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CORSO DI

Tecniche espressive e tipologie dei


testi
2° semestre
a.a 2020/2021

Presenza di esercitazioni
Dispensa su Blackboard
3 macro-argomenti:
Varietà di un codice: lingua italiana
Retorica
Tipologie testuali

Le varietà del codice


Varietà = insieme coerente di elementi di un sistema linguistico che tendono a
presentarsi in concomitanza con determinati caratteri extra-linguistici

-> è una delle diverse realizzazioni in cui una lingua si manifesta concretamente

Tutte le diverse varietà della lingua italiana, pur differenziandosi tra loro, presentano
delle caratteristiche in comune che decretano l’appartenenza di quella data varietà alla
lingua italiana

La varietà si definisce con il confronto con la lingua di riferimento (lingua standard)

Repertorio (collettivo) = insieme di tutte le varietà di una lingua grazie alle quali si può
adattare alle molteplici esigenze comunicative

Repertorio individuale = insieme delle varietà della lingua che il singolo parlante ha a
disposizione

Più il singolo parlante ha esperienze molteplici, più ampio sarà il suo repertorio -> il
repertorio individuale è elastico

CRITERI PER DEFINIRE LE VARIETÀ

Assi di variazione:

- Diacronia: asse legato al tempo -> la lingua evolve nel tempo, si modifica più o meno
velocemente a seconda di diversi fattori.

- Sincronia: senza prendere in considerazione il tempo -> guardare alla lingua in un


dato momento

Assi di variazione appartenenti alla sincronia di:


• Diatopia: provenienza e collocazione geografica dei parlanti -> variazione
fondamentale e sempre presente
• Diastratia: classe sociale
• Diamesia: canale di trasmissione
• Diafasia: diversità delle situazioni in cui avviene l’atto comunicativo

Questi assi di variazione si incrociano continuamente: una varietà può sfumare in


un’altra -> ogni uso concreto del linguaggio si colloca simultaneamente su diversi assi di
variazione e i medesimi tratti linguistici possono essere caratteristici di diverse varietà

LE VARIETÀ STANDARD DELL’ITALIANO

Varietà standard = varietà di una lingua che viene assunta come modello di riferimento
per il suo uso corretto e per l’insegnamento scolastico -> parlata da una persona istruita
e con un registro linguistico medio

Una varietà diventa standard per ragioni storiche (volgare fiorentino)

Caratteristiche di una varietà standard:

- Codificata: quando esiste un sistema di testi di riferimento e un insieme di norme che


si appoggiano all’autorità di esperti (Accademia della Crusca)
- Stabile: non può mutare frequentemente; è fissa
- Sovra-regionale: riconosciuta come modello in tutto il territorio nazionale e da tutti i
parlanti
- Elaborata: utilizzata in ogni campo del sapere, in ogni ambito linguistico
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- Scritta
- Usata dai ceti alti: lingua dotata di prestigio sociale
Varietà standard dell’italiano -> volgare fiorentino trecentesco (per una ragione
culturale: autorevolezza delle tre corone di Dante, Petrarca, Boccaccio e per una ragione
di tipo economico: supremazia economica e culturale di Firenze nel XV sec solo e XVI
secolo) -> si impone come fiorentino ‘allargato’: fiorentino che non coincide in senso
stretto con il fiorentino municipale.
È un volgare scritto e usato soprattutto dalla classe colta.

Dalla seconda metà del ‘900 (1980) l’italiano standard ha iniziato a subire un’evoluzione
che si è mostrata come un processo di allargamento: oggi, i linguisti parlano di un
‘nuovo standard’.

1985: italiano dell’uso medio parlato e scritti (Sabatini)


1987: italiano neo-standard (Berruto): è un nuovo modello di riferimento che solo in
parte si discosta dall’italiano standard: si afferma nel parlato e nello scritto e in
condizioni di vita comune

Neo-standard:

- Avvicinamento fra scritto e parlato


- Aperture alle diverse varietà regionali
- Tendenza alla semplificazione: uso di forme linguistiche più facili da usare sia a livello
morfologico sia a livello di lessico (più ridotto, più generico, più concreto)e di sintassi
(meno elaborata)

Questi tratti non erano inclusi nella varietà standard, ma erano già presenti nella lingua
italiana

L’italiano neo-standard non è un registro linguistico medio, ma è un modello di


riferimento

LE VARIETÀ DIAFASICHE

- Situazionali (registri): dipendono dalla situazione comunicativa e dal ruolo reciproco


che assumono mittente e destinatario
- Funzionali (sottocodici): dipendono dall’argomento del discorso e dell’ambito di
esperienza di riferimento

I REGISTRI
Registro: varietà legata alla situazione concreta in cui avviene la comunicazione e al
tipo di rapporto esistente tra i soggetti della comunicazione

Non deve essere confuso con altre varietà

Un registro si definisce grazie a:

- Parametri linguistici: grado di accuratezza espressiva, di formalità, di adesione agli


standard grammaticali -> più alti saranno, più alto sarà il registro
- Parametri socio-linguistici: grado di familiarità, argomento, situazione, tempo, luogo
La diversificazione fra registri coinvolge la fonetica, il lessico (uso dei sinonimi) e la
fonetica

La lingua è un flusso continuo lungo il quale si possono riconoscere dei ‘gradini’ o livelli
collegati in modo fluido
Variazione di registro = parametro a variazione continua

REGISTRO FORMALE (O AULICO O SOLENNE)

Si usa in situazioni molto formali: cerimonie accademiche, insediamento di un


presidente

Tratti linguistici:
- Pronuncia molto controllata
- Tendenza alla verbosità (tendenza a usare tante parole) (perifrasi, ricca
aggettivazione)
- Ampia gamma lessicale (uso abbondante della sinonimia)
- Uso di lessico astratto (indicano entità percepite dalla mente) e arcaizzante (lessico
meno usato ai giorni d’oggi)
- Preferenza per le forme impersonali
- Sintassi elaborata (ricca subordinazione)
REGISTRO STANDARD LETTERARIO

Si usa in contesti comunicativi formali: conferenze, scritti di studiosi, comunicati ufficiali

Tratti linguistici:
- Accuratezza nella pronuncia
- Rispetto della grammatica
- Ampia gamma lessicale
- Uso di lessico astratto, letterario, arcaico
- Frequenza di connettivi
- Sintassi elaborata
Fraintendimento = uso di parole o espressioni tecniche e specialistiche non contribuisce
di per sé a innalzare il registro del testo -> l’uso di espressioni e di tecniche
burocratiche andrebbero limitate a quando si ha la necessità di ricorrere a un sotto-
codice altrimenti si ha il rischio di avere un effetto grottesco

REGISTRO MEDIO

Si usa in contesti comunicativi di media formalità, nei quotidiani rapporti sociali:


colloquio di lavoro, lezione universitaria, conversazione tra persone che non si
conoscono, articoli di giornale

Tratti linguistici:
- Correttezza, appropriatezza
- Lessico vario
- Più flessibile e aperto rispetto al registro letterario: accoglie anche dei fenomeni che
sono da evitare in registri più alti

Lessico:

• Uso di forestierismi e anglicismi ->dog-sitter, hater, rider


• Uso di parole appartenenti ad altre classi grammaticali con funzione di aggettivi
(niente, zero, no, gratis) -> giornata no, biglietto gratis, governo bis, niente caffè per il
signore?, crescita zero
• Creazione di neologismi con suffisso in -ismo, -ista, -bile, -eria, -ata/o -> salutismo,
cubista, privatizzabile, hamburgeria, calmata, palestrato
• Uso di prefissi superlativi mega-, maxi-, iper-, super-, ultra, extra-
• Uso di diminuiti e vezzeggiativi: un attimino
• Uso di espressioni come ‘si capisce’ (è ovvio), ‘si vede’ (è chiaro), ‘ci vuole’ (occorre),
‘lo stesso’ (ugualmente), ‘se no’ (altrimenti), ‘solo che’ (tuttavia)

Morfologia e sintassi: sostituzione delle forme più colte con altre meno colte, o meno
conformi alla grammatica standard, o più semplici in quanto più proprie dell’oralità

• Uso di ‘piuttosto che’ con valore disgiuntivo


• Semplificazione delle congiunzioni: ‘anche se’ (al posto di ‘sebbene’ e ‘quantunque’),
‘dato che’ e ‘dal momento che’ (al posto di ‘poiché’), ‘come mai’ nelle interrogative (al
posto di ‘perché’)
• Uso del pronome ‘gli’ sia per il maschile che per il femminile e sia per il singolare che
per il plurale
• Estensione dell’uso dei pronomi ‘questo’ e ‘quello’ che sostituiscono ‘ciò’
• ‘Ci’ in funzione avverbiale, al posto di ‘lì’, ‘qui’, ‘qua’
• Presenza per la forma del pronome relativo soggetto ‘che’
• Uso di forme vuote come ‘in realtà’, ‘praticamente’
• Tendenza al rafforzamento di aggettivi e sostantivi attuato secondo vari meccanismi
-> un caffè bello forte, lo credo bene, c’è tanta di quella neve!
• Semplificazione del sistema verbale -> se lo sapevo, non venivo; l’anno prossimo
faccio un bel viario, quando l’ho finito te lo porto, avrà visto che piove e non è uscito;
casa mia non è distanza: saranno due chilometri (futuro epistemico: futuro che serve
per esprimere l’opinione di chi sta parlando)
• Uso del cosiddetto ‘che polivalente’: estensione dell’uso del ‘che’ come introduttore
generico di frasi subordinate, che possono avere valore temporale, causale, finale ecc.
-> non esco che fa freddo, lasciami dormire che ne ho bisogno, sono arrivata che il
treno era già partito
• Uso di frasi pseudo-relative introdotte da ‘quello che è’, 'quelli che sono’
• Uso frequente della sintassi marcata
• Uso di segnali discorsivi a inizio frase (ma, dunque, allora, insomma, bene) con
funzione diversa da quella tradizionale -> ma vorrei parlare oggi dei registri, ma va?
• Uso della concordanza a senso (soggetto plurale unito a un verbo singolare o
viceversa)
• Prevalenza della paratassi rispetto alla ipotassi

REGISTRO PARLATO COLLOQUIALE

Tratti linguistici:
- Nella pronuncia, scarso controllo sulle inflessioni regionali e municipali
- Scarsa varietà nel lessico
- Uso di lessico popolare ed espressivo, colorito (beccare, fare un macello, pazzesco,
far fuori)
- Uso di lessico generico, comune e banale
- Apertura alle forme regionali
- Uso di forme abbreviate e di alterati (diminutivi, accrescitivi, dispregiativi,
vezzeggiativi) (fa freddino, un filino)
- Preferenza per il modo verbale indicativo
- Sintassi semplificata, paratassi
- Uso frequente della sintassi marcata
- Impiego ripetuto di pochi connettivi
I due aspetti che lo caratterizzano sono:
- Rispetto non costante delle norme grammaticali
- Mancanza di un’attenta pianificazione del discorso
REGISTRO INFORMALE TRASCURATO

Viene usato in situazioni di estrema informalità

Tratti linguistici:
- Pronuncia trascurata e semplificata
- Ripetitività del lessico
- Prevalenza di lessico generico
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- Uso di lessico popolare ed espressivo, colorito (crepare, schiattare, tirare le cuoia,


andare al creatore)
- Uso id commenti, epiteti, imprecazioni
- Uso di lessico scatologico e volgare
- Abbondanza di abbreviazioni
- Uso di frasi brevi e molto brevi
- Scarsa progettazione dell’architettura testuale

La tendenza dell’italiano contemporaneo è l’ampliamento dei registri bassi e


ipercolloquiali nonostante sia importante mantenere la necessità di acquisire una
competenza comunicativa -> la capacità di adeguare la lingua al contesto e alla
situazione comunicativa

L’uso del registro sbagliato mostra:


- Incomprensione della situazione comunicativa
- Incapacità di adeguarsi alla situazione comunicata
L’uso del registro sbagliato volontario è ESCLUSIVAMENTE a fini comici

I SOTTOCODICI

Sottocodice: varietà della lingua legata a particolari e specifici campi del sapere e
dell’attività umana (lingue speciali, lingue settoriali, linguaggi specialistici, microlingue)

Sono usati dagli specialisti e dagli esperti di un dato settore e hanno diffusione limitata
e ristretta -> ritagliano un’area precisa all’interno del codice

I sottocodici possono essere posseduti in grado diverso dai parlanti: andiamo da un


possesso totale del professionista ad un possesso parziale di chi non è propriamente
esperto (appassionati, esperienze)

Anche chi è esperto di un determinato sottocodice ha il problema di farsi capire da chi


possiede un determinato sottocodice in modo parziale o nullo

I sottocodici sono un insieme numeroso, aperto, in continua evoluzione e variegato e


hanno diversi gradi di specializzazione

I sottocodici hanno funzione referenziale (o informativa) e il loro utilizzo permette una


comunicazione efficace:
- Emotivamente neutra (un testo non può essere completamente neutro)
- Chiara, precisa, senza ambiguità
- Economica e rapida
Caratteristiche che accomunano i sottocodici:
- A livello testuale: discorso organizzato in modo rigido e uso di definizioni e di esempi
- A livello morfosintattico: uso della nominalizzazione e paratassi
- A livello lessicale: uso di lessico speciale, di una terminologia*
*Ogni sottocodice, basandosi sulla lingue comune, usa un alto numero di tecnicismi ->
parole specifiche di un dato settore o sapere, che hanno natura referenziate e che
all’interno di quel settore non possono essere soggette a più interpretazioni

I tecnicismi possono essere:


- Specifici o primari (termini): appartengono ad un determinato sottocodice
- Si ottengono per determinazione semantica (specializzazione) -> sito (informatica),
forza (fisica), movimento (musica), positivo (medicina)
- Forestierismi (non modificati o modificati) -> scannerizzare, formattare, download
- Sigle: sequenza delle lettere iniziali -> FIAT, SLI, TAC, BCE
- Acronimi: sigle vere e proprie e parole composte ottenute mettendo in sequenza più
di una lettera delle parole abbreviate -> covid 19: corona virus desease

- Tecnicismi collaterali: parole che sono caratteristiche di un ambito settoriale ma non


sono necessari alla situazione comunicativa -> sono usati per il loro valore
connotativo. Potrebbero essere sostituiti senza che la chiarezza della situazione
comunicativa venga modificata -> accusare dolore (provare, lingua della medicina)

Tra la lingua comune e i sottocodici c’è un rapporto osmotico -> c’è un continuo
interscambio ed elementi del sottocodice sono entrati nel linguaggio comune

Esempio di sottocodice: ‘aziendalese’ -> nato nelle filiali italiane di grandi aziende
internazionali e spesso usato nella comunicazione aziendale, è caratterizzato da
tecnicismi collaterali e di anglicismi

LE VARIETÀ DIATOPICHE: ITALIANI REGIONALI

Sono varietà che dipendono dall’area geografica di appartenenza.

Quando parliamo di varietà diatopiche, parliamo di italiani regionali: varietà usate nelle
diverse regioni d’Italia dove per regione intendiamo l’area geografica e che hanno
caratteristiche intermedia tra l’italiano standard e i dialetti

Gli italiani regionali sono frutto dell’influenza che i dialetti hanno avuto sull’italiano
standard: sono conseguenza della frammentazione territoriale e della diversificazione
linguistica (ragioni storiche)

A seconda delle regioni, si parlavano dialetti diversi. A partire da fine 800 e inizio del
XX secolo, si è ampliato l’uso della lingua italiana che ha causato la regressione dei
dialetti che però hanno continuato ad agire, modificare l’italiano e così sono nati i
diversi italiani regionali.

Gli italiani regionali si differenziano:


- A livello lessicale:
• Geosinonimi -> sinonimi con diffusione territoriale: adesso/mo, fidanzato/moroso
• Geoomonimi -> sono diffusi su tutto il territorio ma hanno significati diversi in base
alla regione: cicca (sigaretta ma anche gomma da masticare)
- A livello morfologico e sintattico: articolo davanti ai nomi, si impersonale, uso del
passato remoto
- A livello fonetico: intonazione, pronuncia e realizzazioni fonetiche nel parlato sono di
tipo regionale. Ognuno di noi conserva un accento proprio del luogo in cui vive o è
nato

I DIALETTI

Sono lingue autonome che si sono gradualmente sviluppate dal latino parlato.

Si differenziano rispetto alla lingua per:


- Diffusione geografica limitata
- Minori possibilità di impiego: usati nel parlato e in contesti familiari, colloquiali e
informali
- Minor prestigio sociale
I dialetti in Italia sono molto numerosi ma è possibile classificarli in base a dei tratti
comuni.

Tra i dialetti e la lingua italiana ci sono dei passaggi di lessico -> per diverse ragioni,
alcune parole ed espressioni sono diventate patrimonio collettivo della comunità
linguistica

Ancora ogg in Italia si trovano situazioni di:


Dilalia: presenza di due lingue utilizzate in ambiti separati (una in contesti sia formali
sia informali, l’altra solo in contesi informali)

Il nostro atteggiamento verso i dialetti si è un po’ modificato negli ultimi decenni perché
vengono percepiti come simbolo identitario e del patrimonio culturale locale, si usano
per usi espressivi e metaforici e per usi creativi (campo pubblicitario)

LE VARIETÀ DIASTRATICHE

Sono varietà che dipendono dalle diverse condizioni sociali e culturali: classe sociale,
pozione sociale, grado di istruzione, tipo di istruzione, età , gruppi sociali, appartenenza
o frequentazione di ambienti di lavoro, sesso.

- Italiano popolare -> varietà di lingua usata da parlanti appartenenti a strati sociali
bassi incolti o semi incolti e caratterizzata dalla presenza di tratti non standard. È una
varietà soprattutto parlata. Oggi, è in regressione ma senz’altro ancora presente.

Oggi i semicolti sono coloro che hanno ricevuto soltanto un inizio d’istruzione,
nonostante l’alfabetizzazione sia quasi completamente sparita.

- Linguaggi giovanili -> varietà utilizzate da parlanti giovani

Sono molto influenzati anche da fattori diatopici e diafasici -> non tutti gli studiosi sono
concordi nel classificarli nelle varietà diastratiche

Si costituiscono su una base dell’italiano affine al parlato colloquiale

C’è una forte eterogeneità tra i linguaggi giovanili:


- Tendenza alla brevità: si è fatta una certa, amo, vai tra
- Uso di lessico informale e ‘basso’: di brutto, palloso, cagata
- Tendenza all’iperbolico e all’esagerazione: formazione di parole con prefissi, da dio,
da urlo, mostruoso, stupendo
- Uso frequente del linguaggio figurato (in particolare della metafora): bolide, cozza,
ameba
- Tendenza a creare neologismi o ad usare in senso diverso o metaforico parole
appartenenti alla lingua comune: alzare, spezzare, zio

Sono caratterizzati da una forte rapidità di cambiamento: cambiano i parlanti,


cambiano spesso gli usi lessicali

- Gerghi -> varietà di lingua legate a gruppi di persone ristretti. Sono dotati di un lessico
ristretto e specifico che non si intende condividere. Hanno una forte contrapposizione
rispetto agli ‘altri’ e il lessico ha valore criptico (non vuole farsi capire da chi non è
autorizzato ad usarlo). Anche nei gerghi bisogna distinguere da situazione a situazione

LE VARIETÀ DIAMESICHE

Sono varietà che dipendono dal canale.

Parlato:
- Permette una comunicazione interattiva (feedback)
- Può sfruttare il tono della voce, le curve intonative, la prossemica (studia la distanza
che l’individuo pone tra sé e gli altri) e la cinesica (studio dei movimenti del corpo)
- Permetto un’unica esecuzione
- Le presupposizioni sono molte
- Mittente e destinatario sono compresenti e possono sfruttare le opportunità offerte
dal contesto
- Usa poco i connettivi
- Non presenta ricchezza lessicale
- Non presenta un’accurata pianificazione del testo

Scritto:

- Non ha possibilità di feedback


- Non sfrutta il tono della voce e le curve intonative, la prossemica e la cinesica
- Permette numerose esecuzioni
- Le presupposizioni sono poche ed è ricco di informazioni esplicite
- Manca la contestualità
- Presenta ricchezza di connettivi
- Presenza ricchezza lessicale
- Presenta un’accurata pianificazione del testo

Questa griglia non copre tutte le varietà diamesiche: va integrata con altre varietà
diamesiche più particolari -> il canale trasmesso

- Lingua del web (CMC: comunicazione mediata dal computer; lingua della rete, lingua
di internet, e-italiano) -> varietà di lingua scritta utilizzata nei social media: utilizza il
canale scritto ma è diversa dalla varietà scritta tradizionalmente intesa -> si parla di
WRITTEN SPEECH

Lingua del web: è molto variegata al suo interno:


- Testi tradizionali poi importati nella rete;
- Testi scritti con il supporto digitale ma simili al testo tradizionale;
- Testi nati appositamente per la rete.
La lingua del web è caratterizzata dall’uso del cellulare che condiziona le abitudini
linguistiche.

Caratteristiche delle lingue della rete:


- Connesse con altri codici (sonoro, grafico e iconico)
- Tendono ad esaltare la velocità di esecuzione e la simultaneità
- Sono semplificate
- Sono piatte e privilegiano lo stile additivo e giustappositivo (tendenzialmente
vengono aggiunte senza gerarchia)
- Tendono ad essere lontane dalla varietà standard
- Presentano spesso notevoli oscillazioni di registro
- Sono ricche di fenomeni transitori (cmq, xké, nn)
I testi del web:
- Tendono ad essere brevi e frammentari (in realtà sono più lunghi ‘continua a leggere’)
- Tendono ad essere incompleti e incompiuti (potenzialmente espandibili all’infinito)
- Tendono ad essere dialogici, in un continuo flusso interattivo (link, hashtag, post)
È spesso difficile ricostruire il contesto nei testi del web.

La retorica
La retorica è l’arte del persuadere attraverso il discorso.

Per effetto della decadenza di una disciplina dalle origini illustri, la parola ‘retorica’ è
intesa in senso negativo, con una sfumatura dispregiativa.

Dalla metà del XX secolo però, la retorica è stata riabilitata nel campo degli studi
linguistici -> punti di svolta sono stati la pubblicazione nel 1949 del volume di Heinrich
Lausberg: ‘elementi di retorica’ e la pubblicazione nel 1958 del volume di Chaïm
Perelman e Lucie Tyteca: ‘trattato dell’argomentazione’.

La retorica è una tecnica che tutti utilizzano: è alla base dello scambio comunicativo.

Non si occupa di dimostrare il vero, ma di convincere riguardo a ciò che è verosimile ->
l’argomentazione è quindi diversa dalla dimostrazione

La parola è quindi un mezzo che può indicare il vero (parola autentica) o il falso (parola
fallace) -> anche la retorica può essere impiegata a fin di bene o a fin di male.

CENNI STORICI

La retorica nasce nel V secolo a.C. in Magna Grecia (Sicilia) e in Grecia come arte del
persuadere attraverso il discorso, cioè come arte del discorso persuasivo -> questa
nascita è legata al costruirsi delle polis e della democrazia.

Aristotele, nel IV secolo a.C., dà una prima e grande sistemazione all’arte retorica nei 3
libri della sua Retorica -> viene tenuta come modello nei secoli successivi e si rivelò
fondamentale per i suoi futuri sviluppi:
• Illustrava molti concetti che sarebbero rimasti alla base dell’insegnamento e della
pratica della retorica, per poi essere ripresi in epoca moderna;
• Comprendeva una ricchissima casistica;
• Analizzava molte forme dell’espressione;
• Dava una definizione di alcune figure retoriche, prima fra tutte la metafora.
Aristotele distingue 3 generi del discorso oratorio:
• Giudiziario: ha la funzione di persuadere dell’innocenza o della colpevolezza di
qualcuno (ambito processuale giudiziario);
• Deliberativo: ha la funzione di consigliare o dissuadere rispetto a una determinata
scelta politica, rispetto a ciò che è utile, buono (ambito politico);
• Epidittico: ha la funzione di persuadere i cittadini che qualcuno o qualcosa è degno di
lode o di riprovazione (ambito celebrativo).

L’arte retorica è trapiantata a Roma nel II secolo a.C. e conoscenza grande fioritura.
Eredita e fa suoi i concetti fondamentali della retorica greca e conobbe uno
straordinario sviluppo.
Assunse una particolare importanza l’oratoria politica perché l’impegno politico era
prevalente.
Opere fondamentali per la trasmissione di quest’arte al medioevo: il trattato ‘Rhetorica
ad Herennium’ e le opere di Cicerone (De inventione, De oratore, Orator e Brutus

Per Cicerone, il buon oratore deve essere anche un uomo colto, dotato di alto spessore
morale e ‘vir bonus dicendi peritus’ (uomo retto esperto nell’arte del dire ->
consapevole del potere della parola).

I grandi oratori e maestri di retorica ritengono che sia necessario che chi possieda al
massimo grado la capacita di usare la parola sia un uomo buono, capace di esercitare
questo potere a fin di bene.

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Secondo Cicerone, che si rifà ad Aristotele, sono 3 i modi in cui il discorso oratorio può
agire sull’interlocutore:
• Docere: insegnare, informare, recare all’interlocutore un accrescimento di conoscenza;
• Delectare: recare all’interlocutore un piacere;
• Movere: commuovere, suscitare emozioni e sentimenti all’interlocutore e coinvolgerlo
attraverso il pathos.

Questi 3 modi fanno capo a 2 aspetti del discorso persuasivo e quindi della retorica:
• Aspetto argomentativo -> implica il ragionamento: docere;
• Aspetto oratorio -> ricorso all’affettività e ai sentimenti: delectare e movere.
Per Cicerone, Aristotele e il mondo greco, la retorica implica, accanto ad una teoria del
discusò, una riflessione pragmatica, che riguarda il rapporto tra gli interlocutori
coinvolti nella situazione comunicativa -> l’oratore deve mostrarsi ‘credibile’ (tae da
poter insegnare, dilettare e commuovere) e deve conoscere bene i propri interlocutori.

Dal I secolo d.C., la retorica subisce un progressivo mutamento: la caduta della


repubblica e il consolidarsi del potere imperiale la privano dell’importanza che aveva
avuto nei secoli precedenti, come arte del discorso persuasivo.
Tende a diventare esercizio scolastico e diventa soprattutto ‘arte del parlare e dello
scrivere bene’.

Quintiliano compone un’opera monumentale, la Institutio oratoria, che traccia una


summa di tutta l’arte precedente e la consegna ai secoli successivi.

Il complesso di riflessioni e precetti elaborati dalla retorica greca e romana viene


ereditato dal medioevo ed occupa un posto centrale nelle arti liberali: grammatica,
retorica, dialettica, aritmetica, geometria, astronomia, musica.
La retorica perde prestigio.

Durante l’umanesimo vengono riscoperte molte fonti originali della retorica classica e a
partire dal 500 si assiste a una progressiva divaricazione fra teoria e tecnica
dell’argomentazione e normativa dello stile (fra docere e decletare-movere). ->
impoverimento della retorica: non più arte del discorso nella sua totalità, ma tecnica
concentrata sulla forma dell’espressione.

Nell’800, il Romanticismo era contro i vincoli della retorica e proclama la spontaneità


della creazione, la libertà dell’ispirazione, l’importanza dei sentimenti.
Il positivismo invece rigetta la retorica in nome della verità scientifica.
Nell’800 continua la produzione di numerosi trattati di retorica tra cui l’opera di Pierre
Fontanier ‘Les figures du discours’, che definisce tutte le figure retoriche.

A partire dalla metà del ‘900 la retorica è stata riscoperta -> la sua rinascita si deve al
lavoro di Perelman e Tyteca e si sono moltiplicati gli studi sulla retorica: alcune
prospettive si sono incentrate sull’elocutio, sul discorso e sulle figure retoriche: Gruppo
di Liegi.

LE 5 FASI DELL’ELABORAZIONE DEL DISCORSO SECONDO LA RETORICA CLASSICA

Cicerone sistema e definisce le 5 fasi di elaborazioni del discorso:


1. Inventio (ricerca e ritrovamento): ricercare tutto ciò che occorre per svolgere il
proprio discorso, per sostenere la propria tesi;
2. Dispositio (disposizione): distribuzione del materiale stabilito in modo ordinato e
rispondente alla finalità del nostro discorso. È la ‘scaletta’, l’ordine in cui si
dispongono gli argomenti per renderli più efficaci. Cambiare l’ordine significa
modificare anche in modo sostanziale il discorso.
Il discorso retorico viene articolato in 4 piani:
• Introduzione: parte iniziale del discorso, in cui si espone il tema o l’oggetto
dell’orazione e in cui si suscita l’attenzione del destinatario (captatio benevolentiae).
Quando è soppressa, si dice che il discorso inizia ex abrupto;

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• Esposizione o narrazione: racconto dei fatti o sviluppo dell’argomento trattato;


• Argomentazione: confermazione (prove a favore della tesi) e confutazione (antitesi);
• Conclusione: si ricapitola il discorso e si auspica il il favore degli ascoltatori.
3. Elocutio (elocuzione): rivestimento verbale, forma dell’espressione dei concetti
trovati nell’inventio e ordinati della dispositio;
4. Memoria: fase in cui l’oratore impara a memoria il discorso;
5. Actio (declamazione, pronuncia): gestualità e recitazione dell’oratore nella fase
finale di pronuncia del discusò davanti al pubblico. È un momento considerato molto
importante.

Le prime 2 parti riguardano la progettazione e l’organizzazione del discorso; la terza la


sua espressione e le ultime 2 parti riguardano la rappresentazione.

Tutte le teorie retoriche si sono concentrate sulle prime 3 parti.

Queste 5 parti del discorso costituiscono passaggi che ancora oggi ogni produttore di
testi efficaci è chiamato a rispettare:
- Inventio: che cosa comunicare al potenziale cliente per spingerlo ad acquistare un
prodotto?
- Dispositio: importanza della presentazione dell’argomento e dell’inizio del testo; come
integrare testo verbale e immagini?
- Actio: importanza di come è ‘recitato’ il discorso di un politico.
ELOCUTIO

Ha la stessa radice di ‘eloquenza’ e manda al significato ‘parlare apertamente, in modo


chiaro, efficace’.
Elocutio = espressione linguistica delle idee trovate nell’inventio e ordinate nella
dispositio.

L’elocutio doveva rispettare un requisito fondamentale: la convenienza (aptum: idoneo,


adatto), cioè che il discorso si convenga a quanto è richiesto dalle circostanze.

È il criterio che orienta le 3 virtù richieste all’elocutio:


- Correttezza linguistica -> puritas;
- Chiarezza -> perspicuitais: discorso comprensibile;
- Eleganza -> ornatus: tutto ciò che abbellisce, adorna l’espressione. È la dimensione
più estetica.

Il modo in cui si dice una cosa non è indifferente, ma produce sul pubblico un effetto ed
incide sul significato e sull’efficacia di un testo -> Le figure retoriche entrano nella
retorica come mezzo di persuasione

I fenomeni dell’elocuzione, nel corso dei secoli, sono stati studiati e organizzati e
classificati.

Figure = configurazioni del discorso, schemi secondo i quali si può modellare


l’espressione del pensiero.

La figura retorica sarebbe un modo di esprimersi che costituisce una deviazione dalla
lingua comune.

Saussure distingue:

- Asse paradigmatico (della selezione): è l’inventario degli elementi e delle parole a


disposizione nella competenza del parlante e che nella sua mente si associano;
- Asse sintagmatico (della combinazione): è costituito dalla catena lineare in cui si
posizionano gli elementi e le parole prodotte dal parlante.

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Si distinguono 3 tipi di figure:

- Paradigmatiche: si basano sulla sostituzione;


- Sintagmatiche: si basano su procedimenti di aggiunta, soppressione, modificazione;
- Fonetiche: operano per ripetizione di materiale fonetico.
LE FIGURE RETORICHE PARADIGMATICHE

Operano mediante il meccanismo della sostituzione: ad una parola o espressione se ne


sostituisce un’altra.

Sono dette anche ‘tropi’: indica il processo per cui un’espressione viene deviata dal suo
significato proprio per rivestire un significato figurato. -> una parola lascia il suo
significato più comune per assumerne un altro.

Es: mia suocera è una vipera


-> ‘maligna’ viene sostituito con ‘vipera’
-> ‘vipera’ viene deviato da ‘animale, rettile’ a ‘maligna’

Sono dette anche ‘traslati’.

LA METAFORA

È una figura retorica molto usata non solo nei testi formali, colti e nei registri alti, ma
anche nella comunicazione scientifica e nella vita quotidiana.

Metafora = sostituzione di una parola o espressione con un’altra parola o espressione


che ha con la prima un tratto semantico comune, detto ‘tertium comparationis’. -> della
seconda parola viene scelto solo il tratto semantico che ha in comune con la prima.

Può attingere dagli ambiti semantici più diversi e deve essere sempre comprensibile dal
destinatario -> è legata alle conoscenze del destinatario, al suo codice culturale.

Es: luca è una volpe


-> tratto semantico in comune tra Luca e la volpe: la furbizia;
-> sostituisco ‘furbo’ con ‘volpe’;
-> ‘volpe’ viene deviato da ‘animale’ a ‘persona furba, astuta’ (della volpe viene scelto
solo questo tratto).

LE RIFLESSIONI DI ARISTOTELE SULLA METAFORA

La metafora ha valenza conoscitiva nella riflessione aristotelica perchè permette di


ipotizzare una nuova conoscenza attraverso l’individuazione di similarità non ovvie tra
elementi (metaforizzare bene è vedere il simile -> metafore = figure di apprendimento).

La metafora coglie spesso una somiglianza non ovvia ed evidente tra le cose lontane
per ambiti esperienziali.

La metafora, secondo Aristotele, è molto concentrata perché pone sotto gli occhi
istantaneamente 2 immagini contemporaneamente.

La metafora somma valore conoscitivo e piacere estetico, secondo Aristotele.

LE RIFLESSIONI MODERNE SULLA METAFORA

Gli studi più recenti attribuiscono alla metafora un luogo centrale non solo nell’uso della
lingua ma anche nell’elaborazione del pensiero e della conoscenza -> studiata come
elemento linguistico ed elemento cognitivo.

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Basare la metafora sulla categoria della sostituzione è una semplificazione: il processo


metaforico implica un’interazione e una riformulazione dei 2 ambiti semantici coinvolti.

Es: Luca è una volpe -> ha qualcosa di irriducibilmente diverso dal significato letterale
‘Luca è astuto’ -> questo ‘qualcosa’ è nuovo perchè crea connessioni tra 2 concetti

-> la metafora genera un fatto di pensiero che investe due interi ambiti concettuali. La
relazione che si instaura tra l’elemento metaforizzato e l’elemento metaforizzante
genere un significato non preesistente, ma formulato insieme alla metafora.

LE METAFORE LESSICALIZZATE

Sono entrate stabilmente a far parte del codice e sono fissate nell’uso -> sono metafore
‘spente’

Sono metafore lessicalizzate i fraseologismi.

Quando una metafora entra a far parte stabilmente del codice (quando cioè diventa
lessicalizzata) contribuisce a creare polisemia.

Es: rifiorire dopo la malattia (avere un ottimo aspetto, tornare in salute) -> tratto
semantico in comune: una seconda nascita.
Coltivare un’idea (continuare a pensare a una certa idea) -> tratto semantico in
comune: dedicarsi con cura e continuità.

LE METAFORE TENUTE

Metafore tenute = serie di metafore che sfruttano elementi appartenenti ad uno stesso
campo semantico (insieme di parole che appartengono alla stessa area di significato) e
che investe una porzione più ampia di testo.

LE METAFORE E IL SIGNIFICATO

L’uso delle metafore influisce sul significato di ciò che indicano -> usare le metafore in
modo consapevole e saper interpretare i testi con cui entriamo in contatto.

Es: l’invasione dei migranti -> migrante visto come invasore dal quale difendersi
Es: l’esodo dei migranti -> migrante visto come colui che fugge da una situazione ostile

L’USO DELLE METAFORE NELLA PUBBLICITÀ

L’uso delle metafora risponde a due criteri antitetici: convenzionalità (richiamare ad


alludere a schemi concettuali comuni, facilmente ricavabili) e creatività (essere
originali).

Nella pubblicità è molto frequente l’uso di metafore, di altre immagini e il linguaggio


visivo.

L’USO DELLE METAFORE NEL GIORNALISMO

La metafora è molto sfruttata per convenzionalità e creatività.

L’USO DELLE METAFORE NELLA POLITICA

La metafora è un potente strumento comunicativo: attraverso essa, si impostano le


diverse narrazioni della realtà.

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LA SINEDDOCHE

La sua classificazione ha dato problemi fin dall’età classica -> scuole diverse ne hanno
dato definizioni diverse.

Il nome deriva da un termine greco che significava ‘prendere insieme’.

Sineddoche = sostituzione di un termine con un altro che abbia con il primo rapporti di
natura estensionale (in una relazione di quantità).

Quando il termine usato ha un’estensione minore del termine sostituito, si parla di


sineddoche particolarizzante (dal più al meno).

• La parte per il tutto:


Sul mare c’è una vela (vela = barca)
Quattro ruote (macchina)
Tetto paterno (casa)
Fuga dei cervelli (studiosi)

• Il singolare per il plurale (al posto di nominare un concetto generale, se ne nomina il


singolare):
L’uomo è un animale razionale (gli uomini sono animali razionali)
Lo straniero (gli stranieri)

• La specie per il genere: al posto di nominare una categoria di oggetti, ne nomino uno
specifico che appartiene a tale categoria
Non di solo pane vive l’uomo (di solo cibo)

Quando il termine usato ha un’estensione maggiore del termine sostituito, si parla di


sineddoche generalizzante (dal meno al più).

• Il tutto per la parte:


Ho mangiato il cinghiale (una parte di cinghiale)
L’America (gli USA)

• Il plurale per il singolare:


I freddi dell’inverno (il freddo dell’inverno)

• Il genere per la specie:


Gli extracomunitari (gli immigrati provenienti dal terzo mondo)
I mortali (gli uomini)
Lo colpì con l’arma (con il pugnale)

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LA METONIMIA

Termine che deriva dal greco che significava ‘scambio di nome’.

Metonimia = sostituzione di una parola o espressione con un’altra che abbia con essa un
rapporto di contiguità logica o materiale. Sono coinvolti campi concettuali contigui.

Tipi di metonimia:

- Sostituzione di una parola o espressione con un’altra che stia ad essa come la causa
sta all’effetto o come l’effetto sta alla causa. Es: vivere del proprio lavoro (con il
denaro guadagnato con il proprio lavoro. Lavoro = causa; denaro = effetto);
guadagnarsi da vivere con il sudore della fronte (con il lavoro faticoso. Sudore =
effetto; lavoro faticoso = causa).
• Autore al posto dell’opera
• Produttore o marca per il prodotto
• Santo per la chiesa che gli è dedicata
• Divinità mitologica per i suoi attributi: venere = amore
- Sostituzione di una parola o espressione con un’altra che abbia con essa un legame
di dipendenza reciproca, che cioè sia legata ad essa da altri tipi di rapporti logici o
materiali.
• Contenente al posto del contenuto: bevo un bicchierino = un po’ di liquore
• Materia per l’oggetto: il legno = la barca, la croce
• Sede per l’istituzione che ospita: la Farnesina = ministero degli esteri
• Luogo al posto dei suoi abitanti: Brescia = i bresciani
• Qualità per chi ne è fornito: una bellezza = una persona bella
• Astratto per il concreto e concreto per astratto
• Strumento per la persona che lo usa = è una buona penna = è un bravo scrittore
• Parte del corpo per l’elemento morale di cui è simbolo: cuore = bontà
• Simbolo per la persona o la cosa simboleggiata: amare la propria bandiera = la
patria; i caschi blu = soldati dell’ONU; camicie nere = fascisti
• Luogo di produzione per il prodotto: una bottiglia di Chianti = prodotto con l’uva
del Chianti

LA PERIFRASI

È detta anche circonlocuzione.

Perifrasi = sostituzione di una parola con un giro di parole -> è un fenomeno che
moltiplica indefinitamente le potenzialità del linguaggio.

Es: Marte:
Il Dio della guerra
L’amante di Venere
Il figlio di Giove

La perifrasi:

- Contribuisce a mantenere un testo coeso, costituendo una sorta di sinonimo:


volentieri = di buon grado;
- Può avere valore eufemistico (perifrasi eufemistica): operatore ecologico al posto di
spazzino;
- Può contribuire ad alzare il registro: incontro là dove si perde il giorno = tramonto;
- Può avere valore informativo-didascalico: il capoluogo lombardo = Milano;
- Può contenere una valutazione, più o meno esplicita (perifrasi valutativa).
Il destinatario deve essere in grado di interpretare la perifrasi facendo ricorso al
contesto e alla sua enciclopedia.

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L’ANTONOMASIA

Termine che deriva dal greco che significava ‘nomino con altro nome’

Antonomasia =

- Sostituzione del nome proprio di una cosa o di una persona famose con una parola o
espressione che ne indichi l’attività preminente o una qualità molto nota: l’Avvocato (=
Gianni Agnelli); the Voice (= Frank Sinatra); il Cavaliere (= Berlusconi);

- Sostituzione di una parola o espressione che indichi un’attività o qualità preminente


con il nome proprio di una persona, cosa o evento noti ed emblematici di quell’attività
o qualità: è un Ercole (= una persona la cui qualità è la forza fisica); è una Babilonia (=
una grande confusione); è stata una Caporetto (= una cosa andata male).

In alcuni casi, si è assistito al passaggio dall’antonomasia al nome comune: un nome


proprio usato inizialmente per attribuire una qualità o un’attività preminente è entrato
nell’uso e si è trasformato in un nome comune.

Es: cicerone, mecenate, vandalo, fantozzi, paparazzo

Molte antonomasie sono lessicalizzate, cioè si sono sedimentate nel codice.

Es: è un Einstein -> è un genio

Tuttavia, le antonomasie sono soggette all’evoluzione culturale.

Es: Bezos è l’uomo più ricco del mondo. Ma i paperoni (persona molto ricca) del passato
lo superano di molto

L’EUFEMISMO

Eufemismo = sostituzione di una parola o espressione diretta con un’altra attenuativa,


linguisticamente più debole.

Es: un male incurabile (cancro)


Venir meno, mancare, passare a miglior vita (morire)
Subire un rovescio finanziario (fallire)
Neutralizzare il nemico (uccidere)
Collaboratrice domestica (donna delle pulizie)

Anche l’eufemismo è una figura retorica soggetta all’evoluzione culturale.

Molto spesso l’eufemismo è anche una perifrasi.

L’IPERBOLE

Iperbole = sostituzione di una parola o espressione con un’altra che la amplifica o la


diminuisce in modo esagerato, cioè fuori dai confini della verosimiglianza.

Es: te l’ho detto mille volte


Non ci sentiamo da un secolo
Toccare il cielo con un dito
Ci metto un secondo
Essere muto come un pesce -> iperbole + similitudine
Annegare in un bicchier d’acqua -> iperbole + metafora

Il destinatario capisce che non deve prendere alla lettera la parola o l’espressione
iperbolica ma deve riconoscere il meccanismo che ne consente il funzionamento.

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LA LITOTE

Litote = negazione del contrario di ciò che si vuole affermare: cioè la sostituzione del
termine referenziale appropriato con la sua negazione -> non affermo una cosa, ma
nego il suo contrario.

Es: non è piccolo (è grande)


Non è brutta (è bella)
Non raramente (spesso)

Può assumere diversi ‘valori’:

- Eufemistico: attenua la forza dell’espressione: non sono ricco, non è una rosa, non mi
lamento, non è più giovanissimo;

- Iperbolico: accresce la forza dell’espressione: non si può negare che, non è un fattore
da trascurare, TE non è un esame da prendere sottogamba.

Solo il riferimento al contesto comunicativo può permettere al destinatario di


comprendere il valore della litote.

È una perifrasi ed è molto spesso in combinazione con altre figure (es: eufemismo,
ironia)

L’IRONIA

Ironia = sostituzione di ciò che si vuole dire con il suo contrario -> affermazione del
contrario (antifrasi).

Es: che bravo bambino!


Ora viene il bello!
Che genio!
Proprio un bel film!

È una figura retorica molto ampia, che può contenere altre figure retoriche e che può
essere più o meno esplicita.

Es: nasconde bene la sua intelligenza… -> allusione eufemistica: è un po’ tonto
Amo i ragazzi che tengono la loro stanza in ordine! -> aspettative deluse: mi aspettavo
che i miei figli avessero riordinato la loro camera

Ironia =

- Sorta di invito al distacco, al distanziamento rispetto a ciò che viene apparentemente


detto;

- Espressione di un atteggiamento critico e valutativo;


- Capacità di superare i luoghi comuni e gli stereotipi.
L’ironia consente di affermare in modo indiretto e prudente, di esprimere
elegantemente un contenuto può essere duro.

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LA SINESTESIA

Sinestesia = associazione di due parole o espressioni che appartengono a diverse sfere


sensoriali.

Es: tinte calde/fredde


Persona ruvida
Suono vellutato
Parole acide
Voce calda
Silenzio glaciale
Sguardo dolce
Parole dolci

Le sinestesie si possono cristallizzare, cioè possono diventare ‘spente’: non si avverte


più la natura figurata dell’espressione.

LA CATACRESI

Molti trattatisti la identificarono con la metafora.

Quintiliano la definì una parola usata impropriamente per supplire alla ‘inopia
linguae’ (povertà della lingua), cioè alla mancanza nel codice di un termine specifico
per designare un determinato oggetto.

Catacresi = estensione di una parola già esistente oltre i limiti del significato proprio per
supplire a una mancanza della lingua -> si verifica quando si deve indicare un oggetto,
una cosa, una nozione per i quali una lingua non ha a disposizione un vocabolo
specifico.

Es: le gambe del tavolo


Le ali dell’aereo
Cavalcare
Orientarsi
Collo del piede

La catacresi non sostituisce una parola già esistente.

Molto spesso sono espressioni ormai stabili, abituali e per questo c’è chi definisce la
catacresi una metafora consumata, o totalmente lessicalizzata.

È strettamente legata al codice.

L’ALLEGORIA

Allegoria = attribuzione di un significato simbolico, diverso rispetto a quello letterale.

Il testo ha 2 livelli di senso: il primo, letterale, rinvia al secondo, l’allegorico che è in


genere un insegnamento morale, intellettuale, sociale.

L’allegoria non riguarda una singola parola o espressione, ma un’intera struttura


testuale -> tutto il testo è figurato.

Tipiche strutture allegoriche:

- Favolistica antica (animale)


- Parabole evangeliche
- Divina Commedia
- La fattoria degli animali (G. Orwell)

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Il significato allegorico è presente in modo intenzionale ma, nel corso dei secoli, il
significato allegorico è stato attribuito dai lettori a opere o episodi storici o mitologici.

L’allegoria differisce dalla metafora perchè nell’allegoria si può sempre riconoscere un


significato letterale accettabile.

LE FIGURE RETORICHE SINTAGMATICHE

Operano mediante il meccanismo della modificazione. Possono operare:

- Per aggiunta di elementi


- Per soppressione di elementi
- Per modificazione della combinazione fra gli elementi
FIGURE SINTAGMATICHE PER AGGIUNTA

L’EPANALESSI

Epanalessi = ripetizione di una o più parole in posizione contigua, eventualmente


inframmezzate da altri elementi.

La ripetizione può essere all’inizio, all’interno o alla fine di un segmento sintattico.


Ha un effetto di intensificazione semantica.

Es: piano piano


Ho un sonno, ma un sonno…

L’ANADIPLOSI

Anadiplosi = ripetizione di una o più parole alla fine di un segmento sintattico e all’inizio
di quello immediatamente successivo. Fra le due parole possono essere interposti altri
elementi.

Ha un effetto enfatico.

Es: che i repubblicani avrebbero attaccato, attaccato agli ordini dei generali
Il Natale ha portato qualcosa di buono. Qualcosa di buono pure nella sua continuità

L’EPANADIPLOSI

Epanadiplosi = ripetizione di una o più parole all’inizio e alla fine di un segmento


sintattico.

Es: della guerra aveva paura, ma non abbastanza per uccidersi a motivo della guerra
Y10. Piace alla gente che piace

L’ANAFORA

Anafora = ripetizione di una o più parole all’inizio di frasi o segmenti di frasi successivi.

Es: per me si va nella città dolente, per me si va nell’eterno dolore, per me si va tra la
perduta gente

L’EPIFORA

Epifora = ripetizione di una o più parole alla fine di frasi o segmenti di frasi successivi.

Es: io lavoro e penso a te, torno a casa e penso a te, le telefono e intanto penso a te
Qui in Foot Locker, viviamo di sneaker, respiriamo sneaker, sogniamo sneaker

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LA DITTOLOGIA SINONIMICA

Dittologia sinonimica = accostamento di parole con significato simile, con effetto di


enfasi e amplificazione.

Es: occhi dolorosi e tristi


Un ragazzino vispo e arzillo
Grande e grosso
D’amore e d’accordo

LA FIGURA ETIMOLOGICA

Figura etimologica = ripetizione di una stessa radice lessicale in parole vicine

Es: vivere la vita


Folli follie
Selva selvaggia
Amor, ch’a nullo amato amar perdona

Ha l’effetto di rinforzare il significato.

L’ENUMERAZIONE

Enumerazione = accostamento di una serie di parole o di sintagmi, per asindeto o per


polisindeto. Le parole o sintagmi accostate appartengono alla stessa categoria
concettuale, alla stessa area semantica -> al contrario, si parlerebbe di enumerazione
caotica.

Quando i vari elementi enumerati sono distanziati fra loro da altri elementi o da altre
espressioni, si parola di distribuzione.

Es: pura passione, innovazione tecnologica, stile italiano, estremo piacere di guida.

L’enumerazione può rallentare il discorso, può scandire il progredire di una narrazione e


può rendere più dettagliata una descrizione.

LA DEFINIZIONE

Definizione = spiegazione di una parola o di un’espressione che accompagna la parola


l’espressione stessa.

Svolge la funzione di chiarificazione semantica.

Es: il presidente della repubblica italiana, Sergio Mattarella.


Morto Alberto Alesina, l’economista che aveva conquistato l’America.

L’OSSIMORO

Ossimoro = accostamento o unione di parole semanticamente opposte, in


contraddizione, riferite a uno stesso elemento.

Es: chiaroscuro
Un silenzio assordante
Piccolo, grande amore
Il nero che illumina
Un’affollata solitudine
Il nero che illumina
China Martini, l’amaro dolce
Convergenze parallele

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Mira a creare sorpresa e meraviglia e coinvolge il destinatario.

L’ANTITESI

Antitesi = contrapposizione di due o più concetti realizzata attraverso la corrispondenza


di parole o segmenti di frase di significato opposto.

I concetti contrapposti devono avere un aspetto in comune o appartenere allo stesso


campo semantico.

Es: prezzi leggeri, premi pesanti


Chi troppo vuole, nulla stringe
Io t’ho amato sempre, non t’ho amato mai

È’un opposizione combinata a un parallelismo sintattico.

LA SIMILITUDINE

Similitudine = paragone tra due elementi diversi sulla base di una somiglianza che
viene introdotta per mezzo di un modalizzatore.

Può avere un’estensione molto variabile: è una figura retorica narrativa che offre la
possibilità di ampliare il confronto con numerosi dettagli.

È diversa dalla comparazione: nella similitudine, i termini che vengono confrontati fra
loro non sono reversibili, diversamente dalla comparazione.

Es: Lucia è bella come un fiore


Apriremo il Parlamento come una scatola di tonno
Le intitolazioni dei paragrafi assomigliano a insegne di negozi

Gli occhi di Lucia sono azzurri come il cielo -> similitudine


Giovanni è biondo come Luca -> comparazione

FIGURE SINTAGMATICHE PER SOPPRESSIONE

L’ELLISSI

Ellissi = omissione di uno o più elementi della frase che sia possibile sottintendere senza
pregiudicare la comprensione della frase stessa.

L’ellissi retorica prevede che il destinatario debba compiere una sforzo per ricostruire il
senso complessivo.

Es: lontan dagli occhi, lontan dal cuore


Oslo, uomo armato ruba ambulanza e travolge pedoni, diversi feriti.
Per volersi bene, Lactoflorene

Permette di rendere più snello il discorso e può essere usata per mantenere volutamente
un certo grado di ambiguità di senso.

Permette anche di suscitare l’interesse del destinatario.

LA RETICENZA (APOSIOPESI)

Reticenza = interruzione del discorso che però lascia intendere ciò che non si dice.

Es: lei è veramente simpatica, ma lui…

Il destinatario è fortemente coinvolto nel processo di interpretazione.

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LA PRETERIZIONE

Preterizione = affermazione che si vuole tacere di qualcosa di cui tuttavia si parla o a


cui si fa comunque cenno.

Es: meglio tacere dei danni che ha provocato


Adesso non sto a raccontarti tutte le disavventure che ho passato
Non ti diremo che… e neppure… ma fai come se te l’avessimo detto

FIGURE SINTAGMATICHE PER MODIFICAZIONE

L’ANASTROFE

Anastrofe = inversione nell’ordine naturale di due o più parole o sintagmi.

Es: strada facendo


Fermo restando

La modificazione dell’ordine comporta una modificazione nella distribuzione delle


informazioni.

IL CHIASMO

Chiasmo = disposizione incrociata di elementi corrispondenti per struttura fonetica,


natura grammaticale, funzione sintattica o valore semantico, secondo lo schema ABBA.

Es; a mali estremi, estremi rimedi (A = sostantivo; B = aggettivo identico)


Bisogna mangiare per vivere, non vivere per mangiare (A = verbo identico; B = verbo
identico)
Lira addio, benvenuto euro (A = sostantivo; B = forme di saluto, opposte nel significato)
Ottima cena, ma ospiti noiosi (A = aggettivo; B = sostantivo)
Lingua libera e libertà linguistica (A = area semantica della lingua; B = area semantica
della libertà).

IL CLIMAX

Climax = disposizione di due o più parole o sintagmi secondo un ordine di progressione


semantica (intensificazione o attenuazione del tratto semantico comune).

Es: tanto disse e tanto pregò e tanto scongiurò (climax ascendente)


Vai, corri, vola (climax ascendente = il tratto semantico viene intensificato)
Malinconico, sconsolato, disperato (climax ascendente)
Anno, mese, giorno (climax discendente)

IL PARALLELISMO

Parallelismo = disposizione simmetrica di suoni, parole, sintagmi, elementi


grammaticali, strutture sintattiche.

Es: Lavazza. Più lo mandi giù, più ti tira su -> avverbio + pronome + verbo + avverbio di
luogo

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LE FIGURE RETORICHE FONETICHE

Operano per ripetizione di materiale fonetico e sono alla base della comunicazione
fonetica, cioè della strutturazione del testo in funzione del significante, al fine di
renderlo foneticamente coeso.

I testi caratterizzati da fenomeni fonetici si imprimono con maggior forza nelle mente:
la coesione fonetica è uno strumento per rendere efficace e persuasivo un discorso.

Le figure fonetiche sono intraducibili e sono figure ‘fragili’.

L’ALLITTERAZIONE

Allitterazione = ripetizione di uno o più suoni (vocali, consonanti, sillabe), a inizio o


all’interno di parole vicine.

Es:

L’ASSONANZA

Assonanza = ripetizione delle sole vocali, a partire dalla vocale tonica inclusa, in due o
più parole vicine.

Es: battaglia/fama

LA CONSONANZA

Consonanza = ripetizione delle sole consonanti che seguono la vocale tonica, in due o
più parole vicine.

Es: battaglia/scompiglio

L’OMOTELEUTO

Omoteleuto = ripetizione di suoni simili o uguali alla fine di due o più parole, esclusa la
vocale tonica.

Es: battaglia/meraviglia

LA RIMA

Rima = ripetizione di suoni uguali alla fine di due o più parole, a partire dalla vocale
tonica.

Es: battaglia/schermaglia
Splende/rende

LA PARONOMASIA

Paronomasia = accostamento di due parole quasi identiche in tutti i suoni che le


compongono, ma diverse quanto alla radice e al significato.

Es: preferisco prendere il sole da solo


Dalle stelle alle stalle

L’accostamento delle due parole può essere anche implicito -> paronomasia in absentia
Es: brondi chi parla? (Pronto?)

È ampiamente sfruttata in pubblicità, nei titoli di giornale, ma anche a fini comici e


umoristici.

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Le tipologie testuali
Tipologia = classificazione dei singoli individui in tipi
Tipo = modello, schema, campione esemplare

A seconda del tipo di testo cambia il modo in cui esso è pianificato, costruito,
organizzato.

Imparare a distinguere i vari tipi di testo permette:

- Di capire la loro vera natura e il loro vero scopo;


- Di produrre testi pertinenti ed efficaci
I testi sono irriducibili ad una classificazione rigida -> il tipo di testo è un modello
astratto e i singoli testi hanno caratteristiche individuali.

LA CLASSIFICAZIONE FUNZIONALE-COGNITIVA

È una classificazione già elaborata nell’antichità, ma ripresa in epoca moderna.

La classificazione di Egon Werlich è la più conosciuta e considera:

- Il tipo di operazione cognitiva messo in atto dagli interlocutori, cioè il modo e i


processi attraverso i quali conosciamo, gli schemi astratti attraverso i quali
elaboriamo linguisticamente l’esperienza -> criterio cognitivo;

- Lo scopo comunicativo del mittente -> criterio funzionale.


In base a questa classificazione, si distinguono 5 tipi di testi che sono molto generali. Si
manifestano concretamente in modi diversi.

TESTI DESCRITTIVI

La descrizione è collegata alla capacità cognitiva di cogliere le percezioni relative allo


spazio (cogliere persone e oggetti nello spazio),

Hanno lo scopo di descrivere qualcosa soffermandosi sui dettagli e i particolari e


considerandoli in un contesto spaziale statico e temporale.

Sono testi statici.

L’oggetto di una descrizione può essere:

- Reale, cioè che fa parte dell’esperienza diretta di mittente e destinatario;


- Fittizio, immaginario o ipotetico.
Raramente la descrizione è fine a se stessa: molto spesso ha la funzione di informare,
convincere, persuadere, emozionare, argomentare e diverse funzioni si sovrappongono.

In base alla funzione, la descrizione può essere:

- Oggettiva (informativa): descrizione neutra;


- Soggettiva: esprime l’esperienza personale, la risonanza affettiva ed è connotativa
(dominante emotiva); vuole sostenere un’argomentazione, un’opinione, un giudizio
(dominante argomentativa) o vuole convincere il destinatario (dominante suasoria)

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La descrizione è sempre selettiva. Quando si descrive si selezionano:

- Le parti da descrivere: descrizione non sempre completa;


- Le proprietà da applicare a tali parti;
- La successione, l’ordine in cui disporre e presentare le parti descritte. Può essere
lineare, seguire un criterio particolare o casuale.

Questa scelta è condizionata dallo scopo della descrizione.

Dal punto di vista linguistico, il testo descrittivo si caratterizza per:

- Enumerazioni di entità e di proprietà (il numero delle proprietà è maggiore di quello


delle entità descritte);
- Prevalenza di predicati stativi;
- Prevalenza di tempi verbali come presente o imperfetto con valore durativo e/o
temporale;
- Prevalenza di relazioni logiche di organizzazione testuale di aggiunta.
Esempi di testi descrittivi: guide turistiche, parti di opere letterarie, presentazioni di
prodotti.

TESTI ARGOMENTATIVI

L’argomentazione è correlata alla capacità cognitiva di selezionare e valutare concetti


messi in relazione tra loro.

Hanno lo scopo di sostenere una tesi con un ragionamento -> forte funzione conativa.

I testi argomentativi hanno una struttura di base generale:

- Si espone una questione, un problema, un argomento in una premessa;


- Si esprime una tesi a riguardo;
- A sostegno della tesi si portano gli argomenti;
- Allo scopo di privarla di validità, si presenta una tesi contraria a quella esposta detta
antitesi con gli argomenti a suo favore;
- Nella conclusione si ribadisce la tesi iniziale, richiamandone gli obiettivi o indicando
le soluzioni, i vantaggi che implica.

I testi argomentativi propongono diversi punti di vista su un determinato tema: l’autore


ha l’obiettivo di convincere il destinatario.

Sono testi dialogici: non obbligano ma lasciano libero il destinatario di fare la propria
scelta.

Per sostenere la propria tesi, l’autore può ricorrere a diverse strategie che si possono
ricondurre a 4 tipi di argomenti:

- Logici: mettono in evidenza rapporti causali tra gli argomenti addotti e la tesi da
dimostrare (dico, penso questo perchè);

- Pragmatici: fanno notare i risultati positivi derivati dall’accettazione della tesi o gli
svantaggi derivanti dalla non accettazione;

- Di autorità: portare a sostegno della propria tesi un’opinione autorevole;


- Pratici: esempi, fatti concreti portati per sostenere la propria tesi.
I testi argomentativi devono essere chiari e precisi, privi di ambiguità.

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Dal punto di vista linguistico, sono caratteristici del testo argomentativo:

- Rilievo dato al destinatario, chiamato in causa perchè la sua attenzione rimanga


desta e perchè egli abbiamo l’impressione che le sue opinioni siano tenute in
considerazione;

- Uso di espressioni che danno rilievo al mittente;


- Uso di espressioni che presentano la tesi come inconfutabile;
- Preferenza del tempo presente;
- Uso di parole ed espressioni che contengono un giudizio di valore;
- Presenza di connettivi logici (relazione di consecuzione e motivazione).
Spesso possono coinvolgere la sfera emotiva e sentimentale: si fa ricorso a
enfatizzazioni, iperboli, superlativi e ad un linguaggio ‘forte’ e coinvolgente.

Perchè un testo possa definirsi argomentativo è necessaria la presenza dell’argomento,


cioè della prova a sostegno della propria tesi.

Es: penso che evadere le tasse non sia giusto -> non è un testo argomentativo
Es: penso che non sia giusto evadere le tasse perchè si tratta di soldi destinati al bene
comune -> è un testo argomentativo

Esempi di testi argomentativi: discussioni, discorsi di politici e avvocati, interventi nei


dibattiti, editoriali dei quotidiani, temi scolastici, saggi, recensioni, pubblicità.

TESTI NARRATIVI

La narrazione è correlata alla capacità cognitiva di cogliere le percezioni relativa al


tempo,

Hanno lo scopo di raccontare un evento o una serie di eventi tra loro collegati.

Il testo narrativo è dinamico e ha il suo fulcro della successione nel tempo.

Nell’analisi di un testo narrativo bisogna tener conto di 3 parametri:

- Selezione degli eventi da narrare, dei personaggi ecc.;


- La maggiore o minore distanza del narratore dal mondo narrato;
- L’ordine con cui gli eventi sono presentati nel testo. 2 livelli:

• Fabula: ordine con cui gli eventi si sono realmente succeduti (o si immagina che
siano accaduti);

• Intreccio: ordine con cui gli eventi (realmente accaduti o no) vengono raccontati:

Prolessi (flash forward): salto in avanti, anticipazione di eventi;


Analessi (flashback): salto all’indietro, recupero di eventi già accaduti.

La narrazione può coincidere con la fabula: prevale nella narrazione oggettiva, a


dominante referenziale.

L’intreccio prevale nella narrazione soggettiva, a dominante emotiva o suasoria.

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Dal punto di vista linguistico, il testo narrativo si caratterizza per:

- Uso di verbi di azione;


- Uso di indicatori temporali;
- Preferenza di tempi verbali al passato;
- Uso al presente o al futuro di eventuali verbi di commento del narratore.
Esempi di testi narrativi: articoli di cronaca, biografie, favole, racconti, romanzi,
aneddoti, barzellette, resoconti di viaggi.

STORYTELLING

Storytelling = arte di raccontare storie.


Si è affermata come attività fondamentale nella comunicazione aziendale e
pubblicitaria.
Le ‘storie’ colpiscono il lettore nella sua componente emotiva e nella sua
immaginazione.
In ambito aziendale (es: presentazioni dei manager nei convegni, siti aziendali) è una
ripresa del genere epidittico della classicità.

TESTI INFORMATIVI (ESPOSITIVI)

L’esposizione di un sapere nuovo è correlata alla capacità cognitiva che permette di


cogliere relazioni tra concetti generali, che sono analizzati, e concetti particolari, che
sono sintetizzati.

Permette di analizzare i primi e sintetizzare i secondi -> comprendere concetti mediante


l’analisi e la sintesi degli elementi che li costituiscono.

Hanno la funzione di trasmettere informazioni in modo oggettivo.

Perchè un testo sia informativo non deve infrangere il criterio dell’informatività e non
può contenere unicamente informazioni nuove per il ricevente.
Le informazioni devono essere fornite in modo chiaro, ordinato e progressivo.

Esempi di testi espositivi: manuali scolastici e universitari, articoli scientifici, referti


medici, verbali di riunioni, vocabolari, enciclopedie, relazioni, articoli di cronaca, elenchi
di dati, orari, cartelli stradali (che indicano le distanze), guide turistiche, avvisi, annunci.

Presentano alcuni tratti tipici:

- Spesso si articolano in blocchi;


- Si sviluppano attraverso vari processi di rielaborazione di materiale già presente;
- Bilanciano il tasso di specialismo in base alle conoscenze del destinatario;
- Sono spesso corretti da testi complementari e componenti di paratesto;
- Le informazioni sono spesso introdotte da nessi logici.

TESTI PRESCRITTIVI (REGOLATIVI)

La prescrizione si collega alla capacità cognitiva che pianifica il comportamento futuro.

Hanno la funzione di fornire la regolamentazione di un comportamento immediato o


futuro mediante obblighi, divieti e istruzioni.

Dal punto di vista linguistico, sono caratteristici del testo prescrittivo:

- Uso di un registro ‘alto’ e formale;


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- Uso di verbi impersonali e della terza persona;


- Uso del modo imperativo e del futuro iussivo;
- Uso di strutture lessicali e morfosintattiche che esprimono obbligo;
- Uso di tecnicismi;
- Organizzazione in modo gerarchico.
Esempi di testi prescrittivi: istruzioni per l’uso, regolamenti, testi normativi, ricette di
cucina, foglietti illustrativi di medicinali, regole di gioco, cartelli stradali e avvisi.

TESTI MISTI

Nella comunicazione reale, i testi non si presentano perfettamente adatti a l’una o


all’altra categoria: nell’atto comunicativo concreto, molto spesso le varie tipologie
descritte convivono all’interno di un testo, anche se è possibile individuare una tipologia
prevalente.

Ogni testo ha una funzione prevalente che può essere quella di convincere, informare,
dare un ordine ecc.

Queste considerazioni sono veritiere per i testi giornalistici e per i mass media, e per i
testi concepiti per il web: in essi molto spesso si intrecciano narrazione, descrizione,
commento, argomentazione, informazione.

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