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SOCRATE

INTRODUZIONE
Con Socrate ci troviamo ad Atene, in un periodo nel quale la polis sta cominciando a
perdere la sua importanza, sta morendo. Tutto questo avviene sotto la guida di Pericle
, sotto il suo governo si instaura la vera democrazia. Inoltre istituì un sussidio che
prevedeva il salario giornaliero  per tutti coloro che non lavoravano in quel
determinato giorno. Lui fece questo per consentire a tutti (tranne gli schiavi) di poter
partecipare alla vita politica. Durante il suo regno si ha la massima espressione della
polis greca. 
Con Socrate però la polis si stava involvendo, perché vi era un gruppo ristretto di
persone al potere. 
Come succede a personaggi storici di spicco, lui fu da un lato amato( dai giovani ma
non solo) dall’altro odiato. Odiato, in particolare, da alcuni democratici come il
gruppo dei 30 tiranni che lo condanneranno. L’accusa a Socrate è quella di
corrompere i giovani e di non riconoscere le divinità tradizionali. Nell’Atene della
democrazia ripristinata dopo il potere dei Trenta Tiranni Socrate è processato,
ritenuto colpevole dei capi d’accusa e condannato a morte. Alla morte per
avvelenamento da alcaloidi della cicuta Socrate avrebbe potuto sottrarsi: dopo la
sentenza che lo aveva giudicato colpevole poteva così scegliere l’esilio; ma la scelta
di una pena alternativa alla morte significava sempre ammettere colpevolezza, e
Socrate ravvisava la propria innocenza; rivendicava anzi il riconoscimento del valore
della propria attività di ricerca delle coscienze; e la sua rivendicazione
dell’importanza della funzione da lui svolta suonò provocatoria e portò a votarne
appunto la condanna a morte con una maggioranza netta. Sebbene accusato ma
innocente, intorno a lui si era formato un ciclo di giovani che lo seguivano e
veneravano, tanto che escogitarono una via di fuga dal carcere. Lui ,siccome  credeva
molto nel valore della coerenza, e lui aveva sempre insegnato e promosso
l’importanza delle leggi rifiutò. Lui perse la vita in carcere, avvelenato con una
bevanda la cicuta velenosa.
Nel processo Socrate aveva affrontato da solo la propria difesa: l’Apologia di
Socrate di Platone riporta appunto la difesa che Socrate fa di se stesso.
Per Socrate ogni uomo doveva cercare in se stesso le proprie risposte. L’appello alla
ragione, il richiamo al libero pensiero critico potevano così far considerare Socrate
una minaccia per la democrazia ricostituita dopo il regime aristocratico dei Trenta
Tiranni instaurato in Atene da Sparta che su Atene era uscita vittoriosa nella guerra
del Peloponneso.

METODO
Il suo tempo è diviso in:
 pars construens
 pars destruens
Anche il suo metodo risente di questa scannerizzazione
Infatti nella prima parte DEMOLISCE
Che cosa? Il falso sapere. Queta fase si configura attraverso l’ironia/confutazione. In
cosa consiste? Socrate non ha mai insegnato in un luogo preciso, ma fa lezione
all’aperto e interagendo con i giovani. L’ironia viene applicata quando lui si imbatte
in coloro che sa che sanno. Socrate incalza con una serie di domande che vogliono
fare emergere la definizione. L’interlocutore se davvero,sa risponde con una
definizione, o concetto, altrimenti l’interlocutore risponde con un esempio.
Questo processo di ironizzazione si conclude quando l’interlocutore conclude di non
sapere.
Nei migliori la confutazione/ ironizzazione provocava un effetto di purificazione
delle false certezze, ossia l’ignoranza
Socrate tende in maniera perfettamente consapevole a spogliare l’anima dall’illusione
del sapere e in questo modo a curarla, per renderla idonea ad accogliere la verità.
Il dialogare con Socrate portava a un ‘’esame dell’anima’’ , ‘’un’esame dell’anima’’.
Nella seconda parte COSTRUISCE
Maieutica: tecnica di portare alla luce la vita, quando parliamo del genere umano. La
mamma di Socrate infatti era un ostetrica.
Lui prende spunto da questa tecnica per farla propria. Per Socrate l’uomo dopo essere
stato denudato dalle sue certezze giunge alla verità.
Come la donna che è gravida nel corpo ha bisogno dell’ostetrica per partorire, così il
discepolo che ha l’anima gravida della verità ha bisogno del filosofo che aiuti questa
verità ad uscire dall’animo.
Non si può demolire senza costruire come avevano fatto i sofisti , come gorgia che ha
detto che nulla è e quindi con la sofistica noi siamo fermi al momento della
demolizione, non c'è stata alcuna costruzione di valore. Socrate egualmente
demolisce ma indica la via per giungere alla verità.
Come ci si arriva alla verità ? Socrate è convinto che la verità è in ciascuno di
noi ,questo però non significa affermare che dentro di noi c'è un sapere innato.
Socrate è convinto quindi che la verità, non è una verità che viene da fuori cioè non è
una verità che ci viene consegnata ma è una verità che va ricercata dentro di noi
attraverso un percorso continuo e significativo.
Dov’è situata questa verità? Nella nostra anima, per Socrate la verità non è altro che
la ragione ed è dentro di noi. Non è un qualcosa che qualcuno ci ha consegnato e noi
teniamo ben chiusi dentro di noi, ma la verità è riposta nella nostra anima che non è
altro che la nostra ragione. Significa che per Socrate l'uomo attraverso la ragione
attraverso l'esercizio della ragione è in grado di esprimere sempre il vero.
Socrate ci dice guarda che la verità non è nei tuoi sensi, la verità è più profondamente
dentro di te e tu la possiedi nella misura in cui tu eserciti la ragione e quindi se tu
ascolti la tua ragione sei sulla buona strada. E’ un'argomentazione molto chiara della
nostra verità che è dentro di noi nella misura in cui noi siamo esseri razionali e la
ragione ci conduce sempre a dire e a fare ciò che è giusto e veritiero. Questo può
essere visto come un apprezzamento molto alto del nostro essere uomini, c'è l'aver
individuato un valore nell'uomo che fino a questo momento nessuno aveva
evidenziato. Gorgia ad esempio diceva che noi non siamo in grado di fare nulla, non
siamo in grado di conoscere nulla, non siamo in grado di parlare di nulla non siamo in
grado di riferire del nulla quindi c'è un grosso passo in avanti.
Noi quest’anno ci abbiamo ci siamo imbattuti nel filosofo che dice i sensi non vanno
bene non servono a nulla, e il filosofo invece che diceva che i sensi sono il primo
modo per conoscere la realtà intorno a noi. I fisici pluralisti poi, che ritengono che i
sensi abbiano valore perché i sensi ci danno un affaccio sul mondo, talete poi che ci
diceva che i sensi non vanno affatto bene perché ci portano all'errore ora.
Socrate invece elabora un concetto dinanzi al quale non c'è più ombra di dubbio cioè
nessuno può aggiungere nient'altro: la verità arriva a noi se esercitiamo la ragione,
non è una verità ‘’ usa e getta’’, non è una verità soggettiva, ma è una verità
universale perché la ragione ci accomuna e quindi tutti gli uomini sono in grado di
giungere alla medesima verità ma non leggendola in un decalogo fuori dall'uomo ma
dando voce alla ragione che dentro di noi
Socrate definisce la ragione, la psiche che è sostanzialmente l'anima
Allora la logica è una scoperta del mondo occidentale. Secondo i critici Socrate è
colui che ha messo in evidenza i canoni della logica, ha dato voce alla logica. Quindi
con la ricerca del concetto si comincia a parlare di logica nella nostra filosofia e
soprattutto nel mondo occidentale.
SO DI NON SAPERE
La riflessione di Socrate muove dal riconoscimento della necessità di conoscere se
stessi e di prendere coscienza dei propri limiti: il vero sapere è il sapere di non sapere.
Socrate si presenta agli altri dicendo di non sapere, diversamente dai sofisti. Perché il
vero sapiente è colui che riconosce i propri limiti, è colui che sa che non può
conoscere tutto e quindi dichiararsi non sapiente non è un atto di sconfitta ma è un
atto di riconoscimento dei propri limiti. Il sapere di non sapere è la dotta ignoranza
che Socrate vuole estendere ai propri interlocutori. Nel dialogo con gli interlocutori
Socrate riconosce appunto di non sapere; e così può accogliere le idee degli
interlocutori, procedere con la dialettica ad una confutazione che evidenzi la
debolezza delle idee in questione e portare gli interlocutori ad avvertire la propria
ignoranza e quindi arrivare a fargli dire ‘’so di non sapere’’.

Sul frontone del tempio di Apollo a Delfi c'era scritto ‘’conosci te stesso’’ e Socrate
era spesso stato lì chiedendo alla sacerdotessa di essere illuminato. allora la perizia
sacerdotessa del tempio che rappresenta l’oracolo aveva messo in evidenza che tra
tutti gli uomini il più sapiente era Socrate perché affermava di non sapere .
Socrate considera l’interlocutore come qualcuno da cui ha tutto da imparare. Questa
non è una forma di scetticismo bensì una presa di posizione contro molteplici
avversari: i sofisti , i naturalisti, nei confronti del sapere dei politici e dei cultori delle
varie arti, che quasi sempre si rivelava inconsistente o gravemente incompleto.
DAIMONION SOCRATICO
Il daimonion socratico, era dunque una ‘’voce divina’’ che gli vietava determinate
cose: egli lo interpretava come una sorta di privilegio che l'aveva salvato più volte dai
pericoli o dalle esperienze negative. Socrate si diceva tormentato da questa voce
interiore che si faceva sentire non tanto per indicargli come pensare e agire, ma
piuttosto per dissuaderlo dal compiere una certa azione. Questo ‘spirito guida’,
secondo il filosofo, è in realtà presente in tutti gli uomini, e accompagna ciascuno nel
corso della propria vita. Il daimon è anche il compagno scelto nell’Ade dall’uomo
prima di cominciare la sua esistenza terrena e che, dopo la morte, guida l’anima sino
al luogo in cui deve essere giudicata. Dunque, esso si configura come uno spirito
guida della coscienza, e si identifica con le forze divine del male o del bene e arriva
durante il sonno a consigliare ed illuminare.Il daimon non ha nulla a che vedere con
l'ambito delle verità filosofiche perché per Socrate i principi filosofici traggono la
loro validità dal logos e non da una rivelazione divina.
Inoltre il daimonion non ordina mai ma al massimo vita e non è da porre mai in
connessione con la filosofia di Socrate.

KANT VS SOCRATE
Kant dopo aver attraversato e presentato una serie di dati afferma che l'unica vera
legge morale è l'imperativo categorico. Che cos'è imperativo categorico? E’ il
contenuto e la forma dove alberga la ragione. La ragione è il fondamento delle nostre
azioni morali
Noi nella vita compiamo continuamente azioni e per definire un’azione giusta o no, e
quindi se un'azione risponde a verità o meno, non deve dircelo qualcuno dall'esterno
ma che ce lo dice la nostra ragione. E quindi secondo Kant la ragione è la nostra
guida e ci accomuna
Socrate e Kant se pur distanti tanti secondi sostanzialmente affermano la stessa cosa
cioè che la ragione è il fondamento del vero e se noi ci affidiamo alla ragione non
possiamo mai sbagliare.

Dialogo l’unico modo per ricercare la verità e questo porta l’interlocutore ad


una ricerca continua
I PARADOSSI SOCRATICI
Dal gr. parádokson, der. di dóksa ‘opinione’
Il paradosso è un opinione che si pone in opposizione a quella che ci suggerisce la
logica.
Zenone ci ha già consegnato questi paradossi.
I paradossi che Socrate ha lasciato si riferiscono al suo messaggio etico
Socrate ritiene che chi fa il bene è perché lo conosce che fa male perché non lo
conosce, ponendo i nostri comportamenti sul piano conoscitivo. Se ho la conoscenza
del bene metto in atto un comportamento virtuoso, se non, il contrario.
La conoscenza implica il logos e quindi se ti lasci guidare dalla ragione farai del
bene. Per Socrate è solo ragionando con se stesso che ogni uomo può decidere
consapevolmente, chiarirsi su come agire e comportarsi, arrivare a sapere che cosa
deve fare. L’accento sulla ragione porta così Socrate a ricondurre la virtù al sapere: la
persona virtuosa è la persona che sa cos’è bene.
Chi compie il male non è responsabile perché, non sa cosa sta facendo, non
comprende. Socrate trae in questo modo vuole ‘’giustificare’’ il comportamento dei
30 tiranni che hanno compiuto il male nei suoi confronti perché non conoscono, non
ragionano con se stessi.
Le azioni che io faccio giuste o sbagliate non dipendono dalla mia volontà ma dalla
conoscenza che ho in merito. Per l’idea che la conoscenza del bene porta
necessariamente a fare il bene, e che quindi non si fa il male volontariamente ma solo
per ignoranza, si parla di intellettualismo etico di Socrate.
DEFINIZIONI
Quando Socrate si metteva a chiacchierare con i suoi discepoli lui faceva domande ai
suoi discepoli. E voleva delle risposte, intese come definizioni perché la verità è
tuttavia definizione oggettiva: Socrate pone la domanda: che cos’è? Per Socrate una
definizione è ciò che non è particolare, tuttavia presenta tutti i particolari;
l’importante è interrogarsi sul vero carattere delle cose, cercare di cogliere quanto
essenzialmente distingue, accomuna e rende tali le cose, è ben sforzarsi di superare la
visione parziale, il punto di vista particolare per guadagnare una prospettiva generale
e giungere ad un concetto universale delle cose
Come si arriva alla definizione?
metodo induttivo, metodo che parte dai particolari per arrivare agli universali.
Se io voglio arrivare alla definizione dell’uomo parto dai particolari, quindi partire da
un particolare arrivo a dare una definizione sto applicando un metodo induttivo
La scienza si basa prima sul metodo induttivo, perché uno scienziato prima osserva,
dopo aver osservato si introduce un'altra facoltà, la ragione. La ragione esercita un
astrazione rispetto a quello che hanno rivelato i sensi. La ragione formula un ipotesi
che poi diventa legge.
Metodo DEDUTTIVO parte dalla legge per dare conferma, dagli universali ai
particolari.
Entrambi i metodi prima di essere utilizzati dalla scienza furono usati in filosofia. Il
metodo deduttivo in filosofia entra con Aristotele.

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