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Origini e significato della parola jazz

La parola jazz comincia a diffondersi quando nel 1916 la Original Dixieland Jass Band si trasferisce
da New Orleans a Chicago per dei concerti. Riguardo l'origine del termine vi sono pareri
discordanti e fuorvianti. Alcuni credono erroneamente che derivi dalla distorsione del nome
Charles, dal francese jases (parlare); tuttavia la pista più certa è quella che vede associata alla parola
jazz fin dagli albori un significato osceno, in collegamento con la parola jaze, presente sui
vocabolari inglesi, derivante dal termine in lingua Kikongo (lingua bantu parlata da popolazioni
Bakongo e Bandundu) jizaa, che significa 'schizzo di sperma'. Dunque già la parola contiene in sé
tutta la virilità della musica. Nel 1917 il mondo scopre il jazz quando Nick La Rocca (cornettista)
incide con l'Original Dixieland Jass Band il brano “Livery Stable Blues”, primo disco di jazz,
accolto favorevolmente anche in Europa.

Isaac Albeniz
In Spagna compositore importante di fine '800 è Albeniz, nato nel 1860 ed emigrato a Cuba dopo
essere scappato di casa a 14 anni. Egli acquisì successo soltanto a fine carriera, con l'opera
“Quaderni di Iberia”. Naturalmente è preponderante l'influenza cubana, con il ritmo al centro delle
idee compositive e l'elasticità ritmica cubana assunta come formula. In contrapposizione a lui si può
citare il pianista francese Chabrier che, non conoscendo in profondità il mondo cubano, realizza
un'habanera funerea, priva di ogni gioia ritmica.

Cakewalk – Habanera – Rag Europei


Come sappiamo in Europa il rag, troppo complesso, viene semplificato e ridotto a cakewalk. Un
caso esplicito di cakewalk è il celebre “Golliwogg's Cake-walk”, appartenente alla suite “Children
Corner”, scritta da Claude Debussy per sua figlia, in cui la danza è immaginariamente ballata da
Golliwogg, personaggio di libri d'infanzia con fattezze di bambina di colore.
Altro europeo che si lasciò sedurre dai cakewalk, componendo anche habanere e rag, fu Eric Satie,
compositore che votò la propria produzione all'ironia. Famosa è la suite “Embryons Desseches”, nel
secondo movimento della quale parodizza una marcia funebre di Chopin, volendo manifestare la
propria opposizione contro il romanticismo, simbolo dell'arte borghese.
In Italia le novità americane furono accolte in primis da musica d'intrattenimento e operetta italiana.
Diversi cantanti in questo ambito si misero in luce, tra i quali spicca Nicola Moleti, autore di rag per
pianoforte, dischi per banda e canzoni di successo. Suo è il rag del 1915 “Slave My Heart”.

Influenze della musica americana


In questo panorama, ci furono compositori di musica colta che scomposero il rag e ne svilupparono
solo alcune componenti. Tra questi vi è Milhaud, da sempre affascinato dal jazz, il quale per giunta
durante la persecuzione degli ebrei fuggì verso gli USA, dove fu addirittura maestro di Dave
Brubeck. Nel 1919 egli compose la suite “Trois Rag Caprices”, nella quale in primo e terzo
movimento sviluppa una figura ritmica del rag.
In Stravinsky questo aspetto è ancora più evidente: egli mescola spunti presi dal rag anche in opere
che col rag non c'entrano niente, come in “Oedipus Rex” o “Ottetto”. In altre invece è chiaro il
riferimento al rag, come in “Ragtime per 11 strumenti”, la suite “Historie du soldat”, o “Piano Rag
Music” del 1919, nella quale egli passa dalla musica settecentesca al rag, cercando delle
connessioni tra le due.
Altro compositore che adotta questo modus operandi è Paul Hindemith. Nato in Germania nel 1895,
all'inizio si distinse come compositore tardo romantico, poi capì che era musica non più al passo coi
tempi. Durante la crisi tedesca che fece seguito alla sconfitta nella prima guerra mondiale egli
compose musica di critica verso la società, attuando una caricatura della canzonetta che conteneva
lo squallore della quotidianità tedesca. Queste tematiche tratta la suite 1922 opera 26, in 5
movimenti di cui l'ultimo è un ragtime, in cui rivolgendosi all'esecutore suggerisce di considerare il
pianoforte come una macchina a percussione.
-Influenze della musica americana sui compositori italiani
Puccini fu molto interessato dal jazz; famosa è la sua “Scossa Elettrica”, marcia molto simile a
quelle di Sousa.
Altro molto interessato ai nuovi stili sincopati fu Ottolino Respighi, del quale tuttavia abbiamo
unicamente l'opera “Le Impressioni Brasiliane” del 1928, una suite su temi brasiliani.
Alfredo Casella nutrì largo interesse per ragtime, tango e jazz. Dopo essere stato in USA e aver
comprato ed ascoltato dischi del jazz, fu il primo compositore a scrivere dei saggi sul jazz, nei quali
ne riconosce il dinamismo e l'energia e ne analizza la struttura in maniera professionale,
conferendogli lo status di nuova forma d'arte. Assieme a Gabriele D'annunzio istituì un'associazione
per la diffusione della musica moderna in italia, la “Corporazione delle nuove musiche”.
Del 1920 è il suo brano “Foxtrot per pianoforte a 4 mani”, del 1918 è una suite per pianola
contenente tre brani, “Prelude”, “Valse” e “Ragtime”.

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