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CAPITOLO PRIMO – LE SOCIETÀ

1. Il sistema legislativo.
Le società sono organizzazioni di persone e di mezzi create dall’autonomia privata per l’esercizio in forma associata
dell’attività d’impresa, costituiscono la categoria d’imprese collettive più numerosa ed importante perché è questo
l’assetto organizzativo di regola assunto dalle imprese di media e grande dimensione; largamente diffusa è l’utilizzo
della forma societaria anche da parte dell’iniziativa economica pubblica.
Le società formano un sistema composto da una pluralità di tipi: l’autonomia privata dispone di 8 modelli di
organizzazione dell’attività d’impresa in forma societaria fra i quali può scegliere sia pure con limitazioni in modo da
dotarsi dell’assetto organizzativo meglio rispondente alle esigenze operative. I tipi di società previsti sono:
- La società semplice (artt. 2251-2290)
- La società in nome collettivo (artt. 2291-2312)
- La società in accomandita semplice (artt. 2313-2324)
- La società per azioni (artt. 2325-2451)
- La società in accomandita per azioni (artt. 2452-2461)
- La società a responsabilità limitata (artt. 2462-2483)
- La società cooperativa (artt. 2511-2545)
- Le mutue assicuratrici (artt. 2546-2548)
A questi si sono di recente affiancati altri 2 tipi societari regolati dal diritto comunitario:
- La società europea
- La società cooperativa europea
I singoli tipi di società sono diversi l’uno dall’altro ma presentano anche alcuni elementi in comune che consente di
raggrupparli in categorie omogenee:
- Società di persone: società semplice, società in nome collettivo e società in accomandita semplice
- Società di capitali: società per azioni, società in accomandita per azioni e società a responsabilità limitata
Se diversi sono i tipi di società è però unica la nozione legislativa del contratto di società fissata dall’art. 2247: con il
contratto di società due o più persone conferiscono beni o servizi per l’esercizio in comune di un’attività economica
allo scopo di dividerne gli utili. Questo articolo non fa riferimento ai singoli tipi di società ma assolve il compito di
fissare i caratteri minimi comuni del fenomeno societario, caratteri che devono essere presenti in tutti i tipi di società.
A. LA NOZIONE DI SOCIETÀ
2. Il contratto di società.
Fino al ’93 la nozione legislativa del contratto di società era la nozione stessa di società, dato che non era consentita
la costituzione di società da parte di una sola persona con atto non contrattuale; questa possibilità è stata prevista
prima per le SRL e più di recente per le SPA, le quali possono quindi essere costituite anche con atto unilaterale.
Sia pure con tali eccezioni, le società sono enti associativi a base contrattuale che nascono dall’accordo di due o più
parti per costituire e regolare fra loro un rapporto giuridico a contenuto patrimoniale.
Sotto il profilo contrattuale le società rientrano nei contratti associativi o con comunione di scopo che si differenziano
dai contratti di scambio poiché in essi l’avvenimento che soddisfa l’interesse dei contraenti è unico, mentre nei
contratti di scambio l’avvenimento che soddisfa le parti è differente, ad esempio nella compravendita l’interesse del
venditore è soddisfatto con il trasferimento di proprietà mentre quello del compratore con il trasferimento del prezzo.
Da ciò discendono alcuni caratteri dei contratti associativi e del contratto di società:
- Nei contratti associativi le prestazioni delle parti possono essere di natura ed ammontare diversi, in quanto non
sussiste tra loro un rapporto di corrispettività anche se sono finalizzate alla realizzazione di uno scopo comune
- Il contratto associativo è plurilaterale ed aperto poiché può essere stipulato da un numero illimitato di parti,
numero che può variare durante lo svolgimento del rapporto senza che si abbia scioglimento del contratto
- Il contratto associativo e quello di società in particolare è un contratto di organizzazione di una futura attività in
quanto non esaurisce la sua funzione con l’esecuzione dei conferimenti ma fissa le basi organizzative della futura
attività comune, dal contratto nascono quindi tra le parti situazioni strumentali e non finali.
Negli elementi di differenziazione descritti trova fondamento la disciplina dei contratti associativi, applicata anche per
il contratto di società, nei quali la nullità, l’annullabilità, la risoluzione per inadempimento o per impossibilità
sopravvenuta che colpiscono il vincolo di una delle parti non comportano rispettivamente nullità, annullamento o
risoluzione dell'intero contratto, salvo che la partecipazione venuta meno debba considerarsi essenziale.
Essendo la società qualificata come un contratto, è possibile applicare la disciplina generale dei contratti fissata dal
codice civile; tuttavia sono molte le deroghe apportate dato che spesso è incompatibile con i caratteri propri dei
contratti associativi.

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3. I conferimenti.
Le società sono enti associativi che si caratterizzano per la contemporanea presenza di tre elementi che consente di
distinguere le società dagli altri fenomeni associativi in senso lato come le associazioni:
- I conferimenti dei soci
- L’esercizio in comune di un’attività economica ossia lo scopo-mezzo
- Lo scopo di divisione degli utili ossia lo scopo-fine
I conferimenti sono le prestazioni cui le parti del contratto si obbligano, possono essere diversi sia per l’ammontare
sia per l’oggetto del conferimento e la loro funzione è quella di dotare le società del capitale di rischio iniziale per lo
svolgimento dell’attività d’impresa. Con il conferimento ciascun socio destina parte della propria ricchezza personale
all'attività comune e si espone al rischio di impresa: può non ricevere alcuna remunerazione o perdere in tutto o in
parte il valore del conferimento se la società non consegue utili o subisce perdite.
Per quanto riguarda l’oggetto, i conferimenti possono essere costituiti da beni e da servizi o più in generale da ogni
entità suscettibile di valutazione economica che le parti ritengono utile o necessaria per lo svolgimento della comune
attività di impresa; questo ampio principio però va coordinato con la disciplina dei conferimenti dei singoli tipi di
società. È opportuno fissare i concetti di patrimonio sociale e capitale sociale che si collegano ai conferimenti.
4. Patrimonio sociale e capitale sociale.
Il patrimonio sociale e il complesso dei rapporti giuridici attivi e passivi che fanno capo alla società, inizialmente è
costituito dai conferimenti e successivamente subisce continue variazioni in relazione alle vicende economiche della
società. La consistenza del patrimonio sociale è accertata attraverso la relazione annuale del bilancio d'esercizio e si
definisce patrimonio netto la differenza positiva tra attività e passività. Il patrimonio sociale costituisce la garanzia
generica principale od esclusiva dei creditori della società: garanzia principale se per le obbligazioni sociali rispondono
anche i soci col proprio patrimonio; garanzia esclusiva se per le obbligazioni sociali risponde solo la società con il
proprio patrimonio.
Il capitale sociale è una cifra che esprime il valore in denaro dei conferimenti che risulta dalla valutazione compiuta
nell'atto costitutivo della società; rimane immutato nel corso della vita della società fin quando non se ne decide
l'aumento o la riduzione con una modifica dell'atto costitutivo. È quindi un valore storico che assolve due funzioni:
- funzione vincolistica: il capitale sociale indica il valore delle attività patrimoniali che i soci non possono liberamente
ripartirsi per tutta la durata della società, i soci possono quindi ripartirsi solo la parte del patrimonio netto che
supera l'ammontare del capitale sociale; questo valore è dunque assoggettato ad un vincolo di stabile destinazione
all'attività sociale e viene iscritto in bilancio tra le passività assieme ai debiti societari. Questa funzione vincolistica
permette ai creditori di godere di un margine di garanzia patrimoniale supplementare sul quale possono fare
affidamento.
- funzione organizzativa: il capitale sociale è un termine di riferimento per accertare periodicamente se la società
ha conseguito un utile o ha subito perdite, vi è un utile se dal bilancio risulta che le attività superano le passività
aumentate del capitale sociale nominale; vi è invece una perdita se le attività sono inferiori alle passività più il
capitale sociale. Nelle società di capitali oltre alla funzione organizzativa funge anche da base di misurazione di
alcune fondamentali situazioni soggettive dei soci sia di carattere amministrativo (diritto di voto) che di carattere
patrimoniale (diritto agli utili ed alla quota di liquidazione), diritti che spettano a ciascun socio in misura
proporzionale alla parte del capitale sociale sottoscritto.
5. L’esercizio in comune di attività economica.
L'oggetto sociale è la specifica attività economica predeterminata nell'atto costitutivo che i soci si propongono di
svolgere, modificabile solo con l'osservanza delle norme che regolano le modifiche nell'atto costitutivo. In tutte le
società l'oggetto sociale deve consistere nello svolgimento di un'attività economica, ossia un'attività a contenuto
patrimoniale condotta con metodo economico e finalizzata alla produzione o allo scambio di beni o servizi; un'attività
dunque che presenti i caratteri propri dell'attività di impresa.
Essenziale è inoltre che l'attività produttiva sia esercitata in comune, cioè preordinata alla realizzazione di un risultato
imputabile al gruppo in modo che tutti siano partecipi del risultato positivo o negativo della medesima attività. È quindi
il modo di svolgimento dell'attività che consente di qualificarlo come comune a più soggetti, ma a tal fine è necessario
inoltre che chi agisce nei rapporti esterni sia abilitato ad agire per conto del gruppo ed agisca in nome dello stesso.
Il carattere comune dell'attività consente di distinguere tra società ed associazione in partecipazione, contratto con il
quale l'associante attribuisce all’associato una partecipazione agli utili della sua impresa o di uno o più affari verso il
corrispettivo di un determinato apporto; in questo caso l'attività di impresa resta propria ed esclusiva dell'associante
e i singoli atti di impresa sono a lui giuridicamente imputabili anche se compiuti dall'associato.

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6. Società e impresa. Le società occasionali.
L'attività della società presenta di regola tutti i caratteri propri dell'attività di impresa, alle società è quindi applicabile
la disciplina dell'attività di impresa ed in particolare, se l'attività è commerciale, anche le società falliscono. La nozione
legislativa di società però lascia spazio alla possibilità di esercizio di attività produttiva a carattere non imprenditoriale,
è quindi ammissibile la figura della società senza impresa con riferimento a due diversi fenomeni: le società occasionali
e le società tra professionisti.
L'art. 2247 richiede che l'attività delle società abbia carattere produttivo ma non fa cenno al requisito della
professionalità, si può quindi ritenere che l'esercizio in comune di un'attività economica non professionale sia
sufficiente per dar vita ad una società che però non dà vita ad un'impresa. Alle società non è dunque applicabile la
disciplina dell'impresa ed in particolare, se l'attività è commerciale, la società occasionale non fallisce. Tuttavia bisogna
definire con chiarezza i confini della definizione di società occasionale, al riguardo si distinguono tre ipotesi:
- Non si ha né società né impresa quando due soggetti realizzano insieme un affare che si risolve nel compimento
di un solo atto economico o anche di più atti non coordinati da un disegno unitario, poiché questa ipotesi non
presenta il requisito fondamentale dell’attività ossia una serie coordinata di atti
- Si ha sia società che impresa quanto due soggetti decidono di compiere insieme un singolo affare complesso che
per sua natura implica il compimento di operazioni numerose e l’utilizzo di un apparato produttivo idoneo ad
escludere il carattere occasionale e non coordinato dei singoli atti economici
- Si ha società senza impresa solo quando si è in presenza di esercizio in comune di attività oggettivamente non
duratura che si esaurisce nel compimento di pochi atti elementari coordinati che non richiedono la predisposizione
di un apparato produttivo oggettivamente apprezzabile
7.1 Le società fra professionisti.
L’attività dei professionisti intellettuali è attività economica non legislativamente considerata attività d’impresa che
dà quindi vita ad un’altra ipotesi di società senza impresa. L’art. 2247 poiché generico va coordinato con altre norme:
- Con le norme che regolano l’esercizio delle professioni intellettuali definendo il carattere rigorosamente personale
dell’attività del professionista intellettuale, il quale può comunque avvalersi di sostituti ma che operino sotto la
sua direzione e responsabilità
- Con una legge del ’39 ora abrogata per la quale le persone munite dei necessari titoli di abilitazione che si
associavano per l'esercizio della professione dovevano usare nella denominazione del loro ufficio e nei rapporti
con i terzi esclusivamente la dizione di studio tecnico, legale, commerciale, contabile, amministrativo o tributario,
seguito dal nome e cognome dei singoli associati (art. 1); legge che inoltre vietava con l’art. 2 l’esercizio associato
per le professioni intellettuali diverse da quelle previste dall’art. 1.
Questo quadro normativo ha determinato un acceso dibattito sull’ammissibilità delle società fra professionisti che
aveva finito col prevalere della soluzione negativa comportando la nullità della società per violazione di norme
imperative e la nullità di tutti i contratti stipulati dalla stessa eliminando anche il diritto al compenso per l’attività
professionale esercitata in forma societaria.
L’evoluzione delle professioni intellettuali che richiedono il supporto di sofisticate tecnologie ed ingenti investimenti
capitali e le soluzioni permissive accolte in altri paesi UE sollecitavano però un intervento legislativo volto a rimuovere
lo stato di incertezza per consentire la costituzione delle società fra professionisti. Dopo diversi progetti non andati in
porto, sono stati attuati degli interventi parziali: nel 2001 è stata ammessa la costituzione di società tra avvocati e nel
2006 è stata consentita la costituzione di società di persone tra professionisti per la prestazione di servizi professionali
interdisciplinari; interventi che tuttavia hanno avuto scarsa diffusione pratica per la loro settorialità e particolarità
dell’oggetto sociale.
Lunghi anni di dibattito hanno però condotto a distinguere le società fra professionisti da altri fenomeni associativi o
societari che vedono coinvolti i professionisti, ma che sono sottratte alla disciplina delle società tra professionisti:
- Fenomeno dell’assunzione di un incarico da parte di più professionisti: non si ha società perché ciascun
professionista si impegna ad eseguire personalmente una propria prestazione intellettuale, sia pure coordinandosi
con il collega; ciascun professionista risponde quindi personalmente del proprio operato ed ha diritto ad un
proprio compenso (esempio: due avvocati che assumono congiuntamente la difesa dello stesso cliente)
- Società di mezzi tra professionisti: società costituita da professionisti per l’acquisto e la gestione in comune di beni
strumentali all’esercizio individuale delle rispettive professioni, sono quindi società lecite nelle quali i professionisti
svolgono attività d’impresa e non intellettuale (esempio: due medici che per dividersi le spese di studio
costituiscono una società per la gestione di aspetti come l’acquisto delle apparecchiature o l’assunzione del
personale, ossia aspetti non strettamente professionali della loro attività)
- Società di servizi che offrono sul mercato un prodotto complesso per la cui realizzazione sono necessarie anche
prestazioni professionali dei soci o dei terzi, prestazioni di carattere strumentale e servente rispetto al servizio

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unitario offerto che non si identifica dunque con quello tipico di alcuna delle professioni intellettuali. In questa
categoria possono essere inserite:
 Società di ingegneria: la cui attività non si esaurisce nella semplice progettazione di opere di ingegneria, ma
comprende ulteriori prestazioni fino alla realizzazione e la vendita degli impianti e delle attrezzature industriali
progettate; l’attività svolta non è identificabile con quella propria degli ingegneri dato che è solo una parte di
una ben più complessa attività imprenditoriale dell’appalto di servizi. In questo modo la costituzione di società
di ingegneria non incontra ostacoli nelle disposizioni prima indicate in quanto l’attività non coincide con quella
propria di alcuna delle professioni intellettuali, successivamente è stata espressamente riconosciuta la
costituzione sia in forma di società di persone o cooperative costituite esclusivamente tra professionisti iscritti
negli appositi albi, sia nella forma di società di capitali alle quali è consentita la partecipazione di soci non
professionisti che rispettino determinati requisiti
 Società di elaborazione elettronica dei dati contabili: la cui attività non corrisponde con quella riservata ai
dottori commercialisti e ai ragionieri
 Società di revisione legale dei conti: la cui attività consiste nel controllo della regolare tenuta della contabilità
e nella certificazione dei bilanci delle SPA; le prestazioni d’opera intellettuale hanno carattere strumentale e
servente rispetto all’unitaria presentazione di revisione legale dei conti cui tali società sono tenute.
Sono considerate società fra professionisti quelle che hanno come oggetto unico ed esclusivo l’esercizio in comune
dell’attività professionale, dove gli incarichi professionali sono assunti dalla società che si obbliga giuridicamente ad
eseguire le prestazioni professionali sia pure attraverso i propri soci a loro volta obbligati verso la società a prestare la
propria attività intellettuale.
Si opera una distinzione tra professioni protette, il cui esercizio è subordinato all’iscrizione in appositi albi professionali,
e professioni non protette per le quali invece ciò non è prescritto; il problema dell’ammissibilità delle società tra
professionisti si poneva solo per le professioni protette in quanto per le altre non si ritiene essenziale il rispetto del
principio di personalità della prestazione e ciò ammetteva quindi per le professioni non protette l’utilizzo della forma
societaria senza limitazioni comprese le società di capitali. Quanto detto trova conferma in una legge del 2013 secondo
cui le professioni non organizzate in ordini possono esercitare in forma individuale, in forma associata, societaria,
cooperativa o nella forma del lavoro dipendente; questa soluzione però necessita di una puntualizzazione: poter
operare secondo modelli giuridici diversi da quelli fissati per le professioni intellettuali, rende la prestazione non più
qualificabile giuridicamente come prestazione d’opera intellettuale essendo venuto meno l’obbligo dell’esecuzione
personale della prestazione. Il soggetto non è più qualificabile quindi come professionista intellettuale ma diventa un
comune produttore di servizi, che acquisterà la qualità di imprenditore commerciale perdendo il trattamento di favore
dettato dall’art. 2238 diventando una società senza impresa.
Per quanto riguarda le professioni intellettuali protette, in passato era negata la liceità di tali società ritenute in
contrasto con la legge del ’39 e con la disciplina del c.c. in materia di professioni intellettuali, poiché si riteneva che il
carattere personale della prestazione non fosse conciliabile con l’esercizio della professione da parte di un ente
impersonale come una società che, attraverso la creazione di un centro unitario di imputazione dei rapporti giuridici,
impedisce che le prestazioni possano essere giuridicamente riferite ai soci professionisti che le hanno eseguite i quali
potrebbero sottrarsi alle responsabilità personali e dirette nei confronti dei terzi.
Questo era il quadro affermatosi prima della riforma degli ordini professionali del 2011 che:
- Ha abrogato la legge del ’39 salvando però le associazioni professionali e i diversi modelli societari vigenti alla data
di entrata in vigore del provvedimento
- Ha consentito la costituzione di società per l’esercizio di attività professionali secondo i modelli societari regolati
dai titoli V e VI del libro V del codice civile
Sostanzialmente:
- I professionisti che intendono esercitare in comune una professione protetta possono optare sia per la vecchia
forma degli studi professionali sia per lo strumento giuridico di qualsiasi tipo di società regolato dal c.c. (persone,
capitali e cooperative)
- Alle società possono partecipare anche i soci non professionisti per la fornitura di prestazioni tecniche o per finalità
di investimento, possono quindi partecipare soci capitalisti purché dotati di requisiti di onorabilità determinati dal
regolamento di attuazione. Successivamente è stato introdotto un limite sulla partecipazione al capitale dei soci
professionisti che deve determinare la maggioranza di due terzi nelle delibere, per scongiurare il pericolo che i soci
capitalisti assumano il sopravvento sui professionisti
Altri aspetti riprendono invece i principi affermati nei precedenti interventi normativi in materia:
- L'atto costitutivo della società tra professionisti deve prevedere l'esercizio in via esclusiva dell'attività
professionale da parte dei soci, può trattarsi tuttavia anche di più attività professionali se i soci svolgono

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professioni diverse e inoltre è previsto lo svolgimento anche di attività strumentali all'esercizio della professione
da parte dei soci
- La partecipazione ad una società è incompatibile con la partecipazione ad altra società tra professionisti
- La denominazione in qualunque modo formata deve contenere l'indicazione di società tra professionisti
- Il socio professionista è tenuto all'osservanza del codice deontologico del proprio ordine e può opporre agli altri
soci il segreto professionale sulle attività a lui affidate. La cancellazione del socio professionista all'albo di
appartenenza comporta poi anche l'esclusione dalla società, secondo le modalità fissate dall'atto costitutivo. Ma
anche la società è a sua volta soggetta al regime disciplinare dell'ordine al quale risulti iscritta.
- La società tra professionisti è inoltre tenuta ad iscriversi in un'apposita sezione speciale del registro delle imprese,
con funzione di certificazione anagrafica e pubblicità notizia, in aggiunta all'iscrizione nella sezione ordinaria
eventualmente richiesta dalla disciplina del tipo societario prescelto
- A tutela del cliente, l’esecuzione dell’incarico conferito alla società deve essere eseguito solo da soci in possesso
dei requisiti per l’esercizio della prestazione richiesta
- Il cliente ha diritto di chiedere che la prestazione sia realizzata da un particolare socio di sua fiducia, in mancanza
la designazione viene effettuata dalla società ed il socio scelto deve essere comunicato per iscritto al cliente;
questa regola dovrebbe essere finalizzata a rendere il socio direttamente responsabile in solido con la società
verso il cliente per l’inadempimento della prestazione. In realtà ciò non è stabilito espressamente dalla legge del
2011 ma questa estensione analogica si impone per rispettare il principio della personalità della prestazione e
della diretta responsabilità del professionista nei confronti del cliente
- Il socio professionista incaricato della prestazione non può farsi sostituire se non per sopraggiunte esigenze
imprevedibili, ma può servirsi della collaborazione di ausiliari sotto la propria direzione e responsabilità.
7.2 Le società tra avvocati.
La società tra avvocati è stata introdotta nel 2001 in attuazione di una direttiva comunitaria volta a facilitare il libero
esercizio della professione di avvocato nell’ambito dell’UE; nonostante gli avvocati possano servirsi anche della società
tra professionisti introdotta nel 2011, la vecchia disciplina resta tuttora in vigore e costituisce la regolamentazione più
completa di una società tra professionisti.
- Oggetto sociale: ha per oggetto l’esercizio in comune delle attività di rappresentanza, assistenza, difesa in giudizio
e di consulenza legale, può inoltre acquistare beni e diritti strumentali all’esercizio della professione e compiere
qualsiasi attività diretta a tale scopo.
- Disciplina: è regolata dalle norme della SNC se non diversamente disposto dalla relativa disciplina speciale, per la
quale si prevede che tutti i soci devono essere in possesso del titolo di avvocato e che non è consentita la
partecipazione ad altra società tra avvocati; il socio radiato dall’albo è escluso dalla società, la sospensione
dall’albo invece è causa di esclusione facoltativa.
- Ragione sociale: deve contenere l’indicazione abbreviata società tra avvocati (s.t.a.) e non è più obbligatoria
l’indicazione del nome e del titolo professionale di uno o più soci; inoltre è disciplinata la conservazione nella
ragione sociale del nome dell’ex socio.
- Costituzione: per la costituzione vale la disciplina dettata per le SNC ma è però iscritta nella sezione speciale del
registro delle imprese relativa alle società tra professionisti e l’iscrizione ha solo funzione di certificazione
anagrafica e di pubblicità notizia; inoltre è iscritta in una sezione speciale dell’albo degli avvocati e deve rispettare
le norme professionali e deontologiche che disciplinano la professione di avvocato.
- Invalidità della società: è specificatamente regolata e colma il silenzio del c.c. in tema di invalidità delle società di
persone; le cause sono quelle previste dalla disciplina generale dei contratti, ma gli effetti seguono una disciplina
che si discosta da quella di diritto comune in quanto recepisce quella dettata per le SPA, infatti:
 La dichiarazione di nullità o la pronuncia di annullamento non pregiudica l’efficacia degli atti compiuti in nome
della società
 Resta ferma la responsabilità personale dei soci per le obbligazioni anteriori
 La sentenza di nullità o di annullamento nomina uno o più liquidatori, dando così avvio ad un procedimento
di liquidazione della società che porterà all’estinzione della stessa dopo aver soddisfatto i creditori sociali e
ripartito tra i soci l’eventuale residuo attivo di liquidazione
 L’invalidità non può essere pronunciata se la causa di essa è stata eliminata per effetto di una modifica dell’atto
costitutivo iscritta nel registro delle imprese
La società tra avvocati non è soggetta a fallimento in quanto non svolge attività d’impresa ed è assoggettata ad una
disciplina volta a conciliare l’esercizio in forma societaria della professione con il rispetto:
- del principio di personalità della prestazione: l’amministrazione della società non può essere affidata a terzi e
l’incarico professionale conferito alla società può essere eseguito solo da uno o più soci in possesso degli specifici
requisiti prescritti per l’esercizio dell’attività professionale richiesta

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- della diretta responsabilità del professionista nei confronti del cliente: solo il socio o i soci incaricati sono
personalmente e illimitatamente responsabili per l’attività professionale svolta in esecuzione dell’incarico tuttavia,
qualora la società ometta di comunicare il nome dell’avvocato incaricato prima dell’esecuzione del mandato, sono
responsabili tutti i soci illimitatamente e solidalmente delle obbligazioni derivanti dall’attività professionale svolta
- È inoltre riconosciuto il diritto del cliente di scegliere il proprio difensore, in difetto di scelta la società deve
comunicare per iscritto al cliente il nome del socio o dei soci incaricati prima dell’inizio dell’esecuzione del mandato
8. Lo scopo-fine delle società.
Sotto il profilo dello scopo le società possono essere distinte in società lucrative, cooperative e consortili tuttavia è da
tenere presente che l’art. 2247 enuncia solo uno dei possibili scopi perseguiti dalle parti nel contratto di società, ossia
lo scopo di divisione degli utili.
- Scopo lucrativo: una società può essere costituita per svolgere attività d’impresa con terzi allo scopo di conseguire
utili (lucro oggettivo) destinati ad essere divisi tra i soci (lucro soggettivo), questo è lo scopo tipico assegnato dal
legislatore alle società di persone e di capitali che vengono definite società lucrative.
- Scopo mutualistico: viene perseguito dalle società cooperative che hanno lo scopo di fornire direttamente ai soci
beni, servizi ed occasioni di lavoro a condizioni più vantaggiose di quelle ottenibili sul mercato; scopo istituzionale
non è produrre quindi utili da dividere con i soci, ma procurare un vantaggio patrimoniale che si produce
direttamente nelle sfere individuali dei soci sempre operando con metodo economico in quanto esercita attività
d’impresa.
- Scopo consortile: è perseguibile da tutte le società tranne la SS le quali, sempre operando con metodo economico
e non necessariamente perseguendo un scopo di lucro in senso proprio, realizzano uno scopo economico dei soci
consistente in un particolare vantaggio patrimoniale degli imprenditori consorziati, ad esempio sopportazione di
minori costi o realizzazione di maggiori guadagni nelle rispettive imprese.
Il dato comune è che le società operano con metodo economico per la realizzazione di un risultato economico a favore
esclusivo dei soci.
9. Società ed associazioni. L’impresa sociale.
Gli elementi di distinzione tra le società e le associazioni risiedono nella natura dell’attività esercitabile e nello scopo-
fine perseguibile, infatti:
- L’attività delle società deve essere produttiva e condotta con metodo lucrativo o quanto meno economico, un
gruppo associativo è quindi da qualificare come associazione quando produce beni o servizi che vengono erogati
gratuitamente o a prezzo politico oppure quando, pur conducendo l’attività con metodo economico, devolve gli
utili a scopi di beneficenza o altruistici
- Lo scopo-fine delle società è uno scopo economico mentre le associazioni sono enti con scopo ideale o altruistico
per le quali è prevista l’istituzionale devoluzione a terzi dei risultati positivi dell’attività comune
La linea di confine risiede dunque nell’autodestinazione ai membri del gruppo o nell’eterodestinazione dei risultati
economici dell’attività, in ogni caso incompatibile con lo schema di associazione è solo lo scopo di lucro soggettivo e
non quello oggettivo della realizzazione degli utili attraverso l’attività.
Bisogna considerare che il modello organizzativo delle società di capitali presenta consistenti vantaggi operativi
rispetto a quello delle associazioni, perciò c’è una forte tendenza dei gruppi associativi con scopo ideale di servirsi
dello strumento della SPA dichiarando nell’atto costitutivo uno scopo lucrativo che poi in fatto non viene perseguito;
queste forme di utilizzazione però non possono essere considerate legittime se non nei casi espressamente previsti
dalla legge.
Il punto non è tuttavia pacifico poiché, traendo spunto dai mutamenti intervenuti nella disciplina delle società dal ’42
ad oggi, si sostiene che le società di capitali sono diventate strutture organizzative causalmente neutre e quindi
utilizzabili per un qualsiasi scopo lecito: lucrativo, economico ed anche ideale. Tale tesi non è però condivisibile:
- Il c.c. non offre strumenti per affermare la derogabilità allo scopo di lucro o economico per le società
- L’espresso riconoscimento legislativo delle società consortili non dimostra che possano servirsi di uno scopo ideale
- La legislazione speciale disciplina numerosi casi di società senza scopo di lucro, ma devono essere valutati come
norme eccezionali che in quanto tali non permettono di sostenere la legittimità della costituzione di società di
capitali dichiaratamente senza scopo di lucro, al di fuori di casi previsti per legge
Le società sono e restano perciò strutture associative fruibili sono per il conseguimento di uno scopo di lucro o quanto
meno economico e non per il perseguimento di scopi ideali. Resta comunque il fatto che il sistema legislativo è
facilmente eludibile dato che il rispetto dello scopo lucrativo va valutato in sede di costituzione della società in base
ad indici oggettivi e formali.

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10. Società e comunione.
Il legislatore stabilisce con l’art. 2248 che la comunione costituita o mantenuta al solo scopo di godimento di una o più
cose è regolata dalle norme in tema di comunione e non da quelle sulle società; è quindi necessario individuare le
differenze che intercorrono tra società e comunione.
- La società è un contratto che ha per oggetto l’esercizio in comune di un’attività economica.
- La comunione è una situazione giuridica che sorge quando la proprietà o altro diritto reale spetta in comune a più
persone, ed è una situazione giuridica che anche quando ha origine contrattuale ha per oggetto il semplice
godimento della cosa comune.
Anche nella comunione è per legge previsto lo svolgimento di attività a contenuto patrimoniale nell’interesse comune,
ma nei due istituti il rapporto beni-attività ed i poteri di cui l’organizzazione di gruppo è investita sono profondamente
diversi:
Nella società i beni comuni hanno funzione servente Nella comunione è l’attività che svolge funzione servente
rispetto all’attività d’impresa, poiché sono un mezzo per rispetto ai beni, poiché è un mezzo per assicurare la
lo svolgimento di quest’ultima; l’organizzazione di gruppo conservazione della cosa comune e consentirne il
è investita dei più ampi poteri di disposizione sul migliore godimento individuale da parte di
patrimonio sociale. comproprietari; entro tali limiti sono circoscritti i poteri
dell’organizzazione dei comproprietari.
Il diverso rapporto beni-attività impatta anche sul piano giuridico in quanto è diverso il regime patrimoniale dei beni
in società rispetto a quello dei beni in comunione: i beni facenti parte di un patrimonio sociale sono affetti da un
vincolo di stabile destinazione allo svolgimento dell’attività di impresa, vincolo che opera nei rapporti tra i soci e nei
confronti dei terzi. Tale vincolo è invece del tutto assente nella comunione.
Diversa è anche la tecnica seguita dal legislatore nelle società di persone e di capitali per realizzare tale vincolo di
destinazione:
In tutte le società operano i seguenti principi cardine: Principi opposti valgono per la comunione:
- Il singolo socio non può liberamente servirsi delle cose - Ciascun comproprietario può liberamente servirsi della
appartenenti al patrimonio sociale per fini estranei allo cosa comune purché non ne alteri la naturale
svolgimento dell’attività d’impresa programmata destinazione e non impedisca agli altri proprietari di
- Il singolo socio non può provocare a sua discrezione lo farne parimenti uso secondo il loro diritto
scioglimento anticipato della società e la conseguente - Ciascuno dei comproprietari può in ogni momento
divisione del patrimonio sociale chiedere lo scioglimento della comunione ponendo fine
- I creditori personali dei soci, che vantano ragioni di allo stato di comproprietà
credito nei confronti del singolo socio per fatti estranei - I creditori personali dei singoli comproprietari possono
all’impresa sociale, non possono soddisfarsi direttamente liberamente aggredire anche la cosa comune per
sul patrimonio della società, che può essere aggredito soddisfare il proprio credito; manca quindi un vincolo di
solo dai creditori sociali; questo è uno degli aspetti destinazione nei rapporti interni ed esterni, non gode
dell’autonomia patrimoniale delle società. quindi di autonomia patrimoniale.
Le analogie tra società e comunione non vanno quindi oltre il fatto che costituiscono forme non individuali di proprietà
e quindi di proprietà collettiva che però non possono essere assimilate sotto alcun aspetto; tale diversità deriva
dall’esigenza di assicurare stabilità e solidità patrimoniale all’attività di impresa esercitata in forma societaria.
A questo punto è possibile cogliere il significato del 2248 in quanto il legislatore, stabilendo che la comunione costituita
o mantenuto al solo scopo di godimento è regolata dalle norme della comunione e non da quelle delle società, ha
voluto fissare il principio che il regime patrimoniale delle società è applicabile solo quando i beni sono destinati allo
svolgimento di un’attività d’impresa; solo tale destinazione legittima la formazione di un patrimonio comune,
indivisibile su iniziativa unilaterale ed insensibile alle pretese dei creditori personali.
Sono quindi vietate le società di mero godimento che costituiscono un abuso all’istituto societario a danno dei creditori
personali dei comproprietari; importante è non generalizzare poiché la stessa attività può costituire nel contempo
godimento di beni preesistenti e attività produttiva di nuovi beni o servizi.
Illegittime sono quindi le società immobiliari di comodo il quale patrimonio attivo è costituito solo dagli immobili
conferiti dai soci e la cui attività si esaurisce nel concedere tali immobili in locazione a terzi o agli stessi soci, senza
fornire alcun servizio collaterale; tali società sono costituite essenzialmente per ragioni di evasione fiscale e sono nulle
per violazione di norma imperativa, anche se il fenomeno non è agevolmente reprimibile.
È valida invece una società che gestisce un albergo utilizzando l’immobile conferito dai soci, poiché l’immobile è un
elemento di una più complessa organizzazione finalizzata alla produzione di servizi.

Appunti di Gabriele Longo 7


11. Società di comunione di impresa.
La distinzione tra comunione (scopo di mero godimento) e società (scopo produttivo) non è sempre agevole, ed in
particolare se si è in presenza di un bene produttivo o di un complesso di beni produttivi, di beni cioè il cui godimento
presuppone lo svolgimento di attività produttiva. La discriminante è la presenza o meno di un’attività comune di
impresa perciò si resta nel campo della comunione quando:
- Due persone acquistano una sala cinematografica attrezzata e ne godono le utilità dandola in affitto ad un terzo,
dato che l’attività di impresa è svolta dal terzo e non dai comproprietari
- I comproprietari della sala cinematografica decidono di gestirla individualmente ad anni alterni tenendo distinte
ai terzi le rispettive gestioni, dato che si hanno due distinte imprese individuali
I comproprietari daranno invece vita ad una società se decidono di gestirla in comune, pur senza fissare per iscritto
questo accordo (società di fatto regolata dalle norme della SNC irregolare) oppure quando più figli ereditano l’azienda
paterna e proseguono in comune l’attività d’impresa.
Si potrebbe obiettare: per dar vita ad una società è richiesto un accordo tra le parti anche in merito ai conferimenti e
ciò non è presente quando i comproprietari si limitano ad utilizzare l’azienda comune in una comune attività d’impresa,
ciò porterebbe ad ammettere la possibilità di esercizio di impresa collettiva continuando ad utilizzare il regime
patrimoniale della comunione per i beni utilizzati, ad ammettere quindi l’esistenza d’impresa collettiva priva di
autonomia patrimoniale definita come comunione d’impresa.
Obiezione e conclusione sono però prive di fondamento in quanto un contratto di società e i relativi conferimenti
possono essere conclusi anche per fatti concludenti quando non è richiesto l’atto scritto, dando vita ad una società di
fatto che comporta il passaggio dal regime della comunione a quello delle società con la derivante autonomia
patrimoniale.
12. L’impresa coniugale.
Una figura di comunione di impresa è stata per legge introdotta dalla riforma del diritto di famiglia del ’75, in base a
tale legge formano oggetto della comunione legale tra coniugi anche le aziende gestite da entrambi i coniugi e
costituite dopo il matrimonio. L’impresa coniugale è un'impresa collettiva e nulla vieta ai coniugi di costituire una
società per il relativo esercizio, nel silenzio è però applicabile la disciplina della comunione familiare che:
- permette ai creditori di impresa di soddisfarsi su tutti i beni (anche se estranei all’azienda) della comunione, ma
alla pari con gli altri creditori della comunione e senza avere alcun diritto di preferenza rispetto a questi ultimi sui
beni aziendali; inoltre i creditori di impresa possono aggredire anche il patrimonio personale di ciascun coniuge,
ma solo se i beni della comunione non sono sufficienti a soddisfare i debiti
- permette ai creditori del singolo coniuge di soddisfarsi direttamente anche sui beni della comunione legale ossia
sui beni aziendali, diritto riconosciuto però solo fino al valore corrispondente alla quota del coniuge loro debitore
e purché i beni personali di questo non siano sufficienti a soddisfarli
- prevede anche una particolare disciplina diversa da quella delle società prevista per lo scioglimento della
comunione aziendale.
B. I TIPI DI SOCIETÀ
13. Nozione. Classificazioni.
L’attività delle società solleva problemi di disciplina diversi rispetto all’attività della singola persona fisica e
dell’imprenditore individuale attinenti all’ordinamento interno della società e ai rapporti fra società e terzi.
- Rapporti interni: è necessario definire le regole di formazione delle volontà di gruppo sia per quanto riguarda
l’amministrazione della società sia per le modifiche dell’atto costitutivo e definire le modalità di partecipazione
del singolo socio alla formazione della volontà sociale (diritti amministrativi) e i risultati dell’attività comune (diritti
patrimoniali)
- Rapporti esterni: è necessario stabilire chi e secondo quali modalità è abilitato ad agire con i terzi, dando luogo
all’acquisto di diritti e obbligazioni di gruppo e stabilire qual è il regime di responsabilità per le obbligazioni sociali
Le decisioni saranno influenzate dal modello organizzativo scelto, che possono essere aggregati sulla base di criteri:
- Scopo istituzionale perseguibile: società cooperative e mutualistiche si contrappongono a tutti gli altri tipi di
società definiti società lucrative
- Natura dell’attività esercitabile: la SS è utilizzabile solo per l’esercizio di attività non commerciale mentre tutte le
altre società lucrative possono esercitare sia attività commerciale che non commerciale
- Regime di responsabilità per le obbligazioni sociali:
 Società nelle quali per le obbligazioni sociali rispondono sia il patrimonio sociale sia i singoli soci
personalmente ed illimitatamente, in modo inderogabile (SNC) o con possibilità di deroga pattizia per i singoli
soci non amministratori (SS)
 Società, come SAS e SAPA, nelle quali coesistono istituzionalmente soci a responsabilità illimitata e soci a
responsabilità limitata
Appunti di Gabriele Longo 8
 Società nelle quali per le obbligazioni sociali di regola risponde solo la società con il proprio patrimonio (SPA,
SRL e cooperative)
Da notare è che la responsabilità personale dei soci non è univocamente ricollegabile né al riconoscimento o meno
della personalità giuridica, né alla distinzione fra società di persone e di capitali: si hanno soci a responsabilità
limitata istituzionalmente o si possono avere nelle società prive di personalità giuridica; soci a responsabilità
illimitata si hanno invece anche nelle società di capitali.
L’unica regola costante è che nelle società di persone non è consentito che tutti i soci siano a responsabilità limitata
e l’amministrazione della società può essere affidata solo ai soci a responsabilità illimitata.
- Personalità giuridica: hanno personalità giuridica le società di capitali e le società cooperative, ne sono invece prive
le società di persone.
Nelle società di capitali: Nelle società di persone:
- È prevista ed è inderogabile, salvo che nella SRL, - Non è prevista un’organizzazione di tipo corporativo
un’organizzazione di tipo corporativo basata sulla basata sulla presenza di una pluralità di organi
necessaria presenza di una pluralità di organi, ciascuno - L’attività della società si fonda su un modello
investito per legge di proprie funzioni e competenze organizzativo che riconosce ad ogni socio a
- Il funzionamento degli organi sociali è dominato dal responsabilità illimitata il potere di amministrare la
principio maggioritario: l’assemblea delibera a società e richiede di regola il consenso di tutti i soci per
maggioranza anche le modifiche dell’atto costitutivo e le le modifiche dell’atto costitutivo
maggioranze sono calcolate in base alla partecipazione - Il singolo socio a responsabilità illimitata è in quanto
di ciascun socio al capitale sociale tale investito del potere di amministrazione e di
- Il singolo socio in quanto tale non ha alcun potere rappresentanza della società e ciò indipendentemente
diretto di amministrazione e controllo, salvo che nella dall’ammontare del capitale conferito e dalla
SRL, ma ha solo il diritto di concorrere in assemblea alla consistenza del suo patrimonio personale; è quindi
designazione dei membri dell’organo amministrativo e/o accentuato il rilievo della persona dei soci
di controllo; il peso in assemblea di ciascun socio è nell’organizzazione e nel funzionamento della società e
proporzionale all’ammontare del capitale sociale il reciproco rapporto fiduciario fra i soci stessi. Ne
sottoscritto, determinato quindi secondo un criterio consegue che la partecipazione è di regola trasferibile
capitalistico che dà rilievo ai mezzi apportati e non alle solo col consenso degli altri soci.
persone dei soci. Ne consegue che la partecipazione
sociale è liberamente trasferibile.
14. Personalità giuridica ed autonomia patrimoniale delle società.
Il codice del commercio del 1882 definiva i tre tipi di società allora previsti come enti collettivi distinti dalle persone
dei soci, ciò ha dato luogo a dispute per determinare se tutte le società dovessero considerarsi persone giuridiche. La
disputa è stata risolta nel ’42 operando una distinzione: le società di capitali e cooperative sono persone giuridiche; la
personalità giuridica è negata alle società di persone ma godono però di autonomia patrimoniale.
Personalità giuridica ed autonomia patrimoniale costituiscono due diverse tecniche legislative per creare le condizioni
di diritto privato più favorevoli per la diffusione e lo sviluppo delle imprese societarie, condizioni che risiedono:
- nella previsione di un’adeguata tutela dei creditori delle imprese societarie: il legislatore concede ai creditori
sociali un trattamento preferenziale rispetto ai creditori personali dei soci, rendendo il patrimonio aggredibile solo
dai primi e non dai secondi
- in incentivi giuridici che facciano propendere l’iniziativa economica privata verso il modello societario: il legislatore
consente di creare una barriera che sottrae il patrimonio personale dei soci all’aggressione dei creditori sociali
Nelle società di capitali e cooperative questo duplice obiettivo è conseguito in modo diretto e lineare con il
riconoscimento della personalità giuridica, poiché queste società sono trattate come soggetti di diritto distinti dalle
persone dei soci e godono di una perfetta autonomia patrimoniale.
La distinzione tra società e soci però non va enfatizzata perché non è reale e sussiste perciò nei limiti in cui è
riconosciuta dall’ordinamento, limiti oltretutto non sempre identici dato che la personalità giuridica non implica
sempre e comunque irresponsabilità dei soci per le obbligazioni sociali.
15. La soggettività delle società di persone.
Alle società di persone il legislatore ha negato la personalità giuridica, ma nel contempo ha però provveduto a
soddisfare le esigenze di tutela dei creditori sociali e di incentivazione dei soci con specifiche disposizioni che rendono
il patrimonio della società autonomo rispetto a quello dei soci, infatti:
- I creditori personali dei soci non possono aggredire il patrimonio della società per soddisfarsi: questo principio
subisce una deroga nella SS in quanto è concesso al creditore personale del socio di ottenere la liquidazione della
quota del proprio debitore qualora gli altri beni di questo siano insufficienti a soddisfare i suoi crediti

Appunti di Gabriele Longo 9


- I creditori della società non possono aggredire direttamente il patrimonio personale dei soci illimitatamente
responsabili: è necessario che prima tentino di soddisfarsi sul patrimonio della società e solo dopo potranno agire
nei confronti dei soci.
Quindi anche nelle società di persone il patrimonio della società è (relativamente) autonomo rispetto a quello dei soci
e viceversa; tuttavia bisogna determinare se le società di persone possono essere trattate come centri di imputazione
giuridica distinti dai soci, ossia se danno vita ad un fenomeno di unificazione soggettiva.
In passato era prevalente la risposta negativa dato che, non possedendo le società di persone personalità giuridica, i
beni sociali devono ritenersi di proprietà dei soci, le obbligazioni sociali devono qualificarsi come obbligazioni proprie
dei soci e i soci come veri e propri coimprenditori in quanto ad essi è imputabile l’attività d’impresa e di conseguenza
esposti al fallimento. Quanto affermato va bene sul piano sostanziale, ma le cose non stanno così anche su quello
giuridico-formale, infatti numerosi dati legislativi testimoniano la presenza del fenomeno di unificazione soggettiva
anche nelle società di persone:
- Per l’art. 2266 la società acquista diritti e assume obbligazioni per mezzo dei soci che ne hanno rappresentanza e
sta in giudizio nella persona dei medesimi, è quindi la società che diventa titolare dei diritti e delle obbligazioni
relative al pari di qualsiasi altro soggetto di diritto
- Per l’art. 2659 la trascrizione degli acquisti immobiliari è effettuata a nome della società anche se di persone
- In più anche le società di persone hanno un proprio nome ed una propria sede distinti da quelli dei soci
Ne deriva che:
- Anche nelle società di persone i beni sociali sono di proprietà della società
- Le obbligazioni sociali non sono personali dei soci ma della società alle quali si aggiunge a titolo di garanzia la
responsabilità dei soci
- La responsabilità personale dei soci non è qualificabile come responsabilità per debito proprio
- Imprenditore è la società non il gruppo di soci, anche se il fallimento determina il fallimento dei soci
illimitatamente responsabili
Da queste osservazioni bisogna concludere che la contrapposizione normativa tra società di persone e di capitali deve
essere ridimensionata poiché le società di persone sono trattate dal legislatore come autonomi soggetti di diritto.
16. Tipi di società ed autonomia privata.
È possibile scegliere tra tutti i tipi di società previsti se l’attività non è commerciale, mentre escludere la SS se l’attività
è commerciale; ulteriori limitazioni operanti particolarmente per le società di persone sono stabilite da leggi speciali
per particolari categorie di imprese commerciali come imprese bancarie e assicurative, società di leasing e factoring…
Tuttavia la scelta del tipo non è un requisito essenziale per la valida costituzione di una società:
- Se l’attività non è commerciale si applica la disciplina della SS
- Se l’attività è commerciale il silenzio delle parti in merito alla scelta del tipo comporta l’applicazione del regime
delle SNC poiché è il solo tipo di società commerciale per la cui costituzione non sono richieste specificazioni
La SNC e la SS costituiscono perciò i regimi residuali dell’attività societaria rispettivamente commerciale e non.
I modelli organizzativi dei singoli tipi di società non sono del tutto rigidi in quanto le parti possono con apposite
clausole, dette atipiche, disegnare un assetto organizzativo diverso da quello risultante dalla disciplina legale del tipo
scelto; è necessario però che le clausole non siano incompatibili con aspetti della disciplina dichiarati inderogabili.
Esempio di aspetto inderogabile è il regime di responsabilità per le obbligazioni sociali poiché coinvolge la posizione
dei terzi oppure il modello organizzativo delle SPA, anche se la riforma del 2003 ha ampliato l’autonomia statutaria,
dove non si può sottrarre la nomina degli amministratori alla competenza dell’assemblea o sopprimere il collegio
sindacale.
Accertata l’incompatibilità, la sanzione sarà la nullità della clausola, che comporta l’applicazione della disciplina
invalidamente derogata, e non dell’intero contratto di società. È invece non possibile la creazione di un tipo di società
che non corrisponde per nome o caratteri organizzativi ad alcuno dei modelli legislativi previsti (società atipica), in
quanto il contratto è destinato a produrre effetti anche di fronte ai terzi; la sanzione è la nullità della società atipica e
la sua eliminazione dal mercato.
Dalle clausole atipiche vanno distinti i patti parasociali che vengo stipulati dai soci al di fuori dell’atto costitutivo per
regolare il loro comportamento nella società o verso la società, in quanto a differenza delle clausole vincolano solo gli
attuali soci contraenti e non anche i soci futuri a meno che non vi aderiscano espressamente. Inoltre la loro eventuale
invalidità non incide sulla validità della società e degli atti societari perché non risultano dal documento costitutivo
della società e la loro violazione espone solo all’obbligo del risarcimento dei danni nei confronti degli altri soci.
17. Contratto di società ed organizzazione.
Il contratto di società dà luogo a situazioni di carattere strumentale che fanno acquistare alle parti contraenti la qualità
di socio e una serie articolata di situazioni soggettive sia attive che passive distinguibili in:
Appunti di Gabriele Longo 10
- Situazioni di natura amministrativa: partecipazione individuale all’attività comune, ad esempio il diritto di voto, i
poteri di rappresentanza…
- Situazioni di natura patrimoniale: partecipazione individuale ai risultati dell’attività comune, durante la vita e al
momento dello scioglimento della società, ad esempio diritto agli utili ed alla quota di liquidazione, partecipazione
alle perdite…
Le situazioni soggettive variano nei singoli tipi di società ma presentano il comune carattere di essere destinate ad
esplicarsi all’interno e nei confronti di un gruppo organizzato per la realizzazione di uno scopo comune, cosa che
influenza i diritti sociali. I diritti di cui ciascun socio gode vanno inseriti e valutati nell’ambito di organizzazione di
gruppo e l’inserimento giustifica il subordinare gli interessi individuali al comune interesse del gruppo quando è la
maggioranza a definire le scelte; la subordinazione però incontra limiti in quanto il sacrificio delle posizioni individuali
deve pur sempre trovare fondamento nell’esigenza di una migliore realizzazione del risultato finale di interesse
comune e quindi il potere della maggioranza non può alterare le posizioni individuali.
Il problema della tutela del singolo di fronte ai possibili abusi della maggioranza può trovare soluzione anche nelle
società applicando i principi cardine che regolano la fase attuativa dei contratti associativi:
- Il principio dell’esecuzione del contratto secondo correttezza e buona fede
- Il principio del rispetto della parità di trattamento fra i soci
CAPITOLO SECONDO – LA SOCIETÀ SEMPLICE. LA SOCIETÀ IN NOME COLLETTIVO
1. Le società di persone.
- La società semplice (artt. 2251-2290) è un tipo di società che può esercitare solo attività non commerciale ed è il
regime residuale dell’attività societaria non commerciale destinato a trovare applicazione quando le parti non
specificano il tipo di società
- La società in nome collettivo (artt. 2291-2312) è un tipo di società che può essere utilizzato per l’esercizio di attività
commerciale e non, in essa tutti i soci rispondono solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni sociali; è il
regime residuale dell’attività societaria commerciale
- La società in accomandita semplice (artt. 2313-2324) si caratterizza per la presenza di due categorie di soci: gli
accomandatari che rispondono solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni sociali e gli accomandanti che
rispondono limitatamente alla quota conferita. È un tipo di società che deve essere specificatamente scelto dalle
parti.
La SS costituisce una sorta di “statuto generale” delle società di persone ma esaurisce la sua importanza nel fatto che
è poco utilizzata per via della non utilizzabilità nel settore delle attività commerciali.
A. LA COSTITUZIONE DELLA SOCIETÀ
2. L’atto costitutivo. Forma e contenuto.
Il contratto di società semplice non è soggetto a forme speciali salvo quelle richieste dalla natura dei beni conferiti,
inoltre non sono dettate disposizioni specifiche per quanto riguarda il contenuto dell’atto costitutivo. In base al codice
del ’42 non era assoggetta all’iscrizione nel registro delle imprese, ma la situazione è cambiata:
- Nel ’93 con la riforma del registro delle imprese anche per le SS è stata prevista l’iscrizione nella sezione speciale
ma è priva di effetti giuridici avendo solo funzione di certificazione anagrafica e di pubblicità notizia
- Nel 2001 è stata attribuita funzione di pubblicità legale all’iscrizione sempre nella sezione speciale delle SS
esercenti attività agricola.
Si è venuto a creare un sistema non organico di pubblicità:
- Quello delle SS esercenti attività agricola con pubblicità legale con effetti dichiarativi
- Quello delle SS esercenti attività non agricola, ossia le società tra professionisti costituite in forma di SS per le quali
resta in vigore il regime di mera pubblicità notizia introdotto nel ’93
In ogni caso la costituzione della SS resta comunque improntata alla massima semplicità formale e sostanziale anche
perché la registrazione non incide né sull’esistenza né sulla disciplina della società, in particolare il contratto di SS può
essere concluso verbalmente o può risultare da comportamenti concludenti e l’eventuale silenzio delle parti in merito
ad aspetti anche essenziali del contratto di società è colmato dal legislatore con norme suppletive.
Regole non diverse valgono per la SNC: sono dettate regole di forma e di contenuto per l’atto costitutivo ma sono però
prescritte solo ai fini dell’iscrizione della società nel registro delle imprese, iscrizione che però è condizione di regolarità
e non di esistenza della società. Infatti, l’omessa registrazione comporta che i rapporti tra società e terzi siano regolati
sotto alcuni aspetti dalla disciplina della società semplice. Da qui la distinzione tra:
- SNC regolare: iscritta nel registro delle imprese ed interamente disciplinata dalle norme della SNC
- SNC irregolare: non iscritta nel registro delle imprese perché le parti non hanno provveduto a redigere o a
registrare l’atto costitutivo, in entrambi i casi di applica la disciplina della SNC irregolare

Appunti di Gabriele Longo 11


Perciò, solo ai fini della registrazione e della regolarità della società, l’atto costitutivo deve essere redatto per atto
pubblico o scrittura privata autenticata e deve contenere:
1) Cognome, nome, luogo, data di nascita, domicilio e cittadinanza dei soci
2) Ragione sociale che deve essere costituita dal nome di uno o più soci con l’indicazione del rapporto sociale
3) Soci che hanno l’amministrazione e la rappresentanza della società
4) Sede della società ed eventuali sedi secondarie
5) Oggetto sociale
6) Conferimenti di ciascun socio, valore ad essi attribuito e modo di valutazione
7) Prestazioni a cui sono obbligati i soci d’opera
8) Norme secondo le quali gli utili devono essere ripartiti e la quota di ciascun socio negli utili e nelle perdite
9) Durata della società
Anche ai fini della registrazione non sono essenziali la 3 e la 8 la cui mancanza è supplita da norme di legge.
La libertà di forma per la costituzione incontra un limite quando forme speciali sono richieste dalla natura dei beni
conferiti, ad esempio è richiesta la forma scritta a pena di nullità quando il conferimento ha per oggetto beni immobili
o diritto reali immobiliari, anche per il semplice godimento per un tempo eccedente i 9 anni. Tuttavia la forma scritta
è necessaria solo per la validità del conferimento immobiliare e non per la validità del contratto di società, in mancanza
infatti sarà nullo solo il vincolo del socio conferente e nullità della società potrà aversi solo quando la partecipazione
di quel socio riveste carattere essenziale. Inoltre non sempre produrrà queste conseguenze: quando il conferimento a
titolo di proprietà non è indispensabile per lo svolgimento dell’attività sociale, l’applicazione del principio di
conservazione del contratto consente di interpretare la volontà delle parti nel senso che l’immobile è stato conferito
a titolo di godimento che non supera i 9 anni, ossia la massima durata compatibile con la mancanza di forma scritta.
3. Società di fatto. Società occulta.
La società di fatto, perfezionata per atti concludenti, è regolata dalle norme della SS se l’attività non è commerciale,
mentre dalle norme della collettiva irregolare se l’attività è commerciale con la conseguenza che tutti i soci
risponderanno personalmente ed illimitatamente delle obbligazioni sociali. La società di fatto che esercita attività
commerciale, al pari degli imprenditori commerciali, è esposta al fallimento che determina il fallimento di tutti i soci
palesi al momento della dichiarazione di fallimento e occulti, la cui esistenza è successivamente scoperta. La prova
dell’esistenza di soci occulti può basarsi su presunzioni sugli elementi essenziali del contratto nei soli rapporti interni,
l’esteriorizzazione della qualità di socio non è quindi necessaria.
La società occulta è un fenomeno differente che si basa sulla volontà dei soci di non rivelare l’esistenza all’esterno
della società, può essere una società di fatto ma può risultare anche da un atto scritto che viene tenuto nascosto; la
caratteristica è che l’attività viene svolta per conto della società ma senza spenderne il nome, esiste quindi nei rapporti
interni tra i soci ma non viene esteriorizzata e nei rapporti esterni si presenta come impresa individuale di un socio o
di un terzo che opera spendendo il proprio nome.
Lo scopo delle parti è di limitare la responsabilità nei confronti dei terzi al solo patrimonio del gestore, di evitare quindi
che la società e gli altri soci rispondano delle obbligazioni di impresa e siano esposti al fallimento; obiettivo di per sé
lecito che può essere conseguito con strumenti previsti dall’ordinamento posti a tutela dei terzi: regole sull’effettività
ed integrità del capitale, responsabilità diretta e personale degli amministratori, controlli sulla gestione… Il problema
delle società occulte è però il conseguire tali benefici segretamente e al di fuori di ogni regola e controllo.
Il nuovo art. 147 della riforma del diritto fallimentare del 2006 dispone che dichiarato il fallimento di un imprenditore
individuale, il fallimento viene esteso alla società ed agli altri soci occulti una volta acquisita la prova, anche attraverso
presunzioni, che esiste una società tra il fallito e gli altri soggetti interessati alla sua attività d’impresa. Sono considerati
indici probatori di una società occulta il sistematico finanziamento di un imprenditore individuale anche attraverso il
rilascio di fideiussioni, la partecipazione a trattative di affari con i fornitori, il compimento di atti di gestione, il prelievo
di somme di pertinenza dell’impresa…
Sotto il profilo fallimentare però il socio occulto di società palese e società occulta sono fenomeni differenti:
- Socio occulto di società palese: l’attività è svolta in nome della società e ad essa è imputabile in tutti i suoi effetti,
la partecipazione alla società è quindi titolo sufficiente a fondare la responsabilità e il fallimento sia dei soci palesi
sia di quelli occulti
- Società occulta: l’attività non è svolta in nome della società e chi opera nei confronti dei terzi agisce in nome
proprio agendo come mandatario senza rappresentanza della società occulta, sono quindi a lui imputabili gli atti
e i relativi effetti e non alla società. Il fallimento della società occulta è quindi un’eccezione ma non comporta che
l’attività d’impresa sia imputata alla società; per giungere a diversa conclusione bisogna far valere oltre che il
criterio formale della spendita del nome anche il criterio sostanziale della titolarità dell’interesse. In questo modo
la società occulta non è responsabile verso i terzi per le obbligazioni contratte in nome dell’imprenditore
individuale finché quest’ultimo non viene dichiarato fallito; da quel momento troverà applicazione la disciplina del
Appunti di Gabriele Longo 12
mandato e l’imprenditore individuale o il suo creditore potrà agire nei confronti della società e dei soci occulti per
farsi somministrare i mezzi necessari per l’esecuzione del mandato e per l’adempimento delle obbligazioni che il
mandatario ha contratto in proprio nome; ciò costituisce il mezzo di tutela dei creditori dell’imprenditore
individuale nei confronti della società occulta successivamente scoperta.
4. La società apparente.
Invocando il principio dell’apparenza è nata questa figura per la quale sebbene una società non sia esistente, deve
comunque considerarsi esistente all’esterno quanto due o più persone operino in modo da generare nei terzi la
ragionevole opinione che essi agiscano come soci, viene quindi preclusa la possibilità di dimostrare l’esistenza della
società da parte degli apparenti soci e la società apparente è soggetta a fallimento come una società esistente.
Questa figura di società ha suscitato vivaci critiche e si ritiene che il principio dell’apparenza può determinare la
responsabilità dell’apparente socio nei confronti dei terzi in buona fede che hanno fatto affidamento sui suoi
comportamenti esterni e non il fallimento della società apparente dato che al fallimento partecipano tutti i creditori,
anche quelli che con il presunto socio non hanno trattato e che quindi non possono aver fatto affidamento sulla sua
responsabilità; queste critiche non scalfiscono però l’atteggiamento della giurisprudenza che continua ad utilizzare
questa figura e a superare il criterio di imputazione formale della responsabilità per debiti d’impresa.
5. La partecipazione degli incapaci.
La partecipazione ad una società di persone richiede la capacità d’agire ed è atto eccedente l’ordinaria
amministrazione, la partecipazione degli incapaci ad una SNC è equiparata all’esercizio individuale di un’impresa
commerciale infatti è subordinata all’osservanza delle norme che regolano l’esercizio di un’impresa commerciale
individuale da parte degli incapaci (art. 2294), quindi:
- Il minore, l’interdetto e l’inabilitato possono solo conservare la partecipazione proveniente da donazione o
successione e non creare una SNC da zero, inoltre in caso di interdizione o inabilitazione sopravvenuta il tribunale
può autorizzare la continuazione della partecipazione sempre che gli altri soci non deliberino l’esclusione del socio
- Il minore emancipato può partecipare alla costituzione o aderire successivamente ad una SNC sempre con
l’autorizzazione del tribunale
- Il beneficiario dell’amministrazione di sostegno può partecipare alla costituzione o aderire successivamente ad
una SNC senza autorizzazione, salvo che sia diversamente disposto nel decreto di nomina dell’amministratore di
sostegno
Questa disciplina si applica anche se la SNC non svolge attività commerciale, ma non alla partecipazione di incapaci
alla SS dato che le norme in tema di imprenditore individuale sono riferite solo agli imprenditori commerciali.
6. Partecipazione di società in società di persone.
Prima della riforma del diritto societario del 2003 era argomento di conflitti tra dottrina e giurisprudenza circa
l’ammissibilità delle partecipazioni di società in società di persone.
Per le società di capitali la questione è risolta affermativamente dall’art. 2361 con cautele:
- L’assunzione di partecipazioni comportanti responsabilità illimitata deve essere deliberata dall’assemblea, ciò
induce ad escludere la partecipazione ad una società di fatto per comportamento concludente posto in essere dai
propri amministratori senza approvazioni assembleare
- Gli amministratori devono dare specifiche informazioni nella nota integrativa del bilancio su tali partecipazioni
- Se tutti i soci illimitatamente responsabili di una SNC o SAS sono società di capitali il bilancio deve essere redatto
secondo le norme della SPA e deve essere redatto e pubblicato anche il bilancio consolidato
- Una società di capitali può essere amministratore di una società di persone in base alla nuova disciplina
Risposta affermativa doveva e deve darsi anche per la partecipazione di società di persone sia come socio a
responsabilità illimitata che limitata, dato che non vale per le società di persone l’obiezione principale che induceva in
passato ad escludere la partecipazione di società di capitali in società di persone: le persone fisiche socie della società
di capitali avrebbero potuto gestire direttamente la società di persone sottraendosi alla responsabilità illimitata
prevista dalla legge.
7. L’invalidità della società.
In tema di invalidità della società si applicano le cause di nullità (art. 1418) e le cause di annullabilità (art. 1425) previste
dalla disciplina generale dei contratti, dato che il codice non detta alcuna disposizione specifica in materia, si avrà
quindi:
- Nullità quando il contratto è contrario a norme imperative, quando l’oggetto è impossibile o illecito o quando è
illecito il motivo comune determinante
- Annullabilità in caso di incapacità delle parti o di consenso viziato per errore, violenza o dolo.

Appunti di Gabriele Longo 13


È necessario distinguere tra cause di invalidità che colpiscono:
- Originariamente e immediatamente l’intero contratto di società, ad esempio oggetto illecito: l’invalidità della
singola partecipazione determinerà l’invalidità dell’intero contratto di società solo quando la partecipazione
viziata è essenziale per il conseguimento dell’oggetto sociale
- Direttamente solo la singola partecipazione, ad esempio partecipazione di un minore non autorizzato: se la
partecipazione viziata non è essenziale per il conseguimento dell’oggetto sociale il contratto resta valido e
produttivo di effetti per gli altri soci, sempre che restino almeno due soci.
La dichiarazione di nullità o l’annullamento del contratto di società non solleva problemi se l’attività non è ancora
iniziata perché si tratta di definire solo i rapporti tra le parti contraenti; la sentenza di accertamento produrrà effetto
ex tunc: le parti sono liberate dall’obbligo di eseguire i conferimenti promessi ed hanno diritto alla restituzione di quelli
eseguiti.
La situazione si complica se l’attività sociale è iniziata nonostante la causa di invalidità coinvolgendo i terzi, il problema
è affrontato dall’art. 2332 in tema di società di capitali e sono risolti con soluzioni molto diverse da quelle fissate dalla
disciplina generale dei contratti, infatti la dichiarazione di nullità di una SPA:
- non pregiudica l’efficacia degli atti compiuti in nome della società dopo l’iscrizione nel registro delle imprese
- non libera i soci dall’obbligo di eseguire i conferimenti ancora dovuti
- non può essere più dichiarata se la causa di essa è stata eliminata per effetto di una modifica dell’atto costitutivo
Questa disciplina pur essendo operante per le società di capitali e cooperative viene applicata per analogia alle società
di persone per via di un principio valido per tutti i gruppi associativi con attività esterna: le cause di invalidità di una
società che ha iniziato la propria attività legittimano l’eliminazione della stessa per il futuro, ma non rendono l’attività
svolta prima dell’accertamento giudiziale dell’invalidità improduttiva di effetti tra le parti e per i terzi.
Fermo restando che le cause di invalidità delle società di persone sono quelle previste dalla disciplina generale dei
contratti, la sentenza di nullità intervenuta dopo l’inizio dell’attività opererà quindi come semplice causa di
scioglimento della società, perciò:
- Restano in vita tutti gli atti precedentemente posti in essere in nome della società
- I soci non sono liberati dall’obbligo di eseguire i conferimenti promessi
- Resta ferma l’autonomia patrimoniale della società e la responsabilità personale dei soci per le obbligazioni sociali
- Con la sentenza di nullità si apre il procedimento di liquidazione della società che porterà all’estinzione della stessa
dopo aver soddisfatto i creditori sociali e ripartito tra i soci l’eventuale residuo attivo di liquidazione
Possibile sarà anche la sanatoria della nullità, la relativa delibera dovrà però essere adottata col consenso di tutti i soci
così come è previsto in via generale per le modifiche dell’atto costitutivo delle società di persone.
B. L’ORDINAMENTO PATRIMONIALE
8. I conferimenti.
Per la nozione generale di società, l’obbligo di conferimento è essenziale per l’acquisto della qualità di socio; questo
concetto viene ribadito per le società di persone dall’art. 2253 per il quale il socio è obbligato a eseguire i conferimenti
determinati dal contratto sociale. La determinazione del conferimento non è però condizione essenziale per la valida
costituzione delle società di persone, poiché se non specificato intervengono norme suppletive:
- Si presume che i conferimenti devono essere eseguiti in denaro
- Si presume che i soci siano obbligati a conferire in parti uguali quanto è necessario per conseguire l’oggetto sociale
Nessuna limitazione è posta per le entità conferibili: è possibile conferire ogni entità suscettibile di valutazione
economica e utile per il conseguimento dell’oggetto sociale, in sostanza qualsiasi prestazione di fare, dare o non fare.
Il conferimento può essere quindi costituito oltre che da singoli beni anche dal trasferimento di proprietà/godimento
di un’azienda, dalla prestazione di garanzie, dall’inserimento del nome del socio che gode di credito sul mercato nella
ragione sociale.
C’è una propensione ad ammettere anche la responsabilità personale ed illimitata per le obbligazioni sociali tra i
conferimenti, cosa che implica negare l’essenzialità del conferimento dato che la responsabilità legale si acquista con
la qualità di socio che presuppone un conferimento; ciò però rappresenta solo un espediente per provare l’esistenza
di una società di fatto quando non si riesce a trovare null’altro.
9. La disciplina dei conferimenti.
Il codice detta una disciplina per alcuni tipi di conferimenti diversi dal denaro, disciplina però frammentaria che rinvia
ad altre norme:
- Conferimento di beni in proprietà: per l’art. 2254 la garanzia dovuta dal socio e il passaggio dei rischi sono regolati
dalle norme sulla vendita, il socio è quindi tenuto alla garanzia per evizione e per vizi e su di lui grava il rischio del
perimento della cosa conferita fin quando la proprietà non sia passata alla società. Il perimento della cosa
promessa viene adattata però al contesto e può comportare l’esclusione del socio dalla società.
Appunti di Gabriele Longo 14
- Conferimento di beni in godimento: il rischio resta a carico del socio che li ha conferiti, potrà essere quindi escluso
dalla società qualora la cosa perisca o il godimento diventi impossibile per causa non imputabile agli
amministratori. La garanzia per il godimento è regolata con rinvio alle norme sulla locazione: il bene conferito in
godimento resta di proprietà del socio e la società ne può godere ma non disporne; il socio ha diritto alla
restituzione del bene al termine della società nello stato in cui si trova, tuttavia se il bene è perito o deteriorato
per causa imputabile alla società il socio ha diritto al risarcimento dei danni a carico del patrimonio sociale.
- Conferimento di crediti: il socio risponde dell’insolvenza del debitore, quindi in caso di insolvenza del debitore
ceduto il socio risponderà nei confronti della società nei limiti del valore assegnato al suo conferimento, sarà
inoltre tenuto al rimborso delle spese e a corrispondere gli interessi pena l’esclusione dalla società.
10. Il socio d’opera.
Nelle società di persone il conferimento può essere costituito anche dall’obbligo del socio di prestare la propria attività
lavorativa a favore della società; il socio d’opera non è un lavoratore subordinato e non ha diritto al trattamento
salariale perché il compenso è la partecipazione ai guadagni della società, corre quindi il rischio di lavorare invano e di
essere escluso dalla società qualora la prestazione diventi impossibile da svolgere anche per causa a lui non imputabile.
In sede di liquidazione egli parteciperà in proporzione alla sua parte nei guadagni solo alla ripartizione dell’eventuale
attivo che residua dopo il rimborso del valore nominale del conferimento ai soci che hanno apportato capitali, non ha
invece diritto al rimborso del valore del suo apporto cioè ad una somma di denaro pari al valore globale dei servizi
prestati in società; il diritto al rimborso del valore nominale del conferimento compete quindi solo ai soci che hanno
conferito denaro o beni in proprietà. Naturalmente, ai fini dell’equilibrio delle posizioni reciproche, nulla vieta anche
ai soci d’opera la pattuizione del diritto alla restituzione del valore dell’apporto o la determinazione della parte dal
giudice secondo equità qualora dovesse mancare la pattuizione.
11. Patrimonio sociale e capitale sociale.
I conferimenti dei soci formano l’attivo patrimoniale iniziale della società la quale diventa proprietaria dei beni
conferiti dai soci, i soci non possono quindi servirsi delle cose appartenenti al patrimonio sociale per fini estranei a
quello della società; la violazione del divieto espone al risarcimento dei danni ed all’esclusione dalla società ma è
tuttavia derogabile con il consenso di tutti gli altri soci.
La nozione di capitale sociale è però assente nella disciplina della SS e nessuna norma è dettata per garantire che il
patrimonio netto della società presenti un’eccedenza pari ad almeno la cifra del capitale sociale, ossia al valore
attribuito all’inizio ai conferimenti e non è neppure richiesta la valutazione iniziale dei conferimenti; ciò si spiega col
fatto che la SS non è obbligata alla tenuta delle scritture contabili ed alla redazione annuale del bilancio.
Per le SNC è invece dettata una disciplina seppur frammentata:
- L’atto costitutivo deve indicare il valore attribuito e il modo di valutazione dei conferimenti dei soci
- Non è dettata alcuna disciplina per la valutazione dei conferimenti diversi dal denaro che viene rimessa alle parti
- È argomento di dispute l’obbligo di sottoporre a valutazione ed imputare a capitale tutti i conferimenti oppure
solo i conferimenti di capitale che attribuiscono il diritto al loro rimborso allo scioglimento della società e non i
conferimenti di patrimonio come i conferimenti d’opera che non attribuiscono tale diritto.
Queste lacune normative portano alla corretta applicazione delle due sole norme dettate a tutela dell’integrità del
capitale sociale:
- L’art. 2303 vieta la ripartizione tra i soci di utili non realmente conseguiti, cioè di somme che non corrispondono
ad un’eccedenza del patrimonio netto rispetto al capitale sociale nominale, e la vieta fino a che il capitale sociale
non sia reintegrato o ridotto in misura corrispondente di un eventuale perdita del capitale sociale
- L’art. 2306 vieta agli amministratori di rimborsare ai soci i conferimenti eseguiti o di liberarli dall’obbligo di ulteriori
versamenti in assenza di una specifica delibera di riduzione del capitale sociale conseguente a modifica dell’atto
costitutivo soggetta ad iscrizione nel registro delle imprese.
La riduzione del capitale sociale può pregiudicare i creditori sociali ai quali è quindi riconosciuto il diritto di opporsi, la
delibera di riduzione è infatti eseguita solo dopo il decorso di tre mesi dall’iscrizione e a condizione che entro tale
termine nessuno dei creditori sociali si sia opposto; nonostante l’opposizione, il tribunale può però disporre che la
riduzione abbia ugualmente luogo se la società presta un’idonea garanzia a favore dei creditori opponenti.
12. La partecipazione dei soci agli utili e alle perdite.
Tutti i soci hanno diritto a partecipare agli utili e partecipano alle perdite della gestione sociale, la determinazione
della parte spettante a ciascuno è tuttavia libera e non è necessario che sia proporzionale ai conferimenti; il solo limite
è rappresentato dal divieto di patto leonino, ossia il patto con il quale uno o più soci sono esclusi da ogni partecipazione
agli utili o alle perdite, e dall’impiego di criteri di ripartizione o di patti parasociali privi di una giustificazione fra le parti
che determinano la sostanziale esclusione di uno o più soci dalla partecipazione agli utili o alle perdite.

Appunti di Gabriele Longo 15


Per l’art. 2265 è nullo il patto leonino con la conseguenza che verranno applicati i criteri legati alla ripartizione degli
utili e delle perdite previsti per l’ipotesi in cui l’atto costitutivo nulla disponga al riguardo:
- le parti spettanti ai soci nei guadagni e nelle perdite si presumono proporzionali ai conferimenti
- se non è stato determinato neppure il valore dei conferimenti le parti si presumono uguali
- se è stata determinata la quota di partecipazione ai guadagni verrà impiegata anche per le perdite e viceversa
- se non è determinata la parte spettante al socio d’opera verrà determinata dal giudice secondo equità
- la determinazione della parte può essere demandata ad un terzo che opererà come arbitratore.
Il diritto agli utili del socio di una SS nasce con l’approvazione del rendiconto che deve essere predisposto dagli
amministratori al termine di ogni anno salvo che il contratto stabilisca un termine diverso.
Nelle SNC tale norma va coordinata con l’obbligo di tenuta delle scritture contabili, il documento destinato
all’accertamento degli utili e delle perdite è quindi un vero e proprio bilancio di esercizio redatto con l’osservanza dei
criteri stabiliti per il bilancio della SPA. Il bilancio deve essere predisposto dagli amministratori e l’approvazione
compete a tutti i soci, anche se il dato legislativo niente dispone in merito portando a dispute.
È invece certezza che l’approvazione del bilancio/rendiconto costituisce, a differenza delle società di capitali,
condizione sufficiente perché ciascun socio possa pretendere l’assegnazione della sua parte di utili e ciò risulta dall’art.
2262, nelle società di persone quindi la maggioranza dei soci non può legittimamente deliberare la non distribuzione
degli utili accertati e il conseguente autofinanziamento in quanto sarà necessario il consenso di tutti i soci.
Di ripartizione periodica non si può parlare per le perdite che incidono direttamente sul valore della partecipazione,
con la conseguenza che in sede di liquidazione il socio si vedrà rimborsare una somma inferiore al valore originario del
capitale conferito, prima dello scioglimento hanno quindi un rilevo solo indiretto dato che solo all’atto dello
scioglimento i liquidatori possono chiedere ai soci illimitatamente responsabili le somme necessarie per il pagamento
dei debiti sociali in proporzione della parte di ciascuno nelle perdite.
13. La responsabilità dei soci per le obbligazioni sociali.
Nella SS e nella SNC delle obbligazioni sociali risponde la società col proprio patrimonio, che costituisce la garanzia
primaria di quanti concedono credito alla società ma non esclusiva dato che per le obbligazioni sociali rispondono
personalmente e illimitatamente anche i singoli soci. La disciplina a riguardo non è coincidente nei due tipi di società:
- Nella SS la responsabilità personale è parzialmente derogabile: l’art. 2267 dispone che personalmente e
solidalmente rispondono i soci che hanno agito in nome e per conto della società e, salvo patto contrario, gli altri
soci; per i soci non investiti del potere di rappresentanza la responsabilità personale può quindi essere esclusa o
limitata da un apposito patto sociale, patto opponibile ai terzi solo se portato a loro conoscenza con mezzi idonei.
- Nella SNC la responsabilità illimitata e solidale di tutti i soci è inderogabile e l’eventuale patto contrario non ha
effetto nei confronti dei terzi.
In entrambi i casi chi entra a far parte di una società già costituita risponde con gli altri soci per le obbligazioni sociali
anteriori all’acquisto della qualità di socio, inoltre lo scioglimento del rapporto sociale per morte, recesso, esclusione
o cessione della quota non fa venir meno la responsabilità personale del socio per le obbligazioni anteriori al verificarsi
di tali eventi; è necessario però che l’uscita del socio sia comunicata, altrimenti non è opponibile ai terzi che hanno
fatto affidamento sulla persistente qualità di socio, l’ex socio in questo caso risponderà anche per le obbligazioni sorte
dopo lo scioglimento del rapporto sociale.
La norma dettata in tema di SS è applicabile anche alla SNC irregolare ma non in quella regolare perché l’opponibilità
resta soggetta al regime di pubblicità legale delle modifiche dell’atto costitutivo; dall’iscrizione dello scioglimento del
rapporto decorre inoltre il termine annuale entro cui l’ex socio può essere dichiarato fallito a seguito del fallimento
della società.
14. Responsabilità della società e responsabilità dei soci.
Le due responsabilità non sono sullo stesso piano: i soci sono responsabili in solido tra loro ma non sono responsabili
in via sussidiaria rispetto alla società in quanto godono del beneficio di preventiva escussione del patrimonio sociale,
i creditori sociali sono quindi tenuti a tentare di soddisfarsi sul patrimonio della società prima di poter aggredire il
patrimonio personale dei soci.
Il beneficio di escussione opera però diversamente nella SS e nella SNC irregolare rispetto alla SNC regolare:
- Nella SS il creditore sociale può rivolgersi direttamente al singolo socio illimitatamente responsabile il quale
invocherà la preventiva escussione del patrimonio sociale indicando i beni sui quali il creditore possa agevolmente
soddisfarsi, il beneficio di escussione opera quindi in via d’eccezione ed il socio sarà tenuto a pagare se non prova
che nel patrimonio sociale esistono beni sufficienti e prontamente aggredibili dal creditore. Questa disciplina è
ispirata dal fatto che non essendoci un bilancio d’esercizio, i creditori non possono disporre di informazioni circa
il patrimonio sociale e ciò spiega perché viene applica alla SNC irregolare, ferma restando però la responsabilità
solidale ed illimitata di tutti i soci
Appunti di Gabriele Longo 16
- Nella SNC regolare il beneficio di escussione è più intenso poiché opera automaticamente: i creditori sociali non
possono pretendere il pagamento dai singoli soci se non dopo l’escussione del patrimonio sociale; tuttavia non è
necessaria quando circostanze oggettive dimostrano con certezza l’inutilità dell’azione, ad esempio se l’azione
esecutiva è stata tentata senza risultato da altro creditore senza che nel frattempo siano mutate le condizioni
patrimoniali della società.
Il creditore sociale potrà chiedere a ciascun socio il pagamento integrale del credito dato che i soci sono obbligati in
solido tra loro, il socio che ha pagato potrà poi esercitare azione di regresso verso gli altri soci secondo la misura della
partecipazione di ciascuno nelle perdite. Ancor prima potrà e dovrà agire in regresso verso la società stessa per l’intero
debito dato che sul piano formale è la società il debitore principale, mentre i soci sono garanti delle obbligazioni sociali.
È frequente nella pratica che i creditori sociali più forti si facciano rilasciare dai soci specifiche garanzie personali per
sottrarsi alle lungaggini della preventiva escussione del patrimonio sociale in caso di inadempimento, col rilascio di tali
garanzie (avalli o fideiussioni) si ha una duplicazione dei titoli di responsabilità con il vantaggio per il creditore di poter
aggredire direttamente il patrimonio del socio garante; è questo vantaggio del creditore che garantisce la validità di
questa operazione.
15. I creditori personali del socio.
Il creditore personale del socio non può in alcun caso aggredire direttamente il patrimonio sociale né della SS né della
SNC per soddisfarsi; inoltre se è debitore della società non può compensarlo con il credito personale che vanta verso
il socio e viceversa. Il creditore personale non è però sprovvisto di tutela, sia nella SS che nella SNC infatti può:
- Far valere i suoi diritti sugli utili spettanti al socio suo debitore
- Compiere atti conservativi sulla quota allo stesso spettante nella liquidazione della società, ad esempio può
procedere a sequestro conservativo da attuarsi nella forma del sequestro presso terzi.
Nella SS e nella SNC irregolare il creditore personale del socio può inoltre chiedere anche la liquidazione della quota
del suo debitore, provando però che gli altri beni del debitore siano insufficienti a soddisfare i suoi crediti. Questa
richiesta opera come causa di esclusione di diritto del socio, il creditore quindi non si soddisfa sul patrimonio sociale
ma la società versa una somma di denaro corrispondente al valore della quota al momento della domanda. La quota
deve essere liquidata entro tre mesi dalla domanda, salvo che si deliberato lo scioglimento anticipato della società che
porta il creditore a dover aspettare il compimento della liquidazione della società per soddisfarsi sulla quota di
liquidazione spettante al suo debitore.
Nella SNC regolare invece il creditore personale del socio finché dura la società non può chiedere la liquidazione della
quota del socio debitore neppure se prova che gli altri beni dello stesso siano insufficienti a soddisfarlo. Tale regola
vale fino alla scadenza fissata dall’atto costitutivo la quale può essere prorogata dai soci, ma non pregiudicando i
creditori personali dei soci. A riguardo l’art. 2307 distingue due ipotesi:
- Se la proroga è espressa ed iscritta nel registro delle imprese, il creditore personale può opporsi entro tre mesi
dall’iscrizione della proroga; se l’opposizione è accolta la società deve erogare la quota di liquidazione entro tre
mesi dalla notifica della sentenza di accoglimento dell’opposizione
- Se la proroga è tacita, l’attività è cioè continuata con il consenso di tutti i soci, il creditore personale potrà chiedere
in ogni tempo la liquidazione della quota dimostrando l’insufficienza degli altri beni del socio debitore.
C. L’ATTIVITÀ SOCIALE
16. Modello legale e modelli statutari.
La disciplina dell’attività sociale della SS e della SNC è scarna e lascia molto spazio all’autonomia negoziale, il legislatore
prevede un modello di organizzazione fondato sulla distinzione amministrazione-modifiche dell’atto costitutivo basato
sui seguenti principi:
- Ogni socio illimitatamente responsabile è investito del potere di amministrazione e di rappresentanza della società
- È per contro necessario il consenso di tutti i soci per le modifiche del contratto sociale
Questo modello non ha carattere rigido: i principi enunciati hanno carattere dispositivo e trovano applicazione solo se
i soci non hanno diversamente disposto nell’atto costitutivo, i soci sono liberi quindi di modellare il funzionamento
della società nel modo che ritengono più opportuno in quanto di regola rischiano anche il proprio patrimonio
personale. Il quadro legislativo pone due problemi di fondo all’interprete:
- Individuare gli eventuali limiti che i soci incontrano nel modellare a loro piacimento la struttura organizzativa
- Colmare i non pochi silenzi del legislatore in materia e il silenzio quasi totale in merito alle regole procedimentali
da osservare nella formazione della volontà di gruppo quanto trova applicazione il principio maggioritario
17. L’amministrazione della società.
L’amministrazione è l’attività di gestione dell’impresa sociale che consiste nel compiere tutti gli atti che rientrano
nell’oggetto sociale; secondo il modello legale ogni socio illimitatamente responsabile è amministratore della società
(art. 2257), l’atto costitutivo può tuttavia prevedere che l’amministrazione sia riservata solo ad alcuni soci.
Appunti di Gabriele Longo 17
Quando l’amministrazione della società spetta a più soci ed il contratto sociale nulla dispone in merito, trova
applicazione il modello legale dell’amministrazione disgiuntiva (art. 2257) dove ciascun socio amministratore è
investito del potere di intraprendere da solo tutte le operazioni che rientrano nell’oggetto sociale, senza essere tenuto
a chiedere il consenso degli altri soci amministratori o ad informarli preventivamente.
Questo potere di iniziativa individuale è tuttavia ridotto dal diritto di opposizione riconosciuto a ciascuno degli altri
soci amministratori che deve essere esercitato prima che l’operazione sia stata compiuta e paralizza il potere decisorio
dell’amministratore in ordine all’operazione contestata. Il conflitto che si pone in essere viene risolto dalla
maggioranza dei soci determinata secondo la parte attribuita a ciascun socio negli utili (maggioranza per quote di
interesse e non per teste). In alternativa la decisione sul contrasto può essere presa da terzi in qualità di arbitratori.
L’amministrazione disgiuntiva offre rapidità di decisione ma espone a rischi per l’eccessiva autonomia dei singoli
amministratori, il legislatore perciò affianca a questa l’amministrazione congiuntiva che deve essere espressamente
convenuta dai soci nell’atto costitutivo, dato che nel silenzio la regola è l’amministrazione disgiuntiva.
Con l’amministrazione congiuntiva è necessario il consenso di tutti i soci amministratori per il compimento delle
operazioni sociali, ma si può prevedere che per determinati atti sia necessario il consenso della maggioranza per quote
di interesse degli amministratori. Tuttavia questa maggiore rigidità viene ridotta dal riconoscimento ai singoli
amministratori del potere di agire individualmente quando vi sia urgenza di evitare un danno alla società.
I due tipi di amministrazione possono essere anche combinati e quindi a seconda dell’operazione può essere prevista
l’amministrazione disgiuntiva, quella congiuntiva a maggioranza o il consenso di tutti gli amministratori.
18. Amministrazione e rappresentanza.
Stando all’art. 2266 gli amministratori godono del potere di rappresentanza, detto anche potere di firma, della società
ossia il potere di agire nei confronti dei terzi in nome della società, riguarda quindi l’attività amministrativa esterna e
si distingue dal potere di gestione che riguarda l’attività amministrativa interna.
Secondo il modello legale la rappresentanza spetta a ciascun socio amministratore, disgiuntamente o congiuntamente:
- Nell’amministrazione disgiunta ogni amministratore può stipulare da solo atti in nome della società
- Nell’amministrazione congiunta tutti i soci amministratori devono partecipare alla stipulazione dell’atto
Sempre secondo il modello legale, sia il potere di gestione sia il potere di rappresentanza si estendono a tutti gli atti
che rientrano nell’oggetto sociale, senza distinzione tra atti di ordinaria e di straordinaria amministrazione.
Inoltre la rappresentanza non è solo sostanziale ma anche processuale: la società può agire e può essere convenuta in
giudizio in persona dei soci amministratori che ne hanno la rappresentanza.
L’atto costitutivo può tuttavia prevedere una diversa regolamentazione del potere di gestione e di rappresentanza:
- Può riservare la rappresentanza legale della società solo ad alcuni amministratori, dando così luogo ad una
dissociazione soggettiva tra potere di gestione e di rappresentanza
- Può stabilire per la rappresentanza modalità di esercizio diverse da quelle che valgono per il potere di gestione
- Può limitare l’estensione del potere di rappresentanza del singolo amministratore, prevedendo la firma disgiunta
per atti che non superano un dato importo e la firma congiunta per quelli di ammontare superiore
La previsione di limitazioni al potere di firma solleva il problema dell’opponibilità ai terzi:
- Nella SNC regolare il problema è risolto con la pubblicità legale in quanto le limitazioni non sono opponibili ai terzi
se non iscritte nel registro delle imprese o se non si provi che i terzi ne hanno avuto effettiva conoscenza
- Nella SNC irregolare l’omessa registrazione si ritorce contro i soci essendo tutelato l’affidamento dei terzi sulla
corrispondenza della situazione di fatto al modello legale di rappresentanza, infatti si presume che ogni socio che
agisce per la società abbia la rappresentanza sociale anche in giudizio; i patti modificativi non sono quindi
opponibili ai terzi a meno che non si provi che il terzo ne fosse a conoscenza
- Nella SS per la mancanza all’epoca di un regime di pubblicità legale, la norma rinvia alla disciplina di diritto comune
con la necessità di distinguere tra limitazioni originarie e successive o di estinzione del potere di rappresentanza:
1) Le limitazioni originarie sono sempre opponibili ai terzi pertanto è necessario accertare se il socio che agisce
in nome della società ha effettivamente il potere di rappresentanza
2) Le limitazioni successive o l’estinzione del potere di firma devono invece essere portate a conoscenza dei terzi
con mezzi idonei ed in mancanza sono loro opponibili solo se la società prova che le conoscevano.
Con la recente previsione del regime di pubblicità legale si può applicare anche per le SS esercenti attività agricola la
disciplina dettata per le SNC.
19. I soci amministratori.
L’atto costitutivo può riservare l’amministrazione solo ad alcuni soci dando luogo alla distinzione tra soci
amministratori e non, in tal caso i soci investiti dell’amministrazione possono essere nominati direttamente nell’atto
costitutivo e in esso si può anche stabilire che gli amministratori saranno nominati dai soci con atto separato. La
distinzione tra amministratori nominati nell’atto costitutivo o con atto separato rileva ai fini della revoca di tali facoltà:

Appunti di Gabriele Longo 18


- La revoca dell’amministratore nominato dal contratto sociale comporta una modifica di quest’ultimo, deve essere
perciò decisa dagli altri soci all’unanimità se non è convenuto diversamente. Inoltre è stabilito che la revoca non
ha effetto se non ricorre una giusta causa, l’amministratore revocato può perciò chiedere all’autorità giudiziaria
che sia accertata l’inesistenza di una giusta causa, con conseguente diritto ad essere reintegrato.
- L’amministratore nominato per atto separato è revocabile secondo le norme del mandato, è quindi revocabile se
non ricorre una giusta causa, salvo il diritto al risarcimento dei danni. È inoltre stabilito che la revoca per giusta
causa può in ogni caso essere chiesta giudizialmente da ciascun socio anche quando l’atto costitutivo nulla
disponga in merito all’amministrazione.
La qualità di amministratore va tenuta distinta dalla qualità di socio poiché il rapporto di amministrazione è fonte di
diritti, doveri, obblighi e responsabilità diversi e distinti da quelli che competono alla figura del socio.
I diritti e gli obblighi degli amministratori sono regolati dalle norme sul mandato, non bisogna però confondere il
rapporto di amministrazione con quello di mandato in quanto i poteri e i doveri degli amministratori sono più ampi
ma comunque non identificabili con quelli dell’imprenditore.
L’amministratore è investito del potere di compiere tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale, non opera quindi il
limite degli atti di ordinaria amministrazione posto per il mandato generale; dai poteri restano però esclusi gli atti che
comportano la modifica del contratto sociale e ciò basta per escludere che gli amministratori dispongano dei poteri
corrispondenti a quelli degli imprenditori.
Numerosi sono i doveri specifici che incombono sugli amministratori e in particolare nella SNC devono tenere le
scritture contabili, redigere il bilancio d’esercizio e provvedere agli adempimenti pubblicitari connessi all’iscrizione nel
registro delle imprese; specifiche sanzioni sono previste anche in caso di fallimento della società.
I numerosi obblighi imposti dalla legge o dall’atto costitutivo sono sintetizzabili nel dovere generale di amministrare
la società con la diligenza del mandatario, gli amministratori sono poi solidalmente responsabili verso la società con il
conseguente obbligo di risarcire i danni alla stessa arrecati. Nel contempo, pur nel silenzio del dato legislativo, è da
ritenersi che gli amministratori incorrano in responsabilità anche nei confronti dei singoli soci per i danni ad essi
arrecati in via diretta ed immediata.
Il mandato si presume oneroso, i soci amministratori avranno perciò diritto al compenso per la loro attività; la
presunzione di onerosità perde di significato quando:
- Quanto tutti i soci sono amministratori
- Quando risulti che dell’attività amministrativa si è già tenuto conto nell’atto costitutivo con il riconoscimento di
una più elevata partecipazione agli utili
- Quando l’esercizio dell’amministrazione sia oggetto di conferimento da parte del socio d’opera
20. I soci non amministratori.
Quando l’amministrazione è riservata ad alcuni soci, il legislatore riconosce ai soci esclusi dall’amministrazione poteri:
- Diritto di avere sugli amministratori notizie dello svolgimento degli affari sociali
- Diritto di consultare i documenti relativi all’amministrazione ossia di tutte le scritture contabili
- Diritto di ottenere il rendiconto degli affari sociali quando gli affari per cui fu costituita la società sono stati
compiuti
I singoli soci non possono impartire direttive vincolanti ai soci amministratori in merito alla condotta degli affari sociali
poiché il diritto di opposizione spetta solo ai soci amministratori; ciò però non significa che tale potere non spetti in
alcun caso al gruppo dei soci non amministratori: non hanno il potere di revocare a piacere l’amministratore ma
potranno pretendere da egli (a maggioranza o all’unanimità) comportamenti positivi ed impartirgli direttive vincolanti
sulla gestione che lo esonerano da responsabilità verso la società.
21. Il problema dell’amministratore estraneo.
È possibile che i soci affidino l’amministrazione della società ad un non socio? Per le SAS la soluzione negativa è
enunciata con chiarezza dal legislatore; per le SNC l’ostacolo alla soluzione permissiva nella SS, ossia il pericolo che la
nomina di un amministratore estraneo costituisca espediente per eludere il principio della responsabilità personale
ed illimitata dei soci per le obbligazioni sociali, non ha ragione di porsi in quanto, diversamente che nella SS, tutti i soci
sono sempre e comunque responsabili personalmente nei confronti dei creditori sociali a prescindere che siano o
meno amministratori; la posizione dei terzi creditori non è quindi compromessa e comunque non esiste un principio
che obblighi i soci ad amministrare direttamente.
Il terzo amministratore gestisce la società nell’interesse esclusivo dei soci, quindi è revocabile anche se designato
dall’atto costitutivo ed è tenuto a rispettare le direttive che provengono dai soci; la sua posizione è dunque assimilabile
a quella di un mandatario generale o di un institore ma con poteri estesi al compimento di tutti gli atti che rientrano
nell’oggetto sociale.

Appunti di Gabriele Longo 19


22. Il divieto di concorrenza.
Nella SNC, ma non nella SS, i soci hanno l’obbligo di non esercitare per conto proprio o altrui un’attività concorrente
con quella della società e di non partecipare come socio illimitatamente responsabile ad altra società concorrente;
questo obbligo, dettato dall’art. 2301, tende a proteggere la società dal danno che deriverebbe dall’attività
concorrenziale diretta o indiretta del socio, vietando ad esempio l’assunzione della qualità di amministratore in società
di capitali concorrente o di direttore generale di altra impresa concorrente.
Il divieto però non impedisce di partecipare come socio limitatamente responsabile in altra società concorrente di
persone o capitali e nemmeno lo svolgimento di altra o della medesima attività in contesti in cui si esclude l’esistenza
di un rapporto concorrenziale, inoltre non ha carattere assoluto poiché può essere rimosso dagli altri soci e il consenso
si presume se la situazione concorrenziale preesisteva al contratto sociale e gli altri soci ne erano a conoscenza.
La violazione del divieto espone il socio al risarcimento dei danni nei confronti della società e legittima gli altri soci a
deciderne l’esclusione.
23. Le modifiche dell’atto costitutivo.
Nella SS e nella SNC il contratto sociale può essere modificato soltanto con il consenso di tutti i soci, se non è convenuto
diversamente (art. 2252), è quindi tutelato l’interesse del socio al mantenimento delle basi organizzative
originariamente convenute.
Tra le modifiche rientrano anche i mutamenti della compagine sociale: è necessario quindi il consenso di tutti i soci
per il trasferimento della quota sociale sia tra vivi che a causa di morte, in mancanza il trasferimento sarà improduttivo
di effetti per la società e gli altri soci; il consenso al trasferimento della quota può essere però dato in via preventiva o
risultare da comportamenti concludenti quando gli altri soci consentono all’acquirente o all’erede l’esercizio dei diritti.
Nelle SNC le modifiche dell’atto costitutivo sono soggette a pubblicità legale e finché non sono iscritte non sono
opponibili ai terzi, nella SNC irregolare e nella SS devono essere invece portate a conoscenza dei terzi con mezzi idonei
e non sono opponibili a coloro che le abbiano ignorate senza colpa, tuttavia per le SS la recente previsione
dell’iscrizione nel registro delle imprese porta a ritenere oggi operante la disciplina delle SNC.
La regola per le modifiche dell’atto costitutivo è l’unanimità, ma è frequente nella pratica la clausola che prevede la
modificabilità a maggioranza però con interpretazione restrittiva: la maggioranza non può modificare le basi essenziali
della società e quindi ad esempio mutare radicalmente l’oggetto sociale per impedire possibili abusi di maggioranza.
Tuttavia ciò non è condivisibile e viene rafforzato dalla riforma del diritto societario del 2003 con la quale si è disposto
che, salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo, le decisioni riguardanti la trasformazione in società di capitali, la
fusione e la scissione sono approvate nella società di persone a maggioranza calcolata secondo le quote di
partecipazione agli utili, salvo il diritto di recesso del socio non consenziente. Non esiste quindi un principio in forza
del quale le basi essenziali di una società di persone non possono essere modificate senza il consenso di ciascun socio,
ma non significa però che i poteri modificativi della maggioranza siano senza limiti in quanto deve trovare applicazione
l’obbligo di esecuzione del contratto secondo buona fede e il rispetto della parità di trattamento tra i soci.
24. Metodo collegiale e principio maggioritario.
Il principio maggioritario è enunciato per la soluzione dei conflitti tra soci amministratori in regime di amministrazione
disgiunta: sull’opposizione decide la maggioranza per quote di interesse e sull’esclusione di un socio decide la
maggioranza per teste.
Nella disciplina delle società di persone sono presenti numerose norme che prevedono una decisione tra soci, ma non
specificano se debba essere adottata all’unanimità o a maggioranza; entrambe le tesi sono sostenute dal codice civile,
in particolare negli articoli 2252 per l’unanimità e 2257 per la maggioranza per quote, e sono due regole distinte con
autonomo campo di applicazione a seconda che la decisione riguardi:
- La struttura organizzativa per la quale è necessaria il consenso di tutti i soci
- La gestione della società per la quale è sufficiente la maggioranza per quote di interesse
Tali conclusioni non perdono di validità con l’introduzione della riforma del diritto societario del 2003 che ha esteso la
regola della maggioranza per le decisioni riguardanti la trasformazione in società di capitali, la fusione e la scissione,
poiché la deroga al principio dell’unanimità per operazioni che toccano la struttura organizzativa è ritenuta di interesse
generale per agevolare le concentrazioni, la riorganizzazione delle imprese societarie e il passaggio alle più evolute
forme organizzative delle società di capitali.
Altro problema lasciato in sospeso dalla sintetica disciplina delle società di persone è quello se le delibere sociali
debbano essere adottate osservando il metodo collegiale o assembleare. La dottrina prevalente è dell’opinione che il
metodo assembleare sia superfluo nelle società di persone e quindi per le decisioni all’unanimità basterebbe l’accordo
di tutti i soci comunque raggiunto, mentre per quelle a maggioranza non sarebbe neppure necessario consultare tutti
i soci, dunque le decisioni potrebbero essere prese dalla maggioranza anche all’insaputa dei soci di minoranza; a
sostegno si invoca l’assenza di personalità giuridica e l’esigenza di rapidità ed elasticità delle decisioni.

Appunti di Gabriele Longo 20


Tuttavia c’è una minoranza che si oppone a tale metodo di ragionare sottolineando che il metodo assembleare
consente decisioni più ponderate attraverso il confronto delle diverse opinioni ed il concorso di tutti i soci nella
valutazione dell’interesse comune.
La riforma del 2003 ha apportato novità per le società di capitali che non possono essere ignorate nell’interpretare la
disciplina delle società di persone, in particolare nella SRL il metodo collegiale non è più inderogabile dato che l’atto
costitutivo ne può escludere l’impiego a favore di procedimenti decisionali più semplici salvo per alcune decisioni di
particolare rilievo e la nuova disciplina della SRL si basa su due principi fondamentali:
- In mancanza di diversa disposizione dall’atto costitutivo le delibere dei soci vanno adottate con metodo collegiale
- Ciascun socio ha diritto di partecipare alle decisioni anche assunte senza metodo collegiale, quindi non è
consentito alla maggioranza decidere all’insaputa della minoranza
È difficile sostenere che per una società di persone debbano valere regole procedimentali più rigorose di quelle
previste per una società di capitali. In ogni caso si può ritenere che anche nelle società di persone i soci sono tenuti a
rispettare un basico metodo assembleare e che tale regola sia inderogabile per le decisioni a maggioranza di maggior
rilievo che riguardano le modifiche dell’atto costitutivo, il compimento di operazioni che modificano l’oggetto sociale
o implicano una rilevante modifica dei diritti dei soci; c’è però da considerare che l’assenza di specifiche sanzioni fa
pensare che la violazione del metodo assembleare non determini l’invalidità delle decisioni adottate, probabilmente
perché gli abusi procedimentali nelle società di persone non pregiudicano i terzi che entrano in contatto con la società,
ma danno luogo solo a rimedi di carattere interno (risarcimento dei danni, possibile esclusione dalla società).
D. SCIOGLIMENTO DEL SINGOLO RAPPORTO SOCIALE
25. Scioglimento del singolo rapporto e scioglimento della società.
Il singolo socio può cessare di far parte della società per morte, recesso o esclusione; il principio ispiratore è la
conservazione dell’ente societario e quindi il venir meno di uno o più soci non determina lo scioglimento della società.
Sono invece i soci superstiti a decidere se porre fine alla società o continuarla e il principio di conservazione opera
anche se resta un solo socio, il quale ha tempo 6 mesi per decidere se associare a sé altre persone e continuare la
società oppure porvi fine.
26. La morte del socio.
La morte del socio produce lo scioglimento del rapporto tra tale socio e la società, con il conseguente obbligo per i soci
superstiti di liquidare la quota del socio defunto ai suoi eredi nel termine di 6 mesi, i soci non sono quindi tenuti a
subire il subingresso in società degli eredi del defunto; ma l’art. 2284 concede ai soci superstiti altre due possibilità:
- Possono decidere lo scioglimento anticipato della società: gli eredi non hanno più diritto alla liquidazione della
quota nel termine dei 6 mesi ma devono attendere la conclusione delle operazioni di liquidazione della società per
partecipare con i soci superstiti alla divisione dell’attivo che residua dopo l’estinzione dei debiti sociali.
- Possono decidere di continuare la società con gli eredi del socio defunto, ma è necessario sia il consenso di tutti i
soci sia il consenso degli eredi, in tal modo sia ha una divisione della partecipazione sociale tra gli eredi che
diventano soci in proporzione alla quota ereditata, salvo diverso accordo.
L’art. 2284 lascia ai soci libertà di predeterminare le conseguenze della morte di uno di essi tramite clausole:
- La clausola di consolidazione: stabilisce che la quota del socio defunto viene acquisita dai soci e agli eredi viene
liquidato solo il valore della stessa
- La clausola di continuazione con gli eredi: i soci manifestano in via preventiva il consenso al trasferimento della
quota, precludendo la liquidazione della quota e lo scioglimento della società. Si suddividono a loro volta in:
 Clausola di continuazione facoltativa: vincola solo i soci superstiti mentre gli eredi sono liberi di scegliere se
aderire alla società o richiedere la liquidazione della quota
 Clausola di continuazione obbligatoria: prevede anche l’obbligo degli eredi di entrare in società con la
conseguenza che saranno tenuti a risarcire i danni ai soci superstiti se non dovessero prestare il proprio
consenso, consenso che resta necessario per l’acquisto della qualità di socio
 Clausola di successione: prevede l’automatico subingresso degli eredi in società per effetto dell’accettazione
dell’eredità.
Questi ultimi due tipi limitano la libertà di decisione degli eredi e parte della dottrina ne riconoscono tuttavia la validità,
dato che l’erede può sempre evitare l’ingresso rifiutandosi di accettare l’eredità o può limitare la sua esposizione
personale per le obbligazioni anteriori accettando con beneficio di inventario; altra parte della dottrina invece ritiene
che tali clausole siano nulle perché in contrasto col divieto di patti successori e col principio che non si può diventare
soci a responsabilità illimitata senza il proprio consenso.

Appunti di Gabriele Longo 21


27. Il recesso.
Il recesso è lo scioglimento del rapporto sociale per volontà del socio (art. 2285). Se la società è a tempo indeterminato
ogni socio può recedere liberamente, ma deve essere comunicato ai soci con un preavviso di almeno tre mesi e diventa
produttivo di effetti solo dopo che sia decorso tale termine.
La proroga tacita dalla SNC costituisce applicazione della regola, dato che rende incerta la durata della società.
Se la società è a tempo determinato, il recesso è ammesso per legge solo se sussiste una giusta causa, cioè quando
costituisce una reazione ad un illegittimo comportamento degli altri soci che incrina la reciproca fiducia; anche in
questo caso deve essere portata a conoscenza degli altri soci, ma ha effetto immediato. Se la società è a tempo
indeterminato invece il socio che recede per giusta causa non è tenuto ad attendere il decorso dei 3 mesi.
Il contratto sociale può prevedere altre ipotesi di recesso oltre a quelle stabilite per legge, ma non può privare il socio
della facoltà di recedere nelle ipotesi legislativamente previste.
28. L’esclusione.
In alcuni casi ha luogo di diritto (art. 2288) mentre in altri è facoltativa, cioè rimessa alla decisione degli altri soci (art.
2286). È escluso di diritto:
- Il socio che sia dichiarato fallito, ovviamente non per il fallimento conseguente al fallimento della società:
l’esclusione opera dal giorno stesso della dichiarazione di fallimento
- Il socio il cui creditore personale abbia ottenuto la liquidazione della quota: il socio cessa di far parte della società
solo quando la liquidazione della quota sia effettivamente avvenuta.
I fatti che legittimano la società a deliberare l’esclusione del socio possono essere raggruppati in:
- Gravi inadempienze degli obblighi che derivano dalla legge o dal contratto sociale: mancata esecuzione dei
conferimenti promessi, violazione del divieto di concorrenza o anche il sistematico comportamento ostruzionistico
del socio che mette in pericolo la sopravvivenza della società come la sistematica ed ingiustificata opposizione ad
ogni operazione sociale quando ciò paralizza l’attività della società; quest’ultima deriva dall’obbligo di esecuzione
secondo buona fede e non da presunti obblighi di collaborazione non presenti nei dati giuridici
- Interdizione, inabilitazione o condanna del socio per una pena che comporti l’interdizione anche temporanea dai
pubblici uffici: elementi che possono creare discredito della società o dar luogo alla partecipazione di terzi come il
tutore o il curatore non graditi nell’amministrazione.
- Sopravvenuta impossibilità di esecuzione del conferimento per causa non imputabile agli amministratori:
perimento della cosa che il socio si era obbligato a conferire in proprietà prima che la proprietà sia stata acquistata
dalla società, perimento della cosa conferita in godimento per causa non imputabile agli amministratori,
sopravvenuta inidoneità del socio d’opera a svolgere l’opera conferita.
L’esclusione è deliberata dalla maggioranza per teste dei soci, escludendo dal numero il socio da escludere; la delibera
deve essere comunicata al socio escluso e ha effetto decorsi 30 giorni dalla data di comunicazione, entro tale termine
il socio può fare opposizione al tribunale che può sospendere l’esecuzione della delibera, permettendo al socio il
reintegro nella società con effetto retroattivo e quindi partecipa ai risultati dell’attività sociale, oppure non accogliere
l’opposizione con la conseguenza che il socio cessa di far parte della società.
Questo procedimento non è possibile per società di due soci: l’esclusione di uno di essi è pronunciata dal tribunale su
domanda dell’altro e diventa operante nel momento in cui la sentenza sia passata in giudicato; per evitare le lungaggini
del giudizio di opposizione l’atto costitutivo può prevedere che le questioni relative all’esclusione siano deferite alla
decisione di arbitri.
29. La liquidazione della quota.
Quando il rapporto sociale si scioglie, il socio o gli eredi hanno diritto ad una somma di denaro che rappresenti il valore
della quota (art. 2289): non può pretendere la restituzione dei beni conferiti in proprietà né la restituzione dei beni
conferiti in godimento fin quando dura la società. Il valore della quota è determinato in base alla situazione
patrimoniale della società, attribuendo ai beni il loro valore effettivo, nel giorno in cui si verifica lo scioglimento del
rapporto, tenendo presente anche il valore di avviamento dell’azienda sociale e degli utili e delle perdite sulle
operazioni in corso.
Il pagamento della quota spettante al socio deve essere effettuato entro 6 mesi dal giorno in cui si è verificato lo
scioglimento del rapporto e nell’ipotesi di scioglimento su richiesta del creditore personale, entro 3 mesi dalla
richiesta; il socio uscente o gli eredi del socio defunto continuano a rispondere personalmente nei confronti dei terzi
per le obbligazioni sociali sorte fino al giorno in cui si verifica lo scioglimento.
E. SCIOGLIMENTO DELLA SOCIETÀ
30. Le cause di scioglimento.
Le cause di scioglimento della SS valide anche per la SNC sono fissate dall’art. 2272 e sono:

Appunti di Gabriele Longo 22


1. Il decorso del termine fissato nell’atto costitutivo: è possibile la proroga sia espressa che tacita
2. Il conseguimento dell’oggetto sociale o la sopravvenuta impossibilità di conseguirlo: ostacoli al funzionamento
della società che determinano la paralisi assoluta e definitiva dell’attività determinata dall’insanabile discordia tra
i soci, però non imputabile a gravi inadempienze di uno o più soci tali da legittimare gli altri a deliberarne
l’esclusione
3. La volontà di tutti i soci, salvo che l’atto costitutivo non preveda lo scioglimento anticipato della società
4. Il venir meno della pluralità dei soci se nel termine dei 6 mesi non è ricostituita
5. Le altre cause previste dal contratto sociale
Sono poi cause specifiche di scioglimento della SNC il fallimento della stessa ed il provvedimento dell’autorità
governativa con cui si dispone la liquidazione coatta amministrativa della società, liquidazione che però avviene
secondo le regole proprie di tali procedure concorsuali e non secondo la disciplina usuale.
In ogni caso gli effetti dello scioglimento decorrono da quando la causa si è verificata e non da quando è accertata.
31. La società in stato di liquidazione.
Verificatasi una causa di scioglimento la società entra automaticamente in stato di liquidazione ma non si estingue
immediatamente, si deve infatti prima provvedere al soddisfacimento dei creditori sociali e alla distribuzione fra i soci
dell’eventuale residuo attivo. Si producono tuttavia degli effetti funzionali alla realizzazione di tali obiettivi:
- L’attività della società deve tendere alla definizione dei rapporti in corso: i poteri degli amministratori sono limitati
al compimento degli affari urgenti e i liquidatori che ad essi subentrano non possono intraprendere nuove
operazioni e rispondono personalmente e solidalmente per gli affari intrapresi in violazione di tale divieto
- Si avvia il procedimento di liquidazione attraverso la nomina dei liquidatori e sorge il diritto dei soci alla
liquidazione della quota, una volta estinti i debiti sociali; resta fermo l’obbligo ad eseguire i conferimenti ancora
dovuti nei limiti in cui però i fondi disponibili risultano insufficienti per il pagamento dei debiti sociali
- Muta la posizione dei creditori personali dei soci: per potersi rivalere sulla quota di liquidazione devono attendere
l’espletamento della liquidazione della società
- Non muta la posizione dei creditori sociali: dovranno attendere sempre la normale scadenza per essere pagati
Il verificarsi di una causa di scioglimento determina solo le limitazioni dei poteri degli amministratori e liquidatori e
non menoma la capacità giuridica e d’agire della società. La sopravvivenza della società comporta:
- Che i soci potranno autorizzare o ratificare gli atti compiuti dagli amministratori e dai liquidatori, rimuovendo i
limiti legali posti ai loro poteri
- Che lo stato di liquidazione può essere revocato dai soci con il ritorno della società alla normale attività di gestione,
la decisione di revoca dovrà tuttavia essere adottata all’unanimità dato che nelle società di persone il diritto
individuale alla liquidazione della quota non è disponibile senza il consenso di ciascun socio.
32. Il procedimento di liquidazione.
Il procedimento è regolato dagli artt. 2275-2283 e dagli artt. 2309-2312 per le SNC, tale disciplina non è inderogabile
in quanto le modalità possono essere liberamente determinante dai soci nel contratto sociale o al momento dello
scioglimento. Il procedimento inizia con la nomina di uno o più liquidatori e richiede il consenso di tutti i soci se
nell’atto costitutivo non è diversamente previsto, in caso di disaccordo tra i soci i liquidatori sono nominati dal
tribunale; allo stesso modo la revoca dei liquidatori avviene per volontà di tutti i soci o dal tribunale per giusta causa
su domanda di uno o più soci. Nella SNC e oggi per la SS la nomina e la revoca dei liquidatori sono soggette ad iscrizione
nel registro delle imprese, mentre nella SNC irregolare deve essere portata a conoscenza dei terzi con mezzi idonei
per rendere loro opponibile il mutamento nella gestione e nella rappresentanza della società.
Con l’accettazione della nomina dei liquidatori prendono il posto degli amministratori, questi devono consegnare ai
liquidatori i beni e i documenti sociali e presentare loro il bilancio; amministratori e liquidatori devono poi redigere
insieme l’inventario, detto bilancio di apertura della liquidazione, dal quale risulta lo stato attivo e passivo del
patrimonio sociale.
Entrano così in gioco i liquidatori il cui compito è di convertire in denaro i beni, pagare i creditori e ripartire tra i soci
l’eventuale residuo attivo; hanno quindi il potere di compiere tutti gli atti necessari per la liquidazione, ad essi inoltre
compete la rappresentanza legale della società anche in giudizio. Per procedere al pagamento dei creditori sociali i
liquidatori possono chiedere ai soci le somme necessarie nei limiti della rispettiva responsabilità ed in proporzione
della parte di ciascuno nelle perdite.
Sui liquidatori incombe un duplice divieto:
- Non possono intraprendere nuove operazioni che non sono in rapporto di mezzo a fine rispetto all’attività di
liquidazione, se violano tale divieto rispondono personalmente e solidalmente per gli affari intrapresi nei confronti
dei terzi. La società non è vincolata da tali operazioni a meno che i terzi ignorassero lo stato di liquidazione perché
non iscritta nel registro o non portata a loro conoscenza con mezzi idonei

Appunti di Gabriele Longo 23


- Non possono ripartire fra i soci i beni sociali finché i creditori sociali non sono stati pagati o non sono state
accantonate le somme necessarie per pagarli, la violazione del divieto espone i liquidatori a responsabilità civile
nei confronti dei creditori sociali sanzionata anche penalmente.
Gli obblighi e le responsabilità dei liquidatori sono regolati dalle norme stabilite per gli amministratori e saranno tenuti
a redigere il rendiconto/bilancio annuale se la liquidazione si protrae oltre l’anno.
Estinti i debiti sociali si definiscono i rapporti con i soci: i liquidatori devono restituire ai soci i beni conferiti in
godimento nello stato in cui si trovano, se sono deteriorati per causa imputabile agli amministratori avranno diritto al
risarcimento dei danni a carico del patrimonio sociale; il patrimonio viene convertito in denaro e ripartito tra i soci, se
la ripartizione non è stata convenuta tra i soci in natura, in primo luogo per rimborsare il valore nominale dei
conferimenti e in seguito l’eventuale eccedenza è ripartita tra i soci in proporzione della partecipazione di ciascuno
nei guadagni.
Per la SS non è prevista nessuna regola per la chiusura della liquidazione, nelle SNC invece i liquidatori devono redigere:
- il bilancio finale di liquidazione: rendiconto della gestione dei liquidatori che espone le entrate e le uscite
verificatesi e la situazione patrimoniale finale
- il piano di riparto: una proposta di divisione fra i soci dell’attivo residuo
Questi documenti vanno comunicati ai soci mediante raccomandata e si intendono approvati se non sono impugnati
dai soci nel termine di due mesi dalla comunicazione, in caso di impugnazione i liquidatori possono chiedere che le
questioni relative alla liquidazione siano esaminate separatamente da quelle della divisione dato che a queste ultime
i liquidatori possono restare estranei. Con l’approvazione del bilancio i liquidatori sono liberati di fronte ai soci.
33. L’estinzione della società.
Nella SNC irregolare la chiusura del procedimento di liquidazione determina l’estinzione della società, sempre che
siano stati soddisfatti tutti i creditori sociali pena la continuazione della società.
Principi diversi valgono per la SS e la SNC dato che è prescritta la cancellazione della società dal registro delle imprese,
in particolare per le SNC approvato il bilancio finale di liquidazione, i liquidatori devono chiedere la cancellazione della
società dal registro delle imprese e su di essi incombe l’obbligo di depositare le scritture contabili e i documenti che
non spettano ai singoli soci, affinché siano conservati per 10 anni dalla cancellazione della società dal registro.
La cancellazione può anche essere disposta d’ufficio quando si riscontra irreperibilità presso la sede legale, mancato
compimento di atti di gestione per 3 anni consecutivi, mancanza del codice fiscale, mancata ricostituzione della
pluralità dei soci nel termine dei 6 mesi, decorrenza del termine di durata senza proroga tacita.
L’atto formale di cancellazione dal registro è condizione necessaria per l’estinzione della società e da questo momento
la società si estingue anche se i creditori sociali non siano stati soddisfatti; i creditori sociali non sono però senza tutela
in quanto possono agire nei confronti dei soci, che restano personalmente ed illimitatamente responsabili per le
obbligazioni sociali insoddisfatte, o nei confronti dei liquidatori se il mancato pagamento è imputabile a loro colpa.
34. Il fallimento della società estinta.
I creditori della SNC possono chiedere il fallimento della società entro un anno dalla cancellazione della società dal
registro delle imprese, questo è un nuovo diritto introdotto nel 2006. Nonostante sia un punto non pacifico, si deve
ritenere che in base alle nuove regole le società irregolari e i loro soci illimitatamente responsabili possono essere
invece dichiarate fallite senza limiti di tempo dopo la cessazione dell’attività d’impresa dato che manca un atto formale
di cancellazione dal registro. Questa è un’ulteriore conseguenza sfavorevole della mancata iscrizione.
CAPITOLO TERZO – LA SOCIETÀ IN ACCOMANDITA SEMPLICE
1. Nozione e caratteri distintivi.
La società in accomandita semplice (artt. 2313-2324) è una società di persone che si differenzia dalla per la presenza:
- Di soci accomandatari che al pari della SNC rispondono solidalmente ed illimitatamente per le obbligazioni sociali
e ad essi compete esclusivamente l’amministrazione della società
- Di soci accomandanti che rispondono limitatamente alla quota conferita e sono obbligati solo nei confronti della
società ad eseguire i conferimenti promessi, mentre i creditori sociali non hanno azione diretta nei loro confronti.
In ogni caso nonostante le differenze la disciplina della SAS è modellata su quella della SNC.
La SAS consente l’aggregazione di soggetti che intendono gestire personalmente gli affari sociali assumendo
responsabilità illimitata e di soggetti che intendono finanziare l’attività dei primi con rischio e poteri limitati, pur
sempre assumendo la veste di soci. È il solo tipo di società che consente l’esercizio in comune di un’impresa
commerciale con limitazione del rischio e non esposizione al fallimento personale per alcuni soci, proprio per questo
potrebbe prestarsi ad abusi particolarmente gravi per l’ordinato svolgimento della vita economica. Infatti, servendosi
di un accomandatario compiacente e nullatenente, gli accomandanti potrebbero cumulare l’esercizio personale e
diretto del potere di direzione dell’impresa con il beneficio della responsabilità limitata.
Appunti di Gabriele Longo 24
La disciplina delle SAS si basa sull’obiettivo di trovare un equilibrio tra:
- L’esigenza dominante di evitare un uso anomalo e distorto di tale tipo di società, con la previsione di rigorosi divieti
a carico dei soci accomandanti e di rigorose sanzioni patrimoniali per la loro violazione
- L’esigenza di non estraniare del tutto i soci accomandanti dall’attività della società, sia pure nei limiti del rispetto
della riserva dell’amministrazione agli accomandatari
2. La costituzione della società. La ragione sociale.
Per la costituzione della SAS valgono le regole esposte per la SNC: l’atto costitutivo dovrà indicare quali sono i soci
accomandatari e quali gli accomandanti ed è soggetto ad iscrizione nel registro delle imprese, l’omessa registrazione
comporta l’irregolarità della società.
Deviazione dalla disciplina della SNC si ha per la formazione della ragione sociale: nella SAS è formata con il nome di
almeno uno dei soci accomandatari e con l’indicazione del tipo sociale, non può essere inserito il nome di un socio
accomandante per evitare che i terzi possano fare affidamento anche sulla sua responsabilità personale. La violazione
di tale divieto comporta una sanzione pesante, infatti l’accomandante che consente l’inserimento del suo nome nella
ragione sociale risponde di fronte ai terzi illimitatamente e solidalmente con i soci accomandatari per tutte le
obbligazioni sociali e nei confronti di qualsiasi creditore sociale, anche nei confronti di quelli che non hanno fatto
affidamento sulla sua responsabilità perché a conoscenza della sua qualità di accomandante.
In breve l’accomandante diventa di fronte ai terzi un socio a responsabilità illimitata, ma non diventa un socio
accomandatario dato che non acquista il diritto di partecipare all’amministrazione della società; ciò presuppone però
che l’inserimento nella ragione sociale sia avvenuto con il suo consenso.
La partecipazione di incapaci in veste di accomandatari è soggetta alla disciplina dell’art. 2294 per la SNC, mentre non
viene applicata quando l’incapace assume la veste di accomandante, il quale rischia solo il capitale conferito in società
e non presuppone che il suo rappresentate legale possa assumere la qualità di amministratore.
La partecipazione di altra società in una SAS segue quanto detto in precedenza e per i conferimenti non è dettata
nessuna disposizione specifica, quindi si applica la disciplina dettata per le altre società di persone.
3. I soci accomandanti e l’amministrazione della società.
L’ordinamento della SAS ricalca quello della SNC, ma si hanno deviazioni per quanto riguarda l’amministrazione della
società. Secondo l’art. 2318 i soci accomandatari hanno gli stessi diritti dei soci della SNC e l’amministrazione può
essere conferita solo agli accomandatari; agli accomandanti sono tuttavia riconosciuti per legge o dal contratto alcuni
diritti e poteri di carattere amministrativo:
- Hanno il diritto di concorrere, pur in posizione non paritaria, con gli accomandatari alla nomina e alla revoca degli
amministratori, quando l’atto costitutivo prevedere la designazione degli stessi con atto separato. Al riguardo è
necessario il consenso di tutti gli accomandatari e l’approvazione di un numero di accomandanti che rappresenta
la maggioranza del capitale da essi sottoscritto; è invece necessario il consenso di tutti i soci per la revoca
dell’amministratore nominato nell’atto costitutivo
- Possono chiedere giudizialmente la revoca per giusta causa degli amministratori
- Possono trattare o concludere affari in nome della società, sia pure in forza di una procura speciale per singoli
affari e in modo da restare assoggettati alle direttive degli amministratori
- Possono prestare la loro opera all’interno della società sotto la direzione degli amministratori
- Possono se l’atto costitutivo lo consente, dare autorizzazioni e pareri per determinate operazioni e compiere atti
di ispezione e controllo, sia pure nei limiti imposti dal generale divieto di partecipazione all’amministrazione
Per quanto riguarda i poteri di controllo degli accomandanti: in ogni caso hanno il diritto di avere comunicazione
annuale del bilancio e del conto economico e di controllarne l’esattezza consultando i libri e gli altri documenti della
società; hanno anche il diritto di concorrere all’approvazione del bilancio senza che ciò implichi violazione del divieto
di partecipazione all’amministrazione (detto anche di immistione o di ingerenza).
Infine non sono tenuti a restituire gli utili fittizi eventualmente riscossi purché siano in buona fede e che gli utili risultino
da un bilancio regolarmente approvato.
4. Il divieto di immistione.
Il divieto e le relative sanzioni sono fissati dall’art. 2320, il quale stabilisce che gli accomandanti non possono compiere
atti di amministrazione, né trattare o concludere affari in nome della società, se non in forza di procura speciale per
singoli affari. Il socio accomandante che contravviene a tale divieto assume responsabilità illimitata e solidale verso i
terzi per tutte le obbligazioni sociali e può essere escluso dalla società con decisione a maggioranza degli altri soci.
L’accomandante è quindi privo di ogni potere decisionale autonomo in merito alla condotta degli affari sociali e le
eventuali autorizzazioni non possono riferirsi a tutti gli atti di amministrazione, ma devono riguardare solo operazioni
determinate. Non contrasta con il divieto di immistione la collaborazione degli accomandanti nell’amministrazione
interna della società, sotto le direttive e nel quadro di un rapporto di subordinazione rispetto agli accomandatari.
Appunti di Gabriele Longo 25
Per quanto riguarda l’amministrazione esterna il divieto è meno rigido: l’accomandante può trattare e concludere
affari in nome della società in forza di procura speciale per singoli affari che garantisce un margine di autonomia
decisionale proprio di ogni mandatario con rappresentanza nella fase esecutiva decisa dagli accomandatari.
All’accomandante è invece preclusa la possibilità di agire di fronte ai terzi come procuratore generale o institore.
L’accomandante che viola il divieto di immistione si espone ad una sanzione patrimoniale grave e non proporzionata
all’infrazione commessa:
- Risponde di fronte ai terzi illimitatamente e solidalmente per tutte le obbligazioni sociali a qualsiasi titolo
imputabili alla società
- In caso di fallimento della società anche egli sarà automaticamente dichiarato fallito al pari degli accomandatari
- Non diventa però un socio accomandatario ma perde esclusivamente il beneficio della responsabilità limitata
- Per le somme pagate ai creditori sociali egli avrà azione di regresso per l’intero non solo verso la società ma anche
verso gli accomandatari
- Viceversa gli accomandatari non hanno azione di regresso verso l’accomandante che ha violato il divieto, salva
l’azione per il risarcimento degli eventuali danni arrecati alla società dall’accomandante
Per le obbligazioni nate dall’atto di immistione sarà responsabile verso il terzo solo l’accomandante che ha compiuto
l’atto e ovviamente non avrà azione di rivalsa né verso la società né verso gli accomandatari. L’accomandante inoltre
è esposto all’esclusione qualora l’atto di ingerenza non sia stata autorizzato o ratificato dagli amministratori.
5. Il trasferimento della partecipazione sociale.
Per gli accomandatari resta ferma la disciplina prevista per la SNC: se l’atto costitutivo non dispone diversamente, il
trasferimento per atto fra vivi della quota degli accomandatari può avvenire solo col consenso di tutti gli altri soci e
per la trasmissione a causa di morte sarà necessario anche il consenso degli eredi.
Diversa è la disciplina dettata dall’art. 2232 per il trasferimento della quota degli accomandanti: è liberamente
trasferibile per causa di morte senza la necessità del consenso dei soci superstiti; per il trasferimento per atto tra vivi
è invece necessario il consenso dei soci che rappresentano la maggioranza del capitale sociale, salvo che l’atto
costitutivo non disponga diversamente.
6. Lo scioglimento della società.
Si scioglie oltre che per le cause previste per la SNC quando rimangono soltanto soci accomandatari o accomandanti
a meno che nel termine dei sei mesi non sia stato sostituito il socio che è venuto meno, durante questo periodo:
- L’attività della società continua normalmente se sono venuti meno i soci accomandanti
- Se sono invece venuti meno gli accomandatari, gli accomandanti devono nominare un amministratore provvisorio
(che può essere anche un accomandante) i cui poteri sono per legge limitati al compimento degli atti di ordinaria
amministrazione. L’amministratore provvisorio diventa accomandatario ma non risponderà illimitatamente per le
obbligazioni sociali, salvo che non compia atti eccedenti l’ordinaria amministrazione
Superato il termine dei sei mesi senza che venga ricostituita la categoria di soci mancanti e che non si dia inizio alla
liquidazione, la società di trasforma in una SNC irregolare a condizione che siano restati almeno due soci.
Per la liquidazione e l’estinzione valgono le regole dettate per la SNC tuttavia, cancellata la società dal registro, i
creditori rimasti insoddisfatti potranno far valere i loro crediti nei confronti degli accomandanti solo nei limiti di quanto
hanno ricevuto a titolo di quota di liquidazione dato che non erano soci a responsabilità illimitata.
7. La società in accomandita irregolare.
È irregolare la SAS il cui atto costitutivo non è stato iscritto nel registro delle imprese, l’omessa registrazione però non
impedisce la nascita della società e lascia invariata la distinzione tra accomandanti ed accomandatari infatti, anche
nella SAS irregolare i soci accomandanti rispondono limitatamente alla loro quota salvo che abbiano partecipato alle
operazioni sociali. Questa formulazione porta a ritenere che nella SAS irregolare il divieto di immistione abbia portata
più ampia: per quanto riguarda l’attività esterna il divieto ha carattere assoluto in quanto neppure il rilascio di una
procura speciale per singoli affari esonera l’accomandante da responsabilità illimitata verso i terzi per tutte le
obbligazioni sociali.
Per il resto la disciplina della SNC irregolare vale anche per la SAS irregolare, sinteticamente:
- I creditori sociali possono agire direttamente nei confronti dei soci illimitatamente responsabili e incombe su
questi l’onere di chiedere la preventiva escussione del patrimonio sociale indicando i beni sui quali i creditori
possono agevolmente soddisfarsi. Viene cioè meno il beneficio di escussione automatica
- I creditori personali del socio possono chiedere in ogni tempo la liquidazione della quota del loro debitore,
provando che gli altri beni di questi siano insufficienti a soddisfarli. Possibilità invece preclusa quando la società è
regolare, per la durata prevista in contratto
- Si presume che ciascun socio, anche accomandante, che agisce per la società abbia la rappresentanza sociale anche
in giudizio.
Appunti di Gabriele Longo 26
CAPITOLO QUARTO – LA SOCIETÀ PER AZIONI
1. Nozione e caratteri essenziali.
È una società di capitali nella quale:
- Per le obbligazioni sociali risponde soltanto la società col suo patrimonio: differenzia la società per azioni dalla
società in accomandita per azioni, nella quale vi è una categoria di soci responsabili in solido ed illimitatamente
per le obbligazioni sociali, fermo restando che le quote di partecipazioni di tutti i soci sono rappresentate da azioni
- La partecipazione sociale è rappresentata da azioni: differenzia la società per azioni dalla società a responsabilità
limitata, nella quale, ferma restando la responsabilità della sola società per le obbligazioni sociali, le quote di
partecipazione dei soci non possono essere rappresentate da azioni, né possono costituire oggetto di offerta al
pubblico.
I profili strutturali che la caratterizzano sono:
- Personalità giuridica: è per legge trattata come soggetto di diritto formalmente distinto dalle persone dei soci e
gode di una piena e perfetta autonomia patrimoniale. La società è qualificabile come imprenditore e quindi solo
in testa alla società si puntualizza la disciplina propria dell’attività d’impresa.
- Responsabilità limitata dei soci: tutti i soci non assumono alcuna responsabilità personale per le obbligazioni
sociali, per le quali risponde solo la società col suo patrimonio; i soci sono solo obbligati ad eseguire i conferimenti
promessi e possono perciò predeterminare quanta parte della propria ricchezza personale intendono esporre al
rischio dell’attività sociale, regola che con la riforma del 2003 trova applicazione anche quando tutte le azioni sono
concentrate nelle mani di un unico socio. I creditori della società possono quindi fare affidamento solo sul
patrimonio sociale per soddisfarsi, ma il legislatore predispone forme alternative di tutela come la disciplina
dell’effettività e dell’integrità del capitale sociale e dell’informazione contabile periodica sulla situazione
patrimoniale e sui risultati economici della società.
- Organizzazione corporativa: organizzazione basata sulla necessaria presenza di distinti organi, cioè l’assemblea,
un organo di gestione ed un organo di controllo; il singolo socio non ha alcun potere di amministrazione e controllo
ma ha solo diritto di concorrere col suo voto in assemblea alla designazione dei membri dell’organo amministrativo
e di controllo, il funzionamento dell’assemblea è poi dominato dal principio maggioritario ed il peso di ogni socio
in assemblea è proporzionato alla quota di capitale sottoscritto ed al numero di azioni possedute. È neutralizzato
il pericolo che l’eventuale disinteresse dei soci possa paralizzare la vita della società perché:
1) Le competenze dell’assemblea sono circoscritte alle decisioni di maggior rilievo, mentre la gestione
dell’impresa sociale è nelle mani degli amministratori
2) Le maggioranze assembleari sono articolate in modo da consentire che anche una frazione minima del capitale
sociale possa adottare le decisioni necessarie per il funzionamento della società, come la nomina e la revoca
degli amministratori e dei sindaci e l’approvazione del bilancio di esercizio.
- Quote di partecipazione rappresentate da azioni: partecipazioni sociali di uguale valore (omogenee) che
conferiscono ai loro possessori uguali diritti (standardizzate); la divisione del capitale sociale in parti è operata
secondo un criterio astratto-matematico che prescinde dalle persone dei soci e dal loro numero, e consiste nella
divisione secondo un’unità di misura liberamente determinata che costituisce il valore delle azioni.
Le azioni sono liberamente trasferibili, per via della tecnica di divisione del capitale e degli specifici criteri che le
caratterizzano, e la loro circolazione avviene attraverso documenti assoggettati alla disciplina dei titoli di credito.
2. Società per azioni e tipologia della realtà.
Limitazione del rischio individuale dei soci e possibilità di pronta mobilitazione dell’investimento costituiscono
strumenti che favoriscono la raccolta degli ingenti capitali di rischio di cui ha bisogno la grande impresa, questo
permette la compartecipazione di un ristretto numero di soci che assumono l’iniziativa economica con una massa di
piccoli azionisti animati dall’intento di investire fruttuosamente il proprio risparmio.
Assieme alle imprese di grandi dimensioni coesiste un gran numero di SPA composte da un numero non elevato di soci
e costituite per la gestione di imprese di dimensione modeste, nelle quali talvolta l’appello al pubblico risparmio per
la raccolta di capitale di rischio è marginale o del tutto assente; ciò non è da considerarsi un fenomeno contrastante
con il modello legale perché il legislatore consente una relativa personalizzazione della SPA.
L’utilizzo per esigenze economiche diverse finisce col sollevare problemi di disciplina molto diversi:
- Nelle società a ristretta base azionaria: è necessaria una tutela più energica dei soci di minoranza e dei creditori di
fronte a possibili abusi dei soci che detengono la maggioranza del capitale e degli amministratori
- Nelle società che fanno appello al pubblico risparmio: la presenza accanto a pochi azionisti imprenditori di una
massa di azionisti investitori disinteressati alla vita della società, favorisce il dominio della società da parte di gruppi
minoritari di controllo che nominano amministratori e sindaci e decidono le sorti della società. In più gli strumenti
di autotutela dei soci contro gli abusi restano inattivi per il disinteresse e si creano così le premesse per possibili
operazioni truffaldine.
Appunti di Gabriele Longo 27
Quando la società fa stabilmente appello al mercato e quindi le azioni sono quotate in borsa, il problema non è solo di
tutelare la massa dei piccoli azionisti e dei creditori sociali ma emerge una più generale esigenza di garantire il corretto
funzionamento dell’intero mercato azionario e di tutelare il pubblico indifferenziato dei potenziali investitori. A queste
esigenze il codice del ’42 non dava risposta, si è resa quindi necessaria una riforma anche perché la composizione
dell’azionariato delle società quotate si è modificata a partire dagli anni ’80 per la comparsa degli organismi di
investimento collettivo, che hanno affiancato all’investimento diretto in azioni da parte di piccoli risparmiatori,
l’investimento indiretto tramite operatori professionali specializzati che raccolgono il risparmio tra il pubblico e lo
investono in partecipazioni in società quotate secondo la diversificazione del rischio.
Per avere un quadro più completo è necessario considerare anche il fenomeno dei gruppi di società, utilizzati dalla
grande impresa per darsi maggiore snellezza operativa e per tenere distinto il rischio di impresa nei diversi settori in
cui opera; le società restano autonome e indipendenti l’una dall’altra ma nel contempo sono partecipi di un unitario
disegno economico in quanto sono tutte sotto l’influenza dominante della società capogruppo, che direttamente o
indirettamente le controlla disponendo della maggioranza delle loro azioni. Questo fenomeno pone problemi giuridici
nuovi ed in particolare la predisposizione di strumenti di tutela dei soci estranei al gruppo di comando e dei creditori,
che tengano conto del fatto che le scelte operative ispirate dall’interesse di gruppo possono risultare lesive degli
interessi dei soci di minoranza e dei creditori della singola società; fenomeno anche questo ignorato dal codice del ’42.
3. L’evoluzione della disciplina.
La disciplina delle SPA ha subito dal ’42 ad oggi numerosi interventi legislativi per l’esigenza di:
- Dare risposta ai problemi che il codice del ’42 non risolveva
- Dare attuazione alle direttive UE per l’armonizzazione della disciplina delle società di capitali
Il movimento di riforma è iniziato nel ’74 e proseguito con altre leggi per sfociare nel ’98 in un’organica disciplina delle
società quotate e nel 2003 nella riforma della disciplina delle società non quotate; due sono state le linee di tendenza:
- Porre il freno al proliferare di SPA con capitale irrisorio, fenomeno determinato dal capitale minimo richiesto per
la costituzione posto dal c.c. del ’42, ossia un milione di lire, che per via dell’inflazione era diventato irrisorio
- La disciplina non era idonea ad assicurare il corretto funzionamento delle SPA con larghissima base azionaria
Con la riforma del ’74 il legislatore prende atto che il dominio minoritario delle società che fanno appello al pubblico
risparmio è un fenomeno irreversibile ed introduce strumenti di eterotutela della massa disorganizzata degli azionisti
risparmiatori:
- Possibilità di emettere una categoria di azioni, le azioni di risparmio, prive di diritto di voto e privilegiate sotto il
profilo patrimoniale
- Maggior trasparenza degli assetti proprietari e più ampia informazione del mercato
- Certificazione del bilancio da parte di un’autonoma società di revisione
- Istituzione della Consob, un organo pubblico di controllo diretto a garantire la completezza e la veridicità
dell’informazione societaria
Dal ’83 sempre per tutelare gli azionisti investitori, si è resa necessaria efficienza e trasparenza del mercato del capitale
di rischio realizzata con una riforma della disciplina del mercato mobiliare con l’introduzione di:
- nuove figure di intermediari: società di intermediazione mobiliare
- organismi di investimento collettivo: fondi comuni di vario tipo, società d’investimento a capitale variabile
- specifiche regole di comportamento per l’offerta al pubblico di valori mobiliari e per il trasferimento di
partecipazioni di controllo in società quotate: offerta pubblica obbligatoria
L’esigenza di attuare le direttive UE e di rendere competitivo il mercato mobiliare italiano ha dato l’avvio a partire dal
’96 ad una risistemazione normativa dell’intera materia e un’ulteriore riforma della disciplina delle società quotate
volta a rendere più efficiente la gestione di tali società e a rafforzare la tutela del risparmio e degli azionisti di
minoranza, secondo una nuova prospettiva resa possibile dai mutamenti intervenuti nella composizione
dell’azionariato di minoranza delle società quotate, oggi costituito oltre che dalla massa inerte di piccoli risparmiatori,
anche da potenti investitori istituzionali:
- dotati di elevata competenza nella selezione delle imprese in cui investire il risparmio gestito
- in grado di svolgere il ruolo di minoranza attiva nelle società partecipate
L’obiettivo di stimolare l’afflusso del risparmio gestito dagli investitori istituzionali è il motivo ispiratore della riforma
culminata nel Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria entrato in vigore nel ’98:
- Radicale revisione di tutti gli istituti propri delle società quotate precedentemente introdotti con riconoscimento
di più ampio spazio all’autonomia statutaria
- Potenziamento dell’informazione societaria
- Rafforzamento degli strumenti di tutela delle minoranze già previsti dal codice ed introduzione di strumenti di
autotutela delle stesse

Appunti di Gabriele Longo 28


- Disciplina dei sindacati di voto
- Riforma delle deleghe di voto e voto per corrispondenza
- Ridefinizione del ruolo del collegio sindacale
Infine l’esigenza di modernizzare la disciplina delle SPA non quotate ha portato nel 2003 ad una riforma organica della
disciplina generale delle società di capitali, con l’obiettivo di semplificare la disciplina delle società di capitali e di
ampliare lo spazio riconosciuto dall’autonomia statutaria al fine di favorire la nascita, la crescita e la competitività delle
imprese italiane; le novità più significative della riforma sono:
- Introduzione della SPA unipersonale a responsabilità limitata
- Semplificazione del procedimento di costituzione e della disciplina delle modifiche statutarie con ampliamento dei
casi in cui è riconosciuto il diritto di recesso dalla società
- Disciplina più flessibile per i conferimenti con possibilità di costituire patrimoni autonomi destinati ad un singolo
affare
- Previsione di nuove categorie speciali di azioni, con riconoscimento di un più ampio spazio all’autonomia statutaria
- Semplificazione della disciplina delle assemblee ed introduzione di una disciplina dei patti parasociali anche per le
società non quotate
- Previsione di nuovi modelli di amministrazione e di controllo delle società, con separazione del controllo
sull’amministrazione della revisione legale dei conti
4. Società per azioni e modelli societari.
La disciplina del 2003 prevede una disciplina differenziata non solo per le società con azioni quotate, ma anche per le
società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, categoria che include le società con azioni quotate e quelle
con azioni diffuse tra il pubblico in misura rilevante. La disciplina si compone quindi di:
- Regole valide per tutte le società per azioni
- Disposizioni riferite alle società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, cioè le società chiuse
- Norme dedicate alle sole società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, applicabili quindi alle società
non quotate con azionariato diffuso sia alle società quotate
- Previsioni destinate alle sole società quotate
L’evoluzione legislativa ha quindi articolato all’interno delle SPA i modelli di società chiusa, della società che fa ricorso
al mercato del capitale di rischio e della società quotata.
Inoltre si è accentuata la tendenza ad introdurre statuti speciali per le società operanti in settori di particolare rilievo
economico e sociale e per le quali la forma delle SPA è imposta per legge: società bancarie, società assicurative, società
editoriali, società di investimento a capitale variabile…
Infine si è delineata una disciplina specifica per i gruppi di società con la previsione della responsabilità a carico della
capogruppo per abuso del potere di direzione unitaria e con l’introduzione di specifici obblighi a carico delle società di
gruppo volti ad assicurare maggior trasparenza sulla composizione del gruppo e sulle operazioni intragruppo.
A. LA COSTITUZIONE
5. Il procedimento.
La costituzione della SPA si articola in due fasi essenziali:
- La stipulazione dell’atto costitutivo per atto pubblico
- L’iscrizione dell’atto costitutivo nel registro delle imprese che permette l’acquisto della personalità giuridica
Al fine di semplificare il processo è stata soppressa nel 2000 la fase intermedia dell’omologazione dell’atto costitutivo
da parte dell’autorità giudiziaria; i controlli restano oggi affidati al notaio che redige l’atto costitutivo, mentre il
controllo giudiziario può essere attivato facoltativamente per le sole modifiche dell’atto costitutivo
6. La stipulazione dell’atto costitutivo.
Può avvenire secondo due procedimenti:
- Stipulazione simultanea: l’atto costitutivo è stipulato immediatamente da coloro che assumono l’iniziativa per la
costituzione della società e tali soggetti provvedono all’integrale sottoscrizione del capitale sociale iniziale
- Stipulazione per pubblica sottoscrizione: la stipula dell’atto costitutivo avviene al termine di un complesso
procedimento che consente la raccolta fra il pubblico del capitale iniziale ed è costruito in modo da subordinare la
stipulazione dell’atto costitutivo alla preventiva sottoscrizione del capitale sociale.
La costituzione per pubblica sottoscrizione (artt. 2333-2336) si articola in quattro fasi:
1. Il programma
Coloro che assumono l’iniziativa (promotori) predispongono un programma della società che deve indicare l'oggetto
e il capitale, le principali disposizioni dell'atto costitutivo e dello statuto, l'eventuale partecipazione che i promotori si
riservano agli utili e il termine entro il quale deve essere stipulato l'atto costitutivo. Prima di essere reso pubblico deve

Appunti di Gabriele Longo 29


essere depositato presso un notaio con le firme autenticate dei promotori, la diffusione tra il pubblico del programma
deve avvenire rispettando le procedure previste per il collocamento di strumenti finanziari mediante offerte pubbliche
di sottoscrizione
2. Le adesioni
Avvengono con la sottoscrizione delle azioni che deve risultare da atto pubblico o scrittura privata autenticata;
sottoscritto integralmente il capitale sociale, i promotori devono assegnare ai sottoscrittori un termine non superiore
ai 30 giorni per il versamento del 25% dei conferimenti in denaro. I promotori hanno la facoltà di agire giudizialmente
contro i sottoscrittori morosi o di liberarli dall’obbligo, quest‘ultimo però blocca il procedimento fino alla collocazione
delle azioni non sottoscritte
3. L’assemblea costituente
Completato il versamento del 25%, i promotori convocano l’assemblea dei sottoscrittori che:
1) accerta l'esistenza delle condizioni richieste per la costituzione della società
2) delibera sul contenuto dell'atto costitutivo e dello statuto che non sia stato già fissato nel programma
3) delibera sulla riserva di partecipazione agli utili fatta a proprio favore dai promotori
4) nomina gli amministratori ed i sindaci ovvero i componenti del consiglio di sorveglianza e, quando previsto, il
soggetto incaricato di effettuare la revisione legale dei conti.
L'assemblea è validamente costituita con la presenza della metà dei sottoscrittori e ciascun sottoscrittore ha diritto a
un voto, qualunque sia il numero delle azioni sottoscritte; per la validità delle delibere si richiede il voto favorevole
della maggioranza dei presenti tuttavia, per modificare le condizioni stabilite nel programma è necessario il consenso
di tutti i sottoscrittori.
4. La stipula dell’atto costitutivo
Gli intervenuti all'assemblea, in rappresentanza anche dei sottoscrittori assenti, stipulano l'atto costitutivo.
I promotori sono solidalmente responsabili verso i terzi per le obbligazioni assunte per costituire la società,
obbligazioni che essi potranno riversare sulla società solo se sono state necessarie per la costituzione della società o
siano state approvate dall'assemblea. Se per qualsiasi ragione la società non si costituisce, i promotori non possono
rivalersi verso i sottoscrittori delle azioni, su di essi quindi incombe il rischio dell’insuccesso dell’operazione.
Inoltre sia i promotori sia coloro per conto dei quali essi hanno eventualmente agito, sono solidalmente responsabili
verso la società e verso i terzi:
1) per l'integrale sottoscrizione del capitale sociale e per i versamenti richiesti per la costituzione della società
2) per l'esistenza dei conferimenti in natura in conformità della relazione giurata di stima
3) per la veridicità delle comunicazioni da essi fatte al pubblico per la costituzione della società.
È infine consentito che i promotori si riservino come corrispettivo delle loro iniziativa, una partecipazione agli utili della
società indipendentemente della loro qualità di soci, tuttavia è stabilito che, per evitare che essi sfruttino la loro
posizione non può superare complessivamente il 10% degli utili netti risultati dal bilancio e non può avere durata
superiore a 5 anni. Identica regola vale per i soci fondatori sia nella costituzione simultanea che in quella per pubblica
sottoscrizione. In base all’attuale disciplina i promotori, ma non più ai soci fondatori, è vietato stipulare a proprio
vantaggio altri benefici.
7. L’atto costitutivo: forma e contenuto.
La SPA può costituirsi per contratto e per atto unilaterale, dato che è stata consentita nel 2003 la costituzione da parte
di un unico socio fondatore; in ogni caso deve essere redatto per atto pubblico a pena di nullità della società.
I requisiti di contenuto dell’atto costitutivo sono fissati dall’art 2328 e deve indicare:
1) il cognome e il nome o la denominazione, la data e il luogo di nascita o lo Stato di costituzione, il domicilio o la
sede e la cittadinanza dei soci e degli eventuali promotori e il numero delle azioni assegnate a ciascuno di essi
2) la denominazione e il comune ove sono poste la sede della società e le eventuali sedi secondarie: la denominazione
sociale può essere liberamente formata ma deve contenere l’indicazione di SPA e non può essere uguale o simile
a quella già adottata da altra società concorrente quando ciò può creare confusione; la sede sociale è dove
risiedono l’organo amministrativo e gli uffici direttivi della società mentre le sedi secondarie sono quelle dotate di
una rappresentanza stabile
3) l'oggetto sociale: tipo di attività economica che la società si propone di svolgere; è tuttavia pratica diffusa e
legittima indicare una pluralità di attività complementari o strumentali rispetto a quella principale, purché non si
tratti di un’indicazione talmente generica da rendere l’oggetto sociale indeterminato
4) l'ammontare del capitale sottoscritto e di quello versato
5) il numero e l'eventuale valore nominale delle azioni, le loro caratteristiche e le modalità di emissione e circolazione
6) il valore attribuito ai crediti e ai beni conferiti in natura, sempre che vi siano conferimenti di tale natura

Appunti di Gabriele Longo 30


7) le norme secondo le quali gli utili devono essere ripartiti: indicazione necessaria qualora si voglia modificare la
relativa disciplina legale
8) i benefìci eventualmente accordati ai promotori o ai soci fondatori, col rispetto dei limiti esposti precedentemente
9) il sistema di amministrazione adottato, il numero degli amministratori e i loro poteri, indicando quali tra essi hanno
la rappresentanza della società
10) il numero dei componenti del collegio sindacale
11) la nomina dei primi amministratori e sindaci ovvero dei componenti del consiglio di sorveglianza e, quando
previsto, del soggetto incaricato di effettuare la revisione legale dei conti
12) l'importo globale, almeno approssimativo, delle spese per la costituzione poste a carico della società
13) la durata della società che in base all’attuale disciplina si può stabilire a tempo indeterminato e il periodo di tempo,
comunque non superiore ad un anno, decorso il quale il socio potrà recedere. Inoltre il socio deve dare un
preavviso di almeno 180 giorni, che lo statuto può allungare fino ad un anno.
L’omissione di uno o più di tali indicazioni legittima il rifiuto del notaio di stipulare l’atto costitutivo, non tutti i requisiti
di contenuto sono però richiesti a pena di nullità della società una volta intervenuta l’iscrizione nel registro delle
imprese.
L’atto costitutivo della SPA ha nella pratica un contenuto più ampio ed articolato di quello minimo richiesto per legge
e spesso si preferisce procedere alla redazione di due distinti documenti:
- l’atto costitutivo: è più sintetico e contiene la manifestazione di volontà di costituire la società ed i dati
fondamentali della relativa struttura organizzativa
- lo statuto: è più analitico e contiene le norme legali e convenzionali di funzionamento della società
Anche se documentalmente distinti, atto costitutivo e statuto costituiscono un contratto unitario quindi anche lo
statuto deve essere redato per atto pubblico a pena di nullità; inoltre le indicazioni del 2328 possono essere contenute
in entrambi i documenti, le clausole dello statuto però prevalgono su quelle dell’atto costitutivo in caso di contrasto.
8. Le condizioni per la costituzione.
L’art. 2327 prevede che la SPA deve costituirsi con un capitale non inferiore a 50’000€, salvo i casi in cui le leggi speciali
dispongono diversamente. La SPA può costituirsi anche con un capitale non adeguato all’oggetto sociale dato che non
si può trascurare il ricorso al credito mediante prestiti degli stessi soci o l’appello al pubblico risparmio per il
finanziamento dell’attività d’impresa.
Per procedere alla costituzione della società è necessario:
1) che sia sottoscritto per intero il capitale sociale
2) che siano rispettate le disposizioni relative ai conferimenti in sede di costituzione, ed in particolare che sia versato
presso una banca il 25% dei conferimenti in denaro o, nel caso di costituzione per atto unilaterale, l’intero
ammontare
3) che sussistano le autorizzazioni e le altre condizioni richieste dalle leggi speciali per la costituzione della società,
in relazione al suo particolare oggetto.
Queste condizioni, per via della soppressione dell’omologazione da parte dell’autorità giudiziaria, devono preesistere
alla redazione dell’atto costitutivo da parte del notaio, quindi è soggetto alle sanzioni disciplinari previste dalla legge
notarile il notaio che riceve l’atto costitutivo senza accertare che sia stato preventivamente versato il 25% dei
conferimenti in denaro.
Fanno tuttavia eccezione quelle autorizzazioni che devono per legge essere rilasciate successivamente alla stipula
dell’atto costitutivo, come l’autorizzazione all’esercizio dell’attività bancaria, che si configurano come condizione per
l’iscrizione della società del registro delle imprese. In questo caso il termine di 20 giorni entro cui il notaio deve
chiedere l’iscrizione decorre da quando il provvedimento di autorizzazione gli è stato consegnato e se l’iscrizione è
avvenuta senza l’autorizzazione, l’autorità competente è legittimata a chiedere la cancellazione dal registro.
9. Gli effetti della stipulazione dell’atto costitutivo.
La stipulazione dell’atto costitutivo non è sufficiente per la costituzione delle SPA, ma produce una serie di effetti.
I contraenti restano vincolati alla dichiarazione di costituire la società e non possono ritirare il loro consenso, le somme
depositate a titolo di conferimento non possono essere consegnate agli amministratori se non provano l'avvenuta
iscrizione della società nel registro. Se entro novanta giorni dalla stipulazione dell'atto costitutivo o dal rilascio delle
autorizzazioni prescritte l'iscrizione non ha avuto luogo, esse sono restituite ai sottoscrittori e l'atto costitutivo perde
efficacia.
Con la stipulazione dell’atto costitutivo sorge inoltre l’obbligo del notaio che l’ha ricevuto di depositarlo entro venti
giorni presso l'ufficio del registro delle imprese nella cui circoscrizione è stabilita la sede sociale, allegando i documenti
comprovanti l’osservanza delle condizioni richieste per la costituzione. Se il notaio o gli amministratori non
provvedono al deposito nel termine indicato, punito con sanzione, ciascun socio può provvedervi a spese della società.

Appunti di Gabriele Longo 31


10. Il controllo notarile.
Con il deposito dell’atto costitutivo si apriva in passavo la fase del giudizio di omologazione da parte del tribunale che
doveva verificare l’adempimento delle condizioni stabilite dalla legge per la costituzione delle società; per esigenze di
semplificazione è stato soppresso nel 2000 e sopravvive come facoltativo per le sole modifiche all’atto costitutivo.
Il controllo di legalità in sede di costituzione resta quindi affidato in via esclusiva al notaio che redige l’atto costitutivo,
il quale è soggetto a sanzioni amministrative se chiede l’iscrizione nel registro delle imprese di un atto costitutivo
quando risultino manifestamente inesistenti le condizioni richieste dalla legge.
I dati normativi non permettono di individuare l’ampiezza del controllo affidato al notaio e se coincida o meno con
quello in passato riconosciuto al giudice dell’omologazione, tende tuttavia a prevalere l’opinione che abbia contenuto
ed ampiezza non diversi dal controllo esercitato in passato dal tribunale. Dunque il controllo del notaio è un controllo
di legalità di carattere formale e sostanziale in quanto volto ad accertare la conformità alla legge della società, ne
consegue che il notaio dovrà e potrà rifiutare di chiedere l’iscrizione se l’atto costitutivo e lo statuto contengono
clausole contrastanti con l’ordine pubblico, col buon costume o con norme imperative della disciplina della SPA.
11. Iscrizione nel registro delle imprese.
Il notaio, se ritiene che sussistono le condizioni di legge, redige l’atto costitutivo e richiede l’iscrizione della società nel
registro; l’ufficio del registro prima di procedere all’iscrizione può e deve verificare la regolarità formale della
documentazione ricevuta. Con l’iscrizione si determina il completamento della costituzione della SPA che acquista la
personalità giuridica e viene ad esistenza.
12. Le operazioni compiute prima dell’iscrizione.
Può verificarsi che prima dell’iscrizione vengano compiute operazioni in nome della società, perché rese necessarie
dallo stesso procedimento di costituzione. La parziale disciplina per tali operazioni del ’42 è stata resa più analitica con
la riforma del 2003 al fine di dare risposta ai problemi interpretativi sollevati dal precedente tempo normativo.
È stabilito come per il passato dall’art. 2331 che per le operazioni compiute in nome della società prima dell'iscrizione
sono illimitatamente e solidalmente responsabili verso i terzi coloro che hanno agito. L’attuale disciplina amplia la
tutela dei terzi stabilendo che sono altresì solidalmente e illimitatamente responsabili il socio unico fondatore e, in
caso di pluralità di soci, quelli tra essi che hanno autorizzato o consentito il compimento dell'operazione.
Prima dell'iscrizione nel registro è vietata l'emissione delle azioni ed esse, salvo il caso di costituzione per pubblica
sottoscrizione, non possono costituire oggetto di una offerta al pubblico di prodotti finanziari, ciò al fine di stroncare
in radice possibili operazioni speculative a danno dei risparmiatori.
Per quanto riguarda la posizione della società rispetto alle obbligazioni assunte in suo nome bisogna distinguere:
- La società resta automaticamente vincolata solo se operazioni compiute in suo nome erano necessarie per la
costituzione, purché siano inserite nell’atto costitutivo con specificazione dell’importo almeno approssimativo
- La società è invece libera di accollarsi o meno le obbligazioni derivanti da operazioni non necessarie per la
costituzione, è necessario quindi che dopo l’iscrizione l’organo competente della società approvi l’operazione;
inoltre l’attuale dato normativo stabilisce che l’accollo da parte della società non fa venir meno la responsabilità
verso i terzi dei soggetti agenti, risolvendo un punto in precedenza controverso.
Qualora dovesse essere rifiutato l’atto costitutivo, i promotori non hanno alcuna rivalsa verso i sottoscrittori delle
azioni per le spese sostenute dalla costituzione; norma che non ha però carattere generale perché i promotori avranno
azione di rivalsa verso i sottoscrittori qualora abbiano agito su specifico incarico di questi ultimi. Si deve inoltre
ammettere che gli amministratori designati dall’atto costitutivo hanno comunque azione di rivalsa verso i sottoscrittori
per le spese strettamente necessarie per la costituzione della società, dato che questi soggetti sono infatti obbligati
per legge a compiere gli atti necessari per il completamento della fattispecie costitutiva della società.
I problemi più delicati sorgono quando l’attività d’impresa sia iniziata e continuata in nome della società nonostante
che il procedimento di costituzione non venga a compimento. Sulla base della vecchia disciplina era infatti controverso
se la responsabilità di coloro che hanno agito restasse solitaria o se alla stessa si aggiungesse quella della società col
suo patrimonio oppure quella dei soci che avevano autorizzato le relative operazioni; questo interrogativo ne
coinvolgeva un altro: la SPA viene ad esistenza solo con l’iscrizione nel registro o anche prima dell’iscrizione come
società irregolare o SPA in formazione?
Tuttavia l’assenza prima dell’iscrizione di un patrimonio sociale di cui gli amministratori possano legittimamente
disporre, milita contro la tesi della SPA irregolare o in formazione. Tale opzione viene rafforzata dall’attuale disciplina
che offre più ampia tutela ai terzi che entrano in contatto con una SPA non ancora iscritta, in quanto prevede che nei
loro confronti sono responsabili non solo coloro che hanno agito, ma anche i soci fondatori che hanno autorizzato o
consentito il compimento dell’operazione; ciò non conduce quindi ad una diretta imputazione del patrimonio della
società prima dell’iscrizione.

Appunti di Gabriele Longo 32


Ogni dubbio è poi sciolto dall’art. 2331 di nuova introduzione che ricollega l’insorgere della responsabilità aggiuntiva
della società all’approvazione da parte della stessa successivamente all’iscrizione nel registro delle imprese, lasciando
così intendere che la società non resta automaticamente vincolata dagli atti posti in essere in suo nome prima
dell’iscrizione, anche se autorizzati da tutti i soci. Corretta e condivisibile resta l’opinione dell’inammissibilità delle SPA
irregolari o in formazione, anche perché i terzi sono in grado di accertare agevolmente che il processo costitutivo della
società non si è completato, per via del fatto che negli atti e nella corrispondenza deve essere sempre indicato l’ufficio
del registro delle imprese presso il quale è avvenuta l’iscrizione.
Si è tentato di affermare la responsabilità personale ed illimitata dei soci, sostenendo che se non esiste la SPA deve
comunque ritenersi esistente tra i soci, se l’attività è commerciale, una SNC irregolare. Ciò non ha fondamento perché
gli atti sono stati posti in essere in nome di una SPA e non di una fantomatica società di persone, non desumibile dal
semplice fatto della mancata iscrizione della SPA.
13. La nullità della società per azioni.
Il procedimento di costituzione e l’atto costitutivo possono essere affetti da vizi ed anomalie, la reazione
dell’ordinamento è però differente prima e dopo l’iscrizione della società nel registro delle imprese.
- Prima della registrazione vi è solo un contratto di società privo di autonomia privata che per il momento produce
effetti solo fra i contraenti, tale contratto può essere quindi dichiarato nullo o annullato dalla disciplina generale
dei contratti e salva l’applicazione delle norme specificatamente dettate per i contratti associativi
- Dopo della registrazione vi è una società, ossia un’organizzazione di mezzi e persone abilitata ad operare con i terzi
che è entrata nel traffico giuridico, la disciplina dell’invalidità dei contratti è quindi una sanzione non più congrua
dato che la sanzione deve colpire l’ente associativo nato dal contratto invalido. La sanzione può consistere solo
nello scioglimento della società, ma emerge l’esigenza di tutelare i terzi che hanno avuto relazioni di affari con tale
società, di salvaguardare la sicurezza dei traffici e di consentire se possibile la conservazione dell’organizzazione
societaria e dei valori produttivi che essa esprime.
La soluzione di tali problemi è affrontata dalla disciplina della nullità della SPA iscritta dettata dall’art. 2332, disciplina
speciale e diversa rispetto al sistema dell’invalidità negoziale per quanto riguarda gli effetti e le cause della nullità.
Per quanto riguarda le cause di nullità, la riforma del 2003 le ha ridotte da 8 a 3; intervenuta l’iscrizione nel registro
delle imprese la SPA può essere oggi dichiarata nulla solo nei seguenti casi tassativamente elencati:
1) mancata stipulazione dell'atto costitutivo nella forma dell'atto pubblico
2) illiceità dell'oggetto sociale
3) mancanza nell'atto costitutivo o nello statuto di ogni indicazione riguardante la denominazione della società, o i
conferimenti, o l'ammontare del capitale sociale o l'oggetto sociale.
Non costituiscono più cause di nullità della società: la mancanza dell’atto costitutivo; l’incapacità di tutti i soci
fondatori, che torna ad essere semplice causa di invalidità delle singole partecipazioni; la mancanza della pluralità dei
fondatori; il mancato versamento iniziale dei conferimenti in denaro, che degrada a mera condizione per la
costituzione; la mancanza di omologazione da parte del tribunale.
Con la riduzione delle cause di nullità si esalta l’esigenza di certezza giuridica e di conservazione della società, anche
perché queste cause devono essere interpretate in modo formale e restrittivo dato che la direttiva comunitaria
stabilisce espressamente che fuori di questi casi di nullità, le società non sono soggette ad alcuna causa di inesistenza,
nullità assoluta, nullità relativa o annullabilità.
La disciplina degli effetti della nullità, rimasta sostanzialmente immutata dal ’42, segna un altrettanto distacco rispetto
ai principi dell’invalidità negoziale: mentre la dichiarazione di nullità di un contratto ha effetto retroattivo e travolge
tutti gli effetti prodotti, la dichiarazione di nullità della SPA invece non pregiudica l’efficacia di tutti gli atti compiuti,
sia nei confronti dei terzi e dei soci e sia se gli uni e gli altri fossero in buona fede, in nome della società dopo l’iscrizione
nel registro delle imprese; inoltre i soci non sono liberati dall’obbligo dei conferimenti fino a quando non siano
soddisfatti i creditori sociali. La dichiarazione di nullità non tocca quindi l’attività già svolta, ma opera solo per il futuro
e come semplice causa di scioglimento che si differenzia dalle cause di scioglimento di una società valida solo perché
i liquidatori sono nominati direttamente dal tribunale con la sentenza che dichiara la nullità.
Infine, mentre la nullità di un contratto è insanabile, la nullità della società iscritta non può essere dichiarata quando
la causa di essa è stata eliminata e di tale eliminazione è stata data pubblicità con iscrizione nel registro delle imprese,
prima che sia intervenuta la sentenza dichiarativa di nullità. Le esigenze di conservazione della società sono così
tutelate al massimo, prevalendo sull’interesse del singolo socio alla soppressione della società invalida.
Ciò che resta dalla disciplina della nullità dei contratti è molto poco:
- la regola che l’azione di nullità è imprescrittibile
- la regola che la nullità può essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse e può essere rilevata di ufficio dal
giudice

Appunti di Gabriele Longo 33


La singola partecipazione potrà essere dichiarata nulla o annullata secondo i principi di diritto comune, ma l’invalidità
della singola partecipazione anche se essenziale non determinerà nullità della società, semmai lo scioglimento per
impossibilità di conseguimento dell’oggetto sociale.
È poi opinione diffusa che la dichiarazione di invalidità della singola partecipazione non ha effetto retroattivo, il socio
avrò perciò diritto alla liquidazione della sua partecipazione, in base alla situazione patrimoniale della società al
momento in cui la partecipazione è dichiarata nulla o annullata. trasparenza sulla composizione del gruppo e sulle
operazioni intragruppo.
B. LA SOCIETÀ PER AZIONI UNIPERSONALE. I PATRIMONI DESTINATI
14. La società per azioni unipersonale.
Il codice del ’42 vietava la costituzione di una SPA da parte di una singola persona e sanciva la nullità della società in
mancanza di pluralità di soci fondatori; successivamente per uniformarsi all’esperienza estera che ammetteva la
costituzione di società unipersonali a responsabilità limitata, tale soluzione è stata recepita nel nostro ordinamento
nel ’93, sia pure limitatamente alla SRL provocando un’incoerenza nell’ordinamento poi colmata nel 2003.
In base all’attuale disciplina:
- È consentita la costituzione della SPA con atto unilaterale di un unico socio fondatore
- Anche nella SPA unipersonale per le obbligazioni sociali di regola risponde solo la società col proprio patrimonio,
salvo alcuni casi eccezionali
Nel contempo sono introdotte cautele volte a prevenire i maggiori pericoli cui sono esposti i terzi che entrano in
contatto con un'impresa formalmente societaria, ma sostanzialmente individuale:
- L’unico socio fondatore risponde in solido con coloro che hanno agito, per le operazioni compiute in nome della
società prima dell’iscrizione nel registro delle imprese. La limitazione di responsabilità opera quindi solo per le
obbligazioni sorte dopo l’acquisto della personalità giuridica da parte della società, mentre per quelle anteriori
permane anche dopo la costituzione della società
- È introdotta una disciplina più rigorosa in tema di conferimenti in modo da assicurare l’effettiva formazione del
capitale sociale: sia in sede di costituzione sia di aumento del capitale sociale, l’unico socio è tenuto a versare
integralmente al momento dell’iscrizione i conferimenti in denaro; inoltre se viene meno la pluralità dei soci i
versamenti ancora dovuti devono essere effettuati entro 90 giorni. La violazione di tale disciplina impedisce che
operi la regola della responsabilità limitata dell’unico socio
- Negli atti e nella corrispondenza della società deve essere indicato se questa ha un unico socio, per consentire ai
terzi di conoscere agevolmente se la società è unipersonale (2362)
- Gli amministratori devono depositare per l’iscrizione nel registro delle imprese una dichiarazione contenente i dati
anagrafici dello stesso anche quando muti la persona del singolo socio, per consentire l’agevole identificazione
dell’unico socio e inoltre provvedere ad inserire nel registro delle imprese quando si costituisca o si ricostituisca la
pluralità dei soci. L’omissione di tale pubblicità impedisce che operi per l’unico socio il beneficio della
responsabilità limitata. (2362)
La SPA unipersonale continua ad essere assoggettata al complesso di norme che regolano tale tipo di società:
- Rimane ferma la personalità giuridica della società, con conseguente imputazione alla stessa di tutti i rapporti
giuridici posti in essere dai suoi legali rappresentanti, ragion per cui l’unico azionista non può essere considerato
diretto titolare del patrimonio sociale
- Resta ferma la reciproca autonomia tra patrimonio della società e dell’unico azionista, ragion per cui il patrimonio
della prima non può essere aggredito dai creditori personali del secondo.
Una particolare disciplina è però introdotta per assicurare maggiore trasparenza ai rapporti tra società ed unico socio,
dato che è più accentuato il pericolo di operazioni in conflitto di interessi e di confusione tra i patrimoni. Si stabilisce
infatti che i contratti tra società ed unico socio e le operazioni a favore dello stesso sono opponibili ai creditori della
società solo se risultano dal libro delle adunanze e delle delibere del consiglio di amministrazione o da atto scritto
avente data certa anteriore al pignoramento.
Per quanto riguarda il regime di responsabilità per le obbligazioni sociali, l’unico socio non incorre in responsabilità
illimitata per le obbligazioni sociali. Sono però previste due eccezioni (art. 2325) che comportano in caso di insolvenza
della società la perdita del beneficio di responsabilità limitata, si tratta tuttavia di eccezioni ricollegate a situazioni
oggettive e formali:
- L’unico socio risponde illimitatamente quando non sia osservata la disciplina dell’integrale liberazione dei
conferimenti sopra esposta
- L’unico socio risponde inoltre fino a quando non sia stata attuata la specifica pubblicità dettata per le SPA
unipersonali dell’art. 2362
In entrambi casi però la responsabilità illimitata ha carattere sussidiario: può essere fatta valere dai creditori solo in
caso di insolvenza della società, cioè dopo l’escussione infruttuosa del patrimonio sociale.
Appunti di Gabriele Longo 34
Il fallimento della società non produce però il fallimento dell’unico azionista, come è stato chiarito dalla riforma del
diritto fallimentare del 2006.
La riforma del 2003 ha soppresso gli altri due casi di perdita del beneficio di responsabilità limitata:
- unico socio che sia persona giuridica: cade la discriminazione tra persone fisiche e società per l’accesso al beneficio
- unico socio (persona fisica) che sia nel contempo socio unico di altra società di capitali: si consente il
contemporaneo esercizio di più imprese individuali in regime di responsabilità limitata e si consente di riflesso
l’articolazione secondo la struttura del gruppo di società di un'impresa individuale.
Può ritenersi tenuto a rispettare le prescrizioni del 2362 anche chi è intestatario di una partecipazione quasi totalitaria,
che rende insignificante la residua partecipazione degli altri azionisti?
La giurisprudenza è contraria in quanto sostiene che la responsabilità personale è esclusa quando una percentuale sia
pure minima delle azioni è intestata a soggetto giuridicamente distinto. È esclusa anche nel caso di controllo totalitario
indiretto, che si verifica quando una piccola percentuale delle azioni è intestata ad una società controllata al 100% da
quella titolare della partecipazione quasi totalitaria, sebbene sostanzialmente appartengono a quest’ultima.
L’applicazione del 2362 è ammessa quanto si provi o comunque si accerti il carattere fittizio o fraudolento
dell’intestazione del residuo pacchetto azionario ad altro soggetto.
15. I patrimoni destinati.
La creazione di più società unipersonali permette di limitare il rischio d’impresa attraverso la moltiplicazione formale
dei soggetti cui i relativi diritti ed obbligazioni sono imputabili, tuttavia la riforma del 2003 offre una nuova tecnica alle
SPA per limitare il rischio d’impresa: quella dei patrimoni destinati ad uno specifico affare (artt. 2247-bis – 2247-
decies), una tecnica che consente di evitare la moltiplicazione formale delle società e i relativi costi e che permette di
raggiungere risultati identici operando direttamente sul patrimonio dell’impresa. Il patrimonio resta unico, ma nel suo
ambito sono individuati più patrimoni separati che rispondono solo alle obbligazioni relative a predeterminate
operazioni economiche.
La disciplina offre due modelli di patrimoni destinati:
- Patrimoni destinati operativi: la SPA può costituire uno o più patrimoni destinati ciascuno dei quali destinato in via
esclusiva ad uno specifico affare, sia pure entro i limiti del 10% del proprio patrimonio netto e purché non si tratti
di affari attinenti ad attività riservate in base a leggi speciali
- Finanziamento destinato: la società può inoltre stipulare con terzi un contratto di finanziamento di uno specifico
affare, pattuendo che al rimborso totale o parziale del finanziamento siano destinati i proventi dell’affare stesso
o parte di essi
Entrambe le operazioni sono assistite da specifiche cautele volte a conciliare le esigenze di tutela dei creditori sociali
preesistenti con quelle dei creditori che possono fare affidamento solo sui patrimoni destinati.
16. Patrimoni destinati operativi.
La costituzione avviene con apposita delibera adottata dall’organo amministrativo della società a maggioranza
assoluta dei suoi componenti. La delibera costitutiva deve contenere:
1) l'affare al quale è destinato il patrimonio, che può consistere nell’esercizio di un’attività d’impresa
2) i beni e i rapporti giuridici compresi in tale patrimonio: non deve superare il 10% del patrimonio netto della società
e deve essere congruo rispetto alla realizzazione dell’affare che viene attestato con un piano economico
finanziario, indicante anche le modalità e le regole relative all’impiego di tale patrimonio e le garanzie
eventualmente offerte ai terzi, da allegare alla delibera di costituzione
3) il patrimonio può essere incrementato da eventuali apporti di terzi, in questo caso la delibera deve contenere le
modalità di controllo sulla gestione e di partecipazione ai risultati dell'affare. Per agevolare la raccolta dei fondi da
terzi è possibile l’emissione di strumenti finanziari di partecipazione all'affare, con la specifica indicazione dei diritti
che attribuiscono
4) deve indicare le regole di rendicontazione dello specifico affare e deve nominare un revisore legale o di una società
di revisione legale per la revisione dei conti dell'affare, quando la società non è già assoggettata alla revisione
legale.
La delibera deve essere verbalizzata da un notaio che esercita il controllo notarile con le modalità previste per la
modifica dell’atto costitutivo ed è soggetta ad iscrizione nel registro delle imprese. La separazione patrimoniale
produce effetti solo dopo 60 giorni dall’iscrizione ed entro tale termine i creditori possono fare opposizione al
tribunale, che può disporne l’esecuzione dopo la prestazione da parte della società di idonea garanzia.
Decorso il termine i creditori non possono più far valere alcun diritto sul patrimonio destinato né, salvo per la parte
spettante alla società, sui frutti da esso derivante.

Appunti di Gabriele Longo 35


Delle obbligazioni contratte per realizzare lo specifico affare, la società risponde nei limiti del patrimonio destinato;
resta tuttavia salva la responsabilità illimitata della società per le obbligazioni derivanti da fatto illecito. Perché la
separazione patrimoniale operi è necessario che gli atti compiuti per l’affare rechino espressa menzione del vincolo di
destinazione, in mancanza ne risponde la società col patrimonio generale.
Per ciascun patrimonio destinato dovranno inoltre essere tenuti separatamente i libri e le scritture contabili e nel
bilancio dovranno essere distintamente indicati i beni e i rapporti compresi in ciascun patrimonio, con separato
rendiconto in allegato al bilancio.
Se la società ha emesso strumenti finanziari di partecipazione all’affare, deve tenere un libro indicante le loro
caratteristiche, i possessori ed i vincoli ad essi relativi. È prevista inoltre un’organizzazione per la tutela degli interessi
dei loro possessori, articolata nell’assemblea speciale e nel rappresentante comune. Principale competenza
dell’assemblea speciale è:
- deliberare in ordine alle modifiche dei diritti attribuiti dagli strumenti finanziari di partecipazione all’affare
- deliberare sulle controversie con la società e sulle relative transazioni e rinunce
- nominare e revocare il rappresentante comune che ha funzione di controllo sul regolare andamento dell’affare
- deliberare sulla costituzione di un fondo per le spese necessarie alla tutela dei comuni interessi e sul relativo
rendiconto
All’assemblea e al rappresentante comune si applica la disciplina dell’organizzazione degli obbligazionisti, la quale
stabilisce che la presenza di un’organizzazione a tutela degli interessi comuni non preclude le azioni individuali dei
possessori di strumenti finanziari, salvo che queste siano incompatibili con le delibere dell’assemblea di categoria.
Realizzato l’affare o se è divenuto impossibile gli amministratori redigono un rendiconto finale che deve essere
depositato presso l’ufficio del registro delle imprese. Se permangono creditori insoddisfatti, possono chiedere
mediante lettera raccomandata, da inviare entro 90 giorni dal deposito, la liquidazione del patrimonio destinato che
avverrà secondo le disposizioni sulla liquidazione della SPA; soluzione però criticata dalla dottrina dato che non rispetta
la par condicio creditorum.
Se invece nessun creditore chiede la liquidazione del patrimonio destinato dopo il deposito del rendiconto finale, cessa
il vincolo di destinazione e i beni e i rapporti del patrimonio destinato confluiscono in quello generale, fermo restando
che su di essi i creditori insoddisfatti del patrimonio destinato conservano i propri diritti.
17. I finanziamenti destinati.
Il finanziamento destinato è il contratto relativo al finanziamento di uno specifico affare, con previsione che al
rimborso totale o parziale del finanziamento siano destinati, in via esclusiva, tutti o parte dei proventi dell'affare stesso
(art. 2247-decies). Il contratto deve:
- Descrivere gli elementi essenziali dell’operazione che consentano di individuare lo specifico oggetto, le modalità
e il tempo di realizzazione e i costi previsti e i ricavi attesi.
- Specificare i beni strumentali necessari per la realizzazione e il relativo piano finanziario indicando la parte coperta
dal finanziamento e quella a carico della società.
- Non può essere rappresentato da titoli destinati alla circolazione fuori dall’ipotesi della cartolarizzazione dei crediti
Il finanziamento viene rimborsato dai proventi generati dall’affare nel tempo massimo indicato dal contratto, decorso
il periodo nulla più è dovuto al finanziatore. La società può garantire il rimborso per una parte del finanziamento,
lasciando il finanziatore esposto al rischio dell’affare per la parte scoperta; è possibile inoltre accentuare i profitti e il
rischio dell’operazione, stabilendo che solo una parte dei proventi è destinata al rimborso ed in tal caso il contratto
deve indicare le modalità per determinarli.
È consentito e raccomandabile per la società prestare specifiche garanzie sul contratto e sulla tempestiva realizzazione
dell’operazione, ed è possibile riconoscere al finanziatore la facoltà di esercitare controlli sull’esecuzione
dell’operazione; sono elementi che devono però risultare dal contratto.
Il patrimonio separato con questa tecnica è formato dai proventi dell’affare, dai relativi frutti e dagli investimenti
eventualmente effettuati in attesa del rimborso al finanziatore. È necessario tuttavia che:
- copia del contratto sia depositata per l'iscrizione presso l'ufficio del registro delle imprese
- la società adotti sistemi di incasso e di contabilizzazione idonei ad individuare in ogni momento i proventi
dell'affare ed a tenerli separati dal restante patrimonio della società.
Adempiuti i requisiti pubblicitari e contabili, i creditori della società non possono più esercitare azioni sui beni oggetto
di separazione patrimoniale, inoltre non possono aggredire i beni strumentali alla realizzazione dell’operazione, ma
esclusivamente esercitare sugli stessi azioni conservative sino al termine dell’operazione. Il finanziatore a sua volta
non ha azione sul residuo patrimonio della società, salva l’ipotesi di garanzia parziale di rimborso offerta dalla società.
Se però la società fallisce prima della realizzazione dell’affare, il finanziatore potrà soddisfarsi sul patrimonio della
società per le somme non riscosse.
Appunti di Gabriele Longo 36
In alternativa, quando il fallimento della società non impedisce la realizzazione dell’operazione, il finanziatore può
decidere di realizzare l’operazione in proprio o affidandola a terzi, riscuotendo sempre dalla società l’eventuale credito
residuo.
C. I CONFERIMENTI
18. Conferimenti e capitale sociale.
I conferimenti costituiscono i contributi dei soci alla formazione del patrimonio iniziale della società, la loro funzione
essenziale è quella di dotare la società del capitale di rischio iniziale per lo svolgimento dell’attività di impresa.
Il valore in denaro del complesso dei conferimenti costituisce il capitale sociale nominale della società, il quale ha:
- Funzione vincolistica in quanto individua la frazione ideale del patrimonio netto indisponibile a favore dei soci
durante la vita della società
- Funzione organizzativa in quanto funge da termine di riferimento per la misurazione di alcuni fondamentali diritti
dell’azionista.
Per le SPA è prevista una disciplina specifica dei conferimenti, assente invece nelle società di persone, ispirata a:
- Garantire che i conferimenti promessi dai soci vengano effettivamente acquisiti dalla società
- Garantire che il valore assegnato dai soci ai conferimenti sia veritiero, per evitare che il valore dei conferimenti sia
inferiore all’ammontare del capitale sociale con evidente inganno per i creditori.
A ciascun socio quindi deve essere assegnato un numero di azioni proporzionale alla quota del capitale sociale
sottoscritto e per un valore non superiore a quello del suo conferimento (art. 2346), quest’ultimo tuttavia è un
principio derogabile in quanto è necessario e sufficiente che il valore dei conferimenti non sia inferiore all’ammontare
del capitale sociale; rispettata questa regola la ripartizione delle azioni può essere anche non proporzionale ai
conferimenti.
L’effettiva acquisizione e l’effettività del valore dei conferimenti sono problemi che si pongono in modo diverso per i
conferimenti in denaro e per gli altri conferimenti.
19. I conferimenti in denaro.
Se nell’atto costitutivo della SPA non è disposto diversamente i conferimenti devono essere effettuati in denaro (art.
2342) ed è disposto l’obbligo di versare immediatamente il 25% o l’intero importo in caso di società unipersonale, per
garantire l’effettività del capitale fin dalla costituzione; gli amministratori dopo la costituzione della società sono liberi
di chiedere in ogni momento ai soci i versamenti ancora dovuti.
Le azioni non interamente liberate sono trasferibili, devono però essere nominative e dal titolo devono risultare i
versamenti ancora dovuti; in caso di trasferimento l’obbligo di versamento dei conferimenti residui grava sia sul socio
attuale sia sull’alienante, il quale rappresenta un garante dell’attuale azionista ed è liberato dopo 3 anni dall’iscrizione
del trasferimento nel libro dei soci.
Sempre per agevolare l’acquisizione dei conferimenti è dettata una disciplina qualora il socio non esegua il pagamento
delle quote dovute (art. 2344). Il socio in mora nei versamenti non può esercitare il diritto di voto e inoltre la società
può avvalersi di una più celere procedura di vendita coattiva delle azioni del socio moroso: decorsi 15 giorni dalla
pubblicazione di una diffida nella Gazzetta Ufficiale, gli amministratori offrono le azioni agli altri soci, in mancanza di
offerte la società può far vendere le azioni a mezzo di una banca o di un intermediario autorizzato. Se la vendita
coattiva non ha esito, gli amministratori possono dichiarare decaduto il socio, trattenendo i conferimenti già versati,
e le azioni entrano a far parte del patrimonio della società che può tentare di rimetterle in circolazione entro l’esercizio
in cui è stata pronunciata la decadenza. Dopo quest’ultima possibilità la società deve annullare le azioni rimaste
invendute riducendo il capitale sociale.
Per i conferimenti diversi dal denaro è tuttavia controverso se la società possa usufruire per analogia della speciale
disciplina per la mancata esecuzione dei conferimenti in denaro che porta alla rapida esclusione del socio
inadempiente.
20. I conferimenti diversi dal denaro.
Non ogni entità economica diversa dal denaro può formare oggetto di conferimento imputabile al capitale sociale, è
stabilito dall’art. 2342 che non possono formare oggetto di conferimento le prestazioni di opera o di servizi, per via
della difficoltà di valutazione oggettiva, ma possono formare solo oggetto di prestazioni accessorie distinte dai
conferimenti.
Sono state poi introdotte limitazioni per i conferimenti dei beni in natura e dei crediti: le azioni corrispondenti a tali
conferimenti devono essere integralmente liberate al momento della sottoscrizione, in modo che la società acquisti la
piena disponibilità del bene conferito al completamento del processo di costituzione; questa limitazione impedisce
l’apporto a titolo di conferimento di cose generiche, future o altrui e di prestazioni periodiche.
È da ritenersi ammissibile il conferimento di diritti di godimento, dato che la società acquista l’effettiva disponibilità
del bene ed è in grado di trarne tutte le utilità, senza necessità di ulteriore cooperazione da parte del socio.
Appunti di Gabriele Longo 37
Non sono prospettabili ulteriori limitazioni dato che la funzione primaria dei conferimenti è quella di dotare la società
dei mezzi utili per lo svolgimento dell’attività e non di formare un patrimonio aggredibile dai creditori. Resta quindi
conferibile ogni prestazione di dare suscettibile di valutazione economica oggettiva e di immediata messa a
disposizione della società, ad esempio marchi e brevetti cioè valori immateriali imputabili a capitale ma di difficile
valutazione oggettiva del valore.
21. La valutazione.
I conferimenti diversi dal denaro devono formare oggetto di uno specifico procedimento di valutazione regolato
dall’art. 2343 per assicurare una valutazione oggettiva e veritiera di tali conferimenti, il procedimento si articola in fasi.
Il conferente deve presentare una relazione di stima di un esperto designato dal tribunale, la stima deve attestare che
il loro valore è almeno pari a quello ad essi attribuito ai fini della determinazione del capitale sociale e dell’eventuale
sovrapprezzo; la relazione deve essere allegata all’atto costitutivo e restare depositata presso l’ufficio del registro delle
imprese. L’eventuale omissione della relazione di stima non comporta la nullità della società o del singolo
conferimento, resta tuttavia la necessità di controllare il valore dei conferimenti.
Il valore assegnato dalla stima ha carattere provvisorio: entro 180 giorni dalla costituzione gli amministratori e non più
anche i sindaci, devono controllare le valutazioni contenute nella relazione di stima e procedere alla revisione della
stima se sussistono motivi fondati; nel frattempo le azioni corrispondenti sono inalienabili.
Se dalla revisione risulta che il valore dei beni o servizi dei crediti conferiti è inferiore di oltre 1/5 rispetto a quello
stimato inizialmente, la società deve ridurre proporzionalmente il capitale sociale e annullare le azioni che risultano
scoperte. Il socio per non vedersi ridurre la quota può:
- Versare la differenza in denaro mantenendo così inalterato il numero di azioni sottoscritte
- Recedere dalla società con conseguente diritto alla liquidazione del valore attuale delle azioni sottoscritte, in
questo caso in base all’attuale disciplina il socio ha diritto alla restituzione in natura del bene conferito, il che
implica la necessità di conguagli in denaro per pareggiare il valore del bene restituito con il valore di liquidazione
della partecipazione.
I risultati della revisione devono essere quindi comunicati al socio in modo da consentirgli la scelta tra le due opzioni
o di impugnare di fronte all’autorità giudiziaria la revisione operata dagli amministratori; nell’inerzia del socio la
riduzione della sua partecipazione si produrrà solo con la delibera dell’assemblea straordinaria che riduce il capitale e
annulla le azioni rimaste scoperte. L’atto costitutivo può tuttavia prevedere che, intervenuto l’annullamento delle
azioni, quelle residue siano diversamente ripartite fra i soci, nel rispetto del principio che il valore complessivo dei
conferimenti non può essere inferiore all’ammontare globale del capitale sociale.
Si può fare a meno del procedimento di stima quando il valore del conferimento in natura risulta già in modo
attendibile da altre circostanze, non è richiesta infatti la stima quando il valore attribuito è pari o inferiore:
- Per i titoli quotati nel mercato dei capitali e per gli strumenti quotati nel mercato monetario, al prezzo medio
ponderato al quale sono stati negoziati nei 6 mesi precedenti il conferimento
- Al fair value iscritto nel bilancio dell’esercizio nel quale è effettuato il conferimento, necessario però che il bilancio
sia sottoposto a revisione con non espressione di rilievi circa la valutazione dei beni oggetti di conferimento
- Al valore risultate da una valutazione riferita ad una data precedente di non oltre 6 mesi il conferimento e
conforme ai principi riconosciuti per la valutazione dei beni oggetto del conferimento: l’esperto deve essere
indipendente dalla società, dal soggetto conferente e dai soci che esercitano controllo sul conferente o sulla
società e inoltre deve essere in possesso di adeguata e comprovata professionalità.
La documentazione presentata dal conferente, comprovante il valore attribuito ai conferimenti e la sussistenza delle
condizioni per l’esonero dal procedimento di stima, è allegata all’atto costitutivo.
Gli amministratori possono far sottoporre ad una nuova valutazione il conferimento in natura:
- Qualora ritengano inattendibile il valore ad esso attribuito
- Perché fatti eccezionali hanno modificato il valore degli strumenti finanziari alla data di iscrizione della società nel
registro delle imprese rispetto al prezzo medio di quotazione dei precedenti sei mesi
- Perché dopo la data di riferimento del bilancio o della precedente stima sono intervenuti fatti nuovi che hanno
alterato il valore dei beni o crediti conferiti
- Perché l’esperto che ha effettuato la stima non era dotato di adeguati requisiti di professionalità e indipendenza
Questi accertamenti devono essere fatti dagli amministratori entro 30 giorni dall’iscrizione della società e la nuova
stima dovrà essere effettuata secondo l’ordinaria procedura di valutazione dell’art. 2343. Diversamente, nel medesimo
termine devono iscrivere una dichiarazione nella quale descrivono i metodi di stima e danno atto del risultato positivo
di controlli effettuati, fino all’iscrizione della dichiarazione le azioni corrispondenti sono inalienabili e devono restare
depositate presso la sede della società.

Appunti di Gabriele Longo 38


22. Gli acquisti potenzialmente pericolosi.
L’obbligo di stima dei conferimenti poteva in passato essere eluso: il conferente di beni in natura figurava come socio
obbligato a conferire denaro, alla costituzione la società acquistava il bene per un valore corrispondente alla somma
dovuta a titolo di conferimento dal conferente, con la conseguenza che il debito si estingueva per compensazione.
La necessità di prevenire questi abusi è perseguita dall’art 2343-bis assoggettando ad una particolare procedura
autorizzativa gli acquisti di beni o di crediti dai promotori, dai fondatori, dai soci attuali o dagli amministratori quando:
- Il corrispettivo pattuito sia pari o superiore al decimo del capitale
- L’acquisto sia compiuto nei due anni dall’iscrizione della società nel registro delle imprese
Questi acquisti devono essere autorizzati dall’assemblea ordinaria e l’alienante deve presentare una relazione di un
esperto designato dal tribunale contenente la descrizione dei beni o dei crediti, il valore a ciascuno di essi attribuito, i
criteri di valutazione seguiti e l’attestazione che tale valore non è inferiore al corrispettivo; in questo modo è prevenuto
il pericolo di sopravvalutazione dei beni da acquistare.
In caso di violazione della disciplina l’acquisto resta valido, ma gli amministratori e l’alienante sono solidamente
responsabili per i danni causati alla società, ai soci e ai terzi.
La disciplina non viene applicata quando gli acquisti avvengono nei mercati regolamentati o sotto il controllo
dell’autorità giudiziaria, dato che il prezzo d’acquisto è ufficiale e sotto controllo.
Sono inoltre esentati gli acquisti che siano effettuati a condizioni normali nell’ambito delle operazioni correnti della
società, allo scopo di non ostacolare la gestione ordinaria della società; in ogni caso è difficile distinguere tra condizioni
correnti e straordinarie e ciò potrebbe svuotare di contenuto l’innovazione legislativa se non correttamente applicata.
Restano infine esclusi i contratti aventi oggetto prestazione di opere o servizi, ma resta l’applicabilità della nullità del
contratto per frode alla legge quando risulti l’intento di eludere il divieto di conferimento di prestazioni di opera o di
servizi.
23. Le prestazioni accessorie.
Oltre l'obbligo dei conferimenti, l'atto costitutivo può stabilire l'obbligo dei soci di eseguire prestazioni accessorie non
consistenti in denaro, determinandone il contenuto, la durata, le modalità e il compenso (art. 2345); le prestazioni
accessorie costituiscono uno strumento per vincolare i soci ad effettuare a favore della società prestazioni che non
possono formare oggetto di conferimento, introducono tuttavia un elemento personalistico nella partecipazione
sociale per il rilievo che assumono anche le qualità del socio che si impegna ad eseguirle.
Le azioni con prestazioni accessorie devono essere nominative e non sono trasferibili senza il consenso degli
amministratori inoltre, salvo diversa clausola statutaria, tali obblighi possono essere modificati solo con il consenso di
tutti i soci.
Nonostante questa peculiarità, è da ritenersi che costituiscano adempimento di obbligazioni sociali e non di un
rapporto contrattuale diverso e distinto dal rapporto sociale, ne consegue che la disciplina dei rapporti contrattuali
aventi ad oggetto identiche prestazioni sarà applicabile solo se compatibile con la disciplina societaria. In particolare
in caso di adempimento troveranno applicazione le sanzioni previste dal 2344 (sospensione del voto e vendita coattiva
delle azioni) e non le sanzioni di diritto comune previste dalla disciplina dello specifico rapporto contrattuale cui le
prestazioni accessorie sono ammissibili.
CAPITOLO QUINTO – LE AZIONI
1. Nozione e caratteri.
Le azioni sono quote di partecipazione dei soci nella SPA omogenee e standardizzate, liberamente trasferibili e di
regola rappresentate da documenti che circolano secondo la disciplina dei titoli di credito.
Nella SPA il capitale sociale è diviso in un numero di parti di identico ammontare, che attribuiscono identici diritti nella
società e verso la società, l’azione rappresenta quindi l’unità minima di partecipazione e l’unità di misura dei diritti
sociali ed è indivisibile. Se più soggetti diventato titolari di un’unica azione devono nominare un rappresentante
comune per l’esercizio dei diritti verso la società.
A. AZIONI E CAPITALE SOCIALE
2. Il valore delle azioni.
Si definisce valore nominale delle azioni la parte del capitale sociale da ciascuna rappresentata espressa in cifra
monetaria, la disciplina attuale permette emissione di azioni senza indicazione del valore nominale, non è consentito
però emettere contemporaneamente alcune azioni con ed altre senza valore nominale.
Il valore nominale rimane invariato nel tempo e può essere modificato solo con la modifica dell’atto costitutivo. Nelle
azioni senza indicazione del valore nominale lo statuto deve invece indicare solo il capitale sottoscritto e il numero
delle azioni emesse, fermo restando che anche queste azioni sono frazioni uguali del capitale sociale; in questo caso
la partecipazione al capitale dell’azionista sarà espressa in una percentuale del numero totale delle azioni emesse.

Appunti di Gabriele Longo 39


Tuttavia anche le azioni senza valore nominale hanno un valore che esprime la frazione di capitale nominale da
ciascuna rappresentato, anche se non espressamente indicato con una cifra, che può essere ricavato in ogni momento
dividendo l’ammontare del capitale sociale nominale per il numero di azioni emesse. La legge per agevolare il calcolo
prescrive che le azioni rechino l’indicazione del numero complessivo di azioni emesse e l’ammontare del capitale
sociale, cosa che comporta però la sostituzione di tutte le azioni in circolazione ad ogni aumento/riduzione del capitale
sociale.
Per tutte le azioni vale la regola che in nessun caso le azioni possono essere complessivamente emesse con somma
inferiore al loro valore nominale, per evitare che il capitale dichiarato sia maggiore di quello realmente conferito dai
soci. Le azioni possono essere invece emesse per somma superiore al valore nominale sia in sede di costituzione sia in
sede di aumento del capitale sociale. Il valore di emissione è infatti diverso dal valore reale, poiché quest’ultimo è
influenzato dalle vicende economiche della società e può essere accertato contabilmente attraverso il bilancio di
esercizio.
Diverso ancora è il valore di mercato delle azioni, che risulta giornalmente dai listini ufficiali quando le azioni sono
ammesse alla quotazione in un mercato regolamentato; indica il prezzo di scambio delle azioni in quel determinato
giorno, che non coincide col valore patrimoniale attuale dato che è influenzato anche dalle prospettive economiche
future della società.
3. L’indivisibilità delle azioni.
L’azione attribuisce un complesso unitario e non frazionabile di diritti e poteri sociali, sono perciò indivisibili (art. 2347).
Se più soggetti diventano titolari di un’unica azione, si instaura per legge una situazione di comproprietà condivisa,
assoggettata ad una disciplina volta ad evitare che la società subisca intralci: i diritti dei comproprietari verso la società
devono essere esercitati da un rappresentante comune nominato secondo le modalità previste dal codice civile. Se il
rappresentante non è nominato:
- Le comunicazioni e le dichiarazioni fatte dalla società a uno dei comproprietari sono efficaci per tutti
- L’esercizio dei diritti sociali è precluso.
In ogni caso i comproprietari rispondono solidalmente verso la società delle obbligazioni e quindi per il versamento
dei conferimenti ancora dovuti.
4. Frazionamento e raggruppamento di azioni.
Nel caso di azioni indicanti il valore nominale, l’indivisibilità delle azioni non impedisce che con la modifica dell’atto
costitutivo, la società possa procedere ad un loro frazionamento che ne riduce il valore nominale; allo stesso modo è
possibile anche l’operazione inversa di raggruppamento delle azioni attraverso l’aumento del loro valore nominale.
È possibile anche per le azioni senza valore nominale quando, fermo restando l’ammontare del capitale sociale, si
aumenta (frazionamento) o si riduce (raggruppamento) il numero delle azioni emesse.
Il raggruppamento pone delicati problemi del singolo azionista quando è congegnato in modo tale da non consentire
ad ogni socio la piena conversione delle azioni possedute (formazione di resti), o non consente ad alcuni soci di
ottenere in cambio almeno una nuova azione pregiudicando la conservazione della qualità di socio. Tuttavia bisogna
valutare caso per caso l’eventuale invalidità dell’operazione:
- Il raggruppamento con resti è legittimo quando è conseguenza di altra operazione che sarebbe impedita o
ostacolata qualora non si desse luogo alla formazione di resti, ad esempio la fusione
- Invalidità della delibera si avrà solo quando il raggruppamento risulta predisposto al solo fine di pregiudicare la
posizione dei singoli azionisti, configurandosi come un abuso ai danni della minoranza.
B. LA PARTECIPAZIONE AZIONARIA
5. L’uguaglianza dei diritti.
Ogni azione attribuisce un complesso unitario di diritti e poteri:
a contenuto complesso amministrativo e
di natura amministrativa di natura patrimoniale
patrimoniale
- Diritto di intervento e di voto nelle - Diritto agli utili - Diritto di opzione
assemblee - Diritto alla quota di - Diritto all’assegnazione di azioni
- Diritto di impugnare le delibere liquidazione gratuite
assembleari invalide - Diritto di recesso
- Diritto di esaminare determinati libri
sociali
Il rapporto di partecipazione per il fatto di essere espresso in azioni assume due caratteri:
- l’uguaglianza dei diritti
- l’autonomia delle azioni

Appunti di Gabriele Longo 40


Le azioni conferiscono uguali diritti, si tratta però di un’uguaglianza relativa, in quanto è possibile creare categorie di
azioni fornite di diritti diversi, ed oggettiva dato che sono uguali i diritti che ogni azione attribuisce, ma non i diritti di
cui ciascun azionista dispone poiché bisogna tener conto del numero di azioni in cui ciascuno è titolare. Più
esattamente i diritti sociali possono essere distinti in 4 diverse categorie:
- Diritti indipendenti dal numero di azioni possedute: basta possedere una sola azione per poter esercitare il diritto
di intervento in assemblea, il diritto di denuncia al collegio sindacale e il diritto di esame dei libri sociali; e la
posizione del titolare di una sola azione è formalmente identica a quella del titolare di più azioni
- Diritti che competono solo se si possiede una determinata percentuale del capitale sociale: come il diritto di
chiedere la convocazione dell’assemblea o di ottenerne il rinvio, il diritto di ottenere che il collegio sindacale
indaghi sui fatti denunciati, il diritto di denuncia al tribunale e, dopo la riforma del 2003, il diritto di impugnare le
delibere assembleari invalide. Questi sono diritti definiti come diritti della minoranza in quanto possono essere
esercitati dal socio o dai soci che raggiungono le prescritte percentuali del capitale sociale, anche contro la volontà
della maggioranza. Ad esempio i soci che rappresentano il 10% del capitale sociale possono costringere gli
amministratori a convocare l’assemblea.
Dopo la riforma delle società quotate del ’98 sono state ridotte le percentuali di capitali richieste nelle società
quotate per attivare i diritti attribuiti alle minoranze, in modo da renderli fruibili anche e soprattutto da parte degli
investitori istituzionali; sono stati inoltre introdotti nuovi strumenti di tutela degli azionisti di minoranza, fra i quali
spicca la nomina da parte della minoranza di almeno un membro dell’organo amministrativo e di controllo.
- Diritti che spettano solo se si possiede una partecipazione azionaria per un certo periodo: sono i diritti di
maggiorazione del dividendo e del diritto di voto che gli statuti delle società quotate possono accordare ai soci che
detengono le azioni per un tempo minimo predeterminato, al fine di favorire la stabilità della compagine sociale
- Diritti che spettano ad ogni azionista in proporzione del numero delle azioni: sono il diritto di voto, il diritto agli
utili e alla quota di liquidazione, il diritto alla liquidazione della quota in caso di recesso, il diritto di opzione e il
diritto all’assegnazione gratuita delle azioni.
Diversa è quindi la posizione di potere nella società di chi è titolare di una sola azione e di un voto, rispetto a chi è
titolare di mille azioni e di mille voti; si tratta però di disuguaglianze soggettive legittime e giuste, perché su di esse si
fonda l’ordinato funzionamento di un organismo economico a base capitalistica e in esse si esprime il principio cardine
delle società di capitali: chi ha una maggiore partecipazione al capitale e più rischia ha più potere e può imporre, nel
rispetto della legalità, la propria volontà alla minoranza.
Ciò non esclude però che, quando entrano in gioco interessi pubblici di particolare rilevanza, il legislatore introduca
deroghe al principio capitalistico, con il riconoscimento allo Stato o agli enti pubblici di poteri societari svincolati
dall’ammontare della partecipazione azionaria, poteri che però sono stati ridimensionati per renderli compatibili con
i principi del diritto comunitario.
Il codice civile consente che, nelle società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, l’atto costitutivo
riservi allo Stato o ad enti pubblici la nomina di un numero di amministratori e sindaci proporzionale alla partecipazione
al capitale da essi detenuta. Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, invece, possono essere
riconosciuti poteri speciali allo Stato o ad enti pubblici mediante l’attribuzione agli stessi di strumenti finanziari
partecipativi.
Inoltre il codice civile fa salva per le società di interesse nazionale la particolare disciplina per esse dettata da leggi
speciali circa la gestione sociale. Nella stessa prospettiva rientrano i poteri speciali riconosciuti allo Stato sulle società
che svolgono attività nel settore della difesa e della sicurezza nazionale e sulle società che gestiscono il settore
dell’energia, dei trasporti e delle comunicazioni; si tratta però di imprese che dagli anni ’90 sono interessate dalla
progressiva dismissione delle partecipazioni di controllo detenute dallo Stato, che però prima della riforma continuava
a conservare un grande potere nonostante la dismissione. La nuova normativa precisa invece che l’intervento
governativo è giustificato sono in casi eccezionali, in presenza di una minaccia di grave pregiudizio agli interessi
essenziali della difesa e della sicurezza nazionale o di una minaccia di grave pregiudizio agli interessi pubblici relativi
alla sicurezza e al funzionamento delle reti e degli impianti ed alla continuità degli approvvigionamenti.
6. Unità ed autonomia delle partecipazioni azionarie.
L’azionista può sottoscrivere più azioni diventando titolare di una pluralità di partecipazioni azionarie e non di un’unica
ed unitaria partecipazione, questo è il principio dell’autonomia delle azioni. Ne consegue che l’azionista può disporre
in modo autonomo e separato delle azioni possedute e inoltre anche all’interno della società l’azionista potrà, anche
se il punto non è pacifico, comportarsi come titolare di distinte partecipazioni nell’esercizio dei diritti proporzionati al
numero di azioni possedute. L’azionista potrà quindi esercitare il voto per alcune azioni e non per altre, oppure potrà
votare con alcune personalmente e con altre tramite uno o più rappresentanti; può ritenersi valido anche il voto
divergente, cioè il voto espresso con alcune azioni a favore ed altre contro la stessa delibera, ciò però quando trovi
giustificazione in ragioni oggettive e non contrasti con il principio di buona fede e di correttezza.
Appunti di Gabriele Longo 41
Un esercizio necessariamente unitario è invece inevitabile per i diritti che spettano all’azionista in quanto tale, perciò
è da escludersi che il socio possa intervenire in assemblea solo per una parte delle azioni da lui possedute.
La tendenziale autonomia delle azioni non esclude però che sotto determinati profili acquisti rilievo anche la
complessiva partecipazione posseduta da una sola persona, come nel caso dei diritti riconosciuti solo ad una pluralità
di azioni e quindi anche al singolo titolare quando raggiunge la percentuale del capitale sociale prescritta.
Il pacchetto azionario, specie se di maggioranza, ha un valore specifico spesso molto maggiore della somma dei valori
delle singole azioni considerate separatamente.
In breve, il principio di autonomia delle azioni non impedisce di dar rilievo sotto più profili alla sostanziale unità di un
pacchetto azionario in un'unica mano.
7. Le categorie speciali di azioni.
Sono categorie speciali di azioni quelle fornite di diritti diversi da quelli tipici previsti dalla disciplina legale, possono
essere create dallo statuto o con successiva modifica.
È stabilito che se esistono diverse categorie di azioni, le delibere dell’assemblea generale che pregiudicano i diritti di
una di esse devono essere approvate anche dall’assemblea speciale della categoria interessata.
- Se le azioni speciali non sono quotate: alle assemblee speciali si applica la disciplina delle assemblee straordinarie
- Se le azioni speciali sono quotate: si applica la disciplina dell’organizzazione degli azionisti di risparmio, che
prevede quorum assembleari meno elevati e la nomina di un rappresentante degli azionisti speciali.
La previsione normativa tutela gli azionisti di categoria, con una tutela però di gruppo e non individuale dato che
l’assemblea di categoria decide pur sempre a maggioranza sia pure qualificata; i diritti speciali si configurano quindi
come diritti di gruppo che prevalgono sulla volontà individuale.
La delibera dell’assemblea di categoria è necessaria solo se vengono pregiudicati i diritti di una determinata categoria
di azioni, non quando con delibera assembleare vengono pregiudicati i diritti di tutti gli azionisti. È necessario inoltre,
ma il punto è controverso, che il pregiudizio subito dai diritti di categoria sia diretto e non solo indiretto o di fatto: ad
esempio è necessaria l’approvazione dell’assemblea speciale degli azionisti privilegiati quanto la società voglia
sopprimere o ridurre il privilegio riconosciuto con la delibera di emissione.
L’approvazione dell’assemblea di categoria costituisce condizione legale di efficacia della delibera dell’assemblea
generale, in mancanza della stessa la delibera è improduttiva di effetti; inoltre gli azionisti che non hanno concorso
alla relativa delibera hanno diritto di recesso, se la modifica incide sui loro diritti di voto o di partecipazione.
8. Il contenuto della partecipazione azionaria.
Con la riforma del 2003 tutte le società possono emettere azioni senza diritto di voto, nel contempo sono scomparse
le azioni privilegiate a voto limitato e si consente a tutte le società la creazione:
- di azioni con diritto di voto limitato a particolari argomenti, non necessariamente di competenza esclusiva
dell’assemblea straordinaria
- di azioni con diritto di voto subordinato al verificarsi di particolari condizioni non meramente potestative
Le azioni senza voto non possono però superare nel complesso la metà del capitale sociale, per evitare una eccessiva
concentrazione di potere nelle mani degli azionisti a voto pieno.
La riforma del 2003 ha mantenuto il divieto di emettere azioni a voto plurimo, che attribuiscono più di un voto; limite
attenuato di recente: le società non quotate possono emettere azioni speciali a voto plurimo che attribuiscono un
massimo di tre voti per ogni azione; le società quotate non possono invece emettere azioni a voto plurimo, quelle
eventualmente emesse prima della quotazione mantengono però le loro caratteristiche e diritti.
Gli statuti delle società quotate possono tuttavia attribuire una maggiorazione del voto ai titolari di azioni da più di 24
mesi, cioè un numero di voti maggiore rispetto alle azioni cui sono titolari, fino ad un massimo di due voti; la durata
del possesso si calcola dall’iscrizione in un elenco tenuto dalla società, nel quale i soci che intendono fruire del
beneficio sono registrati. La differenza con le azioni a voto plurimo sta nel fatto che non costituiscono una speciale
categoria di azioni e che in caso di vendita la maggiorazione si perde, si conserva invece nel caso di successione.
La maggiorazione non può essere prevista per le società quotate che hanno conservato le azioni a voto plurimo, ma
non si estende ai diritti diversi dal voto che dipendono dal possesso di una determinata aliquota di capitale.
In tutte le SPA, oggi anche quotate, è consentito prevedere che:
- il diritto di voto sia limitato ad una misura massima, ad esempio superata una quota del capitale sociale non è più
riconosciuto il diritto di voto
- sia introdotto il voto scalare, ad esempio superata una quota del capitale due azioni attribuiscono un voto.
Con l’attuale disciplina per le società non quotate è possibile escludere o limitare il voto anche se le azioni non sono
assistite da privilegi patrimoniali, resta invece fermo che possono essere emesse azioni privilegiate anche senza
limitazione dei diritti amministrativi.

Appunti di Gabriele Longo 42


Le azioni privilegiate attribuiscono ai loro proprietari un diritto di preferenza nella distribuzione degli utili e/o nel
rimborso del capitale al momento dello scioglimento della società, nessuna disciplina è dettata per natura e misura
del privilegio; la società è quindi libera di articolare il contenuto patrimoniale di tali azioni, con il solo limite del divieto
di patto leonino.
È possibile emettere anche azioni fornite di diritti patrimoniali correlati ai risultati dell’attività di un determinato
settore, anche quando non si danno vita a patrimoni separati destinati ad uno specifico affare, lo statuto deve tuttavia
stabilire i criteri di individuazione dei costi e ricavi imputabili al settore, i diritti attribuiti a tali azioni e le modalità di
conversione in azioni di altra categoria. In ogni caso ai possessori di azioni correlate non possono essere corrisposti
dividendi in misura superiore agli utili risultanti dal bilancio generale della società, non avranno diritto a nulla se
l’attività registra una perdita.
9. Le azioni di risparmio.
Costituiscono la risposta all’esigenza di incentivare l’investimento in azioni offrendo ai risparmiatori titoli meglio
rispondendo ai loro specifici interessi, titoli cioè che tengano conto del disinteresse degli stessi per l’esercizio dei diritti
amministrativi e del rilievo attribuito alla redditività dei titoli azionari.
Le azioni di risparmio sono state introdotte nel ’74 e sono del tutto prive del diritto di voto; si distinguono dalle azioni
senza voto emesse dalle società non quotate perché devono essere dotate di privilegi di natura patrimoniale, anche
se tale profilo l’attuale disciplina (art. 145-147 tuf) ha modificato l’originaria. Inoltre a differenza delle altre azioni,
possono essere emesse al portatore e ciò garantisce l’anonimato e di conseguenza un forte incentivo alla loro
sottoscrizione.
Possono essere emesse solo dalle società quotate in mercati regolamentati italiani o dell’UE, sia in sede di aumento
del capitale sociale sia in sede di conversione di azioni già emesse, in questo caso è però necessaria una delibera
dell’assemblea straordinaria.
Le azioni di risparmio e le altre categorie speciali di azioni a voto limitato, non possono superare la metà del capitale
sociale e la legge prevede meccanismi volti ad evitare che accada anche in sede di riduzione del capitale sociale.
Sono prive del diritto di voto nelle assemblee ordinarie e straordinarie, non vengono quindi considerate per il calcolo
dei quorum e per il calcolo delle aliquote di capitale richieste per l’esercizio dei diritti attribuiti alle minoranze. Inoltre
deve escludersi il diritto di intervento in assemblea e di impugnare le delibere invalide, poiché sono riservati agli
azionisti con diritto di voto; potrà esclusivamente chiedere il risarcimento del danno a lui provocato dalla delibera
invalida.
Le azioni di risparmio sono dotate di particolari privilegi di natura patrimoniale, l’atto costitutivo determina il
contenuto del privilegio, le condizioni, i limiti, le modalità, i termini per il suo esercizio e i diritti spettanti in caso di
esclusione dalla quotazione. (art. 145 tuf)
In caso di aumento del capitale sociale a pagamento i possessori di azioni di risparmio hanno diritto di ricevere azioni
di risparmio della stessa categoria, se mancanti ricevono azioni privilegiate o azioni ordinarie.
Per la tutela degli interessi comuni è prevista un’organizzazione di gruppo, che ricalca in parte quella prevista per gli
obbligazionisti e che è stata modificata nel ’98; si articola nell’assemblea speciale e nel rappresentante comune:
- L’assemblea speciale delibera sugli oggetti di interesse comune: sull’approvazione delle delibere dell’assemblea
che pregiudicano i diritti della categoria e sulla transazione delle controversie con la società, delibera inoltre sulla
nomina e revoca del rappresentante comune e sull’azione di responsabilità nei suoi confronti.
- Il rappresentante comune provvede all’esecuzione delle delibere dell’assemblea e tutela gli interessi comuni degli
azionisti di risparmio nei confronti della società: ha il diritto di esaminare il libro dei soci e delle adunanze
dell’assemblea generale, di assistere alle assemblee della società e di impugnare le delibere, diritti oggi preclusi
all’azionista di risparmio.
10. Le azioni a favore dei prestatori di lavoro.
L’art. 2349 consente l’assegnazione straordinaria di utili ai dipendenti delle società o di società controllate da attuarsi
mediante un procedimento, se lo statuto lo prevede:
- gli utili sono imputati a capitale e la società emette speciali categorie di azioni che vengono assegnate
gratuitamente ai prestatori di lavoro
- la società può poi escludere o limitare il diritto di opzione degli azionisti sulle azioni a pagamento di nuova
emissione, per offrire le stesse ai dipendenti della società
- la società può inoltre concedere prestiti o fornire garanzie a favore dei dipendenti per favorire la sottoscrizione o
l’acquisto delle proprie azioni, somme e garanzie devono però essere contenute nei limiti degli utili distribuibili
accertati e delle riserve disponibili risultatiti dall’ultimo bilancio approvato
- in base all’attuale disciplina, la società può infine assegnare ai propri dipendenti strumenti finanziari partecipativi

Appunti di Gabriele Longo 43


Solo negli ultimi decenni nelle società ad azionariato diffuso si sta affermando l’uso di prevedere piani di compensi
basati su strumenti finanziari a favore di amministratori e alti dirigenti, in questo modo sono indotti ad incrementare
il valore delle azioni a vantaggio proprio e di tutti gli azionisti. La pratica però ha mostrato che sono operazioni non
prive di profili problematici: sono incentivati ad incrementare il valore delle azioni con politiche imprenditoriali
rischiose e insostenibili nel lungo termine per la società, vi è dunque l’esigenza di imporre il rispetto di particolari
obblighi di trasparenza per assicurare una corretta informazione dei soci e del mercato sul contenuto dei piani.
I piani di compensi basati su azioni devono quindi essere approvati dall’assemblea ordinaria e i contenuti del piano
sono illustrati da una relazione messa a disposizione del pubblico presso la sede della società.
11. Le azioni di godimento.
La funzione delle azioni di godimento (art. 2353) è di assicurare la parità di trattamento degli azionisti in occasione
della riduzione reale del patrimonio sociale attuata mediante sorteggio ed annullamento di un certo numero di azioni
dietro rimborso del solo valore nominale delle azioni. Dato che il valore reale può essere maggiore del valore nominale,
agli azionisti rimborsati vengono rilasciate azioni di godimento.
Le azioni di godimento sono postergate alle altre azioni sotto il profilo dei diritti patrimoniali:
- partecipano alla ripartizione degli utili solo dopo che sia corrisposto alle altre azioni un dividendo pari all’interesse
legale sul valore nominale
- partecipano alla ripartizione del saldo attivo di liquidazione solo dopo che alle altre azioni sia rimborsato il valore
nominale.
Salvo diversa disposizione dello statuto, non attribuiscono diritto di voto e i diritti collegati di intervento in assemblea
e di impugnare le delibere assembleari invalide. Per gli altri diritti nulla è disposto, ma si tende a riconoscere il diritto
d’opzione in quanto si tratta pur sempre di soci anche se privi di diritto di voto.
12. Azioni e strumenti finanziari partecipativi.
L’emissione degli strumenti finanziari partecipativi è prevista dalla riforma del 2003 al fine di consentire l’acquisizione
da parte dei soci o di terzi di apporti patrimoniali che non possono formare oggetto di conferimento e non imputabili
a capitale sociale. Gli strumenti finanziari partecipativi a differenza delle azioni:
- Non rappresentano parti del capitale sociale
- Gli apporti non sono soggetti alla disciplina dei conferimenti
- Non attribuiscono la qualità di azionista
- Presentano ampia elasticità per quanto riguarda i diritti propri delle azioni
La relativa disciplina legislativa è estremamente scarna: è previsto che possono essere forniti solo di diritti patrimoniali
o anche di diritti amministrativi, con esclusione però del diritto di voto nell’assemblea; possono tuttavia essere dotati
di diritto di voto su argomenti indicati e in particolare può essere ad essi riservata la nomina di un componente
indipendente del consiglio di amministrazione o del consiglio di sorveglianza o un sindaco.
Agli strumenti finanziari partecipativi che attribuiscono il diritto al rimborso del capitale si applica la disciplina delle
obbligazioni, in quanto presentano affinità; si applica infine la disciplina delle assemblee speciali per quelli che
conferiscono diritti amministrativi. Per il resto è riconosciuto ampio spazio all’autonomia statutaria, lo statuto infatti
disciplina le modalità e le condizioni di emissione, i diritti che conferiscono, le sanzioni in caso di inadempimento delle
prestazioni e la legge di circolazione se ammessa.
C. LA CIRCOLAZIONE DELLE AZIONI
13. I titoli azionari.
I titoli azionari o certificati azionari sono documenti che rappresentano le quote di partecipazione nelle SPA non
quotate, la loro emissione è normale ma non essenziale: lo statuto può escludere l’emissione di titoli azionari, in tal
caso il trasferimento delle azioni è assoggettato alla disciplina della cessione del contratto ed ha effetto nei confronti
della società nel momento dell’iscrizione nel libro dei soci.
Qualora emessi, i certificati azionari devono indicare (art. 2354):
1) la denominazione e la sede della società
2) la data dell'atto costitutivo e della sua iscrizione e l'ufficio del registro delle imprese dove la società è iscritta
3) il loro valore nominale o, se si tratta di azioni senza valore nominale, il numero complessivo delle azioni emesse,
nonché l'ammontare del capitale sociale
4) l'ammontare dei versamenti parziali sulle azioni non interamente liberate
5) i diritti e gli obblighi particolari ad essi inerenti. I titoli azionari devono essere sottoscritti da uno degli
amministratori, anche mediante riproduzione meccanica della firma, purché autenticata.
Identiche regole devono rispettare gli eventuali certificati provvisori rilasciati ai soci in attesa dell’emissione dei titoli
definitivi, che assolvono la stessa funzione dei titoli definitivi sia pure temporaneamente.

Appunti di Gabriele Longo 44


I titoli azionari possono essere titoli semplici o multipli, possono cioè rappresentare una o più azioni: il possessore di
un titolo multiplo può chiederne in ogni momento il frazionamento in più titoli di taglio minore, è possibile anche la
riunione in un titolo multiplo di più titoli di taglio minore.
Ai titoli azionari è collegato un foglio cedole, costituito da un numero di cedole che consentono di esercitare diritti che
maturano durante la vita della società, senza necessità di esibire il titolo azionario; è sufficiente distaccare e
consegnare alla società la cedola. Le cedole sono di norma al portatore e possono formare oggetto di autonoma
circolazione una volta distaccate dal titolo principale, acquistando così natura di titoli di credito.
14. Azioni e titoli di credito.
Le azioni non sono qualificate dal legislatore come titoli di credito, tuttavia è opinione consolidata e prevalente che
alle azioni deve essere riconosciuta la natura di titoli di credito e le si fanno rientrare nella categoria dei titoli di credito
causali: titoli di credito che possono essere emessi solo in base ad un determinato rapporto causale e che si
caratterizzano per la parziale sensibilità del rapporto documentato dal titolo alle eccezioni desumibili dalla disciplina
legale del rapporto societario. I titoli azionari:
- Costituiscono veicolo necessario per il trasferimento della partecipazione sociale, perciò è applicabile il principio
dell’autonomia in sede di circolazione dei titoli di credito fissato dall’art. 1994: chi acquista in buona fede il
possesso del titolo azionario non è soggetto a rivendicazione, diventa quindi proprietario del titolo e titolare della
partecipazione azionaria e perciò può quindi respingere l’azione di rivendicazione del precedente titolare che ha
subito il furto del titolo azionario
- Svolgono una funzione di legittimazione nei rapporti interni all’organizzazione societaria: il possessore del titolo
azionario può esercitare i diritti sociali senza essere tenuto a provare la proprietà del titolo e la qualità di socio.
L’assimilazione dei titoli azionari ai titoli di credito non trova ostacolo, diversamente da quanto previsto dall’art. 1993,
nell’affermare che il titolo azionario non attribuisce un diritto letterale, un diritto cioè il cui contenuto è determinato
esclusivamente da quanto è scritto nel documento; per determinare la posizione del socio è necessario far riferimento
a fonti estranee alla lettera del titolo (atto costitutivo e delibere assembleari).
La teoria dei titoli di credito ha però definitivamente chiarito che la letteralità non viene meno quando il titolo faccia
riferimento ad altre fonti regolarmente soggette a pubblicità legale. I titoli azionari quindi sono da inquadrare tra i
titoli di credito a letteralità incompleta.
La disciplina dei titoli di credito stabilisce che al terzo portatore del titolo non sono opponibili le eccezioni personali ai
precedenti possessori ed in particolare quelle fondate sul rapporto causale che ha dato luogo all’emissione del titolo.
Questo principio non è applicabile ai titoli azionari, si ritiene che l’esigenza di tutela dell’acquirente delle azioni deve
essere sacrificata quando può comportare lesione del principio della salvaguardia dell’integrità del capitale sociale, si
è perciò dedotto che la società può:
1. Opporre erga omnes eventuali vizi del procedimento di creazione delle azioni
2. Opporre al terzo acquirente l’intervenuto annullamento del titolo azionario non risultante dal documento
3. Richiedere al terzo acquirente i versamenti dei conferimenti ancora dovuti, anche se dal titolo non risulta che le
azioni non sono interamente liberate
4. Opporre le limitazioni statutarie alla circolazione delle azioni non risultanti dal titolo
Per le azioni l’art. 1993 ha un più ridotto ambito di applicazione, il che porta ad inquadrare le azioni fra i titoli di credito
causali, non a negare la loro natura di titoli di credito.
15. Azioni nominative e azioni al portatore.
Le azioni possono essere nominative o al portatore a scelta dell’azionista (art. 2354), l’alternativa è però rimasta nelle
pagine del codice in quanto prima dell’entrata in vigore fu introdotta la normativa obbligatoria dei titoli azionari nel
’41; questo regime vige ancora oggi con tre sole eccezioni: quella introdotta nel ’74 per le azioni di risparmio e quella
prevista nel ’92 per le società d’investimento a capitale variabile, estesa nel 2014 alle società d’investimento a capitale
fisso. Per il sistema vigente tutte le azioni devono essere nominative, salvo le azioni di risparmio e quelle emesse dalle
Sicav e dalle Sicaf che possono essere nominative o al portatore a scelta dell’azionista.
16. La legge di circolazione delle azioni.
Le azioni nominative devono essere intestate al nome di una persona fisica o giuridica e l’intestazione deve risultare
anche dal libro dei soci; per il trasferimento è necessario quindi il mutamento della doppia intestazione sul tutolo e sul
libro dei soci e la necessaria cooperazione della società emittente. La doppia annotazione del nome dell’acquirente
può avvenire secondo due diverse procedure:
- La circolazione mediante transfert: il cambiamento delle due intestazioni è a cura della società emittente e può
essere richiesto sia dall’alienante che dall’acquirente, diverse sono però le formalità da osservare nei due casi.
Controllato che tali formalità sono state osservate, la società annota il nome dell’acquirente nel libro dei soci e sul
titolo, o può anche rilasciare un nuovo titolo in sostituzione del precedente che viene ritirato.
Appunti di Gabriele Longo 45
1) L’alienante deve esibire il titolo e deve provare la propria identità e la propria capacità di disporre, mediante
certificazione di un notaio o di altro soggetto secondo quanto previsto dalle leggi speciali (art. 2355)
2) L’acquirente deve esibire il titolo e deve inoltre dimostrare il suo diritto mediante atto con firma autenticata
o con atto pubblico.
La circolazione mediante transfert è onerosa e complessa poiché richiede l’intervento della società ad ogni
passaggio di proprietà delle azioni.
- Il trasferimento per girata: forma di trasferimento più snella e diffusa, dove la duplice annotazione è eseguita da
soggetti diversi ed in tempi diversi, l’annotazione sul titolo è fatta dall’alienante mentre quella nel libro dei soci
dalla società e si rende necessaria solo quando l’acquirente voglia esercitare i diritti sociali. Nel frattempo
l’acquirente può rivendere le azioni mediante ulteriore girata.
La girata è assoggettata a requisiti di forma: deve essere datata, deve contenere il nome del giratario, deve essere
sottoscritta dal girante ed anche dal giratario se si tratta di azioni non liberate; deve essere poi autenticata da un
notaio, da un agente di cambio o da una banca a ciò autorizzata a garanzia dell’identità e della capacità del girante e
dello stesso giratario se l’azione non è liberata.
È inoltre prevista una disciplina diversa da quella valevole per gli altri titoli nominativi per gli effetti della girata dei
titoli azionari. La girata di un comune titolo nominativo non abilita all’esercizio dei relativi diritti in quanto è necessaria
anche la successiva annotazione nel libro dei soci; per i titoli azionari questa regola è stata modificata dall’art. 2355
introdotto nel 2003, infatti la preventiva annotazione nel libro dei soci non è più necessaria in quanto il giratario è
legittimato ad esercitare tutti i diritti sociali, resta tuttavia fermo l’obbligo della società di aggiornare il libro soci che
non ha più efficacia legittimante ma solo informativa.
La circolazione delle azioni al portatore è più semplice: non essendo intestate ad alcuna persona, il trasferimento
avviene mediante semplice consegna del titolo all’acquirente il quale è legittimato all’esercizio dei relativi diritti in
base alla semplice presentazione del titolo alla società.
17. Le azioni dematerializzate.
La circolazione non è senza pericoli dato il rischio di smarrimento o furto dei titoli e inoltre dà luogo a inconvenienti
pratici per le azioni nominative quotate in borsa che formano oggetto di continue negoziazioni; da qui l’esigenza di
semplificare e rendere più sicuro il mercato dei titoli quotati in borsa, attraverso l’adozione di meccanismi di
circolazione svincolati dal trasferimento materiale del documento e basati su semplici registrazioni contabili. A tale
finalità risponde il sistema di gestione accentrata di strumenti finanziari. Le caratteristiche essenziali del sistema sono:
- Il sistema è gestito da apposite SPA a statuto speciale che operano sotto la vigilanza della Consob e della Banca
d’Italia, anche se l’unico sistema operante in Italia resta quello gestito dalla Monte Titoli S.p.A.
- Le categorie di soggetti e le caratteristiche degli strumenti finanziari ammessi alla gestione accentrata sono
determinati d’intesa dalla Banca d’Italia e dalla Consob con proprio regolamento
- Le modalità di funzionamento del sistema di gestione accentrata sono diverse a seconda che gli strumenti
finanziari immessi possano o meno essere rappresentati da titoli in base alla disciplina della dematerializzazione
Infatti dal ’98 non possono più essere rappresentati da documenti e sono immessi nel sistema in regime di
dematerializzazione (obbligatoria) due generi di strumenti finanziari:
- Quelli negoziati o destinati alla negoziazione nei mercati regolamentati italiani
- Quelli diffusi tra il pubblico in misura rilevante secondo i criteri individuati dalla Consob d’intesa con la Banca
d’Italia.
È invece facoltà degli emittenti assoggettare al regime di dematerializzazione (facoltativa), risultante dallo statuto, gli
strumenti finanziari che non presentano tali caratteristiche.
Per le azioni che continuano ad essere rappresentate da titoli sopravvive il sistema di gestione accentrata, il cui ambito
di applicazione è stato sostituito dalla gestione dematerializzata per quanto riguarda le azioni.
Coesistono dunque due sistemi di gestione accentrata:
1. Il sistema di gestione accentrata non dematerializzata
- Si fonda sul deposito accentrato dei titoli azionari presso la società di gestione.
- L’adesione al sistema è facoltativa e la scelta è rimessa al singolo azionista, il quale può depositare i propri titoli
presso un intermediario autorizzato con un contratto di deposito titoli in amministrazione, che espressamente
autorizza l’intermediario-depositario a subdepositarli presso la società di gestione accentrata. Si determinano così
due distinti rapporti di deposito fra loro collegati e tutti i rapporti fra depositanti e società di gestione accentrata
sono intrattenuti tramite gli intermediari subdepositanti.
- Consente di sostituire la circolazione documentale con una circolazione fondata su semplici scritture contabili
poste in essere dalla società di gestione che producono gli effetti propri del trasferimento secondo la disciplina
legislativa dei titoli di credito.

Appunti di Gabriele Longo 46


- L’accredito contabile determina l’acquisto di un diritto cartolare autonomo da parte del beneficiario dell’ordine.
- L’esercizio dei relativi diritti è svincolato dall’esibizione dei titoli custoditi dalla società di gestione accentrata, che
può compiere tutte le operazioni inerenti alla gestione dei titoli secondo le modalità fissate dal regolamento Banca
d’Italia-Consob.
- Ai titolari delle azioni è invece riservato l’esercizio dei diritti in esse incorporati e nelle società quotate il diritto di
voto non può essere attribuito alla società di gestione, in veste di rappresentate.
- L’esercizio dei diritti amministrativi non richiede però l’esibizione dei titoli custoditi dalla società di gestione, la
relativa legittimazione è attribuita da apposite certificazioni rilasciate dagli intermediari sulla base delle proprie
scritture contabili e contenenti l’indicazione del diritto sociale esercitabile.
- L’ammissione del socio in assemblea avviene con una comunicazione effettuata alla società, su richiesta del socio
stesso da parte dell’intermediario che tiene il conto.
- La gestione accentrata di strumenti finanziari rappresentati da titoli consente in definitiva di sostituire la
tradizionale circolazione documentale delle azioni con una circolazione fondata su registrazioni contabili, ma non
comporta la soppressione materiale dei titoli, i quali vengono sempre creati e rilasciati dalla società emittente e
restano depositati presso la società di gestione accentrata.
2. Il sistema di gestione accentrata dematerializzata
- Comporta una vera e propria dematerializzazione, con conseguente soppressione del documento cartaceo, ed è
stato introdotto nell’ordinamento nel ’98.
- Oggi le azioni negoziate nei mercati regolamentati italiani o diffuse tra il pubblico in modo rilevante non possono
più essere rappresentata da titoli, che vengono annullati e restituiti alla società emittente; è invece facoltà degli
emittenti dematerializzare le azioni non quotate né diffuse tra il pubblico in modo rilevante.
- L’emissione e il trasferimento delle azioni dematerializzate avviene esclusivamente attraverso il sistema di
gestione accentrata, con registrazioni contabili poste in essere secondo modalità analoghe a quelle prima esposte.
La gestione accentrata dematerializzata è però totale e non più limitata alle azioni volontariamente immesse nel
sistema, inoltre il funzionamento del sistema è reso più semplice dalla soppressione dei titoli, che fa venire meno
la necessità di deposito e subdeposito degli stessi.
- Per le nuove emissioni dematerializzate l’emittente si limita a comunicare alla società di gestione accentrata
prescelta l’ammontare globale dell’emissione, il suo frazionamento e gli intermediari ai quali accreditare le azioni
emesse. La società di gestione accentrata apre un conto per ogni emittente e nel contempo accende per ogni
intermediario conti destinati a registrare i movimenti di strumenti finanziari. Gli intermediari a loro volta registrano
in conti distinti per ogni titolare le azioni di pertinenza degli stessi.
- Il trasferimento delle azioni dematerializzate può essere effettuato dai titolari solo tramite intermediari
autorizzati, concluso il trasferimento gli intermediari dovranno a loro volta registrare lo stesso nel conto del
proprio cliente. La registrazione produce effetti uguali a quelli determinati dal trasferimento secondo la disciplina
dei titoli di credito: colui che ha ottenuto la registrazione in suo favore, in base a titolo idoneo e in buona fede,
non è soggetto a pretese o azioni da parte dei precedenti titolari, ed ha inoltre la legittimazione piena ed esclusiva
ad esercitare i relativi diritti secondo la disciplina propria di ciascuna specie di strumento finanziario.
- L’intermediario esercita in nome e per conto del titolare del conto i diritti patrimoniali relativi delle azioni
dematerializzate, i diritti amministrativi sono invece esercitati dal titolare del conto, se non ha conferito mandato
all’intermediario stesso, con le stesse modalità già viste per la gestione accentrata non dematerializzata.
18. I vincoli sulle azioni.
Le azioni possono essere costituite in usufrutto o in pegno e possono formare oggetto di misure cautelari ed esecutive.
La costituzione in usufrutto o in pegno delle azioni nominative avviene mediante annotazione del relativo vincolo, a
cura della società emittente, sul titolo e nel libro dei soci ed è improduttiva di effetti nei confronti della società e dei
terzi se non vengono osservate tali formalità (art. 2024).
La costituzione in pegno può avvenire anche mediante consegna del titolo girato con la clausola in garanzia, fermo
restando che è produttivo di effetti nei confronti della società solo con l’annotazione nel libro dei soci.
I pignoramenti, sequestri ed altre opposizioni devono essere eseguiti sul titolo, è tuttavia controverso se lo
spossessamento sia sufficiente per la piena efficacia del vincolo, indipendentemente dall’esecuzione del transfert.
Particolare disciplina, sostitutiva all’annotazione del vincolo sul titolo, è dettata per le azioni gravate da vincoli che
vengono immesse nel sistema di gestione accentrata, per la costituzione di vincoli sulle azioni già immesse nel sistema
e per quelle dematerializzate.
Il testo attuale dell’art. 2352 detta per l’esercizio dei diritti sociali relativi alle azioni gravate da vincoli una disciplina
più organica rispetto alla precedente: è previsto che il diritto di voto compete al creditore pignoratizio, all’usufruttuario
o al custode in caso di sequestro delle azioni, che dovranno esercitarlo in modo da non ledere gli interessi del socio
esponendosi altrimenti al risarcimento dei danni nei suoi confronti; in ogni caso la violazione di questo dovere di

Appunti di Gabriele Longo 47


condotta non potrà in alcun caso condurre all’annullamento della delibera assembleare, fermo restando il risarcimento
degli eventuali danni.
Gli altri diritti amministrativi spettano invece sia al socio sia al creditore pignoratizio/usufruttuario o custode in caso
di sequestro, se dal titolo costitutivo del vincolo (o dal provvedimento del giudice in caso di sequestro) non risulta
diversamente.
Il diritto d’opzione spetta invece al socio e l’attuale disciplina stabilisce che solo ad esso sono attribuite le nuove azioni
sottoscritte; il socio deve tuttavia provvedere almeno tre giorni prima della scadenza al versamento delle somme
necessarie per l’esercizio del diritto d’opzione, in mancanza gli altri soci possono decidere di acquistarlo o viene
alienato per suo conto a mezzo di una banca autorizzata alla negoziazione nei mercati regolamentati.
L’usufrutto e il pegno si estendono sul ricavato della vendita, ma le nuove azioni sottoscritte in sede di opzione
spettano al socio libere da vincoli; al titolare del diritto frazionario poi spettano gli utili distribuiti dalla società e, in
caso di aumento gratuito di capitale, il pegno, l’usufrutto o il sequestro si estendono alle azioni di nuova emissione.
Per quanto riguarda il versamento delle somme dovute sulle azioni non liberate:
- In caso di pegno è il socio che deve provvedere al versamento, in mancanza il creditore pignoratizio può far
vendere le azioni tramite banca o altro intermediario autorizzato con trasferimento del pegno sul ricavato
- In caso di usufrutto è l’usufruttuario che deve provvedere al versamento, salvo che il suo diritto alla restituzione
di tale somma al termine dell’usufrutto.
19. I limiti alla circolazione delle azioni.
La libera trasferibilità delle azioni è esclusa o limitata per legge in determinate ipotesi:
- Le azioni liberate con conferimenti diversi dal denaro non possono essere alienate prima del controllo della
valutazione (art. 2343)
- Le azioni con prestazioni accessorie non sono trasferibili senza il consenso del consiglio di amministrazione (art.
2345)
- Le azioni delle società fiduciarie e di revisione non sono trasferibili senza il consenso del consiglio di
amministrazione
- Ulteriori limiti alla circolazione sono previsti quando il trasferimento riguardi partecipazioni rilevanti o di controllo.
Oltre ai limiti legali ci sono quelli convenzionali che vengono determinati da accordi intercorsi fra i soci, questi vanno
ancora distinti a seconda che risultino dall’atto costitutivo (limiti statutari) o da accordi successivi (patti parasociali).
I limiti alla circolazione risultanti da patti parasociali vengono definiti sindacati di blocco:
- Hanno lo scopo di evitare l’ingresso in società di terzi non graditi
- Sono assoggettati ai limiti di durata e agli obblighi formativi previsti per i sindacati di voto
- Vincolano solo le parti contraenti: la loro violazione non comporta quindi invalidità della vendita delle azioni e
l’inadempiente sarà tenuto solo al risarcimento dei danni nei confronti degli altri soci contraenti
L’inopponibilità ai terzi dei patti parasociali limitativi della circolazione delle azioni porta ad inserire accordi nell’atto
costitutivo, in modo da far acquistare alle clausole limitatrici della circolazione efficacia reale: vincolano tutti i soci,
anche futuri e sono opponibili nei confronti del terzo acquirente delle azioni. L’introduzione di limiti statutari alla
circolazione delle azioni è consentita dall’art. 2355-bis: stabilisce che lo statuto può sottoporre a condizioni il
trasferimento e vietare del tutto la circolazione per un periodo non superiore a 5 anni dall’introduzione del divieto.
Le clausole statutarie finalizzate alla limitazione della circolazione delle azioni possono conformarsi in vari modi, le più
diffuse sono le clausole di prelazione, di gradimento o di riscatto.
La clausola di prelazione impone al socio che intende vendere le azioni, di offrirle preventivamente agli altri soci e di
preferirli ai terzi a parità di condizioni; sono valide anche le clausole di prelazione impropria che fissano i criteri di
determinazione del prezzo di acquisto, purché all’alienante venga offerto un giusto corrispettivo. Queste clausole:
- impediscono l’ingresso in società di soci non graditi, senza precludere all’azionista di realizzare il valore economico
della sua partecipazione
- operano anche in caso di trasferimenti diversi dalla vendita come scissione di società, permuta, donazione
- la violazione della clausola comporta l’inefficacia del trasferimento nei confronti della società e dei soci beneficiari
del diritto di prelazione, i quali hanno il diritto di riscattare dal terzo acquirente le azioni.
Le clausole di gradimento possono essere distinte in due sottocategorie:
- clausole che richiedono il possesso di determinati requisiti da parte dell’acquirente: ad esempio la cittadinanza
italiana, appartenenza a determinate categorie professionali
- clausole che subordinano il trasferimento delle azioni al consenso (placet) di un organo sociale, quasi sempre
costituito dal consiglio di amministrazione; queste, dette anche clausole di mero gradimento , per via del fatto di
poter costituire uno strumento di abuso a danno dei soci estranei al gruppo di comando, sono state temperate
dalla riforma del 2003.

Appunti di Gabriele Longo 48


L’attuale disciplina consente l’inserimento delle clausole di mero gradimento se prevedono, in caso di rifiuto del
gradimento, un obbligo di acquisto a carico della società o il diritto di recesso dell’alienante. L’acquirente che si vede
rifiutato il placet riottiene quanto pagato.
Le clausole di riscatto prevedono un potere di riscatto delle azioni da parte della società o dei soci al verificarsi di
determinati eventi: ad esempio in caso di morte dell’azionista al fine di evitare che subentrino gli eredi o di mancata
esecuzione delle prestazioni accessorie cui il socio si è obbligato.
Il valore di rimborso è determinato applicando le disposizioni in tema di diritto di recesso dell’azionista e trova
applicazione anche il relativo procedimento di liquidazione.
Le clausole statutarie limitative della circolazione possono essere introdotte o rimosse nel corso della vita della società
con delibera dell’assemblea straordinaria, in questo caso però è riconosciuto il diritto di recesso ai soci che non hanno
concorso all’approvazione della delibera.
D. LE OPERAZIONI DELLA SOCIETÀ SULLE PROPRIE AZIONI
20. La sottoscrizione.
L’incorporazione delle partecipazioni azionarie in titoli di credito rende possibile da parte della società il compimento
di operazioni di sottoscrizione e di compravendita di proprie azioni, queste operazioni sono però pericolose:
- Per l’integrità del capitale sociale: possono dar luogo all’elusione dell’obbligo di conferimento o del divieto di
restituzione anticipata dei conferimenti eseguiti
- Per il corretto funzionamento dell’organizzazione societaria: per i diritti di voto di cui gli amministratori possono
disporre a spese del patrimonio sociale
- Per il mercato dei titoli: possono dar luogo a manovre speculative volte ad alterare le quotazioni delle azioni.
Per questi motivi sono vietate dal legislatore, sia pure con alcuni temperamenti, e tre sono le situazioni regolate:
sottoscrizione, acquisto delle proprie azioni ed altre operazioni sulle stesse.
La società non può sottoscrivere proprie azioni e il divieto ha carattere assoluto senza eccezioni, in quanto
l’autosottoscrizione, che sia diretta o indiretta, porta ad un aumento del capitale sociale nominale senza alcun
incremento del capitale reale, dato che la società diventerebbe creditrice di sé stessa per i conferimenti dovuti.
In caso di violazione del divieto non si ha nullità della sottoscrizione, ma le azioni si intendono sottoscritte e devono
essere liberate dai soggetti che hanno violato il divieto.
- In caso di sottoscrizione diretta, i soggetti diventano titolari delle azioni sottoscritte in nome della società
- In caso di sottoscrizione indiretta, è invece il terzo che ha sottoscritto le azioni in nome proprio ma per conto della
società a diventare titolare delle azioni ed è obbligato ad eseguire i conferimenti, senza possibilità di alcuna rivalsa
verso la società. Assieme al terzo rispondono però solidalmente anche i promotori o gli amministratori della
società, salvo che dimostrino di essere esenti da colpa.
21. L’acquisto di azioni proprie.
Anche se l’acquisto di azioni proprie può dar luogo sotto il profilo patrimoniale ad una riduzione del capitale reale
senza l’osservanza della disciplina e in modo illegittimo dato che il capitale sociale nominale resta invariato, questa
procedura può costituire anche una forma di investimento delle eccedenze patrimoniali disponibili della società,
l’atteggiamento del legislatore è quindi meno rigido: l’operazione è consentita ma deve rispettare le condizioni fissate
dall’art. 2357:
- Le somme impiegate nell’acquisto non possono eccedere l’ammontare degli utili distribuibili e delle riserve
disponibili risultanti dall’ultimo bilancio approvato
- Le azioni da acquistare devono essere interamente liberate
- L’acquisto deve essere autorizzato dall’assemblea ordinaria e la delibera deve fissare le modalità di acquisto
indicando il numero massimo di azioni da acquistare, la durata non superiore a 18 mesi per la quale
l’autorizzazione è accordata, il corrispettivo minimo ed il corrispettivo massimo.
- Solo per le società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio permane infine la condizione che il valore
nominale delle azioni acquistate non può eccedere la quinta parte del capitale sociale, tenuto conto anche delle
azioni possedute da società controllate. Le SPA quotate devono inoltre realizzare gli acquisti di azioni proprie nel
rispetto delle modalità fissate dalla Consob e dalla normativa comunitaria, allo scopo di garantire la parità di
trattamento degli azionisti e contrastare i reati di manipolazione del mercato e insider trading.
Gli acquisti compiuti non osservando queste condizioni restano validi, pur esponendo gli amministratori a sanzioni
penali; le azioni acquistate devono essere tuttavia vendute entro un anno dal loro acquisto, in mancanza la società
deve provvedere senza indugio al loro annullamento ed alla corrispondente riduzione del capitale sociale. Nell’inerzia
dell’assemblea, la riduzione è disposta d’ufficio dal tribunale su richiesta di amministratori e sindaci.
Per evitare che la società si avvalga di terzi per eludere i limiti posti, la disciplina si applica anche quando la società
procede all’acquisto per tramite di società fiduciaria o per interposta persona (art. 2357).
Appunti di Gabriele Longo 49
Sono previsti alcuni casi speciali di acquisto, sottratti in tutto o in parte alle limitazioni dettate:
- nessuna limitazione è applicabile quando l’acquisto avviene in esecuzione di una delibera assembleare di riduzione
del capitale sociale
- l’acquisto di azioni proprie è subordinato solo all’impiego di utili e riserve disponibili quando finalizzato al rimborso
di un socio recedente e non è stato possibile collocare le azioni presso gli altri soci o sul mercato
- altre deroghe sono previste quando l’acquisto avviene a titolo gratuito, per effetto di successione universale,
fusione o scissione e in occasione di esecuzione forzata per il soddisfacimento di un credito della società. In questi
tre casi deve essere rispettato il limite della quinta parte del capitale sociale.
I diritti sociali relativi alle proprie azioni sono sterilizzati: il diritto di voto e gli altri diritti amministrativi sono sospesi,
nel 2010 tuttavia è stata introdotta una disciplina per il calcolo delle azioni proprie nei quorum assembleari.
- Nelle società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, le azioni proprie sono sempre computate ai
fini del calcolo del quorum costitutivo e deliberativo dell’assemblea, allo scopo di evitarne l’abbassamento
- Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, le azioni proprie vengono conteggiate solo ai fini
del quorum costitutivo e non di quello deliberativo, al fine di agevolare il funzionamento dell’assemblea.
La rilevazione in bilancio delle azioni proprie possedute è specificatamente regolata con una disciplina riformata nel
2015, sul modello dei principi contabili internazionali; nella relazione sulla gestione degli amministratori che
accompagna il bilancio di esercizio devono inoltre essere fornite informazioni integrative sulle relative operazioni.
22. Altre operazioni.
Le altre operazioni sono l’assistenza finanziaria per l’acquisto o la sottoscrizione di azioni proprie e l’accettazione di
azioni proprie in garanzia.
L’attività di assistenza finanziaria consiste nel concedere prestiti o fornire garanzie di qualsiasi tipo a favore di soci o
di terzi per la sottoscrizione o l’acquisto di azioni proprie. La disciplina (art. 2358) vuole evitare che gli amministratori
provochino mutamenti nella composizione della compagine azionaria volti ad accrescere le loro posizioni di potere, il
compimento delle operazioni deve essere quindi autorizzato dall’assemblea straordinaria, nella quale gli
amministratori devono sottoporre una relazione che illustri quale specifico interesse della società giustifica
l’operazione; il verbale dell’assemblea viene iscritto nel registro delle imprese entro 30 giorni.
Resta fermo che l’importo complessivo dei finanziamenti e delle garanzie non può eccedere l’ammontare degli utili
distribuibili e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio regolarmente approvato.
La società può concedere assistenza finanziaria anche per agevolare l’acquisto di azioni proprie e figurare così nella
veste di finanziatore e di venditore, a condizione che l’alienazione sia realizzata ad un giusto prezzo.
La società non può invece accettare azioni proprie in garanzia, con un divieto assoluto del legislatore giustificato dai
pericoli che comportano queste operazioni: ad esempio la società può diventare proprietaria delle azioni ricevute in
garanzia qualora il debitore non adempia.
Non è specificata la sanzione per la violazione dei divieti posti dal 2358 e la soluzione deve essere diversificata:
- La mancanza dell’autorizzazione assembleare, poiché si pone come un limite legale a potere di rappresentanza
degli amministratori, rispetto all’assistenza finanziaria per l’acquisto di azioni proprie, rende i relativi contratti
validi ma inefficaci, salvo che l’autorizzazione stessa non venga successivamente a ratifica.
- Nulli sono invece i contratti di assistenza finanziaria che impiegano somme non disponibili e nulla l’accettazione in
garanzia di azioni proprie perché posti in essere in violazione di un divieto inderogabile.
CAPITOLO SESTO – LE PARTECIPAZIONI RILEVANTI
1. L’informazione sulle partecipazioni rilevanti.
La normativa delle società con azioni quotate è dettata dall’art. 120 del tuf e dalla normativa regolamentare della
Consob, la quale impone obblighi differenziati a seconda che la società partecipata sia o no una piccola o media
impresa (PMI): sono tenuti a comunicare alla società partecipata e alla Consob tutti coloro che partecipano in una
società con azioni quotate in misura superiore al 5% se la partecipata è una PMI e al 2% negli altri casi.
Le comunicazioni servono per reprimere il fenomeno delle partecipazioni incrociate, ma la funzione principale è di
rendere note le reali posizioni di potere in assemblea; infatti per il calcolo delle percentuali si tiene conto solo del
capitale rappresentato da azioni con diritto di voto.
Analoghi obblighi di comunicazione sono previsti nelle società quotate:
- Per le partecipazioni oggetto di un patto parasociale in grado in influire sul diritto di voto o sull’esercizio del
controllo della società
- Per le partecipazioni potenziali: diritto di acquistare di propria iniziativa azioni già emesse
- Per il possesso di strumenti finanziari partecipativi che attribuiscono il diritto di nominare un componente
dell’organo di amministrazione o controllo
La Consob determina contenuto, modalità e termini per l’inoltro delle comunicazioni e per l’informazione al pubblico.
Appunti di Gabriele Longo 50
La qualifica di PMI si perde quando si superano per tre volte consecutive entrambi i limiti:
- Fatturato fino a €300.000.000 risultante dall’ultimo bilancio approvato
- Capitalizzazione media di mercato nell’ultimo anno solare inferiore a €500.000.000.
Per la violazione degli obblighi di comunicazione sono stabilite sanzioni pecuniarie ed è prevista la sospensione del
voto inerente alle azioni o agli strumenti finanziari per i quali sia stata omessa la comunicazione. Qualora la società
ammetta ugualmente il socio a votare, la relativa delibera assembleare è impugnabile a norma dell’art. 2377 qualora
il voto di quel socio sia stato determinante per la formazione della maggioranza; l’impugnativa può essere proposta
anche dalla Consob nel termine allungato di 180 giorni dalla delibera, ciò sottolinea l’interesse pubblico alla
trasparenza dei possessori azionari rilevanti in società che fanno appello al pubblico risparmio.
Dalle comunicazioni prescritte è esonerato il Ministero dell’economia per le partecipazioni detenute tramite società
controllate, in quanto i relativi obblighi sono adempiuti da queste ultime.
L’obbligo di comunicazione inoltre non sussiste per una serie di operazioni in cui l’acquisto di partecipazioni rilevanti
avviene a fini esclusivamente speculativi, finanziari o nell’ambito di attività volte a garantire il corretto funzionamento
dei mercati regolamentati.
Norme integrative alla disciplina sono state introdotte per garantire la trasparenza anche delle partecipazioni rilevanti
in società per azioni non quotate, che operano in settori di interesse generale e la cui attività è sottoposta a controllo
pubblico:
1. Società bancarie e intermediari finanziari
2. Società di intermediazione mobiliare, società di gestione del risparmio e società di investimento a capitale variabile
e fisso
3. Società di assicurazione.
Oltre che alla partecipata, le partecipazioni rilevanti vanno comunicate alla Banca d’Italia (1, 2), alla Consob (2) e
all’Ivass (3); a questi organi è riconosciuta la legittimazione ad impugnare le delibere adottate col voto determinante
di chi ha omesso di effettuare una comunicazione dovuta.
Tutte le SPA non quotate sono tenute a rendere pubblico annualmente mediante iscrizione del registro delle imprese,
l’elenco di tutti i soci alla data di approvazione del bilancio, con l’indicazione del numero di azioni possedute, dei
soggetti diversi dai soci titolari di diritti e delle annotazioni effettuate nel libro dei soci a partire dalla data di
approvazione del bilancio dell’esercizio precedente.
2. L’acquisto di partecipazioni rilevanti in società quotate.
Per l’acquisto di partecipazioni di controllo in una società con azioni quotate è necessario osservare specifiche regole
di comportamento dettate dagli artt. 101-bis – 12 tuf. In passato queste operazioni avvenivano senza transitare
attraverso la borsa: il pacchetto di controllo era ceduto direttamente dal titolare ad un prezzo maggiore di quello
risultante dalle quotazioni in borsa, con la conseguenza che la massa degli azionisti investitori non beneficiava dei
corrispondenti guadagni differenziali (il cosiddetto premio di maggioranza).
Chi intendeva andare alla conquista di una società quotata poteva uscire subito allo scoperto lanciando un’offerta
pubblica di acquisto delle azioni (OPA); tecnica vantaggiosa per gli azionisti investitori che assicurava trasparenza
dell’operazione, ma che spesso scatenava una battaglia senza esclusioni di colpi tra offerente e gruppo di comando,
dato che non era presenta una disciplina che fissasse le regole di comportamento.
La situazione è però cambiata con una legge del ’92 che garantisce trasparenza e la partecipazione di tutti gli azionisti
al premio di maggioranza, nei passaggi di proprietà di partecipazioni di controllo di società quotate; si basa su principi:
- L’OPA è la sola procedura che consente di tutelare gli azionisti di minoranza in caso di cambiamento del gruppo di
comando poiché consente loro di disinvestire beneficiando del premio di controllo: l’OPA è perciò resa obbligatoria
quando è trasferita la partecipazione di controllo di una società quotata
- L’OPA deve svolgersi nel rispetto di determinate regole di comportamento, inderogabilmente fissate per legge a
tutela dei destinatari dell’offerta e del regolare funzionamento del mercato di borsa.
Tuttavia la tutela degli azionisti deve essere contemperata con l’evitare che l’onere finanziario per l’acquirente che
l’OPA comporta, ostacoli il ricambio del gruppo di controllo. La contendibilità del controllo è infatti necessaria per il
buon funzionamento del mercato dei capitali: chi si ritiene capace di incrementare il valore di una società può
dimostrarlo conquistando il controllo con una scalata, se invece la legge non rende possibile l’operazione, la
maggioranza non avrà da temere di perdere il potere anche se gestisce male la società; la contendibilità del controllo
è quindi meritevole di tutela.
Questa esigenza di trovare equilibrio tra tutela della minoranza e mantenimento della contendibilità del titolo, ha
determinato una continua evoluzione della disciplina dell’OPA: ad esempio, a causa della crisi del 2008, si è spostata
in una posizione protezionistica per scongiurare il rischio che imprese societarie italiane strategiche finissero nelle
mani di acquirenti ostili a prezzi di saldo; ma già dal 2009 si è ritornati verso il ripristino del normale funzionamento.
Appunti di Gabriele Longo 51
Per l’attuale disciplina il lancio di un’OPA è per legge obbligatorio in alcuni casi, dei 5 casi previsti dalla legge del ’92,
ne erano rimasti due con la riforma del ’98 ed oggi ne sopravvive uno solo a seguito dell’attuazione della direttiva
comunitaria del 2007: l’OPA successiva totalitaria (art. 106 tuf).
L’OPA successiva totalitaria consente agli azionisti di minoranza di società con titoli quotati di uscire dalla società a
seguito del mutamento dell’azionista di controllo, per “titoli” si intendono gli strumenti finanziari che attribuiscono il
diritto di voto, anche limitatamente a specifici argomenti, nell’assemblea.
È tenuto a promuovere un’OPA chiunque, in seguito ad acquisti, venga a detenere una partecipazione superiore al
30% dei titoli che attribuiscono diritto di voto nelle delibere assembleari riguardanti nomina o revoca degli
amministratori o del consiglio di sorveglianza.
Gli statuti delle PMI possono prevedere una soglia compresa tra il 25 ed il 40%, se però la modifica avviene dopo la
quotazione, i soci che non hanno concorso alla delibera hanno diritto di recedere per tutti o parte dei loro titoli.
Per le società diverse dalle PMI la soglia è del 30% ed è immodificabile; per queste società di grandi dimensioni è stata
introdotta anche una seconda soglia: è tenuto a promuovere l’OPA chiunque venga a detenere una partecipazione
superiore al 25% in assenza di altro socio che detenga una partecipazione più elevata.
Quando viene superata la soglia rilevante, l’offerta deve essere promossa entro 20 giorni e deve avere ad oggetto
l’acquisto della totalità dei titoli ancora in circolazione, non però le azioni senza voto, come le azioni di risparmio,
perché tali azioni non sono titoli.
È fissato per legge anche il prezzo minimo che deve essere offerto: è il prezzo più elevato pagato dall’offerente, nei 12
mesi anteriori all’OPA, per acquisti di titoli della medesima categoria; per le altre categorie di titoli l’offerta è promossa
ad un prezzo non inferiore a quello medio ponderato di mercato degli ultimi 12 mesi. La Consob può tuttavia disporre
che l’offerta sia promossa ad un prezzo inferiore o superiore, quando ricorrono particolari circostanze indicate dalla
legge.
Il corrispettivo dell’offerta può essere costituito in tutto o in parte da titoli, però l’offerente è comunque tenuto a
proporre in alternativa il pagamento del corrispettivo in contanti quando i titoli offerti in scambio non sono quotati o
quanto ha effettuato consistenti acquisti di titoli in contanti pari almeno al 5% dei diritti di voto esercitabili
nell’assemblea della società.
Una partecipazione che non supera la soglia rilevante può essere oggi acquistata liberamente senza esporre all’obbligo
di lanciare l’OPA, anche se idonea ad assicurare il controllo di fatto; tuttavia per evitare elusioni, l’obbligo sussiste
anche quando la soglia rilevante è superata sommando gli acquisti e le maggiorazioni di voto di persone che agiscono
in concerto: soggetti che cooperano tra di loro sulla base di un accordo, anche tacito, nullo o inefficace, volto ad
acquisire il controllo della società emittente o a contrastare il successo dell’OPA promossa da terzi. La Consob può
individuare per regolamento casi in cui si presume l’esistenza di un’azione concertata, così invertendo l’onere della
prova o individuare circostanze in cui è esclusa l’esistenza del concerto.
Superata la soglia rilevante, le persone che agiscono in concerto sono obbligate solidalmente a lanciare l’OPA
totalitaria anche se gli acquisti a titolo oneroso sono stati effettuati da uno solo di essi; è poi affidato alla Consob
l’obbligo di lanciare l’OPA successiva in alcuni casi particolari:
- Acquisto indiretto di una partecipazione superiore alla soglia in una società quotata; realizzato cioè acquisendo il
controllo di una società il cui patrimonio è prevalentemente costituito da titoli immessi dalla società quotata
- Acquisti o maggiorazioni del diritto di voto da parte di chi già deteneva una partecipazione superiore alla soglia,
senza però detenere la maggioranza dei voti nell’assemblea ordinaria, vale a dire il controllo di diritto. Al riguardo
è stabilito che l’obbligo di lanciare l’OPA scatta solo se gli acquisti o ma maggiorazione del voto supera il 5%
all’anno.
Chi intende acquisire il controllo di una società quotata può tuttavia sottrarsi all’obbligo di promuovere l’onerosa OPA
successiva totalitaria, lanciando un’OPA volontaria preventiva che lo porti a detenere una partecipazione superiore
alla soglia rilevante; in questo modo conseguire tutti i titoli della società non è soggetto a condizioni e l’offerente può
fissare liberamente il prezzo d’acquisto, unico limite è che quando l’offerta prevede un corrispettivo in titoli l’offerente
deve proporre in scambio titoli quotati o pagamento in contanti.
Per quanto riguarda l’OPA preventiva parziale, che deve avere per oggetto almeno il 60% dei titoli di ciascuna
categoria, l’esonero dell’OPA successiva deve essere autorizzato dalla Consob ed è subordinato a due condizioni:
- L’offerente non deve aver acquistato nell’anno precedente partecipazioni nella società bersaglio in misura
superiore all’1%
- L’offerta deve essere condizionata all’approvazione da parte dei soci di minoranza indipendenti della società.
L’offerente è però comunque tenuto a promuovere l’OPA successiva totalitaria se nell’anno successivo alla chiusura
dell’OPA preventiva acquisti altre partecipazioni nella società in misura superiore all’1%.

Appunti di Gabriele Longo 52


L’obbligo di OPA non sussiste se la partecipazione superiore alla soglia è detenuta a seguito di un’offerta pubblica di
acquisto o di scambio totalitaria o parziale.
Alla Consob è demandato il compito di disciplinare gli altri casi in cui il superamento della soglia non comporta l’obbligo
di OPA successiva, tali casi sono:
1. Acquisti a titolo gratuito o per successione ereditaria
2. Presenza di altri soci che già detengono il controllo della società
3. Operazioni dirette al salvataggio di imprese in crisi
4. Trasferimenti di partecipazioni fra società dello stesso gruppo
5. Cause indipendenti dalla volontà dell’acquirente, ad esempio esercizio di diritti d’opzione già spettanti
6. Operazioni o superamenti di soglia di carattere temporaneo
7. Fusioni e scissioni
La legge impone a chi consegue una partecipazione quasi totalitaria in una società quotata di acquistare i titoli ancora
in circolazione, questo obbligo di acquisto residuale consente agli azionisti di minoranza di uscire dalla società ad un
prezzo equo quando la stessa è ormai saldamente in pugno di un predeterminato gruppo di controllo. L’attuale
disciplina prevede due casi di obbligo di acquisto residuale:
- L’offerente che viene a detenere, in seguito a un’OPA totalitaria, una partecipazione almeno pari al 95% del
capitale rappresentato da titoli della società, è tenuto ad acquistare i restanti titoli da chi gliene faccia richiesta.
- Chiunque viene a detenere una partecipazione superiore al 90% del capitale rappresentato da titoli quotati della
società bersaglio ha l’obbligo di acquistare i restanti titoli quotati, se non ripristina entro 90 giorni un flottante
sufficiente ad assicurare il regolare andamento delle negoziazioni.
In entrambi i casi l’obbligo di acquisto residuale sussiste soltanto in relazione alle categorie per le quali è stata
raggiunta la rispettiva soglia limite.
Il corrispettivo viene determinato dalla Consob tenuto conto anche del prezzo di mercato e del corrispettivo di
un’eventuale OPA precedente, salvo alcuni casi in cui il prezzo è per legge uguale a quello della precedente OPA;
quando il prezzo proposto è pari a quello di una precedente OPA, l’obbligo di acquisto può essere adempiuto mediante
la riapertura dei termini dell’offerta.
Oggi è tutelato anche l’interesse di chi ha conseguito con un’OPA il controllo quasi dell’intero capitale e teme
comportamenti ostruzionistici da parte della minoranza che non ha aderito all’OPA: chi acquisisce più del 95% del
capitale ha diritto di acquistare coattivamente le azioni residue, entro 3 mesi dalla scadenza del termine per
l’accettazione dell’OPA, purché abbia dichiarato nel documento di offerta di volersi avvalere di tale diritto.
La violazione dell’obbligo di promuovere un’OPA o di acquisto residuale è colpita con sanzioni particolarmente pesanti:
- Il diritto di voto inerente all’intera partecipazione detenuta non può essere esercitato
- I titoli eccedenti le percentuali che fanno scattare l’obbligo di OPA o di acquisto residuale devono essere alienati
entro 12 mesi
- È controverso se gli azionisti possano ottenere a titolo di risarcimento la differenza tra il prezzo ipotetico
dell’offerta non presentata e il prezzo dei titoli nel periodo di riferimento, quindi se sussista una responsabilità
diretta del mancato offerente nei confronti degli azionisti della società bersaglio
- Sono previste sanzioni pecuniarie.
3. Le offerte pubbliche di acquisto e di scambio.
È disciplinato anche lo svolgimento delle offerte pubbliche di acquisto e di scambio e sono stati definiti i
comportamenti consentiti e quelli vietati alle parti contendenti.
L’offerta di pubblico acquisto (corrispettivo in denaro) o di scambio (corrispettivo costituito da altri strumenti
finanziari) è una proposta irrevocabile rivolta a parità di condizioni a tutti i titolari di prodotti finanziari che ne formano
oggetto. L’offerta può però essere sottoposta a condizioni il cui verificarsi non dipenda dalla volontà dell’offerente e
può essere modificata durante la pendenza dell’operazione, modifiche che si estendono anche a coloro che hanno già
aderito all’offerta. La durata dell’offerta è concordata con la società di gestione del mercato: tra 15 e 25 giorni di
mercato aperto per l’OPA obbligatoria e tra 15 e 40 giorni per le altre offerte.
L’offerta si svolge sotto il controllo della Consob che può sospendere l’offerta in caso di violazione della disciplina o se
sopraggiungano fatti nuovi tali da non consentire ai destinatari di pervenire ad un fondato giudizio sull’offerta.
L’offerta pubblica si articola in tre fasi:
Fase preparatoria
i soggetti che intendono lanciare un’OPA devono darne comunicazione senza indugio alla Consob, alla società bersaglio
e al mercato ed è promossa mediante la presentazione alla Consob del documento di offerta destinato alla
pubblicazione che deve contenere le informazioni necessarie a consentire ai destinatari di pervenire ad un fondato
giudizio sull’offerta. Le offerte pubbliche volontarie devono essere promosse non oltre 20 giorni dalla comunicazione,
Appunti di Gabriele Longo 53
il mancato rispetto del termine comporta che il documento d’offerta è dichiarato irricevibile e l’offerente non può
promuovere un’ulteriore offerta volontaria avente ad oggetto prodotti finanziari del medesimo emittente nei
successivi 12 mesi.
La società bersaglio è obbligata a diffondere un comunicato contenente ogni dato utile per l’apprezzamento
dell’offerta ed una valutazione motivata degli amministratori sull’offerta, il comunicato è poi trasmetto alla Consob e
può essere allegato al documento di offerta.
Fase delle adesioni all’offerta
Le adesioni sono irrevocabili e possono essere raccolte dagli intermediari indicati nel documento di offerta; la legge si
limita a fissare il principio della correttezza e trasparenza delle operazioni sui prodotti finanziari oggetto dell’offerta,
mentre affida alla Consob il compito di emanare le relative norme di attuazione, tra le quali spicca l’obbligo
dell’offerente che durante la pendenza dell’offerta o nei sei mesi successivi acquisti titoli a prezzo superiore a quello
dell’offerta, di adeguare il prezzo di quest’ultima al prezzo più alto pagato.
Il gruppo di comando della società bersaglio può porre in essere delle tecniche di difesa per ostacolare il successo
dell’iniziativa dell’offerente: aumenti del capitale sociale a pagamento o gratuiti, trasformazione della società, fusione
per incorporazione in altra società, scissione, acquisto di azioni proprie, vendita dell’azienda…
L’attuazione di misure difensive è però consentita solo previa autorizzazione dell’assemblea (la cosiddetta regola di
passività), ma lo statuto può derogare in tutto o in parte tale divieto. In base alla regola di passività gli amministratori
devono astenersi dal compiere atti che possono contrastare il conseguimento degli obiettivi dell’offerta, rendendo
così il processo più difficile per l’offerente; il divieto può però essere rimosso con delibera dell’assemblea ordinaria o
straordinaria con le normali maggioranze a seconda del tipo di operazione da autorizzare. Resta ferma la responsabilità
degli amministratori per gli atti compiuti in violazione della regola di passività, che però non possono essere considerati
nulli.
Fra le tecniche di difesa successive consentite senza un’autorizzazione rientra il lancio di un’OPA concorrente da parte
di eventuali alleati della società bersaglio, l’offerente dell’OPA originaria può a sua volta reagire con aumenti di prezzo.
L’attuale disciplina rende agevoli le tecniche di difesa successiva, ma neutralizza quelle di difesa preventiva: gli azionisti
che intendono aderire a un’OPA diretta a conseguire almeno il 60% delle azioni ordinarie possono liberamente
recedere senza preavviso da eventuali sindacati di voto o di blocco stipulati; cadono i limiti agli incroci azionari tra
società quotate, non può essere più utilizzata quindi come tecnica di difesa preventiva l’acquisto di una partecipazione
rilevante nella società che si appresta a lanciare un’OPA ostile.
L’attuazione della direttiva nel 2007 aveva ampliato la regola di neutralizzazione delle misure di difesa preventiva,
inserendo regole volte a rendere inefficaci tecniche comuni di difesa, ma questa disciplina dopo il 2008 è applicata
solo se lo statuto lo prevede e si articola in una serie di misure che incidono sia sullo svolgimento dell’OPA che sulla
fase successiva.
Durante l’OPA:
- Non hanno effetto nei confronti dell’offerente eventuali limitazioni statutarie al trasferimento dei titoli
- Nelle assemblee chiamate a deliberare su atti di contrasto all’OPA, non operano le limitazioni al diritto di voto
previste nello statuto o da patti parasociali né le maggiorazioni statutarie del diritto di voto e le azioni a voto
plurimo conferiscono soltanto un voto.
Dopo l’OPA la regola di neutralizzazione paralizza temporaneamente l’efficacia di clausole statutarie o di patti
parasociali il cui scopo è impedire all’offerente vittorioso di conseguire l’effettivo dominio sulla società bersaglio (nella
prima assemblea non operano limitazioni di voto e le azioni a voto plurimo conferiscono un voto), permettendo al
nuovo gruppo di comando di nominare amministratori di fiducia e di modificare clausole statutarie non gradite; questi
effetti si producono solo se l’offerente a seguito dell’OPA detenga almeno il 65% del capitale con diritto di voto nelle
delibere riguardanti nomina e revoca degli amministratori.
La regola di passività e di neutralizzazione sono soggette alla clausola di reciprocità: non operano quando l’OPA è
promossa da chi non è a sua volta soggetto a tali disposizioni o a disposizioni equivalenti, la società che intende
avvalersi di questa clausola deve quindi rinnovare periodicamente la delibera assembleare che autorizza specifiche
misure di difesa.
L’attuale disciplina nulla prevede per il caso in cui alla scadenza del termine le adesioni siano inferiori o superiori al
quantitativo di titoli richiesti: ogni determinazione al riguardo è rimessa al documento di offerta pubblicato
dall’offerente, il quale deve indicare il quantitativo minimo che deve essere raggiunto affinché l’offerta diventi
irrevocabile e i criteri di riparto qualora le adesioni dovessero superare il quantitativo richiesto.
I risultati dell’offerta sono resi noti dall’offerente mediante la pubblicazione di un documento contenente anche le
indicazioni necessarie sulla conclusione dell’offerta e sull’esercizio delle facoltà previste nel documento d’offerta.

Appunti di Gabriele Longo 54


4. Limiti all’assunzione di partecipazioni rilevanti.
L’assunzione di partecipazioni rilevanti in una SPA o da parte di una SPA è libera, ma non mancano limitazioni:
- Alcune riguardano l’assunzione di partecipazioni rilevanti o di controllo in società che operano in particolari settori
da chiunque detenute
- Altre l’assunzione di partecipazioni da parte di una società di capitali e sono fissate dall’art. 2361 e dalla disciplina
delle partecipazioni incrociate
Tra i limiti del primo tipo rientrano quelli previsti per la partecipazione al capitale di società bancarie e assicurative,
allo scopo di garantire l’indipendenza e l’autonomia gestionale delle relative imprese a tutela dei depositanti e degli
assicurati.
L’acquisizione a qualsiasi titolo di partecipazioni nelle banche da chiunque effettuato deve essere autorizzato dalla
Banca d’Italia quando attribuisce una quota dei diritti di voto almeno pari al 10% del capitale o consente di esercitare
comunque un’influenza notevole o il controllo della banca. Oggi è possibile per soggetti che svolgono attività d’impresa
in settori diversi da quello bancario possedere partecipazioni anche di controllo nelle banche, tuttavia la Banca d’Italia
accerta la competenza professionale di tali soggetti.
La violazione di tali disposizioni espone a sanzioni penali e comporta la sospensione del diritto di voto inerente alle
azioni per le quali l’autorizzazione non è stata concessa, le delibere adottate col voto determinante di tali azioni sono
impugnabili su proposta della Banca d’Italia nel termine di 180 giorni; inoltre le partecipazioni per le quali non è stata
concessa l’autorizzazione o è stata revocata devono essere alienate entro i termini stabiliti dalla Banca d’Italia.
Disciplina analoga è prevista per le società di assicurazione.
Ulteriori limiti sono contemplati dalla disciplina in tema di poteri speciali dello Stato: chiunque acquisisce una
partecipazione in imprese che svolgono attività di rilevanza strategica per il sistema di difesa nazionale deve notificarlo
alla Presidenza del Consiglio dei ministri che, entro 15 giorni, può opporsi all’acquisto o subordinarlo a condizioni.
Analogo potere spetta al Governo qualora un soggetto extracomunitario acquisisca una partecipazione di controllo in
una società che detiene attivi strategici nei settori dell’energia, dei trasporti e delle comunicazioni.
Tra i limiti rientrano anche le clausole statutarie che fissano limiti massimi ai possessi azionari dei singoli soci, vietando
che essi risultino intestatari di un numero di azioni superiore ad una determinata percentuale del capitale sociale. In
questo ambito è controverso se per l’inserimento successivo nell’atto costitutivo basti la maggioranza o sia necessaria
l’unanimità. La possibilità di introdurle a maggioranza è prevista per le società controllate dallo Stato destinate ad
essere privatizzate mediante diffusione del pacchetto azionario fra il pubblico degli investitori; il superamento del
limite massimo statutario (5%) per le società operanti nei settori dei pubblici servizi, difesa e sicurezza nazionale,
comporta il divieto di esercitare il diritto di voto e i diritti diversi da quelli patrimoniali.
5. Le partecipazioni modificative dell’oggetto sociale. Le partecipazioni a responsabilità illimitata.
Un limite posto alle società di capitali in tema di assunzione di partecipazioni è posto dall’art. 2361: l’assunzione di
partecipazioni in altre imprese, anche se prevista genericamente nello statuto, non è consentita, se per la misura e per
l'oggetto della partecipazione ne risulta sostanzialmente modificato l'oggetto sociale determinato nell’atto costitutivo.
Il divieto riguarda ogni tipo di partecipazione e impedisce che l’oggetto sociale sia modificato dagli amministratori
senza l’osservanza delle procedure previste per legge e precludendo l’esercizio del diritto di recesso riconosciuto ai
soci assenti o dissenzienti.
Il divieto non è operante quando l’attività principale o esclusiva della società consiste nell’assunzione di partecipazioni
in altre imprese, tali società sono definite società finanziarie e le partecipazioni sono assunte al fine di dirigere e
coordinare l’attività delle società partecipate; si parla di holding pura se in ciò si esaurisce l’attività della società,
mentre di holding mista se è previsto lo svolgimento di attività operativa in determinati settori produttivi.
Per quanto riguarda le altre società, dette operative, l’assunzione di partecipazioni non è vietata in modo assoluto:
sono consentite quelle che per la misura e per l’oggetto non comportano una modifica sostanziale del tipo di attività
stabilito nell’atto costitutivo. Alle società operative:
- È consentita l’assunzione di partecipazioni di minoranza in imprese svolgenti stessa attività o diversa, purché tale
attività non assuma carattere prevalente
- È in dubbio se sia consentita l’assunzione di partecipazioni di controllo in società che operano nello stesso settore,
con conseguente trasformazione della società in holding mista.
La norma lascia comunque ampi spazi di manovra alle società operative, l’art. 2361 non limita i poteri dell’assemblea
straordinaria dato che può autorizzare l’assunzione delle partecipazioni con contestuale delibera di modifica
dell’oggetto sociale e riconoscimento del diritto di recesso ai soci assenti o dissenzienti. L’assunzione di partecipazioni
in altre imprese deve però essere deliberato dall’assemblea ordinaria quando comporta la responsabilità illimitata per
le obbligazioni della partecipata (sottoscrizione di una quota di SNC). Gli amministratori che violano il 2361 sono
esposti all’azione di responsabilità e l’atto di assunzione della partecipazione non autorizzato è comunque efficace.

Appunti di Gabriele Longo 55


6. Le partecipazioni reciproche.
Le partecipazioni reciproche fra società di capitali danno luogo a pericoli di carattere patrimoniale ed amministrativo:
pericolo che venga falsata la consistenza patrimoniale delle due società o che venga alterato il corretto funzionamento
delle relative assemblee; questi pericoli si accentuano quando tra le società intercorre un rapporto di controllo, dato
che la partecipata può subire le direttive della controllante nella scelta dei propri investimenti azionari.
Se due società sottoscrivono l’una il capitale dell’altra, si avrà un aumento del capitale sociale nominale senza
incrementi del capitale reale.
La repressione di tale fenomeno compete agli artt. 2360 e 2359-quinquies: la prima norma vieta di costituire o di
aumentare il capitale mediante sottoscrizione reciproca di azioni, anche per tramite di società fiduciaria o per
interposta persona; questo divieto è inderogabile e la sanzione prevista per la violazione è la nullità di entrambe le
sottoscrizioni, a condizione che si provi che facciano parte di un disegno unitario volto a violare l’art. 2360.
Tale disciplina non permetteva però di colpire la sottoscrizione non reciproca di azioni della società controllante da
parte della controllata. Questa lacuna è oggi colmata dall’art. 2359-quinquies: la società controllata non può
sottoscrivere azioni o quote della società controllante, sia direttamente sia avvalendosi di terzi che agiscono in nome
proprio ma per conto della controllata; in caso di violazione non si ha nullità della sottoscrizione, ma imputazione delle
azioni agli amministratori della controllata che non dimostrino di essere esenti da colpa o al terzo che ha sottoscritto
le azioni in nome proprio ma per conto della controllata. Nel secondo caso rispondono anche gli amministratori che
non dimostrino di essere esenti da colpa.
I pericoli patrimoniali e amministrativi si riscontrano anche in caso di acquisto reciproco di azioni già in circolazione,
con la differenza che: la sottoscrizione reciproca dà luogo ad aumento del capitale nominale senza aumento di quello
reale, mentre l’acquisto reciproco lascia inalterato il capitale nominale ma determina una riduzione dei rispettivi
capitali reali, che può giungere fino al completo svuotamento dei relativi patrimoni dando luogo al fenomeno della
carta contro carta. Considerato ciò, l’acquisto reciproco di azioni dovrebbe essere assoggettato a limiti quantitativi e
alle stesse cautele previste per l’acquisto di azioni proprie ma così non è ancora in parte oggi, anche se significativi
progressi sono stati compiuti nel ’94 con l’attuazione di una direttiva comunitaria ispirata dalla finalità di evitare
l’elusione della disciplina dell’acquisto di azioni proprie da parte della controllante. Per l’attuale disciplina:
- L’acquisto reciproco di azioni è possibile senza alcun limite quando fra le due società non intercorre un rapporto
di controllo e le stesse non sono quotate in borsa
- Se l’incrocio è realizzato tra società controllante e sue controllate si applicano gli artt. 2359-bis ss., introdotti nel
’94, che prevedono limiti qualitativi e quantitativi coincidenti con quelli stabiliti per l’acquisto di azioni proprie
- Se l’incrocio non intercorre fra controllante e controllata, ma coinvolge società entrambe con azioni quotate, si
applica l’art. 121 tuf che pone limiti quantitativi, ma non qualitativi.
In base all’art. 2359-bis, l’acquisto da parte di una società controllata di azioni o quote della controllante è considerato
effettuato dalla controllante stessa, è perciò sottoposto alle seguenti limitazioni:
1. Le somme impiegate nell’acquisto non possono eccedere l’ammontare degli utili distribuibili e delle riserve
disponibili risultanti dall’ultimo bilancio approvato della società controllata
2. Possono essere acquistate solo azioni interamente liberate
3. L’acquisto deve essere autorizzato dall’assemblea ordinaria della controllata e deve contenere le stesse
specificazioni richieste per l’acquisto di azioni proprie
4. Il valore nominale delle azioni acquistate non può eccedere la quinta parte del capitale della società controllante
5. La società controllata non può esercitare il diritto di voto nelle assemblee della controllante
Le azioni o quote acquistate in violazione dei primi quattro punti devono essere alienate entro un anno dal loro
acquisto, in mancanza la controllante deve procedere al loro annullamento ed alla corrispondente riduzione del
capitale sociale, la controllata però ha diritto al rimborso per le azioni annullate.
All’acquisto da parte della controllata si applicano poi i casi speciali di esonero previsti per l’acquisto di azioni proprie:
deve essere rispettato il limite del 20% del capitale e vale il più lungo termine di 3 anni per l’alienazione delle azioni
possedute in eccedenza. Norme specifiche sono dettate per assicurare la corretta rilevazione nel bilancio della
controllata della relativa partecipazione.
Diversa è invece la disciplina degli incroci azionari quando entrambe le società italiane abbiano azioni quotate, ma fra
di esse non intercorre un rapporto di controllo. L’attuale disciplina fissa solo limiti quantitativi agli incroci azionari che
coincidono con le percentuali che fanno scattare l’obbligo di comunicazione alla partecipata ed alla Consob: l’incrocio
non può superare il tetto del 5% del capitale con diritto di voto se la partecipata è una PMI, e del 2% se la partecipata
non è una PMI; per l’attuale disciplina è possibile stipulare un accordo, autorizzato dall’assemblea ordinaria, con il
quale elevare il tetto al 10% per le PMI e al 5% negli altri casi, allo scopo di non ostacolare alleanze strategiche.

Appunti di Gabriele Longo 56


Quando la partecipazione incrociata eccede da entrambi i lati le percentuali massime consentite, la società che ha
superato il limite successivamente:
- Non può esercitare il diritto di voto per le azioni possedute in eccedenza rispetto alla percentuale consentita
- Deve alienare l’eccedenza entro 12 mesi dalla data in cui ha superato il limite
- In caso di mancata alienazione, la sospensione del diritto di voto si estende all’intera partecipazione
In caso di inosservanza del divieto di esercizio del voto, le delibere adottate col voto determinante di tali azioni sono
annullabili e l’attuale disciplina dispone espressamente che l’impugnazione può essere proposta anche dalla Consob
nel termine allungato di 180 giorni.
Per evitare elusioni dei limiti alle partecipazioni reciproche l’attuale disciplina estende la sospensione del diritto di
voto agli incroci fra società appartenenti a gruppi diversi composti da società quotate: anche questi incroci triangolari
non possono superare i limiti fissati dalla legge, fermo restando che la sanzione è costituita solo dalla sospensione del
voto per la partecipazione eccedente il tetto massimo.
Quando invece tra le società intercorre un rapporto di controllo, i rischi patrimoniali si ridimensionano e quelli
amministrativi sono neutralizzati, in tal caso si applica, anche se le società sono quotate, esclusivamente la disciplina
dell’art. 2359-bis anche per i limiti percentuali.
CAPITOLO SETTIMO – I GRUPPI DI SOCIETÀ
1. Il fenomeno di gruppo. I problemi.
Il gruppo di società è un’aggregazione di imprese societarie formalmente autonome e indipendenti l’una dall’altra, ma
tutte sotto l’influenza dominante di un’unica società che le controlla e dirige secondo un disegno unitario la loro
attività d’impresa, per il perseguimento di uno scopo unitario. È un fenomeno che può assumere le più svariate
configurazioni: si distinguono i gruppi a catena, dove A controlla B che a sua volta controlla C, e quelli stellari o a
raggiera dove A dirige tutte le altre società.
L’ordinamento non ostacola la costituzione di gruppi di società, poiché risponde ad esigenze di maggior efficienza del
sistema produttivo, prevedendo una disciplina diretta a soddisfare tre ordini di esigenze:
- Assicurare un’adeguata informazione sui collegamenti di gruppo
- Evitare che eventuali intrecci di partecipazioni alternino l’integrità patrimoniale delle società
- Evitare che le scelte operative delle singole società del gruppo pregiudichino le aspettative di quanti fanno
affidamento esclusivamente sulla consistenza patrimoniale e sui risultati economici di quella società.
Il fenomeno di gruppo era ignorato dal codice del ’42 ed ancor oggi manca una disciplina organica. Gli aspetti più
significativi della relativa disciplina sono quelli introdotti nel 2003 relativi all’attività di direzione e di coordinamento
di società (artt. 2497 ss.).
2. Società controllate e direzione unitaria.
È controllata la società che si trova sotto l’influenza dominante di altra società, in grado di indirizzarne l’attività nel
senso da essa voluto (2359). Il controllo societario può assumere diverse forme:
1. È controllata la società in cui un’altra società dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea
ordinaria (controllo azionario di diritto).
2. È controllata la società in cui un’altra società dispone dei voti sufficienti per esercitare un’influenza dominante
nell’assemblea ordinaria (controllo azionario di fatto).
3. Sono controllate le società che sono sotto l’influenza dominante di un’altra in virtù di particolari vincoli contrattuali
con essa, che pongono una società in una situazione oggettiva di dipendenza economica rispetto ad un’altra
(controllo contrattuale).
Nell’ordinamento non è ammissibile e deve ritenersi nullo un contratto che attribuisce il diritto di esercitare influenza
dominante su una società, le norme che prevedono tale forma di controllo contrattuale specificano che è ammesso
solo quando la legge lo consente.
Il controllo azionario può essere non solo diretto ma anche indiretto, inoltre si ha anche quando le relative situazioni
si realizzano sommando partecipazioni dirette ed indirette; una situazione di controllo si ha anche in caso di esistenza
di sindacati di voto, ma in tal caso la qualità di controllante è riconosciuta solo all’azionista che ha una posizione di
influenza dominante all’interno del sindacato.
Dalle società controllate vanno poi tenute distinte le società collegate: società sulle quali un’altra società esercita
un’influenza notevole, ma non dominante, cioè quando nell’assemblea ordinaria può essere esercitato almeno un
quinto dei voti o un decimo se la società partecipata ha azioni quotate in mercati regolamentati.
3. La disciplina dei gruppi.
L’esistenza di un rapporto di controllo non è sufficiente per affermare che si è in presenza di un gruppo di società: fa
tuttavia presumere l’esercizio dell’attività di direzione e di coordinamento di società che, in base all’attuale disciplina,

Appunti di Gabriele Longo 57


si presume esercitato dalle società e da quelli che le controllano, si rendono così applicabili al fenomeno di gruppo le
norme che regolano i rapporti tra società controllante e controllate e le disposizioni della riforma del 2003 dedicate
alle società che esercitano attività di direzione o coordinamento di altre società.
Inoltre è assoggettato alle nuove norme anche chi esercita tale attività sulla base di un contratto con le società
medesime o di clausole dei loro statuti, come si verifica nei gruppi paritetici: gruppi nei quali la direzione unitaria di
più imprese non si fonda su un rapporto di controllo, ma su un accordo contrattuale con cui più società si impegnano
stabilmente a conformarsi ad una direzione unitaria che ciascuna concorre a determinare su un piano di parità rispetto
alle altre.
Pur mancando ancor oggi una disciplina riferita ai gruppi, significativi progressi sono stati compiuti. In base all’attuale
disciplina, nel registro delle imprese è istituita un’apposita sezione nella quale sono iscritte le società o gli enti che
esercitano attività di direzione e coordinamento e le società alla stessa sottoposte, le quali sono tenute ad indicare
negli atti e nella corrispondenza la soggezione all’altrui attività di direzione e coordinamento. Gli amministratori delle
controllate che omettono di provvedere all’iscrizione o all’indicazione sono responsabili dei danni che i soci o i terzi
hanno subito per la mancanza conoscenza di tali fatti.
In presenza di situazione di controllo, scattano limitazioni e divieti a carico delle società controllate che ridimensionano
i pericoli di alterazione dell’integrità patrimoniale della capogruppo e di inquinamento del funzionamento degli organi
della stessa: disciplina cardine è quella in tema di sottoscrizione e acquisto di azioni della società controllante da parte
delle controllate; inoltre si ha il divieto per le società controllate di rappresentare i soci della controllante nelle
assemblee di questa e l’ineleggibilità a sindaci della controllante di coloro che sono legati alle società controllate o a
società che la controllano.
Scattano poi in sede di redazione del bilancio d’esercizio specifici obblighi di informazione contabile sia carico della
controllante che della controllata, inoltre la copia dell’ultimo bilancio delle controllate ed un prospetto riepilogativo
devono essere depositati nella sede della società controllante insieme al bilancio della stessa, durante i 15 giorni che
precedono l’assemblea per l’approvazione.
Il quadro della disciplina dell’informazione contabile è stato completato con l’introduzione nel ’91 del bilancio
consolidato, che consente di conoscere la situazione patrimoniale, finanziaria ed economica del gruppo considerato
unitariamente.
È invece restato sulla carta il tentativo di incidere sul problema dei gruppi multinazionali con ramificazioni in Stati che
non garantiscono la trasparenza societaria, questo è il caso delle società off-shore che beneficiano del più favorevole
trattamento fiscale che tali Stati riservano alle imprese e vengono impiegate per occultare perdite. Per accertare il
rispetto della disciplina dei rapporti con società off-shore, alla Consob sono stati attribuiti penetranti poteri d’indagine
che può esercitare sia nei confronti della società italiana, sia direttamente sulle società estere, previo consenso delle
autorità straniere; queste regole però sono rimaste lettera morta.
4. La tutela dei soci e dei creditori delle società controllate.
Con la riforma del 2003 sono stati fatti progressi circa la tutela degli azionisti esterni e dei creditori delle società
controllate contro possibili abusi della controllante, sotto questo profilo resta fermo nell’ordinamento il principio della
distinta soggettività e della formale indipendenza giuridica delle società del gruppo: il gruppo di società non è
configurabile come un nuovo soggetto di diritto o come un nuovo centro d’imputazione di rapporti giuridici che si
sovrappone alle singole società che lo compongono e non dà vita ad un’attività d’impresa giuridicamente unitaria. Ciò
comporta degli svantaggi ma anche alcuni vantaggi:
- Porta ad escludere che la capogruppo sia responsabile per le obbligazioni assunte dalle controllate
- La capogruppo non può legittimamente imporre alle partecipate il compimento di atti che contrastino con gli
interessi delle stesse separatamente considerate
Le decisioni delle società controllate ispirate da un interesse di gruppo devono essere adeguatamente motivate, per
consentire una valutazione degli eventuali danni che le stesse arrecano alla società sottoposta all’altrui attività di
direzione.
Una specifica disciplina è dettata per i finanziamenti concessi alle controllate dalla capogruppo o da altri soggetti alla
stessa sottoposti, al fine di evitare che un eccessivo indebitamento danneggi gli altri creditori sociali: il rimborso di tali
finanziamenti avviene dopo il soddisfacimento degli altri creditori.
La società capogruppo è tenuta ad indennizzare direttamente azionisti e creditori delle società controllate per i danni
dagli stessi subiti per il fatto che la propria società si è attenuta alle direttive di gruppo lesive del proprio patrimonio,
è infatti stabilito che le società o gli enti che violano i principi di corretta gestione societaria delle controllate sono
direttamente responsabili nei confronti dei soci di queste e dei creditori sociali; gli enti soggetti a tale responsabilità
sono i soggetti giuridici collettivi che detengono la partecipazione sociale nell’ambito della propria attività
imprenditoriale o per finalità di natura economica o finanziaria.

Appunti di Gabriele Longo 58


Rispondo inoltre, in solido con la capogruppo: sia coloro che abbiano comunque preso parte al fatto lesivo, sia coloro
che ne abbiano consapevolmente tratto beneficio nei limiti del vantaggio conseguito.
Ulteriore novità della riforma del 2003 è il riconoscimento del diritto di recesso ai soci di una società non quotata che
entra a far parte di un gruppo:
- se ne deriva un’alterazione delle condizioni di rischio dell’investimento e non venga promossa un’offerta pubblica
di acquisto che consenta al socio di alienare la propria partecipazione
- quando la capogruppo delibera una trasformazione che comporta il mutamento del suo scopo sociale o un
cambiamento dell’oggetto sociale, tale da alterare in modo sensibile e diretto le condizioni economiche e
patrimoniali della società controllata
- quando il socio della controllata abbia esercitato nei confronti della capogruppo l’azione di responsabilità prevista
dall’art. 2497 ed abbia ottenuto una sentenza di condanna esecutiva. In tal caso il diritto di recesso può essere
esercitato solo per l’intera partecipazione.
5. Il gruppo insolvente.
Manca una vera e propria disciplina del gruppo insolvente e nessuna disposizione specifica è dettata in caso di
fallimento di una società facente parte di un gruppo, un limitato trattamento unitario del gruppo insolvente o in crisi
è tuttavia previsto per:
- L’amministrazione straordinaria delle grandi imprese insolventi
- La liquidazione coatta amministrativa delle società fiduciarie e di revisione
- La crisi dei gruppi bancari
L’attuale disciplina dell’amministrazione straordinaria prevede che, dichiarata insolvente e sottoposta ad
amministrazione straordinaria un’impresa facente parte di un gruppo, alla stessa procedura sono sottoposte tutte le
imprese facenti parte dello stesso gruppo che si trovano in stato di insolvenza; ciò anche quando non sussistono i
requisiti richiesti per l’ammissione all’amministrazione straordinaria o quando è già stato dichiarato il fallimento che
viene convertito in amministrazione straordinaria.
Il principio di uniformità delle procedure è stabilito anche per i gruppi caratterizzati dalla presenza di società fiduciarie
o di revisione e per i gruppi bancari, ma solo nei casi in cui la capogruppo sia sottoposta alle speciali procedure di
amministrazione straordinaria o di liquidazione coatta previste per le banche. Qualora la crisi riguardi invece
un’impresa diversa dalla capogruppo, le altre imprese del gruppo restano assoggettate alle procedure previste dalle
norme di legge ad esse applicabili.
L’omogeneità delle procedure non incide però sulla reciproca autonomia patrimoniale delle società del gruppo, anche
in stato di insolvenza, e non comporta alcuna confusione ed unificazione dei patrimoni. Sono però previste specifiche
norme volte ad assicurare la reintegrazione del patrimonio delle società figlie ed a consentire il ristoro dei danni dalle
stesse subiti per effetto della politica unitaria di gruppo.
Un primo intervento in tale direzione è costituito dall’allungamento dei termini, da 1 a 5 anni e da 6 mesi a 3 anni, per
l’esercizio delle azioni revocatorie fallimentari nei confronti degli atti posti in essere con altre imprese del gruppo,
anche non insolventi.
Ulteriori interventi stabiliscono che il commissario giudiziale, il commissario straordinario e il curatore di un’impresa
del gruppo dichiarata insolvente possono proporre la denuncia al tribunale per gravi irregolarità nei confronti di
amministratori e sindaci di altre società del gruppo non assoggettate alla procedura; qualora siano accertate le gravi
irregolarità, il commissario o il curatore denunciante può essere nominato amministratore giudiziario della società.
Infine può essere applicata la regola generale enunciata per l’amministrazione straordinaria delle grandi imprese
insolventi, per la quale in caso di direzione unitaria del gruppo, gli amministratori delle società che hanno abusato di
tale direzione rispondono in solido con gli amministratori della società dichiarata insolvente dei danni da questi
cagionati alla società stessa.
6. Le lettere di patronage.
Fra le possibili fonti di responsabilità della capogruppo vanno ricomprese le lettere di patronage: dichiarazioni della
capogruppo, normalmente rilasciate a banche per favorire il finanziamento delle società controllate, diffusesi
soprattutto nella prassi dei gruppi internazionali, in sostituzione delle tradizionali garanzie personali.
Il contenuto delle dichiarazioni non è omogeneo: talvolta la capogruppo si limita ad attestare l’esistenza di una
partecipazione di controllo, con l’impegno di comunicarne l’eventuale dismissione e a formulare dichiarazioni
generiche in merito alla solvibilità del gruppo (lettere deboli); altre volte contengono dichiarazioni più impegnative,
ad esempio la capogruppo afferma che eserciterà tutta la sua influenza affinché la controllata faccia onore alle proprie
obbligazioni e si impegna anche a fornire alla stessa i mezzi finanziari necessari (lettere forti).
Il valore giuridico varia a seconda del contenuto, pur dovendosi escludere che esse diano vita a vere e proprie
obbligazioni delle capogruppo. È tuttavia opinione diffusa che le lettere di patronage forti sono fonte di responsabilità

Appunti di Gabriele Longo 59


in caso di inadempimento della controllata, in quanto possono essere ricondotte nello schema della promessa del
fatto del terzo o fra garanzie personali atipiche. È controverso invece se siano fonte di responsabilità per la capogruppo
e a quale titolo le lettere deboli.
CAPITOLO OTTAVO – L’ASSEMBLEA
1. Gli organi della SPA.
Tre distinti organi investiti per legge di proprie specifiche funzioni e di proprie competenze:
- L’assemblea dei soci: organo con funzioni deliberative le cui competenze sono per legge circoscritte alle decisioni
di maggior rilievo della vita sociale
- L’organo amministrativo: organo cui è devoluta la gestione dell’impresa sociale e che nello svolgimento di tale
funzione ha per legge ampi poteri decisionali; gli amministratori hanno inoltre la rappresentanza legale della
società e ad essi spetta il compito di dare attuazione, sotto la propria responsabilità, alle delibere dell’assemblea
- L’organo di controllo interno: organo con funzioni di controllo sull’amministrazione della società.
Per l’amministrazione e il controllo, il codice del ’42 prevedeva un unico sistema basato sulla presenza di due organi
entrambi di nomina assembleare:
- L’organo amministrativo: amministratore unico o consiglio di amministrazione
- Il collegio sindacale: inizialmente svolgeva anche funzioni di controllo contabile, con la riforma del ’98 per le società
quotate e del 2003 per le altre SPA, la revisione dei conti è affidata ad un organo di controllo esterno alla società,
cioè un revisore legale o una società di revisione.
Questo sistema, detto tradizionale, trova applicazione in mancanza di diversa previsione statutaria, in quanto la
riforma del 2003 ha affiancato altri due sistemi alternativi fra i quali la società può scegliere:
- Il sistema dualistico, di ispirazione tedesca: l’amministrazione e il controllo sono esercitati da un consiglio di
sorveglianza, di nomina assembleare, e da un consiglio di gestione, nominato direttamente dal consiglio di
sorveglianza. Consiglio di sorveglianza inoltre investito di ulteriori competenze che nel sistema tradizionale sono
proprie dell’assemblea, ad esempio approva il bilancio
- Il sistema monistico, di ispirazione anglosassone: l’amministrazione e il controllo sono esercitati rispettivamente
dal consiglio di amministrazione, nominato dall’assemblea, e da un comitato per il controllo sulla gestione
costituito al suo interno ed i cui componenti devono essere dotati di particolari requisiti di indipendenza e
professionalità.
L’assetto organizzativo tende ad assicurare, attraverso la divisione dei poteri, l’ordinato e regolare funzionamento
della società:
- I componenti dell’organo di amministrazione e di controllo interno sono responsabili della legalità dell’attività
sociale e del rispetto delle norme poste a salvaguardia dell’integrità del patrimonio sociale, sola garanzia dei
creditori
- Gli amministratori possono compiere tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale, per assicurare l’adozione di
decisioni competenti e tempestive, sottratte alle lungaggini del dibattito assembleare.
L’assetto organizzativo della SPA ha carattere tendenzialmente rigido: tutti gli organi sono necessari e le funzioni loro
attribuite sono inderogabili e non modificabili dall’autonomia statutaria, ad esempio nel sistema tradizionale i soci non
possono decidere di sopprimere il collegio sindacale, né spogliare gli amministratori delle loro funzioni.
Ampio spazio è invece riconosciuto per quanto riguarda la struttura dell’organo amministrativo, nel sistema
tradizionale è infatti consentito di scegliere tra amministratore unico o pluralità di amministratori e in tutti i sistemi è
consentito che l’organo di amministrazione deleghi larga parte dell’attività deliberativa ad uno o più dei suoi membri,
dando così vita alle figure del comitato esecutivo e degli amministratori delegati (art. 2381).
2. L’assemblea: nozioni e distinzioni.
L’assemblea è l’organo composto dai soci e la sua funzione è quella di formare, secondo il principio maggioritario, la
volontà della società tra materie riservate alla sua competenza dalla legge o dallo statuto. A seconda dell’oggetto delle
delibere, l’assemblea si distingue in ordinaria e straordinaria.
Nelle società che adottano il sistema tradizionale o quello monistico, l’assemblea in sede ordinaria:
- Approva il bilancio
- Nomina e revoca gli amministratori, i sindaci e il presidente del collegio sindacale e, quando previsto, il soggetto
incaricato di effettuare la revisione legale dei conti
- Determina il compenso degli amministratori e dei sindaci, se non è stabilito nello statuto
- Delibera sulla responsabilità degli amministratori e dei sindaci
- Delibera sugli altri oggetti attribuiti dalla legge alla competenza dell’assemblea
- Approva l’eventuale regolamento dei lavori assembleari (art. 2364)
Più ristrette sono invece le competenze dell’assemblea ordinaria nelle società che optano per il sistema dualistico.
Appunti di Gabriele Longo 60
L’assemblea in sede straordinaria delibera:
- Sulle modifiche dello statuto
- Sulla nomina, sulla sostituzione e sui poteri dei liquidatori
- Su ogni materia espressamente attribuita dalla legge alla sua competenza (art. 2365)
L’attuale disciplina amplia la possibilità che lo statuto attribuisca alla competenza dell’amministrazione specifiche
materie per legge riservate alla competenza dell’assemblea straordinaria: fusione fra società controllante e controllata
nei casi previsti dall’art. 2505 e 2505-bis (società interamente posseduta e posseduta al 90%), indicazione degli
amministratori che hanno la rappresentanza della società, istituzione e soppressione di sedi secondarie, trasferimento
della sede sociale nel territorio nazionale, riduzione del capitale sociale in caso di recesso del socio e adeguamento
dello statuto a disposizioni normative (art. 2365).
Diversi sono i quorum costitutivi e deliberativi richiesti per l’assemblea ordinaria e straordinaria:
- È prevista una seconda convocazione con quorum inferiori per evitare che l’assenteismo impedisca di deliberare
- Con l’attuale disciplina è scomparsa la previsione dell’assemblea straordinaria di terza convocazione per le sole
società quotate, mentre in tutte le società lo statuto prevede convocazioni successive qualora sia necessario
- Nelle società che fanno ricorso al capitale di rischio l’assemblea si tiene in un’unica convocazione alla quale si
applicano direttamente quorum ribassati se lo statuto non prevede diversamente
L’assemblea è unica se la società ha emesso solo azioni ordinarie, mentre ad essa si affiancano le assemblee speciali
di categoria se sono state emesse diverse categorie di azioni o strumenti finanziari che conferiscono diritti
amministrativi. Alle assemblee speciali si applicano le norme dettate per l’assemblea straordinaria, se le azioni speciali
non sono quotate; si applica invece la disciplina degli azionisti di risparmio, se le azioni sono quotate.
3. Il procedimento assembleare.
La convocazione è decisa dall’organo amministrativo ogni qualvolta lo ritenga opportuno, la convocazione è tuttavia
obbligatoria in una serie di casi:
- Devono convocare l’assemblea ordinaria almeno una volta l’anno, entro un termine stabilito dallo statuto non
superiore ai 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio per consentire l’approvazione del bilancio. Lo statuto può
stabilire un termine maggiore non superiore a 180 giorni per l’approvazione del bilancio consolidato (2364)
- Devono convocare l’assemblea quando ne sia fatta richiesta da tanti soci che rappresentano almeno il decimo del
capitale sociale (il ventesimo nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio) e nella domanda
siano indicati gli argomenti da trattare. Se gli amministratori non provvedono, la convocazione è ordinata con
decreto del tribunale che designa anche la persona che deve presiederla (2367), ma solo se il rifiuto dell’organo
amministrativo risulti ingiustificato.
Nelle società quotate i soci che rappresentano almeno un quarantesimo del capitale hanno inoltre diritto a chiedere
l’integrazione dell’ordine del giorno di un’assemblea già convocata o presentare proposte di delibera su materie già
all’ordine del giorno, con domanda scritta entro 10 giorni dalla pubblicazione dell’avviso di convocazione.
La convocazione deve essere poi disposta dal collegio sindacale:
- Quando la convocazione sia obbligatoria e gli amministratori non vi abbiano provveduto (2406)
- Quando vengono a mancare tutti gli amministratori o l’amministratore unico (2406)
- Quando, previa comunicazione al presidente del consiglio di amministrazione, nell’espletamento del suo incarico
ravvisi fatti censurabili di rilevante gravità e vi sia necessità di provvedere (2406)
- Nelle società quotate il potere di convocare l’assemblea può essere esercitato anche solo da due membri effettivi
del collegio sindacale.
L’assemblea è convocata nel comune dove ha sede la società, se lo statuto non dispone diversamente; è quindi
necessaria una previsione statutaria affinché sia valida la convocazione disposta in luogo diverso.
Le formalità per la convocazione sono oggi differenziate a seconda che la società faccia o no ricorso al mercato del
capitale di rischio:
- Nelle società non quotate la convocazione è disposta mediante avviso da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale delle
Repubblica, almeno 15 giorni prima di quello fissato per l’adunanza; tale modalità può essere sostituita dalla
pubblicazione di almeno un quotidiano indicato dallo statuto (2366). Inoltre lo statuto può consentire la
convocazione mediante avviso comunicato ai soci almeno 8 giorni prima, con mezzi che garantiscano la prova
dell’avvenuto ricevimento (raccomandata, fax, email)
- Nelle società quotate l’avviso di convocazione deve essere pubblicato almeno 30 giorni prima della data
dell’assemblea sul sito internet della società e con altre forme ed entro i termini determinati dalla Consob. Nelle
stesse forme viene anche pubblicata l’integrazione dell’ordine del giorno su richiesta della minoranza, che deve
avvenire almeno 15 giorni prima di quello fissato per l’assemblea.

Appunti di Gabriele Longo 61


L’avviso deve contenere l’indicazione del giorno, dell’ora e del luogo dell’adunanza e l’elenco delle materie da trattare
(ordine del giorno); nelle società quotate deve inoltre contenere le ulteriori indicazioni fissate dall’art. 125-bis tuf.
Nello stesso avviso può essere stabilito il giorno della seconda convocazione, che non può avere luogo nello stesso
giorno della prima; in mancanza l’assemblea deve essere riconvocata e tenersi entro 30 giorni dalla data della prima,
con un termine di pubblicazione ridotto ad 8 giorni e 21 per le società quotate.
L’ordine del giorno delimita la competenza di quell’assemblea e impedisce che si possa deliberare su altri argomenti,
sono tuttavia concesse le delibere strettamente consequenziali ed accessorie rispetto a quelle poste nell’ordine del
giorno. La convocazione preventiva serve per rendere noto a tutti i legittimati ad intervenire che una riunione si terrà
e permette di conoscere gli argomenti su cui si dovrà deliberare. Pur in assenza di convocazione, l’assemblea è
regolarmente costituita quando è rappresentato l’intero capitale sociale con diritto di intervento e partecipa la
maggioranza dei componenti degli organi amministrativi e di controllo; agli assenti è tuttavia data tempestiva
comunicazione delle delibere assunte. È questa l’assemblea totalitaria che può deliberare su qualsiasi argomento, ma
la sua competenza è instabile e precaria perché ciascuno degli intervenuti può opporsi alla discussione degli argomenti
sui quali non si ritenga informato, impedendo così che si arrivi a deliberare su quel punto.
4. Costituzione dell’assemblea. Validità delle delibere.
Per essere approvate le delibere devono conseguire il voto favorevole della maggioranza dei soci prevista dalla legge
o dallo statuto e le delibere approvate dalla maggioranza vincolano tutti i soci, anche se dissenzienti (art. 2377).
La disciplina delle maggioranze cerca di bilanciare due obiettivi:
- Agevolare la capacità decisionale dell’assemblea: fissare maggioranze non eccessivamente elevate
- Tutelare adeguatamente la minoranza consentendole di giocare un ruolo nell’assunzione delle decisioni che
riguardano e vincolano tutti i soci: fissare quorum non troppo bassi
Queste esigenze si atteggiano in modo diverso a seconda dell’oggetto della delibera: distinzione tra assemblee
ordinarie e straordinarie, con maggioranze rafforzate per queste ultime. Si atteggiano in modo diverso anche in base
al grado di partecipazione dei soci all’assemblea: previsione di successive convocazioni con quorum progressivamente
più bassi per le società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio; assemblee a convocazione unica per le
società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, anche se lo statuto può prevedere il procedimento
assembleare con più convocazioni, in quanto l’assenteismo assembleare è più frequente in società con capitale
frammentato fra molti piccoli soci.
- Si definisce quorum costitutivo la parte del capitale sociale che deve essere rappresentata in assemblea perché
questa sia regolarmente costituita e possa iniziare i lavori. Al computo del quorum costitutivo non si tiene conto
delle azioni istituzionalmente senza diritto di voto, mentre si tiene conto delle azioni per le quali sia
occasionalmente sospeso.
- Si definisce invece quorum deliberativo la parte del capitale sociale che si deve esprimere a favore di una
determinata delibera perché questa sia approvata. Al computo del quorum deliberativo non si tiene conto delle
azioni per le quali il diritto di voto sia occasionalmente sospeso e le azioni di chi, essendo in conflitto di interessi,
abbia dichiarato di astenersi dal voto.
In caso di azioni a voto sospeso quindi non varia il numero di azioni occorrenti per raggiungere il quorum costitutivo,
mentre si riducono le maggioranze necessarie per l’approvazione delle delibere. Per evitare lo sfruttamento di questo
effetto dal gruppo di comando valgono tuttavia regole speciali, circoscritte però alle società che non fanno ricorso al
mercato del capitale di rischio, per il computo delle azioni proprie. Dall’art. 2368 si ricava poi che gli astenuti per ragioni
diverse dal conflitto di interessi si calcolano nel quorum deliberativo, contribuendo ad innalzarlo; è inoltre stabilito
che quando lo statuto accorda ai soci maggiorazioni del diritto di voto, se ne tiene conto anche ai fini della
determinazione dei quorum che fanno riferimento ad aliquote del capitale sociale e la stessa regola va estesa anche
all’emissione di azioni a voto plurimo.
La disciplina del quorum costitutivo e deliberativo è diversa per l’assemblea ordinaria e straordinaria artt. 2368-2369:
- L’assemblea ordinaria in prima convocazione è costituita quanto è rappresentata almeno la metà del capitale
sociale con diritto di voto. Il quorum costitutivo è accertato all’inizio e delibera col voto favorevole della metà più
una delle azioni che hanno preso parte alla votazione per quella delibera (maggioranza assoluta)
- Per l’assemblea ordinaria di seconda convocazione non è richiesto nessun quorum costitutivo, può perciò
deliberare qualunque sia la parte del capitale rappresentata in assemblea e le delibere sono approvate con il voto
favorevole della maggioranza delle azioni presenti alla votazione. È così evitata la paralisi decisionale.
- Per le assemblee straordinarie che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio la disciplina previgente è
rimasta immutata per quanto riguarda la prima convocazione: non è previsto un quorum costitutivo e l’assemblea
delibera col voto favorevole di tanti soci che rappresentano più della metà del capitale sociale. Per la seconda
convocazione, la riforma del 2003 ha invece introdotto una differenziazione fra quorum costitutivo e deliberativo:

Appunti di Gabriele Longo 62


l’assemblea straordinaria di seconda convocazione è infatti regolarmente costituita con la partecipazione di oltre
un terzo del capitale sociale e delibera con il voto favorevole di almeno i due terzi del capitale rappresentato in
assemblea
- Per le società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio la disciplina delle assemblee straordinarie è stata
più volte modificata e in base all’attuale disciplina, se la società adotta il sistema a pluralità di convocazioni, il
quorum costitutivo minimo è almeno la metà del capitale sociale in prima convocazione e più di un terzo in
seconda convocazione. Per quanto riguarda i quorum deliberativi è invece stabilito che l’assemblea straordinaria
delibera, sia in prima che in seconda convocazione, con il voto favorevole di almeno due terzi del capitale
rappresentato in assemblea; inoltre sono state soppresse le maggioranze forzate in precedenza richieste per
delibere di particolare importanza. Gli effetti di questi interventi permettono di agevolare le delibere in caso di
diffuso assenteismo degli azionisti di minoranza e costringono il gruppo di comando a ricercare il consenso dei
grandi investitori per evitare che le minoranze blocchino le decisioni non gradite nel caso in cui ci sia partecipazione
massiccia degli azionisti di minoranza.
Lo statuto può modificare solo in aumento le maggioranze previste per l’assemblea ordinaria di prima convocazione e
per l’assemblea straordinaria e stabilire norme speciali per la nomina alle cariche sociali. L’attuale disciplina permette
di innalzare le maggioranze anche per l’assemblea ordinaria di seconda convocazione, tranne che per l’approvazione
del bilancio e per la nomina e revoca delle cariche sociali. Si tende ad escludere però la validità di maggioranze tendenti
all’unanimità. Inoltre è consentito che lo statuto preveda convocazioni ulteriori sia in assemblea ordinaria che
straordinaria, alle quali si applicano le disposizioni della seconda convocazione. Tuttavia nelle società che fanno ricorso
al mercato del capitale di rischio nelle convocazioni successive il quorum costitutivo è ridotto ad almeno un quinto del
capitale sociale, fermo restando il voto favorevole di almeno i due terzi del capitale presente per l’approvazione.
Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio però, se lo statuto non dispone diversamente, le
assemblee si tengono in un'unica convocazione alle quali si applicano le maggioranze richieste per l’assemblea
ordinaria di seconda convocazione e per quella straordinaria quelle delle convocazioni successive alla seconda.
Restano salve però le previsioni di legge e dello statuto che richiedono maggioranze più elevate per l’approvazione di
talune delibere, non mancano infine nella legislazione speciale disposizioni che derogano alla disciplina generale
finalizzate ad agevolare l’attività deliberativa in presenza di situazioni di frammentazione del capitale che non rendono
agevole il raggiungimento dei quorum.
Sistema con pluralità di convocazioni
Ordinaria Straordinaria
Prima Cost: 50% del capitale Cost: - Cost: 50% del capitale
convocazione Del: 50% + 1 del capitale Del: 50% + 1 del capitale Del: 2/3 del capitale
rappresentato in assemblea (innalzabile) rappresentato in assemblea
(innalzabile) (innalzabile)
Seconda Cost: - Cost: 1/3 + 1 de capitale
convocazione Del: 50% + 1 del capitale Del: 2/3 del capitale rappresentato in assemblea (innalzabile)
rappresentato in assemblea Quorum speciali:
(innalzabile tranne che per - oltre 1/3 del capitale (solo per le società chiuse): modifica oggetto
l’approvazione del bilancio e sociale, trasformazione, scioglimento anticipato, proroga, revoca
per la nomina e revoca delle della liquidazione, trasferimento della sede all’estero, emissione di
cariche sociali) (*) azioni a voto limitato
- 2/3 del capitale: introduzione o soppressione della clausola
compromissoria
- trasformazione eterogenea (2/3 aventi diritto + consenso soci che
acquistano responsabilità illimitata)
Convocazioni Si applicano le regole della Si applicano le regole della Cost: 20% del capitale
successive seconda convocazione seconda convocazione Del: 2/3 del capitale
(facoltative) rappresentato in assemblea
(innalzabile)
Sistema a convocazione unica
Ordinaria Straordinaria
Cost: - Cost: 20% del capitale
Del: come per la seconda convocazione Del: 2/3 capitale rappresentato in assemblea (innalzabile)
dell’assemblea ordinaria (*) Quorum speciali: come per il sistema a pluralità di convocazioni
(*) non si considerano le azioni a voto sospeso e del capitale rappresentato da chi si è astenuto per conflitto d’interessi

Appunti di Gabriele Longo 63


5. Lo svolgimento dell’assemblea. Verbalizzazione.
L’assemblea è presieduta dalla persona indicata dallo statuto o in mancanza da quella eletta con il voto a maggioranza
dei presenti, il presidente è assistito da un segretario designato nello stesso modo. L’assistenza del segretario non è
tuttavia necessaria quando il verbale dell’assemblea è redatto da un notaio (art. 2371).
L’attuale disciplina specifica che il presidente verifica la regolarità della costituzione dell’assemblea, accerta l’identità
dei presenti, regola il suo svolgimento ed accerta i risultati delle votazioni; dagli esiti degli accertamenti deve essere
dato conto nel verbale. Il presidente ha quindi poteri ordinatori e decisori sullo svolgimento dei lavori assembleari,
direttamente attribuiti dalla legge alla sua competenza. Dato che ha il dovere di accertare la legittimazione degli
intervenuti e garantire il rispetto delle norme che regolano la costituzione e lo svolgimento dell’assemblea, il
presidente può impedire la partecipazione di soggetti non legittimati o escludere dalla votazione chi non ne abbia
diritto. Inoltre, l’assemblea non potrà sovrapporsi al presidente ma potrà revocare per giusta causa il presidente che
esercita le proprie funzioni non in modo arbitrario o in conflitto di interessi.
Al presidente è riconosciuto anche il potere di assumere decisioni su aspetti dell’attività dell’assemblea non regolati
dalla legge, dallo statuto o dal regolamento assembleare, ad esempio la scelta del sistema di votazione, la sospensione
o lo scioglimento della riunione.
Scarna è poi la disciplina legale dello svolgimento assembleare: non vi è però dubbio che ogni votante abbia diritto di
prendere parte alla discussione per cercare di orientare la decisione degli altri soci, cosa che potrebbe degenerare in
comportamenti ostruzionistici che impediscono il raggiungimento della votazione. In questi casi, il presidente dovrà
adottare i provvedimenti necessari per prevenire ed impedire un esercizio non corretto di questo diritto.
Ai soci che raggiungono il terzo del capitale sociale rappresentato in assemblea, è poi riconosciuto il diritto di chiedere
ed ottenere il rinvio dell’adunanza di non oltre 5 giorni, dichiarando di non essere sufficientemente informati sugli
argomenti posti in discussione; per evitare comportamenti ostruzionistici il diritto di rinvio può essere esercitato una
sola volta per lo stesso oggetto (art. 2374). Alla base del riconoscimento di tale diritto vi è l’esigenza di consentire il
consapevole esercizio del voto, gli azionisti possono quindi porre domande sulle materie all’ordine del giorno prima e
durante l’assemblea; ma gli amministratori sono tenuti a fornire informazioni ulteriori rispetto a quelle dovute per
legge solo nei limiti in cui ciò è necessario per consentire l’esercizio consapevole del voto.
Esistono una serie di norme volte ad assicurare l’esercizio consapevole del voto in occasione di delibere di particolare
rilievo, come l’imposizione agli amministratori dell’obbligo di redigere e di depositare preventivamente presso la sede
sociale specifici documenti informativi; nelle società quotate i documenti da sottoporre all’assemblea devono essere
pubblicati sotto forma di relazione anche sul sito internet della società e con le altre modalità previste dalla Consob.
Quando l’assemblea è convocata su richiesta della minoranza, la relazione è predisposta dagli stessi soci; idem per il
caso di integrazione dell’ordine del giorno su richiesta della minoranza.
Nulla è stabilito per i modi con cui procedere alla votazione (alzata di mano, schede, acclamazione), può essere perciò
liberamente stabilito; in linea di principio non è ammessa la votazione a scrutinio segreto, in quanto la manifestazione
del voto è necessaria per individuare i soci in conflitto di interessi (2373) e quelli dissenzienti ai fini della legittimazione
all’impugnativa delle delibere (2377) ed al recesso (2437).
Le delibere devono risultare da verbale, sottoscritto dal presidente e dal segretario o dal notaio; in caso di assemblea
straordinaria deve essere redatto dal notaio (2375). I verbali devono essere trascritti nell’apposito libro delle adunanze
e delle delibere, tenuto a cura degli amministratori (2421). L’attuale disciplina specifica che il verbale deve indicare la
data dell'assemblea e, anche in allegato, l'identità dei partecipanti e il capitale rappresentato da ciascuno; deve altresì
indicare le modalità e il risultato delle votazioni e deve consentire, anche per allegato, l'identificazione dei soci
favorevoli, astenuti o dissenzienti (art. 2375). Il verbale deve essere redatto senza ritardo, nei tempi necessari per la
tempestiva esecuzione degli obblighi di deposito o di pubblicazione.
6. Il diritto di intervento. Il diritto di voto.
Possono intervenire in assemblea coloro ai quali spetta il diritto di voto (art. 2370): gli azionisti con diritto di voto, i
soggetti che pur non essendo soci hanno diritto di voto come l’usufruttuario o il creditore pignoratizio e gli azionisti
con diritto di voto sospeso in quanto le loro azioni sono conteggiate ai fini del raggiungimento del quorum costitutivo.
Il diritto di intervento è invece negato agli azionisti senza diritto di voto, eccezion fatta per il socio che ha dato le
proprie azioni in pegno o in usufrutto.
All’assemblea partecipano inoltre i componenti degli organi di amministrazione e controllo ed i rappresentati comuni
degli azionisti di risparmio, degli obbligazionisti e dei titolari di strumenti finanziari di partecipazione.
L’attuale disciplina definisce nuove modalità di accertamento del diritto di intervento dei soci, in proposito vige una
distinzione tra società non quotate e società con azioni negoziate nei mercati di strumenti finanziari. Nelle prime la
circostanza va dimostrata mediante l’esibizione all’ingresso del certificato azionario o da una comunicazione
dell’intermediario che tiene i conti se si tratta di azioni dematerializzate o inserite in un sistema di gestione accentrata.

Appunti di Gabriele Longo 64


Per evitare manovre speculative, cambi di maggioranze a sorpresa e consentire di organizzare per tempo le operazioni
assembleari, lo statuto può introdurre misure volte ad impedire l’alienazione delle azioni in prossimità dell’assemblea:
può imporre il deposito delle azioni presso la sede della società o presso le banche indicate nell’avviso di convocazione
entro un termine prefissato, con divieto di ritiro dei titoli prima che l’assemblea abbia avuto luogo; per le azioni
dematerializzate lo statuto può richiedere che siano registrate nel conto del soggetto a cui spetta il diritto di voto.
Le esigenze organizzative e antispeculative sono ancora più avvertite nelle società quotate, dato l’elevato numero di
soci e la facilità di negoziazione dei titoli; ma altrettanto sentito è l’interesse degli investitori a poter continuare ad
operare sulle azioni prima e durante l’assemblea. La riforma del 2010 si basa sul contemperare questi due interessi.
È stato così stabilito che il diritto di intervento si determina immodificabilmente con riferimento alla situazione
esistente il settimo giorno feriale precedente all’adunanza: gli intermediari che tengono i conti devono comunicare
alla società chi risulta titolare del diritto di voto al termine della giornata contabile del settimo giorno di mercato
aperto precedente la data fissata per l’assemblea. Nel contempo, le azioni restano alienabili e lo statuto non può
contenere clausole volte ad impedirlo; le registrazioni compiute sui conti successivamente al termine di riferimento
non rilevano ai fini della legittimazione all’esercizio del diritto di voto in assemblea.
Lo statuto può permettere l’intervento in assemblea mediante mezzi di telecomunicazione o l’espressione del voto
per corrispondenza o in via elettronica; nelle società quotate le modalità di intervento ed esercizio del voto a distanza
sono determinate dallo statuto nel rispetto della normativa della Consob, la quale delinea una disciplina volta ad
evitare che l’istituto resti lettera morta per la complessità delle procedure.
7. La rappresentanza in assemblea.
Gli azionisti possono partecipare all’assemblea sia personalmente sia a mezzo di rappresentante, la quale è regolata
dall’art. 2372 e da alcune norme speciali del tuf introdotte a partire dal ’98; si tratta di discipline diverse.
L’istituto della rappresentanza in assemblea consente la partecipazione indiretta dei piccoli azionisti alla vita della
società ed agevola il raggiungimento delle maggioranze assembleari nelle società con diffuso assenteismo tra i soci; è
però istituto che si presta ad abusi da parte del gruppo di comando per rafforzare la propria posizione di potere a
spese dei piccoli azionisti, per frenare questo fenomeno il legislatore ha introdotto una serie di limitazioni:
- Nelle società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, lo statuto può limitare ai soggetti cui spetta
il diritto di voto la facoltà di farsi rappresentare in assemblea
- La delega deve essere conferita per iscritto e i relativi documenti devono essere conservati dalla società al fine di
consentire il successivo controllo della regolare costituzione dell’assemblea
- La delega non può essere rilasciata col nome del rappresentante in bianco e il rappresentante può farsi sostituire
solo se la delega lo prevede e nelle società non quotate la delega deve indicare anche la persona del sostituto
- Se la rappresentanza è conferita a società o enti, questi possono delegare solo un proprio dipendente o
collaboratore
- La delega è sempre revocabile.
Altre limitazioni valgono solo poi per le società non quotate:
- La rappresentanza non può essere conferita ad una serie di soggetti: membri degli organi amministrativi e
controllo e dipendenti della società; società da essa controllate e membri degli organi amministratiti o di controllo
o dipendenti di queste ultime; società di revisione cui sia stato conferito il relativo incarico ed il responsabile della
revisione
- La rappresentanza può essere conferita alle banche, essendo caduto nel ’98 il relativo divieto
- La stessa persona non può rappresentare in assemblea più di 20 soci, nelle società quotate invece il limite cresce
in funzione del valore del capitale sociale: non più di 50, 100 o 200 soci a seconda che il capitale non superi i 5mln,
25mln o superi 25mln.
- Con la riforma del 2003 è stato disposto che alle società quotate la rappresentanza può essere conferita solo per
singole assemblee.
Operare in questo modo non ha però prodotto i risultati voluti, per questo con la riforma del 2010 per le sole società
quotate si è seguita un’altra via, in particolare ha riformato la disciplina del tuf ed ha introdotto una serie di misure
volte ad agevolare l’esercizio per delega del diritto di voto nelle società quotate:
- È stato previsto il conferimento della delega anche per via elettronica, secondo le modalità stabilite dallo statuto
- Se lo statuto non dispone diversamente, la società è tenuta a designare per ciascuna assemblea un soggetto al
quale gli azionisti possono conferire senza spese una delega con istruzioni di voto
- Sono stati soppressi i limiti quantitativi al cumulo delle deleghe da parte del medesimo rappresentate e sono caduti
anche i divieti soggettivi visti per le società non quotate.
Per le società quotate il rappresentante deve comunicare per iscritto al socio le circostanze da cui deriva una sua
condizione di conflitto di interessi, in questo caso la procura deve contenere specifiche istruzioni di voto da parte del
socio, dalle quali il rappresentante non può discostarsi, per ciascuna delibera cui è conferita la rappresentanza.
Appunti di Gabriele Longo 65
Quest’obbligo grava su alcune categorie di soggetti: soggetti che esercitano il controllo sulla società, membri degli
organi di amministrazione e controllo e dipendenti della società, società controllanti, controllate o collegate; nelle
società invece dei divieti soggettivi, vige quindi il principio di trasparenza delle situazioni di conflitto di interessi del
rappresentante per consentire il conferimento consapevole della delega da parte del socio.
La disciplina delle società quotate contempla due istituti specificatamente volti ad agevolare la raccolta delle deleghe:
si tratta della sollecitazione e della raccolta delle deleghe.
La sollecitazione è la richiesta di conferimento di deleghe di voto rivolte da uno o più soggetti (promotori) a più di 200
azionisti su specifiche proposte di voto, accompagnata da raccomandazioni idonee ad influenzarne il voto. Il
promotore effettua la sollecitazione mediante la diffusione di un prospetto e di un modulo di delega, il cui contenuto
è determinato dalla Consob, ed è responsabile dell’idoneità e della completezza delle informazioni rese che devono
consentire all’azionista di assumere una decisione consapevole. La Consob è investita di ampi poteri nei confronti dei
promotori e può sospendere l’attività di sollecitazione in caso di violazione della relativa disciplina.
La delega può essere conferita solo per singole assemblee già convocate e deve indicare il nome del delegato, le
istruzioni di voto, la data e recare la sottoscrizione del delegante. L’attuale disciplina consente al promotore di
accettare o meno deleghe non conformi alle proprie proposte, fornendo indicazione sulla scelta nel prospetto. Le
azioni per le quali è stata conferita una delega parziale sono comunque computate ai fini della regolare costituzione
dell’assemblea, non sono invece computate ai fini del calcolo delle maggioranze e delle quote di capitale richieste per
l’approvazione delle deleghe. Il voto per delega è esercitato dal promotore e la violazione in tema di sollecitazione
espone a sanzioni amministrative pecuniarie e si riflette sulla validità delle delibere assembleari qualora comporti
invalidità della delega.
La raccolta delle deleghe è la richiesta di conferimento di deleghe di voto effettuata dalle associazioni di azionisti nei
confronti dei propri associati, ha lo scopo di agevolare l’esercizio indiretto del voto da parte di piccoli azionisti già
organizzati in associazioni per la difesa dei comuni interessi; essa non costituisce sollecitazione nemmeno se
accompagnata da raccomandazioni idonee a influenzare il voto. L’associazione è però esonerata dagli oneri
procedurali, dagli obblighi di informazione e dalle responsabilità che gravano sul promotore di una sollecitazione;
affinché siano esonerati dalla disciplina della sollecitazione devono però rispondere a requisiti: l’associazione deve
essere composta da almeno 50 persone fisiche, ciascuna delle quali deve essere proprietaria di un quantitativo di
azioni non superiore allo 0,1% del capitale sociale rappresentato da azioni con diritto di voto.
8. Limiti all’esercizio del voto. Il conflitto di interessi.
L’esercizio del diritto di voto è rimesso alla discrezionalità del socio, il quale deve esercitarlo in modo da non arrecare
un danno patrimoniale alla società e le delibere assembleari sono annullabili solo se la maggioranza si sia ispirata ad
interessi extrasociali, con danno per la società.
Versa in conflitto di interessi chi ha un interesse personale contrastante con l’interesse della società, in questa
situazione al socio non è fatto più divieto di votare, ma in base all’art. 2373 il socio è libero di votare però se il suo voto
è stato determinante per l’approvazione sarà impugnabile qualora possa recare danno alla società. La delibera non è
quindi annullabile, al tal fine è necessario:
- Che il voto sia stato determinante: prova di resistenza
- Che la delibera possa danneggiare la società (condizione essenziale): danno potenziale
Due ipotesi di conflitto di interessi sono previste dall’art. 2373:
- Vieta ai soci amministratori di votare nelle delibere riguardanti la loro responsabilità
- Vieta, nel sistema dualistico, ai soci componenti del consiglio di gestione di votare nelle delibere riguardanti la
nomina, la revoca o la responsabilità dei consiglieri di sorveglianza, poiché qui il conflitto è certo e il pericolo di
danno è evidente.
La disciplina del conflitto di interessi consente di reprimere gli abusi della maggioranza a danno del patrimonio sociale,
si può tuttavia verificare che una delibera sia adottata dalla maggioranza per danneggiare non la società ma i soci di
minoranza: ad esempio la maggioranza delibera lo scioglimento anticipato della società per ricostituirne subito dopo
un’altra senza un socio sgradito.
In questi casi l’art. 2373 non è invocabile, dato che la società non subisce un danno patrimoniale; i soci di minoranza
non sono però senza tutele: la dottrina prevalente tende ad applicare in materia il principio di correttezza e buona
fede nell’attuazione del contratto (art. 1375), si afferma così l’annullabilità della delibera quando sia ispirata dal solo
scopo di danneggiare singoli soci.
In giurisprudenza si giunge allo stesso risultato invocando la figura dell’abuso del diritto di voto, puntualizzando però:
- Che il controllo giudiziario sulla delibera non può risolversi in un sindacato di merito sulla convenienza e
sull’opportunità delle decisioni della maggioranza
- Che la delibera è annullabile solo quando risulti arbitrariamente e fraudolentemente preordinata dai soci di
maggioranza per ledere i diritti degli altri soci.
Appunti di Gabriele Longo 66
Tuttavia sono rari i casi in cui si è disposto l’annullamento delle delibere per abuso del diritto di voto, per la difficoltà
del socio di minoranza impugnante di provare che la delibera è stata presa al solo fine di ledere la società.
Identici principi si applicano nei casi in cui sia la minoranza ad abusare del diritto di voto (abuso del diritto di
convocazione, ostruzionismo del dibattito, sistematico voto contrario), in questi casi la sanzione non è l’annullamento
della delibera ma l’esposizione al risarcimento dei danni e l’annullamento del voto nei casi in cui il voto contrario è in
grado di bloccare la decisione della maggioranza.
9. I sindacati di voto.
I sindacati di voto sono accordi con i quali alcuni soci si impegnano a concordare preventivamente il modo in cui votare
in assemblea, possono avere carattere occasionale o permanente e in questo secondo caso possono essere a tempo
determinato o indeterminato e riguardare tutte le delibere o solo quelle di un determinato tipo; inoltre si può stabilire
che il voto sarò deciso all’unanimità o a maggioranza dei soci sindacati. Infine si può stabilire che il voto sarà esercitato
nell’assemblea della società direttamente dai soci sindacati oppure che rilascino delega ad un comune rappresentante.
Evidenti vantaggi: danno un indirizzo unitario all’azione dei soci sindacati e consente di dare stabilità in indirizzo alla
condotta della società o una migliore difesa di comuni interessi quanto è stipulato fra soci di minoranza.
Evidenti pericoli: cristallizzano il gruppo di controllo e il procedimento assembleare finisce con l’essere rispettato solo
formalmente dato che le decisioni vengono prese fuori dall’assemblea.
Il problema giuridico posto dai sindacati di voto è un problema di trasparenza delle situazioni di potere che essi
determinano, ed è questa la via imboccata dal legislatore per una serie di provvedimenti tra i quali spiccano le riforme
del ’98 per le società quotate e per le società che le controllano e del 2003 per le società non quotate, discipline
entrambe articolate su due profili:
- Regolare la durata dei sindacati di voto
- Assicurare adeguata pubblicità agli accordi
Nelle società non quotate sono regolari i patti parasociali che hanno ad oggetto l’esercizio del diritto di voto nelle SPA
o nelle società che le controllano, ed anche gli altri patti stipulati al fine di stabilizzare gli assetti proprietari o il governo
della società, cioè: i sindacati di blocco e i patti per l’esercizio anche congiunto di un’influenza dominante.
La disciplina delle società quotate riguarda i patti per l’acquisto concentrato di azioni, i patti volti a favorire o
contrastare un’OPA ed i patti di semplice consultazione, sono inclusi quindi tutti i patti che incidono sugli assetti di
potere nella società. Questi patti parasociali indicati possono essere stipulati in qualsiasi forma, il legislatore, al fine di
evitare una cristallizzazione delle posizioni di potere, ne limita però la durata:
- Non possono avere durata superiore a 5 anni (3 per le società quotate), ma sono rinnovabili a scadenza
- Possono essere stipulati a tempo indeterminato ma il contraente può recedere con un preavviso di 180 giorni
- Per favorire ulteriormente la contendibilità del titolo, possono recedere senza preavviso gli azionisti che intendono
aderire ad un’OPA totalitaria o ad un’offerta preventiva parziale
Altro aspetto della disciplina dei patti parasociali è il regime di pubblicità, previsto però solo per le società con
azionariato diffuso e diverso a seconda che la società sia quotata o non quotata.
- Nelle società non quotate che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, i patti parasociali devono essere
comunicati alla società e dichiarati in apertura di ogni assemblea; l’omessa dichiarazione è sanzionata con la
sospensione del diritto di voto delle azioni con cui si riferisce il patto parasociale e la conseguente impugnabilità
della delibera qualora sia adottata col voto determinante di tali azioni
- Nelle società quotate e nelle loro controllanti i sindacati di voto e gli altri patti parasociali entro 5 giorni dalla
stipulazione devono essere comunicati alla Consob ed alla società quotata, pubblicati per estratto sulla stampa
quotidiana e depositati presso il registro delle imprese del luogo dove la società ha sede legale.
La violazione di tali obblighi di trasparenza è pesantemente sanzionata: comporta l’applicazione di sanzioni
amministrative pecuniarie e la nullità dei patti; inoltre per le sole società quotate comporta anche la sospensione del
diritto di voto relativo alle azioni sindacate.
Nessuna forma di pubblicità è invece prevista per i patti parasociali riguardanti società che non fanno ricorso al
mercato del capitale di rischio, purché non controllino altra società quotata o che facciano ricorso al mercato del
capitale di rischio.
10. Le delibere assembleari invalide.
Per le delibere opera la distinzione tra nullità e annullabilità, ma le cause sono delineate in modo autonomo rispetto
all’invalidità negoziale. Nel codice del ’42 la nullità si presentava come sanzione eccezionale prevista per le delibere
aventi oggetto impossibile o illecito e i vizi di procedimento davano vita all’annullabilità e non alla più grave nullità.
Questa disciplina non tutelava la posizione dei soci di minoranza, allo scopo erano state introdotte dalla giurisprudenza
affianco alle delibere nulle ed annullabili le delibere inesistenti: delibere che presentano vizi di procedimento talmente
gravi (mancanza di requisiti minimi essenziali) da precludere la possibilità di qualificare l’atto come delibera
Appunti di Gabriele Longo 67
assembleare, per le quali la sanzione non poteva essere che la nullità radicale. Il problema era che quando si passava
a precisare quando una delibera era da considerarsi inesistente emergevano le opinioni più disparate, portando a
sostituire un sistema legislativo ispirato alla certezza del diritto con un sistema giurisprudenziale in cui l’incertezza
regnava sovrana. La riforma del 2003 ha voluto porre fine a questa situazione, con una disciplina il cui obiettivo è di
far cessare la categoria delle delibere inesistenti riconducendo nella nullità e nell’annullabilità tutti i possibili vizi delle
delibere assembleari.
Per l’attuale disciplina l’annullabilità (artt. 2377-2378) costituisce la regola per le delibere assembleari invalide: sono
annullabili tutte le delibere che non sono prese in conformità della legge e dello statuto, mentre la nullità scatta solo
nei tre casi indicati dall’art. 2379.
È specificato che possono dar vita solo ad annullabilità della delibera:
1. la partecipazione all'assemblea di persone non legittimate, ma solo se tale partecipazione sia stata determinante
ai fini della regolare costituzione dell'assemblea
2. l'invalidità di singoli voti o per il loro errato conteggio, ma solo se determinanti ai fini del raggiungimento della
maggioranza richiesta
3. l'incompletezza o l'inesattezza del verbale, ma solo quando impediscono l'accertamento del contenuto, degli
effetti e della validità della delibera.
L’impugnativa può essere proposta solo dai soggetti espressamente previsti dalla legge: soci assenti, dissenzienti o
astenuti, amministratori, consiglio di sorveglianza, collegio sindacale e rappresentante comune degli azionisti di
risparmio; in alcuni casi tassativamente previsti in tema di partecipazioni rilevanti l’impugnativa può essere proposta
anche dalla Consob, dalla Banca d’Italia o dall’Ivass. Inoltre al fine di evitare azioni di mero disturbo il diritto di
impugnativa è riconosciuto solo agli azionisti con diritto di voto che rappresentano, anche congiuntamente, l’1‰ del
capitale sociale nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio ed il 5% nelle altre.
Ai soci non legittimati a proporre l’impugnativa, è riconosciuto il diritto di chiedere il risarcimento dei danni loro
cagionati dalla non conformità della delibera alla legge o all’atto costitutivo. L’impugnativa e l’azione di risarcimento
devono essere proposte entro 90 giorni dalla data della delibera o dall’iscrizione o dal deposito della stessa quando
sono previsti; il termine è allungato a 180 giorni per la Consob, Banca d’Italia e Ivass.
Regole specifiche sono dettate per il procedimento di impugnazione:
- l’azione di annullamento è proposta davanti al tribunale del luogo dove la società ha sede
- i soci impugnanti devono dimostrare di essere possessori al tempo dell’impugnazione del prescritto numero di
azioni, in quanto l’impugnativa è preclusa all’azionista che pur avendo votato contro la delibera si è nel frattempo
spogliato delle azioni
- l’azione non sospende l’esecuzione della delibera: la sospensione può essere disposta su richiesta dell’impugnante
dopo aver sentito amministratori e sindaci
- tutte le impugnative relative alla medesima delibera devono essere istruite congiuntamente per evitare che si
formino giudicati contrastanti
- la sentenza che decide sull’impugnativa deve essere iscritta nel registro delle imprese a cura degli amministratori,
per rendere opponibile ai terzi l’annullamento della delibera
- l’annullamento ha effetto per tutti i soci e obbliga gli amministratori a prendere i provvedimenti conseguenti,
restano però salvi i diritti acquistati in buona fede dai terzi in base ad atti compiuti in esecuzione della delibera
- l’annullamento non può avere luogo se la delibera è sostituita con altra o è stata revocata dall’assemblea e la
sostituzione ha effetto sanante retroattivo, restano perciò salvi i diritti acquistati dai terzi (anche non in buona
fede) sulla base della delibera sostituiva.
11. Le delibere nulle.
I casi di nullità sono stati aumentati rispetto alla disciplina previgente al fine di debellare la categoria delle delibere
inesistenti. La delibera è nulla solo nei casi tassativamente indicati dall’art. 2379, sono nulle le delibere:
- Il cui oggetto è impossibile o illecito: contrario a norme imperative, all’ordine pubblico o al buon costume.
- Il cui oggetto è lecito ma ha contenuto illecito: ad esempio, l’assemblea approva un bilancio falso.
- Il cui contenuto è illecito in quanto in contrasto con norme imperative dettate a tutela di un interesse generale
che trascende l’interesse del singolo socio; annullabili si considerano invece le delibere il cui contenuto violi norme
cogenti finalizzate esclusivamente alla tutela di singoli soci.
- Nel caso di mancata convocazione dell’assemblea: si precisa però che la convocazione non si considera mancante
nel caso di irregolarità dell’avviso, in quanto basta pubblicare data e luogo dell’assemblea, e che l’azione di nullità
non può essere esercitata da chi abbia dichiarato il suo assenso allo svolgimento dell’assemblea
- Nel caso di mancanza del verbale: si precisa però che il verbale non si considera mancante se contiene la data della
delibera e il suo oggetto ed è sottoscritto dal presidente dell’assemblea e che la nullità per mancanza del verbale
è sanata con effetto retroattivo mediante verbalizzazione eseguita prima dell’assemblea successiva.
Appunti di Gabriele Longo 68
Per quanto riguarda gli effetti delle delibere nulle:
- La nullità può essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse e può essere rilevata anche d’ufficio dal giudice
- La delibera nulla è inefficace, salvo che venga retroattivamente sanata
- Tranne che nel caso, non soggetto a prescrizione o a termini di decadenza, di impugnazione di delibere che
modificano l’oggetto sociale prevedendo attività illecite o impossibili, in tutti gli altri casi è introdotto un termine
di decadenza di 3 anni che decorre dall’iscrizione o deposito nel registro delle imprese o se non vi è soggetta, dalla
trascrizione nel libro delle adunanze dell’assemblea
- La dichiarazione di nullità obbliga gli amministratori a prendere i conseguenti provvedimenti e non pregiudica i
diritti acquistati in buona fede dai terzi in base ad atti compiuti in esecuzione della delibera
- La nullità non può essere dichiarata se la delibera è sostituita con altra presa in conformità della legge
Specifica disciplina è prevista per alcune delibere: aumento del capitale sociale, riduzione reale del capitale, emissione
di obbligazioni. Per tali delibere l’azione di nullità è soggetta al più breve termine di decadenza di 180 giorni, anche in
caso di illiceità dell’oggetto, ed in caso di mancanza di convocazione il termine è di 90 giorni dall’approvazione del
bilancio.
Più drastica è la soluzione prevista per le società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio: anche se non sono
trascorsi tali termini, la nullità della delibera di aumento del capitale sociale non può essere più pronunciata dopo che
è stata iscritta nel registro delle imprese e l’esecuzione anche parziale della riduzione del capitale sociale e
dell’emissione di obbligazioni preclude la nullità delle delibere; resta comunque salvo il diritto al risarcimento del
danno eventualmente spettante ai soci e ai terzi.
L’invalidità della delibera di approvazione del bilancio non è più impugnabile dopo l’approvazione del bilancio
successivo e della delibera di trasformazione, fusione e scissione.
CAPITOLO NONO – AMMINISTRAZIONE
1. I sistemi di amministrazione e controllo.
La riforma del 2003 ha previsto 3 sistemi di amministrazione e controllo:
- Il sistema tradizionale basato sulla presenza di due organi di nomina assembleare: l’organo amministrativo
(amministratore unico o consiglio di amministrazione) ed il collegio sindacale, con funzioni di controllo
sull’amministrazione. Il controllo contabile è affidato al revisore contabile o alla società di revisione
- Il sistema dualistico prevede la presenza di un consiglio di sorveglianza di nomina assembleare e di un consiglio di
gestione nominato dal consiglio di sorveglianza. Il consiglio di sorveglianza è inoltre investito di competenze che
nel sistema tradizionale sono proprie dell’assemblea
- Il sistema monistico nel quale l’amministrazione ed il controllo sono esercitati rispettivamente dal consiglio di
amministrazione, nominato dall’assemblea, e da un comitato per il controllo sulla gestione costituito al suo interno
ed i cui componenti devono essere dotati di particolari requisiti di indipendenza e professionalità.
Anche per il sistema monistico e dualistico è previsto il controllo contabile esterno senza eccezioni. Il sistema
tradizionale trova applicazione in mancanza di diversa previsione statutaria, mentre gli altri due devono essere
espressamente adottati in sede di costituzione della società o con successiva modifica statutaria.
2. Struttura e funzioni dell’organo amministrativo.
Nel sistema tradizionale per le società non quotate è possibile avere sia amministratore unico che pluralità di
amministratori, per le quotate invece è necessaria un’amministrazione pluripersonale che può essere articolata al suo
interno con la creazione di uno o più organi delegati, che danno vita alle figure del comitato esecutivo e degli
amministratori delegati (2381).
Gli amministratori sono l’organo cui è affidata in via esclusiva la gestione dell’impresa sociale e ad essi spetta compiere
tutte le operazioni necessarie per l’attuazione dell’oggetto sociale (2380-bis). Gli amministratori:
- Deliberano su tutti gli argomenti attinenti alla gestione della società: potere gestorio
- Hanno il potere di manifestare all’esterno la volontà sociale, determinata dall’assemblea, ponendo in essere i
singoli atti giuridici in cui si concretizza l’attività sociale: potere di rappresentanza
- Danno impulso all’attività dell’assemblea, convocandola, fissando l’ordine del giorno e attuando le delibere,
impugnando quelle che violino la legge o l’atto costitutivo
- Devono curare la tenuta dei libri e delle scritture contabili, redigere annualmente il progetto di bilancio e
provvedere agli adempimenti pubblicitari previsti dalla legge
- Devono prevenire il compimento di atti pregiudizievoli per la società
- Sono tenuti ad adottare ed attuare efficacemente i modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire la
commissione di reati
Le funzioni degli amministratori sono inderogabili da parte dell’autonomia privata e sono funzioni esercitate in
posizione di formale autonomia rispetto all’assemblea. Queste considerazioni depongono contro la possibilità di

Appunti di Gabriele Longo 69


risolvere la figura degli amministratori di SPA in quella di semplici mandatari, d’altro canto vengono investiti di questo
incarico su atto di nomina dell’assemblea e da questa sono liberamente revocabili; la posizione degli amministratori
non può quindi essere assimilata a quella dell’imprenditore e il rapporto che li lega alla società costituisce un rapporto
tipico non risolubile in alcun altro.
3. Il rapporto assemblea-amministratori.
Nel sistema tradizionale, la ripartizione di competenze fra assemblea ed amministratori in merito alla gestione risulta
dagli artt. 2364 e 2380-bis:
- L’assemblea delibera sulle autorizzazioni richieste dallo statuto per il compimento degli atti di amministratori
- La gestione dell’impresa spetta esclusivamente agli amministratori, che compiono le operazioni necessarie per
l’attuazione dell’oggetto sociale.
Quindi:
- La competenza gestoria dell’assemblea ha carattere delimitato e specifico: sussiste solo per gli atti espressamente
previsti dalla legge
- La competenza gestoria degli amministratori ha invece carattere generale: sussiste per tutti gli atti d’impresa non
riservati all’assemblea.
Una volta nominati dall’assemblea, gli amministratori sono investiti di ampi poteri decisionali esercitabili in posizione
di piena autonomia rispetto all’assemblea e solo loro sono responsabili civilmente verso la società e verso i creditori
sociali dei danni arrecati al patrimonio sociale per la violazione dei doveri di legge. La competenza degli amministratori
viceversa cessa quando si tratta di iniziative che comportano una sostanziale modifica dell’oggetto sociale: sono
decisioni che spettano all’assemblea.
Con la riforma del 2003 non è più previsto che l’assemblea sia chiamata a deliberare su atti di gestione della società;
lo statuto può prevedere solo che l’assemblea sia chiamata ad autorizzare atti di gestione di competenza degli
amministratori. L’autorizzazione dell’assemblea non esonera inoltre gli amministratori da responsabilità penale e civile
verso i creditori e verso la società e di conseguenza gli amministratori non sono obbligati a dare attuazione ad atti di
gestione approvati dall’assemblea che configurano violazione di doveri di salvaguardia del patrimonio sociale.
4. Nomina. Cessazione della carica.
Gli amministratori sono nominati nell’atto costitutivo e la nomina di nuovi spetta all’assemblea ordinaria, ciò
rappresenta un principio inderogabile: sono quindi nulle eventuali clausole statutarie che sottraggono la nomina degli
amministratori alla competenza dell’assemblea.
Lo statuto può tuttavia riservare ai possessori di strumenti finanziari partecipativi la nomina di un componente, sempre
soggetto alle stesse norme previste per gli amministratori, del consiglio di amministrazione. Poteri speciali di nomina
possono essere inoltre previsti a favore dello Stato o di altri enti pubblici:
- Nelle società chiuse che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, lo statuto può riservare allo Stato la
nomina di amministratori, con stessi diritti ed obblighi, in proporzione alla partecipazione nel capitale della società
- Nelle società aperte che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio si applica il 2346: è possibile attribuire allo
Stato poteri di nomina mediante l’assegnazione di strumenti finanziari partecipativi e l’applicazione della relativa
disciplina
Lo statuto può stabilire anche norme particolari per la nomina alle cariche sociali da parte dell’assemblea ordinaria:
non è consentito però innalzare i normali quorum deliberativi, valide invece le clausole statutarie che li riducono, allo
scopo di assicurare, con sistemi di votazione adeguati, anche a gruppi di minoranza propri rappresentanti nel consiglio
di amministrazione; ciò viene raggiunto con il voto di lista con il quale vengono presentate più liste di candidati, ogni
socio può votare per una sola lista e i posti nel consiglio di amministrazione sono distribuiti in proporzione ai voti
riportati da ciascuna lista, con l’obbligo che almeno un amministratore deve essere espressione della lista di minoranza
con maggiori voti.
Dal 2012 lo statuto deve prevedere meccanismi di nomina del consiglio di amministrazione volti ad assicurare
l’equilibrio tra uomini e donne: le quote rosa con il genere meno rappresentato deve ottenere almeno 1/3 degli eletti,
ma è una misura temporanea perché si applica solo per tre mandati consecutivi. Sono previste sanzioni progressive in
caso di violazione: diffida della Consob, sanzione pecuniaria e in caso di ulteriore inottemperanza i componenti eletti
decadono dalla carica.
Il numero degli amministratori è fissato nello statuto e può limitarsi a fissare numero minimo e massimo; gli
amministratori possono essere soci o non soci e solo persone fisiche, dato che si violerebbe il principio della
competenza assembleare nella nomina e revoca degli amministratori in caso di amministratori persona giuridica.
Gli amministratori di società quotate devono tutti possedere, a pena di decadenza, i requisiti di onorabilità fissati per
i sindaci dall’art. 148 tuf e se lo statuto lo prevede degli ulteriori requisiti, inoltre almeno un componente deve essere
un amministratore indipendente in modo da assicurare un’adeguata vigilanza sugli amministratori delegati.

Appunti di Gabriele Longo 70


Specifici requisiti di onorabilità, professionalità ed indipendenza sono poi richiesti da leggi speciali per gli
amministratori di società che svolgono determinate attività (bancaria, assicurativa) o possono essere previsti dallo
statuto.
Non possono essere nominati amministratori l’interdetto, l’inabilitato, il fallito o chi è stato condannato ad una pena
che comporta l’interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici o l’incapacità ad esercitare uffici direttivi. Sono
previste poi numerose clausole di incompatibilità che comportano solo che l’interessato debba optare tra l’uno o l’altro
ufficio, non rendono quindi invalida la delibera di nomina.
La nomina degli amministratori non può essere fatta per un periodo superiore a 3 esercizi e sono rieleggibili se l’atto
costitutivo non dispone diversamente
Sono cause di cessazione dell’ufficio prima della scadenza del termine:
- La revoca da parte dell’assemblea attuabile liberamente in ogni tempo, salvo il risarcimento dei danni se non
sussiste giusta causa. Gli amministratori nominati dallo Stato o da un ente pubblico possono essere revocati però
solo dall’ente che li ha nominati
- La rinuncia da parte degli amministratori
- La decadenza dall’ufficio in caso sopravvenga una delle cause di ineleggibilità e per gli amministratori indipendenti
anche in caso di perdita di indipendenza
- La morte
Per evitare che una causa di cessazione paralizzi l’attività dell’organo amministrativo, l’amministratore scaduto rimane
in carica fino all’accettazione della nomina da parte del nuovo amministratore.
La rinuncia dell’amministratore ha effetto immediato se rimane in carica la maggioranza degli amministratori, in caso
contrario le dimissioni hanno effetto dal momento in cui la maggioranza si è ricostituita.
Negli altri casi in cui la cessazione non è differibile è dettata una disciplina per la sostituzione degli amministratori:
- Se rimane in carica più della metà degli amministratori nominati dall’assemblea, i superstiti provvedono a
sostituire temporaneamente quelli venuti meno; gli amministratori nominati restano in carica fino alla successiva
assemblea che potrà confermarli o sostituirli
- Se viene a mancare più della metà degli amministratori, i superstiti devono convocare l’assemblea per provvedere
alla sostituzione ed i nuovi amministratori scadono con quelli in carica
- Se vengono a cessare tutti gli amministratori o l’amministratore unico, il collegio sindacale deve convocare con
urgenza l’assemblea per la ricostituzione dell’organo amministrativo; nel frattempo il collegio sindacale può
compiere gli atti di gestione ordinaria.
L’attuale disciplina riconosce la validità di clausole che prevedono la cessazione di tutti gli amministratori a seguito
della cessazione di alcuni amministratori.
La nomina e la cessazione della carica degli amministratori è soggetta ad iscrizione del registro delle imprese:
- L’iscrizione della nomina è a carico dei nuovi amministratori entro 30 giorni dalla notizia della loro nomina
- L’iscrizione della cessazione avviene a cura del collegio sindacale entro lo stesso termine.
5. Compenso. Divieti.
Gli amministratori hanno diritto ad un compenso determinato dall’autorità giudiziaria su ricorso degli amministratori
se non è stato determinato. Comprende: una remunerazione fissa, una quota variabile, trattamenti speciali, benefici
in natura e può consistere in tutto o in parte in una partecipazione agli utili della società.
Per la determinazione, la legge prevede una sovrapposizione di competenze tra vari organi societari, regola base: il
compenso se non è stabilito dallo statuto, viene determinato dall’assemblea ordinaria all’atto della nomina e dal
consiglio di sorveglianza nel sistema dualistico. Tuttavia, per gli amministratori investiti di particolari cariche la
remunerazione è stabilita dal consiglio di amministrazione.
Questo assetto normativo non ha assicurato un sufficiente grado di trasparenza e ha comportato l’attribuzione di
compensi sproporzionati, di qui l’introduzione di una serie di rimedi:
- La riforma del 2003 stabilisce che, se lo statuto lo prevede, l’assemblea può fissare un importo complessivo per la
remunerazione di tutti gli amministratori
- Nelle società quotate l’attribuzione di compensi basati su azioni o altri strumenti finanziari richiede l’approvazione
da parte dell’assemblea ordinaria
- Nelle sole società quotate il consiglio di amministrazione approva e sottopone agli azionisti in occasione
dell’approvazione del bilancio, una relazione sulla remunerazione
La relazione è composta di due sezioni: la prima illustra la politica della società in materia di remunerazione delle
cariche sociali e dei dirigenti che deve incentivare il perseguimento degli interessi a lungo termine della società; nella
seconda è presentata analiticamente la remunerazione spettante a ciascun componente degli organi di
amministrazione e controllo indicando anche i compensi corrisposti ai soggetti nell’esercizio precedente.

Appunti di Gabriele Longo 71


L’assemblea è chiamata a deliberare solo sulla prima sezione della relazione, ma il voto assembleare non è vincolante
per il consiglio di amministrazione che può scegliere se modificare o meno la politica di remunerazione, anche se nella
realtà la bocciatura degli azionisti induce di solito il consiglio di amministrazione a modificare la propria politica di
remunerazione.
La posizione degli amministratori li rende partecipi di tutti i segreti aziendali e ciò ispira obblighi e divieti a loro carico.
Gli amministratori di SPA non possono assumere la qualità di soci a responsabilità illimitata in società concorrenti, né
esercitare un’attività concorrente per contro proprio o altrui; l’inosservanza del divieto espone l’amministratore alla
revoca dall’ufficio per giusta causa ed al risarcimento degli eventuali danni arrecati alla società.
Per le società quotate sono stabiliti specifici obblighi di informazione sui possessi azionari degli amministratori, ai quali
è inoltre fatto divieto di compiere operazioni su strumenti finanziari della società sfruttando informazioni privilegiate
ottenute in ragione del loro ufficio; la violazione del divieto espone a sanzioni penali.
6. Il consiglio di amministrazione.
Quando l’amministrazione è affidata a più persone, queste costituiscono il consiglio di amministrazione, retto da un
presidente scelto dallo stesso consiglio se non nominato dall’assemblea; per le modalità di esercizio delle funzioni
dell’organo amministrativo è necessario operare delle distinzioni:
- L’attività deliberativa è esercitata collegialmente, le relative decisioni devono essere quindi adottate a
maggioranza, in apposite riunioni alle quali devono assistere i sindaci.
- La rappresentanza è invece funzione individuale degli amministratori designati dall’atto costitutivo o
dall’assemblea all’atto della nomina
- L’attività di vigilanza spetta, oltre che al consiglio collegialmente, anche al singolo amministratore individualmente
poiché responsabile personalmente e solidamente dei danni che alla società possono derivare dall’omessa
vigilanza. Gli amministratori non possono però adottare gli eventuali provvedimenti dato che si ricade nell’attività
deliberativa di competenza collegiale.
Per quanto riguarda la disciplina delle delibere consiliari, l’attuale disciplina stabilisce che, se lo statuto non prevede
diversamente, il consiglio di amministrazione è convocato dal presidente dello stesso che ne fissa anche l’ordine del
giorno e provvede che tutti gli amministratori siano adeguatamente informati sulle materie iscritte all’ordine del
giorno. Per la validità delle delibere del consiglio di amministrazione è necessaria la presenza della maggioranza degli
amministratori in carica, salvo che lo statuto non richieda un quorum più elevato.
Le riunioni possono avvenire mediante mezzi di telecomunicazione e le delibere sono approvate se riportano il voto
favorevole della maggioranza assoluta dei presenti con voto per teste, se lo statuto non stabilisce diversa maggioranza.
Il verbale deve essere redatto per atto pubblico nei casi di delibera per delega su materie di competenza assembleare,
mentre negli altri casi le delibere adottate vengono iscritte nel libro delle adunanze e delle delibere del consiglio di
amministrazione.
La riforma del 2003 ha modificato la disciplina dell’invalidità delle delibere del consiglio di amministrazione, la cui
impugnazione era consentita in passato solo in caso di delibera adottata col voto determinante di un amministratore
in conflitto di interessi; l’attuale disciplina ha ampliato la categoria delle delibere annullabili e non prevede cause di
nullità delle stesse. L’art. 2388 prevede infatti che possono essere impugnate tutte le delibere del consiglio di
amministrazione che non sono prese in conformità della legge o dello statuto, l’impugnativa può essere proposta dagli
amministratori assenti/dissenzienti e dal collegio sindacale entro 90 giorni dalla data della delibera; in tal caso si
applica solo la disciplina del procedimento di impugnazione. Inoltre quando la delibera lede direttamente un diritto
soggettivo del socio, questi avrà diritto a far annullare la delibera; in questo caso si applica invece l’intera disciplina
delle delibere assembleari annullabili.
L’annullamento delle delibere consiliari non pregiudica i diritti acquistati in buona fede dai terzi ed è stata introdotta
una disciplina più rigorosa per il conflitto di interessi degli amministratori.
7. Interessi degli amministratori. Operazioni con parti correlate.
L’amministratore che in un’operazione ha un interesse non necessariamente in conflitto con quello della società:
- Deve darne notizia agli altri amministratori ed al collegio sindacale precisandone natura, termini, origine e portata
- Se si tratta di amministratore delegato, deve astenersi dal compiere l’operazione investendo della stessa l’organo
collegiale competente
- In entrambi i casi il consiglio di amministrazione deve adeguatamente motivare le ragioni e la convenienza per la
società dell’operazione.
Se la delibera reca danno alla società è impugnabile quando l’amministratore interessato ha votato e il suo voto è
stato determinante e quando sono stati violati gli obblighi di trasparenza, astensione e motivazione; l’impugnazione
può essere proposta entro 90 giorni dal collegio sindacale, dagli amministratori assenti/dissenzienti e dagli stessi
amministratori se l’amministratore interessato non abbia adempiuto agli obblighi di informazione.

Appunti di Gabriele Longo 72


Analoghi obblighi sono previsti se la società è gestita da un amministratore unico: deve dare notizia dei propri interessi
al collegio sindacale ed alla prima assemblea utile, nei confronti dei quali deve adempiere l’obbligo di motivazione
delle proprie scelte riguardanti le operazioni cui è interessato; i contratti conclusi sono annullabili dalla società in base
alla disciplina generale della rappresentanza, salva la buona fede del terzo contraente.
L’amministratore che viola tali obblighi:
- Risponde delle perdite derivanti dalla azione alla società
- Risponde dei danni derivati alla società dall’uso di notizie o opportunità d’affari appresi nell’esercizio del suo
incarico
Maggiori tutele sono imposte alle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio per le operazioni con parti
correlate: operazioni aventi come controparte soggetti vicini alla società, quindi più a rischio di conflitto d’interessi.
Per queste operazioni l’amministrazione deve adottare procedure che assicurino la trasparenza e la correttezza delle
decisioni, nel rispetto dei principi fissati dalla Consob: è necessario preventivamente raccogliersi il parere motivato di
un comitato formato da amministratori non esecutivi, non correlati ed in maggioranza indipendenti; il parere non è
vincolante ma la società deve informare il pubblico sulle operazioni approvate nonostante il parere negativo.
Regole più rigorose valgono però per le operazioni di maggior rilevanza, identificate dalla Consob in base a parametri
quantitativi: se il comitato ha espresso parere negativo, l’operazione deve essere approvata dall’assemblea di soci non
correlati e non qualificati come parti correlate dalla controparte e dalla società. Qualora non si disponga di un numero
di amministratori indipendenti non correlati, le procedure devono prevedere l’assistenza nella decisione di esperti
indipendenti a tutela della correttezza dell’operazione.
8. Comitato esecutivo. Amministratori delegati.
Se l’atto costitutivo lo consente, il consiglio di amministrazione può delegare (art. 2381):
- Ad un comitato esecutivo: organo collegiale le cui decisioni sono adottate in riunioni cui devono assistere i sindaci
e le relative delibere devono risultare da un libro delle adunanze e delle delibere del comitato esecutivo
- Ad uno o più amministratori delegati: organi unipersonali che agiscono disgiuntamente o congiuntamente a
seconda di quanto stabilito nello statuto
La creazione e l’articolazione degli organi delegati deve essere prevista dallo statuto o devono essere consentite in
assemblea, la designazione dei membri spetta invece al consiglio di amministrazione. In base all’attuale disciplina non
possono essere tuttavia delegati:
- La redazione del bilancio d’esercizio
- La facoltà di aumentare il capitale sociale e di emettere obbligazioni convertibili
- Gli adempimenti posti a carico degli amministratori in caso di riduzione obbligatoria del capitale sociale per perdite
- La redazione del progetto di fusione o di scissione
La delega non spoglia però il consiglio di amministrazione delle attribuzioni delegate: il consiglio può infatti assumere
operazioni rientranti nella delega e revocare in ogni momento sia la delega sia i delegati ed impartire a questi direttive.
L’attuale disciplina puntualizza le funzioni degli organi delegati e i loro rapporti con il consiglio di amministrazione:
- Curano che l’assetto organizzativo, amministrativo e contabile della società sia adeguato alle decisioni dell’impresa
- Riferiscono periodicamente al consiglio di amministrazione sul generale andamento della gestione
Tutti gli amministratori devono agire informati e possono chiedere agli organi delegati che siano fornite in consiglio
informazioni relative alla gestione della società, inoltre è attribuito al consiglio di amministrazione il potere-dovere di:
- Valutare l’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile della società
- Esaminare i piani strategici, industriali e finanziari quando elaborati
- Valutare il generale andamento della gestione
9. La rappresentanza della società.
Gli amministratori investiti del potere di rappresentanza devono essere indicati nello statuto o nella delibera di
nomina, inoltre la pubblicità legale della nomina, prevista dall’art. 2383, deve specificare se essi hanno il potere di
agire disgiuntamente o congiuntamente. Di regola la rappresentanza è attribuita al presidente del consiglio di
amministrazione e/o ad uno o più amministratori delegati.
In base all’attuale disciplina il potere di rappresentanza degli amministratori è generale e non più circoscritto agli atti
che rientrano nell’oggetto sociale, inoltre hanno la rappresentanza processuale della società attiva e passiva.
Il potere di rappresentanza è diverso dal potere di gestione, in quanto il primo riguarda l’attività esterna cioè il potere
di agire nei confronti dei terzi in nome della società, mentre il secondo quella interna; nelle SPA vi è una scissione tra
i due poteri:
- Il potere di rappresentanza spetta ad uno o più amministratori ed è esercitato congiuntamente o disgiuntamente
- Il potere gestorio compete al consiglio di amministrazione o al comitato esecutivo ed è esercitato collegialmente,
con delibere prese a maggioranza.
Appunti di Gabriele Longo 73
La società può avvalersi di altri rappresentanti: soggetti stabilmente inseriti nell’organizzazione dell’impresa sociale, si
è in questi casi in presenza di forme di rappresentanza negoziale regolate dai principi di diritto comune.
La rappresentanza è assoggettata ad una disciplina che privilegia l’esigenza di tutela dell’affidamento dei terzi e quella
di certezza e stabilità dei rapporti giuridici; due sono i principi cardine:
- È inopponibile ai terzi in buona fede la mancanza di potere rappresentativo dovuta ad invalidità dell’atto di
nomina, salvo che la società provi che i terzi ne erano a conoscenza
- La società resta vincolata verso i terzi anche se gli amministratori hanno violato eventuali limiti posti dalla società
ai loro poteri che risultano dallo statuto anche se pubblicati, salvo che si provi che il terzo e l’amministratore
abbiano agito intenzionalmente a danno della società. Non è quindi sufficiente provare l’effettiva conoscenza da
parte del terzo dell’esistenza di limiti statutari del potere di rappresentanza.
Con l’attuale disciplina restano opponibili ai terzi i limiti legali del potere di rappresentanza degli amministratori, anche
se l’art. 2384 non lo prevede espressamente probabilmente perché superfluo l’opponibilità di limiti che trovano già
fondamento nelle legge, questo è il caso dell’amministratore unico o dell’amministratore delegato che stipuli un
contratto in conflitto di interessi con la società; il contratto sarà annullabile su richiesta della società se il conflitto di
interessi era conosciuto o riconoscibile dal terzo.
La situazione è più favorevole per il terzo quando l’esercizio del potere di rappresentanza presuppone una preventiva
delibera del consiglio di amministrazione e tale delibera manchi o sia viziata: è difficile determinare se questo
rappresenti un limite legale o statutario del potere di rappresentanza, ma ciò non è un problema perché l’attuale art.
2384 non fa più riferimento all’inopponibilità delle limitazioni statutarie al potere di rappresentanza degli
amministratori, bensì più in generale alle limitazioni ai poteri degli amministratori che risultano dallo statuto o da una
decisione degli organi competenti; l’art. 2384 è quindi idoneo a tutelare l’affidamento dei terzi anche nel caso di atti
compiuti dall’amministratore munito del potere di rappresentanza ma privo del potere di gestione.
10. Le responsabilità degli amministratori verso la società.
Gli amministratori sono responsabili civilmente del loro operato in tre direzioni:
- Verso la società (artt. 2392-2393)
- Verso i creditori sociali (art. 2394)
- Verso i singoli soci o terzi (art. 2395)
Gli amministratori incorrono in responsabilità verso la società e sono tenuti al risarcimento dei danni dalla stessa subiti
quando non adempiono i doveri imposti dalla legge o dallo statuto con la diligenza richiesta dall’incarico e dalle loro
specifiche competenze; non sono invece responsabili per i risultati negativi della gestione che non siano imputabili a
difetto nell’adempimento degli obblighi posti a loro carico. La loro obbligazione è quindi di mezzi non di risultato.
Gli amministratori sono responsabili solidalmente: ciascuno può essere costretto a risarcire l’intero danno, a meno
che si tratti di attribuzioni proprie del consiglio esecutivo o di funzioni attribuite ad uno o più amministratori.
Inoltre in ogni caso gli amministratori sono solidalmente responsabili se, essendo a conoscenza di atti pregiudizievoli,
non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose;
se costretti a risarcire il danno avranno però diritto di regresso per l’intero nei confronti degli amministratori cui è
direttamente imputabile il comportamento dannoso.
La responsabilità degli amministratori è comunque per colpa e non oggettiva, infatti la responsabilità non si estende
all’amministratore che sia immune da colpa purché:
- Abbia fatto annotare senza ritardo il suo dissenso nel libro delle adunanze
- Del suo dissenso dia immediata notizia per iscritto al presidente del collegio sindacale
L’esercizio dell’azione di responsabilità contro gli amministratori deve essere deliberato dall’assemblea ordinaria o dal
collegio sindacale a maggioranza di 2/3 dei suoi componenti e gli amministratori non possono votare in tali delibere
assembleari essendo in evidente conflitto d’interessi.
La delibera dell’azione di responsabilità comporta la revoca automatica dall’ufficio degli amministratori contro cui è
posta solo se la delibera è approvata col voto favorevole di almeno 1/5 del capitale sociale, se non la si raggiunge sarà
invece necessaria una distinta ed espressa delibera di revoca. Questo modo di operare non tutela però le minoranze
azionarie, in quanto la relativa decisione è nelle mani del gruppo di comando che ha nominato gli amministratori, per
ovviare a ciò la legittimazione all’esercizio dell’azione di responsabilità è stata estesa anche al collegio sindacale a
maggioranza qualificata (i sindaci però sono comunque nominati dall’assemblea, espressione del gruppo di comando).
Le cose però cambiano quando la società è dichiarata fallita: la legittimazione a promuovere l’azione sociale di
responsabilità compete al curatore fallimentare o al commissario straordinario.
Una tutela limitata ed indiretta delle minoranze è però prevista anche quando la società è in bonis: la società può
rinunciare all’esercizio dell’azione di responsabilità o pervenire ad una transazione con gli amministratori, queste
devono essere però espressamente deliberate dall’assemblea ed è necessario che non vi sia il voto contrario di una
minoranza qualificata (1/5 o 1/20 del capitale per le società quotate).
Appunti di Gabriele Longo 74
Una tutela più energica è stata introdotta nel ’98 per le sole società quotate e poi estesa a tutte le altre SPA nel 2003:
l’azione di responsabilità contro gli amministratori può essere promossa anche dagli azionisti di minoranza, i soci che
assumono l’iniziativa devono però rappresentare almeno 1/5 del capitale sociale o la diversa misura prevista dallo
statuto comunque non superiore a 1/3; nelle società quotate può essere promossa da soci che rappresentano 1/40
del capitale sociale o la percentuale più bassa prevista dallo statuto.
L’azione è promossa dalla minoranza tramite uno o più rappresentanti comuni, nominati a maggioranza del capitale
posseduto, ed è diretta a reintegrare il patrimonio sociale; la società deve essere quindi chiamata in giudizio ed in caso
di accoglimento della domanda, è tenuta a rimborsare le spese di giudizio che non siano state poste a carico degli
amministratori soccombenti.
La rinuncia o la transazione possono essere deliberate anche dalla società con delibera assembleare e con le stesse
limitazioni previste per l’azione sociale di responsabilità esercitata dalla società: è necessario che non vi sia il voto
contrario delle minoranze che rappresentino le percentuali indicate dall’art. 2393 (1/5 e 1/20), ma è ragionevole
ritenere che per le società quotate non deve esserci il voto contrario di soci che rappresentino anche solo 1/40 del
capitale, altrimenti i soci di minoranza non potrebbero impedire alla maggioranza di rinunciare all’azione di sociale di
responsabilità.
L’azione di responsabilità è esercitabile entro 5 anni dalla cessazione dell’amministratore dalla carica e la società sarà
tenuta a provare solo l’esistenza di un danno imputabile a inadempimento degli amministratori, non anche la colpa
degli stessi, e spetta agli amministratori di provare i fatti che attenuano la loro responsabilità.
11. La responsabilità verso i creditori sociali.
Gli amministratori sono responsabili anche verso i creditori sociali, diversi sono però i presupposti di questa azione:
- Gli amministratori sono responsabili verso i creditori sociali solo per l’inosservanza degli obblighi inerenti alla
conservazione dell’integrità del patrimonio sociale
- L’azione può essere proposta dai creditori solo quando il patrimonio sociale risulta insufficiente al soddisfacimento
dei loro crediti.
- In caso di fallimento della società l’azione può essere proposta solo dal curatore o dal commissario straordinario.
- I creditori che agiscono in giudizio non sono tenuti a provare il dolo o la colpa degli amministratori
Il danno subito dai creditori è un effetto riflesso del danno che gli amministratori hanno arrecato al patrimonio sociale
rendendolo insufficiente a soddisfare i primi, ne consegue che se l’azione risarcitoria è già stata esperita dalla società
ed il relativo patrimonio è stato reintegrato, i creditori non potranno più esercitare l’azione di loro spettanza.
Anche la transazione paralizza l’azione dei creditori sociali, invece la rinuncia da parte della società non la impedisce.
L’azione dei creditori si prescrive in 5 anni dal giorno non necessariamente coincidente con quello di decorrenza
dell’azione sociale in cui risulta l’insufficienza del patrimonio sociale.
È controverso se l’azione dei creditori sia:
- Un’azione diretta ed autonoma: se così fosse gli amministratori non potrebbero opporre ai creditori le eccezioni
opponibili alla società e creditori si avvantaggerebbero direttamente dei risultati utili dell’azione fino alla
concorrenza del loro credito.
- Un’azione di natura surrogatoria: se così fosse i creditori sarebbero esposti a tutte le eccezioni che gli
amministratori possono opporre alla società e quanto corrisposto dagli amministratori a titolo di risarcimento
danni spetterà alla società ed i creditori ne avranno solo un beneficio indiretto per effetto dell’incremento del
patrimonio sociale.
Nella pratica le differenze sono meno rilevanti: nella maggior parte dei casi l’azione dell’art. 2394 è esercitata dopo il
fallimento della società ad opera del curatore, che è nel contempo legittimato ad esercitare anche l’azione sociale di
responsabilità.
In ogni caso è preferibile la tesi dell’azione diretta ed autonoma perché l’azione dei creditori non è subordinata
all’inerzia della società, ne consegue che:
- I creditori sociali che agiscono contro gli amministratori non sono tenuti a citare in giudizio anche la società
- La sospensione della prescrizione dell’azione sociale, finché gli amministratori restano in carica, non opera per
l’azione dei creditori sociali.
12. La responsabilità verso singoli soci o terzi.
Le azioni di responsabilità della società e dei creditori sociali non pregiudicano il diritto al risarcimento del danno
spettante al singolo socio o al terzo che non sono stati direttamente danneggiati da atti dolosi o colposi degli
amministratori. Perché possano chiedere agli amministratori il risarcimento dei danni devono ricorrere due
presupposti:
- Il compimento da parte degli amministratori di un atto illecito nell’esercizio del loro ufficio
- La produzione di un danno diretto al patrimonio del singolo socio o del singolo terzo, indipendentemente che un
danno sia derivato anche al patrimonio della società.
Appunti di Gabriele Longo 75
Caso classico: amministratori che con un falso in bilancio inducono i soci o i terzi a sottoscrivere un aumento del
capitale ad un prezzo eccessivo.
Il socio o il terzo che agiscono in responsabilità contro gli amministratori devono provare che esiste un nesso causale
diretto fra il danno subito e l’illecito degli amministratori e provare anche il dolo o la colpa degli amministratori.
L’azione può essere esercitata entro 5 anni dal compimento dell’atto che ha pregiudicato il socio o il terzo.
13. I direttori generali.
La disciplina delle SPA non tiene conto del fatto che gli amministratori si avvalgono spesso della collaborazione di altri
soggetti inseriti nell’organizzazione imprenditoriale, eccezione fatta per la figura dei direttori generali nominati
dall’assemblea o dal consiglio di amministrazione per disposizione dello statuto.
L’art. 2396 stabilisce che a tali direttori si applicano le norme che regolano la responsabilità degli amministratori, in
relazione ai compiti loro affidati e numerose norme penali e fallimentari.
La qualifica è riconosciuta ai dirigenti che svolgono attività di alta gestione della società in rapporto diretto con gli
amministratori, dando attuazione alle direttive dagli stessi impartite; se esplicano funzioni che li pongono in contatto
con i terzi, possono essere assimilati agli institori con conseguente applicazione della disciplina per questi dettata in
tema di rappresentanza della società.
I direttori sono parificati agli amministratori sotto il profilo delle responsabilità penali inoltre, se nominati
dall’assemblea, agli stessi si applicano le norme che regolano la responsabilità civile degli amministratori.
I direttori sono quindi responsabili verso la società, verso i creditori sociali e verso i singoli soci o terzi per i danni
arrecati nell’esercizio dei compiti loro affidati, devono quindi astenersi da attuare direttive degli amministratori se
illegali o pregiudizievoli per la società.
14. Gli amministratori di fatto.
Soggetto, privo della veste formale di amministratore, che in fatto impartisce istruzioni agli amministratori ufficiali, ne
condiziona le scelte operative e tratta direttamente con i terzi.
Questi soggetti sono gli azionisti di comando detentori del reale potere decisionale, per questo sono equiparati agli
amministratori per quanto riguarda l’applicazione delle norme in tema di responsabilità penale.
Nella SRL quando la posizione di amministratore di fatto è assunta da un socio ma solo in presenza di comportamenti
dolosi, ad egli è estesa anche la disciplina della responsabilità civile dettata dagli artt. 2392-2394: è previsto che
insieme agli amministratori rispondono solidalmente i soci che hanno intenzionalmente deciso o autorizzato il
compimento di atti dannosi per la società (art. 2476).
Si raggiunge a stessa conclusione anche nelle SPA, assimilando la posizione degli amministratori di fatto a quella dei
direttori generali o affermando che gli obblighi previsti a carico degli amministratori sono regole che disciplinano il
corretto svolgimento dell’attività di gestione della società, indipendentemente dalla qualifica formale del soggetto che
pone in essere l’attività; impostazione di recente condivisa anche dalla giurisprudenza.
In passato la giurisprudenza era ferma nell’escludere che l’esercizio delle funzioni di amministrazione fosse sufficiente
a far sorgere in capo all’amministratore di fatto gli obblighi e le responsabilità previsti per gli amministratori; era invece
propensa ad estendere tale disciplina in presenza di un atto di investitura formale dell’assemblea, anche se invalido,
irregolare o implicito se risultante da altra delibera assembleare avente diverso oggetto.
CAPITOLO DECIMO – I CONTROLLI INTERNI
A. IL COLLEGIO SINDACALE
1. Premessa.
Il collegio sindacale è l’organo di controllo interno della SPA nel sistema tradizionale, con funzioni di vigilanza
sull’amministrazione della società.
Il codice del ’42 (artt. 2397 ss.) prevedeva la necessaria presenza di un collegio sindacale e dettava per esso una
disciplina unitaria, con una serie di difetti che finivano col rendere poco efficiente il controllo dei sindaci:
- Composizione semirigida dell’organo: 3 o 5 membri
- Limitata competenza professionale richiesta per i suoi componenti
- Nomina assembleare: rendeva il collegio espressione del gruppo di comando che nominava gli amministratori
- Eccessiva ampiezza dei doveri di controllo, accompagnata dalla scarsa incisività dei poteri riconosciuti
La riforma del ’74 ha introdotto per le società quotate anche un controllo contabile esterno da parte di una società di
revisione, dando vita ad una sovrapposizione di poteri.
Norme volte a migliorare la professionalità e l’efficienza del collegio sindacale sono poi state introdotte nel ’92, con
l’istituzione di un apposito registro dei revisori contabili
Nel ’98 sono state affidate in via esclusiva ai revisori contabili le funzioni di controllo contabile nelle SPA quotate e nel
2003 ciò è stato esteso anche alle altre SPA, con una migliore definizione dei requisiti di professionalità e indipendenza.
Appunti di Gabriele Longo 76
Nel 2011 è stato consentito alle società non quotate di minori dimensioni di nominare un sindaco unico invece di un
collegio sindacale, novità però criticata che ha avuto vita breve in quanto nel 2012 è stata ripristinata la necessaria
composizione pluripersonale dell’organo di controllo.
2. Composizione. Nomina. Cessazione.
La composizione è diversamente disciplinata per le società non quotate e quotate.
Nelle società non quotate i sindaci formano un organo pluripersonale e collegiale composto di 3 o 5 membri effettivi,
soci o non soci, e 2 membri supplenti; l’organo di controllo ha quindi struttura semirigida e ciò costituisce un ostacolo
all’efficiente svolgimento delle sue funzioni, soprattutto nelle grandi società. Questo ostacolo è stato rimosso per le
società quotate nel ’98 e oggi l’atto costitutivo può determinare liberamente il numero di sindaci e adeguarlo alla
complessità dell’impresa sociale.
I primi sindaci sono nominati nell’atto costitutivo e successivamente sono nominati dall’assemblea ordinaria, la legge
può tuttavia riservare la nomina di uno o più sindaci allo Stato o ad enti pubblici che abbiano partecipazioni nella
società, secondo le regole viste per gli amministratori. I sindaci sono quindi nominati dallo stesso organo che nomina
gli amministratori e ciò rappresenta un altro motivo di scarsa funzionalità, dato che controllanti e controllati sono
espressione dello stesso gruppo di comando. La situazione è mutata per le società quotate nel ’98: un membro
effettivo deve essere eletto da parte dei soci di minoranza, col sistema del voto di lista; la determinazione delle relative
modalità è oggi affidata alla Consob.
A differenza del passato, oggi tutti i sindaci devono possedere requisiti di professionalità, sia pure diversamente
articolati tra società quotate e non. Affinché nell’organo siano presenti le necessarie competenze tecniche per
l’efficace controllo, la legge consente di nominare sindaci con qualità professionali diverse.
Nelle società non quotate, in seguito alla riforma del 2003, almeno un sindaco effettivo ed uno supplente devono
essere scelti fra gli iscritti nel registro dei revisori legali, nel registro dei revisori legali possono iscriversi:
- Persone fisiche in possesso di specifici requisiti di professionalità e onorabilità, che abbiano superato un esame di
ammissione
- Società di persone o di capitali che rispondano a determinati requisiti riguardanti soci, amministratori e soggetti
responsabili dell’attività di revisione
Poiché l’art. 2397 non distingue tra persone fisiche e società: può nominarsi sindaco anche una società di revisori.
Gli altri sindaci, se non iscritti in tale registro, devono essere scelti fra i professori universitari di ruolo in materie
economiche o giuridiche o fra gli iscritti negli albi professionali individuati dal Ministro della giustizia: avvocati, dottori
commercialisti, ragionieri e consulenti del lavoro.
Per le società quotate i requisiti di professionalità dei sindaci sono fissati con regolamento del Ministero della giustizia,
il quale prescrive che solo un sindaco effettivo o due (se il numero dei sindaci è superiore a 3) ed in ogni caso un
sindaco supplente devono essere scelti tra gli iscritti nel registro dei revisori legali, che abbiano esercitato l’attività di
controllo legale per un periodo non inferiore a 3 anni; gli altri sindaci possono anche non essere revisori legali, ma
devono possedere requisiti di professionalità di tipo giuridico-aziendale. Per i sindaci di società quotate sono inoltre
previsti specifici requisiti di onorabilità e delle regole sull’equilibrio fra uomini e donne nella composizione dell’organo.
Ai sindaci si applicano le stesse cause di ineleggibilità previste per gli amministratori e ulteriori cause di incompatibilità,
non possono essere nominati sindaci:
- Il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado degli amministratori e degli amministratori di società facenti
parte dello stesso gruppo
- Coloro che sono legati alla società da un rapporto di lavoro, di consulenza continuativo o da altri rapporti di natura
patrimoniale che ne compromettano l’indipendenza
- Nelle società quotate non è richiesto che il rapporto patrimoniale abbia carattere continuativo, purché sia tale da
compromettere l’indipendenza
Per favorire l’efficacia del controllo la legge contrasta il fenomeno del cumulo di incarichi: prima di accettare la nomina,
i soggetti designati come sindaci devono rendere noti all’assemblea gli incarichi di amministrazione e controllo già
ricoperti presso altre società. Lo statuto può prevedere limiti al cumulo di incarichi, ma nelle società quotate è fissato
un tetto massimo dalla Consob e per assicurare il rispetto del divieto i sindaci sono obbligati ad informare la Consob
su tutti gli incarichi di amministrazione e controllo già ricoperti; l’omissione della comunicazione comporta sanzioni
amministrative pecuniarie.
Il compenso deve essere predeterminato ed invariabile in corso di carica, se non è stabilito nello statuto deve essere
determinata dall’assemblea all’atto della nomina.
I sindaci restano in carica per 3 esercizi e sono rieleggibili e i sindaci scaduti restano in carica fino alla nomina dei nuovi.
Costituiscono causa di cessazione prima della scadenza del termine: morte, revoca, rinuncia e decadenza dall’ufficio.

Appunti di Gabriele Longo 77


L’assemblea può revocarli se sussiste giusta causa e la delibera di revoca deve essere approvata dal tribunale al fine di
verificare se ricorre giusta causa.
I sindaci possono dimettersi in qualsiasi momento dall’incarico e la rinuncia ha effetto immediato solo se è possibile
l’automatica sostituzione con i supplenti, in caso contrario si deve attendere la nomina di nuovi sindaci.
Costituisce causa di decadenza dall’ufficio il sopraggiungere di una delle cause di ineleggibilità e la sospensione o
cancellazione dal registro dei revisori; decade dall’ufficio anche il sindaco che senza giustificato motivo non assiste alle
assemblee o diserta durante un esercizio due riunioni del consiglio di amministrazione, del comitato esecutivo o del
collegio sindacale.
In caso di morte, subentrano automaticamente i supplenti in ordine di età; il subingresso ha però carattere precario
poiché restano in carica fino alla successiva assemblea che provvede alla nomina dei sindaci effettivi e supplenti
necessari per integrare l’organo.
La nomina e la cessazione dall’ufficio dei sindaci devono essere iscritte nel registro delle imprese entro 30 giorni.
3. Il controllo sull’amministrazione.
Il controllo del collegio sindacale ha per oggetto l’amministrazione della società globalmente intesa e si estende a tutta
l’attività sociale, in particolare vigila sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile adottato
dalla società e sul suo concreto funzionamento (2403).
La vigilanza del collegio sindacale è esercitata innanzitutto nei confronti degli amministratori in quanto organo
investito della gestione della società, ma riguarda anche l’attività dell’assemblea e comunque può estendersi in ogni
direzione.
A carico dei sindaci sono posti poteri-doveri di iniziativa per assicurare il rispetto della legalità dell’attività sociale, in
particolare:
- Devono convocare l’assemblea ed eseguire le pubblicazioni prescritte per legge in caso di omissione da parte degli
amministratori
- Devono chiedere al tribunale che venga disposta la riduzione del capitale sociale obbligatoria per legge, se
l’assemblea non vi provveda e gli amministratori restino inerti.
Il controllo dei sindaci ha carattere globale e sintetico, le cui modalità di esercizio sono rimesse alla discrezionalità
tecnica del collegio; non ha carattere puramente formale, non limitato al riscontro della legittimità dell’operato degli
amministratori, ma deve controllare anche il rispetto sostanziale da parte degli amministratori degli specifici obblighi
di condotta loro imposti. Oltre però non può spingersi: non può imporre o impedire agli amministratori il compimento
di atti di gestione.
Per consentire l’efficacia del controllo, la legge pone a carico degli amministratori obblighi di informazione
particolarmente intensi nelle società quotate, nelle quali gli amministratori devono riferire tempestivamente al
collegio sindacale sull’attività svolta, sulle operazioni di maggior rilievo economico e su quelle a rischio di conflitto
d’interessi.
I sindaci hanno il potere-dovere di procedere in qualsiasi momento, anche individualmente, ad atti di ispezione e di
controllo e di chiedere agli amministratori notizie sull’andamento delle operazioni sociali; il collegio sindacale può
convocare l’assemblea qualora nell’espletamento del suo incarico ravvisi fatti censurabili di rilevante gravità.
4. La revisione legale dei conti. Altre funzioni.
La revisione dei conti è oggi affidata ad un revisore legale/società di revisione tuttavia, lo statuto può prevedere che
anche la revisione contabile dei conti sia esercitata dal collegio sindacale, in questo caso il collegio sindacale deve
essere formato interamente da revisori legali iscritti nell’apposito registro. Questa opzione non è consentita però:
- Per le società tenute a redigere il bilancio consolidato
- Per le società qualificate come enti di interesse pubblico
- Per le società che controllano, sono controllate o sono soggette al comune controllo con un ente di interesse
pubblico
Nelle società qualificate come ente di interesse pubblico, il collegio sindacale non esercita direttamente il controllo
contabile, ma svolge funzione di comitato per il controllo interno e la revisione contabile: è preposto dalla legge a
vigilare sulla revisione legale e sull’indipendenza del soggetto incaricato di effettuarla, oltre che sul processo di
informativa finanziaria e sull’efficacia dei controlli interni.
Al collegio sindacale sono infine devolute per legge altre funzioni di consulenza, propositiva e di amministrazione attiva
che integrano e completano la principale funzione di controllo; deve esprimere il proprio parere:
- Sulla determinazione da parte del consiglio di amministrazione della remunerazione degli amministratori investiti
di particolari cariche
- Sulla congruità del prezzo di emissione delle azioni in caso di esclusione e di limitazione del diritto di opzione
- Sulla nomina e sulla revoca dei nuovi amministratori
Appunti di Gabriele Longo 78
Può infine svolgere la funzione dell’organismo di vigilanza previsto dalla disciplina in tema di responsabilità
amministrativa degli enti per i reati dei propri amministratori e dipendenti.
5. Il funzionamento del collegio sindacale.
Il presidente del collegio sindacale è nominato dall’assemblea e nelle società quotate deve essere prescelto fra i sindaci
eletti dalla minoranza; se si rende necessario sostituire il presidente, la presidenza del collegio è assunta sino alla
successiva assemblea dal sindaco più anziano.
L’organo funziona collegialmente, non mancano però specifici poteri individuali che risultano rafforzati nelle società
quotate: possono procedere anche individualmente ad atti di ispezione e di controllo, mentre spetta sempre al collegio
adottare le decisioni in merito; è poi potere individuale quello di intervenire alle riunioni degli altri organi sociali.
Il collegio sindacale deve riunirsi almeno ogni 90 giorni e le riunioni possono svolgersi anche con mezzi telematici, se
lo statuto lo consente. Il collegio è regolarmente costituito con la presenza della maggioranza dei sindaci e delibera a
maggioranza assoluta dei presenti; delle riunioni deve essere redatto processo verbale che viene trascritto nel libro
delle adunanze. Non sono previste autonome cause di invalidità delle delibere del collegio sindacale.
I sindaci possono avvalersi, sotto la propria responsabilità, di dipendenti e di ausiliari per lo svolgimento di specifiche
operazioni di ispezione e controllo; la società può tuttavia rifiutare agli ausiliari l’accesso ad informazioni riservate.
L’attività di controllo può essere sollecitata dai soci: ogni socio può denunciare al collegio sindacale fatti che ritiene
censurabili, il collegio sindacale è però obbligato solo a tenerne conto. Doveri più intensi sono invece posti a carico del
collegio quando la denuncia proviene da tanti soci che rappresentano il 5% del capitale sociale (2% per le società
quotate), in questo caso deve indagare senza ritardo sui fatti denunciati e presentare le sue conclusioni ed eventuali
proposte all’assemblea.
6. La responsabilità dei sindaci.
I sindaci devono adempiere ai loro doveri con la professionalità e diligenza richieste dalla natura dell’incarico, sono
responsabili della verità delle loro attestazione anche penalmente e devono conservare il segreto sui fatti e sui
documenti di cui hanno conoscenza per ragione del loro ufficio.
L’obbligo al risarcimento dei danni grava solidalmente solo sui sindaci qualora il danno sia imputabile solo al mancato
o negligente adempimento dei loro doveri; è più frequente però che l’evento dannoso sia conseguenza anche di un
comportamento doloso o colposo degli amministratori, i sindaci sono perciò responsabili in solido con gli
amministratori per i fatti o le omissioni di questi ultimi, qualora il danno non si sarebbe prodotto se i sindaci avessero
adempiuto ai propri obblighi. La responsabilità dei sindaci sussiste sia nei confronti della società sia nei confronti dei
creditori sociali e, per il rinvio operato dall’art. 2407, valgono le stesse norme dettate per l’azione di responsabilità
contro gli amministratori.
B. LA REVISIONE LEGALE DEI CONTI
7. Il sistema.
Nonostante nel 2010 siano state raccolte in un unico testo le principali disposizioni di legge in tema di revisione legale
prima divise tra il codice civile ed il tuf, permane un corpo di regole speciali per la revisione legale esercitata sulle
società qualificate come ente di interesse pubblico: enti sui quali sussiste un interesse generale all’accuratezza e
affidabilità dell’informazioni finanziaria, ossia società emittenti di azioni e di altri strumenti finanziari diffusi tra il
pubblico in maniera rilevante.
La revisione degli enti di interesse pubblico, deve essere inderogabilmente esercitata da un revisore legale esterno,
senza possibilità di affidarne il compito al collegio sindacale.
8. Conferimento e cessazione dell’incarico.
Il Ministero dell’economia e delle finanze esercita la vigilanza sugli iscritti nel registro dei revisori contabili: il ministro
può stabilire sanzioni proporzionate alla gravità delle irregolarità o delle omissioni accertate (pecuniarie, revoca
d’ufficio, divieto di assumere nuovi incarichi).
Il revisore esterno è nominato per la prima volta nell’atto costitutivo e successivamente l’incarico è conferito
all’assemblea; il revisore/società di revisione devono essere indipendenti dalla società controllata e non devono essere
coinvolti nel suo processo decisionale.
Il revisore è tenuto a dotarsi di procedure idonee a prevenire e rilevare tempestivamente le situazioni che possono
compromettere la sua indipendenza e qualora queste si verifichino, deve adottare misure volte a ridurne il rischio; nei
casi più gravi deve invece astenersi dall’effettuare la revisione legale.
Le stesse regole valgono per la società di revisione, con l’aggiunta che i soci ed i componenti degli organi di controllo
delle stesse non devono intervenire sull’attività del responsabile della revisione in modo da comprometterne
l’indipendenza.
Il compenso è determinato dall’assemblea all’atto della nomina per l’intera durata dell’incarico, può essere
eventualmente adeguato durante lo svolgimento dell’incarico sula base di criteri oggettivi predeterminati
Appunti di Gabriele Longo 79
dall’assemblea nell’atto di nomina ma non può dipendere dall’esito della revisione o essere subordinato ad alcuna
condizione.
L’incarico di controllo ha una durata di 3 esercizi, con scadenza alla data dell’assemblea convocata per l’approvazione
del bilancio ed è rinnovabile senza limiti; l’incarico può essere revocato dall’assemblea solo per giusta causa,
ricorrendo una delle circostanze individuate dalla normativa regolamentare e contestualmente alla revoca l’assemblea
deve conferire l’incarico ad un nuovo revisore. La normativa regolamentare precisa poi i casi in cui il revisore/società
di revisione possono dimettersi, fermo restando che possono sempre decidere di porre fine al rapporto di comune
accordo; le dimissioni però devono essere presentate nei tempi e nei modi tali da consentire alla società di provvedere
tempestivamente a conferire l’incarico ad un nuovo revisore.
L’attuale disciplina non prevede più che la delibera di revoca debba essere approvata dal tribunale, però la società
deve informare tempestivamente l’autorità di vigilanza e fornire adeguate spiegazioni sule ragioni che hanno
determinato la cessazione anticipata dell’incarico.
9. La revisione legale degli enti di interesse pubblico.
L’incarico deve essere conferito ad un soggetto iscritto nel registro dei revisori legali anche ad un revisore persona
fisica, resta fermo però il potere di vigilanza della Consob nel quale
- può richiedere notizie e documenti nei confronti di chiunque possa essere informato dei fatti
- imporre la comunicazione periodica di dati ed atti di revisione ed effettuare le ispezioni
- infliggere sanzioni che vanno dalla sanzione pecuniaria, al divieto temporaneo di accettare nuovi incarichi per un
periodo non superiore a 3 anni.
La Consob effettua periodicamente il controllo della qualità sui revisori e sulle società di revisione che svolgono la
revisione legale di enti di interesse pubblico.
L’attuale disciplina stabilisce in primo luogo il principio della rotazione periodica del revisore: l’incarico di revisione
legale degli enti di interesse pubblico ha la durata di 9 esercizi quando è conferito a società di revisione e di 7 esercizi
per i revisori legali persona fisica, non può essere rinnovato se non sia decorso un termine minimo dalla cessazione
del precedente di almeno 3 esercizi e prolungato a un quadriennio con l’entrata in vigore del regolamento UE.
È rimesso alla Consob stabilire con regolamento le situazioni che possono compromettere l’indipendenza del revisore
e le misure da adottare per rimuoverle: la legge interviene in particolare sulla delicata questione dell’offerta da parte
del revisore stesso, di servizi diversi dalla mera attività di revisione legale dei conti, i cosiddetti servizi non-audit che si
sono dimostrati una delle cause più frequenti e più gravi di mancata indipendenza nei controlli.
Il punto critico è che i revisori facendo parte di un network in grado di offrire una vasta gamma di servizi, diventano
vulnerabili alla minaccia della società controllata di non voler più avvalersi di tali servizi; per risolvere il problema,
l’attuale disciplina vieta al revisore di prestare una serie di servizi aggiuntivi, non attinenti alla revisione, all’ente di
interesse pubblico.
Per evitare l’insorgere di legami tra controllanti e controllati, le norme in tema di incompatibilità disciplinano poi
l’eventuale trasferimento di personale tra controllante e controllato: la revisione legale non può essere esercitata da
coloro che hanno rivestito cariche sociali presso l’ente di interesse pubblico, se non sono trascorsi almeno 2 anni dalla
cessazione di tali rapporti; per quanto riguarda i trasferimenti in senso inverso, il revisione non può rivestire cariche
sociali presso l’ente revisionato, se non sono trascorsi almeno due anni dalla conclusione dell’incarico.
La violazione di tali divieti è punita con una sanzione amministrativa pecuniaria e con l’eventuale applicazione da parte
della Consob di ulteriori provvedimenti, fra cui la revoca d’ufficio dell’incarico.
Sull’indipendenza del revisore vigila inoltre il comitato per il controllo interno e la revisione contabile, a tale organo il
revisore conferma annualmente per iscritto la propria indipendenza e comunica gli eventuali servizi non di revisione
forniti.
10. Funzioni e responsabilità del revisore legale dei conti.
Funzione principale del revisore legale è controllare la regolare tenuta della contabilità e di esprimere un giudizio sul
bilancio di esercizio e sul bilancio consolidato, verificando inoltre che i bilanci siano conformi alle norme che li
disciplinano e rappresentino in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e il risultato economico d’esercizio.
L’attività di revisione è volta ad esprimere un giudizio sul bilancio:
- Senza rilievi se il bilancio è conforme alle norme che ne disciplinano la redazione
- Con rilievi
- Negativo
- Dichiarazione di impossibilità di esprimere il giudizio
Il giudizio espresso, anche se negativo, non impedisce all’assemblea di approvarlo; il rilascio di un giudizio positivo
produce tuttavia effetti giuridici rilevanti poiché modifica sensibilmente la normale disciplina dell’impugnativa della
delibera di approvazione del bilancio.
Appunti di Gabriele Longo 80
Al revisore legale sono inoltre devolute per legge funzioni di consulenza in occasione di particolari operazioni.
Il soggetto incaricato del controllo contabile ha diritto di ottenere dagli amministratori documenti e notizie utili per la
revisione e può procedere autonomamente ad accertamenti; tale soggetto ed il collegio sindacale si scambiano
tempestivamente le informazioni rilevanti per l’espletamento dei rispettivi compiti.
Speciali poteri sono attribuiti al revisore/società di revisione della capogruppo, in quanto sono interamente
responsabili per il giudizio espresso sul bilancio consolidato. Devono conservare per 10 anni i documenti relativi agli
incarichi di revisione legale in modo da consentire successive verifiche sul loro operato da parte dell’organo di
controllo, ma non è più richiesto che documentino l’attività svolta in un apposito libro sociale consultabile dagli
amministratori.
Il soggetto incaricato della revisione deve adempiere i propri doveri con diligenza professionale, in quanto è
responsabile in solido con gli amministratori per i danni derivanti dall’inadempimento dei loro doveri nei confronti
della società che ha conferito l’incarico, dei suoi soci e dei terzi; nei rapporti interni tuttavia ciascun condebitore
risponde nei limiti del contributo effettivo al danno cagionato.
Se l’incarico è affidato ad una società di revisione, con la stessa rispondono in solido il responsabile della revisione e i
dipendenti che hanno collaborato all’attività di revisione a cui sono direttamente imputabili gli inadempimenti o gli
illeciti, ma solo nei limiti del proprio contributo effettivo al danno cagionato.
L’azione si prescrive in 5 anni dalla data della relazione di revisione sul bilancio emessa al termine dell’attività di
revisione.
C. L’ORGANISMO DI VIGILANZA DEL DLGS. 231/2001
11. L’organismo di vigilanza del dlgs. 231/2001
È un organo incaricato di vigilare sul funzionamento, l’osservanza e l’aggiornamento dei modelli di organizzazione e di
gestione predisposti dagli amministratori al fine di prevenire la commissione di reati dai quali può conseguire la
responsabilità amministrativa della società.
La sua costituzione è facoltativa, ma costituisce una condizione posta dalla legge per esonerare l’ente da responsabilità
amministrativa determinata da reati commessi dai propri organi.
Nelle società di capitali può anche identificarsi con l’organo di controllo della società, ma negli enti di piccole
dimensioni i compiti di organismo di vigilanza possono essere svolti direttamente dallo stesso organo amministrativo.
La legge si limita a richiedere che l’organismo sia dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo, ampia incertezza
sussiste però in merito alla competenza per la nomina dei suoi componenti e ai poteri da attribuire all’organismo.
Incertezze solo in parte attenuate dalle linee guida redatte in materia da varie associazioni di categoria ed approvate
dal ministero della giustizia.
CAPITOLO UNDICESIMO – SISTEMI ALTERNATIVI DI AMMINISTRAZIONE E CONTROLLO
1. Il sistema dualistico
Il sistema dualistico prevede la presenza di un consiglio di gestione e di un consiglio di sorveglianza e la revisione legale
dei conti è affidata, senza eccezioni, ad un revisore o ad una società di revisione.
Il consiglio di gestione svolge le funzioni proprie del consiglio di amministrazione, al consiglio di sorveglianza sono
invece attribuite sia le funzioni di controllo sia alcune funzioni di indirizzo della gestione che nel sistema tradizionale
sono proprie dell’assemblea dei soci, come la nomina e la revoca dei componenti del consiglio di gestione e
l’approvazione del bilancio di esercizio; funzioni che possono essere ulteriormente rafforzate con clausole statutarie.
La presenza del consiglio di sorveglianza riduce le competenze dell’assemblea ordinaria che:
- Nomina e revoca i componenti del consiglio di sorveglianza, ne determina il compenso e delibera in ordine
all’esercizio dell’azione di responsabilità nei loro confronti
- Nomina il soggetto incaricato di effettuare la revisione legale dei conti
- Perde però la competenza per la nomina e la revoca degli amministratori e per l’approvazione del bilancio in
quanto è approvato dal consiglio di sorveglianza e l’assemblea decide solo sulla distribuzione degli utili.
Lo statuto può ulteriormente comprimere il ruolo dell’assemblea attribuendo al consiglio di sorveglianza o al consiglio
di gestione alcune materie di competenza dell’assemblea straordinaria.
Il sistema dualistico determina quindi un più accentuato distacco fra azionisti ed organo gestorio della società, si tratta
perciò di un modello organizzativo adatto per società con azionariato diffuso e prive di uno stabile nucleo di azionisti
imprenditori.
2. Il consiglio di sorveglianza.
I componenti del consiglio di sorveglianza possono essere soci o non soci ed il loro numero, non inferiore a 3, è
determinato dallo statuto. I primi sono nominati nell’atto costitutivo, in seguito la loro nomina compete all’assemblea
ordinaria. La legge o lo statuto possono riservare la nomina allo Stato o ad enti pubblici che hanno partecipazioni nella

Appunti di Gabriele Longo 81


società oppure ai possessori di strumenti finanziari partecipativi. Come per i sindaci, nelle società quotate almeno un
componente deve essere eletto dalla minoranza col sistema del voto di lista secondo le modalità fissate dalla Consob;
trovano inoltre applicazione le regole sull’equilibrio fra uomini e donne nella composizione degli organi sociali.
La legge prevede requisiti di professionalità, onorabilità ed indipendenza dei consiglieri di sorveglianza.
Nelle società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio:
- Almeno un componente effettivo del consiglio di sorveglianza deve essere scelto tra gli iscritti nel registro dei
revisori legali dei conti
- Non possono essere eletti: i componenti del consiglio di gestione e coloro che sono legali alla società da un
rapporto di lavoro o da un rapporto continuativo di consulenza o di prestazione d’opera che comprometta
l’indipendenza
- Trovano applicazione le cause di ineleggibilità e di decadenza previste dall’art. 2382 per gli amministratori.
Nelle società quotate i consiglieri di sorveglianza devono rispettare i limiti al cumulo di incarichi determinati con
regolamento della Consob e devono essere in possesso dei requisiti di professionalità e onorabilità fissati per decreto
dal Ministro della giustizia.
In ogni caso lo statuto può prevedere altri requisiti di onorabilità, professionalità ed indipendenza e altre cause di
ineleggibilità o decadenza.
La retribuzione annuale deve essere predeterminata dall’assemblea ed invariabile in corso di carica.
I componenti del consiglio di sorveglianza restano in carica per 3 esercizi e sono rieleggibili e la cessazione per scadenza
del termine ha effetto dal momento in cui il consiglio di sorveglianza è stato ricostituito.
Sono inoltre liberamente revocabili dall’assemblea anche se non ricorre una giusta causa, salvo il diritto al
risarcimento, ma è necessario che la delibera sia approvata con il voto favorevole di almeno 1/5 del capitale sociale.
La nomina e la cessazione dall’ufficio dei consiglieri di sorveglianza devono essere iscritte, a cura degli amministratori,
nel registro delle imprese entro 30 giorni.
3. Competenza e funzionamento del consiglio di sorveglianza.
Il consiglio di sorveglianza esercita il controllo sull’amministrazione, al tal fine gli vengono riconosciuti i medesimi
poteri e diritti di informazione del collegio sindacale nei confronti del consiglio di gestione.
I suoi componenti devono assistere alle assemblee e possono assistere alle adunanze del consiglio di gestione, tuttavia
nelle società quotate almeno un consigliere di sorveglianza deve presenziare ciascuna riunione del consiglio di
gestione; inoltre:
- Può convocare l’assemblea qualora ravvisi fatti censurabili di rilevante gravità e vi sia urgenza di provvedere
- Deve sostituirsi agli amministratori in caso di omissione nella convocazione dell’assemblea
- È destinatario delle denunce dei soci
- Nelle società quotate è tenuto a denunciare le irregolarità riscontate alla Consob.
A differenza del collegio sindacale, non è riconosciuto ai singoli consiglieri di sorveglianza il potere di esercitare atti di
ispezione e controllo, potere che spetta nelle società quotate all’intero consiglio di sorveglianza. Nel contempo gli
sono riconosciute molte funzioni dell’assemblea ordinaria:
- Nomina e revoca i componenti del consiglio di gestione e ne determina il compenso
- Approva il bilancio di esercizio e il bilancio consolidato, ma la distribuzione degli utili resta di competenza
dell’assemblea ordinaria
- Promuove l’esercizio dell’azione di responsabilità nei confronti dei componenti del consiglio di gestione,
competenza condivisa con l’assemblea
- Se previsto dallo statuto, delibera in ordine alle operazioni strategiche ed ai piani industriali, finanziari della società
predisposti dal consiglio di gestione (attribuzione di funzioni di alta amministrazione).
Il consiglio di sorveglianza deve riunirsi almeno ogni 90 giorni, anche con mezzi di telecomunicazione se lo statuto lo
consente; nelle società quotate deve inoltre riunirsi ogni volta che un componente ne faccia richiesta al presidente, Il
quale è eletto dall’assemblea.
Quorum costitutivo: maggioranza dei componenti – Quorum deliberativo: maggioranza dei presenti.
Alle delibere si applicano le disposizioni che regolano la validità delle delibere del consiglio di amministrazione
I componenti del consiglio di sorveglianza devono adempiere i loro doveri con la diligenza richiesta dalla natura
dell’incarico e sono solidalmente responsabili con i componenti del consiglio di gestione per i fatti e le omissioni di
questi quanto il danno non si sarebbe prodotto se avessero vigilato in conformità dei doveri della loro carica.
4. Il consiglio di gestione.
È costituito da un numero di componenti non inferiore a 2: i primi sono nominati nell’atto costitutivo, in seguito la loro
nomina competete al consiglio di sorveglianza, che ne determina il numero e il compenso se lo statuto non riserva
quest’ultima competenza all’assemblea.
Appunti di Gabriele Longo 82
Nelle società quotate se i componenti sono 3 o più, si applicano le regole sull’equilibrio fra uomini e donne nella
composizione degli organi sociali; se sono più di 4 almeno uno deve possedere i requisiti degli amministratori
indipendenti.
Restano in carica per un periodo non superiore a 3 esercizi ma sono rieleggibili come nel sistema tradizionale e il
mandato dei consiglieri di gestione scade alla data della riunione del consiglio di sorveglianza convocato per
l’approvazione del bilancio relativo all’ultimo esercizio. Se nel corso dell’esercizio vengono a mancare uno o più
componenti del consiglio di gestione, il consiglio di sorveglianza provvede senza indugio alla loro sostituzione.
L’azione di responsabilità contro gli amministratori può essere promossa anche da consiglio di sorveglianza, la relativa
delibera è assunta a maggioranza dei componenti e comporta la revoca di ufficio dei consiglieri di gestione se è
approvata con la maggioranza dei 2/3 dei consiglieri di sorveglianza.
5. Il sistema monistico.
Il sistema monistico si caratterizza per la soppressione del collegio sindacale: l’amministrazione e il controllo sono
esercitati dal consiglio di amministrazione e da un comitato per il controllo sulla gestione, costituito al suo interno, che
svolge le funzioni del collegio sindacale.
Al consiglio di amministrazione si applicano le disposizioni dettate per gli amministratori nel sistema tradizionale, con
una differenza: dal suo ambito devono essere estratti i componenti dell’organo di controllo. È previsto infatti che
almeno 1/3 dei componenti del consiglio di amministrazione deve essere in possesso dei requisiti di indipendenza
stabiliti per i sindaci e, se lo statuto lo prevede, di quelli previsti da codici di comportamento redatti da associazioni di
categoria o da società di gestione di mercati regolamentati. Nelle società un amministratore indipendente deve essere
nominato dalla minoranza tramite il voto di lista.
I componenti del comitato per il controllo sulla gestione sono nominati dallo stesso consiglio di amministrazione fra i
consiglieri in possesso di tali requisiti di indipendenza e di eventuali requisiti di onorabilità e professionalità richiesti
dallo statuto. Almeno uno dei componenti deve essere scelto tra gli iscritti nel registro dei revisori legali dei conti.
Come per i sindaci, nelle società quotate devono rispettare i limiti al cumulo di incarichi fissati dalla Consob con
regolamento e devono essere in possesso dei requisiti di professionalità e onorabilità fissati dal Ministro della giustizia.
Fra i componenti della minoranza deve essere nominato il presidente del comitato per il controllo sulla gestione.
Anche se la legge non lo precisa, si ritiene che il consiglio di amministrazione possa revocare i componenti del comitato
per il controllo sulla gestione, anche senza giusta causa.
L’assemblea ha il potere di revocare gli amministratori che comporta anche la perdita della carica di componente del
comitato eventualmente ricoperta.
Il consiglio di amministrazione provvede alla sostituzione dei componenti del comitato, scegliendo tra gli
amministratori in carica in possesso dei requisiti necessari.
Il comitato per il controllo sulla gestione vigila sull’adeguatezza della struttura organizzativa della società, del sistema
di controllo interno e del sistema amministrativo e contabile, svolge anche il compito di vigilare sulla revisione legale
e sull’indipendenza del revisore degli enti di interesse pubblico. È inoltre destinatario delle denunce dei soci di fatti
censurabili e può a sua volta presentare denuncia al tribunale se riscontra gravi irregolarità sulla gestione, nelle società
quotate è tenuto a denunciarle anche alla Consob.
I suoi componenti devono assistere alle assemblee, alle adunanze del consiglio di amministrazione e del comitato
esecutivo, ma non è prevista la decadenza automatica in caso di assenze ripetute e ingiustificate, anche se ciò può
essere valutato come giusta causa di revoca.
Nelle società sono riconosciuti al comitato per il controllo sulla gestione gli stessi poteri e diritti di informazione del
collegio sindacale nei confronti degli altri amministratori: è riconosciuto il potere di procedere in ogni momento ad
ispezioni e controlli e di avvalersi della collaborazione di dipendenti della società, poteri riconosciuti anche a ciascun
membro del comitato individualmente.
Scarna è la disciplina del funzionamento del comitato per il controllo sulla gestione. Il comitato elegge al suo interno
il presidente ed opera con l’osservanza delle norme di funzionamento dettate per il collegio sindacale: deve riunirsi
almeno ogni 90 giorni, si costituisce con la maggioranza dei componenti e delibera a maggioranza dei presenti.
L’evidente punto debole è che i controllori sono nominati dai controllati, la funzionalità del sistema si gioca
sull’indipendenza effettiva dei controllori.
CAPITOLO DODICESIMO – I CONTROLLI ESTERNI
1. Il sistema.
Il sistema dei controlli esterni non è identico per tutte le SPA: elemento comune è solo il controllo esterno sulla
gestione esercitato dall’autorità giudiziaria in presenza di situazioni patologiche che ne alterano il corretto
funzionamento; nel contempo le società quotate sono assoggettate al controllo della Consob.

Appunti di Gabriele Longo 83


Ulteriori controlli esterni sono i controlli pubblici cui sono sottoposte le società che svolgono la loro attività in settori
di particolare rilievo economico e sociale, ad esempio le società bancarie ed assicuratrici.
2. Il controllo giudiziario sulla gestione. Presupposti e iniziativa.
Il controllo giudiziario sulla gestione è una forma di intervento dell’autorità giudiziaria nella vita delle società volta a
ripristinare la legalità dell’amministrazione delle stesse. In base all’attuale disciplina il procedimento può essere
attuato se vi è fondato sospetto che gli amministratori (non più i sindaci) in violazione dei loro doveri abbiano compiuto
gravi irregolarità nella gestione, ma si chiede ulteriormente che le stesse possano arrecare danno alla società o a una
o più società controllate. Compito del tribunale è di accertare le irregolarità denunciate e di rimuoverne gli effetti con
opportuni provvedimenti.
Il controllo previsto dall’art. 2409 è un controllo di regolarità della gestione, azionabile solo in presenza di gravi
irregolarità e potenzialmente dannose che investono l’operato degli amministratori, queste possono essere
denunciate:
- Dai soci che rappresentano almeno il decimo del capitale sociale, nelle società quotate è ridotta al 5%
- Dal collegio sindacale o dal corrispondente organo di controllo nei sistemi alternativi
- Nelle società quotate può essere assunta dal pubblico ministero e dalla Consob
- Dal commissario giudiziale o straordinario di una società in amministrazione straordinaria e dal commissario
liquidatore nei confronti degli amministratori e sindaci di altra società facente parte dello stesso gruppo
Il tribunale non può procedere d’ufficio e i denuncianti non sono tenuti a provare l’effettiva esistenza delle irregolarità,
ma è sufficiente che documentino l’esistenza di un fondato sospetto.
3. Il procedimento.
Il procedimento si articola in due fasi. Una prima fase è diretta ad accertare l’esistenza delle irregolarità e ad
individuarne i provvedimenti da adottare per rimuoverle, a tal fine il tribunale deve sentire in camera di consiglio gli
amministratori e i sindaci o può far eseguire l’ispezione da parte di un consulente designato del tribunale.
Le relative spese sono a carico dei soci richiedenti, sono invece a carico della società se l’iniziativa è assunta dagli altri
soggetti legittimati.
Il gruppo di comando può evitare l’ispezione ed ottenere dal tribunale la sospensione dal procedimento per un periodo
determinato se l’assemblea sostituisce amministratori e sindaci con soggetti di adeguata professionalità; se
risultassero insufficienti all’eliminazione delle violazioni, il tribunale:
- Può disporre gli opportuni provvedimenti provvisori per evitare il ripetersi di irregolarità e convocare l’assemblea
per le delibere conseguenti
- Nei casi più gravi, può revocare gli amministratori ed eventualmente anche i sindaci e nominare un amministratore
giudiziario
L’amministratore giudiziario, i cui poteri e durata in carica sono determinati dal tribunale, è investito per legge del
potere di proporre l’azione di responsabilità contro gli amministratori e i sindaci, azione quindi sottratta alla delibera
dell’assemblea dei soci. Ha inoltre la qualifica di pubblico ufficiale per quanto attiene all’esercizio delle sue funzioni e
il suo compenso, a carico della società, è determinato dal tribunale; può essere revocato su richiesta dei soggetti
legittimati a chiederne la nomina. Al termine del suo ufficio deve rendere al tribunale il conto della propria gestione
secondo una particolare procedura.
L’amministratore giudiziario ha la rappresentanza della società, ma non può compiere atti eccedenti l’ordinaria
amministrazione della società senza l’autorizzazione del tribunale; prima della scadenza del mandato deve convocare
l’assemblea per la nomina dei nuovi amministratori e sindaci, può proporre in alternativa all’assemblea la messa in
liquidazione della società o la sua sottoposizione ad una procedura concorsuale. L’assemblea è comunque libera di
accettare o meno queste proposte.
4. La Consob.
La Consob (Commissione nazionale per le società e la borsa) è un organo pubblico di vigilanza sul mercato dei capitali
istituito nel ’74, attualmente è una persona giuridica di diritto pubblico che gode di piena autonomia nei limiti stabiliti
dalla legge e le sue delibere sono adottate collegialmente.
La Consob, le altre autorità di vigilanza sul mercato finanziario e le autorità competenti dell’UE e di singoli Stati
comunitari e non collaborano fra loro, anche mediante scambio di informazioni e non possono opporsi al segreto di
ufficio, al fine di agevolare le rispettive funzioni.
Le funzioni della Consob sono aumentate col tempo: dal controllo della borsa e delle società che in borsa collocano i
propri titoli, è divenuta organo di controllo dell’intero mercato mobiliare, dei soggetti che sullo stesso operano e di
ogni operazione di sollecitazione del pubblico risparmio. Attualmente vigila:

Appunti di Gabriele Longo 84


- assieme alla Banca d’Italia, sugli intermediari mobiliari con lo specifico fine di garantire la trasparenza e la
correttezza dei comportamenti degli stessi.
- Sui mercati regolamentati di strumenti finanziari al fine di assicurare la trasparenza, l’ordinato svolgimento delle
negoziazioni e la tutela degli investitori
- Su tutti gli emittenti strumenti finanziari diffusi tra il pubblico avendo riguardo alla tutela degli investitori e
all’efficienza e trasparenza del mercato del controllo societario e del mercato dei capitali
L’attività della Consob coinvolge perciò sotto più profili anche le SPA quotate.
5. Ammissione delle azioni alle quotazioni in borsa.
In base all’attuale disciplina le condizioni e le modalità di ammissione, esclusione e sospensione delle azioni dalle
negoziazioni sono determinate dal regolamento di mercato predisposto dalla società di gestione dello stesso. La
Consob autorizza l’esercizio dei mercati regolamentati previo accertamento che il relativo regolamento è idoneo ad
assicurare la trasparenza del mercato, l’ordinato svolgimento delle negoziazioni e la tutela degli investitori.
L’ammissione avviene esclusivamente su domanda della società interessata previa delibera dell’organo competente,
da individuarsi nell’assemblea dei soci; non è perciò più consentita l’ammissione di ufficio da parte della Consob
prevista dalla previgente normativa, né ammissioni di diritto come era stabilito per le azioni di risparmio.
La società di gestione del mercato delibera entro 2 mesi dalla presentazione della domanda e comunica l’ammissione
o il rigetto della domanda all’emittente e alla Consob, la decisione di ammissione può però essere eseguita solo dopo
5 giorni dalla ricezione della comunicazione presso la Consob.
L’inizio delle negoziazioni deve di regola essere preceduto dalla pubblicazione di un apposito prospetto di quotazione
contenente le informazioni necessarie affinché gli investitori possano pervenire a un fondato giudizio sull’investimento
proposto, sui diritti ad esso connessi e sui relativi rischi. La prima amissione delle azioni alla quotazione ha conseguenze
giuridiche rilevanti: da tale momento la società è sottoposta al controllo permanente della Consob e si rendono
applicabili tutte le norme dettate per la società con azioni quotate.
La società di gestione del mercato dispone anche la sospensione/esclusione delle azioni dalla quotazione, dandone
immediata comunicazione alla Consob, la quale può entro 5 giorni dalla ricezione vietare l’esecuzione dei
provvedimenti.
La sospensione può essere disposta se non è garantita la regolarità del mercato o se lo richiede la tutela degli
investitori, oppure in caso di prolungata carenza delle negoziazioni o quando non sia possibile mantenere un mercato
normale e regolare. La società può inoltre chiedere, con delibera dell’assemblea straordinaria, l’esclusione dalle
negoziazioni se ottiene l’ammissione in altro mercato regolamentato italiano o straniero, purché sia garantita una
tutela equivalente degli investitori da valutare in base ai criteri stabiliti dalla Consob.
6. Consob e informazione societaria.
In base all’attuale disciplina sono assoggettati ad obblighi informativi nei confronti del pubblico:
- Tutti gli emittenti strumenti finanziari quotati, anche diversi dalle azioni
- Gli emittenti strumenti finanziari non quotati in mercati italiani, ma diffusi fra il pubblico in misura rilevante,
individuati secondo i criteri fissati dalla Consob
- Gli emittenti strumenti finanziari negoziati, su richiesta o con il consenso della stessa società, in un sistema
multilaterale di negoziazione avente le caratteristiche fissate dalla Consob
Due sono i principi cardine dell’attuale disciplina sull’informazione societaria:
- I soggetti indicati devono comunicare al pubblico senza indugio le informazioni privilegiate che li riguardano o che
riguardano controllate: devono comunicare qualsiasi informazione precisa e non ancora resa pubblica la cui
conoscenza può influenzare sensibilmente il prezzo degli strumenti finanziari
- La Consob ha il potere di richiedere che siano resi pubblici notizie e documenti necessari per l’informazione al
pubblico, in caso di inottemperanza la Consob provvede direttamente a spese degli interessati e prevedendo
sanzioni amministrative pecuniarie.
La Consob ha prescritto specifici obblighi di informazione nei confronti del pubblico e la trasmissione alla stessa della
relativa documentazione al fine di verificare la correttezza delle informazioni fornite; ha inoltre prescritto che siano
messe a disposizione del pubblico i documenti contabili periodici, il bilancio di esercizio e le relazioni semestrali
accompagnati da una dichiarazione scritta del dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili che ne attesa
la corrispondenza alle scritture contabili.
Le società quotate devono inoltre redigere in ogni esercizio una relazione sul governo societario e gli aspetti
proprietari, che può consistere in una speciale sezione della relazione sulla gestione allegata al bilancio o in un separato
documento approvato dall’organo amministrativo e pubblicato congiuntamente alla relazione sulla gestione o infine
in un documento pubblicato sul sito internet della società indicato nella relazione sulla gestione.

Appunti di Gabriele Longo 85


Nella relazione sul governo societario l’organo amministrativo deve attestare se la società aderisce ad un codice di
comportamento in materia di governo societario promosso da società di gestione di mercati regolamentati o da
associazioni di categoria, oppure motivare le ragioni della mancata adesione ad una o più disposizioni.
Le informazioni di cui è prescritta la pubblicazione devono essere depositate presso la Consob e la società di gestione
del mercato dove avviene la quotazione, in caso di inottemperanza la Consob può rendere nota la violazione dei doveri
di informazione al pubblico e giungere fino alla sospensione temporanea dell’emittente dalla quotazione per un
massimo di 10 giorni e alla proibizione di negoziazione con conseguente revoca definitiva dalla quotazione in caso di
violazione accertata.
La Consob ha ampi poteri di indagine e di intervento al fine di vigilare sulla correttezza dell’informazione fornita al
pubblico: può richiedere agli emittenti quotati, ai soggetti che li controllano e alle società da essi controllate la
comunicazione di notizie e documenti; può assumere informazioni dai componenti dei loro organi sociali, dai direttori
generali, dai dirigenti e dalle società di revisione; può inoltre richiedere notizie, dati e documenti nei confronti di
chiunque possa essere informato dei fatti anche acquisendo intercettazioni telefoniche e persino perquisendo e
sequestrando beni che possono essere oggetto di confisca, previa autorizzazione del procuratore della Repubblica,
anche avvalendosi dell’assistenza della Guardia di finanza.
La Consob stabilisce infine con quali modalità devono essere comunicate al pubblico o a singoli investitori ricerca,
valutazioni o altre informazioni volte a proporre o a raccomandare strategie di investimento su strumenti finanziari
quotati. La legge fissa al riguardo il principio che i soggetti che effettuano tali raccomandazioni devono presentare le
informazioni in maniera oggettiva e devono palesare l’esistenza di ogni loro interesse riguardo agli strumenti finanziari
a cui l’informazione si riferisce.
CAPITOLO TREDICESIMO – I LIBRI SOCIALI. IL BILANCIO
1. I libri sociali obbligatori.
Oltre i libri e le scritture contabili previsti per l’imprenditore commerciale, la SPA deve tenere anche i libri sociali
indicati dall’art. 2421:
1) Il libro dei soci: indica il numero delle azioni emesse, il cognome e il nome dei titolari delle azioni nominative, i
trasferimenti, vincoli ad esse relativi, i versamenti eseguiti, gli annullamenti dei titoli azionari e l’eventuale
ammortamento e rilascio di duplicati. Questo libro però assolve in maniera poco efficace alla funzione di informare
sulla reale composizione della compagine sociale, dato che è aggiornato solo in occasione della partecipazione in
assemblea e della percezione dei dividendi e, nelle società con azioni dematerializzate o in gestione accentrata, in
occasione dell’esercizio dei diritti sociali da parte dei soci.
2) Il libro delle obbligazioni: indica l’ammontare delle obbligazioni emesse e di quelle estinte, il cognome e il nome
dei titolari di obbligazioni nominative e i trasferimenti e i vincoli ad esse relativi
3) Il libro delle adunanze e delle delibere delle assemblee nel quale vanno trascritti anche i verbali redatti per atto
pubblico
4) Il libro delle adunanze e delle delibere del consiglio di amministrazione
5) Il libro delle adunanze e delle delibere del collegio sindacale, tenuto a cura del collegio sindacale
6) Il libro delle adunanze e delle delibere del comitato esecutivo, tenuto a cura del comitato esecutivo
7) Il libro delle adunanze e delle delibere dell’assemblea degli obbligazionisti, tenuto a cura del rappresentante
comune degli obbligazionisti
8) Il libro degli strumenti finanziari di partecipazione ad uno specifico affare
I primi 4 libri e l’ultimo sono tenuti a cura degli amministratori. Tutti i libri sociali prima di essere messi in uso devono
essere numerati progressivamente per ogni pagine e bollati in ogni foglio, secondo le modalità previste dall’art. 2215.
È venuto invece meno, come per le scritture contabili, l’obbligo di vidimazione annuale ed è possibile applicare per
analogia le regole di tenuta delle scritture contabili dettate dall’art. 2219 anche se tale norma non sia espressamente
richiamata. Sicuramente consentita è la tenuta dei libri con strumenti informatici in base all’art. 2215-bis.
I soci e il rappresentante comune degli azionisti di risparmio hanno diritto di esaminare solo il libro dei soci e quello
delle adunanze e delle delibere dell’assemblea e possono anche ottenere estratti a proprie spese tali libri, è invece
loro precluso l’esame degli altri libri sociali e delle scritture contabili della società, dando prevalenza all’interesse della
società al segreto.
Il rappresentante comune degli obbligazionisti ha diritto di esaminare ed ottenere estratti del libro delle obbligazioni
e di quello delle adunanze e delle delibere dell’assemblea dei soci, identico diritto è riconosciuto ai singoli
obbligazionisti per il libro delle adunanze e delle delibere della loro assemblea.
Il rappresentante comune dei possessori di strumenti finanziari partecipativi e i singoli possessori hanno infine diritto
di esaminare ed ottenere estratti solo dell’ultimo libro.

Appunti di Gabriele Longo 86


2. Il bilancio di esercizio.
La SPA deve redigere annualmente il bilancio di esercizio: documento contabile che rappresenta, in modo chiaro,
veritiero e corretto, la situazione patrimoniale e finanziaria della società alla fine di ciascun esercizio e il risultato
economico dell’esercizio, cioè gli utili o le perdite d’esercizio (art. 2343). Funzione essenziale del bilancio è di accertare
periodicamente la situazione del patrimonio e la redditività della società, inoltre:
- È termine di riferimento per la corretta applicazione delle norme poste a salvaguardia dell’integrità del capitale
- Rappresenta uno strumento di informazione contabile dei soci e dei terzi
- Costituisce per il fisco il termine di riferimento per la tassazione periodica del reddito della società (Ires).
La disciplina civilistica di carattere generale è stata innovata radicalmente nel tempo: è stato espressamente
riconosciuto il ruolo dell’Organismo italiano di contabilità (OIC) nell’emanare i principi contabili nazionali, questi
principi non sono vincolanti ma forniscono utili indicazioni per la corretta applicazione delle norme legislative in tema
di bilancio; inoltre il regolamento CE del 2002 ha disposto che a partire dal 2005 alcune società siano obbligate, ed
altre abbiano la facoltà di redigere i propri bilanci in base ai principi contabili internazionali, ciò allo scopo di rendere
agevole il confronto tra bilanci di imprese operanti in Stati diversi.
I principi contabili internazionali prendono il nome di International Accounting Standard (IAS) e di International
Financial Reporting Standard (IFRS) e vengono di volta in volta recepiti mediante regolamento comunitario, passaggio
che li rende giuridicamente vincolanti in tutti gli Stati membri, previa valutazione della Commissione europea della
loro idoneità tecnica e della loro conformità al principio di rappresentazione veritiera e corretta dei dati contabili.
L’impiego dei principi contabili internazionali è obbligatorio per la redazione dei bilanci di esercizio e consolidato delle
SPA con azioni o altri strumenti finanziari quotati o diffusi tra il pubblico in maniera rilevante. È inoltre obbligatorio
per società che esercitano particolari attività specificate dalla legge (banche, intermediari finanziari, società di
assicurazione).
L’adozione non è consentita alle società che possono redigere il bilancio in forma abbreviata, queste società di medio-
piccole dimensioni devono redigerlo secondo la disciplina del codice civile.
Per tutte le altre SPA l’adozione dei principi contabili internazionali è facoltativa, ma una volta adottati la scelta non è
revocabile.
3. Principi fondamentali della disciplina del bilancio.
La disciplina nazionale e i principi contabili internazionali condividono alcuni postulati: i principi cardine che dominano
la redazione del bilancio sono quello della chiarezza dell’informazione e quello della rappresentazione veritiera e
corretta della complessiva situazione; è oggi certo però che questi principi costituiscono vere e proprie clausole
generali che integrano e completano la relativa normativa, è infatti stabilito che:
- È obbligatorio fornire le informazioni ulteriori necessarie, se quelle richieste da specifiche disposizioni di legge o
dei principi contabili internazionali non sono sufficienti a dare una rappresentazione veritiera e corretta
- Le specifiche disposizioni di legge o dei principi contabili internazionali non devono essere applicate se la loro
applicazione è incompatibile con la rappresentazione veritiera e corretta.
Ulteriori principi comuni di redazione del bilancio, integrano, specificano e rafforzano le clausole generali, è infatti
stabilito che:
- La valutazione delle voci di bilancio deve essere fatta secondo prudenza e nella prospettiva di continuazione
dell’attività, nel contempo si deve anche tenere conto della sostanza dell’operazione o del contratto al fine di far
prevalere quest’ultima in caso di contrasto con i criteri formali di iscrizione in bilancio
- Nella redazione del bilancio si deve tener conto dei proventi e degli oneri di competenza dell’esercizio
indipendentemente dalla data di incasso o del pagamento, e dei rischi e delle perdite di competenza dell’esercizio
anche se conosciuti dopo la chiusura dello stesso ma prima della redazione del bilancio
- I criteri di valutazione non possono essere modificati da un esercizio all’altro, se non in casi eccezionali e con
l’obbligo degli amministratori di motivare la deroga nella nota integrativa e di illustrarne l’influenza.
- Gli elementi eterogenei ricompresi nelle singole voci devono essere valutati separatamente
Tuttavia è consentito non rispettare gli obblighi in tema di rilevazione, valutazione, presentazione e informativa
quando la loro osservanza abbia effetti irrilevanti al fine di dare una rappresentazione veritiera e corretta.
4. La struttura del bilancio redatto secondo la disciplina del codice civile.
Il bilancio si articola in 4 parti destinate ad integrarsi reciprocamente: lo stato patrimoniale, il conto economico, la
nota integrativa ed il rendiconto finanziario. In applicazione del principio di chiarezza, sono indicate le voci che devono
figurare nello stato patrimoniale (art. 2424) e nel conto economico (art. 2425); sono inoltre dettate alcune regole
generali che devono essere rispettate nella redazione di tali documenti.
- Le voci sono organizzate in grandi categorie omogenee a loro volta articolate in sottocategorie, in voci ed in alcuni
casi anche in sottovoci

Appunti di Gabriele Longo 87


- Le singole voci devono essere inserite secondo l’ordine tassativo fissato per legge
- Per ogni voce deve essere indicato l’importo della voce corrispondente dell’esercizio precedente e ciò al fine di
consentire l’agevole confronto col bilancio degli esercizi precedenti
- È vietato il compenso di partite, cioè la somma algebrica di attività e passività / costi e ricavi che per legge devono
essere iscritti distintamente
La legge prevede due modelli di bilancio semplificati dedicati alle imprese di piccole dimensioni:
- Il bilancio in forma abbreviata per il quale possono optare le società che non hanno emesso titoli quotati in mercati
regolamentati e che, nel primo esercizio o per due esercizi consecutivi non abbiano superato due dei seguenti
limiti:
1) Totale dell’attivo dello stato patrimoniale: € 4.400.000
2) Ricavi delle vendite e delle prestazioni: € 8.800.000
3) Dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 50 unità
Nel bilancio in forma abbreviata è ridotto il numero delle voci dello stato patrimoniale e del conto economico e
delle indicazioni richieste nella nota integrativa; il rendiconto finanziario può essere omesso a condizione che la
nota integrativa contenga le informazioni richieste dalla legge
- Il bilancio delle micro-imprese, utilizzabile dalle società che non hanno emesso titoli quotati in mercati
regolamentati e che, nel primo esercizio o per due esercizi consecutivi, non abbiano superato 2 dei seguenti limiti:
1) Totale dell’attivo dello stato patrimoniale: € 175.000
2) Ricavi delle vendite e delle prestazioni: € 350.000
3) Dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 5 unità
Oltre alle semplificazioni del bilancio in forma abbreviata, nel bilancio delle micro-imprese è consentito fare a
meno pure della nota integrativa, purché nello stato patrimoniale risultino le informazioni richieste dalla legge.
Lo stato patrimoniale rappresenta in modo sintetico la composizione quantitativa e qualitativa del patrimonio della
società e la sua situazione finanziaria nel giorno della chiusura dell’esercizio, consente inoltre l’immediata conoscenza
del patrimonio netto della società; deve essere redatto nella forma a colonne contrapposte secondo lo schema
indicato dall’art. 2424.
Le voci dell’attivo sono aggregare in 4 grandi categorie ordinate secondo il criterio della liquidità crescente.
Attivo:
A) Crediti verso soci per versamenti ancora dovuti, con separata indicazione della parte già richiamata.
B) Immobilizzazioni, che comprendono gli elementi patrimoniali destinati ad essere utilizzati durevolmente dalla
società e che in base all’attuale disciplina devono contenere separata indicazione di quelle concesse in locazione
finanziaria, a loro volta distinte in tre sottocategorie:
I. Immobilizzazioni immateriali quali i costi di impianto e di ampliamento, i brevetti industriali e l’avviamento
II. Immobilizzazioni materiali quali i terreni ed i fabbricati e le attrezzature industriali e commerciali
III. Immobilizzazioni finanziarie che comprendono partecipazioni azionarie e non, crediti, altri titoli e strumenti
finanziari derivati attivi
C) Attivo circolante
I. Rimanenze quali materie prime, sussidiarie e di consumo, di prodotti in corso di lavorazione e semilavorati e di
prodotti finiti e merci
II. Crediti che non costituiscono immobilizzazioni
III. Attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni, fra le quali vanno inserite le partecipazioni, strumenti
finanziari derivati attivi e gli altri titoli di cui si prevede l’alienazione in tempi brevi
IV. Disponibilità liquide quali i depositi bancari ed il denaro in cassa.
D) Ratei e risconti attivi: i ratei attivi sono quote di proventi comuni a due o più esercizi, di competenza dell’esercizio,
ma esigibili in esercizi successivi; i risconti attivi sono invece quote di costi comuni a due o più esercizi sostenuti
nell’esercizio, ma di competenza di esercizi successivi.
Passivo:
A) Patrimonio netto, che risulta composto dal capitale sociale nominale e dai diversi tipi di riserve, distinte a seconda
della fonte
B) Fondi per rischi ed oneri: accantonamenti destinati a coprire perdite o debiti certi o probabili, ma dei quali alla
chiusura dell’esercizio risulta ancora indeterminato l’ammontare o la data di sopravvenienza
C) Trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato
D) Debiti, distinti in 15 voci per consentire un’informazione qualitativa e quantitativa sull’indebitamento della società
E) Ratei e risconti passivi: i ratei passivi sono quote di costi di competenza dell’esercizio ma che saranno sopportati
in esercizi successivi; i risconti passivi sono quote di proventi percepiti nell’esercizio ma di competenza di successivi

Appunti di Gabriele Longo 88


Con la riforma del 2015 è stata abrogata l’iscrizione nello stato patrimoniale dei conti d’ordine, la loro funzione era di
informare sull’esistenza di rischi ed impegni futuri che non incidono attualmente sulla consistenza del patrimonio
sociale. Le relative informazioni vanno ora fornite nella nota integrativa.
Il conto economico espone il risultato economico dell’esercizio attraverso la rappresentazione dei costi e degli oneri
sostenuti e dei ricavi e degli altri proventi conseguiti nell’esercizio; deve essere redatto in forma scalare con
esposizione in unica sequenza dei componenti positivi e negativi di reddito. È articolato in 4 sezioni scalari:
Nella prima, denominata valore della produzione, vanno indicati e sommati i ricavi di competenza dell’esercizio
dell’attività produttiva tipica e le variazioni delle rimanenze di magazzino. Dal totale ottenuto si sottraggono i costi
della produzione, fra i quali sono compresi gli ammortamenti, le svalutazioni e gli accantonamenti. Si ottiene per
differenza il risultato lordo della produzione della società.
Nella terza sezione vanno iscritti e sommati i proventi ed oneri finanziari, quali i proventi derivanti da partecipazioni
in altre società, gli interessi attivi e passivi, gli utili e le perdite su cambi e segue il relativo totale. Nella quarta sezione
vanno iscritte e sommate algebricamente le rettifiche di valore di attività e passività finanziarie, dovute a rivalutazioni
e a svalutazioni delle stesse e segue il relativo totale.
Con la riforma del 2015 è stata soppressa una quinta sezione in cui venivano iscritti proventi ed oneri straordinari, che
oggi vanno inclusi nelle altre voci del conto economico.
La somma algebrica dei diversi totali parziali ottenuti costituisce il risultato globale di esercizio, che va indicato prima
al lordo e poi al netto delle imposte sul reddito, correnti, differite e anticipate; si ottiene così l’utile o la perdita di
esercizio che va riportato nello stato patrimoniale.
La riforma del 2015 ha prescritto anche la redazione del rendiconto finanziario con funzione informativa di
rappresentare non solo la situazione del patrimonio e la redditività della società, ma anche i flussi finanziari: vale a
dire accertare di quanta liquidità ha potuto disporre la società nel corso dell’esercizio, come è stata procurata e come
è stata impiegata.
Il rendiconto finanziario è un prospetto contabile che presenta l’ammontare e la composizione delle disponibilità
liquide, all’inizio e alla fine dell’esercizio, e in maniera sintetica i flussi finanziari che ne hanno determinato la
variazione. A tal fine i flussi finanziari devono essere presentati raggruppati in tre classi:
- Flussi finanziari dell’attività operativa: quelli relativi all’esercizio dell’attività produttiva principale dell’impresa
- Flussi finanziari derivanti dall’attività di investimento: quelli relativi alla realizzazione o smobilizzazione di
investimenti
- Flussi finanziari derivanti dall’attività finanziaria: gli incassi derivanti dalle operazioni con cui la società si procura
nuovo capitale o nuovi finanziamenti ed i pagamenti per il rimborso dei prestiti o il rimborso dei conferimenti
Oltre questi tre documenti, gli amministratori devono redigere due ulteriori documenti: la nota integrativa e la
relazione sulla gestione.
La nota integrativa, il cui contenuto è fissato dall’art. 2427, illustra e specifica le voci dello stato patrimoniale e del
conto economico, fornendo una serie di informazioni integrative sulla situazione patrimoniale e finanziaria, sul
risultato economico di esercizio, sul numero dei dipendenti, sui compensi di amministratori e sindaci… in particolare
nella nota integrativa vanno elencate le partecipazioni in società controllate e collegate e devono risultare i fatti di
rilevo avvenuti dopo la chiusura dell’esercizio. Il documento si chiude con la formulazione da parte degli amministratori
di una proposta all’assemblea sulla destinazione degli utili o le modalità di copertura delle perdite.
La relazione sulla gestione è un allegato esterno al bilancio, che ha funzione di resoconto sulla gestione della società
e sulle sue prospettive: deve infatti contenere un’analisi della situazione della società e dell’andamento della gestione
nel suo complesso.
5. La struttura del bilancio redatto secondo i principi contabili internazionali.
Ha struttura più articolata rispetto a quello regolato dal codice civile poiché si compone di un ulteriore documento: il
prospetto delle variazioni del patrimonio netto.
Nel contempo però, a differenza della disciplina del codice, i principi contabili internazionali non prescrivono rigidi
schemi di bilancio, limitandosi ad elencare le informazioni minime da esporre in ciascuna parte.
Il prospetto della situazione patrimoniale-finanziaria deve indicare i seguenti elementi:
1) Immobili impianti e macchinari 6) Attività biologiche 11) Debiti commerciali e altri debiti
2) Investimenti immobiliari 7) Rimanenze 12) Accantonamenti
3) Attività immateriali 8) Crediti commerciali e altri crediti 13) Passività finanziarie non
4) Attività finanziarie che non 9) Disponibilità liquide e mezzi rientranti in altre voci specifiche
rientrano in altre voci specifiche equivalenti 14) Crediti e debiti per imposte
5) Partecipazioni contabilizzate con 10) Attività e complessi aziendali che 15) Capitale nominale e riserve
il metodo del patrimonio netto la società intende vendere o
dismettere nel breve periodo
Appunti di Gabriele Longo 89
Spetta agli amministratori organizzare le voci del prospetto nella maniera più idonea a fornire un’informazione chiara
ed attendibile, al riguardo però i principi contabili internazionali prescrivono che le attività/passività a breve termine
siano presentate distintamente da quelle a lungo termine. Non è prevista l’iscrizione dei conti d’ordine nel prospetto.
Fermo restando che gli amministratori hanno l’obbligo di aggiungere tutte le voci rilevanti per la comprensione dei
risultati economici della società, il conto economico complessivo deve includere almeno le seguenti voci:
1) Ricavi
2) Oneri finanziari
3) Oneri tributari
4) Utili o perdite, plusvalenze o minusvalenze delle attività operative cessate
5) Utile o perdita d’esercizio
6) Altre voci di ricavo e di costo che non concorrono a determinare l’utile o la perdita d’esercizio
7) Totale del conto economico complessivo
I principi contabili internazionali prevedono che alcune variazioni patrimoniali siano rilevate direttamente come
variazioni delle poste del patrimonio netto, senza che risultino dal conto economico: è il caso dell’acquisizione o il
rimborso dei conferimenti che non possono essere equiparati a ricavi o costi; della distribuzione dei dividendi o
dell’acquisto di azioni proprie. Allo scopo di evidenziare le variazioni del patrimonio netto i principi contabili
internazionali impongono la redazione del prospetto delle variazioni del patrimonio netto, che presenta per ciascuna
voce del patrimonio netto una riconciliazione tra il valore contabile all’inizio e quello alla fine dell’esercizio mediante
l’indicazione separata delle vicende che ne hanno modificato l’importo nel periodo di riferimento; vi sono inoltre
indicate le variazioni conseguenti a rettifiche di precedenti errori o a modifica delle regole contabili applicate.
Il rendiconto finanziario presenta finalità e struttura analoghe a quelle previste dalla disciplina codicistica e le note al
bilancio assolvono la medesima funzione della nota integrativa: illustrare ed in alcuni casi integrare il contenuto degli
altri documenti che compongono il bilancio.
6. I criteri di valutazione nel codice civile.
Gli amministratori devono compiere una serie di stime volte a determinare i valori da iscrivere in bilancio, questo è un
punto di estrema importanza per la corretta determinazione del risultato economico d’esercizio poiché errori nelle
valutazioni possono portare a gonfiare artificiosamente l’utile di esercizio o ridimensionare le perdite oppure dare
luogo alle riserve occulte, cioè utili che la società ha conseguito ma che dal bilancio non risultano. Per ridimensionare
questi effetti, il legislatore nazionale e i principi contabili internazionali fissano i principi generali della prudenza e della
continuità nei criteri di valutazione e determinano dettagliatamente i criteri cui gli amministratori devono attenersi
nelle valutazioni dei diversi cespiti.
Il criterio base accolto dal codice civile è quello del costo storico di acquisto o di produzione del bene contabilizzato.
Le immobilizzazioni immateriali, materiali e finanziarie sono iscritte in bilancio al costo storico, nel quale vanno
computati anche i costi accessori. Il valore delle immobilizzazioni materiali ed immateriali deve essere inoltre
sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio in relazione alla residua possibilità di utilizzazione del bene,
attraverso la diretta riduzione del valore iscritto nell’attivo dello stato patrimoniale. In tal modo viene ripartito tra gli
esercizi di probabile durata del bene il costo inizialmente sopportato tenendo conto dei diversi coefficienti.
Se il valore di un’immobilizzazione risulta durevolmente minore del costo regolarmente ammortizzato, dovrà essere
iscritta in bilancio per tale valore minore, la svalutazione non può però essere mantenuta negli esercizi successivi se
vengono meno le cause che l’hanno determinata.
Sorgono regole particolari per alcuni tipi di immobilizzazioni:
- Le immobilizzazioni finanziarie costituite da partecipazioni in imprese collegate e controllate possono essere
valutate col metodo del patrimonio netto, iscrivendo in bilancio un importo pari alla corrispondente quota
rettificata del patrimonio netto della società partecipata risultante dall’ultimo bilancio della stessa. In questo modo
il valore varierà negli esercizi successivi
- Le immobilizzazioni finanziarie costituite da titoli sono valutate con il criterio del costo ammortizzato, quando le
caratteristiche lo consentono
- I costi d’impianto, di ampliamento e di sviluppo possono essere iscritti nell’attivo solo se hanno un’utilità
pluriennale e devono essere ammortizzati per un periodo non superiore a 5 anni, tranne che per i costi di sviluppo
che sono da ammortizzare secondo la loro vita utile
- L’avviamento può essere iscritto nell’attivo solo se acquistato a titolo oneroso e viene ammortizzato secondo la
sua vita utile, se stimabile o altrimenti nel periodo massimo di 10 anni
I crediti devono essere valutati secondo il valore presumibile di realizzo, quindi non al valore nominale ma per la minor
somma che gli amministratori presumono di poter realizzare.

Appunti di Gabriele Longo 90


I ricavi ed i costi generati da un credito o da un debito devono essere ripartiti in parti uguali su tutta la durata della
vita del rapporto ed imputati pro quota ad ogni esercizio. Fra i ricavi/costi calcolati in questo modo rientrano anche il
disaggio di emissione dei prestiti obbligazionari (differenza tra somma riscossa e maggior somma dovuta dalla società
alla scadenza) e l’aggio (differenza tra somma riscossa e minor somma dovuta alla scadenza).
Gli strumenti finanziari derivati sono iscritti al fair value, se determinabile mentre i cespiti dell’attivo circolante diversi
dai crediti e dai derivati devono essere iscritti al costo di acquisto o produzione o, se minore, al valore di realizzo
desumibile dall’andamento del mercato; minor valore che non può essere mantenuto nei successivi esercizi se ne sono
venuti meno i motivi. I lavori in corso su ordinazione possono essere però iscritti sulla base dei corrispettivi contrattuali
maturati con ragionevole certezza, dato che oscillazioni del mercato sono irrilevanti.
Le disponibilità liquide in valuta estera devono essere iscritte al tasso di cambio in vigore alla data di chiusura
dell’esercizio, la differenza rispetto al cambio del giorno di compimento dell’operazione forma utili o perdite su cambi
imputati al conto economico. Le operazioni in valuta che invece non hanno ad oggetto crediti pecuniari devono essere
iscritte al tasso di cambio del momento del loro acquisto.
La legge impone di derogare ai criteri di valutazione fissati, in presenza di casi eccezionali che rendono l’applicazione
degli stessi incompatibile con la rappresentazione veritiera e corretta: ad esempio casi riguardanti beni e determinati
da ragioni oggettive che ne comportano un mutamento di destinazione economica (in un terreno agricolo si scopre un
giacimento di metano); fra i casi eccezionali non rientra l’incremento di valore per effetto della svalutazione monetaria.
La discrezionalità di cui gli amministratori godono rappresenta un problema e le sottovalutazioni, come le
sopravvalutazioni, di cespiti patrimoniali non dovute a ragioni oggettive ed adeguatamente motivate sono illecite; è
quindi illecita la pratica delle riserve occulte: sottovalutazioni delle attività e sopravvalutazioni delle passività attuate
al solo fine di ridurre l’utile d’esercizio.
7. I criteri di valutazione dei principi contabili internazionali.
Questi criteri divergono da quelli del codice civile, in quanto mirano anche ad impedire le sottovalutazioni conseguenti
all’impiego del criterio del costo storico, criterio che viene affiancato o sostituito dal fair value.
Il fair value è il corrispettivo al quale un bene potrebbe essere scambiato in una transazione fra parti consapevoli ed
indipendenti, è quindi il valore di scambio o di mercato del cespite da valutare. È un criterio ampiamente impiegato,
soprattutto per la valutazione di un bene nei bilanci successivi e quello della sua prima rilevazione contabile; gli
eventuali utili di esercizio derivanti dall’applicazione di questo criterio però devono essere iscritti in un’apposita riserva
non distribuibile fin quando il maggior valore iscritto non sia stato realizzato per effetto dell’alienazione del bene o
coperto da ammortamento. I principali criteri di valutazione sono:
a) Gli investimenti in immobili sono rilevati per la prima volta in bilancio al costo storico d’acquisto, comprensivo
anche dei costi accessori. Nei bilanci successivi gli amministratori possono conservare tale valore, rettificato se
necessario, o contabilizzare al fair value; gli investimenti immobiliari devono in ogni caso essere valutati tutti col
medesimo criterio.
b) Impianti, macchinari ed immobili posseduti per uso proprio sono rilevati al costo storico d’acquisto o di
produzione; gli amministratori devono in seguito rivalutare periodicamente le relative poste sulla base del fair
value e le eventuali plusvalenze che si determinano sono iscritte in una riserva non distribuibile. Se non è possibile
determinare attendibilmente il fair value, si conserva il valore del costo storico
c) I beni immateriali devono essere iscritti in bilancio quando è probabile che generino futuri benefici economici ed
è possibile determinarne attendibilmente il costo, tali cespiti devono essere rilevati al valore di costo; se però
esiste un mercato attivo dei beni in questione, nei bilanci successivi è possibile indicare il valore di mercato. Questa
regola vale per le immobilizzazioni immateriali e per i costi di sviluppo, ma non per i costi di ricerca, di impianto e
di pubblicità in quanto ritenuti di incerta utilità futura
d) L’avviamento può essere iscritto nell’attivo solo se acquistato a titolo oneroso e nei limiti del costo per esso
sostenuto, successivamente non deve essere ammortizzato ma solo eventualmente svalutato
e) Le attività finanziarie devono essere iscritte in bilancio al fair value alla data di riferimento del bilancio, se non
possibile si iscrivono al costo. Sono però previste due eccezioni: le partecipazioni in società controllate o collegate
possono essere alternativamente valutate al costo o al fair value; gli investimenti che l’impresa intende possedere
fino alla loro scadenza sono valutati al fair value solo al momento della prima iscrizione in bilancio, in quelli
successivi si mantiene il valore della prima iscrizione.
f) Le rimanenze devono essere iscritte al costo d’acquisto o di produzione o, se minore, al valore di realizzo
desumibile dall’andamento del mercato
g) I lavori in corso su ordinazione sono iscritti sulla base dei ricavi e dei costi che possono essere stimati in base allo
stato di avanzamento dei lavori

Appunti di Gabriele Longo 91


h) Attività e passività in valuta estera da contabilizzare al valore del costo storico vanno iscritte in bilancio al tasso di
cambio del momento in cui furono acquistate, mentre quelle contabilizzate al fair value vanno iscritte al tasso di
cambio in vigore alla data in cui è stato determinato il fair value. Per i cespiti in denaro si applica invece il tasso di
cambio in vigore alla data di riferimento del bilancio.
Come nella disciplina codicistica, gli amministratori sono tenuti a non applicare i criteri di valutazione se impediscono
la veritiera e corretta valutazione e gli eventuali utili risultanti dalla deroga devono essere iscritti in un’apposita riserva
non distribuibile se non in misura corrispondente al valore recuperato.
8. Il procedimento di formazione del bilancio.
Il bilancio è un atto alla cui redazione cooperano tutti e tre gli organi sociali: amministratori, collegio sindacale ed
assemblea ed il soggetto incaricato alla revisione dei conti. Nelle società che adottano il sistema monistico invece è
predisposto dal consiglio di gestione ed è approvato dal consiglio di sorveglianza.
Il procedimento di formazione del bilancio è determinato nell’art. 2364: l’assemblea ordinaria deve essere convocata
almeno una volta l’anno entro un termine non superiore a 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio; lo statuto può
tuttavia prevedere un termine maggiore, non superiore a 180 giorni, quando la società è tenuta alla redazione del
bilancio consolidato o quando lo richiedono particolari esigenze relative alla struttura e all’oggetto della società.
Gli amministratori redigono il progetto di bilancio e nelle società quotate si avvalgono della cooperazione di un
dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari, al quale sono affidati due compiti:
- Predisporre adeguate procedure amministrative e contabili per la formazione del bilancio
- Attestare che gli atti e le comunicazioni della società diffusi al mercato e relativi all’informativa contabile della
società stessa sono conformi alle scritture contabili, in particolare attestare la correttezza formale e sostanziale
dei bilanci
Se di tratta di una capogruppo, al bilancio devono essere allegati le copie integrali dell’ultimo bilancio delle controllate
ed un prospetto riepilogativo dell’ultimo bilancio delle collegate.
Nelle società quotate va allegata anche una relazione sul bilancio, sottoscritta dagli amministratori e dirigente
preposto alla redazione dei documenti contabili societari, in cui si attesta:
- Che il bilancio è conforme alle risultanze delle scritture contabili ed ai principi contabili internazionali
- Che le procedure di formazione del bilancio sono adeguate e sono state effettivamente applicate
- Che il bilancio fornisce una rappresentazione contabile veritiera e corretta
Il progetto di bilancio con la relazione degli amministratori deve essere comunicato al collegio sindacale e se il collegio
sindacale esercita la revisione legale dei conti redige anche la relazione del revisore esprimendo il proprio giudizio sul
bilancio. Il progetto di bilancio e i relativi allegati devono restare depositati in copia nella sede della società durante i
15 giorni che precedono l’assemblea e fino all’approvazione; nelle società quotate sono messi a disposizione del
pubblico sul sito internet della società e con le modalità stabilite dalla Consob almeno 21 giorni prima dell’assemblea.
L’assemblea può approvare o respingere il bilancio e può anche modificare direttamente il progetto di bilancio
sottoposto al suo esame dagli amministratori.
Entro 30 giorni dall’approvazione, copia del bilancio, corredata dalle relazioni e dal verbale di approvazione
dell’assemblea, deve essere depositata a cura degli amministratori presso l’ufficio del registro delle imprese.
Nelle società quotate gli amministratori devono redigere anche una relazione finanziaria semestrale sull’andamento
della gestione che consiste in un bilancio in forma abbreviata ed è corredata dalla relazione sulla gestione degli
amministratori e dall’attestazione di conformità formulata dagli organi delegati e dal dirigente preposto alla redazione
dei documenti contabili.
9. Invalidità della delibera di approvazione.
Il bilancio può presentare vizi ed irregolarità che riguardano il procedimento di formazione, in questo caso la delibera
assembleare di approvazione è annullabile ed è nulla in caso di mancata convocazione.
Il bilancio può inoltre presentare irregolarità che riguardano il suo contenuto, perché redatto in violazione dei principi
di chiarezza, verità e correttezza; per quando riguarda la sanzione le opinioni non sono omogenee e tende a prevalere
la tesi della nullità della delibera di approvazione del bilancio poiché si ritiene abbia oggetto illecito in quanto adottata
in contrasto con nome imperative inderogabili dettate a tutela di un interesse generale. Tuttavia si è avvertita la
necessità di introdurre temperamenti, in questa prospettiva si esclude che sia sufficiente un generico interesse al
rispetto della legalità e si richiede un interesse concreto ed attuale ad agire individuato nella necessità di evitare un
pregiudizio patrimoniale diretto.
Significative limitazioni all’impugnativa dei bilanci sono state poi introdotte dal legislatore: le azioni di
annullabilità/nullità previste dagli artt. 2377-2379 non possono più essere esercitate dopo che è stato approvato il
bilancio dell’esercizio successivo; inoltre se il giudizio sul bilancio è privo di rilievi, la legittimazione ad impugnare la
delibera di approvazione del bilancio spetta a tanti soci che rappresentano almeno il 5% del capitale sociale.

Appunti di Gabriele Longo 92


Nel contempo nelle società quotate è stato però introdotto un contrappeso al sacrificio della legittimazione individuale
all’impugnativa: l’impugnativa per mancata conformità del bilancio alle norme che ne disciplinano i criteri di redazione
può essere proposta in ogni caso anche dalla Consob, anche in caso di giudizio senza rilievi, entro 6 mesi dal deposito.
Salve alcune deroghe, trova quindi applicazione la disciplina generale dell’impugnativa delle delibere assembleari
fissata dagli artt. 2377-2379:
- Resta ferma la legittimazione all’impugnativa degli amministratori, dei sindaci e del rappresentante comune degli
azionisti di risparmio
- La nullità della delibera per vizi di contenuto può essere fatta valere da ogni terzo interessato, oltre che dai soci
rappresentanti il 5% del capitale sociale
Considerata l’esigenza di fornire al mercato un’informazione corretta sull’evoluzione patrimoniale, economica e
finanziaria, gli amministratori sono tenuti a redigere nuovamente il bilancio e quelli degli esercizi intermedi affetti dal
medesimo vizio.
10. Utili. Riserve. Dividendi.
L’assemblea che approva il bilancio delibera sulla distribuzione degli utili ai soci, non tutti gli utili sono però distribuibili
sotto forma di dividendi per via di alcuni vincoli di destinazione imposti dalla legge o dallo statuto.
- Se negli esercizi precedenti si è verificata una perdita del capitale sociale, non si possono ripartire gli utili fino alla
reintegrazione o alla riduzione del capitale
- Dagli utili netti deve essere dedotta la riserva legale pari al 5%, fino a quando non abbia raggiunto il 20% del
capitale sociale; la riserva legale costituisce un accantonamento contabile di utili imposto per legge a salvaguardia
dell’integrità del capitale sociale, per evitare che le perdite colpiscano direttamente il capitale sociale
- Lo statuto impone la costituzione della riserva statutaria e ne stabilisce la quota di utili da destinarvi, anche questi
utili accantonati non sono distribuibili fra i soci da parte dell’assemblea, ma non trovando fonte nella legge il
vincolo di indisponibilità può essere rimosso con delibera dell’assemblea straordinaria modificativa dello statuto
- Sono riserve facoltative quelle discrezionalmente disposte dall’assemblea ordinaria che approva il bilancio e che
quindi sono distribuibili dalla stessa assemblea
- Vincoli di destinazione degli utili possono derivare dalle norme statutarie che prevedono una partecipazione agli
utili a favore dei promotori, dei soci fondatori e degli amministratori
Gli utili disponibili sono perciò gli utili distribuibili di esercizio e gli utili accertati e non distribuiti negli esercizi
precedenti. Diversamente dalle società di persone, nella SPA l’approvazione del bilancio non determina l’insorgere del
diritto individuale degli azionisti all’immediata assegnazione della propria parte di utili, ma a tal fine è necessaria
un’ulteriore delibera dell’assemblea di distribuzione degli utili. Questa discrezionalità della maggioranza nella
destinazione degli utili trova tuttavia temperamento nel principio generale di correttezza e buona fede nell’esecuzione
del contratto di società, che sanziona i comportamenti palesemente abusivi del gruppo di comando come la mancata
distribuzione di utili per più esercizi ispirata al solo fine di indurre i soci di minoranza a disfarsi delle azioni.
Il potere dell’assemblea può essere inoltre limitato da clausole statutarie che riconoscono a determinati azionisti il
diritto alla percezione annuale di un dividendo minimo e nelle società quotate, al fine di incentivare la stabilità della
compagine azionaria, lo statuto può riconoscere una maggiorazione sul dividendo per gli azionisti che conservino le
loro azioni per un determinato periodo di tempo, tale maggiorazione è però sottoposta a limitazioni:
- Il periodo di conservazione non può essere inferiore ad un anno
- La maggiorazione non può essere superiore al 10% dei dividendi distribuiti alle altre azioni
- Può essere riconosciuta a ciascun socio solo fino alla concorrenza dello 0,5% dal capitale sociale, è quindi escluso
chi ha esercitato un’influenza dominante o notevole sulla società nel periodo di riferimento.
La società non può comunque pagare dividendi sulle azioni, se non per utili realmente conseguiti e risultanti dal
bilancio approvato; l’inosservanza di questa condizione dà luogo alla distribuzione di utili fittizi: la relativa delibera
assembleare è nulla per illiceità dell’oggetto e gli amministratori sono esposti a responsabilità anche penale.
Gli azionisti non sono tuttavia obbligati a restituire i dividendi riscossi per utili fittizi quando:
- Erano in buona fede al momento della riscossione
- I dividendi sono stati distribuiti in base ad un bilancio regolarmente approvato
- Dal bilancio risultano utili netti corrispondenti.
11. Gli acconti dividendo.
Sono nati dall’esigenza delle società che fanno appello al pubblico risparmio di una remunerazione infra-annuale del
capitale, in modo da incentivare la propensione del risparmio verso l’investimento azionario; la materia è oggi regolata
dall’art. 2433-bis che prevede una serie di limitazioni e cautele. La distribuzione di acconti dividendo è consentita solo
alle SPA il cui bilancio è soggetto a revisione legale dei conti secondo il regime previsto per gli enti di interesse pubblico
ed è sottoposta ad una serie di condizioni per evitare che vengano distribuiti utili non recuperabili dagli azionisti:

Appunti di Gabriele Longo 93


- Deve essere prevista dallo statuto
- Può essere deliberata dagli amministratori solo dopo il rilascio da parte del revisore/società di revisione di un
giudizio positivo sul bilancio dell’esercizio precedente e l’approvazione dello stesso
- Non è consentita quando dall’ultimo bilancio approvato risultano perdite
- La misura dell’acconto non può superare la minor somma fra l’importo degli utili conseguiti dalla chiusura
dell’esercizio precedente e quello delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio approvato.
La distribuzione degli acconti dividendo è deliberata dagli amministratori sulla base di un prospetto contabile e di una
relazione, dai quali risulti che la situazione patrimoniale, economica e finanziaria della società consente la
distribuzione. Gli acconti erogati rispettando queste disposizioni non sono ripetibili se i soci li hanno riscossi in buona
fede, anche se sia successivamente accertata l’inesistenza degli utili risultanti dal prospetto.
Sanzioni penali sono previste a carico degli amministratori che violino la disciplina esposta.
12. Il bilancio consolidato di gruppo.
Il bilancio consolidato è un bilancio redatto dalla capogruppo in aggiunta al proprio bilancio d’esercizio, in esso è
rappresentata la situazione patrimoniale, economica e finanziaria del gruppo considerato nella sua unità. Questo
documento costituisce quindi un utile strumento di informazione sulla situazione del gruppo e l’obbligo di redazione
è stato introdotto nel ’91 in attuazione delle direttive comunitarie.
Il bilancio consolidato deve essere redatto dalle società di capitali che controllano altre imprese e dalle società
cooperative che controllano società di capitali; sono tuttavia esonerati dall’obbligo i gruppi di minore dimensione,
purché nessuna delle imprese del gruppo sia un ente di interesse pubblico, e quelli in cui tutte le imprese controllate
siano irrilevanti. Inoltre nei gruppi a catena il bilancio deve essere redatto solo dalla società che è al vertice del gruppo.
Le società che emettono azioni o altri strumenti finanziari quotati o diffusi presso il pubblico in maniera rilevante e le
società esercenti attività bancaria, assicurativa, gli intermediari finanziari e mobiliari, gli istituti di pagamento e moneta
elettronica, sono tenuti alla redazione del bilancio consolidato secondo i principi contabili internazionali. Le discipline
nazionali ed internazionali determinano in modo diverso quali controllate includere nell’area di consolidamento:
- In base a principi contabili internazionali il bilancio consolidato deve includere tutte le società controllate
- La disciplina nazionale contempla casi in cui l’inclusione è facoltativa: quando si tratta di partecipazioni irrilevanti
o possedute esclusivamente per la successiva alienazione, in presenza di gravi e durature restrizioni all’esercizio
effettivo dei diritti della controllante oppure per impossibilità o eccessiva onerosità di ottenere le necessarie
informazioni da parte della controllata.
Il bilancio consolidato è redatto dagli amministratori della capogruppo alla data di chiusura del bilancio di esercizio
dell’impresa controllante, le controllate il cui esercizio abbia una data di chiusura non coincidente con quella della
capogruppo sono tenute a redigere un bilancio annuale intermedio riferito alla data del bilancio annuale consolidato.
Il bilancio consolidato ha la stessa struttura del bilancio di esercizio, i bilanci consolidati redatti secondo la disciplina
nazionale si articolano quindi nello stato patrimoniale, nel conto economico, nel rendiconto finanziario e nella nota
integrativa; quelli redatti secondo i principi contabili internazionali devono includere anche il prospetto delle variazioni
del patrimonio netto. In ogni caso deve essere corredato da una relazione degli amministratori contente un’analisi
fedele, equilibrata ed esauriente della situazione dell’insieme delle imprese comprese nel consolidamento.
Anche i criteri di valutazione del bilancio consolidato coincidono con quelli dettati per il bilancio di esercizio, sia pure
con adattamenti imposti dal fatto che tale bilancio non è una semplice aggregazione dei bilanci d’esercizio delle singole
imprese, ma deve rappresentare la situazione patrimoniale, finanziaria ed il risultato economico del complesso delle
imprese, come se si trattasse di un’unica impresa.
Nel bilancio consolidato sono quindi ripresi gli elementi dell’attivo e del passivo e i proventi e gli oneri delle imprese
incluse nel consolidamento, utilizzando però criteri di valutazione uniformi che devono essere quelli utilizzati dalla
controllante. Non sono però inserite le seguenti voci:
- Le partecipazioni della controllante in imprese incluse nel consolidamento e la corrispondente frazione del
patrimonio netto di queste, tali valori sono sostituiti dalla diretta iscrizione delle attività e delle passività risultanti
dal bilancio della controllante
- I crediti ed i debiti fra le imprese incluse nel consolidamento
- I proventi e gli oneri relativi ad operazioni effettuate fra le stesse
- Gli utili e le perdite conseguenti.
La formazione del bilancio consolidato segue lo stesso procedimento previsto per il bilancio di esercizio della
capogruppo ed è sottoposto agli stessi controlli e forme di pubblicità, vi è però una differenza: il bilancio consolidato
non è assoggettato ad approvazione da parte dell’assemblea, ne consegue che in caso di bilancio consolidato che
presenta vizi di contenuto non è applicabile la disciplina di invalidità delle delibere assembleari, ma quella di invalidità
delle delibere del consiglio di amministrazione.

Appunti di Gabriele Longo 94


Nelle società quotate però i soci che rappresentano almeno il 5% del capitale sociale possono richiedere al tribunale
di accertare la conformità del bilancio consolidato alle norme che ne disciplinano i criteri di redazione e l’accertamento
può essere richiesto anche dalla Consob, entro sei mesi dal deposito del bilancio consolidato.
CAPITOLO QUATTORDICESIMO – LE MODIFICHE DELLO STATUTO
1. Nozione.
Costituisce una modifica dello statuto ogni mutamento del contenuto oggettivo del contratto sociale, mutamento che
può consistere sia nell’inserimento di nuove clausole sia nella modifica o soppressione di clausole preesistenti.
Nelle SPA le variazioni delle persone degli azionisti non sono trattate come modifiche dello statuto anche se
comportano comunque una variazione di una clausola originaria dell’atto costitutivo; costituiscono perciò modifiche
dello statuto solo le modifiche oggettive del contratto sociale e solo a queste ultime il legislatore si riferisce nel dettare
la relativa disciplina (artt. 2436 ss.).
2. Il procedimento.
Le modifiche dello statuto rientrano nella competenza dell’assemblea straordinaria dei soci, tale regola non è tuttavia
senza eccezioni poiché lo statuto può attribuire alla competenza dell’organo amministrativo una serie di modifiche:
- delibere riguardanti particolari casi di fusione
- l’istituzione o la soppressione di sedi secondarie
- l’indicazione di quali amministratori hanno la rappresentanza della società
- la riduzione del capitale in caso di recesso del socio
- il trasferimento della sede sociale nel territorio nazionale
La delibera di modifica dello statuto è adottata con le maggioranze previste per l’assemblea straordinaria, salvo che
per alcune modifiche di particolare rilievo per le quali si prevedono nelle società non quotate maggioranze più elevate,
come il cambiamento dell’oggetto sociale, la trasformazione o lo scioglimento anticipato.
Le delibere modificative dello statuto erano originariamente soggette ad omologazione da parte del tribunale, l’attuale
disciplina però non ha fatto venire meno il controllo giudiziario ma lo ha reso eventuale e facoltativo; infatti è il notaio
che verifica l’adempimento delle condizioni stabilite dalla legge e ne richiede l’iscrizione nel registro delle imprese.
Tuttavia se il notaio ritiene non adempiute le condizioni stabilite dalla legge ne dà comunicazione agli amministratori,
i quali possono convocare l’assemblea per gli opportuni provvedimenti oppure ricorrere al tribunale affinché ordini
con proprio decreto l’iscrizione.
Nel contempo si dispone che la delibera produce effetti solo dopo l’iscrizione, ma non mancano casi in cui l’efficacia
della delibera è condizionata o differita:
- Condizionata: delibera che pregiudica i diritti speciali riconosciuti e determinate categorie di azioni, la cui efficacia
è subordinata all’approvazione dell’assemblea di categoria
- Differita: delibera di riduzione reale dal capitale sociale, di fusione e scissione
3. Diritto di recesso.
La disciplina del diritto di recesso è stata modificata con la riforma del 2003 in modo da assicurare una più efficace
tutela dei soci di minoranza, sono stati infatti ampliati i casi in cui il diritto di recesso è concesso e modificati i criteri di
determinazione del valore delle azioni del socio che recede ed il procedimento di liquidazione del relativo importo.
L’attuale disciplina amplia notevolmente le cause di recesso esercitabili dai soci che non hanno concorso alle delibere
riguardanti in quanto dissenzienti, assenti o astenuti e vengono raggruppate in:
- Le cause inderogabili sono indicate dall’art. 2437, 1° comma, nei casi elencati il diritto di recesso non può essere
soppresso dallo statuto ed è nullo ogni patto volto ad escluderlo o a renderne gravoso l’esercizio
a) la modifica della clausola dell'oggetto sociale, quando consiste in un cambiamento significativo dell'attività
della società;
b) la trasformazione della società;
c) il trasferimento della sede sociale all'estero;
d) la revoca dello stato di liquidazione;
e) l'eliminazione di una o più cause di recesso previste dal successivo comma ovvero dallo statuto;
f) la modifica dei criteri di determinazione del valore dell'azione in caso di recesso;
g) le modificazioni dello statuto concernenti i diritti di voto o di partecipazione.
- Le cause derogabili sono indicate dall’art. 2437, 2° comma e il diritto di recesso spetta, salvo che lo statuto non
disponga diversamente, ai soci che non hanno concorso all’approvazione delle delibere riguardanti:
a) la proroga del termine di durata della società;
b) l'introduzione o la rimozione di vincoli alla circolazione dei titoli azionari
- Le cause statutarie previste per le società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio

Appunti di Gabriele Longo 95


Dopo la riforma del 2003 il recesso non ha più solo funzione di rimedio a tutela della minoranza, ma nelle società a
tempo indeterminato non quotate costituisce anche un temperamento alla durata potenzialmente illimitata del
vincolo sociale: è consentito ai contraenti di recedere con preavviso di almeno 180 giorni, allungabile fino ad un anno
dallo statuto.
Il diritto di recesso deve essere esercitato dal socio mediante raccomandata spedita alla società entro 15 giorni
dall’iscrizione nel registro delle imprese della delibera che lo legittima, la dichiarazione di recesso non comporta però
la perdita immediata della qualità di socio che si verifica solo in seguito al rimborso delle azioni. La società può sottrarsi
al rimborso delle azioni se entro 90 giorni revoca la delibera che lo legittima o delibera lo scioglimento della società.
Nelle società non quotate il valore delle azioni da rimborsare non è più determinato in proporzione del patrimonio
sociale risultante dal bilancio dell’ultimo esercizio, ma è determinato dagli amministratori tenuto conto della
consistenza patrimoniale della società, delle sue prospettive reddituali e dell’eventuale valore di mercato delle azioni;
lo statuto può tuttavia stabilire criteri alternativi di valutazione. I soci hanno diritto di conoscere la determinazione del
valore di rimborso nei 15 giorni precedenti l’assemblea ed in caso di contestazione il valore è determinato entro 90
giorni da un esperto nominato dal tribunale.
Nelle società quotate il valore di liquidazione delle azioni è determinato dalla media aritmetica dei prezzi di chiusura
nei 6 mesi che precedono la convocazione dell’assemblea, lo statuto può prevedere criteri alternativi a condizione che
il valore risultante non sia inferiore.
Al fine di evitare che l’ampliamento delle cause di recesso e la più equa determinazione del valore di rimborso
compromettano l’integrità del capitale sociale e la tutela dei creditori sociali: le azioni del recedente devono essere
offerte in opzione agli altri soci in proporzione al numero delle azioni possedute e la parte non acquistata viene
collocata sul mercato, in caso di mancato collocamento presso i soci o presso i terzi le azioni vengono rimborsate
mediante acquisto da parte della società, rispettando il limite degli utili distribuibili e delle riserve disponibili; in
assenza di utili e riserve disponibili deve essere convocata l’assemblea straordinaria per deliberare la riduzione del
capitale sociale o lo scioglimento della società.
4. Le modifiche del capitale sociale.
Una specifica disciplina è dettata per le modifiche dello statuto relative al capitale sociale: aumento e diminuzione.
L’aumento del capitale può essere:
- Reale o a pagamento: si ha un aumento del capitale sociale nominale e del patrimonio della società per effetto di
nuovi conferimenti
- Nominale o gratuito: si incrementa solo il capitale nominale mentre il patrimonio della società resta invariato
5. L’aumento reale del capitale sociale.
Con l’aumento reale del capitale sociale la società intende procurarsi nuovi mezzi finanziari a titolo di capitale di
rischio, cioè nuovi conferimenti. Per evitare la formazione di un capitale rappresentato prevalentemente da crediti
verso soci, non è consentito eseguire un aumento del capitale fino a che le azioni precedentemente emesse non siano
interamente liberate; la violazione di tale disposizione non comporta nullità della delibera di aumento, restano salvi
gli obblighi assunti con la sottoscrizione e gli amministratori sono responsabili in solido per i danni arrecati ai soci ed
ai terzi. Inoltre, in presenza di perdite che rendono obbligatoria la riduzione del capitale sociale, la società non può
procedere all’aumento senza aver prima ridotto il capitale.
Competente a deliberare l’aumento del capitale è l’assemblea straordinaria, ma non ha carattere inderogabile in
quanto lo statuto può attribuire questa competenza agli amministratori, tuttavia:
- Deve essere predeterminano l’ammontare massimo entro cui gli amministratori possono aumentare il capitale
- La delega può essere concessa per un periodo massimo di 5 anni, ma è rinnovabile.
Gli amministratori possono decidere anche le categorie di azioni da emettere e possono deliberare in merito
all’esclusione o limitazione del diritto d’opzione dei soci, ma lo statuto deve determinare i criteri cui gli amministratori
devono attenersi e la delibera volta ad attribuire tale facoltà va approvata con le normali maggioranze.
Il notaio redige il verbale dell’aumento per delega, che deve essere iscritto nel registro delle imprese, e controlla il
rispetto della legalità della delibera consiliare.
Specifica disciplina è fissata per la sottoscrizione dell’aumento del capitale sociale: la delibera deve fissare il termine,
non inferiore a 30 giorni, entro il quale le sottoscrizioni devono essere raccolte. Può però verificarsi che l’aumento del
capitale non sia integralmente sottoscritto, in tal caso il capitale è aumentato di un importo pari alle sottoscrizioni
raccolte solo se la delibera l’abbia previsto. In caso contrario l’aumento del capitale è inscindibile e la sottoscrizione
parziale non vincola né la società né i sottoscrittori.
Avvenuta la sottoscrizione, entro 30 giorni gli amministratori devono depositare per l’iscrizione del registro delle
imprese un’attestazione che l’aumento del capitale è stato eseguito.

Appunti di Gabriele Longo 96


Per i conferimenti vale la disciplina dei conferimenti al momento della costituzione della società: vale la regola che i
conferimenti non possono essere complessivamente inferiori all’aumento di capitale deliberato, tuttavia il versamento
del 25% deve essere effettuato direttamente alla società e non presso una banca e se le azioni sono emesse con
soprapprezzo questo deve essere integralmente versato all’atto della sottoscrizione.
I conferimenti in natura devono essere sottoposti al procedimento di valutazione previsto dall’art. 2343, ma gli
amministratori possono consentire il ricorso ad uno dei metodi alternativi previsti dagli artt. 2343-ter e 2343-quater.
Gli amministratori devono controllare il valore di conferimenti valutati con metodi alternativi entro 30 giorni dalla data
di esecuzione del conferimento, entro questo termine quando i conferimenti sono apportati al fair value risultante da
un precedente bilancio oppure stimati da un esperto non nominato dal tribunale, i soci che rappresentano il 5% del
capitale possono chiedere che gli amministratori facciano realizzare una nuova valutazione secondo il normale
procedimento; questo diritto della minoranza vale anche nel caso di aumento di capitale delegato.
Talvolta si verifica che, pur senza procedere ad un aumento del capitale sociale, i soci versino alla società somme a
titolo di conferimento, denominante versamenti in conto capitale, al fine di costituire un fondo destinato a coprire
eventuali perdite future; questi versamenti si caratterizzano per la mancanza di un obbligo di restituzione a carico
della società e non possono essere equiparati ai conferimenti di capitali per l’inosservanza del relativo procedimento
di aumento, ne consegue che incrementano il patrimonio della società senza modificarne il capitale sociale e che
dovranno risultare da apposite riserve iscritte in bilancio utilizzabili dalla società in caso di necessità per la copertura
di perdite o per effettuare un aumento del capitale sociale.
Diversi sono i versamenti dei soci, detti versamenti in conto futuro aumento di capitale, destinati alla copertura
anticipata di un determinato aumento del capitale sociale non ancora deliberato, questi costituiscono una
sottoscrizione anticipata del capitale, destinata a perfezionarsi con la successiva delibera da parte della società; se
l’aumento programmato non sia deliberato i soci hanno diritto alla restituzione di quanto versato. I corrispondenti
importi non sono quindi iscrivibili fra le riserve e non possono essere utilizzati per la copertura di perdite.
6. Il diritto di opzione. (art. 2441)
È il diritto di soci attuali di essere preferiti ai terzi nella sottoscrizione dell’aumento del capitale sociale a pagamento
e consente di mantenere inalterata la proporzione in cui ciascun socio partecipa al capitale ed al patrimonio sociale.
Ciò comporta che il diritto d’opzione ha un proprio valore economico, che l’azionista può monetizzare cedendolo a
terzi qualora non voglia concorrere all’aumento del capitale sociale.
Il diritto d’opzione ha per oggetto le azioni di nuova emissione di qualsiasi categoria e le obbligazioni convertibili in
azioni emesse dalla società, compete agli azionisti di ogni categoria ed ai possessori di obbligazioni convertibili su tutte
le azioni di nuova emissione ed è attribuito a ciascun azionista in proporzione del numero di azioni possedute.
Per l’esercizio del diritto di opzione la società deve concedere agli azionisti un termine non inferiore a 15 giorni, che
decorre dalla pubblicazione dell’offerta mediante deposito presso il registro delle imprese.
Gli amministratori non sono liberi di collocare a loro piacimento le azioni rimaste inoptate:
- Se le azioni non sono quotate, coloro che hanno esercitato il diritto d’opzione hanno il diritto di prelazione nella
sottoscrizione delle azioni non optate
- Se le azioni sono quotate, i diritti di opzione residui devono essere offerti nel mercato regolamentato dagli
amministratori ed il ricavato della vendita va a beneficio del patrimonio sociale
Solo se gli azionisti non si avvalgono per l’intero del diritto di prelazione o i diritti offerti nel mercato regolamentato
restano invenduti, le azioni di nuova emissione potranno essere liberamente collocate.
Il diritto di opzione degli azionisti è in tutto o in parte sacrificabile in presenza di situazioni oggettive rispondenti ad un
concreto interesse della società.
1) Il diritto d’opzione è escluso per legge quando le azioni devono essere liberate mediante conferimenti in natura,
per consentire una consapevole decisione da parte degli azionisti, la relativa proposta di aumento del capitale
deve essere illustrata dagli amministratori con apposita relazione, dalla quale devono risultare le ragioni del
conferimento in natura
2) Il diritto d’opzione può essere escluso o limitato con la delibera di aumento del capitale quando l’interesse della
società lo esige, l’assemblea ha l’onere di dimostrare che ricorre uno specifico interesse della società che rende
preferibile la soppressione del diritto d’opzione e l’ingresso di nuovi soci
3) Nelle società con azioni quotate lo statuto può escludere il diritto di opzione nei limiti del 10% del capitale
preesistente, purché il prezzo di emissione corrisponda al valore di mercato delle azioni
4) Il diritto d’opzione può essere escluso con delibera assunta con i normali quorum dell’assemblea straordinaria,
quando le azioni devono essere offerte in sottoscrizione ai dipendenti della società o anche ai dipendenti di società
controllanti o controllate.

Appunti di Gabriele Longo 97


Nei primi due primi casi è obbligatoria l’emissione delle nuove azioni con sovrapprezzo in modo da ridimensionare il
pregiudizio patrimoniale degli azionisti attuali, alla società è però lasciato un margine di discrezionalità nella
determinazione del relativo ammontare.
Il diritto di opzione non si considera però escluso o limitato quando le azioni di nuova emissione sono sottoscritte da
banche, da enti o società finanziarie soggetti al controllo della Consob, con l’obbligo di offrirle successivamente agli
azionisti rispettando la disciplina del diritto d’opzione; è necessario però che tale forma di collocamento, detta opzione
indiretta ed impiegata per dilazionare nel tempo le sottoscrizioni, sia espressamente prevista dalla delibera di aumento
del capitale. È fatto divieto all’intermediario di esercitare il diritto di voto durante la detenzione delle azioni.
La società, per differire nel tempo un aumento del capitale sociale, può ricorrere anche all’emissione di buoni di
opzione (warrant) che attribuiscono al titolare il diritto di sottoscrivere le azioni di nuova emissione a condizioni
predeterminate; i warrant devono essere offerti ai soci attuali e sono rappresentati da titoli al portatore.
Questa tecnica presenta dei vantaggi: scaduto il termine fissato agli azionisti per la richiesta di assegnazione dei
warrant, la società è libera di collocare subito sul mercato i warrant rimasti inoptati.
7. L’aumento nominale del capitale sociale.
L’aumento nominale è posto in essere dall’assemblea straordinaria imputando a capitale le riserve e gli altri fondi
iscritti in bilancio in quanto disponibili (art. 2442), possono quindi essere utilizzati: le riserve facoltative, le riserve
statutarie prive di specifica destinazione e i fondi speciali disponibili costituiti con utili o plusvalenze dell’attivo
patrimoniale; non è invece imputabile la riserva legale, almeno per la parte che non supera il 20% del capitale sociale.
Il passaggio a capitale di riserve comporta che la società non può più disporre dei valori del patrimonio netto e può
essere attuato o aumentando il valore nominale delle azioni in circolazione o mediante l’emissione di nuove azioni
assegnate gratuitamente agli azionisti in proporzione a quelle già possedute.
8. La riduzione del capitale sociale. La riduzione reale.
Anche la riduzione può essere reale o nominale, a seconda che la riduzione dia luogo o meno ad un corrispondente
rimborso ai soci del valore dei conferimenti. È una riduzione reale la riduzione del capitale sociale disciplinata dall’art.
2445, mentre è riduzione nominale la riduzione del capitale sociale per perdite.
Oggi la riduzione reale può essere disposta dalla società anche per cause diverse dall’esubero del capitale per il
conseguimento dell’oggetto sociale, ma resta però circondata da una serie di cautele sostanziali e procedimentali, in
quanto operazione potenzialmente pericolosa per i creditori sociali e per i soci di minoranza poiché riduce la
consistenza del patrimonio sociale e può pregiudicare lo svolgimento dell’attività d’impresa.
- Il capitale sociale non può essere ridotto al di sotto del minimo legale di 50.000€
- Se la società ha emesso obbligazioni, la riduzione reale del capitale sociale non può avere luogo se non è rispettato
il limite legale all’emissione di queste ultime
- L’avviso di convocazione dell’assemblea deve indicare le ragioni e le modalità della riduzione, in modo che i soci
siano preventivamente informati sulle une e sulle altre
- La delibera, adottata con le normali maggioranze, può essere eseguita solo dopo 90 giorni dall’iscrizione nel
registro delle imprese; entro questo termine i creditori sociali anteriori all’iscrizione possono far opposizione alla
delibera di riduzione.
La riduzione reale può avvenire mediante liberazione dei soci dall’obbligo dei versamenti ancora dovuti o mediante
rimborso agli stessi del capitale. La società può provvedere all’acquisto ed al successivo annullamento di proprie azioni.
Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, le azioni proprie non devono eccedere la quinta parte
del capitale sociale.
Le modalità di riduzione scelte devono assicurare la parità di trattamento degli azionisti, ad esempio riduzione
proporzionale del valore nominale di tutte le azioni o estrazione a sorte ed annullamento di un certo numero di azioni
dietro rimborso del solo valore nominale delle stesse, in questo caso agli azionisti rimborsati vengono rilasciati speciali
titoli denominati azioni di godimento, dato che il valore reale può essere superiore a quello nominale.
9. La riduzione del capitale sociale per perdite. (art. 2446)
Il capitale reale della società può scendere, per effetto di perdite, al di sotto del capitale sociale nominale, la riduzione
del capitale sociale per perdite consiste nell’adeguare la cifra del capitale sociale nominale all’attuale minor valore del
capitale reale. È quindi una riduzione nominale dato che non comporta una riduzione del patrimonio sociale.
La disciplina non è unitaria: la legge distingue a seconda che la perdita sia o meno superiore ad un terzo.
La società non è obbligata a ridurre il capitale sociale fino a quando la perdita non sia superiore ad un terzo, anche se
non obbligatoria la società può tuttavia ugualmente ridurre il capitale per poter distribuire gli utili successivamente
conseguiti e far gravare sui soci attuali le perdite pregresse allo scopo di rendere più agevole la sottoscrizione di un
successivo aumento di capitale da parte dei terzi.

Appunti di Gabriele Longo 98


La riduzione del capitale sociale diventa invece obbligatoria quando il capitale è diminuito di oltre un terzo in
conseguenza alle perdite e la relativa disciplina è diversa a seconda che il capitale si sia o meno ridotto anche al di
sotto del minimo legale.
Se il minimo legale non è stato intaccato, gli amministratori devono convocare senza indugio l’assemblea straordinaria
e sottoporle una relazione sulla situazione patrimoniale della società, con le osservazioni del collegio sindacale ed è
opinione consolidata che gli amministratori sono tenuti a redigere un vero e proprio bilancio, che si differenza da
quello di esercizio solo perché redatto nel corso dell’esercizio; questi documenti devono restare depositati nella sede
della società durante gli 8 giorni che precedono l’assemblea. L’assemblea convocata prende gli opportuni
provvedimenti, non necessariamente di immediata riduzione del capitale ma anche di rinvio a nuovo delle perdite,
tuttavia se entro l’esercizio successivo la perdita non risulta diminuita a meno di un terzo, l’assemblea ordinaria che
approva il bilancio deve ridurre il capitale in proporzionane alle perdite accertate, altrimenti viene disposta d’ufficio
dal tribunale.
Se si scende al di sotto del minimo legale (art. 2447), l’assemblea straordinaria, convocata sempre senza indugio dagli
amministratori, deve necessariamente deliberare o la riduzione del capitale sociale o la trasformazione della società;
se l’assemblea non adotta questa decisione, la società si scioglie ed entra in stato di liquidazione.
Tuttavia, se la società presenta una domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo, la disciplina
esposta in tema di riduzione del capitale rimane sospesa per la durata della procedura, fino al decreto di omologa.
È opinione diffusa che la disciplina dell’art. 2447 sia applicabile anche in caso di perdita integrale del capitale sociale,
la maggioranza potrà quindi evitare la messa in liquidazione della società deliberando la riduzione a zero del capitale
sociale e la contestuale reintegrazione dello stesso, con riconoscimento agli azionisti del diritto d’opzione.
CAPITOLO QUINDICESIMO – LE OBBLIGAZIONI
1. Nozione.
Le obbligazioni sono titoli di credito che rappresentano frazioni di uguale valore nominale e con uguali diritti di
un’unitaria operazione di finanziamento a titolo di mutuo; i titoli obbligazionari documentano quindi un credito verso
la società assoggettato alla disciplina legale del mutuo, per quanto non diversamente specificato dal titolo.
L’obbligazionista, diversamente dall’azionista, ha la qualità di creditore della società e quindi ha diritto ad una
remunerazione periodica fissa svincolata dai risultati economici della società finanziata e ha diritto al rimborso del
valore nominale del capitale prestato alla scadenza pattuita.
Le obbligazioni hanno specifiche caratteristiche:
- Sono titoli di massa: rappresentano frazioni standardizzate di un’unica operazione economica
- Attribuiscono il diritto al rimborso di una somma di denaro che può essere subordinato al soddisfacimento dei
diritti degli altri creditori, ma non può dipendere dall’andamento economico della società. Solo l’entità del
pagamento degli interessi può variare in funzione dell’andamento economico della società.
Gli strumenti finanziari partecipativi sono invece:
- Formati di diritti patrimoniali o anche di diritti amministrativi, escluso il voto nell’assemblea generale degli azionisti
- Possono condizionare il diritto di rimborso del capitale (e non solo il tasso d’interesse come le obbligazioni)
all’andamento della gestione
- È possibile l’emissione di strumenti finanziari che prevedono come le obbligazioni il diritto incondizionato del
capitale alla scadenza, ma in più attribuiscono ai titolati diritti amministrativi, come il voto su specifiche materie.
2. Tipi speciali di obbligazioni.
Fra i tipi speciali di obbligazioni possono essere ricordati per la loro diffusione:
a) Le obbligazioni a premio: prevedono l’attribuzione agli obbligazionisti di utilità aleatorie da assegnare mediante
sorteggio o con altro sistema
b) Le obbligazioni indicizzate: mirano a neutralizzare gli effetti della svalutazione monetaria e ad adeguare il
rendimento dei titoli all’andamento del mercato finanziario, ancorando il tasso di interesse e/o il valore di
rimborso ad indici di varia natura, interni o più spesso esterni alla società finanziata
c) Le obbligazioni in valuta estera: rispondono allo stesso scopo delle obbligazioni indicizzate
d) Le obbligazioni convertibili in azioni: attribuiscono all’obbligazionista la facoltà di trasformare il proprio credito in
una partecipazione azionaria della società emittente o di altra società collegata
e) Le obbligazioni con warrant (o con diritto di opzione su azioni): attribuiscono all’obbligazionista il diritto di
sottoscrivere o acquistare azioni della società emittente, ferma restando la posizione di creditore per le
obbligazioni possedute
f) Le obbligazioni partecipative: tempi ed entità degli interessi variano in dipendenza dell’andamento economico
della società
g) Le obbligazioni subordinate: sono rimborsabili solo dopo l’integrale soddisfacimento degli altri creditori, in caso di
liquidazione volontaria o si assoggettamento a procedura concorsuale dell’emittente.
Appunti di Gabriele Longo 99
Il codice civile detta una specifica disciplina solo per le obbligazioni convertibili e la legislazione speciale fissa alcune
caratteristiche delle obbligazioni partecipative e subordinate. La regolamentazione degli altri tipi di obbligazioni è
rimessa all’autonomia negoziale, sia pure nei limiti di compatibilità segnati dalla disciplina dettata dal codice per le
obbligazioni di società per azioni (artt. 2410-2420-ter).
3. I limiti all’emissione di obbligazioni.
La legge impone un limite quantitativo all’emissione di obbligazioni da parte delle SPA: il codice del ’42 stabiliva che le
SPA non potevano emettere obbligazioni per una somma eccedente il capitale versato ed esistente risultante
dall’ultimo bilancio; in base all’attuale disciplina, modificata nel 2003, la SPA può emettere obbligazioni, nominative o
al portatore, per somma complessivamente non eccedente il doppio del capitale sociale, della riserva legale e delle
riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio approvato. Non è necessario però che si tratti dell’ultimo bilancio di
esercizio approvato, ma la società può redigere un bilancio infrannuale al fine di emettere obbligazioni nel corso del
primo esercizio.
Questo limite può però essere eluso facendo emettere obbligazioni da una società controllata avente sede in Stati che
non pongono limiti all’emissione, e la controllante italiana presta garanzia per il loro rimborso. Per prevenire possibili
abusi, l’art. 2412 stabilisce che al computo del limite all’emissione di obbligazioni concorrono gli importi relativi alle
garanzie comunque prestate dalla società per obbligazioni emesse da altre società anche estere.
La società può tuttavia emettere obbligazioni per ammontare superiore al limite fissato quando:
1) Le obbligazioni emesse in eccedenza sono destinate ad essere sottoscritte da investitori istituzionali soggetti a
vigilanza prudenziale, i quali se trasferiscono le obbligazioni sottoscritte rispondono della solvenza della società
nei confronti degli acquirenti che non siano investitori professionali
2) Le obbligazioni sono garantite da ipoteca di primo grado su immobili di proprietà della società, sino a due terzi del
valore di questi
3) Ricorrono particolari ragioni che interessano l’economia nazionale e la società è autorizzata con provvedimento
dall’autorità governativa a superare il limite
4) Le obbligazioni sono destinate ad essere quotate in mercati regolamentati
5) Le obbligazioni danno diritto di acquistare o di sottoscrivere azioni (obbligazioni convertibili o con warrant).
Alle banche non è applicabile il limite quantitativo all’emissione di obbligazioni e quasi del tutto la restante disciplina
del codice civile. Per le altre società, la legge si preoccupa di garantire che il rapporto fra capitale più riserve ed
obbligazioni permanga per tutta la durata del prestito obbligazionario: la società che ha emesso obbligazioni non può
ridurre volontariamente il capitale sociale o distribuire riserve se il limite non risulta rispettato; è però consentita la
riduzione obbligatoria, ma non è possibile distribuire utili finché non viene rispettato il rapporto fra obbligazioni e
capitale più riserve.
4. Il procedimento di emissione.
Con l’attuale disciplina l’emissione di obbligazioni cessa di essere materia di competenza dell’assemblea straordinaria
ed è attribuita agli amministratori. La delibera di emissione deve tuttavia risultare da verbale redatto da un notaio ed
è soggetta a controllo di legalità da parte dello stesso e ad iscrizione nel registro delle imprese, che determina la
produzione di effetti.
Il collocamento sul mercato delle obbligazioni è soggetto alla disciplina dell’offerta al pubblico di prodotti finanziari e
alla sottoscrizione segue il rilascio dei titoli. Il prezzo di emissione delle obbligazioni può essere anche inferiore al
valore nominale, salvo che per le obbligazioni convertibili.
L’ammontare delle obbligazioni emesse deve risultare da un apposito libro delle obbligazioni, nel quale vengono
annotati anche l’ammontare delle obbligazioni via via estinte, il cognome ed il nome dei titolari di obbligazioni
nominative, i trasferimenti ed i vincoli relativi.
5. Le obbligazioni convertibili in azioni.
Per le obbligazioni convertibili in azioni della stessa società è dettata una specifica disciplina dall’art. 2420-bis, queste
obbligazioni attribuiscono il diritto di sottoscrivere azioni della stessa società utilizzando come conferimento le somme
già versate al momento dell’acquisto delle obbligazioni; chi esercita tale diritto cessa quindi di essere obbligazionista.
Le obbligazioni convertibili devono essere offerte in opzione agli azionisti ed ai possessori di obbligazioni convertibili
precedentemente emesse. Si è voluto inoltre prevenire che la futura emissione delle azioni avvenga violando le norme
poste a salvaguardia dell’effettività del capitale sociale, a tal fine si è disposto che:
- La delibera di emissione delle obbligazioni convertibili non può essere adottata se il capitale precedentemente
sottoscritto non è stato integralmente versato
- Le obbligazioni convertibili non possono essere emesse per somma complessivamente inferiore al loro valore
nominale ed al valore nominale delle azioni offerte in conversione.
- Le obbligazioni non sono soggette al limite di emissione fissato dall’art. 2412.
Appunti di Gabriele Longo 100
Competente a deliberare l’emissione di obbligazioni convertibili è l’assemblea straordinaria, tuttavia l’atto costitutivo
può attribuire agli amministratori la facoltà di emettere obbligazioni convertibili, fino ad un ammontare determinato
e per il periodo massimo di 5 anni.
Al fine di garantire ai sottoscrittori l’effettiva possibilità di conversione è stato stabilito che l’assemblea che delibera
l’emissione deve determinare il rapporto di cambio, il periodo e le modalità di conversione e deliberare l’aumento del
capitale sociale per un ammontare corrispondente al valore nominale delle azioni da attribuire in conversione.
Per conciliare la libertà di decisione della società con l’esigenza di tutelare i possessori di tali obbligazioni di fronte ad
operazioni societarie che possono alterare il valore del diritto di conversione, sono state fissate tre regole:
- In caso di aumenti del capitale sociale a pagamento e di nuove emissioni di obbligazioni convertibili, il diritto
d’opzione sugli stessi spetta anche ai possessori di obbligazioni convertibili, in concorso con i soci attuali, sulla base
del rapporto di cambio. Ciò permette agli obbligazionisti di mantenere inalterata la proporzione della loro futura
partecipazione azionaria.
- In caso di aumento gratuito o di riduzione per perdite del capitale, il rapporto di cambio è automaticamente
modificato in proporzione alla misura dell’aumento o della riduzione del capitale. Sarà quindi aumentato o ridotto
proporzionalmente il numero di azioni offerte in conversione.
- La società non può deliberare la riduzione reale del capitale sociale, la fusione con altra società, la scissione fin
quando non siano scaduti i termini fissati per la conversione. Il divieto può pero essere superato concedendo agli
obbligazionisti la facoltà di conversione anticipata.
L’ultima disposizione ha risolto un problema aperto per la fusione: stabilisce espressamente che ai possessori di
obbligazioni convertibili, che non si avvalgono della conversione anticipata, devono essere assicurati diritti equivalenti
a quelli loro spettanti prima della fusione o della scissione, salvo che la modifica dei loro diritti non sia stata approvata
dall’assemblea degli obbligazionisti.
La disciplina esposta non riguarda però il procedimento indiretto di emissione, che si ha quando le obbligazioni emesse
da una determinata società sono convertibili in azioni di altra società; nel silenzio del dato legislativo, la dottrina è
divisa sulla possibilità di applicare per analogia la disciplina dell’art. 2420-bis.
Problemi analoghi si pongono per le obbligazioni con warrant: si differenziano nettamente dalle obbligazioni
convertibili in quanto attribuiscono un diritto cumulativo rispetto al rimborso del capitale, ma sollevano problemi di
tutela in parte coincidenti con quelli posti dalle obbligazioni convertibili; è quindi prospettabile anche qui l’applicazione
analogica della disciplina dettata per le obbligazioni convertibili.
6. L’organizzazione degli obbligazionisti.
I prestiti obbligazionari determinano un’organizzazione di gruppo degli obbligazionisti articolata in due organi:
l’assemblea ed il rappresentante comune. La costituzione degli obbligazionisti in gruppo risponde al fine di:
- Assicurare una più efficace tutela degli interessi comuni degli obbligazionisti nei confronti della società
- Consentire modifiche a maggioranza delle originarie condizioni del prestito, così sollevando la società dalla
necessità di ottenere il consenso dei singoli obbligazionisti.
L’assemblea degli obbligazionisti delibera:
1) Sulla nomina e sulla revoca del rappresentante comune
2) Sulle modifiche delle condizioni del prestito
3) Sulle proposte di amministrazione controllata e di concordato preventivo e fallimentare
4) Sulla costituzione di un fondo per le spese necessarie alla tutela dei comuni interessi e sul relativo rendiconto
5) Sugli altri oggetti di interesse comune degli obbligazionisti (art. 2415)
Fra le competenze spicca quella di poter deliberare sulle modifiche delle condizioni del prestito: modificabile a
maggioranza è qualsiasi modalità del prestito, purché la modifica sia giustificata da una situazione oggettiva della
società che la rende necessaria nell’interesse degli obbligazionisti; resta invece sottratta l’alterazione dei caratteri
strutturali del prestito obbligazionario.
Per l’assemblea degli obbligazionisti valgono le regole di funzionamento dettate per l’assemblea straordinaria dei soci
(art. 2415), salvo alcune regole specifiche.
- L’assemblea è convocata dagli amministratori della società o dal rappresentante comune degli obbligazionisti
- La convocazione è obbligatoria quando lo richiedono tanti obbligazionisti che rappresentano 1/20 dei titoli emessi
e non estinti
- Per le delibere di modifica delle condizioni del prestito è necessario il voto favorevole degli obbligazionisti che
rappresentano la metà delle obbligazioni emesse e non estinte.
- Le delibere dell’assemblea sono iscritte nel registro delle imprese a cura del notaio che ha redatto il verbale e nel
libro delle adunanze e delle delibere dell’assemblea degli obbligazionisti, tenuto a cura del rappresentante
- L’impugnazione delle delibere è proposta al tribunale nella cui giurisdizione ha sede la società.
Appunti di Gabriele Longo 101
Il rappresentante comune:
- È nominato dall’assemblea degli obbligazionisti e può essere scelto al di fuori degli obbligazionisti
- Ha diritto ad un compenso, a carico dell’organizzazione degli obbligazionisti e non della società, fissato
dall’assemblea degli obbligazionisti
- Dura in carica per un periodo non superiore a 3 anni ed è rieleggibile
- Può essere revocato dall’assemblea anche senza giusta causa e salvo in tal caso il diritto al risarcimento dei danni
- Tutela gli interessi comuni degli obbligazionisti nei confronti della società e dei terzi, in particolare:
1) Esegue le delibere dell’assemblea degli obbligazionisti
2) Assiste alle operazioni per l’estinzione a sorteggio delle obbligazioni, operazioni che sono nulle in sua assenza
3) Ha diritto di assistere alle assemblee dei soci
4) Ha diritto di esaminare il libro delle obbligazioni e quello delle adunanze e delle delibere dell’assemblea dei
soci
5) Ha la rappresentanza processuale degli obbligazionisti, anche nelle procedure concorsuali
L’organizzazione di gruppo non priva il singolo obbligazionista del potere di tutelare i propri diritti nei confronti della
società, sono tuttavia precluse le azioni individuali che in caso di accoglimento porterebbero a risultati contrastanti
con le azioni promosse dall’organizzazione per la tutela degli interessi di gruppo.
CAPITOLO SEDICESIMO – LO SCIOGLIMENTO DELLA SOCIETÀ PER AZIONI
1. Le cause di scioglimento.
Lo scioglimento della SPA è disciplinano dagli artt. 2484-2496, con disposizioni dedicate a tutte le società di capitali.
La SPA si scioglie ed entra in stato di liquidazione col verificarsi di una delle seguenti cause:
1) Il decorso del termine di durata fissato nell’atto costitutivo, termine che può essere prorogato con delibera
dell’assemblea straordinaria; per le società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio è però richiesta
una maggioranza rafforzata di più di 1/3 del capitale sociale e in tutte le SPA è riconosciuto il diritto di recesso agli
azionisti che non hanno concorso all’approvazione della delibera
2) Il conseguimento dell'oggetto sociale o per la sopravvenuta impossibilità di conseguirlo, salvo che l'assemblea,
convocata senza indugio, non deliberi le opportune modifiche statutarie
3) L'impossibilità di funzionamento o la continuata inattività dell'assemblea che precludano l’adozione di delibere
necessarie per il funzionamento della società
4) La riduzione del capitale al di sotto del minimo legale, salvo che l’assemblea deliberi la riduzione ed il seguente
aumento del capitale oppure la trasformazione della società
5) La delibera dell’assemblea straordinaria di scioglimento della società in seguito al recesso di uno o più soci o
all’impossibilità di provvedere al rimborso delle relative azioni senza ridurre il capitale sociale
6) La delibera dell'assemblea di scioglimento anticipato, per la quale nelle società che non fanno ricorso al mercato
del capitale di rischio è richiesta la maggioranza rafforzata di più di 1/3 del capitale sociale
7) Le altre cause previste dall'atto costitutivo o dallo statuto
Dopo la riforma del 2003 non è più causa di scioglimento la dichiarazione di fallimento della società.
Verificatasi una causa di scioglimento, gli amministratori devono procedere senza indugio al suo accertamento e
all’iscrizione del registro delle imprese della delibera assembleare che dispone lo scioglimento. In caso di omissione, il
tribunale su istanza dei soci o dei sindaci accerta il verificarsi della causa di scioglimento con decreto soggetto ad
iscrizione nel registro delle imprese.
Dal 2003 l’iscrizione nel registro delle imprese ha assunto particolare rilievo: a differenza del passato, gli effetti non si
producono più dal momento in cui la causa di scioglimento si è verificata, ma solo dopo l’iscrizione nel registro.
In caso di ritardo o di omissione nell’accertamento e nell’iscrizione, gli amministratori sono personalmente e
solidalmente responsabili per i danni subiti dalla società, dai creditori sociali e dai terzi.
2. La società in stato di liquidazione.
La causa di scioglimento non determina l’immediata estinzione della società: è necessario prima provvedere,
attraverso il procedimento di liquidazione, al pagamento dei creditori sociali ed alla ripartizione fra i soci dell’eventuale
residuo attivo.
Gli amministratori restano in carica fino alla nomina dei liquidatori, ma vedono limitarsi i propri poteri in quanto
conservano il potere di gestire la società ai soli fini della conservazione dell’integrità e del valore del patrimonio sociale.
Per gli atti posti in essere violando tale limitazione, gli amministratori sono personalmente e solidalmente responsabili
dei danni arrecati; tuttavia gli atti compiuti nei confronti dei terzi vincolano la società, salvo che gli amministratori
abbiano agito intenzionalmente a danno della società.
Il collegio sindacale continuerà a svolgere l’attività di controllo anche nei confronti dei liquidatori che subentrano agli
amministratori.
Appunti di Gabriele Longo 102
È controverso invece se siano compatibili con lo stato di liquidazione delibere assembleari come l’aumento del capitale
sociale a pagamento, la riduzione facoltativa, la trasformazione; è comunque consentita la fusione fin quando non sia
iniziata la distribuzione dell’attivo.
La riforma del 2003 disciplina la revoca dello stato di liquidazione, decisione tuttavia circondata da una serie di cautele.
La società può in ogni momento revocarlo con delibera dell’assemblea straordinaria, a maggioranza rafforzata per le
società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, previa eliminazione della causa di scioglimento; ai soci
che non hanno concorso alla delibera è riconosciuto il diritto di recesso e ai creditori sociali un termine di 60 giorni
dall’iscrizione nel registro delle imprese entro il quale possono proporre opposizione.
3. Il procedimento di liquidazione.
Il procedimento si apre con la nomina di uno o più liquidatori da parte dell’assemblea straordinaria, che ne determina
il numero e i poteri; nell’inerzia dell’assemblea vengono nominati dal tribunale su istanza dei singoli soci oppure
direttamente dal tribunale con la sentenza che dichiara la nullità della società.
I liquidatori restano in carica per tutta la durata del procedimento e possono essere revocati dall’assemblea
straordinaria; se sussiste giusta causa sono revocabili anche dal tribunale. I provvedimenti di nomina e revoca sono
soggetti ad iscrizione nel registro delle imprese.
Poteri, doveri e responsabilità dei liquidatori sono modellati su quelli degli amministratori, sia pure con adattamenti:
- I liquidatori devono adempiere i loro doveri con la diligenza e la professionalità richieste dall’incarico e la loro
responsabilità è disciplinata dalle norme in tema di responsabilità degli amministratori.
- I liquidatori devono prendere in consegna dagli amministratori i beni e i libri sociali e redigere l’inventario del
patrimonio sociale
- I liquidatori possono compiere tutti gli atti utili per la liquidazione della società con potere di rappresentanza da
ritenersi al pari di quelli degli amministratori.
L’attività dei liquidatori deve essere diretta al pagamento dei creditori sociali in maniera prioritaria rispetto alla
ripartizione tra i soci dei beni della società; l’attuale disciplina consente tuttavia la distribuzione ai soci di acconti
durante la liquidazione, sia pure con cautele volte ad evitare di pregiudicare i creditori sociali infatti, i liquidatori sono
personalmente e solidalmente responsabili per i danni che ne derivano a questi ultimi. Se i fondi disponibili risultano
insufficienti, i liquidatori possono chiedere ai soci i versamenti ancora dovuti sulle azioni non interamente liberate.
Se la liquidazione si protrae oltre l’anno, i liquidatori devono redigere il bilancio e sottoporlo all’approvazione
dell’assemblea con le scadenze previste per il bilancio d’esercizio della società; in via di principio trovano applicazione
le norme dettate per il bilancio di esercizio. Il mancato deposito per oltre 3 anni consecutivi comporta la cancellazione
d’ufficio della società dal registro delle imprese.
Completata la liquidazione, i liquidatori devono redigere il bilancio finale di liquidazione indicando la parte spettante
a ciascun socio nella divisione dell’attivo; tale bilancio deve essere approvato, anche tacitamente, dai singoli soci e
non dall’assemblea.
Il bilancio, sottoscritto dai liquidatori ed accompagnato dalla relazione dei sindaci e del soggetto incaricato della
revisione legale dei conti, è depositato presso l’ufficio del registro delle imprese e si intende approvato se, entro 90
giorni, nessun socio abbia proposto reclamo al tribunale.
L’approvazione del bilancio finale di liquidazione libera i liquidatori di fronte ai soci, salvi gli obblighi di distribuzione
dell’attivo risultante dal bilancio; le somme non riscosse entro tre mesi dai soci sono depositate presso una banca.
4. L’estinzione della società.
Approvato il bilancio finale di liquidazione, i liquidatori devono chiedere la cancellazione della società dal registro delle
imprese. La cancellazione deve essere chiesta dal curatore fallimentare quando il fallimento si chiude per insufficienza
o integrale ripartizione dell’attivo; è invece disposta d’ufficio quanto per oltre tre anni consecutivi non viene
depositato il bilancio annuale di liquidazione.
Intervenuta la cancellazione dal registro, i creditori sociali rimasti insoddisfatti possono far valere i loro diritti:
- Nei confronti dei soci, fino alla concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione
- Nei confronti dei liquidatori, se il mancato pagamento è dipeso da colpa di questi.
La cancellazione dal registro delle imprese segna l’estinzione anche di crediti o beni della società che non sono stati
oggetto di liquidazione: la cancellazione determina la successione dei soci nel patrimonio residuo della società in
proporzione della loro quota di liquidazione.
I creditori possono tuttavia chiedere il fallimento della società entro un anno dalla cancellazione dal registro delle
imprese, in passato invece la società doveva ritenersi ancora in vita ed esposta al fallimento fin quando non fosse stato
pagato l’ultimo debito sociale.

Appunti di Gabriele Longo 103


CAPITOLO DICIASSETTESIMO – LA SOCIETÀ IN ACCOMANDITA PER AZIONI
1. Caratteri distintivi.
La società in accomandita per azioni (artt. 2452-2461) si caratterizza per la presenza di due categorie di soci:
- I soci accomandatari: rispondono solidalmente ed illimitatamente per le obbligazioni sociali e sono per legge
amministratori della società
- I soci accomandanti: sono obbligati verso la società nei limiti della quota di capitale sottoscritto
Nella SAPA le quote di partecipazione dei soci sono caratterizzate da azioni e ad essa sono applicabili le norme relative
alla società per azioni in quanto compatibili con le disposizioni seguenti (art. 2454). La disciplina specifica della SAPA
si esaurisce in alcuni adattamenti della disciplina dalla SPA, destinati a tener conto della posizione degli azionisti
accomandatari.
2. L’azionista accomandatario.
Nella società in accomandita semplice:
- Gli accomandatari possono, ma non devono essere necessariamente amministratori e si possono avere soci
accomandatari che non sono amministratori
- L’accomandatario risponde delle obbligazioni sociali anche se non è amministratore o cessa di essere tale
- L’accomandatario risponde anche delle obbligazioni sociali anteriori all’acquisto della qualità di socio e di quelle
successive all’eventuale cessazione della carica di amministratore
Nella società in accomandita per azioni c’è un nesso fra qualità di accomandatario, posizione di amministratore e
responsabilità per le obbligazioni sociali:
- I soci indicati nell’atto costitutivo come accomandatari sono tutti di diritto amministratori della società e senza
limiti di tempo
- Il socio accomandatario che cessa dall’ufficio di amministratore, non risponde per le obbligazioni della società
sorte posteriormente all’iscrizione nel registro delle imprese della cessazione dall’ufficio
- Il nuovo amministratore assume la qualità di socio accomandatario dal momento di accettazione della nomina e
risponde solo per le obbligazioni sociali che sorgono a partire da tale momento, non di quelle anteriori.
Queste condizioni comportano l’automatico fallimento dell’accomandatario in caso di fallimento della SAPA.
L’unico dato che l’azionista accomandatario condivide con il socio accomandatario della SAS è il carattere sussidiario
della propria responsabilità rispetto a quella della società: i creditori sociali possono agire nei confronti degli
accomandatari solo dopo aver infruttuosamente escusso il patrimonio sociale.
3. Costituzione. Conferimenti. Azioni.
Per questi tra argomenti trova piena applicazione la disciplina della SPA, con due sole differenze:
- L’atto costitutivo deve indicare quali sono i soci accomandatari ed è superflua la nomina degli amministratori, dato
che gli accomandatari sono di diritto amministratori
- La denominazione sociale deve essere costituita dal nome di almeno uno dei soci accomandatari, con l’indicazione
di società in accomandita per azioni. Non è richiamato l’art. 2314 che sancisce la responsabilità solidale ed illimitata
dell’accomandante che consente l’inserimento del suo nome nella ragione sociale, tale norma non è quindi
applicabile alla SAPA.
Nessuna disposizione specifica è dettata per le azioni intestate agli accomandatari, ciò comporta che anche le azioni
degli accomandatari sono liberamente trasferibili e non sia necessario il consenso degli altri accomandatari;
l’acquirente infatti non succede nella carica di amministratore dell’alienante.
Anche le azioni della SAPA possono essere ammesse alle quotazioni in borsa e troverà applicazione la disciplina
prevista per le società quotate: controllo della Consob, revisione legale dei conti come ente di interesse pubblico,
possibilità di emettere azioni di risparmio.
4. Gli organi sociali.
È necessaria la presenza di tre distinti organi: assemblea, amministratori e collegio sindacale.
All’assemblea si applicano le regole di funzionamento dettate per le SPA, tuttavia valgono norme particolari per
l’adozione di alcune delibere.
- Gli accomandatari non hanno diritto di voto nelle delibere di nomina e revoca dei sindaci e in quelle riguardanti
l’esercizio dell’azione di responsabilità nei loro confronti
- Le modifiche dell’atto costitutivo devono essere deliberate dall’assemblea straordinaria e approvate da tutti i soci
accomandatari
- Nella competenza dell’assemblea straordinaria rientra anche la nomina e la revoca degli amministratori e la
nomina di nuovi amministratori deve essere approvata anche dagli amministratori rimasti in carica.

Appunti di Gabriele Longo 104


Le deviazioni dalla disciplina della SPA si hanno per quanto riguarda l’organo amministrativo.
I soci accomandatari designati dall’atto costitutivo sono di diritto amministratori ed il loro ufficio ha carattere
permanente; tuttavia possono essere revocati anche se non ricorre giusta causa con delibera dell’assemblea
straordinaria e possono rinunciare all’ufficio anche senza giusta causa.
La scelta dei nuovi amministratori, subordinata anche all’accettazione di tutti gli amministratori rimasti in carica, deve
avvenire fra gli azionisti ed assumono la qualità di accomandatari con l’accettazione della nomina.
Gli accomandatari-amministratori sono soggetti agli stessi obblighi degli amministratori di SPA: sono personalmente e
solidamente responsabili verso i terzi per le obbligazioni sociali e sono tenuti al risarcimento dei danni per violazione
degli obblighi posti a loro carico, verso la società, verso i creditori sociali e verso i singoli soci o terzi direttamente
danneggiati.
Per il collegio sindacale l’unica deviazione dalla disciplina delle SPA consiste nel divieto per gli accomandatari di votare
nelle delibere riguardanti la nomina e la revoca dei sindaci e del soggetto incaricato della revisione legale dei conti, ciò
rafforza l’indipendenza dell’organo di controllo dagli amministratori.
5. Lo scioglimento della società.
È prevista un’ulteriore causa di scioglimento tipica rispetto a quelle dettate per la SPA: la società di scioglie in caso di
cessazione dalla carica di tutti gli amministratori, se nel termine di 6 mesi non si è provveduto alla loro sostituzione. In
questo periodo il collegio sindacale nomina un amministratore provvisorio, i cui poteri sono circoscritti alla ordinaria
amministrazione, che non assume la qualità di socio accomandatario.
Fra le cause di scioglimento non è invece previsto, diversamente dalla SAS, il venir meno di tutti gli accomandanti in
quanto l’attività può proseguire fin quando non è richiesta una delibera riservata per legge agli accomandanti (nomina
e revoca dei sindaci).
Se il patrimonio sociale è insufficiente al pagamento dei creditori, i liquidatori potranno richiedere agli accomandatari
le somme necessarie, nei limiti delle responsabilità ed in proporzione della partecipazione alle perdite.
Dopo la cancellazione, i creditori rimasti insoddisfatti potranno far valere i loro diritti nei confronti degli accomandatari
ed anche dei liquidatori, se il mancato pagamento è dipeso da colpa di questi ultimi; potranno invece agire nei
confronti dagli accomandanti solo nei limiti della quota di liquidazione dagli stessi riscossa.
CAPITOLO DICIOTTESIMO – LA SOCIETÀ A RESPONSABILITÀ LIMITATA
1. Caratteri distintivi.
La società a responsabilità limitata (artt. 2462-2483) è una società di capitali nella quale:
- Per le obbligazioni sociali risponde soltanto la società col suo patrimonio
- Le quote di partecipazione dei soci non possono essere rappresentate da azioni, non possono cioè essere
rappresentate da documenti destinati a circolare e non possono costituire oggetto di offerta al pubblico, tale
divieto costituisce un ostacolo alla raccolta di ingenti capitali di rischio tra il pubblico dei risparmiatori.
Nelle SRL è fatto divieto di emettere obbligazioni, anche se con la riforma del 2003 è stato loro consentito di emettere
titoli di debito per la raccolta di capitale di credito, ma senza poterli collocare direttamente presso il pubblico dei
risparmiatori; i titoli di debito possono essere sottoscritti solo da banche o altri investitori qualificati.
Nonostante ciò, la SRL costituisce il tipo di società di capitali più diffusa, poiché:
1) Minori requisiti di capitale richiesto per la costituzione della società: €10.000 anziché 50.000 come per le altre
società di capitali; inoltre dal 2013 il capitale minimo non costituisce più condizione per la costituzione, la SRL può
ritenersi costituita anche con un capitale inferiore al minimo legale con l’unica conseguenza che in conferimenti
devono versarsi per intero e in denaro al momento della sottoscrizione nelle mani degli amministratori e che è
previsto un maggiore accantonamento di utili per la riserva legale. La disciplina del 2003 ha inoltre reso meno
complessa la disciplina dei conferimenti ed ha consentito l’apporto di opere e servizi, vietato nelle SPA
2) Minori costi di funzionamento: la presenza di un organo di controllo è obbligatoria solo per le SRL che superano
determinate dimensioni ed anche in questo caso può limitarsi alla nomina di un solo sindaco o di un revisore
3) Maggiore flessibilità organizzativa: l’assetto organizzativo della SRL ricalca il modello base della SPA ma si
caratterizza per lo spazio ampio riconosciuto all’autonomia privata
4) Minori costi di costituzione: i minori conferimenti richiesti e la possibilità di prevedere una struttura organizzativa
con meno cariche sociali, rendono la costituzione di una SRL più economica di una SPA. Inoltre dal 2012 il
legislatore ha previsto un sottotipo, la società a responsabilità semplificata, la cui costituzione è esentata persino
dal pagamento degli oneri notarili.
L’obiettivo di fondo delle novità introdotte a partire dal 2003 è quelli di accentuare il distacco tra SRL e SPA e di farne
un modello societario particolarmente elastico.

Appunti di Gabriele Longo 105


2. La costituzione della società. La società a responsabilità limitata unipersonale.
La costituzione della SRL presenta alcune deviazioni dal regime della SPA:
- Non è ammessa la stipula dell’atto costitutivo per pubblica sottoscrizione e non trova applicazione la disciplina
prevista per i promotori
- Il capitale sociale minimo richiesto dalla legge è di 10.000€ ma in sede di costituzione può essere determinato in
una misura inferiore purché pari almeno ad 1€
- La denominazione sociale può essere liberamente formata come nella SPA, ma deve contenere l’indicazione di SRL
- Anche la SRL può essere costituita a tempo indeterminato
Il contenuto dell’atto costitutivo (art. 2463) ricalca quello della SPA, salvo la sostituzione delle indicazioni relativa alle
azioni con quella della quota di partecipazione di ciascun socio. Come nelle SPA non può più ritenersi nulla la vendita
delle quote prima dell’iscrizione nel registro delle imprese.
La SRL è il primo tipo di società di capitali per il quale fu introdotta la possibilità di costituzione da parte di un singolo
socio, con il mantenimento della responsabilità limitata per le obbligazioni sociali.
3. I conferimenti. Le altre forme di finanziamento.
Con l’attuale disciplina sono caduti limiti e divieti previsti per le SPA riguardo all’oggetto dei conferimenti, l’attuale
principio base è che come le SPA anche nelle SRL possono essere conferiti tutti gli elementi dell’attivo suscettibili di
valutazione economica.
Per semplificare e ridurre i costi di costituzione, il versamento iniziale del 25% dei conferimenti in denaro e dell’intero
sovrapprezzo va effettuato direttamente all’organo amministrativo nominato nell’atto costitutivo, anziché presso una
banca. In teoria è possibile sostituire il versamento con una stipula di una polizza di assicurazione o di una fideiussione
bancaria, questa pratica però non è diventata operativa perché il Governo non ha provveduto a determinare le
caratteristiche della polizza e della fideiussione.
È consentito il conferimento di prestazioni d’opere o servizi purché l’intero valore assegnato a tale conferimento sia
garantito da una polizza di assicurazione o da una fideiussione bancaria o, se l’atto costitutivo lo prevede, da un
versamento a titolo di cauzione dell’importo in denaro presso la società.
Per i beni in natura resta il vincolo che devono essere interamente liberati al momento della sottoscrizione, ma non è
però necessaria la stima di un esperto nominato dal tribunale chiamato ad effettuare la valutazione, in quanto è
sufficiente che si tratti di un revisore/società di revisione iscritti nell’apposito registro; inoltre non è espressamente
prevista la revisione della stima. Analoga semplificazione della stima è prevista anche per gli acquisti pericolosi della
società nei confronti di soci, amministratori e fondatori.
Specificamente disciplinata è la posizione del socio moroso: decorso il termine di 30 giorni dalla diffida ad adempiere
da parte degli amministratori, il socio moroso non può partecipare alle decisioni dei soci. Resta ferma la facoltà per la
società di vendere le quote del socio moroso, in alternativa all’azione giudiziaria, che devono essere prima offerte in
opzione agli altri soci per il valore risultante dall’ultimo bilancio approvato. Se mancano offerte, si procede alla vendita
all’incanto solo se l’atto costitutivo lo consente; se mancano compratori, gli amministratori escludono il socio moroso
trattenendo le somme riscosse con conseguente riduzione del capitale sociale dato che la SRL non può in nessun caso
possedere proprie quote.
Nel 2003 è stata inoltre introdotta una specifica disciplina dei finanziamenti dei soci volta a porre un freno al fenomeno
delle società sottocapitalizzate che operano con ingenti finanziamenti a titolo di capitale di prestito da parte dei soci.
L’art. 2467 stabilisce che il rimborso dei finanziamenti dei soci alla società è subordinato rispetto al soddisfacimento
degli altri creditori, gli amministratori non possono dunque rimborsare i finanziamenti dei soci quando il rimborso
metta a repentaglio il soddisfacimento degli altri creditori. Questa disciplina di applica a qualsiasi forma di
finanziamenti a condizione che siano stati concessi in un momento in cui la società era a rischio di insolvenza.
4. I titoli di debito.
Con l’attuale disciplina è caduto il divieto per le SRL di emettere obbligazioni: l’atto costitutivo può prevedere
l’emissione di titoli di debito, sottratti alla disciplina delle obbligazioni ma soggetti alla disciplina del Cicr. L’atto
costitutivo stabilisce se è consentita l’emissione di titoli di debito e se la competenza spetta ai soci o agli amministratori
determinando gli eventuali limiti, le modalità e le maggioranze necessarie.
Ampia è la libertà concessa all’autonomia statutaria, ma la legge puntualizza che tali titoli sono emessi a fronte di un
apporto a titolo di prestito, ne consegue che il diritto al rimborso del capitale non può essere condizionato
all’andamento economico della società e solo la misura degli interessi può esserlo. L’atto costitutivo può assimilare
ulteriormente i titoli di debito alle obbligazioni, prevedendo l’emissione come titoli di massa e la loro circolazione
secondo la disciplina dei titoli di credito.
Né il codice civile né la disciplina del Cicr stabiliscono limiti quantitativi all’emissione, in quanto la tutela dei
risparmiatori è realizzata tramite un particolare regime di collocamento e circolazione dei titoli di debito: i titoli di
Appunti di Gabriele Longo 106
debito possono essere sottoscritti solo da investitori professionali per i quali è prescritto il rispetto di idonei requisiti
di solidità patrimoniale stabiliti dalla autorità di vigilanza. Investitori che, in caso di successiva circolazione dei titoli di
debito, rispondono per legge della solvenza della società nei confronti degli acquirenti che non siano investitori
professionali o soci della società emittente, ciò, assieme all’elevato taglio minimo di 50.000€, ne ha scoraggiato la
diffusione.
5. Le quote sociali.
Il capitale della SRL è diviso in parti, secondo un criterio personale e non astratto-matematico, in base al numero dei
soci: il numero iniziale delle quote corrisponde al numero dei soci e ciascun socio diventa titolare di un’unica quota di
partecipazione. Le quote possono dunque essere di diverso ammontare in quanto il loro valore è determinato in
misura proporzionale al conferimento.
Come nella SPA, l’atto costitutivo può però determinare il valore delle partecipazioni in misura non proporzionale ai
conferimenti, ma in questo caso nella SRL il socio diventa titolare di una sola quota del valore indicato dall’atto
costitutivo e non di varie azioni di uguale valore; le quote a differenza delle azioni possono quindi attribuire diversi
diritti, infatti i diritti sociali spettano ai soci in misura proporzionale alla partecipazione da ciascuno posseduta.
Si tratta tuttavia di una regola che può essere ampiamente derogata dall’autonomia statutaria dato che si può
prevedere l’attribuzione a singoli soci di particolari diritti riguardanti l’amministrazione della società o la distribuzione
di utili. Questi particolari diritti, salvo diversa previsione statutaria, possono essere però modificati solo con il consenso
di tutti i soci e in caso di alienazione della quota non si trasferiscono all’acquirente poiché sono diritti attribuiti dall’atto
costitutivo direttamente alla persona del socio.
Il socio è titolare di una quota e l’acquisto di altre quote non rende il socio titolare di più quote distinte, ma solo un
incremento quantitativo dell’originaria salvo che non si tratti di quote che attribuiscono diritti o obblighi diversi.
Però, mentre l’azione è indivisibile, la quota è divisibile; l’atto costitutivo può tuttavia escludere la divisibilità delle
quote, in questo caso se la quota diventa di proprietà di più persone deve essere nominato un rappresentante comune
per l’esercizio dei diritti sociali.
Le quote non possono essere rappresentante da titoli di credito né possono costituire oggetto di offerta al pubblico,
l’eventuale certificato di quota rilasciato dalla società costituisce semplice documento probatorio e non uno strumento
per la circolazione della stessa. La quota non è quindi un bene mobile materiale, tuttavia anch’essa ha proprio valore
patrimoniale oggettivo e ciò spiega perché viene per legge trattata come oggetto unitario di diritti ed assimilata, pur
non senza contrasti, ai beni immateriali.
6. Le vicende e il trasferimento delle quote sociali.
Le quote sono per legge liberamente trasferibili, per atto tra vivi e per successione a causa di morte, tuttavia l’atto
costitutivo può:
- limitare o escludere il trasferimento delle quote, accentuando il carattere personale della partecipazione sociale
- può subordinare il trasferimento al gradimento di organi sociali, ma in tali casi il socio può recedere dalla società
- può prevedere che il recesso non possa essere esercitato prima di un certo termine, non superiore a 2 anni, dalla
costituzione della società o dalla sottoscrizione della quota.
L’alienazione in violazione delle clausole dell’atto costitutivo che ne limitano la circolazione è inefficace nei confronti
della società, la quale può precludere l’esercizio dei diritti sociali all’acquirente.
Al fine di assicurare la trasparenza nella cessione delle quote e la conoscenza dell’effettiva composizione della
compagine societaria, i trasferimenti per atto fra vivi devono risultare da scrittura privata con sottoscrizione
autenticata da un notaio o da un documento informatico sottoscritto dalle parti mediante firma digitale. Il notaio deve
depositare entro 30 giorni l’atto di trasferimento per l’iscrizione del registro delle imprese.
Il trasferimento della quota è valido fra le parti per effetto del semplice consenso, è però produttivo di effetti nei
confronti della società solo dal momento dell’iscrizione nel registro delle imprese; se la quota è alienata con successivi
contratti a più persone, prevale chi per primo effettua l’iscrizione nel registro delle imprese purché in buona fede.
Non è necessaria l’annotazione del trasferimento nel libro dei soci, dato che questo libro è stato soppresso nel 2008
al fine di ridurre i costi amministrativi a carico della società. Legittime continuano ad essere le clausole dell’atto
costitutivo che tuttora prevedono la tenuta del libro dei soci. Regole analoghe valgono per il trasferimento mortis
causa.
Per quanto riguarda le responsabilità dell’alienante, se la quota trasferita non è interamente liberata, l’alienante
risponde in solido con l’acquirente per i versamenti ancora dovuti per il periodo di 3 anni dall’iscrizione del
trasferimento nel registro delle imprese; tuttavia la società dovrà prima rivolgersi all’acquirente e poi all’alienante.
La quota può costituire oggetto di pegno, usufrutto e sequestro e l’art. 2471-bis richiama la corrispondente disciplina
dettata per le azioni; non sono invece regolate le modalità di costituzione dei diritti frazionari sulla partecipazione

Appunti di Gabriele Longo 107


sociale e si ritiene al riguardo che per il pegno, l’usufrutto e il sequestro convenzionale trovino applicazione le regole
stabilite dall’art. 2470 in tema di trasferimento delle quote, mentre per il sequestro conservativo quelle in tema di
pignoramento.
La quota può inoltre formare oggetto di espropriazione da parte dei creditori personali del socio, con conseguente
vendita forzata o assegnazione della stessa al creditore precedente. L’attuale disciplina precisa che il pignoramento si
esegue mediante notifica al debitore e alla società e successiva iscrizione nel registro delle imprese.
L’espropriazione è consentita anche se la quota non è liberamente trasferibile: la vendita all’incanto può avvenire solo
se il creditore, il socio e la società non raggiungono un accordo sulle modalità di vendita. Inoltre la vendita è priva di
effetto se la società presenta entro 10 giorni un altro acquirente che offra lo stesso prezzo, allo scopo di impedire
l’ingresso di soggetti non graditi nella compagine societaria. Tale disciplina è richiamata anche per il pegno, usufrutto
e sequestro di quote non liberamente trasferibili.
Alla SRL è vietato in modo assoluto l’acquisto di proprie quote, l’accettazione in garanzia di proprie quote e accordare
prestiti o fornire garanzie per il loro riacquisto o la loro sottoscrizione.
7. Recesso ed esclusione.
La disciplina del recesso è stata riformata muovendo dal presupposto che questo è lo strumento più efficace di tutela
dei soci di minoranza in una società in cui le partecipazioni non hanno un mercato. È riconosciuta ampia autonomia
statuaria: l’atto costitutivo stabilisce quando il socio può recedere e le relative modalità ed è inderogabile per legge in
una serie di casi.
- Se la società è a tempo indeterminato ogni socio può recedere con un preavviso di 180 giorni, che l’atto costitutivo
può allungare fino ad un anno
- Se la società è a tempo determinato possono recedere i soci che non hanno consentito:
1) Al cambiamento dell’oggetto sociale o del tipo di società
2) Alla sua fusione o scissione
3) Alla revoca dello stato di liquidazione
4) Al trasferimento della sede sociale all’estero
5) All’eliminazione di uno o più cause di recesso previste dall’atto costitutivo
6) Al compimento di operazioni che comportano una modifica dell’oggetto sociale o dei diritti particolari
attribuiti al singolo socio
7) All’aumento del capitale sociale con esclusione del diritto d’opzione
Come nelle SPA il recesso non può essere esercitato se la società revoca la delibera che lo legittima o se è deliberato
lo scioglimento della società.
I soci che recedono hanno diritto al rimborso della propria partecipazione in proporzione del patrimonio sociale entro
180 giorni dalla comunicazione del recesso alla società.
Allo scopo di contemperare l’interesse del socio che recede con la tutela dell’integrità del capitale e dei creditori sociali,
si prevede che la quota del socio recedente debba prima essere offerta in opzione agli altri soci o ad un terzo
individuato dai soci. Se non vi sono acquirenti, si procede al rimborso attingendo alle riserve disponibili della società o
tramite riduzione reale del capitale sociale; se la riduzione risulta impossibile perché i creditori si oppongono la società
si scioglie.
L’atto costitutivo può prevedere specifiche cause di esclusione del socio per giusta causa, conseguente ad una
decisione dei cosi che l’escluso può impugnare. Per il rimborso si applica la disciplina del recesso, con esclusione della
riduzione del capitale sociale, quindi se non ci sono acquirenti o riserve disponibili, l’esclusione sarà priva di effetto.
8. Gli organi sociali. Le decisioni dei soci.
Le materie rimesse alle decisioni dei soci sono definite in maniera autonoma e sono più ampie rispetto alle competenze
dell’assemblea nella SPA, l’art. 2479 stabilisce infatti che sono rimesse inderogabilmente alle decisioni dei soci:
1) l'approvazione del bilancio e la distribuzione degli utili
2) la nomina, se prevista nell'atto costitutivo, degli amministratori
3) la nomina dei sindaci, del presidente del collegio sindacale e del soggetto incaricato di effettuare la revisione legale
dei conti
4) le modificazioni dell'atto costitutivo
5) la decisione di compiere operazioni che comportano una sostanziale modificazione dell'oggetto sociale
determinato nell'atto costitutivo o una rilevante modificazione dei diritti dei soci.
L’atto costitutivo può riservare alla competenza dei soci ulteriori materie e si prevede che i soci decidono su qualsiasi
argomento sia sottoposto alla loro approvazione dagli amministratori o da tanti soci che rappresentano almeno un
terzo del capitale sociale.

Appunti di Gabriele Longo 108


L’atto costitutivo può prevedere che le decisioni dei cosi siano adottate con una procedura più snella, sulla base del
consenso espresso per iscritto, fermo restando che ciascun socio deve essere posto in condizione di partecipare al
procedimento decisionale. In questo caso le decisioni sono adottate col voto favorevole di una maggioranza che
rappresenti almeno la metà del capitale sociale.
Pur in presenza di questa clausola, alcune decisioni particolarmente importanti devono comunque essere adottate
con il metodo assembleare, ritenuto più idoneo a garantire maggiore ponderazione nelle scelte e maggiore tutela dei
diritti della minoranza, come le modifiche dell’atto costitutivo, le decisioni che comportano la modifica dell’oggetto
sociale o la riduzione del capitale sociale per perdite obbligatoria. La delibera è inoltre necessaria quando ne sia fatta
richiesta da uno o più amministratori o dai soci che rappresentano almeno 1/3 del capitale sociale.
La disciplina dell’assemblea è resa autonoma da quella della SPA:
- l’atto costitutivo determina i modi di convocazione, in mancanza è convocata dagli amministratori tramite lettera
raccomandata spedita ai soci
- l’assemblea si riunisce presso la sede sociale, se non disposto diversamente, e ne regola lo svolgimento il
presidente
- possono intervenire in assemblea tutti i soci e il socio può liberamente farsi rappresentare in assemblea
- il voto dei soci vale in misura proporzionale alla partecipazione
- le maggioranze richieste per l’approvazione delle delibere sono più elevate che nelle SPA: l’assemblea è costituita
con la presenza di soci che rappresentano la metà del capitale sociale e delibera a maggioranza assoluta dei
presenti; per questioni più rilevanti è necessario il voto favorevole di soci che rappresentano la metà del capitale
sociale e non solo di quello intervenuto in assemblea.
- Non è prevista un’assemblea di seconda convocazione con maggioranze ridotte, che però può essere introdotta
dall’atto costitutivo.
L’attuale disciplina prevede l’assemblea totalitaria, per la quale si richiede la presenza dell’intero capitale e che tutti
gli amministratori e sindaci siano presenti o anche solo informati della riunione; questa assemblea può però deliberare
solo sugli argomenti alla cui trattazione nessuno degli intervenuti si oppone.
9. L’invalidità delle decisioni dei soci.
Comune alla SPA è l’articolazione dei regimi di invalidità:
- Invalidità che può essere fatta valere solo da alcuni soggetti, entro breve termine e non opponibile ai terzi in buona
fede (annullabilità)
- Invalidità conseguente da più gravi vizi sostanziali o procedimentali, che può essere fatta valere da chiunque vi
abbia interesse, ma entro 3 anni
- Invalidità che può essere fatta valere da chiunque senza limiti di tempo
Comune è inoltre l’obiettivo di assicurare stabilità degli atti societari, attraverso ampia previsione di modi di convalida
delle delibere annullabili e nulle e regole volte a contrastare l’ammissibilità di cause di inesistenza giuridica delle
delibere.
Regola generale è che le decisioni prese non in conformità della legge o dell’atto costitutivo possono essere impugnate
dai soci che non vi hanno consentito anche individualmente, da ciascun amministratore e dall’organo di controllo entro
90 giorni dalla loro trascrizione nel libro delle decisioni dei soci. Nelle stesse forme sono impugnabili le decisioni prese
col voto determinante di soci in conflitto di interessi, qualora possano recare danno alla società.
Il procedimento di impugnazione è regolato dalla disciplina della SPA: l’annullamento ha effetto nei confronti di tutti i
soci ed obbliga gli amministratori a prendere provvedimenti; non pregiudica i diritti acquistati in buona fede dai terzi.
L’annullamento non può avere luogo se la decisione impugnata è sanata con altra che sana retroattivamente la
decisione invalida. La convalida è favorita dalla legge anche nel corso del giudizio di impugnazione: il tribunale può
assegnare un termine per l’adozione di una nuova decisione idonea ad eliminare la causa di invalidità.
Sono richiamate anche le due specifiche forme di convalida per la mancanza di convocazione, la quale non può essere
fatta valere da chi abbia dichiarato il suo assenso allo svolgimento dell’assemblea, e per la mancanza del verbale che
può essere sanata mediante verbalizzazione eseguita prima dell’assemblea successiva.
Possono essere impugnate da chiunque vi abbia interesse, ma nel termine di 3 anni, le decisioni aventi oggetto
impossibile o illecito e quelle prese in assenza assoluta di informazione, cioè quando la decisione è assunta senza
coinvolgere un socio nella procedura di consultazione scritta o quando la delibera è assunta senza convocazione.
Viene comunque richiamata la disciplina della SPA che riduce l’operatività delle cause di nullità per alcune delibere di
particolare rilievo: aumento o riduzione del capitale sociale, impugnazione del bilancio. Anche per le decisioni nulle si
fanno salvi i diritti acquistati dai terzi in buona fede e la convalida mediante sostituzione della decisione invalida.
Possono essere impugnate senza limiti di tempo le delibere che modificano l’oggetto sociale prevedendo attività
impossibili o illecite.
Appunti di Gabriele Longo 109
10. Amministrazione e controlli.
La ripartizione di competenze fra assemblea ed amministratori in merito alla gestione dell’impresa sociale è in larga
parte rimessa all’autonomia statutaria. In mancanza di diversa previsione dell’atto costitutivo, l’amministrazione è
affidata ad uno o più soci nominati con decisione dei soci che restano in carica a tempo indeterminato.
Nulla stabilisce la nuova disciplina riguardo alla cessazione dell’incarico e si ritiene che l’amministratore scaduto resta
in carica fino alla nomina del sostituto e che gli amministratori debbano osservare il divieto di concorrenza con la
società secondo la disciplina delle SPA.
L’atto costitutivo può prevedere che gli amministratori operino non come consiglio di amministrazione ma
disgiuntamente o congiuntamente come nelle società di persone, dunque in caso di amministrazione disgiunta ciascun
amministratore può realizzare da solo atti in nome della società, ma con alcune eccezioni: devono essere assunte da
tutti gli amministratori le decisioni riguardanti la redazione del progetto di bilancio e dei progetti di fusione e scissione.
In amministrazione disgiunta, ciascun amministratore può opporsi al compimento di atti da parte di un altro, in tal
caso la decisione è sottoposta all’esame dei soci a maggioranza.
In amministrazione congiunta, questa potrà essere all’unanimità o a maggioranza come nelle società di persone.
Gli amministratori hanno il potere generale di rappresentanza della società e vale inoltre l’inopponibilità dei limiti ai
poteri degli amministratori risultanti dall’atto costitutivo o dall’atto di nomina e l’inopponibilità ai terzi dei vizi dell’atto
di nomina del rappresentante dopo la pubblicazione nel registro delle imprese.
I contratti conclusi dagli amministratori con rappresentanza in conflitto di interessi però possono essere annullati su
domanda della società e l’azione si prescrive entro 5 anni dalla conclusione del contratto. Possono essere impugnate
le decisioni adottate dal consiglio di amministrazione con il voto determinante di un amministratore in conflitto di
interessi, qualora cagionino un danno patrimoniale alla società, entro 90 giorni dagli altri amministratori.
Il dato normativo non richiede che l’amministratore comunichi al consiglio di amministrazione gli interessi che ha in
una determinata operazione, come invece per le SPA, si ritiene che tale obbligo discenda però dai doveri di diligenza
e correttezza.
La disciplina dell’azione di responsabilità si discosta da quella della SPA, secondo la regola generale: gli amministratori
sono solidalmente responsabili verso la società dei danni derivanti dall'inosservanza dei doveri ad essi imposti dalla
legge e dall'atto costitutivo, salvo che dimostrino di essere esenti da colpa e, essendo a cognizione che l'atto si stava
per compiere, abbiano fatto constare del proprio dissenso.
Responsabili solidalmente con gli amministratori sono anche i soci che hanno intenzionalmente deciso o autorizzato il
compimento di atti dannosi per la società, i soci o i terzi e quindi di soci che di fatto amministrano la società.
L’azione di responsabilità contro gli amministratori può essere proposta dal singolo socio, il quale può chiedere la
revoca degli amministratori in caso di gravi irregolarità nella gestione della società; si ritiene che la revoca possa essere
domandata dal singolo socio anche senza l’azione di responsabilità.
È possibile richiamare, anche se non previsto, per analogia i principi della SPA in tema di azione sociale di responsabilità
esercitata dalla minoranza, ne consegue che:
- La società deve essere necessariamente chiamata in giudizio come partecipe al contrasto
- Alla società spetta ogni corrispettivo che abbiano ottenuto i soci attori per rinunciare all’azione
- Il socio non può agire se la società ha rinunciato all’azione
L’azione di responsabilità contro gli amministratori può essere promossa anche dalla società stessa e resta fermo che
in caso di fallimento l’esercizio delle azioni di responsabilità spettanti alla società fallita nei confronti degli
amministratori e dei soci è riservato al curatore.
Alla società è riconosciuto il potere di rinunciare all’azione di responsabilità contro gli amministratori, anche se
promossa dai soci. Più elevati sono però i quorum rispetto alla SPA: 2/3 del capitale e che non vi si oppongano tanti
soci che rappresentano il 10% del capitale.
La disciplina della responsabilità degli amministratori verso i singoli soci o terzi direttamente danneggiati ricalca quella
della SPA, non si fa invece menzione della responsabilità verso i creditori sociali, che verranno tutelati esercitando i
rimedi di diritto comune (azione surrogatoria e responsabilità extracontrattuale) o un’azione di responsabilità analoga
a quella prevista dalla disciplina della SPA tramite un’estensione analogica.
L’atto costitutivo può prevedere la nomina di un organo di controllo, formato da un solo membro, o di un revisore
determinandone competenze e poteri; la nomina diventa obbligatoria quando ricorra una delle seguenti circostanze:
- La società è tenuta alla redazione del bilancio consolidato
- La società controlla una società obbligata alla revisione legale dei conti
- Non ricorrano le condizioni stabilite per la redazione del bilancio di esercizio in forma abbreviata
Resta fermo l’obbligo di nominare un revisore/società di revisione quando è applicabile la disciplina degli enti di
interesse pubblico e dal 2014 non è più obbligatoria invece la nomina dell’organo di controllo quando la società ha
capitale pari o superiore al capitale minimo previsto per la SPA.
Appunti di Gabriele Longo 110
Ogni socio non amministratore ha diritto di avere dagli amministratori notizie sullo svolgimento degli affari sociali e di
consultare i libri sociali e i documenti relativi all’amministrazione; tali diritti possono essere temperati dall’atto
costitutivo per non intralciare eccessivamente l’attività sociale ma non può sopprimerli. I soci dovranno però esercitare
i controlli nel rispetto del principio di correttezza e buona fede e senza divulgare a terzi le informazioni ricevute.
11. Bilancio. Modificazioni dell’atto costitutivo. Scioglimento.
La redazione del bilancio e la distribuzione degli utili non presentano sostanziali differenze rispetto alla disciplina della
SPA. Il bilancio viene predisposto dall’organo amministrativo, approvato dai soci ed infine depositato entro 30 giorni
nel registro delle imprese.
Dagli utili netti annuali deve essere dedotta una quota per formare la riserva legale, nelle SRL il cui capitale sociale è
determinato in misura inferiore al minimo legale però l’obbligo di accantonamento degli utili è più accentuato: deve
essere dedotto 1/5 degli utili di ciascun esercizio fino a che la riserva non abbia raggiunto, unitamente al capitale,
l’ammontare di 10.000€.
Le modifiche dell’atto costitutivo sono di competenza inderogabile dell’assemblea, che delibera a maggioranza del
capitale, e la modifica diviene efficace solo dopo l’iscrizione nel registro delle imprese su richiesta del notaio che
effettua il controllo di legittimità.
Sono invece autonomamente disciplinante le variazioni del capitale sociale con disposizioni differenti rispetto alla SPA.
Per l’aumento del capitale a pagamento è prevista la delega agli amministratori, la determinazione dei limiti e delle
modalità di esercizio sono tuttavia rimesse all’atto costitutivo. Come nelle SPA la decisione di aumentare il capitale
non può essere attuata finché i conferimenti dovuti non sono stati eseguiti.
Anche la regolamentazione del diritto di opzione è rimessa alle previsioni statutarie: l’esclusione del diritto d’opzione
è possibile solo se espressamente prevista dall’atto costitutivo e non è ammessa quando l’aumento di capitale è reso
necessario da una riduzione dello stesso per perdite. Le modalità ed i termini, non inferiori a 30 giorni, entro cui è
esercitabile il diritto di sottoscrizione sono determinati dalla delibera di aumento del capitale, che deve indicare: se e
con quali modalità consentire che la parte inoptata sia sottoscritta dagli altri soci o da terzi, l’eventuale sovrapprezzo
e consentire anche solo l’aumento parziale del capitale.
La disciplina di aumento di capitale gratuito è coincidente con quella della SPA, si precisa solo che al termine
dell’operazione la quota di partecipazione di ciascun socio deve restare immutata.
Coincidente è anche la disciplina della riduzione reale e nominale del capitale sociale.
La riduzione reale può essere attuata mediante rimborso ai soci delle quote pagate o mediante liberazione degli stessi
dall’obbligo dei versamenti ancora dovuti. Non è necessario una motivazione specifica come la sovrabbondanza di
capitale e la delibera può essere eseguita solo 90 giorni dell’iscrizione nel registro delle imprese senza che nessun
creditore abbia fatto opposizione
La riduzione del capitale per perdite si distingue fra riduzione facoltativa ed obbligatoria. In caso di riduzione
obbligatoria è previsto che gli amministratori convochino senza indugio l’assemblea e sottopongano ai soci una
relazione sulla situazione patrimoniale della società con le osservazioni del collegio sindacale e del soggetto incaricato
della revisione legale; tali documenti devono essere depositati nella sede della società per 8 giorni prima
dell’assemblea perché i soci possano prenderne visione.
L’assemblea potrà procedere immediatamente alla riduzione del capitale oppure rinviare la decisione all’esercizio
successivo, se nell’esercizio successivo le perdite non risultato diminuite, l’assemblea convocata per l’approvazione
del bilancio deve ridurre il capitale in proporzione delle perdite.
Per quanto riguarda le società a capitale ridotto, è stabilito che devono pur sempre avere almeno 1€ di capitale e con
riferimento a questo importo che devono operare i meccanismi previsti dalla disciplina della riduzione per perdite.
Quando il patrimonio netto scende sotto 1€ per effetto di perdite, la società deve essere ricapitalizzata o trasformata
o posta in liquidazione.
12. La società a responsabilità limitata semplificata. (art. 2463-bis)
È un tipo speciale di SRL che è stata introdotta nel 2012, una serie di decreti legge ha portato alla coesistenza di due
tipi diversi di SRL semplificata: quella prevista dal codice e la SRL a capitale ridotto disciplinata la leggi speciali.
Entrambe caratterizzate da un capitale sociale inferiore al minimo legale, ma divergenti per vari aspetti della disciplina,
come ad esempio l’età dei soci fondatori. Un riordino della materia ha condotto ad eliminare i limiti di utilizzo e a
cancellare la duplicazione.
La SRL semplificata è disciplinata dalle norme in tema di SRL, salvo poche ma significative differenze:
- La società può essere costituita con contratto o atto unilaterale solo da persone fisiche e non è più richiesto che i
soci fondatori abbiano meno di 35 anni di età
- Il capitale sociale deve essere pari almeno ad 1€ ed inferiore a 10.000€ e sono ammessi solo conferimenti in denaro
versati nelle mani dell’organo amministrativo alla costituzione
Appunti di Gabriele Longo 111
- La denominazione sociale deve contenere l’indicazione di SRL semplificata
- Deve essere costituita per atto pubblico, ma l’atto costitutivo e l’iscrizione nel registro delle imprese sono esenti
da diritti di bollo e di segreteria, non è dovuto nemmeno l’onorario del notaio che è tenuto a prestare
gratuitamente la sua opera
- L’atto costitutivo deve essere redatto in conformità al modello standard tipizzato con decreto del Ministro della
giustizia, le clausole del modello sono inderogabili ma la norma codicistica non vieta espressamente di introdurre
nell’atto costitutivo clausole ulteriori che integrino le scarne previsioni del modello standard. In tal caso la
prestazione del notaio deve essere ricompensata.
CAPITOLO DICIANNOVESIMO – LE SOCIETÀ COOPERATIVE
A. LE SOCIETÀ COOPERATIVE
1. Il sistema legislativo.
Le società cooperative sono società a capitale variabile che si caratterizzano per lo specifico scopo perseguito nello
svolgimento dell’attività d’impresa: lo scopo mutualistico. L’ordinamento attribuisce particolare rilievo sociale alle
società che perseguono tale scopo, infatti l’art. 45 della Costituzione dispone che la Repubblica riconosce la funzione
sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e
favorisce l'incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità.
La relativa disciplina era in passato e in parte lo resta ancora particolarmente articolata e complessa per il sovrapporsi
nel tempo di diversi corpi normativi, ciò ha portato all’abuso dello strumento cooperativo con il proliferare di false
cooperative, indotto dal complesso degli incentivi e delle agevolazioni e non scoraggiato dal disordine legislativo. In
questo contesto si inserisce la riforma del 2003, che introduce la distinzione tra società cooperative a mutualità
prevalente e altre società cooperative.
2. Le società con scopo mutualistico.
Identico è lo scopo-mezzo della società cooperative e delle società lucrative, ossia l’esercizio in comune di una attività
economica; diverso è invece lo scopo-fine poiché nelle società lucrative è la produzione di utili da distribuire tra i soci
mentre nelle società cooperative lo scopo mutualistico.
In mancanza di una definizione legislativa dello scopo mutualistico, un punto di partenza è costituito dall’originaria
Relazione al codice civile, la quale afferma che lo scopo prevalente dell’attività d’impresa delle società cooperative
consiste nel fornire beni o servizi od occasioni di lavoro direttamente ai membri dell’organizzazione a condizioni più
vantaggiose di quelle che otterrebbero sul mercato. Lo scopo mutualistico indica dunque un modo di organizzazione
e di svolgimento dell’attività d’impresa che si caratterizza per la gestione di servizio a favore dei soci, che costituiscono
i destinatari dei beni o servizi prodotti, delle possibilità di lavoro e della domanda di materie prime create dalla società.
Il che consente ai soci di ottenere condizioni più vantaggiose di quelle di mercato per via dell’eliminazione
dell’intermediazione di altri imprenditori ed il relativo profitto.
Il vantaggio ottenuto non deriva però direttamente dal rapporto di società, ma è conseguito attraverso distinti e diversi
rapporti economici instaurati con la cooperativa, essi sono i rapporti mutualistici. E si tratta di un vantaggio
proporzionato alla quantità di questi ultimi rapporti, mentre è del tutto svincolato dall’ammontare del conferimento
in società.
I soci sono portatori di uno specifico interesse a che l’attività d’impresa sia orientata al soddisfacimento delle loro
richieste di prestazioni ed alle condizioni più favorevoli, tuttavia è da escludersi che il socio sia titolare di un vero e
proprio diritto soggettivo alle prestazioni mutualistiche e che sussista quindi un obbligo della società di instaurare
rapporti di scambio con i soci che ne facciano richiesta. Ciò implica che il socio potrà azionare i mezzi di tutela qualora
la gestione dell’impresa sociale non sia oggettivamente improntata al rispetto dello scopo mutualistico, l’interesse del
socio è dunque tutelato solo in modo mediato e riflesso.
La legge consente la presenza, accanto ai soci cooperatori, di soci (detti soci sovventori) non interessati alle prestazioni
mutualistiche ed il cui ruolo è quello di apportare il capitale di rischio necessario per lo svolgimento dell’attività della
cooperativa.
3. Scopo mutualistico e scopo lucrativo.
Se l’atto costitutivo lo prevede, le società cooperative possono fornire anche a terzi le medesime prestazioni che
formano oggetto della gestione a favore dei soci e questa attività è finalizzata alla produzione di utili.
Incompatibile con lo scopo mutualistico è l’integrale distribuzione ai soci degli utili prodotti dalla cooperativa.
In definitiva, un freno alla deviazione dallo scopo mutualistico è posto dalla legge non impedendo alle cooperative di
svolgere attività con terzi produttiva di utili (lucro oggettivo), ma limitando la distribuzione fra i soci degli utili realizzati
(lucro soggettivo). E ciò perché l’attività con terzi è indispensabile per raggiungere i livelli di efficienza e di competitività
sul mercato idonei a garantire la sopravvivenza e lo sviluppo dell’impresa mutualistica.

Appunti di Gabriele Longo 112


4. Le cooperative a mutualità prevalente.
Le cooperative a mutualità prevalente godono di tutte le agevolazioni previste per le società cooperative, mentre le
altre società cooperative non godono delle agevolazioni di carattere tributario pur continuando a godere delle altre
agevolazioni. Elementi caratterizzanti le cooperative a mutualità prevalente sono:
- La presenza nello statuto di clausole che limitano la distribuzione di utili e riserve ai soci cooperatori
- La circostanza che la loro attività deve essere svolta prevalentemente a favore dei soci (cooperative di consumo),
deve utilizzare prevalentemente prestazioni lavorative dei soci (cooperative di lavoro) o beni e servizi dagli stessi
apportati (cooperative di produzione e lavoro), più precisamente:
 Nelle cooperative di consumo i ricavi delle vendite dei beni e delle prestazioni di servizi verso i soci devono
essere superiori al 50% del totale dei ricavi delle vendite e delle prestazioni
 Nelle cooperative di lavoro il costo del lavoro dei soci deve essere superiore al 50% del totale del costo di lavoro
 Nelle cooperative di produzione e lavoro il costo della produzione per servizi ricevuti dai soci o per beni
conferiti deve essere superiore al 50% del totale dei costi dei servizi o del costo delle merci e delle materie
prime acquistate o conferite.
Le società cooperative a mutualità prevalente sono iscritte d’ufficio in un apposito albo delle società cooperative,
d’ufficio avviene inoltre la cancellazione dall’albo in caso di cancellazione della società dal registro delle imprese.
All’amministrazione che tiene l’albo le cooperative a mutualità prevalente devono annualmente comunicare le notizie
di bilancio, l’omessa comunicazione è sanzionata con la sospensione semestrale di ogni attività dell’ente; gli atti
compiuti in violazione del divieto non sono nulli o inefficaci, ferma restando l’applicabilità di provvedimenti
sanzionatori da parte dell’autorità di vigilanza.
Perdono la qualifica di cooperative a mutualità prevalente le società che per due esercizi non rispettano le condizioni
di prevalenza della gestione mutualistica o che sopprimono dall’atto costitutivo le clausole antilucrative. Oggi però la
lege precisa che tale conseguenza non si produce per il solo mancato rispetto delle condizioni di prevalenza, fintanto
che la società mantiene nello statuto le clausole antilucrative e si astiene dall’emettere strumenti finanziari.
La cooperativa che cessa di essere a mutualità prevalente ha l’obbligo di imputare a riserve indivisibili il valore effettivo
dell’attivo patrimoniale, per evitare che i soci lucrino il patrimonio accumulato anche grazie ad un trattamento fiscale
agevolato. In tutti i casi di perdita della qualifica, la società è tenuta a darne avviso all’amministratore che tiene l’albo,
l’omissione o il ritardo della comunicazione è punito con la sanzione amministrativa della sospensione di ogni attività
dell’ente per sei mesi.
Si stabilisce infine che l’atto costitutivo deve stabilire le regole per lo svolgimento dell’attività con i soci e che nei
rapporti deve essere rispettato il principio di parità di trattamento.
5. I caratteri strutturali.
La disciplina delle società cooperative era modellata su quella della SPA, questa opzione permane nell’attuale
disciplina per le cooperative medie e grandi. Si consente però che le piccole cooperative (numero di soci inferiore a 20
o con attivo di stato patrimoniale non superiore a 1mln€) possano optare per la disciplina della SRL. L’adozione del
modello organizzativo della SRL è infine obbligatorio per le cooperative con meno di 9 soci.
Per orientare l’attività sociale verso il perseguimento dello scopo mutualistico:
- È previsto un numero minimo di soci per la costituzione e la sopravvivenza della società e si richiede che i soci
siano in possesso di specifici requisiti soggettivi
- Sono fissati limiti massimi alla quota di partecipazione di ciascun socio ed alla percentuale di utili agli stessi
distribuibile, sia pure con disposizioni diverse per le cooperative a mutualità prevalente e le altre cooperative
- Le variazioni del numero e delle persone dei soci e le conseguenti variazioni del capitale sociale non comportano
modifiche dell’atto costitutivo; è cosi data alla società una struttura aperta che facilita l’ingresso e il recesso di soci
- Ogni socio persona fisica ha in assemblea un solo voto, qualunque sia il valore della sua quota o il numero delle
sue azioni
- Le società cooperative sono sottoposte a vigilanza dell’autorità governativa al fine di accertare il rispetto dei
requisiti mutualistici.
6. I caratteri strutturali.
Per la costituzione sono necessari almeno 9 soci, sono tuttavia sufficienti 3 persone fisiche se la società adotta le
norme della SRL. La società si scioglie se il numero dei soci scende al di sotto del minimo e non è reintegrato nel
termine di un anno.
La partecipazione ad una cooperativa è subordinata al possesso di requisiti soggettivi volti ad assicurare che i soci
svolgano attività coerente e non incompatibile con quella che costituisce l’oggetto sociale della cooperativa. Tali
requisiti variano quindi a seconda del settore di attività della cooperativa, la disciplina attuale fissa tuttavia come
regola generale che non possono essere soci quanti esercitano in proprio imprese in concorrenza con quella della

Appunti di Gabriele Longo 113


cooperativa; è opinione diffusa che il rispetto dei requisiti soggettivi è condizione per la valida costituzione, ne
consegue che il relativo accertamento rientra nell’ambito del controllo notarile sull’atto costitutivo. Tali requisiti non
sono però richiesti per i soci sovventori.
Il procedimento di costituzione ricalca quello previsto per la SPA o per la SRL, a seconda della disciplina applicabile alla
società da costituire, in particolare per le società cooperative in forma di SPA l’attuale disciplina consente sia la
sottoscrizione simultanea, sia il ricorso alla pubblica sottoscrizione.
Le indicazioni dell’atto costitutivo, da redigere per atto pubblico, in buona parte coincidono con quelle stabilite per la
SPA, è necessario tuttavia inserire:
- L’indicazione specifica dell’oggetto sociale con riferimento ai requisiti ed agli interessi dei soci
- I requisiti, le condizioni e la procedura per l’ammissione di nuovi soci, specificandosi che non deve trattarsi di
criteri non discriminatori coerenti con lo scopo mutualistico e l’attività economica svolta
- Le condizioni per l’eventuale recesso e per l’esclusione dei soci
- Le regole per la ripartizione degli utili e i criteri per la ripartizione dei ristorni.
La denominazione sociale può essere formata liberamente ma deve contenere l’indicazione di società cooperativa e
le cooperative a mutualità prevalente devono indicare negli atti e nella corrispondenza il numero di iscrizione presso
l’apposito albo.
L’atto costitutivo è sottoposto a controllo di legalità da parte del notaio e su sua richiesta è iscritto nel registro delle
imprese. Con l’iscrizione nel registro delle imprese la società cooperativa acquista personalità giuridica. Le società
cooperative sono poi iscritte d’ufficio nell’albo delle società cooperative.
Per accentuare il profilo mutualistico, l’attuale disciplina prevede che lo svolgimento dell’attività può essere
disciplinato da appositi regolamenti.
Intervenuta l’iscrizione nel registro delle imprese si produrranno gli effetti previsti per le SPA, ma le cause di invalidità
delle società cooperative, diversamente dalla SPA, sono quelle previste in via generale dalla disciplina dei contratti.
7. I conferimenti. La responsabilità dei soci.
La disciplina dei conferimenti e delle prestazioni accessorie è identica a quella della SPA, salvo che lo statuto non abbia
optato per la disciplina della SRL. Per i conferimenti in denaro non è però richiesto il versamento iniziale del 25% presso
una banca.
Per quanto riguarda la responsabilità dei soci, per le obbligazioni sociali risponde solo la società col suo patrimonio.
Il socio che non esegue in tutto o in parte i conferimenti dovuti può essere escluso dalla società. Inoltre, se cessa di
far parte della società risponde verso la stessa, per un anno dal giorno dello scioglimento del rapporto, della propria
quota di liquidazione se entro tale termine si manifesta l’insolvenza della società.
Il creditore personale del socio non può agire esecutivamente sulla quota o sulle azioni dello stesso e l’attuale disciplina
non gli consente più di fare opposizione in caso di proroga della società.
8. Le quote. Le azioni.
Nelle cooperative la partecipazione sociale può essere rappresentata da quote o da azioni. Nessun socio persona fisica
può avere una quota/azioni superiore a 100.000€, alcune eccezioni temperano però tale regola:
- Nelle cooperative con più di 500 soci l’atto costitutivo può elevare tale limite fino al 2% del capitale sociale
- Il limite non opera: per i soci che conferiscono beni in natura o crediti o quando viene realizzato un aumento
gratuito di capitale con l’impiego di riserve divisibili, per i soci non persone fisiche ed i sottoscrittori degli strumenti
finanziari dotati di diritti di amministrazione.
L’acquisto o il rimborso di proprie quote o azioni è assoggettato ad una disciplina diversa dalla SPA:
- L’acquisto o il rimborso è possibile solo se espressamente previsto nell’atto costitutivo, ma non è necessario che
gli amministratori siano poi di volta in volta autorizzati dall’assemblea ordinaria, né che questa fissi le modalità
d’acquisto
- È posta come unica condizione sostanziale che l’acquisto o il rimborso siano fatti nel rispetto di un duplice limite
di carattere patrimoniale: il rapporto tra patrimonio netto e complessivo indebitamento della società deve essere
superiore a 1/4; l’acquisto o il rimborso deve essere effettuato nei limiti degli utili distribuibili e delle riserve
disponibili risultanti dall’ultimo bilancio regolarmente approvato; non sono invece richiamati i limiti posti
all’acquisto di azioni proprie delle SPA.
Le quote e le azioni dei soci non possono essere cedute senza l’autorizzazione degli amministratori, il cui
provvedimento deve essere comunicato al socio entro 60 giorni dalla richiesta (silenzio vale assenzio). L’autorizzazione
non potrà essere concessa se l’acquirente non possiede i requisiti soggettivi fissati per legge o dall’atto costitutivo.
Contro il provvedimento che nega l’autorizzazione, il socio può proporre opposizione al tribunale entro 60 giorni.
L’atto costitutivo può anche vietare del tutto la cessione delle quote o azioni, salvo in questo caso il diritto del socio di
recedere dalla società.
Appunti di Gabriele Longo 114
Se le azioni o le quote cedute non sono interamente liberate, il cedente risponde verso la società, in solido con
l’acquirente, per i versamenti ancora dovuti, per un anno dal giorno della cessione.
9. Le nuove forme di finanziamento.
La figura dei soci sovventori consente la raccolta di capitale di rischio anche fra soggetti sprovvisti degli specifici
requisiti soggettivi richiesti per partecipare all’attività mutualistica. Tutte le società cooperative hanno la facoltà di
ammettere soci sovventori, purché lo statuto preveda la costituzione di fondi per lo sviluppo tecnologico o per la
ristrutturazione o il potenziamento aziendale.
I conferimenti dei sovventori sono rappresentati da azioni/quote nominative liberamente trasferibili, salvo che l’atto
costitutivo non preveda limiti alla circolazione. L’atto costitutivo può stabilire condizioni a favore dei soci sovventori
per la ripartizione degli utili, ma per evitare che la loro partecipazione sia animata solo da scopi speculativi è stabilito
che il tasso di remunerazione dei soci sovventori non può essere maggiorato in misura superiore al 2% rispetto a quello
previsto per gli altri soci.
Sono poi introdotte regole volte ad evitare che i sovventori prendano il sopravvento nella gestione della società:
- L’atto costitutivo può attribuire a ciascun sovventore più voti ma non oltre 5
- I voti attribuiti ai sovventori non possono mai superare 1/3 dei voti spettanti a tutti i soci
- I sovventori possono essere nominati amministratori, ma la maggioranza degli amministratori deve essere
costituita da soci cooperatori.
Le azioni di partecipazione cooperativa costituiscono una particolare categoria di azioni, che presenta affinità con
quelle di risparmio: sono prive del diritto di voto e sono privilegiate nella ripartizione degli utili e nel rimborso del
capitale.
- Possono essere emesse dalle cooperative che abbiano adottato procedure di programmazione pluriennale
finalizzate allo sviluppo o all’ammodernamento aziendale
- Possono essere emesse per ammontare non superiore al valore delle riserve indivisibili o del patrimonio netto
- Devono essere offerte in opzione per almeno la metà ai soci che possono sottoscriverle anche superando i limiti
massimi di partecipazione al capitale
- Possono essere emesse al portatore, se interamente liberate
- Sono privilegiate sotto il profilo patrimoniale in quanto:
a) Assicurano una partecipazione agli utili maggiorata del 2% rispetto a quella delle quote/azioni dei soci
cooperatori
b) Hanno diritto di prelazione nel rimborso del capitale per l’intero valore nominale, in sede di scioglimento della
società
c) Le perdite incidono sulle stesse solo per la parte che eccede il valore nominale complessivo delle altre
azioni/quote
È prevista un’organizzazione di gruppo dei possessori di tali azioni che si articola nell’assemblea speciale di categoria
e nel rappresentante comune, con funzioni e poteri coincidenti con quelli visti per le azioni di risparmio.
Alle società cooperative regolate dalla disciplina delle SPA è stata consentita l’emissione di obbligazioni per la raccolta
di capitale di prestito, i limiti e i criteri di emissione sono fissati dal Cicr ed attualmente valgono gli stessi limiti
all’emissione previsti per le SPA. Il quadro è completato dalla riforma del 2003 che consente a tutte le società
cooperative per azioni l’emissione di strumenti finanziari secondo la disciplina prevista per le SPA. Ai possessori di
strumenti finanziari non può essere attribuito più di 1/3 dei voti spettanti all’insieme dei soci nel contempo, per gli
strumenti finanziari senza voto è prevista un’organizzazione a tutela dei relativi interessi con funzioni e poteri
coincidenti con quelli delle azioni di risparmio.
Minore libertà è concessa per le cooperative in forma di SRL: possono emettere strumenti finanziari privi di diritti di
amministrazione che devono essere offerti in sottoscrizione solo ad investitori qualificati soggetti a vigilanza
prudenziale; in caso di successiva circolazione dello strumento finanziario, l’investitore qualificato risponde della
solvenza della società secondo quanto previsto dall’art. 2483.
10. Gli organi sociali. L’assemblea.
Gli organi delle cooperative in forma di SPA sono gli stessi della SPA ed identico è il riparto di funzioni, alcune deviazioni
sono tuttavia introdotte nella disciplina dell’assemblea.
- Il peso di ciascun socio in assemblea è svincolato dall’ammontare della partecipazione sociale, si applica il principio
una testa-un voto. Solo ai soci persone giuridiche possono essere attribuiti più voti ma non oltre 5
- Ai soci sovventori possono essere attribuiti più voti, ma non possono superare 1/3 dei voti spettanti a tutti i soci
- L’atto costitutivo può attribuire il diritto di voto ai possessori di strumenti finanziari partecipativi e determina i
limiti al diritto di voto di tali strumenti nel caso in cui siano offerti in sottoscrizione ai soci cooperatori, cioè
decidere se consentire il cumulo dei voti o ribadire il principio una testa-un voto.
Appunti di Gabriele Longo 115
Nelle cooperative consortili (cooperative i cui soci realizzano lo scopo mutualistico attraverso l’integrazione delle
rispettive imprese o di talune fasi di esse) è consentito che il diritto di voto sia attribuito in ragione della partecipazione
allo scambio mutualistico. Ma nessun socio può esprimere più di 1/10 del totale dei voti o più di 1/3 dei voti spettanti
ai soci presenti o rappresentati in assemblea.
Valgono inoltre le seguenti regole:
- Hanno diritto di voto solo coloro che risultano iscritti nel libro dei soci da almeno 90 giorni
- Il socio può farsi rappresentare in assemblea ma il rappresentante può essere solo un altro socio e ciascun socio
non può rappresentarne più di 10
- Il voto può essere dato anche per corrispondenza o mediante altri mezzi di telecomunicazione
Alcune differenze si hanno per il procedimento assembleare:
- L’atto costitutivo può introdurre forme di convocazione diverse da quelle previste per le SPA
- I quorum sono determinati nell’atto costitutivo che può derogare quanto stabilito per le SPA
- È possibile una formazione progressiva della volontà assembleare attraverso il meccanismo delle assemblee
separate per agevolare la partecipazione dei soci e la formazione delle maggioranze. Sono però obbligatorie
quando la società ha più di 3.000 soci e svolge l’attività in più provincie.
Le assemblee separate deliberano sulle stesse materie che formeranno oggetto dell’assemblea generale ed eleggono
dei soci-delegati che parteciperanno a quest’ultima che delibererà definitivamente sulle materie all’ordine del giorno.
In presenza di più categorie di soci è applicabile alle cooperative la disciplina per le assemblee speciali della SPA.
11. Amministrazione. Controlli. Collegio dei probiviri.
Poche sono le differenze rispetto alla SPA per quanto riguarda amministratori e sindaci.
I primi amministratori sono nominati nell’atto costitutivo e successivamente dall’assemblea, l’atto costitutivo può
tuttavia derogare questa regola, purché la nomina della maggioranza degli amministratori resti di competenza
assembleare. Con l’attuale disciplina non è necessario che tutti gli amministratori siano soci cooperatori, oggi è
sufficiente che solo la maggioranza degli amministratori sia scelta tra i soci cooperatori.
Quanto al collegio sindacale, la nomina è obbligatoria negli stessi casi in cui è obbligatoria per le SRL e quando la
società ha emesso strumenti finanziari non partecipativi; le cooperative in forma di SPA invece sono comunque tenute
a nominare l’organo di controllo anche quando non ricorrono questi casi.
È consolidato prevedere negli statuti delle cooperative un ulteriore organo collegiale: il collegio dei probiviri, cui viene
affidata la risoluzione di eventuali controversie tra i soci riguardanti il rapporto sociale o la gestione mutualistica.
In mancanza di espressa clausola compromissoria nello statuto, si esclude che il provvedimento del collegio dei
probiviri precluda il successivo ricorso all’autorità giudiziaria, in quanto la funzione del collegio dei probiviri è di
riesaminare le decisioni degli altri organi per tentare di prevenire una lite; la decisione degli organi diventa quindi
definitiva ed impugnabile solo dopo il provvedimento di conferma del collegio dei probiviri.
La clausola compromissoria deve a pena di nullità prevedere la nomina di tutto il collegio arbitrale da parte di un
soggetto estraneo alla società.
12. La vigilanza governativa. Il controllo giudiziale.
La società cooperative sono sottoposte al controllo dell’autorità governativa finalizzata all’accertamento dei requisiti
mutualistici, tale vigilanza spetta al Ministero dello sviluppo economico ed è esercitata tramite revisioni con cadenza
almeno biennale.
In caso di irregolare funzionamento della società, l’autorità di vigilanza può revocare amministratori e sindaci ed
affidare la gestione della cooperativa ad un commissario governativo, determinandone la durata in carica ed i poteri.
L’autorità di vigilanza può disporre anche la liquidazione coatta amministrativa della cooperativa in caso di insolvenza
o decretarne lo scioglimento se a suo giudizio non persegue lo scopo mutualistico o non è in grado di raggiungere gli
scopi per cui è stata costituita oppure se per due anni consecutivi non ha depositato il bilancio di esercizio o non ha
compiuto atti di gestione.
La sottoposizione alla vigilanza governativa non esclude l’applicabilità alle società cooperative del controllo giudiziario
sulla gestione previsto per le SPA. Legittimati al ricorso sono i soci titolari del decimo del capitale sociale o un decimo
del numero complessivo dei soci.
13. Bilancio. Utili. Ristorni.
La formazione del bilancio delle cooperative è integralmente assoggettata alla disciplina dettata per la SPA, è però
richiesto che nella relazione al bilancio gli amministratori e i sindaci specifichino i criteri seguiti nella gestione sociale
per il conseguimento dello scopo mutualistico e motivino le decisioni assunte sull’ammissione di nuovi soci.
Le cooperative di maggiori dimensioni e quelle che emettono obbligazioni devono sottoporre il bilancio a revisione da
parte di una società di revisione.

Appunti di Gabriele Longo 116


Per rafforzare la consistenza per patrimonio sociale, la percentuale degli utili netti annuali da destinare a riserva legale
è 6 volte più elevata rispetto alla SPA: 30%. Nel ’92 è stato introdotto l’obbligo di destinare il 3% degli utili netti ad
appositi fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione, le società che non adempiono a tale
obbligo decadono da tutti i benefici fiscali o di altra natura.
Sono posti limiti alla distribuzione tra i soci degli utili residui: per tutte le cooperative non quotate vige la regola che
possono essere distribuiti dividendi solo se il rapporto tra patrimonio netto e complessivo indebitamento della società
è superiore ad 1/4.
L’attuale disciplina introduce una netta distinzione tra società a mutualità prevalente ed altre cooperative, per queste
ultime è sufficiente che l’atto costitutivo fissi la percentuale massima dei dividendi che possono essere ripartiti fra i
soci cooperatori; l’atto costitutivo può autorizzare l’assemblea ad assegnare ai soci le riserve disponibili, mentre non
è possibile farlo per le riserve indivisibili utilizzabili solo per la copertura delle perdite.
Disciplina più restrittiva è prevista per le cooperative a mutualità prevalente, i cui statuti devono prevedere:
- Il divieto di distribuire dividendi in misura superiore all’interesse massimo dei buoni fruttiferi postali aumentato
di due punti e mezzo rispetto al capitale effettivamente versato
- Il divieto di remunerare gli strumenti finanziari offerti in sottoscrizione ai soci cooperatori in misura superiore al
2% rispetto a tale limite massimo
- Il divieto di distribuire le riserve tra i soci cooperatori
- L’obbligo di devolvere in caso di scioglimento della società l’intero patrimonio sociale, dedotto soltanto il capitale
sociale e i dividendi eventualmente maturati, ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della
cooperazione.
Dagli utili vanno tenuti i distinti i ristorni, che costituiscono uno degli strumenti tecnici per attribuire ai soci il vantaggio
mutualistico in modo diretto ed immediato: la cooperativa pratica ai soci condizioni identiche a quelle di mercato e
distribuisce poi periodicamente agli stessi somme di denaro in proporzione dei rapporti di scambio di ciascun socio
con la cooperativa. I ristorni costituiscono rimborso ai soci di parte del prezzo pagato per i beni acquistati dalla
cooperativa o integrazione della retribuzione corrisposta dalla cooperativa per le prestazioni del socio.
Alle somme distribuite ai soci a titolo di ristorno non sono perciò applicabili le limitazioni che le legge pone alla
distribuzione degli utili. L’atto costitutivo determina le modalità di attribuzione dei ristorni, che possono anche
consistere nell’aumento gratuito delle quote dei soci o nell’assegnazione loro di strumenti finanziari.
14. Variazioni dei soci e del capitale sociale.
Per le modifiche dell’atto costitutivo valgono le regole procedimentali dettate per la SPA o per la SRL: sarà necessaria
la delibera dell’assemblea, il controllo notarile e l’iscrizione nel registro delle imprese.
Il procedimento per l’ammissione di nuovi soci è semplificato, non dovendosi ogni volta procedere ad una modifica
dell’atto costitutivo, per via del fatto che la cooperativa è una società a capitale variabile e non determinato in un
ammontare prestabilito. L’ammissione è deliberata dagli amministratori e la delibera di ammissione è annotata nel
libro dei soci. Il nuovo socio deve versare oltre all’importo delle quote/azioni sottoscritte anche il sovrapprezzo
eventualmente determinato dall’assemblea in sede di approvazione del bilancio.
Gli amministratori non sono obbligati ad accogliere la domanda di ammissione dell’aspirante socio, anche se in
possesso di tutti i requisiti soggettivi stabiliti dalla legge o dall’atto costitutivo. L’eventuale ingiustificato rigetto della
domanda può esporre gli amministratori ad azione di risarcimento danni.
Tuttavia gli amministratori sono tenuti a motivare entro 60 giorni la delibera di rigetto e comunicarla agli interessati,
entro 60 giorni dalla comunicazione l’interessato può chiedere che sull’istanza si pronunci l’assemblea; la decisione
dell’assemblea è vincolante per gli amministratori.
L’attuale disciplina consente che l’atto costitutivo preveda una categoria speciale di soci cooperatori che devono
seguire un periodo di formazione allo scopo di agevolare l’ingresso di nuovi soci nelle cooperative in cui si richiede che
i soci abbiano particolari capacità. Al termine del periodo di formazione non superiore a 5 anni, anche tali soci sono
ammessi a godere dei diritti che spettano agli altri soci cooperatori.
Nella società cooperativa costituiscono cause di riduzione del numero dei soci e del capitale, il recesso, l’esclusione e
la morte del socio. Il recesso è ammesso per legge:
- Quando l’atto costitutivo vieta la cessione delle quote o delle azioni
- Nei casi previsti per la SPA o SRL
- Ulteriori cause possono essere stabilite dall’atto costitutivo
La dichiarazione di recesso deve essere comunicata per raccomandata alla società e gli amministratori devono
esaminarla con tempestività, comunicando al socio se ritengono non sussistere i presupposti del recesso. La
dichiarazione ha effetto dal provvedimento di accoglimento della domanda per il rapporto sociale, per i rapporti
mutualistici ha effetto con la chiusura dell’esercizio sociale in corso.

Appunti di Gabriele Longo 117


L’esclusione può essere disposta dalla società in caso di:
- Mancato pagamento delle quote o delle azioni
- Nei casi previsti per le società di persone
- Per gravi inadempienze del socio degli obblighi derivanti dal rapporto sociale o mutualistico
- Per mancanza o perdita dei requisiti previsti per la partecipazione alla società
- Specifiche cause di esclusione possono poi essere introdotte dall’atto costitutivo.
L’esclusione deve essere deliberata dagli amministratori e la delibera deve essere comunicata al socio, che può
proporre opposizione dinanzi al tribunale entro 60 giorni dalla comunicazione. L’esclusione è immediatamente efficace
anche sui rapporti mutualistici pendenti.
In caso di morte del socio il rapporto sociale si scioglie, salvo che l’atto costitutivo non disponga la continuazione della
società con gli eredi, purché provvisti dei requisiti per l’ammissione alla società; in tal caso è necessaria una delibera
del consiglio di amministrazione che accerti il possesso dei requisiti.
La liquidazione della quota avviene secondo i criteri stabiliti dall’atto costitutivo assumendo come base il bilancio
d’esercizio. Il pagamento deve essere effettuato entro 180 giorni dall’approvazione del bilancio. Anche in caso di
divieto di distribuzione delle riserve tra i soci, la liquidazione della quota comprende oltre al valore nominale anche il
sovrapprezzo versato dal socio al momento dell’ammissione in società.
Se le quote non erano interamente liberate, il socio uscente o gli eredi del socio defunto rispondono verso la società,
per il pagamento dei conferimenti ancora dovuti, per un anno dal giorno in cui si è verificato lo scioglimento del
rapporto sociale.
15. Lo scioglimento della società.
Valgono per le società cooperative le cause di scioglimento previste per le società di capitali, con la sola differenza che
solo la perdita totale del capitale è causa di scioglimento. Sono poi cause specifiche di scioglimento:
- La riduzione dei soci al di sotto del numero minimo di 9 se non reintegrato entro un anno
- La liquidazione coatta amministrativa disposta dall’autorità governativa o quando la società versi in stato di
insolvenza
Per il procedimento di liquidazione, unica peculiarità: in caso di irregolarità o eccessivo ritardo nello svolgimento della
liquidazione, l’autorità di vigilanza può sostituire i liquidatori o, se questi sono stati dal tribunale, può chiederne la
sostituzione al medesimo.
L’autorità di vigilanza dispone la cancellazione d’ufficio dal registro delle imprese delle cooperative in liquidazione
ordinaria, quando non hanno depositato i bilanci relativi agli ultimi 5 anni e non è intervenuta la nomina di un
liquidatore da parte dell’autorità giudiziaria. Per quanto riguarda la destinazione del residuo attivo di liquidazione,
nelle cooperative a mutualità prevalente l’intero patrimonio sociale netto deve essere devoluto ai fondi mutualistici
per la promozione e lo sviluppo della cooperazione.
16. I consorzi di cooperative.
I consorzi di cooperative sono forme di organizzazione collettiva cui le società cooperative ricorrono per raggiungere
un maggior grado di efficienza e di competitività sul mercato, ne sono previsti tre tipi:
- Consorzi di cooperative per l’esercizio in comune di attività economica
- Consorzi di cooperative ammissibili ai pubblici appalti
- Consorzi fra società cooperative per il coordinamento della produzione e degli scambi
I primi due tipi sono vere e proprie società cooperative composte da cooperative e ad essi di applica la disciplina
propria delle cooperative con alcuni margini di differenze.
Quelli del terzo tipo sono dei veri e propri consorzi tra imprenditori e godono di particolari agevolazioni fiscali e, se
svolgono attività esterna, sono soggetti alla vigilanza governativa prevista per le cooperative.
17. Il gruppo cooperativo paritetico.
Anche le cooperative possono dar vita ad organizzazioni di gruppo e nella pratica si configura come un accordo
contrattuale con cui più società cooperative si impegnano stabilmente a conformarsi ad una direzione unitaria che
ciascuna concorre a determinare su un piano di parità rispetto alle altre.
Il gruppo cooperativo paritetico è soggetto alla disciplina generale in tema di attività di direzione e coordinamento, ne
consegue che le direttive di gruppo devono pur sempre ispirarsi a principi di corretta gestione societaria e
imprenditoriale e non possono ledere l’interesse di una società partecipante al gruppo.
Si espongono a responsabilità personale gli amministratori che attuano direttive di gruppo pregiudizievoli per la
società da loro gestita, se il danno non è compensato da altri vantaggi.
È fissato dalla legge il contenuto minimo del contratto istitutivo del gruppo paritetico che richiede: la durata, la
cooperativa/e cui è affidata la direzione del gruppo e i relativi poteri e l’equilibrio nella distribuzione dei vantaggi.

Appunti di Gabriele Longo 118


Ogni cooperativa può recedere dal contratto senza oneri di alcun tipo qualora le condizioni dello scambio risultino
pregiudizievoli per i propri soci. Una specifica pubblicità è poi prescritta in aggiunta a quella prevista per i legami di
gruppo: il contratto costitutivo deve essere depositato in forma scritta presso l’albo delle società cooperative.
B. LE MUTUE ASSICURATRICI
18. Caratteri distintivi. Disciplina.
Le mutue assicuratrici o società di mutua assicurazione sono società cooperative caratterizzate dall’interdipendenza
che per legge esiste fra la qualità di socio e la qualità di assicurato: non si può acquistare la qualità di socio, se non
assicurandosi presso la società e si perde la qualità di socio con l’estinguersi dell’assicurazione.
Si differenziano dalle comuni cooperative di assicurazione, in quanto in esse si può essere assicurati senza diventare
soci. Nelle mutue assicuratrici le vicende del rapporto societario si riflettono necessariamente su quello assicurativo,
ad esempio la cessazione del rischio assicurato comporta lo scioglimento del rapporto assicurativo e di quello
societario.
Nelle mutue assicuratrici per le obbligazioni sociali risponde solo la società col proprio patrimonio e i soci assicurati
sono obbligati verso la società al pagamento di contributi, che costituiscono nel contempo conferimento e premio di
assicurazione.
Il patrimonio sociale può essere però insufficiente per l’esercizio dell’attività assicurativa e per superare questo
ostacolo l’atto costitutivo può prevedere la costituzione di fondi di garanzia per il pagamento delle indennità, mediante
speciali conferimenti da parte dei soci assicurati o di terzi, attribuendo ad essi la qualità di socio.
Possono quindi esistere due categorie di soci: soci assicurati e soci sovventori, soci questi ultimi che si limitano a
conferire il capitale senza essere assicurati. La legge si preoccupa però di evitare che i sovventori prendano il
sopravvento nella gestione della società, così i sovventori possono avere più voti ma non oltre 5 e i voti attribuiti ai
sovventori devono essere in ogni caso inferiori al numero dei voti spettati agli assicurati.
I sovventori possono essere nominati amministratori, ma la maggioranza degli amministratori deve essere costituita
da soci assicurati.
Questa è la disciplina propria delle mutue assicuratrici, per il resto si rinvia alla disciplina delle imprese di assicurazione
ed alle norme stabilite per le società cooperative. Inoltre per i sovventori non operano i limiti ai conferimenti ed
all’assegnazione di utili previsti per i soci della cooperativa.
CAPITOLO VENTESIMO – TRASFORMAZIONE. FUSIONE E SCISSIONE.
A. LA TRASFORMAZIONE
1. Nozione e limiti.
La trasformazione è il cambiamento di tipo di società, la caratteristica propria dell’istituto è la regola della continuità
dei rapporti giuridici: l’ente trasformato conserva i diritti e gli obblighi e prosegue in tutti i rapporti anche processuali
dell’ente che ha effettuato la trasformazione (art. 2498).
La trasformazione era nel codice del ’42 un istituto tipicamente societario, la trasformazione di società cooperative in
società lucrative era quindi espressamente vietata. La riforma del 2003 ha modificato profondamente la disciplina
rimuovendo larga parte dei previgenti limiti, l’attuale disciplina distingue tra trasformazione omogenea ed eterogenea.
La trasformazione omogenea è il passaggio dall’uno all’altro tipo nell’ambito delle società lucrative: il cambiamento
del tipo viene trattato come una modifica dell’atto costitutivo, sia pure assoggettata ad una specifica disciplina, e la
trasformazione non comporta l’estinzione della società preesistente e nascita di una nuova, ma è la stessa società che
continua a vivere in una rinnovata veste giuridica conservando diritti e obblighi. Trattare la trasformazione come una
semplice modifica dell’atto costitutivo offre all’autonomia privata uno strumento per adattare l’assetto organizzativo
della società alle nuove esigenze. Il codice disciplina espressamente la trasformazione di società di persone in società
di capitali (art. 2500-ter) e viceversa (art. 2500-sexies).
Discorso diverso vale per la trasformazione di società lucrative in società mutualistiche e viceversa:
- Espressamente vietata resta la trasformazione di una cooperativa a mutualità prevalente in società lucrativa,
anche se deliberata all’unanimità
- Dopo il 2003 è invece consentita la trasformazione delle altre cooperative in società lucrative o in consorzi e delle
società di capitali in società cooperative che configura uno dei casi di trasformazione eterogenea.
Si ha trasformazione eterogenea nel passaggio da società di capitali in un ente non societario o in una comunione di
azienda, cioè in consorzi, società consortili, società cooperative, comunioni di azienda, associazioni non riconosciute e
fondazioni, e viceversa (artt. 2500-septies – 2500-octies).
Non sono invece consentite le trasformazioni eterogenee diverse da quelle disciplinate, ad esempio da associazione
non riconosciuta a società cooperativa; eccezione alla regola costituisce la trasformazione da società con scopo
consortile ad altri tipi di società, tranne la società semplice, per via dell’affinità tra scopo mutualistico e consortile.

Appunti di Gabriele Longo 119


Non si ha trasformazione di società nel passaggio da un’impresa individuale ad una società di capitali unipersonale,
questa operazione comporta la costituzione di una nuova società.
La trasformazione può avvenire anche in presenza di una procedura concorsuale, purché non vi sia incompatibilità con
le finalità e lo stato della stessa.
2. La trasformazione omogenea: il procedimento di trasformazione.
La trasformazione omogenea deve essere deliberata con le modalità previste per le modifiche dell’atto costitutivo e
con l’osservanza delle relative maggioranze. Tuttavia, al fine di favorire la trasformazione delle società di persone in
società di capitali, l’attuale disciplina non richiede più il consenso di tutti i soci ma è sufficiente il consenso della
maggioranza dei soci determinata secondo le partecipazioni agli utili; al socio che non ha concorso alla decisione è
riconosciuto il diritto di recesso. Però:
- Per il passaggio da uno ad altro tipo di società di persone è invece richiesta l’unanimità.
- Per le società di capitali è necessaria una delibera dell’assemblea straordinaria da adottare nelle società non
quotate con le maggioranze rafforzate e nelle quotate con le normali maggioranze dell’assemblea straordinaria.
La delibera di trasformazione fissa le basi organizzative della società nella nuova veste giuridica, deve perciò rispondere
ai requisiti di forma e di contenuto previsti per l’atto costitutivo del tipo di società scelto, quindi:
- In caso di trasformazione di società di capitali, gli amministratori devono predisporre una relazione per illustrare
motivazione ed effetti della trasformazione
- In caso di trasformazione di società di persone in società di capitali, la delibera deve risultare da atto pubblico e
contenere le indicazioni prescritte dalla legge per l’atto costitutivo del tipo di società scelto
Inoltre, il patrimonio sociale deve essere sottoposto a stima secondo le norme stabilite per i conferimenti in natura
nella SPA o SRL e il capitale sociale della società che risulta dalla trasformazione dovrà essere fissato in cifra non
superiore al patrimonio netto risultante dalla stima, in ogni caso non inferiore al minimo legale stabilito per la
costituzione di quel tipo di società.
La delibera di trasformazione in società di capitali è soggetta a controllo di legittimità da parte del notaio e ad iscrizione
del registro delle imprese, procedura che produce gli effetti della trasformazione. Ogni socio ha diritto all’assegnazione
di quote o azioni in numero proporzionale alla sua partecipazione.
Per le società cooperative diverse da quelle a mutualità prevalente, l’attuale disciplina ne consente la trasformazione
in società lucrative o in consorzio: la delibera deve essere approvata dalla metà dei soci della cooperativa, mentre per
quelle di maggiori dimensioni l’atto costitutivo può prevedere che si deliberata con il voto favorevole dei 2/3 dei
votanti. La legge impone di devolvere ai fondi mutualistici il valore effettivo del patrimonio, dedotti il capitale versato,
i dividendi non ancora distribuiti e l’ulteriore importo necessario per rispettare l’ammontare minimo del capitale della
nuova società.
L’attuale disciplina regola anche l’invalidità della trasformazione, adottando soluzione identica a quella prevista per la
fusione: completati gli adempimenti pubblicitari prescritti, l’invalidità non può essere più pronunciata, resta tuttavia
salvo il diritto al risarcimento dei danni da parte dei soci o dei terzi danneggiati dalla trasformazione.
3. La responsabilità dei soci.
Se in seguito alla trasformazione i soci assumono responsabilità illimitata, operante anche per le obbligazioni anteriori
alla trasformazione, è necessario il consenso dei soci che l’assumono.
In caso di liberazione dalla responsabilità illimitata, i soci non sono liberati dalla responsabilità per le obbligazioni
anteriori all’iscrizione della delibera di trasformazione nel registro delle imprese.
Per favorire la trasformazione è però introdotta una disciplina che agevola la liberazione dei soci:
- Il consenso dei creditori alla trasformazione vale come consenso alla liberazione di tutti i soci a responsabilità
illimitata
- Il consenso alla trasformazione si presume, se ai singoli creditori è stata comunicata per raccomandata la delibera
di trasformazione ed essi non hanno negato espressamente la loro adesione, nel termine di 60 giorni dal
ricevimento della comunicazione.
Il permanere della responsabilità dei soci comporta il loro assoggettamento al fallimento, purché l’insolvenza sia
dovuta a debiti risalenti al periodo anteriore alla trasformazione. In ogni caso, il fallimento della società può essere
esteso ai soci solo se dichiarato entro un anno dalla trasformazione, purché siano osservate le formalità necessarie
per rendere la stessa opponibile ai terzi.
4. La trasformazione eterogenea.
È valida solo la trasformazione eterogenea di società di persone o in società di persone.
Le società di capitali possono trasformarsi in consorzi, società consortili, società cooperative, comunioni di azienda,
associazioni non riconosciute e fondazioni, non invece in associazione riconosciuta. Si applica la disciplina della
Appunti di Gabriele Longo 120
trasformazione omogenea di società di capitali, ma è necessario il voto favorevole dei 2/3 aventi diritto e il consenso
dei soci che assumono responsabilità illimitata.
La delibera di trasformazione in fondazione produce gli effetti che il codice civile ricollega all’atto di fondazione, la
trasformazione in comunione d’azienda produce invece l’imputazione diretta in capo ai soci del patrimonio
appartenuto alla società e della responsabilità personale ed illimitata per i debiti anche sorti anteriormente alla
trasformazione.
Più articolata è la trasformazione eterogenea in società di capitali prevista per consorzi, società consortili, società
cooperative, comunioni di azienda, associazioni riconosciute e fondazioni, ma non per le associazioni non riconosciute.
- Nei consorzi deve essere deliberata dalla maggioranza assoluta dei consorzianti
- Nelle comunioni d’azienda da tutti i partecipanti alla comunione
- Nelle società consortili e nelle associazioni con le maggioranze richieste per lo scioglimento anticipato
- Nelle fondazioni è disposta dall’autorità governativa, su proposta dell’organo competente
L’atto di trasformazione deve risultare da atto pubblico e contenere le indicazioni previste dalla legge per l’atto
costitutivo del tipo adottato. Le azioni o quote sono assegnate in proporzione alla partecipazione, mentre per le
associazioni il capitale è diviso in parti uguali tra gli associati.
L’atto di trasformazione è soggetto sia alla pubblicità richiesta per la cessazione dell’ente che effettua la
trasformazione, sia dalla pubblicità richiesta per la costituzione dell’ente.
Le trasformazioni eterogenee hanno effetto solo dopo che siano trascorsi 60 giorni dall’ultimo adempimento
pubblicitario richiesto, entro tale termine i creditori dell’ente possono proporre opposizione alla trasformazione.
B. LA FUSIONE
5. Nozione. Distinzioni.
La fusione è l’unione di due o più società in una sola, può essere realizzata in due modi:
- Con la costituzione di una nuova società che prende il posto di tutte le società che si fondono (fusione in senso
stretto)
- Mediante assorbimento in una società preesistente di una o più altre società (fusione per incorporazione)
La fusione può aver luogo sia fra società dello stesso tipo (fusione omogenea), sia fra società di tipo diverso (fusione
eterogenea), sia fra società ed enti di tipo diversi nei limiti consentiti dalla disciplina della trasformazione eterogenea.
La fusione fra società eterogenee comporta anche la trasformazione di una o più delle società che si fondono, valgono
quindi gli stessi limiti della trasformazione.
La partecipazione alla fusione non è consentita alle società che si trovano in stato di liquidazione e abbiano già iniziato
la distribuzione dell’attivo.
La fusione è uno strumento che consente di ampliare la dimensione e la competitività sul mercato ed è un istituto che
dà luogo ad una concentrazione giuridica e non solo economica; determina la riduzione ad unità dei patrimoni delle
società e la confluenza dei rispettivi soci in un’unica struttura organizzativa mentre le società preesistenti si
estinguono, senza però alcuna definizione dei rapporti con i terzi e tra i soci dato che la società incorporante assume i
diritti e gli obblighi delle partecipanti alla fusione. I soci ottengono in cambio della loro originaria partecipazione, quote
o azioni dell’incorporante in base ad un procedimento di cambio.
6. Il progetto di fusione.
Il procedimento di fusione si articola in tre fasi essenziali: il progetto di fusione, la delibera di fusione e l’atto di fusione.
Gli amministratori delle diverse società partecipanti alla fusione devono redigere un progetto di fusione, nel quale
sono fissate le condizioni e le modalità dell’operazione da sottoporre all’approvazione dell’assemblea. Il progetto di
fusione deve avere identico contenuto per tutte le società partecipanti alla fusione e dallo stesso devono risultare:
1) il tipo, la denominazione o ragione sociale, la sede delle società partecipanti alla fusione
2) l'atto costitutivo della nuova società risultante dalla fusione o di quella incorporante, con le eventuali modificazioni
derivanti dalla fusione
3) il rapporto di cambio delle azioni o quote, nonché l'eventuale conguaglio in danaro
4) le modalità di assegnazione delle azioni o delle quote della società che risulta dalla fusione o di quella incorporante
5) la data dalla quale tali azioni o quote partecipano agli utili
6) la data a decorrere dalla quale le operazioni delle società partecipanti alla fusione sono imputate al bilancio della
società che risulta dalla fusione o di quella incorporante
7) il trattamento eventualmente riservato a particolari categorie di soci e ai possessori di titoli diversi dalle azioni
8) i vantaggi particolari eventualmente proposti a favore dei soggetti cui compete l'amministrazione delle società
partecipanti alla fusione.
Il progetto di fusione deve essere pubblicato mediante iscrizione nel registro delle imprese e tra la pubblicazione e la
data della delibera di fusione devono intercorrere almeno 30 giorni.
Appunti di Gabriele Longo 121
Oltre al progetto di fusione devono essere redatti: la situazione patrimoniale, la relazione degli amministratori e la
relazione degli esperti.
Gli amministratori di ciascuna società devono redigere una situazione patrimoniale della propria società con
l’osservanza delle norme sul bilancio di esercizio, si tratta di un vero e proprio bilancio infrannuale che ha lo scopo di
informare i creditori per il consapevole esercizio del diritto di opposizione alla fusione. Scarse sono invece le
informazioni riguardanti la congruità del rapporto di cambio, dato che non emerge solo dal valore effettivo del
patrimonio sociale ma anche ad esempio dalle prospettive future di reddito.
Gli amministratori di ciascuna società partecipante alla fusione devono redigere una relazione che illustri e giustifichi
il progetto di fusione e il rapporto di cambio, per quest’ultimo devono essere indicati i criteri di determinazione e le
eventuali difficoltà di valutazione riscontrate, allo scopo di informare adeguatamente i soci.
Per ciascuna società, uno o più esperti devono redigere una relazione sulla congruità del rapporto di cambio ed
esprimere un parere sull’adeguatezza del metodo seguito dagli amministratori per la determinazione del rapporto.
L’esperto risponde dei danni causati alle società partecipanti alla fusione, ai loro soci e ai terzi ed è sottoposto a
sanzioni penali. Se la società risultante dalla fusione è una SPA, la designazione è riservata al tribunale; per le società
quotate l’esperto può essere scelto solo tra le società di revisione sottoposte alla vigilanza della Consob.
L’attuale disciplina consente di fare a meno di questi tre documenti se vi rinunciano all’unanimità i soci e i possessori
di strumenti finanziari che attribuiscono il diritto di voto di ciascuna società partecipante alla fusione.
I tre documenti assieme ai bilanci degli ultimi tre esercizi delle società partecipanti alla fusione devono restare
depositati nelle sedi di ciascuna società durante i 30 giorni che precedono l’assemblea e fino alla delibera di fusione.
Specifici obblighi informativi nei confronti della Consob sono poi previsti per le società quotate.
7. Le fusioni semplificate.
Semplificazioni del processo sono previste quando una società deve incorporarne altre di cui possiede tutte le quote
o azioni, in questi casi la fusione avviene senza l’emissione di nuove quote o azioni, sono quindi superflue le indicazioni
nel progetto di fusione del rapporto di cambio, delle modalità di assegnazione delle nuove partecipazioni e la redazione
delle relazioni degli amministratori e degli esperti.
L’atto costitutivo può stabilire inoltre che la fusione sia decisa dai rispettivi organi amministrativi, se non si oppongono
i soci della società incorporante che rappresentino almeno il 5% del capitale.
La riforma del 2003 ha introdotto regole anche per il caso in cui l’incorporante possegga almeno il 90% del capitale
della società da incorporare: si consente di omettere la documentazione informativa qualora venga concesso ai soci
dell’incorporata il diritto di far acquistare le loro azioni o quote dall’incorporante per un corrispettivo determinato
nello stesso modo dei criteri previsti per il recesso.
L’atto costitutivo può inoltre prevedere che la fusione sia approvata dall’organo amministrativo.
8. La fusione a seguito di acquisizione con indebitamento.
Si tratta delle fusioni realizzate nell’ambito di un leveraged buy-out, tecnica che consiste nella costituzione di
un’apposita SPA che ottiene un cospicuo prestito utilizzato nell’acquisto delle azioni della società bersaglio. Conseguito
il controllo della società bersaglio, viene deliberata la fusione per incorporazione ed il finanziamento ottenuto viene
rimborsato con gli utili futuri della società bersaglio incorporata o con la vendita di parte delle attività.
Allo scopo di rilevare eventuali abusi di controllo e di porre i soci di minoranza ed i creditori in condizione di esercitare
consapevolmente i loro diritti, l’attuale disciplina integra in più punti le informazioni da fornire nella fase preliminare
del procedimento:
- Il progetto di fusione deve indicare le risorse finanziarie per il soddisfacimento delle obbligazioni della società
risultante dalla fusione
- La relazione degli esperti deve attestare la ragionevolezza della previsione
- La relazione degli amministratori deve indicare le ragioni che giustifichino l’operazione e contenere un piano
economico e finanziario con descrizione degli obiettivi che si intendono raggiungere
- Al progetto va allegata anche una relazione del soggetto incaricato della revisione legale della società obiettivo o
di quella acquirente
- Non sono applicabili le semplificazioni procedimentali descritte nel paragrafo precedente.
9. La delibera di fusione.
La delibera viene decisa da ciascuna società mediante l’approvazione del relativo progetto; per l’approvazione vanno
rispettate le norme dettate per le modifiche dell’atto costitutivo.
Nelle società di persone non è più richiesto il consenso di tutti i soci: è sufficiente la maggioranza calcolata in base alla
partecipazione agli utili.

Appunti di Gabriele Longo 122


Nelle società di capitali deve essere deliberata dall’assemblea straordinaria con le normali maggioranze; tuttavia se la
società risultante è di tipo diverso, nelle società non quotate valgono le maggioranze rafforzate stabilite per la
trasformazione.
In caso di fusione eterogenea, i soci che non hanno concorso alla delibera avranno diritto di recesso; diritto invece
riconosciuto in caso di fusione omogenea solo per la SRL.
Le delibere di fusione devono essere iscritte nel registro delle imprese, previo controllo di legalità notarile se la società
risultante è una società di capitali.
10. La tutela dei creditori sociali.
La fusione può pregiudicare la posizione dei creditori, dato che dopo la fusione tutti concorreranno su un unico
patrimonio. È quindi stabilito che la fusione è attuata solo dopo 60 giorni dall’iscrizione nel registro delle imprese,
entro tale termine ciascun creditore anteriore alla pubblicazione può proporre opposizione alla fusione. L’opposizione
sospende l’attuazione della fusione fino all’esito del relativo giudizio.
Il termine non è necessario se la relazione degli esperti sia redatta da una società di revisione che attesti, sotto la
propria responsabilità, che la situazione patrimoniale e finanziaria delle partecipanti alla fusione non rende necessarie
garanzie a tutela dei creditori.
È stabilito che l’opposizione degli obbligazionisti viene meno se la fusione sia stata approvata dalla loro assemblea con
le normali maggioranze; trattamento particolare è riservato per i possessori di obbligazioni convertibili: possibilità di
conversione anticipata e riconoscimento dei diritti nella società risultante dalla fusione.
Se alla fusione partecipano società con soci a responsabilità illimitata e la società risultante è una società di capitali,
resta ferma la responsabilità personale dei soci per le obbligazioni anteriori alla fusione. La liberazione potrà aversi
solo con il consenso dei soci.
11. L’atto di fusione.
Il procedimento si conclude con la stipula dell’atto di fusione da parte dei rappresentanti delle società interessate.
- L’atto di fusione deve essere sempre redatto per atto pubblico, anche se la società risultante è di persone
- L’atto di fusione deve essere iscritto nel registro delle imprese dei luoghi delle sedi delle società e della risultante
Con l’iscrizione dell’atto di fusione della società risultante, che deve essere l’ultimo, è riconosciuta efficacia costitutiva
degli effetti della fusione: si produce l’unificazione soggettiva e patrimoniale delle società, la risultate assume diritti e
obblighi delle incorporate che si estinguono e i soci hanno diritto ad ottenere in cambio delle proprie quote o azioni,
quote o azioni delle società risultante in base al rapporto di cambio.
Nella fusione per incorporazione è possibile posticipare tutti gli effetti ad una data successiva, purché previsto dal
progetto di fusione. Per quanto riguarda la possibilità di retrodatare gli effetti bisogna fare distinzioni.
- Effetti a rilievo reale come l’unificazione delle società e dei patrimoni, non possono essere fatti retroagire
- È possibile imputare al bilancio della società risultante dalla fusione le operazioni delle partecipanti compiute
prima che la stessa si perfezioni: retrodatazione contabile
- È possibile la retrodatazione della data a decorrere dalla quale le azioni o quote ricevute dai soci delle partecipanti
che si estinguono partecipano agli utili
Per la redazione del primo bilancio dopo la fusione devono essere recepiti i valori delle attività e passività come
risultano dalle scritture contabili delle società che partecipano alla fusione alla data di efficacia della fusione. Una
differenza tra tali valori è consentita quando emerge un disavanzo di fusione, che si ha in due ipotesi:
- Quando l’incorporante assegna ai soci dell’incorporata partecipazioni per un valore complessivamente superiore
al valore che ha il patrimonio netto dell’incorporata al momento della fusione: disavanzo da concambio
- Quando l’incorporante ha acquistato ed iscritto nei propri bilanci la partecipazione nell’incorporata per un importo
superiore al valore che ha il patrimonio netto dell’incorporata al momento della fusione: disavanzo da
annullamento
In entrambi i casi, significa che il bilancio dell’incorporata non riflette il reale valore del proprio patrimonio. In presenza
di un disavanzo di fusione l’attuale disciplina consente di rivalutare nel bilancio successivo alla fusione i cespiti
dell’incorporata, se esistono plusvalori non rilevati dalle precedenti scritture contabili. Il disavanzo di fusione deve
essere imputato ai singoli elementi dell’attivo sottostimati o del passivo sovrastimati e, per la differenza, ad
avviamento. È inoltre disciplinato anche il trattamento contabile dell’avanzo di fusione.
12. L’invalidità della fusione.
L’art. 2504-quater stabilisce che una volta eseguite le iscrizioni dell’atto di fusione prescritte per legge, l’invalidità
dell’atto di fusione non può essere più pronunciata, e ciò senza alcuna eccezione. Resta salvo solo il diritto al
risarcimento dei danni eventualmente spettante ai soci o ai terzi danneggiati dalla fusione.

Appunti di Gabriele Longo 123


È tuttavia da puntualizzare che la norma concede immunità ai vizi ed alle anomalie dell’atto e del procedimento di
fusione, ma non a quelli della società risultante dalla fusione, pregressi o provocati dalla stessa fusione. Anche dopo
l’attuazione della fusione, resta possibile dichiarare la nullità della società, con conseguenza di messa in liquidazione
della società nulla risultante dalla fusione.
13. La fusione transfrontaliera.
La legge consente anche fusioni tra società con sede in Italia e società con sede in altri Stati, a condizione che venga
rispettata sia la legge italiana sia le leggi dello Stato cui è soggetta la società straniera.
Una disciplina è stata tuttavia recentemente introdotta per facilitare fusioni tra membri dell’UE, tale disciplina prevede
che nelle fasi preliminari del procedimento ciascuna società partecipante osservi le disposizioni in tema di fusione
dello Stato da cui dipende. In particolare viene arricchito il contenuto del progetto di fusione: deve indicare oltre i dati
richiesti dal codice civile, anche ulteriori elementi come la legge regolatrice delle società che partecipano alla fusione
e di quella che risulta dall’operazione e le modalità di valutazione dei beni trasferiti con la fusione. Deve inoltre
contenere le informazioni prescritte dalla nostra legge e ulteriori eventualmente richieste dalla legge delle società
straniere che partecipano all’operazione.
La nuova disciplina contempla anche casi di fusione con società straniere in cui i lavoratori hanno per legge il diritto di
partecipare alla gestione, si stabilisce che la società risultante dalla fusione dovrà prevedere forme di partecipazione
dei lavoratori alla gestione solo se la società in cui preesistevano tali forme di partecipazione occupava un rilevante
numero di lavoratori.
Si procede all’approvazione del progetto di fusione da parte dell’assemblea e alla pubblicità della delibera nel registro
delle imprese, secondo le regole valide per le fusioni nazionali.
Resta ferma l’applicazione con opportuni adattamenti della disciplina codicistica sulle fusioni semplificate quando
l’incorporante possiede il 100% o il 90% dell’intero capitale dell’incorporata italiana.
Valgono i diritti posti a tutela dei soci di minoranza e dei creditori: i soci che non hanno consentito alla fusione possono
recedere con le modalità determinate dalle norme del codice civile applicabili alla società da cui si recede; i creditori
possono fare opposizione alla fusione secondo le regole esaminate per le fusioni nazionali.
Ultimata la fase di approvazione, ciascuna società si fa rilasciare un certificato, detto certificato preliminare alla
fusione, dall’autorità competente nel suo Paese (da noi il notaio), che attesta il regolare adempimento degli atti
preliminari alla realizzazione dell’operazione. I certificati preliminari sono trasmessi all’autorità dello Stato della
società risultante, a cui è rimesso il controllo di legittimità.
L’atto di fusione transfrontaliera deve risultare da atto pubblico, redatto dall’autorità competente dello Stato della
società risultante dalla fusione. L’atto deve poi essere depositato nel registro delle imprese dei luoghi dove hanno
sede le società partecipanti e la società risultante.
La fusione transfrontaliera produce gli stessi effetti di una fusione nazionale e non può più essere dichiarata invalida
dopo che ha acquistato efficacia.
C. LA SCISSIONE
14. Nozioni. Forme.
Con la scissione il patrimonio di una società è scomposto e trasferito in tutto o in parte ad altre società, con
assegnazione ai soci della prima di azioni o quote delle società beneficiarie del trasferimento patrimoniale.
La scissione può essere totale o parziale:
- Nella scissione totale, l’intero patrimonio della società che si scinde viene trasferito a più società. La prima società
si estingue senza che si abbia liquidazione, dato che l’attività continua tramite le società beneficiarie della scissione
- Nella scissione parziale, solo parte del patrimonio della società che si scinde viene trasferita. La società scissa resta
perciò in vita sia pure con patrimonio ridotto.
Beneficiarie della scissione possono essere:
- Società di nuova costituzione: scissione in senso stretto
- Una o più società preesistenti: scissione per incorporazione
Le beneficiarie possono essere di tipo diverso da quella che si scinde, in tal caso operano gli stessi limiti della fusione
eterogenea:
- È da escludersi la scissione di una cooperativa a mutualità prevalente con attribuzione del patrimonio a società
lucrative
- Alla scissione non possono partecipare società in liquidazione che abbiano iniziato la distribuzione dell’attivo
Si è fuori dall’ambito della scissione quando le azioni o quote della beneficiaria sono invece attribuite alla società
scissa, questa operazione, detta scorporo, è possibile quando la beneficiaria preesiste. Il trasferimento può essere
anche disposto anche a favore di una SPA o SRL che viene costituita a tal fine dalla società che effettua lo scorporo.

Appunti di Gabriele Longo 124


15. Il procedimento.
Gli amministratori delle società partecipanti alla scissione devono redigere un unitario progetto di scissione,
sottoposto alla stessa pubblicità prevista per il progetto di fusione, oltre queste indicazioni deve contenere:
- L’esatta descrizione degli elementi patrimoniali da trasferire a ciascuna delle società beneficiarie
- I criteri di distribuzione ai soci delle azioni o quote delle società beneficiarie, l’attuale disciplina ammette conguagli
in denaro entro il limite del 10% delle azioni o quote assegnate.
In merito al primo punto:
- Nella scissione totale le attività di incerta attribuzione sono ripartire fra le società beneficiarie in proporzione alla
quota di patrimonio netto trasferita a ciascuna di esse, delle passività di dubbia imputazione rispondono invece in
solido tutte le società beneficiarie
- Nella scissione parziale le relative attività restano in testa alla trasferente, delle passività rispondono in solido sia
questa che le società beneficiarie
In merito al secondo punto, non è fatto obbligo alla società che si scinde di attribuire a ciascun socio un pacchetto
assortito di azioni o quote.
Per la situazione patrimoniale, la relazione degli amministratori e quella degli esperti, è integralmente richiamata la
disciplina della fusione, tuttavia: la relazione degli amministratori deve illustrare i criteri di distribuzione delle azioni o
quote e deve indicare il valore effettivo del patrimonio netto da trasferire alle società beneficiarie e di quello che
eventualmente resta della società scissa.
Gli amministratori possono essere esonerati dalla redazione di tali documenti con il consenso unanime dei soci, inoltre
non sono richiesti i tre documenti se la scissione avviene mediante costituzione di una o più nuove società e le azioni
o quote sono assegnate con criterio proporzionale.
Le altre fasi (delibera di scissione, pubblicità, opposizione dei creditori e stipula dell’atto di scissione) devono essere
percorse anche dalle società beneficiarie qualora si tratti di società preesistenti. Se le beneficiarie sono società di
nuova costituzione, l’atto di scissione redatto per atto pubblico vale anche come atto costitutivo delle stesse.
La scissione diventa efficace a partire dalla data in cui è stata eseguita l’ultima iscrizione dell’atto di scissione nel
registro delle imprese; da tale momento le beneficiarie assumono i diritti e gli obblighi che le sono stati attribuiti della
società scissa. È però stabilito che ciascuna società è solidalmente responsabile dei debiti della società scissa non
soddisfatti dalla società cui fanno carico.
CAPITOLO VENTUNESIMO – LE SOCIETÀ EUROPEE
1. Dall’armonizzazione dei diritti societari al diritto societario sovranazionale.
Fin dalla costituzione della Comunità economia europea gli Stati membri si sono impegnati ad un progressivo
ravvicinamento delle discipline nazionali in tema di società commerciali per proteggere gli interessi dei soci e dei terzi.
Obiettivo dell’azione legislativa dell’UE è creare un diritto societario sovranazionale, per offrire ad imprese operanti in
più Stati membri la possibilità di organizzarsi secondo una forma giuridica uniformemente regolata almeno negli
aspetti generali.
Due sono le società a tal fine predisposte dall’ordinamento comunitario: la società europea (SE) che è una società per
azioni e la società cooperativa europea (SCE) che è una società cooperativa a scopo mutualistico.
Per le materie non disciplinate dal regolamento, si fa riferimento alle disposizioni di legge emanate da ciascuno Stato
per le SE e le SCE e in mancanza si applicano le norme dell’ordinamento nazionale in tema di SPA e di società
cooperativa.
Per evitare incertezze nella determinazione della legge applicabile, è fatto obbligo alle società europee di situare la
sede legale e l’amministrazione centrale nello stesso Stato comunitario.
Caratteristica delle società di tipo europeo è la facilità di trasferimento della sede da uno Stato all’altro dell’UE, senza
bisogno di porre in liquidazione la società nel paese di costituzione per ricostituirla nuovamente in quello di
destinazione.
A. LA SOCIETÀ EUROPEA
2. La costituzione.
La società europea è una SPA, dotata di personalità giuridica, in cui ciascun socio risponde delle obbligazioni sociali
esclusivamente nei limiti del capitale sottoscritto. Il capitale minimo è di 120.000€ e può essere costituita solo nei 5
Stati previsti dal regolamento. La SE è consentita:
1) Quando si fondono SPA soggette alla legge di Stati membri differenti. Nelle fasi preliminari ciascuna società deve
osservare le disposizioni in tema di fusione dello Stato da cui dipende, l’atto di fusione è invece stipulato secondo
la disciplina dello Stato in cui la società europea avrà sede. Il regolamento fissa tuttavia regole comuni, ad esempio
il contenuto del progetto di fusione che non si discosta da quanto previsto nella nostra legge

Appunti di Gabriele Longo 125


2) Quando due o più SPA o SRL promuovono la costituzione di una società europea holding al fine di sottoporsi ad
una direzione unitaria; è però necessario che almeno due società promotrici siano soggette alla legge di Stati
membri differenti.
3) Quando due o più enti che presentano un collegamento stabile con ordinamenti comunitari diversi costituiscono
una società europea controllata in comune (SE affiliata)
4) Una società europea affiliata può essere costituita anche per atto unilaterale da parte di un’altra società europea
5) La SE può nascere dalla trasformazione di una SPA costituita secondo la legge di uno Stato membro, purché
controlli da almeno due anni una società soggetta alla legge di altro Stato comunitario
Il procedimento di costituzione si conclude con l’iscrizione della società in un registro, che per le SE con sede in Italia
è il registro delle imprese. L’iscrizione determina l’acquisto della personalità giuridica da parte della società.
3. L’assemblea.
La struttura della SE si caratterizza per la presenza dell’assemblea dei soci e l’amministrazione e i controlli possono
essere organizzati secondo il sistema dualistico, con la presenza di un organo di direzione e uno di vigilanza, o monistico
che prevede solo l’organo di amministrazione.
Competenze dell’assemblea, svolgimento e procedure di voto sono regolate dalla legge dello Stato della sede in tema
di assemblea della SPA, il regolamento prescrive solo che l’assemblea deve tenersi almeno una volta l’anno entro 6
mesi dalla chiusura dell’esercizio.
Per la convocazione, il regolamento precisa che gli organi di direzione e vigilanza o l’organo di amministrazione
possono disporre la convocazione in qualsiasi momento e riconosce il potere di chiedere la convocazione agli azionisti
che rappresentano il 10% del capitale.
Le delibere vengono prese a maggioranza, ma per le modifiche dello statuto è necessaria la maggioranza di almeno
2/3 dei voti. Questi quorum si applicano tuttavia solo se la legge dello Stato della sede non prevede maggioranze più
elevate per le delibere dell’assemblea delle SPA.
4. La gestione.
Nel sistema dualistico i componenti dell’organo di vigilanza sono nominati dall’assemblea generale e una parte di essi
può essere nominata tra i dipendenti della società, se lo prevedono gli accordi per il coinvolgimento dei lavoratori nella
gestione. L’organo di vigilanza esercita il controllo sulla gestione e viene informato almeno ogni 3 mesi dall’organo di
direzione sull’andamento generale degli affari sociali.
L’organo di direzione gestisce la società sotto la propria responsabilità, i cui componenti sono nominati e revocati
dall’organo di vigilanza.
I componenti dell’organo di amministrazione del sistema monistico sono nominati e revocati dall’assemblea, salvo che
gli accordi sul coinvolgimento dei lavoratori nella gestione prevedano che alcuni membri siano nominato dai
dipendenti. Il regolamento non impone la costituzione di un organo per il controllo sulla gestione, tuttavia in Italia si
deve fare riferimento alle norme che regolano il sistema monistico delle SPA che lo prevede.
I componenti degli organi restano in carica per il periodo stabilito dallo statuto, che non può essere superiore a 6 anni,
e sono rieleggibili. Non possono essere nominati i soggetti che la legge dello Stato della sede considera non eleggibili.
Lo statuto può fissare ulteriori condizioni di eleggibilità per i membri che rappresentano gli azionisti, come quanto
previsto dallo Stato della sede per le SPA.
5. Il coinvolgimento dei lavoratori nella gestione.
La SE si caratterizza per la necessaria presenza di forme di coinvolgimento dei lavoratori nella gestione, che può essere
attuato in forme molto diverse:
- Può consistere nell’obbligo di consultare ed informare periodicamente un organo di rappresentanza dei
dipendenti
- Può arrivare fino al riconoscimento del potere di nomina da parte dei lavoratori di alcuni componenti degli organi
di gestione
Quando viene stabilito il progetto di costituzione, gli organi di gestione della società partecipanti devono avviare la
procedura di negoziazione disciplinata dalla legge, a tal fine viene istituita una delegazione speciale di negoziazione
composta dai rappresentanti dei lavoratori delle partecipanti.
Nel caso in cui non si raggiunga un accordo, si può fare riferimento ad una disciplina che prevede la costituzione di un
organo di rappresentanza dei lavoratori che ha il diritto di essere informato e consultato almeno una volta l’anno dai
competenti organi della società europea in merito all’evoluzione delle attività ed alle prospettive della società e riceve
comunicazione degli ordini del giorno delle riunioni degli organi di gestione e controllo.
Se nelle società che partecipano alla costituzione sono presenti forme di partecipazione dei dipendenti alla gestione
della società, si devono conservare nella SE le stesse forme di partecipazione.

Appunti di Gabriele Longo 126


6. Altri aspetti della disciplina.
Il regolamento si limita a fare rinvio alla disciplina in tema di SPA dello Stato della sede sociale per lo scioglimento e la
liquidazione. Si prevede che la SE possa trasformarsi in una SPA disciplinata dalla legge dello Stato membro della sede,
ma non prima di due anni dalla registrazione.
B. LA SOCIETÀ COOPERATIVA EUROPEA
7. Costituzione.
La società cooperativa europea è una società cooperativa, dotata di personalità giuridica, i cui soci rispondono
limitatamente o illimitatamente, a seconda delle previsioni statutarie. Se lo statuto non prevede nulla la responsabilità
è limitata.
L’oggetto principale della società deve consistere nel soddisfacimento dei bisogni e/o promozione delle attività
economiche e sociali dei propri soci mediante l’istaurazione di rapporti mutualistici.
Devono partecipare alla costituzione della SCE almeno 5 soci, che presentino un legame con almeno 2 ordinamenti
nazionali diversi. In alternativa può nascere:
- Per fusione fra cooperative purché abbiano sede nella Comunità
- Per trasformazione di una cooperativa costituita secondo la legge di uno Stato membro, che abbia sede nella
Comunità.
I fondatori redigono l’atto costitutivo e lo statuto che indica il capitale sottoscritto, che non può essere inferiore a
30.000€. Il procedimento di costituzione termina con l’iscrizione della società nel registro delle imprese.
La disciplina dei conferimenti si ispira a quella della SPA: possono essere conferiti elementi suscettibili di valutazione
economica, ad eccezione delle prestazioni di opere o servizi; i conferimenti in denaro devono essere versati per almeno
il 25% e il residuo entro 5 anni; i conferimenti in natura devono essere integralmente liberati al momento della
sottoscrizione.
8. Le partecipazioni sociali.
Le partecipazioni sono rappresentate da quote obbligatoriamente nominative ed è ammessa la creazione di categorie
speciali di quote. È previsto che nell’ambito della medesima categoria, le quote abbiano tutte lo stesso valore nominale
ed attribuiscano gli stessi diritti.
È possibile la presenza di soci sovventori non interessati agli scambi mutualistici, ai quali si riservano privilegi nella
partecipazione agli utili e fino a 1/4 dei voti nell’assemblea dei soci.
L’ingresso di nuovi soci può avvenire mediante acquisto delle quote esistenti o con sottoscrizione di quote di nuova
emissione, che non richiede il procedimento di modifica dello statuto poiché il capitale è variabile. Lo statuto può
subordinare l’ammissione di nuovi soci a particolari condizioni come la sottoscrizione di una quota minima di capitale.
L’acquisto della qualità di socio cooperatore è soggetto ad approvazione dell’organo amministrativo, quella di socio
sovventore è deliberata dall’assemblea generale.
La qualità di socio si perde per morte, recesso o esclusione. Le cause di recesso ed esclusione sono fissate dallo statuto
e il diritto di recedere spetta in ogni caso al socio che ha votato contro una modifica statutaria che:
- Impone ai soci di effettuare nuovi conferimenti
- Prolunga il termine di preavviso di recesso ad oltre 5 anni
- Prevede il trasferimento della sede all’estero
Il recesso va dichiarato entro 2 mesi dalla delibera contestata.
L’esclusione colpisce il socio fallito e gli enti che si sciolgono, può inoltre essere escluso il socio gravemente
inadempiente ai propri obblighi.
In caso di scioglimento del rapporto per morte, recesso o esclusione, il socio ha diritto al rimborso del valore nominale
della quota e la liquidazione deve avvenire nel termine fissato dallo statuto, condizione per il rimborso è però che il
capitale della società non si riduca al di sotto del minimo legale.
Le modifiche della compagine sociale devono essere iscritte entro un mese nel libro dei soci e sono opponibili alla
società e ai terzi solo dopo l’iscrizione.
9. Gli organi.
La SCE può essere organizzata secondo il sistema dualistico o monistico. La disciplina degli organi è identica a quella
della SE anche per quanto riguarda il coinvolgimento dei lavoratori.
Si discosta invece la disciplina dell’assemblea: ad ogni socio è attribuito un voto, qualunque sia il numero di quote che
detiene, se lo statuto lo prevede è possibile attribuire una parte dei voti in ragione della partecipazione dei soci allo
scambio mutualistico, ma non più di 5 voti a testa o se inferiore il 30% del totale.
L’assemblea deve riunirsi almeno una volta l’anno per l’approvazione del bilancio e la destinazione degli utili, è inoltre
convocata dall’organo amministrativo quando lo ritiene necessario.
Appunti di Gabriele Longo 127
La convocazione deve avvenire con preavviso di almeno 30 giorni mediante comunicazione scritta. È consentito ai soci
di farsi rappresentare in assemblea con le modalità fissate nello statuto, il voto per corrispondenza e, per le
cooperative di maggior dimensione, lo svolgimento di assemblee separate o settoriali.
Ogni socio ha diritto di ottenere in assemblea informazioni dagli amministratori sulle materie all’ordine del giorno.
I quorum assembleari sono fissati dallo statuto. Tuttavia è previsto che in prima convocazione è necessaria la
partecipazione di almeno la metà dei soci e la maggioranza di almeno 2/3 dei voti, in seconda convocazione non è
richiesto alcun quorum costitutivo.
10. Destinazione degli utili. Scioglimento.
La cooperativa può attribuire ristorni ai propri soci in proporzione agli scambi mutualistici realizzati, mentre viene
limitata la remunerazione del capitale mediante la distribuzione di utili. Le cooperative con sede in Italia devono
rispettare i vincoli alla destinazione degli utili imposti dalla legge: accantonamento del 30% degli utili a riserva legale,
devoluzione di ulteriore 3% ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione.
La destinazione degli utili residui viene determinata dall’assemblea che approva il bilancio, nel rispetto delle previsioni
statutarie.
Per i restanti profili della disciplina opera un rinvio alla disciplina delle società cooperative dettata dallo Stato della
sede. Il regolamento si limita a precisare che la SCE deve essere posta in liquidazione quando risulti che sia stata
costituita in violazione dei casi consentiti, non osservi l’obbligo di far coincidere nello stesso Stato la sede legale e
quella reale o non rispetti il limite del minimo di capitale.
Il residuo attivo di liquidazione viene devoluto per finalità altruistiche e si prevede che la SCE possa trasformarsi in una
società cooperativa nazionale dello Stato membro della sede, ma non prima di due anni dalla registrazione e
comunque dopo l’approvazione del secondo bilancio di esercizio.

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