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Totem e tabù

Le ultime opere di Freud, in particolare L'avvenire di un'illusione (1927) e Il disagio della civiltà
(1929), sono dedicate allo studio della società, dell'antropologia e della morale. Freud focalizza la
sua attenzione sull'istituto del totemismo, che si ritrova in popolazioni primitive talora
geograficamente molto distanti tra loro (ad esempio gli indigeni dell'Australia, dell'America
settentrionale...). In tale forma di organizzazione sociale i componenti di una comunità sono divisi
in tante unità caratterizzate da un totem, cioè nella maggior parte dei casi un animale sacro. Il
legame totemico si tramanda per via materna e rappresenta un vincolo più forte di quello familiare.
La cosa interessante è che coloro che appartengono a un'unità totemica si comportano nei
confronti del totem, cioè dell'animale simbolico assunto come autorità, in modo caratteristico, ad
esempio evitando di dare la caccia ai membri della specie che esso rappresenta. Il legame
totemico sembra finalizzato a evitare rapporti tra consanguinei, perché implica la proibizione di
sposare donne appartenenti allo stesso gruppo totemico e, dunque, impedisce legami di tipo
incestuoso; proibizione che, come osserva Freud, non può certo derivare da valutazioni di
carattere medico o eugenetico, dato il livello primitivo delle società in cui si sviluppa, ma a livello
storico. Al totem è legato il concetto di tabù, cioè di tutti quegli aspetti che, in riferimento al totem,
sono ritenuti sacri e quindi proibiti. Il totem e i tabù sarebbero dunque il nucleo originario di quelle
norme sociali, morali e religiose create dagli uomini per proteggersi da impulsi considerati
inaccettabili, elaborandoli collettivamente e rendendoli inoffensivi.

La civiltà e il suo fine


Se quella appena descritta è l’origine della civiltà, domandiamoci a questo punto qual è il suo fine.
Per Freud gli uomini ricercano soprattutto la felicità, intesa sia come assenza di dolore sia come
soddisfacimento dei bisogni. L’agire individuale, infatti, è mosso essenzialmente dal principio di
piacere, cioè dalla tendenza a realizzare immediatamente i propri desideri. È il principio che
domina la vita infantile: ad esempio, in assenza del latte materno si calma succhiandosi il dito. Tale
principio, però, si scontra con il principio di realtà, che esige spesso un differimento
dell’appagamento del piacere, la sua subordinazione a determinate azioni o anche la rinuncia alla
soddisfazione di alcune tendenze per soddisfarne altre: esso, cioè, implica un esame della realtà
che spesso può essere causa di sforzo, di sacrificio e quindi anche di infelicità. Quanto più la
società e progredita e civilizzata, aggiunge Freud, tanto più siamo destinati all'infelicità, in quanto
maggiori sono le forze repressive che agiscono sull'individuo. Da questo punto di vista, l'uomo
primitivo si trovava in condizioni migliori rispetto a noi, perché poteva soddisfare più liberamente i
propri istinti. L'uomo non può fare a meno di vivere insieme agli altri e di conseguenza deve
necessariamente porre un freno alle pulsioni. La civiltà è dunque indispensabile, anche se, è fonte
di repressione. Per arginare le pulsioni socialmente negative, la società si affianca alla figura
paterna nell'opera educativa: contribuisce, cioè, a rendere più efficace il Super-Io privato
attraverso un Super-Io sociale, che deve rafforzare la severità del primo.

La morale come male necessario


In definitiva, la morale appare a Freud, non diversamente da Nietzsche, come l'effetto
dell'imposizione sociale. A differenza di Nietzsche, però, Freud ritiene che essa, pur gravando
sull'individuo e limitandone la piena realizzazione, vada accettata, o almeno considerata un
«disagio» necessario: infatti, chi non fosse disposto a sottostare alle norme etiche socialmente
determinate perderebbe l'amore e il rispetto da parte del prossimo, e pertanto anche la serenità.
La morale comune va assecondata per la paura che l'individuo avverte nel profondo del suo animo
di essere escluso dalla considerazione degli altri e,soprattutto, di essere punito dall'«autorità».
Riproponendo un tema caro a Rousseau, cioè quello dell'antagonismo tra felicità individuale ed
esigenze dell'ordine sociale, Freud segnala pertanto all'uomo moderno i problemi connessi con lo
sviluppo della civiltà, pur riconoscendone la necessità.

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