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1.

INDICI DI DECENTRAMENTO
1. Tecniche di ripartizione delle competenze tutti gli ordinamenti decentrati hanno tecniche per
ripartire le funzioni tra centro e periferia. Le tecniche di ripartizione delle competenze sono
diverse da caso a caso e possono fondarsi su un meccanismo di residualità. Negli USA il X
emendamento della Cost. americana prevede che tutti i poteri non espressamente attribuiti
alla federazione devono intendersi come spettanti ai singoli stati federati.
 La federazione ha solo i poteri che sono enumerati dalla Cost.

Il criterio della residualità gioca a favore, almeno apparentemente, dei singoli stati. Italia. Il criterio
della residualità ha funzionato in due modi diversi:
1. Formulazione originaria dell’art. 117 Cost.: elencava le materie di competenza regionale,
tutte le materie escluse erano di competenza statale. Più precisamente, tali materie non
erano di competenza esclusivamente regionale, bensì erano competenze “concorrenti”,
nel senso che le regioni dovevano esercitare la loro potestà legislativa nei limiti dei
principi fondamentali stabiliti dalle leggi dello stato.
2. Formulazione post-riforma del 2001, l’art. 117 presenta ora:
- un elenco di materie di esclusiva spettanza dello stato (2° co.);
- un elenco di materie di competenza concorrente stato - regioni (3° co.);
- clausola residuale a favore delle regioni (4° co.).

2. PROCESSO DI REVISIONE COSTITUZIONALE  Negli ordinamenti federali classici (es.


USA) gli stati componenti la federazione hanno poteri molto importanti nei processi di revisione
della costituzione. La modifica della costituzione in America è molto difficile e vede gli stati
federati occupare un ruolo importante: è necessario il voto favorevole dei 2/3 degli stati, i
congressi dei quali a loro volta devono votare a maggioranza qualificata ecc. Per questo
motivo la costituzione datata 1787 ha ad oggi avuto solo 27 modifiche (le prime 10 delle quali
immediatamente dopo l’approvazione della costituzione). La rigidità della costituzione degli
USA trova proprio una radice federale: nasce come strumento di garanzia non tanto degli
individui o delle classi sociali, quanto degli stati. In Italia esiste solo una piccola possibilità di
coinvolgimento delle regioni nel procedimento di revisione, infatti l’art. 138 prevede che se la
modifica della costituzione passa a maggioranza assoluta ma inferiore ai 2/3, cinque consigli
regionali possono chiedere il referendum.

3. STATUTI SPECIALI (ART. 116)


Il fondamento si ricava dall’art.116 della Cost. La legge statutaria degli statuti speciali è atipica
(fonte a competenza specializzata) e rinforzata (procedimento aggravato rispetto ad altre leggi
costituzionali). La specialità è fondata sul fatto che il loro statuto viene approvato da una legge
costituzionale quindi il loro statuto è una fonte statale e non regionale. Questo statuto ha la
funzione di assicurare forme e condizioni particolari di autonomie.
Con la legge 2/2001 cambia tuttavia la procedura di approvazione degli statuti regionali; per
quanto riguarda la forma:
- In passato procedimento era integralmente quello disciplinato dall’art 138 della Cost.
- Ad oggi sono state introdotte due particolarità rispetto a coinvolgimento delle regioni
nel procedimento di approvazione dello statuto: a) possono farsi promotrici per la
modifica; b) devono fornire un parere rispetto alla modifica.
Per quanto riguarda il contenuto il procedimento previsto dal 138 è cambiato, in quanto è esclusa
la possibilità di referendum oppositivo

4. POSIZIONE DEGLI STATUTI NELLE FONTI


1. Rapporto statuti speciali- costituzione gli statuti sono leggi costituzionali atipiche perché
garantiscono forme e condizioni particolari di autonomia; ciò significa che possono
contenere deroghe rispetto a norme del titolo V ma devono essere conformi ai principi
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fondamentali della costituzione, inoltre non possono contenere previsioni che non
riguardano forme e condizioni particolari di autonomia.
2. Rapporto statuti speciali- leggi regionali la potestà legislativa delle regioni a statuto
speciale, è maggiore rispetto a quella propria delle regioni ordinarie, quindi in caso di
contrasto tra statuto regionale speciale e legge regionale, prevale lo statuto.
3. Rapporti tra statuto regionale speciale- leggi statali se la legge statale contrasta con lo
statuto delle regioni speciali, la legge statale deve ritenersi incostituzionale, in quanto lo
statuto speciale è una fonte super-legislativa.

5. NORME DI PRINCIPIO DEGLI STATUTI + (SENT. 372/2004 – STATUTO TOSCANO)


I contenuti necessari dello statuto regionale ordinario sono indicati ai commi 1 e 4 dell’art 123. I
nuovi statuti contengono:
1. Principi fondamentali di organizzazione e funzionamento
2. Iniziativa e referendum
3. Pubblicazione leggi
Lo statuto inoltre può disciplinare:
1. Procedimento legislativo
2. Aspetti relativi all’organizzazione del consiglio
PROBLEMA: riguarda l’inserimento nello statuto di discipline ulteriori rispetto ai contenuto
necessari dello statuto per quanto riguarda l’introduzione di norme di principio.
La regione Toscana aveva inserito nella sua delibera statutaria, una serie di principi generali che
non erano pertinenti con i contenuti necessari dello statuto:
1. Riconoscimento coppie di fatto;
2. Diritto di voto per immigrati;
3. Tutela ambientale e degli animali
Tali norme rendevano lo statuto una specie di costituzione. Il governo impugna lo statuto della
Toscana sostenendo che queste disposizioni esorbitano dalle competenze regionali e da quelle
che la costituzione assegna alle competenze degli statuti ordinari.
La C. Cost. ha dichiarato la sent. 372/2004 la questione inammissibile. La C.Cost. dice che le
regioni in quanto enti politici hanno un ruolo di rappresentanza generale e possono inserire i
principi che rientrano nelle materie di competenza regionale. Tale sentenza porta a concludere che
gli statuti ordinari non sono costituzione delle regioni ma sono subordinati alla costituzione e hanno
competenza limitata.

6. POTESTA’ LEGISLATIVE REGIONALI


La l.cost. 3/2001 ha riformato interamente il Titolo V, riscrivendo anche l’articolo 117 che è la base
per la potestà legislativa. Prima della riforma erano previste 3 differenti forme di potestà legislativa:
1. Potestà legislativa esclusiva (prevista solo per certe materie e per regioni speciali)
2. Potestà legislativa concorrente (regioni nelle materie indicate, potevano legiferare
autonomamente ma nei principi fondamentali)
3. Potestà legislativa attuativa (lo stato nelle materie di sua competenza, poteva demandare
alle regioni la possibilità di fare regole per integrare regole dello stato)
Novità il riparto di competenze legislative è stato profondamente rinnovato tra lo stato e le
regioni. Le materie di competenza esclusiva statale sono elencate dal 117 comma 2, quelle di
competenza concorrente sono elencate nell’art 117 comma 3, mentre quelle di competenza
residuale sono materie non riservate alla legislazione esclusiva dello stato (comma 4) non possono
legiferare senza limiti e sono poche materie.
La potestà legislativa delle regioni speciali non è stata direttamente interessata, sono rimaste
sostanzialmente quelle previste dagli statuti speciali, vi sono ancora: potestà legislativa primaria,
concorrente, attuativa.
C’è un ulteriore tipo di potestà perché ampliando le competenze delle regioni ordinarie il legislatore
si è accorto che poteva esserci un paradosso perché potevano trovarsi in certi ambiti con meno
competenze, quindi, viene prevista una clausola di maggior favore.

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7. MATERIE COMPITO
L’art 117 comma 2 contiene l’elenco delle materie affidate alla competenza esclusiva dello stato e
alcune di queste materie sono definite materie compito o materie valore e ovviamente:
- Non sono materie in senso proprio, non riguardano ambiti di cose circoscritte;
- Sono delle finalità a cui la legislazione statutaria è chiamata a far fronte e richiedono
una disciplina uniforme nella nazione
Esempi:
a) Determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che
devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale (materia in senso teologico, servono a
garantire una condizione di uguaglianza su tutto il territorio nazionale).
b) Tutela dell’ambiente: concetto estremamente ampio; legge sull’urbanistica e lo smaltimento
dei rifiuti, presenta sempre profili ambientali.
c) Tutela della concorrenza: regioni hanno molte competenze legislative in materia di sviluppo
economico ma tutte queste possono aver a che fare con la concorrenza;

 in riferimento con punto c, 2 sentenze:

1) 14/2004:  La corte dice che:

   la tutela della concorrenza è un compito dello stato che abbraccia un’indeterminata
serie di settori (rapporti concorrenziali, interventi promozionali dello Stato ecc.), e quindi
legittima interferenze statali anche in materie di competenza regionale,  ma d’altra
parte, poiché questa materia:

- non ha un’estensione certa, o bensì è una funzione esercitabile sui più diversi
oggetti vi devono essere dei meccanismi per frenare la possibilità di un’esagerata
ingerenza dello stato, altrimenti si vanificherebbe lo schema del riparto di
competenze. È cioè necessario un contemperamento tra stato e competenze regionali
in materia economica.

2) La sent. 407/2002 dà una definizione delle materie compito. Si afferma che alcuni ambiti
materiali specificati all’art. 117.2 (es. “tutela dell’ambiente”):

- non possono configurarsi come “materie” in senso stretto (la tutela dell’ambiente non è
configurabile come una sfera di competenza rigorosamente circoscritta e delimitata);

 ma sono competenze del legislatore statale idonee ad investire una pluralità di materie,
anche di competenza regionale (la tutela dell’ambiente si intreccia con altre competenze).
 La tutela dell’ambiente è una “materia trasversale”.

Le materie compito sono usate dalla corte:

  talvolta in modo tendenzialmente favorevole alle regioni (es. sent. che si basano sul criterio
dei punti di equilibrio, cioè sul contemperamento tra esigenze statali e regionali),

  in altri casi in modo fortemente penalizzante per le competenze regionali.

8. PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETA’
È regolato dall’art. 118 della costituzione ed è il principio per cui l’ente superiore svolge compiti e
funzioni amministrative solo quando questi non possono essere svolti dall’ente di livello inferiore.
Può essere suddiviso in:
1. Sussidiarietà verticale: la ripartizione gerarchica delle competenze deve essere spostata
verso gli enti più vicini ai cittadini e quindi più vicini ai bisogni del territorio.
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2. Sussidiarietà orizzontale: contempla la suddivisione dei compiti tra pubblica
amministrazione e soggetti privati, cioè anche il cittadino deve poter cooperare con le
istituzioni nel definire gli interventi che incidano sulle realtà sociali a lui più vicine.
Questi meccanismi sono collegati con la chiamata in sussidiarietà.

9. ATTRAZIONE IN SUSSIDIARIETA’ O CHIAMATA IN SUSSIDIARIETA’


La cos’ detta chiamata in sussidiarietà è un istituto di elaborazione giurisprudenziale che concorre
a definire il riparto delle competenze legislative e amministrative tra stato e regioni, affiancandosi
alle regole contenute negli art. 117 e 118. È stata la corte cost. a precisare i presupposti e a
definire l’istituto con la sentenza 303/2003: l’istituto consente, nell’ipotesi di esigenze unitarie non
frazionabili, che le funzioni amministrative deputate alla loro cura vengano conferite al livello di
governo statale poiché idoneo a tutelare gli interessi nazionali. Inoltre, l’attrazione delle funzioni in
favore del potere centrale è legittima se ricorrono due condizioni: un apprezzamento dell’interesse
unitario ragionevole e proporzionato e un accordo stipulato con la regione interessata, in nome del
principio di leale collaborazione.

10. CRITERIO DI PREVALENZA E punti di equilibrio


Ci sono dei casi in cui la disciplina è astrattamente riconducibile a più titoli di competenza
nell’elenco. In questo caso il vero e proprio intreccio di concorrenza di competenze si distingue
dall’interferenza tra materie trasversali. La concorrenza di competenze e l’intreccio si realizza
quando una disciplina coinvolge più materie di diversa natura e questa interferenza viene risolta
dalla Corte costituzionale usando il criterio di prevalenza.
L’applicazione di questo criterio impone, che quando una disciplina sia imputabile a più materie si
applichi il regime della materia risultante prevalente per la sua consistenza oggettivo-quantitativa.

11. COMPETENZA CONCORRENTE

Confronto tra quanto previsto dal vecchio e dal nuovo art. 117 in relazione alla potestà legislativa
concorrente:

   vecchia versione: nelle materie di potestà legislativa concorrente “la regione emana ...
norme legislatve nei limit dei principi fondamentali stabilit dalle leggi dello stato”.
   nuova versione: “nelle materie di legislazione concorrente spetta alle regioni la potestà
legislatva, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla
legislazione dello Stato”.

Dunque:

o   Il nuovo testo sembra più favorevole alle regioni; sembra stabilire una riserva di
disciplina a favore delle regioni, salvo per quanto riguarda i principi fondamentali,
che invece spettano alla legislazione dello stato. Nell’imminenza dell’entrata in
vigore del nuovo titolo V qualcuno ha immaginato, in virtù di questa formulazione,
un grande progresso per la legislazione concorrente delle regioni.
o   In realtà l’assetto della potestà legislativa concorrente delle regioni non è
particolarmente cambiata rispetto al passato.

Relativamente alla potestà legislativa concorrente bisogna fare accenno a due problemi:

 Un primo problema nasce dal presupposto che, tra le materie elencate nella nuova versione
dell’art. 117.3, ve ne sono diverse che in passato non erano attribuite alla potestà legislativa
regionale, ed erano quindi integralmente disciplinate dalla legislazione statale.

L’interrogativo che ci si pone, e che ci si poneva anche all’inizio dell’esperienza regionale, è il


seguente: in quei settori in cui vi è una legislazione statale completa, sia di principio che di

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dettaglio, può la regione esercitare immediatamente la propria competenza o deve aspettare
una legge di puro principio?

 La risposta è nel primo senso: le regioni possono partire subito con l’esercitare la propria
competenza legislativa concorrente, ritenendosi vincolate solo ai principi fondamentali
desumibili dalla legislazione statale completa, e derogando ai dettagli.

Questa soluzione era stata adottata anche all’inizio dell’esperienza regionale, ed è stata ribadita
con la riforma del titolo V con la sent. 282/2002.

L’art. 1.4 della L. La Loggia ha delegato il governo ad effettuare una ricognizione dei principi
fondamentali della legislazione nei settori acquisiti alla potestà concorrente della regione. Questo
è stato fatto in alcuni settori, non in altri, ma ciò non ha impedito alle regioni di esercitare la loro
competenza legislativa di carattere concorrente.

 Il secondo quesito è: può una legge quadro statale fissare non solo i principi ma anche una
disciplina di dettaglio, magari transitoria, cedevole rispetto alla legislazione regionale?

o Prima della riforma del titolo V era pacifica la risposta positiva: in moltissimi casi le leggi
quadro fissavano una disciplina complessiva, la quale però era derogabile nella parte in cui
prevedeva i dettagli.

o Subito dopo la riforma del titolo V si era preferita la soluzione negativa: le leggi quadro
dovevano essere solo leggi di principio.

o Gradualmente però si è affermata la tesi contraria: almeno in alcuni settori (es. attuazione
delle norme comunitarie) la C. Cost. ha ammesso anche una disciplina di dettaglio, derogabile da
parte di leggi regionali.

12. CLAUSOLA DI MAGGIOR FAVORE


Disciplinata dall’art 10 L. 3/2001. La legge del 2001 voleva attribuire alle regioni ordinarie poteri più
ampi di quelli affidati dai loro statuti alle regioni speciali che originariamente godevano di più
autonomia. Quindi la riforma venne applicata indirettamente grazie alla norma costituzionale, alle
regioni speciali perché se le regioni ordinarie acquistano più autonomia, allora questa spetta anche
alle regioni speciali.
13. + STATUTO SICILIA
Quello riportato sopra, non avvenne subito per lo statuto della Sicilia perché aveva uno statuto
particolare in quanto le leggi regionali siciliane sono state previste dallo statuto del ’46 (
consentiva di promulgare una legge prima della decisione della Corte costituzionale).
Si è quindi posto il problema se questa disciplina fosse più o meno favorevole rispetto all’art. 127.
In una prima sentenza la corte h detto che non c’è distinzione tra la disciplina favorevole e non
perché discipline troppo diverse. Nel 2014 si pronuncia e applica la clausola.

14. GIUDIZIO IN VIA PRINCIPALE


È un giudizio di legittimità costituzionale volto a valutare la conformità di norme statali o regionali
alla nostra costituzione.
Può essere proposto dallo stato nei confronti di una legge regionale oppure dalla regione nei
confronti di leggi statali o leggi di altre regioni. Il carattere essenziale del giudizio è che è proposto
direttamente cioè è introdotto con un ricorso senza che sia necessaria la presenza di un altro
procedimento. Vi è una grossa differenza a seconda che il giudizio sia proposto dallo stato o dalle
regioni perché nel caso di giudizio proposto dallo stato, la legge impugnata può violare una
qualsiasi disposizione della costituzione perché non deve dimostrare che ha interesse a farlo (lo

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stato). Nel caso in cui il giudizio sia proposto dalla regione, questa deve dimostrare che vi sia
un’invasione da parte dello stato o di un’altra regione della propria sfera di competenze (va
dimostrato un interesse).
Il ricorso va delegato al Consiglio dei ministri per lo stato e alla giunta regionale per la regione,
entro 60 giorni da quando la legge è stata pubblicata in Gazzetta o nel BUR.
Il ricorso deve essere notificato alla controparte e depositato in cancelleria entro 10 giorni dalla
notifica. Se tutto va normalmente, entro 90 giorni dal ricorso verrà fissata l’udienza di discussione e
si arriverà alla decisione. Può accadere che vi siano delle esigenze cautelari cui si rende
necessario sospendere il provvedimento normativo impugnato e ciò avviene quando:
- Dall’atto impugnato vi sia il rischio di irreparabile pregiudizio all’interesse pubblico o
all’ordinamento.
- Pregiudizio grave per i cittadini.
In caso di sospensione è fissata l’udienza di discussione entro 30 giorni e la decisione deve essere
depositata entro 15 giorni dall’udienza.

15. REGOLAMENTI REGIONALI

Prima della riforma del 1999 la situazione con riguardo alle fonti secondarie, cioè di carattere
regolamentare, era diversa a seconda che si trattasse di:

1. regioni speciali  gli statuti speciali solitamente attribuivano la potestà normativa


secondaria alla giunta regionale (cioè accadeva per le regioni più o meno quanto accade
per lo stato, i cui regolamenti sono di competenza dal governo).
2. regioni ordinarie  il vecchio art. 121.2 Cost. prevedeva che: “Il consiglio regionale
esercita le potestà legislatve e regolamentari attribuite alla regione”.

Dunque il consiglio regionale aveva il monopolio di tutte le funzioni normative: aveva sia il
compito di approvare le leggi regionali sia quello di approvare i regolamenti regionali.

La conseguenza di tale circostanza era che i regolamenti regionali erano praticamente


inesistenti, poiché il consiglio, potendo con la stessa procedura fare sia un regolamento che una
legge, preferiva fare una legge.

Vi erano invece atti amministrativi della giunta, non definibili come regolamenti ma erano
qualcosa di simile.

Con la riforma del 1999 questa riserva al consiglio regionale della potestà regolamentare è
scomparsa dalla Cost. L’art. 121.2 prevede solo che “Il consiglio regionale esercita le potestà
legislative attribuite alla regione”.

In seguito alla scomparsa di questa riserva, chi fa i regolamenti delle regioni ordinarie? Le
alternative sono due:

1. secondo alcuni i regolamenti sono affidati integralmente alla giunta;


2. secondo altri (Giangaspero e C. Cost. 313/2003) il silenzio della Cost. non implica
l’attribuzione né al consiglio né alla giunta.

Le fonti regionali - ed in primis gli statuti - sono libere di:

- attribuire la potestà regolamentare alla giunta (il che è opportuno e così è avvenuto
nella maggior parte dei casi),
- tenerla in capo al consiglio regionale, almeno per alcuni regolamenti.

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In altre parole: l’abrogazione della riserva del potere regolamentare al consiglio non significa
divieto di attribuire il potere regolamentare al consiglio.

Il fatto che la maggior parte dei regolamenti oggi siano di competenza dalla giunta regionale ha
determinato un notevole aumento del ricorso alla fonte regolamentare.

Un altro problema riguarda l’ammissibilità o meno all’interno dell’ordinamento regionale dei


regolamenti indipendenti e dei regolamenti di delegificazione, previsti a livello statale dalla l.
400/88.

 Regolamenti indipendenti: regolamenti emanati in materie non coperte da riserva di legge, e


nelle quali manca la disciplina da parte di leggi o atti con forza di legge.

 Regolamenti di delegificazione: regolamenti che danno luogo ad una sostituzione della


disciplina legislativa in una determinata materia con una nuova disciplina di livello regolamentare
(art. 17.2 l. 400/88).

La legge previgente è abrogata non dal regolamento, bensì dalla legge ordinaria che ne autorizza
l’adozione, ma l’effetto abrogativo è fatto decorrere dalla data di entrata in vigore del regolamento
(abrogazione differita).

Si tratta di un reg. governativo di attuazione, che non può essere previsto in materie coperte da
riserva assoluta di legge.

Su entrambe le questioni è intervenuta la C. Cost., giungendo a due diverse soluzioni:

- i reg. indipendenti non sono ammissibili (sent. 324/2004).  Il potere regolamentare


della giunta: non può essere attribuito da una legge generale regionale;
ma occorre che caso per caso che tale potere sia previsto da singole leggi, che
vadano a limitare l’ambito e i contenuti dei regolamenti regionali.
- i reg. di delegificazione sono invece ammissibili (sent. 378/2004).

16. CONFERENZA STATO REGIONI (meccanismi di collaborazione)


È la principale sede di confronto e coordinamento tra le prerogative dello stato e quello degli enti
regionali. Alla conferenza partecipano i rappresentanti del governo e i presidenti di regioni a cui
possono aggiungersi altri soggetti invitati.
Compito dell’ente è contribuire alla formazione di una volontà unitaria tra stato e regioni nelle
materie di interesse regionale. La conferenza si riunisce a Palazzo Chigi ed è preseduta dal
presidente del consiglio su delega del ministro degli affari regionali. La conferenza si esprime
attraverso pareri, intese, deliberazioni e accordi su linee generali dell’attività normativa che
interessano le regioni anche su tutti gli obiettivi di programmazione economico finanziaria e di
bilancio e su tutti gli argomenti per i quali il presidente del consiglio reputi opportuno acquisire un
parere della conferenza.

17. INTESA
Indica l’esigenza di codeterminazione su base paritaria del contenuto di un certo atto, soprattutto
laddove è presente l’intreccio tra interessi statali e regionali. È lo strumento più incisivo per
garantire la leale collaborazione. L’intesa non segue delle forme prestabilite, ci può essere anche
un’intesa informale.
Esistono 2 tipi di intesa:
1. Intesa in senso forte si ritiene che all’atto oggetto di intesa, può essere adottato solo con
il consenso di entrambi i livelli di governo interessati e l’assenza del consenso di uno dei
due dovrebbe pregiudicare l’atto.

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2. In senso debole l’atto normalmente statale può essere adottato in ogni caso a condizione
che questo sia motivato. Bisogna motivare perché è stata presa una decisione unilaterale
che va contro al principio di leale collaborazione.

18. CAL
Consiglio autonomie locali è un organo di consultazione tra le regioni ed enti locali è previsto
dall’art 123 della costituzione.
Lo scopo è quello di favorire l’intervento diretto degli enti locali nella definizione e attuazione delle
politiche regionali. Il CAL rappresenta la sede di dialogo tra le regioni, i comuni e le provincie. Dura
in carica circa 5 anni.

19. PRESIDENTE DEL CONSIGLIO O REGIONE


Pres del consiglio:
Art 122 è un organo necessario del consiglio e viene eletto quasi sempre con voto segreto e
maggioranze qualificate.
Funzioni:
1. Convocare e presiedere l’assemblea assicurandosi l’applicazione dei regolamenti.
2. Fissa l’ordine del giorno
Pres. della regione:
1. Rappresenta la regione
2. Promulga leggi ed emana regolamenti
3. Dirige la politica della giunta
4. Dirige le funzioni amministrative delegate dallo stato alle regioni
5. Nomina e revoca assessori
6. Convoca la giunta
7. Cura i rapporti con lo stato, regioni e UE.

20. SCIOGLIMENTO ANTICIPATO (sanzionatorio o automatico)


Sanzionatorio:
1. Compimento di atti contrari alla costituzione
2. Gravi violazioni di legge
3. Ragioni di sicurezza nazionale
Automatico:
1. Morte, impedimento, rimozione o dimissioni volontarie
2. Mozione di sfiducia nei confronti del presidente
3. Dimissioni contestuali maggioranza del consiglio

21. FUNZIONI CONSIGLIO


1. Esercita potestà legislative
2. Approva e modifica lo statuto
3. Approva nozione di sfiducia
4. Iniziativa dei referendum abrogativo e oppositivo
5. Funzione di indirizzo e controllo

22. GIUNTA REGIONALE


La giunta è composta dal presidente e da un numero di assessori diverso da regione a regione. Gli
assessori sono nominati e revocati dal Presidente. Inoltre, fa parte della giunta anche il
vicepresidente. La giunta funziona sulla base del principio di collegialità anche se ridimensionato
dalla previsione dell’elezione diretta del presidente e dalla possibilità di nominare e revocare gli
assessori.
Le funzioni della giunta si possono raggruppare in due categorie:

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1. Funzioni amministrative attività di gestione del bilancio, attività di indirizzo e
coordinamento dei vari uffici, deliberazione sui contratti che coinvolgono la regione
2. Partecipazione all’indirizzo politico attività di controllo sull’esecuzione di leggi o delle
deliberazioni consiliari, deliberazioni su proposte di legge, deliberazioni di regolamenti
regionali.

23. CAUSE INCANDIDABILITA’, INELEGGITTIMITA’, INCOMPATIBILITA’ E INSIDACABILITA’


Incandidabilità colpiscono quei soggetti che si trovano in condizioni di indegnità morale tali da
non tollerare nemmeno la loro presentazione come candidati alle elezioni: si tratta di persone
condannate per reati molto gravi in relazione all’assolvimento di funzioni pubbliche oppure persone
che appartengono ad associazioni mafiose.
Inelegittimità riguardano quelle condizioni che possono turbare o condizionare in modo diretto la
libera decisione di voto degli elettori oppure violare la parità di accesso alle cariche elettive rispetto
ad altri candidati. A differenza delle precedenti, queste non impediscono di candidarsi, purché
siano rimosse prima della candidatura per evitare che un candidato cometa in una posizione di
vantaggio.
Incompatibilità divieto di esercitare funzioni pubbliche o private o di trovarsi in particolari
controversie con l’ente ed eletto. Queste cause non invalidano l’elezione ma obbligano l’eletto a
cessare la controversia con l’ente. L’incompatibilità si può definire come una particolare situazione
in cui la stessa persona non può ricoprire nello stesso tempo per cariche o uffici. Pertanto l’eletto
dovrà optare tra mandato elettivo e l’altra carica per non avere conflitto di interessi.

24. RAPPORTI REGIONI/UE


Con il trattato di Maastricht si è aperta una nuova fase per quanto riguarda l’attribuzione di
competenze maggiore alle regioni da parte dell’unione europea. Viene istituito il Comitato delle
Regioni, composto dai rappresentanti delle comunità regionali e locali, a quest’organo viene
concessa la facoltà di esprimere pareri e molti di essi sono obbligatori. Inoltre, il Trattato codifica
per la prima volta il principio di sussidiarietà, esprimendo la necessità che le decisioni vengano
prese “il più vicino possibile ai cittadini”.
Trattato di Amsterdam rafforza le sue competenze, permettendo l’adozione di un regolamento
autonomo, svincolato dall’approvazione del Consiglio, permettendo la consultazione del Comitato
anche da parte del Parlamento e non solo da parte della Commissione e del Consiglio e accresce i
casi di consultazione obbligatoria. Il Trattato di Nizza invece pone l’accento sulla necessità di una
legittimazione democratica dei componenti e riformula il procedimento di nomina degli stessi,
sottraendolo al Consiglio e mettendolo nelle mani dei singoli Governi, la cui proposta sarà poi
sostanzialmente ratificata dal Consiglio.

25. REFERENDUM REGIONALI


Nel primo comma dell’art 123 si prevede che gli statuti regionali regolino l’esercizio del referendum
su leggi e provvedimenti amministrativi. Esistono due tipi di referendum: indetti dal presidente della
regione o su iniziativa popolare.
1. REFERENDUM SU LEGGE REGIONALE si tratta di un referendum regionale che
interviene nel procedimento di approvazione dello statuto regionale. Questo referendum
non è obbligatorio ma facoltativo ed è indetto o su iniziativa popolare (1/50 elettori regione)
o dal Consiglio regionale (1/5 componenti). Questo referendum ha efficacia sospensiva
confermativa, cioè lo statuto può essere promulgato soltanto in seguito ad un esito
favorevole della consultazione popolare. Non è richiesto un quorum di partecipazione.
2. REFERENDUM TERRITORIALI Referendum che intervengono nei procedimenti di
ridefinizione delle circoscrizioni territoriali delle regioni o enti locali quindi per le modifiche
dei comuni o province. La consultazione deliberativa della popolazione della regione o del
comune o provincia è obbligatorio e vincolante quando di intende, sentiti i Consigli
Regionali con legge costituzionale, la fusione di regioni o creazione di regioni.

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Ci deve essere una maggioranza per il referendum.

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