Sei sulla pagina 1di 11

ECONOMIA AZIENDALE - PRIMO SEMESTRE 30/09

Soggetti al centro dell’attività economica di produzione, anche a proposito di bisogni e


consumi.

Bisogni, beni ed attività produttive:

Se ho uno scopo o più, ho obbligatoriamente dei bisogni, soddisfatti dai beni economici e
non. I beni economici possono essere classificati in moltissimi modi, i base a:

- tipi di bisogni che soddisfano;


- modo in cui interagiscono con altri beni;
- caratteristiche e dalla loro natura (pubblica/privata).

L’attività economica è utile per la consumazione e produzione di beni economici. Esistono


grandi classi di operazioni all’interno dell’attività economica:

- trasformazione di un bene (materia prima → prodotto finito);


- negoziazione di beni, attività lavorative, capitali (assumo qualcuno nella mia
azienda, negozio lavoro);
- configurazione del governo, come attività di organizzazione e gestione delle
informazioni.

A seconda dell’istituto dove si svolge l’attività economica, possiamo avere un’attività


produttiva prevalente (la famiglia è uno degli istituti di produzione, perché attraverso i redditi
generati si acquistano e consumano beni economici).

Per parlare di attività economica, due domande:

- Da chi è svolta?
- A chi si rivolge?

Soggetto A svolge attività economica rivolgendosi verso soggetto B con scopi non solo
economici, ma anche di società umane (scuola, famiglia, università) di cui ognuno di noi fa
parte. L’economia aziendale, per questo, non è una disciplina prettamente economica.

L’attività economica si svolge negli istituti, dove è concentrata l’attività lavorativa. Un istituto
è una società umana che prende il carattere di istituzione, ed è orientato al raggiungimento
di scopi specifici attraverso regole di comportamento.
Le istituzioni sono principalmente di 4 classi: famiglia, stato, impresa e istituti non-profit. Le
istituzioni hanno regole che generalmente sono non-scritte. Questa collettività di persone è
detta istituto.
La famiglia è un istituto naturale, mentre gli istituti non naturali sono le organizzazioni.
Esistono moltissimi tipi di organizzazioni.

Bisogno: esigenza di un bene necessario agli scopi di vita. Esistono bisogni sociali, etici,
estetici e religiosi, e bisogni naturali.

1
I bisogni naturali hanno componente biologica, sono universali e possono essere basilari
(come i bisogni dei bambini) e contingenti (legati al contesto dove ci troviamo); i bisogni
sociali hanno invece una componente spirituale e possono essere classificati in radicali
(giustizia, uguaglianza, etc.) e non radicali (appartenenza ed amicizia).

Esiste un’altra classificazione dei bisogni sia sociali che naturali: essenziali e voluttuari. I
bisogni essenziali sono soddisfatti prima di tutti i restanti, i voluttuari sono definiti da processi
di mode o processi imitativi e sono, ovviamente, secondari.
I bisogni sono dinamici, cioè cambiano in base alle caratteristiche del soggetto per via di
gusti e preferenze diverse.
Il fine della produzione è il soddisfacimento dei bisogni → conseguenze: produzione di beni
coerente con la richiesta di soddisfacimento dei bisogni.

Piramide dei bisogni di Maslow, 1954. Ancora molto attuale come classificazione.

La teoria economica si basa sulla conoscenza dei bisogni per prendere decisioni in termini di
produzioni e consumo.

Attività economica:

Bisogno → produzione del bene economico coerente → soddisfacimento del bene.

I beni economici sono l’input per l’azienda per soddisfare i bisogni.

2
Beni economici: sono la maggior parte della merce che conosciamo e sono scarsi rispetto
alle esigenze delle persone.
Beni non economici: detti anche beni liberi, sono liberamente disponibili (non scarsi) in
quantità e qualità per tutti, come l’ossigeno e il calore del sole.

CLASSIFICAZIONE:

- primari (acqua, pane, istruzione primaria); e voluttuari (caviale, champagne, etc);

- complementari (carta-penna) e fungibili (penna o matita, alternativi tra loro)

- differenziabili (abiti e le loro marche) vs non differenziabili (sale, zucchero. etc.)

- di consumo (libri e arredi) e strumentali (impianti);

- a utilizzo singolo (cibo) e durevoli (auto, elettrodomestici);

- a consumo individuale (bevande, abiti, cellulare) e a consumo collettivo (parchi,


cinema, etc.);

- privati e pubblici (sanità).

ECONOMIA AZIENDALE - PRIMO SEMESTRE 01/10

Attività economica = insieme delle operazioni di produzione e consumo dei beni economici.
Esistono vari tipi di operazioni:

- operazioni di trasformazione tecnica (di tipo fisico, chimico, spaziale o logico se si


tratta di servizi) → si perde la materia prima, che può essere un dato, una
conoscenza, una materia vera e propria, un impianto, etc.; della trasformazione
tecnica si occupano le aziende manifatturiere attraverso produzioni e consumi e le
aziende di credito, attraverso la registrazione di crediti e debiti.

- operazioni di negoziazione tra istituti di beni privati e pubblici, di lavoro, di denaro


(capitale), assicurazioni, etc. La negoziazione avviene con uno scambio di contratti
tra dipendente e datore di lavoro, oppure attraverso la cooperazione/competizione: i
casi di cooperazione sono i più comuni, perché ognuno dei dipendenti ricopre un
ruolo diverso al fine di produrre il bene desiderato dall’azienda. La competizione è la
cooperazione tra più aziende.

- operazioni di configurazione e di governo degli istituti, che si dividono in tre


macro aree:

A) configurazione dell’assetto istituzionale → creazione, definizione delle


caratteristiche istituzionali e i termini della vita dell’istituto X (composizione
dell’istituto dal punto di vista costitutivo, i membri, etc.)

3
B) organizzazione → ambito del management dell’impresa, la struttura e la modalità di
gestione lavorativa dell’impresa;

C) rilevazione ed informazione → sviluppo dei sistemi informativi che permettono di


reperire i dati al fine di compiere delle scelte; della rilevazione fa parte anche il
bilancio aziendale.

Lo scopo delle imprese → produzione di remunerazione ATTRAVERSO la produzione


economica.
La produzione economica è una delle operazioni tipiche delle varie classi d’impresa:

- produzione di merci (aziende manifatturiere) → svolgono un’attività di


trasformazione tecnica al fine di produrre un bene;
- produzione di servizi (imprese di trasporti, della salute, di consulenza, etc.)
- svolgimento di negoziazioni di beni (imprese commerciali) → beni come capitali
(banche ed altri intermediari finanziari), oppure come rischi (compagnie di
assicurazioni). L’esempio più semplice è il supermercato, che non produce, ma
negozia beni.

Tutte le imprese svolgono produzione economica. Anche lo Stato, attraverso


l’istruzione pubblica primaria.

Fine dell’impresa → produzione di remunerazioni per i dipendenti e per chi ha portato


capitale, investendo;
Mezzo dell’impresa → produzione economica.

Qualsiasi sia l’attività economica svolta dall’impresa, la deve svolgere producendo


remunerazioni per i propri dipendenti, coprire i costi di spesa e creare un guadagno. Per
svolgere attività produttiva, vengono considerati i fattori di produzione che contribuiscono
indirettamente e non alla produzione:

- materie prime
- immobili, impianti, macchinari, etc. → fattori funzionali, i macchinari usati, com’è fatta
l’azienda
- lavoro operativo, direttivo, di governo, etc → organizzazione e coordinamento
dell’impresa
- terra (agricoltura) → imprese agricole → la terra è una componente fondamentale
- beni pubblici → strade sul quale si sviluppa l’attività, come ad esempio il trasporto
- beni liberi → aria, luce del sole, vento, etc.

Esistono dei fattori di produzione primari, fondamentali per ogni impresa e che generano in
chi li apporta interessi economici primari: sono il lavoro (coloro che apportano il lavoro) e il
capitale risparmio (coloro che apportano il capitale risparmio).
Esistono i fattori di produzione a fecondità semplice (a singolo utilizzo nel ciclo
produttivo → uso del ferro per produrre un bene → il ferro dopo quest’uso finisce) o
ripetuta (impianti e immobili).

ECONOMIA AZIENDALE - PRIMO SEMESTRE (PARTE 2, LEZ. 01/10) 01/10

4
Distinzione teorica fondamentale nell’economia aziendale tra la persona umana e l’homo
oeconomicus:

PERSONA HOMO OECONOMICUS

Membro di società umane Autonomo (no dipendenze verso nessuno)

Attività economica come mezzo Egoista

Opera con razionalità, limitatamente** Motivato solo da redditi e ricchezza

Dà valore a solidarietà, lealtà, progresso In grado di valutare tutto con razionalità


assoluta

= RAZIONALITÀ LIMITATA = RAZIONALITÀ ASSOLUTA*

*cioè poter disporre di tutte le conoscenze di cui necessita per prendere decisioni.
**conoscenza limitata a cui tutti siamo sottoposti.

Le decisioni individuali si basano sul principio di massimizzazione del piacere individuale:


comportamento razionale e previdente nel tempo. Il soggetto prende decisioni secondo la
propria razionalità limitata al fine di massimizzare il suo livello di benessere, secondo i propri
bisogni fondamentali, i propri gusti, i beni a disposizione, le proprie dipendenze e il proprio
capitale sociale, cioè il proprio bagaglio socio-culturale.Totalmente diverso dall’autonomia
dell’homo oeconomicus.

RAZIONALITÀ LIMITATA (PERSONA RAZIONALITÀ ASSOLUTA (HOMO


UMANA) OECONOMICUS)

Prima ricerca esplorativa = prime idee Problemi e obiettivi chiari

Il decisore valuta la prima alternativa e Tutte le informazioni di cui ha bisogno le


modifica le proprie attese conosce già perfettamente

Valutazione di altre alternative Futuri stati del mondo già di sua


conoscenza, così come le alternative

Si ferma e sceglie quando ha dei vincoli di Decisore unico ed isolato


tempo o di prezzo

Sceglie l’alternativa più soddisfacente Sceglie l’alternativa = la migliore

Questa è la teoria di H. Simon.

L’attività economica si realizza nella collettività, nei gruppi sociali → condividono valori, fini,
rapporti umani e possono essere gruppi formali o informali. Ognuno dei membri ha un ruolo,
e ognuno dei membri fa parte di più gruppi. Generalmente, un gruppo sociale va dalle 3 alle
7 persone. Qui, l’attività economica si realizza grazie alle attese che ogni membro porta sulle
spalle, dovute al proprio ruolo lavorativo all’interno del gruppo sociale.

5
ECONOMIA AZIENDALE - PRIMO SEMESTRE 04/01

Azienda: attraverso il metodo storico, la analizziamo → il professor Giannessi, nel 1960, ha


individuato un metodo storico per definire l’azienda e farne una classificazione:

- Interpretazione statica o strutturale; prevale l’idea che manchi l’individualità, e che


quindi l’azienda appartenga a due o più persone. Il focus è sulle persone e sui beni,
anziché sulle operazioni;

Vincenzo Vianello (1935): “Organizzazione di persone e beni economici indispensabile per il


raggiungimento del fine o dei più fine degli enti”. L’azienda è vista come un sistema
organizzato.

Ubaldo de Dominicis (1950): “Organizzazione di beni (persone e cose materiali) che svolge
una determinata attività umana, in vista di uno o più bisogni da soddisfare”. Il focus è
sull’attività umana, non sull’attività economica.

- Interpretazione dinamica; in contrasto con l’interpretazione statica, l’azienda


dinamica è vista come un insieme di operazioni organizzate in un sistema. Questa
interpretazione ne enfatizza la funzione, e l’autonomia.

Fabio Besta (1922): “L’azienda è la somma di dei fenomeni o negozi (contratti). rapporti da
amministrare relativi ad un cumulo di capitali che formi un tutto a sé, di proprietà o di una
persona singola, o di una famiglia o di una qualsiasi altra unione, o anche di una distinta
classe di quei fenomeni, negozi o rapporti”.

Gino Zappa (1927) → padre dell’economia aziendale → “L’azienda è una coordinazione


economica in atto istituita e retta per il soddisfacimento dei bisogni umani, è una
coordinazione di operazioni economiche di cui l’uomo e la ricchezza sono elementi vitali”

Gino Zappa (1957): “Istituto atto a perdurare che per il soddisfacimento dei bisogni umani,
ordina e svolge in continua coordinazione la produzione, il procacciamento e il consumo
della ricchezza”.

Per Zappa, lo schema del sistema è presentato come base della vita aziendale (“teoria dei
sistemi aziendali”) in cui vi è unitarietà tra i diversi sistemi e approccio dinamico. Zappa
accentua la visione sistemica dell'azienda. Qui, il sistema è visto come un mobile complesso
ed un sistema dinamico nel quale si realizzano l’unità nella molteplicità, la permanenza nella
mutabilità. (Definizione di Pietro Onida, 1960). Si tratta di un sistema di forze economiche
che sviluppa, nell’ambiente di cui è parte complementare, un processo di produzione o di
consumo, o di produzione e consumo insieme, a favore del soggetto economico e degli
individui che vi operano, secondo la definizione di Aldo Amaduzzi, allievo di Zappa, del
1953. I fini dell’azienda sono la produzione e il consumo, che siano correlati o separati.

- Interpretazione complessa (dinamico/strutturale): l’azienda qui è un’unione


dell’interpretazione statica e di quella dinamica;

6
Egidio Giannessi (1960): “L’azienda è un’unità elementare dell’ordine economico-generale,
dotata di vita propria e riflessa, costituita da un insieme di operazioni, promanante dalla
combinazione di particolari fattori e dalla composizione di forze interne ed esterne, nel quale
i fenomeni della produzione, della distribuzione e del consumo vengono predisposti per il
conseguimento di un determinato equilibrio economico, a valere nel tempo, suscettibile di
offrire una remunerazione adeguata ai fattori utilizzati, e un compenso proporzionale ai
risultati raggiunti, al soggetto economico per conto del quale l’attività si svolge”.

Il fine dell’azienda è remunerare i dipendenti e gli investitori del capitale, dove la


remunerazione è il bisogno economico dei soggetti in questione. Ė un sistema aperto,
perché ha vita propria e riflessa; è dinamico, perché combina fattori e forze; è complesso,
perché presenta una combinazione di fattori e una combinazione di forze; è finalizzato,
perché il suo fine è quello di “avere un equilibrio economico che valga nel tempo”; è
probabilistico, perché non è detto che raggiunga il fine stabilito.

ECONOMIA AZIENDALE - PRIMO SEMESTRE (PARTE 2, LEZ. 04/10) 04/10

(Istituti e aziende, cap. 2 del libro)

Ciascuno di noi fa parte di più società umane di varia natura. Ogni società umana persegue
il bene comune dei suoi membri che è il prodotto della cooperazione, la quale agevola verso
il raggiungimento dei propri fini. Il bene comune è inteso come la cooperazione dei soggetti,
che agisce per soddisfare i fini dei soggetti. Carlo Masini, nel 1979, definì il bene comune
come il prodotto della cooperazione societaria che condiziona i singoli nella società: è un
bene funzionale per tutti, inteso come agevolatore dell’attività dei singoli membri; è costituito
dal complesso di beni che per natura loro hanno una funzione universale e un’attitudine per
tutti. Va inteso come bene dei singoli, fattore di agevolazione di ogni persona verso l’alto fine
della persona umana.

Per istituzioni, si intende:

A. Modelli e regole di comportamento adottati da vaste collettività umane


B. Presentano regole e strutture stabili per singoli e gruppi

Per istituti, si intende:

C. Società umane che assumono caratteri di istituzioni (famiglie. imprese, partiti


non-profit, Stato)
D. Possiedono regole e strutture di comportamento codificate
E. Sono duraturi, dinamici, unitari e autonomi; perseguono il bene comune.

Famiglie → società umane naturali ≠ Organizzazioni → società umane progettate

ISTITUTI:

Insieme di energie, fattori, energie, risorse personali e materiali.

7
Caratteristiche: duraturo, dinamico, ordinato secondo leggi (fisiche, sociologiche,
economiche, etc.), unitario nei rapporti (agisce come unità), composto da elementi con fine
comune e autonomo.
Gli istituti (tutti!) svolgono attività economica di produzione e consumo → l’azione coordinata
in istituti che operano in contesti dinamici produce due fenomeni:

1. Rendita organizzativa: è il frutto della cooperazione intelligente di più persone volte


allo stesso fine; il vantaggio economico ottenuto con l’azione organizzata è maggiore
e migliore rispetto all’azione isolata e opportunistica. La rendita organizzativa deve
essere garantita e restituita a tutti coloro che hanno operato.

2. Risultato residuale: è successivo alla remunerazione, data sulla base dei patti
ex-ante. Si tratta di una somma di denaro che rimane nelle case dell’istituto dopo la
remunerazione completa dei singoli membri.

AZIENDE:

Qualsiasi istituto all’interno del quale si svolge un’attività economica → per azienda, si
intende più propriamente l’azione economica dell’istituto ed è diretta al soddisfacimento
dei bisogni. È l’insieme organizzato di persone e beni, che attraverso una serie coordinata di
operazioni mira al soddisfacimento dei bisogni umani. Zappa, nel 1927, la definì come
coordinazione economica in atto, cioè in movimento. L’azienda ha le caratteristiche degli
istituti descritti in precedenza. Svolgendo attività economica, parliamo di consumo e di
produzione.

1. Azienda di consumo → attività economica diretta al soddisfacimento dei bisogni dei


suoi componenti;
2. Azienda di produzione → attività di fabbricazione di beni e prestazione di servizi da
destinare allo scambio sul mercato per conseguire un utile;
3. Azienda composta → svolge contemporaneamente attività di produzione e di
consumo dei beni.

ECONOMIA AZIENDALE - PRIMO SEMESTRE (PARTE 3, LEZ 04/10) 04/10

L’economia aziendale si occupa dell’attività economica svolta dai quattro istituti principali:

- Famiglie, imprese, lo Stato e gli istituti pubblici, gli istituti non-profit.

Di questi istituti, studia i comportamenti economici e quindi le aziende:

- aziende di consumo e di gestione patrimoniale familiare; è l’attività economica di


consumo della famiglia, al fine di soddisfare i bisogni dei propri membri;

- aziende di produzione; svolgono trasformazioni tecniche e producono beni e servizi;

- aziende composte pubbliche; come lo Stato, dove si svolgono attività di produzione


(la difesa nazionale) e di consumo. Queste due attività economiche coesistono;

8
- aziende non-profit; qui, l’attività economica è peculiare ed è composta.

I caratteri essenziali degli istituti sono:

1. Finalità dominanti, di ordine economico e non;


2. Il fine economico immediato;
3. I portatori degli interessi economici istituzionali, ossia degli interessi economici
primari; → i membri con interessi economici primari;
4. I portatori degli interessi economici non istituzionali → con interessi non inerenti
all’istituzione;
5. I processi economici caratteristici.

I 4 istituti vogliono soddisfare i bisogni attraverso l’attività economica, ma si differenziano


per:

- I fini immediati;
- La struttura, in termini di assetto istituzionale, di combinazioni produttive, di
personale, tecnico, organizzativo e di patrimonio.

9
10
11

Potrebbero piacerti anche