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MARIA TROVATO

ANNUNCIATA-ANTONELLO DA MESSINA

Data fine XV secolo


Museo Venezia, Gallerie dell’Accademia
Tecnica olio e tempera su tavola
Dimensioni 46,8 x 34,7 cm

Una donna giovanissima, dai lineamenti raffinati, gli


occhi neri, profondi, il viso di una purezza disarmante,
affonda lo sguardo magnetico nel vuoto, davanti a sé,
verso un punto indefinito.
Con il capo coperto da un velo (che ricorda il colore
del mare di Sicilia) sembra ascoltare una voce che le
parla dentro, mentre una leggera brezza agita le
pagine del libro appoggiato su un leggìo. E sembra
davvero un capolavoro dipinto da “un pittore non
umano" (come ebbe a definirlo suo figlio, Jacobello)

L’Annunciata, sublime icona e sintesi dell’arte


di Antonello da Messina, il "solennissimo depentore"
che ebbe come grande merito quello di aver saputo
cogliere in un sorriso l'uomo, trasferendolo nella sfera
del sacro.

Cosa possiamo osservare sulla superficie del leggìo?


Sulla superficie del legno che sorregge il libro si intravedono i segni di un tarlo. Il leggìo viene delineato
dall’artista con precisione estrema, con un’attenzione verso i dettagli, che ricorda la pittura fiamminga.

Seduzione e purezza nella straordinaria intuizione dell’artista


Accennando a un lieve strabismo dello sguardo, il pittore ci lascia
intuire che la Vergine stia cercando qualcuno, forse l’Arcangelo
Gabriele, il messaggero di Dio, che sta per annunziarle il suo destino.

Che gesto compie Maria con le mani?


L’intera scena, oltre che dallo sguardo intensissimo della donna, è dominato dalle mani, affusolate, gentili. La
mano destra è di una bellezza straordinaria, avanza nello spazio seguendo la prospettiva. Trema nell’aria, cade
in direzione dello spigolo del leggìo, a cercare la profondità prospettica che l’artista ha presagito ponendo il
tavolo di spigolo. Con la mano destra la Madonna compie un gesto significativo, come a voler trattenere
lontano chi le sta davanti (l’osservatore, il pittore, o forse l’angelo stesso). È come se volesse fermare
l’eventuale presenza fisica dell’angelo tenendolo a distanza, come a voler sottolineare di essere già a
conoscenza del proprio destino.

La mano destra è raffigurata in un mirabile e sofisticato scorcio che rimanda direttamente all’arte di Piero della
Francesca, come notava già Roberto Longhi nel 1914 mettendo in relazione la mano dell’Annunciata con quella
della dama che sbuca dietro la regina di Saba nell’affresco con l’Adorazione del sacro legno e l’incontro con re
Salomone che il pittore toscano aveva inserito nelle Storie della Vera Croce nella Chiesa di San Francesco ad
Arezzo.
Una mano che, dunque, definisce uno spazio tra
l’Annunciata e noi. Il gesto segna la distanza che la
separa dall'osservatore.

La mano sinistra, invece, è rivolta verso il petto, nel


gesto di chiudere i lembi del velo con cui Maria
difende il proprio pudore, e al tempo stesso
custodisce il bene prezioso che ha dentro.

In che modo il pittore rappresenta lo Spirito


Santo?
Pare che dall'opera emergano riferimenti allo
Spirito Santo, curiosamente rappresentato sotto
forma di vento. Le pagine del libro adagiato su un
leggìo sono come sollevate da un soffio. D’altra
parte, la parola “spirito” in ebraico si traduce
“ruach”, che nel suo senso primario significa soffio,
aria, vento, respiro.

Cosa c'è scritto sul libro di fronte a Maria?


A lungo si è cercato di capire cosa rappresentassero
i segni posti sul manoscritto di fronte alla Madonna.
Maria ha davanti a lei un Magnificat, come attestato
dalla "M" di apertura riconosciuta nel testo. Le
scritte in nero sul foglio, inoltre, evidenziano residui
di alcune lettere che dovevano comporre certe frasi
iniziali del Magnificat “anima mea Dominum, et
exultavit spiritus meus in Deo salutari meo”.

Perché il pittore non rappresenta l’angelo?


Antonello da Messina, con scelta innovativa e originale, sceglie di rappresentare l’Annunciata e non
l’Annunciazione. La Madonna guarda davanti a sé, come se già avesse ricevuto la notizia. L’angelo, se fosse
presente nella scena, lo si potrebbe pensare al posto del pittore o dell’osservatore. Il pittore sceglie di non
rappresentarlo perché il messaggero di Dio che annuncia alla Vergine il suo destino, è già presente dentro di
lei, in quel petto verso cui la mano destra si dirige, mentre chiude il velo con un gesto di assoluta intimità.
Con un’intuizione originalissima, il Maestro riduce l’Angelo ad una parte della stessa Vergine, che si tratti
dell’anima o della sua coscienza. Ed è forse per questo che lo sguardo della Vergine è perso nel vuoto, a
guardare un punto fisso, come se stesse pensando tra sé e sé.
Eppure il pittore siciliano, pur non rappresentandolo, ci lascia nelle condizioni di percepire la presenza
dell’Arcangelo Gabriele, giunto per annunciare a Maria la nascita di Gesù. Sentiamo quasi il fruscio delle sue
ali, pur non vedendolo.
La Vergine, colta di sorpresa, protende la mano con un “soprassalto di pudica sorpresa ma anche
d’interrogazione”.

Geometria e dinamismo
La rapidità dell’azione, che coglie la Vergine alla sprovvista, non turba l’eleganza dei suoi gesti, che rimane
inalterata. La posata compostezza viene resa da Antonello attraverso un severo ordine geometrico che inscrive
il volto in un ovale, descrive un triangolo attraverso il velo, compone pieghe perpendicolari. Una piega del velo
sulla fronte descrive, forse in maniera casuale, un asse che arriva fino all'angolo del leggìo. Questa rigorosa
geometria è controbilanciata dalla leggera torsione della figura e dal gesto delle mani che offrono alla
composizione una profonda naturalezza.
Una delle innumerevoli interpretazioni offerte al dipinto intravede i diversi momenti di un racconto presenti
nell'espressività delle mani, dello sguardo e delle labbra.

Eppure, nonostante questa disposizione geometrica, la tavola è come animata da un soffio vitale, generato da
quell' incontro che potrebbe precedere un dialogo, oltre che dalle espressive movenze della Vergine.
Il sottile alito di vento che scompone le pagine del libro preannuncia l’arrivo dell’arcangelo che muove l’aria
attorno a sé.

La grande rivoluzione di Antonello da Messina


Il pittore con l'Annunciata crea una straordinaria connessione tra l’osservatore e il dipinto, elemento che rende
il quadro “un’immagine rivoluzionaria”. Con grande spirito innovativo l’artista inserisce la Vergine in un
contesto narrativo, come a voler effettuare, da abile regista, un primo piano sul volto e sulle mani.

L’Annunciata inaugura una nuova maniera di rappresentare e di interpretare il tema dell’Annunciazione. Il


Maestro di Messina, apripista per quella "pittura tonale" dolce e umana che avrebbe caratterizzato il
Rinascimento veneto, rende la Vergine l’unica protagonista della scena, raffigurandola a mezzo busto e in
posizione quasi frontale rispetto allo spettatore, con lo sguardo, non fisso sulla Bibbia, ma capace di
raggiungere l’osservatore.

I motivi iconografici dell’epoca, che pure il pittore aveva utilizzato per l’Annunciazione di Palazzolo Acreide del
1474 (attualmente a Palazzo Bellomo a Siracusa), scompaiono: l’angelo, la colomba dello Spirito Santo, il
giglio, la tenda mossa dal vento, la camera da letto, il giardino sono assenti. Il messaggio dell’Annunciazione
viene così completamente interiorizzato.

Chi si cela dietro l’Annunciata di Palermo?


Secondo un’ipotesi, tuttavia non confermata, la giovane ritratta da Antonello potrebbe essere Santa Eustochia
Calafato (al secolo Smeralda), nata a Messina nella stessa epoca del pittore.

L’Annunciata e i modelli fiamminghi


Nello sfondo scuro e nella rappresentazione essenziale si ritrova lo stile fiammingo di Petrus Christus, artista
appartenente alla cosiddetta "seconda generazione" della pittura fiamminga, che
probabilmente Antonello conobbe in Italia. La luce radente estrae dalla tavola i lineamenti e la verità del
personaggio, incontra i colori a olio con morbidi accostamenti che restituiscono la diversa consistenza
dell’incarnato e dei materiali, del legno, dei tessuti, della carta.

A differenza dei colleghi fiamminghi, tuttavia Antonello da Messina ha una salda impostazione volumetrica
della figura. L'Annunciata rappresenta uno dei traguardi fondamentali della pittura rinascimentale italiana,
grazie alla purezza formale, allo sguardo magnetico, alla mano sospesa in una dimensione astratta, che ne
fanno un capolavoro assoluto.
Partendo dalla sua Sicilia, cuore degli scambi culturali nel Mediterraneo, Antonello realizza una pittura che è
"sintesi prospettica di forma e colore".

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