cioè il costo rimane invariato a 500€.
Il costo cioè l’ammortamento rimane invariato perché ogni anno il costo ammortamento si azzera
perché è un flusso.

Se il bene non fosse acquistato all’inizio dell’anno? Si prende la quota ammortamento del primo e
dell’ultimo anno e se ne fa la metà, ovvero, metà quota il primo anno e l’anno dopo l’altra metà e,
negli anni in mezzo, logicamente l’ammortamento in senso ordinario come visto
precedentemente.
OSSERVAZIONE: l’ammortamento è il costo mentre il fondo ammortamento è una passività, è una
posta rettificativa dell’attivo la quale si stanzia all’interno del passivo.

LA DISMISSIONE DELL’IMMOBILIZZAZIONI:

Che problemi genera l’ammortamento? Genere dei problemi di manifestazione di componenti


positive o negative di reddito che vengono rispettivamente chiamate come “plus valenze” oppure
“minus valenze”.

Ipotizziamo che, ad un a certa data, abbiamo un fotogramma cioè abbiamo uno Stato
Patrimoniale,
il valore in costo storico della nostra immobilizzazione sia pari a 10.000€ e, conseguentemente, il
valore di fondo ammortamento sia pari a 7.000€ e, pertanto, il valore residuo
dell’immobilizzazione, corrispondente al valore non ammortizzato, sia parti a 3.000€.
Ipotizziamo di vendere l’immobilizzazione perché qualcuno ci offre invece di 3.000€ ci offre
5.000€, allora il valore contabile netto ossia il valore residuo era 3.000€, l’incasso 5.000€

necessariamente si avrà 5.000-3.000 con una plusvalenza che determina con una componente
positiva di reddito, ho un ricavo a tuti gli effetti.
Guardando l’ipotesi vista in precedenza, se vendo l’immobilizzazione ad un valore pari a 2.000€ e,
conseguentemente, effettuo 2.000-3.000 ottenendo una componente negativa di reddito definita
come minus valenza pari a -1.000€ cioè il costo di esercizio.
Inoltre, questo costo di esercizio è classificabile nella gestione ordinaria solo o caratteristica in casi
particolare nella gestione straordinaria.
OSSERVAZIONE: se vendiamo un’immobilizzazione ad un valore che risulta maggiore del suo valore
contabile netto, si genera una plus valenza la quale rappresenta una componente positiva ossia un
ricavo. Se invece si ha un costo, una componente negativa di reddito ciò vuol dire che l’incasso di
alienazione risulta inferiore rispetto al valore contabile del valore contabile netto.

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