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APPUNTI DI DIRITTO PRIVATO

PROF. DELLACASA

2019-2020

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Appunti di Martina Conti

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Conti Martina 1
CAP. I
1. Il DIRITTO PRIVATO NEL SISTEMA GIURIDICO
Ha la funzione di orientare i comportamenti umani verso un risultato socialmente utile, evitando
di danneggiare gli interessi degli individui.

Dunque può essere de nito

• Da una caratterizzazione oggettiva, ovvero come un insieme di nome giuridiche


(ordinamento giuridico: quando sono strutturate in modo più o meno complesso)

• Da una caratterizzazione soggettiva, cioè come potere di azione che un soggetto ha nei
confronti dell’altro

Il diritto si basa su tre fattori:

• Le regole : le prescrizioni sui comportamenti da tenere; le prescrizioni non possono essere


ritenute né vere né fate, solo opportune o inopportune

• Le sanzioni: Misura af ittiva predisposta dall’ordinamento giuridico a carico della persona


responsabile di un atto illecito

• Gli apparati: le istituzioni controllate dallo Stato che hanno il compito di veri care nei
singoli casi le eventuali violazioni delle regole e, se necessario, di applicare le sanzioni
adeguate

- Esempio: l’art. 2043 del Codice Civile dice che “qualunque fatto doloso o colposo che
cagiona ad altri un danno ingiusto obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il
danno”. Vengono così stabilite la regola e la sanzione in caso di violazione; l’apparato è,
in questo caso, il giudice civile.

Si può dividere l’ambito del diritto in:

• Diritto Privat

- Funzione di favorire l’allocazione ef ciente delle risorse dal punto di vista degli
individui ma anche della società (solitamente alla base del diritto privato ci sono ragioni
di tipo economico).

- Le sanzioni comminate dal diritto privato andranno a colpire il patrimonio della persona
che viola le regole, non la sua libertà personale (ad esempio, in caso di omicidio, la
sanzione da applicare secondo il diritto privato sarà un risarcimento in denaro);

- Il suo nucleo è il rispetto della sfera giuridica altrui, nessuno può modi care la sfera
giuridica di un altro individuo senza permesso, si caratterizza dunque dall’autonomia e
dalla parità dei soggetti coinvolti

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• Diritto Penale,

- Compito di sanzionare i comportamenti socialmente dannosi, andando a colpire


direttamente la persona colpevole con provvedimenti che limitano la sua libertà
personale (ad esempio, sempre nel caso dell’omicidio, la sanzione penale sarà la
reclusione del colpevole);

• Diritto Pubblico,

- Regola l’organizzazione e il funzionamento dei pubblici poteri.


- Una differenza sostanziale tra il diritto privato e il diritto pubblico è la presenza della
Pubblica Amministrazione, obbligatoria nell’ambito pubblico e facoltativa in ambito
privato.

- Quando la Pubblica Amministrazione sceglie di avvalersi del diritto privato, si


pone sullo stesso piano del suo interlocutore, andando a cercare un accordo sotto
forma di contratto;

- Quando, invece, si avvale del diritto pubblico, può esercitare il proprio potere
d’imperio, e di imporre, pertanto, la propria volontà al soggetto privato,
interferendo nella sfera giuridica altrui.

- Esso è dunque caratterizzato dalla soggezione e dalla subordinazione.


Esempio: la Pubblica Amministrazione vuole avviare i lavori di costruzione di un asilo su
un territorio di proprietà di un privato.

- Se la P.A. si avvale del diritto privato, le due parti stipulano un contratto con il
quale la P.A. potrà acquisire, previo pagamento, la proprietà del terreno:
l’accordo libero tra le due parti è quindi fondamentale e sancisce una parità tra la
P.A. e il privato

- Se la P.A. decide di avviare un procedimento amministrativo avvalendosi, quindi,


del diritto pubblico, potrà arrivare un procedimento di espropriazione del
terreno, con il quale otterrà la proprietà di esso dietro pagamento di un
indennizzo al privato: la P.A. può quindi esercitare il potere d’imperio, imponendo
le proprie decisioni al privato.

- La scelta del tipo di diritto da utilizzare in questi casi spetta alla P.A., che può
quindi decidere se lasciare autonomia al privato (diritto privato) o se esercitare la
propria autorità (diritto pubblico).

ISTITUTO GIURIDICO: Insieme di nome più meno strutturate che regolano una determinata
materia del diritto

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LA FATTISPECIE: situazione giuridica considerata e disciplinata dal diritto. Il giudice ha a che


fare con una fattispecie concreta (singolo fatto che si è veri cato in un determinato momento) e la
deve ricondurre a una astratta descritta dalla legge, per capire se l’adempimento è lieve o grave
(individua i suoi effetti normativi)

Di solito la norma contiene la descrizione di un fatto (fattispecie astratta) nel quale dev’essere
inquadrato il fatto realmente accaduto che si sta considerando (fattispecie concreta). L’operazione
logica con cui si veri ca che una fattispecie concreta corrisponde a una fattispecie astratta si chiama
anche quali cazione della fattispecie concreta.

INTERPRETAZIONE: attribuzione di signi cato a un enunciato normativo.

• Un enunciato, quando non ancora interpretato si chiama disposizione, una volta interpretato
diventa norma.

• Applicare la norma signi ca stabilire se la fattispecie concreta di cui ci si occupa corrisponde alla
fattispecie astratta descritta dalla norma stessa.

• Una volta norme, esse possono avere un interpretazione riduttiva (individua un signi cato più
limitato rispetto ad altri possibili) o estensiva (individua un signi cato più ampio rispetto ad altri
possibili.

• Si parla di applicazione giuridica quando una norma viene estesa a un interpretazione diversa
dalla legge. Essa è uno strumento per colmare le lacune del sistema giuridico

Gli INTERPRETI possono essere

• Il legislatore, attraverso apposite norme da lui emanate per chiarire il signi cato di altre, chiamate
norme interpretative (int. autentica

• l’interpretazione giudiziale (giurisprudenza) è quella fatta dai giudici, la più importante, perché
ad essi spetta distribuire il torto e la ragione in base alle norme;

- Essi ricostruiscono i fatti di una causa, poi la corte di cassazione veri ca che le norme
siano state applicate correttamente e possono accettarle o cassarle (funzione mono lattica
—> protegge le norme favorendone un’interpretazione corretta e uniforme).

• l’interpretazione amministrativa è quella fatta dagli organi della pubblica amministrazione


competenti a occuparsi delle materie a cui si riferiscono le norme (può essere non formale o
formale, se formalizzata da circolari);

• Studiosi di diritto, nell’ ambito della loro attività scienti ca (int. dottrinale

Quanto al loro valore, solo l’interpretazione autentica vincola tutti gli altri interpreti, mentre gli altri
tipi di interpretazione non sono vincolanti (un giurista può sostenere un’interpretazione diversa da
quella dei giudici e viceversa).
In alcuni sistemi giuridici (inglese e statunitense) che si chiamano sistemi di common law, vale il
principio del precedente vincolante, quindi le interpretazioni vincolano i giudici di grado inferiore, e
possiamo affermare che in questi sistemi le decisioni giudiziarie sono vere e proprie fonti del diritto,
cosa che non vale nei paesi come il nostro che hanno un sistema di civil la
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UGUAGLIANZA FORMALE E SOSTAZIAL

1. ART. 3(1) COST. (in contrapposizione a regime del passato) -> divieto di discriminazione per
sesso, lingua, religione e differenze creato devono essere ragionevoli

2. ART. 3(2) COST. ( si parte dalla consapevolezza che non tutti nascono nelle stesse condizioni,
ma queste disuguaglianze devono essere eliminate dalla Repubblica (attenuazione delle
differenze di partenza degli individui). Questo può signi care limitare l’autonomia nel disporre
i propri diritti. Per garantire l’uguaglianza sostanziale la legge promuove una serie di azioni a
favore dei soggetti deboli

2. LE FONTI DEL DIRITTO PRIVAT


Le prescrizioni del diritto derivano da atti o fatti normativi che vengono metaforicamente de niti
“fonti del diritto”.

La gerarchia delle fonti del diritto è così composta:

1. Fonti Costituzionali

- La costituzione, ovvero la legge fondamentale (e non “un insieme di leggi”) della


Repubblica Italiana. La Costituzione è stata redatta tra il 1946 e il 1947 ed è entrata in
vigore il 1/1/48. È formata da tre parti (Principi Fondamentali, Diritti e Doveri dei
Cittadini, Ordinamento della Repubblica). Essa è RIGIDA (tutte le fonti subordinate la
devono rispettare e per modi carla serve un procedimento particolarmente complesso

- Leggi costituzionali e di revisione costituzionale

2. Fonti primari

- Leggi Ordinarie, atti normativi emanati dai 2 rami del Parlamento. Sono subordinate alla
Costituzione e la Corte Costituzionale ha il potere di giudicarne la legittimità, anche con
effetto retroattivo

- Decreti Legge, atti normativi emanati dal presidente della Rep.in caso di emergenza o di
urgente necessità. Vanno poi convertiti in Leggi Ordinarie dalle camere, entro 60 gg

- Decreti Legislativi, atti normativi emanati dal Governo sulla base di una delega del
Parlamento, che lo autorizza a legiferare su una determinata tematica (Legge di
Delegazione o Legge Delega). Se il governo, nella formulazione di questi decreti, non
rispetta le indicazioni dl parlamento, il decreto viene considerato costituzionalmente
illegittimo.

- Leggi regionali e regolamenti dell’unione europe

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3. Fonti secondari

- Regolamenti, atti normativi emanati dal Governo (governativi) o dai singoli ministri
(ministeriali) che hanno carattere generale e che devono rispettare sia la Costituzioni che
le Leggi ordinarie

4. Consuetudini, fatti normativi (“fonti-fatto”) che hanno origine da comportamenti


costantemente ripetuti, USUS, (elemento oggettivo) e che vengono considerati
giuridicamente vincolanti, nonché dovuti e leciti, OPINIO IURIS ET NECESSITATIS
(elemento soggettivo).

IL CODICE CIVIVE : INQUADRAMENTO STORIC

Esso è un regiodecret

L’idea di Codice Civile nasce nella Francia rivoluzionaria, per mettere ordine tra le
numerosissime norme del diritto privato: durante l’Impero di Napoleone, nel 1804, viene
promulgato il Code Civil (o Code Napoléon), il primo codice civile moderno, ancora in vigore in
Francia, seppur modi cato in varie parti.

Gli scopi principali di questo Codice erano due:

• L’uni cazione territoriale del diritto, ovvero l’ottenimento di un’uniformità delle regole del
diritto su tutto il territorio della nazione, eliminando le differenze che vigevano da una regione
all’altra nell’ambito delle norme giuridich

• L’uni cazione soggettiva, ovvero l’applicazione uniforme delle regole del diritto a tutta la
popolazione, indipendentemente dalla classe sociale a cui ciascun individuo apparteneva (In
passato c’era particolarismo giuridico).

LA DUPLICITÁ DEI CODIC

Oltre al Codice Civile, venne promulgato nello stesso periodo anche un Codice di Commercio, che
conteneva le regole che disciplinavano i rapporti commerciali.

Dopo l’unità d’Italia, nel 1865, anche nel nostro Paese nascono un Codice Civile e un Codice di
Commercio, che prendono spunto dal modello francese: viene mantenuta la struttura dei 2 codici
separati, così come diverse norme vengono riportate dal Codice francese a quello italiano

La differenza fondamentale

• Le norme del Codice Civile difendono le prerogative del proprietario, garantendo così il
godimento dei beni (PROSPETTIVA STATICA). Il codice civile, insomma, si fonda sulla
Proprietà.

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• Le norme del codice di commercio favoriscono prevalentemente la circolazione di ricchezze


e l’esercizio delle attività economiche (PROSP. DINAMICA). Il Codice di Commercio si
fonda, insomma, sul Contratto.

LA COMMERCIALIZZAZIONE

Nel corso degli anni, i Codici vengono riformati

• 1882, sostituzione del Codice di Commercio -> accentuazione circolazione della ricchezza,
mantenendo sempre la struttura a 2 codici separati.

• Negli anni ’40, però, il regime fascista decide di uni care i 2 testi nel Codice Civile, in modo che
quest’ultimo andasse a regolamentare anche lo svolgimento delle attività economiche.

- Si tratta di una riforma che contiene anche una forte impronta ideologica: i due codici separati
erano tipici delle società liberali e entravano quindi in con itto con l’idea fascista di società
unita e compatta

- L’eliminazione del Codice di Commercio causa, pertanto, la Commercializzazione del


Diritto Privato: diverse norme del vecchio Codice di Commercio vengono mantenute e, nel
Codice Civile, il godimento delle ricchezze lascia il passo al dinamismo delle attività
economiche. (nel momento in cui c'erano due soluzioni si scarta quella del vecchio codice
civile e prevale quella di commercio) -> staticità non più adatta al nuovo sistema economico.

Il Codice Civile del 1942 è ancora in vigore in Italia.

Dopo la promulgazione della Costituzione nel 1948, alcune norme (ad esempio quelle sul diritto di
famiglia) vengono ritenute illegittime; tuttavia, la gran parte del Codice si salva, dal momento che
tratta delle risorse da un punto di vista strettamente tecnico, che prevale a stimoli di natura politica.

DECODIFICAZIONE DEL DIRITTO PRIVAT

A partire dagli anni ’70, il Codice inizia a perdere la sua centralità a causa di una serie di leggi
esterne ad esso, dette Leggi Speciali o Collegate: è il fenomeno della Decodi cazione del Diritto
Privato.

Questo avviene perché alcuni gruppi ristretti di persone iniziano a chiedere regole speci che che
valgano soltanto per loro: dal momento che nel Codice Civile è d’obbligo l’uni cazione soggettiva,
norme del genere non possono trovare posto all’interno di esso.

Alcuni esempi di gruppi che rivendicano maggiori tutele sono i lavoratori subordinati (che
ottengono lo Statuto dei Lavoratori), gli individui che prendono abitazioni in locazione (Legge
sull’Equo Canone) o i lavoratori agrari che prendono terreni in locazione.

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Vengono dunque introdotte delle leggi sopravvenute (norme nuove)

• Novelle : legge che modi ca il codice (sostituisce disposizione giuridica già in vigore
• Leggi speciali: leggi fuori dal codice

• Testi unici : atti normativi che raccolgono diverse leggi speciali che si strati cano nel tempo

REGOLAMENTI E DIRETTIV

Dopo l’ingresso dell’Italia nell’Unione Europea, negli anni ’80 e ’90, il Codice Civile deve essere
modi cato in alcune parti, per fare sì che le imprese italiane possano competere con le imprese di
tutto il continente, creando un Mercato Comune Europeo: diventa necessaria un’Armonizzazione
del Diritto Privato, in modo che le varie legislazioni europee risultino compatibili tra di loro.

L’Unione Europea, a sua volta, emana

• Regolamenti, norme che sono immediatamente applicabili

• Direttive, norme che ssano degli obiettivi speci ci per gli Stati membri lasciando tuttavia al
singolo Stato la scelta sui metodi da attuare per raggiungerli.

L’obiettivo di queste norme è regolamentare il mercato europeo dei consumi, oltre


all’armonizzazione delle leggi del Mercato Comune. Queste leggi non rientrano nel Codice Civile
(mancano di uni cazione soggettiva), ma costituiscono un Codice del Consumo;

• il Codice del Consumo è un esempio di Testo Unico, un testo che raccoglie e contiene le leggi
speciali che vertono su un determinato argomento.

LEX MERCATORIA (diritto prodotto dai mercanti)

Operatori economici internazionali adottano contratti sempre più analitici e precisi, che tendono a
prevedere tutte le situazioni che possono veri carsi nel rapporto. In questo modo il contratto
diventa più importante della legge. Gli imprenditori economici dunque producono leggi grazie al
contratto plasmato sul modello anglosassone

LA STRUTTURA DEL CODICE CIVIL

1. DELLE RSONE E DELLA FAMIGLIE, contiene le regole sulla capacità e sulla posizione
giuridica generale delle persone sich e disciplina i rapporti famigliari(matrimonio), ma per
divorzio ad esempio c’è legge speciale, e le organizzazione senza scopo di lucro, enti no pro t,
ma per enti del III settore oggi c’è testo unico -> codice del III settore;

2. DELLE SUCCESSIONI, regolamenta la sorte del patrimonio di una persona, dopo che questa
ha cessato di vivere (quello meno intaccato dalle leggi speciali);
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3. DELLE PROPRIETÀ E DIRITTI REALI , riguarda la de nizione e la classi cazione dei


beni, la disciplina del diritto di proprietà e la disciplina del possesso;

4. DELLE OBBLIGAZIONI, RAPPORTO OBBLIGAZIONI E SUE FONTI, il più ampio,


disciplina le obbligazioni, ovvero gli obblighi di eseguire una prestazione avente carattere
patrimoniale. Nel quarto libro si parla anche delle fonti delle obbligazioni, ovvero il Contratto e
i fatti illeciti che generano responsabilità civile. (intaccato da diverse leggi speciali di carattere
europeo a seguito di direttive, in particolare discipline a protezione del consumatore -> codice
del consumatore, dlgs. 206,2005.

5. DEL LAVORO, contiene la disciplina del lavoro autonomo e subordinato e delle attività
economiche, delle imprese e delle società -> enti for pro t e presenta la de nizione di attività
imprenditoriale (Ci sono molte leggi speciali

6. DELLA TUTELA DEI DIRITTI, contiene diversi argomenti e racchiude una serie di
disposizioni volte alla tutela dei diritti nei diversi settori della società già toccati dagli
argomenti degli altri libri. I primi 5 libri imputano obblighi e riconoscono diritti, il sesto parla
di come i diritti vengono esercitati o tutelati. (tra i meno intaccati dalle leggi speciali).

Esempio: l’art. 2043 (già citato) si trova nel libro 4 e attribuisce al danneggiato il diritto ad
avere il risarcimento del danno subito. In una disposizione contenuta nel VI libro, invece, si
legge che tale diritto va esercitato entro un termine di prescrizione di 5 anni: spiega quali
sono e modalità di esercizio del diritto contenuto in un altro libro.

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CAP. I

SITUAZIONI GIURIDICHE, DIRITTI SOGGETTIVI,


RAPPORTI GIURIDICI
LE SITUAZIONI GIURIDICHE ATTIVE E PASSIVE.

La funzione del diritto è sistemare gli interessi umani, alla luce dei valori e degli obbiettivi
prevalenti nella società. Per svolgere questa funzione, le norme giuridiche stabiliscono una
graduatoria fra i diversi interessi, attribuendo alle persone coinvolte determinate situazioni
(posizioni) giuridiche.
Il soggetto a cui appartiene una situazione giuridica si dice titolare di essa.

• Le situazioni giuridiche attive sono quelle che esprimono la prevalenza dell’interesse del
titolare, sull’interesse di altri soggetti (la proprietà)

• Le situazioni giuridiche passive esprimono al contrario la subordinazione dell’interesse del


titolare rispetto all’interesse di altri soggetti, cui si dà prevalenza.

Tutti quelli che non hanno la proprietà né alcun’altra situazione attiva sopra una cosa, hanno il
dovere di rispettare la proprietà altrui.

IL DIRITTO SOGGETTIVO

Potere di agire nel proprio interesse, o di pretendere che qualcun altro tenga un determinato
comportamento nell’interesse del titolare del diritto.

Fanno parte dei diritti soggettivi:

• la proprietà: che da al proprietario il potere esclusivo di utilizzare in tanti diversi modi la


sua cosa

• il credito: che da al creditore il potere di pretendere che il debitore gli paghi la somma
dovuta

• Il diritto all’onore: che da a ciascuno il potere di opporsi e reagire a offese che gli vengono
rivolte

Qualsiasi diritto soggettivo riserva al suo titolare uno spazio di autonomia di giudizio e di
decisione, entro il quale il titolare è libero di valutare quale sia il proprio interesse e quale il modo
migliore di perseguirlo, e di agire nel modo corrispondente.

Il contenuto dei diritti soggettivi corrisponde al tipo di poteri che essi danno ai titolari e al tipo di
interessi che gli consentono di realizzare.

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I diritti soggettivi si classi cano in:

Una prima distinzione riguarda la sfera in cui operano i diritti soggettivi

• Diritti sogg. pubblici attribuiscono al titolare poteri che gli consentono di incidere
sull’organizzazione politica, o comunque de niscono la sua posizione nell’organizzazione
politica della società (diritto di voto, diritto di libertà personale, di professione religiosa)

• Diritti sogg. privati riguardano invece poteri e interessi del titolare che non toccano
l’organizzazione politica della società (diritto di proprietà, diritto di credito).

Una seconda distinzione riguarda il tipo di interesse servito dal diritto soggettivo o la modalità dei
poteri che formano il contenuto del diritto:

• Patrimoniali: procurano al titolare utilità di natura economica

• Non patrimoniali: procurano al titolare utilità morale o ideale

• Assoluti: possono essere fatti valere dal titolare nei confronti di tutti gli altri soggetti, i quali
hanno il dovere di rispettarli

• Relativi: possono essere fatti valere dal titolare solo nei confronti di qualche soggetto
determinato, che ha il dovere di rispettarli

• Disponibili: sono quelli che il titolare può liberamente trasferire, autolimitare o cancellare
(es un soggetto può rinunciare a un bene vendendolo o donandolo)

• Indisponibili: il titolare non può liberamente trasferire, autolimitare o cancellare. (es


soggetto non può rinunciare al diritto del divorzio)

FATTI, ATTI, EFFETTI GIURIDICI


SITUAZIONI GIURIDICHE, EFFETTO GIURIDICI E FATTISPECIE GIURIDICHE.

I mutamenti che si producono nelle situazioni giuridiche dei soggetti si chiamano effetti giuridici, e
consistono nella creazione, modi cazione o estinzione di rapporti giuridici. Gli effetti giuridici
nascono quando c’è una causa che li determina, questa causa è de nita fattispecie giuridica.
La fattispecie (concreta) produce gli effetti giuridici che la norma prevede, in relazione alla
fattispecie astratta descritta nella norma stessa

I FATTI GIURIDIC

Fatti giuridici sono gli eventi che accadono e producono i loro effetti giuridici indipendentemente
da intenzionalità e consapevolezza umane.

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TIPI DI ATTI: PATRIMONIALI E NON PATRIMONIALI; ONEROSI E GRATUITI; FRA


VIVI E A CAUSA DI MORTE; LECITI E ILLECITI.

Una prima classi cazione degli atti si basa sulla natura delle situazioni giuridiche a cui si
riferiscono gli effetti dell’atto

• Gli atti patrimoniali incidono su situazioni di tipo economico (i contratti)

• Gli atti non patrimoniali invece riguardano situazioni giuridiche di tipo prevalentemente non
economico (matrimonio)

Una seconda classi cazione è interna alla categoria degli atti patrimoniali e si fonda sul senso
economico:

• Gli atti onerosi sono quelli in cui tutte le parti coinvolte nell’atto sostengo un sacri cio
economico e correlativamente ricevono un vantaggio economico (compravendita)

• Gli atti gratuiti sono quelli in cui solo una delle parti coinvolte sostiene un sacri cio
economico, mentre l’altra ottiene un vantaggio senza affrontare un corrispondente sacri cio
(donazione).

Una terza classi cazione è data in base al criterio del fattore di produzione

• Gli atti a causa di morte producono i loro effetti solo in seguito alla morte dell’autore
dell’atto (testamento)

• Gli atti fra vivi sono quelli che per produrre effetti non presuppongono la morte del loro
autore (contratti ecc.).

I BENI E IL PATRIMONI

DIRITTI, INTERESSI, BENI: I BENI COME “OGGETTO DI DIRITTI

Il bene è qualsiasi entità capace di soddisfare bisogni (e quindi realizzare interessi) umani

Il bene è l’oggetto del diritto: se A è proprietario di un’automobile, quell’automobile è il bene che


forma oggetto del diritto di proprietà di A

• De nizione normativa di bene: art. 810 dice che “sono beni le cose che possono formare oggetto
di diritti”

- Può formare oggetto di diritto solo ciò su cui sia immaginabile un con itto di interessi

- Non sono beni tutte le cose del mondo sico, così come l’aria, l’acqua del mare, perché
inesauribili e accessibili a tutti

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- Nella stessa logica, in base all’art. 814 c.c. le energie naturali si considerano beni (mobili)
quando hanno un “valore economico”. Es. È un bene l’energia geotermica che alimenta
una centrale elettrica, non è un bene l’energia solare che alimenta una calcolatrice

• Nella de nizione legislativa di bene ricorre il termine “cosa”, con cui si intende,
nell’accezione corrente, un frammento di materia percepibile attraverso l’uso dei sensi. Così
intesa, la de nizione di bene è troppo circoscritta, in quanto esclude dall’estensione del
termine i c.d. beni immateriali. È opportuna un’interpretazione estensiva: è bene qualunque
entità utile all’uomo, materiale o immateriale, suscettibile di determinare con itti di interessi
regolati dal diritto

• I beni materiali sono le cose capaci di di formare oggetto di diritti

• I beni immateriali sono quelle entità diverse dalle cose, utili all’uomo e suscettibili di aprire
con itti di interessi regolabili dal diritto. (Es. marchio di fabbrica, brevetto per invenzione
industriale, creazione o esecuzione artistica...). Tutti i beni immateriali hanno un valore
economico, e sono dunque ricchezza per il titolare.

BENI MOBILI E IMMOBILI; BENI MOBILI REGISTRATI

Tornando ai beni materiali distinguiamo:

• Beni immobili che sono individuati attraverso due criteri

- Per natura: tutto ciò che naturalmente o arti cialmente è incorporato al suolo (es.
sorgenti, corsi d’acqua, edi ci etc.

- Per destinazione: mulini, bagni e altri edi ci galleggianti quando sono saldamente
assicurati alla riva o all’alveo e sono destinati a esserlo in modo permanente per la loro
utilizzazione

• Beni mobili

- Sono mobili tutti gli altri beni.

- Sono beni mobili anche le energie naturali che hanno valore economico (art. 814.)

Si hanno delle differenze di trattamento giuridico:

1. Esiste per gli immobili una speciale organizzazione pubblica per l’accertamento e la
documentazione della loro consistenza: il catasto, tenuto dagli uf ci tecnici erariali e
formato da un complesso di mappe che descrivono tutti gli immobili rustici e urbani.

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2. La circolazione degli immobili richiede formalità più rigorose di quelle previste per i
mobili e soprattutto è soggetta a un regime di pubblicità che permette di seguire i loro
trasferimenti e le altre principali modi che delle situazioni giuridiche che li riguardano.

3. I mobili possono essere res nullius (cosa di nessuno), questo non è concepibili per gli
immobili. Gli immobili che non appartengono a nessuno sono automaticamente dello Stato.

BENI MOBILI REGISTRATI

Esistono anche diversi tipi di registri, relativi a beni mobili registrabili (navi, auto e aerei), che
sono però registrati su base reale e non su base personale (come registri immobiliari che fanno
riferimento ad alienante e acquirente).

BENI MOBILI NON REGISTRATI

Per quanto riguarda beni mobili, anche di valore, non esistono registri appositi: è il caso delle
opere d’arte o delle pietre preziose.

Questo genera un problema: se un soggetto vuole acquistare un’opera d’arte, non ha strumenti per
concludere con certezza che il suo eventuale alienante sia effettivamente il legittimo proprietario del
bene. Bisognerebbe quindi effettuare una serie di indagini per veri care che il dante causa sia il
proprietario del bene:

• Si tratta dei costi transativi, ovvero i costi da sostenere per effettuare le indagini sulla
proprietà dei beni. (necessari per disporre di un diritto: se sono elevati i diritti circolano
lentamente

• La legge si occupa di questa questione (art. 1153) con la regola del Possesso vale Titolo (o
acquisti a non domino [dal non proprietario]), che prevede che l’acquirente di un bene mobile
non registrato ne diventa proprietario anche se colui che glielo ha trasferito non era il legittimo
proprietario del bene. Questo avviene a patto che:

- Il bene sia stato effettivamente consegnato (ci sia il possesso effettivo del bene da parte del
soggetto);

- L’acquirente sia in buona fede al momento della consegna, non deve avere ragione di
dubitare che colui che si pone ai suoi occhi come alienante sia il proprietario del diritto di
proprietà;

- Ci sia un titolo (ragione che determina l’acquisto di un diritto) idoneo al trasferimento


della proprietà (come un contratto).

• Questa regola consente a chiunque di acquistare tranquillamente un bene mobile non


registrato, riducendo i costi transativi. Può subire un danno, in questo caso, il vero proprietario
del bene che viene rubato da un altro soggetto, il quale poi lo rivenderà:

- Il soggetto danneggiato potrà chiedere il risarcimento del danno al ladro, ma non potrà
avere pretese su chi ha regolarmente acquistato il bene
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- Es: compro un quadro rmando un contratto. Un amico viene a vedere il quadro e
afferma che gli era stato rubato tempo prima. Il quadro è ancora mio. Il mio amico
non può riacquisire la proprietà che è stata acquistata da me come acquirente. Viene
privilegiato interesse dell’acquirente sacri cando posizione del proprietario.
Perché? La legge sacri ca il proprietario a favore dell’acquirente perché vuole
rendere più veloce la circolazione e l’economia dei beni mobili non registrati. Se
l’acquisto viene fatto in mala fede, conoscendo la provenienza furtiva, l’acquisto non
va a buon ne.

• Questa regola ha due implicazioni (corollari)

- Se sul bene alienato esistono dei diritti altrui, di un soggetto diverso dall’alienante,
l’acquirente acquista la proprietà piena del bene, non gravata da questi diritti, purché questi
diritti non risultino dal titolo d’acquisto e l’acquirente sia in buona fede (ovvero non sappia
nulla di questi diritti) (art. 1153, comma 2).

- Es: se si acquista un macchinario che un altro soggetto diverso dall’alienante ha in


usufrutto, l’acquirente otterrà la proprietà del macchinario, ma dovrà consentirne
l’usufrutto da chi ne detiene il diritto, a meno che non sia all’oscuro del diritto.

- Se un soggetto aliena lo stesso bene mobile non registrato a diversi acquirenti, tra di essi
prevale colui che ne riceve la consegna, purché sia in buona fede all’atto della consegna,
anche se il suo titolo d’acquisto è di data successiva alla consegna. Non conta quando viene
rmato un contratto, ma quando viene effettuata la consegna del bene. La legge, tuttavia,
prevede che in altre situazioni non occorra necessariamente il possesso di un diritto perché
sia valido il trasferimento del diritto stesso (art. 1376).

- Es: un collezionista acquista un quadro ma non lo ritira subito per averne più cura nel
trasporto. Io voglio quel quadro è faccio un’offerta superiore al venditore senza
intendermene d’arte. Concludiamo il contratto, pago e lo ritiro subito con una
fasciatura per il trasporto. Il collezionista non riceverà la consegna, io in buona fede
prevalgo perché ritiro prima il bene.

Ulteriori classi cazioni:

• Beni fungibili (o di genere): sono quelli che risultano identici, per qualità, ad altri beni dello
stesso genere. Tipicamente fungibile é il denaro.

• Beni infungibili (o di specie): sono quelli non sostituibili indifferentemente con altri beni per
la presenza di apprezzabili particolarità qualitative che fanno di quel bene una cosa unica ( es
l’originale di un’opera d’arte)

• Pertinenze: rapporto tra una cosa accessoria e una cosa principale. Le pertinenze sono le
cose (accessorie) destinate in modo durevole a servizio o a ornamento di un’altra cosa
(principale): (art. 817)

• Frutti: sono beni prodotti da altri beni (beni fruttiferi):

- naturali: sono “quelli che provengono direttamente dalla cosa, vi concorra o non
l’opera dell’uomo”. I frutti naturali spettano normalmente al proprietario della cosa

Conti Martina 15
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fruttifera, ma in certi casi possono spettare ad altri (es. i frutti della terra data in af tto
spettano all’af ttuario che la coltiva)

- civili: sono quelli che si traggono dalla cosa come corrispettivo del godimento concesso
ad altri (art. 820) (es. canone di locazione, interessi del mutuo).

LE VICENDE DEI DIRITTI E LA CIRCOLAZIONE


GIURIDICA

LE VICENDE DEI DIRITTI


I diritti durante il corso del tempo subiscono dei cambiamenti che vengono chiamati “vicende”.
Questi sono effetti giuridici determinati da una fattispecie.
Vicende principali sono

• Dal punto di vista del diritto:

- Nascita: inizia a esistere

- Trasferimento: da un soggetto A a un soggetto B

- Estinzione: cessa di esister

• Dal punto di vista del soggetto:

- Acquist

- Perdita

L’ACQUISTO DEI DIRITTI: ACQUISTI ORIGINARI E DERIVATIVI; ONEROSI E GRATUITI;


FRA VIVI E A CAUSA DI MORTE; SUCCESSIONE PARTICOLARE E UNIVERSALE

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Si hanno diversi tipi di acquisti di un diritto:

• Acquisto originario: non avviene sulla base di un rapporto fra il precedente titolare e il
nuovo titolare. (es. quando un pescatore pesca un pesce in mare, acquista il diritto di
proprietà senza che ci fosse un proprietario precedente)

• Acquisto derivativo: l’acquirente riceve il diritto dal (e sulla base di un rapporto col)
precedente titolare (es. chi compra il pesce dal pescatore). L’acquisto derivativo si de nisce
anche successione nel diritto.

- Colui che acquista è detto successore o avente causa, colui che trasferisce è detto
autore o dante causa

- Dal punto di vista dell’avente causa è l’acquisizione del diritto, dal punto di vista del
dante causa è l’alienazione (alienare=farlo diventare di un altro)

• L’acquisto è gratuito quando l’avente causa non sopporta alcun sacri cio economico in
cambio dell’acquisto (es. diritto di proprietà per donazione o eredità

• L’acquisto è oneroso quando chi acquista dà o promette qualcosa in cambio del diritto
acquistato (es. inquilino paga prezzo per abitare una casa)

• L’acquisto è fra vivi quando non presuppone la morte del dante causa
(compravendita, donazione, locazione)

•  L’acquisto è a causa di morte quando si produce per effetto della morte del dante
causa

C’è poi una distinzione che riguarda l’oggetto dell’acquisto:

• Successioni particolari quando l’avente causa acquista uno o più diritti determinati dal dante
causa (es. comprando qualcosa da un venditore si ha una successione particolare

• Successioni universali quando l’avente causa entra in possesso dell’intero patrimonio del
dante causa, o in una quota.

- Siccome il patrimonio è fatto di attività (beni, crediti e altri diritti) e passività (debiti). Il
successore universale acquista anche le passività.

IL TITOLO D’ACQUISTO

La fattispecie che determina l’acquisto di un diritto si usa chiamare titolo d’acquisto (es contratto
di compravendita, testamento del dante causa.

Fra tutti i possibili acquisti di diritti, i più importanti sono quelli derivativi.

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E fra i titoli degli acquisti derivativi, i più importanti sono rappresentati da atti giuridici
(negoziali).

Valgono a riguardo due principi fondamentali:

1. L’acquisto del diritto si realizza solo se il titolare è regolare (se un contesto di


compravendita ha qualche difetto non è un titolo capace di trasferire il diritto)

2. Nessuno può trasferire un diritto che non ha, e correlativamente nessuno può diventare
titolare di un dirittto acquistandolo da chi non ce l’ha.

LA PRESCRIZIONE ESTINTIVA

La prescrizione estintiva è il meccanismo che determina l’estinzione del diritto, in conseguenza di


una prolungata inerzia del suo titolare, che quindi lo perde

(Art. 2934) “ogni diritto si estingue per prescrizione, quando il titolare del diritto non lo esercita per
il tempo determinato dalla legge”.

Ci sono due giusti cazioni:

1. Esigenza di certezza delle situazioni e dei rapporti giuridici.

- Chi ha un diritto ha davanti a se un contro interessato, ossia il titolare della corrispondente


situazione passiva (es. creditore-debitore). Ora, di fronte alla persistente inazione del titolare
del diritto, la parte passiva del rapporto nisce per regolarsi e organizzarsi come se quel diritto
non esistesse più; e una pretesa fatta valere contro di lui a lunghissima distanza di tempo
disturberebbe i nuovi programmi formulati sul ragionevole presupposto che quella vecchia
posizione passiva sia ormai cancellata. Adeguamento della situazione giuridica.

- Inoltre, a distanza di tanto tempo, gli elementi utili per provare l’esistenza e il contenuto del
diritto tendono a non essere più disponibili o af dabili, per cui la lite fra titolare del diritto e
sua controparte sarebbe dif cile da risolvere, e sarebbe luogo a ulteriori incertezze: meglio
troncarla alla radice, dicendo che il diritto affermato non c’è più, in quanto prescritto.

2. Favore per l’uso produttivo delle risorse.

- Un diritto non esercitato è una risorsa economica non valorizzata dal titolare , ma l’esistenza
del diritto blocca anche le risorse della controparte, titolare della situazione passiva.

- Il creditore che non chiede indietro la somma di denaro al debitore non usufruisce del suo
diritto.

- Allo stesso tempo il debitore non può usare quella somma perché da un giorno all’altro
potrebbe essere voluta indietro dal creditore.

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I DIRITTI IMPRESCRITTIBILI

Ci sono diritti che non si prescrivono (art.2934):

• Diritto di proprietà: di fronte al proprietario inerte solitamente non c’è un contro interessato,
almeno in una situazione: quando la cosa di A è nelle mani di B, che si comporta lui da
proprietario mentre A resta inerte. In tal caso l’inerzia del proprietario A, unita all’attività del
non proprietario B, fa sì che dopo un certo tempo A cessa di essere proprietario della cosa, e
proprietario diventa B: ma non perché A abbia perso il diritto per prescrizione, bensì perché B
ha acquistato il diritto per usucapione

• Diritti indisponibili: sono valori che si legano intimamente alla persona (es diritto di
personalità) e quelli attribuiti al titolare in vista di un interesse generale

• Singole facoltà comprese nel diritto: modi diversi di attuazione di un medesimo interesse del
titolar

INIZIO E TERMINE DELLA PRESCRIZION

L’inizio della prescrizione è il momento in cui parte il tempo che porterà all’estinzione del diritto.
In generale, è il momento in cui il diritto può essere fatto valere.

• I fattori che impediscono di far valere il diritto sono gli impedimenti giuridici all’esercizio del
diritto, e non impedimenti di fatto. La prescrizione parte anche se il titolare del diritto, per
ignoranza, non sa come muoversi per esercitarlo.

Il termine della prescrizione è il periodo di tempo, trascorso il quale il diritto si estingue

• Il termine ordinario è di 10 anni.

• I termini speciali possono essere più lunghi di quello ordinario (come i diritti reali su cosa
altrui che si estinguono in 20 anni) oppure più brevi (elencati nell’art. 2947)

• Il calcolo del tempo si fa con criteri precisi:

- Non si tiene conto del c.d. dies a quo ( giorno in cui si veri ca l’evento che fa partire la
prescrizione)

- Se il termine scade in un giorno festivo, prorogato automaticamente al giorno seguente


non festivo.

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SOSPENSIONE E INTERRUZIONE DELLA PRESCRIZION

Il decorso della prescrizione piò arrestarsi per determinate cause, che hanno l’effetto di allontanare
nel tempo la possibile estinzione del diritto

Si ha sospensione quando, in presenza di particolari circostanze, il decorso della prescrizione si


arresta, ma riprende quando esse vengono meno

Per calcolare se la prescrizione è giunta a compimento, si tiene allora conto anche del decorso
anteriore alla sospensione che si somma al periodo successivo alla ne di esse.

Cause di sospensione:

• Rapporti esistenti tra le parti (es. tra rapporti coniugi o datore di lavoro e lavoratore), i quai
possono scoraggiare l’esercizio di azioni o iniziative legali del titolare del diritto verso la
controparte

• Rapporti con interdetto privo di rappresentante legal

Si ha interruzione quando viene compiuto un atto che smentisce il doppio presupposto su cui si
fonda il meccanismo della prescrizione: l’inerzia del titolare del diritto e l’af damento di
controparte circa la cancellazione del diritto.

Gli atti interruttivi della prescrizione possono essere dunque atti proventi dal titolare del diritto, o
atti proventi da controparte. Dal momento dell’interruzione la prescrizione ricomincia a decorrere,
ma ricomincia da zero.

Cause di interruzione:

• Atti provenienti dal titolare che costituiscono esercizio del diritto. Domanda giudiziale (con
cui il titolare esercita un’azione in giudizio contro la parte passiva); atto di costituzione in
mora.

• Atti provenienti dalla controparte che costituiscono riconoscimento del diritto (es. richiesta di
una dilatazione di pagamento)

LA POSIZIONE DELLE PARTI RISPETTO ALLA PRESCRIZIONE

• Prima del decorso del termine: le parti non possono modi care i termini di durata della
prescrizione;

• Il soggetto passivo del diritto non può rinunciare preventivamente alla prescrizione.
(inderogabilità della prescrizione)

• Una volta decorso il termine e compiuta la prescrizione: è ammessa la rinuncia (successiva) alla
prescrizione

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- Il debitore che (rinunciando implicitamente alla prescrizione) abbia pagato spontaneamente
un debito estinto per prescrizione, non può ottenere la restituzione di quanto pagato, la
prescrizione non può essere rilevata d’uf cio dal giudice, ma deve essere eccepita dalla
parte interessata

LA PRESCRIZIONE PRESUNTIVA

La prescrizione presuntiva, a differenza della prescrizione estintiva (che estingue il diritto), si limita
a creare una presunzione di estinzione del diritto.

Si basa sul presupposto che determinati debiti siano pagati subito dopo la prestazione. (vendita di
beni al dettaglio; servizi turistici; lezioni private ecc.)

E allora, trascorso un periodo di tempo piuttosto breve senza che il creditore reclami il pagamento,
si presume che il debito sia stato regolarmente pagato.

Scaduto il termine della prescrizione presuntiva, il credito non è senz’altro estinto, ma


semplicemente si presume che sia stato pagato. Il creditore (albergatore, commerciante al dettaglio,
precettore ecc.) conserva la titolarità del diritto, ma può dimostrarlo avvalendosi di mezzi di
prova limitati: la confessione del debitore e il deferimento del giuramento decisorio.

LA DECADENZA

La decadenza ha in comune con la prescrizione il meccanismo per cui un diritto, non esercitato per
un certo periodo di tempo, si estingue. Differisce però dalla prescrizione sia per la ragione
giusti cativa, sia per le modalità della disciplina.

• La ragione giusti cativa è esclusivamente un’esigenza di certezza delle situazioni e dei


rapporti giuridici

- Si vuole che determinati diritti, capaci di condizionare certi rapporti o situazioni, vengano
esercitati entro un breve periodo di tempo perché è inopportuno che l’incertezza intorno a
quei rapporti si prolunghi oltre

• Nella decadenza non ha senso parlare di interruzione, perché o il diritto viene esercitato entro
il termine oppure decade

• La disciplina della decadenza può variare in modo signi cativo, a seconda del tipo di diritti
implicati:

- Se riguarda diritti indisponibili, la disciplina è inderogabile:

- Le parti non possono modi carla e rinunciare alla decadenza (art. 2968 c.c.)

- Il giudice deve rilevarla d’uf cio (art. 2969 c.c.).

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- Se riguarda diritti disponibili: la decadenza può essere evitata dal riconoscimento del
diritto ad opera della parte passiva (art. 2966 c.c.)

- Per esempio il venditore del bene viziato, che riconosce il difetto;)

- Le parti possono modi carne la disciplina, o introdurre termini di decadenza non


previsti dalla legge, purché non rendano eccessivamente dif cile l’esercizio del
diritto (art. 2965 c.c.);

- Il giudice non la può rilevare d’uf cio (art. 2969 c.c.).

LA CIRCOLAZIONE DEI BENI IMMOBILI

Circolazione giuridica è il nome che si dà al noto fenomeno per cui i diritti, anziché rimanere
fermi in capo ai titolari, si trasferiscono continuamente ad altre persone, che li acquistano

Nella circolazione dei beni immobili è molto rilevante la Pubblicità

• Ovvero le regole e gli apparati che hanno la funzione di fare sì che determinati fatti siano
conosciuti o comunque conoscibili dagli interessati ( riguardano anche i beni mobili registrati ,
come navi, aerei ecc. e non solo quelli immobili)

• La Legge vuole che le vicende di questi beni siano facilmente conoscibili da chi ne sia
interessato. Per questo esistono

- I registri immobiliari (provinciali, contenuti nelle Conservatorie dei registri immobiliari)


- I registri degli autoveicoli (dei velivoli e delle imbarcazioni)
Esistono tre tipi di pubblicità sulla base degli effetti giuridici che conseguono all’osservanza o
mancata osservanza delle regole sulla pubblicità.

• Pubblicità Notizia, ha la funzione di rendere noti certi fatti a chi ne sia interessato. Se
questi fatti non vengono pubblicizzati, non ci sono delle conseguenze in ordine alla validità
e all’ef cacia di un certo atto.

- Ad esempio, le pubblicazioni matrimoniali, senza le quali, tuttavia, il matrimonio è


ugualmente valido, ma ci saranno delle sanzioni a carico degli sposi.

• Pubblicità Dichiarativa, non necessaria perché gli effetti di un atto si producano tra le
parti, ma necessaria perché l’atto abbia effetto su soggetti terzi (tutti coloro che non hanno
contribuito alla formazione dell’atto e non sono interessati dal corrispondente rapporto).

- Ad esempio, un atto di compravendita non trascritto nel registro immobiliare fa sì che


la proprietà si trasferisca comunque tra le parti, ma non viene riconosciuta da terzi.
Tuttavia se l’immobile viene venduto ad un terzo soggetto concludendo un contratto,
questo prevale sul precedente.

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- > In questo caso si parla di trascrizione. (Serve per porsi al riparo da una
possibile scorrettezza del venditore, che potrebbe concludere un altro contratto)

• Pubblicità Costitutiva, necessaria perché un atto produca i suoi effetti giuridici: senza
questo tipo di pubblicità, l’atto non ha effetto giuridico né rispetto alla parti né rispetto ai
terzi

- Ad esempio, un’ipoteca, che deve essere iscritta nel registro immobiliare, oppure
l’iscrizione di un’organizzazione nel registro delle persone giuridiche.

- > In questo caso si parla di iscrizione ai registri

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CAP. III

1. I SOGGETTI DEL DIRITTO : LE PERSONE FISICHE

CAPACITÀ GIURIDICA E DI AGIR

Per persona sica si intende un singolo essere umano, che costituisce il primo soggetto che può
essere titolare di diritti ed obblighi (Capacità Giuridica: capacità di avere diritti ed obblighi di
origine giuridica).

• L’art. 1 del Codice Civile stabilisce che la capacità giuridica di un individuo inizia con la nascita,
ovvero all’inizio dell’atto della respirazione, e termina con la morte: tutti gli esseri umani,
dunque, hanno capacità giuridica.

• L’art. 1, inoltre, esclude che il concepito (prima della nascita) abbia capacità giuridica: i diritti
del nascituro sono subordinati all’evento della nascita; tuttavia, non mancano le tutele legali a
favore dei concepiti prima dell’effettiva nascita, nel caso, ad esempio, di lesioni subite durante la
gravidanza.

- Esempio: se si vuole donare un bene a un nascituro, la proprietà gli verrà attribuito solo al
momento della nascita. Prima della nascita, non ha capacità giuridica e non può detenere
proprietà.

La capacità giuridica ha una garanzia costituzionale:

• l’art. 22 della Costituzione prevede che nessuno possa essere privato per motivi politici della
capacità giuridica, della cittadinanza o del nome

- Si tratta di una disposizione dettata dall’esperienza del regime fascista e delle leggi razzial

- Le limitazioni della capacità giuridica devono quindi essere giusti cate da motivi
inappuntabili, come ad esempio l’impossibilità di contrarre matrimonio da parte di un
cittadino con infermità mentali.

È un concetto diverso e più dinamico, invece, la Capacità di Agire, ovvero la capacità di compiere
atti giuridici, esercitando i propri diritti e disponendo liberamente di un proprio patrimonio.

• Questa capacità si acquista al compimento della maggiore età.

- Un minorenne può esercitare i propri diritti soltanto attraverso il meccanismo della


Rappresentanza, per il quale un soggetto (rappresentante) compie un atto giuridico i cui
effetti si producono nella sfera di un altro soggetto (rappresentato).

- Solitamente, i rappresentanti sono i genitori del minorenne, altrimenti la rappresentanza


viene svolta da un Tutore; genitori e/o tutore sono i Rappresentanti Legali del minorenne.

- I rappresentanti legali operano sotto il controllo del giudice tutelare, specializzato nella
protezione dei soggetti più deboli; nei casi più importanti, devono chiedere
un’autorizzazione dal Tribunale.

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Nonostante la capacità di agire entri in vigore solo dai 18 anni, ci sono alcune leggi speciali che, in
alcuni casi, abbassano l’età al di sopra della quale un soggetto ha capacità di agire

• Ad esempio, un soggetto minorenne può stipulare contratti di lavoro.

• Inoltre, è possibile che un soggetto minorenne acquisisca la capacità di agire tramite


l’Emancipazione

- Se il soggetto ha almeno 16 anni, viene autorizzato dal Tribunale a contrarre matrimonio e


contrae effettivamente matrimonio, si emancipa e ottiene la capacità di agire, ovvero la
possibilità di compiere atti di ordinaria amministrazione (come un’opera di
ristrutturazione o un acquisto di entità moderata).

- Per atti di straordinaria amministrazione (ad esempio atti di grande rilevanza


economica, come la vendita di un immobile o la costituzione di un’ipoteca) serve un
Curatore, che assiste l’emancipato (ma senza sostituirlo come un tutore).

- L’emancipato può chiedere al Tribunale anche l’autorizzazione per intraprendere un’attività


economica: in questo modo, ottiene una piena emancipazione, ovvero una piena capacità di
agire.

LE LIMITAZIONI DELLA CAPACITÀ DI AGIRE

È il caso di soggetti con problemi psichici, che in alcuni casi non hanno piena consapevolezza delle
proprie azioni. Questi individui sono tutelati dalla legge con l’Incapacità di Protezione, che può
essere di vari tipi:

• La minore et

• L’Interdizione giudiziaria

- È riservata ai soggetti con abituale e costante infermità mentale (come gli schizofrenici)
- Consiste in un processo che termina con una Sentenza di Interdizione (interdizione
giudiziaria), annotata dei registri dello Stato Civile, a margine dell’atto di nascita del
soggetto.

- Viene nominato un Tutore che rappresenti l’interdetto in tutti i suoi rapporti giuridici,
operando sotto il controllo del giudice tutelare. Come un minorenne, un interdetto è
totalmente privo di capacità di agire (incapacità assoluta).

• L’Inabilitazione

- Usata per infermità mentali meno gravi (soggetti che hanno dipendenze da alcol, oppure
che sia affetto da eccessiva prodigalità.

- La sentenza di inabilitazione viene annotata nei registri civili


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- Viene nominato un curatore che rappresenti l’inabilitato.


- L’inabilitato si trova in una situazione simile a quella dell’emancipato: può compiere
personalmente gli atti di ordinaria amministrazione ma necessita del Curatore che lo
af anchi per gli atti di straordinaria amministrazione.

- L’inabilitato perde soltanto parzialmente la capacità di agire, a differenza dell’interdetto.


Tuttavia, mentre l’emancipato può chiedere la piena emancipazione e ottenere
l’autorizzazione a iniziare un’attività commerciale, l’inabilitato può soltanto chiedere di
continuare un’attività già avviata in precedenza, prima della sentenza di inabilitazione; in
ogni caso, l’inabilitato non otterrà una piena capacità di agire.

Queste misure sono tuttora vigenti e presenti nel Codice Civile n dalla sua promulgazione. Dagli
anni ’90, si è sviluppato tra i giuristi e gli psichiatri un dibattito sull’ef cacia di queste misure:
formalmente, infatti, queste norme vogliono proteggere i soggetti deboli, ma in realtà li puniscono
senza aiutarli a guarire; inoltre, non tengono conto delle diversità tra i diversi soggetti con problemi
psichici, ma prevedono soltanto due soluzioni sse a un problema molto vario.

Per questo motivo, inizia lo sviluppo di un nuovo sistema di tutela, ovvero la Legge n. 6 del 2004
(Legge Novella, è una legge successiva al Codice Civile che contraddice una norma del Codice):
questa legge lascia in vigore interdizione e inabilitazione, ma introduce una nuova gura

• L’Amministratore di Sostegno.

- Si tratta di una categoria completamente separata rispetto all’interdetto e all’inabilitato: un


soggetto a cui viene af dato un amministratore di sostegno è un nuovo tipo di soggetto
debole

- L’amministratore di sostegno viene af dato a chi è incapace di provvedere ai propri


interessi a causa di problemi sici o psichici:

- Viene introdotto l’elemento della menomazione sica, che prima non era considerato,
e l’amministratore può essere af ancato anche a chi ha problemi di carattere
temporaneo.

- Il giudice tutelare, in presenza di queste condizioni, può quindi af dare un amministratore


al bene ciario (o amministrato) tramite un decreto, che viene annotato a margine
dell’anno di nascita.

- Il bene ciario dell’amministratore gode di una maggiore essibilità:


- Il giudice può individuare alcuni atti che richiedono l’assistenza dell’amministratore,
mentre, per tutti gli altri atti, il bene ciario conserva la capacità di agire. Il giudice,
quindi, può valutare le caratteristiche e i bisogni speci ci di ciascun singolo
bene ciario, emanando un decreto su misura a ciascun caso. In ogni caso, però, il
bene ciario potrà compiere gli atti della vita quotidiana, senza eccessive restrizioni.

- L’amministratore, inoltre, è tenuto a informare il bene ciario e tenere conto delle sue
opinioni; se tra i due nasce un con itto, sarà il giudice tutelare a decidere qual è la scelta
che risponde maggiormente agli interessi del bene ciario.

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• Interdizione legale

- Limitazione della capacità di agire a carattere sanzionatorio, non protettivo, disciplinata


all’art. 32 del Codice Penale.

- Si tratta della privazione della capacità di compiere ogni atto giuridico che riguarda chi è
colpito dalla pena dell’ergastolo o di chi deve scontare 5 o più anni di reclusione.

- Mentre l’interdetto giudiziario non può compiere atti di carattere non patrimoniale, l’interdetto
legale può compiere atti di questo genere (come contrarre matrimonio).

LA PROTEZIONE DEGLI INTERESSI DI SOGGETTI TERZI:

• il Fallito, come ad esempio l’imprenditore che non può più pagare i suoi debiti, subisce un
processo per fallimento e perde la disponibilità dei suoi beni, che vengono gestiti da un Curatore
Fallimentare. Non può più disporre del suo patrimonio, a tutela degli interessi dei suoi creditori,
che hanno il diritto di ottenere quanto gli spetta.

Tutti gli atti posti in essere da un soggetto incapace di agire sono annullabili, indipendentemente
dalla buona fede della controparte. Quindi, anche i contratti possono essere annullati in un caso del
genere; tuttavia, la controparte può sapere in anticipo quale sia la condizione di capacità di agire del
soggetto, veri cando nei registri dello Stato civile.

GLI ATTI DI INCAPACITÀ NATURALE

Situazione in cui un soggetto legalmente capace di agire compie un atto giuridico in condizioni di
incapacità di intendere e di volere

• Conta, quindi, la condizione in cui si trova il soggetto nel momento in cui viene compiuto l’atto:

- L’uso di alcol e di droghe, ad esempio, può portare a una condizione del genere, così come
il presentarsi di problemi psichici improvvisi, non precedentemente identi cati.

- Questa condizione può essere permanente o transitoria.

• La differenza rispetto all’incapacità legale sta nel fatto che la controparte non può conoscere la
condizione del soggetto; per questo motivo, va tutelato tanto il soggetto quanto l’interesse della
controparte:

- Gli atti non patrimoniali vengono sicuramente annullati

- Gli atti patrimoniali unilaterali vengono annullati se recano un grave danno all’incapace.
Se si tratta di un contratto, occorre che esso rechi un grande danno all’incapace e che la
controparte sia in malafede, ovvero che la controparte conosca o possa conoscere la
condizione dell’incapace, scegliendo di stipulare comunque il contratto (art. 428).

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- La legge prevede questa regola perché la controparte non ha modo di conoscere i problemi
del soggetto. Se così non fosse, la controparte dovrebbe accertarsi della condizioni
psichiche del soggetto, complicando eccessivamente le condizioni di rma di un contratto,
non tutelandone la sicurezza e la rapidità.

RESIDENZA: luogo dove una persona ha dimora abitual

DOMICILIO: luogo dove una persona ha stabilito al sede principale dei suoi affari e interessi.

• Il domicilio così individuato è il domicilio generale della persona.

• Al di là di questo una persone può stabilire un domicilio speciale in relazione a determinati atti o
affari, attraverso un atto scritto chiamato elezione di domicilio

• Per alcune persone esiste poi un domicilio legale, ossia quello ssato dalla legge alla persona e
non scelto da questa (il minore ha domicilio del genitore separato con cui vive)

DIMORA: non è de nita dalla legge. E’ il luogo in cui la persona si trova in un dato periodo, anche
per una permanenza non lunga, purché non brevissima.

2. I SOGGETTI DEL DIRITTO: LE ORGANIZZAION

Oltre alle persone siche, anche le organizzazioni fanno parte dei soggetti di diritto.
Un’organizzazione, infatti, può detenere la proprietà di un bene, come una persona sica: è il caso,
ad esempio, dei telefoni o delle vetture aziendali

Dunque come gli esseri umani, anche le organizzazioni hanno capacità giuridica.

Tuttavia, non hanno capacità di agire: le organizzazioni non hanno una propria volontà, quindi gli
atti giuridici che le riguardano devono essere svolte da persone siche che operano per nome e per
conto delle organizzazioni e sono dette Organi.

Gli amministratori delegati di un’azienda, ad esempio, sono organi delle aziende per cui lavorano e
compiono atti giuridici che hanno effetto sulle organizzazioni (imputazione organica): è lo stesso
meccanismo della rappresentanza che riguarda i soggetti incapaci (Rappresentanza Organica).

Gli Organi possono essere

• Individuali o collegiali (se consistono di una pluralità di persone siche che agiscono
congiuntamente, es. consiglio di amministrazione, assemblea di una società).

• Le organizzazioni hanno una denominazione, come gli esseri uman

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• Le organizzazioni hanno una sede, mentre per le persone siche si parlava di residenza, di
domicilio o di dimora.

- La Sede di un’organizzazione è il luogo in cui essa è stata costituita e dove opera. (legale
—> centro attività contrattuali / operativa —> dove si svolge concretamene attività

• Le organizzazioni hanno un Atto Costitutivo e uno Statuto:


- L’atto costitutivo è l’atto che dà vita all’organizzazione, un accordo tra i membri che
vanno a costituire l’organizzazione;

- Lo Statuto, invece, è un documento che regola l’organizzazione e l’attività dell’ente.

CLASSIFICAZIONE DELLE ORGANIZZAZIONI

Esistono vari tipi di organizzazioni a seconda delle loro caratteristiche:

• organizzazioni pubbliche e organizzazioni private >


- Molte organizzazioni pubbliche usufruiscono del diritto privato, ma alcune godono di
legislazioni speciali che ne favoriscono l’attività.

- Un’organizzazione pubblica avrà un interesse di carattere generale, mentre le


organizzazioni private hanno obiettivi di interessi particolari

- Spesso le organizzazioni pubbliche sono costituite con una legge.


- Alcune organizzazioni pubbliche godono del potere di imperio, tipico della pubblica
amministrazione e dell’ambito del diritto pubblico.

- Le organizzazioni pubbliche, poi, sono maggiormente soggette al controllo pubblico


rispetto a quelle private e hanno una maggiore fruizione dei nanziamenti pubblici.

- Tutti gli enti pubblici hanno capacità giuridica di diritto privato; tuttavia, soltanto le
organizzazioni pubbliche con potere di imperio hanno capacità giuridica di diritto pubblico:
è il caso, ad esempio, di un Comune.

- Un ente pubblico può decidere anche di costituire un’organizzazione privata e di operare


anche nell’ambito del diritto privato: un Comune, ad esempio, può decidere di costituire
una società per azioni che esercita attività di trasporto pubblico locale, della quale il
Comune deterrà una partecipazione.

• Di tipo associativo (corporazioni) e di tipo non associativo (istituzioni).


- Le Corporazioni sono le associazioni e le società, mentre sono Istituzioni, ad esempio, le
fondazioni.

- Tradizionalmente, si dice che nelle corporazioni prevale l’elemento personale, mentre nelle
istituzioni prevale l’elemento patrimoniale.

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- In realtà, nelle corporazioni, le persone siche che compongono l’organizzazione (associati


o soci) hanno il potere di incidere signi cativamente sull’organizzazione e sull’attività
dell’ente, possono decidere chi amministra l’ente, quale deve essere il suo obiettivo;

- nelle istituzioni, il patrimonio dell’ente assume una nalità decisa dal fondatore: dopo
l’istituzione dell’ente, nessun amministratore né il fondatore stesso possono decidere di
cambiare la nalità del patrimonio dell’ente, che costituisce un vincolo non modi cabile.

- Le istituzioni non hanno alcun tipo di Assemblea, tutto è gestito dagli amministratori
• A scopo non a dopo di pro tto (enti non lucrativi, non pro t) ed enti a scopo di pro tto
(lucrativi, for pro t)

- Gli enti senza scopo di lucro (Associazioni, Fondazioni, Comitati) vengono disciplinati nel
Libro I del Codice Civile con poche norme, mentre gli enti a scopo di pro tto (Società)
sono disciplinate nel Libro V, quello dedicato al Lavoro, con un grande numero di regole.

- Le società esercitano per de nizione un’attività economica e, se da questa attività ricavano


un utile, esso può essere distribuito tra i soci che compongono l’ente (nell’immediato o in
futuro, dopo aver reinvestito i ricavi);

- gli enti non pro t, invece, possono anche non svolgere attività imprenditoriali (come, ad
esempio, nel caso di un’associazione sportiva o di un ente di volontariato), ma, nel caso in
cui la esercitino (come il bar di un’associazione sportiva), gli utili non possono essere
distribuiti tra gli associati, ma possono solamente essere conservati o reinvestiti.

- Se un ente non pro t distribuisse i propri utili tra i propri associati, si trasformerebbe
giuridicamente in una società: la distribuzione degli utili tra gli associati è la condizione
discriminante tra enti for pro t e non pro t.

- Tradizionalmente, gli enti non pro t non erano visti di buon occhio dai legislatori: già
durante la rivoluzione francese si decise di sciogliere le associazioni, per motivi politici
(nell’ottica dello Stato liberale, esiste un rapporto diretto tra Stato e cittadino; i corpi
intermedi, come la Chiesa e le sue diverse organizzazioni, vengono viste con sfavore) e
anche per motivi economici (ne è un esempio la mano morta della Chiesa, ovvero il
fenomeno per cui molte ricchezze si accumulavano sotto il controllo di enti ecclesiastici
fon pro t che non le utilizzavano in modo economicamente produttivo). Per questi motivi,
vennero sviluppate norme contro gli enti non pro t, che dovevano, ad esempio, chiedere
allo Stato l’autorizzazione per acquistare un edi cio.

Dagli anni ’90 in poi, cambia la prospettiva, anche a causa di una situazione economica
che penalizza pesantemente lo Stato sociale: i servizi statali vengono ridotti, lo Stato ha
sempre meno risorse disponibili, quindi gli enti non pro t vengono visti come un possibile
aiuto per lo Stato nel fornire servizi alle fasce più deboli della popolazione. Vengono
quindi abrogate le norme che richiedevano delle autorizzazioni da parte dello Stato e viene
concessa la personalità giuridica alle organizzazioni non pro t; inoltre, alcune categorie di
enti senza scopo di lucro vengono favoriti con bene ci scali e con nanziamenti pubblici.
Le Onlus diventano una categoria di diritto tributario, in modo da poter concedere loro
bene ci maggiori rispetto alle altre organizzazioni. Le organizzazioni non pro t, inoltre,
vanno a comprendere anche le fondazioni bancarie (come la Cariplo)

—> CODICE DEL TERZO SETTORE (03/07/2017) n.11

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• Organizzazioni con personalità giuridica e organizzazioni senza personalità giuridica.

- Tutte le organizzazioni sono soggetti di diritto, ma solo quelle con autonomia patrimoniale
perfetta hanno personalità giuridica ( nel caso delle società comprende solo quelle capitali
- S.R.L/S.P.A - , mentre le società di persone - s.n.c/s.s - non l’hanno)

- L’ autonomia patrimoniale consente alla società di disporre più o meno liberamente


del proprio patrimonio e le sue vicende incidono solo ed esclusivamente sul
patrimonio dell’organizzazione.

- Esempio: una società (s.r.l.) con personalità giuridica inizia a svolgere la sua
attività, ma contrae molti debiti. I creditori, per soddisfare i propri diritti, possono
andare ad aggredire soltanto il patrimonio della società, senza rifarsi sul patrimonio
dei suoi componenti. Chi ha dato vita a un’organizzazione con personalità giuridica,
dunque, rischia solamente il patrimonio che ha conferito all’ente, non il proprio
patrimonio personale.

- Inoltre, la Personalità Giuridica fa sì che il patrimonio dell’ente non risente delle vicende
che colpiscono il patrimonio personale delle persone siche che compongono
l’organizzazione.

- Esempio: se un componente della società ha dei debiti personali, il creditore può


rifarsi solo sul patrimonio personale, ma non può aggredire la parte del patrimonio
della società che il soggetto ha immesso nella società stessa.

- Se un ente non possiede personalità giuridica, avrà un’autonomia patrimoniale imperfetta e


i suoi creditori potranno aggredire anche il patrimonio delle persone siche che operano al
suo interno, così come i creditori personali delle persone siche potranno aggredire le
partecipazioni delle persone siche all’interno dell’organizzazione.

- Esempio: viene costituita una società in nome collettivo, versando 50.000 euro
ciascuno. La società contrae dei debiti e un creditore richiede 500.000. Il creditore
potrà aggredire il patrimonio della società in nome collettivo e, se il patrimonio
risultasse insuf ciente (escusso inutilmente) , potrà aggredire il patrimonio
personale dei soci.

- Le organizzazioni che hanno personalità giuridica e autonomia patrimoniale perfetta (sia


non pro t che for pro t) sono: le associazioni riconosciute, e le fondazioni tra gli enti non a
scopo di lucro, le società per azioni e le società a responsabilità limitata tra gli enti for
pro t. Le associazioni non riconosciute, i comitati (non pro t), le società in nome collettivo
e le società semplici (for pro t).

Dal punto di vista economico, la personalità giuridica è un privilegio che ha la funzione di favorire
l’esercizio di attività economiche, riducendo il rischio che grava su chi è interessato ad esercitarle

Se una persona sica avvia un’attività imprenditoriale senza costituire una società e contrae un
debito, l’art. 2740 stabilisce che il debitore debba rispondere dell’adempimento delle obbligazioni
con tutti i suoi beni presenti e futuri, compresa la casa; se l’imprenditore, invece, costituisce una
società a responsabilità limitata in cui immette tutto il suo patrimonio, i creditori potranno
aggredire solo quello e non, ad esempio, la casa.

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COME SI ACQUISTA LA PERSONALITÀ GIURIDICA

• Per le persone giuridiche pubbliche occorre, di norma, una legge che ne preveda la creazione, e ne
disciplini la struttura e il funzionamento;

• Per le persona giuridiche private, si deve distinguere con riferimento allo scopo
dell’organizzazione:

1. Società (enti for pro t) = Redigendo l’atto costitutivo e lo Statuto sotto forma di atto
pubblico e scrivendo l’atto costitutivo e l’atto pubblico nel registro delle impres

2. Enti non pro t = Atto costitutivo e statuto redatti per atto pubblico + riconoscimento
dell’autorità amministrativa (regione o prefettura) + iscrizione nel registro delle persone
giuridiche.

- Il d.P.R. 361/2000 ha sempli cato la procedura di riconoscimento. L’autorità


amministrativa si limita a veri care che siano soddisfatte le condizioni normative per il
riconoscimento; lo scopo sia possibile e lecito; il patrimonio adeguato allo scop

3. Enti del terzo settore = acquistano la personalità giuridica mediante l’iscrizione nel
registro unico nazionale del terzo settore (art. 22 codice terzo settore). Controllo
sostanziale del notaio e formale dell’uf cio del registro univo nazionale del terzo settore

LE ASSOCIAZIONI ( enti del libro I


ASSOCIAZIONI RICONOSCIUTE

• godono di personalità giuridica.

• Sono formate da soggetti che ricercano uno scopo comune diverso dal pro tto, che può variare
da un’associazione all’altra: tale scopo può essere altruistico (volontariato) o egoistico
(associazione sportiva).

• Hanno uno Statuto e un atto costitutivo; inoltre, dal momento che hanno personalità
giuridica, i due documenti devono essere redatti con un atto pubblico da parte di un notaio.

• Sono composte da organi quali l’Assemblea di tutti gli associati, che nomina e revoca gli
amministratori, approva il bilancio (una volta all’anno), modi ca lo statuto e l’atto costitutivo,
delibera sullo scioglimento dell’associazione: la deliberazione è la forma giuridica delle
decisioni prese dall’organo collegiale. Anche gli Amministratori sono organi
dell’associazione, di cui gestiscono il patrimonio e che rappresentano, agendo in nome e per
conto di essa, disponendo dei suoi diritti e doveri.

• Essendo l’associazione riconosciuta dotata di personalità giuridica, i creditori possono


aggredire solo il suo patrimonio: non quello di associati ed amministrator

• Il patrimonio dell’associazione riconosciuta gode di autonomia perfetta. Quando un associato


esce da un’associazione non può richiedere il rimborso dei contributi versati.

• L’associato può liberamente recedere dall’associazione, sciogliendo il proprio rapporto con


essa; in ne, può essere escluso dall’associazione con una deliberazione dell’assemblea
giusti cata da gravi motivi. Un associato escluso da un’associazione può anche richiedere
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l’annullamento della deliberazione di esclusione: il giudice, tuttavia, può solo determinare la


legittimità della deliberazione, senza valutare in merito alla deliberazione.

ASSOCIAZIONI NON RICONOSCIUTE

• Non dovendo ottenere un riconoscimento, l’atto costitutivo e lo statuto possono essere


redatti in forma libera (anche oralmente o per forma privata), anche senza l’atto pubblico e
senza l’intervento di un notaio.

• La struttura interna delle associazioni non riconosciute copia quella delle associazioni
riconosciute: c’è un’Assemblea che approva i bilanci, nomina gli amministratori e delibera.
Queste organizzazioni non sono assoggettate a controllo pubblico, cosa che concede un alto
livello di libertà: per questo motivo, i partiti politici o i sindacati scelgono la forma delle
associazioni non riconosciute, per non avere un controllo da parte dello Stato.

• Secondariamente, dei debiti contratti dall’associazione risponde non solo il patrimonio di


quest’ultima, ma anche quello di coloro che hanno agito in nome e per conto
dell’associazione (in genere, gli amministratori). I creditori, dunque, possono aggredire oltre
al patrimonio dell’associazione quello degli amministratori (art. 38 c.c.).

FONDAZIONI DI DIRITTO COMUNE

• Sono organizzazioni create da uno o più soggetti che destinano un patrimonio e le sue rendite
al perseguimento di un determinato scopo

• L’elemento patrimoniale prevale su quello personale, sul patrimonio è impresso un vincolo


di destinazione (patrimonio vincolato al perseguimento di uno scopo).

• Lo scopo, in genere, è socialmente rilevante e altruistico.

• Una fondazione viene costituita con un atto pubblico, dal momento che ha personalità giuridica
(devono ottenere il riconoscimento della pubblica amministrazione e devono iscriversi al
registro delle personalità giuridiche); inoltre, si può costituire una fondazione anche tramite
testamento: il fondatore può decidere di costituire una fondazione all’atto della redazione
testamentaria. Questo può avvenire perché una fondazione è un soggetto giuridico
autonomo rispetto al fondatore, tanto che esso non può più disporre del patrimonio della
fondazione.

• Gli Amministratori della fondazione sono vincolati dall’atto di fondazione e non possono
quindi cambiare lo scopo del patrimonio della fondazione; non è presente un’Assemblea

COMITAT

• Molto simili alle fondazion

• Sono organizzazioni create per la raccolta di fondi da destinare a nalità socialmente


rilevanti (no ne egoistico) analoghe a quelle delle fondazioni.

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• Hanno un vincolo di destinazione dei fondi raccolti (dal pubblico), che gli organizzatori dei
comitati sono tenuti a rispettare. (se non viene rispettata gli organizzatori sono responsabili
della violazione di questo vincolo)

• I comitati non hanno personalità giuridica e i loro componenti rispondono personalmente e


solidalmente (tutti i componenti sono tenuti ad adempiere completamente all’obbligazione, ha
un grado di autonomia ancora minore) dei debiti contratti in nome e per conto dei comitati.

• Quando un comitato raccoglie un patrimonio consistente (attraverso la raccolta di fondi),


chiede un riconoscimento e si trasforma in Fondazione ( vantaggio di vedere riconosciuta le
personalità giuridica): serve sempre l’atto pubblico di costituzione e l’iscrizione al registro
delle persone giuridiche.

GLI ENTI E IL CODICE DEL TERZO SETTOR

Codice del terzo settore: d. lg. 3 luglio 2017, n. 117


• FINALITÀ (collegate): assecondare lo sviluppo degli enti del terzo settore (cfr. art. 1184
Cost.) e garantire più incisivamente la posizione dei creditori.

• Questi enti sono spesso sottocapitalizzati, caratterizzati da precarietà e bisogna sostenerli.

• SONO ENTI DEL TERZO SETTORE: enti di carattere privato diversi dalle società costituiti
per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità
sociale ( deve svolgere attività a favore della collettività) mediante lo svolgimento, in via
esclusiva o principale, di una o più attività di interesse generale (c’è un’elencazione precisa,
non scelte dal giudice

• Sono iscritti nel registro unico nazionale del Terzo settore (art. 41

• NON SONO ENTI DEL TERZO SETTORE le amministrazioni pubbliche, le formazioni e le


associazioni politiche, i sindacati, le associazioni professionali e di rappresentanza di
categorie economiche, le associazioni di datori di lavoro (art. 42) (tutte le organizzazioni di
tipo sindacale, che rappresentano lavoratori e sindacati -> enti del libro I).

• Gli enti del Terzo settore possono esercitare attività diverse da quelle di cui all'articolo 5, a
condizione che l'atto costitutivo o lo statuto lo consentano e siano secondarie e strumentali
rispetto alle attività di interesse generale (art. 6).
- (org. che svolge att. di promozione culturale + attività di carattere imprenditoriale ->
vendita libri e bar nel museo -> si può perché la vendita dei libri e strumentale alla
promozione della cultura, se non lo fosse non può essere considerata ente del terzo
settore

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REGISTRO E BILANCI
1. Gli enti del Terzo settore si iscrivono nel registro unico nazionale del Terzo settore ed
indicano gli estremi dell'iscrizione negli atti, nella corrispondenza e nelle comunicazioni al
pubblico —> bilancio depositato presso il registro del terzo settore.
2. Oltre che nel registro unico nazionale del Terzo settore, gli enti del Terzo settore che
esercitano la propria attività esclusivamente o principalmente in forma di impresa
commerciale ( attività di carattere imprenditoria -> es. di prima con museo e negozio, ma
anche semplicemente corrispettivo pagato per ingresso al museo) sono soggetti all'obbligo
dell'iscrizione nel registro delle imprese > bilancio depositato presso il registro delle
imprese (non solo nel registro unico del terzo settore)

LE ASSOCIAZIONI E LE FONDAZIONI DEL TERZO SETTORE


• Le associazioni e le fondazioni del Terzo settore possono, in deroga al decreto del Presidente
della Repubblica 10 febbraio 2000, n. 361, per la quale si può acquistare la personalità
giuridica mediante l'iscrizione nel registro unico nazionale del Terzo settore (modo più
semplice e veloce, non serve il riconoscimento dell’amministrazione) (art. 221
• Controllo sostanziale del notaio che riceve l’atto costitutivo e deve verificare che
l’associazione sia effettivamente riconducibile come ente del terzo settore. Segue poi un
controllo formale dell’ufficio del registro, a questo punto l’ente può essere iscritto
• Patrimonio minimo: 15.000 € per le associazioni; 30.000 € per le fondazioni.

PARTICOLARI CATEGORIE DEGLI ENTI DEL TERZO SETTOR

Organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, enti filantropici, imprese sociali,


reti associative, società di mutuo soccorso

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CAP IV : I DIRITTI SULLE COS


LA PROPRIETÀ

La Proprietà è descritta all’art. 832, nel libro III del Codice Civile, il quale prevede che il
proprietario abbia diritto di godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo, nei limiti posti
dalla legge.

• Il proprietario ha poteri di godimento e di disposizione del bene (valore d’uso), può alienarlo e
sfruttare il suo valore di scambio.

• Inoltre, sono presenti delle limitazioni a questo diritto, legate all’ordinamento giuridico.

Il diritto di proprietà era centrale nel sistema del Codice Napoleonico del 1804, rappresentativo
dello Stato liberale ottocentesco: il potere del proprietario era assoluto e tendenzialmente illimitato,
mentre la proprietà principale era quella fondiaria, relativa quindi ai beni immobili. Questo codice
ri ette una situazione economica ancora legata all’agricoltura: il terreno è il bene economicamente
rilevante.

L’assolutezza del potere del proprietario ha una valenza politica (il proprietario ha una sfera di
diritti intangibile da parte del potere pubblico e dei ceti meno abbienti) e una valenza economica
(l’affermazione del diritto di proprietà serve ad affermare che su un bene viene esercitato il potere
di un solo individuo e a far circolare meglio il bene).

La centralità del diritto di proprietà si attenua nel ‘900: nel Codice del 194

• La proprietà ha perso gran parte della sua centralità.

• Viene attuata la mobilizzazione della ricchezza, ovvero la ricchezza si trova sempre più in beni
mobili e meno nei beni immobili

• Inoltre, si sviluppa una separazione tra la proprietà e il controllo della ricchezza:

- Nelle S.p.A., ad esempio, la proprietà del capitale spetta ai soci ma la gestione del
patrimonio è af data ad amministratori diversi dai soci.

LA PROPRIETÀ NELLA COSTITUZIONE

La Costituzione disciplina la proprietà tentando di venire incontro agli interessi privati e


all’uguaglianza tra i cittadini:

• All’articolo 42, la Costituzione stabilisce che la proprietà può essere pubblica o privata,
realizzando quindi un modello di economia mista. Il secondo comma, inoltre, stabilisce che la
proprietà privata è garantita e tutelata dalla legge, che protegge quindi la gura del
proprietario contro una lesione da parte di soggetti pubblici;

• Tuttavia, la legge determina i modi d’acquisto e di godimento, oltre ai limiti della proprietà,
in modo da renderla accessibile a tutti: i limiti della proprietà devono quindi essere giusti cati
da una funzione sociale, da interessi di carattere generale comuni a tutti i cittadini.

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• La funzione sociale della proprietà consiste nel garantire lo sfruttamento economicamente
produttivo delle risorse (ad esempio, la minima unità colturale nell’ambito delle coltivazioni) e
nel garantire la giustizia sociale:

- Il proprietario ha dei limiti legali che hanno il ne di ridurre le differenze che esistono tra i
cittadini (ad esempio, ci sono dei limiti ai poteri del locatore).

• In ne, l’articolo 42 prevede anche l’espropriazione della proprietà, tramite pagamento di un


indennizzo, ma solamente per esigenze di interesse generale, come la costruzione di opera
pubbliche;

- Inoltre, viene prevista una riserva di legge: l’espropriazione può avere luogo solo nelle
condizioni previste dalla legge

- L’indennizzo ottenuto non si avvicina al valore commerciale del bene espropriato, ma non
deve essere irrisorio: sarà quindi corrispondente al valore venale del bene, diminuito del
50%.

Il diritto di proprietà risulta quindi limitato dalla Costituzione se c’è la presenza di un


interesse generale

LA PROPRIETÀ NEL CODICE CIVILE

La proprietà, in base all’art. 832, è un diritto legittimo del proprietario di un bene e comprende
facoltà di godimento e facoltà di disposizione di un bene (valore d’uso e valore di scambio).

Il proprietario, come detto, ha una serie di poteri stabiliti dalla legge.

• Poteri di esclusione, quando si impedisce a un altro soggetto di godere del bene di proprietà:
ne è un esempio la chiusura di un fondo per impedire l’esercizio di attività (quali caccia o
pesca) da parte di terzi

- Tuttavia, se un soggetto deve recuperare un proprio bene che si trova nel fondo, il
proprietario di quest’ultimo dovrà garantirne l’accesso; è consentito entrare in un fondo
anche per praticare escursionismo (in base a una consuetudine).

- La proprietà di un fondo si estende anche al sottosuolo e allo spazio aereo del terreno;
tuttavia, il proprietario non potrà effettuare attività quali scavi a profondità notevoli.

• Si parla poi di atti di emulazione (art. 833) nel dire che un proprietario non può compiere atti
che causino danni a soggetti terzi nel proprio fondo.

- Ad esempio, costruire un muro in un terreno precludendo a un vicino la vista di un lago,


senza alcuna altra funzione pratica, il vicino potrà chiedere l’inibizione di questo atto.

• In relazione alle proprietà fondiarie, la legge limita l’esercizio della proprietà in relazione
alle distanze:

- La legge, ad esempio, prevede che non si possa costruire a meno di 3 metri dagli edi ci
del fondo con nante

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- Si può tuttavia costruire in aderenza al fondo con nante, scon nando nell’altro fondo, in
cambio del pagamento di un indennizzo al proprietario con nante.

- Oltre a queste distanze minime, i regolamenti edilizi comunali prevedono anche distanze
maggiori, derogando quindi alla legge

• La legge regolamenta anche le luci (che fanno passare la luce ma non fanno vedere nel fondo
del vicino) e le vedute (che consentono di affacciarsi sul fondo del vicino): per tutelare la
riservatezza, sono previste distanze minime tra le costruzioni.

• La legge disciplina anche (art. 844) le immissioni di fumo, calore, rumore: si tratta di energie
o di materiali capaci di propagarsi da un fondo ad un altro.

- Le immissioni non possono essere impedite se non superano una certa soglia: il
proprietario che le subisce può impedire le immissioni solo se superano la normale
tollerabilità.

- Se questo avviene, può avviare un provvedimento di inibizione che impedisca la


prosecuzione dell’attività che provoca le immissioni.

- In relazione a questo fatto è stata pensata la teoria dei costi di transazione: un


proprietario che subisce le immissioni sarebbe disposto a non avviare il
procedimento di inibizione in cambio di un pagamento, che andrebbe a carico del
proprietario che causa le immissioni.

- La normale tollerabilità delle immissioni è stabilita sempre nell’art. 844: bisogna


considerare

- la condizione dei luoghi (se ci si trova in una zona residenziale la soglia si


abbassa, a differenza di quanto avviene in una zona industriale)

- la priorità di un determinato uso (se si è insediata prima una fabbrica o


coloro che vi abitano intorno

- prendendo in considerazione sia le esigenze della produzione che le ragioni


della proprietà, ovvero del proprietario che subisce le immissioni (cosa
succederebbe se si accogliessero le richieste del proprietario che subisce le
immissioni).

- Se un’immissione non supera la soglia della normale tollerabilità, il giudice


permetterà all’attività di continuare, ma chi subisce le immissioni potrebbe avere
diritto a un indennizzo.

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ACQUISIZIONE DELLA PROPRIETÀ

Anche in questo caso si distingue tra:

• Acquisti a titolo originario (a prescindere dal rapporto con il precedente proprietario)

- L’occupazione di beni che non sono proprietà di alcun altro individuo (res nullius)
- L’invenzione, ovvero l’acquisto di un bene che è stato smarrito dal precedente proprietario:
- L’inventore è tenuto a riportare il bene presso il Comune in cui ha effettuato il
ritrovamento e avrà poi diritto al 10% del valore del bene.

- Se dopo un anno nessuno reclama il bene, esso andrà all’inventore.


- Anche l’unione e la commistione sono esempi di acquisti a titolo originario:
- Se due beni di due proprietari diversi tendono a incorporarsi, il bene risultante
dall’unione apparterrà al proprietario del bene principale, che dovrà indennizzare
il proprietario del bene accessorio (ad esempio, se si usa una vernice per dipingere
un cancello, la vernice diventerà proprietà del proprietario del cancello).

- È simile anche il meccanismo della speci cazione, che si ha quando una materia prima
viene usata da un soggetto per elaborare un bene più raf nato:

- Se un soggetto usa della lana per fare un abito, la lana cambierà proprietario se il
valore del lavoro è superiore a quello della materia.

- Se invece sarà maggiore il valore della materia, sarà il proprietario della materia
prima ad avere la proprietà del prodotto nito

- L’accessione, la quale risponde al principio secondo cui qualsiasi costruzione, piantagione


o opera effettuata sopra o sotto a un suolo altrui appartiene al proprietario del suolo.

- Il proprietario di un terreno ha la proprietà di tutto ciò che sta sopra o sotto il


terreno stesso e la proprietà non viene trasferita tramite un contratto, ma tramite il
principio dell’accessione.

- La proprietà viene acquistata gradualmente, anche durante la costruzione, e non


solo quando viene ultimata la costruzione.

- Esiste anche una forma anomala di accessione, l’accessione invertita, creata dalla
giurisprudenza per risolvere un problema pratico:

- Se la Pubblica Amministrazione ha urgenza di costruire un’opera


pubblica, occupa in modo illegale il terreno non suo e vi costruisce. In
questo caso, la legge ammette che la proprietà dell’edi cio faccia
acquisire la proprietà del terreno sottostante.

- Anche l’usucapione è un tipo di acquisto della proprietà a titolo originario, con cui la
proprietà viene acquisita tramite il possesso.

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- In questo contesto si inserisce anche la regola del possesso vale titolo:


- Se il bene viene consegnato, se c’è la buona fede e se esiste un titolo
d’acquisto valido, si veri ca il legittimo trasferimento della proprietà.

• Acquisti a titolo derivativo (in cui l’acquisto si perfeziona con l’interazione con il precedente
proprietario)

- Il Contratto e la Successione per causa di morte.


- Nella successione, i beni del defunto si trasferiscono ai suoi successori, eredi o
legatari: è un acquisto a titolo derivativo perché il passaggio di proprietà si veri ca
solo se il defunto era effettivamente proprietario del bene.

- In ambito economico, sono più rilevanti gli acquisti a titolo derivativo; tuttavia, tra gli
acquisti a titolo originario, l’usucapione e la regola possesso vale titolo hanno il compito
di favorire la circolazione dei beni e la tranquillità nell’effettuare passaggi di proprietà.

TUTELA DELLA PROPRIETÀ

Le azioni che un proprietario compie a tutela del suo diritto di proprietà si dicono Azioni Petitorie.

Queste azioni richiedono la prova della proprietà del bene, che non è sempre facilmente
dimostrabile:

• Occorrerebbe risalire a tutti i precedenti proprietari del bene, no a risalire a un acquisto a


titolo originario.

• Per superare questa dif coltà di prova, si tende a dimostrare che esistono i presupposti per
l’acquisto a titolo originario prima di un’azione petitoria:

- Ad esempio, si cerca di veri care che esistono i presupposti per l’usucapione, oppure per
la regola possesso vale titolo, così da rendere irrilevanti le eventuali irregolarità nella
circolazione del bene.

• Le azioni petitorie, come la proprietà, sono imprescrittibili: non si può perdere la titolarità
del diritto, anche se non viene esercitato per molto tempo, non esiste prescrizione.

- È un’azione petitoria l’azione di rivendicazione, in base alla quale il proprietario può


recuperare il bene contro chi possiede o detiene il bene senza titolo: Chi subisce un’azione
di rivendicazione può dimostrare che chi agisce non è proprietario oppure dimostrare di
avere un titolo sulla base del quale si detiene la proprietà.

- Se il bene fosse stato poi trasferito a un terzo, chi subisce la rivendicazione è


tenuto a recuperare il bene oppure a indennizzare l’attore della rivendicazione.

- Se il proprietario riuscirà a recuperare il bene dal terzo, dovrà restituire


l’indennizzo.

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Nel caso delle molestie di diritto o di fatto, ovvero se qualcuno mette in dubbio il diritto di proprietà
di un proprietario, invece, si può intraprendere un’Azione negatori

• Il giudice dovrà accertare che la proprietà appartenga a chi subisce le molestie, che
impediscono al proprietario di godere del bene, procedendo con una sentenza inibitoria.

• Anche l’azione di regolamento dei con ni tra due fondi è un’azione petitoria, così come
l’azione di apposizione di termini, che riguarda la necessità di segnalare il con ne tra due
fondi con staccionate, muri o altri mezzi.

LA COMPROPRIETÀ

La proprietà, come anche altri diritti, può essere di soggetti diversi: si parla di comproprietà
quando più soggetto sono contemporaneamente titolari del diritto di proprietà su un bene.

La comproprietà può essere

• Volontaria se nasce per iniziativa dei comproprietari e, in questo caso, potrà essere sciolta;

• Incidentale quando nasce indipendentemente dalla volontà dei comproprietari, che tuttavia
possono sempre scioglierla

- È il caso della comunione ereditaria


• Forzosa, quando nasce a prescindere dalla volontà degli interessati, che non possono
scioglierla

- È il caso del condominio degli edi ci: se si acquista la proprietà di un appartamento, si


ottiene anche la comproprietà degli spazi comuni e quindi l’obbligo a contribuire al
loro mantenimento.

Ognuno dei comproprietari ha diritto su una quota dei beni, ovvero una frazione dei poteri di
godimento e di disposizione dei beni in comproprietà.

• Un comproprietario avrà poteri di godimento:


- Può servirsi del bene senza alterarne la destinazione e consentendo sempre l’uso agli
altri comproprietari.

• Per quanto riguarda i poteri di disposizione, riguardano solo la quota ideale che è di proprietà
di ciascun comproprietario.

• Alla comproprietà corrisponderà anche un’obbligazione reale, che andrà a contribuire al


mantenimento delle quote comuni.

• Se la comunione non è forzosa, inoltre, un comproprietario può rinunciare alla propria quota,
cedendola in proporzione agli altri comproprietari.

L’amministrazione dei beni in comproprietà segue il principio maggioritario:

• Le decisioni relative alla gestione della cosa comune vengono prese dai comproprietari
attraverso deliberazioni, assunte dalla maggioranza e vincolanti per la minoranza dissenziente.

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- Per valutare maggioranza e minoranza, assumono rilevanza le entità delle quote e non le
persone dei comproprietari: se un soggetto ha il 60% delle quote, allora prevarrà sulla
volontà degli altri proprietari.

La comunione non forzosa si scioglie con l’atto di divisione, che sostituisce la comproprietà sui
beni con un diritto di proprietà esclusiva in capo ai singoli proprietari.

• Questo può avvenire tramite un contratto (divisione convenzionale) tramite una sentenza
(divisione giudiziaria).

• Ogni comproprietario, quindi, ha il diritto di chiedere la divisione per sciogliere la proprietà; la


divisione, inoltre, ha ef cacia retroattiva: si considera il comproprietario come se fosse sempre
stato proprietario esclusivo della sua parte di bene

Una forma particolare di comunione è il condominio degli edi ci in cui le unità immobiliari sono
di proprietà esclusiva, mentre le parti comuni sono in comproprietà.

• È un tipo di comunione forzosa, che un comproprietario non può sciogliere: il condomino non
può rinunciare alla comproprietà degli spazi comuni.

• Questa comproprietà è proporzionale al valore della proprietà esclusiva. Il contributo alle spese
sarà quindi proporzionale alla quota del singolo condomino; nel caso dei servizi il cui uso è
disuguale, come quelle dell’ascensore, anche la contribuzione sarà diversi cata (il condomino
al piano terra pagherà meno).

• Il condominio, pur non essendo un autonomo soggetto di diritto, è strutturato al suo interno: ha
un’Assemblea, un Amministratore e un regolamento che ha la funzione di disciplinare l’uso
delle parti comuni.

I DIRITTI REALI MINORI

Il diritto di proprietà comprende anche i Diritti Reali Minori, ovvero i diritti reali su cose altrui,
che sono subordinati alla proprietà e contenuti in essa.

Se la proprietà di un bene da parte di X si rappresenta come un insieme, dunque, il diritto reale


minore da parte di Y sullo stesso bene si rappresenta come un sottoinsieme. Questo diritto reale
minore limiterà il diritto di proprietà di X, come nel caso di un diritto di usufrutto. Quando il diritto
reale minore si estingue, il proprietario X riotterrà la piena proprietà (elasticità del dominio: la
proprietà, prima compressa, si espande alla piena proprietà). In questa situazione, se X aliena il
bene a Z, i diritti reali minori restano: Z non avrà la piena proprietà del bene, ma essa sarà gravata
dal diritto di Y.

I Diritti Reali Minori possono essere

• Di godimento (libro III, Diritti Reali), come l’uso, l’usufrutto, la servitù, l’abitazione

• Di garanzia (libro VI, sulla Tutela dei Diritti), come il pegno e l’ipoteca.

- Questi ultimi due diritti consentono al creditore di soddisfare con maggiore probabilità il
suo diritto di credito sul debitore:
Conti Martina 42

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- Nel chiedere un mutuo alla banca, ad esempio, un imprenditore dovrà fare


un’ipoteca sul suo stabilimento a favore della banca e, se non riuscirà a restituire
il prestito, lo stabilimento potrà essere reclamato dalla banca, che avrà quindi un
risarcimento in modo prioritario rispetto agli altri eventuali creditori
dell’imprenditore.

- L’ipoteca, dunque, è un diritto reale su cose altrui: l’imprenditore resta


proprietario, ma sullo stabilimento graverà anche un diritto reale della banca

- Se l’imprenditore dovesse vendere lo stabilimento a un terzo, l’ipoteca da parte


della banca resterà: i diritti reali sono opponibili a terzi.

- L’ipoteca, inoltre, necessita di una pubblicità costitutiva: per essere valida,


deve essere trascritta nei registri immobiliari.

L’USUFRUTTO

Il Diritto di Usufrutto è il diritto di godere di una cosa e dei suoi frutti, senza cambiare la sua
destinazione economica.

L’usufruttuario, quindi, può usare il bene su cui ha diritto e goderne i frutti, sia naturali che civili:

• Può raccogliere i prodotti agricoli di un terren

• Può dare in locazione un’abitazione che ha in usufrutto.

Va però rispettata la destinazione economica del bene: non si può usare un terreno agricolo per
effettuare degli scavi nel sottosuolo, così come non si può trasformare un appartamento ad uso
residenziale in un negozio.

Il proprietario di un bene su cui grava un diritto di usufrutto da parte di altri ha la nuda proprietà
del bene.

Il diritto di usufrutto si può stabilire

• Per contratto (acquisto a titolo derivativo di tipo costitutivo

• Per testament

• Per disposizione di legge (ad esempio, i genitori hanno l’usufrutto legale dei beni del glio)

• Per usucapione (come avviene anche per il diritto di proprietà).

Se è presente l’usufrutto, il proprietà ha una limitazione del proprio diritto; per questo, la legge
pone un limite di tempo per il diritto di usufrutto, pari alla vita dell’usufruttuario.

Alla morte di questo, il proprietario otterrà la piena proprietà del bene. Se l’usufruttuario dovesse
vivere più a lungo, la durata massima dell’usufrutto sarà di 30 anni.

Conti Martina 43

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Il diritto di usufrutto, come la proprietà, può essere alienato.

• Tuttavia, il diritto che viene alienato avrà comunque un limite pari alla vita del primo
usufruttuario:

- Se X ha un diritto di usufrutto e aliena questo diritto a Y, il diritto di usufrutto avrà


termine sempre alla morte di X. Se questo non avvenisse, il diritto di usufrutto potrebbe
essere potenzialmente in nita, causando danni al proprietario.

Quando sono necessarie delle spese per il bene

• Le spese di ordinaria amministrazione vanno a carico dell’usufruttuari

• Il proprietario del bene dovrà farsi carico delle spese di straordinaria amministrazione.

Il diritto di usufrutto può estinguersi

• Per scadenza del termine previsto dal contratt

• Per morte del primo usufruttuari

• Per rinuncia dell’usufruttuari

• Per prescrizione (fenomeno per cui il mancato esercizio del diritto per 20 anni comporta la
perdita del diritto stesso

• Per effetto di consolidazione (unione dell’usufruttuario e del nudo proprietario nella stessa
persona: se un padre cede in usufrutto un bene al glio e il padre muore, il glio acquista la
nuda proprietà del bene che lui stesso ha in usufrutto, quindi ne acquista la piena proprietà),

• Per la distruzione del bene o per decadenza dovuta ad abusi dell’usufruttuario.

In ogni caso, il proprietario acquisterà la piena proprietà del bene.

USO E ABITAZIONE

Uso e Abitazione sono diritti simili all’usufrutto, ma hanno poteri di godimento più limitati.

L’usuario o il titolare del diritto di abitazione possono utilizzare il bene o abitarlo, ma


limitatamente ai bisogni propri e della propria famiglia.

• Sono diritti reali con una connotazione personale: il potere di godimento e di trarre i frutti di
un bene è limitato ai bisogni individuali.

- Ne è un esempio il diritto che ha il coniuge superstite sulla casa famigliare: alla morte
di uno dei coniugi, il superstite ha per legge il diritto di abitazione sulla casa famigliare
e di uso sui mobili. Una situazione del genere spesso si risolve con una comproprietà
con altri soggetti, ma il superstite avrà comunque il diritto di uso e di abitazione.

• Questi due diritti non sono alienabili, né tantomeno dati in locazione: sono diritti incentrati
sull’esigenza e sulla gura del loro titolare, legati ai suoi bisogni.

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LE SERVITÙ PREDIALI

Si tratta del peso imposto su un fondo per l’utilità di un altro fondo appartenente a un diverso
proprietario.

Si hanno quindi

• Un Fondo Servente e un Fondo Dominant

- Sul primo grava un peso legato all’utilità del secondo, ad esempio il diritto da parte del
proprietario del fondo dominante di passare sul fondo servente con degli autoveicoli.

• È necessario che i proprietari dei due fondi siano diversi, altrimenti il diritto non avrebbe
ragione di esistere;

• Deve sussistere la predialità:

- Il peso imposto sul fondo servente non deve dare un’utilità a una persona, ma a un
fondo, ovvero al fondo dominante.

• Il peso serve ad accrescere il valore del fondo dominante, non ad accrescere i vantaggi del suo
proprietario.

La servitù, inoltre, può consistere solamente in un comportamento passivo, ovvero a un “non-fare”


o a un “sopportare”:

• Ad esempio, l’impegno a consegnare una parte del proprio raccolto non può essere una servitù
prediale, mentre lo sarà

- L’accordo a far passare dei veicoli sul proprio fondo (servitù di passaggio
- L’impegno a non costruire oltre a una certa altezza (servitù di non soprelevazione)
- Esistono anche altri tipi di servitù, come la servitù di acquedotto o di elettrodotto, di
pascolo.

La classi cazione più importante tra le servitù è quella tra

• Servitù apparenti (in cui esistono opere permanenti su cui vale il diritto di servitù)

- Ad esempio, una strada o un acquedotto sono opere permanenti destinate all’esercizio di


una servitù apparente

• Servitù non apparenti (in cui il diritto di servitù non prevede la presenza di opere permanenti).

- La servitù di passaggio, così come quella di pascolo, è un esempio di servitù non


apparente.

La servitù può essere

• Legale o coattiva quando è espressamente prevista dalla legge nel caso di determinati
soggetti:
Conti Martina 45

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- Ad esempio, il proprietario di un fondo intercluso, che non ha accesso alla strada


pubblica, avrà il diritto di servitù di passaggio sui fondi con nanti per raggiungere la
strada. In questo caso, chi ha diritto alla servitù può trovare un accordo con gli altri
soggetti oppure può chiedere al giudice una sentenza costitutiva con cui otterrà la
servitù in cambio di un indennizzo da versare all’altro soggetto.

• Servitù volontaria quando si costituisce con un contratto, con un testamento, per usucapione
(ma solo se si tratta di servitù apparente) o per destinazione del padre di famiglia.

Una servitù si può estinguere per

• Rinuncia del titolare (ad esempio, un titolare può rinunciare se si rende conto che le spese
che deve sostenere sono troppo onerose rispetto ai vantaggi che trae dalla servitù)

• Effetto di consolidazione (se il proprietario del fondo dominante è anche proprietario del
fondo servente

• Prescrizione.

L’esercizio del diritto di servitù viene pregiudicato se si veri cano molestie sia da parte del
proprietario del fondo servente che da parte di quello del fondo dominante. In presenza di molestie,
si avvia un’azione confessoria, che presuppone la prova del diritto di servitù e che è valida sia in
presenza di molestie siche che di molestie di diritto.

DIRITTO DI SUPERFICIE

Un tipo di acquisto del diritto di proprietà a titolo originario è l’accessione: ogni opera costruita al
di sopra o al di sotto del suolo appartiene al proprietario del suolo stesso

Il Diritto di Super cie consente di neutralizzare l’accessione, separando la proprietà del terreno da
quella delle opere che si trovano sopra o sotto di esso.

• La proprietà dell’opera prende il nome di proprietà super ciaria

- Questo è l’unico modo per scindere la proprietà del terreno da quella delle opere
costruite su di esso o sotto di esso.

Grazie a questo diritto, dunque, è possibile che il proprietario di un fondo costituisca a favore del
super ciario un diritto di super cie sul fondo e che il super ciario edi chi su questo terreno,
riservandosi la proprietà del suolo.

• Questa ipotesi vale anche prima che l’edi cio sia costruito e anche quando l’edi cio è stato
già costruito:

- Se P ha un fondo su cui è costruito un edi cio, potrà trasferire a S la proprietà


dell’edi cio, costituendo anche a favore di S il diritto di super cie; se non lo fa, il
contratto sarà nullo.

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Il diritto di super cie è limitato e a tempo determinato:

• Al termine, il proprietario del fondo tornerà ad avere la proprietà del suolo.

• Si può estinguere anche per prescrizione, per rinuncia del titolare, o anche per consolidazione.

• In ogni caso, dopo l’estinzione del diritto tornerà a valere il principio di accessione.

IL POSSESSO
Il possesso differisce dalla proprietà: la proprietà è un diritto, mentre il possesso, giuridicamente
(art. 1140), è un potere di fatto che corrisponde all’esercizio della proprietà o di un altro
diritto reale.

• Se il possesso corrisponde all’esercizio della proprietà, si parla di Possesso Pieno;

• Se il possesso corrisponde all’esercizio di un altro diritto reale, si parla di Possesso Minore.

Il possesso è formato da due elementi

• La materiale disponibilità della cosa da parte del possessore, che ne dispone in maniera
diretta o indiretta,

• L’animus possidendi, ovvero la volontà da parte del possidente di esercitare sul bene un
potere corrispondente a quello del proprietario del bene:

- Ad esempio, un ladro è possessore del bene, perché utilizza il bene come se ne fosse
proprietario e ha la volontà di farlo.

- Questo elemento psicologico distingue il possesso dalla Detenzione, che avviene quando
un soggetto ha la disponibilità materiale del bene ma non intende esercitare su di esso un
potere corrispondente a quello del proprietario.

La legge prevede la cosiddetta presunzione di possesso: quando un soggetto esercita un potere di


fatto su una cosa, si presuppone che ne sia il possessore. Starà all’oppositore di questo soggetto
dimostrare che non c’è possesso ma una semplice detenzione del bene.

Il possesso si può quali care come

• Possesso immediato quando il possessore ha il controllo diretto della cos

• Possesso mediato quando il possessore esercita il potere di fatto su una cosa tramite
l’intermediazione di un detentore

- Ad esempio un appartamento in locazione: il proprietario è possessore, il conduttore è il


detentore.

Conti Martina 47

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Possesso legittimo o illegittimo: si tratta di una differenza rispetto alla proprietà, dal momento che
il possesso potrebbe anche non essere conforme al diritto, potrebbe non coincidere con la situazione
stabilita dal diritto.

• Possesso Legittimo se il possessore di un diritto è l’effettivo titolare del diritto stesso;

• Possesso sarà invece Illegittimo quando il potere di fatto sul bene viene esercitato da un
soggetto diverso dal titolare del diritto sul bene

- Ad esempio, un ladro è un possessore illegittimo: può disporre del bene ma non è


titolare del diritto sul bene.

- Il Possesso Illegittimo può essere di buona fede quando il possessore che esercita il
potere di fatto sul bene senza essere titolare del corrispondente diritto pensa di essere
titolare del diritto stesso;

- Il possesso illegittimo è invece di mala fede quando il possessore sa di non essere


titolare del diritto.

- La legge favorisce (art. 1147) la buona fede, che viene infatti presunta
(presunzione di buona fede): se un soggetto esercita un potere di fatto su un
bene, si presume che sia titolare del diritto e che lo sia in buona fede.

- Tuttavia, la buona fede non giova al possessore se dipende da colpa grave, ovvero
da una pesante negligenza, da un difetto di attenzione: se il possessore ritiene di
essere titolare soltanto a causa di una grossolana negligenza, allora non si tratta di
possesso in buona fede.

TRASFORMAZIONI DEL POSSESSO

La detenzione può trasformarsi in possesso per effetto di un atto di opposizione del detentore
contro il proprietario oppure per un mutamento del titolo derivante da un fatto esterno.
Inoltre, un possesso minore può trasformarsi in un possesso pieno, o viceversa: si parla di
Interversione del Possesso.

L’Accessione del Possesso si ha quando un soggetto acquista un diritto a titolo derivativo e può
unire questo diritto al diritto del dante causa:

- Ad esempio, si può unire il tempo di possesso del bene al tempo di possesso del bene da parte
del dante causa, così da maturare i presupposti per l’usucapione

Esiste anche la Successione del Possesso, che riguarda gli acquisti a causa di morte:

- Il possesso del defunto va ad aggiungersi al possesso da parte del successore.

Conti Martina 48


La legge favorisce la prova della continuità del possesso, ovvero del suo esercizio ininterrotto

Si parla di presunzione di possesso intermedio e di presunzione di possesso anteriore:

• Se un soggetto prova di aver posseduto un bene in un periodo e in un periodo successivo, si


presuppone che abbia detenuto il possesso ininterrottamente anche nel periodo intermedio;

• Se un soggetto prova di aver posseduto un bene in un periodo, si presuppone che in un


periodo anteriore si sia sviluppato un titolo che giusti ca il possesso (ad esempio, un
contratto).

TUTELA DEL POSSESSO

Il Possesso, dunque, crea un problema: non è un diritto, ma è una situazione di fatto e può essere sia
legittimo che illegittimo e, talvolta, contrasta con la situazione del diritto.

Tuttavia, la legge favorisce il possesso con una serie di presunzioni perché connette al possesso
stesso delle conseguenze giuridiche particolari

Il possesso, infatti, è tutelabile come tale, anche se alla situazione di fatto non corrisponde una
situazione di diritto.

Il possessore, quindi, può agire contro chi l’ha privato del possesso, anche se non è
proprietario

L’azione possessoria

• Consente molto spesso di tutelare in maniera più veloce la proprietà: nella maggior parte dei casi,
il possesso è legittimato dalla proprietà, quindi le due cose coincidono;

• È più veloce perché richiede la prova del possesso, non la prova della proprietà (richiesta nella
azione petitoria).

In un processo, vale un corollario in base al quale il giudizio possessorio si svolge prima del
giudizio petitorio;

Una sentenza della Corte Costituzionale (n 25/1992) ha tuttavia attenuato questo principio, che
prima era assoluto.

Le Azioni possessorie sono:

• L’azione di reintegrazione, che si può attuare quando il bene è stato sottratto al possessore in
modo violento o nascosto

- Va esercitata entro un termine di decadenza di 1 anno dal momento in cui è avvenuta la


sottrazione oppure dal momento in cui è stata scoperta.

Conti Martina 49


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- Questa azione protegge sia il possessore che il detentore quali cato di un bene, ovvero
colui che non detiene il bene per questioni di cortesia o di ospitalità (ad esempio, il
conduttore di un appartamento in locazione).

• Azione di manutenzione, che reagisce a molestie che turbano il godimento del bene oppure a
uno spoglio non violento e manifesto del bene.

- Riguarda beni immobili oppure universalità di mobili (una serie di beni mobili che
hanno una stessa funzione, come un gregge, una collezione...).

- Questa azione va esercitata entro un anno dalla molestie o dallo spoglio.


- Inoltre, è necessario che il possesso di chi effettua l’azione duri da almeno un anno e che
l’acquisto del possesso non sia avvenuto in modo violento o clandestino.

- Il detentore, anche quali cato, non può esercitare un’azione di manutenzione.

• Azione di nunciazione, che evita che evita veri chino turbamenti del possesso, agendo in
modo preventivo

- Si parla di denuncia di nuova opera̧ con cui si denuncia l’inizio di un’opera che può
pregiudicare il possesso di chi agisce in giudizio

- Tale denuncia va effettuata entro un anno dall’inizio dell’opera e prima che l’opera sia
terminata.

- Esiste anche la denuncia di danno temuto, che si effettua quando si teme che ci possa
essere un pregiudizio a un bene di cui si ha il possesso.

POSSESSO E ACQUISTI A TITOLO ORIGINARIO

L’Usucapione è un modo di acquisto a titolo originario di un diritto: l’esercizio del possesso


protratto nel tempo fa acquisire la titolarità di un diritto.

• Si tratta quindi di una conseguenza del possesso e, nell’usucapione, la situazione di fatto del
possesso torna a sovrapporsi con il diritto di proprietà

• Il diritto di proprietà è imprescrittibile: non ha scadenza, anche se il diritto non viene


esercitato. Tuttavia, in presenza di un’usucapione da parte di un altro soggetto, il diritto di
proprietà può essere perso e trasferito a titolo originario al secondo soggetto.

• L’usucapione è volto a favorire l’utilizzo produttivo delle risorse:

- Un soggetto che utilizza un bene in modo economicamente produttivo pur non


essendone proprietario acquisterà la proprietà del bene stesso, che risulterà quindi
economicamente più ef ciente.

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• Inoltre, favorisce una maggiore certezza nei rapporti giuridici

- Tutti i soggetti terzi tendono ad identi care il legittimo proprietario nel possessore del
bene, ovvero da chi lo sfrutta in modo economicamente produttivo

• In ne, l’usucapione consente di sempli care la prova della proprietà:

- Dimostrando di aver usucapito il bene, si dimostra automaticamente di esserne


proprietario, rendendo inin uenti eventuali irregolarità nei passaggi di proprietà
precedenti.

Per l’usucapione, occorre che non vi sia possesso vizioso, ovvero acquisito in modo violento o
clandestino. Se questo invece avviene, il tempo per l’usucapione parte da quando cessa il possesso
violento o clandestino

Inoltre, il possesso del bene deve essere continuo nel tempo.

• L’usucapione ordinaria si produce anche se il possesso è di mala fede e ha un termine di 20


anni

• Si parla invece di usucapione abbreviata quando il possesso è di buona fede; il termine varia
a seconda del bene ma sarà minore di 20 anni.

La regola possesso vale titolo (art. 1053) è un’altra conseguenza del possesso:

• Il possessore acquista la proprietà di un bene mobile non registrato in presenza di un titolo


adeguato, della buona fede dell’acquirente e della consegna del bene.

Anche la disciplina dei frutti e delle spese deriva dal possesso:

• Quando il possesso è illegittimo e il possessore è in mala fede, il possessore dovrà restituire il


bene e dovrà anche restituire gli eventuali frutti del bene

• Se invece il possessore è in buona fede, dovrà restituire solo i frutti maturati dopo la domanda
giudiziaria da parte del proprietario.

• Chi restituisce i frutti, tuttavia, avrà diritto ad ottenere un rimborso delle spese sostenute per
ottenere i frutti.

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CAP.

18. LE OBBLIGAZIONI
REQUISITI DELLA PRESTAZION
-> oggetto dell’obbligazione, ovvero il comportamento dovuto dal debitore, nell’interesse del
creditor

1. Patrimoniale, cioè suscettibile di valutazione economica (traducibile in un valore monetario).


• Ragioni che giustificano la patrimonialità
- Ragione ideale: sottrarre alla logica della coazione legale
aspetti che attengono alla sfera personale dell’individuo
- Ragione pratica : determinare agevolmente il risarcimento
• Se il debitore non rispetta l’obbligazione il creditore può chiedere il risarcimento del danno o
ottenere un sentenza che costringe il debitore ad adempiere (logica coattiva

2. Rispondente ad un interesse anche non patrimoniale del creditor


• Spesso il debitore si obbliga per soddisfare un interesse di tipo patrimoniale (es. organizzazione
concerti, soggetto che conclude contratto per servizio di gestione computerizzata del magazzino),
ma in altri casi non c’è interesse di tipo patrimoniale (es. prendo taxi per andare a trovare amico)

3. Altri requisiti della prestazione

• Possibile
- obbligazione ch impone al debito di realizzare un risultato obiettivamente non realizzabile
non avrebbe sens

• Lecita
- Obbligazione che impone al debitore un comportamento non vietato dalla legge non
sarebbe ammissibil
• Determinata o almeno determinabil
- Obbligazione in cui non si capisce quel è il comportamento dovuto dal debitore e qual è il
risultato atteso dal creditore sarebbe assurda

GLI OBBLIGHI

1. Gli obblighi non patrimoniali


- obblighi di comportamento di tipo legale che non hanno carattere patrimoniale, non danno
luogo a obbligazioni —> obblighi contratti dai coniugi

2. Le prestazioni di cortesi
- Non sono oggetto di obblighi giuridici, ma effettuate per semplice cortesia, amicizia,
benevolenza. Sono sempre gratuite e non sono oggetto di obbligazioni giuridiche, mentre
esistono prestazioni gratuite che formano oggetto di obbligazioni (es. trasporto gratuito da
aeroporto fornito da struttura alberghiera, interesse di promuovere la propria attività.

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3. Le obbligazioni natural
- Si contrappongono alle obbligazioni perfette, o civili
4. Le quali hanno un doppio valore: giustificano l’esecuzione della
prestazione, sicché il debitore non può riavere quanto ha pagato

5. Danno al creditore il potere di agire in giudizio contro il debitore,


nel momento in cui quest’ultimo non paga spontaneamente

Nelle obbligazioni naturali, viene a mancare il secondo elemento.

- Chi ha effettuato la prestazione non può ottenere la restituzione di quanto pagato a condizione
che abbia effettuato la prestazione spontaneamente ed in uno stato di capacità di intendere e di
volere.

- Il destinatario della prestazione, invece, non ha azione contro l’obbligato per ottenere la
prestazione non eseguita

• Le obbligazioni naturali costituiscono doveri morali o sociali (non hanno rilevanza giuridica,
non sono sanzionati dalla legge ) che si contrappongono, come tali, al vincolo giuridico
corrispondente ad una obbligazione. Dunque l’effetto giuridico delle obbligazioni è solo
l’impossibilità di ripetere la prestazione eseguita.

Esempi di obbligazioni naturali:


- Debito di gioco (tizio perde somma la gioco e paga spontaneamente la somma in capacità di
intendere di volere allora non può ottenere la restituzione
- Debito prescritto (se passano più di 10 anni senza esercitare diritto non vale più, ma se il
debitore decide di pagare comunque, senza essere costretto dal creditore, non può più chiedere
restituzione
- Debito del cliente verso il professionista non iscritto all’alb
- Mantenimento del convivente more uxori

OBBLIGAZIONE PARZIARIE E SOLIDALE

Quando i debitori obbligati ad eseguire la prestazione sono più di uno (solidarietà passiva) e sono
obbligati ad eseguire la medesima prestazione e anche i creditori sono più di uno (solidarietà attiva),
l’obbligazione può essere

Parziaria
• La prestazione è frazionata tra diversi debitori
- Creditore Y deve ricevere da tre debitori A, B, C una quota apri a 150
- Y può esigere da A,B,C solo 50 (assumendo che le loro quote siano uguali)
- Deve chiedere a ciascuno la sua quota, e se uno dei condebitori è insolvente il credito risulta
insoddisfatto (almeno parzialmente)
- Il creditore non può chiedere la quota corrispondente agli altri condebitori
Solidale
• Il creditore può chiedere l’intera somma a uno qualsiasi dei creditori.
- Y può esigere tutti i 150 da A,B,C.

Conti Martina 53

- Il creditore non è costretto a rivolgersi ad ognuno dei condebitori, e l’insolvenza (il sogg. non
ha abbastanza risorse per pagare) di uno di essi non pregiudica la soddisfazione integrale del
suo credito
- Il pagamento eseguito da uno dei condebitori libera tutti gli altri dall’obbligazione assunta
verso Y

Nel diritto italiano La solidarietà è la regola generale, e si applica ogni qualvolta l’obbligazione
faccia capo a più debitori.
L’obbligazione si configura come parziaria solo nei casi ciò sia previsto per volontà delle parti dalle
parti (nel contratto), e nei casi espressamente previsti dalla legge.
( es. Gli eredi, che sono successori a titolo universale, acquisendo i diritti , ma anche le
obbligazioni del defunto, per esempio, sono obbligati parziariamente per i debiti del defunto —>
Libro II)

L’alternativa tra solidarietà e parziarietà si configura anche dal lato attivo, quando a fronte di un
solo debitore sussistono più creditori.

- Qui il rapporto è rovesciato: la parziarietà è la regola, la solidarietà (attiva) l’eccezione


- La regola essenziale è che ciascun creditore ha diritto a chiedere l’intera prestazione; e il
pagamento ottenuto da qualunque di essi libera il debitore verso tutti gli altri.

LA DISCIPLINA DELLE OBBLIGAZIONI SOLIDAL

Nella solidarietà passiva, assumono rilevanza due tipi di rapporti


A)Rapporti tra creditore e condebitor
Il creditore decide di estinguere i debito con un’azione diretta a uno dei condebitori o uno dei
condebitori decide di rinunciare alla prescrizione, perché vuole pagarlo.

• 1° PROBLEMA : - Sapere se le vicende riguardanti un singolo condebitore


producono effetti solo rispetto lui, o invece si estendono a tuti gli altri

-> Gli effetti favorevoli giovano a tutti i condebitori(B e C), mentre quelli
sfavorevoli restano circoscritti solo al debitore direttamente toccato. (se il
creditore effettua una remissione indirizzandola a uno solo dei creditori,
questa azione giova anche gli altri)

La transazione è un accordo con cui due parti risolvono una controversia tra di loro o
prevengono l’insorgere di una controversia che potrebbe verificarsi. Quando intercorre una
transizione tra il creditore e debitori, occorre la loro adesione, altrimenti la transizione fatta da un
condebitore con il creditore non impegna gli altri condebitori
(es. società che viene gestita male da un certo numero di amministratori insieme ai sindaci, che
hanno il compito di controllare la funzione della società, a che provoca un danno. La società
deve risarcire un danno e amministratori e sindaci sono condebitori. Tuttavia secondo la
transazione la società può richiedere solo la metà del risarcimento, ma imponendo ad esempio
che deve essere pagato entro un mese. Affinché sia effettivamente messa in atto, anche gli
amministratori e i sindaci devo aderire.

l’interruzione della prescrizione, effettuata dal creditore (Y) nei confronti di uno dei
condebitori (A), invece, si estende a tutti gli altri (B e C), sebbene comporti per essi un effetto
sfavorevole
Conti Martina 54
.

• 2° PROBLEMA : - La scelta da parte del creditore, del condebitore a cu


rivolgersi per ottenere l’intera prestazione

-> Il creditore può scegliere liberamente il debitore a cui rivolgersi per


esigere l’adempimento, a meno che per legge o per accordo delle parti
questi non goda di un beneficio di preventiva escussione (beneficio per
cui un soggetto può legittimamente rifiutare un diritto). In tal caso il
creditore deve rivolgersi prima ad uno dei condebitori; e solo se non
ottiene il pagamento da questi può chiederlo agli altri, che sono assistiti
dal beneficio.

B) Rapporti tra condebitor


Rapporti interni al gruppo dei condebitori solidali.
• La regola fondamentale è che il debito si dividerà i vari condebitori.
- Il condebitore che ha pagato l’intero debito può esercitare azione di regresso (chiedere che
ognuno degli altri lo rimborsi in proporzione alle rispettive quote) ma questo sposta il rischio
dal creditore a uno dei condebitori
- Se l’obbligazione è stata contratta nell’interesse esclusivo di un solo condebitore,
quest’ultimo non può agire in regresso (es. fideiussione, contratto con cui un sogg., il
garante, garantisce l’adempimento dell’obbligazione contratta da un altro sogg., il debitore
principale e se il debitore non paga, non riesce ad adempiere obbligazione, deve provvedere
il creditore, adempiendo al suo posto)

OBBLIGAZIONI ALTERNATIVE E FACOLTATIV

• Obbligazioni alternative:
- Oggetto dell’obbligazione sono due o più prestazioni che si collocano sullo stesso piano:
in esse il debitore si libra eseguendo una delle due.
- Di regola la scelta tra le prestazioni spetta al debitore, ma la legge o la volontà delle parti
possono stabilire diversamente e affidare la scelta al creditore o a un terzo, ma deve essere
specificato
- Siccome si trovano sullo stesso piano, se prima della scelta una delle due diventa
impossibile, il debitore è obbligato ad adempiere l’altra.

• Obbligazioni facoltative:
- Oggetto dell’obbligazione è una sola prestazione, ma il debitore ha facoltà di liberarsi
eseguendo una prestazione diversa, che sostituisce quella original
- Se la prestazione diventa impossibile il debitore non resta obbligato a rispettare
l’obbligazione facoltativa, ma viene liberato; l’obbligazione è estinta.

FONTI DELLE OBBLIGAZIONI (atti e fatti giuridici ch producono obbligazioni)

L’art. 1173 c.c. le elenca così:


1. Contratto (es. contratto di lavoro, obbligazione del lavoratore di prestare la propria attività
2. Fatto illecito (es. soggetto danneggia ingiustamente un altro, obbligazione di risarcire il
danno
3. Ogni altro atto o fatto considerato dalla legge idoneo a produrle : categoria residuale,
comprende diverse fonti delle obbligazioni, come le promesse bilaterali (promesse per cui si
assumono delle obbligazioni; es. perdo gatto e prometto 2000 euro a hi lo ritrova), pagamento
di un debito ( es. si paga due volte al bar, barista deve restituire denaro
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)


)

CORRETTEZZA NELL’ATTUAZIONE DEL RAPPORTO OBBLIGATORI

• Ai sensi dell’art. 1175 c.c., “il debitore e il creditore devono comportarsi secondo le regole della
correttezza”.
(Norma che trova riscontro in altra norma -> quella sulla buona fede)

• La regola di correttezza significa che il debitore deve fare il possibile per massimizzare l’utilità
che il creditore riceve dalla prestazione e il creditore deve fare quanto possibile per minimizzare
il sacrificio che la prestazione impone al debitore

• Obblighi di protezione: prestazioni accessorie che affiancano la prestazione principale allo


scopo di massimizzare la sua utilità per il creditore (es. chi deve consegnare qualcosa e ha
l’obbligo di custodirla fino alla consegna, chi è obbligato a eseguire un trasporto è obbligato, a
fronte di imprevisti a a dare informazioni al mittente sull’accaduto ecc.).
—> Derivano dal principio di buonafede (implica un dovere di coerenza nei confronti delle
parti)

19. – ADEMPIMENTO, E ALTRE CAUSE DI ESTINZIONE


DELLE OBBLIGAZIONI
1. L’ADEMPIMENT

L’adempimento è l’attività consistente nell’eseguire la prestazione che forma oggetto


dell’obbligazione e con esso

• Quest’ultima si estingue, perché l’interesse del creditore è realizzat

• Il debitore è liberato.

• Per via di questo effetto liberatorio il debitore può chiedere al creditore di rilasciagli la
quietanza

- cioè la dichiarazione scritta con cui il creditore riconosce di aver ricevuto da lui una
determinata prestazione, riferita a un determinato credito (art.1999).

- La quietanza è considerata un atto non negoziale, è una dichiarazione di scienza e


non di volontà, con valore di confessione.

2. ADEMPIMENTO E INCAPACITÀ DI AGIRE.

L’autore dell’adempimento è colui che fa la prestazione, e normalmente coincide con il debitore.

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.

• L’adempimento fatto da un debitore incapace di agire è regolare ed ef cace visto che


l’adempimento non è un atto di autonomia ma è un comportamento obbligato.

• L’adempimento fatto a un creditore incapace di agire invece è un adempimento inef cace, che
non libera il debitore, infatti la ricezione dell’adempimento è un atto di autonomia perché implica
valutazioni e decisioni del soggetto (il quale potrebbe correre il rischio di fare cattivo uso della
prestazione ricevuta)

- Per tutelare il creditore la legge dice che il pagamento libera il debitore solo se egli prova
che ciò che fu pagato è rivolto a vantaggio dell’incapace (art.1190), e se il debitore non
riesce a dare la prova, deve pagare una seconda volta.

3. ADEMPIMENTO DEL TERZO, E PAGAMENTO CON SURROGAZIONE.

Qualche volta l’adempimento è fatto da un terzo, estraneo al rapporto obbligatorio

1. La prestazione, anziché essere eseguita personalmente del debitore, è eseguita da un


collaboratore del debitore, per suo conto.

• In questo caso è il debitore stesso che adempie, attraverso la sua organizzazione

• Questa modalità di adempimento è esclusa solo quando la prestazione è infungibile, cioè


richiede l’intervento personale del debitore (es. attore che deve recitare sua part i
teatro)

2. La prestazione è eseguita da un terzo, che non opera come collaboratore del debitore.

• Le ragioni che spingono all’adempimento del debito altrui possono essere varie
(richiesta del debitore stesso, desiderio del terzo di aiutare debitore o interesse proprio
del terzo

• L’adempimento è ef cace, ed estingue l’obbligazione, anche se il creditore vi si


oppone; egli può ri utare l’adempimento del terzo solo in due casi

- se ha interesse che la prestazione sia eseguita personalmente dal debitore (ad es.
perché infungibile)

- se anche il debitore si oppone all’adempimento del terzo (l’opposizione del solo


debitore on basta a precludere l’adempimento del terzo) .

• Dato che l’adempimento del terzo non è un atto dovuto, ma voluto, per compierlo
ef cacemente occorre la capacità di agire

• L’adempimento del terzo può dare luogo al fenomeno del pagamento con surrogazione
che si veri ca quando il terzo che ha pagato, o fornito il denaro per pagare, subentra al
vecchio creditore.
Esistono due tipi di surrogazione

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- La surrogazione volontaria che si produce per iniziativa delle parti del rapporto
obbligatorio può avvenire

A. Per volontà del creditore (il quale ricevendo il pagamento del terzo,
la surroga contestualmente ed espressamente nel proprio diritto

B. Per volontà del debitore (il quale prendendo a mutuo il denaro


necessario per pagare il debitore surroga il mutuante nel diritto di
quest’ultimo)

- La surrogazione legale si produce automaticamente quando ricorre uno dei casi


elencati dall’art.1203.

4. IL DESTINATARIO DELL’ADEMPIMENTO: ADEMPIMENTO AL TERZO.

Il destinatario dell’adempimento è il soggetto che riceve la prestazione, di regola coincide con il


creditore, ma in certi casi è giusti cato l’adempimento al terzo, e in altri è d’obbligo (es. quando il
creditore è incapace).

Possono esserci casi in cui l’adempimento fatto al terzo presenti anomalia; questi sono i casi in cui
il terzo non è legittimato a ricevere l’adempimento, e la legge per tutelare l’interesse del creditore e
del debitore vi provvede con alcune regole:

• La regola generale è che il pagamento a un terzo estraneo non libera il debitore, e il creditore
conserva il diritto di ricevere da lui la prestazione

• la regola subisce però alcune eccezioni nell’interesse del debitore

- Quest’ultimo è liberato se il creditore rati ca il pagamento fatto al terzo o ne


appro tta (ad es. pagamento effettuato alla moglie del creditore che poi consegna al
marito quanto ricevuto

- se si tratta di pagamento a creditore apparente (fatto a una persona che in base alle
circostanze appariva legittimata a riceverlo), sempre che il debitore fosse in buona fede

5. MODALITÀ DELL’ADEMPIMENTO, E DAZIONE IN PAGAMENTO.

La prestazione deve essere eseguita esattamente, e cioè nel rispetto di tutte le modalità che la
caratterizzano.

• Sotto il pro lo quantitativo la prestazione deve essere eseguita integralmente, anche quando
essa è divisibile.

• Sotto il pro lo qualitativo, il debitore è tenuto a eseguire proprio la prestazione che forma
oggetto dell’obbligazione, e non può liberarsi offrendo una prestazione diversa, anche se di
valore uguale o maggiore.
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• La prestazione va eseguita nel tempo e nel luogo stabiliti per l’adempimento.

Una prestazione eseguita senza l’osservanza di qualcuna di queste modalità dà luogo a un


adempimento inesatto, ossia a una forma di inadempimento.

Con la dazione in pagamento (o prestazione in luogo dell’adempimento) il debitore


eccezionalmente si libera dall’obbligazione eseguendo una prestazione diversa da quella formante
oggetto della sua obbligazione.

L’effetto liberatorio si produce solo a due condizioni

• che il creditore accetti di ricevere la prestazione diversa al posto di quella dovuta

• che la diversa prestazione sia effettivamente eseguita

Se la diversa prestazione consiste nel trasferimento della proprietà o di un altro diritto, il debitore
deve al creditore le stesse garanzie che il venditore deve al compratore circa l’integrità di quanto
trasferito.

6. IL TERMINE DELL’ADEMPIMENTO.

• Se il titolo dell’obbligazione ssa il termine, la prestazione va eseguita in tale termine

• Se il titolo dell’obbligazione non ssa il termine, la regola è che l’adempimento può essere
richiesto immediatamente, tranne nei casi in cui l’adempimento immediato sia escluso dagli usi o
dalla natura della prestazione (ad es. redigere un complesso progetto edilizio): in tal caso, o le
parti concordano fra loro il termine, o questo è ssato dal giudice.

• Se il termine è stabilito

- a favore del debitore, quest’ultimo non può adempiere oltre quel termine, ma non è tenuto
ad adempiere prima (ma se vuole può farlo)

- a favore del creditore, costui può esigere il pagamento prima della scadenza, mentre il
debitore non può liberarsi offrendo l’adempimento anticipato (che il creditore ha facoltà di
ri utare)

- a favore di entrambi, sia il debitore che il creditore hanno diritto che la prestazione sia
eseguita non prima della scadenza del termine, e possono ri utare un adempimento
anticipato.

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7. IL LUOGO DELL’ADEMPIMENTO.

Quanto al luogo dell’adempimento, valgono le eventuali indicazioni del titolo da cui nasce
l’obbligazione, oppure quelle desumibili dalla natura della prestazione (ad es. l’obbligazione del
lavoratore impegnato in un cantiere edile deve essere adempiuta ne cantiere stesso).

In mancanza di tali indicazioni, valgono i criteri ssati dalla legge:

• il criterio generale è che l’obbligazione si adempie al domicilio del debitore

• esso però subisce delle deroghe:

- Per l’obbligazione di consegnare una cosa certa e determinata, che si adempie nel
luogo in cui la cosa si trovava alla nascita dell’obbligazion

- Per l’obbligazione di pagare una somma di denaro, che si adempie presso il domicilio
del creditore.

8. L’IMPUTAZIONE DEL PAGAMENTO.

L’imputazione del pagamento è l’individuazione del debito a cui si riferisce un determinato


pagamento nel caso in cui il debitore abbia più debiti verso il creditore.

• Il debitore quando paga ha la facoltà di dichiarare quale debito intende soddisfare con quel
pagamento;

• in mancanza di scelta del debitore si dà precedenza

- ai debiti scaduti.

- a quelli meno garantiti ecc

9. MORA DEL CREDITORE: L’OFFERTA DELLA PRESTAZIONE.

Molto spesso l’adempimento risulta impossibile per il debitore, se manca una certa cooperazione
del creditore (es. il lavoratore non può eseguire la sua prestazione se il datore non gli permette di
entrare in fabbrica.)

Come regola il creditore non ha un vero e proprio obbligo di ricevere la prestazione del debitore, ma
ha l’onere di cooperare all’adempimento del debitore: se non lo fa perdere il vantaggio della
prestazione, e inoltre può rincorrere nelle conseguenze della mora del creditore.

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.

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• La situazione del creditore che trascura ingiusti catamente di compiere quanto necessario
perché il debitore possa adempiere, o che ingiusti catamente ri uta di ricevere l’adempimento
offertogli dal debitore

• Gli effetti della mora non si producono in modo automatico per il ri uto o la mancata
cooperazione da parte del creditore, ma solo se il debitore assume una certa iniziativa,
compiendo l’offerta della prestazione al creditore.

Ma l’offerta può presentarsi in vari modi

• Deve essere un’offerta solenne (o formale): deve cioè presentare tutti i requisiti indicati
dall’art.1208, e in particolare deve essere fatta attraverso un pubblico uf ciale (occorrerà un atto
formale).

Le modalità con cui l’offerta solenne deve compiersi possono variare a seconda del tipo di
prestazione dovuta, e danno luogo a diversi tipi di offerta:

- L’offerta reale : riguarda la prestazione di consegnare denaro, titoli di credito o cose


mobili al domicilio del creditore, e implica che tali oggetti siano materialmente recati al
domicilio del creditore.

- L’offerta per intimazione : riguarda la consegna di cose mobili in luogo diverso dal
domicilio del creditore, oppure la consegna di un immobile, e si fa noti cando al creditore
un’intimazione a ricevere le cose mobili o a prendere possesso dell’immobile

• Dall’offerta solenne si distingue l’offerta secondo gli usi, fatta senza le formalità previste dalla
legge per l’oggetto solenne. Il valore e l’ef cacia di essa sono diversi, a seconda del tipo di
prestazione:

- Per le prestazioni di fare, l’offerta secondo gli usi (consistente nella intimazione al
creditore di ricevere la prestazione, o di compiere gli atti necessari a tal ne) è suf ciente a
produrre la mora del creditore

- In tutti gli altri casi, l’offerta secondo gli usi non basta a mettere in mora il creditore e
produrre gli effetti conseguenti

- A tal ne occorre che il debitore faccia il deposito, consegnando le merci a un terzo,


il depositario, che riceve i beni e a questo punto il debitore è liberato, o il sequestro
(stessa cosa ma con beni immobili; immobile consegnato a terzo, il sequestratario, se
poi il creditore lo vorrà si rivolgerà a lui)

- Quando debitore ha depositato beni mobili o sequestrato bene immobili, i costi di


deposito e sequestro devono essere sostenute dal creditore.

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- Perché questo avvenga deposito e sequestro o devono essere accettai dal creditore o
convalidato dal giudice (deve veri care che i beni consegnati a questi sogg., siano
proprio quelli che dovevano essere consegnati al creditore)

Anche nel caso di offerta solenne, il debitore può avere interesse a fare il deposito delle cose che il
creditore ha ri utato. Questo determina la liberazione del debitore dell’obbligazione, che la mora di
per sé non produce.

10. GLI EFFETTI DELLA MORA DEL CREDITORE.

La mora del creditore produce i seguenti effetti a favore del debitore:

• Il debitore non risponde dei danni causati dal mancato adempimento, il quale è imputabile al
creditore che si è autodanneggiato

• Se è il debitore a subire danni o sopportare spese a causa del mancato adempimento, egli può
chiedere il risarcimento al creditore

• Il debitore non deve gli interessi o i frutti della cosa da consegnare

• Si produce lo spostamento a carico del creditore del rischio dell’impossibilità sopravvenuta


della prestazione

- L’effetto di spostamento del rischio vale per i rapporti obbligatori con prestazioni
corrispettive e consiste nel fatto che se durante la mora del creditore la prestazione da lui
attesa diventa impossibile per causa non imputabile al debitore, quest’ultimo non solo è
liberato dall’obbligazione (che si estingue), ma in più conserva il diritto alla
controprestazione che il creditore debba a sua volta eseguire in suo favore.

Ad es. Se A vende a B dei prodotti, che B fa in modo di non farsi consegnare come
stabilito, per cui A lo mette in mora; successivamente un ordine dell’autorità mette quei
prodotti fuori commercio, vietandone la circolazione; a questo punto la prestazione di A è
diventata impossibile e la sua obbligazione si estingue; normalmente si estinguerebbe
anche la contro-obbligazione di B di pagare ad A il prezzo dei prodotti; ma siccome B era
in mora al momento in cui si è veri cata l’impossibilità, egli resta obbligato a pagare il
prezzo di A

- In caso di offerta non formale gli effetti della mora non si producono, ad eccezione
dell’esonero del debitore dalla responsabilità per i danni derivati dal mancato
adempimento (art.1120).

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11. LE OBBLIGAZIONI PECUNIARIE: PRINCIPIO NOMINALISTICO, DEBITI DI


VALUTA E DEBITI DI VALORE.

Le obbligazioni pecuniarie sono quelle in cui l’obbligazione consiste nel pagare una somma di
denaro.

Secondo il principio nominalistico, i debiti pecuniari si estinguono con moneta avente corso legale
nello Stato al tempo del pagamento e per il suo valore nominale (se tra il momento in cui il debito di
valuta nasce e il momento cui deve essere pagato la valuta perde il potere d’acquisto, i pagamenti
non si adeguano alla perdita di potere di valuta, ma si adeguano a ciò che era stato pattuito).
La ragione principale consiste in un’esigenza di certezza, a tutela dei debitori.

Il principio nominalistico può essere messo fuorigioco per accordo fra le parti che nel titolo da cui
nasce l’obbligazione pecuniaria possono inserire vari meccanismi di rivalutazione della somma
dovuta (clausola oro, clausola numeri-indice)

• Il principio nominalistico vale per i debiti di valuta, cioè per le obbligazioni che nascono
avendo per oggetto, n dal principio, una somma di denaro precisamente determinata.

• Altra cosa sono i debiti di valore che hanno per oggetto un valore, che sarà tradotto in
moneta solo al momento del pagamento (ad es. se un anno fa A ha distrutto una cosa di B,
è nata allora la sua obbligazione a risarcire il danno, corrispondente al valore della cosa
distrutta, ma se A paga il risarcimento dopo un anno, deve pagare il valore che
corrisponde al valore della cosa dopo un anno). Questo tipo di debiti diventano rivaluta
con la loro liquidazion

12. GLI INTERESSI.

Gli interessi sono l’ulteriore denaro prodotto, nel tempo, da una somma di denaro, e quanti cato in
una percentuale della somma base (o somma capitale)

• Gli interessi corrispettivi sono quelli prodotti di pieno diritto dai crediti liquidi ed esigibili di
somme di denaro, salvo che la legge o il titolo stabiliscano diversamente (art.1282).

Ad es. se A vende a B una cosa per 100000 euro, e non si indica un termine per
dell’adempimento, B può pagarlo dopo sei mesi per 100000 euro più un’ulteriore somma pari
agli interessi calcolati su 100000 per sei mesi.

Il meccanismo opera solo per i crediti liquidi ed esigibili.

Conti Martina 63
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A seconda della fonte da cui deriva la corrispondente obbligazione, gli interessi si distinguono
per il tasso d’interesse (misura degli interessi)

• Gli interessi legali sono quelli che maturano automaticamente, quando le parti non hanno
previsto nulla a riguardo e si calcolano in base al tasso legale (Art. 1284 c.c.) (1) che è
ssato in misura pari al 2,5 per cento in ragione d’anno (in assenza di misura del tasso
interesse pattuito dalle parti si applica questo) .

- Il Ministro del tesoro, con proprio decreto pubblicato nella Gazzetta Uf ciale della
Repubblica Italiana non oltre il 15 dicembre dell'anno precedente a quello cui il
saggio si riferisce, può modi carne annualmente la misura, sulla base del rendimento
medio annuo lordo dei titoli di Stato di durata non superiore a 12 mesi e tenuto conto
del tasso di in azione registrato nell'anno. Qualora entro il 15 dicembre non sia
ssata una nuova misura del saggio, questo rimane invariato per l'anno successiv

• (2) Allo stesso saggio gli interessi convenzionali sono quelli eventualmente stabiliti dalle
parti del rapporto, le quali possono concordare che la loro obbligazione produca interessi.
Se le parti non hanno stabilito il tasso convenzionale, si applica quello legale, (3) ma se il
tasso convenzionale è stabilito, ed è superiore a quello legale deve essere ssato per iscritto
(altrimenti si applica il tasso legale)

Da quale momento decorrono


Non occorre una sollecitazione ad adempiere. Decorrono automaticamente dal momento in cui il
debito pecuniario risulta esigibile.

• Gli interessi moratori (art.1224) si contrappongono a quelli corrispettivi e sono quelli dovuti dal
debitore che sia in ritardo nel pagamento della somma dovuta, e perciò risulti costituito in mora.
La loro funzione è di risarcire il creditore del danno causatogli dal ritardo del debitore.
- (1) Nelle obbligazioni che hanno per oggetto una somma di danaro sono dovuti dal giorno
della mora gli interessi legali, anche se non erano dovuti precedentemente e anche se il
creditore non prova di aver sofferto alcun danno
- (2) Se prima della mora erano dovuti interessi in misura superiore a quella legale, gli interessi
moratori sono dovuti nella stessa misura.
- (3) Al creditore che dimostra di aver subito un danno maggiore spetta l'ulteriore
risarcimento. Questo non è dovuto se è stata convenuta la misura degli interessi moratori.

Interessi sui debiti commerciali (D. lgs. 231.2002. Attuazione della direttiva 2000/35/CE
relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali); Interessi a
seguito di domanda giudizial
• Art. 1 lett. (e): "interessi legali di mora": interessi semplici di mora su base giornaliera ad un
tasso che è pari al tasso di riferimento maggiorato di otto punti percentuali; (f) "tasso di
riferimento": il tasso di interesse applicato dalla Banca centrale europea alle sue più recenti
operazioni di rifinanziamento principal

Conti Martina 64
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• Art. 4 (1) Gli interessi moratori decorrono, senza che sia necessaria la costituzione in mora, dal
giorno successivo alla scadenza del termine per il pagamento. (2) Salvo quanto previsto
dai commi 3, 4 e 5, il periodo di pagamento non può superare i seguenti termini
- Gli interessi moratori sono determinati nella misura degli interessi legali di mora. Nelle
transazioni commerciali tra imprese e' consentito alle parti di concordare un tasso di
interesse diverso, nei limiti previsti dall'articolo 7 (clausole gravemente inique in danno
del creditore
- Art. 12844. Se le parti non ne hanno determinato la misura, dal momento in cui è proposta
domanda giudiziale il saggio degli interessi legali è pari a quello previsto dalla legislazione
speciale relativa ai ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali.

• Gli interessi compensativi sono utilizzati per la quanti cazione del risarcimento del danno nella
responsabilità extracontrattuale

- Se gli interessi prodotti dalla somma capitale, producono a loro volta interessi, si ha il
fenomeno dell’anatocismo (o degli interessi composti, o della capitalizzazione degli
interessi).

- La legge limita la possibilità di anatocismo per tutelare il debitore da un eccessivo


incremento del suo debito complessivo.

- Gli interessi producono ulteriori interessi solo se sono (art. 1283):

- scaduti (è terminato il periodo entro il quale dovevano essere regolati


- sono maturati per almeno se mesi

- c’è un atto espressamente diretto a ottenerli (domanda giudiziale del creditore,


o una convenzione fra debitore e creditore).

13. OBBLIGAZIONI PECUNIARIE, MONETA BANCARIA E MONETA ELETTRONICA.

• Un tempo, solo il denaro contante costituiva mezzo legale di pagamento, e il creditore di somme
di denaro era legittimato a rifiutare il pagamento offertogli con mezzi diversi dal denaro
contant
• Tuttavia questa concezione è ormai incompatibile con gli sviluppi tecnologici ed economici;
infatti la maggior parte delle operazioni bancarie si realizzano facendo ricorso alle tecnologie
dell’elettronica, riducendo così l’incidenza dell’errore umano.
• Inoltre la prima concezione risulta anche incompatibile con l’evoluzione legislativa, ad esempio
i pagamenti di importo superiore a 3000 euro devono essere necessariamente effettuati con
strumenti alternativi al contante (cfr. art. 1, c. 899 L.208/2015 – cosiddetta legge di stabilità
2016)

Conti Martina 65
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14. LE ALTRE CAUSE DI ESTINZIONE DELLE OBBLIGAZIONI.

L’adempimento estingue l’obbligazione perché, dando al creditore l’esatta prestazione cui egli ha
diritto, realizza lo scopo dell’obbligazione stessa, che è soddisfare l’interesse del creditore.

Esistono altre cause di estinzione dell’obbligazione, e si distinguono in

• Cause satisfattive : Danno pur sempre al creditore qualche utilità, anche se diversa dal
conseguimento della prestazione attes

• Cause non satisfattive: Estinguono l’obbligazione senza alcuna utilità per il creditore.

Le cause di estinzione dell’obbligazione, diverse dall’adempimento, sono la compensazione, la


confusione, la novazione, la remissione, l’impossibilità sopravvenuta della prestazione.

15. LA COMPENSAZIONE.

Si estinguono per compensazione le obbligazioni che due soggetti hanno reciprocamente, l’uno
verso l’altro, per cui ciascuno è al tempo stesso debitore e creditore dell’altro. Ne esistono tre tipi

• La compensazione legale è quella che opera automaticamente, infatti i due debiti si considerano
estinti dal giorno stesso in cui sono venuti a coesistere.

- Perché operi, i debiti devono presentare alcune caratteristiche, ossia devono avere
prestazioni fungibili e omogenee fra loro (due debiti di denaro, due debiti di merci di
identico genere e qualità), e devono essere entrambi liquidi ed esigibili (la compensazione
non opera se uno dei due non è ancora scaduto);

• La compensazione giudiziale può operare quando (esistendo tutti gli altri requisiti appena visti)
uno dei due debiti non è liquido, ma è di facile e pronta liquidazione.

- Il giudice su richiesta dell’interessato, può liquidarlo e dichiararlo compensato con l’altro

• La compensazione volontaria opera quando i due debitori-creditori si accordano per considerare


estinti i debiti reciproci, che non presentano tutte le caratteristiche appena esaminate.

16. LA CONFUSIONE.

L’obbligazione si estingue per confusione quando le qualità di creditore e di debitore si


riuniscono nella stessa persona (art.1253).

ES. Quando debitore diventa erede del creditore o quando una società incorpora un altra società, sua
debitrice o creditrice

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17. LA NOVAZIONE.

La novazione è l’accordo fra creditore e debitore per sostituire un’obbligazione diversa a quella
originaria, che si estingue.

La nuova obbligazione deve differenziarsi da quella estinta per l’oggetto o per il titolo (art.1230): la
novità dell’oggetto o del titolo è il requisito oggettivo della novazione (novazione oggettiva)

• La differenza riguarda l’oggetto se ad es. X concorda con Y cui deve una somma di denaro, che
al posto di questa gli consegnerà, alla scadenza, un certo quantitativo di merci.

• Riguarda invece il titolo se ad es. X creditore verso Y di 50000 euro per prestazioni
professionali, accetta di riceverli tra un anno, maggiorati dell’interesse del 6%, considerando
che nel frattempo Y li abbia in prestito da lui.

Il requisito soggettivo della novazione, l’animus novandi, è concepito in modo rigoroso a tutela del
creditore, infatti la volontà di estinguere l’obbligazione precedente deve risultare in modo non
equivoco

• Da essa si distingue la novazione soggettiva, in cui l’elemento di novità riguarda la persona


del debitore, perché un nuovo debitore è sostituito a quello originario, che viene liberato

- Essa produce un effetto diverso rispetto alla novazione oggettiva: non estingue
l’obbligazione, ma la lascia vivere, semplicemente modi candone il soggetto passivo.

18. LA REMISSIONE.

La remissione è l’atto con cui il creditore rinuncia al proprio credito, e per effetto di essa
l’obbligazione si estingue non appena essa è comunicata al debitore.

Bisogna però rispettare l’autonomia del debitore che potrebbe ri utare la remissione. (principio
di sovranità formale

19. L’IMPOSSIBILITÀ SOPRAVVENUTA DELLA PRESTAZIONE.


L’obbligazione si estingue se la prestazione diventa impossibile (art.1256).

Es. In base a contratto di locazione X mette a disposizione la sua casa in montagna a Y, per il mese
di luglio, ma a giugno una frana distrugge la casa, l’obbligazione di X si estingue

• Se l’impossibilità è solo temporanea, il debitore continua a essere obbligato: adempirà quando


la prestazione sarà tornata possibile, e non risponderà dei danni subiti dal creditore per il ritardo

Conti Martina 67
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• Se l’impossibilità è solo parziale, il debitore si libera eseguendo la prestazione per la parte


rimasta possibile.

- L’art.1256 dice che l’impossibilità sopravvenuta che estingue l’obbligazione è quella


derivante da causa non imputabile al debitore. Se dovesse essere imputabile al debitore,
quest’ultimo resta obbligato verso il creditore a risarcire il danno.

20. LE MODIFICAZIONI DELLE OBBLIGAZIONI

1. MODIFICAZIONI DAL LATO ATTIVO E PASSIVO

Si parla di modi cazioni delle obbligazioni quando si modi cano i suoi soggetti

• dal lato attivo, cambiando la persona del creditore e si realizza con la cessione del credito o con
il pagamento con surrogazione del terzo

• dal lato passivo, aggiungendo o sostituendo al debitore originario un nuovo debitore. Essa può
realizzarsi in tanti modi, e precisamente:

2. LA CESSIONE DEL CREDITO

Si parla di cessione del credito quando il creditore (cedente) può trasferire a un terzo (cessionario)
il suo credito verso il debitore (ceduto); quindi per effetto della cessione, creditore non è più il
cedente bensì il cessionario, ed è a lui (al cessionario) che il debitore deve eseguire la prestazione.

• La cessione è esclusa (art. 1260, c. 1) per i crediti strettamente personali e per i crediti che la
legge dichiara incedibili

• L’art. 1260, c. 1 precisa che la cessione può essere fatta “a titolo oneroso o gratuito”.

- Il credito può essere ceduto a titolo gratuito per spirito di liberalità, e allora l’atto di cessione
è una donazione;

- Può essere ceduto per un prezzo in denaro, e allora si tratta di una vendita,

- Può essere ceduto in cambio di una cosa, e allora abbiamo una permuta

3. I RAPPORTI TRA CESSIONARIO E DEBITORE CEDUTO

Per quanto riguarda i rapporti fra cessionario e debitore ceduto, secondo l’art. 1260 la cessione di
realizza “anche senza il consenso del debitore”. Quindi af nché essa produca i suoi effetti, è
suf ciente l’accordo fra cedente e cessionario.
Conti Martina 68
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• Questa regola pone tuttavia un problema, ovvero se il debitore ceduto non sa nulla di questa, può
dunque accadere che paghi al creditore originario (cedente) e che questi, scorrettamente, si
appropri della prestazione che spetterebbe adesso il cessionario. In questo caso il debitore è
liberato, tranne nel caso della sua malafede.

• Per evitare questo inconveniente vi è un meccanismo che mette il debitore a conoscenza della
cessione: si tratta dell’accettazione della cessione da parte del debitore, oppure la noti cazione
della cessione al debitore stesso.

- Solo dopo che la cessione è stata da lui accettata o a lui noti cata, essa “ha effetto nei
confronti del debitore ceduto” (art. 1264, c. 1)

- La noti cazione o l’accettazione della cessione servono anche per risolvere il con itto fra
diversi cessionari dello stesso credito: ossia se un creditore cede il suo credito prima a X e
poi, disonestamente, anche a Y, non è detto che prevalga automaticamente X, per il fatto di
avere acquistato in data anteriore; prevale invece, fra le due cessioni, quella che è stata
noti cata prima al, o accettata prima dal, debitore ceduto (art. 1265).

4. I RAPPORTI TRA CEDENTE E CESSIONARIO

Per quanto riguarda, invece, i rapporti fra cedente e cessionario diciamo che, il problema essenziale
si pone se il cessionario non ottiene il pagamento dal debitore:
- con la cessione pro soluto, la regola è che il cedente è tenuto a garantire semplicemente
l’esistenza del credito ceduto al tempo in cui la cessione fu fatta; se poi il debitore risulta insolvente,
e non paga il cessionario, questi si tiene il danno perché il cedente non ne risponde nei suoi
confronti (art. 1266);

- con la cessione pro solvendo, se il debitore risulta insolvente, il cessionario può rivolgersi
contro il cedente e ottenere da lui il pagamento, oltre agli interessi, alle spese e ai danni (art.
1267 c. 2).

5. LA DELEGAZIONE DI DEBITO: RAPPORTO DI PROVVISTA E RAPPORTO DI


VALUTA

La delegazione di debito coinvolge tre soggetti – il debitore A, il creditore B e un terzo X- e si


realizza con la combinazione di diversi atti

Essenzialmente

• l’atto con cui il debitore A (delegante) chiede al terzo X (delegato) di assumere su di sé il debito
che A ha verso il creditore B (delegatario)

Conti Martina 69
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• l’atto con cui il terzo delegato, accogliendo la richiesta del delegante, si obbliga verso il
delegatario.

La delegazione si fonda su due distinti rapporti

• un rapporto di valuta, consistente in un debito del delegante verso il delegatario

• un rapporto di provvista, consistente in un credito del delegante verso il delegato;

Pertanto possiamo affermare che la delegazione realizza una sempli cazione dei rapporti.

6. SEGUE: DELEGAZIONE TITOLATA E PURA; CUMULATIVA E LIBERATORIA

La mancanza o il difetto di tali rapporti (di provvista o di valuta) hanno delle conseguenze
giuridiche sulla delegazione.

Tali conseguenze sono diverse, a seconda che la delegazione sia titolata (o casuale), o invece sia
pura (o astratta)

• Si ha delegazione titolata quando il delegato, nell’assumere l’obbligazione verso il delegatario,


fa riferimento ai sottostanti rapporti di provvista e al rapporto di valuta. Si chiama anche causale,
perché indica la causa – cioè la ragione giusti cativa – che dà fondamento e senso all’operazione.

• Si ha, invece, delegazione pura (o astratta) quando l’assunzione del debito da parte del delegato
verso il delegatario non menziona né il rapporto di provvista né il rapporto di valuta. In tal caso, i
rapporti base non incidono sull’obbligazione assunta, quindi il delegato non può eccepire il
difetto di uno dei due rapporti, e così ri utarsi di pagare il delegatario (art. 1271, c.3)

Una seconda distinzione riguarda gli effetti della cumulazione:

- Con la delegazione cumulativa, il delegante resta obbligato verso il delegatario e il


delegato si aggiunge, come nuovo debitore, al debitore originario. Però i due debitori non
sono obbligati sullo stesso piano: poiché il delegante ha il bene cio di escussione, per cui
il creditore deve chiedere l’adempimento prima al delegato, e solo se non riceve
soddisfazione da questo può rivolgersi contro il delegante (art. 1268, c. 2).

- La delegazione ha natura di delegazione liberatoria solo se interviene un’espressa


dichiarazione del delegatario, diretta a liberare il delegante e solo in tal caso il debitore
originario esce di scena, e unico obbligato resta il delegato; solo in questo caso si ha
novazione soggettiva (art. 1268, c. 1).

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7. LA DELEGAZIONE DI PAGAMENTO

La delegazione di pagamento si ha quando il delegato, su invito del delegante, fa direttamente un


pagamento al delegatario (art. 1269)

È opportuno precisare che con la delegazione di pagamento il delegato non diventa debitore del
delegatario, ma il suo è adempimento del terzo.

• Un esempio di delegazione di pagamento è costituito dall’assegno bancario: che è l’ordine,


rivolto dal debitore (delegante) alla propria banca (delegata) di fare un pagamento al creditore
(delegatario). (Anche) la delegazione di pagamento si giusti ca per l’esistenza di un rapporto di
provvista e di un rapporto di valuta. Nell’esempio dell’assegno, il rapporto di valuta è il debito
che il debitore paga con l’assegno, e il rapporto di provvista è quello fra il debitore e la banca
presso cui egli ha il suo conto.

8. ESPROMISSIONE E ACCOLLO

L’espromissione è l’atto del terzo (espromittente) che, rivolgendosi al creditore, assume su di sé


l’obbligazione che il debitore (espromesso) ha verso il creditore (espromissario).

• La differenza con la delegazione consiste nel fatto che l’assunzione del debito avviene per
iniziativa spontanea del terzo che si obbliga. Tuttavia, il debitore rimane coobbligato in solido
con l’espromittente (estromissione cumulativa), tranne che il creditore dichiari espressamente
di liberarlo (estromissione liberatoria), nel qual caso resta obbligato solo l’espromittente.

L’accollo è l’accordo fra il debitore e un terzo, per effetto del quale il terzo (accollante) si assume
un debito che il debitore (accollato) ha verso il creditore (accollatario).

• Si distingue dall’espromissione perché consiste in un accordo del terzo con il debitore, anziché
con il creditore

- Un esempio frequente si ha nella vendita di appartamenti: in cui, il compratore paga al


costruttore-venditore una parte del prezzo, e anziché pagare il resto si accolla il debito di
restituzione dei capitali che la banca ha prestato al costruttore per nanziare la costruzione.

A seconda dell’atteggiamento che il creditore assume rispetto all’accordo di accollo, questo può
essere interno o esterno

• L’accollo interno è quello a cui il creditore resta estraneo, perché non vi partecipa né vi
aderisce, e in tal caso, l’impegno assunto dall’accollante può sempre essere revocato

• L’accollo esterno si ha quando il creditore aderisce all’accordo fra debitore e terzo, e a questo
punto l’impegno dell’accollante non può più essere revocato.

A seconda della posizione del debitore originario, l’accollo può essere cumulativo o liberatorio.

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• Si ha accollo cumulativo se il debitore originario non viene liberato, ma resta obbligato in


solido con l’accollante, che si aggiunge a lui come nuovo debitore (art.1273, c. 3 ).

• Si ha accollo liberatorio, quando il debitore originario viene liberato, e unico obbligato


rimane l’accollante. Ciò si veri ca solo a due condizioni

- se il creditore dichiara espressamente di liberare il debitore originario;

- se la liberazione del debitore originario è una previsione espressa dell’accordo di


accollo, cui il creditore ha aderito.

21. L’INADEMPIMENTO DELLE OBBLIGAZIONI E LA


MORA DEL DEBITORE
1. L’INADEMPIMENTO E I RIMEDI

Si ha inadempimento dell’obbligazione quando il debitore non esegue esattamente e


tempestivamente la prestazione dovuta

L’inadempimento può assumere forme diverse, più o meno gravi

• Inadempimento radicale e de nitivo, quando il debitore non esegue per nulla la prestazione;

• Adempimento inesatto

- sul piano qualitativo, quando il debitore esegue sì la prestazione, ma secondo standard


qualitativi inadeguati;

- sul piano quantitativo, quando il debitore esegue la prestazione in misura inferiore al


dovuto

• Ritardo nell’adempimento, quando il debitore esegue la prestazione oltre il termine ssato


per il suo adempimento.

Quando si veri ca inadempimento, il problema fondamentale consiste nel tutelare il creditore


insoddisfatto, compatibilmente con la giusta considerazione delle ragioni del debitore

La tutela del creditore può realizzarsi in modi diversi

• un primo rimedio è dato dalla mora del debitore;

• un secondo rimedio è il risarcimento del danno

• altri rimedi contro l’inadempimento scattano in una situazione particolare: ossia quando
l’obbligazione inadempiuta nasce da un contratto e si inserisce perciò in un rapporto
contrattuale

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2. LA MORA DEL DEBITORE

La mora del debitore è la situazione giuridica che può determinarsi quando il debitore non esegue la
prestazione nel termine stabilito per l’adempimento: dunque quando si ha ritardo. Tuttavia la mora
può scattare solo se il ritardo del debitore è ingiusti cato;

pertanto, è ovvio che non ha senso parlare di mora del debitore: quando il ritardo nell’adempimento
si identi ca con un inadempimento de nitivo, perché la prestazione non può più essere fatta, o
perde ogni valore; riguardo alle obbligazioni di non fare, in quanto per queste è impossibile parlare
di ritardo, giacchè qualsiasi fatto compiuto in violazione di esse costituisce inadempimento
de nitivo (art. 1222)

Gli effetti della mora si producono solo se il creditore prende un’iniziativa, deve essere rispettato il
seguente requisito:

• la costituzione in mora, che consiste nell’intimazione scritta o richiesta di adempimento,


rivolta per iscritto dal creditore al debitore ritardatario.

Tuttavia gli effetti della mora si producono automaticamente, senza bisogno di intimazione scritta
(mora automatica o ex-re: art. 1219, c. 2) in tre casi:

• Quando l’obbligazione deriva da fatto illecito extracontrattuale (debito deriva da danno


ingiusto provocato a creditore e si può quindi presumere che il creditore non sia tollerante

• Quando il debitore ha dichiarato per iscritto di non voler adempiere

• Quando l’obbligazione aveva un termine che è scaduto, e doveva essere adempiuta al


domicilio del creditore. (“portable”

3. GLI EFFETTI DELLA MORA

Una volta avvenuta la costituzione in mora del debitore si producono fondamentalmente due effetti

• Il primo opera nei riguardi delle sole obbligazioni pecuniarie, e consiste nel maturare degli
interessi moratori (art. 1224, c. 1).

- Quando il debitore nalmente pagherà, dovrà pagare, oltre alla somma capitale, anche gli
interessi sulla somma stessa, calcolati dal giorno della mora no al giorno del pagamento.

- Il tasso può variare: come regola, gli interessi moratori sono calcolati al tasso legale
(10%); ma se già prima della mora erano dovuti interessi a un tasso superiore a quello
legale (ad esempio perché le parti li avevano concordati nella misura del 12%), anche
gli interessi moratori si calcolano a questo tasso

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- Gli interessi moratori hanno funzione risarcitoria poiché compensano il creditore per
non avere avuto la disponibilità della somma nel periodo per il quale è durato il ritardo
del debitore

• Il secondo effetto della mora è lo spostamento sul debitore del rischio di impossibilità della
prestazione a lui non imputabile, ovvero se la prestazione diventa impossibile per causa non
imputabile al debitore, la regola è che l’obbligazione si estingue e il debitore è liberato. Ma se
l’impossibilità si veri ca durante la mora il debitore non è liberato, perché resta obbligato a
risarcire il creditore per la perdita della prestazione, anche se tale perdita non è imputabile a lui.

- Per sfuggire a tali conseguenze, il debitore deve dimostrare che l’oggetto della prestazione
sarebbe andato ugualmente distrutto, anche se si fosse trovato presso il creditore (art. 1221,
c.2).

4. CESSAZIONE DELLA MORA

Gli effetti della mora vengono meno (o come anche si dice, la mora è “purgata”) quando viene
compiuto un atto capace di cancellarne o interromperne gli effetti. Può essere un atto del
creditore, che ad esempio, rinuncia agli effetti creati dalla mora a suo vantaggio; ma più
frequentemente è un atto del debitore.

5. LA RESPONSABILITÀ PER INADEMPIMENTO

Per effetto dell’inadempimento il creditore subisce normalmente un danno.

Le regole sulla responsabilità per inadempimento (se il danno rimane a carico del creditore o se l
debitore deve risarcire tale danno) mirano a realizzare il giusto punto di equilibrio fra interesse del
creditore e interesse del debitore.

La responsabilità per inadempimento si chiama comunemente responsabilità contrattuale, perché


la maggior parte delle obbligazioni deriva da contratto. Ma si chiama così anche se l’obbligazione
inadempiuta deriva da qualche altra fonte, diversa dal contratto.

6. I CRITERI DELLA RESPONSABILITÀ

Le regole sulla responsabilità per inadempimento ci dicono quali sono i criteri di attribuzione
della responsabilità, e al tempo stesso ci dicono quali sono le cause di giusti cazione
dell’inadempimento

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• La regola generale è posta dall’art. 1218 secondo il quale: “il debitore che non esegue
esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno se non prova che
l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da
causa a lui non imputabile”.

• Da essa risulta che i criteri di attribuzione della responsabilità sono due:

- Il criterio della possibilità/impossibilità della prestazione;

- Il criterio della imputabilità/non imputabilità al debitore

7. L’IMPOSSIBILITÀ DELLA PRESTAZIONE

Per quanto riguarda l’impossibilità della prestazione diciamo che è diventata “impossibile” la
prestazione di consegnare un quadro, che nel frattempo sia andato distrutto in un incendio.

• Questa è la cosiddetta impossibilita oggettiva e assoluta

- oggettiva, perché non deriva da una particolare condizione propria del soggetto debitore, ma
da fatti esterni;

- assoluta, perché insuperabile da chiunque.

• Questo tipo di impossibilità (posto che non dipenda dal debitore) libera il debitore stesso.

In generale la prestazione deve ritenersi impossibile quando, per adempierla, occorrerebbero attività
e mezzi che vanno molto al di là di ciò che normalmente e ragionevolmente può richiedersi per quel
dato tipo di prestazione;

8. L’IMPUTABILITÀ AL DEBITORE

L’inadempimento è imputabile al debitore, quando esiste una ragione che giusti ca l’attribuzione
della responsabilità e del conseguente obbligo di risarcimento a carico del debitore stesso.

L’imputabilità può intendersi, fondamentalmente, in due signi cati diversi, cui corrispondono due
diversi tipi di responsabilità:

• la responsabilità per colpa, quando la ragione per cui appare giusto accollare la
responsabilità al debitore inadempiente è che l’inadempimento dipende da una sua colpa
(negligenza, imprudenza o imperizia). Con questo criterio il debitore riesce a liberarsi dalla
responsabilità se dimostra che l’inadempimento non dipende da sua colpa, e cioè prova di
avere impiegato la necessaria cura, attenzione e competenz

Conti Martina 75

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• La responsabilità oggettiva (senza colpa), quando il debitore può essere chiamato ad


adempiere il danno anche se non è in colpa. Con questo criterio sono imputati al debitore
stesso tutti gli inadempimenti, anche se a lui personalmente non può rimproverarsi nessuna
negligenza, imprudenza o imperizi

9. LA RESPONSABILITÀ PER COLPA

“Diligenza” è tutta la cura, l’attenzione, la prudenza e la competenza che il debitore deve usare
nell’adempiere l’obbligazione (opposto di colpa)

• Per stabilire il livello di diligenza “dovuta”, la legge parla di “diligenza del buon padre di
famiglia” (art. 1176, c. 1) per indicare quel grado di diligenza che è normale in una persona
seria e scrupolosa.

• Aggiunge poi che “nell’adempimento delle obbligazioni inerenti all’esercizio di un’attività


professionale, la diligenza deve valutarsi con riguardo alla natura dell’attività esercitata”
(art. 1176, c. 2)

• La colpa consistente nella violazione dell’ordinaria diligenza è la colpa ordinaria (o colpa


lieve).

- Ad esempio, se il cliente af da all’albergatore i suoi gioielli perché li custodisca, e


l’albergatore li ripone in un cassetto di scrivania chiuso a chiave che può essere
facilmente scassinato da un ladro, il furto non dipende certo da colpa del debitore: in
quanto un albergatore diligente deve mettere in cassaforte i gioielli che i clienti gli
af dano.

• Mentre la colpa è grave quando vi è l’inosservanza non solo della normale diligenza, ma
addirittura dei livelli minimi di attenzion

- È il caso dell’albergatore il quale mette i gioielli del cliente sbadatamente sul banco della
portineria, dove vengono rubati dal primo che passa.

10. IL DOLO

Dolo signi ca coscienza e volontà di danneggiare qualcuno.

• Inadempimento doloso è quello del debitore che consapevolmente e deliberatamente viola il


diritto del creditore

• Si ha dolo anche se il danno portato al creditore non è direttamente voluto, ma previsto e


accettato come possibile conseguenza del proprio comportamento (cosiddetto dolo eventuale).

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• Il dolo è invece escluso se il debitore tiene la condotta che costituisce inadempimento, ma senza
sapere che in questo modo egli viola il diritto del creditore: ad esempio, chi deve restituire una
cosa ri uta di consegnarla, perché pensa in buona fede che il termine della riconsegna non sia
ancora scaduto

11. LA RESPONSABILITÀ OGGETTIVA (SENZA COLPA)

Responsabilità oggettiva signi ca responsabilità senza colpa.

• La regola sulla responsabilità del vettore di cose illustra bene il senso e il fondamento della
responsabilità oggettiva. Ad esempio, A , che fa piccoli trasporti con il suo camioncino, si
impegna a trasportare alcuni mobili, che B vuole spostare nella casa di campagna. Durante il
trasporto, il camioncino è coinvolto in un incidente causato per colpa esclusiva del terzo X, che è
passato col rosso; nell’incidente, il camioncino si rovescia e i mobili vanno distrutti. Del danno
sofferto dal creditore B, il debitore A risponde? L’art. 1693, c.1, indica tutte le possibili cause che
A può invocare per sfuggire alla responsabilità. La distruzione delle cose af dategli per il
trasporto non determina responsabilità del vettore solo se dipende da: caso fortuito; natura o
difetti delle cose trasportate; cattivo imballaggio; fatto del mittente o del destinatario. Dunque A
risponde del danno subito da B, anche se l’incidente è stato causato esclusivamente da X.

• La responsabilità oggettiva si fonda sul rischio. È dunque chiaro che le regole sulla
responsabilità oggettiva si ispirano all’esigenza di tutelare l’interesse del creditore.

• Le principali categorie di obbligazioni regolate secondo il criterio della responsabilità oggettiva


sono:

- Le obbligazioni aventi per oggetto prestazioni rese da imprenditori a un pubblico di utenti, e


implicanti la detenzione e la custodia di cose

- L’obbligazione del vettore di cose;

- Le obbligazioni dell’albergatore, del gestore di magazzini generali e della banca

- Le obbligazioni di fornire cose fungibili, riguardo alle quali non sia ancora avvenuta
l’individuazione: chi è impegnato, per esempio, a consegnare una partita di stoffe, e non può
farlo perché tutta la merce del magazzino va distrutta nell’incendio causato da un corto
circuito, risponde della mancata consegna anche se lui non può rimproverarsi alcuna colpa.

- Le obbligazioni pecuniarie, ad esempio, chi deve una somma, e non paga alla scadenza, è
responsabile anche se si è trovato privo del denaro necessario per cause non riconducibili a
sua colpa (ad esempio, perché ha speso ogni suo avere per curarsi di un’improvvisa,
gravissima malattia).

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12. LA RESPONSABILITÀ PER IL FATTO DEGLI AUSILIARI

In ne, le obbligazioni adempiute per mezzo di ausiliari; la quale secondo l’art. 1228: “il debitore
che nell’adempimento dell’obbligazione si vale dell’opera di terzi, risponde anche dei fatti dolosi o
colposi di costoro”;

- Ad esempio, se il meccanico dipendente dell’of cina danneggia l’auto con un intervento


maldestro, il titolare dell’of cina ne risponde anche se a lui personalmente non può imputarsi
alcuna colp

13. IL CASO FORTUITO

Il debitore non deve rispondere anche dei rischi anomali, di quegli eventi così straordinari da
sfuggire a ogni ragionevole previsione e a ogni possibilità di controllo del debitore (la cosiddetta
fatalità):

- Ad esempio, gli oggetti trasportati dal camioncino vanno distrutti non in un normale
incidente stradale, ma perché un elicottero che sorvola la strada ha un guasto e si schianta
sull’automezzo.

• Eventi del genere si de niscono caso fortuito, e in questo caso il debitore è sempre liberato da
responsabilità, sia che la responsabilità si fondi sulla colpa, sia che si tratti di responsabilità
oggettiva.

• Al concetto di caso fortuito si associa normalmente quello di forza maggiore: ossia il fatto a cui
non si può resistere.

14. ALTRE FORMULAZIONI DEI CRITERI DI RESPONSABILITÀ

Per affermare che in determinate circostanze l’inadempimento del debitore è giusti cato perché, in
quelle circostanze, non si può pretendere da lui la prestazione, si dice che essa è diventata
inesigibile.

Inoltre si distingue fra due “tipi” di obbligazione:

• Le obbligazioni di mezzi che sono quelle in cui il debitore deve semplicemente svolgere
un’attività a favore del creditore, ma senza garantirgli che quell’attività porterà al risultato atteso
dal creditore stesso (ad esempio, l’obbligazione del medico consiste nel curare il malato, non nel
farlo guarire)

• Le obbligazioni di risultato, invece, sono quelle in cui il debitore è tenuto a fornire al creditore
proprio il risultato che gli interessa (l’appaltatore non deve limitarsi a svolgere l’attività
costruttiva, deve fornire la costruzione nita a regola d’arte)
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15. L’ONERE DELLA PROVA

Il principio generale è che chi fa valere un diritto ha l’onere di provare i fatti che lo fondano.

• Applicato all’inadempimento, signi ca che il creditore che pretende il risarcimento dovrebbe


dimostrare:

- l’obbligazione fra sé e il debitore;

- l’inadempimento del debitore;

- il danno causato dall’inadempimento;

- l’imputabilità dell’inadempimento al debitore.

—> Quest’ultima è la prova più dif cile e delicata e la legge stabilisce dunque l’inversione
dell’onere della prova, secondo il quale è il debitore che, per evitare la responsabilità e l’obbligo di
risarcire, deve provare che l’inadempimento non è imputabile a lui (art. 1218).

16. IL DANNO

Quando risulta che il debitore è responsabile dell’inadempimento, sorge a suo carico l’obbligo di
risarcire il danno al creditore.

• Il danno è la diminuzione di valore che il patrimonio del danneggiato subisce per effetto
dell’inadempimento.

• La norma (art. 1223) individua due componenti del danno

- Il danno emergente, cioè “la perdita subita dal creditore”;

- Il lucro cessante, cioè “il mancato guadagno” (ad esempio, i pro tti che il creditore
avrebbe ottenuto se, arrivate le merci integre a destinazione, avesse potuto rivenderle in
una situazione di mercato particolarmente favorevole)

• Quando il “risarcimento” del danno consiste nell’attribuire al danneggiato una somma di denaro
che equivale al danno, cioè al valore distrutto, si parla di risarcimento per equivalente.

• Un altro modo di riparare il danno è la riparazione in forma speci ca, che consiste nel
ripristinare, a favore del danneggiato, proprio quello speci co interesse che l’inadempimento ha
leso.

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17. IL DANNO RISARCIBILE

Nel risarcimento per equivalente, sorge il problema della quanti cazione del danno risarcibile, cioè
della determinazione della somma di denaro che vi corrisponde

Lo si risolve attraverso una serie di criteri

• Il criterio base opera in senso estensivo, perché afferma che va risarcito tutto il danno sofferto
dal creditore, sia come danno emergente sia come lucro cessante (art. 1223).

• Per il criterio della causalità, invece, il danno va risarcito nella sola misura in cui sia
“conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento” (art. 1223)

• Per il criterio della prevedibilità va risarcito solo il danno che poteva essere previsto nel
momento in cui è nata l’obbligazione.

• Il criterio del concorso di colpa del creditore danneggiato si applica quando alla produzione
del danno contribuisce, insieme al comportamento del debitore, anche il fatto colposo dello
stesso creditore che lo subisce: in tal caso, “il risarcimento è diminuito secondo la gravità della
colpa e l’entità delle conseguenze che ne sono derivate” (art. 1227).

• Per il criterio della evitabilità del danno, “il risarcimento non è dovuto per i danni che il
creditore avrebbe potuto evitare usando l’ordinaria diligenza”.

• Il criterio della valutazione equitativa si applica nei casi in cui risulta accertato che un danno
esiste, ma il creditore non riesce a provarlo “nel suo preciso ammontare”. Il danno viene allora
“liquidato dal giudice con valutazione equitativa” (art. 1266), cioè con un calcolo
approssimativo.

18. IL RISARCIMENTO NELLE OBBLIGAZIONI PECUNIARIE

Per quanto riguarda il risarcimento del danno nelle obbligazioni pecuniarie, il creditore ha
automaticamente diritto agli interessi moratori, ma il danno da lui effettivamente subito può essere
superiore. Pertanto, la legge consente al creditore di ottenere il risarcimento del maggior danno, se
prova di averlo subito.

Ma la giurisprudenza è arrivata a sempli care questa prova, consentendo ai creditori di basarsi su


presunzioni legate alla categoria socio-professionale di appartenenza dei creditori stessi. Così, se il
creditore è un modesto consumatore, si presume che avrebbe speso la somma in acquisti per beni di
consumo, e allora il suo maggior danno si calcola in base all’incremento degli indici Istat relativi
ai prezzi al consumo; se è un risparmiatore abituale, si presume che avrebbe utilizzato la somma in
qualche tipica forma di impiego del risparmio; se è un imprenditore, si presume che avrebbe
investito la somma nella sua attività economica.

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19. LA CLAUSOLA PENALE

La determinazione del danno risarcibile può essere dif cile e incerta, ma le parti possono evitarle
stipulando una clausola penale: che è l’accordo fra debitore e creditore, con cui si determina
convenzionalmente, in anticipo, quale somma di denaro, o quale altra prestazione risarcitoria, sarà
dovuta dal debitore al creditore in caso di inadempimento.

• Pertanto veri catosi l’inadempimento, il risarcimento è di regola limitato a quanto previsto


nella clausola, anche se di fatto il danno è maggiore, salvo che le parti abbiano pattuito la
risarcibilità del danno ulteriore, non coperto dalla penale (art. 1382).

• Tuttavia, non può ammettersi che la penale determini un arricchimento esagerato del
creditore e un onere sproporzionato e vessatorio per il debitore

• In tal caso, il debitore può chiedere al giudice di ridurlo equamente; e il criterio della riduzione
è: commisurare la penale all’interesse che il creditore poteva avere all’adempimento, nel
momento in cui è nata l’obbligazione (art. 1384)

• Inoltre, vale il divieto di cumulo secondo il quale, il creditore non può chiedere insieme la
prestazione non eseguita e la penale per la sua inesecuzione.

20. CLAUSOLE DI ESONERO E DI LIMITAZIONE DELLA RESPONSABILITÀ

Con le clausole di esonero e di limitazione della responsabilità le parti – debitore e creditore –


stabiliscono che i danni subiti dal secondo per l’eventuale inadempimento del primo non saranno
risarciti, o lo saranno solo entro un tetto massimo, preventivamente de nito.
Si tratta di una sempli cazione molto pericolosa per il creditore, a cui le clausole sottraggono la
garanzia del risarcimento, lasciando il suo interesse in balìa della buona o cattiva volontà del
debitore.

Per questo la legge le ammette solo entro limiti stretti (art. 1229)

• Sono valide solo le clausole che limitano o escludono la responsabilità derivante da colpa
ordinaria, cioè dal mancato rispetto della normale diligenza.

• Sono vietate (e dichiarate nulle) le clausole che:

- Escludono o limitano la responsabilità derivante da dolo o colpa grave;

- Escludono o limitano la responsabilità collegata alla violazione di obblighi posti da norme di


ordine pubblico

- “Limitano la responsabilità del vettore per i sinistri che colpiscano il viaggiatore” (art. 1681,
c. 2

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22. LA GARANZIA DEL CREDITO


1. L’OBBLIGAZIONE, E L’ESECUZIONE FORZATA

La responsabilità del debitore non avrebbe valore pratico, se non ci fosse un meccanismo che
consenta al creditore di realizzare effettivamente il suo diritto al risarcimento, anche di fronte
all’inerzia o alla resistenza del debitore inadempiente.

• Questo meccanismo è l’esecuzione forzata sui beni del debitore, che è messa in moto dall’azione
esecutiva del creditore, e si realizza attraverso il conseguente processo di esecuzione (sentenza
che condanna il debitore ad adempiere. Questa sentenza è un titolo esecutivo)

• L’obiettivo generale dell’esecuzione forzata è assicurare una concreta soddisfazione al


creditore vittima dell’inadempimento, anche contro la volontà del debitore e quindi con mezzi
coattivi

• Vi sono diversi tipi di esecuzione forzata, ma ve ne sono due fondamentali

- L’espropriazione forzata serve a realizzare coattivamente i crediti pecuniari : Essa inizia


con il pignoramento, atto che aggredisce i beni del debitore, a cui segue l’alienazione dei
beni del debitore a qualcuno interessato ad acquistarli, così da ricavare un prezzo che viene
attribuito al creditore nella misura corrispondente al suo credito (art. 2910)

- L’esecuzione in forma speci ca serve a realizzare altri tipi di crediti, in modi che possono
corrispondere alla riparazione in forma speci ca del credito violato. (Essa è piuttosto rara

2-3-4-5-6. LA RESPONSABILITÀ PATRIMONIALE DEL DEBITORE COME GARANZIA


DEL CREDITO

Di fronte a questo potere di iniziativa del creditore, la posizione del debitore, i cui beni e diritti sono
assoggettati alle azioni esecutive del creditore, attraverso le quali ottiene la soddisfazioni dei suoi
diritti, si chiama responsabilità patrimoniale.

• È assumendo questo diverso senso che si descrive l’obbligazione come formata da due elementi
fondamentali:

- il debito, cioè l’obbligo del debitore di tenere un determinato comportamento

- la responsabilità (patrimoniale), cioè la soggezione del suo patrimonio a garantire la


soddisfazione del creditore.

• Per quanto riguarda l’estensione di tale responsabilità diciamo che, in generale, vale il principio
della responsabilità patrimoniale illimitata; si tratta di una norma che afferma che “il debitore

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.

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risponde dell’adempimento delle sue obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri” (art.
2740).

Dunque l’intero patrimonio del debitore è vincolato alla realizzazione del credito; tutti i suoi beni
possono essere destinati coattivamente a soddisfare il diritto del creditore: sia quelli “presenti”
nel patrimonio del debitore quando nato il credito, sia quelli “futuri”, cioè entrati
successivamente nel suo patrimonio.

• Tuttavia, la legge prevede eccezioni, stabilendo che, in certi casi, determinati beni del debitore
non possono essere aggrediti dal creditore insoddisfatto, con un’azione esecutiva.
Ci sono diverse giusti cazioni per le limitazioni della responsabilità patrimoniale

- L’esigenza di non privare il debitore di beni essenziali per la sua vita e il suo lavoro;

- Patrimonio separato (L’esigenza di destinare certi beni del debitore a soddisfare solo
certi suoi debiti, e non altri, per cui quei beni costituiscono un patrimonio separato dal
resto del patrimonio del debitore; Es. I beni dei coniugi non possono essere aggrediti
dai loro creditori per crediti estranei ai bisogni della famiglia)

- Autonomia patrimoniale perfetta delle organizzazioni (Ai debiti dell’esercizio di


un’attività organizzata risponde solo il patrimonio autonomo dell’organizzazione, senza
coinvolgere il patrimonio di chi le intraprende

• Importanti mezzi di conservazione della garanzia patrimoniale sono tre strumenti processuali,
che il creditore può attivare mediante apposite azioni giudiziarie:

1. L’AZIONE SURROGATORIA;

• SITUAZIONE: Il debitore trascura di esercitare i suoi diritti che, se esercitati


incrementerebbero il suo patrimonio, in quanto egli sa che, se anche incassasse quel
denaro o recuperasse quei beni, subito li riperde perché il creditore li sottopone ad
esecuzione forzata

• CONSEGUENZA: In questa situazione, il creditore può tutelarsi esercitando l’azione


surrogatoria, mediante la quale il creditore si sostituisce al debitore, esercitando al suo
posto i diritti e le azioni che a costui spettano verso terzi e che egli trascura di esercitare
(art. 2900).

• PRESUPPOSTI DELL’AZIONE

- L’inerzia del debitore, che non esercita diritti o azioni che ha verso terzi;

- Il pregiudizio che tale inerzia causa al creditore, rendendo insuf ciente la


garanzia patrimoniale

Conti Martina 83

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- La natura patrimoniale dei diritti o azioni che il creditore intende esercitare


in via surrogatoria

• EFFETTO DELL’AZIONE: incrementare il patrimonio del debitore, arricchendolo dei


valori che formano oggetto dei diritti o azioni esercitati in via surrogatoria.

Su tali valori può soddisfarsi il creditore che l’ha esercitata; ma possono soddisfarsi
anche tutti gli altri creditori (che non l’hanno esercitata)

2. L’AZIONE REVOCATORIA: è lo strumento dato al creditore per reagire contro atti


del debitore che minacciano l’integrità del suo patrimonio, diminuendolo o alterandolo in
modo da rendere precarie le possibilità di soddisfacimento del credito

• I REQUISITI necessari perché il creditore possa esercitarla sono indicati dall’art. 2901, e
precisamente

1. Occorre prima di tutto che il debitore abbia compiuto un atto di disposizione


patrimoniale, cioè un qualsiasi atto che incida sulla consistenza delle componenti
attive del patrimonio del debitore. Può essere

- un atto gratuito (ad esempio una donazione

- un atto oneroso (ad esempio una vendita).

2. Occorre che l’atto porti un pregiudizio al creditore, nel senso di diminuire la


garanzia patrimoniale al punto di rendere impossibile o dif cile la soddisfazione
del suo diritto. Perciò l’azione non può essere esercitata se, nonostante l’atto di
disposizione, nel patrimonio del debitore rimangono ancora beni suf cienti a
coprire tutte le sue obbligazioni.

3. Occorre poi la mala fede del debitore: e cioè che egli fosse consapevole,
compiendo l’atto, di portare pregiudizio al creditore

4. L’azione revocatoria non riguarda solo creditore e debitore, ma tocca anche il


terzo che, per effetto dell’atto di disposizione, ha ricevuto il bene, e che sarebbe
danneggiato dagli effetti della revoca

A tal proposito, diciamo che, la legge richiede anche la mala fede del terzo cioè la
consapevolezza, anche da parte sua, del pregiudizio che l’atto porta al creditore.
Questo requisito, però, vale solo se il terzo ha acquistato a titolo oneroso; infatti non
vale se il suo acquisto è gratuito

Conti Martina 84
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• EFFETTI. (Art. 2902.

- Il creditore, ottenuta la dichiarazione di inefficacia dell’atto, può promuovere


nei confronti dei terzi acquirenti azioni esecutive o conservative sui beni che
formano oggetto dell'atto impugnato, necessarie per realizzare concretamente il
suo credito. (Vale solo per creditore che ha esercitato azione revocatoria e non nei
confronti degli altri, a differenza dell’azione surrogatoria
- Con l’esecuzione forzata, il terzo acquirente perde la proprietà del bene. A
fronte di questa perdita nasce il suo diritto al risarcimento verso il debitore.
Tuttavia egli non può essere soddisfatto se non dopo l’integrale soddisfazione del
credito che ha esercitato al revocatoria
- La situazione può complicarsi se il terzo acquirente ha ulteriormente trasferito il
bene a un atro; in questo caso vale un principio di tutela dell’affidamento:
- secondo il quale il terzo subacquirente salva il suo acquisto se ha acquistato
a titolo oneroso e se era in buona fede al momento dell’acquisto (art. 2901,
c. 4).

• La prescrizione dell’azione revocatoria è di cinque anni dalla data dell’atto da revocare


(art. 2903).

• Dall’azione revocatoria ordinaria si distingue l’azione revocatoria fallimentare, che si


esercita contro gli atti di disposizione compiuti dall’imprenditore prima della sentenza
che lo dichiara fallito

5. IL SEQUESTRO CONSERVATIVO

• Si realizza attraverso un processo cautelare

- Provvedimento del giudice con ef cacia provvisoria e con la funzione di


evitare il rischio che nel tempo necessario per pervenire alla sentenza de nitiva
il diritto di credito possa essere de nitivamente pregiudicato.

- Provvedimento più rapido e veloce, perché può essere chiesto già quando latto
di disposizione del patrimonio sta per essere compito, ma non ancora
compiuto

• Provvedimento cautelare che presuppone due REQUISITI

- Fumus boni iuris (la verosimiglianza el diritto di credito


- Periculum in mora (rischio che nel tempo necessario per pervenire alla sentenza
definitiva il diritto di credito possa essere definitivamente pregiudicato
• EFFETTI: il debitore, pur rimanendo proprietario dei beni sequestrati non può alienarli. Se
viola il divieto, l’atto di alienazione è inefficace nei confronti del creditore

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7. LA PARITÀ DI TRATTAMENTO DEI DEBITORI

Il problema si pone quando vi sono diversi creditori di uno stesso debitore, e il patrimonio di
quest’ultimo (il debitore) è insuf ciente per la piena soddisfazione di tutti i creditori.
In questo caso la legge pone il principio della parità di trattamento dei creditori: ovvero questi
hanno tutti “eguale diritto di essere soddisfatti sui beni del debitore” (art. 2741, c. 1).

In realtà il signi cato del principio è che non esiste nessun criterio generale che permetta di stabilire
una graduatoria fra i crediti.
Quindi, ad esempio, se un debitore ha beni per 150.000 euro, e contemporaneamente fanno azione
esecutiva contro di lui A, creditore per 200.000 euro, e B, creditore per 100.000 euro, i due creditori
vengono sacri cati e soddisfatti nella stessa percentuale (qui del 50%): ossia A ottiene 100.000
euro, e B 50.000.

Non sempre il risultato è così egualitario, possono intervenire diversi fattori ad impedirlo

• Vi è la possibilità che il debitore paghi spontaneamente i suoi debiti secondo l’ordine


preferito.

• Vi è il meccanismo dell’esecuzione individuale, per cui ogni creditore è libero di esercitare


l’azione esecutiva da solo, indipendentemente dagli altri creditori. (es. A soddisfatto
completamente, B e C al 50%, mentre D resta completamente insoddisfatto

• Un’attuazione più piena ed effettiva della parità di trattamento dei creditori si avrebbe
applicando il meccanismo dell’esecuzione concorsuale: in base al quale sui beni del debitore
si apre un’unica procedura esecutiva a cui partecipano insieme tutti i creditori, ciascuno dei
quali viene così soddisfatto nella stessa proporzione in cui lo sono gli altri.

Tuttavia l’esecuzione concorsuale costituisce non la regola, bensì l’eccezione: il caso più
importante è rappresentato dalla procedura di fallimento, diretta a soddisfare in modo paritario
tutti i creditori di un imprenditore commerciale insolvente. Altri casi sono: la liquidazione
delle associazioni e delle fondazioni; il pagamento dei creditori del defunto, la cui eredità sia
stata accettata con bene cio d’inventario.

• Il fattore più importante, che può portare alla vani cazione pratica del principio di pari
trattamento dei creditori, emerge dalla stessa norma, la quale ammette la possibilità che alcuni
crediti, e non altri, siano assistiti da “cause legittime di prelazione” (art. 2741, c. 1).

8. LE CAUSE LEGITTIME DI PRELAZIONE

Le cause legittime di prelazione sono quegli elementi, propri solo di determinati crediti, che
attribuiscono ad essi il diritto di essere soddisfatti, su determinati beni del debitore, prioritariamente
rispetto agli altri crediti.

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Le cause legittime di prelazione sono tre: il privilegio, il pegno e l’ipoteca (art. 2741).

Il pegno e l’ipoteca sono diritti reali di garanzia o, come anche si dice, garanzie reali.

Invece, il privilegio è una qualità del credito, attribuita al credito stesso dalla legge

9. I PRIVILEGI

Il legislatore valuta che determinati crediti debbano essere anteposti ad altri crediti verso il
medesimo debitore: ciò in ragione della “causa del credito” (art. 2745

A seconda del loro oggetto i privilegi si distinguono in due grandi categorie: privilegio generale e
privilegio speciale (art. 2746)

1. Il privilegio generale

• Ha per oggetto tutti i beni mobili del debitore

- Fra i crediti assistiti da privilegio generale la legge indica ad es. le retribuzioni e


le indennità dei lavoratori subordinati;, crediti tributari, per contributi
previdenziali, e così via (art. 2751)

• ha un’ef cacia più ridotta, poiché non può esercitarsi in pregiudizio dei terzi che abbiano
acquistato diritti sui beni che ne formano oggetto (art. 2747, c. 1); perciò, se il debitore ha
trasferito a un terzo un suo bene mobile, anche dopo la nascita del credito privilegiato, su
questo bene il creditore non può soddisfarsi

2. Il privilegio speciale

• Ha per oggetto singoli beni determinati, mobili o immobili, che presentano una
particolare connessione con la causa del credito.

- Ad esempio, il credito dell’albergatore verso il cliente ha privilegio sulle cose


portate da quest’ultimo in albergo (art. 2760)

• Ha un’ef cacia superiore: in quanto può esercitarsi anche in pregiudizio dei terzi che
abbiano acquistato i beni dopo il sorgere del privilegio stesso: dunque il creditore può
sottoporre a esecuzione forzata il bene, anche se nel frattempo il debitore lo ha trasferito a
un terzo (art. 2747, c. 2). In altre parole, il privilegio speciale sui mobili è opponibile ai
terzi

Questa particolare ef cacia del privilegio speciale è però subordinata alla condizione che
continui a sussistere la “particolare situazione” cui la legge ricollega il privilegio. Ad
esempio, il privilegio dell’albergatore sussiste, ed è opponibile ai terzi, solo no a che il
bagaglio del cliente resta in albergo.

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• Il privilegio speciale, a differenza del generale, segue il bene in tutti i suoi spostamenti
giuridici. ( es. se proprietario merci trasportate dal debitore aliena la proprietà di quei beni
a terzi, il vettore, essendo dotato del privilegio speciale, può alienarle e soddisfarsi sul
ricavato, prima di tutti gli altri creditori.

• ART. 276

10. GARANZIE SPECIFICHE: I DIRITTI REALI DI GARANZIA

L’intero patrimonio del debitore costituisce la garanzia del credito; si parla, al riguardo, di
garanzia generica. Si parla invece di garanzia speci ca quando non un intero patrimonio, ma
determinati beni vengono destinati a garantire un credito, e lo garantiscono in modo particolarmente
forte e sicuro.

La garanzia speci ca si realizza attraverso il pegno e l’ipoteca, accomunate al privilegio in quanto


sono anch’esse cause legittime di prelazione.

Pegno e ipoteca presentano elementi in comune

• Attribuiscono al loro titolare una causa legittima di prelazione


- La possibilità di soddisfarsi sul bene con priorità rispetto agli altri creditori che però non
sono privilegiati e in rapporto a quel bene potranno a loro volta soddisfarsi solo se avanza
qualcosa dopo l’integrale soddisfazione del creditore garantito (o privilegiato)

• Sono accessori rispetto al credito garantito


- Se il credito si estingue per qualsiasi ragione, si estinguono anche le garanzie; Se, invece,
risulta che il credito non esiste (ad esempio perché il suo titolo non è valido), è invalido
anche l’atto di costituzione della garanzia

• Sono diritti reali, seguono il bene quando viene alienato a terzi. Sono, dunque, opponibili a
terzi. ( es. se debitore trasferisce a terzi il bene, il terzo acquista il bene, ma gravato dal diritto
di ipoteca, quindi il creditore può aggredire il bene anche se è stato alienato a un terzo)

• Si costituiscono solo se vengono adeguatamente pubblicizzat


- In modo tale da poter essere conosciuti dai terzi acquirenti. L’esigenza punta a tutelare i
terzi interessati all’acquisto, avvertendoli dell’esistenza di un vincolo sul bene, che li
espone al rischio di perdere poi il bene stesso per l’azione esecutiva del creditore
- La pubblicità che riguarda questi diritti è costitutiva, perché è necessaria affinché questi
diritti nascano.

• Sono sottoposti al divieto del patto commissori


- Preclude il trasferimento al creditore pignoratizio o ipotecario della proprietà della cosa
ipotecata o data in pegno. Esso rischierebbe di provocare un arricchimento ingiustificato
del creditore rispetto al debitore, in quanto diverrebbe proprietario di un bene avente un
valore maggiore rispetto al credito dovuto
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1

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• Vale la regola della surrogazione real


- Se la cosa oggetto della garanzia (ipotecata) è distrutta o danneggiata, e un assicuratore
deve per questo pagare un’indennità, tale indennità assicurativa va impiegata per il
ripristino o la riparazione della cosa, oppure resta vincolata al pagamento del credito
garantito (art. 2742).

11. PEGN
• Oggetto: beni mobili non registrati, universalità di mobili, crediti, di proprietà del debitore o di
un terz

• Titolo costitutivo: accordo risultante da atto scritto con data certa (non può essere costituito
oralmente
• Spossessamento, con funzione pubblicitaria. Il proprietario consegna la cosa al creditore o a un
terzo (è necessario che si privi del bene). Oggi pegno immobiliare non possessorio (può essere
costituito diritto di pegno, quando il creditore è un imprenditore, su un registro informatico
controllato dall’agenzia dell’entrate; in questo modo si può verificare la presenza di un diritto di
pegno) : art.1 d.l.30 giugno 2016, n 119

• Esercizio del diritto: percezione dei frutti a parziale scomputo del credito; se il debitore
adempie, restituzione della cosa o di una uguale quantità di cose dello stesso genere (pegno
irregolare); se il debitore non adempie, il creditore può far vendere la cosa e soddisfarsi sul
ricavato; in alternativa il creditore può chiedere che la cosa venga stimata ed attribuitagli in
proprietà (salvo conguagli)

• Pegno di crediti: atto scritto + notificazione al debitore del debitore/sua accettazione con atto di
data certa. Alla scadenza del credito dato in pegno, il creditore lo riscuot

12-13- 14. IPOTEC


• Ha ad oggetto beni e diritti risultanti da pubblici registri: beni immobili/diritti reali su di essi;
beni mobili registrati/diritti reali su di essi; rendite dello Stato.

• Il titolo:
- Ipoteca volontaria (contratto o atto unilaterale tra vivi redatti mediante atto pubblico o
scrittura privata autenticata);
- Giudiziale (sentenza che condanna il debitore ad eseguire una prestazione);
- Legale (quella che l’alienante può iscrivere sull’immobile venduto a garanzia del credito
che il venditore ha verso il debitore per il pagamento del prezzo; quella che il condividente
può iscrivere sugli immobili assegnati ad altri a garanzia degli altri condividenti che hanno
diritto al conguaglio > iscrizione automatica, salvo espressa rinuncia). Si può rinunciare
all’ipoteca legale; il notaio verbalizza tale rinuncia

• Pubblicità costitutiva. Iscrizione e grado dell’ipoteca (Un creditore di primo grado può
aggredire un bene prima di un creditore di secondo o terzo grado). Nuova iscrizione (l’ipoteca
retrocede all’ultimo grado) e rinnovazione dell’iscrizione, una volta terminata la precedete
(permette di conservare il grado originario)

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o

• Cancellazione (in assenza della quale il bene non è liberato dal vincolo) e riduzione dell’ipoteca
(es. quando si ha adempimento parziale). La riduzione è utile perché l’ipoteca rende difficile la
circolazione del bene e riducendola è più facile che venga adempiuta

15- 16. DIVIETO DEL PATTO COMMISSORIO; GARANZIE REALI VS GARANZIE

PERSONAL

• Art. 2744. Divieto del PATTO COMMISSORIO


- È nullo il patto col quale si conviene che, in mancanza del pagamento del credito nel
termine fissato, la proprietà della cosa ipotecata o data in pegno passi al creditore.
- Il patto è nullo anche se posteriore alla costituzione dell'ipoteca o del pegno
• PATTO MARCIANO: a differenza dell’altro viene considerato valido. Esso prevede che al
verificarsi si un adempimento il bene di proprietà del debitore venga, in primo luogo, stimato da
un terzo, indipendente dalle parti, e poi attribuito al creditore che per si obbliga a pagare al
debitore l’eccedenza tra il valore del bene e il valore del credito. Esso è valido perché incorpora
un meccanismo che evita l’arricchimento ingiustificata del creditore. Esso consente anche di
evitare le lunghe procedure esecutive, a partire dal pignoramento del bene fino all’attrizione del
ricavato (tutti i passi che richiedono atti del tribunale)

• Quali differenze intercorrono tra garanzie reali (pegno e ipoteca) e personali (fideiussione >
contratto in base al quale un soggetto, il garante, assume l’impegno di adempiere l’obbligazione
qualora il debitore non paghi)?
- Pegno e ipoteca sono diritti reali e quindi il creditore può aggredire solo quel bene, ma lo
può fare anche se è alienato a terzi. Sono garanzie piuttosto stabili. Anche se una garanzia
può perdere la sua efficacia ad es. se per valore nel mercato
- Nel caso della fideiussione il creditore può aggredire ogni bene e diritto che compone il
patrimonio del garante. Tuttavia è una garanzia meno stabile, poiché se il patrimonio del
debitore si impoverisce, la garanzia si riduc

17. QUANDO IL DEBITORE NON È IN GRADO DI SODDISFARE REGOLARMENTE LE


PROPRIE OBBLIGAZIONI: INSOLVENZA E SOVRAINDEBITAMENT

• D lg. 12 gennaio 2019, n. 14, Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza.


- Art. 2: 1. Ai fini del presente codice si intende per:
- a) «crisi»: lo stato di difficoltà economico-finanziaria che rende probabile l'insolvenza
del debitore, e che per le imprese si manifesta come inadeguatezza dei flussi di cassa
prospettici a far fronte regolarmente alle obbligazioni pianificate;

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- b) «insolvenza»: lo stato del debitore che si manifesta con inadempimenti od altri fatti
esteriori, i quali dimostrino che il debitore non è più in grado di soddisfare regolarmente
le proprie obbligazion

• Per tutti gli altri debitori, non soggetti a procedure concorsuali, v. art. 6 ss. l. 3/2012. Accordo
con i creditori, non imprenditori, per la ristrutturazione (rimodulazione del debito in particolare
per quanto riguarda i termini di pagamento dei debitori) del debito, approvato da creditori che
rappresentano almeno il 60% dei crediti e omologato dal Tribunale.

• In alternativa, il debitore sovraindebitato può chiedere la liquidazione del patrimonio (nei casi
più gravi) e il pagamento dei creditori > esdebitazione. (procedura simile a quella concorsuale

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VI. IL CONTRATTO
23. LA DEFINIZIONE DEL CONTRATTO
1. IL CONTRATTO NEL SISTEMA DEL DIRITTO PRIVATO.

Il contratto è lo strumento più importante dell’intero diritto privato. Quello a cui il legislatore dedica
il maggior numero di norme. Esso si collega con l’obbligazione, in quanto è la principale fonte di
obbligazioni e dei corrispondenti diritti di credito. Si collega poi con la proprietà e l’uso dei beni,
essendo il mezzo più usato per l’acquisto della proprietà. Si collega perciò con la circolazione
giuridica, in quanto il modo per fare circolare la proprietà e anche altri diritti, consiste nel fare
contratti. Si collega all’attività giuridica perché esso è l’esemplare più importante degli atti giuridici
e, più precisamente dei negozi giuridici.

2. LA DEFINIZIONE DEL CONTRATTO

La legge (art.1321) de nisce il contratto come: “l’accordo di due o più parti per costituire, regolare
o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale”

• “l’accordo (atto negoziale —> atto che produce effetti corrispondenti alle volontà delle parti; il
contratto è una sottocategoria degli atti negoziali, così come il matrimonio.
In base al diritto privato nessuno può ottenere una modi cazione della propria sfera giuridica
senza il consenso della volontà dell’interessato, per questo motivo è necessario un “accordo” tra
le parti. Anche la parte che ha effetti solo favorevoli può ri utare
un determinato atto, secondo il principio di sovranità formale, dunque anche in questo caso
l’accorso è necessario.Vendita e donazione sono contratti )

• di due o più parti (bilaterale o plurilaterale)

• per costituire, regolare o estinguere ( Risoluzione consensuale, cioè può essere concluso un
accordo con la funzione di sciogliere il precedente rapporto giuridico

Ci sono contratti che regolano i rapporti patrimoniale e giuridici che nascono dal altrui contratti
—> Contratti normativi, ad esempio contratto collettivo di lavoro)

• tra loro ( il contratto intercorre sulle parti, infatti genera effetti su coloro che hanno concluso il
contratto, non su terzi —> principio di relatività degli effetti del contratto)

• un rapporto giuridico (Rapporto in cui si riscontra in capo alle parti la consapevolezza del fatto
che qualora questo rapporto non venisse rispettato, una delle parti possa attivare dei mezzi di
reazione previsti dalla legge —> intento empirico. È possibile che nel mondo degli affari venga
escluso l’intento empirico, escludendo quindi eventuali interventi giuridici, ma in questo caso
non si parla di contratto ma di gentleman agreement)

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• patrimoniale”. (es. matrimonio, in quanto è un accordo che genera un rapporto giuridico un atto
negoziale

Se ne deduce che il contratto è: un atto negoziale, un atto bilaterale, un atto patrimoniale.

4. IL CONTRATTO COME ATTO BILATERALE: IL VALORE DELL’ACCORDO

L’art. 1323 stabilisce che, se un contratto non è sottoposto a una disciplina particolari, sarà soggetto
alle norme generali (norme regolatrici dei contratti).
Il legislatore stabilisce quindi delle norme comuni a tutti i contratti per risolvere dei problemi
comuni; tuttavia, stabilirà anche norme speci che per i contratti tipici, che hanno la funzione di
colmare il carattere inevitabilmente incompleto dei contratti (le parti non stabiliscono le soluzioni
ad ogni problema presentabile, perché non tutti prevedibili)

• Questi contratti particolari sono gli schemi tipici delle operazioni economiche più diffuse nella
prassi (vendita, deiussione, trasporto, eccetera): si tratta dei Tipi Contrattuali o Contratti
Tipici.

L’art. 1322 riguarda l’autonomia contrattuale e stabilisce che le parti possono decidere
autonomamente se concludere un contratto e determinarne liberamente il contenuto, nei limiti
imposti dalla legge.

Inoltre, possono concludere contratti atipici (leasing, factoring, franchising, eccetera), diversi da
quelli che hanno una disciplina particolare contenuta tra i tipi contrattuali

• Questi contratti atipici, però, potranno essere conclusi se sono diretti a realizzare interessi
meritevoli di tutela secondo l’ordinamento giuridico ; da un punto di vista dirigistico, questo
signi ca che i contratti atipici debbano avere una qualche utilità sociale, ma si tratta di
un’opinione obsoleta: oggi l’importante è che il contratto atipico sia lecito, non tanto l’utilità
socialmente rilevante

REQUISITI DEL CONTRATT

Art. 132

1. Accordo delle parti

2. La caus

3. L’oggett

4. La forma (tecnica con cui la volontà che compone la volontà delle parti viene espressa),
quando risulta che è prescritta dalla legge sotto pena di nullità

L’accordo delle parti, per essere considerato valido, richiede l’applicazione di norme giuridiche
particolari.
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• La legge, infatti, assume come presupposto che le parti (proponente e oblato) non si trovino
nello stesso luogo e che raggiungano l’accordo tramite atti puntuali, detti proposta e
accettazione

Lo schema di base di formazione di un contratto sarà poi integrato da norme particolari, applicabili
a determinati tipi di contratto.

24. FORMAZIONE E FORMA DEL CONTRATTO


LO SCHEMA BAS

Lo schema base (art. 1326) prevede che un contratto sia concluso quando il proponente ha
conoscenza dell’accettazione dell’oblat

• la proposta e l’accettazione sono atti recettizi (art. 1334), che producono quindi il loro
effetto dal momento in cui pervengono a conoscenza della persona alla quale sono destinati.

- La conoscenza, tuttavia, è un atto mentale di dif cile dimostrazione; pertanto, la legge


prevede la presunzione di conoscenza (art. 1335):

- Gli atti recettizi si presumono conosciuti nel momento in cui giungono all’indirizzo del
destinatario, a meno che il destinatario non provi di essere stato impossibilitato a
riceverli

- L’accettazione dell’oblato dovrà essere tempestiva e giungere al proponente entro il


limite da lui stabilito, oppure entro il limite necessario per la natura dell’affare, oppure
stabilito secondo gli usi

- Il proponente potrà comunque ritenere valida l’accettazione tardiva, dandone


tempestivamente notizia all’oblato

- Inoltre, il proponente potrà richiedere una determinata forma per l’accettazione (ad
esempio, chiedendo che sia per iscritto o via lettera);

- se l’oblato invierà un’accettazione in forma diversa, questa sarà inef cace.

- Anche in questa situazione, il proponente potrà comunque ritenere ef cace tale


accettazione, comunicandolo tempestivamente all’oblato.

L’ultimo comma dell’art. 1326 esprime il principio di conformità tra proposta e accettazione

• I due atti devono essere conformi, quindi l’accettazione non deve essere diversa dalla proposta.

• Nel caso in cui sia diversa, ha valore di controproposta, che potrà essere accettata o meno da
quello che era il vecchio proponente

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.

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• Il contratto si concluderà con l’accettazione della controproposta e con l’arrivo di quest’ultima


all’oblato.

REGOLE PARTICOLARI (prevedono schemi alternativi di formazione del contratto

• Art. 1327. Esecuzione prima della risposta dell'accettante.


- (1) Qualora, su richiesta del proponente o per la natura dell'affare o secondo gli usi, la
prestazione debba eseguirsi senza una preventiva risposta, il contratto è concluso nel
tempo e nel luogo in cui ha avuto inizio l’esecuzione
- (2) L'accettante deve dare prontamente avviso all'altra parte della iniziata esecuzione e,
in mancanza, è tenuto al risarcimento del danno

• Art. 1333. Contratto con obbligazioni del solo proponente.


- (1) La proposta diretta a concludere un contratto da cui derivino obbligazioni solo per il
proponente (chi ha effettuato la proposta) è irrevocabile appena giunge a conoscenza della
parte alla quale è destinata.
- (2) Il destinatario può rifiutare la proposta nel termine richiesto dalla natura dell'affare o
dagli usi (facoltà dell’oblato di rifiutare la proposta, come nel caso della remissione;
questo risponde al principio di sovranità formale
- ad es. banca può rifiutare contratto di fideiussione di un padre al figlio, se il primo
ad esempio è un mafioso; la banca riceve un credito, ma magari non vuole farsi
vedere come creditrice di un mafioso, quindi rifiuta).
- In mancanza di tale rifiuto il contratto è concluso (perché si presume che l’oblato sia
d’accordo)
- (es. contratto di fideiussione, padre si obbliga a pagare debito del figlio qualora egli non
riesca ad adempiere a obbligazione —> derivano solo obbligazioni a carico di una sola
delle parti, contratto unilaterale

Da tale contratto nascono solo effetti obbligatori, ovvero nasce solamente un’obbligazione, senza
effetti reali (effetto reale: nascita o trasferimento di diritti reali, come una compravendita o una
donazione —> questi richiedo consenso sia di donante e donatore e dunque non è applicabile
l’art.1333, determinano obbligazioni da entrambe le parti)

• Un esempio di contratto con obbligazione del solo proponente è il contratto di deiussione,


ovvero un contratto che intercorre tra garante e creditore: il garante si obbliga nei confronti del
creditore a garantire l’adempimento di un’obbligazione da parte di un debitore principale.

MORTE E INCAPACITÀ DEL PROPONENTE —> REVOVA DELLA PROPOSTA (E


DELL’ ACCETTAZIONE )

L’art. 1330 stabilisce la norma in caso di morte o incapacità delle parti:


Conti Martina 95

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)

- Se, dopo la proposta, ma prima della conclusione del contratto (prima della conoscenza
dell’accettazione della controparte, secondo lo schema base), una delle due parti muore, la
proposta perde di ef cacia, così come l’accettazione.

- Se la morte dovesse avvenire dopo la conclusione del contratto, invece, il suo effetto
sarà valido e si attuerà solamente un cambio tra i soggetti del contratto stesso, che andrà a
coinvolgere gli eredi del defunto.

• Un’eccezione alla regola sta nel fatto che, se una delle due parti è un imprenditore, proposta e
accettazione restano valide anche in caso di morte di una delle parti: si vuole tutelare
l’organizzazione dell’impresa, anche se viene privata dell’imprenditore

• Tuttavia, se si tratta di un piccolo imprenditore (colui che esercita la sua attività con il lavoro
proprio e con il lavoro dei componenti della sua famiglia, è preponderante l’elemento personale o
famigliare, la piccola impresa è strettamente legata alla gura dell’imprenditore e ne dipende), si
torna ad applicare la regola generale.

Vale la stessa regola per l’incapacità sopravvenuta, come l’interdizione.

Si può avere una revoca della proposta o dell’accettazione nché il contratto non si è concluso.

Si apre tuttavia una questione sulla natura della revoca, che potrebbe essere considerata come un
atto recettizio oppure no. Dellacasa ritiene che la revoca non debba essere un atto recettizio:
dovrà pervenire a conoscenza dell’oblato prima che il contratto venga concluso.

• L’art. 1328 stabilisce che, se l’accettante ha intrapreso in buona fede l’esecuzione del contratto
prima di essere venuto a conoscenza della revoca, il proponente sarà tenuto a indennizzarlo
delle spese intraprese.

- Si tratta di un indennizzo, non di un risarcimento: quest’ultimo riguarda un danno


commesso tramite un fatto illecito, ma in questo caso il proponente ha messo in atto un
comportamento lecito e consentito dalla legge, che lo riconosce espressamente; tuttavia, la
revoca ha comunque causato un danno e deve essere compensata dall’indennizzo
(Responsabilità da Atto Lecito)

- Anche l’accettazione può essere revocata, purché la revoca giunga a conoscenza del
proponente prima dell’accettazione stessa (conclusione dell’atto) —> permetta la revoca
entra un margine piuttosto stretto (es. oblato accetta con lettere, se se ne pente deve
comunicarlo al proponente prima che egli riceva la lettere, in questo modo la revoca è
ef cace e il contratto non viene concluso

PROPOSTA IRREVOCABILE E PATTO DI OPZION

Nel caso in cui il proponente decida unilateralmente di non revocare la proposta (decide che la
proposta sia irrevocabile per un certo periodo di tempo
Conti Martina 96
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E

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.

• Art. 1329. Proposta irrevocabile.


- (1) Se il proponente si è obbligato a mantenere ferma la proposta per un certo tempo, la
revoca è senza effetto.
- (2) Nell'ipotesi prevista dal comma precedente, la morte o la sopravvenuta incapacità del
proponente non toglie efficacia alla proposta, (quindi l’oblato accettandola può comunque
concludere il contratto) salvo che la natura dell'affare o altre circostanze escludano tale
efficacia

• Art. 1331. Opzione.


- (1) Include una proposta che non può essere revocata, ma le parti, ovvero il concedente e
l’opzionario, concludono un patto in base al quale il concedente si impegna a tener ferma la
proposta per un certo periodo di tempo;
- l’opzionario potrà quindi accettare la proposta senza che questa venga revocata
- Solitamente, l’opzionario sarà chiamato a pagare un corrispettivo per il sacrificio del
concedente (impegno a tener ferma l proposta contrattuale): si tratta di una somma di
denaro in più rispetto al prezzo d’acquisto
- Dal momento in cui il concedente viene a conoscenza dell’accettazione dell’oblato, il
contratto si conclude, anche se il periodo stabilito non è ancora terminato
- (2) Nel caso in cui non venga fissato un termine, questo viene stabilito dal giudice.

OFFERTA AL PUBBLICO E ADESIONE A CONTRATTO APERT

Art. 1336. Offerta al pubblico.

• (1) L'offerta al pubblico, quando contiene gli estremi essenziali del contratto alla cui
conclusione è diretta, vale come proposta (quando è completa, ha estremi essenziali del
contratto), salvo che risulti diversamente dalle circostanze o dagli usi (può darsi che l’offerta
pur essendo completa l’offerta, colui che l’abbia effettuata abbia delle riserve —> ad. Es
annuncio di locazione su giornale è un’offerta completa, ma se soggetto che si presenta dal
proprietario è noto per essere stato sfrattato più volte, il proprietario non concluderà il
contratto

• (2) La revoca dell'offerta, se è fatta nella stessa forma dell'offerta o in forma equipollente, è
efficace anche in confronto di chi non ne ha avuto notizia

Dunque quest’articolo stabilisce la norma per l’Offerta al Pubblico, una proposta contrattuale
rivolta a una pluralità indeterminata di soggetti, raggiunti tramite mezzi di comunicazione di massa:
ne è un esempio un annuncio su un giornale, oppure su Internet, oppure le offerte pubbliche di
acquisto (OPA). Non si tratta di offerte al pubblico, invece, nel caso di lettere identiche inviate a
un certo numero di destinatari: non si tratta di una pluralità indeterminata

• Art. 1332. Adesione di altre parti al contratto.


- Se ad un contratto possono aderire altre parti e non sono determinate le modalità
dell'adesione, questa deve essere diretta all’organo (in genere di tipo amministrativo) che sia
Conti Martina 97
.

stato costituito per l'attuazione del contratto o, in mancanza di esso a tutti i contraenti
originari

FORMAZIONE PROGRESSIVA DL CONTRATT

La trattativa tra le parti porta alla formazione progressiva del contratto: le parti non si scambiano
atti puntuali, ma raggiungono accordi sui singoli aspetti dell’operazione economica che è oggetto
del contratto, vi è una trattativa

La legge, tuttavia, non prevede quando si può ritenere concluso un contratto; la giurisprudenza ha
quindi stabilito tre criteri sulla base dei quali dei quali possiamo dire che il contratto si è concluso e
le parti non possono più uscire dalla trattativa

• La conclusione del contratto presuppone che sia stato raggiunto l’accordo sugli elementi
essenziali (ad es. beni e prezzo)

• Le parti devono aver raggiunto l’accordo su tutti gli aspetti, essenziali e non essenziali
affrontati durante la trattativ

• A meno che - non essendo stato raggiunto l’accordo su un elemento non essenziale
dell’operazione economica - le parti abbiano espresso la volontà di essere comunque
vincolate al contratto: in questo caso, l’accordo può ritenersi conclus

TRATTATIVA E REPONSABILITÀ PRECONTRATTUAL

Quando la trattativa si protrae per lungo tempo una della parti può ragionevolmente pensare che il
contratto si concluderà validamente e in questa situazione può nascere una responsabilità
precontrattuale, ovvero la responsabilità che incorre su una delle parti che si è comportata
scorrettamente nella fase precedente alla conclusione del contratt

Vi sono 3 requisiti che generano responsabilità precontrattuale

1. Art. 1337. Trattative e responsabilità precontrattuale

• Le parti, nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto, devono
comportarsi secondo buona fede.

• La responsabilità precontrattuale si può verificare nel caso del recesso ingiustificato dalla
trattativa: durante la trattativa, una delle parti confida nella conclusione del contratto, ma
l’altra parte rompe la trattativa senza una giusta causa

2. Art. 1338. Conoscenza delle cause d'invalidità.

• La parte che, conoscendo o dovendo conoscere l'esistenza di una causa di invalidità del
contratto, non ne ha dato notizia all'altra parte è tenuta a risarcire il danno da questa
risentito per avere confidato, senza sua colpa, nella validità del contratto

3. Una terza situazione è il caso in cui il contratto è valido ma svantaggioso per una delle parti a
causa di un dolo messo in atto dalla controparte

Chi si comporta secondo uno di questi punti, avendo responsabilità precontrattuale, deve
risarcire il danno, il quale corrisponde all’interesse negativo, ovvero il danno che la parte
Conti Martina 98
.

danneggiata ha riposto nella possibilità di concludere un contratto valido e conveniente. (spese


sostenute e opportunità di guadagno trascurate)

25. LA RAPPRESENTANZ
NOZIONE, FONTI DEL POTERE E DI RAPPRESENTANZ

Grazie al meccanismo della rappresentanza è possibile che i contratti siano formati da soggetti che
non sono quelli direttamente interessati ai contratti stessi. L’idea chiave è quella della sostituzione
(X sostituisce A nella conclusione del contratto). Con la rappresentanza il contratto è fatto da un
soggetto, ma gli effetti si producono in capo a un soggetto diverso (art.1388). Chi fa il contratto si
chiama rappresentante, chi riceve gli effetti del contratto è il rappresentato.

• Rappresentante (parte del contratto come atto) e rappresentato (parte del contratto come
rapporto)

• Non si ha rappresentanza quando il contratto è concluso con l’intervento di un nuncius (colui


che si limita a trasmettere la volontà di un altro soggettoche può essere anche incapace di
intendere e di volere), il quale opera come semplice strumento usato dall’interessato per
manifestare la propria volontà contrattuale. Infatti in questo caso è direttamente A che sottoscrive
il contratto, senza alcuna rappresentanza.

• I requisiti necessari perché operi la rappresentanza Art. 1388.


- Contratto concluso dal rappresentante.
- Il contratto concluso dal rappresentante in nome e nell'interesse del rappresentato, nei limiti
delle facoltà conferitegli, produce direttamente effetto nei confronti del rappresentato.
FONTI DEL POTERE DI RAPPRESENTANZA.
• Il potere di rappresentanza è conferito dalla legge ovvero dall’interessato

• Rappresentanza volontaria, legale, organica > Art. 1387

- Legale in cui il potere di rappresentanza è attribuito dalla legge, che stabilisce che un
soggetto non può compiere personalmente gli atti che lo riguardano, ma deve essere
sostituito da un rappresentante. Qui l’autonomia del rappresentato non ha spazio, non
decide lui di essere sostituito, né chi lo sostituisce

- Volontaria quando un rappresentato sceglie di farsi rappresentare, tramite un atto di


procura, da un altro soggetto, restando però libero di revocare tale potere, di limitarlo o di
compiere autonomamente degli atti giuridic

- Organica, in cui soggetto rappresentato è un’organizzazione : un ente esercita la propria


capacità di agire attraverso dei rappresentanti che hanno anche un ruolo interno
all’organizzazione. L’ organizzazione è obbligata ad avere almeno un rappresentante, ma le
persone che la compongono sono libere di scegliere il rappresentante e di revocare o
limitare il suo potere.
Conti Martina 99
.

CAPACITÀ, VIZI DELLA VOLONTÀ, STATI SOGGETTIV

• Art. 1389. Capacità del rappresentante e del rappresentato.


- (1) Quando la rappresentanza è conferita dall'interessato, per la validità del contratto
concluso dal rappresentante basta che questi abbia la capacità di intendere e di volere,
avuto riguardo alla natura e al contenuto del contratto stesso, sempre che sia
legalmente capace il rappresentato. (Il rappresentante non deve avere necessariamente la
capacità di agire, ma solamente la capacità naturale di intendere e di volere: conta
solamente la capacità di agire del rappresentato)
- (2) In ogni caso, per la validità del contratto concluso dal rappresentante è necessario che
il contratto non sia vietato al rappresentato

• Art. 1390. Vizi della volontà.


- Il contratto è annullabile se è viziata la volontà del rappresentante.
- Quando però il vizio riguarda elementi predeterminati dal rappresentato, il contratto è
annullabile solo se era viziata la volontà del rappresentato

• Art. 1391. Stati soggettivi rilevanti.


- (1) Nei casi in cui è rilevante lo stato di buona o di mala fede, di scienza o d'ignoranza di
determinate circostanze, si ha riguardo alla persona del rappresentante, salvo che si tratti di
elementi predeterminati dal rappresentato.
- (2) In nessun caso il rappresentato che è in mala fede può giovarsi dello stato d'ignoranza o
di buona fede del rappresentante.

LA PROCURA (FONTE DEL POTERE DI RAPPRESENTANZA

• È un atto unilaterale (non richiede accettazione del rappresentante) e non ricettizio (non si
indirizza direttamente verso il rappresentante, ma verso i terzi con cui questo dovrà contrattare in
nome del rappresentato).

• Perché atto unilaterale ?


- Procura, si limita a conferire un potere, non impone alcuna obbligazione al rappresentant
- Rapporto di gestione, che nasce da un rapporto sottostante alla procura, obbliga il
rappresentante ad agire in nome e per contro del rappresentato

• Art. 1392. Forma della procura.


- La procura non ha effetto se non è conferita con le forme previste dalla legge per il contratto
che il rappresentante deve concludere in nome del rappresentato

Conti Martina 100


• Limiti originari del potere di rappresentanza: non sono opponibili a terzi se non risultano
dalla procura o non sono contestuali ad essa. Se i limiti della procura non vengono rispettati, gli
atti non producono effetti giuridici

• Si distingue tra procura generale, che autorizza a compiere indistintamente tutti gli affari del
rappresentato o tutta una categoria di affari, e la procura speciale, che riguarda uno o più affari
determinati, che possono essere anche limitati ulteriormente.

• Art. 1396. Modificazione ed estinzione della procura.


- (1) Le modificazioni e la revoca della procura devono essere portate a conoscenza dei terzi
con mezzi idonei.
- In mancanza, esse non sono opponibili ai terzi, se non si prova che questi le conoscevano al
momento della conclusione del contratto (il rappresentato è ugualmente ritenuto a rispettare il
contratto).
- Es. conferisco a B poter di agire come mio rappresentante per acquisto immobili, a un
certo punto decido di revocare la procura, devo comunicare a tutti coloro che
potrebbero vendere immobili a B, che ho revocato procura. Dunque se B acquista
immobile, io non sono vincolato. Se invece non lo comunico, sono vincolato, a meno che
non riesco a dimostrare che i terzi erano a conoscenza della revoca
- (2) Le altre cause di estinzione del potere di rappresentanza conferito dall'interessato non sono
opponibili ai terzi che le hanno senza colpa ignorate

• L’estinzione della procura può essere determinata dal venire meno del rapporto sottostante, dalla
morte del rappresentato o del rappresentante, dalla rinuncia del secondo o dalla revoca del primo,
tranne che si tratti di procura irrevocabile.

ABUSO DELLA RAPPRESENTANZA: CONFLITTO DI INTERESSI E CONTRATTO


CON SE STESS

Nella trattativa del contratto si può creare un contrasto tra l’interesse del rappresentato e quello del
terzo. Le principali regole della rappresentanza hanno come scopo quello di risolvere il contrasto in
modo giusto ed equilibrato. Il principio che ispira queste regole è la tutela dell’af damento:

—> il rappresentante è tenuto ad agire nell’interesse del rappresentato, in caso contrario si crea un
con itto di interessi con lo stesso.

• Art. 1394. Conflitto d'interessi.


- Il contratto concluso dal rappresentante in conflitto d'interessi col rappresentato può essere
annullato su domanda del rappresentato, se il conflitto era conosciuto o riconoscibile dal
terzo. Viceversa si sacrifica la posizione del rappresentato per proteggere l’affidamento del
terzo, s quest’ultimo non era a conoscenza del conflitto

Conti Martina 101


fl

fi

• Art. 1395. Contratto con sé stesso.


- (1) È annullabile il contratto che il rappresentante conclude con se stesso, in proprio o
come rappresentante di un'altra parte ( ricorre quando nel contratto concluso dal
rappresentante in nome del rappresentato la controparte è il rappresentante medesimo ),
- a meno che il rappresentato lo abbia autorizzato specificatamente, ovvero il contenuto del
contratto sia determinato in modo da escludere la possibilità di conflitto d'interessi.
- (2) L'impugnazione può essere proposta soltanto dal rappresentato

DIFETTO O ECCESSO DI RAPPRESENTANZA.

LA RAPPRESENTANZA SENZA POTER

• Art. 1398. Rappresentanza senza potere.


- Colui che ha concluso un contrattato come rappresentante, in nome del presto rappresentato,
senza averne i poteri o eccedendo i limiti delle facoltà conferitegli, è responsabile del danno
che il terzo contraente ha sofferto per avere confidato senza sua colpa nella validità del
contratto

• Art. 1399. Ratifica.


- (1) Nell'ipotesi prevista dall'articolo precedente, il contratto può essere ratificato
dall'interessato, con l'osservanza delle forme prescritte per la conclusione di esso
- (2) La ratifica ha effetto retroattivo (effetti del contratto vengono retrodatati al momento del
contratto), ma sono salvi i diritti dei terzi (non può pregiudicare l’acquisto che nel frattempo
ha fatto il terzo).
- (3) Il terzo e colui che ha contrattato come rappresentante possono d'accordo sciogliere il
contratto prima della ratifica
- (4) Il terzo contraente può invitare l'interessato a pronunciarsi sulla ratifica assegnandogli un
termine, scaduto il quale, nel silenzio, la ratifica s'intende negata. (situazione di incertezza
- (5) La facoltà di ratifica si trasmette agli eredi
Es.
Rappresentato conferisce procura a rappresentante a vendere casa, imponendo dei limiti (vendita
ad almeno 1000000€) che il rappresentate viola (la vende a 700000€) —> contratto inefficac

Il rappresentato però decide, ritenendo che 700000€ sono una somma sufficiente, di ratificare
comunque il contratto e lo deve fare nella stessa forma che la legge prescrive per il contratto

La ratifica produce effetto retroattivo ma non pregiudica diritti dei terz

Terzo è in situazione di incertezza —> manda atto di interpello al rappresentato (lo incida a
decidere se ratificare o no) se non risponde la ratifica si intende negata, al contrario se la ratifica
il contratto risulta efficace—> rappresentato incassa corrispettivo e terzo ottiene casa

Se il contratto non è efficace, ma terzo ha già fatto interventi sulla casa, può chiedere risarcimento
al rappresentante (responsabilità precontrattuale
Conti Martina 102

RAPPRESENTAZA APPARENT
Un principio di diritto non rinvenibile nel dettato legislativo, ma elaborato dalla giurisprudenza allo
scopo di tutelare l’affidamento incolpevole del terzo che conclude un contratto con il rappresentante
senza potere

Benché il rappresentante sia privo del potere di agire in nome e per conto del rappresentato, il
contratto da lui concluso vincola ugualmente il rappresentato se sussistono queste condizioni

• (1) il falso rappresentante appare essere dotato dal potere di rappresentanza (apparenza del
potere rappresentativo

• (2) tale apparenza è imputabile al falso rappresentato (imputabilità dell’apparenza al falso


rappresentato

• (3) il terzo che ha concluso il contratto con il falso rappresentante confida incolpevolmente
nell’esistenza del potere (affidamento incolpevole del terzo) —> Non deriva da negligenza
- es. imprenditore acquista grande quantità di pneumatici da società, venditore accorda
notevole sconto, ma egli non ha potere di rappresentanza. Tuttavia se egli agli occhi
dell’acquirente sembrava dotato di tale potere, usando timbri società ecc., il contratto è
ugualmente efficace

26. GLI ELEMENTI DEL CONTRATTO


REQUISITI DEL CONTRATT

Sono gli elementi essenziali che compongono il contratto

Essi sono l’accordo, l’oggetto, la causa e la forma

L’OGGETTO

L’oggetto del contratto è costituito dalle prestazioni contrattuali (che costituiscono oggetto di
obbligazioni o quelle che si identificano come diritti reali)

L’oggetto è diverso dal bene. Due contratti possono vertere sullo stesso bene, ma avere oggetti
diversi.
- Es. Immobile può essere venduto o essere dato in usufrutto —> oggetto 1 : possibilità di godere
del bene, della locazione dell’immobile - oggetto 2 : diritto di usufrutto. Il bene è lo stesso.

• Art. 1346. Requisiti.


- L'oggetto del contratto deve essere possibile (ovvero non può prevedere prestazioni
irrealizzabili, sia dal punto di vista materiale che giuridco, ad esempio quando si fa
contratto di locazione per immobile distrutto / A aliena a B solo proprietà dell’edificio e
non del terreno ovvi si trova—> non è giuridicamente possibile, se non costituendo a
favore di chi acquista il diritto di superficie

Conti Martina 103


- Lecito : Non può prevedere prestazioni disapprovate dall’ordine giuridico, quindi quando
vi è contrarietà alle norme imperative, all’ordine pubblico o al buio costume
- norme imperative o inderogabili, limitano la libertà contrattuale delle parti,
perché vietano di inserire nel contratto determinati contenuti, o impongono che il
contratto abbia altri determinati contenuti. Il loro obbiettivo è proteggere valori
fondamentali o interessi generali, che sarebbero minacciati o lesi dal contratto che
la norma proibisce.
- si contrappongono ad altre norme derogabili, le quali sono strutturate in modo da
essere applicate solo quando le parti non dispongono diversamente.
- Determinato significa che il contratto non può prevedere prestazioni che attribuiscono a
una parte vantaggi indefiniti, e all’altra parte, correlativamente, sacrifici altrettanto
indefiniti. C’è tuttavia la possibilità che il contratto abbia un oggetto non determinato,
purché questo sia almeno determinabile. (es. vendo bene a un certo corrispettivo
- Determinabile : quando il contratto non identifica l’oggetto, ma contiene un criterio che
rinvia ad un elemento esterno del contratto, grazie alla quale è possibile comprendere
l’oggetto in un momento successivo. (es. si vende un fondo, il quale, tra tre proposti nel
contratto, deve essere il più vicino ad un casello autostradale, che sarà identificato in un
secondo momento

• Art. 1348. Cose future.


- Un contratto può avere per oggetto un bene non ancora esistente. (es. costruttore vende ai
potenziali acquirenti gli appartamenti che realizzerà nell’edificio che sta costruendo,
ottenendo così anche dei finanziamenti per le varie operazioni ecc.)
- La prestazione di cose future può essere dedotta in contratto, salvi i particolari divieti della
legge

• Art. 771. Donazione di beni futuri. (libro II


- La donazione non può comprendere che i beni presenti del donante. Se comprende beni
futuri è nulla rispetto a questi, salvo che si tratti di frutti non ancora separati. (Si può
donare un bene presente, ma non un bene futuro
- La legge vuole favorire una ponderazione sull’opportunità di compiere quell’atto, visto che
la donazione è un atto che impoverisce chi la compie, che deve quindi sapere bene di cosa
si stia privando a titolo gratuito.

• Art. 1349. Determinazione dell'oggetto ad opera di un terzo (arbitraggio)

Diverso dall’arbitrario
- Un caso particolare di contratto per relationem è quello in cui la relatio è costituita dalla
successiva decisione di un terzo, a cui le parti affidano la determinazione dell’oggetto del
loro contratto.

Conti Martina 104


.

- Questo terzo è detto arbitratore, e l’operazione che gli viene affidata si chiama
arbitraggio.
- (1) Se la determinazione della prestazione (dell’oggetto) dedotta in contratto è deferita a un
terzo e non risulta che le parti vollero rimettersi al suo mero arbitrio, il terzo deve
procedere con equo apprezzamento (L’incarico dato all’arbitratore gli impone di spiegare
i criteri in base ala quale ha determinato l’oggetto).
- Se manca la determinazione del terzo o se questa è manifestamente iniqua o erronea, la
determinazione è fatta dal giudice. ( ovvero se la sua determinazione viene impugnata
perché iniqua o erronea, interviene il giudice, che provvedrà grazie a un consulente, ma
sarà la sua sentenza a determinare l’oggetto del contratto
- (2) La determinazione rimessa al mero arbitrio del terzo non si può impugnare se non
provando la sua mala fede.
- Se manca la determinazione del terzo e le parti non si accordano per sostituirlo, il contratto
è nullo. (dunque, in questo caso le parti hanno esonerato l’arbitratore alla spiegazione dei
criteri utilizzati e data la fiducia a lui conferita, non può essere sostituito dal giudice, se non
dimostrando la sua malafede

LA CAUS

Tutti gli spostamenti di ricchezza devono essere giustificati.

La causa è la ragione giustificativa degli spostamenti patrimoniali realizzata dal contratto.


(L’accordo delle parti non è sufficiente per stabilire gli effetti del contratto).

La causa è dunque un elemento essenziale del contratto, se non ce l’ha o non può essere identificata
il contratto è nullo

Si distingue tra Causa in astratto e causa in concreto.

La causa deve essere valutata in concreto, non n astratto

• Se A e B concedono un contratto, per la quale A deve trasferire a B un bene ad un dato


prezzo
- Causa in concreto: trasferimento di quel bene a quel prezzo
- Causa in astratto: trasferimento di un qualsiasi bene a un qualsiasi prezz

Ci sono diverse cause alla base del contratto

• Causa di scambio : lo scambio giustifica il contratto, giustifica lo spostamento di ricchezza.


—> è uno scambio di prestazioni

• solutoria : il contratto ha la funzione di adempiere una preesistente obbligazion

• di liberalità
Conti Martina 105
.

• di garanzia : la ragione è garantire l’adempimento del debitore nei confronti del creditore.
(es. fideiussore si obbliga a garantire l’adempimento assunta da un altro soggetto)

• di transazione: gli effetti hanno come ragione la risoluzione di una precedente controversia.
(es. se c’è controversia si può concludere contratto di transizioni, che ha la funzione di prevenire
o di placare un eventuale controversia

CAUSA E MOTIVO —> sono in antitesi l’uno con l’altr

Il motivo è lo scopo soggettivo sulla base del quale viene concluso il contratto.
- Es. soggiorno in albergo per 3 gg. —> Causa : soggiorno a fronte del pagamento di un
corrispettivo all’albergo (scambio bene a fronte di un prezzo). Motivi: possono essere
diversi, di tipo turistico, professionale, ibrido
- La causa è un elemento essenziale; un problema relativo alla causa può influenzare la sorte
del contratt
- I motivi al contrario sono irrilevanti (principio di irrilevanza) —> se se attribuisse
rilevanza un aspetto soggettivo, i contratti sarebbero instabili

• Art. 1343. Causa illecita.


- La causa è illecita quando è contraria a norme imperative (si contrappongono a norme
dispositive e
- All'ordine pubblico: L’insieme di norme che costituiscono il sistema giuridico, che
identificate nel loro insieme danno vita ad una serie di principi (es. libertà del matrimonio,
dunque contratto che vincolasse un soggetto a contrarre matrimonio, non risulterebbe
valido, perché contrario al principio di ordine pubblico
- Al buon costume: Insieme dei principi etici condivisi dal corpo sociale, cittadini e non, in
un determinato momento storico (è una nozione variabile, non sono principi invariabili, ma
sonno il frutto di un’evoluzione della società)—> es. morale sessuale o principi di etica
professional

• Art. 1345. Motivo illecito.


- Il contratto è illecito quando le parti si sono determinate a concluderlo esclusivamente per
un motivo illecito comune ad entrambe
- Ovvero quando le parti concludo contratto per motivo illecito comune (ad es. lo
concludono per intraprendere assieme un attività illecita) oppure quando una della
parti lo conclude con un motivo illecito e l’altra lo conosce e ne approfitta per
ottenere un vantaggio (ad es. di carattere patrimoniale
- Il contratto rimane valido se una delle parti lo conclude per un motivo illecito, ma l’altra
non ne è a conoscenza.

Conti Martina 106


o

Può darsi che l’oggetto sia lecito, ma la causa, la ragione che giustifica quella prestazione è illecita

FORMA, LIBERTÀ DI FORM

Principio di libertà di forma: Le parti possono determinare la forma contrattuale in base alla loro
volontà (oralmente o concludente, non richiede l’uso del linguaggio, con tutti i nuovi sistemi —>
email, messaggi, su internet). Questo dunque permette al sistema dei contratti di adeguarsi
all’innovazione della tecnica
- Questa nozione la ricaviamo da un principio, non c’è una norma precisa
- Questo favorisce la conclusione del contratto e dunque rende più dinamico il sistema
economico

• Ci sono situazioni in cui la legge prescrive che la volontà di conclude il contrato debba avere la
Forma scritta. — > Atto pubblico o Scrittura privat

ATTO PUBBLICO
• Art. 2699. Atto pubblico.
- L'atto pubblico è il documento redatto, con le richieste formalità, da un notaio o da altro
pubblico ufficiale autorizzato ad attribuirgli pubblica fede (da prova delle dichiarazioni fatte
delle parti, che il notaio attesta siano fatte in sua presenza) nel luogo dove l'atto è formato

• Art. 2700. Efficacia dell'atto pubblico.


- L'atto pubblico fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza del documento dal
pubblico ufficiale che lo ha formato, nonché delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti
che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti

SCRITTURA PRIVAT

Scritta dalle parti e da loro firmata

• Art. 2702. Efficacia della scrittura privata.


- La scrittura privata fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza delle
dichiarazioni da chi l'ha sottoscritta, se colui contro il quale la scrittura è prodotta ne
riconosce la sottoscrizione, ovvero se questa è legalmente considerata come riconosciuta.
- Quando viene fatta valere una scrittura privata verso un soggetto, questo ha l’ onere
di disconoscerla se non è da lui firmata e allora si apre il procedimento di
verificazione; se esso porta ad attribuire la firma al soggetto o la scrittura non viene
disconosciuta allora viene attribuita a lui. In caso contrario il documento non può
essere utilizzato

Conti Martina 107


.

LA SCRITTURA PRIVATA CON SOTTOSCRIZIONE AUTENTICAT

Art. 2703. Sottoscrizione autenticata.


- (1) Si ha per riconosciuta la sottoscrizione autenticata dal notaio o da altro pubblico
ufficiale a ciò autorizzato.
- (2) L'autenticazione consiste nell'attestazione da parte del pubblico ufficiale che la
sottoscrizione è stata apposta in sua presenza. Il pubblico ufficiale deve previamente
accertare l'identità della persona che sottoscrive.

Dunque il notaio accerta l’identità delle parti e la autentica, ovvero attesta che le parti abbiano
sottoscritto la scrittura in sua presenza (in questo modo la loro identità e la genuinità della loro
firma è accertata )

Ai fine della trascrizione di un contatto nei registri mobiliari è necessario che quel contratto sia stato
redatto per atto pubblico o per scrittura privata

FORMA RICHIESTA AI FINI DELLA VALIDITÀ (CONTRATTI A FROMA VINCOLATA

• Contratti che richiedono la forma dell’atto pubblico ai fini della validità:


- Donazione, contratti costitutivi di organizzazioni con personalità giuridica (associazioni
riconosciute, società di capitali);
- convenzioni matrimoniali (accordi che i coniugi concludo per i loro atti matrimoniali)
• Contratti per i quali è sufficiente la scrittura privata (il requisito di forma è soddisfatto, a
maggior ragione, se conclusi per atto pubblico—> forma più garantista della scrittura privata)

Art. 1350 c.c.:


- contratti che costituiscono o trasferiscono diritti reali su beni immobili (per beni mobili
vale il principio di validità di forma);
- contratti costitutivi della comunione su immobili
- contratti di locazione di beni immobili di durata superiore a nove anni ed altri contratti che
costituiscono diritti personali di godimento su immobili per una durata superiore a 9 anni

FORMA RICHIESTA AI FINI DI PROV

Contratti che devono essere provati per iscritto: transazione, assicurazione, cessione d’azienda,
agenzi

Cosa accade se manca la prova scritta

• Il contratto non può essere provato per testimoni e presunzioni (vedi cap. 2), a meno che il
documento sia stato perso senza colpa. Può dunque essere provato solo mediante
- La confessione : dichiarazione che una parte fa in ordine ad ad un fatto a se sfavorevole e
favorevole alla controparte (es. pietanza —> dichiarazione con cui il creditore dichiara di
essere stato pagato, che il debitore abbia adempiuto l’obbligazione

Conti Martina 108


a

- Il deferimento del giuramento decisorio: quando una parte sollecita l’altra a giurare sulla
verità di certi fatti e questa dovrebbe giurare il vero, se giura il falso commette un reato
- Sono entrambe prove che richiedono il comportamento corretto di una delle parti, in
particolare di quella sfavorita
- Es. Controversia tra A e B che si protrae da anni, decidono di concluderla con una
transazione, si accordano espressamente per documentare il termine dell’accordo che
ritengono perfettamente raggiunto, quindi il contratto è concluso. Al colloquio assistono
terzi. Qualche ora dopo A dice a B che ha cambiato idea. Tuttavia, pur essendo
concluso il contratto, B non ha nulla di scritto per dimostrarlo, perciò l’unico modo per
dimostrane la validità è la confessione di A o il deferimento giuridico di A. Se A non
confessa o giura il falso, commette un reato. In questo caso i testimoni potrebbero
dimostrare che A ha giurato il falso.

Art. 2725. Atti per i quali è richiesta la prova per iscritto o la forma scritta. Quando
secondo la legge o la volontà delle parti, un contratto deve essere provato per iscritto, la prova
per testimoni è ammessa soltanto nel caso in cui il contraente ha senza sua colpa perduto il
documento che gli forniva la prova

• Art. 2724. Eccezioni al divieto della prova testimoniale.


- La prova per testimoni è ammessa in ogni caso (…) (3) quando il contraente ha senza sua
colpa perduto il documento che gli forniva la prova

• Art. 2729. Presunzioni semplici.


- Le presunzioni non si possono ammettere nei casi in cui la legge esclude la prova per
testimoni

FORMA CONVENZIONALE (PATTO SULLA FORMA

Art. 1352.

Se le parti hanno convenuto per iscritto di adottare una determinata forma per la futura conclusione
di un contratto, si presume che la forma sia stata voluta per la validità di questo

• Dunque, patto sulla forma concluso per scritto, si presume che la forma sia richiesta per la
validità, è onere della controparte dimostrare che la forma è stata prevista solo ai fini della
prova. (se il contratto non sarà concluso nella forma previsto, questo sarà nullo

• Patto sulla forma concluso oralmente, non vi è nessuna presunzione, libero gioco di prova e
controprova.
- Es. contratto d’appalto che contiene clausola scritta che dice che tutte le modifiche del
contratto dovranno essere fatte per iscritto: in questo caso se le due parti accordano un
modifica al telefono, questa non risulta valida. Al contrario, se le parti avevano deciso
forma convenzionale oralmente, esse hanno libero gioco di prova e controprova e la
modifica risulterebbe conclusa

Conti Martina 109


.

FORMA PER LA PUBBLICIT

Art. 2657. Titolo per la trascrizione (forma di pubblicità dichiarativa necessaria per la
dimostrazione di esistenza di un contratto.

• La trascrizione non si può eseguire se non in forza di sentenza di atto pubblico o di scrittura
privata con sottoscrizione autenticata o accertata giudizialmente.

27. IL REGOLAMENTO CONTRATTUAL

IL REGOLAMENTO CONTRATTUALE E LE SUE FONTI

Il contratto serve alle parti per regolare i propri interessi. A queste idee si lega un concetto molto
utile per capire essenza e problemi del contratto:

• Il concetto di regolamento contrattuale, che è l’insieme delle regole che il contratto detta alle
parti, e che esprimono gli impegni e i risultati legali previsti come sistemazione dei loro interessi.

Si può quindi dire che il regolamento contrattuale è il contratto stesso inteso come rapporto.

Esso è regolato da più fonti diverse che non si escludono a vicenda ma possono operare
congiuntamente. Esse possono essere ordinate in due categorie:

• La fonte autonoma (o volontaria), corrispondente alla volontà delle parti;

• Le fonti eteronome, che operano a prescindere dalla volontà delle parti e danno luogo
all’integrazione del contratto.

LA FONTE AUTONOMA: IL PRINCIPIO DI LIBERTÀ CONTRATTUALE

Determinare il regolamento contrattuale spetta alle parti, titolari degli interessi che il contratto serve
a regolare

Vale quindi il principio della libertà contrattuale, che applica nel campo dei contratti il principio
generale dell’autonomia privata: gli ordinamenti giuridici moderni riconoscono ai privati il potere
di conformare i propri rapporti patrimoniali secondo le proprie inclinazioni e i propri interessi,
dunque secondo la propria volontà, senza subire imposizioni di autorità esterne.

—> D’altronde, essendo il contratto lo strumento principale degli affari, la libertà contrattuale è
anche il ri esso e la conseguenza della libertà di iniziativa economica privata riconosciuta dall’art.
41 C

L’art 1322 enuncia che la libertà, o autonomia contrattuale è prima di tutto

• Libertà di decidere se fare o non fare un contratto;

• Libertà di scegliere la controparte contrattual

Conti Martina 110


.

fl
À

• La libertà di determinare il contenuto del contrato

• La libertà di scegliere il tipo di contratto (es. se fare vendita piuttosto che locazione

• La libertà di fare contratti atipici (che non appartengono ai tipi aventi una disciplina
particolare)

TIPI CONTRATTUALI E CONTRATTI ATIPICI: LA QUALIFICAZIONE DEL


CONTRATT

La legge prevede e disciplina numerosi tipi di contratto, che corrispondono alle operazioni
economiche più collaudate e diffuse, ciascuno dei quali ri ette un particolare schema, detto tipo
legale ( perché previsti e regolati dalla legge)

• I contratti che corrispondono a qualche tipo legale sono i contratti tipici o nominati

• La legge permette anche di effettuare un contratto che non corrisponde a nessuno degli schemi
tipici previsti e regolati dalla legge; tali contratti sono detti atipici o innominati.

• La libertà di fare contratti atipici è subordinata a un limite: devono essere diretti a realizzare
interessi meritevoli di tutela secondo l’ordinamento giuridico (art.1332, c.2

- Cioè non devono avere causa illecita né oggetto illecito


- Il fenomeno dei contratti atipici si lega soprattutto alle attività economiche organizzate e alla
continua evoluzione che le caratterizza (leasing o factoring).

• Al concetto di tipo contrattuale si lega quello di quali cazione del contratto:

- L’operazione logica mediante cui, di fronte a una concreta fattispecie di contratto, si stabilisce
che essa corrisponde a uno piuttosto che a un altro tipo legale, oppure che un contratto è
atipico in quanto non corrisponde ad alcun tipo legale

- Es. Se X da in uso ad Y, per 5 anni, un macchinario industriale in cambio di canoni


periodici, e con facoltà per Y di acquistare alla ne dei quinquennio a un prezzo
predeterminato, la quali cazione può far concludere che il contratto non è né una
locazione né una veduta con riserva di proprietà (anche se assomiglia ad entrambi) né
nessun altro contratto tipico, ma è invece il contratto atipico, chiamato leasing

CONTRATTI MISTI E CONTRATTI COLLEGAT

Per realizzare il programma delle parti, talvolta, non basta né un contratto tipico, né un contratto
atipico, occorre fare quindi un contratto misto, cioè un contratto nel quale si combinano
prestazioni caratteristiche di diversi tipi legali.

Il problema fondamentale del contratto misto consiste in quali norme applicare per la disciplina
dello stesso. Esistono due criteri:
Conti Martina 111

fi

fi
.

fi
.

fl

• Il criterio dell’assorbimento, per cui si applicano esclusivamente le regole del tipo che risulta
prevalente (quello che caratterizza più marcatamente l’operazione)

• Il criterio della combinazione, per cui a ciascuna prestazione tipica si applicano le regole del
tipo corrispondente.

• La tesi più seguita è di compromesso: si applica la disciplina del tipo legale prevalente e, in
circostanze particolari, la disciplina dell’altro tipo legale.

In altri casi invece occorre fare ricorso al fenomeno dei contratti collegati

• Due o più contratti, i quali sono collegati nel senso che l’esistenza e la funzionalità congiunta
di entrambi sono necessarie per realizzare l’operazione programmate dalle parti.

• Ciascuno di questi contratti ha la sua causa tipica e, in più, è anche causa del contratto a esso
collegato, la cui nullità pregiudica anche l’esistenza dell’altro contratto.

• Se uno dei due contratti presenta problemi che ne pregiudicano gli effetti, vengono messi in
discussione anche gli effetti dell’altro.

LA DETERMINAZIONE VOLONTARIA: GLI ELEMENTI ESSENZIALI, ELEMENTI


NON ESSENZIALI, CLAUSOLE DEL CONTRATTO

Durante la trattativa delle parti, innanzitutto si usano de nire gli elementi essenziali del contratto,
cioè quegli aspetti del regolamento contrattuale che de niscono i punti chiave dell’operazione
(causa e oggetto), e le attribuiscono il suo senso.

• Ad es. le parti determinano che il loro contratto è una compravendita, fatta per trasferire
quella carta cosa a quel certo prezzo

Infatti af nché il contratto sia valido, è necessario che le parti provvedano a determinare con la loro
volontà concorde, gli elementi essenziali: in caso contrario si dovrebbe concludere che non c’è un
loro accordo e che quindi non c’è nessun contratto fra loro

Di solito le parti non si limitano a questo e determinano anche parti marginali o accessori
dell’operazione, ovvero gli elementi non essenziali del regolamento contrattuale.

• In altre parole è normale che le parti inseriscano nel contratto tutte le previsioni opportune per
soddisfare appieno la loro volontà.

- Tali previsioni, con cui le parti de niscono i vari elementi del regolamento contrattuale
(essenziali e non), sono dette clausole del contratto.

L’INTERPRETAZIONE DEL CONTRATTO

Il testo del contratto può essere di signi cato incerto, in quant

• oscuro (non si percepisce alcun signi cato)

Conti Martina 112


fi

fi
.

fi

fi

fi

fi
o

• ambiguo (si percepiscono due o più signi cati incompatibili).

In tal caso ciascuna parte sosterrà il signi cato più funzionale al proprio interesse

Ne può nascere un con itto che rischia di paralizzare la regolare attuazione del contratto. Occorre
quindi risolverlo attraverso lo strumento dell’interpretazione del contratto, ovvero l’operazione
logica diretta ad attribuire al testo del contratto il giusto signi cato.

Tale operazione è af data al giudice che opera applicando i criteri legali di interpretazione degli
articoli 1362 e segg. . Tali criteri possono essere:

• Di interpretazione soggettiva, che puntano ad accertare la comune intenzione delle parti.


Tuttavia il giusto senso dell’accordo tra le parti può ricercarsi anche al di là del senso letterale
delle parole del contratto. Per attribuire al contratto un signi cato diverso da quello letterale
occorre utilizzare

- Il criterio del comportamento complessivo delle parti (se si sono comportate come se
il contratto avesse un certo signi cato, è dif cile sostenere che esso abbia senso diverso)

- Il criterio dell’interpretazione contestuale, secondo cui ogni clausola va interpretata


in relazione alle altre (art. 1363).

• Se i criteri di interpretazione soggettiva non sono ef caci, si fa ricorso ai criteri di


interpretazione oggettiva, i quali puntano ad attribuire al contratto il senso, fra quelli
possibili, più rispondente a valori di ragionevolezza, funzionalità ed equità.

- Criterio dell’interpretazione secondo buona fed


- Criterio degli usi interpretativi (si sceglie signi cato conforme a quanto generalmente si
pratica nel luogo di conclusione del contratto

- Criterio dell’interpretazione “contra stipulatorem”. (testo predisposto unilateralmente da


una parte va inteso nel senso più favorevole all’altra

- Criterio di regole nali

L’INTEGRAZIONE DEL CONTRATTO

L’integrazione del contratto è il fenomeno per cui il regolamento contrattuale può essere
determinato anche da fonti eteronome, esterne alla volontà delle parti (art. 1374: il contratto obbliga
le parti non solo a quanto espresso nel contratto, ma anche a tutte le conseguenze che ne derivano
per legge o secondo gli usi e l’equità). Possiamo distinguere

• L’integrazione suppletiva, la cui logica è rispettare e favorire le scelte dell’autonomia privata

• L’integrazione cogente, la cui logica è contrastare le scelte dell’autonomia privata (perché


l’assetto di interessi perseguitato dalle parti è disapprovato dal punto di vista dell’interesse
generale

Altra distinzione avviene tra

• L’integrazione legale, dovuta alle norme giuridich


Conti Martina 113
)

fi
fi

fl
:

fi

fi
fi
fi

fi
e

fi
:

fi
fi

• L’integrazione giudiziale, dovuta a valutazioni e decisioni del giudice.

L’INTEGRAZIONE SUPPLETIVA DI FONTE LEGALE: NORME DISPOSITIVE E USI

Le parti possono inserire nel contratto le clausole ritenute più opportune, ma è praticamente
impossibile che, formando il contratto, le parti riescano a prevedere e regolare proprio tutti i punti
che possono venire in gioco nello svolgimento del rapporto.

Può sorgere allora un con itto sul punto in questione. A risolverlo prevede la legge, che fa entrare
nel regolamento contrattuale la norma utile a sopperire alla mancanza del punto.

• Queste norme sono dette dispositive o derogabili o suppletive, a indicare che le parti possono
disporne e cioè hanno libertà di metterle fuori gioco adottando soluzioni diverse da quelle
suggerite dalla norma stessa

• Un ruolo simile può essere svolto dagli usi, ma occorre distinguere tra:

- Usi normali ( Art. 1374), cioè le consuetudini, che sono vere fonti del diritto, per cui, se
descrivono che una certa prestazione contrattuale deve farsi con certe modalità, queste sono
obbligatorie.

- Usi contrattuali o clausole d’uso (art.1340), che sono invece regole che corrispondono alla
prassi prevalente nei contratti di un certo settore e non godono della stessa ef cacia degli usi
normali, esse sono inserite nel contratto, se non risulta che non sono volute dalle parti.

L’INTEGRAZIONE SUPPLETIVA DI FONTE GIUDIZIALE

In altri casi la legge per sopperire alla lacuna del contratto, af da al giudice il compito di integrare
il regolamento incompleto

I casi possono riguarda l’oggetto del contratto (art.1349), la misura del corrispettivo di una
prestazione di fare, o aspetti minori come la ssazione di un termine.

SEGUE: L’INTEGRAZIONE GIUDIZIALE SECONDO I PRINCIPI DELL’EQUITÀ E


DELLA BUONA FEDE

L’art.1374 dice che, in caso di lacuna lasciata dalle parti, il regolamento è integrato per equità.

• Anche qui occorre l’intervento del giudice.

Conti Martina 114


fl
.

fi

fi

fi

• L’equità è de nita come giustizia del singolo caso e il giudice può determinare qualche aspetto
del regolamento, applicando la soluzione che appare la più equilibrata alla luce delle sue
caratteristiche concrete del rapporto contrattuale in presenza delle quali il contratto è stato fatto e
deve essere eseguito.

- Ciò non vuol dire che tutti i contratti devono essere equi, in quanto, in base al principio di
libertà contrattuale, l’utilità è decisa dalle parti

- Per cui il giudice non può modi care d’autorità il regolamento contrattuale, contro l’accordo
delle parti, anche quando esso gli sembri ingiusto

L’INTEGRAZIONE COGENTE: NORME IMPERATIVE E SOSTITUZIONE


AUTOMATICA DI CLAUSOLE

Le norme imperative sono un’altra tipologia di norme che concorrono a determinare il


regolamento contrattuale.

• Esse, a differenza di quelle dispositive, intervengono anche contro l’esistente volontà delle
parti.

• Inoltre, al ne del loro intervento, non è necessaria la presenza di una lacuna contrattuale, in
quanto il loro scopo non è solo supplire a un eventuale difetto di previsione delle parti, ma fare
in modo che il contratto si attenga a una determinata norma, al ne di tutelare non più
l’interesse dei singoli contraenti, ma l’interesse generale

• Dunque le parti non possono inserire clausole contrastanti con le norme imperative, le quali
sono quindi dette anche inderogabili.

- Per la loro attuazione vale il principio della sostituzione automatica al posto della clausola
che la viola (art.1339).

- Si realizza così la cosiddetta integrazione cogente, che le parti non possono evitare

LE RESTRIZIONI DELLA LIBERTÀ CONTRATTUALE

L’art.1322, c.1, riconosce sì la libertà contrattuale delle parti, ma solo nei limiti imposti dalla legge.
Per cui essa subisce restrizioni, che colpiscono i vari aspetti con cui essa si manifesta. Può subire
restrizioni la libertà:

• Di determinare il contenuto del contratto (presenza leggi imperative)

• Di fare contratti atipici (vicolo ad utilizzare esclusivamente uno dei tipi, es. nel campo elle
convenzioni matrimoniali

• Se fare o non fare un determinato contratto.

• Vi possono essere obblighi legali di contrarre, applicati per lo più verso chi esercita
un’impresa in condizioni di monopolio legal

Conti Martina 115


fi
fi

fi

fi
.

- Il quale ha l’obbligo di di contrarre con chiunque richieda le prestazioni che formano


l’oggetto dell’impresa, osservando la parità di trattament

- Il quale subisce restrizioni anche sulla scelta della controparte contrattuale. In questi ultimi
casi si parla di contratti imposti.

LE RAGIONI POLITICHE DELLA RESTRIZIONE DELLA LIBERTÀ CONTRATTUAL

Tra gli aspetti più signi cativi dell’evoluzione del diritto si individua la crescente limitazione della
libertà contrattuale da parte del potere pubblico

Il potere pubblico ha il compito di garantire libertà e uguaglianza in senso formale e sostanziale

• Quest’aspetto si traduce con numerosi interventi di restrizione contrattuale, volti a favorire le


categorie sociale “deboli

• Se ci fosse libertà assoluta nelle contrattazioni tra privati, la disuguaglianza economico-sociale


tra le parti, si tradurrebbe in disparità di potere contrattuali

LA COSTRUZIONE DEL REGOLAMENTO CONTRATTTUALE : INTERPRETAZIONE,


QUALIFICAZIONE E INTEGRAZIONE DEL CONTRATT

Ripercorrendo le tappe della determinazione del regolamento contrattuale

1. Il punto di partenza è l’accordo delle parti, dunque la clausole con cui le parti realizzano la
determinazione volontaria del regolamento. Il giusto signi cato delle clausole viene accertato
con l’interpretazione del contratto.

2. Il passaggio successivo corrisponde alla quali cazione, per la quale si accerta se l’accordo tra
le parti è volto a concedere un contratto di un tipo piuttosto che di un altro, oppure un contratto
atipico

3. Alla quali cazione segue l’integrazione; infatti il contratto può essere integrato da norme
imperative o dispositive, in base alla sua quali cazione

4. Queste “tappe” sono utili per de nire gli effetti del contatto, ovvero le sue conseguenze
giuridico-economiche

Conti Martina 116


.

fi
.

fi

fi
fi
fi
.

fi
.

28. GLI EFFETTI DEL CONTRATT


CONTRATTI AD EFFETTI REAL

• Contratti ad effetti obbligatori (generano esclusivamente obbligazioni


- Si esauriscono nel generare debiti o crediti, cioè obblighi di comportamento e relativi diritti
alla prestazione

• Contratti ad effetti reali


- Costituiscono o trasferiscono diritti reali o altri diritti fra le parti
- Es. compravendita, diritto di usufrutto, diritti di credito).

PRINCIPIO CONSENSUALISTICO (effetto traslativo del consenso).

Art. 1376

• Nei contratti che hanno per oggetto il trasferimento della proprietà di una cosa determinata, la
costituzione o il trasferimento di un diritto reale (contratti ad effetti reali) , la proprietà o il diritto
si trasmettono e si acquistano per effetto del consenso delle parti legittimamente
manifestato.
- È sufficiente l’accordo tra le parti, non è necessaria la consegna del bene, perché si trasferisca
il diritto di propriet
- Dunque può essere trasferita più volte la proprietà di uno steso ben
- Il principio permette di individuare con precisione il momento di passaggio di proprietà del
bene trasferito, che si identifica con il momento della conclusione del contratto traslativo.
- Il pagamento del corrispettivo non è necessario perché si abbia il trasferimento della proprietà.
(L’ economia moderna è caratterizzata da contrattazioni a termine, per la quale viene
concluso il contratto , ma le prestazioni contrattuali sono destinate ad avvenire in un periodo
successivo, e da contrattazioni a credito, per la quale il pagamento viene effettuato in un
momento successivo alla prestazione. Questo è possibile grazie ai diversi sitemi di garanzia.

L’effetto traslativo del contratto conosce dei limiti. C’è una distinzione tra limiti interni ed esterni:

• Limiti “interni” dovuti alle caratteristiche del bene: cose generiche, future, altrui.
- Art. 1378. Trasferimento di cosa determinata solo nel genere.
- (1) Nei contratti che hanno per oggetto il trasferimento di cose determinate solo nel genere
la proprietà si trasmette con l'individuazione fatta d'accordo tra le parti o nei modi da
esse stabiliti. (Non ha effetti reali, ma solo obbligatori—> obbliga le parti
all’individuazione. Solo da questo momento avviene l’effetto reale
- (2) Trattandosi di cose che devono essere trasportate da un luogo a un altro,
l'individuazione avviene anche mediante la consegna al vettore o alla spedizioniere

Conti Martina 117


DUNQUE

• La proprietà di cose generiche si trasferisce dal moneto il cui vengono individuate, ad esempio
con la consegna al vettore, se si tratta di cose che vanno trasportate

• La proprietà di cose future si trasferisce dal momento in cui vengono in esistenza

• Il contratto che ha per oggetto la vendita del bene altrui produce effetti reale solo nel momento in
cui il venditore diventa proprietario del bene altrui

• Limiti “esterni”, dovuti all’interferenza delle regole sulla circolazione dei diritti

CONTRATTI NORMATIV

Definiscono il regolamento, in via preventiva e generale, di altri rapporti contrattuali, destinati ad


essere costituiti in futuro.

es. Contratto collettivo di lavoro, contratto di intermediazione finanziaria.

• Contratti ad effetti istantanei: In cui le prestazioni contrattuali si esauriscono in un atto o


effetto puntualizzato nel tempo. Possono essere ad esecuzione
- Immediata : quelli in cui le prestazioni si attuano immediatamente, alla conclusione del
contratto
- Differita (o a termine) : quelli in cui le prestazioni contrattuali, o una tra esse, devono
attuarsi in un momento posteriore alla conclusione del contratto

• Contratti di durata: In cui le prestazioni contrattuali impegnano necessariamente un certo


periodo di tempo, perché l’interesse di almeno una delle parti si dilata nel tempo (necessita della
prestazione per un certo periodo). Si distinguono in prestazioni ad esecuzione
- Periodica: le prestazioni vengono eseguite a intervalli periodici (canone di locazione;
servizi di manutenzione)
- Es. contratto di manutenzione del giardino, che impegna il giardiniere ogni martedì e
ogni giovedì
- Continuata : Le prestazioni si realizzano in modo permanente e non frazionato
(prestazione del locatore; prestazioni di non fare

FORZA DI LEGGE DEL CONTRATTO (VINCOLO CONTRATTUALE)


MUTUO DISSENS
Art. 13721 (primo periodo). “Il contratto ha forza di legge tra le parti”.

• Il contratto vincola le parti come se le parti fossero vincolate dalla legge, nessuna delle parti
può rompere il contratto, chi non le rispetta incorre in delle sanzioni

• Finché il contratto non è concluso non c’è nessun vincol

Conti Martina 118


.


.

• Il vincolo è giustificato dal fatto che le parti hanno voluto il contratto (autonomia contrattuale

Art. 13721 (secondo periodo). Mutuo dissenso, o risoluzione consensuale del contratto.

“Non può essere sciolto che per mutuo consenso o per cause ammesse dalla legge”

• Il mutuo dissenso è un contratto che ha la funzione di sciogliere il vincolo contrattuale


derivante dal precedente contratto

RECESSO UNILATERAL

Dal principio che ammette lo scioglimento del contratto se c’è accordo da entrambe le parti si ricava
che normalmente non può ammettersi il suo scioglimento per recesso uni laterale di una sola parte.
Questo non vale nel caso di

Recesso convenzionale (previsto da una clausola contrattuale) Art. 1373.

• (1) Se a una delle parti è attribuita la facoltà di recedere dal contratto, tale facoltà può essere
esercitata finché il contratto non abbia avuto un principio di esecuzione. (—> solo finché il
contratto non inizia ad essere eseguito si può recedere dallo stesso

• (2) Nei contratti a esecuzione continuata o periodica, tale facoltà può essere esercitata anche
successivamente, ma il recesso non ha effetto per le prestazioni già eseguite o in corso di
esecuzione. (—> è necessario preavviso : periodo che intercorre tra momento in cui viene
comunicato all’altra parte e l’effettivo recesso del contratto

• (3) Qualora sia stata stipulata la prestazione di un corrispettivo per il recesso (è una multa
penitenziale), questo ha effetto quando la prestazione è eseguita

• (4) E' salvo in ogni caso il patto contrario. (tutte le regole precedenti sono derogabili, è
possibile che le parti pattuiscono diversamente, decidendo ad esempio che non si possa
recedere o che si possa recedere anche dopo l’esecuzione del contratto

Caparra penitenziale: Art. 1386. Se nel contratto è stipulato il diritto di recesso per una o per
entrambe le parti, la caparra ha la sola funzione di corrispettivo del recesso. In questo caso, il
recedente perde la caparra data o deve restituire il doppio di quella che ha ricevuta. (È simile a una
multa penitenziale, la quale è una promessa del pagamento di una somma di denaro nel momento
in cui si decide eventualmente di recedere; tuttavia la caparra viene consegnata prima della
conclusione del contratto)

Recesso legale

Il recesso legale è il potere di recedere unilateralmente, attribuito alla parte direttamente dalla legge,
che in determinate ipotesi ritiene opportuno consentire a un contraente di sciogliersi dal vicolo
contrattuale

• Il genere di contratti in cui ciò accade più spesso sono i contratti di durata a tempo
indeterminato (c/c, comodato).
Conti Martina 119
.

- In tali casi ciascuna delle parti può recede, normalmente dando un preavviso alla
controparte.

• Ma il recesso legale può essere previsto anche per contratti che non sono a tempo
indeterminato (appalto, con il libero professionista).

• Determinativo (di liberazione

• Di impugnazione (di autotutela)

• Discrezionale (di pentimento

IUS VARIANDI: CONVENZIONALE E LEGAL

Il ius variandi è il potere di una parte di modi care unilateralmente l’oggetto del contratto o
qualche altro aspetto del regolamento contrattuale. Essendo un potere unilaterale, esso sembra
contraddire il principio dell’accordo e il principio del vincolo. Tuttavia la legge accorda talora tale
potere, in casi nei quali c’è una particolare esigenza di essibilità del rapporto contrattuale (ius
variandi legale).

• Quando non previsto dalla legge lo ius variandi a favore di una parte potrebbe essere
convenzionale, cioè previsto da una clausola del contratto.

• Legalmente ciò è ammesso, purché esistano dei limiti capaci di dare alla parte che lo subisce una
giusta tutela contro il rischio di un suo esercizio irragionevole o iniquo.

Clausole pattuite del contratto servono perché la rinegoziazione del contratto comporta la necessità
di altro denar

PRINCIPIO DI RELATIVITÀ DEGLI EFFETTI DEL CONTRATT

Art. 13722: Il contratto non produce effetto rispetto ai terzi che nei casi previsti dalla legge <
contratto come accordo. Il contratto non può alterare la sfera giuridica dei terzi; ma non si può
escludere che sotto il profilo empirico ed economico la conclusione del contratto possa generare
vantaggi o svantaggi per terzi

Il contratto non può, dunque

• (1) Sottrarre ad un terzo un diritto. Art. 1478. Vendita di cosa altrui


- Se al momento del contratto la cosa venduta non era di proprietà del venditore, questi è
obbligato a procurarne l'acquisto al compratore. (se il venditore non riesce convincere il
terzo a privarsi del bene, il venditore risulterà inadempiente

• (2) Imporre ad un terzo un’obbligazione. Art. 1380. Promessa del fatto del terzo
- Colui che ha promesso l'obbligazione o il fatto di un terzo è tenuto a indennizzare l'altro
contraente, se il terzo rifiuta di obbligarsi o non compie il fatto promesso

• (3) Precludere ad un terzo l’acquisto di un diritto. Art. 1379. Divieto di alienazione.


Conti Martina 120

fi
E

fl

- Il divieto di alienare stabilito per contratto ha effetto solo tra le parti (se uno dei due
contraenti, quello che si è obbligato ad alienare, viola questo impegno, l’acquisto del
terzo è valido, ma le conseguenze sono delle responsabilità nei confronti dell’altra
parte), e non è valido se non è contenuto entro convenienti limiti di tempo e se non
risponde a un apprezzabile interesse di una delle parti

CONTRATTO A FAVOE DEL TERZO : STRUTTUR

Il contratto può, invece, attribuire ad un terzo un diritto di credito, ferma la facoltà del terzo di
rifiutare l’attribuzione del diritto in ottemperanza al principio di sovranità formale

I soggetti coinvolti sono

• Promittente : assume obbligazione nei confronti di un terzo, il quale assume un diritto di credit

• Stipulante: colui che ha interesse affinché il promittente si obblighi dei confronti del terzo,
perché
- Causa di liberalità (semplice benevolenza, non di carattere patrimoniale
- Causa di carattere patrimoniale (es. esistenza obbligazione tra stipulante e terzo
Es. Genitori hanno figlio e ritengono che debba svolgere attività sportivo. Concludono contratto
con centro sportivo, il quale si obbliga a fornire serie di prestazioni a favore del figlio. Il contratto
è tra i genitori (stipulanti) e il centro (promittente); il figlio rappresenta il terzo. La causa degli
stimolanti è di benevolenza

CONTRATTO A FAVORE DEL TERZO : DISCIPLIN

• Art. 1411. Contratto a favore di terzi.


- (1) E' valida la stipulazione a favore di un terzo, qualora lo stipulante vi abbia interesse.
- (2) Salvo patto contrario, il terzo acquista il diritto contro il promittente per effetto della
stipulazione. Questa però può essere revocata o modificata dallo stipulante, finché il terzo
non abbia dichiarato, anche in confronto del promittente, di volerne profittare
- (3) In caso di revoca della stipulazione o di rifiuto del terzo di profittarne, la prestazione
rimane a beneficio dello stipulante salvo che diversamente risulti dalla volontà delle parti o
dalla natura del contratto

• Art. 1412. Prestazione al terzo dopo la morte dello stipulante.


- Se la prestazione deve essere fatta al terzo dopo la morte dello stipulante, questi può
revocare il beneficio anche con una disposizione testamentaria e quantunque il terzo abbia
dichiarato di volerne profittare, salvo che, in quest'ultimo caso, lo stipulante abbia
rinunciato per iscritto al potere di revoca
- Es. persona conclude contratto assicurazione sulla vita a favore del coniuge, il quale
prevede che alla sua morte vi sia il pagamento di un’indennità. La prima persona scopre
tradimento, può revocare contratt
Conti Martina 121
:

• Art. 1413. Eccezioni opponibili dal promittente al terzo.


- Il promittente può opporre al terzo le eccezioni fondate sul contratto dal quale il terzo
deriva il suo diritto, ma non quelle fondate su altri rapporti tra promittente e stipulante
- Es. se genitore non hanno pagato retta a centro sortivo, questo può impedire l’ingresso del
figlio.

CESSIONE DEL CONTRATT

Cedente trasferisce la propria posizione di parte del rapporto contrattuale al cessionario. Questo
significa che il cedente è probabilmente sia creditore che debitore in base a quel contratto

Es. Unipv a contratto con impresa di pulizia. Unipv è debitore verso impresa (deve pagare
corrispettivo per lavoro), ma anche creditore (l’impresa deve prestare il suo lavoro

• In questo caso è necessario il consenso del creditore ceduto (nella cessione di credito non
serviva)

• Può succedere che contratto contiene clausola, la quale permette cessione del contratto senza
permesso, tuttavia è necessaria la notificazione (comunicazione al ceduto con atto formale

• Con la cessione di un’azienda, il cessionario subentra in tutti contratti relativi all’azienda


ceduta a prescindere dal consenso, tranne per contratti a carattere personale (questi ultimi in
questo caso possono anche recedere

GLI EFETTI DEL CONTRATT


Come le parti del contratto possono adeguare gli effetti del contratto, fare in modo che produca
degli effetti il più possibile aderenti all’operazione economica che vogliono fare. La legge mette a
disposizione una serie di strumenti

LA CONDIZIONE- NOZION

Evento futuro e incerto al verificarsi del quale le parti subordinano l’efficacia del contratto o la
sua risoluzione.

Art. 1353. Contratto condizionale.

• Le parti possono subordinare l'efficacia o la risoluzione del contratto o di un singolo patto a un


avvenimento futuro e incerto

C’è una distinzione tra

• Condizione sospensiva
Conti Martina 122
.

- Il contratto è vincolante (ha forza di legge tra le parti, non. Possono liberarsi
unilateralmente dal rapporto contrattuale), ma ancora inefficace.
- Protegge le parti (o una sola di esse) contro il rischio che non si verifichi un evento
auspicato.
- Es. contratto di vendita di un terreno, che compratore vuole utilizzare per la
costruzione di un edificio, ma alla conclusione del contratto il soggetto non può
edificare, perché il terreno è qualificato come agricolo. Tuttavia se sa che con il
prossimo piano comunale, verrà cambiata la destinazione del terreno, può stipulare
una condizione sospensiva. In questo modo il contratto sarà valido solo se il terreno
diverrà effettivamente edificabile

• Condizione risolutiva
- Il contratto è vincolante ed efficace (immediatamente), ma i suoi effetti vengono meno al
verificarsi dell’evento futuro e incerto dedotto ad oggetto della condizione.
- Protegge le parti (o una di esse) contro il rischio che si verifichi un evento temuto
- L’oggetto della condizione è un evento futuro e incerto, ma è ammesso anche un evento
incerto e non futuro (potrebbe essersi già verificato, ma le parti non lo sanno quando
concludono il contratto). Tuttavia non può essere un evento futuro e certo (es. morte)

La condizione è applicabile agli atti unilaterali tra vivi aventi contenuto patrimoniale (1324

• Actus legitimi (non tollerano l’apposizione di una condizione

• Condizione legale (es., approvazione dei contratti conclusi dagli enti pubblici). -> non è
pattuita dalla parti, ma imposto dalla legg

“PATOLOGIA” DELLA CONDIZION

Rispetto alla volontà delle parti, la condizione si distingue i

• Casual

• Mista (dipende sia dal soggetto, sia da condizioni esterne

• Potestativa (quando l’evento dedotto a oggetto della condizione dipende dalla scelta di una delle
parti, la quale incide sulla sfera degli interessi economici toccati dal contratto

Emerge un problema quando

• Meramente potestativa (Quando dipende dalla volontà della parte e la sua scelta non ha alcuna
incidenza sulla sfera degli interessi economici toccati dal contratto)
- Condizione meramente potestativa può comportare la nullità del contratto. Art. 1355
- È nulla l'alienazione di un diritto o l'assunzione di un obbligo subordinata a una
condizione sospensiva che la faccia dipendere dalla mera volontà dell'alienante o,
rispettivamente da quella del debitore.

Condizione illecita. Art. 13541:

Conti Martina 123


e

• È nullo il contratto al quale è apposta una condizione, sospensiva o risolutiva, contraria a


norme imperative, all'ordine pubblico o al buon costume.

Condizione impossibile. Art. 13542.

• Se è sospensiva rende nullo il contratto (non è possibile che il contratto produca i suoi effetti)

• Se è risolutiva, si ha come non apposta (il contratto produce i suoi effetti e non è possibile che
vengano meno, dunque il contratto è efficace

PENDENZA DELLA CONDIZION

Evento futuro o incerto a cui sono subordinati gli effetti del contratto

• Chi aliena sotto condizione sospensiva o acquista sotto condizione risolutiva, all’acquirente, è
titolare di un diritto condizionato o precario (prima che si verifiche l’evento futuro e incerto

• Chi acquista sotto condizione sospensiva o aliena sotto condizione risolutiva (acquirente) è
titolare di una aspettativa (diverrà titolare del diritto quando e se si verificherà l’evento futuro e
incerto

• Il titolare del diritto condizionato ne può disporre e può alienarlo un terzo, ma all’eventuale
verificarsi dell’evento futuro e incerto, tale diritto passerà all’acquirente (titolare dell’aspettativa),
il quale prevale al terz

La condizione opera con una sorta di retroattività reale nei confronti dei terzi

• Nel caso di condizione risolutiva il diritto condizionato apertine all’acquirente, mantre


l’aspettativa all’alienante

• Se l’acquirente alienante il diritto condizionato al terzo, con il verificarsi dell’evento, anche in


questo caso il diritto passa al titolare dell’aspettativa. L’alienante prevale al terzo

Il titolare del diritto condizionato deve “comportarsi secondo buona fede per conservare integre
le ragioni dell'altra parte” (art. 1358

I rimedi a favore del titolare dell’aspettativa se il titolare del diritto condizionato non rispetta il
canone della buona fede

• (1) risarcimento del danno ex art. 1218;

• (2) atti conservativi (art. 1356); —> ad es. con provvedimento di tipo inibitori

• (3) finzione di avveramento della condizione > Art. 1359.


- La condizione si considera avverata qualora sia mancata per causa imputabile alla parte che
aveva interesse contrario all'avveramento di essa

AVVERAMENTO E MANCANZA DELLA CONDIZION

• La condizione manca quando risulta evidente che l’evento futuro e incerto non si verificherà: il
diritto condizionato diventa allora pieno, e l’aspettativa si dissolv
Conti Martina 124
)

• La condizione si avvera quando si verifica l’evento futuro e incerto: il diritto condizionato viene
meno e il titolare dell’aspettativa acquista il diritto pien

Retroattività reale della condizione (rispetto a terzi): se il diritto condizionato è stato alienato a
terzi, questi ultimi lo perdono a favore del titolare dell’aspettativa

• Art. 1357. Chi ha un diritto subordinato a condizione sospensiva o risolutiva può disporne in
pendenza di questa; ma gli effetti di ogni atto di disposizione sono subordinati alla stessa
condizione

Tra le parti, tendenziale retroattività della condizione. Ma la regola subisce numerose eccezioni.

Cfr. art. 1360-61:

(1) diversa volontà delle parti (la retroattività è derogabile); (2) contratti di durata (3) atti di
amministrazione; (4) frutti, dovuti solo dal momento in cui si è verificata la condizione

TERMIN

Clausola che determina la decorrenza e la cessazione degli effetti contrattuali. Può essere incerto
quando giungerà il termine, ma non se si verificherà, altrimenti si ha una condizione

• Termine iniziale (momento in cui iniziano a valere gli effetti del contratto) e finale (alla
scadenza del quale gli effetti del contratto cessano)

• Termine di efficacia del contratto e termine di adempimento delle obbligazioni

• Termine finale e integrazione suppletiva.


- Se le parti non prevedono un termine, il contratto si considera a tempo indeterminato (con
la conseguente legittimazione a recedere di entrambe le parti —> recesso determinativo);
oppure la lacuna viene integrata con una norma dispositiva che fissa un termine finale
(locazione) o ne affida la determinazione al giudice (mutuo)

• Termine finale e integrazione cogente.


- La legge prevede un termine anche in contrapposizione alla volontà della parti.
- Termine massimo (patto di non concorrenza, patto di non alienare —> se la durata stabilita
dalle parti è troppo esagerata, viene ridotto a un tempo consono);
- Termine minimo (locazione commerciale —> ha una durata minima che si impone alle
parti, ha una durata minima di 4 anni + altri 4 anni rinnovabili, la funzione e di garantire
una certa stabilità al conduttore)

CONTRATTO PRELIMINARE

Non va confuso con gli accordi precontrattuali, i quali sono intese tra le parti nella fase di
negoziazione e contenuti nelle minute. Queste identificano i punti sui quali le parti hanno raggiunto
un accordo, ma non sono un contratto vero e proprio e non producono effetti vincolati, cosa che
accade ò contrario con il contratto preliminar

Conti Martina 125


E

• Nozione: contratto con cui le parti si obbligano a concludere un ulteriore contratto, chiamato
definitivo. Nella prassi delle contrattazioni immobiliari, il preliminare è detto compromesso, il
definitivo rogito

• La funzione del preliminare: fermare l’affare e consentire una verifica dei suoi presupposti.
(ad es. se dopo aver fermato l’affare e aver effettuato le opportune verifiche giuridiche e non,
scopro che immobile che voglio acquistare ha fondamenta distrutte, posso legittimamente
decidere di non concludere il contratto definitivo

• Esistono alcune varianti:


- Preliminare ad esecuzione anticipata (non può comunque produrre effetti reali, ma
possono essere anticipati alcuni effetti tipici del definitivo, come ad es. la consegna
dell’immobile —> in questo caso si ha il trasferimento di semplice detenzione e
l’acquirente non può dunque diventare possessore dell’immobile tramite usucapione
- Preliminare unilaterale (quando solo una delle parti si obbliga a concludere il contratto
definitivo)
- Preliminare di preliminare ( contratto che obbliga le parti a concludere un preliminare, il
quale a sua volta obbliga le parti a concludere il definitivo
- Es. in contrattazioni immobiliari mediate da un mediatore (agente immobiliare), il
quale mette in relazione due parti che vogliono concludere un contratto; Quando
trova le parti, fa firmare ad entrambi le parti un modulo e colui che interessato ad
acquistare deve poi consegnare un somma di denaro al proprietario, come garanzia.
Dunque questo modulo è un accordo che viene considerato preliminare di
preliminare. Questo prevede che le parti si ritrovino posso il mediatore per stabilire i
punti del contratto. In un momento successivo il notaio redigerà il rogito

• Forma. Art. 1351.


- Il contratto preliminare è nullo, se non è fatto nella stessa forma che la legge prescrive per
il contratto definitivo. (es. per compravendita immobiliare serve scrittura privata o a
maggior ragione atto pubblico

Fino al 1997, il preliminare non poteva essere trascritto, vien poi introdotta novella che permette
trascrizione.

• Trascrizione.
(2) Art. 2645-bis. Effetto prenotativo della trascrizione (Una volta trascritto il preliminare
il definitivo o la sentenza che lo sostituisce risultano opponibili all’acquisto effettuato di
un terzo. Il promissario acquirente che ha trascritto per primo il preliminare prevale sul
terzo

Se il definitivo o altro atto di esecuzione sono trascritti entro un anno dalla scadenza del
termine per la stipulazione del definitivo e in ogni caso entro tre anni dalla trascrizione del
preliminare;

(3) Art. 2775-bis. Inadempimento del preliminare > risoluzione del preliminare e credito
del promissario acquirente avente ad oggetto risarcimento e restituzioni; privilegio
speciale sul bene immobile oggetto del contratto preliminare

Conti Martina 126


)

- Es. voglio acquistare appartamento a Milano, effettuo prima indagine e scopro che
costruttore offre contratti di vendita preliminare per un appartamento ad un prezzo
vantaggioso. Pago acconto di 70000€. Nessun problema se costruttore termina
costruzione. In caso contrario, in cui costruttore fallisce, se ho trascritto contratto
preliminare, ho precedenza sugli altri creditore a riavere i 70000€ che ho pagato

INADEMPIMENTO DEL PRELIMINARE

• Nel caso di inadempimento del preliminare, la parte fedele al contratto può scegliere di essere
tutelata “per equivalente”, domandando la risoluzione del contratto e il risarcimento del danno
(art. 1453 c.c.) oppure – se è stata data una caparra confirmatoria - recedendo e ritenendola (art.
1385 c.c.).

• Ma la legge accorda alla parte interessata all’attuazione del preliminare una tutela in forma
specifica. Art. 2932. Esecuzione specifica dell'obbligo di concludere un contratto. (LIBRO
VI
- (1) Se colui che è obbligato a concludere un contratto non adempie l'obbligazione, l'altra
parte, qualora sia possibile e non sia escluso dal titolo, può ottenere una sentenza che
produca gli effetti del contratto non concluso. (non è possibile costringere un soggetto a
concludere un contratto, è quindi necessaria una sentenza costitutiva, che produca gli effetti
del contratto non concluso
- (2) Se si tratta di contratti che hanno per oggetto il trasferimento della proprietà di una cosa
determinata o la costituzione o il trasferimento di un altro diritto, la domanda non può
essere accolta, se la parte che l'ha proposta non esegue la sua prestazione o non ne fa
offerta nei modi di legge, a meno che la prestazione non sia ancora esigibile. (colui che
grazie alla sentenza acquista la titolarità del diritto deve pagare il prezzo o almeno offrire
seriamente il prezzo davanti al giudice; in caso contrario ci sarebbe il trasferimento della
proprietà senza il pagamento del corrispettivo

CONTRATTO FIDUCIARI

Rappresenta una combinazione di effetti reali (trasferimento del bene dal fiduciante al fiduciario) e
obbligatori (obbligazione assunta dal fiduciario nei confronti del fiduciante)

Vi sono diverse condizioni per avere un contratto fiduciario

• Interesse del fiduciante (gestione fiduciaria) e del fiduciario (fiducia a scopo di garanzia).

• Fiducia romanistica (non opponibile ai terzi, il fiduciario acquisisce la proprietà di un bene,


che può essere obbligato a trasferire, ma non può essere opposto a terzi, i quali possono
acquistare validamente la proprietà del bene, anche se il fiduciario ha rotto il patto con il
fiduciante) e fiducia germanistica (opponibile ai terzi, gli aventi causa del fiduciario troanbun
limite nel rapporto tra fiduciario e fiduciante)

• Trust: disponente (settlor) e trustee.


- Atto con con cui un soggetto (settlor) da in gestione beni a un trustee che vanno a un
beneficiario

Conti Martina 127


)

- Trust caratterizzato dalla segregazione patrimoniale dei beni costituiti in trust dagli altri beni
che compongono il patrimonio del trustee (i creditore del trustee non possono aggredire i beni
del trust, i quali costituiscono un patrimonio separato). L. 364/1989 di ratifica della
convenzione dell’Aja (1985)

SIMULAZIONE : EFFETTI TRA LE PART

Situazione in cui le parti concludo contratto apparente, poiché non voglio gli effetti di tale contratto.
Nel mentre si scambiano delle controindicazioni riservate che specificano che non vogliono gli
effetti, queste controindicazioni danno origine ad un accordo simulatorio

Vi sono due tipi di contratti simulativi:

• Simulazione assoluta (in luogo del contratto simulato, le parti non vogliono effettivamente
concludere nessun contratto) —> non si vogliono effetti giuridici di nessun genere tra le parti

• Simulazione relativa (in luogo del contratto simulato, le parti vogliono effettivamente
concludere un contratto diverso, che prende il nome di contratto dissimulato > si può variare il
tempo, la causa, l’identità di una delle parti ecc.)

Effetti tra le parti. Art. 1414.

• (1) Il contratto simulato non produce effetto tra le parti. ( perché le parti hanno chiarito con le
controindicazioni che non lo vogliono

• (2) Se le parti hanno voluto concludere un contratto diverso da quello apparente, ha effetto tra
esse il contratto dissimulato, purché ne sussistano i requisiti di sostanza e di forma. (Requisiti di
sostanza: il contratto non deve essere illecito. Requisiti di forma: contratto deve avere la forma
prescritta dalla legge ai fini della sua validità)

• (3) Le precedenti disposizioni si applicano anche agli atti unilaterali destinati a una persona
determinata, che siano simulati per accordo tra il dichiarante e il destinatario

Il diritto civile prevede questi casi perché nella realtà succederebbe comunque, perciò tanto vale
prenderne atto e disciplinarlo nel modo più razionale possibile

EFFETTI RISPETTO AI TERZI AVENTI CAUSA E CREDITOR

Effetti he contratti simulato e dissimulato hanno verso i terzi. La loro funzioni è di creare una
situazione apparente diversa da quella reale a uno specifico soggetto terzo.

Art. 1415. Effetti della simulazione rispetto ai terzi aventi causa.


- (2) I terzi (aventi causa dal simulato alienante) possono far valere la simulazione in confronto
delle parti, quando essa pregiudica i loro diritti —> nel rapporto aventi causa dal simulato
alienante-parti, la realtà prevale sull’apparenza.
- (1) La simulazione non può essere opposta né dalle parti contraenti, né dagli aventi causa o
dai creditori del simulato alienante, ai terzi che in buona fede hanno acquistato diritti dal
Conti Martina 128
.

titolare apparente, salvi gli effetti della trascrizione della domanda di simulazione —> la
legge tutela gli aventi causa di buona fede dal titolare apparente, facendo prevalere
l’apparenza sulla realtà

Art. 1416. Rapporti con i creditori.


- I creditori del simulato alienante possono far valere la simulazione che pregiudica i loro diritti
—> nel rapporto creditori del simulato alienante -parti, la realtà prevale sull’apparenza

• Nel conflitto con i creditori chirografari del simulato acquirente, sono preferiti a questi, se il
loro credito è anteriore all'atto simulato —> criterio cronologico per risolvere il conflitto tra i
creditori del simulato alienante e del simulato acquirent

• La simulazione non può essere opposta dai contraenti ai creditori del titolare apparente che in
buona fede hanno compiuto atti di esecuzione sui beni che furono oggetto del contratto simulato
—> nel rapporto creditori del simulato acquirente-parti, la legge tutela i primi, se in buona fede
hanno compiuto atti di esecuzione sul bene simulatamente alienato: e fa prevalere così
l’apparenza sulla realt

Il contrario simulato non produce effetti tra le part

SIMULATO ALIENANTE (TITOLARE EFFETTIVO, colui che aliena simulatamente

—> può avere CREDITORI e AVENTI CAUS

- Hanno interesse alla prevalenza della situazione real

SIMULATO ACQUIRENTE (TITOLARE APPARENTE, colui che acquista simulatamente

—> può avere CREDITORI e AVENTI CAUSA (di buona fede


- Hanno interesse alla prevalenza della situazione fittizi
- Sono tutelati gli aventi causa di buona fede, i quali
prevalgono suoi creditori de simulato alienante. (La legge
favorisce coloro che acquistano in buona fede da un titolare
apparente, con l’obbiettivo di favorire una circolazione dei
beni rapida e sicura

• Nel caso di conflitto tra i creditor


- Se sono creditori chirografari, il confitto è risolto sulla base di un criterio cronologic

PROVA DELLA SIMULAZION

Art. 1417. Prova della simulazione. La prova per testimoni della simulazione è ammissibile senza
limiti, se la domanda è proposta da creditori o da terzi e, qualora sia diretta a far valere l'illiceità del
contratto dissimulato, anche se è proposta dalle parti
Conti Martina 129
)

LE RISOLUZION
Non interessano il contratto come atto, ma il contratto come rapport

INADEPIMENTO

Responsabilità contrattuale del debitore deriva da un qualsiasi adempimento

Inadempimento riguardo a contratti di scambio o a prestazioni corrispettivi


Contratti in cui a fronte di una prestazione viene promessa una prestazione corrispettiva
In questo caso dall’inadempimento comporta un risarcimento del danno, ma anche la risoluzione del
contratto (risarcimento non è suf ciente a proteggere parte che subisce inadempimento )

Es. A vende bene a B, che si obbliga a pagare restante part del prezzo dopo un mese, ma non riesce.
Allora A ottiene scioglimento del contratto, riottenendo il bene precedentemente ceduto oltre al
risarcimento

RISOLUZIONE GIUDIZIARI

Pronunciata dal giudice con sentenza

Art. 1453 —> contratto resta ef cace no al momento in cui giudice emette sentenza (come nullità)
—> Quest’articolo si occupa di individuar i rapporti tra la risoluzione e l’adempiment

A fronte di un adempimento il creditore può


• Insistere per ottenere adempimento contratto (azione di adempimento , chiedendo condanna
debitore a consegnarmi merce)
• Sciogliere il contratto (azione di risoluzione e mi rivolgo a altro sogg. per ottenere merce)

Entrambi i casi sono compatibili con il risarcimento del danno, ma


• Nel primo caso compensa il ritardo dell’adempimento della prestazione
• Nel secondo caso compensa il pregiudizio subito dalla parte fedele a causa della mancata
realizzazione dell’affare, di quell’operazione economica (danno di risoluzione ed è
commisurato al così detto interesse positivo
- La parte che subisce l’adempimento riceve una somma di denaro che la colloca nella
posizione in cui sarebbe se il contratto fosse stato attuato.
- Ad. Es. prezzo di vendita di un edi cio che è stato fatto costruire, sottratto dai costi che
sono stati risparmiati dall’appaltatore non terminano la costruzione

—> Simile a contratto preliminare (quando una delle parti non esegue contratto a preliminare
allora l’altra parte può decidere di ottenere coattivamente l’azione del preliminare con sentenza
costituiva oppure può chiederne la risoluzione

(2) La risoluzione può essere domandata anche quando il giudizio è stato promosso per ottenere
l'adempimento; ma non può più chiedersi l'adempimento quando è stata domandata la risoluzione

• Se il debitore rimane adempiente il creditore può cambiare idea e chiedere la risoluzione nel
corso del giudizi
Conti Martina 130

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A

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:

• Se con l’atto introduttivo del giudizio il creditore ha chiesto la risoluzione non può cambiare
idea (ius variandi unidirezionale
- Poiché debitore può avere ragione di credere che il compratore non sia più interessato al
bene acquistato, decidendo così di consumarlo, utilizzarlo ecc.

(3) Dalla data della domanda di risoluzione l'inadempiente non può più adempiere la propria
obbligazione

• Una volta che il creditore chiede la risoluzione il debitore non può adempiere nel corso del
process
• La funzione è di evitare di portare eccessivamente l’adempimento, inducendo il debitore a
eseguire la prestazione in tempi consoni

Art. 1455. Importanza dell’inadempimento.


Il contratto non si può risolvere se l'inadempimento di una delle parti ha scarsa importanza, avuto
riguardo all'interesse dell’altra

• È una norma molto essibile —> bisogna valutare il tipo di obbligazione e l’entità
dell’adempimento, ma anche la ragione della conduzione del contratto

• Ragione : la risoluzione coperta un effetto che può essere piuttosto drastico per la parte
inadempiente; Questo risponde a una razio di proporzionalità tra la lesione e l’inadempimento

RISOLUZIONI DI DIRITTO (4 ipotesi

1. Art. 1454. Dif da ad adempiere.


Intimazione scritta con cui il creditore sollecita il debitore ad adempiere entro un certo termine,
dichiarando che nel caso in cui la prestazione non venga eseguita entro il termine il contratto si
riterrà risolto.

• (1) Alla parte inadempiente l'altra può intimare per iscritto di adempiere in un congruo
termine, con dichiarazione che, decorso inutilmente detto termine, il contratto s'intenderà
senz'altro risoluto.
• (2) Il termine non può essere inferiore a quindici giorni, salvo diversa pattuizione delle parti o
salvo che, per la natura del contratto o secondo gli usi, risulti congruo un termine minore.
• (3) Decorso il termine senza che il contratto sia stato adempiuto, questo è risolto di diritto
(contratto si scioglie con la scadenza del termine)

2. Art. 1456. Clausola risolutiva espressa.

Patto incorporato nel contatto che identifica certe modalità dell’inadempimento e certe obbligazioni,
in presenza del quale il contratto si risolva, se non vengono adempiute.

• (1) I contraenti possono convenire espressamente che il contratto si risolva nel caso che una
determinata obbligazione non sia adempiuta secondo le modalità stabilite

• (2) In questo caso, la risoluzione si verifica di diritto quando la parte interessata dichiara
all'altra che intende valersi della clausola risolutiva. (se non lo fa il contratto non si risolve)—>
recesso di impugnazione o di autotutela
Conti Martina 131

fi

fl
.

3. Art. 1457. Termine essenziale.

Se il termine fissato per la prestazione di una delle parti deve considerarsi essenziale nell'interesse
dell'altra, questa, salvo patto o uso contrario, se vuole esigerne l'esecuzione nonostante la scadenza
del termine, deve darne notizia all'altra parte entro tre giorni

• 3 giorni —> periodo breve, non ha i requisiti previsti dall’art.1455, ma in questo caso è
possibile perché il creditore esigeva assolutamente quel determinato ben

• Se scade il termine e decorrono tre giorni dalla scadenza del termine il contratto si risolve
automaticamente; il creditore per evitare la risoluzione dichiarando di avere interesse di
ridere la prestazione nei 3 giorni che seguono la scadenza del termine essenziale

EFFETTI DELLA RISOLUZIONE; ECCEZIONE INADEMPIMENTO

Art. 1458. Effetti della risoluzione.

• (1) La risoluzione del contratto per inadempimento ha effetto retroattivo tra le parti (Le parti
non sono obbligate a restituire le prestazioni e se ne hanno eseguite devono essere restituite),
salvo il caso di contratti ad esecuzione continuata o periodica, riguardo ai quali l'effetto della
risoluzione non si estende alle prestazioni già eseguite. (le prestazioni devo essere restituite
solo dopo inadempimento

• (2) La risoluzione, anche se è stata espressamente pattuita, non pregiudica i diritti acquistati
dai terzi, salvi gli effetti della trascrizione della domanda di risoluzione

Art. 1460. Eccezione d'inadempimento.

Rimedio più leggero, si limita a sospendere l’attuazione del contratto (eccezioni sospensive o
dilatorie

• (1) Nei contratti con prestazioni corrispettive, ciascuno dei contraenti può rifiutarsi di
adempiere la sua obbligazione, se l'altro non adempie o non offre di adempiere
contemporaneamente la propria, salvo che termini diversi per l'adempimento siano stati
stabiliti dalle parti o risultino dalla natura del contratto. (L’eccezione d’inadempimento non
può essere opposta se si è stabilito che una delle parti deve adempiere prima)
- Se l’inadempiente si rifiuta di pagare perché non ha ricevuto il bene è accetto, ma se
dopo 10 giorni il venditore gli consegna il bene, non può più rifiutare di pagare

• (2) Tuttavia non può rifiutarsi l'esecuzione se, avuto riguardo alle circostanze, il rifiuto è
contrario alla buona fede
- Genitore conclude contratto con istituto scolastico che fornisce servizio di istruzione e
servizio mensa a favore del figlio. Genitore in ritardo di pochi giorni del pagamento del
servizio mensa. Sarebbe contro la buonafede no far fruire di questo servizio al bambino
- Il criterio della buonafede serve per garantire una proporzionalità tra inadempimento e
prestazione e a proteggere interessi non patrimoniali (quelli del minore)
Conti Martina 132
)

RISOLUZIONE PER IMPOSSIBILITÀ SOPRAVVENUTA (non imputabile al debitore

—> altrimenti si risolverebbe per inadempiment

Art. 1463. Impossibilità totale.

• Nei contratti con prestazioni corrispettive, la parte liberata per la sopravvenuta impossibilità
della prestazione dovuta non può chiedere la controprestazione, e deve restituire quella che
abbia già ricevuta, secondo le norme relative alla ripetizione dell’indebito

Art. 1464. Impossibilità parziale.

• Quando la prestazione di una parte è divenuta solo parzialmente impossibile, l'altra parte ha
diritto a una corrispondente riduzione della prestazione da essa dovuta, e può anche recedere
dal contratto qualora non abbia un interesse apprezzabile all'adempimento parziale

Art. 1465. Contratto con effetti traslativi o costitutivi.

• (1) Nei contratti che trasferiscono la proprietà di una cosa determinata ovvero costituiscono o
trasferiscono diritti reali, il perimento della cosa per una causa non imputabile all'alienante
non libera l'acquirente dall'obbligo di eseguire la controprestazione, ancorché la cosa non gli
sia stata consegnata (> res perit domino: v. art. 1376). —> la risoluzione per impossibilità si
manifesta sotto forma di perimento
- Es. acquirente acquista macchinario, ma al momento della consegna non è pronto a
ricevere la prestazione, non ha ancora preparato basamento. Il venditore lo conserva
ancora per qualche giorno, ma durante questo periodo si ha il perimento del
macchinario per cause non imputabili al venditore. L’acquirente deve comunque pagare
il macchinario, anche se non verrà nuovamente consegnato, dato il suo perimento.

• (2) La stessa disposizione si applica nel caso in cui l'effetto traslativo o costitutivo sia differito
fino allo scadere di un termine.

• (3) Qualora oggetto del trasferimento sia una cosa determinata solo nel genere, l'acquirente
non è liberato dall'obbligo di eseguire la controprestazione, se l'alienante ha fatto la consegna
o se la cosa è stata individuata (> res perit domino: v. art. 1378)

RISOLUZIONE PER ECCESSIVA ONEROSITÀ SOPRAVVENUT

Quando l’esecuzione comporta dei costi non preveduti dalle parti al momento dell’assunzione della
parti

Questa figura fa parte del diritto italiano a partire dal codice del 1942, prima non c’era; in Francia
c’è solo dal 201

Conti Martina 133


.

Art. 1467. Contratto con prestazioni corrispettive.

• (1)Ci sono diversi presupposti


- (a) Nei contratti a esecuzione continuata o periodica ovvero a esecuzione differita, se la
prestazione di una delle parti è divenuta
- prestazioni vengono eseguite in modo continuativo o con scadenze periodiche oppure
dopo un certo periodo di tempo dalla conclusione del contratt
- (b) eccessivamente onerosa
- il maggior costo che deve sostenere la parte onerata, la parte che deve sostenere costi
superiori al previsto, è superiore al rischio fisiologicamente connesso a quella
determinata operazion
- (c) per il verificarsi di avvenimenti straordinari e imprevedibili,
- evento che non poteva essere previsto dalle parti nel momento in cui hanno concluso il
contratto
- (d) la parte che deve tale prestazione può domandare la risoluzione del contratto, con gli
effetti stabiliti dall'articolo 1458

• (2) La risoluzione non può essere domandata se la sopravvenuta onerosità rientra nel (b) margine
di rischio normale del contratto.

• (3) La parte contro la quale è domandata la risoluzione può evitarla offrendo di modificare
equamente le condizioni del contratto. (N.B. a-d: presupposti della risoluzione
- A differenza del acquisto in condizioni di bisogno non è necessario che la modificazione
sia tale da riportare in perfetto equilibrio il rapporto tra prestazione e controprestazione,
in quanto lo squilibrio non è dovuto alla malafede, ma a un vento non presumibile.
Dunque in questo caso è sufficiente che vengano riportate all’interno del rischio
tipicamente connesso a quella determinata operazione

Art. 1468. Contratto con obbligazioni di una sola parte.

• Nell'ipotesi prevista dall'articolo precedente se si tratta di un contratto nel quale una sola delle
parti ha assunto obbligazioni, questa può chiedere una riduzione della sua prestazione ovvero
una modificazione nelle modalità di esecuzione, sufficienti per ricondurla ad equità. (non può
chiedere la risoluzione

[Simile a situazione obbligazione proposta da un solo proponente, in cui l’oblato non rifiuta
tempestivamente

Art. 1469. Contratto aleatorio

Contratto in cui almeno una delle prestazioni dipende da un fattore casual e, fattore che è estraneo al
controllo della parte che assume l’obbligazione corrispondente (es. contratto di assicurazione

• Le norme degli articoli precedenti non si applicano ai contratti aleatori per loro natura o per
volontà delle parti.
Conti Martina 134
]

RIMEDI CONTRATTUAL
I contrato è annullabile solo nei casi previsti dalla legge
Caso dell’incapace di agir
Contratto concluso da parti in con itti di interess
Contratto con se stess
Vizi della volontà o del consens

Errore :
• Deve essere essenziale (art.1429) —> quello che verte sull’elemento oggettivo del contratto
(non sul motivo che ha indotto le parti a contrarre)
- può essere essenziale ex-se (cade su quel determinato elemento
- Cade su quel determinato oggetto, ma anche alla sua qualità (es. assumo laureato, ma
non ha abilitazione da dottore commercialista, ma io avevo bisogno di questa gura
- può essere un errore di diritto—> errore sulle qualità dell’oggetto (es. acquisto quadro
per poterlo esportare, ma legge italiana vieta esportazione quadri) oppure mancanza di
caratteristiche richieste dalla legge all’acquirent
Gli errori non essenziali sono quelli che vertono sul motivo, elemento soggettiv

Es. A si reca in negozio di elettrodomestici a comprare lavatrice, senza sapere che moglie l’aveva
acquistata poche ore prim

Per quale ragione l’errore sul motivo non è essenziale


Se fosse rilevante un errore su andato psichico, che non trova un corrispettivo oggettivo nel
contratto, questo sarebbe caratterizzato da una forte instabilità. Si può annullare il contratto solo se
l’eroe si fonda su andato oggettivo, che in qualche modo può essere veri cato dalla controparte

• Deve essere riconoscibile —> Se nel corso della trattativa la parte caduta in errore fa più volta
riferimento a determinate caratteristiche del bene, che però non gli appartengono realmente,
l’errore è riconoscibile. La riconoscibilità dipende quindi dalle dichiarazioni (in cui risulta che
vuole conclude un contratto di un certo genere) lese da colui che cade in errore durante la
trattativa, ma può anche essere dedotta per implicito
Ha la funzione di proteggere la controparte meritevole di tutela

• Un altro tipo di errore è l’errore sulla dichiarazione (ostativo


- Es. voglio stare in appartamento al primo piano, ma scrivo che voglio stare al piano terra.
Questo errore può derivare da un problema di comprensione e comunicazion
- Si applicano le stesse norme dell’errore sulla volontà (deve vertere su un aspetto oggettivo e
deve essere riconoscibile dall’altro contraente)

• Un altro tipo di errore è quello di calcolo, non determina l’annullabilità del contratto, ma una sua
correzione, viene retti cato (viene effettuata una correzione sul risultato che deriva dall’errore di
calcolo) —> RETTIFICA DEL CONTRATTO ANNULLABILE PER ERROR

Può essere fatta una distinzione tra ribelli ablativi o di annientanti (completa cancellazione del
contratto) e manutentivo (consente di mantenere alcuni aspetti del contratto
Molti rimedi contrattuali combinano questi due aspetti

Conti Martina 135


fi
e

fl
I

fi
)

fi
E

La parte in errore non può domandare l'annullamento del contratto se, prima che ad essa possa
derivarne pregiudizio, l'altra offre di eseguirlo in modo conforme al contenuto e alle modalità del
contratto che quella intendeva concludere. (art. 1432)

IL DOLO (inganno, raggiro, comportamento fraudolento volto ad alterare la volontà della


controparte

Art.1225 il risarcimento corrisponde a quello del danno prevedibile, tranne in caso di dolo, in
questo caso si estende anche al danno prevedibil

Nel caso delle obbligazioni corrispondeva al mancato adempimento dell’obbligazione su base


volontaria

Il comportamento fraudolento può corrispondere alla così detta “macchinazione” (serie di


comportamenti diretta ad alterare la volontà della controparte), con una semplice menzogna o con la
reticenza ( mancanza di informazione fornita); quest’ultimo caso vale solo se una legge o un
precedentemente comportamento imponeva di dare quella determinata informazione

DOLUS VOLU
Comportamento che incide sulla conclusione del contratto sulla base dell’ingenuità della parte
ingannata. Anche in questo caso il contratto è annullabile (prima non era così), il contraente cade in
un errore inescusabile.
Vizio in cui una delle parti cade spontaneamente, non perché volutamente ingannato

DOLO INCIDENT
Può essere contratto da un soggetto terzo rispetto alle parti.
Il contratto può essere annullato quando i raggiri del terzo sono noti alla parte che ne ha tratto
vantaggio (es. venditore

Se i raggiri non sono tali da determinare il consenso, il contratto è valido, benché senza di essi
sarebbe stato concluso a condizioni diverse; ma il contraente in mala fede risponde dei danni

VIOLENZA
Art. 143
La violenza è causa di annullabilità del contratto anche se è esercita da un terzo (es. contratto
concluso sotto violenza sica)

A differenza del dolo, il contratto è annullabile, anche se la parte che trae vantaggio del contratto
non era a conoscenza della violenza

La violenza deve avere le seguenti caratteristiche


• Deve essere di tal natura da fare impressione sopra una persona sensata e farle temere di esporre
sé o i suoi beni a un male ingiusto o notevole

VIOLENZA DIRETTA VERSO TERZI


Violenza al coniuge o a discendete/ascendente del contraente il contratto è annullabil

TIMORE REVERENZIALE
Non è causa di annullamento del contratt

Conti Martina 136


4

fi

MINACCIA DI FAR VALERE UN DIRITT


Quando diretta conseguire vantaggi ingiusti (diversi da quelli che vengono assicurati alla parte dal
contratto) il contratto è annullabile. (esercizio del diritto viene prosperato per ottenere vantaggio
estraneo al contratto

REGIME DEL CONTRATTO NULL

Contratto nullo non produce effetti giuridici

La sentenza del giudice è dichiarativa, si limita ad accertare che il contratto è null

La nullità è un rimedio che opera a tutela di interessi a carattere generale, ci sono regole che
favoriscano il più possibile la visibilità del contratto null

LEGITTIMAZIONE ALL’AZIONE DI NULLIT

Chiunque ne abbia interesse può far valere la nullità

Si può ottenere sentenza costitutiva di annullamento (il giudice può individuare la nullità anche
senza che sia richiesta dalle parti

LEGITTIMAZIONIE ANNULABILIT
L’annullamento del contratto può essere domandato solo dalla parte il cui interesse è previsto dalla
legge (chi cade in errore, chi è stato ingannato, minacciato ecc.

IMPRESCRITTIBILITÀ DELLA NULLIT


L'azione per far dichiarare la nullità non è soggetta a prescrizione, salvi gli effetti dell'usucapione e
della prescrizione delle azioni di ripetizion

Usucapione: se tizio ha consegnato a caio un bene e caio lo possiede per più di 20 anni, seppur tizio
può far valere la nullità anche dopo molto tempo, caio ormai avrà usucapito il bene. Quindi gli
effetti della sentenza di nullità sono limitati

Dunque la nullità può essere fatta valere per un tempo illimitato, ma gli effetti della declaratoria
nullità possono essere limitai

PRESCRIZIONE ANNULABILIT
L'azione di annullamento si prescrive in cinque anni ( Da quando si scopre incapacità di agire, da
quando si scopre errore o il dolo ecc., non da quando è stato concluso il contratto

L'annullabilità può essere opposta dalla parte convenuta per l'esecuzione del contratto, anche se è
prescritta l'azione per farla valere.

2 SITUAZIONI

• Il contratto è stato eseguito —> è necessario annullamento entro 5 anni con restituzione
prestazioni eseguit

• Il contratto non è ancora stato eseguito —> Es. A inganna B e B si ri uta di pagare. A
interviene in giudizio per mancato pagamento. Tuttavia data la situazione, B che è convenuto

Conti Martina 137


fi
)

in giudizio, può bloccare l’azione di A con l’annullabilità del contratto senza limiti di tempo
(anche se prescritta

• La parte ingannata non è obbligata ad intervenire in giudizio, può restare in una posizione di
attes

TRASMISSIBILITÀ DELLA CONVALID

Il contratto nullo non può essere convalidato, se la legge non dispone diversamente

La nullità vuole proteggere interessi di carattere generale, quindi se il contratto ha un vizio tale da
renderlo nullo, non può essere convalidat

CONVALIDA IN RELAZIONE ALL’ANNULABILIT

Distinzione tra convalida espressa e tacit

La convalida è un negozio mediante il quale la parte che sarebbe legittimata a esperire l’azione di
annullamento scegli di non farlo (espressa

Il contratto è pure convalidato se il contraente al quale spettava l’azione di annullamento vi ha dato


volontariamente esecuzione, conoscendo il motivo di annullabilità (tacita) —> Esecuzione
accompagnata da un comportamento dal quale risulta chiara la conoscenza della regione della
annullabilità

EFFETTI NULLITÀ NEI CONFRONTI DI TERZ

Effetti su un terzo che ha acquistato diritto da un dante causa, ma contratto è null

A——(contratto nullo)——B——C

L'acquisto compiuto da C cade, e il bene resta di proprietà di

Usucapione e regola del possesso vale titolo fanno si che contratto non venga intaccat

EFFETTI ANNULLAMENTO NEI CONFRONTI DI TERZ

Quando annullabile per motivo legale —> terzo per perde validità contratto, perché poteva
controllare

Se acquisto è a titolo oneroso e in buonafede allora il suo acquisto rimane fermo

Se ha acquistato non a titolo oneroso (donazione), oppure ha acquistato a titolo oneroso ma era a
conoscenza della annualità allora il contratto viene intaccato

(stessi requisiti richiesti a proposito dell’azione revocatoria

Conti Martina 138


a

NULLITÀ PARZIAL

Si può veri care situazione in cui nullità colpisce solo alcune clausole del contratto

• Es. quando solo alcune contrastano con le norme imperative

- Problema : nullità di quelle clausole resta circoscritta a quelle o ha impatto sull’intero


contratto

- Risposta art. 1419 —> la legge si limita sanzionare con la nullità alone clausole
5. La nullità parziale di un contratto o la nullità di singole clausole importa la nullità
dell'intero contratto, se risulta che i contraenti non lo avrebbero concluso senza quella
parte del suo contenuto che è colpita dalla nullità. (se le parti al contrario avrebbero
confuso il contratto indipendentemente da quelle clausole nulle il contratto on è nullo) —
> fa riferimento ad un ipotetica volontà delle parti, che tuttavia è dif cile da applicare,
dunque ci si riconduce a criterio oggettiv

- Si analizza operazione economica che volevano fare le parti con l’op. Economica
che consegue alla nullità delle clausole. A questo punto bisogna veri care se le
due op. economiche sono compatibili. In caso positivo il contratto sopravvive, in
caso contrario il contratto è integralmente nullo

6. La nullità di singole clausole non importa la nullità del contratto, quando le clausole
nulle sono sostituite di diritto da norme imperative. (vi sono norme che prescrivono il
contenuto che delle norme devono avere

- Es. la legge in alcuni casi impone una durata minima per il contratto, per
assicurare un minimo di stabilità, come nel caso di contratto di locazione per
attività commerciale (4 anni). Se in questo caso contratto prevede durata di 3
anni, questi verranno automaticamente aumentati a 4, in quanto difformi alla
legge. La clausola è sostituita da una norma imperativa. (integrazione cogente

Conti Martina 139


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fi
E

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fi
)

CONDIZIONI GENERALI Dl CONTRATTO E TUTELA DEL


CONSUMATOR

CONDIZIONI GENERALI Dl CONTRATTO E CLAUSOLE VESSATORIE (ONEROSE)

Art. 1341. Condizioni generali di contratto.

(l) Le condizioni generali di contratto predisposte da uno dei contraenti sono efficaci nei
confronti dell'altro, se al momento della conclusione del contratto questi le ha conosciute
o avrebbe dovuto conoscerle usando l'ordinaria diligenza.
(2) In ogni caso non hanno effetto, se non sono specificamente approvate per iscritto, le
condizioni che stabiliscono, a favore di colui che le ha predisposte, limitazioni di
responsabilità, facoltà di recedere dal contratto o di sospenderne l'esecuzione, ovvero
sanciscono a carico dell'altro contraente decadenze, limitazioni alla facoltà di opporre
eccezioni, restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti coi terzi, tacita proroga o
rinnovazione del contratto, clausole compromissorie o deroghe alla competenza
dell'autorità giudiziaria.
CLAUSOLE VESSAOIRE NEI CONTRRATTI DEL CONSUMATTORE ( art. 33 ss. cod.
cons.)

Art. 33. Clausole vessatorie nel contratto tra professionista e consumatore

(1) Nel contratto concluso tra il consumatore ed il professionista si considerano vessatorie le


clausole che, malgrado la buona fede, determinano a carico del consumatore un
significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto.
(2). Si presumono vessatorie fino a prova contraria le clausole che hanno per oggetto, o per
effetto, di (…)

CRITERI CHE ORIENTANO IL GIUDIZIO Dl VESSATORIETÀ (art. 34 cod. cons.)

Art. 34. Accertamento della vessatorietà delle clausole


1. La vessatorietà di una clausola è valutata tenendo conto della natura del bene o del
servizio oggetto del contratto e facendo riferimento alle circostanze esistenti al momento
della sua conclusione ed alle altre clausole del contratto medesimo o di un altro
collegato o da cui dipende.
2. La valutazione del carattere vessatorio della clausola non attiene alla determinazione
dell'oggetto del contratto, nè all'adeguatezza del corrispettivo dei beni e dei servizi,
purchè tali elementi siano individuati in modo chiaro e comprensibile.
3. Non sono vessatorie le clausole che riproducono disposizioni di legge ovvero che siano
riproduttive di disposizioni o attuative di principi contenuti in convenzioni internazionali
delle quali siano parti contraenti tutti gli Stati membri dell'Unione europea o l'Unione
europea.
4. Non sono vessatorie le clausole o gli elementi di clausola che siano stati oggetto di
trattativa individuale.
5. Nel contratto concluso mediante sottoscrizione di moduli o formulari predisposti per
disciplinare in maniera uniforme determinati rapporti contrattuali, incombe sul
Conti Martina 140

professionista l'onere di provare che le clausole, o gli elementi di clausola, malgrado


siano dal medesimo unilateralmente predisposti, siano stati oggetto di specifica trattativa
con il consumatore.

IL RIMEDIO INIDVIDUALE: NULLITÀ Dl PROTEZIONE

Art. 36. Nullità di protezione.


(l) Le clausole considerate vessatorie ai sensi degli articoli 33 e 34 sono nulle mentre il
conËatto rimane valido per il resto > cfr. art. 1419 c.c. (. . . )

(3) La nullità opera soltanto a vantaggio del consumatore e può essere rilevata d'ufficio dal
giudice. (è una nullità relativa o di protezione, siccome può essere fatta valere solo dal
consumatore, mentre nel caso generale della nullità può essere fatta valere da chiunque)

Conti Martina 141


RESPONSABILITÀ EXTRACONTRATUALE
(Responsabilità civile o acquolina)

Si contrappone alla responsabilità contrattuale in quanto non dipende da


un precedete rapporto tra le parti

NORMA FONDAMENTALE

Art. 2043: qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altrui danno
ingiusto, obbliga colori che ha commesso il fatto a risarcire il danno

- Doloso: cosciente e volontario


- Colposo: derivante da negligenza o imprudenza
- Danno ingiusto: lesione di 1 diritto, lesione del possesso, lesione di
un’aspettativa di fatto

—> deroghe al principio: un soggetto può essere ritenuto responsabile


anche senza colpa o dolo (responsabilità oggettiva)

• Art. 2049 : responsabilità padroni e committenti per danni di domestici


e commessi
• Art. 2050: responsabilità per esercizio attività pericolose (se non prova
di aver adottato tutte le misure per evitare il danno)
• Art. 2051: danno cagionato a cose in custodia (salvo prova caso
fortuito)
• Art. 2051: rovina di edificio

Art. 2046: non risponde delle conseguenze del fatto dannoso chi non
aveva la capacità di intendere e di volere al momento in cui l’ha
commesso, a meno che lo stato di incapacità derivi da sua colpa (es. sotto
effetto di droghe)
—> ne risponderà chi era tenuto alla sorveglianza dell’incapace, salvo
che provi di non aver potuto impedire il fatto
—> Nel caso di incapacità naturale il giudice può condannare l’incapace
al pagamento di un’equa indennità
—> allo stesso modo genitori, tutori, maestri d’arte, sono responsabili per
il danno cagionato dal minore

Conti Martina 142

Se il fatto dannoso è imputabile a più persone tutte sono obbligate in


solido al risarcimento del danno, commisurato all’entità della colpe e alle
conseguenze che ne sono derivate (nel dubbio le singole colpe si presumo
uguali. )
• Il conducente di veicolo senza guida di rotaie è obbligato a risarcire il
danno prodotto a persone o a cose dalla circolazione dei veicolo, se non
prova di aver fato tutto il possibile per evitare il danno
- Scontro: ognuno ha concorso ugualmente

L’esistenza di un danno ingiusto e di un nesso eziologico tra fatto doloso


e danno ingiusto determina la nascita di un’obbligazione di risarcimento
a carico del responsabile
- in caso di danno patrimoniale si quantifica sulla base di criteri simili
a quelli applicati in ambito di responsabilità contrattuale (art. 2023,
2026, 2027)

Il danneggiato può anche chiedere la reintegrazione in forma specifica,


qualora sia possibile.
Tuttavia il giudice può disporre che il risarcimento avvenga solo per
equivalente, se la reintegrazione in forma specifica risulta eccessivamente
onerosa per il debitore.

- In caso di danni non patronali il danno deve essere risarcito solo nei
casi previsti dalla legge.

Conti Martina 143

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